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06 giugno 2013

ACCORDO SULLA RAPPRESENTANZA: I CONFEDERALI, FIOM INCLUSA, IMPEDISCONO LA DEMOCRAZIA SINDACALE

Un documento a firma della minoranza Cgil mette a nudo i principali punti dell'accordo che i Confederali hanno firmato con Confindustria




Senza consultare e neanche informare i diretti interessati, Cgil, Cisl e Uil hanno stipulato con Confindustria un patto sulla rappresentanza che viola platealmente principi democratici e principi costituzionali, impedendo che lavoratrici e lavoratori siano liberi di scegliersi i propri rappresentanti. Potranno infatti partecipare alla elezione dei rappresentanti sindacali solo liste presentate da Cgil, Cisl e Uil o da altri sindacati che (come loro hanno fatto con questo patto) rinuncino ad ogni azione di sciopero e accettino gli accordi decisi a maggioranza dagli stessi firmatari.

Per anni si era denunciato che i sindacati firmatari dei contratti si fossero automaticamente attribuiti un terzo delle RSU. Oggi essi non si accontentano più di questo e si accaparrano d’ufficio, con questo meccanismo, il 100% della rappresentanza, a prescindere da quale sia il consenso di altre organizzazioni!

Sulla rappresentanza il principio é: prima mi dici che sei d’accordo, poi ti siedi al tavolo. Infatti, la conta degli iscritti e dei voti, che garantisce la presenza alle trattative di chi ha più del 5%, si fa solo tra i firmatari del patto, cioè tra chi ha già detto che accetterà l’accordo, quale che sia.

Non solo. Il patto punta a impedire il dissenso interno alle stesse organizzazioni firmatarie. Infatti, secondo le clausole del patto, se un delegato non risulta più iscritto alla organizzazione sindacale con cui è stato eletto (se si è dimesso o è stato espulso per dissenso, appunto), egli decade da delegato. In questo modo si impedisce la presenza nelle rappresentanze dei delegati e delle delegate più fedeli alle rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, li si fa decadere e, avendo perso le tutele proprie dei delegati, li si espone alle vendette dei padroni, peraltro oggi più facili anche grazie alla manomissione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Insomma, i delegati rispondono alla organizzazione e non ai lavoratori.

Si fa molta propaganda sul fatto che l’accordo garantirebbe la verifica democratica del consenso delle lavoratrici e dei lavoratori sulle intese contrattuali. Non è vero. In realtà sui contratti non si garantisce alcun referendum vincolante ma solo ”una consultazione certificata a maggioranza semplice”. Cioè al massimo assemblee gestite e “certificate” dagli stessi sindacati firmatari. Senza accordo tra i firmatari, il referendum non c’è.

Sugli accordi aziendali valgono le regole dell’accordo del 28 giugno 2011, cioè le deroghe e non è previsto alcun voto delle lavoratrici e dei lavoratori ma basta la maggioranza della RSU, che ricordiamo sarà eletta solo su liste presentate dai sindacati firmatari.

Il patto introduce una pesantissima limitazione al dissenso, con il cosiddetto principio di esigibilità voluto dalla Confindustria: i padroni, mentre peggiorano le condizioni dei lavoratori, pretendono anche che essi rinuncino alle lotte o alle cause legali. E Cgil, Cisl e Uil sono d’accordo. L’intesa prevede che nei prossimi contratti si inseriscano le sanzioni contro chi trasgredisce e sciopera.

E’ molto grave che insieme al gruppo dirigente  della Cgil anche quello della Fiom esalti l’accordo, mentre proprio tre anni fa la Fiom disse giustamente NO all’accordo di Pomigliano in Fiat. La verità è che questo accordo è il modello Fiat esteso a tutti i luoghi di lavoro. Chi non ci crede ha un modo molto semplice di verificarlo: leggere il testo dell’accordo!

No all’appropriazione privata della democrazia!
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La democrazia è di tutti!


5 giugno 2013

R28aprile - opposizione CGIL



27 luglio 2011

STRATEGIE DA CAMUSSO - NON VALGONO I VOTI DEI LAVORATORI NON ISCRITTI

La strategia Camusso non prevede dissenso e blinda l'accordo interconfederale del 28 giugno scorso: «Il voto eventualmente espresso da non iscritti o da lavoratori iscritti ad altre Organizzazioni non potrà in nessun modo essere preso in considerazione»


Domanda:
come fa una importante organizzazione sindacale che consulta i lavoratori su un accordo impopolare ad occultare un risultato (prevedibilmente) sgradito? Risposta: con un referendum secretato. Ovvero disegnando un omissis, come nei documenti dei servizi segreti. Non ci credete? Per ulteriori precisazioni chiedere all’ideatrice di questo ennesimo paradosso del burocratese sindacale, Susanna Camusso.

PER QUANTO POSSA sembrare incredibile, infatti, la segretaria generale della Cgil ha avuto una pensata da manuale, per disinnescare con un trattamento “bulgaro” ogni possibile dissenso all’ultimo accordo che ha sottoscritto: ha preso carta e penna, e ha scritto alle organizzazioni del suo stesso sindacato incaricate di organizzare le consultazioni nelle fabbriche, di tenere segreti i risultati dei lavoratori non iscritti.

Ancora una volta non ci credete? Questo il passaggio testuale: "Il voto eventualmente espresso da non iscritti o da lavoratori iscritti ad altre Organizzazioni non potrà in nessun modo essere preso in considerazione". Compresa la comunicazione dei risultati finali. Ovviamente anche questo ennesimo pasticcio del burocrate-sindacalese ha una spiegazione che rende comprensibile, non tanto la scelta suicida, ma almeno la logica che l’ha guidata.

La Camusso, infatti, si prepara a fronteggiare il presumibile dissenso all’accordo che ha appena firmato insieme alla Cisl e alla Uil con Confindustria: questo accordo, che abbiamo definito il “porcellum sindacale”, annulla il voto dei lavoratori sui contratti (già questa una bella pensata) quando la maggioranza dei rappresentanti sindacali lo sottoscrive. In pratica: se il 50% più uno dei rappresentati sindacali firma un contratto (a seconda delle fabbriche bastano anche due sole organizzazioni) non si vota. In virtù di questo accordo, poi, i sindacati firmatari, sono vincolati a non scioperare. Un patto oneroso per la Cgil, soprattutto per quella parte dell’organizzazione (la Fiom, ma non solo) che aveva fatto del consenso la bandiera delle ultime battaglie (a partire dai referendum alla Fiat).

QUINDI SI PREPARA a fronteggiare il sindacato di Maurizio Landini (che fa votare iscritti e non iscritti) predisponendo un protocollo quasi brezneviano. In virtù del regolamento interno e delle interpretazioni che la stessa Camusso sollecita alla Commissione di garanzia, l’unico organismo dirigente che si può pronunciare sulla materia è il direttivo: in tutte le sedi e in tutte le assemblee, si potrà illustrare una sola posizione. Indovinate quale? Quella della Camusso.

Ma anche la Fiom adotta le sue contromosse. Il sindacato dei metalmeccanici sceglie di stampare il testo, senza commenti e di diffonderlo, così almeno i lavoratori sapranno che cosa votano. Certo, questa volta a temere il voto non sono la Confindustria e gli altri sindacati, ma gli stessi dirigenti Cgil. Così, la burocratja sindacale partorisce: il voto invisibile.

Secondo la segretaria della Cgil, infatti, si possono consultare i lavoratori, solo a patto di non divulgare il loro verdetto. Sarebbe come far vedere la partita solo agli spettatori della tribuna, sarebbe come fare le primarie in America consentendo il voto solo agli agit prop dei comitati
elettorali democratici o repubblicani, sarebbe come fare le elezioni e limitare lo scrutinio solo agli iscritti ai partiti.

L’ultima ciliegina? “L’invito scrive ancora la segretaria è a dare puntuale attuazione alle modalità di consultazione definite dal Comitato direttivo nazionale della CGIL affinché tutti i voti delle iscritte e degli iscritti siano considerati e concorrano ad approvare l’Accordo”. Quelli che votando, insomma, concorrono solo ad approvarlo. Una bella idea della democrazia diretta.

Ma si sa, nel tempo in cui tutto cambia, chi ha paura di essere sconfitto preferisce nascondere i fatti piuttosto che incassare una bocciatura.



26 luglio 2011

Luca Telese


Il Fatto Quotidiano