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10 gennaio 2016

PRESTITO SOCIALE, COME CAMBIANO I RENDIMENTI CON COOP ALLEANZA 3.0




Con la fusione attiva dal 1 gennaio di Coop Adriatica, Coop Nordest e Coop Estense in Coop Alleanza 3.0 ecco come sono cambiate le remunerazioni sui libretti dei soci
 
 




La nascita di Coop Alleanza 3.0, con la storica fusione delle coop del distretto adriatico, è senz'altro un evento di grande rilievo in un mondo, quello cooperativo, dove i cambiamenti sostanziali arrivano col contagocce e le carriere dei manager durano ere geologiche. Forse risalterebbe ancor di più se la tempesta che si è abbattuta sulle coop friulane travolgendo i risparmi di 20.000 soci prestatori con 130 milioni depositati, non avesse offuscato la notizia.
 
A dirla tutta tira una brutta aria su tutto ciò che è risparmio, in special modo quello raccolto da entità finanziarie (bancarie o parabancarie) di territorio, inutile ricordare le quattro banche salvate con il decreto che ha trasformato in carta straccia le obbligazioni subordinate. Ci sono degli elementi comuni tra le vicende dei risparmiatori coop friulani e quelli delle quattro banche e sono riassumibili sostanzialmente in due punti: l'eccesso di fiducia dei risparmiatori e la carenza della vigilanza. Per quanto riguarda il sistema Coop, gli interessati si leggano questo articolo e poi questo, in ordine sequenziale. Ricordiamo ad nauseam che i risparmi sui libretti Coop non sono coperti dalla tutela del Fondo Interbancario come invece i conti correnti bancari fino a 100.000 euro.
 
Dopo la doverosa premessa, torniamo sull'argomento dei rendimenti di Coop Alleanza. Le coop emiliane sono arrivate alla fusione equiparando le remunerazioni dei loro soci prestatori nel dicembre scorso. Così invece i rendimenti precedenti:

Coop Adriatica 
Rendimenti al netto della tassazione (26%) in vigore dal 1 febbraio al 1 dicembre 2015:

Da 0 a 15.000 €: 0,59%
Da 15.000,01 a 25.000 €: 1,04%
Da 25.000,01 a 36.000 €; 1,55%

Coop Consumatori Nordest
Rendimenti al netto della tassazione (26%) in vigore dal 1 aprile al 1 dicembre 2015:

Da 0 a 3.000 €: 0,15%
Da 3.000,01 a 16.000 €: 0,22%
Da 16.000,01 a 27.000 €: 0,81%
Da 27.000,01 a 36.000 € 1,55%

Coop Estense
Rendimenti al netto della tassazione (26%) in vigore dal 1 maggio al 1 dicembre 2015:

Da 0 a 9.000 €: 0,370%
Da 9.000 a 18.000 €: 0,518%
Da 18.000,01 a 27.000 €: 0,888%

Da 27.000,01 a 36.000 € 1,554%

Con la fusione in Coop Alleanza 3.0 occorreva omogeneizzare sia gli scaglioni di prestito che le remunerazioni. Ricordiamo che non tutte le coop differenziano i rendimenti a seconda di quanto si deposita. Tra le nove grandi Coop, Unicoop Firenze e Coop Centro Italia adottano una remunerazione che non varia, indipendentemente dalla somma depositata. Una riparametrazione invece adottata dalla altre coop, compresa la neonata Alleanza, che premia chi più soldi mette, in contraddizione a nostro avviso con quello spirito cooperativo a cui ci si dovrebbe ispirare. Ma tant'è. Le remunerazioni corrisposte ai soci delle tre coop emiliane da dicembre e poi replicate con Coop Alleanza 3.0 dal 1 gennaio 2016 sono le seguenti:

Da 0 a 12.000 €: 0,44%
Da 12.000,01 a 24.000 €: 0,89%
Da 24.000,01 a 36.000 € 1,48%

Tutti i tassi sono al netto delle ritenuta fiscale.




10 gennaio 2016

07 ottobre 2015

LE COOP TRA FUSIONE E CONFLITTO SINDACALE


L’unione delle tre Coop e la rottura col sindacato sul contratto





Mentre si celebra l’evento storico della grande fusione delle Coop emiliane, con relativo strombazzìo di fanfare, agli osservatori più attenti e più che altro ai diretti interessati, non può sfuggire la contemporanea rottura delle trattative tra rappresentanza delle Coop della distribuzione e sindacati sul rinnovo del Contratto Nazionale, scaduto da due anni. La trattativa non facile è infatti arrivata ad un impasse con le pesanti richieste delle Coop su cui i sindacati confederali hanno espresso la loro contrarietà proclamando due giornate di sciopero per il 7 novembre e il 19 dicembre. I due eventi, fusione e conflitto sindacale, sono in parte interconnessi.
Le richieste delle Coop sono in sintesi:

- Riduzione delle maggiorazioni domenicali, del notturno, dello straordinario e
   del supplementare;
- Aumento del divisore orario;
- Eliminazione della retribuzione dei primi tre giorni di assenza
per malattia;
- Condizioni retributive e normative inferiori per i nuovi assunti;
- Ridefinizione del sistema di classificazione e l'introduzione di un nuovo capitolo
   sul Sud che consenta di derogare al contratto nazionale;

- Ulteriori interventi sul capitolo cooperative minori.

Diciamo subito a scanso di equivoci che è roba brutta. Su alcuni punti però non è un fulmine a ciel sereno. Prendiamo ad esempio l’eliminazione della retribuzione dei primi tre giorni di malattia (
vedi Ccnl commercio) e l’aumento del divisore orario (piccola spiegazione a fondo pagina). Entrambi questi punti erano già stati introdotti con l’ultimo contratto nazionale del commercio, quindi con la firma dei sindacati confederali. Pare ovvio che in un regime di concorrenza le Coop ambiscano a condizioni contrattuali analoghe a quelle dei competitors. Forse la valanga andava fermata a monte (leggi Ccnl commercio) ammesso che ve ne fosse possibilità.

Si insiste sui costi del lavoro domenicale e supplementare visto che le domeniche hanno perso la loro specificità. In una congiuntura economica fragile e in un contesto sfibrato da lunga recessione con conseguente calo dei consumi interni è comprensibile, anche se non condivisibile, che si cerchi di comprimere i salari per contenere i prezzi. E’ d’altra parte altrettanto evidente che se i salari non crescono la domanda interna non riparte. La compressione salariale tra l’altro, mette una pietra tombale sul tentativo, a nostro avviso velleitario, del bonus di 80 euro del Governo. Inoltre il contenimento salariale trova ancora maggior urgenza con la storica fusione che dovrà condurre a naturali riduzioni dei costi. Sarà interessante vedere se e come si deciderà di tagliare laddove i costi sicuramente ci sono, dalle triple figure più o meno apicali passando per la selva di quadri delle tre Coop.

Poi c’è il capitolo che riguarda il sud e su quello la fusione pesa visto che un’entità più robusta si fa carico di due componenti più zoppicanti. In particolare Coop Estense, i cui problemi con gli iper pugliesi sono noti, ma anche per Coop Sicilia (partecipata da Coop Adriatica e Coop Nordest) dove i supermercati in provincia di Ragusa e Siracusa rischiano la chiusura. E in quest’ottica va letto il tentativo di derogare in quell’area al contratto nazionale e introdurre maggior flessibilità.


Cos’è il Divisore Orario
Il Divisore Orario è un coefficiente stabilito per contratto con cui si determina la paga oraria del dipendente. In pratica si suddivide la retribuzione mensile per il coefficiente. Ne consegue che più è alto il coefficiente minore sarà la paga oraria. Questo impatta negativamente sulle maggiorazioni per il lavoro straordinario, notturno e supplementare.


7 ottobre 2015



27 giugno 2015

ANTITRUST, ISTRUTTORIA SU COOP ITALIA E CENTRALE ADRIATICA


l'Antitrust ha avviato un'istruttoria nei confronti di Coop Italia e Centrale Adriatica



 
 
Su segnalazione di un fornitore di prodotti ortofrutticoli freschi, l'Antitrust ha avviato un'istruttoria nei confronti di Coop Italia e Centrale Adriatica, in materia di relazioni commerciali tra operatori della filiera agro-alimentare: il procedimento è teso a verificare se le due società consortili del sistema Coop, leader sul mercato della Grande distribuzione organizzata in Italia, abbiano posto in essere una violazione del decreto liberalizzazioni, e delle disposizioni del relativo Decreto di attuazione.

L'istruttoria, informa una nota, si concluderà' a metà ottobre 2015. Queste norme, in forza delle quali è stata attribuita all'Autorità' garante della Concorrenza e del Mercato una nuova competenza, vietano al contraente più' forte, in presenza di uno squilibrio di potere commerciale tra le parti che hanno un rapporto di fornitura di prodotti agroalimentari, di imporre alla controparte negoziale condizioni non eque.

Nella comunicazione di avvio dell'istruttoria, si contesta in particolare ai due operatori di avere abusato della propria posizione di forza commerciale per imporre al fornitore, parte debole del contratto, una serie di sconti e contributi economici eccessivamente onerosi: questi non risultano proporzionati al rapporto in atto tra le parti e incidono pesantemente sul prezzo di listino concordato.

Secondo l'Antitrust, inoltre, le società Coop hanno posto in essere ulteriori condotte contrarie ai principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni con riferimento ai beni forniti. I funzionari dell'Agcm, coadiuvati dai militari del Nucleo speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, hanno condotto accertamenti ispettivi presso le sedi di Coop Italia e Centrale Adriatica.
 


24 giugno 2015

Corriere della Sera

05 maggio 2015

CONSORTE (EX UNIPOL): «SE LE COOP NON CAMBIANO NON AVRANNO FUTURO»


L'ex numero uno di Unipol: "La logica del sistema mutualistico è saltata. Troppi i nodi irrisolti"





«Così com'è il sistema non ha un futuro». Giovanni Consorte la Lega delle Cooperative la conosce bene. Per molti anni, da numero uno di Unipol e di Finsoe (la finanziaria che controlla la compagnia) ha fatto da mediatore tra le diverse anime del mondo coop.
«Guardi la fusione annunciata tra le tre grandi realtà del largo consumo, Adriatica, Nordest ed Estense. A parte le motivazioni politiche ci sono ragioni di business urgenti: ridurre i costi, aumentare il potere negoziale nei confronti delle grandi aziende produttrici, fare fronte ai problemi di un marchio, quello coop, che richiama un legame politico ormai superato. Poi ci sono problemi ancora più strutturali».
 
E cioè?
«Il prestito soci non potrà durare in questa forma. Ormai è un'attività bancaria vera e propria. Difficile che non venga prima o poi regolamentata in maniera stringente. E non può essere il ministero del Lavoro che vigila il settore cooperativo a occuparsi anche di finanza. In più c'è un limite che pesa molto nei periodi di crisi. Le coop non possono fare ricorso ad aumenti di capitale se non nella misura determinata dalla capacità patrimoniale dei soci, per definizione limitata. Il futuro potrebbe essere il modello Unipol, opportunamente adeguato: coop che diventano azioniste di normali società di capitali a cui è affidata la gestione dei diversi business».
 
L'impressione è anche che venuta meno la presenza forte dei partiti di riferimento, a contare siano degli oligarchi inamovibili.
«Una volta contavano Pci e Psi, adesso gli equilibri di un sistema di potere chiuso che si è creato con il tempo. Per un certo periodo noi di Unipol facevamo un po' da perno. Avevamo risorse finanziarie e professionalità per guidare per esempio i processi di ristrutturazione che si rendevano necessari. Tutto si condivideva a livello politico con la Lega e se necessario si prendevano anche misure come la richiesta di dimissioni dei gruppi dirigenti. Se c'era bisogno, si faceva quello che scherzando definivamo accattonaggio: si andava dalle coop in salute e si chiedeva un sostegno per chi era in difficoltà».
 
Oggi non è più così?
«La logica di sistema cooperativo per quanto mi risulta è sostanzialmente saltata; inoltre con l'operazione UnipolSai la compagnia ha dovuto concentrare le sue risorse e non può più permettersi di guardare altrove. Né dal punto di vista finanziario né dal punto di vista delle professionalità. Non solo. Anche le cooperative azioniste hanno dovuto fare uno sforzo finanziario notevole. E adesso devono fare i conti con un immobilizzo patrimoniale importante, tenendo anche conto del fatto che molte tra di loro sono in difficoltà».
 
Lei però con le coop non si è lasciato bene. Dopo la tentata scalata a Bnl i soci di Unipol chiesero le dimissioni sue e del vice presidente Sacchetti. Poi è arrivata anche una condanna per aggiotaggio.
«La condanna si riferisce al caso BpL-Antonveneta e non alla nostra operazione su Bnl. L'abbiamo subita ma non accettata, visto che nella vicenda di fatto non avevamo un ruolo attivo e il principio per cui siamo stati condannati è che non potevamo non sapere. Da Unipol mi potevo aspettare che ci sospendessero in attesa di verificare eventuali improprietà, che non ci sono state».
 
Strascichi giudiziari a parte i suoi progetti sono falliti. Non sente di aver sbagliato qualche cosa?
«No. Il fallimento è dovuto a un insieme di circostanze concomitanti. La nostra scalata dava fastidio all' establishment . Per la prima volta la sinistra metteva piede in uno snodo finanziario importante. In più in quel periodo si stava costituendo il Pd e anche al suo interno, penso per esempio ai settori più vicini a Rutelli, c'era chi non vedeva con favore il rafforzamento di una certa area».
 
E quindi...
«Quindi con il cerino in mano siamo rimasti io e Sacchetti. Nella Lega eravamo probabilmente diventati troppo ingombranti. E mi aspettavo più sostegno dai Ds, visto che avevo contribuito in modo determinante a ristrutturare il suo debito con un risparmio da 300 milioni. Tra l'altro delle 25 telefonate su Bnl che sono rimaste agli atti con Fassino, D'Alema e Latorre, io non ne ho fatta una. Le ho tutte e solo ricevute».
 


4 maggio 2015

Angelo Allegri

il Giornale


20 marzo 2015

COOP ADRIATICA, ESTENSE E NORDEST: I CDA VOTANO PER LA FUSIONE


Nasce un colosso Coop tutto emiliano con 4,2 miliardi di fatturato, 26mila dipendenti, 3,5 miliardi di prestito sociale







Questa volta pare quella buona. Oggi si sono riuniti i Cda di Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest nelle loro rispettive sedi e hanno votato unanimemente una delibera di indirizzo, il primo passo di un percorso che porterà le tre coop del Distretto Adriatico a fondersi in un'unica realtà. Stiamo parlando d'una mega coop con 4,2 miliardi di fatturato, quasi 20.000 dipendenti, 334 punti di vendita di cui 45 ipermercati, 2.600 soci di cui circa 460.000 soci prestatori per un prestito sociale complessivo di 3,5 miliardi di euro. I punti vendita sono presenti in Emilia, Veneto, Friuli, Lombardia, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata e attraverso partnership con altre coop, anche in Sicilia, Campania e Lazio.

Si è parlato spesso in passato di fusioni nel mondo delle coop della Gdo, ma alla fine non se n'è fatto nulla. Svanita la fusione delle coop del Distretto Nordest, forse solo voci per quella tra Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno. Si è parlato anche di una fusione tra Coop Estense e Nordest, ma l'arrivo di Coop Adriatica, la realtà del mondo coop più efficiente dinamica e rappresentativa, dà a questa fusione uno spessore assai rilevante. L'asse in Coop Italia, già fortemente sbilanciata a favore delle Coop emiliane, rischia di diventare monopolizzante, con l'altro colosso, Unicoop Firenze, sempre più isolata e confinata in una sola regione.
 
Coop Estense, che tra le tre realtà è quella con i problemi maggiori, è alle prese con una ristrutturazione degli organici dei punti vendita in Puglia dove sono a rischio ben 230 dipendenti. Sarà interessante vedere come nella fusione verranno gestiti i naturali esuberi che saranno tutti amministrativi e dirigenziali. Si adopererà anche in quella circostanza il metodo pugliese?


20 marzo 2015


03 febbraio 2015

PRESTITO SOCIALE, I RENDIMENTI DELLE COOP NEL 2015



I recenti casi dei crac di alcune Coop ripropongono il problema delle tutele e della sicurezza dei risparmi dei soci prestatori

Possiamo comunque notare che per quanto riguarda le remunerazioni dei soci, le nove coop della grande distribuzione si muovono in ordine sparso. Segue un quadro aggiornato






Si parla ancora troppo poco del prestito sociale delle cooperative e dei vari aspetti, soprattutto quelli legati alla sicurezza e alla trasparenza. I recenti casi di cronaca che hanno coinvolto due coop friulane, la storica Coop Operaie di Trieste e la CoopCa, dovrebbero invece far maggiormente riflettere. Se poi usciamo dall'ambito della distribuzione e passiamo all'edilizia, i casi che vedono travolti i soci prestatori si moltiplicano, partendo da quello della Coopcostruttori di Argenta al recente crac della Orion. Milioni di euro di piccoli risparmiatori immolati sull'altare di una cooperazione che non li tutela adeguatamente, ma beffati forse anche dalla loro ingenuità. Ci sono infatti dei miti duri da sfatare, come quello che le coop non possono fallire perché ben amministrate o per antichi retaggi ideologici. Da questo punto di vista lo slogan La Coop sei tu si è rivelato efficacissimo, ma non proprio veritiero.

Quel milione e duecentomila soci prestatori che riversano sui libretti delle nove maggiori Coop della grande distribuzione circa 11 miliardi, dovrebbe essere più informato, più attento e più partecipe, vista la carenza di controlli e trasparenza che periodicamente emerge con i disastri a cui abbiamo accennato. In buona sostanza invece il socio coop tipico
si rimette alla fiducia incondizionata che ripone nella Coop. Sarà bene ricordare invece che il prestito sociale coop non è presidiato da Bankitalia, né assistito dai fondi di garanzia che viceversa proteggono la clientela bancaria fino a 100mila euro per depositante e che le regole che lo disciplinano sono lasciate all'autodeterminazione delle singole Coop e le verifiche affidate al controllo interno. Per essere ancora più chiari, stiamo parlando d'un mondo autoreferenziale che rifugge a qualsiasi controllo esterno. Fatta questa doverosa premessa mostriamo come le nove maggiori coop remunerino i soci prestatori con modalità ed interessi diversi che di seguito mettiamo a confronto. I rendimenti sono al netto della ritenuta fiscale del 26%. I dati si riferiscono ai bilanci del 2013.

Le Coop Emiliane (Distretto Adriatico)

Coop Adriatica
Patrimonio netto 942,9 milioni
Utile di esercizio 32,8 milioni
Soci 1.258.000
Soci prestatori 248.771

Prestito sociale 2.079 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015
Fino a 15.000 euro - 0,59%

Da 15.001 a 25.000 - 1,04%
Da 25.001 a 36.000 - 1,55%

Coop Consumatori Nordest
Patrimonio netto 796,4 milioni
Utile di esercizio 8,3 milioni

Soci 628.906
Soci prestatori 120.039

Prestito sociale 1.381 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 3.000 euro - 0,30%

Da 3.001 a 16.000 - 0,44%
Da 16.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85%
La cooperativa ricorre inoltre ad un complesso sistema di incentivi per il quale rimandiamo a
questa pagina

Coop Estense
Patrimonio netto 678,7 milioni
Utile di esercizio 7,3 milioni

Soci 693.171
Soci prestatori 88.990

Prestito sociale 809 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 9.000 euro - 0,555%

Da 9.001 a 18.000 - 0,74%
Da 18.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85% 


Le Coop del distretto Nordovest

Coop Lombardia

Patrimonio netto 489,6 milioni
Utile di esercizio 3,2 milioni

Soci 1.055.852
Soci prestatori 107.192

Prestito sociale 1.095 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26% 


Novacoop
Patrimonio netto 720,5 milioni
Utile di esercizio 10,2 milioni

Soci 718.043
Soci prestatori 78.433

Prestito sociale 736 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26%

Coop Liguria
Patrimonio netto 660,3 milioni
Utile di esercizio 25 milioni

Soci 540.628
Soci prestatori 88.486

Prestito sociale 672 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 4.000 euro - 0,59%

Da 4.001 a 17.000 - 0,67%
Da 17.001 a 27.000 - 0,96%
Da 27.001 a 36.093 - 1,55%

Le Coop del centro Italia (Distretto Tirrenico)

Unicoop Firenze
Patrimonio netto 1.442 milioni
Utile di esercizio 26,8 milioni

Soci 1.225.000
Soci prestatori 247.779

Prestito sociale milioni 2.230

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015

Per qualsiasi importo fino a 35.500 euro - 0,74%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° marzo 2015
Prestito vincolato a 18 mesi - 1,48%


Unicoop Tirreno
Patrimonio netto 258,6 milioni
Utile (perdita) di esercizio -24,3 milioni

Soci 942.466
Soci prestatori 121.200

Prestito sociale milioni 1.164

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 5.000 euro - 0,44%

Da 5.001 a 25.000 - 0,63%
Da 15.001 a 25.000 - 1,11%
Da 25.001 a 35.000 - 1,48%
 

Coop Centro Italia
Patrimonio netto milioni*
Utile (perdita) di esercizio*

Soci  525.000
Soci prestatori 88.000

Prestito sociale milioni 630.000
*Dati non reperibili in rete

 

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Per qualsiasi importo fino a 36.093 euro - 0,52%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° gennaio 2015
Prestito vincolato a 12 mesi - 0,92%

Prestito vincolato a 24 mesi - 1,48%
Prestito vincolato a 36 mesi - 1,85%



3 febbraio 2015

 


14 marzo 2014

SARA' FUSIONE TRA COOP NORDEST E COOP ESTENSE?

In passato le voci su processi aggregativi tra grandi coop non si sono concretizzate

Ora, sulla scia della fusione di due grandi cooperative edili si torna a parlare di una possibile soluzione tra Coop Nordest e Coop Estense

 
 
Si ricomincia  a parlare di fusioni nel mondo Coop. Anche in passato alcuni processi unificativi tra grandi coop sembravano prendere corpo per poi sfarinarsi. In particolare va rammentato il tentativo di aggregazione delle tre grandi coop della distribuzione del distretto nord-ovest (Coop Liguria, Novacoop, Coop Lombardia) perorato dal presidente di Novacoop, nonché attuale presidente del consiglio di sorveglianza di Coop Italia, Ernesto Dalle Rive. Il progetto poi non decollò e i motivi li indicammo in questo post.

Si parlò anche di una possibile fusione tra le due grandi coop toscane (Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno) ma in questo caso erano solo voci e Unicoop Tirreno sembrò risoluta a non essere assorbita dalla consorella maggiore.

Ora però qualcosa pare cambiare. Le necessità spingono alcune boccheggianti realtà cooperative dell'edilizia a far massa critica e l'annunciata fusione tra i due colossi
Unieco e Coopsette, costrette a chiedere la ristrutturazione del debito, pare essere solo un primo evento.

Come scrive Dario Di Vico, le coop al contrario dei privati hanno rinviato le ristrutturazioni aziendali e sono rimasti fedeli alla linea del solidarismo. Ma il sesto anno della crisi li costringerà in tempi brevi a cambiare registro. Un altro impulso al cambiamento potrebbe venire dall'avvicendamento di Poletti alla guida di Legacoop. Qui Di Vico si lancia in previsioni che sarebbero assai innovative nel paludato mondo Coop: la Lega potrebbe decidere di adottare un modello confindustriale e scegliere di volta in volta uno dei capi-azienda (come presidente - nota blog). In questo modo la nomina non sarebbe più “vita”, la rotazione sarebbe più veloce e nello stesso tempo si produrrebbe una conduzione più soggettiva. Tutto ciò in un universo come quello cooperativo, poliarchico e abituato a movimenti lenti, segnerebbe un’ulteriore discontinuità. L’unica cosa che appare certa è che il nuovo presidente - funzionario o manager che sia - sarà di estrazione emiliano-romagnola anche questa volta.

Quella che pare certa è solo l'ultima considerazione, il resto è da vedersi, anche se appare un po' complicato. Sulle fusioni invece qualcosa stavolta potrebbe accadere e qualche antipasto c'è già stato, così si torna a parlare di quella tra Coop Consumatori Nordest e Coop Estense. Di seguito l'articolo che riporta la notizia.

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Coop Nordest e Estense, è l'ora delle aggregazioni
 
Se ne parla da oltre vent’anni ma il movimento cooperativo italiano è pronto a voltare pagina per dare il via libera definitivo alle aggregazioni nella grande distribuzione. Ad aprire la strada a Reggio in fatto di fusioni sono già state Coopsette e Unieco, pronte a varare il gruppo unitario Unisette per scalare la classifica di general contractor e uscire dalla crisi nel settore delle costruzioni.
 Il cambio degli assetti nel mondo della cooperazione non si ferma però qui. In campo torna infatti la maxi aggregazione del settore consumo tra Coop Nordest (presieduta dall’ex presidente della Lega regionale Paolo Cattabiani, e con sede a Reggio, forte di una rete di vendita che parte dall’Emilia e arriva a Trieste) e Coop Estense (nata dalla fusione tra Modena e Ferrara, presente anche in Puglia e nella provincia di Matera).

 A fare il punto è stato pochi giorni fa il Corriere della Sera con un articolo di Dario Di Vico, che trova conferme non ufficiali in attesa del via libera. Anche a Reggio le voci corrono e, pur non essendo state avviate procedure tecniche, il dossier è tornato a ingombrare il tavolo dei rispettivi board.

 Nel caso in cui dalle parole si passi ai fatti, verrebbe creato un vertice unico con vendite per oltre 2 miliardi di euro, poco meno di 2 milioni di soci, patrimoni aggregati da prime della classe e circa 10 mila dipendenti.

 
Le due coop vantano inoltre un prestito sociale di circa 2 miliardi di euro, benzina a sufficienza per mettere sotto scacco i concorrenti e finanziare un più accentuato sviluppo sui territori di competenza senza dover elemosinare soldi alle banche. Non bisogna poi dimenticare la ghiotta partecipazione in Finsoe, scatola finanziaria che controlla il gruppo Unipol-Fonsai, di cui le due coop detengono una quota pro-capite di poco inferiore al 11%.
 
La strategia di unificazione rientra in un più vasto processo di riordino del sistema accelerato dalla recente nomina del presidente nazionale di Legacoop Giuliano Poletti, diventato ministro del Lavoro, che ha liberato il posto a Roma. Per la sostituzione circolano diversi nomi ma l’unica certezza - secondo quanto trapela - è che il nuovo presidente nazionale dovrà comunque arrivare dall’Emilia-Romagna. Ad essere messa in lista c’è anche l’attuale presidente della Lega di Reggio, Simona Caselli, una donna-manager con esperienza finanziaria maturata nella cassaforte cooperativa Ccfs. Caselli se la dovrà vedere però con candidati del calibro di Giampiero Calzolari, presidente della Granarolo e della Legacoop di Bologna. La corsa è appena cominciata e a fare la differenza saranno certamente gli sponsor tanto in Emilia quanto a Roma.




13 marzo 2014

Enrico Lorenzo Tidona

gazzettadireggio.gelocal.it



12 gennaio 2014

I RENDIMENTI DEL PRESTITO SOCIALE DELLE COOP EMILIANE A CONFRONTO

Le Coop non sono tutte uguali e anche i rendimenti del prestito sociale lo testimoniano

I tassi a confronto di Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense

 


E' interessante vedere come reagiscono in periodo di crisi le grandi Coop della distribuzione e come cercano di arginare la flessione sui risparmi del prestito sociale degli ultimi due anni, periodo in cui la crisi si è fatta maggiormente acuta.

Consultando questa tabella tratta da un articolo dell'inserto Plus de Il Sole 24 Ore del 19 ottobre 2013,  ci si può fare un'idea rispetto ai dati relativi al 2012 (gli ultimi finora consultabili). Si noterà che la flessione sul prestito sociale non coinvolge indiscriminatamente tutte le Coop. C'è chi tiene botta e chi crolla. La maglia nera va senza dubbio alle Coop del Distretto Tirrenico (Unicoop Firenze -10,2%; Unicoop Tirreno -10%; Coop Cento Italia -12,6%). Le altre, esclusa qualche stecca come Coop Liguria (-8,6%) reggono l'urto. Primeggiano la piemontese Novacoop  e Coop Nordest (-2%).

Complessivamente la media della flessione sul prestito delle nove maggiori Coop è del 6,5%. Si può tracciare una riga e vedere chi sta sopra e chi sotto. Il crollo delle Coop del distretto Tirrenico non è spiegabile con la sola crisi. Sia Unicoop Firenze e Coop Centro Italia, in modo diverso, sono rimaste invischiate in gravi crisi bancarie (Mps e Popolare Spoleto), mentre per Unicoop Tirreno i problemi vengono da lontano, con 5 bilanci consecutivi in passività e una serie di difficoltà gestionali in corso di soluzione, tra cui primeggia quella degli iper campani. Questi eventi negativi si sono inevitabilmente riverberati sulla percezione di sicurezza delle Coop coinvolte provocando una fuoriuscita di flussi dai libretti di una certa rilevanza.

E' presumibile prevedere che il 2013 abbia riservato al prestito sociale delle Coop delle positive sorprese, visto che le acque sono andate parzialmente placandosi.

Se guardiamo le note positive invece, non sfugge che le Coop emiliane del cosiddetto Distretto Nordovest abbiano sostanzialmente tenuto e i soci non si sono particolarmente allarmati per l'ambiziosa e discutibile operazione di Unipol sul gruppo assicurativo Ligresti. Entriamo più nel dettaglio.

COOP ADRIATICA
E' la Coop  più brillante, molto dinamica e con progetti espansivi. Il prestito sociale è sceso da 1.914 milioni del 2011 a 1.832 milioni del 2012 (-4,3%) e nel biennio 2010-2102 ha ceduto complessivamente il 7,5%. I rendimenti al netto della tassazione del 20% previsti per il 2014 sono i seguenti:

Da 0 a 15.000 €: 1,20%
Da 15.000,01 a 25.000 €: 2,00%
Da 25.000,01 a 36.000 €; 2,80%

COOP CONSUMATORI NORDEST
Da sempre una delle Coop più attratte dalla finanza, anche con qualche scivolone che però non ha impedito al suo storico ex presidente, Marco Pedroni, di essere nominato alla guida di Coop Italia, nel giugno scorso. La Coop di Reggio Emilia ha retto bene la flessione del 2012 sul prestito sociale. L'ammontare complessivo era di 1.312 milioni contro i 1.340 del 2011 (-2%). Più marcata la flessione nel biennio critico 2010-12 (-8,25%).

La passione per la finanza di Coop Nordest emerge anche nella formulazione dell'offerta sul prestito sociale, simile a quella di Unicoop Tirreno. Ai tassi di riferimento previsti per il 2014 la Coop emiliana propone un meccanismo alquanto macchinoso di incentivi:
«Ai rapporti di prestito sociale esistenti al 31/12/2013, per l'anno 2014, limitatamente alla frazione di giacenza media eccedente la giacenza media calcolata nell'anno precedente, il calcolo interessi verrà effettuato applicando le maggiorazioni ai tassi d'interesse annui nominali previsti».

Qui davvero non ci siamo e non c'è neanche bisogno di entrare nel merito. Queste trovate lasciano alquanto perplessi, perché a prescindere dagli incrementi sventolati che non riproponiamo ma che potete leggere qui, prevedere quale sia il tasso di rendimento finale è praticamente impossibile. Sarebbe meglio ritoccare al rialzo tutti i rendimenti di base e lasciar perdere questo tipo d'approccio che trasmette una sensazione d'opacità e induce a dubitare. Forse i soci della nordest, che quando vogliono si fanno sentire, farebbero meglio a non farsi abbagliare dagli incentivi e a considerare i tassi di riferimento che al netto delle tasse sono i seguenti:

Da 0 a 3.000 €: 0,80%
Da 3.000,01 a 16.000 €: 1,20%
Da 16.000,01 a 27.000 €: 2,00%
Da 27.000,01 a 36.000 € 2,80%

Inoltre se la giacenza media supera i 33.000 € a semestre è previsto un bonus di 60 euro netti per ogni semestre.

COOP ESTENSE
La Coop modenese è diventata ormai tristemente famosa per le pessime relazioni sindacali e l'infinita vertenza sull'integrativo, di cui abbiamo ampiamente ragguagliato nel corso di questi anni. Il prestito sociale ha subito uno scivolone passando da 845 milioni del 2011 a 806 milioni nel 2012 (-4,6%). Se poi si osserva l'andamento nel biennio 2010-12 la flessione è stata del 7,9%. Questi sono i tassi netti proposti:

Da 0 a 2.500 €: 0,52%
Da 2.500,01 a 15.000 €: 0,80%
Da 15.000,01 a 36.000 €: 1,60%

Come si può notare anche a prima vista le differenze sui rendimenti tra le tre Coop emiliane sono marcate. Le abbiamo riportate per importi convenzionali con relativi tassi di rendimento al netto della tassazione:

Importo  Adriatica  Nordest  Estense  
  2.500       1,20%       0,80%     0,52%
  5.000       1,20%       0,96%     0,66%
10.000       1,20%       1,08%     0,73%
15.000       1,20%       1,12%     0,75%
20.000       1,40%       1,30%     0,97%
25.000       1,52%       1,44%     1,09%
30.000       1,73%       1,61%     1,18%
36.000       1,91%       1,81%*   1,25%

* Coop Consumatori Nordest prevede un bonus di 60 euro netti a semestre qualora nel semestre del 2014 la giacenza media superi i 33.000 euro. Se queste condizioni si verificano in ambedue i semestri il premio di 120 euro porterà il rendimento complessivo sull'importo massimo (36.000 euro) al 2,14%.



20 ottobre 2013

COOP, TUTTO QUELLO CHE I SOCI PRESTATORI DEVONO SAPERE



Nel 2012 è diminuita del 7% la raccolta del risparmio dai soci

Dalla finanza 371 milioni di svalutazioni








Come funziona il filo diretto con i lettori

Tutti i numeri delle 9 grandi Coop (Tabella)

La fiducia dei soci è linfa vitale per una Coop. Un attestato di stima che è tutto espresso negli 11 miliardi depositati nei prestiti sociali (anche se sarebbe più appropriato chiamarli libretti di risparmio per i soci), che rappresentano il vero motore per il funzionamento delle cooperative di consumatori che operano con il marchio Coop. Ma la fiducia va conquistata e conservata con fatti concreti e con la massima trasparenza.

Il socio che affida i suoi risparmi alla cooperativa per sostenerne lo sviluppo, ha diritto di sapere come sono utilizzati. Rispetto alle inchieste condotte da Plus24 sui bilanci 2010 e 2111 delle Coop (si vedano le pubblicazioni del 4 febbraio e del 29 dicembre 2012, nonché del 12 e 26 gennaio 20l3) solo Coop Lombardia si è aggiunta a Coop Adriatica, Coop Nordest e Coop Estense nella lista delle cooperative che mettono a disposizione sul proprio sito internet l'intera informativa di bilancio. Per le altre grandi Coop, i buoni Propositi espressi dopo le precedenti inchieste sono rimasti per il momento lettera morta un deficit di informazione e trasparenza che non va nella direzione dell'ostentata attenzione ai quasi 8 milioni di soci (di cui 1,2 milioni anche prestatori) rimarcata negli slogan della Coop. Non si è credibili se non si rendono facilmente recuperabili i bilanci e tutta la documentazione relativa al prestito sociale, comprese le policy d'investimento e di gestione dei rischi.

Anche perché dai bilanci consolidati 2012, emerge chiaramente il peso della finanza rispetto a quello della gestione commerciale: prestiti dei soci anche superiori al 150% del fatturato (Coop Nordest) e al 125% delle attività finanziarie (Unicoop Firenze), oppure pari a 4,9 volte il patrimonio consolidato (Unicoop Tirreno).

Volumi di raccolta di risparmio che surclassano quelli dell'8o% delle banche italiane: con i suoi 2,4 miliardi di prestiti, infatti, Unicoop Firenze si collocherebbe, per raccolta, fra le migliori 100 delle 693 banche italiane. Prestiti gestiti senza alcun presidio di vigilanza finanziaria e privi di un sistema di garanzia a favore dei depositanti. II ruolo di tutela è assegnato al solo patrimonio aziendale, peraltro completamente investito in immobili e beni strumentali che in caso d'insolvenza si deprezzano in modo considerevole. Banca d'Italia ha già fatto sapere, rinviando la palla al ministro dell'Economia, che non può intervenire nemmeno per il solo ripristino della trasparenza informativa e contrattuale.

Che cosa deve succedere perché il quadro delle regole e dei limiti sia adeguatamente ridefinito? Occorre attendere altri "imprevedibili" crack, come quelli descritti a pagina 6? Anche perché dai dati esposti in alto, estratti dagli ultimi bilanci disponibili delle nove grandi Coop emerge con evidenza non solo l'impatto della crisi sulla gestione commerciale e sull'ammontare delle somme raccolte (-7%), ma anche quello delle svalutazioni (spesate, ma ne rimangono anche di latenti) sugli investimenti della cosiddetta "finanza strategica'.

Libretti ma anche polizze, conti correnti e mutui

Ltro della Bce anche per Coop Lombardia e Unicoop Tirreno


Supermercato o banca? Oltre a depositare i propri risparmi nei prestiti sociali, negli spazi commerciali delle grandi Coop i soci possono ormai mettere nel carrello anche polizze, conti correnti, prestiti personali e mutui. Prodotti assicurativi e bancari che le Coop offrono ai soci grazie alla collaborazione con il Gruppo Unipol, di cui sono azionisti di riferimento.

In realtà le Coop non possono svolgere attività bancaria: possono autofinanziarsi attraverso i prestiti sociali solo per sostenere le attività svolte, offrendo ai soci libretti di risparmio a costo zero e con una remunerazione che, a seconda della Coop e degli importi versati, attualmente viaggia fra lo 0,65 e il 3,5% (al lordo della ritenuta del 20%). Da qualche anno alcune Coop propongono anche prestiti sociali vincolati, con rendimenti che non reggono però il confronto con quelli riconosciuti dai conti di deposito bancari con vincoli di pari durata, che in più offrono la garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Rispetto alle banche, le Coop di consumo non possono esercitare l'attività creditizia, ovvero concedere finanziamenti. Eppure nel bilancio di Coop Lombardia viene sottolineato che nel 2012, attraverso personale specializzato, nei punti vendita sono giunte 73 domande di mutuo prima casa. Coop Liguria evidenzia che attraverso Unipol Banca, e con il supporto della cooperativa, nel 2012 sono stati erogati mutui per un milione e 156mila euro, sono state stipulate 1.030 polizze, per oltre 19 milioni di euro, e 197 piani pensionistici.
 
Coop Adriatica, invece, ha costituito insieme alla rete Assicoop e Unipol Banca, CoopCiConto Srl attraverso la quale nel 20l2 sono stati sottoscritti dai soci 4.498 polizze assicurative, 1.861 conti correnti e 391 prestiti e mutui. Un business creditizio che viene sempre più sviluppato nei punti vendita delle Coop, seppur indirettamente e con l'ausilio del Gruppo Unipol.

Sempre indirettamente, alcune coop (Coop Lombardia e Unicoop Tirreno), tramite Simgest e alcune banche, hanno tratto beneficio da operazioni correlate a quelle di Ltro attivate dalla Bce per consentire al sistema bancario di rifinanziarsi a condizione di favore. Cosa manca ai negozi Coop per aggiungere le insegne di sportelli bancari?

Il vaso di Pandora nei risultati della finanza strategica

Un quinto dei prestiti investito in Unipol, Monte de Paschi, Carige e Popolare di Spoleto


Nell'annus horribilis per i consumi, a pesare sui conti delle nove grandi sorelle Coop non è il risultato della gestione commerciale (+64 milioni di euro), ma la finanza "strategica" degli investimenti in grandi gruppi quotati, come Mps e Unipol. Le svalutazioni delle partecipazioni  (371 milioni) hanno fatto complessivamente chiudere i bilanci consolidati in perdita (153 milioni), nonostante lo straordinario saldo positivo della gestione finanziaria (221 milioni).

INVESTIMENTI «STRATEGICI»
Per comprendere la destinazione dei 10,4 miliardi di risparmi raccolti dai soci è utile parlare dei bilanci consolidati. Un aggregato con un attivo di 22,3 miliardi dove le attività finanziarie rappresentano l'investimento prevalente e pesano per il 52% distribuite tra disponibilità liquide (8%, compresi i depositi a tempo), titoli pubblici (15%), altri titoli e strumenti finanziari quotati e non (19%, di cui 7% immobilizzati) e, infine, partecipazioni (10%). Quest'ultime ammontano a 2,2 miliardi e, oltre ai fondi immobiliari, comprendono i cosiddetti investimenti strategici effettuati per complessivi 1,8 miliardi, in Mps (223 milioni suddivisi tra Unicoop Firenze 129 milioni e Coop Centro Italia 94 milioni), in Banca Carige (72 milioni di Coop Liguria) e in Unipol (1,5 miliardi, investimento presente in ogni Coop). Le partecipazioni assorbono in media il 16% del prestito dei soci, con punte superiori al 20% per Coop Adriatica e Coop Nordest. Sono tre le Coop che hanno chiuso il consolidato 2012 con una perdita significativa fatta eccezione per Unicoop Tirreno (-16 milioni), che evidenzia disequilibri persistenti già nella gestione caratteristica commerciale (-28 milioni), Unicoop Firenze e Coop Centro Italia hanno in comune rilevanti svalutazioni delle loro partecipazioni in Mps.

UNICOOP FIRENZE
Nel bilancio consolidato 2012, chiuso con una perdita di 131 milioni, la Coop ha iscritto una rettifica di valore della partecipazione Mps pari a 198 milioni, portando "prudenzialmente", dicono gli amministratori, il valore medio dell'azione da 0,76 euro a 0,30 (la quotazione di questi giorni è in area 0,25). Ma non si stratta della prima svalutazione. Già nel 2008 era stata spesata una rettifica di 203 milioni alle azioni e bond convertibili Mps. Nell'ultimo quinquennio le svalutazioni arrivano a 430 milioni e sale la preoccupazione, oltre che per il costo delle ambizioni strategiche e per i risparmi dei soci affidati alla Coop, per la consistenza del patrimonio aziendale che a fine 2012 ammonta sì a 1.419 milioni, ma che comprende una rivalutazione dei fabbricati di 749 milioni effettuata nel 2008 in contemporanea con la prima svalutazione e a crisi immobiliare non ancora conclamata, sulla base del 90% del valore di perizia.

COOP CENTRO ITALIA
La Coop Centro Italia chiude il consolidato 2012 con una perdita di 63 milioni innescata da 101 milioni di svalutazioni, di cui 77 su Mps. Ma la peculiarità della cooperativa e di possedere investimenti strategici oltre che in Mps (94 milioni) e Unipol (31 milioni), anche nella popolare di Spoleto (4 milioni) in amministrazione straordinaria dal febbraio 2013.
Per quanto riguarda Unipol, tuttavia, non avendo condiviso con Fonsai, la cooperativa non ha aderito hai relativi aumenti di capitale deliberati nel 2012 e ha mutato lo status delle azioni da partecipazioni strategiche a titoli del circolante. Nonostante la procedura in corso, invece, la Coop ha raccolto l'invito a partecipare all'operazione promossa dal veicolo societario Clitumnus Srl e da una cordata d'imprenditori e istituzioni, sottoscrivendo un accordo per l'acquisizione del controllo della Popolare di Spoleto. Confermato anche l'investimento in Mps, ma svalutato a causa della perdita ritenuta durevole, riducendo il valore delle azioni a 0,44 euro, importo maggiore del 50% del valore di 0,30 euro applicato da Unicoop Firenze.

L'UBIQUITA' DI UNIPOL

Ognuna delle grandi Coop detiene partecipazioni in Unipol, il conglomerato finanziario del settore assicurativo controllato dalle cooperative aderenti a Legacoop. L'ammontare va dai 356 milioni di Coop Adriatica ai 10 milioni di Unicoop Firenze. Effettuati prevalentemente tramite società partecipate (Finsoe, Lima, Holmo, Spring 2), gli investimenti sono valutati in bilancio al costo, perché inferiore al valore di stima. Il confronto con il "prezzo di mercato", in ogni caso, evidenzia rilevanti minusvalenze latenti, anche se con ampie fluttuazioni per la volatilità del mercato. A fine 2012, per esempio, Finsoe deteneva 225.307096 azioni ordinarie Unipol (partecipazione di controllo al 50,75%) al prezzo di carico di 9,954 euro, contro il prezzo medio di dicembre in Borsa di 1,467 euro. Risultato: una minusvalenza latente di 1,9 miliardi che, rapportata alla quota del 12,4% del capitale di Finsoe detenuta da Coop Adriatica, si traduceva, al 31 dicembre, in una minus di 237 milioni che, aggiornata ai prezzi attuali (in area 3,99), si riduce a 166 milioni. Fra le coop c'è quindi apprensione per le sorti degli investimenti "strategici".



19 ottobre 2013

Adriano Melchiori, Gianfranco Ursino

Plus24-il Sole 24 Ore



17 giugno 2013

ADDIO AL PROGETTO SUPERCOOP. TASSINARI LASCIA, PEDRONI VERSO IL VERTICE

Vincenzo Tassinari, lascerà
la guida operativa di Coop Italia
Marco Pedroni, 54 anni,
il favorito per guidare Coop Italia

Il braccio di ferro tra emiliani e toscani divide il sistema.
Il nuovo ceo è considerato vicino a Cimbri, alla guida di Unipol Fonsai.
Niente integrazione tra i nove grandi gruppi per farne uno.
Il fronte del no.


Cambia il vertice della cooperazione italiana: se ne va uno degli uomini chiave del largo consumo nazionale e gli alti dirigenti del movimento serrano le file su una nuova governance.

Vincenzo Tassinari lascerà il suo incarico alla guida operativa di Coopitalia. Il manager emiliano non metterà la sua firma sull'inversione di strategia rispetto a quella visione unitaria che era stata formalizzata cinque anni fa, appena spente le braci della vicenda Unipol-Bnl, quando fu introdotta la governance duale in Coopitalia. Allora venne nominato un consiglio di sorveglianza presieduto dal piemontese Ernesto dalle Rive (Novacoop) mentre il consiglio di gestione fu affidato a Tassinari con la missione di centralizzare gradualmente tutte le funzioni commerciali delle coop per avvicinarsi al sogno di dare vita ad un campione nazionale della grande distribuzione.

Il progetto approvato da tutti, mirava ad integrare i 9 grandi gruppi degli scaffali mutuali per farne un solo soggetto con 13 miliardi di fatturato e 8 milioni di soci. Ma quel disegno è tramontato, le coop hanno deciso di fare marcia indietro e di ripartire da zero. Il compromesso sulla governance leggera, con cui Tassinari non è in sintonia, è il prezzo della tregua con i cooperatori toscani e con il loro leader, il 73enne Turiddo Campaini, che dai tempi della scalata alla bnl si trova in opposizione frontale con i colleghi emiliani.

La svolta avverrà ufficialmente il 25 giugno quando si riunirà l'assemblea di Coopitalia per approvare il bilancio del 2012 ed eleggere il nuovo consiglio di gestione. La settimana scorsa il consiglio di sorveglianza ha convocato l'assemblea straordinaria per il secondo punto all'ordine del giorno. Le dimissioni di Tassinari daranno il via ad un domino di poltrone: il manager indicato per sostituire Tassinari è il reggiano Marco Pedroni, un dirigente di 54 anni che è considerato un «giovane» all'interno della Legacoop. Pedroni  attualmente è presidente  di Coop Nordest ed è il numero uno di Finsoe, la finanziaria cui fa capo il controllo di Unipol-Fonsai. Un cumulo di incarichi che ne fa uno degli uomini più potenti della Lega e più vicini al numero uno del gruppo assicurativo, Carlo Cimbri.

Coop Nordest, insieme alle altre due coop emiliane (Adriatica e Estense) è il nocciolo duro dell'azionariato di Unifonsai. Pedroni scioglierà ufficialmente la riserva in questi giorni dopo di che si deciderà chi lo sostituirà a capo della coop reggiana. Come vicepresidente di coopitalia dovrebbe essere riconfermata la manager della Legacoop toscana Maura Latini.

L'addio di Tassinari, che è stato uno dei protagonisti della crescita della cooperazione di consumo in Italia ed è stimato da tutti i capitani della grande industria alimentare nazionale e multinazionale con cui ha trattato, è vissuta come un erore da una parte dei dirigenti e anche da molti competitori. Alcuni fanno notare che ridurre le iniziative di coordinamento e marketing di Coopitalia significa rinunciare ad una fetta del margine della gestione extra-caratteristica che per i bilanci di molte imprese e cruciale.

Ma sono mesi che Unicoop firenze, che è il primo gruppo del settore mutuale con 2,4 miliardi di ricavi pone veti alle iniziative unitarie. La divergenza di strategie è arrivata al punto che Unicoop Firenze ha cambiato nome ai suoi supermercati montando l'insegna Coop.fi al posto del marchio rosso Coop, ufficialmente registrato della Lega.

Un altro fronte di discussione si è aperto sugli ipermercati (Ipercoop) quando i toscani hanno deciso di vendere o di ridimensionari gli spazi e i format dei loro punti vendita. Anche sulla gestione delle promozioni e sulla scelta dei fornitori (per esempio la carne) i toscani hanno imboccato sentieri autonomi rispetto agli altri. Avanti così e allo storico scenario di collaborazione solidale si sostituirà un quadro di disgregazione senza prospettive.

In base al compromesso raggiunto in questi giorni Coopitalia per i toscani non sarà più il centro direzionale e strategico, il nucleo della futura maxi-coop, ma tornerà ad essere una semplice centrale acquisti, tutte le altre decisioni torneranno in mano alle singole cooperative e ai loro padri-padroni.

Il malumore è trapelato ufficialmente. «All'interno di Legacoop - si legge nell'editoriale di Paolo Bedeschi, presidente di Coopreno nel mensile Con - sono state definite regole, una delle quali, tra le più importanti è la transgenerazionalità. Significa che la cooperativa non essendo una società privata non viene tramandata agli eredi degli azionisti ma deve essere trasmessa dai dirigenti eletti pro-tempore a dei nuovi dirigenti scelti dai soci. Per regolamentare questi passaggi venne fissato un limite a 65 anni, in alcune cooperative questa regola viene disattesa, alcuni presidenti hanno superato i 70 anni di età ed altri si fanno rieleggere anche se il limite è superato». Il riferimento neanche troppo velato è al 73enne Campaini e al 67enne Mario Zucchelli, numero uno della Coop Estense, ex capo dei discount Dico, ex numero uno di Finsoe, consigliere di Unipol e di Bper.



17 giugno

Roberta Scagliarini

CorrierEconomia

07 giugno 2013

UNICOOP TIRRENO: PARLA IL PRESIDENTE MARCO LAMI

Intervista de Il Tirreno al Presidente di Unicoop Tirreno, Marco Lami il quale fa sfoggio di ottimismo nonostante il bilancio di nuovo in rosso, determinato - dice Lami - dalla partecipazione in Dico Discount e dai risultati negativi della rete dei punti vendita campani, sui quali però pare aprirsi l'arrivo di un cavaliere bianco (Coop Adriatica ed Estense)

Va male anche la raccolta del prestito sociale che scende dell'11% nel 2012 sulla tendenza negativa gia in atto nel 2012 (-7%)

La Coop punta ad un legame stetto col territorio e ad una riduzione dei prezzi

PIOMBINO. «Vogliamo salvare la nostra presenza in Campania, ma occorre ridurre il costo del lavoro. Così perdiamo fior di milioni che mettono a rischio l’azienda», dice al Tirreno Marco Lami, 58 anni, presidente di Unicoop Toscana, cooperativa nata nel 1945. A Riotorto, dove c’è la sede centrale, lavorano 400 dei 5.600 addetti di Unicoop Tirreno.

Giornata di sole, leggero vento, colori nitidi. Dall’uscita della Variante Aurelia, si vede svettare l’insegna Coop. Rossa, fiammeggiante, ma in crisi, vero, presidente? «Non direi. In questi giorni è tempo di assemblee di bilancio e posso assicurare che Unicoop Tirreno è viva», risponde Lami.

Ma il bilancio si chiude con un passivo di 18 milioni.
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Lami fa chiamare il direttore Fernando Pellegrini, il direttore finanziario, poi sicuro e rassicurato dalla presenza dell’uomo dei numeri, spiega: «No, non è così. Il risultato è frutto della sommatoria di un risultato positivo della gestione ordinaria (commerciale, immobiliare, finanziaria) e di un risultato molto negativo delle poste straordinarie, quest’ultimo determinato dalle perdite della nostra partecipazione nella società dei discount Dico e dai risultati negativi della nostra rete campana».

In numeri?
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 «Nei nostri 110 punti di vendita in Toscana, Lazio, Campania e Umbria registriamo un risultato della gestione ordinaria positivo per 7,5 milioni di euro. I soci, 919.875, aumentano del 2,68% mentre il patrimonio si aggira sui 294,87 milioni di euro. E il fatturato è di un miliardo e 200 milioni».

Ma il bilancio diventa negativo a causa dei 5 punti vendita in Campania e dei Dico che hanno pesato negativamente per 28 milioni. Come intende far fronte a queste criticità?

«La società Dico (in perdita da tempo) è stata venduta ad un altro operatore acquisendo in cambio 54 supermercati nel Lazio che saranno gestiti da una nuova società formata dalle stesse cooperative proprietarie di Dico».

E la presenza in Campania?

«Noi siamo presenti in Campania dagli anni 90. Oggi abbiamo 3 Ipercoop (Afragola, Quarto e Avellino) e due supermercati (Napoli-Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere). Le continue e ingenti perdite hanno indotto il cda a dare mandato alla dirigenza di trovare soluzioni definitive».

Intanto sono scattate le lettere di mobilità per 250 dipendenti campani...

«Noi siamo disposti a discutere con i sindacati. Ma partendo dal fatto che il costo del lavoro va ridotto sensibilmente. Perché in Campania ad un mercato debolissimo in termini di capacità di spesa dei consumatori si assomma una concorrenza esagerata e una pianificazione commerciale mancata».

Addio Campania?

«No, noi siamo interessati a mantenere il marchio Coop. Per questo siamo alla ricerca di partner.

Con quali risultati?

«Al momento si è registrato un interesse di due coop emiliane: Coop Adriatica e Coop Estense, che potrebbero entrare in campo con noi. Noi siamo interessati a mantenere il marchio coop in Campania, suddividendo le quote in tre parti. Ma l’accordo è possibile se saremo in grado di elaborare un piano industriale credibile».

In questi dati negativi ha influito la grande criminalità?

«La grande criminalità esiste anche se noi siamo riusciti ad evitare qualsiasi coinvolgimento, ma nel nostro caso appellarsi alla grande criminalità è come dare la colpa all’arbitro se uno perde la partita».

Altra criticità: la diminuizione del prestito sociale?

«Complessivamente l’ammontare dei prestiti dei soci è di un miliardo e 170 milioni al 31 dicembre 2012. E non può superare il quintuplo del patrimonio netto che è di 300 milioni. Nel 2011 il prestito sociale ha avuto un decremento di 122 milioni pari al 7% mentre nel 2012 145 milioni pari all’11%. A partire però da metà del 2012 abbiamo introdotto il deposito vincolato, un prodotto finanziario che ha consentito un cambiamento di trend».

E il nuovo centro commerciale di Livorno?

«Tutto procede nella direzione giusta, entro il 2014 lo apriremo».

Ma di là della vendita dei rami secchi, quale è la strategia di Unicoop Tirreno per i prossimi anni?

«La nostra idea è che vince chi ha un’immagine netta. Noi puntiamo ad un forte legame con il territorio, innanzitutto con la presenza e l’attività della nostra base sociale, con prodotti di qualità legati alle zone e ai produttori dei luoghi dove siamo presenti noi. E soprattutto ad una nuova politica dei prezzi».

Di cosa si tratta?

«Noi lo chiamiamo nuovo modello di vendita. Si tratta di essere, in una determinata zona, l’azienda leader per i prezzi più bassi. Abbiamo iniziato da Viareggio e dal Lazio con prezzi mediamente abbassati del 5%. E i risultati sono stati molto positivi con un incremento di vendite del 5,3 per cento. In estate vogliamo applicare questo modello alla rimanente Versilia e entro il 2014 a tutta la Toscana».



5 giugno 2013

Mario Lancisi

Il Tirreno


06 giugno 2013

LA VICENDA DICO: 400 PERSONE IN MOBILITA'


Coop ha svenduto una delle sue aziende, Dico spa, a un gruppo privato e adesso oltre 400 persone - di cui 100 nel solo territorio di Prato - rischiano di perdere il posto di lavoro




La nuova proprietà ha infatti comunicato che queste persone sono esuberi e per loro verrà aperta una procedura di mobilità.




Come siamo arrivati a tutto questo?

Dico nasce nel 1994 dalla fusione di 7 delle 9 cooperative italiane facenti capo a COOP ITALIA: COOP ADRIATICA, COOP ESTENSE, COOP CONSUMATORI NORDEST, NOVACOOP, UNICOOP TIRRENO, COOP LIGURIA, COOP LOMBARDIA.

Dal 1999 la società ha il suo centro direzionale a Prato, in cui operano attualmente circa 100 persone.

Nel 2010 alla presidenza di DICO viene nominato Mario ZUCCHELLI, già presidente di COOP ESTENSE. Quell’anno rappresenta la svolta per DICO SpA.

Zucchelli chiama a guidare DICO, il manager di Eurospin Antonio LANARI.
Lanari riceve di fatto carta bianca da Zucchelli e si circonda di un team di lavoro proveniente da Eurospin (nelle figure di Arrigoni, Pisacane, Zingarlini). Da quel momento vengono messe in campo una serie di iniziative fallimentari:

1. apertura di una seconda sede a Bologna, brutta copia della sede di Prato
2. Introduzione della vendita di Piante e Fiori che comporterà una perdita di milioni di euro l’anno
3. Inserimento massivo di extralimentari spesso di pessima qualità (nel 2013 sono stati sfiorati 10milioni di euro di giacenze)

Nel periodo compreso tra il 2010 e il 2013 le perdite per DICO Spa iniziano a farsi sempre più pesanti, tanto che Il biennio 2011-2012 si chiuderà con perdite per quasi 50 milioni di euro.

Nel corso del biennio sia a Zucchelli che a tutto il CDA di DICO viene fatto presente più volte la situazione che si sta delineando.

Nonostante i numeri ben chiari ricevuti più volte le COOP decidono ogni volta di rinnovare la fiducia.

Da parte di tutti i lavoratori DICO, in particolare quelli della Sede che percepivano la drammaticità della situazione, nel corso di tutto il biennio c’è sempre stata una forte preoccupazione. Ma ad ogni incontro avuto con Lanari (l’unico interlocutore con cui è stato possibile confrontarsi visto che le Coop non si sono mai presentate) viene sempre dichiarato che la situazione è sotto controllo e che chi si preoccupa sta solo creando allarmismo fra i colleghi.

Però, a Marzo 2013 – appena dopo il termine delle elezioni politiche - tutti i lavoratori DICO apprendono dagli organi di stampa che è in atto un’operazione per la vendita delle quote di DICO ad un gruppo privato. Un’operazione che tecnicamente viene definita di scambio quote, in quanto a fronte di circa 340 negozi (più 6 magazzini e 2 sedi) che dalle COOP andavano al gruppo privato, le COOP prendevano in cambio 54 supermercati nel Lazio.

In tutta l’operazione nessun cenno era fatto al destino dei 1.787 dipendenti di DICO operativi sul territorio nazionale.

Di tale operazione nessuno era stato portato a conoscenza, né la dirigenza DICO, né i lavoratori, né le organizzazioni sindacali. Un’operazione che, come poi sarà ammesso dalle cooperative, andava avanti da mesi, ma tutta gestita nella massima segretezza.

All’interno di DICO c’è stata come era prevedibile una grande mobilitazione che si è concretizzata il 22 Marzo con uno sciopero nazionale e la manifestazione sotto la sede di COOP ITALIA a Bologna dove era riunito l’ultimo CDA di DICO.

In tale fase una delegazione di DICO è stata ricevuta da Zucchelli e Lanari. In tale occasione Zucchelli si è formalmente impegnato, firmando anche una impegnativa di suo pugno, a presenziare (lui o un delegato per le cooperative) agli incontri che ci sarebbero stati tra le organizzazioni sindacali e la nuova proprietà.
In tale occasione Zucchelli ha utilizzato anche la felicissima espressione che la DICO era da considerare
morta (menomale non ha detto la stessa cosa dei 1.787 dipendenti!).
Successivamente a tale impegnativa ci sono stati ben 3 incontri (2 nazionali ed uno locale su Prato) tra la nuova proprietà e le organizzazioni sindacali, ma né Zucchelli stesso, né altre persone su delega delle cooperative si sono presentate in nessuna occasione.

La nuova proprietà ha ufficialmente preso possesso di DICO dai primi giorni di Aprile, le organizzazioni sindacali hanno in più occasioni tentato di contattare le cooperative, organi di stampa, media per esprimere le loro paure sul fronte occupazionale.
Abbiamo provato più volte in ogni modo a richiamare le cooperative a rispettare quello spirito di etica e rispetto della dignità della persona che dovrebbe far parte del loro DNA. Ci siamo però trovati di fronte un muro di gomma contro il quale si sono infrante tutte le nostre legittime richieste.

Le prime tre operazioni importanti messe in atto dalla nuova proprietà sono state:

1. Chiusura della Sede di Bologna
2. Chiusura dei negozi in grossa perdita
3. Cambio del management aziendale

Soprattutto a seguito delle chiusura dei negozi sono già partite le prime lettere di licenziamento che fortunatamente siamo riusciti a bloccare sperando di poter far rientrare tali licenziamenti in un contesto più ampio di ammortizzatori sociali.

Il 27 Maggio abbiamo avuto un nuovo incontro tra organizzazioni sindacali e nuova proprietà per la presentazione del piano industriale di rilancio di DICO SpA.
Accanto a lodevoli e belle iniziative di rilancio dei negozi, sviluppo di nuovi punti vendita, riduzione dei costi, ci sono state presentate anche alcune iniziative che hanno destato una profonda e motivata preoccupazione.

In particolare ciò che ci è stato presentato è stato:
1. Chiusura dei negozi in forte perdita (una numerica compresa tra 32 e 65 punti di vendita)
2. Chiusura di due magazzini (uno a Roma e uno nelle Marche)
3. Chiusura delle due sedi di DICO di Prato e Bologna

La numerica dei dipendenti coinvolti in tali operazioni di chiusura ammonta a 419 persone.
Solo la sede di Prato si trovano occupati al momento 100 dipendenti.
Le chiusure sono state programmate per il secondo semestre 2013.

Da parte della nuova proprietà c’è stato ribadito l’impegno di ricollocare il maggior numero di persone possibili, disponibilità confermata da quanto accaduto su alcuni negozi in provincia di Roma, i cui dipendenti sono stati ricollocati praticamente in massa su altri negozi in zona.
Ma tale operazione non può gioco-forza essere messa in atto per la sede di Prato, data la numerica molto alta delle persone coinvolte e i pochissimi negozi DICO in zona.

A conferma di ciò ci è stata indicata la certezza di una numerica alta di esuberi e l’avvio ad inizio di Giugno di una procedura di mobilità che riguarderà principalmente i lavoratori di Prato.

Siamo pertanto qui a rivendicare con forza i nostri diritti.

Ed in virtù di questo,

Chiediamo alle Coop tutte di assumersi una volta per tutte la profonda responsabilità di questi "FIGLI DI UN DIO MINORE" che hanno abbandonato e nei confronti dei quali non hanno mai perso occasione per dimostrare il loro disinteresse. Chiediamo anzi pretendiamo che tornino a mettere in atto quei valori etici e morali che professano in tutte le loro attività. Soprattutto alla luce di una fase in cui tutte le Coop investono denari in nuovi progetti (acquisizione degli Aligrup in Sicilia, acquisto dei Despar nel Lazio, interessamento alla catena Billa, investimenti nei distributori carburanti, sponsorizzazione a Expo 2015), allora ci chiediamo perché non si sia voluto dare fiducia ai DICO, magari facendo un cambio di management.

Chiediamo alle Coop un atto di onestà intellettuale, ammettendo gli errori fatti nel scelta del management DICO. Errori fatti e procrastinati rinnovando pedissequamente la fiducia a chi stava portando la DICO al fallimento.
Errori che la nuova proprietà ha subito individuato e messo in atto fin da subito un radicale cambio di management.

Chiediamo alle istituzioni locali, per primo al comune, ma anche alla provincia e alla regione di intervenire con tutti i mezzi a loro disposizione di farsi garante di fronte al drammatico scenario di perdita posti di lavoro soprattutto sul territorio.
In una fase di crisi come quella attuale, lo scenario di un’ingente perdita occupazionale e la possibile perdita di interlocutori commerciali crea una preoccupazione ancora più forte soprattutto su un territorio come quello pratese che sta già pagando un prezzo caro per questa crisi.

Chiediamo alla nuova proprietà il massimo impegno e la massima fiducia nella professionalità dei lavoratori DICO per garantire la massima continuità occupazionale in questa fase così delicata.
Chiediamo a Voi organi di informazione di portare alla luce la nostra storia.

Grazie.



5 giugno 2013

RSA DICO PRATO