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27 gennaio 2014

AIUTIAMO LUCIA E MARGHERITA CONTRO LA PREPOTENZA DI UNICOOP TIRRENO


Lucia e Margherita hanno il diritto di essere riassunte da Unicoop Tirreno, ma la Coop si rifiuta di applicare le sentenze


 

 

Margherita e Lucia lavoravano da molti anni in Unicoop Tirreno, in Campania, nel negozio di Solofra (Av). Nel 2009 la coop toscana cedette il ramo di azienda (quattro superstore campani tra cui quello di Solofra) ad un imprenditore discutibile, mentre avrebbe dovuto per legge assicurarne la continuità aziendale. Che difatti non ci sarà. Il punto vendita verrà chiuso un anno dopo, Lucia e Margherita saranno licenziate. Comincia qui una lunga ed estenuante battaglia giudiziaria che vede sulla carta le ex dipendenti vincere e aver diritto ad essere reintegrate in Unicoop Tirreno, ma nonostante le sentenze favorevoli, la Coop pare essere un'entità che mal si adegua ai pronunciamenti della magistratura e tuttora Lucia e Margherita sono senza un lavoro.

Voler bene a Margherita e Lucia significa avere a cuore anche quei valori caratteristici tipici della Cooperazione, che come abbiamo visto in questo caso e in altri, sono sempre più frequentemente trascurati, elusi, traditi. Lucia e Margherita dopo aver condotto questa battaglia in solitario, sostenendo spese economiche e costi psicologici, hanno bisogno di un aiuto da tutti noi.

Facciamo nostro e rilanciamo l'appello del sindacato USB rivolto a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici, alle associazioni, e a quanti, uomini e donne, lottano nel nostro paese per il diritto ad una vita ed un lavoro sicuri e dignitosi, affinchè non facciano mancare la loro solidarietà:

 

 

ANCHE IO SOSTENGO LUCIA DE MAIO E MARGHERITA MOLINARO


questa è la causale da indicare sul contributo da versare sul


Sul C/C intestato a USB Lavoro Privato di Roma

 

IBAN: IT93D0312705074000000001348




Per chi vuole approfondire la storia:

In Campania la Coop ci ha venduto e ora siamo senza lavoro

Coop, la vera faccia dei padroni

Lavoratori e precari coop sostengono Lucia, USB apre la cassa di resistenza




08 gennaio 2014

UNICOOP TIRRENO PROVA CON GLI INCENTIVI SUL PRESTITO SOCIALE


Unicoop Tirreno, che tra le grandi coop è forse quella in maggior difficoltà, ripropone un'iniziativa già lanciata nel 2013, gli incentivi sul prestito, un'offerta nuova e un po' macchinosa nell'ambito del prestito sociale Coop






Che Unicoop Tirreno sia da tempo in difficoltà e noto. Ben cinque bilanci in rosso negli ultimi 5 anni parlano chiaro su com'è stata gestita la Coop toscana. Dopo le varie chiusure e cessioni degli anni scorsi in Campania e nel Lazio, le difficoltà per Unicoop sono ben lungi da finire. E' in atto il tentativo di rilanciare l'attività campana attraverso una newco con Coop Adriatica. La ristrutturazione riguarda in particolare l'iper di Afragola i cui dipendenti saranno sottoposti a pesanti decurtazioni orario/salario. Anche per altre criticità, come nella vertenza dell'iper di Viterbo a pagare sono stati i lavoratori che hanno dovuto accettare contratti di solidarietà. In entrambe le circostanze non può certo sfuggire che una parola chiave per il mondo Coop, come solidarietà, sia ad esclusivo impiego dei poveri cristi. Il gruppo dirigente che ha portato la cooperativa a questo punto non risponde del disastro, come sarebbe lecito attendersi, marcando invece la differenza tra due mondi ormai separati e lontani in cui i valori Coop, tanto strombazzati nelle pubblicità, si dissolvono quando si tratta di applicarli in casa propria, magari alla propria remunerazione. Figuriamoci poi se si esercita un doveroso mea culpa con logiche conseguenze come la rimozione di dirigenti.

La Coop livornese dunque, non poteva che pagar pegno per la pessima gestione sia in termini d'immagine che con una decisa flessione del prestito sociale. La fuga dai libretti è stata massiccia. Basti pensare che nel 2010 Unicoop Tirreno dichiarava un ammontare di 1.403 milioni, per scendere a 1.296 nel 2011 e nel 2012 scivolare ancora a quota 1.165 milioni. Il crollo è evidente quasi il 17% nel biennio 2010-12 e oltre il 10% nell'esercizio 2012. E' possibile che anche i dati relativi al 2013 non siano molto confortanti visto gli artifizi con cui Unicoop Tirreno cerca di attrarre risorse (o quantomeno ridurne il deflusso) attraverso il prestito sociale, capitale sempre più essenziale per le necessità della cooperativa.

Il prestito sociale in Unicoop Tirreno è retribuito a tassi crescenti per importi versati. In sostanza si premia chi deposita somme maggiori, altro approccio che, come per la solidarietà a senso unico, stride con la visione caratteristica del mondo valoriale cooperativo, ma non stiamo a sottilizzare. Attualmente sono previsti quattro scaglioni. Questi i tassi d'interesse annui dal 1 luglio 2013:

- Per importi fino a 5.000,00 euro: 1% lordo
- Per la quota da € 5.000,01 fino a € 15.000: 1,25% lordo
- Per la quota da € 15.000,01 fino a € 25.000: 2,00% lordo
- Per la quota oltre € 25.000: 2,50% lordo

La tassazione è del 20%. Unicoop Tirreno sente il bisogno di stimolare i soci che forse sono un po' riluttanti nell'affidarle i propri risparmi visto la gestione non esattamente impeccabile dell'azienda e su questi tassi base rilancia con degli incentivi, anch'essi differenziati per importo versato, coerenti sino in fondo. L'iniziativa già promossa nel secondo semestre del 2013 viene ora riproposta. Gli incentivi sono validi per i rapporti di prestito sociale attivi dal 1/01/2014 al 30/09/2014, ma il libretto deve essere attivo al 1 gennaio 2015, quando saranno accreditati gli interessi (vedi regolamento). Quindi alla remunerazione base annua andranno aggiunti gli incentivi nella seguente disposizione:

- Da 0 a € 5.000,00: +1% lordo
- Da 0 a € 5.000,01 a 15.000: 1,25% lordo
- Da 0 a € 15.000,01 a 25.000: 1,50% lordo
- Da 0 a € 25.000,01 a 34.000: 2,50% lordo

Anche qui la tassazione è del 20%, inoltre gli incentivi sono spalmati sul periodo 1/01-30/09/2014, quindi al massimo su 9 mesi. Dal 30 settembre 2014 i tassi torneranno ad essere quelli base  della prima tabella, a meno che in Unicoop non si inventino qualche altro marchingegno. Se calcoliamo quindi il rendimento annuo di tutto il 2014, riscontreremo i seguenti tassi:

- Da 0 a € 5.000,00: 1,75% lordo (1,40% netto)
- Da 0 a € 5.000,01 a 15.000: 2,187% lordo (1,75% netto)
- Da 0 a € 15.000,01 a 25.000: 3,25% lordo (2,50% netto)
- Da 0 a € 25.000,01 a 34.000: 4% lordo (3,2% netto)

Facciamo degli esempi pratici ipotizzando che la somma depositata resti invariata per tutto il 2014. Le percentuali e gli importi sono calcolati su base annua e al netto della tassazione:


1.000 euro rendono 1,40% = 14 euro

10.000 euro rendono 1,40% sui primi 5.000 e 1,75% sui 5.000 del secondo scaglione (70+87,50= 157,50 euro). Il rendimento medio annuo sarà del 1,58%.

20.000 euro rendono 1,40% sui primi 5.000 e 1,75% sui 10.000 del secondo scaglione e il 2,50% sui 5.000 del terzo scaglione (70+175+125= 370 euro). Il rendimento medio annuo sarà del 1,85%.


30.000 euro rendono 1,40% sui primi 5.000 e 1,75% sui 10.000 del secondo scaglione e il 2,50% sui 10.000 del terzo scaglione, infine il 3,20% sui 5.000 del quarto scaglione (70+175+250+160= 655 euro). Il rendimento medio annuo sarà del 2,18%.


Anche investendo la cifra massima di 34.000 euro il rendimento annuo lordo sarà del 3,25% (2,88% netto).

Forse qualcuno si domanderà perché Unicoop Tirreno non ha semplicemente ritoccato al rialzo gli interessi base, evitando gli incentivi. La risposta probabilmente sta nell'esposizione fatta. Certamente la pubblicità suona molto allettante, specialmente quando si scrive ben in vista «CON TASSO PIU' POTRAI AVERE INTERESSI FINO AL 4,50%».

01 gennaio 2014

CONSIDERAZIONI SUL 2013 DELLE COOP E I POST PIU' LETTI NELL'ANNO


Il 2013 nel mondo Coop


Ecco quali sono state le pagine più visitate del blog nell'anno appena trascorso







Un anno molto importante per il mondo Coop. Senz'altro la crisi ha contribuito a mettere ancor più in risalto le fragilità di alcune realtà già in affanno. L'anno appena trascorso però ci ha indicato ancora di più come la finanza sia determinante dentro le coop, mettendo in evidenza dubbi relativi alla loro mission in relazione agli aspetti mutualistici, oltre a palesi incompetenze che hanno generato perdite abissali di cui nessuno risponde. Un universo sempre più autoreferenziale e refrattario a qualsiasi autocritica.

Il 2013 dei dipendenti Coop
Non c'è dubbio che la cessione di Dico Discount abbia palesato i limiti manageriali delle Coop che gestivano la società. Pensiamo però anche ad Unicoop Tirreno e in particolare alla vertenza campana, ma anche Coop Estense, dove le pessime relazioni sindacali hanno portato i lavoratori ad uno sciopero il 23 dicembre scorso, sebbene la cooperativa modenese sia responsabile di una contrapposizione con i dipendenti che viene da ben più lontano. Di solito quando un'azienda non va bene questo, com'è ovvio, si riverbera automaticamente sulle relazioni sindacali con un aumento forte della conflittualità interna, una sorta di carina di tornasole. Le Coop hanno goduto  spesso e continuano a godere di relazioni privilegiate con i sindacati (Filcams-Cgil in testa) il che  ha permesso loro di gestire le aziende in una sorta di pax sociale. Tutto questa architettura comincia a scricchiolare e non solo nelle Coop sopra citate. Le insofferenze verso i sindacati confederali che già covavano, hanno trovato in parte naturale collocazione altrove e così i sindacati di base stanno conquistando spazi sempre maggiori. D'altra parte il PD che è sempre stato punto di riferimento politico per le Coop, come la Cgil lo è per la parte sindacale, pare aver imboccato con la guida Renzi una via  che potrebbe non garantire sufficientemente certe tutele passate.

Il 2013 delle Coop nella finanza
E' l'altro aspetto del mondo Coop di cui il blog si occupa spesso. Ha rivestito nel corso degli anni un ruolo sempre crescente e spesso negativo nelle strategie e nei bilanci delle Coop. E' importante che i dipendenti Coop si tengano informati su come la loro cooperativa investe le risorse ed il consiglio è quello di fare uno sforzo per seguire con attenzione le attività finanziarie almeno della propria Coop. Non può passare inosservata, per fare un esempio, la partecipazione finanziaria di Coop Estense nell'acquisizione di Fonsai tramite Unipol e contemporaneamente la manifesta avversione nel rinnovare un contratto integrativo scaduto da 7 anni. Ma gli esempi in questo senso possono essere molti.
Senza dubbio quella dell'acquisizione di Fonsai da parte di Unipol (quindi delle maggiori Coop) è la notizia di maggior spicco. Non dimentichiamo però anche quella che auspichiamo essere la conclusione della nefasta partecipazione di Unicoop Firenze in Monte Paschi, dopo l'abbandono del presidente di Unicoop, Campaini, del Cda della banca di Siena e la riduzione marcata delle azioni detenute. Ci sono inoltre storie minori, ma assai istruttive come quella della scalata di una cordata di imprenditori umbri a cui partecipa Coop Centro Italia per il controllo della Banca Popolare di Spoleto.

Il 2013 dei scoi prestatori Coop
E' stata una piacevole sorpresa la proliferazione di articoli sul prestito sociale e sulla finanza delle Coop che abbiamo visto quest'anno. Una serie di pregevoli pezzi su Il Sole 24 Ore hanno riportato una radiografia accuratissima cooperativa per cooperativa, altri si sono concentrati più in generale sul rapporto delle Coop con la finanza, come Il Fatto Quotidiano. Se diamo un'occhiata a come si sta muovendo il prestito sociale ci rendiamo conto come esso sia, oltre che un'eccezionale risorsa per le cooperative, un'altra cartina di tornasole che può darci indicazioni sullo stato di salute della singola Coop, proprio come lo sono le relazioni sindacali. Troverete infatti una varietà di trattamenti, soluzioni e differenziazione di tassi tra una cooperativa e l'altra. Anche su questo l'inserto Plus de il Sole ha pubblicato un'esplicativa tabella.

Questi sono in estrema sintesi gli elementi salienti che hanno caratterizzato il mondo Coop della grande distribuzione nel 2013. Quella che segue è la classifica dei post più letti. Non vi troverete alcune notizie forti, come l'acquisto di Fonsai da parte di Unipol o la vertenza degli Ipercoop campani di Unicoop Tirreno, perché argomenti ampiamente trattati da giornali locali e nazionali. Appare comunque nel suo insieme una graduatoria abbastanza significativa.


1) Il prestito sociale in flessione (4/01/2013)

2) Campaini: «La borsa è sinonimo di speculazione ed incompatibile con la Coop» (19/02/2013)


3) Dico Discount, Tuo le mani sulla Coop (11/03/2013)

4) Caso Mps: Unicoop Firenze dovrebbe rassicurare i propri soci (25/01/2013)

5) Vendita Dico Discount, la parola ai lavoratori (14/03/2013)

6) La vicenda Dico: 400 persona in mobilità (6/06/2013)

7) Con Ingrande Coop entra nel ramo Wharehouse, prima che ci pensino gli stranieri (16/03/2013)

8) Unicoop Firenze, bilancio 2012: un disastro annunciato (3/06/2013)

9) Unicoop Tirreno: parla il presidente Marco Lami
(7/06/2013)

10) Magazzini Unicoop Firenze, muletto in retromarcia investe un operaio: è grave (6/02/2013)



 

07 giugno 2013

UNICOOP TIRRENO: PARLA IL PRESIDENTE MARCO LAMI

Intervista de Il Tirreno al Presidente di Unicoop Tirreno, Marco Lami il quale fa sfoggio di ottimismo nonostante il bilancio di nuovo in rosso, determinato - dice Lami - dalla partecipazione in Dico Discount e dai risultati negativi della rete dei punti vendita campani, sui quali però pare aprirsi l'arrivo di un cavaliere bianco (Coop Adriatica ed Estense)

Va male anche la raccolta del prestito sociale che scende dell'11% nel 2012 sulla tendenza negativa gia in atto nel 2012 (-7%)

La Coop punta ad un legame stetto col territorio e ad una riduzione dei prezzi

PIOMBINO. «Vogliamo salvare la nostra presenza in Campania, ma occorre ridurre il costo del lavoro. Così perdiamo fior di milioni che mettono a rischio l’azienda», dice al Tirreno Marco Lami, 58 anni, presidente di Unicoop Toscana, cooperativa nata nel 1945. A Riotorto, dove c’è la sede centrale, lavorano 400 dei 5.600 addetti di Unicoop Tirreno.

Giornata di sole, leggero vento, colori nitidi. Dall’uscita della Variante Aurelia, si vede svettare l’insegna Coop. Rossa, fiammeggiante, ma in crisi, vero, presidente? «Non direi. In questi giorni è tempo di assemblee di bilancio e posso assicurare che Unicoop Tirreno è viva», risponde Lami.

Ma il bilancio si chiude con un passivo di 18 milioni.
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Lami fa chiamare il direttore Fernando Pellegrini, il direttore finanziario, poi sicuro e rassicurato dalla presenza dell’uomo dei numeri, spiega: «No, non è così. Il risultato è frutto della sommatoria di un risultato positivo della gestione ordinaria (commerciale, immobiliare, finanziaria) e di un risultato molto negativo delle poste straordinarie, quest’ultimo determinato dalle perdite della nostra partecipazione nella società dei discount Dico e dai risultati negativi della nostra rete campana».

In numeri?
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 «Nei nostri 110 punti di vendita in Toscana, Lazio, Campania e Umbria registriamo un risultato della gestione ordinaria positivo per 7,5 milioni di euro. I soci, 919.875, aumentano del 2,68% mentre il patrimonio si aggira sui 294,87 milioni di euro. E il fatturato è di un miliardo e 200 milioni».

Ma il bilancio diventa negativo a causa dei 5 punti vendita in Campania e dei Dico che hanno pesato negativamente per 28 milioni. Come intende far fronte a queste criticità?

«La società Dico (in perdita da tempo) è stata venduta ad un altro operatore acquisendo in cambio 54 supermercati nel Lazio che saranno gestiti da una nuova società formata dalle stesse cooperative proprietarie di Dico».

E la presenza in Campania?

«Noi siamo presenti in Campania dagli anni 90. Oggi abbiamo 3 Ipercoop (Afragola, Quarto e Avellino) e due supermercati (Napoli-Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere). Le continue e ingenti perdite hanno indotto il cda a dare mandato alla dirigenza di trovare soluzioni definitive».

Intanto sono scattate le lettere di mobilità per 250 dipendenti campani...

«Noi siamo disposti a discutere con i sindacati. Ma partendo dal fatto che il costo del lavoro va ridotto sensibilmente. Perché in Campania ad un mercato debolissimo in termini di capacità di spesa dei consumatori si assomma una concorrenza esagerata e una pianificazione commerciale mancata».

Addio Campania?

«No, noi siamo interessati a mantenere il marchio Coop. Per questo siamo alla ricerca di partner.

Con quali risultati?

«Al momento si è registrato un interesse di due coop emiliane: Coop Adriatica e Coop Estense, che potrebbero entrare in campo con noi. Noi siamo interessati a mantenere il marchio coop in Campania, suddividendo le quote in tre parti. Ma l’accordo è possibile se saremo in grado di elaborare un piano industriale credibile».

In questi dati negativi ha influito la grande criminalità?

«La grande criminalità esiste anche se noi siamo riusciti ad evitare qualsiasi coinvolgimento, ma nel nostro caso appellarsi alla grande criminalità è come dare la colpa all’arbitro se uno perde la partita».

Altra criticità: la diminuizione del prestito sociale?

«Complessivamente l’ammontare dei prestiti dei soci è di un miliardo e 170 milioni al 31 dicembre 2012. E non può superare il quintuplo del patrimonio netto che è di 300 milioni. Nel 2011 il prestito sociale ha avuto un decremento di 122 milioni pari al 7% mentre nel 2012 145 milioni pari all’11%. A partire però da metà del 2012 abbiamo introdotto il deposito vincolato, un prodotto finanziario che ha consentito un cambiamento di trend».

E il nuovo centro commerciale di Livorno?

«Tutto procede nella direzione giusta, entro il 2014 lo apriremo».

Ma di là della vendita dei rami secchi, quale è la strategia di Unicoop Tirreno per i prossimi anni?

«La nostra idea è che vince chi ha un’immagine netta. Noi puntiamo ad un forte legame con il territorio, innanzitutto con la presenza e l’attività della nostra base sociale, con prodotti di qualità legati alle zone e ai produttori dei luoghi dove siamo presenti noi. E soprattutto ad una nuova politica dei prezzi».

Di cosa si tratta?

«Noi lo chiamiamo nuovo modello di vendita. Si tratta di essere, in una determinata zona, l’azienda leader per i prezzi più bassi. Abbiamo iniziato da Viareggio e dal Lazio con prezzi mediamente abbassati del 5%. E i risultati sono stati molto positivi con un incremento di vendite del 5,3 per cento. In estate vogliamo applicare questo modello alla rimanente Versilia e entro il 2014 a tutta la Toscana».



5 giugno 2013

Mario Lancisi

Il Tirreno


25 aprile 2013

UNICOOP TIRRENO CHIUDE L'IPER DI AFRAGOLA E LICENZIA 250 DIPENDENTI

La gestione fallimentare di Unicoop Tirreno: «negli ultimi 5 anni persi 80 milioni di euro», ma a pagare sono solo i dipendenti

Mobilità per 225 dipendenti dell'ipercoop di Afragola


Perderanno il posto anche 18 lavoratori su 162 addetti nell’ipercoop di Avellino, 5 su 167 nell’iper di Quarto e 2 su 57 nel supermercato di Napoli-Arenaccia.

Una brutta vicenda che segna una delle pagine più nere del movimento cooperativo, di seguito ricostruita
brevemente.



Quella dell'uscita di Unicoop Tirreno dalla Campania è un'intenzione che la Coop toscana non ha certo tenuto nascosta. Facendo un rapido excursus, bisogna obbligatoriamente ricordare innanzitutto la chiusura dei punti vendita di Solofra (AV), Castellammare di Stabia (NA), Soccavo (NA) e Nocera (SA). Unicoop Tirreno cedette i negozi dopo una complessa trattativa ad una società che non garantì la continuità aziendale e che infatti chiuderà i battenti nel giugno 2010. Per chi vuol farsi un'idea precisa di quel disastro che mette in luce tutta una serie di responsabilità, da Unicoop a sindacati, la lettura di questo articolo è illuminante. Da quella vicenda è nata una lotta condotta in solitario da un gruppo di ex dipendenti di Unicoop Tirreno che continua tutt'oggi.

Questi segnali però furono ignorati dalle maestranze e dai sindacati negli Ipercoop che oggi si trovano a subire lo stesso trattamento dei colleghi dei punti vendita citati che furono lasciati soli. Probabilmente si pensò che strutture come gli iper non sarebbero state toccate, invece fu un grave errore non stare a fianco di quei lavoratori.

E così il contagio arriva ad Afragola già dall'ottobre dello stesso anno (2009). In seguito Unicoop Tirreno  manderà messaggi ben chiari. L'Iper di Afragola entra nel mirino di Unicoop almeno dal marzo 2011 e viene definita senza mezzi termini: un ramo secco.

Ma i sindacati, Filcams-Cgil in testa, che hanno giocato un ruolo non proprio chiaro e coerente in tutte queste vertenze, paiono minimizzare. I lavoratori sembrano subire rassegnati e impauriti. Si arriva così in tempi recenti con gli scioperi negli iper campani, segnati dalla trattativa di Unicoop Tirreno con il chiacchierato imprenditore casertano Catone (addirittura c'è chi dà l'accordo per certo) che poi invece abbandonerà il campo dopo che, sotto la spinta del sindacato di base USB, i lavoratori avevano respinto tramite referendum quell'opzione. Anche qui la posizione della Filcams-Cgil locale non è certo limpida. Fin dal novembre 2012 era arrivata persino a comunicare che la cessione del 49% delle quote dei negozi di Unicoop Tirreno a Catone, elemento su cui ruota la trattativa, fosse già avvenuta: [...] piano di vendita deliberato dalla UNICOOP TIRRENO, che ha ceduto il 49% della proprietà della rete campana, ad un imprenditore del casertano.

Dobbiamo segnalare anche che, nonostante alcune iniziative abbiano cercato di sensibilizzare il Mondo Coop, i carotaggi messi in atto da alcune Coop emiliane non hanno portato a nessun esito.

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Perdite per 14 milioni di euro nel 2012 (circa 80 milioni negli ultimi cinque anni) hanno spinto Unicoop Tirreno ad aprire una procedura di mobilità per 250 dipendenti su 677 complessivi della Campania, prevedendo così la chiusura dell’ipermercato di Afragola. A questo si aggiunge il mancato accordo con un imprenditore privato locale, respinto dalla maggioranza dei lavoratori campani.

I LICENZIAMENTI – I tagli si concentrano, dunque, nell’ipermercato di Afragola, nel centro commerciale Le Porte di Napoli dove ci saranno 225 licenziamenti sui 226 dipendenti. Perderanno il posto anche 18 lavoratori su 162 addetti nell’ipercoop di Avellino, 5 su 167 nell’iper di Quarto e 2 su 57 nel supermercato di Napoli-Arenaccia. Nessun esubero nel supermercato di Santa Maria Capua Vetere dove lavorano 45 persone.

LA PROCEDURA DI MOBILITA’ – La procedura di mobilità prevede 45 giorni di tempo per la discussione e il confronto con le organizzazioni sindacali; se questa prima fase non porterà a risultati, si passa ad una seconda fase della durata di 30 giorni di tavolo di confronto presso un ente istituzionale. «La Cooperativa è disponibile – si legge in una nota – nel lasso di tempo consentito dalla procedura e mantenendo fermo l’obiettivo della sostanziale riduzione delle perdite, ad esaminare soluzioni credibili» proposte per risolvere la crisi. «Non avremmo voluto arrivare a questo punto – afferma Unicoop Tirreno – abbiamo tentato ogni strada».



24 aprile 2013

www.campaniasuweb.it



16 marzo 2013

UNICOOP TIRRENO: PER I PUNTI VENDITA CAMPANI L'UNICA VIA RESTA LA CESSIONE

Dopo l'annuncio di Castrese Catone, che si è ritirato dalla trattativa sulla cessione degli Ipercoop, Paolo Bertini, responsabile delle relazioni esterne di Unicoop spiega in questa intervista che non c'è alternativa alla vendita.



Il re della logistica e dei franchising Carrefour in Campania ha appena dichiarato che non vuole più acquisire, assieme ai suoi soci, i cinque Ipercoop della regione, cioè i tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e i due supermercati di Napoli-Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere. Ma la toscana Unicoop Tirreno non molla. Paolo Bertini, responsabile delle relazioni esterne di Unicoop, chiarisce la posizione della cooperativa in questa fase interlocutoria.

Dunque Bertini, Catone vi ha mollato…
“Noi stiamo continuando a lavorare e a ragionare: è uno scenario sempre più complicato”.

Ora Unicoop cosa ha intenzione di fare?
“ Noi allo status quo non possiamo fermarci. Una qualche soluzione la dobbiamo cercare”.

Quale soluzione?
“Sempre come cessione”.

Ma a questo punto cedere a chi?
“Lo comunicheremo al momento opportuno”.

Non c’è proprio alternativa?
“L’alternativa è la chiusura”.

Ma allora Catone non è credibile? Non ha detto la verità? E’ ancora in corsa per l’acquisizione?
“Questo bisogna chiederlo a Catone”.

Si dice che vi stiate preparando a mettere molti dei 700 addetti della Campania in cassa integrazione. E’ vero?
“Per quanto riguarda la cassa integrazione posso dire che nel consiglio di amministrazione di Unicoop non si stanno escludendo ipotesi, iniziative”.

Ipercoop Campania quanti debiti ha?
“Le perdite accumulate nel 2012 ammontano a 10 milioni”.



16 marzo 2013

Pino Neri

ilmediano.it




21 febbraio 2013

VERTENZA COOP CAMPANIA: USB INCONTRA L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE COOPERATIVE DI CONSUMO

Una delegazione di USB dei punti vendita di Unicoop Tirreno ha incontrato oggi a Roma i massimi rappresentanti dell’Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumo
 



L'ANCC si è presa l’impegno a verificare l’apertura di un dialogo con Unicoop Tirreno, fino ad adesso sorda ad ogni rimostranza



Una folta delegazione di lavoratori dei punti vendita Coop Campania, iscritti all’USB Lavoro Privato, è venuta questa mattina in presidio a Roma, sotto la sede dell’Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumo.

Il presidio ha ottenuto un incontro con i massimi livelli dell’Associazione ed ha ribadito la propria totale contrarietà all’operazione di vendita un privato, da parte di Unicoop Tirreno, di tutti i negozi campani.

L’incontro con i dottori Barzali e Migliavacca è stato sicuramente cordiale e costruttivo. Dopo aver ascoltato le nostre preoccupazioni rispetto agli effetti che questa insana operazione comporterebbe per i dipendenti e per i consumatori, la stessa Associazione si è presa l’impegno a verificare l’apertura di un dialogo con Unicoop Tirreno, fino ad adesso sorda ad ogni nostra rimostranza.

Riteniamo sicuramente positivo l’atteggiamento della controparte datoriale, ma vogliamo capire se, questa volta, Unicoop Tirreno inizierà davvero ad ascoltarci, oppure continuerà ad evitare il confronto con chi rappresenta tantissimi suoi dipendenti. Fino a quel momento USB e i lavoratori non abbasseranno la guardia.



21 febbraio 2013

USB Unione Sindacale di Base - Lavoro Privato



17 gennaio 2013

UNICOOP TIRRENO CAMPANIA: «CEDERE AI PRIVATI O SI CHIUDE»


Ipercoop chiuso per protesta
Giunge la conferma dell'ingresso di un partner privato nella gestione degli Ipercoop campani. La cooperativa toscana: "Nessuna alternativa alla partnership".

I lavoratori: "Ascolteremo cosa avranno da dirci".





“La direzione di Ipercoop ha ripreso i rapporti con il potenziale partner per centrare l’obiettivo di mantenere il marchio Coop in Campania e di salvaguardare i posti di lavoro. L’alternativa è di partire con le procedure di mobilità per l’impianto di Afragola”.

Lo hanno comunicato ieri, da Livorno, i vertici di Unicoop Tirreno, al termine dell’incontro, il primo di quest’anno, tra il responsabile delle relazioni sindacali della coop toscana, Raffaele Giannelli, e le organizzazioni di categoria territoriali. La riunione si è svolta ieri mattina presso la sede centrale di Ipercoop Campania, negli uffici dell’ipermercato di Afragola. Dunque, secondo Unicoop, non c’è alternativa alla cessione, a un imprenditore privato, della gestione di personale, mezzi e merci dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e dei due supermercati di Napoli-Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere. 670 dipendenti diretti che tra pochi mesi potrebbero finire sotto le insegne di un gestore campano, il cui nome non è stato reso noto nemmeno ieri.

Ma si tratta del classico segreto di Pulcinella. Gli addetti ai lavori conoscono infatti da tempo l’identità del partner che sta per subentrare. Secondo le indiscrezioni sarebbe un imprenditore della provincia di Caserta, specializzato nel trasporto su tir dei prodotti alimentari da destinare alla grande distribuzione. Ma questa scelta della Unicoop è stata osteggiata dai lavoratori di Ipercoop Campania. Addetti alla vendite che tra novembre e dicembre hanno deciso di dare il via a una serie di clamorose serrate contemporanee dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino. “La coop non ci informa, inoltre l’acquirente non è un imprenditore affidabile sotto tutti gli aspetti: non lo vogliamo”, le motivazioni principali degli scioperi.

Ragioni puntate anche sul fatto che l’operazione rappresenterebbe “una cessione irrituale e innaturale”. “Non è possibile - la perplessità dei lavoratori - che una grande cooperativa italiana tenti a tutti i costi di cedere a un privato, che tra l’altro non si è mai occupato della gestione diretta di strutture commerciali così grandi e importanti: è la fine dello spirito cooperativistico ”. A ogni modo la Unicoop va avanti. “Abbiamo chiesto alle parti – hanno specificato i vertici della coop di Vignale Riotorto – di visionare il piano industriale”. L’acquirente potrebbe presentarsi ai sindacati e alle rsa Ipercoop entro la fine della prossima settimana, nella sede centrale di Afragola. Lo comunicherà la Unicoop tra alcuni giorni.

“Se questa operazione non andrà in porto – avverte ancora Unicoop – il primo passo successivo sarà la chiusura dell’ipermercato di Afragola”. Un monito che è anche un po’ il segno di questi tempi di crisi profonda. Nel 1999 era stata infatti proprio la cooperativa di Vignale, che all’epoca si chiamava Coop Toscana-Lazio, a combattere una battaglia memorabile contro l’amministrazione comunale di quel periodo, ferma sulla posizione di non voler aprire il centro commerciale Le Porte di Napoli, appena fatto costruire dalla cooperativa livornese, che vi aveva inserito l’ipermercato. Il braccio di ferro, culminato con le proteste di piazza dei lavoratori e l’apertura di un’inchiesta giudiziaria a carico di alcuni politici di spicco di Afragola, tutti di centrodestra, si concluse con l’inaugurazione dell’impianto di località Marchesa.

Poco dopo gli organi elettivi della città, sindaco e consiglio comunale, vennero sciolti dal ministero dell’Interno con un provvedimento antimafia.



16 gennaio 2013

Pino Neri

20 dicembre 2012

PUNTI VENDITA UNICOOP TIRRENO CAMPANIA: 2000 FIRME PER DIRE NO ALLA VENDITA


Le ha raccolte l'Usb, l'Unione dei Sindacati di Base.

Iacovone (USB): "Nessuna cessione è accettabile".

E oggi la Unicoop presenterà nell'ipermercato di Afragola il suo piano industriale.



Si riaccende la vertenza Ipercoop. Ieri mattina i lavoratori e i delegati del sindacato Usb Coop Campania hanno consegnato alla stampa, nella sala multimediale del consiglio comunale di Napoli, oltre 2000 firme di soci della Coop Campania, che con la loro sottoscrizione si sono quindi dichiarati contrari alla vendita degli ipermercati e dei supermercati Ipercoop a un imprenditore privato. Queste firme si aggiungono alle 200 apposte dai lavoratori, che diffidano le organizzazioni sindacali a non firmare alcun accordo di cessione senza il loro consenso. Oggi i lavoratori e i delegati dell’ Usb organizzeranno un presidio davanti all’ipermercato di Afragola, dove si terrà l’incontro con la Unicoop Tirreno per la presentazione del piano di cessione.

“Nessuna cessione è accettabile - dichiara Francesco Iacovone dell’Usb – soprattutto perché vogliono cedere a un imprenditore privato che non ha niente a che fare con la storia del movimento cooperativo e che peraltro non dà nessuna garanzia sul futuro dell’azienda. In ogni caso – conclude il responsabile del sindacato di base - è indispensabile un referendum tra i lavoratori prima di assumere qualsiasi decisione”.

Il piano industriale sarà presentato da Raffaele Giannelli, responsabile delle relazioni sindacali di Unicoop Tirreno (la coop toscana capofila che controlla Ipercoop Campania) alla delegazione sindacale composta dalle rsa e dai segretari regionali di Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Filcams-Cgil.
 
E’ in ballo il futuro di circa mille lavoratori (662 diretti e circa 300 dell’indotto) dislocati nei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e nei due supermercati di Napoli-Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere.



20 dicembre 2012

Pino Neri
 

12 dicembre 2012

UNICOOP TIRRENO, CAMPANIA: «CEDERE IPERCOOP OPPURE LICENZIARE»
















"Nessuna alternativa alla cessione oppure licenzieremo". Lo ha fatto capire ieri sera Raffaele Giannelli, capo delle relazioni sindacali di Unicoop Tirreno, durante il faccia a faccia con i lavoratori, nella prefettura di Napoli.

Finora il nome dell’azienda intenzionata ad acquisire la gestione dei cinque Ipercoop della Campania non è stato ufficializzato. Si sa però che si tratta di una famiglia di imprenditori del Casertano, specializzati nel trasporto su gomma dei prodotti alimentari, a vario titolo coinvolta, a partire dal 2011, in due scandali finanziari, sia di livello regionale che nazionale.




Nessuna alternativa alla cessione, pena l’avvio immediato dei licenziamenti. Raffaele Giannelli, responsabile delle relazioni sindacali di Unicoop Tirreno, ieri sera, nella prefettura di Napoli, ha ufficializzato la volontà della cooperativa toscana di cedere personale, mezzi e merci di Ipercoop Campania a un’azienda privata.

“A causa delle agitazioni sindacali c’è stato un allontanamento dell’imprenditore dalla trattativa, ma contiamo di riprendere al più presto i rapporti”, ha sostanzialmente fatto capire il dirigente di Unicoop alla delegazione sindacale di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e dei due supermercati di Napoli-Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere. Il faccia a faccia, organizzato dal prefetto Francesco Musolino dopo l’ondata di scioperi, serrate e blocchi stradali messi a segno dai lavoratori, in gran parte donne, è durato circa tre ore, dalle quattro del pomeriggio fino a poco prima delle sette della sera.

“Siamo deluse – ha dichiarato a caldo una delle addette alle vendite che ha aspettato l’esito del confronto in piazza del Plebiscito, davanti al portone del palazzo di governo – perché – si è chiesta la lavoratrice – il risanamento non lo può fare la Unicoop, perché cedere per forza a un privato, tra l’altro poco credibile sotto tutti gli aspetti?”. Finora il nome dell’azienda intenzionata ad acquisire la gestione dei cinque Ipercoop della Campania non è stato ufficializzato. Si sa però che si tratta di una famiglia di imprenditori del Casertano, specializzati nel trasporto su gomma dei prodotti alimentari, a vario titolo coinvolta, a partire dal 2011, in due scandali finanziari, sia di livello regionale che nazionale.

“A ogni modo – aggiunge Peppe Metitiero, segretario regionale della Filcams – quello che abbiamo saputo è che la Unicoop vuole formare una società mista”. Marchio e quote sociali alla cooperativa toscana e gestione di personale, mezzi e prodotti all’impresa che intende subentrare. Su questo doppio binario scorre la trattativa che determinerà il futuro prossimo della grande distribuzione cooperativistica campana, finita nel baratro di una crisi di bilancio che gli stessi vertici di Unicoop hanno più volte definito preoccupante. “Ora bisogna vedere se in questa società mista – specifica Metitiero – ad Unicoop resti comunque il controllo della situazione, se cioè alla cooperativa sia affidato il potere di avere l’ultima parola su tutte le decisioni”.

Giannelli si è riservato di portare a Napoli il nuovo piano industriale entro la prossima settimana. Pare che però la condizione per chiarire meglio tutta i termini dell’operazione sia la tregua sindacale. “Unicoop – spiegano alcune lavoratrici – non ha scoperto tutte le carte optando per un atteggiamento ambiguo perchè non vuole che scendiamo di nuovo in sciopero proprio nel periodo natalizio”. Società mista o meno, controllo gestionale da parte della coop o meno, rimane estrema la diffidenza da parte degli addetti. “Come può un’azienda di trasporti gestire mille persone, tre ipermercati e due grandi supermercati? Come?”, gli interrogativi insistenti delle maestranze. Venerdi l’assemblea dei lavoratori.
Che si preannuncia infuocata.



12 dicembre 2012

Pino Neri

il Mediano.it


07 dicembre 2012

IPERCOOP CAMPANIA NEL CAOS


Adesione altissima allo sciopero dei lavoratori di Unicoop Tirreno.

Chiusi ancora una volta i tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino.

Messo a segno anche un blocco stradale.

Lo spettro dello smantellamento produttivo e occupazionale.



La paura dei licenziamenti acuisce la vertenza Ipercoop. Ieri lo sciopero dei lavoratori ha avuto come conseguenza la serrata contemporanea dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino. E’ la seconda volta negli ultimi dieci giorni che la tensione tra gli addetti provoca la chiusura forzata degli impianti campani della grande distribuzione di Unicoop Tirreno.

Una protesta di questa portata non si era mai vista nell’intero sistema cooperativistico nazionale. Allo sciopero di Ipercoop Campania ha aderito la maggioranza dei 662 addetti della cooperativa toscana e dell’indotto collegato (sono circa 300). Lo sciopero di ieri ha visto la partecipazione degli addetti dei tre ipermercati regionali e dei due supermercati di Napoli-Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere. L’epicentro della protesta è stato l’ipermercato di Afragola, dove c’è la sede legale di Ipercoop Campania. Qui i lavoratori e le lavoratrici hanno prima piazzato un presidio all’ingresso della grande struttura commerciale, intorno alle 8 di mattino.

Quando poi, alle 10, i manifestanti sono stati raggiunti dalla notizia che gli ipermercati sono stati costretti a chiudere a causa dell'ormai incontrollabile carenza di personale, hanno deciso di dirigersi in corteo verso i vicini svincoli autostradali e superstradali. All’altezza di via Benevento, cioè a circa cinquecento metri dal centro commerciale, gli scioperanti hanno messo a segno un blocco stradale. Gli addetti Ipercoop, per lo più donne, hanno formato un girotondo che ha praticamente impedito l’accesso all’asse mediano, sia verso Napoli che in direzione Pomigliano, nonché il collegamento viario principale tra le città di Casalnuovo e Acerra. “Coop: vendesi a prezzo equosolidale”, “in Italia la Coop sei tu ma in Campania non c’è più”, alcune delle frasi polemiche scritte sugli striscioni stesi davanti alle auto, rimaste incastrate nel traffico paralizzato.

“Stiamo facendo passare le ambulanze, le donne incinte e gli anziani”, hanno però tenuto a chiarire i manifestanti. “Siamo molto preoccupati perché la situazione è poco chiara e non vogliono informarci – spiega Assunta Chiarolanza, rsa dell’Ipercoop di Quarto – noi stiamo manifestando per far capire questo: vogliamo restare in coop”. Anche se non c’è stata alcuna ufficializzazione da parte di Unicoop, Cgil, Cisl, Uil e Usb sostengono che “è in corso una trattativa di cessione di personale, mezzi e merci a un privato del Casertano”. “Cosa – aggiungono tutte le organizzazioni in lotta – che è in totale contrasto con lo stesso spirito cooperativistico”. Il blocco stradale è stato di quelli particolarmente lunghi.

I manifestanti hanno deciso di smobilitare soltanto poco prima di mezzogiorno, quando cioè il prefetto di Napoli, Francesco Musolino, ha comunicato, attraverso il vicequestore Vincenzo Gioia, responsabile del commissariato di Acerra, la convocazione urgente a palazzo di governo. A mezzogiorno i lavoratori si sono adunati nella galleria commerciale dell’Ipercoop di Afragola, davanti alle serrande abbassate dell’ipermercato. “Abbiamo ottenuto una prima vittoria ma non dobbiamo mollare”, ha gridato dal megafono Paola Guadagno, un’addetta alle vendite della struttura. Tra loro anche Carolina Conte, la manifestante più anziana.

“Il 19 dicembre andrò in pensione ma io sto lottando per loro: sono le mie figlie”, ha dichiarato la signora Conte tra le lacrime. “Questa cessione non è limpida: perché non varare al suo posto un piano di risanamento? Lo avremmo accettato di buon grado”, la posizione di Luana Di Tuoro, della segreteria Filcams-Cgil.



7 dicembre 2012

Pino Neri

il Mediano.it

06 dicembre 2012

8 DICEMBRE, SCIOPERO PER I LAVORATORI CAMPANI DI UNICOOP TIRRENO

L’otto dicembre i lavoratori della Campania saranno in sciopero per sventare la vendita dei cinque negozi della loro regione da Unicoop Tirreno al gruppo Catone, presidieranno il centro di Napoli.




Martedì, 4 dicembre 2012, Unicoop Tirreno ha incontrato le organizzazioni sindacali ed ha praticamente confermato quanto sostenuto da USB Lavoro Privato in solitudine, emerso poi durante la partecipatissima conferenza stampa, trasformatasi in assemblea, di lunedì 19 novembre 2012 indetta dall'USB Lavoro Privato a Napoli che ha fatto emergere le intenzioni di abbandono del territorio campano.

La Coop in Campania non ha mai esercitato quella funzione sociale così fortemente declamata nelle pubblicità… Anzi, al pari di altri marchi, è andata solo ad occupare un territorio per ragioni puramente speculative. Qui sta il fallimento del progetto, qui sta la ragione della macelleria sociale già vista in analoghe situazioni sul territorio, in una terra in cui la crisi si è sommata alle già disastrose condizioni strutturali ed in cui l’occupazione e' l'unico antidoto alle attività illecite.

Sono anni che si perde il fatturato in Campania e nel Lazio, offrendo un servizio pessimo a soci e clienti, senza avere un progetto capace di invertire la tendenza, ora la cooperativa vorrebbe scaricare le colpe di una classe dirigente inadeguata sui lavoratori, una riproposizione del malgoverno del paese che scarica i suoi errori su milioni di cittadini, mantenendo i privilegi della casta e aggredendo i salari, le pensioni, il diritto di cura, del reddito, dell’abitare e aumentando le tariffe alle famiglie sempre più in crisi, un modello che noi non accettiamo e rispediamo al mittente, un modello che non ha nulla a che vedere con lo spirito cooperativo, un modello che oltretutto non ottiene alcun beneficio a livello commerciale.

L’8 dicembre un gruppo di lavoratrici Coop accompagnate dai loro familiari saranno in strada per raccontare la loro condizione di lavoro. Non potranno mostrare il volto per evitare le rappresaglie dell’azienda, ma sono disposte a parlare e a denunciare il clima, le condizioni salariali e le diverse forme di discriminazione che subiscono.

L’otto dicembre è una giornata particolare per la Coop, i lavoratori della Campania saranno in sciopero per sventare la vendita dei cinque negozi della loro regione da Unicoop Tirreno al gruppo Catone e presidieranno il centro di Napoli.

L’appuntamento sarà occasione per illustrare i rischi dell’abbandono della cooperazione dai territori campani e laziali, l’8 dicembre saranno i lavoratori a licenziare la dirigenza della Cooperativa.


 

Roma, 05 dicembre 2012


USB Lavoro Privato


25 novembre 2012

UNICOOP TIRRENO CAMPANIA: IPER E SUPERMERCATI CHIUSI PER LO SCIOPERO

Ipercoop di Afragola
Non era mai successo in Campania: ieri l'astensione proclamata da Cgil, Cisl e Uil ha messo in ginocchio i cinque Ipercoop

Motivo: cessione in vista a un imprenditore sotto inchiesta e paura di licenziamenti e chiusure.



Ipermercati e supermercati, Ipercoop e Coop, costretti a chiudere contemporaneamente, per tutta la giornata di ieri: carrelli vuoti e clienti costretti a fare dietrofront. Non era mai successo. Chiusi gli ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e i supermercati di Napoli-Arenaccia e di S.M. Capua Vetere per lo sciopero dei 662 lavoratori campani della Unicoop Tirreno e dei circa 300 addetti dell’indotto. Già a partire dalle nove del mattino le cinque strutture della grande distribuzione avevano le saracinesche abbassate. Striscioni più che significativi: “La Coop sei tu ma ora non c’è più ”, la scritta parafrasata da una pubblicità resa celebre da Luciana Littizzetto. I sindacati confederali e i lavoratori temono licenziamenti, chiusure.

L’addio di Unicoop alla Campania e la cessione di addetti, mezzi e merci a un’azienda di dimensioni medio piccole, di proprietà di un imprenditore casertano arrestato l’anno scorso per bancarotta fraudolenta, è per il momento solo un’ipotesi non confermata dal colosso cooperativistico di Vignale Riotorto, provincia di Livorno.“ Il problema – replica Peppe Metitiero, segretario regionale della Filcams- Cgil – è che Unicoop non ha mai smentito: è del tutto silente ”. Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil stanno chiedendo invano un incontro con Unicoop. Ieri i lavoratori di Avellino (161) sono stati ricevuti dal prefetto Umberto Guidato. Gli addetti di Quarto (180) e di Afragola (210) hanno presidiato fino alle nove di sera le aree delle gallerie commerciali antistanti le barriere casse. “ I clienti hanno fraternizzato con noi ”, racconta una delegata di Quarto.

“ Perché Auchan ha creduto nella Campania mentre Unicoop no? ”, si chiede Vincenzo Patrizio, rsa Filcams. E Giuseppe Pezzella, rsa Uiltucs: “ La coop è di tutti a parole ma nei fatti è un’azienda che si comporta male ”. L’obiettivo è sventare qualsiasi forma di cessione a privati. “ Verrebbe meno lo spirito della cooperativa – conclude Vincenzo Panico, rsa Fisascat – ci devono dire che resteremo in Coop ”. Anche il sindacato Usb, che aveva già proclamato, a inizio settimana, uno sciopero per l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, ha aderito all’astensione.



25 novembre 2012

Pino Neri



Vedi anche:

Quarto, dipendenti contro il piano-vendita, sciopero all'ipercoop




22 novembre 2012

VENDUTA L'IPERCOOP DI AVELLINO, SABATO LAVORATORI IN SCIOPERO

Unicoop Tirreno sta gestendo l'uscita dalla Campania nel peggiore dei modi, il che fa riflettere sulla situazione complessiva della cooperativa toscana
L'articolo che proponiamo è più che imbarazzante per coloro i quali riconoscono ancora il mondo Coop portatore di valori

La risposta del sindacato appare quantomeno sospettosamente tardiva


Le organizzazioni sindacali di categoria, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Tucs hanno proclamato una giornata di sciopero dei lavoratori dell’Ipercoop di Avellino, unitamente ai lavoratori di tutte le strutture campane che fanno capo al marchio Coop. I motivi dell’agitazione e dell’astensione dal lavoro si riferiscono al piano di vendita deliberato dalla UNICOOP TIRRENO, che ha ceduto il 49% della proprietà della rete campana, ad un imprenditore del casertano. Le sedi che saranno dunque cedute sono quelle di Afragola, Quarto, Arenaccia, S. Maria Capua Vetere e di Avellino che ha in organico oltre 150 dipendenti.

“Nonostante l’ufficialità del piano di vendita - dichiarano le organizzazioni sindacali – l’azienda UNICOOP TIRRENO si sottrae ad ogni tipo di confronto, evitando di far conoscere ai lavoratori il proprio futuro lavorativo e i soggetti che hanno acquisito la rete campana. Ancor più preoccupante l’aspetto per il quale si rincorrono voci, mai smentite da UNICOOP TIRRENO, riguardo alla cessione ad un noto imprenditore campano già operante nel settore commerciale e della grande distribuzione, senza che i lavoratori e le organizzazioni sindacali possano essere messe a conoscenza delle intenzioni dell’acquirente, riguardo alla produttività ed ai livelli occupazionali delle sedi campane”.

I lavoratori dell’Ipercoop di via Pescatori, nella giornata di sabato 24 novembre presidieranno il punto vendita di Avellino, dove i rappresentanti sindacali incontreranno gli operatori dell’informazione, per illustrare le motivazioni alla base dell’agitazione e le preoccupazione dei lavorativo riguardo al proprio futuro occupazionale. Si comunica che domani i lavoratori incontreranno a Napoli, l’assessore alle attività produttive del capoluogo partenopeo, Enrico Panini. Per Avellino, i lavoratori hanno interessato il Prefetto ed il commissario prefettizio del capoluogo irpino, per manifestare le preoccupanti ricadute che la fuga dell’UNICOOP TIRRENO potrebbe determinare nel comparto del commercio, già pesantemente colpito dalla crisi.



22 novembre 2012

Irpinia News



COOP CAMPANIA - UNICOOP TIRRENO

CONFERENZA STAMPA NAPOLI COORDINAMENTO LAVORATORI USB



20 novembre 2012

UNICOOP TIRRENO LASCIA LA CAMPANIA

Nessuna lettera è stata inviata dall’azienda ai lavoratori, per il momento.

La conferma della «trattativa ormai in fase avanzata di cessione del marchio in franchising e della vendita di depositi e magazzini » è arrivata dall’assessorato al Lavoro del Comune Enrico Panini


Napoli - IN CENTO si sono presentati nella Sala Nugnes del palazzo del consiglio comunale in via Verdi. Poi, nel pomeriggio, l’incontro con il presidente Giorgio Napolitano in prefettura. I lavoratori dell’Ipercoop lottano perché la cooperativa non lasci la Campania e non abbandoni loro nell’incertezza. La notizia che l’Unicoop Tirreno (presidente Marco Lami) lascia la regione circola da giorni ma solo ieri i lavoratori ne hanno avuto la certezza.

Nessuna lettera è stata inviata dall’azienda ai lavoratori, per il momento. La conferma della «trattativa ormai in fase avanzata di cessione del marchio in franchising e della vendita di depositi e magazzini » è arrivata dall’assessorato al Lavoro del Comune Enrico Panini. E loro, i lavoratori, scrivono una lettera al presidente Napolitano: «Rischiamo di perdere non solo il posto ma la perdita di valori e di una modalità di lavoro onesto e sano che in una terra come quella campana è difficile da ritrovare ». Il riferimento è allo spirito cooperativistico e all’attività di Vanda Spoto nella regione. «Siamo e operiamo in una realtà cooperativistica - concludono i dipendenti - dove i valori etici, umani e sociali sono al centro e stiamo assistendo invece alla perdita di garanzia dei redditi per molte famiglie e una perdita di socialità in cui tanti di noi hanno creduto ».

Mille i dipendenti a rischio, 2 i supermercati e 3 gli ipermercati da dismettere e cedere in franchising all’azienda Catone, probabile acquirente della provincia di Caserta. «Vogliamo evitare il caso della Carrefour di Casoria - dice una lavoratrice - da 2 anni i lavoratori sono in bilico, prendono la cassa integrazione ma non sanno cosa sarà del loro futuro. Temiamo che un acquirente del nostro territorio ci lasci senza prospettive». «La situazione è preoccupante - sostiene Francesco Staccioli del sindacato Usb - in primis perché la decisione di lasciare la Campania è del tutto territoriale, poi perché il passaggio da un contratto di cooperativa a un privato comporta una riduzione notevole del trattamento per i dipendenti. Non è ammissibile che una bad company gestisca il personale. Si rischia la perdita di occupazione e di salario».

Sin dall’inizio, l’avventura Ipercoop in Campania non è stata semplice, tra battaglie per i permessi, i ricorsi dei commercianti e lo scandalo assunzioni. Quattro anni fa, le prime avvisaglie. Unicoop Tirreno lascia cinque supermercati a Castellammare di Stabia, Nocera Inferiore, Solofra, Rione Traiano a Soccavo e Teverola, in provincia di Caserta, con 150 lavoratori e 25 mila soci.
 
 
 
20 novembre 2012
 
(tiz.co.)
 
La Repubblica
 
 
 
L'Ipercoop di Afragola-Acerra e quello di Quarto stanno per essere ceduti a una società privata
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Napoli - C’è un accordo preliminare che stabilisce i tempi di chiusura della trattativa (tra qualche mese) ma la notizia sta già facendo il giro degli ambienti che contano: L’Ipercoop di Afragola-Acerra e quello di Quarto stanno per essere ceduti a una società privata. Dipendenti, merci e mezzi saranno trasferiti a un imprenditore casertano.

L'ipercoop di Quarto (NA)


L’operazione sarà poi estesa anche agli altri impianti di Unicoop Tirreno, la coop toscana della grande distribuzione. Oltre agli ipermercati di Afragola (210 addetti) e Quarto (180) saranno interessati alla cessione l’ipermercato di Avellino (161) e i supermercati di Napoli-Arenaccia (51) e di S.M. Capua Vetere (60). Complessivamente si tratta di 662 dipendenti attualmente di Unicoop Tirreno e di altri 300 dell’indotto, il cui futuro non è ancora delineato.

Il trasferimento dovrebbe essere concretizzato con una società mista, controllata al 51 per cento dalla Unicoop e al 49 dall’impresa che entrerà in possesso di addetti, merci e logistica. In capo alla Unicoop resterà per il momento il marchio e il prestito sociale. L’attività commerciale sarà affidata all’acquirente.

La notizia è stata confermata dall’assessore comunale di Napoli, Sergio D’Angelo, intervenuto nella sua veste di ex presidente della Lega Coop Campania all’assemblea dei lavoratori, svoltasi ieri nella sala multimediale del consiglio comunale partenopeo. La riunione è stata organizzata dal sindacato Usb Hanno partecipato circa 100 dipendenti delle varie strutture.

Temono di perdere tutto. La notizia della cessione imminente degli Ipercoop è stata confermata anche dall’ europarlamentare Pd Andrea Cozzolino, che ha ricevuto una delegazione dell’assemblea nella sede della Fondazione Sudd, al corso Umberto. «Siamo contro una vendita oscura - ha dichiarato Cozzolino - che non sia chiara e che non dia prospettive». «Comunque non è detto - è la speranza dall’europarlamentare - che la trattativa si chiuda con un solo imprenditore: in Campania sono disposte a venire le cooperative emiliane e sempre qui ci sono imprese serie, in grado di garantire produzione e occupazione».

I timori scaturiscono dal fatto che l’imprenditore che ha stipulato l’accordo preliminare con Unicoop è stato arrestato nel 2011 per una sospetta bancarotta. «L’intento è di attaccare l’occupazione, i salari e i diritti - è il commento di Francesco Iacovone, dell’Usb – l’unica strada è la lotta». L’assemblea dei lavoratori ha votato per lo sciopero, entro dicembre. I confederali hanno chiesto a Unicoop un incontro.



20 novembre

il Mattino

Pino Neri



07 novembre 2012

LA COOP SIAMO NOI… NON SIETE VOI !!!

Ieri , 6 novembre 2012, nella sede provinciale USB di Roma, si è svolta la riunione del coordinamento allargato USB dei lavoratori Unicoop Tirreno.




 

La riunione ha avuto ad oggetto le preoccupanti notizie che ci giungono dai nostri colleghi campani e le ripercussioni che le stesse potrebbero avere sul territorio laziale.

La riunione, partecipata da 70 delegati e lavoratori, è stata convocata con l'obiettivo di condividere un percorso di lotta che impedisca a Unicoop Tirreno la cessione del territorio campano e di quello laziale a soggetti privati, con qualsiasi forma societaria che non sia quella cooperativa; che impedisca a Unicoop Tirreno di calpestare la sua stessa carta dei valori, la dignità di chi vi lavora, insomma che Unicoop Tirreno torni all'orientamento originario della forma di impresa cooperativa teso a fornire un servizio alla persona attraverso un dualismo di azioni quale la creazione di posti di lavoro e la salvaguardia del potere d'acquisto dei soci; al momento lo spirito sociale e mutualistico si è trasferito, probabilmente, ad aiutare solo gli interessi della classe economica di quelli che la coop la dirigono.

La Coop in Campania non ha mai esercitato quella funzione sociale così fortemente declamata nelle pubblicità… Anzi, al pari di altri marchi, è andata solo ad occupare un territorio per ragioni puramente speculative. Qui sta il fallimento del progetto, qui sta la ragione della macelleria sociale già vista in analoghe situazioni sul territorio, in una terra in cui la crisi si è sommata alle già disastrose condizioni strutturali ed in cui l’occupazione e' l'unico antidoto alle attività illecite.

Sono anni che si perde il fatturato in Campania e nel Lazio, offrendo un servizio pessimo a soci e clienti, senza avere un progetto capace di invertire la tendenza, ora la cooperativa vorrebbe scaricare le colpe di una classe dirigente inadeguata sui lavoratori, una riproposizione del malgoverno del paese che scarica i suoi errori su milioni di cittadini, mantenendo i privilegi della casta e aggredendo i salari, le pensioni, il diritto di cura, del reddito, dell’abitare e aumentando le tariffe alle famiglie sempre più in crisi, un modello che noi non accettiamo e rispediamo al mittente, un modello che non ha nulla a che vedere con lo spirito cooperativo, un modello che oltretutto non ottiene alcun beneficio a livello commerciale.

Il coordinamento USB dei lavoratori Unicoop Tirreno ha poi analizzato l’ennesimo “Progetto” di efficentamento del personale che Unicoop Tirreno sta applicando nei negozi. Dopo i vari progetti di efficientamento del personale che si sono susseguiti nel tempo  l’Azienda continua a non raggiungere gli obiettivi di vendite che si prefigge, mentre continua ad aggiungere ulteriori tasselli al puzzle di precarietà, basso salario, difficoltà nella vita di relazione e degli ormai pochissimi diritti dei lavoratori Unicoop Tirreno.

Il nuovo “progetto” incide in maniera pesante sugli orari e sui carichi di lavoro del personale, siamo tornati ai tempi della peggiore fabbrica, vengono conteggiati con il cronometro i lavoratori per verificare quanto tempo impiegano a disossare un prosciutto o a rifornire a scaffale una gabbia di merce, vengono aumentati i turni spezzati, vengono abbassati i presidi nei reparti abbassando di conseguenza il servizio alla clientela, un suicidio commerciale che peggiorerà, a nostro avviso, il conto economico dei negozi, ma questa non è più una novità.

Noi diciano no, non è questo il modo di affrontare la crisi, non se ne esce scaricandola sui lavoratori ormai allo stremo, non ci sono più margini per devastare ulteriormente la nostra vita di relazione e per gravarci di insopportabili carichi di lavoro; noi diciamo no ad un’azienda che invece di ridistribuire i profitti in maniera equa a tutti coloro che hanno concorso a realizzarli li accentra ai soliti pochi noti.

Non sappiamo quali sono gli obiettivi del “PROGETTO” ma possiamo immaginare gli effetti, visti i precedenti, NON CI SARANNO MIGLIORAMENTI SULLA REDDITIVITA' DELLE STRUTTURE MA CI SARANNO DI CERTO PEGGIORAMENTI EVIDENTI PER LE NOSTRE VITE.

Il coordinamento USB dei lavoratori Unicoop Tirreno ha dibattuto sulla condizione delle donne nel commercio e sono emerse criticità enormi, un concetto di pari opportunità quantomeno bizzarro, l’impossibilità di poter gestire i tempi di vita, la cura dei figli, a volte di poter andare in bagno durante l’orario di lavoro; non ultime le molestie sessuali in un clima omertoso e maschilista, mentre Luciana Littizzetto, testimonial Coop, esalta qualità, sicurezza e convenienza della catena di grande distribuzione in tv, a volte ammiccando al commesso di turno.

Il coordinamento USB dei lavoratori Unicoop Tirreno, in tal proposito, dà mandato ad un gruppo ristretto di lavoratrici e delegate di elaborare un testo per una lettera aperta che verrà messa alla firma di tutte le colleghe dei punti vendita e verrà pubblicizzata con ogni mezzo a disposizione. 

Il coordinamento USB dei lavoratori Unicoop Tirreno esprime piena solidarietà ai colleghi campani, consapevole dell’importanza della loro vertenza che, sin da oggi, diventa la vertenza di tutti; costituisce un gruppo di lavoro snello che si impegnerà a definire un percorso che porti alla massima visibilità e che consenta di tirare fuori tutte le contraddizioni di un’Azienda che offre ai consumatori un marchio segno di garanzia ma che in realtà cela ben altro.

Il coordinamento USB dei lavoratori Unicoop Tirreno affida allo stesso gruppo di lavoro la costruzione di iniziative tese a portare alla luce la vera natura del “progetto”.
Tali iniziative saranno articolate, verranno coinvolti gli organi di informazione, le sezioni soci, si svolgeranno presidi ed assemblee per arrivare ad una grande assemblea cittadina.

Il coordinamento USB dei lavoratori Unicoop Tirreno sin da ora cercherà un allargamento all’interno e all’esterno del mondo cooperativo per dar forza a questa complessa vertenza.

Il coordinamento si chiude con l’approvazione del verbale all'unanimità… BUONA LOTTA.



6 novembre 2012