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25 aprile 2013

UNICOOP TIRRENO CHIUDE L'IPER DI AFRAGOLA E LICENZIA 250 DIPENDENTI

La gestione fallimentare di Unicoop Tirreno: «negli ultimi 5 anni persi 80 milioni di euro», ma a pagare sono solo i dipendenti

Mobilità per 225 dipendenti dell'ipercoop di Afragola


Perderanno il posto anche 18 lavoratori su 162 addetti nell’ipercoop di Avellino, 5 su 167 nell’iper di Quarto e 2 su 57 nel supermercato di Napoli-Arenaccia.

Una brutta vicenda che segna una delle pagine più nere del movimento cooperativo, di seguito ricostruita
brevemente.



Quella dell'uscita di Unicoop Tirreno dalla Campania è un'intenzione che la Coop toscana non ha certo tenuto nascosta. Facendo un rapido excursus, bisogna obbligatoriamente ricordare innanzitutto la chiusura dei punti vendita di Solofra (AV), Castellammare di Stabia (NA), Soccavo (NA) e Nocera (SA). Unicoop Tirreno cedette i negozi dopo una complessa trattativa ad una società che non garantì la continuità aziendale e che infatti chiuderà i battenti nel giugno 2010. Per chi vuol farsi un'idea precisa di quel disastro che mette in luce tutta una serie di responsabilità, da Unicoop a sindacati, la lettura di questo articolo è illuminante. Da quella vicenda è nata una lotta condotta in solitario da un gruppo di ex dipendenti di Unicoop Tirreno che continua tutt'oggi.

Questi segnali però furono ignorati dalle maestranze e dai sindacati negli Ipercoop che oggi si trovano a subire lo stesso trattamento dei colleghi dei punti vendita citati che furono lasciati soli. Probabilmente si pensò che strutture come gli iper non sarebbero state toccate, invece fu un grave errore non stare a fianco di quei lavoratori.

E così il contagio arriva ad Afragola già dall'ottobre dello stesso anno (2009). In seguito Unicoop Tirreno  manderà messaggi ben chiari. L'Iper di Afragola entra nel mirino di Unicoop almeno dal marzo 2011 e viene definita senza mezzi termini: un ramo secco.

Ma i sindacati, Filcams-Cgil in testa, che hanno giocato un ruolo non proprio chiaro e coerente in tutte queste vertenze, paiono minimizzare. I lavoratori sembrano subire rassegnati e impauriti. Si arriva così in tempi recenti con gli scioperi negli iper campani, segnati dalla trattativa di Unicoop Tirreno con il chiacchierato imprenditore casertano Catone (addirittura c'è chi dà l'accordo per certo) che poi invece abbandonerà il campo dopo che, sotto la spinta del sindacato di base USB, i lavoratori avevano respinto tramite referendum quell'opzione. Anche qui la posizione della Filcams-Cgil locale non è certo limpida. Fin dal novembre 2012 era arrivata persino a comunicare che la cessione del 49% delle quote dei negozi di Unicoop Tirreno a Catone, elemento su cui ruota la trattativa, fosse già avvenuta: [...] piano di vendita deliberato dalla UNICOOP TIRRENO, che ha ceduto il 49% della proprietà della rete campana, ad un imprenditore del casertano.

Dobbiamo segnalare anche che, nonostante alcune iniziative abbiano cercato di sensibilizzare il Mondo Coop, i carotaggi messi in atto da alcune Coop emiliane non hanno portato a nessun esito.

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Perdite per 14 milioni di euro nel 2012 (circa 80 milioni negli ultimi cinque anni) hanno spinto Unicoop Tirreno ad aprire una procedura di mobilità per 250 dipendenti su 677 complessivi della Campania, prevedendo così la chiusura dell’ipermercato di Afragola. A questo si aggiunge il mancato accordo con un imprenditore privato locale, respinto dalla maggioranza dei lavoratori campani.

I LICENZIAMENTI – I tagli si concentrano, dunque, nell’ipermercato di Afragola, nel centro commerciale Le Porte di Napoli dove ci saranno 225 licenziamenti sui 226 dipendenti. Perderanno il posto anche 18 lavoratori su 162 addetti nell’ipercoop di Avellino, 5 su 167 nell’iper di Quarto e 2 su 57 nel supermercato di Napoli-Arenaccia. Nessun esubero nel supermercato di Santa Maria Capua Vetere dove lavorano 45 persone.

LA PROCEDURA DI MOBILITA’ – La procedura di mobilità prevede 45 giorni di tempo per la discussione e il confronto con le organizzazioni sindacali; se questa prima fase non porterà a risultati, si passa ad una seconda fase della durata di 30 giorni di tavolo di confronto presso un ente istituzionale. «La Cooperativa è disponibile – si legge in una nota – nel lasso di tempo consentito dalla procedura e mantenendo fermo l’obiettivo della sostanziale riduzione delle perdite, ad esaminare soluzioni credibili» proposte per risolvere la crisi. «Non avremmo voluto arrivare a questo punto – afferma Unicoop Tirreno – abbiamo tentato ogni strada».



24 aprile 2013

www.campaniasuweb.it



06 marzo 2013

L'AQUILA, LA COOP AL TORRIONE RESTA APERTA PER UN ALTRO ANNO

Il giudice rigetta la richiesta di sfratto e la Coop resterà aperta sino al 2014

La Coop aveva minacciato di abbandonare il capoluogo abruzzese in caso fosse stata accolta la richiesta dello sfratto esecutivo

Gli 85 dipendenti sperano ceh non sia solo un prolungamento dell'agonia

 
L’AQUILA - La vertenza dei dipendenti della Coop all’Aquila è ancora aperta, ma ancora per un anno avranno salvo il posto di lavoro.

Il giudice del Tribunale del capoluogo abruzzese, infatti, ha rigettato la richiesta di sfratto esecutivo presentata dal proprietario dell’immobile in cui è ospitato il supermercato sito nel quartiere Torrione.

Il punto vendita della Coop, quindi, potrà rimanere aperto almeno fino al 2014, quando scadrà il contratto di locazione.

Un piccolo respiro di sollievo per i dipendenti che, però, non sono tranquilli a lungo termine.

”Speriamo che non sia stata solo allungata la nostra agonia - affermano - noi vogliamo continuare a lavorare. Come faremo a trovare un altro impiego in una città devastata dal terremoto e in piena crisi occupazionale?”.

Nel frattempo il segretario provinciale della Filcams-Cgil Emilio Speca ha chiesto un incontro ai responsabili della Coop, perché ”vorrei conoscere le loro intenzioni dopo la sentenza del giudice. Non ho notizie ufficiali sulla sentenza del Tribunale - svela - Dobbiamo assolutamente salvaguardare il posto delle 85 maestranze”.

La Coop aveva minacciato di abbandonare il capoluogo abruzzese in caso fosse stata accolta la richiesta dello sfratto esecutivo per il punto vendita al Torrione e di conseguenza di chiudere anche l’altro supermercato nella frazione aquilana di Bazzano.

Viste le peripezie sul supermercato del quartiere del Torrione, la Coop potrebbe bloccare anche la realizzazione di un altro supermarket nella zona di Scoppito (L’Aquila).

Un’altra possibilità di ulteriori posti di lavoro, in questo caso potenziali, che vanno in fumo.
 



6 marzo 2013

Stefano Castellani

AbruzzoWeb   




21 gennaio 2013

COOP CENTRO ITALIA, SFRATTO AL TORRIONE (AQ), RISCHIO CHIUSURA

La proprietà dello stabile non rinnova l’affitto e mancano siti alternativi

Raggi: «Vorremmo restare ma sarà difficile».


A rischio 130 posti di lavoro



L’AQUILA. La Coop potrebbe lasciare la città. Il 31 dicembre scorso è scaduto il contratto di affitto dello stabile dove ha sede il supermercato del Torrione, ma la proprietà non è intenzionata a rinnovarlo. In mancanza di una soluzione o di una valida alternativa, l'azienda potrebbe decidere di chiudere anche l'altro punto vendita, a Bazzano.

Un solo supermercato, questa la valutazione della Coop, sarebbe antieconomico. Ieri, il presidente della Coop Centro Italia, Giorgio Raggi, ha incontrato il sindaco Massimo Cialente, per fare il punto della situazione. A rischio ci sono 130 posti di lavoro: tanti sono, infatti, i dipendenti dislocati nei due punti vendita della città. «Abbiamo ricevuto lo sfratto da parte dei proprietari dello stabile del Torrione», fa sapere Raggi, «il contratto di affitto è scaduto lo scorso 31 dicembre, ma nonostante la nostra offerta, superiore del 30 per cento alla somma finora pagata, ci è stato intimato di lasciare libero il locale». Nessuna trattativa, dunque, anche rispetto a un aumento considerevole del canone di affitto, fissato fino al 2012 in 320mila euro annui. «Ho avuto un colloquio - dice Raggi - che ha mostrato grande disponibilità. La Coop Centro Italia vuole confermare la sua permanenza sul territorio, a patto che ci siano le condizioni per farlo».

Con la chiusura del supermercato del Torrione scatterà la cassa integrazione per 50 lavoratori. Ma il segnale più grave riguarda la permenenza della Coop all'Aquila: «Con lo sfratto esecutivo saremo costretti a chiudere», evidenzia Raggi, «stiamo cercando altre soluzioni, ma trovare spazi adatti non è facile. E' evidente che non possiamo mantenere aperto un solo supermercato: sarebbe antieconomico».

La Coop prima del terremoto era presente sul territorio con tre punti vendita: il supermercato del Torrione è stato riattivato a una quindicina di giorni dal disastroso evento sismico. Nel 2011 è stato inaugurato il nuovo ipermercato di Bazzano, nella zona est. Dei 130 dipendenti, 110 sono tornati regolarmente al lavoro, mentre una ventina usufruiscono della cassa integrazione a rotazione. «La proprietà dei locali del Torrione non ha fornito margini di trattativa», conclude Raggi, «abbiamo avanzato un'offerta economica vantaggiosa rispetto al passato, facendo lievitare l'affitto del 30».
Una battaglia legale che vedrà presto il pronunciamento del tribunale dell'Aquila. 



19 gennaio 2013

Monica Pelliccione 

ilcentro.gelocal.it



22 novembre 2012

VENDUTA L'IPERCOOP DI AVELLINO, SABATO LAVORATORI IN SCIOPERO

Unicoop Tirreno sta gestendo l'uscita dalla Campania nel peggiore dei modi, il che fa riflettere sulla situazione complessiva della cooperativa toscana
L'articolo che proponiamo è più che imbarazzante per coloro i quali riconoscono ancora il mondo Coop portatore di valori

La risposta del sindacato appare quantomeno sospettosamente tardiva


Le organizzazioni sindacali di categoria, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Tucs hanno proclamato una giornata di sciopero dei lavoratori dell’Ipercoop di Avellino, unitamente ai lavoratori di tutte le strutture campane che fanno capo al marchio Coop. I motivi dell’agitazione e dell’astensione dal lavoro si riferiscono al piano di vendita deliberato dalla UNICOOP TIRRENO, che ha ceduto il 49% della proprietà della rete campana, ad un imprenditore del casertano. Le sedi che saranno dunque cedute sono quelle di Afragola, Quarto, Arenaccia, S. Maria Capua Vetere e di Avellino che ha in organico oltre 150 dipendenti.

“Nonostante l’ufficialità del piano di vendita - dichiarano le organizzazioni sindacali – l’azienda UNICOOP TIRRENO si sottrae ad ogni tipo di confronto, evitando di far conoscere ai lavoratori il proprio futuro lavorativo e i soggetti che hanno acquisito la rete campana. Ancor più preoccupante l’aspetto per il quale si rincorrono voci, mai smentite da UNICOOP TIRRENO, riguardo alla cessione ad un noto imprenditore campano già operante nel settore commerciale e della grande distribuzione, senza che i lavoratori e le organizzazioni sindacali possano essere messe a conoscenza delle intenzioni dell’acquirente, riguardo alla produttività ed ai livelli occupazionali delle sedi campane”.

I lavoratori dell’Ipercoop di via Pescatori, nella giornata di sabato 24 novembre presidieranno il punto vendita di Avellino, dove i rappresentanti sindacali incontreranno gli operatori dell’informazione, per illustrare le motivazioni alla base dell’agitazione e le preoccupazione dei lavorativo riguardo al proprio futuro occupazionale. Si comunica che domani i lavoratori incontreranno a Napoli, l’assessore alle attività produttive del capoluogo partenopeo, Enrico Panini. Per Avellino, i lavoratori hanno interessato il Prefetto ed il commissario prefettizio del capoluogo irpino, per manifestare le preoccupanti ricadute che la fuga dell’UNICOOP TIRRENO potrebbe determinare nel comparto del commercio, già pesantemente colpito dalla crisi.



22 novembre 2012

Irpinia News



COOP CAMPANIA - UNICOOP TIRRENO

CONFERENZA STAMPA NAPOLI COORDINAMENTO LAVORATORI USB



20 novembre 2012

UNICOOP TIRRENO LASCIA LA CAMPANIA

Nessuna lettera è stata inviata dall’azienda ai lavoratori, per il momento.

La conferma della «trattativa ormai in fase avanzata di cessione del marchio in franchising e della vendita di depositi e magazzini » è arrivata dall’assessorato al Lavoro del Comune Enrico Panini


Napoli - IN CENTO si sono presentati nella Sala Nugnes del palazzo del consiglio comunale in via Verdi. Poi, nel pomeriggio, l’incontro con il presidente Giorgio Napolitano in prefettura. I lavoratori dell’Ipercoop lottano perché la cooperativa non lasci la Campania e non abbandoni loro nell’incertezza. La notizia che l’Unicoop Tirreno (presidente Marco Lami) lascia la regione circola da giorni ma solo ieri i lavoratori ne hanno avuto la certezza.

Nessuna lettera è stata inviata dall’azienda ai lavoratori, per il momento. La conferma della «trattativa ormai in fase avanzata di cessione del marchio in franchising e della vendita di depositi e magazzini » è arrivata dall’assessorato al Lavoro del Comune Enrico Panini. E loro, i lavoratori, scrivono una lettera al presidente Napolitano: «Rischiamo di perdere non solo il posto ma la perdita di valori e di una modalità di lavoro onesto e sano che in una terra come quella campana è difficile da ritrovare ». Il riferimento è allo spirito cooperativistico e all’attività di Vanda Spoto nella regione. «Siamo e operiamo in una realtà cooperativistica - concludono i dipendenti - dove i valori etici, umani e sociali sono al centro e stiamo assistendo invece alla perdita di garanzia dei redditi per molte famiglie e una perdita di socialità in cui tanti di noi hanno creduto ».

Mille i dipendenti a rischio, 2 i supermercati e 3 gli ipermercati da dismettere e cedere in franchising all’azienda Catone, probabile acquirente della provincia di Caserta. «Vogliamo evitare il caso della Carrefour di Casoria - dice una lavoratrice - da 2 anni i lavoratori sono in bilico, prendono la cassa integrazione ma non sanno cosa sarà del loro futuro. Temiamo che un acquirente del nostro territorio ci lasci senza prospettive». «La situazione è preoccupante - sostiene Francesco Staccioli del sindacato Usb - in primis perché la decisione di lasciare la Campania è del tutto territoriale, poi perché il passaggio da un contratto di cooperativa a un privato comporta una riduzione notevole del trattamento per i dipendenti. Non è ammissibile che una bad company gestisca il personale. Si rischia la perdita di occupazione e di salario».

Sin dall’inizio, l’avventura Ipercoop in Campania non è stata semplice, tra battaglie per i permessi, i ricorsi dei commercianti e lo scandalo assunzioni. Quattro anni fa, le prime avvisaglie. Unicoop Tirreno lascia cinque supermercati a Castellammare di Stabia, Nocera Inferiore, Solofra, Rione Traiano a Soccavo e Teverola, in provincia di Caserta, con 150 lavoratori e 25 mila soci.
 
 
 
20 novembre 2012
 
(tiz.co.)
 
La Repubblica
 
 
 
L'Ipercoop di Afragola-Acerra e quello di Quarto stanno per essere ceduti a una società privata
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Napoli - C’è un accordo preliminare che stabilisce i tempi di chiusura della trattativa (tra qualche mese) ma la notizia sta già facendo il giro degli ambienti che contano: L’Ipercoop di Afragola-Acerra e quello di Quarto stanno per essere ceduti a una società privata. Dipendenti, merci e mezzi saranno trasferiti a un imprenditore casertano.

L'ipercoop di Quarto (NA)


L’operazione sarà poi estesa anche agli altri impianti di Unicoop Tirreno, la coop toscana della grande distribuzione. Oltre agli ipermercati di Afragola (210 addetti) e Quarto (180) saranno interessati alla cessione l’ipermercato di Avellino (161) e i supermercati di Napoli-Arenaccia (51) e di S.M. Capua Vetere (60). Complessivamente si tratta di 662 dipendenti attualmente di Unicoop Tirreno e di altri 300 dell’indotto, il cui futuro non è ancora delineato.

Il trasferimento dovrebbe essere concretizzato con una società mista, controllata al 51 per cento dalla Unicoop e al 49 dall’impresa che entrerà in possesso di addetti, merci e logistica. In capo alla Unicoop resterà per il momento il marchio e il prestito sociale. L’attività commerciale sarà affidata all’acquirente.

La notizia è stata confermata dall’assessore comunale di Napoli, Sergio D’Angelo, intervenuto nella sua veste di ex presidente della Lega Coop Campania all’assemblea dei lavoratori, svoltasi ieri nella sala multimediale del consiglio comunale partenopeo. La riunione è stata organizzata dal sindacato Usb Hanno partecipato circa 100 dipendenti delle varie strutture.

Temono di perdere tutto. La notizia della cessione imminente degli Ipercoop è stata confermata anche dall’ europarlamentare Pd Andrea Cozzolino, che ha ricevuto una delegazione dell’assemblea nella sede della Fondazione Sudd, al corso Umberto. «Siamo contro una vendita oscura - ha dichiarato Cozzolino - che non sia chiara e che non dia prospettive». «Comunque non è detto - è la speranza dall’europarlamentare - che la trattativa si chiuda con un solo imprenditore: in Campania sono disposte a venire le cooperative emiliane e sempre qui ci sono imprese serie, in grado di garantire produzione e occupazione».

I timori scaturiscono dal fatto che l’imprenditore che ha stipulato l’accordo preliminare con Unicoop è stato arrestato nel 2011 per una sospetta bancarotta. «L’intento è di attaccare l’occupazione, i salari e i diritti - è il commento di Francesco Iacovone, dell’Usb – l’unica strada è la lotta». L’assemblea dei lavoratori ha votato per lo sciopero, entro dicembre. I confederali hanno chiesto a Unicoop un incontro.



20 novembre

il Mattino

Pino Neri



04 novembre 2012

IL DRAMMA DEI LAVORATORI EX UNICOOP TIRRENO DELLA CAMPANIA IN UNA LETTERA

Riceviamo e pubblichiamo un'accorata e addolorata lettera di un ex dipendente del l'ex negozio di Unicoop Tirreno di Nocera Inferiore





Il calvario per questi nostri colleghi inizia nell'aprile del 2009 con una lettera di licenziamento che fa seguito alla cessione di ramo aziendale da parte di Unicoop Tirreno ad una società campana, la Cavamarket, che ne avrebbe dovuto assicurare la continuità lavorativa. Non sarà così.


Mi chiamo Vincenzo Granito e sono stato dipendente della COOP di Nocera Inferiore per 18 anni.
Scrivo questa lettera per descrivere, almeno in parte, la terrificante situazione in cui io e la mia famiglia siamo costretti a vivere a causa delle scelte aziendali della UNICOOP TIRRENO.


Ho 50 anni,una moglie casalinga (non per scelta ma perché è stato impossibile trovare lavoro), 3 figli che ancora vanno a scuola (tra cui una bimba di appena 5 anni), un mutuo da pagare e tante spese che non riesco più fronteggiare da quando, dall’oggi al domani, sono rimasto disoccupato.


Ho lavorato per quest’azienda sempre con puntualità e coscienza, fiero di essere riuscito a far parte della grande famiglia che pensavo fosse la COOP, rispettando i colleghi e l’azienda stessa che mi aveva permesso a trent’anni, di guardare finalmente con fiducia al futuro.


Ero orgoglioso, dicevo. Orgoglioso di far parte di un’azienda che da sempre si muove nel campo del sociale attraverso iniziative benefiche, tenendo ben presente anche l’aspetto etico nella scelta dei prodotti a marchio Coop. Ora mi sembra così incredibile pensare ad un società che si vanta di fare del bene e che non è, però, riuscita a pensare a tutte le famiglie che all’improvviso si sono trovate a vivere nel peggiore degli incubi: quello di dover negare ai propri figli le più semplici cose, dire "non so se domani avremo i soldi per mangiare"!


Non ho vergogna ad esprimere la mia disperazione, un malessere interiore sempre più grande, sempre più profondo, il terrore del domani perché so che per me, ormai cinquantenne, sarà quasi impossibile trovare un lavoro che mi possa permettere almeno di non far soffrire la fame a mia figlia di 5 anni, che sicuramente, come i tanti bambini sfortunati degli altri paesi che la coop cerca di aiutare, ha diritto di crescere nel migliore dei modi.


Il mio sogno più grande, quello che faccio ogni volta che riesco a dormire un po', è quello di poter continuare a lavorare con la COOP e poter guardare, senza dover abbassare gli occhi, la mia famiglia, fiducioso.



La vicenda riassunta in un articolo di Antonella Beccaria dal quale riprendiamo i passaggi principali:

Quattro supermercati: un ramo d’azienda da vendere 

Ma come si è arrivati a questa situazione? Per raccontarla, questa storia, occorre fare un passo indietro e tornare al 1999 quando la Coop Campania, dopo un breve transito sotto la Coop Toscana-Lazio, passa in un piano di riorganizzazione territoriale sotto la Unicoop Tirreno, che ha sede a Piombino e che al suo attivo ha 111 punti vendita di varie dimensioni, 820 mila soci e 6.300 dipendenti. Tra il 2008 e il 2009, però, iniziano a percepirsi i primi problemi: per ragioni di bilancio, quattro supermercati campani devono essere ceduti come ramo d’azienda. Una volontà ufficializzata il 19 aprile 2009 con la lettera di licenziamento recapitata a una sessantina di lavoratori. Ma non c’era da preoccuparsi, dicevano in azienda, perché sarebbero stati assorbiti dalla nuova società.

Tutto a posto, dunque? Mica tanto perché il primo acquirente a farsi avanti è l’azienda Cavamarket di Antonio Della Monica, a cui in Campania è demandata la gestione del marchio Despar. La Filcams Cgil si oppone, i dipendenti rumoreggiano e inizia un braccio di ferro contro la cessione perché il timore è che i contratti di lavoro non vengano rispettati, una volta perfezionata la vendita. La situazione viene resa pubblica e un volantinaggio organizzato dai sindacati attira l’attenzione al punto che la Cavamarket, dopo una serie di incontri napoletani e romani tra le aziende, si tira indietro. Il suo posto viene preso da un imprenditore di Castellammare di Stabia, Michele Apuzzo, che gestisce il marchio Sunrise e che, visure camerali alla mano, risultava proprietario della Immobilmare Srl (dalla cui compagine societaria la Cavamarket è passata uscendone quasi subito). Si tratta di una società creata nel 2003 e con un capitale sociale di 95 mila euro interamente versati, ma che fino al 2009 non risultava aver gestito attività economiche né aver fatturato alcunché.

Insomma, la storia aziendale della Immobilmare inizierebbe con i supermercati di Solofra, Castellammare di Stabia, Soccavo e Nocera e i suoi primi dipendenti sarebbero proprio quelli che giungono dalla Unicoop Tirreno. Sessanta persone in tutto, a cui era stato chiesto per il tramite del sindacato se fossero disposti ad andarsene. In caso affermativo sarebbero stati messi in mobilità per un periodo variabile tra i tre e i quattro anni, a seconda dell’età. «Il suggerimento del sindacato è stato quello di accettare la proposta perché, in caso contrario, i dipendenti avrebbero potuto fare una brutta fine con la nuova azienda», dice Carlo Vuolo, ex dipendente della Unicoop Tirreno e rappresentante sindacale del punto vendita di Nocera Inferiore. Ma Vuolo, 46 anni, residente a Sarno e con tre figli da mantenere, ha fatto quello che diversi colleghi hanno deciso: in diciassette rifiutano l’opzione di abbandonare il campo e vanno avanti nella battaglia per un posto di lavoro.

E arrivano i licenziamenti per tutti
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Di fronte a questa scelta, però, la Filcams locale e nazionale si tirano indietro e il matrimonio-cessione tra Unicoop Tirreno e Immobilmare prosegue. Di questi diciassette dipendenti, riuniti intorno a un comitato sindacale di base (con cui successivamente l’Immobilmare non vorrà trattare perché – scriverà l’azienda – non appartiene alle associazioni che hanno firmato i contratti collettivi), inizia un tour de force tra carte bollate, avvocati, querele e trattative (o presunte tali). Se all’inizio, per esempio, i dieci di Nocera prendono servizio, il rapporto con la nuova azienda va avanti per poco, fino a giugno 2010, in condizioni in cui si lamenta un crescente precariato. Poi arriva il licenziamento. Ma va ancora peggio ad altri esercizi commerciali. Il magazzino di Soccavo, sottoposto a lavori di ristrutturazione, non apre perché i lavoratori sono finiti in cassa integrazione. Invece a Solofra, quello delle cause vinte dalle due dipendenti, non solo non si inizia alcuna attività commerciale, ma il locale che dovrebbe diventare il nuovo supermercato va a fuoco senza che si sia capito come e perché. Il risultato, per tutti, non cambia: perdita del posto di lavoro.

Michele Apuzzo, amministratore della Immobilmare, nel frattempo si è sfilato. È l’agosto 2010 e il suo incarico è stato assunto da un uomo di Pignataro Interamna, provincia di Frosinone, che si chiama Renzo Iannattone. I lavoratori non si lasciano tuttavia disorientare da questi cambiamenti, cui si aggiunge il trasferimento della sede legale a Pompei, ma quando Vuolo e altri suoi colleghi vi si recano trovano solo un’abitazione privata. Inoltre gli ex dipendenti di Nocera Inferiore si presentano a più riprese dal giudice del lavoro per veder riconosciuti i propri diritti. E si presentano anche quando, dopo la metà di novembre, vengono invitati a lavorare in un altro punto vendita Immobilmare, ma il 29 novembre – riporta una recente cronaca del quotidiano Il Mattino – trovano solo un locale fatiscente. E chiuso.

Tra rassicurazioni a tutt’oggi senza esito, i lavoratori si difendono da soli
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Sul versante “tribunale del lavoro”, le ultime udienze sono dell’autunno 2010 e il procedimento di fronte al giudice del lavoro è stato rinviato al 13 gennaio 2011 per consentire la raccolta di ulteriori elementi sulla società e sul suo proprietario (nello specifico è stato chiesto alla guardia di finanza di verificare se risultino a suo carico atti come protesti o istanze di fallimento). In tutto questo baillame c’è anche un contatto tra i lavoratori di Nocera e la direzione del personale di Unicoop Tirreno, che a parole manifesta l’intenzione di risolvere il problema, ma tutto finisce qui, non succederà più niente. Nel frattempo l’azienda toscana, interpellata in merito, si dimostra fiduciosa verso una felice risoluzione della controversia e chiede una serie di domande scritte a cui, finora, non è tuttavia giunta risposta.

«Siamo disponibili a trasferirci, ad andare al Nord, in Croazia o dove ci collocano», prosegue Vuolo riferendosi al vecchio datore di lavoro, Unicoop Tirreno, a cui viene imputato l’inizio della fine della vita professionale dei lavoratori campani. «In cooperativa ho lavorato venticinque anni e anche gli altri hanno più o meno la mia stessa esperienza nel settore. Un bagaglio che però sembra non valere niente, in barba a qualsiasi dichiarata solidarietà sbandierata in campagne pubblicitarie». Anche in questo senso si inquadrerebbe un accordo stipulato ai tempi della cessione dei supermercati. Un accordo con Cavamarket – nel frattempo fallita – che prevedeva una fidejussione: quindicimila euro per ogni lavoratore da corrispondere al venditore in caso di licenziamento. Inutile dire che, ai dipendenti e per l’avvenuto fallimento, di questo denaro non è mai arrivato neanche un centesimo. E nemmeno un centesimo i lavoratori di Nocera hanno visto a tutt’oggi dell’ultimo mese di stipendio loro dovuto, quello di giugno 2010, così come di liquidazione e ferie non godute.

In proposito commenta Sergio Caserta, ex presidente dell’associazione delle Coop di consumatori in Campania e della Coop Campania, che proprio al consolidamento di quei supermercati aveva lavorato negli anni Ottanta: «Mai nella storia della Coop un processo di ristrutturazione aziendale in Toscana e in Emilia ha comportato il licenziamento dei dipendenti, essendo nei suoi territori tradizionali ben attenta ai legami sociali e alla sua immagine di impresa mutualistica. Al contrario lo sviluppo cooperativo al Sud, realizzato con mentalità “coloniale e padronale” e con evidenti obiettivi di mero profitto economico, senza consolidare una rete associativa locale, ha comportato già in precedenti esperienze (come nel settore edilizio) errori imprenditoriali, incontri con la malavita economica locale e conseguenti gravi danni all’immagine dell’intero movimento cooperativo».

Articolo completo



26 settembre 2012

CHIUSURA COOP DI VIA VALDERA, IL SINDACATO PENSIONATI CHIEDE RISPOSTE

Sono arrivate risposte giudicate 'parziali' dal presidente di quartiere e dalla segreteria dell'assessore Nardella ma niente da Unicoop Firenze
 
 
 
 
 Dal 14 di maggio i tre sindacati ( SPI CGIL, FNP CISL, UILP UIL) del quartiere 5 di Firenze hanno espresso una profonda preoccupazione per la chiusura della COOP di Via Valdera che priva una parte consistente del quartiere dell’unico esercizio commerciale a prezzi economici  per gli alimentari.
 
Questo negozio era ubicato nel cuore del quartiere ed era frequentato assiduamente in particolare da moltissime persone anziane impossibilitate a raggiungere i supermercati più vicine per la distanza ragguardevole.
Non è pensabile che delle persone anziane per fare la loro spesa debbano spingere carrelli o portare borse per più di 1 KM  attraversando via di Novoli o il Viale Guidoni .
 
Si è creato quindi, con questa chiusura, un forte disagio sociale nel cuore del popoloso quartiere di Novoli. 
 
I sindacati hanno richiesto da subito un intervento all’ Assessore al Sociale,Stefania Saccardi, all’Assessore al commercio Dario Nardella , al Presidente del Q5 Federico Gianassi e naturalmente alla Direzione di Unicoop Firenze.
 
Delle parzialissime risposte da parte del presidente del Quartiere e dalla Segreteria dell’Assessore Nardella sono arrivate, mentre tace  la Direzione di Unicoop Firenze.
 
Gli anziani del quartiere  e i loro sindacati però non possono aspettare e pretendono una soluzione veloce.
 
 
 
25 settembre 2012 
 
 
 
 

27 luglio 2012

NOVARA, CARREFOUR CHIUDE E LASCIA A CASA TRENTA DIPENDENTI




La crisi del centro di Corso della vittoria

«Il Giro di affari si è rivelato insufficiente»





Chiuderà i battenti entro settembre lasciando senza lavoro 50 addetti: il centro commerciale Carrefour di corso della Vittoria 70 a Novara non farà più parte della rete del marchio francese.

Ieri si è tenuto un incontro tra la dirigenza della Carrefour e le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl e Uil per definire il futuro occupazionale dei lavoratori. «Gli esuberi - dice Giuseppe Ballato della UilTucs - sono 50. L’incontro con la dirigenza della Carrefour non ha lasciato molte alternative». Era stato aperto una decina di anni fa e si estende su oltre 3100 metri quadrati. Per gli addetti si profila il ricorso alla cassa integrazione straordinaria: «Il fatturato del punto vendita non raggiunge i livelli ritenuti sostenibili, così il gruppo lo chiude - dice Ballato - per i 50 lavoratori è stata abbozzato un piano di ricollocazione suscettibile di ulteriori revisioni. Sei addetti sono già stati trasferiti nella struttura Carrefour in viale Giulio Cesare. Altrettanti hanno scelto la mobilità volontaria. Due lavoratori saranno inseriti in una struttura commerciale nella zona di Malpensa».

Restano in attesa di trovare una collocazione 36 lavoratori: «Per la maggioranza dei lavoratori, ben 36 addetti, non ci sono prospettive di reinserimento nell’ambito del gruppo Carrefour. Tredici sono inquadrati con contratti a tempo pieno mentre 23 in part time. Sono soprattutto donne. Gli uomini sono sei».

All’incontro hanno preso parte il responsabile aziendale del personale Sergio Casiraghi e il dirigente di area Carrefour Paolo Scudieri: «Per i 36 lavoratori - dice Ballato - è previsto il ricorso alla cassa integrazione straordinaria. Un ulteriore incontro tra le parti permetterà di formalizzare l’avvio dell’iter per concessione dell’ammortizzatore sociale, con la presentazione della domanda al ministero a Roma. La durata della cassa integrazione inizialmente sarà di 12 mesi che potrà raddoppiare se durante il primo periodo di validità si concretizzeranno ipotesi di ricollocamento per almeno il 30 per cento degli addetti». Dalla sede Carrefour di Milano hanno preferito non fornire dettagli sui contenuti della riunione tenuta ieri a Novara.

6 addetti trasferiti
Sono stati trasferiti al negozio di corso Giulio Cesare

Altri due, invece, andranno a lavorare in una struttura commerciale vicino Malpensa

23 contratti part-time
Per alcuni partiranno le procedure di mobilità e cassa integrazione di dodici mesi

La maggior parte dei lavoratori sono donne, gli uomini sono solo sei



27 luglio 2012

Roberto Lodigiani

La Stampa - Novara




28 ottobre 2011

NOVACOOP CHIUDE IL SUPERMERCATO DI CERANO (NO)‏


Piccola grande storia di un supermercato che chiude




La Coop di via Viscerei a Cerano (NO) abbasserà le serrande il 31 dicembre, anche se, forse, non in via definitiva. La conferma da Massimo Cossavella, direttore commerciale del canale di distribuzione di Novacoop, a cui fa capo il supermercato. «La data prevista è il 31 dicembre. Nulla a che vedere con la crisi economica: si tratta di una scelta della cooperativa». La sede è ormai inadeguata alle esigenze dell’azienda: verrà cercata una nuova collocazione più centrale in paese. I dieci lavoratori saranno comunque ricollocati e non perderanno il posto.


27 ottobre 2011

La Stampa

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CERANO, BREVE CRONISTORIA DELLA CHIUSURA DI UN SUPERMERCATO

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Come scritto nell'articolo riportato sopra, la crisi non c'entra nulla. Le ragioni vanno probabilmente ricercate in errori gestionali.
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Novacoop ha deciso di chiudere il supermercato di Cerano, comune di 7.000 abitanti a 15 km da Novara, confinante con la Lombardia. Si tratta di un supermercato con una superficie di vendita di 1.500 mq, ubicato fuori dall'abitato, prospiciente la strada che i ceranesi hanno sempre chiamato "il curvone" (dove in passato avvenivano molti incidenti nei giorni di nebbia). Una localizzazione a dir poco infelice,dove il supermercato (aperto all'inizio degli anni '80 dalla Coop Piemonte, una delle due costole che diedero vita a Novacoop nel 1989), non è mai decollato proprio a causa della pessima ubicazione, avulsa dal contesto urbano.

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Originariamente il supermercato era di soli 1.000 mq. di superficie di vendita (il classico supermercato di vicinato, ma collocato lontano dal vicinato) ed era inserito in un Centro Commerciale con una decina di negozi che chiusero dopo pochi mesi dall'apertura. Novacoop ebbe la brillante idea di acquistare tutti gli spazi lasciati vuoti dai negozianti e di ampliare il supermercato fino a 1.500 mq. di superficie di vendita, pensando di aumentare la capacità di attrazione e di aumentare così il fatturato. Ma il bacino d'utenza era troppo ristretto e comunque restava l'hadicap della cattiva localizzazione. Tale scelta non fece altro che peggiorare la situazione.

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La notizia della chiusura è stata comunicata ai lavoratori riuniti in assemblea dal nuovo capo zona, la scorsa settimana, ed è stata per tutti un fulmine a ciel sereno, anche se sono stati tranquillizzati i dipendenti, promettendo il trasferimento nei negozi Novacoop vicini. Sono stati informati i sindacati che a breve avranno un incontro con Novacoop.

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La cosa pare essere stata gestita non adeguatamente perché la panetteria che ha in affitto un reparto avrebbe saputo della chiusura da voci in paese e neppure i soci sarebbero stati avvertiti, pur avendo avuto una recente riunione e sembra che l'irritazione e i timori abbiano avuto ripercussioni negative sui libretti del prestito sociale. La chiusura è prevista per fine anno.

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07 agosto 2011

UNICOOP TIRRENO RIDIMENSIONA

La fuga annunciata dalla Campania con la chiusura del superstore di Benevento, I Sanniti, a cui seguirà quella dell'iper di Afragola, lascia una scia di domande inevase, oltre che a drammi umani con relativi strascichi giudiziari, come nel caso della cessione dei negozi Unicoop a Cavamarket

L'affermazione del direttore commerciale di Unicoop Tirreno, Massimo Lenzi, per cui «la grande superficie commerciale dove si vende di tutto non funziona più», non convince, visto che per altre realtà è vero il contrario. Il management dovrebbe assumersi le proprie responsabilità sugli errori gestionali e non scaricarli sempre e solo sui dipendenti.

Nella foto storica, la la nascita di Unicoop Tirreno, quando si chiamava La Proletaria di Piombino, 26 febbraio del 1945.

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Il gruppo ha chiuso il superstore di Benevento, inserito all'interno del centro commerciale "I Sanniti", mettendo in cassa integrazione 66 dipendenti.

Appena quattro anni fa puntava a diventare l'azienda leader in regione per la grande distribuzione, con un piano che prevedeva sette ipermercati per un investimento di circa ioo milioni e1.500 dipendenti. Ma i programmi di Unicoop Tirreno, una delle nove cooperative di consumo del sistema Coop con sede a Piombino e che conta in Campania 137.000 socie 700 dipendenti, sono naufragati. Nei giorni scorsi, infatti, il gruppo ha chiuso il superstore di Benevento, inserito all'interno del centro commerciale "I Sanniti", mettendo in cassa integrazione 66 dipendenti.
La struttura, inaugurata nell'ottobre 2006 per un investimento di 1o milioni, era stata già dimezzata l'anno scorso negli spazi, passati dai 5.6oo metri quadri a 2.800. Ridimensionamento che però non è.servito ad impedire la riduzione delle vendite ed il conseguente peggioramento del conto economico che ha fatto registrare nel 2010 una perdita di circa 3 milioni.
Una sorte analoga toccherà anche all'ipermercato di Afragola (Napoli) nel centro commerciale "Le Porte di Napoli", dalla superficie di ben 10.000 metri quadrati e che conta 230 dipendenti. Anche qui nel 2010 si è registrata una perdita di oltre 3 milioni. Ora, la Unicoop Tirreno è alla ricerca di un acquirente per procedere alla cessione.
La chiusura dei due punti vendita è l'epilogo di una crisi cominciata nel 2008, quando il gruppo della grande distribuzione era presente in Campania con quattro supermercati (Solofra, Nocera Inferiore, Soccavo, Castellammare di Stabia) e 5 ipermercati (Afragola, Avellino, Teverola, Benevento e Quarto). Poi, a causa delle ripetute perdite d'esercizio, nel dicembre 2008 l'ipercoop di Teverola (Caserta) è stato ceduto a Megamark, società del gruppo Selex, e nell'aprile 2009 la stessa sorte è toccata ai quattro supermercati, venduti a Cavamarket, società del gruppo Despar (Cessione per cui 17 dipendenti sono in causa con Unicoop Tirreno - nota blog).
Leggi anche:
«Il buco di bilancio registrato in Campania spiega Massimo Lenzi, direttore commerciale di Unicoop Tirreno nel 2010 è stato pari a 6,4 milioni ed è conseguenza della generale crisi dei consumi, delle difficoltà incontrate su certe piazze del mercato campano, ma anche del superamento del modello ipercoop. La grande superficie commerciale dove si vende di tutto non funziona più, subisce la concorrenza dei megastore dell'elettronica. Iniziamo, quindi, una riconversione della nostra rete di vendita, concentrandoci sulla riduzione dei prodotti extra alimentari, sull'aumento del food e proponendo realtà commerciali di dimensioni medie più adatte al mercato attuale e al territorio. L'obiettivo è di risanare il conto economico della cooperativa e rimanere comunque presenti in regione».
Ed è in questa ottica che a dicembre scorso è stato inaugurato il supestore Napoli Arenaccia, di superficie più piccola, pari a 2.200 metri quadrati. Una struttura simile, per cui sono in corso i lavori, aprirà a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nel 2012. Questi andranno ad affiancare gli ultimi due iper presenti in regione ed in particolare quello di Quarto, nel Centro commerciale "Quarto Nuovo" e di Avellino, gli unici che non fanno registrare perdite.
Il gruppo assicura che non ci saranno licenziamenti e che verranno adottate soluzioni il più indolore possibile, anche con il trasferimento dei dipendenti nelle strutture esistenti e in quella da aprire. Rassicurazioni che, però, non tranquillizzano i sindacati. «Siamo preoccupati per la sorte dei lavoratori spiega Raffaele Lieto, segretario generale di Filcams Cgil Campania -. La Unicoop deve mantenere gli impegni e non ripetere gli errori del passato. Quando nel 2009 sono stati ceduti a Cavamarket i quattro supermercati campani, il gruppo ci aveva garantito il mantenimento dei livelli occupazionali e invece i 130 lavoratori sono finiti in mezzo ad una strada. Chiediamo, quindi, che eventuali trattative future, soprattutto per Afragola, vengano condotte con maggiore serietà».
Il gruppo ha chiuso il superstore di Benevento, inserito all'interno del centro commerciale "I Sanniti", mettendo in cassa integrazione 66 dipendenti.

3 agosto 2011
Il Sole 24 Ore

18 giugno 2011

LA COOP DI VIA VALDERA POTREBBE CHIUDERE PER SPOSTARSI AL CENTRO COMMERCIALE DI SAN DONATO

Gli anziani in "difesa" del supermercato a rischio trasferimento

L'effeto multiplex di Novoli, dove Unicoop Firenze aprirà nel centro commerciale un supermercato di 2.000 metri quadri, rischia di schiacciare la piccola realtà di quartiere.


Un supermercato a rischio chiusura e anziani preoccupati sul come e dove andare a fare la spesa. La chiusura della Coop di via Valdera, a Novoli, potrebbe diventere realtà. Tra i clienti girano voci su un possibile trasferimento della struttura nel nascente centro commerciale di San Donato, a circa due chilometri di distanza.

"La valutazione che i vertici della cooperativa stanno facendo sul supermercato di via Valdera a Novoli - fanno sapere da Unicoop - non è legata all'apertura di una nuova struttura nel centro commerciale di San Donato. Il punto vendita di via Valdera sta attraversando delle difficoltà legate ai consumi in crisi e alla competititvità con la grande distribuzione presente in zona. E' un "supermercatino" di quartiere, di rifinitura della spesa: in caso di chiusura i clienti potranno fare affidamento sulla Coop di via Carlo del Prete, su quella di Novoli (che ne determina la chiusura - nota blog) o sull'Iper di Sesto".

Non la pensano però alla stessa maniera molti clienti, soprattutto i più anziani, che tutti i giorni si recano alla Coop di via Valdera. "Se dovessero chiudere o trasferire la coop - spiega una anziana - per me sarebbe un grosso problema. Non ho una macchina e non riesco a camminare tanto". "Sono socio da oltre vent'anni - le fa eco un pensionato - se la struttura chiude dovrei fare affidamento sui miei figli che non ci sono mai a causa del lavoro. Sarebbe un enorme disagio".

"Ancora non c'è niente di definitivo sull'ipotesi di trasferimento - concludono da Unicoop - non c'è da parte nostra la volontà di spostare la Coop, semmai di far coesistere questa struttura commerciale con il resto dell' economia intorno alla zona. Il nostro fine non è l'utile, ma in via Valdera la Coop perde ogni anno nei confronti della gestione, ed essendo più piccola ha minore attrattività. Certo, la nuova struttura commerciale che nascerà a San Donato sarà un ulteriore elemento che condizionerà l'attività di via Valdera".



giugno 2011

N.C.

il Reporter - quartiere 5

04 aprile 2011

UNICOOP TIRRENO, CONTINUA LA FUGA DALLA CAMPANIA: A GIUGNO CHIUDERA' IL CENTRO COMMERCIALE "I SANNITI"

Unicoop Tirreno ha scritto una lettera ai propri dipendenti e ai soci della Coop. Con essa ha informato che non ha intenzione di proseguire le attività a Benevento. Il motivo? “A causa innanzitutto di una gestione del centro commerciale 'I Sanniti' del tutto insufficiente e con costi di struttura a nostro carico molto elevati”.


A giugno chiuderà il punto di vendita Coop nel centro commerciale 'I Sanniti', di Via dei Longobardi a Benevento. La notizia è della scorsa settimana. La preoccupazione, il dispiacere e la rabbia dei cittadini sanniti hanno varie cause e si propongono per diverse conseguenze, anche se il primo aspetto, in assoluto, da sottolineare è quello temporale: la chiusura avviene a meno di cinque anni dall'apertura. La precedente contrastata gestazione (politica e giudiziaria) dell'operazione, era durata più o meno altrettanto!

Il fatto: Unicoop Tirreno ha scritto una lettera ai propri dipendenti e ai soci della Coop. Con essa ha informato che non ha intenzione di proseguire le attività a Benevento. Il motivo? “A causa innanzitutto di una gestione del centro commerciale 'I Sanniti' del tutto insufficiente e con costi di struttura a nostro carico molto elevati”.

La Coop, insomma, “non riesce ad arrestare la caduta di vendite e il peggioramento del conto economico che ha fatto registrare nel 2010 una perdita superiore a tre milioni di euro”. La Coop, così, ha deciso di non rinnovare il contratto di locazione dei locali nel centro, in scadenza a giugno.

Nulla lasciava immaginarlo in quell'ottobre del 2006 quando, con frenesia, si arrivò finalmente ad aprire il centro commerciale. Troppa fretta, dopo l'enorme ritardo accumulato sui tempi annunciati.

Su quell'apertura e quanto di connesso si sono susseguite polemiche, denunce e inchieste giudiziarie che hanno coinvolto tecnici e amministratori delle due ultime consiliature. Per quanto deciso a Palazzo Mosti e per quanto promesso e non mantenuto dal primo motore dell'operazione: Maurizio Zamparini.

Ma davvero nulla ci si è fatto mancare in Via dei Longobardi, tanto meno le lotte intestine, anche a suon di carta bollata, tra i soci del Consorzio 'I Sanniti', la Coop, la società riferibile al Gruppo del presidente del Palermo Calcio e imprenditori locali. Un animoso ginepraio che ha, immediatamente, indebolito l'operazione già così traballante di suo sul piano amministrativo e poi giudiziario.

Coop in particolare ad ottobre 2006 era partita alla grande annunciando un investimento di oltre 10 milioni di euro e oltre 200 assunzioni, avendo preso quasi il 50% dello spazio commerciale disponibile, con oltre cinquemila metri quadrati per il suo iperstrore. Due anni dopo, invece, era già crisi, con problemi di stabilità del posto per i dipendenti e successiva riduzione anche dello spazio per i prodotti Coop, confinati in soli tremila metri quadrati.

Fu chiaro a tutti quelli che volevano vedere: la retromarcia del punto di maggiore attrazione del centro commerciale avrebbe sancito l'inizio della fine. A nulla sono valsi, negli ultimi anni, gli scioperi e le mediazioni istituzionali, comprese quelle tentate dal Comune. Ipercoop Tirreno ha continuato a tagliare e così a perdere clienti e consumatori.

A dicembre il prologo: ha chiuso Mandi, l'altro grande operatore commerciale, direttamente portato dal Gruppo Zamparini. Il punto vendita Coop, ora, chiuderà i battenti, con tutto quello che si può immaginare per i rimanenti negozi.

Sul futuro dei dipendenti per ora incombono nuvoloni neri. Nella citata lettera Unicoop scirive: "In questa fase, sono in corso contatti con la proprietà del centro commerciale stesso. Coop ha manifestato la propria disponibilità a contribuire a soluzioni in grado di garantire la tenuta dei livelli occupazionali". Fredde parole che paiono molto di circostanza.

Questo è il primo dei problemi. La perdita dei posti di lavoro è in assoluto il più drammatico, soprattutto in questa fase di crisi economica che ha già visto, nei mesi scorsi, altre chiusure di supermercati e discount a Benevento.

Ma la più generale, negativa congiuntura non può essere l'alibi, perché in questa amara vicenda ci sono innanzitutto delle responsabilità! A Benevento, infatti, c'è un altro centro commerciale, analogo ai 'Sanniti', ‘Leclerc Conad-Buonvento’, in Contrada San Vito. Ha aperto per primo, ha subito con qualche sofferenza il contraccolpo della concorrenza del cosiddetto Ipercoop, ma poi ha vinto la battaglia: se non soltanto tra rose e fiori, va comunque avanti con un costante, soddisfacente flusso di clienti.

Se a giugno chiuderà Coop, quindi, ciò accadrà per la guida locale della struttura cooperativistica e la contestuale gestione del centro commerciale, evidentemente, troppo segnate dalle originarie modalità d'approccio dell'intrapresa molto disinvolte. Il marchio Coop è quanto di più appetibile per una struttura commerciale: in Campania ve ne sono solo cinque. Occorreva, al di là delle responsabilità proprie del Gruppo, per la comunità che l'ha ospitato vigilare onde agevolarne lo sviluppo e non invece limitarsi a vederlo soffocare con alti fitti.

Di tutto, inoltre, bisognava fare per impedirne il ridimensionamento in un Superstore. Così come, ora, ove ancora possibile, istituzioni e sindacati, partiti e associazioni di consumatori dovrebbero attivarsi per sventare l'abbandono.

C'è infatti, la scriviamo per ultima ma non è l’ultima, anche la questione della forte perdita che ne riceveremo noi tutti consumatori che verremo privati di prodotti di provata qualità, garantita e certificata, e pure a prezzo contenuto. A nessuno sfugge quanto la sicurezza alimentare sia importante soprattutto in questa nostra regione dalle terre avvelenate.

Se poi si pensa alle sofferenze arrecate negli scorsi anni al piccolo commercio cittadino (e alle tante chiusure di negozi) causate dai due ‘iper’, fatti installare quasi al centro di Benevento, ben si spiega quanta rabbia possa suscitare l'annuncio della chiusura di Coop a giugno. Ma a Benevento ci sono le Comunali, a maggio. E i politici han ben altro a cui pensare...


4 aprile 2011

Carlo Panella


il Quaderno.it


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18 marzo 2011

VERTENZA PER LA CHIUSURA DEI NEGOZI CAMPANI DI UNICOOP TIRRENO, CARLO VUOLO: «PROTESTEREMO FINO ALLO SCIOPERO DELLA FAME»

Non si sblocca la situazione dei lavoratori campani licenziati dopo la cessione dei negozi a marchio Coop e la successiva chiusura.



Manifestazione degli ex lavoratori Unicoop Tirreno di Soccavo avvenuta lo scorso 3 dicembre 2010

Intanto è finito il sussidio di disoccupazione e di nuove prospettive nemmeno l'ombra.


Mentre prosegue l'iter giudiziario, si annunciano nuove proteste. «Non offriteci qualche soldo né le vostre scuse. Ridateci solo il nostro impiego»

Ci sono storie che non possono terminare con la pubblicazione di un articolo. La vicenda dei diciassette lavoratori campani già dipendenti della Unicoop Tirreno, licenziati dopo la cessione dei punti vendita ad altre catene della grande distribuzione che li hanno chiusi, è una di quelle. Se n’era parlato in due occasioni a dicembre 2010 (gli articoli sono qui e qui) e ancora poco tempo fa avevamo di nuovo dato spazio alla questione pubblicando una lettera. Ma a tutt’oggi risultati concreti per i disoccupati non ce ne sono. E il punto della situazione lo fa ancora Carlo Vuolo, delegato a rappresentare gli ormai disoccupati campani.

Rispetto alla sua lettera pubblicata qualche giorno fa, è cambiato qualcosa?

«A dir la verità, sono stato contatto per vie private dalla dottoressa Vanda Spoto, la presidentessa di Legacoop Campania. Mi diceva che si sarebbe impegnata a sostenere la nostra battaglia, per quanto ammettesse di non poter fare granché. Nel frattempo è accaduto un altro fatto: al nostro avvocato viene spedito un fax dallo studio legale Schembri e Bertolini, che rappresenta la Unicoop Tirreno. Ci è stata così sottoposta una proposta di 10 mila euro a titolo non di risarcimento, ma si tratterebbe di una transazione che non riconosce neanche parzialmente delle nostre istanze. Se accettassimo, dovremmo rinunciare insomma a qualsiasi richiesta nei loro confronti, prima tra tutte il posto di lavoro, l’unica nostra vera rivendicazione».

Dunque la vostra decisione è di non accettare questa proposta?

«No, non accetteremo. Abbiamo parlato con il nostro avvocato e abbiamo deciso che andremo avanti perché non abbiamo bisogno di carità, ma di certezze. E la certezza ce la può dare solo il lavoro».

Prospettive di reinserimento lavorativo al momento ne avete?

«No. Io, a 47 anni, sto andando in giro a chiedere un impiego, ma vengo guardato come se fossi in alieno. Prima di tutto, dalle nostre parti, in Campania, lavoro non ce n’è, ma soprattutto alla mia età sembra che debba rinunciare a qualsiasi possibilità di lavorare. Sono giovane per la pensione, ma sono vecchio per una nuova occupazione».

Per quanti anni ha lavorato all’interno del settore della cooperazione? E con quali incarichi?

«Ci ho lavorato venticinque anni circa, dalla metà degli anni Ottanta fino al 2009, quando siamo stati ceduti e licenziati. Ho sempre fatto un po’ di tutto, ricoprendo il ruolo di addetto alle vendite, cassiere, magazziniere e qualcos’altro. Da noi c’erano figure professionali specializzate o con una maggiore specializzazione in un settore, ma il nostro tipo di cooperativa, soprattutto agli albori, era che tutti davano tutto. E noi ci credevamo perché credevano in valori come la solidarietà, l’utilità pubblica. Andando avanti però ci siamo accorti che questo sistema è stato sostituito da logiche finanziarie e bancarie che hanno fatto perdere i valori da cui eravamo partiti portando nell’agro sarnese-nocerino la Coop, che ai tempi dava lavoro, stipenti e legalità, cose non frequenti dalle nostre parti».

Prima che Unicoop manifestasse l’intenzione di vendere i supermercati in cui era impiegato anche lei, c’erano già stato segnali dei problemi che si sarebbero presentati?

«Nel 1998, quando c’è stato il passaggio da Coop Campania a Unicoop Tirreno, fummo contenti perché si realizzava un sogno: realizzare un’unica grande cooperativa, una sorta di grande famiglia accomunata da certi valori. Subito dopo ci accorgemmo che la realtà era differente perché, in dieci anni, solo all’inizio si videro interesse per i negozi e azioni convincenti di fidelizzazione della clientela. Ci siamo sentiti, a livello regionale, abbandonati ai nostri problemi e i punti vendita ne hanno risentito, a favore degli ipermercati. E si è passati sopra a nostre situazioni familiari molto gravi, che avrebbero meritato più considerazione, dopo la dedicazione che noi abbiamo dedicato al lavoro».

Dal punto di vista delle vertenze aperte tra tribunale del lavoro e azioni giudiziarie in corso, contate di poter conquistare qualche forma di risarcimento?

«L’unico risarcimento che vogliamo è il posto di lavoro, i soldi non ci interessano, altrimenti avremmo agito diversamente e magari avremmo presentato noi per primi una richiesta economica, senza attendere che ci venisse sottoposta. Pretendiamo solo chiarezza dal lato giuridico, soprattutto per quanto riguarda ciò che è successo dopo la vendita dei supermercati Coop alle realtà locali che hanno chiuso tutto e ci hanno licenziato (senza ancora aver ricevuto la liquidazione). Già ad Avellino e a Napoli i magistrati hanno detto che i lavoratori essere devono reintegrati in Unicoop Tirreno. Attendiamo dunque gli sviluppi perché, dopo tanti anni, rimango legato al mondo della cooperazione e vorrei vedere ben riposto il mio convincimento».

Quando sono stati aperti nuovi centri commerciali a marchio Coop in Campania, voi ex lavoratori avete manifestato pubblicamente. Contate di ripetere l’esperienza in futuro?

«Il 3 dicembre 2010 siamo stati a Napoli per dire all’azienda che non ci saremmo arresi. Tant’è vero che, dopo alcune azioni pubbliche, poi ci hanno ricevuto. Io, come delegato dei lavoratori, sono stato a un incontro in cui si era detto che c’era la volontà di risolvere il nostro problema. Tuttavia non sono seguite proposte concrete, neanche dopo un’udienza celebrata a Napoli il 13 gennaio successivo. Ai tempi però ci eravamo fermati e ci eravamo illusi che si potesse arrivare a una soluzione. Constatato che non è così, riprenderemo con la nostra lotta, per quanto preferisco non raccontare quello che abbiamo in mente di fare. Posso solo aggiungere che non escludiamo il ricorso allo sciopero della fame».

La vostra situazione si sta trascinando così a lungo tanto che è finito anche il sussidio di disoccupazione. Come riesce una persona che ha lavorato tanti anni ad andare avanti?

«Questa è una bella domanda. Le posso dire che, alla mia età, chiedere un aiuto economico ai genitori o a qualche familiare è quanto di più umiliante si possa pensare. Loro capiscono il mio disagio e non si tirano indietro, ma per me è devastante. Devo solo sperare di non ammalarmi, a questo punto, perché altrimenti è davvero la fine. Ho cercato di spiegare questa situazione ai miei ex datori di lavoro. E posso aggiungere che non ci interessa trovare responsabilità personali, vogliamo a questo punto solo ricostruire la nostra vita e quei valori in cui abbiamo creduto. Mi ripeto, ma è importante: possiamo farlo solo lavorando. Ritengo che i miei colleghi e io siamo vittime di un’ingiustizia, ma non vogliamo che qualcuno venga a chiederci scusa. Ridateci solo il nostro impiego. Non vediamo l’ora di ricominciare».


17 marzo 2011

Antonella Beccaria

Domani Arcoiris.tv