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17 maggio 2013

IL PARADOSSO COOP ESTENSE: SEMPRE APERTI, MA STIPENDI IN CALO

Il nodo delle maggiorazioni mette a rischio il nuovo integrativo

Uiltucs: «il taglio proposto sulla paga domenicale è troppo alto»




Il tavolo di confronto tra Coop Estense e sindacati è ripreso dopo nove mesi di stop lo scorso 22 marzo. Sul piatto c'è il rinnovo del nuovo integrativo, ma la strada per giungere alla tanto agognata firma sembra essere impervia.

E tra i nodi che stanno complicandola trattativa c'è proprio quello delle maggiorazioni domenicali: il colosso della distribuzione cooperativa vorrebbe tagliarle, mentre i rappresentanti dei lavoratori stanno tentando in tutti i modi di ridurre al massimo l'impatto del ridimensionamento.

L'alleggerimento delle retribuzioni festive sembra così 'smascherare', almeno per ora, il fallimento delle aperture domenicali no-stop, che nulla hanno portato in termini di maggiori incassi per via Virgilio. Quando le liberalizzazioni Monti divennero realtà all'inizio dell'anno passato, fu proprio Coop a scommettere sui benefici delle aperture festive. Benefici che si sarebbero dovuti tradurre in nuove assunzioni e fatturati in crescita, ma nulla è successo. Al punto che la domenica è ormai considerata un giorno lavorativo come gli altri ed è necessario rivederne la sua eccezionalità per contrastare la crisi dei consumi. Peccato che venga fatto su chi ha sofferto di più questa deregulation: la forza lavoro.

«La trattativa con Coop sull'integrativo continua ma ammetto è molto complicata. L'azienda ribadisce che la concorrenza sul mercato è difficile e siamo i primi a capire che serve rivedere certe voci del contratto, ma le richieste messe sul tavolo sono troppo penalizzanti e bisogna continuare a mediare», conferma il segretario della Uiltucs-Uil, Ivana Veronese.

«Le maggiorazioni domenicali sonostate ridotte in tutti gli accordi a livello nazionale, ma il taglio non può essere così drasticocome proposto da Coop». lamenta ancora la Veronese che addita «le liberalizzazioni come il vero problema che ha stravolto il mercato». Altro ostacolo che sta complicando il confronto è quello della cosiddetta cpagellina' individuale, chiamata in gergo Ipr (Indennità periodica di risultato). «E' una parte di retribuzione che viene data solo a certe figure professionali all'interno dei reparti, ma Coop vuole legarla soltanto ai risultati di vendita e non più alla mansione. E' una richiesta che va rivista perché determinerebbe una diminuzione notevole in buste paga». Infine, secondo la sindacalista, «la trattativa deve ancora risolvere il nodo sul salario variabile per tutti i dipendenti che l'azienda vorrebbe eliminare per chi non ha maturato determinate quote retributive».

Nonostante le difficoltà, il dialogo tra leparti continua e il prossimo appuntamento è fissato per il 31 maggio.
«Speriamo di firmare il contratto entro giugno perché poi inizieranno le trattative sul rinnovo del contratto nazionale di settore e l'integrativo andrebbe nuovamente in stand-by», ricorda sempre il segretario nazionale della Uiltucs-Uil. Insomma, il tempo stringe e se i prossimi confronti non porteranno ad un'intesa di massima, il rischio è quello di vedere naufragare definitivamente l'integrativo. Attualmente, in sostituzione del contratto di secondo livello, per i lavoratori di Coop Estense è in vigore un regolamento interno.


14 maggio 2013

www.modenaqui.it


28 ottobre 2012

FILCAMS-CGIL CONTRO L'APERTURA DEL 1° NOVEMBRE, MA CON L' ESCLUSIONE DI UNICOOP FIRENZE

 












I sindacati del commercio, Filcams-Cgil in testa, si scagliano contro le aperture domenicali, prendendo come simbolo la festività del 1° novembre. Perché allora con Unicoop Firenze hanno firmato il contratto integrativo che non prevede il 1° novembre (oltre al 2 giugno e al 15 agosto) come festività?


Dall'ipotesi di Contratto Integrativo di Unicoop Firenze, appena firmata da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, estraiamo questo passaggio dal capitolo Organizzazione del Lavoro, Punto C: Lavoro domenicale e festivo (inizio pag. 5 del testo):

 «In linea con quanto sopra definito e condiviso dalle parti e nonostante le recenti normative in atto, Unicoop Firenze conferma l’esclusione dal calendario di apertura le seguenti festività: 1 Gennaio, Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 Aprile, 1 Maggio, 25 e 26 Dicembre.»

Se ne deduce che non saranno considerate festività il 2 giugno, il 15 agosto e il 1° novembre.

Orbene, a Filcams-Cgil (organizzazione maggioritaria in Unicoop Firenze) e alle altre due, chiediamo come si concilia quanto esposto precedentemente e firmato da codeste Organizzazioni Sindacali con la denuncia di ieri sull'abuso delle aperture domenicali e festive nei centri commerciali:
«E' quanto denunciano i sindacati del commercio Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Firenze che fanno riferimento al 'ponte di Ognissanti' nei centri commerciali, con "'tutti aperti e tutti chiusi dentro', senza soldi, perché la crisi incombe e da spendere c'é ben poco, e tutti gli altri a lavorare".»


Quando parliamo di opacità di questo sindacato, di posizioni dubbie, di un comportamento molto comprensivo nei confronti di Unicoop Firenze che determina una scarsa credibilità di Filcams e gli altri, ci riferiamo anche a cose come queste.


26 ottobre 2012

PAESE CHE VAI, FILCAMS (UIL E CISL) CHE TROVI

Nella recente ipotesi del Contratto Integrativo firmato con Unicoop Firenze da Filcams-Cgil (oltre che da Uil e Cisl) i punti vendita di Unicoop rimarranno aperti per il 1° novembre (oltre che per il 2 giugno e il 15 agosto).

E' singolare notare la bizzarra posizione di Filcams-Cgil (e naturalmente di Uil e Cisl) che mentre concede ad Unicoop Firenze l'apertura per il 1° novembre, in altre zone invece volge in direzione opposta dichiarando sciopero nel commercio contro l'apertura in tal giorno, oppure la festività di Tutti i Santi diventa un simbolo contro le aperture festive, come in Veneto.

Ma questo aggiornamento odierno ci segnala che la dissociazione mentale della Filcams-Cgil (eufemismo per descrivere l'ipocrisia) è totale.



Filcams/Cgil-Fisascat/Cisl-Uiltucs/Uil Modena: 1° novembre sciopero provinciale del commercio

Il 1° novembre, Festività di Ognissanti, i sindacati Filcams/Cgil, Fisascat/Cisl e Uiltucs/Uil hanno proclamato una giornata di sciopero dei lavoratori del commercio e degli addetti di tutte le attività svolte all’interno dei centri commerciali della provincia di Modena. Anche nella provincia di Reggio Emilia è stata assunta la medesima decisione.
Da marzo ad oggi sono ormai 7 le giornate di sciopero indette dalle categorie del commercio di CGIL, CISL e UIL nelle giornate festive: Pasqua e Lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno e 15 agosto.
Come noto la deregulation degli orari introdotta dal Governo Monti ha eliminato in Italia, unico paese in Europa, ogni regola in materia di orari commerciali, nel totale disinteresse degli effetti negativi prodotti su milioni di persone, in prevalenza donne, e sulle loro famiglie
Peraltro nessuno degli effetti positivi annunciati si è verificato: l’occupazione si riduce, i prezzi aumentano, la concorrenza cala. In aggiunta molte imprese della Grande distribuzione hanno disdettato i contratti aziendali, riducendo stipendi e diritti. Sempre più la liberalizzazione degli orari si rivela come una “norma a richiesta” concessa dal Governo alla potente lobby della Grande distribuzione organizzata.
In molti dovrebbero infatti chiedersi come sia possibile che una norma presentata come “necessario adeguamento alla normativa europea” non sia stata seguita da uguali iniziative negli altri Paesi dell’Unione, nei quali sono restate in vigore regole spesso più restrittive di quelle precedentemente in vigore nel nostro paese.
E’ quindi assolutamente positivo che si torni a riflettere della revisione di una normativa sbagliata, come hanno fatto i Consiglieri Regionali Costi e Vecchi con una risoluzione presentata al Consiglio dell’Emilia Romagna.
Anche il Parlamento aveva votato nei mesi scorsi, ed il Governo aveva recepito, un atto di indirizzo volto a garantire la volontarietà del lavoro domenicale nei servizi non essenziali.
Le elezioni si avvicinano, e certamente i lavoratori e le lavoratrici del commercio sapranno distinguere e premiare chi si impegnerà a modificare una legge sbagliata.


24 ottobre 2012

Sassuolo 2000



05 ottobre 2012

AI GIGLI UN SIT-IN CONTRO LE LIBERALIZZAZIONI DEGLI ORARI

Domenica 7 ottobre, dalle 14 alle 18, è stato organizzato un sit-in per protestare contro il decreto che liberalizza le aperture nel settore del commercio. La manifestazione si terrà in una porzione del parcheggio concessa dal centro commerciale I GIGLI.



CAMPI BISENZIO (Firenze) – Domenica 7 ottobre, dalle 14 alle 18, è stato organizzato un sit-in per protestare contro il decreto che liberalizza le aperture nel settore del commercio. La manifestazione si terrà in una porzione del parcheggio concessa dal centro commerciale I GIGLI.

Le famiglie dei lavoratori del settore del commercio (e di quelle attività che nei festivi comunque lavorano) hanno scelto il centro commerciale I GIGLI per un sit-in organizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà di quanti sono obbligati a fare i conti con gli orari di lavoro.
La manifestazione si terrà dalle 14 alle 18 in una porzione di parcheggio appositamente riservata a tale scopo concessa dal centro commerciale I GIGLI agli organizzatori del sit-in che sarà caratterizzato come una giornata di festa che intende coinvolgere le famiglie tra palloncini, musica, momenti ricreativi per i più piccini.

“Abbiamo deciso di ospitare questa forma di manifestazione perché dopo 15 anni I Gigli sono ormai una parte integrante del territorio – spiega Yashar Deljoye Sabeti direttore del centro commerciale – non c’è da scandalizzarsi se qualcuno ha scelto I Gigli come piazza pubblica, come luogo di incontro tra le persone perché tutto questo I Gigli lo sono davvero. La contestazione, la protesta, il diritto ad esprimere le proprie opinioni fanno parte della vita quotidiana di una società civile e democratica. Per questo siamo felici di ospitare anche questo sit-in, fra l’altro, proprio nel giorno finale della rassegna Job Zone dedicata a quelle migliaia di persone che sono senza lavoro e che cercano disperatamente una soluzione al loro problema”.



5 ottobre 2012  




06 giugno 2012

TALVOLTA ANCHE I SOCI COOP NEL LORO PICCOLO S'INCAZZANO

All'assemblea dei soci per il bilancio di Coop Consumatori Nordest, a Reggio Emilia, va in scena un copione un pò diverso dalle solite riunioni paludate

I soci protestano contro l'apertura del 2 giugno scorso e strappano la promessa che il prossimo anno la Coop chiuderà

Fanno altre domande scomode, come sull'operazione di Unipol-Fonsai e sul valore iscritto a bilancio della azioni Unipol detenute dalla cooperativa

Si comportano come tutti i soci dovrebbero fare, attenti anche alle esigenze dei dipendenti e critici quando occorre con la dirigenza.


La notizia è di qualche giorno fa, ma serve da spunto per una riflessione sul mondo dei soci Coop, sui loro comportamenti nei confronti delle dirigenze cooperative e dei dipendenti. Come premessa diciamo che non si può fare di tutta un erba un fascio. Come per le Coop e i sindacati che ci operano (in particolare quello maggioritario, la Filcams-Cgil) ci sono realtà più aperte e dinamiche e altre più chiuse e distanti.

Un accenno va fatto anche alla stampa locale, che come in questo caso, dà risalto ad un'assemblea dei soci coop, riportando anche le domande scomode e le risposte imbarazzate del dirigente, cosa impensabile da noi in Unicoop Firenze o in altre realtà, dove la notizia principale del mondo dei soci e della cooperativa, la pubblicazione del bilancio che quest'anno è negativo per 45,5 milioni, non ha trovato guardacaso, da quel che ci risulta, nessun riscontro sui mezzi d'informazione.

Ci sorprende positivamente la reazione dei soci di Coop Nordest, perché è orgogliosa e vicina alle maestranze, sensibili in particolar modo al tema delle aperture festive e domenicali che sta modificando le loro vite. Non possiamo esprimere lo stesso positivo giudizio per altri soci, e qui facciamo riferimento alle testimonianze di numerosi colleghi dei negozi, i quali ci narrano di comportamenti arroganti di alcuni soci, come se avere una tesserina Coop concedesse loro il diritto di trattare il dipendente coop come proprio dipendente. Più in generale constatiamo un atteggiamento di distanza verso i problemi dei dipendenti, come quello delle festività lavorative, ad esempio, ma non solo.

E' interessante invece notare quello che è successo nell'assemblea dei soci di Reggio Emilia e come alcune risposte del presidente di Coop Nordest siano, a nostro avviso, insoddisfacenti. Pedroni non dice infatti che le domeniche sono convenienti perché la coop ha deciso unilateralmente di non applicare le maggiorazioni previste dal Contratto Integrativo Aziendale vigente.

Come è poco chiara la risposta data al socio che chiede conto del fatto che in bilancio, Coop Nordest abbia iscritto le azioni Unipol ad un valore più alto rispetto ai corsi (deprimenti) del titolo in borsa. Pedroni risponde che il prezzo di borsa non valorizza adeguatamente la compagnia assicurativa bolognese. Ora, sul valore con cui si iscrivono le partecipazioni finanziarie ci sono vari criteri e anche quello utilizzato nella fattispecie è lecito e legittimo, ma se alcune coop (tra cui la Nordest) controllano un'azienda che è quotata in borsa, non dovrebbero beneficiare solo degli aspetti positivi, altrimenti non la si quoti. Quando il titolo si apprezza, allora la borsa lo valuta correttamente, quando invece scende (o crolla) , eh no, non va bene, e per presentare un bilancio migliore si utilizzano altri criteri e magari si rivaluta il patrimonio immobiliare.

Lo stesso dicasi per le altre Coop che hanno quote di partecipazioni azionarie di una certa rilevanza, come il drammatico caso di Unicoop Firenze e la gigantesca minusvalenza, anche qui solo teorica, su azioni di Monte Paschi. In ogni caso Unicoop Firenze ha svalutato parte dei titoli in portafoglio (obbligazioni e titoli di Stato) ci domandiamo quante delle 9 grandi coop lo abbiano fatto. Su Pedroni poi, si capisce che i soci stiano lì a riveder le bucce, memori del precedente.

Concludiamo con un invito. Soci Unicoop Firenze, soci Coop in genere, fatevi sentire e prendete esempio dai consoci di Coop Consumatori Nordest. I dipendenti apprezzerebbero.

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Reggio Emilia, 29 maggio 2012 - Toccate tutto, ma non il 2 giugno. I soci di Coop Nordest hanno le idee chiare, a giudicare dagli applausi scroscianti che hanno accompagnato le richieste di non rendere lavorativa la giornata della festa della Repubblica.

Il tema del lavoro nei giorni festivi è stato al centro del tradizionale “dialogo” tra vertici della cooperativa e soci all’interno dell’assemblea annuale, che si è tenuta domenica al Centro Malaguzzi di via Bligny.
Il presidente di Coop Nordest, Marco Pedroni, ha risposto alle domande di numerosi soci che sono intervenuti al momento del dibattito: tanto che l’assemblea si è protratta dalle 9 e 30 fin dopo le dodici. E se c’è un tema che ha “scatenato” gli interventi di diversi soci, specie di quelli impegnati nei distretti sociali, è proprio quello delle aperture nei giorni festivi e soprattutto nella data, che riveste in terra reggiana un particolare valore “sacrale”, della festa del 2 giugno.


Diversi interventi hanno messo il classico “dito nella piaga” di una azienda che è sempre chiamata a mostrare una particolare sensibilità. Diversi interventi hanno sottolineato come la domenica sia la giornata della settimana da dedicare agli affetti della famiglia e non alla cultura del consumo; alcuni hanno chiesto se l’apertura nei giorni festivi costituisca una reale fonte di guadagno per l’azienda. Un intervento in particolare ha chiesto di valorizzare la sfera dei diritti dei dipendenti, anche se questo confligge con il risultato di bilancio.

Prendendo la parola alla fine degli interventi, Pedroni ha sottolineato il fatto che tutta la concorrenza sta tenendo aperti i negozi di domenica e che sul tema si è arggiunto un accordo ad un tavolo promosso dal Comune: accordo che ha razionalizzato le aperture. Pedroni ha poi affrontato il nodo dal punto di vista del lavoro: la giornata della domenica è divenuta in poco tempo una delle più utilizzata dai clienti e tener chiuso significherebbe dover sacrificare diverse decine di posti di lavoro. Infine Pedroni ha promesso che l’anno prossimo per il 2 giugno i negozi Coop saranno chiusi.


Alcuni soci hanno poi chiesto a Pedroni prudenza sull’operazione che vedrà anche Coop Nordest tra le coop che sosterranno l’operazione in quanto anelli dellla catena di controllo di Unipol. In particolare un socio ha chiesto spiegazioni sul fatto che a bilancio di Coop Nordest sarebbe iscritto un valore della partecipazione in Unipol più alto di quello di Borsa. Pedroni ha spiegato che si tratta di un valore «sottostimato» dalla Borsa e che ci sono «perizie tecniche» a supporto del valore più alto assegnato a Unipol.
Pedroni ha poi spiegato il senso dell’operazione Unipol - Fonsai: «Le numerose cooperative coinvolte hanno detto tutte sì all’operazione perché si aspettano di ottenere risultati positivi in tempi ragionevoli».


29 maggio 2012

Simone Russo

il Resto del Carlino


25 maggio 2012

COOP NORDEST, CGIL VERSO LO SCIOPERO

Dopo lo scontro in Coop Estense, la Filcams-Cgil emiliana apre un altro fronte di conflitto con Coop

Stavolta si tratta di Coop Consumatori Nordest e la scintilla sono le domeniche lavorative sulle quali la coop ha deciso unilateralmente di non applicare le maggiorazioni previste dal Contratto Integrativo Aziendale vigente. Per questo e per altri motivi, Filcams proclama lo stato di agitazione ed un primo pacchetto di 8 ore di sciopero.

Come in altre circostanze non ci resta che constatare che la Filcams che abbiamo in Unicoop Firenze non è neanche cugina della corrispettiva federazione emiliana. Come se parlassimo di due sindacati distinti e distanti.


Si è svolto il giorno 22 Maggio 2012 l'incontro con Coop Nordest in tema di liberalizzazioni di aperture domenicali e festive. La Filcams CGIL ritiene che la sintesi a cui si è arrivati al tavolo non permetta di raggiungere l'accordo.

Contestiamo innanzi tutto le modalità con cui la dirigenza della cooperativa ha affrontato il percorso negoziale: decidendo unilateralmente di non applicare le maggiorazioni previste dal CIA vigente e dichiarando di essere favorevole alle liberalizzazioni fatte dal governo Monti considerandole un'opportunità.

Noi invece contestiamo questo provvedimento che consideriamo una deregolamentazione che non può che produrre effetti negativi sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori e sulle loro condizioni di lavoro.

La trattativa con Coop Nordest ha confermato questa tesi. La cooperativa pretende di passare dall'attuale sistema di maggiorazioni al 135% con un sistema di maggiorazioni che parta dal solo 35% per le prime 6 domeniche lavorate, dal 50% dalla settima domenica ma solo se ne lavorano almeno 10, e il 60% dalla ventiduesima. Inutile dire che consideriamo assolutamente inaccettabile questa proposta.

Inoltre la Cooperativa non ha voluto confrontarsi e condividere con le organizzazioni sindacali quando e dove aprire la Domenica limitandosi a darci informazioni di decisioni già prese. Non c'è stata nessuna disponibilità ad informarci sull'andamento delle vendite e dei fatturati risultanti dai primi mesi dell'ampliamento delle aperture. Noi siamo sicuri che le liberalizzazioni non stiano dando i risultati sperati, anzi provocano ulteriori costi per l'impresa che si vogliono scaricare sul costo del lavoro. Lo dimostra il fatto che l'azienda chiede che tutti i part- time debbano trasformare il loro contratto con la domenica in ordinario per risparmiare sul supplementare, e che non è disponibile a entrare nel merito degli incrementi di orario per i part-time, proclama un monte ore di incrementi e assunzioni che non è in grado di garantire e definire nel concreto, dove sono gli aumenti di ore? Dov'è la grande opportunità che l'azienda dichiara?

Inoltre l'impresa non è stata disponibile ad aprire una contrattazione sull'organizzazione del lavoro, tema da cui come al solito fugge, riteniamo opportuno un confronto di merito visto che si decide di aprire fino a oltre 40 domeniche l'anno in alcune unità produttive e vogliamo sapere come l'azienda vuole affrontare la fase. Contestiamo fin da subito la modalità con cui l'impresa ha organizzato la settimana del 2 Giugno facendo una riduzione di orario che di fatto danneggia la paga dei lavoratori, contestiamo inoltre la deroga al riposo settimanale applicata senza un preventivo confronto.

La sola disponibilità data è stata di ridurre da 3 a 2 su 4 le domeniche da lavorare, ma solo se il 100% dei part- time accettassero la domenica in ordinario e comunque escludendo i reparti dei banchi serviti!

Insomma per l'ennesima volta si dimostra la catastrofe delle liberalizzazioni per le lavoratrici ed i lavoratori!!!

La Filcams CGIL ha responsabilmente tentato la mediazione cercando di accogliere alcune istanze dell'impresa, le delegate e i delegati presenti alla trattativa hanno ampiamente discusso sulle modalità per trovare un accordo, ma tutti gli sforzi fatti si sono scontrati con la dirigenza di Coop Nordest cha ha solo preteso di dettare in modo autoritario i contenuti dell'accordo. La Filcams CGIL dichiara che metterá in campo tutte le azioni possibili per far valere le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori, proclama lo stato di agitazione ed un primo pacchetto di 8 ore di sciopero.

Rivendichiamo le maggiorazioni previste dal contratto integrativo fino a che non si trova un accordo condiviso e contestualmente invitiamo tutti i part- time a non cedere al ricatto dell'azienda e a non accettare le domeniche in ordinario finché l'azienda non si rende disponibile ad affrontare una trattativa alla pari.


24 maggio 2012

Filcams-Cgil



26 aprile 2012

«LIMITIAMO LE DOMENICHE», ACCORDO IN COOP ADRIATICA, ORA SI VOTA


Accordo «salva domeniche» in Coop Adriatica nei punti vendita di Bologna e Imola con assemblee in corso

Domani i risultati della consultazione


L’aveva detto da tempo. Le domeniche sempre aperte non piacciono al colosso rosso della cooperazione. E allora per i dipendenti bolognesi di Coop Adriatica arriva l’accordo «salva-domeniche», raggiunto in modo unitario con tutte le sigle sindacali (che altrove sono in guerra per contrastare le aperture selvagge) e che prevede la limitazione delle giornate di apertura. Cassiere e commessi di Bologna e Imola stanno votando l’ipotesi di accordo in questi giorni per alzata di mano nelle assemblee, e il risultato si saprà entro domani.

Oggi è una giornata particolarmente importante perché a votare saranno i principali ipermercati di Bologna, dove si concentrano circa 900 dipendenti, mentre al Centro Borgo l’ipotesi di accordo è già stata approvata dalla maggioranza dei lavoratori. I sindacati sono molto cauti e abbottonati, perché l’ipotesi è complessa e non semplice da spiegare, ma tra una riunione e l’altra comincia a filtrare qualche indiscrezione di quella che per il momento è l’unica iniziativa nella grande distribuzione che limita le aperture di domenica; in controtendenza con quello che succede in tutta la provincia, dove ormai le catene fanno a gara ad aprire le serrande. Cgil, Cisl
e Uil sono riusciti ad arrivare all’accordo solo con Coop Adriatica, l’unica azienda disponibile alla trattativa. Ed è un accordo importante, perché farebbe da apripista.

L’ipotesi che viene votata dai dipendenti prevede infatti la limitazione delle domeniche di apertura di supermercati e ipermercati sia per quanto riguarda il numero dei giorni che per il numero dei negozi, con un occhio di riguardo al periodo estivo quando le scuole sono chiuse e tenere aperto creerebbe più problemi alle famiglie. Per le aperture molto si baserà sulla volontarietà, verranno previste domeniche di riposo e non ci saranno aperture, come già succede, per le feste comandate: 25 aprile, Primo maggio, 2 giugno, 15 agosto e 1º novembre. Salve invece le domeniche di apertura natalizie, con la stessa retribuzione prevista oggi dal contratto aziendale. Argomento delicato è il pagamento delle domeniche residue di apertura, concordato coi sindacati.

«La consultazione è in corso, noi ovviamente rispetteremo la volontà dei lavoratori», si limitano a dire dalla Filcams Cgil. «La Coop è l’unica con cui siamo arrivati a un’ipotesi di accordo, è un segnale importante», aggiunge la Fisascat Cisl.


Vedi anche:
Il sindaco di Bologna, Merola, propone un patto sulle aperture festive



26 aprile 2012

Marco Bettazzi

La Repubblica.it


05 aprile 2012

TOSCANA: PASQUA, PASQUETTA E 1° MAGGIO, SCIOPERO NEL COMMERCIO


Un negozio di Zara (Artioli)

Associazioni di categoria all'attacco

Feste con braccia incrociate per il settore commercio in Toscana


Le organizzazioni sindacali del commercio hanno proclamato l'astensione dal lavoro in Toscana per le intere giornate di Pasqua, Pasquetta, 25 aprile e 1 maggio, per protestare contro le aperture degli esercizi commerciali in occasione delle prossime festivita'.


Lo rendono noto Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs. ''Riconfermiamo inoltre - scrivono i sindacati in una nota - la contrarieta' alla liberalizzazione degli orari commerciali previsti dall'art.31 del decreto legge salva-Italia''. Nella nota i sindacati di categoria chiedono al mondo politico di giungere ad una normativa concertata sulle aperture domenicali e festive, ''demandando ai territori la loro definizione, per un modello sostenibile del commercio, per citta' piu' vivibili, all'insegna della cultura e non del solo consumo''.



5 aprile 2012

La Nazione



24 marzo 2012

COOP NORDEST DISPOSTA A TRATTARE, MA LA DOMENICA E' LAVORO ORDINARIO

La direzione aziendale della Cooperativa di Consumo di Coop Nordest ha dichiarato la disponibilità a trattare anche sulla delicata partita della maggiorazione economica da riconoscere ai lavoratori impiegati la domenica e nelle giornate festive, ma con la previsione che tali prestazioni vengano considerate come lavoro ordinario.

Nelle scorse settimane Coop Nordest aveva comunicato di non ritenere più applicabili le norme del vigente contratto integrativo sul lavoro in deroga domenicale e festivo prevedendo per tali prestazioni la sola maggiorazione del 35% e del 135% per il lavoro effettuato nel periodo natalizio.

Su questo punto la Fisascat ha espressamente richiesto di mantenere l'attuale griglia delle maggiorazioni previste dal vigente contratto integrativo aziendale. La trattativa è aggiornata al 30 marzo prossimo.


16 marzo 2012

Fisascat-Cisl

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15 marzo 2012

I DIPENDENTI DELLA COOP PORTA A PRATO CONTRARI A LAVORARE NEI GIORNI FESTIVI


Minacciato lo sciopero. «Sono giorni da dedicare alle nostre famiglie»



Le lavoratrici e i lavoratori, nell'assemblea unitaria del negozio Unicoop di Parco Prato, ribadiscono la netta contrarietà alla liberalizzazione degli orari commerciali così come previsto dalla legge “Salva Italia". Al tempo stesso, sono soddisfatti per il ricorso alla Corte costituzionale presentato dalla Regione Toscana .

I lavoratori di Unicoop ribadiscono che le festività previste sono quelle già in calendario: 1 gennaio/Capodanno, 6 gennaio/Epifania, Pasqua e Lunedì dell'angelo, 25 aprile/Festa della Liberazione, 1° maggio/Festa del lavoro, 2 giugno/anniversario della Repubblica Italiana, 15 agosto, 1novembre/ i Santi, 25 dicembre/Natale, 26 dicembre/Santo Stefano. «Questi - dicono i lavoratori - sono i nostri “Dì di festa”, giornate da dedicare alle nostre famiglie».

La posizione dei lavoratori del negozio del Parco Prato Unicoop Firenze sarà quella di astenersi dal lavoro, proclamando, se necessario, scioperi mirati al mantenimento di tali festività.

«La deregulation del settore del commercio, imposta antidemocraticamente dal governo - sostengono in un documento approvato alla unanimità -, in questa fase tanto delicata per il Paese, non aiuta certo lo sviluppo ma incentiva il ricatto dei precari e non il consolidamento dell’occupazione, né tanto meno il suo incremento, altresì non favorisce la ripresa dei consumi, anzi crea ulteriori disagi e squilibri sociali ed economici. Insostenibile sarà sia per le lavoratrici e per i lavoratori, sia per le imprese».


14 marzo 2012

Il Tirreno



02 marzo 2012

DIPENDENTI DI COOP ESTENSE SUL PIEDE DI GUERRA

Simona Spezzani, dipendente Coop da vent'anni, socia, delegata sindacale, è arrabbiatissima. “Ci vogliono obbligare a tenere aperto la domenica, ma non c’è nulla da fare, le vendite non aumentano perché la torta è sempre la stessa. Questa azienda, della Cooperativa ha ormai soltanto il nome.”

Per ora le domeniche sono coperte dal personale coop pagato con straordinari, ma la paura di molti è che, a breve, chi ha un contratto tradizionale non sarà più chiamato, sostituito da lavoratori precari e disperati, disposti ad accettare qualsiasi condizione.


Le aperture domenicali del centro commerciale Borgogioioso di Carpi non piacciono a molti commercianti della Galleria e a numerosi dipendenti di Coop Estense, che sono ora sul piede di guerra.

Tra di loro Simona Spezzani, dipendente Coop da vent'anni, socia, delegata sindacale, è arrabbiatissima. “Ci vogliono obbligare a tenere aperto la domenica, ma non c’è nulla da fare, le vendite non aumentano perché la torta è sempre la stessa. Questa azienda, della Cooperativa ha ormai soltanto il nome. Al Borgogioioso siamo circa 250 dipendenti, oltre 300 se si contano anche quelli nei negozi privati, e io credo che una cooperativa non dovrebbe limitarsi soltanto a non far cucire i palloni ai bambini del Terzo Mondo, ma anche a rispettare i propri dipendenti e le loro esigenze. Non abbiamo forse anche noi una famiglia? Dei figli?”.

Per ora le domeniche sono coperte dal personale coop pagato con straordinari, ma la paura di molti è che, a breve, chi ha un contratto tradizionale non sarà più chiamato, sostituito da lavoratori precari e disperati, disposti ad accettare qualsiasi condizione.

“Non bastano 13 ore di apertura giornaliera, sei giorni su sette, – si chiede Simona – a far vendere abbastanza alla Coop? A parte il fatto che bisognerebbe rieducare gli stessi consumatori: un giorno di festa è fatto per stare coi propri cari, per andare in campagna, a fare una passeggiata in montagna. Passarlo chiusi in un centro commerciale non è sano”. Una ferma posizione l’ha espressa anche la collega Federica Sueri.

“Chiediamo un impegno maggiore da parte dell’Amministrazione Comunale, perché da ottobre Coop gioca con lei al gatto con il topo. Inizialmente aveva addirittura smentito la volontà di seguire la strada delle aperture selvagge, per poi rimangiarsi quanto detto. La Santa Alleanza del Partito democratico col Governo Monti ci piace davvero poco, perché queste cosiddette liberalizzazioni non fanno che danneggiare i lavoratori più deboli”.



2 marzo 2012

Temponews.it




18 febbraio 2012

IPER, COOP NORDEST VARA LA LINEA DURA: TAGLIATE LE MAGGIORAZIONI DOMENICALI

Ai lavoratori di Coop Nordest a cui toccherà il turno festivo d’ora in poi verrà corrisposta la sola maggiorazione prevista per il lavoro festivo nel contratto nazionale.

Il surplus stabilito nell’integrativo per le domeniche di apertura straordinaria è stato cancellato dal momento che i turni festivi sono diventati una normalità.

Intanto si profila l'ipotesi che Coop Estense inizi a sperimentare aperture domenicali fino alla mezzanotte a partire dalla prossima primavera



Timori, richieste urgenti di confronto e disagi. Non si placa il terremoto, per ora solo alle prime scosse di avvertimento, legato alla liberalizzazione degli orari del commercio.

Ieri la notizia dello stato d’allerta dei sindacati modenesi davanti all’ipotesi che Coop Estense inizi a sperimentare aperture domenicali fino alla mezzanotte a partire dalla prossima primavera. Ma se per Modena la partita è ancora aperta, per Coop Nordest i cambiamenti sono già andati oltre le aperture libere.

Come riportato dalla Fisascat, infatti, la direzione del colosso cooperativo ha comunicato che in seguito alle nuove liberalizzazioni non ritiene più applicabili per i propri dipendenti le regole contenute nell’integrativo sul lavoro in deroga per festivo e domenicale.

In poche parole, ai lavoratori di Coop Nordest a cui toccherà il turno festivo d’ora in poi verrà corrisposta la sola maggiorazione prevista per il lavoro festivo nel contratto nazionale.
Insomma, quel surplus stabilito nell’integrativo per le domeniche di apertura straordinaria è stato cancellato dal momento che i turni festivi sono diventati una normalità. Per questo la Fisascat chiede un confronto urgente con la direzione per discutere di una maggiorazione economica consona all’incremento dei turni domenicali. Coop Nordest è una realtà presente anche nell’area del Distretto ceramico con punti vendita a Castellarano, Scandiano e Rubiera.

Tornando in terra modenese, ieri è stato un altro giorno di discussioni sindacali con un tavolo delle tre sigle riunite (Filcams, Fisascat e Uiltucs) che hanno incontrato i dipendenti dell’Iper Leclerc di via Morane. Al centro dell’assemblea l’ormai accantonato patto sulla rotazione delle aperture sottoscritto nel novembre scorso. I lavoratori Leclerc temono che Nordiconad (proprietario dell’Iper) decida di seguire il concorrente Coop Estense che già da alcune settimane ha scelto di non rispettare l’accordo optando per un’apertura non stop. L’incontro con i sindacati è servito per ribadire la volontà che Nordiconad continui con un numero limitato di aperture.



18 febbraio 2012

Modena Qui



03 febbraio 2012

IPERCOOP LIVORNO: LE RSU VOGLIONO L'ACCORDO PRIMA DI ACCETTARE L'APERTURA DI DOMENICA

«Domenica 12 noi non lavoriamo»

Ipercoop, altolà della rsu: prima l’accordo e l’organizzazione del lavoro



Livorno
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«No all’apertura di domenica 12 febbraio: i tempi per raggiungere un accordo con i sindacati e organizzare il lavoro dei dipendenti sono troppo stretti». A lanciare l’altolà ai vertici di Unicoop Tirreno è la rsu dell’Ipermercato di Porta a Terra. Ad agitare i lavoratori in questi giorni è la possibile apertura non stop, già dal prossimo fine settimana, del centro commerciale.

Domenica 5 - la prima del mese - il lavoro era già in calendario, come nel resto della città. Per domenica 12 la direzione ha fatto capire che l’intenzione è di iniziare a sfruttare le possibilità previste dal decreto Monti, alzando senza freni le saracinesche almeno fino a maggio. In realtà, come dichiarato a più riprese dal gruppo, l’obiettivo è di dimezzare le aperture festive in estate, quando i livornesi preferiscono Calafuria e le cabine dei bagni, per incrementarle in autunno e, soprattutto, in primavera. Una novità assoluta per la città, abituata a fare spesa e shopping solo la prima domenica del mese.

Unicoop Tirreno si è detta disponibile a discutere col Comune e tutte le parti coinvolte una regolamentazione del calendario, ma la riunione che doveva tenersi a Palazzo Civico qualche giorno fa è slittata, così come (di conseguenza) il faccia a faccia con i delegati della Rsu. E ormai i tempi stringono. In realtà sulla linea generale una bozza di accordo (ancora non scritto) sarebbe stato raggiunto. Ma non per domenica 12.

«Non possiamo aspettare i tavoli che slittano e i capricci del Comune – ripete Diego Perez (Usb) – un ipermercato con 400 dipendenti non si apre dall’oggi al domani: con l’incertezza assoluta che ancora regna nel settore chiediamo all’azienda di revocare l’apertura ipotizzata per il12». Di solito, ogni venerdì, ai lavoratori vengono comunicati i turni delle due settimane successive: questa volta ci sono un bel po’ di punti interrogativi». «Non vogliamo fare dichiarazioni di guerra e non vorremmo neppure arrivare allo sciopero – chiarisce Perez – ma in assenza di certezze, una forzatura sarebbe inaccettabile».



3 Febbraio

Il Tirreno


27 gennaio 2012

LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI IN UNICOOP FIRENZE

Ieri sera come era stato anticipato, si è svolta alla saletta rsu un'assemblea aperta che ha coinvolto un gruppo di lavoratrici e lavoratori di Unicoop Firenze.


Erano presenti dipendenti delle unità lavorative di Ponte a Greve, Coverciano, Gavinana, uffici Scandicci e uffici di Firenze.
I lavoratori intervenuti, dopo aver appreso che Unicoop Firenze, sulla scia della recente liberalizzazione degli orari del commercio, resterà aperta tutte le domeniche di febbraio e marzo dalle 9 alle 20, nei negozi fiorentini di Ponte a Greve, Gavinana, Ipercoop Sesto e Cimabue (quest'ultimo solo la mattina), hanno deciso di sottoscrivere il documento che segue.



A: Segreterie territoriali OOSS (regionali e provinciali) della Toscana

CC: Esecutivo Unitario

CC: Lavoratori interessati

CC: Soci e Clienti

Scandicci, 26 gennaio 2012


Gentile Segretaria/o,

siamo un gruppo di dipendenti di Unicoop Firenze seriamente preoccupati dai negativi impatti sociali che la deregulation degli orari delle aperture delle attività commerciali comporterà.

Anche noi, come il nostro Presidente Campaini consapevolmente afferma (vedi Informatore febbraio 2012 a pag 3), dissentiamo nei confronti della politica di liberalizzazione degli orari e vediamo come pericolosi gli effetti che questa assenza di regole comporterà:
- aumento dei prezzi di vendita, con ricadute principalmente su pensionati, disoccupati, precari e classi meno abbienti,
- uso più “disinvolto” della forza lavoro,
- decadimento culturale della nostra società.

Alla luce di tutto ciò, siamo con la presente a chiederLe che convochi con urgenza la prossima settimana, un'Assemblea congiunta dei Lavoratori di Unicoop Firenze coinvolti nel programma di aperture domenicali attuato dalla Cooperativa in seguito alla liberalizzazioni degli orari, al fine di potersi confrontare e discutere quali soluzioni proporre.

Fiduciosi in una Sua tempestiva risposta, cogliamo l'occasione per invitarLa, qualora la suddetta iniziativa non si concretizzi, all'Assemblea aperta a Lavoratori, Soci e Clienti che si svolgerà al Centro Commerciale Coop di Ponte a Greve sabato 4 febbraio 2012.
Nel corso di quell'incontro i Lavoratori si confronteranno con Soci e Clienti sul tema liberalizzazioni degli orari.

Cordialità.


Un gruppo di lavoratrici/ori di Unicoop Firenze


27 gennaio 2012

Vincenzo Galdi

RSU Uffici Unicoop Firenze

03 gennaio 2012

CAMPAINI (UNICOOP FI): «SIAMO CONTRARI ALLE LIBERALIZZAZIONI DEL COMMERCIO, MA ...»



Il presidente del consiglio di sorveglianza: "La 'deregulation' delle aperture e degli orari va a incrementare un servizio già sufficiente. Se c'è la legge della foresta non non siamo l'antilope"




Unicoop Firenze valuterà "caso per caso", in base anche al comportamento dei competitors, se estendere giorni e orari di apertura dei suoi punti vendita: lo ha affermato Turiddo Campaini, presidente del consiglio di sorveglianza, in una conferenza stampa sul tema delle liberalizzazioni nel commercio lanciate dal governo.

"Noi non apriremo le ostilità - ha spiegato Campaini, criticando la mossa del governo - dopodiché ci sentiremo completamente liberi di agire a tutela di questa cooperativa e dei suoi soci". Se quindi la concorrenza sfrutterà l'occasione, ha proseguito Campaini, "noi ci riteniamo liberi di valutare caso per caso come reagire: non dico che avverrà, ma abbiamo la libertà di poter dire che se in una località c'é chi apre due domeniche noi apriamo quattro e poi si discute. Non possiamo rimanere passivi di fronte a una situazione del genere: auspichiamo una normativa ragionevole e ci stiamo, ma se non esiste, e c'é legge della foresta, noi non vogliamo essere l'antilope, vogliamo essere fra quelli che la mangiano. A priori non vogliamo mangiare nessuno, vogliamo stare nel nostro recinto".

La decisione del governo di liberalizzare totalmente le aperture dei negozi "é una deregulation completa che non farà altro che aumentare i costi del settore distributivo. Sarà difficile che ci sia qualcuno che utilizzerà tutte le opportunità date, a cominciare dalle domeniche", ha aggiunto.

Se qualcuno lo farà, ha spiegato Campaini, "saranno molto probabilmente quegli operatori che operano in situazioni di concorrenza sleale", e che "possono utilizzare la forza lavoro in modo improprio. Se fossi stato al governo avrei detto al ministro del Lavoro, vediamo come organizzare ispezioni dell'Inps nelle ore notturne e nelle domeniche, perché sicuramente ci sarà un aumento del lavoro nero". Secondo Campaini, per eventuali liberalizzazioni "la valutazione deve essere demandata alle Regioni, che più dello Stato hanno il polso della situazione economico-sociale sul territorio", e quindi "cerchiamo di trovare alleati perché ci sia una spinta per rivedere queste cose".

Il comunicato sul sito Unicoop Firenze

«I nostri negozi sono aperti per 13 ore al giorno, 78 ore la settimana; una domenica al mese, più altre sette/otto aperture festive: vi sembra poco come servizio al consumatore?». La "deregulation" delle aperture e degli orari degli esercizi commerciali «andrebbe solo a incrementare un servizio in sé già sufficiente».

Turiddo Campaini, presidente del consiglio di sorveglianza Unicoop Firenze interviene nel dibattito che accompagna l'entrata in vigore del decreto Monti sulla liberalizzazione del commercio.

«Premetto che sono un "tifoso" del nuovo premier - ha voluto sottolineare Campaini - ma non rinuncio a dire ciò che non condivido della sua politica: sul versante degli orari e delle aperture dei negozi il "professore" sbaglia». Quello che meraviglia in senso negativo, prosegue Campaini, è che la deregulation del commercio è vista come emblema delle liberalizzazioni nel nostro paese.

Due in particolare i motivi di dissenso. «Abbiamo indiscutibilmente bisogno di rendere più duttili e flessibili le attività economiche e professionali. Ma la liberalizzazione non è la panacea di tutti i mali: la regola non può essere l'assenza di regole. L'alternativa non può essere fra due opposti: o tutto "liberalizzato", o tutto "compresso"». In particolare, la regolamentazione delle aperture deve essere fatta in modo elastico, in modo tale che differenti esigenze territoriali vengano rispettate, ma è necessario stabilire principi chiari: «questo è un aspetto su cui devono intervenire le singole Regioni che, più dello Stato, hanno il polso del territorio».

«L'assenza di regole comporterà un aumento dei costi di distribuzione». Certo, fornirà un servizio supplementare, ma «i maggiori costi saranno inevitabilmente trasferiti si prezzi di vendita. Risultato? Gli aggravi andranno a colpire soprattutto coloro che non hanno né voglia né soldi per fare la spesa "notturna", come i pensionati». E il pericolo è che gli operatori che approfitteranno della liberalizzazione «siano anche quelli che fanno un uso più "disinvolto" della forza lavoro».

C'è poi un secondo motivo di dissenso con la politica di deregulation promossa dal Governo Monti. «Noi sosteniamo da tempo che la crisi che oggi stiamo vivendo trova le sue radici in un decadimento culturale della nostra società. Per reagire, tutti quanti dobbiamo contribuire ad un recupero di valori. In un momento in cui il reddito disponibile si sta contraendo, proporre una politica di liberalizzazione contribuisce a perpetuare quel consumismo che ci ha portato fin qui».

«Finisco con un termine: sobrietà. A questo concetto più volte richiamato anche dal nostro attuale premier, devono però corrispondere comportamenti coerenti. Bisogna ripensare modelli e stili di vita». Questa crisi segna un passaggio epocale: «Da una fase in cui hanno prevalso i falsi sogni irrealizzabili, ad una in cui finalmente prevalga la concretezza e la realizzabilità di un nuovo stile di vita collettivo».


3 gennaio 2011

Gonews


16 luglio 2011

APRIRE DI DOMENICA E' SEMPRE E COMUNQUE CONVENIENTE?

Il caso della spagnola Mercadona ci dice il contrario non solo sul lavoro domenicale, ma anche sull'uso dei part-time e sulle retribuzioni. Un altro modo di concepire il lavoro dipendente.


Il problema lo pose dal suo punto di vista il nostro presidente Campaini, che ne faceva una questione etica, almeno in apparenza, ma si capiva che era anche un discorso legato al costo del lavoro domenicale.

Siamo convinti che nella tornata di contratti in corso, cercheranno di accontentarlo. Invitiamo però tutti a riflettere sull'intervista a Giuseppe Brambilla di Civesio, amministratore delegato del gruppo Carrefour Italia, della quale pubblichiamo alcuni significativi stralci.


[...] Giuseppe, che lezione possiamo trarre da Mercadona, il leader spagnolo dei supermercati, e dal suo modo sociale di operare? Come credi che le aziende italiane possano confrontarsi sulle aperture o le chiusure, nel caso di Mercadona, dei punti di vendita la domenica?
Mercadona, per quanto posso percepire io, dall'esterno, è un'azienda che ha sviluppato un modo di lavorare molto specifico. Sviluppa, per esempio, una politica salariale aggressiva: gli stipendi dei suoi addetti sono i più alti del mercato spagnolo, soprattutto per quelli con la più alta fedeltà e anzianità aziendale. E ha stretto un rapporto forte con tutti loro. È forse un po' paternalista, ma molto efficace. Aggiungiamo che è un'azienda che non fa comunicazione esterna tradizionale, ma i collaboratori sono molto incentivati a parlare con i clienti: sono, di fatto, i suoi portavoce, i suoi ambasciatori. In questo contesto, penso che Mercadona possa preferire non avere un supermercato con un orario di vendita troppo esteso nella settimana, altrimenti dovrebbe usare personale interinale o part time, con un diverso rapporto con l'azienda, con l'imprenditore e con il suo sistema di fedeltà. Un lavoratore interinale difficilmente sarà un ambasciatore dell'insegna, è bene dirlo. Con il ruolo di ambasciatori, la domenica, giustamente, i lavoratori di Mercadona si riposano e passano la giornata in famiglia, come, mi sembra, sia il dettato del presidente, Juan Roig. Se Mercadona fosse un Autogrill e dovesse stare aperto 24 ore su 24, il rapporto degli addetti con i clienti sarebbe diverso.

Pensi che una simile proposta possa essere attuata?
Messa così sì, anche se bisogna aggiungere che in un simile contesto l'impresa dovrebbe avere una visione ancor più spinta, socialmente parlando.

Cioè?

Il sistema, le aziende stesse devono, per esempio, permettere alle lavoratrici di fare anche le mamme ai lavoratori di fare anche i papà. Forse dovrebbero concedere più elasticità al rapporto di lavoro e, fors'anche, un reddito più alto, visto che i lavoratori, a loro volta, sono anche consumatori.

Come ha fatto Mercadona che ha aperto le nursery per ogni centro di distribuzione. Magari aggiungendo le isole di lavoro.
Certo, ma anche lo Stato dovrebbe incidere di più sul rapporto con i cittadini e i lavoratori. Prendiamo il caso dei permessi di paternità, che nei pae­si del nord Europa sono obbligatori: se un lavoratore sceglie di presentarsi lo stesso al lavoro l'azienda non gli eroga lo stipendio e, quindi, tutti scelgono di rimanere a casa. In Italia il permesso di paternità viene poco utilizzato perché non sufficientemente vantaggioso. Potrebbe essere remunerato al 70% dello stipendio e reso obbligatorio. Lo stesso vale per chi va in maternità o rientra per lo stesso motivo in azienda: queste persone dovrebbero essere libere di ritagliarsi autonomamente le fasce orarie di lavoro. Ma lo Stato e le regioni devono agevolare le imprese che volessero usare più elasticità nei rapporti con i lavoratori. Vogliamo, per esempio, parlare dei vincoli di applicazione del telelavoro?

GLI ACQUISTI SPECULATIVI


La riduzione delle promozioni è un problema della singola azienda o dell'insieme del sistema Idm-Gda? (Industria di marca - Grande distribuzione associata - nota blog)
Di entrambi, ma dipende anche di che formati commerciali stiamo parlando. Molti retailer, come sai, lavorano quasi esclusivamente su acquisti speculativi e su questi hanno costruito la loro fortuna, gestendo in modo aggressivo le promozioni. Se smettessero di farle avrebbero seri problemi. [...]


Leggi l'intervista completa


7 giugno 2011

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Mark Up

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28 aprile 2011

NEGOZI APERTI IL PRIMO MAGGIO: SCIOPERO A FIRENZE E MILANO


Contro la deroga per gli esercizi commerciali i sindacati hanno proclamato la protesta. Serrande alzate anche a Torino, Roma, Bologna e in altre città




E' polemica intorno alla opportunità di tenere o meno aperti i negozi il 1° maggio. A Milano e a Firenze i sindacati hanno dichiarato una giornata di sciopero proprio nel giorno della festa dei lavoratori. Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl del capoluogo lombardo hanno appena indetto la protesta contro la deroga che consente l'apertura di tutte le attività di vendita, concessa, fra le polemiche, dal Comune. Il sindaco Letizia Moratti si era detta "meravigliata" per la reazione dei sindacati, affermando che la scelta di consentire l'apertura dei negozi è un modo per tutelare il lavoro.
Una motivazione contestata dal leader della Cgil, Susanna Camuso: "Ciò che è assolutamente stravagante, in tutta questa polemica, è che si vorrebbe sostenere che il calo dei consumi nel nostro paese sia determinato dal fatto che non si aprano i negozi nei 5 giorni festivi dell'anno. Il calo dei consumi è determinato invece dal fatto che i lavoratori e i pensionati hanno sempre meno risorse e quindi riducono la loro attività".

Firenze. A firenze, come a Milano, la decisione del Comune di dare il via libera all'apertura delle saracinesche ha spinto i sindacati
a proclamare uno sciopero del commercio il 1° Maggio: manifestazione da piazza Santa Croce a piazza della Repubblica alle 10. Si protesterà anche nelle altre città della Toscana.

In futuro la festa dei lavoratori sarà invece "blindata". Natale e il 1° Maggio saranno festività certe, con tutti i negozi chiusi. La giunta regionale sta infatti finendo di lavorare a una proposta di legge per farle diventare intoccabili, immuni anche da concertazioni.

Roma. Nella capitale, che in quel giorno aspetta l'arrivo dei pellegrini per la beatificazione del Papa, è scontro fra commercianti e sindacati. Cgil invita i negozianti alla serrata di "disubbidienza" perché la Festa del lavoro "va rispettata". "Abbiamo dato indicazioni ai lavoratori degli esercizi commerciali di non presentarsi il Primo maggio", ha detto ieri il segretario generale della Filcams-Cgil di Roma e Lazio Vittorio Pezzotti, lanciando così il boicottaggio dell'ordinanza che permette ai negozi in alcune zone della città di tenere le saracinesche aperte in occasione della beatificazione di Wojtyla. Immediata la replica di Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio romana: "La dichiarazione di Pezzotti è di una gravità assoluta". Pambianchi invita "i titolari degli esercizi commerciali ad adottare con la massima intransigenza, laddove ricorrano i presupposti, tutti i provvedimenti previsti dalla normativa contrattuale contro coloro che non si recheranno domenica al lavoro".

Bologna. Bagarre sul Primo maggio anche a Bologna. Da un lato c'è la richiesta del Comune di lasciare le saracinesche alzate "per aiutare la ripresa dei consumi". Dall'altra il sindacato, convinto che il giorno della Festa dei lavoratori i dipendenti debbano restare a casa o andare in piazza. Fra i due contendenti ci sono i commercianti bolognesi che quest'anno sono meno disponibili dell'anno scorso a fare gli straordinari. Sulla questione è intervenuta anche la Confesercenti tramite il suo direttore Loreno Rossi: "Chi resterà aperto il Primo maggio? Le stesse attività che sono aperte le altre domeniche, quindi pochissime".

Torino. Si litiga pure a Torino, dove l'assessore al Commercio Alessandro Altamura ha deciso: "Serrande alzate, siamo una città turistica e ci sono le celebrazioni dei 150 anni". Anche nel capoluogo piemontese la Cgil è scesa sul piede di guerra. "Non siamo affatto d'accordo con la decisione dell'assessore Altamura - dice la segretaria generale della Filcams-Cgil Torino, Elisabetta Mesturino. - e lo inviteremo a ripensarci. È in atto una forte polemica a livello nazionale con il sindaco di Firenze Renzi, ma eravamo convinti che a Torino non avremmo avuto problemi di questo tipo. Invece ora arriva questa scelta, che contraddice la stessa delibera approvata dal Comune a dicembre".

Genova. Più tranquilla invece la situazione a Genova, dove la decisione di dare il via libera all'apertura delle saracinesche non ha suscitato scontri. Negozi aperti il primo maggio nella zona dell'Expò e di via San Lorenzo, a Genova. "E' la stessa situazione del giorno di Pasqua - spiega l'assessore al Commercio Gianni Vassallo - la deroga valeva infatti per tutta la durata di Euroflora, che per caso coincide appunto con due delle festività di chiusura del calendario commerciale".

Bari. Festa 'blindata"a Bari con negozi rigorosamente chiusi. Il fatto che il Primo Maggio cada di domenica ha rafforzato la tesi, nel capoluogo di regione, secondo cui le saracinesche degli esercizi commerciali debbono rimanere abbassate. Qualche polemica si registra invece nel Salento e in particolare a Lecce, complice il fatto che nell'ultimo weekend il 'tacco d'Italia" è stato preso d'assalto dai turisti, anche stranieri, e che qualche commerciante che aveva deciso di tenere aperto il proprio negozio è stato multato.



28 aprile 2011


Valeria Pini


La Repubblica.it

PROPOSTA DELLA REGIONE: PRIMO MAGGIO E NATALE SEMPRE FESTIVI IN TOSCANA

Un bel colpo all'arroganza di Renzi, giovane portatore del vecchio che avanza

I lavoratori fiorentini meritano rispetto, non un sindacuccio che fa battaglie per la confindustria

Il 1° Maggio, come il Natale, saranno festività certe, con tutti i negozi chiusi. La giunta regionale sta finendo di lavorare a una proposta di legge per farle diventare inderogabili, impossibile da toccare anche attraverso la concertazione.

La valenza del Primo Maggio ha per i lavoratori lo stesso significato del Natale per i Cristiani.

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La proposta di legge della Regione: negozi chiusi almeno in quei festivi. Mesi fa al presidente Rossi era stata presentata una richiesta sottoscritta da 50mila tra commesse, commessi e cittadini.

Natale e 1° Maggio saranno festività certe, con tutti i negozi chiusi. La giunta regionale sta finendo di lavorare a una proposta di legge per farle diventare inderogabili, impossibile da toccare anche attraverso la concertazione. Intanto i sindacati ribadiscono lo sciopero del commercio il 1° Maggio a Firenze, con manifestazione da piazza Santa Croce a piazza della Repubblica alle 10.

Storia antica e non per questo meno attuale, che ricorda a tutti noi come nel 1889 il Congresso costitutivo della Seconda Internazionale, a Parigi, decise di fare del Primo Maggio la data in cui i lavoratori di tutti i paesi avrebbero manifestato le loro ragioni per ridurre la giornata lavorativa a otto ore. Così il Primo Maggio si affermò come giorno di mobilitazione e di lotta, ma anche di festa da dedicare al riposo e al divertimento: una festa "ribelle". Al tempo dei sintetici o prolissi messaggi di Facebook tutto ciò può apparire sbiadito e superato. Ma la storia, le tradizioni, le culture, i valori positivi costituiscono il pilastro di qualsiasi comunità, il collante condiviso. Roba da politica seria che mal si concilia con il tritatutto della comunicazione ad effetto. È quel che è successo a Firenze: da una parte il nuovo, il terzo millennio, dall'altra i conservatori, il vecchio, qualcosa o qualcuno non più in linea con l'evoluzione del mondo.

Esiste una Legge Regionale sul commercio per cui tutti i Comuni dispongono di un livello di concertazione che, in 120 giorni, impegna istituzioni, associazioni datoriali, dei consumatori, e sindacati a individuare il numero delle aperture domenicali e festive per tutto l'anno. In molti Comuni dell'area fiorentina si sono conclusi accordi programmando 22 o 23 aperture. La Legge Regionale permette poi ai negozi dei centri storici di derogare sulle date considerate inderogabili (otto in totale: Capodanno, Pasqua, Lunedì dell'Angelo, 25 Aprile, Primo Maggio, Ferragosto, Natale e Santo Stefano). A Firenze si trova l'intesa per le aperture fuori dal Centro Storico, 23 in tutto, ma non si trova sul centro della città. Cosa chiedeva il sindacato? La salvaguardia di almeno 5 delle 8 date "inderogabili": Capodanno, 25 aprile, Primo Maggio, Natale e Santo Stefano poiché Firenze, per vocazione turistica, può già contare sull'apertura di 52 domeniche su 52 in un anno.

L'accordo non si è raggiunto e il Comune di Firenze ha emesso un'ordinanza che consente la facoltà delle aperture per un totale di 362 giorni all'anno su 365, con la sola esclusione del Capodanno, Natale e Santo Stefano. Ciascuno comprenderà al volo cosa manca. Soprattutto comprenderà al volo che Firenze è sempre aperta, 362 giorni all'anno. Quest'anno inoltre è programmata anche un'intensa "Notte Bianca" per il 30 aprile, che si concluderà alle ore sei del Primo Maggio. Una ragione in più per una meritata giornata di festa. Rimane allora la questione delle domeniche e dei festivi che meriterebbe un po' più di concertazione per un fattivo tavolo di trattativa, su cui la spinta dell'Amministrazione sarebbe di grande aiuto. Ma qui siamo appunto alle volontà politiche per valutare e mediare interessi diversi nel rispetto reciproco delle rispettive rappresentanze. In tal caso sarebbe evidente la volontà dei sindacati: la ripresa del settore del commercio, lo sviluppo del turismo e la tutela salariale e normativa delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.
L'autore è segretario metropolitano Cgil.


28 aprile 2011

Ilaria Ciuti


La Repubblica



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