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03 febbraio 2015

PRESTITO SOCIALE, I RENDIMENTI DELLE COOP NEL 2015



I recenti casi dei crac di alcune Coop ripropongono il problema delle tutele e della sicurezza dei risparmi dei soci prestatori

Possiamo comunque notare che per quanto riguarda le remunerazioni dei soci, le nove coop della grande distribuzione si muovono in ordine sparso. Segue un quadro aggiornato






Si parla ancora troppo poco del prestito sociale delle cooperative e dei vari aspetti, soprattutto quelli legati alla sicurezza e alla trasparenza. I recenti casi di cronaca che hanno coinvolto due coop friulane, la storica Coop Operaie di Trieste e la CoopCa, dovrebbero invece far maggiormente riflettere. Se poi usciamo dall'ambito della distribuzione e passiamo all'edilizia, i casi che vedono travolti i soci prestatori si moltiplicano, partendo da quello della Coopcostruttori di Argenta al recente crac della Orion. Milioni di euro di piccoli risparmiatori immolati sull'altare di una cooperazione che non li tutela adeguatamente, ma beffati forse anche dalla loro ingenuità. Ci sono infatti dei miti duri da sfatare, come quello che le coop non possono fallire perché ben amministrate o per antichi retaggi ideologici. Da questo punto di vista lo slogan La Coop sei tu si è rivelato efficacissimo, ma non proprio veritiero.

Quel milione e duecentomila soci prestatori che riversano sui libretti delle nove maggiori Coop della grande distribuzione circa 11 miliardi, dovrebbe essere più informato, più attento e più partecipe, vista la carenza di controlli e trasparenza che periodicamente emerge con i disastri a cui abbiamo accennato. In buona sostanza invece il socio coop tipico
si rimette alla fiducia incondizionata che ripone nella Coop. Sarà bene ricordare invece che il prestito sociale coop non è presidiato da Bankitalia, né assistito dai fondi di garanzia che viceversa proteggono la clientela bancaria fino a 100mila euro per depositante e che le regole che lo disciplinano sono lasciate all'autodeterminazione delle singole Coop e le verifiche affidate al controllo interno. Per essere ancora più chiari, stiamo parlando d'un mondo autoreferenziale che rifugge a qualsiasi controllo esterno. Fatta questa doverosa premessa mostriamo come le nove maggiori coop remunerino i soci prestatori con modalità ed interessi diversi che di seguito mettiamo a confronto. I rendimenti sono al netto della ritenuta fiscale del 26%. I dati si riferiscono ai bilanci del 2013.

Le Coop Emiliane (Distretto Adriatico)

Coop Adriatica
Patrimonio netto 942,9 milioni
Utile di esercizio 32,8 milioni
Soci 1.258.000
Soci prestatori 248.771

Prestito sociale 2.079 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015
Fino a 15.000 euro - 0,59%

Da 15.001 a 25.000 - 1,04%
Da 25.001 a 36.000 - 1,55%

Coop Consumatori Nordest
Patrimonio netto 796,4 milioni
Utile di esercizio 8,3 milioni

Soci 628.906
Soci prestatori 120.039

Prestito sociale 1.381 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 3.000 euro - 0,30%

Da 3.001 a 16.000 - 0,44%
Da 16.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85%
La cooperativa ricorre inoltre ad un complesso sistema di incentivi per il quale rimandiamo a
questa pagina

Coop Estense
Patrimonio netto 678,7 milioni
Utile di esercizio 7,3 milioni

Soci 693.171
Soci prestatori 88.990

Prestito sociale 809 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 9.000 euro - 0,555%

Da 9.001 a 18.000 - 0,74%
Da 18.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85% 


Le Coop del distretto Nordovest

Coop Lombardia

Patrimonio netto 489,6 milioni
Utile di esercizio 3,2 milioni

Soci 1.055.852
Soci prestatori 107.192

Prestito sociale 1.095 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26% 


Novacoop
Patrimonio netto 720,5 milioni
Utile di esercizio 10,2 milioni

Soci 718.043
Soci prestatori 78.433

Prestito sociale 736 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26%

Coop Liguria
Patrimonio netto 660,3 milioni
Utile di esercizio 25 milioni

Soci 540.628
Soci prestatori 88.486

Prestito sociale 672 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 4.000 euro - 0,59%

Da 4.001 a 17.000 - 0,67%
Da 17.001 a 27.000 - 0,96%
Da 27.001 a 36.093 - 1,55%

Le Coop del centro Italia (Distretto Tirrenico)

Unicoop Firenze
Patrimonio netto 1.442 milioni
Utile di esercizio 26,8 milioni

Soci 1.225.000
Soci prestatori 247.779

Prestito sociale milioni 2.230

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015

Per qualsiasi importo fino a 35.500 euro - 0,74%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° marzo 2015
Prestito vincolato a 18 mesi - 1,48%


Unicoop Tirreno
Patrimonio netto 258,6 milioni
Utile (perdita) di esercizio -24,3 milioni

Soci 942.466
Soci prestatori 121.200

Prestito sociale milioni 1.164

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 5.000 euro - 0,44%

Da 5.001 a 25.000 - 0,63%
Da 15.001 a 25.000 - 1,11%
Da 25.001 a 35.000 - 1,48%
 

Coop Centro Italia
Patrimonio netto milioni*
Utile (perdita) di esercizio*

Soci  525.000
Soci prestatori 88.000

Prestito sociale milioni 630.000
*Dati non reperibili in rete

 

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Per qualsiasi importo fino a 36.093 euro - 0,52%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° gennaio 2015
Prestito vincolato a 12 mesi - 0,92%

Prestito vincolato a 24 mesi - 1,48%
Prestito vincolato a 36 mesi - 1,85%



3 febbraio 2015

 


23 gennaio 2014

MPS: UNICOOP FIRENZE SCENDE ALL'1%, COOP CENTRO ITALIA RESISTE ALL'1,85%

Dai verbali dell'assemblea del 28 dicembre Unicoop Firenze risulta all'1%

Coop Centro Italia detiene invece complessivamente l'185% della banca senese e nel contempo è impegnata in Clitumnus, una cordata di imprenditori locali che contende al Banco di Desio il controllo della Popolare di Spoleto di cui detiene circa il 2%




Che Unicoop Firenze stesse finalmente uscendo da quel disastro chiamato investimento strategico in Mps è apparso finalmente chiaro nella metà dell'ottobre scorso, con le dimissioni dal Cda della banca del frastornato presidente di Unicoop, Campaini.

Poi a dicembre emerse che la coop fiorentina aveva venduto azioni della banca portandosi dal 2,7% al 1,76%. La cosa ha assunto anche un aspetto grottesco in seguito ad una titolazione di Repubblica che contrastava con il Campaini pensiero, almeno quello della versione ufficiale per cui borsa è sinonimo di speculazione.

Sorvoliamo. D'altra parte son scivolate che ad una certa età è comprensibile commettere. Però lasciare sul tappeto 400 milioni di perdite su azioni mps riportate nei bilanci di Unicoop è qualcosa di più di una contraddizione di carattere etimologico, tanto più che, ciliegina sulla torta,  il nostro Presidente continua a beccare multe salatissime da Banca d'Italia, avendo seduto nel precedente Cda (quello di
Mussari e Vigni, per capirsi). Quello che sfugge è se Campaini fosse consapevole degli illeciti artifizi contestati da Bankitalia o sia stato in qualche modo coinvolto a sua insaputa.

Tutto fa supporre che Campaini e la nostra coop siano andati al fronte davvero mal equipaggiati esponendosi così ad un inutile bagno di sangue. Ormai la frittata è fatta. Tuttavia ci aspetteremmo un contegno più responsabile e un disimpegno non solo da Mps, ma conseguentemente di questi dirigenti dai vertici apicali della cooperativa. Conoscendo i nostri polli, ciò non avverrà mai.

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Coop Centro Italia la holding “rossa” tra Mps e Spoleto
La cooperativa umbra ha l’1,85%. Minusvalenza di 55 milioni

Evidentemente, nonostante il momento difficile, c’è ancora chi crede in Mps. La Coop Centro Italia, ad esempio, nonostante le minusvalenze già riportate nei bilanci della coop che gestisce i supermercati di Umbria, bassa Toscana, Lazio e Abruzzo, si trova ormai ad essere uno dei soci principali con poco meno del 2 per cento. Sommando la partecipazione diretta a quella detenuta dalla controllata Coofin si arriva infatti all’1,85%. Che fa della coop con sede a Castiglione del Lago, in provincia di Perugia, uno dei principali «soci privati» di Mps dietro a alla Finamonte degli Aleotti e ai francesi di Axa. Una fiducia confermata dal valore del titolo a bilancio: 0,44 euro per azione (così il bilancio 2012 di Coofin, dove viene confermata la «strategicità» della partecipazione), a fronte degli 0,18 euro della chiusura in Borsa di ieri. Ovvero, una minusvalenza teorica di circa 55 milioni di euro e un valore a prezzi di mercati di 38 milioni di euro.

Che dalle parti di Perugia ci sia ancora grande fiducia in Mps è testimoniato anche dal fatto che, come tutti i grandi soci, anche Coop Centro Italia ha votato a favore della proposta di FabrizioViola e Alessandro Profumo.

Tutto questo mentre l’altra grande Coop del territorio, Unicoop Firenze, si sta disimpegnando progressivamente da Mps, in assemblea si è presentata con appena l’1% e sulla stessa proposta si è astenuta.

Ma la tenacia su Mps non è l’unica passione bancaria della Coop Centro Italia. La cooperativa di consumo è anche presente tra gli azionisti della Popolare di Spoleto, dove la stessa Montepaschi ha il 25%. E,con alcuni imprenditori umbri, fa parte della cordata con contende al Banco Desio il salvataggio del tribolato istituto.

Dai verbali dell’assemblea del 28 dicembre scorso emerge anche un’altra curiosità. La famiglia Aleotti, azionista di Banca Mps con circa il 4% del capitale nell’assemblea di fine dicembre per l’aumento di capitale ha votato a favore sia della proposta del cda (aumento immediato del capitale a gennaio poi bocciata), sia a favore di quella per l’aumento dilazionato in primavera.

Intanto ieri il titolo a Piazza Affari, dopo una seduta tutta all’insegna delle vendite, nel finale ha cambiato rotta chiudendo in rialzo con un progresso dello 0,5%.


23 gennaio 2014

Gianluca Paolucci

La Stampa

12 gennaio 2014

I RENDIMENTI DEL PRESTITO SOCIALE DELLE COOP EMILIANE A CONFRONTO

Le Coop non sono tutte uguali e anche i rendimenti del prestito sociale lo testimoniano

I tassi a confronto di Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense

 


E' interessante vedere come reagiscono in periodo di crisi le grandi Coop della distribuzione e come cercano di arginare la flessione sui risparmi del prestito sociale degli ultimi due anni, periodo in cui la crisi si è fatta maggiormente acuta.

Consultando questa tabella tratta da un articolo dell'inserto Plus de Il Sole 24 Ore del 19 ottobre 2013,  ci si può fare un'idea rispetto ai dati relativi al 2012 (gli ultimi finora consultabili). Si noterà che la flessione sul prestito sociale non coinvolge indiscriminatamente tutte le Coop. C'è chi tiene botta e chi crolla. La maglia nera va senza dubbio alle Coop del Distretto Tirrenico (Unicoop Firenze -10,2%; Unicoop Tirreno -10%; Coop Cento Italia -12,6%). Le altre, esclusa qualche stecca come Coop Liguria (-8,6%) reggono l'urto. Primeggiano la piemontese Novacoop  e Coop Nordest (-2%).

Complessivamente la media della flessione sul prestito delle nove maggiori Coop è del 6,5%. Si può tracciare una riga e vedere chi sta sopra e chi sotto. Il crollo delle Coop del distretto Tirrenico non è spiegabile con la sola crisi. Sia Unicoop Firenze e Coop Centro Italia, in modo diverso, sono rimaste invischiate in gravi crisi bancarie (Mps e Popolare Spoleto), mentre per Unicoop Tirreno i problemi vengono da lontano, con 5 bilanci consecutivi in passività e una serie di difficoltà gestionali in corso di soluzione, tra cui primeggia quella degli iper campani. Questi eventi negativi si sono inevitabilmente riverberati sulla percezione di sicurezza delle Coop coinvolte provocando una fuoriuscita di flussi dai libretti di una certa rilevanza.

E' presumibile prevedere che il 2013 abbia riservato al prestito sociale delle Coop delle positive sorprese, visto che le acque sono andate parzialmente placandosi.

Se guardiamo le note positive invece, non sfugge che le Coop emiliane del cosiddetto Distretto Nordovest abbiano sostanzialmente tenuto e i soci non si sono particolarmente allarmati per l'ambiziosa e discutibile operazione di Unipol sul gruppo assicurativo Ligresti. Entriamo più nel dettaglio.

COOP ADRIATICA
E' la Coop  più brillante, molto dinamica e con progetti espansivi. Il prestito sociale è sceso da 1.914 milioni del 2011 a 1.832 milioni del 2012 (-4,3%) e nel biennio 2010-2102 ha ceduto complessivamente il 7,5%. I rendimenti al netto della tassazione del 20% previsti per il 2014 sono i seguenti:

Da 0 a 15.000 €: 1,20%
Da 15.000,01 a 25.000 €: 2,00%
Da 25.000,01 a 36.000 €; 2,80%

COOP CONSUMATORI NORDEST
Da sempre una delle Coop più attratte dalla finanza, anche con qualche scivolone che però non ha impedito al suo storico ex presidente, Marco Pedroni, di essere nominato alla guida di Coop Italia, nel giugno scorso. La Coop di Reggio Emilia ha retto bene la flessione del 2012 sul prestito sociale. L'ammontare complessivo era di 1.312 milioni contro i 1.340 del 2011 (-2%). Più marcata la flessione nel biennio critico 2010-12 (-8,25%).

La passione per la finanza di Coop Nordest emerge anche nella formulazione dell'offerta sul prestito sociale, simile a quella di Unicoop Tirreno. Ai tassi di riferimento previsti per il 2014 la Coop emiliana propone un meccanismo alquanto macchinoso di incentivi:
«Ai rapporti di prestito sociale esistenti al 31/12/2013, per l'anno 2014, limitatamente alla frazione di giacenza media eccedente la giacenza media calcolata nell'anno precedente, il calcolo interessi verrà effettuato applicando le maggiorazioni ai tassi d'interesse annui nominali previsti».

Qui davvero non ci siamo e non c'è neanche bisogno di entrare nel merito. Queste trovate lasciano alquanto perplessi, perché a prescindere dagli incrementi sventolati che non riproponiamo ma che potete leggere qui, prevedere quale sia il tasso di rendimento finale è praticamente impossibile. Sarebbe meglio ritoccare al rialzo tutti i rendimenti di base e lasciar perdere questo tipo d'approccio che trasmette una sensazione d'opacità e induce a dubitare. Forse i soci della nordest, che quando vogliono si fanno sentire, farebbero meglio a non farsi abbagliare dagli incentivi e a considerare i tassi di riferimento che al netto delle tasse sono i seguenti:

Da 0 a 3.000 €: 0,80%
Da 3.000,01 a 16.000 €: 1,20%
Da 16.000,01 a 27.000 €: 2,00%
Da 27.000,01 a 36.000 € 2,80%

Inoltre se la giacenza media supera i 33.000 € a semestre è previsto un bonus di 60 euro netti per ogni semestre.

COOP ESTENSE
La Coop modenese è diventata ormai tristemente famosa per le pessime relazioni sindacali e l'infinita vertenza sull'integrativo, di cui abbiamo ampiamente ragguagliato nel corso di questi anni. Il prestito sociale ha subito uno scivolone passando da 845 milioni del 2011 a 806 milioni nel 2012 (-4,6%). Se poi si osserva l'andamento nel biennio 2010-12 la flessione è stata del 7,9%. Questi sono i tassi netti proposti:

Da 0 a 2.500 €: 0,52%
Da 2.500,01 a 15.000 €: 0,80%
Da 15.000,01 a 36.000 €: 1,60%

Come si può notare anche a prima vista le differenze sui rendimenti tra le tre Coop emiliane sono marcate. Le abbiamo riportate per importi convenzionali con relativi tassi di rendimento al netto della tassazione:

Importo  Adriatica  Nordest  Estense  
  2.500       1,20%       0,80%     0,52%
  5.000       1,20%       0,96%     0,66%
10.000       1,20%       1,08%     0,73%
15.000       1,20%       1,12%     0,75%
20.000       1,40%       1,30%     0,97%
25.000       1,52%       1,44%     1,09%
30.000       1,73%       1,61%     1,18%
36.000       1,91%       1,81%*   1,25%

* Coop Consumatori Nordest prevede un bonus di 60 euro netti a semestre qualora nel semestre del 2014 la giacenza media superi i 33.000 euro. Se queste condizioni si verificano in ambedue i semestri il premio di 120 euro porterà il rendimento complessivo sull'importo massimo (36.000 euro) al 2,14%.



05 gennaio 2014

LE VARIEGATE FORMULE DEL PRESTITO SOCIALE COOP



La Coop non è una, ma sono tante e molte cose cambiano tra una Coop e l'altra

Per esempio le regole sul Prestito Sociale








Lo slogan pubblicitario, ormai un mantra un pò scolorito, La Coop sei tu è stata una bella trovata, ma ha fatto il suo tempo e soprattutto la Coop non è una, ma un universo. Più realistico sarebbe mutuare un vecchio slogan di Carosello: le Coop sono tante, milioni di milioni. Il mondo delle coop è infatti così variegato e differenziato che ogni Coop fa storia a se.
Questa differenziazione si manifesta anche nella remunerazione dei soci prestatori e nelle condizioni loro offerte. Nel corso degli anni, se si eccettua la fisiologica variazione dei tassi corrisposti che peraltro varia da coop a coop, sono emersi mutamenti e novità anche nell'impostazione del prestito.

La formula classica
E' la più cristallina. Attualmente in uso solo in Unicoop Firenze e Coop Centro Italia. Ad una determinata cifra, qualunque essa sia fino alla classica soglia di circa 35.000 euro, i tassi di rendimento sono indifferenziati. Secondo il nostro modo di vedere è la soluzione che più coerentemente si attaglia alla cooperativa, perché remunera i soci prestatori allo stesso modo, sia che essi depositino 1 euro o 35.000.

La formula a rendimenti differenziati per fasce
E' il sistema adottato dalle altre 7 grandi coop della Gdo. Si stabiliscono varie fasce con soglie intermedie da 0 a 35.000 euro e si remunera a tassi crescenti in relazione alle somma depositata. Insomma chi ha meno prende meno. Troviamo questa formula esosa e non in linea con i valori cooperativi di solidarietà e uguaglianza. Ma tant'è.

Il prestito vincolato
E' una novità relativamente recente introdotta da Unicoop Firenze (2011) e consiste nel lasciar vincolata una certa somma per un determinato arco temporale. Nel caso di Unicoop Firenze sono 18 mesi, anche se il prestito può essere tacitamente rinnovato se il socio non esprime per scritto 30 giorni prima della scadenza intenzioni diverse (vedi al regolamento art. 5 bis, comma 4). Aggiungiamo che, come per la formula a fasce differenziate, questa postilla ci sembra del tutto fuori linea con un approccio di trasparenza e valoriale, anche perché molti soci coop sono anziani e il tacito assenso rischia di imporre loro un rinnovo non desiderato per ulteriori 18 mesi. Più recentemente questa strada è stata intrapresa anche da Coop Centro Italia con scadenze a 6 e 12 mesi, non risulterebbe la clausola del tacito rinnovo. La coop umbra si appresta a varare un prestito vincolato a 36 mesi, un unicum nel mondo del prestito sociale coop. Anche Unicoop Tirreno è ricorsa a questo tipo di prestito nell'arco del 2012.

La formula ad incentivi crescenti
E' una novità assoluta introdotta da Unicoop Tirreno. La Coop con sede a Vignale utilizza tassi di rendimento differenziati per fascia, ovvero come già detto il tasso cresce se la somma depositata supera determinate soglie. Si va attualmente dall'1% per somme depositate fino a 5.000 euro fino al 2,5% per la fascia che eccede oltre i 25.000 euro. A questi tassi base per il periodo dal 1/01/2014 al 30/09/2014 la coop aggiunge un incentivo, che varia anch'esso a seconda della cifra depositata (+1% lordo fino a 5.000 euro e si arriva a +2% oltre i 25.000 euro. Un meccanismo un pò artificioso su cui saremo più chiari in un prossimo post dedicato. Tutti i rendimenti citati sono al lordo della tassazione che attualmente è al 20%.

Ovviamente ogni Coop può scegliere anche di adottare più formule. Da questo punto di vista Unicoop Tirreno è l'esempio paradigmatico: le ha usate tutte.



30 dicembre 2013

COOP CENTRO ITALIA LANCERA' PRESTITO VINCOLATO A TRE ANNI


Coop Centro Italia sta per lanciare un prestito per i propri soci con vincolo di tre anni

Nello stesso tempo la Coop è in corsa con una cordata di imprenditori locali per il controllo di Banca Popolare di Spoleto






La strada del prestito vincolato per i soci Coop fu intrapresa per primi da Unicoop Firenze nell'aprile 2011 con un prestito a vincolo di 18 mesi con tacito rinnovo. Coop Centro Italia che in molti aspetti mutua le mosse della Coop fiorentina - non ultimo il caso dei "ladri di merendine" - aveva proposto questo tipo di prestito nell'aprile 2012 con scadenze a 6 e 12 mesi.

Ora la Coop umbra è in procinto di lanciare il prestito vincolandolo ad una scadenza più lunga, ben 3 anni. Non possiamo fare a meno, non fosse altro che per la tempistica, di collegare questa iniziativa alla corsa per la scalata della Banca Popolare di Spoleto, attraverso il veicolo societario Clitumnus partecipato da Coop Centro Italia e una cordata di imprenditori locali. La popolare spoletina è commissariata da un anno ed è partecipata da Coop Centro Italia al 2,039%. Ecco l'assetto societario della banca come da prospetto Consob.

Questa volta la Coop di Castiglion del Lago batte sul tempo la sorella maggiore Unicoop Firenze che aveva avuto la stessa tentazione, poi rinunciandovi per la bufera che si è abbattuta su Mps e la conseguente fuga dai libretti del prestito sociale di Unicoop.

Le caratteristice del nuovo tipo di prestito non sono ancora note. Qui potete leggere le caratteristiche attuali del prestito sociale in Coop Centro Italia. Attendiamo di conoscere le prerogative del nuovo prestito vincolato della coop presieduta da Raggi.


Update : Così risponde Coop Centro Italia

21 dicembre 2013

LADRI DI MERENDINE ANCHE IN COOP CENTRO ITALIA: DUE LICENZIAMENTI





Una vicenda che ha portato al licenziamento due colleghi di Coop Centro Italia, ricorda quello che successe nei magazzini di Unicoop Firenze cinque anni fa



«Alla fine di novembre sono arrivate le lettere di licenziamento a due lavoratori di Coop Centro Italia con l'accusa di aver rubato merendine e caramelle esposte in un contenitore del magazzino». Questa è l'informazione che abbiamo grazie al blog Cobas Terni, pagina a cui rimandiamo.
I dettagli a disposizione non sono molti ed è difficile fare paralleli, ma istintivamente la memoria va a quello che accadde in Unicoop Firenze cinque anni nei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci.

Unicoop Firenze sporse denuncia contro ignoti per ammanchi nel magazzino. Furono istallate videocamere da parte dei carabinieri che riprendevano e registravano immagini una zona particolare all'interno del magazzino stesso: la cosiddetta gabbia dei rotti. Questa è una vera e propria gabbia dove viene accatastata la merce che si danneggia giornalmente durante la normale movimentazione. Questa merce
non è più vendibile e viene per lo più gettata nel cassonetto. Quello che è recuperabile viene (o veniva) dato in beneficienza. Era prassi diffusa e consolidata che i dipendenti potessero consumare questi prodotti: una bottiglietta d'acqua, un pacchetto di gomme, un detergente per pulire il parabrezza del camion (della Coop), ecc. Tutti ne erano a conoscenza.

23 lavoratori vennero indagati per furto e appropiazione indebita e Unicoop Firenze segnò una delle pagine più nere della propria storia licenziando ben 7 dipendenti.
La reazione dei lavoratori e del sindacato fu decisa e la vertenza assunse un certo rilievo mediatico che portò ad un confronto Tv, nella trasmissione Mi manda Rai Tre, tra alcuni dei colleghi licenziati tutelati dal compianto avvocato Bellotti e l'allora presidente del consiglio di gestione, Armando Vanni, nonché il responsabile delle risorse umane, Piero Forconi. La coppia di dirigenti inanellò una serie di gaffes tanto che il video della trasmissione diventò presto un cult tra i lavoratori Unicoop Firenze dei magazzini. Ancora oggi, specie dopo le vicende emerse sul conto del Vanni (vedi qui e qui)  la performance della coppia è fonte di battute e grasse risate.

La trasmissione fu un autogol mediatico pazzesco. La linea intransigente di Unicoop che si può riassumere in "i ladri vanno sempre e comunque puniti", faceva a cazzotti con la realtà dei fatti: prendere quei prodotti che andavano gettati e di nessun valore commerciale era uso consolidato da sempre. Se Unicoop voleva che ciò non avvenisse, bastava una semplice circolare interna o una breve assemblea aziendale in cui si informava che certi comportamenti usuali non dovevano proseguire. Nessuno avrebbe certo rischiato il posto di lavoro per un pacchetto di gomme. Risultò chiaro che l'obiettivo di Unicoop Firenze era quello di colpire dei lavoratori dei magazzini col primo pretesto. Vecchie logiche vendicative che peraltro ricalcano la personalità e il carattere del massimo responsabile dei magazzini di allora, fortunatamente adesso in pensione.

Come andò a finire. I lavoratori licenziati furono tutti reintegrati e Unicoop Firenze fece una brutta, bruttissima figura.

Pur non conoscendo nei dettagli la vicenda dei due colleghi di Coop Centro Italia, auguriamo loro la stessa conclusione.


20 ottobre 2013

COOP, TUTTO QUELLO CHE I SOCI PRESTATORI DEVONO SAPERE



Nel 2012 è diminuita del 7% la raccolta del risparmio dai soci

Dalla finanza 371 milioni di svalutazioni








Come funziona il filo diretto con i lettori

Tutti i numeri delle 9 grandi Coop (Tabella)

La fiducia dei soci è linfa vitale per una Coop. Un attestato di stima che è tutto espresso negli 11 miliardi depositati nei prestiti sociali (anche se sarebbe più appropriato chiamarli libretti di risparmio per i soci), che rappresentano il vero motore per il funzionamento delle cooperative di consumatori che operano con il marchio Coop. Ma la fiducia va conquistata e conservata con fatti concreti e con la massima trasparenza.

Il socio che affida i suoi risparmi alla cooperativa per sostenerne lo sviluppo, ha diritto di sapere come sono utilizzati. Rispetto alle inchieste condotte da Plus24 sui bilanci 2010 e 2111 delle Coop (si vedano le pubblicazioni del 4 febbraio e del 29 dicembre 2012, nonché del 12 e 26 gennaio 20l3) solo Coop Lombardia si è aggiunta a Coop Adriatica, Coop Nordest e Coop Estense nella lista delle cooperative che mettono a disposizione sul proprio sito internet l'intera informativa di bilancio. Per le altre grandi Coop, i buoni Propositi espressi dopo le precedenti inchieste sono rimasti per il momento lettera morta un deficit di informazione e trasparenza che non va nella direzione dell'ostentata attenzione ai quasi 8 milioni di soci (di cui 1,2 milioni anche prestatori) rimarcata negli slogan della Coop. Non si è credibili se non si rendono facilmente recuperabili i bilanci e tutta la documentazione relativa al prestito sociale, comprese le policy d'investimento e di gestione dei rischi.

Anche perché dai bilanci consolidati 2012, emerge chiaramente il peso della finanza rispetto a quello della gestione commerciale: prestiti dei soci anche superiori al 150% del fatturato (Coop Nordest) e al 125% delle attività finanziarie (Unicoop Firenze), oppure pari a 4,9 volte il patrimonio consolidato (Unicoop Tirreno).

Volumi di raccolta di risparmio che surclassano quelli dell'8o% delle banche italiane: con i suoi 2,4 miliardi di prestiti, infatti, Unicoop Firenze si collocherebbe, per raccolta, fra le migliori 100 delle 693 banche italiane. Prestiti gestiti senza alcun presidio di vigilanza finanziaria e privi di un sistema di garanzia a favore dei depositanti. II ruolo di tutela è assegnato al solo patrimonio aziendale, peraltro completamente investito in immobili e beni strumentali che in caso d'insolvenza si deprezzano in modo considerevole. Banca d'Italia ha già fatto sapere, rinviando la palla al ministro dell'Economia, che non può intervenire nemmeno per il solo ripristino della trasparenza informativa e contrattuale.

Che cosa deve succedere perché il quadro delle regole e dei limiti sia adeguatamente ridefinito? Occorre attendere altri "imprevedibili" crack, come quelli descritti a pagina 6? Anche perché dai dati esposti in alto, estratti dagli ultimi bilanci disponibili delle nove grandi Coop emerge con evidenza non solo l'impatto della crisi sulla gestione commerciale e sull'ammontare delle somme raccolte (-7%), ma anche quello delle svalutazioni (spesate, ma ne rimangono anche di latenti) sugli investimenti della cosiddetta "finanza strategica'.

Libretti ma anche polizze, conti correnti e mutui

Ltro della Bce anche per Coop Lombardia e Unicoop Tirreno


Supermercato o banca? Oltre a depositare i propri risparmi nei prestiti sociali, negli spazi commerciali delle grandi Coop i soci possono ormai mettere nel carrello anche polizze, conti correnti, prestiti personali e mutui. Prodotti assicurativi e bancari che le Coop offrono ai soci grazie alla collaborazione con il Gruppo Unipol, di cui sono azionisti di riferimento.

In realtà le Coop non possono svolgere attività bancaria: possono autofinanziarsi attraverso i prestiti sociali solo per sostenere le attività svolte, offrendo ai soci libretti di risparmio a costo zero e con una remunerazione che, a seconda della Coop e degli importi versati, attualmente viaggia fra lo 0,65 e il 3,5% (al lordo della ritenuta del 20%). Da qualche anno alcune Coop propongono anche prestiti sociali vincolati, con rendimenti che non reggono però il confronto con quelli riconosciuti dai conti di deposito bancari con vincoli di pari durata, che in più offrono la garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Rispetto alle banche, le Coop di consumo non possono esercitare l'attività creditizia, ovvero concedere finanziamenti. Eppure nel bilancio di Coop Lombardia viene sottolineato che nel 2012, attraverso personale specializzato, nei punti vendita sono giunte 73 domande di mutuo prima casa. Coop Liguria evidenzia che attraverso Unipol Banca, e con il supporto della cooperativa, nel 2012 sono stati erogati mutui per un milione e 156mila euro, sono state stipulate 1.030 polizze, per oltre 19 milioni di euro, e 197 piani pensionistici.
 
Coop Adriatica, invece, ha costituito insieme alla rete Assicoop e Unipol Banca, CoopCiConto Srl attraverso la quale nel 20l2 sono stati sottoscritti dai soci 4.498 polizze assicurative, 1.861 conti correnti e 391 prestiti e mutui. Un business creditizio che viene sempre più sviluppato nei punti vendita delle Coop, seppur indirettamente e con l'ausilio del Gruppo Unipol.

Sempre indirettamente, alcune coop (Coop Lombardia e Unicoop Tirreno), tramite Simgest e alcune banche, hanno tratto beneficio da operazioni correlate a quelle di Ltro attivate dalla Bce per consentire al sistema bancario di rifinanziarsi a condizione di favore. Cosa manca ai negozi Coop per aggiungere le insegne di sportelli bancari?

Il vaso di Pandora nei risultati della finanza strategica

Un quinto dei prestiti investito in Unipol, Monte de Paschi, Carige e Popolare di Spoleto


Nell'annus horribilis per i consumi, a pesare sui conti delle nove grandi sorelle Coop non è il risultato della gestione commerciale (+64 milioni di euro), ma la finanza "strategica" degli investimenti in grandi gruppi quotati, come Mps e Unipol. Le svalutazioni delle partecipazioni  (371 milioni) hanno fatto complessivamente chiudere i bilanci consolidati in perdita (153 milioni), nonostante lo straordinario saldo positivo della gestione finanziaria (221 milioni).

INVESTIMENTI «STRATEGICI»
Per comprendere la destinazione dei 10,4 miliardi di risparmi raccolti dai soci è utile parlare dei bilanci consolidati. Un aggregato con un attivo di 22,3 miliardi dove le attività finanziarie rappresentano l'investimento prevalente e pesano per il 52% distribuite tra disponibilità liquide (8%, compresi i depositi a tempo), titoli pubblici (15%), altri titoli e strumenti finanziari quotati e non (19%, di cui 7% immobilizzati) e, infine, partecipazioni (10%). Quest'ultime ammontano a 2,2 miliardi e, oltre ai fondi immobiliari, comprendono i cosiddetti investimenti strategici effettuati per complessivi 1,8 miliardi, in Mps (223 milioni suddivisi tra Unicoop Firenze 129 milioni e Coop Centro Italia 94 milioni), in Banca Carige (72 milioni di Coop Liguria) e in Unipol (1,5 miliardi, investimento presente in ogni Coop). Le partecipazioni assorbono in media il 16% del prestito dei soci, con punte superiori al 20% per Coop Adriatica e Coop Nordest. Sono tre le Coop che hanno chiuso il consolidato 2012 con una perdita significativa fatta eccezione per Unicoop Tirreno (-16 milioni), che evidenzia disequilibri persistenti già nella gestione caratteristica commerciale (-28 milioni), Unicoop Firenze e Coop Centro Italia hanno in comune rilevanti svalutazioni delle loro partecipazioni in Mps.

UNICOOP FIRENZE
Nel bilancio consolidato 2012, chiuso con una perdita di 131 milioni, la Coop ha iscritto una rettifica di valore della partecipazione Mps pari a 198 milioni, portando "prudenzialmente", dicono gli amministratori, il valore medio dell'azione da 0,76 euro a 0,30 (la quotazione di questi giorni è in area 0,25). Ma non si stratta della prima svalutazione. Già nel 2008 era stata spesata una rettifica di 203 milioni alle azioni e bond convertibili Mps. Nell'ultimo quinquennio le svalutazioni arrivano a 430 milioni e sale la preoccupazione, oltre che per il costo delle ambizioni strategiche e per i risparmi dei soci affidati alla Coop, per la consistenza del patrimonio aziendale che a fine 2012 ammonta sì a 1.419 milioni, ma che comprende una rivalutazione dei fabbricati di 749 milioni effettuata nel 2008 in contemporanea con la prima svalutazione e a crisi immobiliare non ancora conclamata, sulla base del 90% del valore di perizia.

COOP CENTRO ITALIA
La Coop Centro Italia chiude il consolidato 2012 con una perdita di 63 milioni innescata da 101 milioni di svalutazioni, di cui 77 su Mps. Ma la peculiarità della cooperativa e di possedere investimenti strategici oltre che in Mps (94 milioni) e Unipol (31 milioni), anche nella popolare di Spoleto (4 milioni) in amministrazione straordinaria dal febbraio 2013.
Per quanto riguarda Unipol, tuttavia, non avendo condiviso con Fonsai, la cooperativa non ha aderito hai relativi aumenti di capitale deliberati nel 2012 e ha mutato lo status delle azioni da partecipazioni strategiche a titoli del circolante. Nonostante la procedura in corso, invece, la Coop ha raccolto l'invito a partecipare all'operazione promossa dal veicolo societario Clitumnus Srl e da una cordata d'imprenditori e istituzioni, sottoscrivendo un accordo per l'acquisizione del controllo della Popolare di Spoleto. Confermato anche l'investimento in Mps, ma svalutato a causa della perdita ritenuta durevole, riducendo il valore delle azioni a 0,44 euro, importo maggiore del 50% del valore di 0,30 euro applicato da Unicoop Firenze.

L'UBIQUITA' DI UNIPOL

Ognuna delle grandi Coop detiene partecipazioni in Unipol, il conglomerato finanziario del settore assicurativo controllato dalle cooperative aderenti a Legacoop. L'ammontare va dai 356 milioni di Coop Adriatica ai 10 milioni di Unicoop Firenze. Effettuati prevalentemente tramite società partecipate (Finsoe, Lima, Holmo, Spring 2), gli investimenti sono valutati in bilancio al costo, perché inferiore al valore di stima. Il confronto con il "prezzo di mercato", in ogni caso, evidenzia rilevanti minusvalenze latenti, anche se con ampie fluttuazioni per la volatilità del mercato. A fine 2012, per esempio, Finsoe deteneva 225.307096 azioni ordinarie Unipol (partecipazione di controllo al 50,75%) al prezzo di carico di 9,954 euro, contro il prezzo medio di dicembre in Borsa di 1,467 euro. Risultato: una minusvalenza latente di 1,9 miliardi che, rapportata alla quota del 12,4% del capitale di Finsoe detenuta da Coop Adriatica, si traduceva, al 31 dicembre, in una minus di 237 milioni che, aggiornata ai prezzi attuali (in area 3,99), si riduce a 166 milioni. Fra le coop c'è quindi apprensione per le sorti degli investimenti "strategici".



19 ottobre 2013

Adriano Melchiori, Gianfranco Ursino

Plus24-il Sole 24 Ore



10 ottobre 2013

QUELLA PASSIONE DEI DIRIGENTI COOP PER LA FINANZA PAGATA A DURO PREZZO

I conti in rosso degli uomini al potere da decenni




 








 

LA GALASSIA UNIPOL La compagnia assicurativa chiamata a salvare il gruppo Premafin-Fonsai fa capo a una costellazione di cooperative cosiddette rosse, riunite nella holding Finsoe di cui alcune sono azioniste in proprio, altre attraverso Holmo


Potremmo parlare di banca clandestina, se non fosse tutto alla luce del sole. Basta entrare in un supermercato Coop e diventare socio (che è come fare la tessera sconto in qualsiasi catena) per depositare i propri risparmi. Le nove grandi cooperative del consumo raccolgono ben 10,4 miliardi di euro. Sarebbe vietato: non è che un giorno uno si sveglia di buon umore, apre una banca e comincia a farsi affidare i risparmi dei passanti. La Coop infatti lo chiama “prestito soci”, senza però spiegare al popolo che il prestito soci è un capitale messo a rischio nell’impresa che, sia essa una coop o una società di capitali, lo usa per la sua attività, come aprire un supermercato.

Infatti accadono sotto gli occhi di tutti, comprese le autorità di vigilanza, due cose strane. La prima è che le Coop utilizzano i risparmi dei loro soci non per mettere scaffali nuovi, ma per dedicarsi alla speculazione finanziaria. Esempio: l’Unicoop Firenze, la maggiore per fatturato (ben 3 miliardi di euro), ha in bilancio immobilizzazioni tecniche (ciò che serve per funzionare) per 2 miliardi e debiti verso i soci per 2,3 miliardi. Ma il debito complessivo è di 3 miliardi. Che ci fa la Coop con tutti quei soldi? Unicoop Firenze ha in bilancio 644 milioni di immobilizzazioni finanziarie: una vera merchant bank.

I conti in rosso degli uomini al potere da decenni. La seconda stranezza è che queste banche d’affari a marchio Coop non sono sottoposte ad alcuna vigilanza. La Banca d’Italia controlla le banche propriamente dette, ma le Coop non se le fila nessuno, punto e basta. Negli ultimi anni, complice la crisi e nella disattenzione generale, si sono messe nei guai. L’anno scorso le “nove sorelle” (oltre 12 miliardi di fatturato, con 50 mila dipendenti e sette milioni di soci in tutto) hanno chiuso i loro bilanci in rosso per complessivi 135 milioni di euro, e proprio per colpa della finanza.

Ma prima di entrare nei dettagli di un disastro annunciato è bene spiegare il peculiare sistema di potere che consente ai boss delle coop di non rendere conto a nessuno. Il mondo delle cooperative cosiddette rosse ha seguito nel Dopoguerra uno schema sensato: le aziende sono cresciute sotto l’ombrello del Pci, che le governava attraverso la Legacoop, nominalmente un sindacato d’impresa, come la Confindustria, di fatto una sorta di holding attraverso la quale i vertici di Botteghe Oscure sceglievano strategie e manager.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del Pci decisa da Achille Occhetto nel 1989, il potere del partito si è dissolto e i capi delle cooperative sono diventati padroni assoluti, proprio come gli oligarchi russi che si sono appropriati delle aziende alla fine del regime sovietico. L’uomo simbolo di questo curioso fenomeno italiano è Turiddo Campaini, presidente di Unicoop Firenze dal 1973, cioè da 40 anni. Non c’è alcun meccanismo di controllo e nessuno lo può mandare a casa. I soci sono un milione e 200 mila, ma di essi solo 1288 (uno su mille, verosimilmente amici, dipendenti e sottoposti di Campaini) si sono presentati alle 39 assemblee decentrate che hanno approvato il bilancio. Tutti i colleghi di Campaini sono uomini di potere a 24 carati, che si scelgono in autonomia le amicizie politiche di riferimento. Il presidente della Coop Centro Italia, Giorgio Raggi, ex sindaco di Foligno, ha investito i soldi della cooperativa nella Edib, editrice del Corriere dell’Umbria nella fase in cui il quotidiano era nella sfera di Denis Verdini, e ha perso tutto. Recentemente si è fatto intercettare con la sua sodale di sempre, Maria Rita Lorenzetti, oggi agli arresti domiciliari, mentre si rammaricava di non essere potuto intervenire in tempo per bloccare un articolo de La Nazione sgradito alla zarina umbra. Ma lei cerca lui perché la Coop è la seconda azienda dell’Umbria dopo la Thyssen, e gli chiede di assumere la parente del consulente ministeriale che con la zarina sta curando gli interessi della Coopsette nei lavori Tav di Firenze.

Torniamo a parlare di soldi. Le Coop impiegano gli oltre 10 miliardi del prestito dei soci in operazioni finanziarie, dai Bot alla Borsa. Nel 2012 erano immobilizzati in partecipazioni azionarie 2,2 miliardi di euro. Siccome è buona regola non investire in Borsa i soldi presi in prestito (perché se crollano i listini fai la fine di Romain Zaleski), se la Banca d’Italia vigilasse sull’uso del pubblico risparmio fatto in casa Coop controllerebbe il rapporto tra partecipazioni azionarie e patrimonio netto (che è la somma di capitale sociale e riserve, cioè il vero patrimonio che fa da garanzia per gli investimenti a rischio).

Consorte ha tracciato il solco e gli Stefanini lo difendono. Ebbene, le nove Coop hanno partecipazioni azionarie per 2,2 miliardi e un patrimonio netto di 6 miliardi. Mediobanca ha lo stesso rapporto: 2,6 miliardi su un patrimonio netto di 7. Solo che Mediobanca è una banca d’affari, la Coop una catena di supermercati. Come mai? Il fatto è che gli oligarchi delle Coop sono rimasti abbagliati dall’esempio di Gianni Consorte, padre-padrone dell’Unipol che otto anni fa tentò senza successo la scalata alla Bnl. E siccome gli azionisti di controllo dell’Unipol erano e sono proprio le grandi coop, quando Consorte fu sconfitto i suoi colleghi, fraternamente, lo cacciarono. Pierluigi Stefanini, oligarca storico della Coop Adriatica, salì al vertice dell’Unipol. E i manager-padroni hanno ricominciato a giocare con la finanza, spaccandosi però in due fazioni, i cosiddetti toscani e i cosiddetti emiliani. I primi si sono fatti male con il Monte dei Paschi, i secondi con l’Unipol.

I “toscani” sono tre cooperative: Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia. L’empolese Campaini, leader della corrente toscana, si scontrò a suo tempo con Consorte e non ha più voluto saperne di mettere soldi su Unipol. Ha preferito investire sul Monte dei Paschi, usando i risparmi dei soci per salvaguardare la “toscanità” (testuale) della banca senese. Ha speso oltre 400 milioni e ne ha persi circa 300, e nessuno ovviamente protesta. Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia non stanno meglio. Insomma, nel 2012 le tre coop che coprono Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo hanno perso in tutto oltre 200 milioni, dopo aver segnato in bilancio 323 milioni di svalutazioni delle azioni possedute.

La Coop umbra presieduta da Raggi ha fatto addirittura strike, riuscendo a perdere soldi sia sul Montepaschi sia sulla Popolare di Spoleto (commissariata con vertici arrestati). Il capolavoro di Raggi è stato vendere una ventina di supermercati al Fondo Etrusco, società immobiliare del Monte dei Paschi e dell’ex vicepresidente della banca senese, Francesco Gaetano Caltagirone, per non vendere le azioni del Monte dei Paschi, considerate “strategiche” (che non vuol dire niente ma suona bene). Così adesso le azioni non valgono quasi più niente, ma ogni anno la Coop paga milioni in affitti al Fondo Etrusco, di cui però ha preso delle quote, cosicché partecipa alla speculazione contro se stessa.

Le sei cooperative del nord, che hanno in Emilia il loro epicentro, si sono invece inguaiate con l’Unipol. La compagnia assicurativa bolognese, trascinata da Mediobanca nel rischiosissimo salvataggio della Fonsai di Ligresti, fa capo alla holding Finsoe, a sua volta posseduta dalle coop del consumo insieme alla Holmo, scatola che riunisce le quote delle coop di costruzioni, l’altra gamba del potere cooperativo. Se al Centro si sono immolate per la “toscanità”, al Nord le coop sono state sacrificate all’ottimismo degli oligarchi. Le azioni Unipol valgono in Borsa circa 3,5 euro, ma il sistema cooperativo le tiene in bilancio a 10 euro. Il che significa che Finsoe segna le Unipol all’attivo del suo bilancio per 2,2 miliardi quando in Borsa valgono appena 800 milioni: mancano all’appello 1,4 miliardi, evaporati in questi anni in nome del mitico aggettivo: il controllo di Unipol è “strategico”.

Quando è arrivato da Mediobanca l’ordine di salvare Fonsai, oligarchi di primo livello hanno obbedito con entusiasmo: per esempio Ernesto Dalle Rive di Novacoop, Marco Pedroni di Coop Nord Est (ma presidente anche di Finsoe) e Mario Zucchelli di Coop Estense, tutti e tre consiglieri d’amministrazione di Unipol, non si sono fatti pregare per immolare i soldi dei soci al salvataggio dei crediti di Mediobanca e Unicredit verso i Ligresti. Siccome si trattava di far scucire a Finsoe 429 milioni per l’aumento di capitale di Unipol, non solo i “toscani” ma anche grandi cooperative di costruzioni come Cmb e Coopsette si sono tirate indietro e hanno lasciato alle consorelle del consumo, presunte ricche, il conto da pagare. Come nei salotti buoni, anche dentro il mondo coop l’oligarchia è ormai devastata dalle guerre intestine propiziate dall’anarchia.

Il mistero della Manutencoop che non voleva pagare per Unipol. Illuminante il caso della Manutencoop, uno dei maggiori azionisti di Unipol. Quando partì la chiamata alle armi di Mediobanca, Claudio Levorato, presidente da una trentina d’anni di una cooperativa che ha oggi 15 mila dipendenti e circa un miliardo di fatturato, rispose seccamente alla domanda se avrebbe messo mano al portafoglio: “Lo escludo categoricamente, Manutencoop non distoglierà risorse dal proprio core business”. Pochi mesi dopo Levorato ha pagato anche per le coop che si erano rifiutate, inneggiando all’operazione (indovinate?) “strategica”. Alla domanda se svenarsi per salvare la Fonsai non fosse una mossa rischiosa, Levorato ha opposto una risposta sibillina: “Se non l’avessimo fatta ci sarebbero stati dei problemi”.

Per obbedire a Mediobanca e Unicredit gli oligarchi hanno svenato le proprie coop. La Finsoe, non bastando i 300 milioni chiesti alle coop per l’aumento di capitale Unipol, ha aumentato i suoi debiti con le banche. E poche settimane fa la trimurti delle “banche di sistema” (Mediobanca, Intesa e Unicredit) ha soccorso Manutencoop collocando sui mercati internazionali un prestito obbligazionario da 450 milioni (quasi metà del fatturato) al tasso effettivo dell’8,75 per cento. Siamo ai limiti dell’usura e ciò illumina quanto sia conciata male la coop di Levorato. Ma da quando non c’è più il Pci le coop sono rimaste orfane, e gli oligarchi ormai si affidano ai salotti del capitalismo che una volta dicevano di voler combattere. Adesso, sempre in ritardo, fanno a gara a chi si integra meglio in un sistema in declino.



TURIDDO CAMPAINI - Al vertice da quando governava Fanfani

Nel 1973, quando Turiddo Campaini diventò presidente dell'Unicoop Firenze, in Italia c'erano Amintore Fanfani presidente del Consiglio ed Enrico Berlinguer segretario comunista di fresca nomina. Nel mondo Richard Nixon, Leonid Breznev e Mao Tse Tung armeggiavano con i primi tentativi di distensione. Il comunismo e la Dc sono finiti, in Cina il capitalismo a prevalso e a Firenze c'è ancora lui, Turiddo. Regna incontrastato su un gigante della grande distribuzione: tre miliardi di fatturato, 10 mila dipendenti, una raccolta di "prestito sociale" di 2,3 miliardi, in calo del 10 per cento nell'ultimno anno. Nel 2012 Unicoop Firenze ha perso 131 milioni, dopo aver svalutato per 207 milioni le partecipazioni azionarie: più che dimezzate in un anno. Ma nessuno contesta re Turiddo.



9 ottobre 2013

Twitter@giorgiomeletti

il Fatto Quotidiano


21 aprile 2013

LA PAURA DELLA COOP NEI CONFRONTI DEI SINDACATI DI BASE

L'ingresso e il consolidamento di nuovi soggetti sindacali che le Coop non possono controllare, mette in fibrillazione l'idea decisamente singolare di democrazia sindacale in Coop, fondata su legami storici consolidati, some quello coi confederali ed in particolare con Filcams-Cgil, come abbiamo descritto in questo post.

Si aggiungono altri episodi che riguardano alcune Coop e che di seguito riportiamo.

Nel primo caso si tratta di una lettera di diffida di Unicoop Tirreno verso il sindacato USB in cui la Coop toscana intima di rimuovere dal blog Usb Ipercoop Livorno il verbale dell'incontro che la Rsu ha avuto con l'azienda lo scorso 19 marzo, pena sanzioni disciplinari nei confronti di delegati/e Usb destinatari della lettera, nonché addirittura azioni risarcitorie.

Il secondo episodio è di ieri, 20 aprile. La direzione di Coop Centro Italia toglie un volantino dei Cobas che comunicava un’assemblea sindacale, arrogandosi il diritto di accesso ad uno spazio dei lavoratori e dei loro sindacati.

Al di là degli aspetti tecnico-legali che andranno valutati e le differenze tra i vari casi, resta evidente un problema di fondo: alle Coop non piacciono interlocutori sindacali diversi da quelli storici e consolidati. Ma il mondo cambia molto rapidamente e sarebbe saggio da parte delle cooperative e dei sindacati confederali prenderne semplicemente atto senza arroccarsi in un fortino.


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DIFFIDATI

Nella giornata di mercoledì 17 aprile la nostra componente Usb all'interno della Rsu Ipercoop Livorno ha ricevuto, tramite raccomandata a.r., una intimazione/diffida da parte dell'azienda.


La lettera (che potrà essere visibile nella bacheca sindacale dell'Iper dalla serata di oggi) intima di rimuovere dal blog "Usb Ipercoop Livorno" il verbale dell'incontro che la Rsu ha avuto con l'azienda lo scorso 19 marzo, pena sanzioni disciplinari nei confronti dei delegati/e Usb destinatari della lettera nonché addirittura azioni risarcitorie.

Vorremmo dilungarci, come spesso facciamo, nell'analisi punto per punto di questa lettera aziendale che parla di iniziativa che "non ha precedenti" (quando basta scorrere le pagine del blog per vedere che invece sono anni che vengono pubblicati i verbali degli incontri, che fra l'altro comunque sono scritti sempre dall'azienda stessa e quindi è evidente che non possono esserci scritte cose sconvolgenti...), ma credeteci, non ne vale la pena.

Da anni il blog ha semplicemente la funzione di ausilio alla nostra attività sindacale, per dare modo ai colleghi che magari non hanno il tempo di fermarsi a leggere la bacheca in entrata/uscita dal lavoro, di farlo con maggiore tranquillità connettendosi ad internet in un altro momento. Tutte le pubblicazioni sono sempre fatte in buona fede e nessuno degli esponenti aziendali ai vari livelli, pur essendo pienamente a conoscenza dell’esistenza del blog, ha mai avuto niente da ridire. Ora improvvisamente cambiano idea e non gli va più bene, ma anziché comunicarcelo oralmente con tranquillità convocandoci come mille altre volte, ci scrivono una raccomandata e parlano di sanzioni disciplinari e risarcimenti. Bastava dirlo a voce, e smettevamo di pubblicarli. Anche perché sinceramente non è che stiamo male senza i verbali, visto che quando questi per qualche ragione non escono, noi affiggiamo e pubblichiamo nostri resoconti e commenti degli incontri che facciamo con l'azienda.

Poco ci cambia insomma, ed è per questo che abbiamo subito tolto il verbale "incriminato" e l'abbiamo comunicato all'azienda, precisando che comunque non riteniamo di aver provocato alcun nocumento con il nostro operato.

Vogliamo quindi rassicurare colleghi e colleghe del fatto che ovviamente proseguiremo la nostra regolare attività di informazione tramite le bacheche sindacali e gli altri momenti di confronto possibili. E tramite il blog (senza più verbali ma con nostri resoconti).


Venerdì 19 aprile 2013

Coordinamento Usb Unicoop Tirreno Livorno




DIREZIONE COOP CENTRO ITALIA TOGLIE VOLANTINO COBAS DALLA BACHECA SINDACALE 

TERNI - Alla faccia della democrazia sindacale: le organizzazioni sindacali che vogliono comunicare con i lavoratori della Coop centro Italia devono essere autorizzate dalla vicedirettore! Come dire che i sindacati li decide la COOP e non i lavoratori. Oggi pomeriggio, sabato 20 aprile, la direzione di COOP centro Italia toglie un volantino dei Cobas che comunicava un’assemblea sindacale, arrogandosi il diritto di accesso ad uno spazio dei lavoratori e dei loro sindacati.

Il capo del personale di Coop centro italia Gianni Barbetti ieri ha chiamato il referente provinciale dei Cobas Franco Coppoli per informare che la direzione avrebbe proceduto a rimuovere dalla bacheca sindacale un volantino dei Cobas affissovi nella mattinata. A nulla sono valse le rimostranze che la parte datoriale non può autorizzare quello che riguarda l’attività o la comunicazione sindacale.

L’assemblea si terrà lunedì 22 alla sala Laura della Siviera, vi parteciperà Vincenzo Miliucci referente nazionale della Confederazione Cobas, lavoro privato. Gli argomenti che verranno discussi riguardano la costituzione del COBAS della Coop, le RSU che sono “scadute” da oltre due anni e non vengono rinnovate e il contrasto del contratto integrativo, siglato il 26 marzo tra COOP centro Italia e rappresentanti nazionali del settore di CGIL, CISL e UIL che computa il lavoro domenicale nella settimana lavorativa, tagliando pesantemente il compenso straordinario dei lavoratori.

La firma di tale accordo ha fatto si che decine di lavoratori della COOP restituissero le deleghe sindacali alla CGIL. I Cobas denunciano che l’azienda pretende di decidere chi può esporre e meno le sue comunicazioni ai lavoratori in uno spazio, come la bacheca sindacale che non è di sua competenza. Le bacheche sindacali infatti sono dei lavoratori e delle loro organizzazioni, non delle direzioni aziendali.

Nonostante l’operazione di marketing pubblicitario per costruire l’immagine di una “COOP” che si identifichi con cittadini e consumatori i fatti parlano chiaro: la direzione fa passare tagli ai salari e si prepara alle domeniche lavorative con l’avallo di sindacati padronali-“gialli”, cercando di impedire l’accesso a chi rappresenta i diritti dei lavoratori e non gli interessi aziendali. In contrasto con la storia del movimento cooperativo, che nasce alla fine dell’800 per difendere i lavoratori.

Coop fruisce di agevolazioni fiscali, amministrative e finanziarie che le vengono riconosciute proprio in quanto, formalmente, cooperativa di lavoratori.


20 aprile 2013

UmbriaLeft.it



03 aprile 2013

COOP CENTRO ITALIA PROROGA IL CONTRATTO INTEGRATIVO AZIENDALE

Sarà prorogato fino al 2014 il contratto integrativo dei dipendenti di Coop Centro Italia







A dare l'annuncio dell'accordo siglato con i vertici dell'azienda sono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil che evidenziano come "la positiva conclusione della trattativa conferma l'intesa sul lavoro domenicale con relativa maggiorazione del 80% e il limite massimo di 17 domeniche lavorabili per ogni lavoratore, più dicembre, e l’impegno a rispettare le festività 1 gennaio, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, Pasqua, lunedì dell’Angelo, Natale e Santo Stefano".

Non basta i sindacati esprimono soddisfazione anche per l'impegno assunto da Coop "a proseguire e concludere il processo di stabilizzazione dei lavoratori (lista 124), in rapporto al raggiungimento degli obiettivi di vendita, che si concretizzerà per i primi 30 dipendenti entro il 31 luglio 2013". Restano perplessità in relazione al part time ciclico anche se Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil mettono l'accento sul fatto che "considerata la grave situazione economico-sociale in cui si trova il Paese con la conseguente difficoltà di accedere al mondo del lavoro" si tratti di "un primo passo, assolutamente da migliorare nel tempo".

Nell'accordo sottoscritto con Coop ci tengono a far sapere i sindacati, è ricompresa anche l'omogenizzazione del premio aziendale di 180 euro che sarà "uguale per tutti i livelli e riproporzionato in ragione del contratto part time e dei periodi di lavoro svolti nell’esercizio 2012". E', quindi, complessivamente positivo il giudizio sui contenuti - conclude la nota a firma di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil - "fermo restando l’impegno a cercare di migliorare la possibile condizione degli eventuali part-time ciclici".



2 aprile 2013

Perugia24ore.it




06 marzo 2013

L'AQUILA, LA COOP AL TORRIONE RESTA APERTA PER UN ALTRO ANNO

Il giudice rigetta la richiesta di sfratto e la Coop resterà aperta sino al 2014

La Coop aveva minacciato di abbandonare il capoluogo abruzzese in caso fosse stata accolta la richiesta dello sfratto esecutivo

Gli 85 dipendenti sperano ceh non sia solo un prolungamento dell'agonia

 
L’AQUILA - La vertenza dei dipendenti della Coop all’Aquila è ancora aperta, ma ancora per un anno avranno salvo il posto di lavoro.

Il giudice del Tribunale del capoluogo abruzzese, infatti, ha rigettato la richiesta di sfratto esecutivo presentata dal proprietario dell’immobile in cui è ospitato il supermercato sito nel quartiere Torrione.

Il punto vendita della Coop, quindi, potrà rimanere aperto almeno fino al 2014, quando scadrà il contratto di locazione.

Un piccolo respiro di sollievo per i dipendenti che, però, non sono tranquilli a lungo termine.

”Speriamo che non sia stata solo allungata la nostra agonia - affermano - noi vogliamo continuare a lavorare. Come faremo a trovare un altro impiego in una città devastata dal terremoto e in piena crisi occupazionale?”.

Nel frattempo il segretario provinciale della Filcams-Cgil Emilio Speca ha chiesto un incontro ai responsabili della Coop, perché ”vorrei conoscere le loro intenzioni dopo la sentenza del giudice. Non ho notizie ufficiali sulla sentenza del Tribunale - svela - Dobbiamo assolutamente salvaguardare il posto delle 85 maestranze”.

La Coop aveva minacciato di abbandonare il capoluogo abruzzese in caso fosse stata accolta la richiesta dello sfratto esecutivo per il punto vendita al Torrione e di conseguenza di chiudere anche l’altro supermercato nella frazione aquilana di Bazzano.

Viste le peripezie sul supermercato del quartiere del Torrione, la Coop potrebbe bloccare anche la realizzazione di un altro supermarket nella zona di Scoppito (L’Aquila).

Un’altra possibilità di ulteriori posti di lavoro, in questo caso potenziali, che vanno in fumo.
 



6 marzo 2013

Stefano Castellani

AbruzzoWeb   




21 gennaio 2013

COOP CENTRO ITALIA, SFRATTO AL TORRIONE (AQ), RISCHIO CHIUSURA

La proprietà dello stabile non rinnova l’affitto e mancano siti alternativi

Raggi: «Vorremmo restare ma sarà difficile».


A rischio 130 posti di lavoro



L’AQUILA. La Coop potrebbe lasciare la città. Il 31 dicembre scorso è scaduto il contratto di affitto dello stabile dove ha sede il supermercato del Torrione, ma la proprietà non è intenzionata a rinnovarlo. In mancanza di una soluzione o di una valida alternativa, l'azienda potrebbe decidere di chiudere anche l'altro punto vendita, a Bazzano.

Un solo supermercato, questa la valutazione della Coop, sarebbe antieconomico. Ieri, il presidente della Coop Centro Italia, Giorgio Raggi, ha incontrato il sindaco Massimo Cialente, per fare il punto della situazione. A rischio ci sono 130 posti di lavoro: tanti sono, infatti, i dipendenti dislocati nei due punti vendita della città. «Abbiamo ricevuto lo sfratto da parte dei proprietari dello stabile del Torrione», fa sapere Raggi, «il contratto di affitto è scaduto lo scorso 31 dicembre, ma nonostante la nostra offerta, superiore del 30 per cento alla somma finora pagata, ci è stato intimato di lasciare libero il locale». Nessuna trattativa, dunque, anche rispetto a un aumento considerevole del canone di affitto, fissato fino al 2012 in 320mila euro annui. «Ho avuto un colloquio - dice Raggi - che ha mostrato grande disponibilità. La Coop Centro Italia vuole confermare la sua permanenza sul territorio, a patto che ci siano le condizioni per farlo».

Con la chiusura del supermercato del Torrione scatterà la cassa integrazione per 50 lavoratori. Ma il segnale più grave riguarda la permenenza della Coop all'Aquila: «Con lo sfratto esecutivo saremo costretti a chiudere», evidenzia Raggi, «stiamo cercando altre soluzioni, ma trovare spazi adatti non è facile. E' evidente che non possiamo mantenere aperto un solo supermercato: sarebbe antieconomico».

La Coop prima del terremoto era presente sul territorio con tre punti vendita: il supermercato del Torrione è stato riattivato a una quindicina di giorni dal disastroso evento sismico. Nel 2011 è stato inaugurato il nuovo ipermercato di Bazzano, nella zona est. Dei 130 dipendenti, 110 sono tornati regolarmente al lavoro, mentre una ventina usufruiscono della cassa integrazione a rotazione. «La proprietà dei locali del Torrione non ha fornito margini di trattativa», conclude Raggi, «abbiamo avanzato un'offerta economica vantaggiosa rispetto al passato, facendo lievitare l'affitto del 30».
Una battaglia legale che vedrà presto il pronunciamento del tribunale dell'Aquila. 



19 gennaio 2013

Monica Pelliccione 

ilcentro.gelocal.it



04 gennaio 2013

IL PRESTITO SOCIALE COOP IN FLESSIONE


Con l'articolo che pubbliachiamo dopo il nostro commento, chiudiamo la carrellata sulla "finanza Coop" cui il Sole 24 Ore ha dedicato una doppia pagina dell'inserto Plus di sabato 29 dicembre.

Il tema è delicato e di enorme interesse, il prestito sociale Coop è il vero motore delle grandi Coop della distribuzione.

Basta guardare i numeri (bilancio 2011).  Le Coop raccolgono complessivamente attraverso i libretti ben 14,2 miliardi di euro.

Il 2011 però non è stata una buona annata e il prestito sociale di tutte le Coop è in flessione, in alcuni casi però, assai più marcata. Proviamo a vedere perché.




Certo, la crisi ha influito portando i risparmiatori tutti a attingere ai propri risparmi, ma a ben guardare ci sono delle specificità in negativo che balzano all'occhio.

Unicoop Tirreno, quella con i peggiori bilanci negli ultimi anni che si traducono poi in pessime relazioni sindacali, fa molto peggio delle altre (-7,6% sul 2010). Una vera e propria fuga dei soci prestatori dalla Coop livornese che comunque dispone di una raccolta complessiva di 1,257 miliardi di euro.

In questa speciale classifica della fuga dai libretti, il secondo posto va a Coop Consumatori Nordest. La Coop presieduta da Marco Pedroni vanta un prestito sociale molto elevato (1,340 miliardi - bilancio 2011) ma anche il più alto rapporto prestito/fatturato (ben il 159%). La flessione subita dal prestito sociale è del -6,3%. In questo caso viene da pensare alla fiducia con riserva con cui Pedroni è controllato dagli attenti soci di Coop Nordest, che proprio nel giugno scorso avevano chiesto chiarimenti sull'operazione Unipol-Fonsai conoscendo bene i pasticci che nel passato la Coop aveva combinato con la passione di Pedroni per la finanza.

L'altra Coop che ha un discreto flusso in uscita, pur conservando la maggior potenza di fuoco (ben 2,627 miliardi sui libretti) è Unicoop Firenze. Qui la ragione va presumibilmente ricercata nella disastrosa partecipazione di Unicoop in MPS che ha portato svalutazioni implicite per 230 milioni  a cui va aggiunta la svalutazione effettuata nel bilancio 2008 sempre su azioni MPS per 189 milioni. Il risultato è un decremento del Prestito Sociale della Coop fiorentina del -5,4%.

Oltre 14 miliardi di raccolta complessiva per le Coop sono comunque una cifra ragguardevole e gli appetiti delle banche, in questa fase alla ricerca spasmodica di denaro fresco che ne irrobustisca la patrimonializzazione, possono attrarre anche la clientela del risparmio Coop, anche se molto fidelizzata. Ovviamente si fa leva sulle remunerazioni, offrendo tramite i Conti Deposito rendimenti generalmente più elevati dei libretti del Prestito Sociale, anche se c'è una differenza sostanziale che è quella del vincolo. Le cifre in deposito ottengono una remunerazione prefissata contro un periodo vincolato. La strada del prestito vincolato, in un'ottica di diversificazione dell'offerta ai soci prestatori, è stata recentemente introdotta anche da Unicoop Firenze, Coop Centro Italia e Unicoop Tirreno.

Le altre Coop preferiscono differenziare per scaglioni, corrispondendo interessi diversi a seconda della cifra versata. Va da se che verrà premiato chi ha più possibilità, una modalità che non ci pare in linea col mondo valoriale Coop.

Va infine precisato che anche se la remunerazione del libretto Coop non vincola la giacenza ad un periodo prestabilito, tranne i casi sopra citati, i soci prestatori ne fanno spesso un uso a medio e lungo termine (per questo il paragone con i Conti Deposito appare appropriato). Basti pensare che la cifra media depositata a libretto è di circa 12.000 euro. La tassazione degli interessi dei Conti Deposito e del Prestito Sociale è del 20%.

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 LIBRETTI COOP SOTTO ATTACCO DEI CONTI DEPOSITO


I rendimenti dei prestiti sociali variano in base al tipo di deposito, ordinario o vincolato. Ogni Coop fissa autonomamente i tassi, che possono variare anche in corso d'anno. E la gestione del libretto è di norma a costo zero.

Ogni socio può avere anche più libretti, ma l'importo complessivo delle somme depositate non può superare i 33.583 euro. Non è quasi mai previsto un importo minimo del libretto, che può avere anche saldo zero, ma non può mai, ovviamente, andare in negativo. Gli interessi sono soggetti alla ritenuta fiscale del 20%.

La movimentazione del libretto, nei limiti imposti dall'antiriciclaggio se per contanti (ammessa fino a euro 999,99), può essere effettuata solo dal titolare o da un delegato. La valuta per il computo degli interessi coincide con il giorno dell'operazione, eccetto per alcune Coop dove i versamenti di assegni bancari hanno valuta dopo tre giorni. Per chi, invece, utilizza la Carta Socio per pagare la spesa, la valuta di addebito è solitamente differita al mese successivo.

Solo Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia hanno emesso prestiti vincolati. La strategia delle altre Coop, invece, mira a premiare con tassi maggiori, a volte anche di quelli vincolati, i prestiti di ammontare più elevato, offrendo remunerazioni dal 3,5 al 4%, per i depositi con saldi superiori a 27mila euro (Coop Adriatica, Nordest, Liguria e Nova Coop). Più che per contrastare la concorrenza dei conti di deposito, alcune Coop emettono prestiti sociali vincolati per offrire un prodotto più remunerativo, ma non troppo, rispetto al prestito libero, incamerando la contropartita del vincolo di durata. L'intensità del vincolo, comunque, varia in base a ciascuna Coop. Si va dalla Coop che, nonostante il vincolo, consente in ogni caso il ritiro delle somme penalizzando solo l'interesse (Unicoop Tirreno), alla Coop che consente solo in casi eccezionali l'estinzione anticipata, penalizzando comunque l'interesse riconosciuto ai soci applicando, per esempio, la metà del tasso del prestito ordinario (Coop Centro Italia). C'è poi chi ha previsto il tacito rinnovo del vincolo di 18 mesi, con disdetta 30 giorni prima della scadenza (Unicoop Firenze). Occhio quindi ai dettagli.



29 dicembre 2012

Adriano Melchiori, Gianfranco Ursino

il Sole 24 Ore



Vedi anche:

Alle casse Coop più finanza che supermercato

Quel «triangolo» di Unicoop Tirreno tra pegni e derivati

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