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25 febbraio 2014

VUOI LAVORARE PER LA COOPERATIVA? DEVI PAGARE 1000 EURO


Vuoi lavorare per la cooperativa? Devi pagare 1.000 euro
Si ripresenta a Modena il caso di una coop che chiede anche ai lavoratori precari una "tassa" di 1.000 euro da sommarsi ai 3.000 per l'iscrizione alla società stessa

La Cgil alza la voce e richiama i committenti pubblici








 
La Cgil modenese denuncia una situazione anomala, se non al limite dell’incredibile, che si sta verificando presso una cooperativa di servizi che gestisce nel modenese appalti pubblici, dove paradossalmente sono i lavoratori a pagare il datore di lavoro. La vicenda riguarda Codess, cooperativa veneta di servizi, che si è aggiudicata appalti pubblici per la gestione della casa-residenza anziani di Formigine e del nido aziendale dell’Ausl di Modena convenzionato con il Comune.

Codess, che ha vinto appalti con ribassi significativi sulla base d’asta, richiede ai suoi lavoratori al momento dell’assunzione, l’obbligo di diventare soci versando una quota sociale di 3.000 euro (seppur a rate) e in più richiede una “tassa di ammissione socio” (Tam) per un importo di 1.000 euro a fondo perduto. Queste cifre vengono richieste anche ai lavoratori impiegati a tempo determinato per brevi periodi.

“Se è legittimo, ma discutibile, l’obbligo di diventare soci anche in considerazione di brevi periodi lavorativi e considerata l’entità della quota sociale, è del tutto inaccettabile che vengano richiesti 1.000 euro a fondo perduto che si configurano come una vera e propria tassa per poter lavorare – denuncia il sindacato di Piazza Cittadella - Questa richiesta è inaccettabile a priori, ma si configura come un vero e proprio ricatto in periodi di crisi economica e occupazionale come quello che stiamo vivendo”.

Vuoi lavorare per la cooperativa? Devi pagare 1.000 euro
La Fp/Cgil di Modena ha segnalato pochi giorni fa ai committenti questa situazione, aggravata dal fatto che è riferita a lavoratori impiegati in servizi pubblici e perciò pagati con risorse della collettività. Il Comune di Modena ha già dichiarato che si è attivato per chiarire la situazione. “Queste 'bad practices' – come le definisce il segretario provinciale Marco Bonaccini -  non creano solo danni ai lavoratori, ma mettono in difficoltà anche le tante imprese sane che operano nel sistema di welfare. Chiediamo ai committenti, Comune di Modena, Ausl e Comune di Formigine, che si attivino affinché cessi questa pratica e vengano restituite ai lavoratori le somme già versate. In caso contrario - conclude il sindacalista - ritieniamo che aziende di questo tipo non possano lavorare per conto della Pubblica amministrazione e chiediamo quindi l’immediata revoca degli appalti”.






24 febbraio 2014

Francesco Baraldi


www.modenatoday.it




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19 gennaio 2014

CGIL, CISL, UIL: LA TASSA INFINITA


Sindacati confederali, la tassa infinita sulle nostre vite


Gli ingenti proventi derivanti dalle quote di assistenza contrattuale, che pagano dalla busta anche i non tesserati

Lo scandaloso accordo sulla rappresentanza


Le condizioni di miglior favore in Unicoop Firenze




Ipotizziamo di essere un lavoratore dipendente e di lavorare in una Coop, come Unicoop Firenze.

IL MERAVIGLIOSO MONDO COOP
Realtà come queste sono da sempre fortemente correlate da relazioni politico-sindacali che poi si traducono in varie forme di applicazione. La Coop può ricorrere ai vantaggi di un legame storico con il partito di riferimento, l'ex Pci e le sue successive declinazioni, con ricadute pro domo sua sia a livello nazionale che territoriale. Può avere buone relazioni sindacali con l'organizzazione di maggior peso, Filcams-Cgil, anch'essa legata storicamente a quel mondo.

DOVE IL DIPENDENTE COOP APPRENDE CHE TUTTO NON E' COSI' MERAVIGLIOSO
Da una situazione così descritta, il dipendente Coop da cui siamo partiti parrebbe poter ricavare apparentemente dei vantaggi. In realtà questo tipo di relazioni incestuose, producono mostri. La concertazione, che pur con i suoi limiti è il sistema con cui sono state esercitate le relazioni sindacali nel Paese negli ultimi 40 anni, in queste circostanze diventa nei fatti consociativismo, con grave vulnus agli interessi e alla libertà di espressione dei dipendenti. In buona sostanza le organizzazioni sindacali diventano la longa manus aziendale e con molta difficoltà si potrà ricavare spazi di autentica democrazia e tutela. La nostra storia di dipendenti coop che ha motivato l'esigenza di questo blog e in seguito ha portato alla ricerca di un'alternativa sindacale sta a dimostrarlo.

CGIL, CISL, UIL E LE 'CONDIZIONI DI MIGLIOR FAVORE' IN
UNICOOP
Gli esempi a sostegno della tesi appena descritta sono molti. Ne scegliamo uno tra tanti, sufficientemente sintomatico. A tutt'oggi per ragioni complesse da descrivere, ma sostanzialmente legate alla presenza in Unicoop di un nuovo soggetto sindacale, non siamo venuti a conoscenza dell'accordo azienda-sindacati sulle Rsu (ne abbiamo scritto qui). L'accordo stabilisce tutta una serie di condizioni, tra cui il numero per unità produttiva di delegati Rsu e Rls e molto altro. Sebbene le elezioni si siano svolte quasi un anno fa, l'accordo è custodito gelosamente e non è dato di sapere cosa le parti abbiano concordato. Per l'esempio di cui scriviamo all'inizio del capoverso dovremo quindi accontentarci di quello che c'era scritto nel precedente accordo, in cui vennero concesse alle organizzazioni sindacali condizioni di miglior favore rispetto al contratto nazionale che prevede circa 12.000 ore (titolo V art. 21 punto 3). Invece Unicoop concesse 35.320 ore di permesso retribuito per un massimo di 198 delegati. E in aggiunta vennero anche concesse alle OO.SS. regionali ulteriori 5.400 ore annue, ugualmente distribuite, che esse potranno destinare ai delegati preventivamente indicati. E' naturale domandarsi perché un'azienda debba essere così generosa con i sindacati con questo genere di particolari elargizioni, se questo comportamento non condizioni l'attività dei sindacati stessi e quali siano le eventuali contropartite.

LONTANI DA UNA VERA DEMOCRAZIA SINDACALE
Dopo anni e anni di delusioni alcuni dipendenti Unicoop hanno provato a liberarsi dal giogo sindacal-aziendale. L'abbandono della tessera Cgil in questi casi è il primo passo. Poi si cerca chi possa rappresentare al meglio e nel caso dei magazzini e di altre realtà di Unicoop è stato scelto il sindacato di base USB. Sappiamo tutti le difficoltà dei sindacati di base nell'esser riconosciuti soggetti titolati a trattare con le aziende e in Unicoop non va diversamente. A questo si aggiunge la gravità dell'accordo sulla rappresentanza  tra sindacati confederali e confindustria firmato nel maggio scorso e formalizzato pochi giorni fa. Rimandiamo ai link per i dettagli, ma è evidente una cosa. E paradossale, oltre che patentemente ingiusto, che regole fondamentali sulla democrazia di rappresentanza sindacale vengano scritte dalle parti interessate a mantenere borbonici privilegi, anziché trovare la naturale cornice di una legge.
Non ci nascondiamo dietro un dito. E' evidente che sia sindacati che confindustria avrebbero in parlamento referenti che indirizzerebbero tale legge rispondendo ai loro desiderata, ma questo a noi pare l'unico percorso imprescindibile sulla via della democrazia e trasparenza.

DOVE IL LAVORATORE CONTINUA A PAGARE I SINDACATI CONFEDERALI PUR NON ESSENDO ISCRITTO
Aggiungiamo un'ultima osservazione. Della tassa Cgil, il lavoratore Coop (o chiunque altro) non si libererà mai. Si perché come nei film dell'orrore dove il mostro non muore mai, sebbene che il dipendente abbia abbandonato la tessere di Cgil o di Cisl o Uil, continuerà a pagarli. Stando a quanto scrive il Fatto Quotidiano, un buona parte degli introiti sindacali non deriva dalle tessere, ma da altrte due entrate: le quote relative alla presenza negli Enti Bilaterali e la quote di assistenza contrattuale. Queste ultime, stando all'articolosono una quota straordinaria che i sindacati e i datori di lavoro prelevano dalle buste paga dei lavoratori per aver concluso il contratto. Un premio per il lavoro fatto. Nell’ultimo Ccnl (contratto nazionale) dei metalmeccanici, ad esempio, Fim e Uilm hanno richiesto un contributo “una tantum di 30 euro per ogni lavoratore non iscritto al sindacato da trattenere sulla retribuzione”. Sul contratto, poi, era indicato il conto corrente bancario (presso il Credito cooperativo di Roma) su cui effettuare il versamento. Parlando di circa un milione di lavoratori è facile fare i conti. Per quanto riguarda i contratti del Commercio e del Terziario, la sola Filcams ha iscritto in bilancio 2,15 milioni che vanno moltiplicati per tre (cioè anche per Cisl e Uil) e poi per due (la parte datoriale). Il totale, quindi, è di circa 15 milioni di euro che rimpolpa bilanci spesso piuttosto magri. Un fiume di denaro assicurato dalla pratica del “silenzio-assenso”, per cui sono i lavoratori a dover mettere per iscritto il proprio rifiuto a versare la “tassa occulta”. Ma sono in pochi a saperlo.

IL BALLO DEL QUA QUA
In questo contesto siamo decisamente scettici verso chi vede in Landini il paladino di battaglie sulla democrazia di rappresentanza sindacale. Costui conduce schermaglie interne ad un sindacato dove la prima componente di iscritti sono i pensionati dello Spi-Cgil (ben il 52,5%, la Fiom è solo quarta con il 6%) e gli ultimi screzi con la segretaria Camusso appaiono un mero effetto scenografico. Quello che conta è già accaduto con la firma di maggio mentre il prode Landini era in tournée sulle tv nazionali.



01 gennaio 2014

CONSIDERAZIONI SUL 2013 DELLE COOP E I POST PIU' LETTI NELL'ANNO


Il 2013 nel mondo Coop


Ecco quali sono state le pagine più visitate del blog nell'anno appena trascorso







Un anno molto importante per il mondo Coop. Senz'altro la crisi ha contribuito a mettere ancor più in risalto le fragilità di alcune realtà già in affanno. L'anno appena trascorso però ci ha indicato ancora di più come la finanza sia determinante dentro le coop, mettendo in evidenza dubbi relativi alla loro mission in relazione agli aspetti mutualistici, oltre a palesi incompetenze che hanno generato perdite abissali di cui nessuno risponde. Un universo sempre più autoreferenziale e refrattario a qualsiasi autocritica.

Il 2013 dei dipendenti Coop
Non c'è dubbio che la cessione di Dico Discount abbia palesato i limiti manageriali delle Coop che gestivano la società. Pensiamo però anche ad Unicoop Tirreno e in particolare alla vertenza campana, ma anche Coop Estense, dove le pessime relazioni sindacali hanno portato i lavoratori ad uno sciopero il 23 dicembre scorso, sebbene la cooperativa modenese sia responsabile di una contrapposizione con i dipendenti che viene da ben più lontano. Di solito quando un'azienda non va bene questo, com'è ovvio, si riverbera automaticamente sulle relazioni sindacali con un aumento forte della conflittualità interna, una sorta di carina di tornasole. Le Coop hanno goduto  spesso e continuano a godere di relazioni privilegiate con i sindacati (Filcams-Cgil in testa) il che  ha permesso loro di gestire le aziende in una sorta di pax sociale. Tutto questa architettura comincia a scricchiolare e non solo nelle Coop sopra citate. Le insofferenze verso i sindacati confederali che già covavano, hanno trovato in parte naturale collocazione altrove e così i sindacati di base stanno conquistando spazi sempre maggiori. D'altra parte il PD che è sempre stato punto di riferimento politico per le Coop, come la Cgil lo è per la parte sindacale, pare aver imboccato con la guida Renzi una via  che potrebbe non garantire sufficientemente certe tutele passate.

Il 2013 delle Coop nella finanza
E' l'altro aspetto del mondo Coop di cui il blog si occupa spesso. Ha rivestito nel corso degli anni un ruolo sempre crescente e spesso negativo nelle strategie e nei bilanci delle Coop. E' importante che i dipendenti Coop si tengano informati su come la loro cooperativa investe le risorse ed il consiglio è quello di fare uno sforzo per seguire con attenzione le attività finanziarie almeno della propria Coop. Non può passare inosservata, per fare un esempio, la partecipazione finanziaria di Coop Estense nell'acquisizione di Fonsai tramite Unipol e contemporaneamente la manifesta avversione nel rinnovare un contratto integrativo scaduto da 7 anni. Ma gli esempi in questo senso possono essere molti.
Senza dubbio quella dell'acquisizione di Fonsai da parte di Unipol (quindi delle maggiori Coop) è la notizia di maggior spicco. Non dimentichiamo però anche quella che auspichiamo essere la conclusione della nefasta partecipazione di Unicoop Firenze in Monte Paschi, dopo l'abbandono del presidente di Unicoop, Campaini, del Cda della banca di Siena e la riduzione marcata delle azioni detenute. Ci sono inoltre storie minori, ma assai istruttive come quella della scalata di una cordata di imprenditori umbri a cui partecipa Coop Centro Italia per il controllo della Banca Popolare di Spoleto.

Il 2013 dei scoi prestatori Coop
E' stata una piacevole sorpresa la proliferazione di articoli sul prestito sociale e sulla finanza delle Coop che abbiamo visto quest'anno. Una serie di pregevoli pezzi su Il Sole 24 Ore hanno riportato una radiografia accuratissima cooperativa per cooperativa, altri si sono concentrati più in generale sul rapporto delle Coop con la finanza, come Il Fatto Quotidiano. Se diamo un'occhiata a come si sta muovendo il prestito sociale ci rendiamo conto come esso sia, oltre che un'eccezionale risorsa per le cooperative, un'altra cartina di tornasole che può darci indicazioni sullo stato di salute della singola Coop, proprio come lo sono le relazioni sindacali. Troverete infatti una varietà di trattamenti, soluzioni e differenziazione di tassi tra una cooperativa e l'altra. Anche su questo l'inserto Plus de il Sole ha pubblicato un'esplicativa tabella.

Questi sono in estrema sintesi gli elementi salienti che hanno caratterizzato il mondo Coop della grande distribuzione nel 2013. Quella che segue è la classifica dei post più letti. Non vi troverete alcune notizie forti, come l'acquisto di Fonsai da parte di Unipol o la vertenza degli Ipercoop campani di Unicoop Tirreno, perché argomenti ampiamente trattati da giornali locali e nazionali. Appare comunque nel suo insieme una graduatoria abbastanza significativa.


1) Il prestito sociale in flessione (4/01/2013)

2) Campaini: «La borsa è sinonimo di speculazione ed incompatibile con la Coop» (19/02/2013)


3) Dico Discount, Tuo le mani sulla Coop (11/03/2013)

4) Caso Mps: Unicoop Firenze dovrebbe rassicurare i propri soci (25/01/2013)

5) Vendita Dico Discount, la parola ai lavoratori (14/03/2013)

6) La vicenda Dico: 400 persona in mobilità (6/06/2013)

7) Con Ingrande Coop entra nel ramo Wharehouse, prima che ci pensino gli stranieri (16/03/2013)

8) Unicoop Firenze, bilancio 2012: un disastro annunciato (3/06/2013)

9) Unicoop Tirreno: parla il presidente Marco Lami
(7/06/2013)

10) Magazzini Unicoop Firenze, muletto in retromarcia investe un operaio: è grave (6/02/2013)



 

15 giugno 2013

SUL LICENZIAMENTO DEL SINDACALISTA IN OBI, L'ONOREVOLE DEL PD CHIEDA ANCHE AD UNICOOP FIRENZE

L'onorevole del PD, Baruffi, presenta in parlamento un'interrogazione sul licenziamento del sindacalista avvenuto all'OBI di Modena

Ci si domanda perché, visti anche gli storici legami, l'apprezzabile iniziativa del Baruffi non passi anche per Unicoop Firenze che risulta essere il principale azionista di Obi Italia



L'onorevole del PD, Davide Baruffi, ha depositato un’interrogazione al ministro del Lavoro Giovannini sul caso del licenziamento di Corrado Di Stefano, rappresentante aziendale all’Obi di Modena Ovest.
La vicenda si inserisce nello scontro tra lavoratori e azienda sulle aperture domenicali e festive: l’Obi ha scelto di sottrarsi al codice comportamentale del Comune di Modena che esclude, tra l’altro, le aperture nelle principali festività civili e religiose.

Fermo restando che l'iniziativa di Baruffi è apprezzabile e condivisibile, l'onorevole non ritiene che sia il caso di coinvolgere, con la stessa motivazione con cui investe il Parlamento, anche Unicoop Firenze che risulterebbe controllare Obi Italia attraverso la società BBC (Brico Business Cooperation) della quale detiene il 70% delle quote? Magari proprio attraverso la figura del suo storico ed ascoltato Presidente, Turiddo Campaini, il quale peraltro, pur con sfumature diverse, non pare essere insensibile al tema delle aperture domenicali e festive.
La stessa domanda andrebbe girata a Filcams-Cgil, organizzazione in cui svolge attività il sindacalista licenziato, con un'aggiunta. Come mai codesta organizzazione sindacale, a quanto risulta, non ha intrapreso verso l'azienda la naturale ed ovvia procedura propria dell'art. 28/300 per condotta antisindacale visto che dichiara che il delegato sindacale non ha fatto altro che esercitare i diritti sindacali all’interno del luogo di lavoro a sostegno del confronto sugli orari e le aperture festive/domenicali. La strategia aziendale di Obi punta a sostituire il confronto con le organizzazioni sindacali e la normale dialettica sindacale con azioni inevitabilmente intimidatorie.
Per il PD non dovrebbe essere difficile interloquire direttamente con le Coop e, per dirla tutta, neanche per la Cgil.

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Licenziamento Obi, l'on. Baruffi porta il caso in Parlamento

Il parlamentare Pd interroga il Governo sul licenziamento di un rappresentante sindacale.

Il deputato modenese Pd Davide Baruffi ha portato in Parlamento il caso del licenziamento di un rappresentante sindacale del negozio Obi a Modena Ovest. Baruffi, con una interrogazione, chiede l’intervento del ministro del Lavoro Giovannini. “Questa vicenda – conferma il deputato Pd – merita di essere evidenziata non solo per la gravità del fatto, ma anche perché emblematica di uno stato di cose che deve essere corretto”.

Questa mattina il deputato modenese Pd Davide Baruffi ha depositato un’interrogazione al ministro del Lavoro Giovannini sul caso del licenziamento di Corrado Di Stefano, rappresentante aziendale all’Obi di Modena Ovest. La vicenda si inserisce nello scontro tra lavoratori e azienda sulle aperture domenicali e festive: l’Obi ha scelto di sottrarsi al codice comportamentale del Comune di Modena che esclude, tra l’altro, le aperture nelle principali festività civili e religiose. Il fatto risale a due settimane fa quando, dopo formale lettera di contestazione, il signor Corrado Di Stefano si è visto licenziato in tronco dalla nota catena commerciale. Obi ha optato per un’apertura indiscriminata in tutte le domeniche e le festività, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno compresi: proprio in concomitanza di queste aperture a dir poco inusuali sono stati proclamati alcuni scioperi. Ebbene, tra le contestazioni mosse dall’azienda a Di Stefano spiccano proprio le pressioni che il rappresentante sindacale avrebbe esercitato sui colleghi per convincerli a partecipare allo sciopero. Con questa interrogazione il parlamentare Pd intende non solo richiamare l’attenzione su un fatto a dir poco sconcertante, ma anche evidenziare come più in generale, nel nuovo regime che disciplina le aperture del commercio, manchi qualsiasi forma di tutela del lavoro, di quello autonomo (i piccoli esercenti sono oggettivamente svantaggiati rispetto alla grande distribuzione) e di quello dipendente che, complice anche la crisi dei consumi e il calo generalizzato nel settore, rischia di vedersi stritolato da una contrazione sistematica dei propri diritti. “La normativa è oggettivamente carente – sostiene l’on. Baruffi – e per di più, essendo arrivata nel pieno della crisi, anche intempestiva. Non solo ha privato Regioni e Comuni delle proprie competenze regolamentari e programmatorie, ma ha totalmente trascurato il fattore lavoro, scaricando sulla parte più debole il prezzo della riorganizzazione”. In questo senso Baruffi torna a chiedere al Governo se non sia giunto il tempo di ripensare la legge, in particolare di introdurre contrappesi adeguati a tutela dei lavoratori. “Nella grande distribuzione – prosegue il parlamentare Pd – una quota importante di lavoratori sono giovani e donne: i primi ricattabili perché spesso precari, le seconde più vulnerabili perché madri di famiglia o comunque oberate anche dal lavoro di cura. La situazione non è affatto in equilibrio e provvedimenti quale quello di Modena (il codice di comportamento promosso dal Comune insieme alle rappresentanze del settore, proprio per tutelare maggiormente i lavoratori e il rispetto delle festività civili e religiose) pur meritori, rischiano di non incidere più di tanto, senza una copertura di legge che li renda vincolanti”. “Questa vicenda – conclude Baruffi – merita di essere evidenziata non solo per la gravità del fatto, ma proprio perché emblematica di uno stato delle cose che proprio non va e, in quanto tale, deve essere corretto”.


6 giugno 2013


http://www.pdmodena.it

06 giugno 2013

ACCORDO SULLA RAPPRESENTANZA: I CONFEDERALI, FIOM INCLUSA, IMPEDISCONO LA DEMOCRAZIA SINDACALE

Un documento a firma della minoranza Cgil mette a nudo i principali punti dell'accordo che i Confederali hanno firmato con Confindustria




Senza consultare e neanche informare i diretti interessati, Cgil, Cisl e Uil hanno stipulato con Confindustria un patto sulla rappresentanza che viola platealmente principi democratici e principi costituzionali, impedendo che lavoratrici e lavoratori siano liberi di scegliersi i propri rappresentanti. Potranno infatti partecipare alla elezione dei rappresentanti sindacali solo liste presentate da Cgil, Cisl e Uil o da altri sindacati che (come loro hanno fatto con questo patto) rinuncino ad ogni azione di sciopero e accettino gli accordi decisi a maggioranza dagli stessi firmatari.

Per anni si era denunciato che i sindacati firmatari dei contratti si fossero automaticamente attribuiti un terzo delle RSU. Oggi essi non si accontentano più di questo e si accaparrano d’ufficio, con questo meccanismo, il 100% della rappresentanza, a prescindere da quale sia il consenso di altre organizzazioni!

Sulla rappresentanza il principio é: prima mi dici che sei d’accordo, poi ti siedi al tavolo. Infatti, la conta degli iscritti e dei voti, che garantisce la presenza alle trattative di chi ha più del 5%, si fa solo tra i firmatari del patto, cioè tra chi ha già detto che accetterà l’accordo, quale che sia.

Non solo. Il patto punta a impedire il dissenso interno alle stesse organizzazioni firmatarie. Infatti, secondo le clausole del patto, se un delegato non risulta più iscritto alla organizzazione sindacale con cui è stato eletto (se si è dimesso o è stato espulso per dissenso, appunto), egli decade da delegato. In questo modo si impedisce la presenza nelle rappresentanze dei delegati e delle delegate più fedeli alle rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori, li si fa decadere e, avendo perso le tutele proprie dei delegati, li si espone alle vendette dei padroni, peraltro oggi più facili anche grazie alla manomissione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Insomma, i delegati rispondono alla organizzazione e non ai lavoratori.

Si fa molta propaganda sul fatto che l’accordo garantirebbe la verifica democratica del consenso delle lavoratrici e dei lavoratori sulle intese contrattuali. Non è vero. In realtà sui contratti non si garantisce alcun referendum vincolante ma solo ”una consultazione certificata a maggioranza semplice”. Cioè al massimo assemblee gestite e “certificate” dagli stessi sindacati firmatari. Senza accordo tra i firmatari, il referendum non c’è.

Sugli accordi aziendali valgono le regole dell’accordo del 28 giugno 2011, cioè le deroghe e non è previsto alcun voto delle lavoratrici e dei lavoratori ma basta la maggioranza della RSU, che ricordiamo sarà eletta solo su liste presentate dai sindacati firmatari.

Il patto introduce una pesantissima limitazione al dissenso, con il cosiddetto principio di esigibilità voluto dalla Confindustria: i padroni, mentre peggiorano le condizioni dei lavoratori, pretendono anche che essi rinuncino alle lotte o alle cause legali. E Cgil, Cisl e Uil sono d’accordo. L’intesa prevede che nei prossimi contratti si inseriscano le sanzioni contro chi trasgredisce e sciopera.

E’ molto grave che insieme al gruppo dirigente  della Cgil anche quello della Fiom esalti l’accordo, mentre proprio tre anni fa la Fiom disse giustamente NO all’accordo di Pomigliano in Fiat. La verità è che questo accordo è il modello Fiat esteso a tutti i luoghi di lavoro. Chi non ci crede ha un modo molto semplice di verificarlo: leggere il testo dell’accordo!

No all’appropriazione privata della democrazia!
.
La democrazia è di tutti!


5 giugno 2013

R28aprile - opposizione CGIL



14 marzo 2013

VENDITA DICO DISCOUNT: LA PAROLA AI LAVORATORI

Sulla cessione Dico Discount da parte delle Coop fa il punto il cordinamento nazionale RSA Dico in vista dell'incontro di oggi tra proprietà e sindacati




Con un colpo di spugna COOP ha deciso di svendere a un gruppo privato il proprio format discount, la DICO (DIscount COop) Spa. Il tutto dando la comunicazione ai giornali senza prima informare lavoratori e sindacati, e molto probabilmente con un forte dissenso interno alle sette cooperative proprietarie di DICO.

Cosa sta succedendo a DICO? L'8 marzo, a cose fatte, l'amministratore delegato Antonio Lanari e il presidente Mario Zucchelli (presidente anche della coop Estense, socio di maggioranza di DICO), dopo che si era creato scalpore per l'uscita della notizia su alcune testate, hanno confermato ai lavoratori che l'intera rete  DICO spa, 347 negozi, 6 cedi e 2 sedi operative, per totale di oltre 2mila lavoratori, sarà venduta al gruppo TUODI dei fratelli Faranda di Roma, in cambio di 54 negozi Despar, Interspar e Ingrande.

Chiediamo spiegazioni sul perché Coop ha deciso di (s)vendere i discount Dico, che nel  mondo della distribuzione sono quelli che in questo periodo di crisi producono di più, guarda caso proprio dopo le elezioni politiche di febbraio 2013.  La Coop per l'ennesima volta mette in evidenza l'assoluta inadeguatezza della propria classe dirigente, incapace ad innovarsi nel mondo della distribuzione, con l'aggravante di calpestare i diritti dei lavoratori e dei consumatori.

Il tutto considerando anche che nel corso degli anni Coop è cresciuta a dismisura anche grazie a forme alternative di cooperazione come il prestito sociale, nella fattispecie i libretti dei soci i cui soldi Coop investe liberamente per poi riversarli nelle proprie attività. E adesso ha deciso di investirli in un'operazione commerciale con la quale si libererà di oltre 2mila lavoratori, sul cui futuro la Coop non fa alcun cenno.
 
Questo accade in un'azienda come Dico Spa, che ha volontariamente sottoscritto un codice etico, debitamente pubblicizzato sul sito internet, in cui si afferma che "la gestione delle risorse umane ed i comportamenti svolti nell'esercizio delle competenze e delle funzioni assegnate devono essere improntati alla legalità, alla correttezza, alla trasparenza, all'obiettività, all'equità, all'imparzialità e alla dignità". 

Ora i lavoratori della rete DICO chiedono alle 7 Cooperative sorelle che detengono le quote della società di fermare tale iniziativa, e di aprire immediatamente un tavolo di concertazione vero a partire dall'incontro del 14 marzo, per trovare soluzioni alternative  per la gestione di Dico.

Le lavoratrici e i lavoratori DICO non sono disposti ad accettare passivamente lo stato delle cose.


Il Coordinamento Nazionale RSA DICO spa Italia


13 marzo 2013





11 marzo 2013

DICO DISCOUNT: TUO, LE MANI SULLA COOP


I discount DICO al gruppo romano "Tuo", che cede i supermarket Despar e Ingrande

All'insaputa dei lavoratori


Ciò che è Coop è Tuo e ciò che è Tuo è Coop. Si potrebbe riassumere con un gioco di parole la cessione delle rete dei discount Dico al gruppo laziale Tuo. In cambio del quale Coop prende i supermercati a insegna Despar e Ingrande concentrati soprattutto a Roma e nel Lazio.

Un'operazione avvenuta in sordina, tanto che i lavoratori non sono neanche stati informati.
Dico ha una rete di 342 discount di proprietà delle sette cooperative di consumo aderenti a Coop (Coop Adriatica, Coop Lombardia, Coop Estense, Coop Liguria, Coop Consumatori Nord Est, Nova Coop, Unicoop Tirreno).

Tuo è invece un gruppo romano di proprietà di Tonino e Massimiliano Faranda e conta oggi 54 punti vendita con insegna Despar, Eurospar e Ingrande, e 89 discount a marchio Tuodì.


Il 14 di marzo incontro tra i sindacati e i vertici di Dico sulla cessione

La conferma della cessione è avvenuta a cose fatte. E gli stessi sindacati sono stati informati ufficialmente solo giovedì 7 marzo: nella sede centrale della Fisascat Cisl è giunto un fax «una comunicazione molto scarna», racconta a Lettera43.it Vincenzo Dell'Orefice, segretario nazionale del settore commercio Cisl, «nella quale il presidente di Dico Mario Zucchelli (emiliano, già presidente della fortissima Coop Estense, ndr) e l'amministratore delegato Antonio Lanari ci comunicavano che l'unico modo per rilanciare il format del discount era quello di venderlo».
Nel 2011 Dico aveva realizzato un fatturato di 558 milioni di euro, in calo rispetto ai 574 milioni dell’anno precedente. Ma a preoccupare e far optare per una cessione è stato forse il fatto che la catena ha chiuso i conti in rosso per tre esercizi consecutivi.
Niente per ora si sa sui dettagli dell'operazione. I sindacati contano di avere tutte le informazioni il 14 marzo, giorno in cui i vertici di Dico hanno convocato le segreterie confederali per un incontro che inizia alle 10.30 nella sede legale della società a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna.

A OGNUNO IL SUO BUSINESS. Sicuramente con questa operazione le due realtà aderenti a Centrale Italiana, la maggiore centrale di acquisto in Italia, sperano di concentrarsi meglio sui loro core bussiness: per Coop quello dei supermercati, visto che il discount «non è mai stato il suo punto forte, forse perché non ci ha mai investito abbastanza o non è mai entrato nella logica di quel format», osserva L'Orefice. E quello dei discount per il gruppo Tuo, che ora con l’integrazione tra Dico e Tuodì può concorrere a livello nazionale con i giganti del settore quali Lidl ed Eurospin.

IL TIMORE DEI LAVORATORI. Insomma «l'operazione potrebbe giovare a entrambi», dice L'Orefice. Ma i lavoratori? A temere per il proprio destino sono infatti gli oltre 3 mila dipendenti della rete Dico, che dalla grande casa Coop passano al piccolo gruppo locale Tuo.
«Abbiamo appreso la notizia della cessione da Gdo News, un portale dedicato agli specialisti della Grande distribuzione organizzata. Coop non si è premurata in alcun modo di comunicare a nessuno di noi la notizia della cessione», dicono alcuni lavoratori che vogliono rimanere anonimi per paura che proprio in questo momento di cambiamenti, chi si lamenta sia il primo a saltare.


Dell'Orefice (Cisl): «Vogliamo capire se è una cessione che garantirà una continuità»

I più giovani raccontano che i più disperati sono «i colleghi di 50 anni e con figli, che non hanno idea di cosa possa succedere: la nuova proprietà potrebbe decidere di spostare tutti gli uffici da Bologna a Roma e di licenziare gente», raccontano.
«La Coop sei tu. Nei valori della cooperazione evidentemente rientra anche cedere un'azienda senza avvertire i suoi dipendenti», dicono delusi.
Timori davanti al quale il sindacato non può far nulla, «una cessione di asset aziendale rientra nelle libertà di un imprenditore, capisco il timore di chi passa da un grande gruppo a uno locale, ma il piccolo non sempre è peggio». Ma a parte le rassicurazione, certo è che in queste operazioni «quello che rischia meno è il personale addetto alle vendite», dice L'Orefice, «quello impiegatizio soffre invece di più perché nelle cessioni l'azienda che acquista di solito ha già una parte di personale di struttura».

CERCASI PIANO COMMERCIALE DI TUO. Durante l'incontro a Collecchio i sindacati devono quindi capire molte cose: se si tratta di una dismissione che prelude a una crisi e quindi a una riduzione del numero degli occupati, «o se è una cessione che non comporti traumi e garantisca una continuità», dice il segretario Fisascat. Ai lavoratori preme sicuramente sapere, «se il Tfr sarà depositato nella nuova azienda o restituito ai lavoratori con conseguente accensione di un nuovo rapporto di lavoro».
Inoltre se la modalità di cessione di ramo d'azienda è una vendita «come pensiamo», dice L'Orefice, «dovremo incontrare entrambi le parti».
Per ora all'incontro a Collecchio è previsto ci siano i vertici Dico, ma conoscere le prospettive del gruppo Tuo, ovvero «il suo piano commerciale, visto che ai suoi 89 discount se ne aggiungeranno altri 342 Dico», è il secondo passo.



11 Marzo 2013

Antonietta Demurtas

Lettera 43





01 dicembre 2012

CARREFOUR PISA: CGIL, CISL E UIL SOSPENDONO LO SCIOPERO DEL 1° DICEMBRE

Scioperare al Carrefour e in molti altri ipermercati è sempre più difficile perché il personale viene spostato nei reparti in sciopero violando  quel poco che resta del diritto del lavoro
I Cobas organizzano una giornata di informazione e mobilitazione: "l'azienda non torna indietro sui licenziamenti"

In questi anni i vari governi, con l’avallo di sindacati compiacenti, hanno stravolto il diritto del lavoro riducendo ai minimi termini l’agibilità sindacale. Tutto ciò ha permesso di creare un clima di paura e di rassegnazione tra le lavoratrici e i lavoratori sotto padrone, timorose di scioperare e perfino di rivendicare diritti, dignità, rispetto.

La Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile sostituire i lavoratori in sciopero con personale che ricopre mansioni superiori ed altri incarichi dirigenziali. Quindi capi settori e superiori non possono sostituire il personale delle casse o in altri reparti. 

È antisindacale, e quindi punibile ai sensi di legge, il comportamento di un'azienda che, in un giorno di sciopero, assuma collaboratori occasionali per sostituire i propri dipendenti che stanno partecipando all’agitazione.

Ma detto ciò cosa sta realmente accadendo al Carrefour?

Cgil e Rsu hanno per ora sospeso lo sciopero nonostante l’azienda non abbia intenzione (fino a prova contraria) di ritirare i 35 licenziamenti.

E’ coerente e logico un comportamento così arrendevole da parte di Cgil Cisl Uil?

Noi pensiamo di No , è ridicolo sospendere sciopero, forme di mobilitazione e perfino iniziative di semplice informazione dei cittadini quando ci sono licenziamenti in atto, quando (come leggiamo da un recente volantino di Filcams, Fisascat e Uiltucs) dovremmo fermare una politica aziendale che ancora una volta taglia le condizioni economiche e i diritti, per rivendicare certezze sul futuro dell’azienda Carrefour in Italia.

I Cobas denunciano un clima di paura (dentro Carrefour) costruito ad arte per impedire lo sciopero a discapito  dei diritti sindacali e della stessa dignità umana.
I continui cedimenti sindacali alla fine favoriscono solo l’azienda lasciando le lavoratrici in una situazione di debolezza e di ricattabilità.

1. Respingiamo i licenziamenti

2. Salvaguardiamo i posti di lavoro procedendo alla stabilizzazione dei contratti precari più vecchi

3. Rivediamo i turni di lavoro sempre più massacranti e insostenibili

4. Uniamo lavoratori e lavoratrici attorno a rivendicazioni di lotta per impedire all’azienda di violare i diritti sindacali in materia di sciopero
Fonte: Confederazione Cobas Pisa



30 novembre 2012

gonews.it




17 agosto 2012

EMILIA-ROMAGNA DA' IL WELFARE AI PRIVATI. ALLE COOP I SERVIZI AI DISABILI E ANZIANI

La regione decide di sottrarre all'amministrazione pubblica il 75% del settore.

Critiche da parte di opposizione, Tribunale diritti del malato e sindacati, Cgil esclusa: «Si consegna la sanità in mano a chi ha fatto della salute dei cittadini un vero e proprio business».

Dalla giunta rispondono: nessuna esternalizzazione, ma solo una scelta politica favorevole alla gestione integrata

Si veda anche: La mutua delle Coop: la nostra sanità a buon mercato


BOLOGNA – Pubblico o non pubblico: questo il dilemma! Gli elettori di sinistra, quando a governare c’erano Dc prima e centrodestra poi, hanno sempre prediletto il pubblico al privato ma si sa che con il passare dei tempi, e soprattutto quando si passa dall’opposizione al governo, anche le ideologie possono cambiare. Quantomeno si adeguano. Niente più proclami contro i privati e soprattutto, come insegna la Regione Emilia Romagna, basta con il pubblico.

DELIBERA CHOC - Sta di fatto che i vertici regionali dell’Emilia-Romagna, aprendo le porte agli stessi privati sempre combattuti a colpi di scioperi generali e manifestazioni di piazza, in gran silenzio decidono di saltare il fosso e deliberano: entro il 2014, seguendo le indicazioni che arrivano dal report della Direzione generale Sanità e Politiche sociali della Regione, i servizi di Welfare in Emilia Romagna saranno gestiti per oltre il 74% da soggetti privati come le cooperative e per il 26% da soggetti pubblici e Asp.

Tra un anno e mezzo i Comuni dovranno aver, quindi, concluso il percorso di accreditamento dei soggetti pubblici e privati a cui verranno affidati alcuni servizi socio-sanitari, come l’assistenza alle persone anziane e a quelle disabili. Una scelta a suo tempo molto criticata dalle opposizioni e dalle organizzazioni sindacali, esclusa la Cgil, le quali hanno accusato la Regione di voler favorire i privati a scapito dei cittadini. «È una scelta che penalizza solo i cittadini – spiega Luciano Magli, responsabile del Tribunale per i diritti dei malati – Ma la cosa, evidentemente, non interessa molto i nostri amministratori visto che preferiscono consegnare la sanità pubblica in mano a chi ha fatto della salute dei cittadini un vero e proprio business». Dalla Regione, dal canto loro, si affrettano a spiegare che con la scelta fatta viene superata la logica degli appalti a scadenza e l’avvicendamento delle cooperative. «Al contrario – scrivono – sono previsti contratti duraturi che vincolano i soggetti gestori a rispettare alcuni parametri per mantenere la delega sull’intero servizio».

FAVOREVOLI E CONTRARI - Ma allora, ha ragione l’assessore regionale alle Politiche sociali Teresa Marzocchi quando assicura che è sbagliato parlare di esternalizzazione ma si tratta solo di una scelta politica di una forma di gestione integrata tra pubblico e privato? Oppure ha ragione chi la definisce una delle tante manovre che porteranno alla completa dismissione del pubblico a favore di pochi privati e magari con un occhio di riguardo alle coop? I dubbi su tutta l’operazione sono tanti e non arrivano solo dai cittadini. Vincenzo Tradardi, ex presidente di Asp est San Mauro Abate, una delle cinque attive in provincia di Parma, è tra quelli che non vedono di buon occhio l’operazione. E accusa la Regione di avere un unico vero obiettivo: affossare le Asp. Ad attaccare Regione e Cgil ci pensa anche l’associazione Carta Canta, da anni impegnata attivamente nella tutela dei diritti delle persone non autosufficienti, il cui timore è che la delibera sia solo un primo passo verso la completa esternalizzazione/privatizzazione dei servizi sociali.

Gli unici a scendere in difesa della delibera sono stati i vertici sindacali della Cgil di Parma da dove arrivano parole di elogio e la solita promessa: «La Cgil attraverso Fp e Spi monitorerà che la legge venga applicata in modo corretto e si rispettino i criteri di qualità».

Un proclama non condiviso, naturalmente, dal Pdl. Secondo gli azzurri, infatti, sarebbe solo un modo per tagliare il principio di sussidiarietà mentre le Asp altro non sono che «un ulteriore carrozzone che serve alla Regione per controllare il capitale del territorio e anche per piazzare qualche poltrona».



17 agosto 2012

Francesco Mura

Il Vostro Quotidiano


11 luglio 2012

PANORAMA, I SINDACATI: «NESSUNA ASSUNZIONE FESTIVA»


I lavoratori di Panorama vincono la causa sulle ore di permesso sindacali spettanti


Per noi che lavoriamo in Unicoop Firenze è interessante notare che la Filcams-Cgil, quando vuole, le vertenze per condotta antisindacale le fa senza problemi.


Le ore di permesso sindacale spettano ai lavoratori di Panorama. E le assunzioni per il week end per ora sono un miraggio. La Corte d'Appello il 3 luglio si è pronunciata a favore dei sindacati Filcams-Cgil (rappresentati da Andrea Stramaccia), Uiltucs-Uil (avvocato Lucia Maria Chiaffi) e respingendo quindi il ricorso presentato da Panorama (avvocato Maurizio Olivetti). Già nel 2010 aveva dichiarato "antisindacalità della condotta tenuta da Panorama per aver disapplicato in modo illegittimo la clausola relativa ai permessi sindacali retribuito nel contratto integrativo del 2004".

La sentenza è stata illustrata ieri da Elisa Luppino della Filcams e da Bruno Bettocchi della Uil i quali hanno inoltre evidenziato che nella grande distribuzione nessuno stia rinnovando i contratti integrativi (vedi Unicoop Firenze - nota blog). «Questa sentenza - ha detto Bettocchi - ha rilevanza nazionale e possiamo definirla una sentenza pilota. I tempi sono stati lenti ma utili. Chiaramente non c'è urgenza come in altre vertenze».

Panorama, situato all'interndo dei Gigli, occupa 172 addetti e per ora, secondo i sindacati, non è stata fatta nessuna assunzione per le domeniche di apertura.




11 luglio 2012

M. Serena Quercioli

La Nazione


12 giugno 2012

IL TRIBUNALE ORDINA IL REINTEGRO PER I 6 LICENZIATI DI ESSELUNGA




Esselunga: 6 licenziati da per inidoneità alla mansione, la magistratura condanna l’azienda al reintegro






Tra aprile e maggio del 2011 Esselunga licenziò 6 lavoratori in Lombardia giudicandoli inidonei permenentemente alla mansione. Tali licenziamenti furono effettuati senza consentire ai lavoratori di ricorrere alla ASL di competenza come previsto dalla Legge (art 41 comma 9 Dlgvo 81/08) e l'azienda, inoltre, procedette ai licenziamenti dei 6 lavoratori senza neppure ricercare un'altra collocazione lavorativa all'interno delle numerose attività presenti nelle sue filiali.

A seguito di tali comportamenti Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil organizzarono un’immediata protesta e assicurando ai licenziati il proprio supporto legale, ma Esselunga rispose sospendendo le relazioni con le organizzazioni sindacali responsabili di richiedere il rispetto della legge.Tra aprile e maggio del 2011 Esselunga licenziò 6 lavoratori in Lombardia giudicandoli inidonei permenentemente alla mansione. Tali licenziamenti furono effettuati senza consentire ai lavoratori di ricorrere alla ASL di competenza come previsto dalla Legge (art 41 comma 9 Dlgvo 81/08) e l'azienda, inoltre, procedette ai licenziamenti dei 6 lavoratori senza neppure ricercare un'altra collocazione lavorativa all'interno delle numerose attività presenti nelle sue filiali.

“È di questi giorni” affermano in una nota congiunta i sindacati “il pronunciamento del tribunale di Milano che dispone il reintegro di un dipendente dell’Esselunga di Corsico licenziato il 14 aprile del 2011”; così come negli altri 4 casi in cui si è andati a giudizio, i diversi giudici interessati si sono espressi disponendo il reintegro dei dipendenti, mentre in 2 casi l’azienda ha conciliato corrispondendo ai licenziati un risarcimento economico ed ammettendo implicitamente la non correttezza dei licenziamenti effettuati.

Nonostante la soddisfazione per queste sentenze, Filcams, Fisascat e Uiltucs sono interessate a stabilire con Esselunga rapporti sindacali corretti che partano dal riconoscimento del ruolo delle parti sociali: “Ci auguriamo che questi reiterati pronunciamenti della magistratura possano chiudere una fase di immotivata ostilità di Esselunga nei confronti delle organizzazioni sindacali, per avviare un confronto finalizzato alla riduzione degli infortuni e ad evitare l’insorgere di malattie professionali.”

La tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e il rispetto delle normative in materia sono interesse comune delle Aziende e delle Organizzazioni Sindacali.


12 aprile 2012

Filcams-Cgil


25 maggio 2012

VERTENZA FILCAMS IN DECATHLON: LA DOMANDA SORGE SPONTANEA

La società Decathlon si era rifiutata di riconoscere la nomina della Rappresentanza Sindacale Aziendale FILCAMS in un punto vendita di Vignate - Milano poiché la Filcams Cgil non risulta firmataria del Contratto Nazionale di lavoro del Terziario, distribuzione e servizi rinnovato il 26 febbraio 2011

In seguito a questa pronuncia del tribunale ci chiediamo:
perché Unicoop Firenze può rifiutarsi di riconoscere le RSA costituite nei magazzini da USB?



Il 16 Maggio scorso presso il Tribunale di Milano si e' tenuta l'udienza del ricorso contro l'azienda Decathlon Italia S.r.l. per condotta antisindacale (ex art 28 l.300/1970).


Il Giudice ha riconosciuto totalmente l'istanza promossa dalla FILCAMS Cgil assistita dagli Avv.ti del collegio difensivo Scarpelli e Angelone di Milano, Martino di Torino e Andreoni di Roma.

La società Decathlon si era rifiutata di riconoscere la nomina della Rappresentanza Sindacale Aziendale FILCAMS in un punto vendita di Vignate - Milano poiché la Filcams Cgil non risulta firmataria del Contratto Nazionale di lavoro del Terziario, distribuzione e servizi rinnovato il 26 febbraio 2011.

Il Giudice, ha accertato l’antisindacalità della condotta tenuta da Decathlon Italia Srl ed ha ordinato l’immediato riconoscimento della rappresentanza sindacale aziendale della FILCAMS CGIL con tutti i diritti ad essa collegati.

“La sentenza” afferma la Filcams Cgil “ci consegna un primo risultato importante, che sancisce il riconoscimento della Filcams quale soggetto sindacale rappresentativo del settore. Tale ruolo ed i diritti ad esso connessi, proprio a partire dalla costituzione della Rappresentanza Sindacale nei luoghi di lavoro, non può venire meno per il fatto di non aver sottoscritto l’accordo di rinnovo del CCNL “commercio” firmato invece da altre organizzazioni sindacali.
Scelta che la FILCAMS ha ritenuto di dover fare, alla luce di contenuti peggiorativi per le lavoratrici e i lavoratori del settore.



24 maggio 2012

Filcams Cgil




26 aprile 2012

«LIMITIAMO LE DOMENICHE», ACCORDO IN COOP ADRIATICA, ORA SI VOTA


Accordo «salva domeniche» in Coop Adriatica nei punti vendita di Bologna e Imola con assemblee in corso

Domani i risultati della consultazione


L’aveva detto da tempo. Le domeniche sempre aperte non piacciono al colosso rosso della cooperazione. E allora per i dipendenti bolognesi di Coop Adriatica arriva l’accordo «salva-domeniche», raggiunto in modo unitario con tutte le sigle sindacali (che altrove sono in guerra per contrastare le aperture selvagge) e che prevede la limitazione delle giornate di apertura. Cassiere e commessi di Bologna e Imola stanno votando l’ipotesi di accordo in questi giorni per alzata di mano nelle assemblee, e il risultato si saprà entro domani.

Oggi è una giornata particolarmente importante perché a votare saranno i principali ipermercati di Bologna, dove si concentrano circa 900 dipendenti, mentre al Centro Borgo l’ipotesi di accordo è già stata approvata dalla maggioranza dei lavoratori. I sindacati sono molto cauti e abbottonati, perché l’ipotesi è complessa e non semplice da spiegare, ma tra una riunione e l’altra comincia a filtrare qualche indiscrezione di quella che per il momento è l’unica iniziativa nella grande distribuzione che limita le aperture di domenica; in controtendenza con quello che succede in tutta la provincia, dove ormai le catene fanno a gara ad aprire le serrande. Cgil, Cisl
e Uil sono riusciti ad arrivare all’accordo solo con Coop Adriatica, l’unica azienda disponibile alla trattativa. Ed è un accordo importante, perché farebbe da apripista.

L’ipotesi che viene votata dai dipendenti prevede infatti la limitazione delle domeniche di apertura di supermercati e ipermercati sia per quanto riguarda il numero dei giorni che per il numero dei negozi, con un occhio di riguardo al periodo estivo quando le scuole sono chiuse e tenere aperto creerebbe più problemi alle famiglie. Per le aperture molto si baserà sulla volontarietà, verranno previste domeniche di riposo e non ci saranno aperture, come già succede, per le feste comandate: 25 aprile, Primo maggio, 2 giugno, 15 agosto e 1º novembre. Salve invece le domeniche di apertura natalizie, con la stessa retribuzione prevista oggi dal contratto aziendale. Argomento delicato è il pagamento delle domeniche residue di apertura, concordato coi sindacati.

«La consultazione è in corso, noi ovviamente rispetteremo la volontà dei lavoratori», si limitano a dire dalla Filcams Cgil. «La Coop è l’unica con cui siamo arrivati a un’ipotesi di accordo, è un segnale importante», aggiunge la Fisascat Cisl.


Vedi anche:
Il sindaco di Bologna, Merola, propone un patto sulle aperture festive



26 aprile 2012

Marco Bettazzi

La Repubblica.it


05 aprile 2012

TOSCANA: PASQUA, PASQUETTA E 1° MAGGIO, SCIOPERO NEL COMMERCIO


Un negozio di Zara (Artioli)

Associazioni di categoria all'attacco

Feste con braccia incrociate per il settore commercio in Toscana


Le organizzazioni sindacali del commercio hanno proclamato l'astensione dal lavoro in Toscana per le intere giornate di Pasqua, Pasquetta, 25 aprile e 1 maggio, per protestare contro le aperture degli esercizi commerciali in occasione delle prossime festivita'.


Lo rendono noto Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs. ''Riconfermiamo inoltre - scrivono i sindacati in una nota - la contrarieta' alla liberalizzazione degli orari commerciali previsti dall'art.31 del decreto legge salva-Italia''. Nella nota i sindacati di categoria chiedono al mondo politico di giungere ad una normativa concertata sulle aperture domenicali e festive, ''demandando ai territori la loro definizione, per un modello sostenibile del commercio, per citta' piu' vivibili, all'insegna della cultura e non del solo consumo''.



5 aprile 2012

La Nazione



21 gennaio 2012

CAOS ALLA LOGISTICA CAVALIERI, I COBAS BLOCCANO I CANCELLI

I Cobas: «Volevano far passare i lavoratori da una cooperativa all’altra dandogli quasi nulla. Allora abbiamo bloccato tutto»

Rabbia di Cgil e Cisl: interferiscono sul nostro accordo


«Volevano far passare i lavoratori da una cooperativa all’altra dandogli quasi nulla. Allora abbiamo bloccato tutto». Mattinata movimentata ieri alla logistica Cavalieri di via Majorana a Tavazzano, dove circa 150 simpatizzanti dei Cobas hanno bloccato il traffico dei camion nello stabilimento e picchettato l’area circa fino alle 15. Sul posto per controllare la situazione sono giunte Polizia, carabinieri e anche una volante del Consorzio di Polizia Nord Lodigiano. A parte slogan e bandiere sventolate però tutto si è svolto senza problemi, ed alle 16 la situazione è tornata alla normalità.

«Nell'azienda lavorano 250 persone — spiega Fulvio Di Giorgio, del Si Cobas — che hanno appena trattato il passaggio dalla precedente cooperativa ad una nuova, denominata Quicktrade. Hanno ottenuto l’applicazione del contratto nazionale di trasporti e facchinaggio, ma con il vincolo di un periodo da un mese di prova e l’applicazione a livello contrattuale del sesto livello junior, il più basso della categoria. Inoltre l’azienda ha chiesto ai lavoratori di firmare un verbale, dove in cambio di 150 euro rinunciavano ad ogni contestazione su straordinari e ferie non godute. Ci hanno chiamato segnalandoci la situazione, e alle 10 abbiamo fatto scattare il blocco. Questo è servito ad ammorbidire le posizioni, e alla fine siamo arrivati all’ottenimento di un sesto livello senior per tutti senza alcun periodo di prova. Tra 5 mesi però torneremo per controllare l’applicazione di quanto stabilito».

Ma il blitz dei Cobas ha irritato non poco Cgil e Cisl: «Per anni in quell’azienda, che è rimasta completamente impermeabile ai sindacati confederali, si è applicato solo il contratto Unci, che è ritenuto illegale da tutte le sigle sindacali tranne dalla Confsal che l’ha sottoscritto — spiegano Giorgio Tornusciolo della Fit Cisl e Guido Scarpino della Filt Cgil —. C’era una situazione di caporalato diffuso, e i Cobas non hanno fatto nulla per cambiare la situazione. Poi l’azienda francese Stef che ha acquisito la Cavalieri ha deciso di cambiare rotta, e ha scelto la Quicktrade come nuovo fornitore vista la sua affidabilità. Questa ha deciso di applicare il contratto nazionale di trasporti, così lunedì ci siamo incontrati e abbiamo firmato l’accordo che prevede in media una crescita dello stipendio dei lavoratori di 1,80 euro l’ora con tredicesime e quattordicesime. Ora invece arrivano i Cobas e piantano i blocchi per ottenere 16 centesimi in più all’ora con uno scatto di livello. Dov’erano prima, quando regnava l’illegalità?».


20 gennaio 2012

Alessandro Gigante

Il Giorno.it


05 settembre 2011

SCIOPERO MARTEDI 6 SETTEMBRE: LE MANIFESTAZIONI A FIRENZE













Sciopero generale: le manifestazioni in programma il 6 settembre a Firenze:


USB - Unione Sindacale di Base

Firenze - Piazza SS.Annunziata, ore 9,00











Cgil

Firenze
- La manifestazione partirà da piazza Cavalleggeri, di fronte alla Biblioteca Nazionale.


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