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18 dicembre 2014

MAFIA CAPITALE E LA MUTAZIONE GENETICA DELLE COOP



Nelle vicende di Mafia Capitale che gettano una luce pessima sul mondo cooperativo, Mario Frau, ex dirigente Coop, vede una continuità in quella che nel suo libro La Coop non sei tu, definì la mutazione genetica delle
Cooperative





Il post che segue è un insieme di riflessioni sul mondo Coop di Mario Frau dopo lo scandalo Mafia Capitale. Frau è stato Direttore alla programmazione e sviluppo di Novacoop e membro della Direzione dell'Associazione Nazionale Cooperative di Consumo. Lo abbiamo conosciuto nel 2010, dopo aver letto il suo libro La Coop non sei tu dal significativo sottotitolo: La mutazione genetica delle Coop, dal solidarismo alle scalate bancarie. Su quel libro il blog intervistò l'autore
 
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Nel mio saggio La Coop non sei tu ho più volte usato il termine mutazione genetica riferendomi ai cambiamenti che hanno coinvolto le grandi coop. Che ci sia stata tale trasformazione - meglio sarebbe usare il termine degenerazione - che ha investito diffusamente alcune grandi Coop che operano in una pluralità di settori dell’economia, lo confermano i fatti di questi giorni emersi a Roma. Tale mia convinzione è supportata anche dalla progressiva finanziarizzazione di tutto il sistema cooperativo e l’affermazione al proprio interno di una casta autoreferenziale di intoccabili, l’assenza di adeguati controlli democratici da parte dei soci, che sono stati emarginati ed esclusi da qualsiasi processo decisionale. Il modello solidaristico è stato abbandonato, per sposare tout court la logica del profitto, omologandosi alle imprese capitalistiche. Si è così affermato una sorta di organismo geneticamente modificato che, godendo di molti privilegi, crea una distorsione del mercato e anziché distinguersi dalle imprese di capitali, ha finito per scimmiottarle, omologandosi ad esse. Dopo la nascita del PD, che ha indubbiamente affievolito il collateralismo, alcune coop hanno cominciato a intessere rapporti anche con gli altri partiti.

Il verminaio che sta uscendo dallo scandalo di Mafia Capitale dà idea di un malcostume diffuso e tollerato. Non credo che sia un fenomeno isolato, come dimostra anche la recente vicenda dell’Expo, ma è presumibile che abbia investito anche altre grandi cooperative. Ho letto un interessante articolo a firma di Andrea Cangini, che merita essere riportato in parte: Ad esempio Salvatore Buzzi, protagonista dello scandalo Mafia Capitale si sapeva che aveva precedenti per truffa e omicidio, fondatore di una cooperativa di ex detenuti e da lì divenuto membro, a Bologna, del consiglio di sorveglianza del Consorzio nazionale servizi (Cns). «Ti presento il capo delle cooperative rosse di Roma», disse Alemanno a Berlusconi mentre Buzzi gli tendeva la mano. «In Cns sono riverito», ha detto Buzzi in un’intercettazione. E l’incarico di sorvegliante che gli è stato affidato dimostra che non ha detto il falso. Ora, pur evitando facili moralismi, è chiaro che la parola «valori» esibita da Legacoop sul proprio sito s’è persa. Si è persa perché si è persa l’identità di un’associazione di lavoratori nata per nobili ideali, ma cresciuta male. La base, ancora popolata di persone che ci credono, è sconcertata. E non se ne esce costituendosi parte civile nel processo capitolino. Se ne esce affrontando la realtà. La realtà di un’associazione di imprese perfettamente calata nella logica capitalista. Urge metter mano, se non alla Costituzione, almeno allo statuto.

Qualche giorno fa che Poletti ha rilasciato una intervista a Repubblica, sostenendo che era assolutamente normale partecipare a quella cena (quella con Buzzi e esponenti del clan dei Casamonica), dichiarando testualmente: come presidente di Legacoop ho partecipato sempre alle iniziative ed alle assemblee delle cooperative aderenti. Era dunque assolutamente normale che partecipassi alla cena organizzata dalla cooperativa sociale 29 giugno, che aveva per obiettivo il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e delle persone più deboli. Fa presente Poletti che quando si vive in questo mondo e si vede come lavorano le cooperative sociali, non si pensa che possano esistere comportamenti come quelli che oggi vengono alla luce. Mi permetto solo di fare qualche osservazione. Tutto bene, Poletti, ma chi aveva il compito di controllare la correttezza di Buzzi e della cooperativa associata 29 giugno? In primis lo aveva il servizio revisioni di Legacoop, in secundis l'associazione di appartenenza, deputata a controllare e a vigilare, come prevede la legge.

Anche in questa circostanza torna alla mente quello che ebbe a dire un grande sindacalista e uomo di cultura come Bruno Trentin, che dopo la fallita scalata alla BNL da parte di Unipol: le Coop hanno perso l’anima inseguendo ad ogni costo il profitto e l’arricchimento a scapito dei propri valori originari.
 
La mutazione genetica consiste nel fatto che i vari supermercati e ipermercati coop sono diventati le filiali di una grande Banca, senza tuttavia soggiacere ai vincoli e ai controlli imposti alle Banche dalla Banca d’Italia, con la messa a rischio del prestito sociale e dei posti di lavoro come è accaduto recentemente alla coop in Friuli. Tali attività finanziarie, svolte in modo talvolta spregiudicato, spostano ingenti risorse dagli investimenti produttivi sui mercati che non si conciliano con le finalità sociali, etiche e mutualistiche che ne dovrebbero guidare l’attività.

Dopo le vicende di Mafia Capitale viene da chiedersi se ci sia ancora spazio per una realtà cooperativa sana. Credo che ci siano oggi molti spazi per lo sviluppo e il rilancio di un modello cooperativo sano, in grado di offrire alle giovani generazioni una alternativa al precariato e alla disoccupazione, riempiendo gli spazi che le grandi imprese di capitali non riescono ad occupare. Penso che una organizzazione di persone che si mettono assieme per dotarsi di servizi o di un posto di lavoro a condizioni più vantaggiose rispetto al mercato in un momento di generale impoverimento, come accade in questo periodo, sia di estrema attualità. Per fortuna non tutto il sistema cooperativo è composto da coop degenerate e corrotte, governate da caste autoreferenziali che non rispondono mai a nessuno del loro operato e meno che mai ai propri soci. Il problema della partecipazione dei soci alla vita sociale delle cooperative ha assunto negli ultimi anni, a causa della diffusa disaffezione, un aspetto molto preoccupante, per non dire patologico. Di norma alle assemblee separate di bilancio partecipa una percentuale bassissima degli aventi diritto e approvano ad occhi chiusi qualsiasi decisione, molto spesso non comprendendo neppure il significato di ciò che vanno ad approvare. Nell’ultimo decennio sono nate cooperative di ogni genere che praticano salari da fame, non pagano i contributi previdenziali ed evadono le imposte. Esse agiscono ai margini della legalità, facendo concorrenza sleale alle imprese e alle cooperative sane e solo in qualche occasione finiscono nelle maglie della giustizia. Vengono chiamate cooperative spurie, sono cooperative controllate da pochi capi bastone (i negrieri del terzo millennio) dediti alla intermediazione di manodopera, sia Italiana che straniera che svolge lavori dequalificati, con turni e ritmi di lavoro massacranti, come nel caso della logistica. Anche questo fenomeno, da combattere con ogni mezzo, è la prova di come la mutazione genetica delle coop si sia spinta molto avanti, direi quasi tollerata.

Diversa è per fortuna la situazione di molte piccole e medie cooperative, dove spesso il presidente è realmente espressione dei soci e vive del proprio lavoro partecipando onestamente al successo del sodalizio. La partecipazione e il controllo da parte dei soci si sviluppa in modo libero e senza ostacoli, in nome della trasparenza e del rispetto delle regole statutarie e democratiche condivise. Ciò detto, occorrono urgenti provvedimenti legislativi per arginare fenomeni come quelli accaduti nella Coop 29 giungo di Roma e in altre cooperative. 

Per concludere, ritengo indispensabile una riforma organica della legislazione sulla cooperazione in modo da garantire maggiormente i soci circa il rispetto dei principi solidaristici e mutualistici, della correttezza amministrativa ed etica dei propri manager.

 
Mario Frau

18 dicembre 2014
 


18 giugno 2013

COOP ITALIA CAMBIA IL VERTICE IN UNO SCONTRO DI STRATEGIE CHE DURA DA ANNI

Il 25 giugno si svolgerà l'assemblea annuale di Coop Italia, si approverà il bilancio, ma verrà ufficializzato anche un cambio dei vertici che era nell'aria da tempo e prenderà corpo un ripensamento alla strategia complessiva del mondo cooperativo. Sullo sfondo l'antica diatriba tra Coop emiliane e toscane con storie e modelli diversi.

L'articolo di Roberta Scagliarini sull'argomento ha dato lo spunto per un'approfondimento scritto per il blog da Mario Frau



Le coop della Toscana e Unicoop Firenze alcuni mesi fa minacciarono di uscire da Coop Italia, un ritornello che a fasi cicliche ha caratterizzato da sempre i rapporti tra le coop emiliane e toscane.

Nei momenti di scontro sulle strategie i toscani minacciano di separarsi per creare una Centrale Acquisti separata, ma tutti sanno che non lo faranno mai. Troppe sono le ragioni che ostacolano tale scelta separatista. I toscani sanno bene che godono dei vantaggi della “massa critica” rappresentata dal consorzio nazionale per gli acquisti Coop Italia, poi ci sono le sinergie negli spot pubblicitari milionari, c’è la questione dei prodotti a marchio Coop che non potrebbero più utilizzare una volta fuori, infine c’è la comune militanza politica della stragrande maggioranza dei dirigenti apicali. 

Ma allora perché si arriva a minacciare scissioni e scelte separatiste dal sistema Coop Italia? Le ragioni sono tutt'altro che marginali. In primis è che ci sono strategie e storie diverse tra le coop toscane, gli emiliani e il resto del movimento. Gli emiliani fanno sempre la parte dell’asso pigliatutto, lasciando ai toscani quasi sempre qualche briciola, come ad esempio la scelta delle sedi, che significano posti di lavoro e potere. Coop Italia e Unipol sono entrambe a Bologna, con alla testa due emiliani doc come il Presidente di Unipol Luigi Stefanini (ex segretario del P.C.I. Bolognese) e il Presidente di Coop Italia Vincenzo Tassinari, (di provenienza P.S.I. ) cresciuto all'interno del mondo coop emiliano. Ai toscani vengono riservati sempre ruoli subordinati se non proprio marginali, evidenziando un certo sciovinismo emiliano. 

La spaccatura del 2005 sulla scalata alla Bnl portò il movimento cooperativo a separare i propri destini finanziari. Unicoop Firenze, guidata dall'inossidabile Campaini, scelse di rafforzare la propria presenza in Mps, su Unipol invece si concentrarono soprattutto le coop emiliane, altre ancora con presenze in alcune banche come la Carige (Coop Liguria), la Popolare di Spoleto (Coop Centro Italia) e la Popolare dell’Emilia Romagna (Coop Estense). Proprio in questi giorni, con le dimissioni di Tassinari da Presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia, si è consumato l’ennesimo scontro tra le cooperative toscane, quelle emiliane e del nordovest.  Il contrasto verte su come affrontare la crisi, la perdita di clienti e di ricavi e su come gestire i rapporti con l'industria e i consumatori. Si tratta di uno divergenza di vedute che vede una divisione piuttosto netta tra i toscani e il resto del movimento che, prima o poi, sarà destinato a ricomporsi, magari concedendo spazi di autonomia alle strategie di Unicoop Firenze e delle altre coop toscane , come del resto è sempre accaduto. 

Le figure storiche che dominano la discussione sono pezzi da novanta come Turiddo Campaini, 73 anni, da più di 30 anni a capo di Unicoop Firenze (dai tempi di Nixon, come ha precisato recentemente il sindaco di Firenze,  Renzi), e Vincenzo Tassinari, 64 anni, da 25 presidente di Coop Italia, ora soccombente e dimissionario. 

Questo il motivo centrale dello scontro strategico: secondo i cooperatori toscani guidati da Campaini la leva vincente per affrontare la crisi e le prospettive future sarebbe da ricercare nell'efficienza e nel presidio del territorio anziché nella centralizzazione e la dimensione aziendale (quindi meno centralizzazione delle strategie e più spazio invece all'autonomia di ciascuna cooperativa e di ciascun manager-presidente). E’ convinzione di Unicoop Firenze che di fronte all'impoverimento di vasti strati sociali della popolazione, le coop sono chiamate a svolgere un ruolo anti-inflattivo, cioè di calmierazione dei prezzi per tutelare un potere d’acquisto di soci e consumatori che si va sempre più assottigliando. Il problema di fondo è come realizzare un simile ambizioso obiettivo, visto che una parte rilevante del movimento cooperativo manifesta serie difficoltà competitive, con il margine operativo se non in rosso certamente molto risicato. L'unica che riesce a farlo con successo è Unicoop Firenze, che ha i prezzi più bassi di tutte le altre cooperative. E' inoltre la più grande coop Italiana, con quasi 3 miliardi di fatturato, da anni citata per la sua convenienza davanti ad Esselunga e con uno scarto rispetto alle altre Coop (dato certificato da una indagine di Altroconsumo). Forte di una leadership dimensionale e di prezzo, è circolata la voce che Campaini , negli ultimi mesi, aveva più volte minacciato la scissione da Coop Italia trascinando con sé le altre Coop Toscane e Umbre e ipotizzando di creare una propria centrale acquisti separata. Campaini aveva una grande fretta di cambiare strategia commerciale, a cominciare dal ridimensionamento degli ipermercati, da tempo in sofferenza per la crisi dei prodotti no food e per la concorrenza dei grandi specialisti. I grandi ipercoop che operano nel territorio toscano sono in corso di ridimensionamento, con l’abbandono dell'insegna Ipercoop, per essere trasformati in Superstore (il format vincente inventato dal temibile concorrente Esselunga di Bernardo Caprotti) di dimensioni più ridotte. E nelle altre cooperative cosa sta succedendo? Tale ricetta non verrà seguita dagli Ipercoop delle altre cooperative emiliane e del nord ovest, che continueranno a sviluppare gli ipermercati, dimostrando di credere ancora in quel format.

Una vera e propria scissione da parte dei toscani non è però ipotizzabile in quanto essa avrebbe un prezzo altissimo come, ad esempio, la perdita del marchio Coop e soprattutto dei prodotti a marchio Coop che da soli rappresentano il 25% del giro d'affari del sistema. Lo scontro è comunque destinato a durare.

Le dimissioni di Tassinari e la decisione di sostituirlo con il Presidente della Coop Nordest, Marco Pedroni rappresenta un indubbio successo per Campaini per due ordini di ragioni. 
Ne esce sconfitta la strategia di Tassinari e di Dalle Rive di puntare ad un accentramento dei poteri e delle funzioni più importanti in Coop Italia a discapito della autonomia delle singole cooperative; esce perdente anche il disegno di realizzare nel tempo una unica grande Coop nazionale mediante un processo di fusioni (del resto il Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Coop Italia, Dalle Rive, che è anche Presidente di Novacoop, ha fallito propria a casa sua quando è abortito il disegno di unificare le tre coop del Distretto Nord Ovest).
Esce invece vincente la strategia di Campaini che ha sempre ritenuto che la soluzione dei problemi di redditività che evidenziano le varie cooperative non si risolverebbe con il gigantismo e ha sempre puntato all'autonomia delle singole cooperative, alla flessibilità, alla valorizzazione del legame con il territorio, alla efficienza e alla competitività mediante politiche di contenimento dei prezzi. 

La partita sulla strategia del sistema cooperativo è ancora tutta aperta, ma obiettivamente occorre riconoscere che Tassinari e Dalle Rive, fautori di una strategia di accentramento delle funzioni strategiche in Coop Italia, per il momento ne escono sconfitti e a goderne è Campaini. E ciò nonostante le disavventure sue e di Unicoop Firenze in MPS, che hanno comportato perdite colossali. 



Mario Frau


03 aprile 2013

MONDO COOP: LA TOSCANA E L'EMILIA, MODELLI CONTRO. E RENZI SI SCHIERA CON GLI EMILIANI

Un interessante articolo del Corriere Fiorentino sull'annosa diatriba tra Coop toscane ed emiliane

L'endorsement di Renzi a favore delle Coop emiliane e l'attacco al Presidente di Unicoop Firenze, Campaini


Come stanno le cose, propaganda a parte


L'articolo del Corriere Fiorentino di seguito pubblicato, prende spunto dal recente endorsement di Matteo Renzi a favore delle "più dinamiche" Coop Emiliane, attaccando Unicoop Firenze che considera meno innovativa, partendo da un'evidenza anagrafica: lo storico Presidente Turiddo Campaini, classe 1940, ricopre la carica dal 1973, dai tempi di Nixon, come sottolinea ironicamente il sindaco fiorentino.

Le dichiarazioni aggressive di Renzi sono in buona parte strumentali, come anche nell'articolo si specifica e prevalentemente riconducibili ad un interesse nel cercare appoggi ne PD emiliano e facilitare un dialogo con Unipol, controllata attraverso Finsoe Spa dalle Coop emiliane, che rilevando Fondiaria-Sai, è proprietaria della famigerata area di Castello a Firenze.

In realtà le schermaglie tra Campaini e Renzi hanno alcuni precedenti. Sicuramente il Sindaco non avrà apprezzato la dichiarazione del presidente di Unicoop Firenze che nel settembre 2012 aveva dichiarato di sentirsi distante dalle primarie del centrosinistra e ancor piu distante dalla candidatura del sindaco Matteo Renzi. Certamente da Renzi lo dividono molte cose, meno credibile è che Unicoop Firenze e Campaini siano distanti da quello che succede nel Pd, tanto che c'è chi titola che Matteo Renzi attacca le Coop (in realtà Unicoop) per colpire Bersani

Un altro elemento di attrito fu quando Renzi concesse nel 2010 l'apertura ai negozi del centro per il 1° maggio, ben prima della liberalizzazione sulle aperture festive del decreto Salva Italia di Monti. Lo scontro poi salì d'intensità, quando alle aperture festive si oppose il Presidente della Toscana, Enrico Rossi. Anche Campaini è da sempre schierato per una regolamentazione delle aperture festive e domenicali, ma con argomentazioni che a noi non convincono del tutto

L'altro argomento utilizzato da Renzi contro Campaini è la disastrosa partecipazione di Unicoop Firenze in MPS (2,7%) che con gli scandali che hanno coinvolto l'istituto senese è sempre meno difendibile. Renzi qui va giù duro: Non tocca a me entrare nel merito dei clamorosi errori di quel gruppo dirigente. Ma credo che l’operazione Mps, molto discutibile, non sia stata indolore per i risparmiatori e per i soci Unicoop. Se fossi un socio Coop, qualche domanda me la farei (intervista a La Nazione del 31 marzo scorso).

Il sindaco tocca tra l'altro un tasto molto sensibile per Unicoop Firenze e le Coop in genere: quello del prestito sociale. Unicoop Firenze e Campaini in primis, sono notoriamente silenziosi quando si tratta questo argomento e sono rimasti silenti in piena bufera MPS, anche se le circostanze sembravano indicare necessaria una presa di posizione, tanto che ci hanno spinto a scrivere che la Coop fiorentina
avrebbe dovuto rassicurare i propri soci. Alla fine il Consiglio di Gestione di Unicoop Firenze è stato costretto ad emettere un comunicato stampa in seguito ad un incisivo articolo di Giuseppe Oddo su il Sole 24 Ore. Abbiamo dovuto mettere il link del comunicato stampa di Unicoop alla pagina Cgil, non per qualche malizia, ma perché sulla pagina ufficiale di Unicoop Firenze, il comunicato è scomparso.

A Renzi però ricordiamo che la ruota gira, e se lui ora ritiene che le Coop emiliane siano tutta un'altra categoria rispetto ad Unicoop Firenze, per sua conoscenza, nonché per onestà intellettuale, vale la pena ricordare che c'è stato un tempo neanche poi così lontano, in cui le cose andavano diversamente. Gli emiliani si imbarcarono nel tentativo poi fallito di Opa su Bnl con Consorte, il quale andò a bussare anche alla porta di Campaini per ricevere finanziamenti sull'operazione ma ebbe in risposta un secco no, sottolineato da queste parole: Io non ci sto, devi rassegnarti all'idea che non sono scalabile. Successivamente fu proprio a Campaini che si rivolsero i cooperatori emiliani dopo il disastro Consorte-Bnl per la presidenza della loro scatola dorata, Finsoe Spa. Tanto per raccontarla tutta. O quasi.


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all'anima delle Due Coop: Chi Consuma, Chi Produce

Uno pensa: coop rosse. E l’immagine è quella della Toscana e dell’Emilia Romagna, un solido sistema che fonda le sue radici nella tradizione del Pci e di una politica pervasiva nei due territori. E invece no. Perché sono diverse, le coop di qua e di là dell’Appennino. E non solo perché Matteo Renzi «endorsa» quelle emiliane e attacca il presidente («dai tempi di Nixon», come ha malignato il sindaco di Firenze) di Unicoop, Turiddo Campaini, reo di aver investito, secondo Renzi, risorse cooperativo in Mps, con risultati pessimi. Certo, quell’attacco si può leggere in chiave politica (un tentativo di ingraziarsi il Pd emiliano, fondamentale in future primarie) o in chiave amministrativa (con Unipol, legate alle coop rosse emiliane, Renzi dovrà trattare per gestire il futuro dell’area di Castello). Ma quei due mondi cooperativi sono diversi per tradizione, stile. Per numeri, ambiti di competenza. E, forse, anche per futuro.


I numeri
Sui circa 150 miliardi di valore della produzione del sistema cooperativo in Italia (bianco, rosso e «laico») un terzo arriva da quello dell’Emilia Romagna. «Circa 48 miliardi» spiega Vera Negri, la docente universitaria che con Stefano Zamagni (il marito) rappresenta l’economista che meglio conosce questo mondo a livello italiano. Di questi (dati 2011) 32 miliardi di euro vengono realizzati dal sistema cooperativo legato a Legacoop (le «coop rosse»). In Emilia Romagna, questo vuol dire 1.250 imprese, 150mila addetti (85% a tempo indeterminato) e due milioni e 800 mila soci. La Toscana è più piccola, in tutti i sensi: non solo perché il valore della produzione è di 9,2 miliardi di euro, ma perché gli adetti sono di meno: 49 mila. Ed un terzo di questi sono nel settore delle cooperative di consumo (per intenderci, Unicoop e Coop Tirreno). La nostra Regione se la gioca, invece, sul fronte dei soci: solo 100 mila in meno rispetto all’Emilia. Questo significa che dietro i numeri, prima di tutto, c’è una storia ed una natura diversa, del sistema cooperativo.

La natura
Con fare maiuetico, Zamagni ci insegna cosa ha portato a questa situazione. «Qual è il principale contributo della Toscana alla storia del mondo? Il suo civismo, il suo municipalismo» che tradotto in termini negativi, vuol dire anche «localismo». Così, mentre il modello cooperativo emiliano è cresciuto, nel tempo, puntando a realtà aziendali di produzione e lavoro «con alcune eccellenze anche nel settore della meccanica, come la Sac di Imola, la Cmc che fa dighe in tutto il mondo» o la Granarolo (che, non a caso, vorrebbe comprarsi la fiorentina Mukki), le dimensione delle aziende di qua dall’appennino «sono rimaste minori». «Quando vengono a studiare il modello cooperativo, vengono in Emilia dagli Usa, dal Canada, dal Giappone» per questa capacità di unire «dimensioni e modalità cooperativa», spiega Zamagni. La stessa decantata dai premi Nobel Stiglit e Ostrom e dalle Nazioni Unite che ha dedicato il 2012 all’«anno della cooperazione». In Toscana, invece «è prevalsa la cooperativa di consumo». A nord dell’Appennino, quindi, soci che lavorano insieme, che si organizzano in grandi strutture. A sud, invece, realtà più piccole, e soprattutto soci che condividono i consumi. «La differenza — aggiunge Zamagni — è antropologica, sociologica, non politica. La Toscana è la regione dei Comuni, della civiltà cittadina. L’Emilia dei Granducati» insiste Zamagni. Troppo litigiosi per mettersi insieme e pensare in grande, questa la «condanna» toscana.

La diversità
«Non è un caso — insiste Negri — che sia nel nord Europa l’area più "cooperativa" del mondo. E che la regione italiana con il peso maggiore, in rapporto a dimensioni sebbene più piccole, sia il Trentino». Gente che è in grado di gestire meglio organizzazioni complesse. In questa logica, quella della «cooperativa di Rochdale» (la prima aperta nel 1883 in Inghilterra) «i soci si organizzano per autotutelarsi e rispondere ai propri bisogni». Ma il collateralismo con il Pci-Psi prima e (dopo Tangentopoli) con il Pds-Ds-Pd? «Questo collateralismo — è convinto Zamagni — si è concluso con il gennaio del 2011: la nascita dell’Alleanza cooperativa», la nuova associazione di rappresentanza che ha visto insieme Legacoop, Confcooperative (coop bianche) e Agci (movimento cooperativo laico-repubblicano). Ma c’è chi non crede che questa differenza ci sia più concreta.

La tradizione persa
«Solo una foglia di fico». Il giudizio, tranchant, sull’Alleanza cooperativa è di Mario Frau. Ex dirigente piemontese del mondo coop, ha raccontato in un libro dal titolo La Coop non sei tu perché, secondo lui c’è stata questa «mutazione genetica» del mondo cooperativo. Che non risponde più all’esigenza dello «spirito mutualistico» originario. Un esempio? «È scomparso il "ristorno"», cioè la suddivisione degli utili tra i soci-consumatori-produttori alla fine dell’anno, quel «di più» che rendeva diverse le coop di consumo ( delle nove grandi coop solo Coop Adriatica e Coop Estense praticano ancora oggi il ristorno in favore dei soci). E la toscana Unicoop Firenze , insieme ad altre cooperative del sistema Coop Italia, è tra quelle che a suo tempo lo cancellò, «con la giustificazione — spiega Frau — di fare politiche di prezzo inferiori a quelli dei propri migliori competitori: una diversa strategia mutualistica, dare ai soci prodotti che costano meno. In altre parole, offrire un vantaggio subito. È vero, ma solo in parte: sicuramente Unicoop Firenze pratica prezzi bassi, posso dire che in altre cooperative non è così». Ma sono differenti, le coop emiliane da quelle toscane, entrambe al centro di complesse vicende finanziarie (con risvolti giudiziari)? Era poi questa l’accusa di Renzi a Campaini: aver perso quel senso mutualistico, quell’etica, quella «differenza» dal resto delle imprese. Anche se Renzi non pare essersi domandato se ci sia differenza tra la scalata Unipol a Bnl e l’acquisizione di quote Mps da parte di Unicoop, oppure se siano etici i 2.220 esuberi in Fondiaria dopo l’acquizione da parte della società assicurativa bolognese. «Quello di Bnl, Unipol e Mps è stato uno scontro di strategie finanziarie» è convinto Frau. Con, da una parte, le coop emiliane che volevano scalare uno dei principali gruppi finanziari italiani, e il sistema coop toscano che invece pensava di non dover uscire fuori dalla regione, perché qua, una banca, c’era già: la banca del territorio, Mps. Vale la pena ricordare che “Il Presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini, durante le grandi manovre per scalare la B.N.L., sulle pagine del quotidiano “Il Tirreno” sostenne che “ le cooperative sono state “attaccate dal virus dell’omologazione” e puntualizzò: “Occorre riportare al centro la persona, non il mercato. Il mio auspicio è che si smetta di parlare di finanza rossa. Vorrei che si parlasse di finanza popolare”. “Peccato che tali condivisibili parole furono pronunciate da uno che si rifiutò di partecipare alla scalata alla B.N.L. non per motivi di carattere etico,ma per il semplice fatto che non se la sentì di tradire il Monte dei Paschi di Siena,di cui la cooperativa era socia da tempo” , ha dichiarato Frau.a Campaini: aver perso quel senso mutualistico, quell’etica, quella «differenza» dal resto delle imprese. Anche se Renzi non pare essersi domandato se ci sia differenza tra la scalata Unipol a Bnl e l’acquisizione di quote Mps da parte di Unicoop, oppure se siano etici i 2.220 esuberi in Fondiaria dopo l’acquizione da parte della società assicurativa bolognese. «Quello di Bnl, Unipol e Mps è stato uno scontro di strategie finanziarie» è convinto Frau. Con, da una parte, le coop emiliane che volevano scalare uno dei principali gruppi finanziari italiani, e il sistema coop toscano che invece pensava di non dover uscire fuori dalla regione, perché qua, una banca, c’era già: la banca del territorio, Mps. Vale la pena ricordare che “Il Presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini, durante le grandi manovre per scalare la B.N.L., sulle pagine del quotidiano “Il Tirreno” sostenne che “ le cooperative sono state “attaccate dal virus dell’omologazione” e puntualizzò: “Occorre riportare al centro la persona, non il mercato. Il mio auspicio è che si smetta di parlare di finanza rossa. Vorrei che si parlasse di finanza popolare”. “Peccato che tali condivisibili parole furono pronunciate da uno che si rifiutò di partecipare alla scalata alla B.N.L. non per motivi di carattere etico,ma per il semplice fatto che non se la sentì di tradire il Monte dei Paschi di Siena,di cui la cooperativa era socia da tempo” , ha dichiarato Frau.a Campaini: aver perso quel senso mutualistico, quell’etica, quella «differenza» dal resto delle imprese. Anche se Renzi non pare essersi domandato se ci sia differenza tra la scalata Unipol a Bnl e l’acquisizione di quote Mps da parte di Unicoop, oppure se siano etici i 2.220 esuberi in Fondiaria dopo l’acquizione da parte della società assicurativa bolognese. «Quello di Bnl, Unipol e Mps è stato uno scontro di strategie finanziarie» è convinto Frau. Con, da una parte, le coop emiliane che volevano scalare uno dei principali gruppi finanziari italiani, e il sistema coop toscano che invece pensava di non dover uscire fuori dalla regione, perché qua, una banca, c’era già: la banca del territorio, Mps. Vale la pena ricordare che “Il Presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini, durante le grandi manovre per scalare la B.N.L., sulle pagine del quotidiano “Il Tirreno” sostenne che “ le cooperative sono state “attaccate dal virus dell’omologazione” e puntualizzò: “Occorre riportare al centro la persona, non il mercato. Il mio auspicio è che si smetta di parlare di finanza rossa. Vorrei che si parlasse di finanza popolare”. “Peccato che tali condivisibili parole furono pronunciate da uno che si rifiutò di partecipare alla scalata alla B.N.L. non per motivi di carattere etico,ma per il semplice fatto che non se la sentì di tradire il Monte dei Paschi di Siena,di cui la cooperativa era socia da tempo” , ha dichiarato Frau.

I nome e i volti
L’altro scontro è sul rapporto con la vecchia «nomenklatura» del Pci-Pds-Ds-Pd presente nelle coop rosse. E qui Frau è categorico: «La cinghia di trasmissione non c’è più: ora c’è un potere di condizionamento reciproco». E a vedere bene, qui le differenze sono meno palpabili tra Emilia Romagna e Toscana. Perché è vero che Campaini sarà qua «dai tempi di Nixon» e che Cimbri, il quarantenne amministratore delegato con cui Renzi parla anche del futuro di Castello, non fa parte «dell’apparato» del vecchio Pci. Ma è anche vero che pure Unipol può sfoderare un presidente, Pierluigi Stefanini, che è in Legacoop dal 1990 ed è stato prima segretario provinciale del P.C.I. di Bologna, e la toscana alcuni giovani dirigenti (come quello del mondo agricolo, Roberto Negrini, oppure quello della innovativa Cellini di Prato (fotovoltaico, lavoro in mezzo mondo) guidata dal giovane Stefano Ciacci, anche lui, senza un passato «doc» Pd. Insomma, una realtà più complessa di quella che emergeva nell’attacco a testa bassa di Renzi a Campaini. Dal mondo coop toscano, anche ieri, silenzio assoluto. Nè una risposta, nè un commento.



3 aprile 2013

Marzio Fatucchi

Corriere Fiorentino


02 febbraio 2013

MARIO FRAU INVIA UN CONTRIBUTO AL CONVEGNO “LE MANI SULLA COOP”

L’autore del famoso libro “La Coop non sei tu”, ex dirigente Coop, solidarizza con i lavoratori Coop della Campania

Mario Frau rilasciò un'intervista al nostro blog in occasione dell'uscita del suo libro che potete leggere
qui e qui





Mario Frau invierà un contributo che verrà letto durante il convegno “ LE MANI SULLA COOP” che si svolgerà giovedì 7 febbraio, dalle ore 10.30 a Napoli, presso la MGALLERY di Palazzo Caracciolo, in via Carbonara 112, a cui, tra gli altri, interverranno il sindaco De Magistris e l’assessore al Lavoro Panini, esponenti di Magistratura Democratica Napoli e dell’associazione Giuristi Democratici; l’ex assessore alle Politiche Sociali Sergio D’Angelo; il Professor Antonello Petrillo dell’Istituto Universitario S. O. Benincasa.

Riteniamo importante il contributo di Mario Frau, autore di un libro denso che si snoda attraverso le sue esperienze di ex manager di Novacoop, ma che raccoglie anche tante altre vicende, mettendo il dito nella solita piaga di sempre: l'immagine patinata e buonista delle Coop e la realtà che vive chi vi lavora, assai meno solidale ed etica. Frau individua nel suo libro quelli che chiama “i 5 pilastri” della facilità per Coop di occupare enormi spazi economici nel paese. A riguardo dei dirigenti della cooperazione Frau parla  di  “gerontocrazia” e “casta di intoccabili”.

Frau nel suo libro tenta di portare alla luce le contraddizioni, le trasformazioni e le degenerazioni subite dal movimento cooperativo, con l'auspicio di poter provare a correggerne la rotta, [...] Dove sta quindi il segreto del successo delle coop? La spiegazione è molto semplice. Esse, per potersi librare alte nel cielo, sono costrette a liberarsi di ciò che viene ritenuto un pesante “vincolo” ( la finalità mutualistica) che ne impedisce e ne limita fortemente il volo ( lo sviluppo e la crescita) sacrificando i valori fondanti e il proprio D.N.A. ossia lo scambio mutualistico in favore dei propri soci, per sposare tout court la logica del mercato capitalistico e del profitto, senza tuttavia rinunciare ai vantaggi legislativi e fiscali propri ed esclusivi delle cooperative.



2 febbraio 2013

USB - Unione Sindacale di Base
 




24 ottobre 2010

QUARANTA DIPENDENTI SU SESSANTA RIENTRANO ALLA COOP DI BAZZANO (AQ)




Coop Centro Italia innaugura il nuovo punto vendita a Bazzano (AQ)







Importanti sotto il profilo occupazionale della realtà locale i riflessi del nuovo intervento: circa 40 dei 60 lavoratori ancora in cassa integrazione dopo il terremoto sono stati reintegrati. Il supermercato sarà aperto dal lunedì al sabato dalle 8,30 alle 20 e tutte le domeniche dalle 9,00 alle 13,00.

Il percorso della presenza di Coop Centro Italia a L'Aquila ha vissuto come noto momenti difficili: il terremoto dello scorso anno ha acuito le difficoltà, ma non ha fatto venir meno la volontà di esserci.

24 ottobre 2010

Il Tempo.it


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Nel pubblicare questo articolo non possiamo non ricordare i momenti difficili a cui Il Tempo fa riferimento, pur senza avventurarsi in quella brutta, brutta vicenda.

Per la comprensione di quei momenti difficili, sarà utile leggersi questo articolo: Anche la Coop abbandona i terremotati e ricordare le parole di allora del sindaco aquilano Massimo Cialente: «Come accaduto con la Transcom, nella fase del terremoto si utilizzano i lavoratori come scudi umani, umiliando persone già duramente colpite dalla tragedia, per esercitare pressioni ora sul Governo centrale, ora - come nel caso Coop - sul Comune, per ricatti nel campo urbanistico. Se è odioso che ciò sia fatto da imprese private, trovo ancora più esecrabile che questo comportamento sia praticato da chi si richiama al movimento cooperativo e che dietro a questi valori sociali, storici e culturali, gode, tra l’altro, di particolari privilegi nel nostro Paese» [...] «Ancora una volta ribadisco - ha concluso - che è vero che siamo terremotati, ma tutti gli aquilani esigono rispetto e non cedono, nessuno, a cominciare dal sindaco, ad alcun tipo di ricatto».

La vicenda è ampiamente descritta nel libro La Coop non sei tu di Mario Frau, nel sottocapitolo intitolato proprio L'Aquila, lavoratori utilizzati come scudi umani (da pag. 348 a seguire).

L'autore nel concederci un'intervista che pubblicammo in due parti (parte prima - parte seconda) convenne con noi che, tra le varie vicende cha hanno fortemente macchiato l'immagine patinata e buonista delle Coop, quella de L'Aquila a cui abbiamo fatto riferimento "sia (stata) indubbiamente quella più censurabile dal punto di vista etico e della responsabilità sociale".

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11 settembre 2010

LA COOP NON SEI TU: SECONDA PARTE DELLA NOSTRA INTERVISTA A MARIO FRAU


Quella che segue è la parte conclusiva dell'intervista a Mario Frau, autore del libro La Coop non sei tu, realizzata dal Blog Lavoratori Unicoop

Prima parte dell'intervista


BLOG
Siamo testimoni diretti dei rapporti pacifici e accomodanti tra Coop e sindacati confederali (in special modo con Cgil-Filcams, gli altri fanno numero) a volte fin troppo accondiscendenti, se non complici, verso decisioni aziendali discutibili. Sul libro lei scrive invece di una Cgil non proprio allineata ai voleri di Novacoop, tanto che Gillone pensò di dare priorità al rapporto con Cisl e Uil sperando così di scavalcare il problema, ma in realtà acuendo la conflittualità interna. Le risulta che le cose siano poi mutate? E' a conoscenza di delegati che poi hanno fatto carriera in Novacoop? Che lei sappia, esistono sindacati di base in Novacoop?
M. F.
Non mi risulta che in Novaccop esista una presenza significativa dei sindacati di base. Per quanto riguarda l'esperienza che fu fatta agli inizi degli anni '90 in Novacoop di dare agibilità di spazio a Cisl e Uil in funzione anti-Cgil, si è trattato di un episodio limitato che non ha prodotto alcun risultato degno di nota. La strategia della nuova Direzione del personale mi pare sia quella di sviluppare rapporti diretti con i soci e con i dipendenti con l'obiettivo di ridurre il peso del sindacato.

BLOG
Lei in sostanza descrive le strutture dirigenziali della Coop come vere oligarchie, se non monarchie, o gerontocrazie, dominate dal cinismo e dalle lotte di potere. Speculazione edilizia, attaccamento alle poltrone, stipendi faraonici, uso indiscriminato del
outsourcing, corsie privilegiate per le concessioni commerciali con giunte amiche, dipendenti spiati e mobbizzati. Inoltre i soci non contano niente nelle assemblee, non hanno quasi mai il beneficio del ristorno e percepiscono remunerazioni risibili sui libretti, nel caso essi siano anche soci prestatori. Tutto questo senza avere la garanzia dei conti correnti bancari. Come spiega allora, oggi che il muro di Berlino è crollato da 21 anni, questa anacronistica fidelizzazione di tipo ideologico del sociocliente?
M. F.
C'è innanzitutto da evidenziare che in molti territori i soci non hanno alternative perché l'unica insegna presente è la Coop. Spesso in alcune realtà c'è solo il supermercato o l'ipermercato Coop, a parte qualche piccolo concorrente che non fa ombra. Dove la presenza Coop è massiccia e dominante, i consumatori non hanno possibilità di scelta. In altre realtà esiste ancora il socio ideologizzato che sceglie la Coop per partito preso. La tessera sociocoop con la quale si può pagare la spesa è un formidabile strumento di fidelizzazione. Inoltre il socio, rispetto ad altri investimenti finanziari, ha molti vantaggi: tassazione ridotta (20% anziché 27%), assenza di costi di gestione, comodità. E' anche vero che trattandosi di un prestito che comporta dei rischi, la remunerazione dovrebbe essere più alta (ma questo andrebbe a discapito del conto economico della cooperativa). Non c'è dubbio che Coop ha un suo know how in materia di fidelizzazione del cliente che altre catene non possono copiare. Ciò per Coop rappresenta un vantaggio competitivo rispetto ai propri concorrenti.
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BLOG
A pagina 309 lei scrive: "E' degno di nota il fatto che quel misero 1,43% di margine operativo (bilancio Novacoop 2008 - nota blog) risulta drogato da cospicui «contributi di entrata» (una vera e propria tangente legalizzata) erogati dai fornitori per entrare con i loro prodotti all'interno dei nuovi ipermercati [...]". Può spiegare meglio questo concetto di contributo, parola che anche in Unicoop Firenze abbiamo sentito pronunciare sovente?
M. F.
La questione è molto semplice: quando si apre un grande ipermercato, si creano occasioni di business anche per i produttori e fornitori. In Coop si chiede di pagare il pedaggio per poter entrare nell'elenco dei fornitori mediante un contributo una tantum da pagarsi generalmente al momento dell'apertura del nuovo punto di vendita. E' un contributo che per quelle cooperative che realizzano nuove aperture consente di corroborare i magri margini della gestione caratteristica. Non sempre i fornitori sono così felici e contenti di essere spremuti per poter lavorare (perché di questo di tratta).

BLOG
L'attualità del mondo del lavoro ci pone di fronte a dinamiche regressive in fatto di diritti e tutele. Senza addentrarci nel Marchionne pensiero, che paventiamo possa essere emulato anche dalle Coop, il problema dei diritti sindacali primari in Coop rimane principalmente connesso alla gestione dell'appalto della logistica e dei magazzini. Testimonianze sempre più numerose ci parlano delle cooperative sociali che hanno in gestione questi appalti, come un agglomerato nefasto di negazione di diritti e di tutele, di sopraffazione nei confronti dei soci-lavoratori e che talvolta risultano infiltrate dalla malavita organizzata. Non potrebbe essere l'inizio di una rinnovata rinascita di valori se le Coop (o Conad) imponessero rapporti di lavoro improntati a rispetto dei contratti, dei diritti sindacali e dell'applicazione delle norme di sicurezza nei confronti della cooperativa appaltatrice?
M. F.
Tutte le nove sorelle a marchio Coop hanno margini operativi piuttosto risicati. Per poter competere hanno la necessità di comprimere il costo del lavoro. Il ricorso al outsourcing è una delle strade spesso praticate. Spesso subappaltano interi pezzi del ciclo produttivo e cooperative spurie (sono il moderno caporalato), dove i costi vengo sì ridotti, ma a scapito dei lavoratori che subiscono turni massacranti, non hanno diritti sindacali e percepiscono stipendi da fame. Sono lavoratori di serie B. Occorre a mio avviso porre un freno alle esternalizzazioni e, quando si fanno, occorre sottoscrivere un accordo sindacale che sotto il profilo etico, salariale e di diritti non crei lavoratori di serie B.

BLOG
Nel suo libro c'è un'ampia panoramica dei brutti vizi delle Coop, dell'immeritata fama di azienda ai problemi sociali e alla solidarietà, tranne poi adottare tutt'altri comportamenti appena voltato l'angolo. La parte del leone la fa ovviamente Novacoop, la realtà da cui lei proviene e che conosce meglio.
Se dovessimo assegnare il premio ipocrisia a punti, ovviamente quest'ultima vincerebbe. Ma da un punto di vista meramente qualitativo, se così si può dire, Unicoop Firenze con la vicenda nota come i ladri di merende e Coop Lombardia col grande fratello, hanno una marcia in più. Però il premio per il comportamento più disgustoso e ributtante lo vince a pieno titolo, secondo il nostro parere, la Coop Centro Italia del presidente Giorgio Raggi, con la vicenda della zona in località Sant'Antonio su cui doveva nascere l'Ipercoop, poi destinata dal comune de L'Aquila alla Protezione Civile in seguito al sisma dell'aprile 2009 e il successivo ricatto della Coop di chiudere i tre supermercati presenti nella zona mettendo in mobilità i 90 dipendenti, se non fosse stata concessa l'area per l'Ipercoop. Lei ricostruisce perfettamente la vicenda nel capitolo intitolato "[...] lavoratori usati come «scudi umani»." Non trova che tra quelle che racconta, sia la vicenda più raccapricciante e più geneticamente modificata? A noi ha fatto pensare a quegli imprenditori che la notte del terremoto se la ridevano al telefono. Con la differenza che loro sono stati giustamente sputtanati in mondovisione.
M. F.
Ritengo che le tre vicende narrate siano parimenti raccapriccianti, ma la vicende dei lavoratori Coop de L'Aquila, usati come scudi umani, sia indubbiamente quella più censurabile dal punto di vista etico e della responsabilità sociale.
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BLOG
Come sta andando il libro? Abbiamo l'impressione che vada oltre le aspettative dell'editore. Quali sono le reazioni che provengono dagli ambienti delle Coop, se ve ne sono?
M. F.
Il libro ha suscitato un interesse che non mi sarei aspettato. Ho ricevuto tante attestazioni di apprezzamento e di stima, anche da parte di ex colleghi Coop. Qualcuno ha fatto anche qualche rilievo ritenendolo eccessivamente critico. Lo scopo del libro non era quello di gettare fango, ma di denunciare le degenerazioni e, nello stesso tempo, avanzare qualche modestissima proposta per recuperare almeno in parte i valori solidaristici e mutualistici originali.


Leggi la prima parte dell'intervista





11 settembre 2010


(2- Fine)

10 settembre 2010

LA COOP NON SEI TU: NOSTRA INTERVISTA A MARIO FRAU


Mario Frau, autore del libro La coop non sei tu, risponde alle domande del Blog Lavoratori Unicoop

Oggi pubblichiamo la prima delle due parti dell'intervista

Nei prossimi giorni seguirà la parte conclusiva






BLOG

Parliamo di come nasce questo libro. A nostro avviso le motivazioni che l’hanno indotta a scriverlo non inficiano minimamente la sua importante testimonianza. Non ci stupisce come il suo conflitto con il presidente Gillone, l’abbia spinta, insieme ad altri episodi, verso una riflessione critica più generale. Tuttavia vorremmo domandarle: perché, se lei non condivideva molti comportamenti della dirigenza di Novacoop fin dalla fine degli anni ‘80 ed avvertiva la deriva dei suoi valori fondativi, ha atteso di essere messo in disparte per maturare solo in seguito la decisione di rivelare gli imbarazzanti retroscena? Insomma, i maliziosi (che immaginiamo non manchino) su questo argomento hanno occasione di dire la loro.
M.F.
La decisione di scrivere il libro l’ho presa dopo aver riordinato il voluminoso archivio personale (bilanci, relazioni, documenti interni, articoli di giornale, verbali di riunioni dei consigli di amministrazione, appunti personali ecc.) accumulato in circa 25 anni di lavoro nel mondo coop. Il profondo disagio che mi sono trascinato per anni, attraverso la rilettura dei documenti del mio archivio, si è come ampliato in modo esponenziale, dandomi la rappresentazione esatta di come lentamente ma inesorabilmente l’organizzazione nella quale ho lavorato per circa 25 anni si era radicalmente trasformata. In una parola le coop si sono omologate in tutto e per tutto alle imprese di capitale dedite solo ed esclusivamente al profitto. I valori di socialità e di mutualità sono quasi scomparsi del tutto, avendo sposato la logica del mercato e del profitto. Da qui la decisione di scrivere il libro. Vi posso garantire che è stata una scelta sofferta.
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BLOG
Negli anni ’80 piccole e medie realtà cooperative hanno messo in atto processi di fusione che hanno portato alla nascita di quelle che adesso vengono definite le 9 grandi sorelle della grande distribuzione cooperativa. Adesso si parla di ulteriori aggregazioni, prima fra queste quella tra Coop Lombardia, Coop Liguria e la sua Novacoop. Chi prenderà il timone? Come saranno gestiti gli esuberi, che non mancheranno, specialmente nelle figure di medio ed alto livello? Secondo il suo parere questa è una decisione presa in Legacoop a livello nazionale e coinvolgerà a catena anche le realtà Coop più forti, come quelle del distretto adriatico e del distretto tirrenico al fine di ridurre i costi ed essere più competitive?
M.F.
Per competere in un mercato sempre più agguerrito e globalizzato occorre abbandonare il localismo e il provincialismo, realizzando imprese di dimensioni più grandi, superando le attuali dimensioni territoriali regionali così come si fece con grande difficoltà agli inizi degli anni sessanta quando iniziò un processo di fusione delle piccole coop che operavano all’ombra di ogni campanile e sotto la tutela delle Sezioni socialista e comunista. Occorrerebbe quindi superare il Consorzio NORD OVEST per dare vita ad una grande cooperativa destinata ad operare nelle tre regioni del Nord Ovest, che è l’unico modo per abbattere i costi delle strutture a monte (Centri logistici, sedi amministrative, snellimento del numero dei dirigenti e quant’altro) e conseguire l’obiettivo di un forte recupero di redditività e di margine operativo. Si realizzerebbe in questo modo una grande cooperativa con un fatturato di oltre tre miliardi di euro di giro d’affari e con una massa critica adeguata a competere in un mercato sempre più agguerrito. Sempre che l’obiettivo primario sia quello di offrire vantaggi ai soci e ai consumatori, in termini di prezzi, servizi e salari, e non di mettere al primo posto l’accumulazione della cooperativa.
Solo che per fare questo è necessario mettere da parte i personalismi, i localismi e soprattutto il potere e i privilegi di casta di ristretti gruppi oligarchici e autoreferenziali che stanno ai vertici delle tre cooperative del Nord Ovest. Dell’ineluttabilità di una scelta in tale direzione sembra essersene accorto anche il Presidente della Novacoop Ernesto Dalle Rive che nella sua relazione all’assemblea di Bilancio svoltasi a Baveno il 26 giugno 2010 ha dichiarato con enfasi: «Vogliamo dare ai quasi due milioni di soci coop di Piemonte, Liguria e Lombardia non solo una cooperativa più grande ma una grande cooperativa. Tale obiettivo – ha sottolineato Dalle Rive – porterebbe alla creazione della più grande impresa cooperativa del nostro paese, la quinta impresa distributiva italiana per dimensioni». Il progetto sembra molto ambizioso e interessante, ma deve essere accompagnato da una riscoperta dei valori di socialità, di mutualità e di democrazia interna in modo che non si venga a creare un ulteriore distacco tra la nomenclatura e i soci. Ritengo che in prospettiva, stante i risicati margini operativi, anche nel Distretto Adriatico e in quello Tirrenico, un processo di fusioni sia ineluttabile. Del resto anche in questi due Distretti alcune cooperative faticano a realizzare margini operativi significativi e, in alcuni casi, sono addirittura in rosso. Un simile processo ovviamente non deve comportare licenziamenti, ma ricollocazioni all’interno del sistema coop più generale, facendo salvi i diritti acquisiti.

BLOG
All’apice delle distorsioni che lei attribuisce alla dirigenza di Novacoop, c’è la scellerata scelta di appoggiare Giovanni Consorte nella scalata a BNL. Secondo le sue fonti, Campaini (Unicoop Firenze) disse di no a Consorte per non fare uno sgarbo al Monte dei Paschi di cui la cooperativa toscana è azionista: quindi non era l’etica dell’operazione a turbarlo. L’intreccio tra Coop e finanza è comunque presente in molte altre forme, tanto che le attività finanziare sono preponderanti rispetto a quelle puramente commerciali. Non parliamo poi delle agevolazioni fiscali -tema al quale lei dedica ampio spazio- e dell’enorme vantaggio del prestito sociale. Come mai, secondo il suo parere, neanche la destra al governo si è adoperata in maniera decisa per una revisione legislativa che ponga dei paletti a questa distorsione della concorrenza, delegando di fatto il tutto alla paludata Commissione alla Concorrenza di Bruxelles?
M.F.
L'intreccio coop/finanza riguarda ormai tutto il sistema coop. Ormai le attività finanziarie superano di gran lunga l’attività caratteristica, cioè quella commerciale. Questa è la ragione – ma non la sola – che mi ha indotto a coniare il termine “organismi geneticamente modificati.” Ritengo che la mission di coop sia quella di vendere prodotti qualificati a prezzi più convenienti rispetto a quanto offre il mercato (cosa che oggi non avviene).
Per quanto riguarda la posizione di Campaini rispetto alla scalata alla BNL ritengo che vi fossero sia interessi nobili e condivisibili (evitare l’omologazione e non mischiarsi con i furbetti del quartierino) ma nello stesso tempo ha anche pesato il rapporto con il Monte dei Paschi di Siena, una banca legata al territorio e di cui Unicoop è socia da lungo tempo.

BLOG
Parliamo di bilanci. Nel 2008 se ne videro delle belle. Gli investimenti finanziari delle Coop, spesso spericolati e in netta perdita, sono magicamente ritornati all’utile nel 2009, prevalentemente attraverso operazioni immobiliari con società controllate (si veda il caso emblematico di Coop Consumatori Nordest). Secondo lei come si arriva a questa sincronia decisionale delle 9 sorelle che si riscontra anche in altre scelte?
M.F.
I bilanci delle nove grandi coop faticano a realizzare margini operativi significativi attraverso la gestione caratteristica. A tale gap si cerca di fare fronte con la gestione finanziaria, ivi compreso il prestito da soci, e con l’attività di carattere immobiliare. Purtroppo l’andamento dei mercati finanziari e le stesse difficoltà registrate da U.G.F. negli ultimi bilanci, nell’ultimo periodo non hanno consentito risultati di segno positivo. Rimane la gestione immobiliare: ma fino a quando? E’ noto che alcune cooperative hanno bilanci che non vanno in rosso solo per i proventi delle attività immobiliari.

BLOG
Del legame tra Coop e partiti di sinistra (specialmente PCI, PDS, PD) lei tratta in modo ampio ed esplicito. Pensa che questi rapporti si stiano evolvendo in una forma diversa, anche alla luce di quanto recentemente accaduto alla Festa de PD, dove Legacoop ha deciso per la prima volta di non partecipare ai dibattiti?
M.F.
Con la nascita del P.D. i rapporti stanno cambiando. Si assiste ad una sorta di balcanizzazione, dove in alcuni territori e con alcuni personaggi degli ex D.S. i rapporti sono ancora forti e consolidati. E’ anche vero che se le coop vogliono continuare a fare business devono aprirsi, in alcuni territori dove la sinistra ha perso peso e potere, a rapporti di collaborazione in una situazione geopolitica in forte cambiamento.


8 settembre 2010

(1- Continua)

LA COOP NON SEI TU (Seconda parte intervista)

03 agosto 2010

LA COOP NON SEI TU: NEL LIBRO DI MARIO FRAU ANCHE LA VERTENZA DEI "LADRI DI MERENDE"


Riceviamo e volentieri pubblichiamo alcuni passaggi dalla presentazione del libro di Mario Frau, La Coop non sei tu.


E' un libro importante quello di Frau. Un testo denso che si snoda attraverso le sue esperienze di ex manager di Novacoop, ma che raccoglie anche tante altre vicende, mettendo il dito nella solita piaga di sempre: l'immagine patinata e buonista delle Coop e la realtà che vive chi vi lavora, assai meno solidale ed etica.

Frau comincia a lavorare in Coop nel 1984 e fa rapidamente una brillante carriera. Le responsabilità non lo spaventano e le soddisfazioni professionali non mancano. Nel volgere di pochi anni arriva alla presidenza della Promogeco srl ed a rivestire il ruolo di direttore alla programmazione e sviluppo di Novacoop. In questo ruolo cura la promozione dei più grandi centri commerciali, ipermercati e supermercati coop in piemonte. Il fatturato durante gli anni della sua gestione passa da 300 milioni ad 1 miliardo di euro. Gli ipermercati passano da 1 a 10.
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Sembrerebbe andare tutto per il meglio per il brillante manager di Novacoop. Invece qualcosa si spezza. Operazioni immobiliari di carattere chiaramente speculativo, sodalizi con immobiliaristi di pochi scrupoli preannunciano una catastrofe che non tarderà ad abbattersi sui protagonisti.
Qui inizia lo scaricabarile delle responsabilità e la ricerca di un capro espiatorio individuato proprio in Frau che rassegnerà le dimissioni nel 2006.

La sua vicenda lavorativa e il tentativo di scalata di Unipol alla BNL con il corollario di furbetti e furboni, fanno riflettere l'autore che vede chiaramente quella che lui stesso definisce una mutazione genetica subita dalle Coop nel corso degli anni. Nasce da questo nucleo l'idea del libro: portare alla luce le contraddizioni, le trasformazioni e le degenerazioni subite dal movimento cooperativo, con l'auspicio di poter provare a correggerne la rotta.
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E qui Frau di
--> frecce nell'arco ne ha parecchie. Sul loro successo, ad esempio, scrive:
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[...] Dove sta quindi il segreto del successo delle coop? La spiegazione è molto semplice. Esse, per potersi librare alte nel cielo, sono costrette a liberarsi di ciò che viene ritenuto un pesante “vincolo” ( la finalità mutualistica) che ne impedisce e ne limita fortemente il volo ( lo sviluppo e la crescita) sacrificando i valori fondanti e il proprio D.N.A. ossia lo scambio mutualistico in favore dei propri soci, per sposare tout court la logica del mercato capitalistico e del profitto, senza tuttavia rinunciare ai vantaggi legislativi e fiscali propri ed esclusivi delle cooperative. [...]

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A questo punto l'autore si chiede a cosa è dovuta la forza economica delle Coop e la capacità di occupare grandi spazi nel paese. Individua quelli che chiama i 5 pilastri:
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[...]
1) Regole interne che le rendono blindate contro qualsiasi ipotesi di scalata da parte dei soci non caratterizzati politicamente o di orientamento politico diverso rispetto alla nomenclatura;
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2) Il collateralismo politico e i rapporti privilegiati con le amministrazioni di sinistra che si traducono in corsie privilegiate nell'ottenere le autorizzazioni ai piani di sviluppo e nel garantire situazioni di monopolio impedendo alle imprese concorrenti della G.D.O di potersi insediare nel territori controllati dalle "amministrazioni amiche";
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3) Il volano della raccolta del cosiddetto prestito sociale che consente loro di autofinanziarsi a condizioni più favorevoli rispetto ai concorrenti;

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4) Le agevolazioni fiscali che costituiscono anch'esse un vantaggio competitivo e una distorsione della concorrenza;

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5) La facilità con cui possono fare proselitismo stante la eccessiva esiguità della quota di capitale sociale (del tutto simbolica) da versare per diventare soci.
[...]
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Non risparmia critiche a quella che è in quasi tutte le coop una vera e propria gerontocrazia, si legga il capitolo "Una casta di intoccabili". Nello stesso capitolo si parla anche dei bonus dei manager Coop:
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-->
[...] Parliamo dei sostanziosi bonus che i Presidenti delle grandi coop si sono auto attribuiti quale indennità di uscita dalla cooperativa per sopraggiunti limiti pensionistici.
Fabrizio Gillone,nonostante avesse ormai raggiunto la soglia dei sessantotto anni, come condizione per andarsene in pensione si fece deliberare un bonus di circa ottocento mila euro, cosa di per se molto discutibile sotto il profilo dei valori etici di Coop, ma in realtà in pensione non ci andò perché assunse la carica di Vice Presidente di Aurora Assicurazioni, cosi come Bruno Cordazzo, Presidente di Coop Liguria, assunse la carica si Presidente di Sviluppo Discount e Turiddu Campaini, Presidente di Unicoop Firenze, si fece nominare, dopo aver adottato il sistema di governance duale, Presidente del Consiglio di Sorveglianza della cooperativa stessa mettendo un suo fedelissimo alla testa del Consiglio de Gestione della cooperativa.
Questi episodi dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che i Presidenti delle coop sono una casta di intoccabili e rimangono ai vertici dell’organizzazione vita natural durante,godendo di prebende di ogni tipo sotto forma di bonus, benefit, di gettoni di presenza e di indennità varie per partecipare ai vari organismi del sistema coop e del movimento cooperativo. [...]
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La presentazione del libro continua con altri interessanti capitoli, i cui titoli sono di una chiarezza didascalica:
- Le Coop sono diventate delle banche
- La indivisibilità degli utili: una foglia di fico
- Etica cooperativa e fiscalità
- La democrazia cooperativa
- I controlli sulle Coop: controllati e controllori
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Vedi la presentazione integrale del libro
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Ma nel libro Frau si occupa anche di vicende legate a chi in Coop ci lavora. A questo proposito non poteva mancare un capitolo in cui l'autore ricostruisce la vertenza di alcuni lavoratori dei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci ormai passata alle cronache con la locuzione "ladri di merende". Eccone uno stralcio:
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[...] A seguito delle indagini della Procura il P.M. Giuseppina Mione propose l'archiviazione delle denuncia presentata da Unicoop in quanto non aveva riconosciuto nel comportamento dei lavoratori "un disegno criminoso volto a trarre profitto dalla merce rubata, posto che era una prassi consolidata in tutto il magazzino prelevare e consumare la merce non destinata alla vendita, che era a disposizione di tutti".
Ma i vertici di Unicoop si opposero alla richiesta di archiviazione, ritenendo il comportamento "dei ladri di merendine" criminoso e lesivo dei propri diritti patrimoniali. In pratica quei 24 lavoratori erano dei criminali da colpire a tutti i costi. [...]



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