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27 dicembre 2012

I CINESI ALL'ATTACCO DELLE COOP


I cinesi si sono messi in testa di conquistare una fetta del mercato italiano della grande distribuzione, sicuri di riuscire ad offrire un rapporto qualità-prezzo in grado di attirare i consumatori.

Si presentano con un proprio marchio, Yi Gou, e nel loro neo-megastore ferrarese è possibile trovare veramente di tutto e a poco prezzo.



I cinesi all'attacco delle coop. Portano la guerra perfino nel cuore del loro impero, l'Emilia-Romagna. I vertici cooperativi, a cominciare dal numero uno di Coop Italia Vincenzo Tassinari, sono in subbuglio perché il segmento del consumo risente del calo del potere d'acquisto e registra la prima crisi dei fatturati dal dopoguerra. Sarebbe tempo di leccarsi le ferite e reagire. Invece arrivano i cinesi e potrebbero assestare un duro colpo alla grande distribuzione italiana, cioè alle Coop ma anche a Esselunga e a Conad, Carrefour, Auchan.

I cinesi si sono messi in testa di conquistare una fetta del mercato italiano della grande distribuzione, sicuri di riuscire ad offrire un rapporto qualità-prezzo in grado di attirare i consumatori. In effetti a Ferrara hanno già avuto successo, hanno aperto un ipermercato e i concorrenti dopo l'iniziale sorpresa stanno cercando di reagire. Il fatto è che questa volta i cinesi non copiano né fanno operazioni subdole. Si presentano con un proprio marchio, Yi Gou, e nel loro neo-megastore ferrarese è possibile trovare veramente di tutto e a poco prezzo.

Su una superficie di oltre 1.400 metri quadrati sono presenti più di seicento articoli, dalla casa all'abbigliamento, dalla cancelleria al make-up. Il centro commerciale è aperto ogni giorno dalle 9.00 alle 20.00, con orario continuato.

La struttura ferrarese è un ipermercato-pilota, è l'anello di una catena che dovrebbe in breve tempo ramificarsi lungo la penisola. Altre sedi commerciali Yi Gou sono operanti tra l'altro a Senigallia, nelle Marche, e a Osimo, dove è avvenuto un singolare episodio: un uomo che aveva rubato merce per 200 euro quando è stato scoperto da una della cassiere ha iniziato a denudarsi e masturbarsi, nel tentativo di spaventare le donne presenti all'interno del locale e crearsi una via di fuga. Ma poco distante stava transitando una pattuglia dei carabinieri, fermata da alcune donne che erano fuggite piangendo dal supermercato. Così il ladro masturbante è stato arrestato.



27 dicembre 2012

Giorgio Ponziano

Italia Oggi


14 maggio 2011

LA DURA VITA DELLE COMMESSE



Poche centinaia di euro, contratti "pericolosi" o direttamente in nero

Alcune sono addirittura socie dei negozi, ma se restano incinte perdono il lavoro




"Siamo quasi tutte donne. N'uomo quando ce l'avrebbe tutta sta' pazienza?". Alessia piega sul bancone una maglietta che mi sono appena provata - stile indiano ma rigorosamente Made in China - in un negozio di Centocelle molto noto tra gli affezionati dell'etnico. "O dici il nome mio o dici il nome del negozio", mi dice quando le spiego che voglio scrivere un articolo sulle commesse. Ha paura, forse, che qualcuno la licenzi. Ma quando glielo chiedo si mette a ridere e mi fa sentire stupida: "E mica ce l'ho un contratto io. Lavoro ad ore". Mi dice che studia all'università e da quando fa le superiori lavora il week end come commessa a 5 euro l'ora. "Se domandi qui in zona mica ce l'hanno tutte il contratto e se ce l'hanno è d'apprendistato oppure part-time, ma per finta. In busta paga hai 600-700 euro e il resto a nero. Se te 'sta bene è questo, oppure vai a lavorà da un'altra parte. È così".

Le chiedo se ha sentito la storia di Sara, la ragazza che lavorava nel negozio Tezenis del centro commerciale Porta di Roma, picchiata dalla datrice di lavoro perché si rifiutava di firmare le dimissioni. Non ne sa niente. Le Iene hanno fatto un servizio sulla sua storia e un gruppo Facebook nato in suo nome ha indetto due sit-in di protesta davanti al negozio, facendolo chiudere. "Hanno fatto bene", dice, e poi non mi dà più retta, comincia a servire un'altra ragazza.

Silvia invece lavora in negozio di vestiti a via del Corso, pieno centro di Roma. Contratto regolare. 1300 euro netti al mese. Tredicesima e malattia. "Ho solo qualche problema per prendermi giorni liberi. E gli straordinari spesso non sono pagati, ma non mi lamento. Ho amiche che lavorano da altre parti e prendono la metà di quello che prendo io, senza poter decidere niente". Le domando se pensa di fare questo lavoro per sempre. Non ne ha idea. "Finché posso. Poi magari con una famiglia sarà difficile lavorare tutti i giorni anche i festivi fino a sera. Ma per ora sono giovane e non mi preoccupo". Ha 27 anni e ha sempre fatto la commessa nello stesso negozio da quando ne ha 19.

Giusy, invece, ha 24 anni e fa la commessa da poco. Prima lavorava in una specie di call center, e prima ancora in una panetteria. "Ma in panetteria avevo orari assurdi", dice, "e al call center ci sono stata poco, nemmeno due mesi. Qui al negozio sto bene. Mi piace il lavoro". È una ragazza sorridente e solare, con l'aria svagata. Dice che studiare non le è mai piaciuto e ha sempre preferito lavorare. Spalanco gli occhi quando mi dice che adesso le danno 500 euro al mese e che i primi tre mesi ne prendeva 400. Ma per lei è normale. "Questi sono i prezzi", dice. Non sa nemmeno spiegarmi che tipo di contratto ha. "Firmo una busta paga da 800 euro al mese e quando lavoro i festivi mi pagano extra. Trenta, certe volte 40 euro". Il negozio è piccolo. Lei è sola ma il proprietario è andato alla posta e tornerà presto. Mi domando se continuerà a piacerle quel lavoro anche tra qualche anno.

Il mondo delle commesse è una specie di vetrina dove sei sempre sotto gli occhi di qualcuno. L'occhio più "pesante" però è quello della proprietaria o del proprietario, per cui dalla tua capacità di vendita e ordine deriva il guadagno. Per alcune è uno stress insopportabile a volte, per altre una cosa normale. Anche se il settore dovrebbe tutelare chi ci lavora con un contratto nazionale, ti rendi subito conto che se chi ti serve è giovane, e soprattutto se si trova in periferia, molto probabilmente non avrà molte tutele, se non nessuna.

In rete riesco a contattare Bruna. 33 anni. Madre di due figli. Ha lavorato da Intimissimi, che fa parte del gruppo Calzedonia Spa, lo stesso di Tezenis, e ha smesso quando ha partorito la prima volta. Mi spiega che lei era una specie di socia del negozio, mi parla di un'associazione in partecipazione di cui alla fine dell'anno a lei spettava il 10% degli utili. "Solo che non ho mai preso una lira visto che in un modo o nell'altro eravamo sempre pari, se non in perdita", racconta. I primi due anni di lavoro li ha fatti con un contratto di apprendistato. 800 euro circa al mese per 40 ore la settimana, senza mai decidere "se una domenica dovevi lavorare o meno". "Mi spostavo da un negozio all'altro, perché il proprietario avevo tre negozi della stessa catena. Andavo anche a Frascati, dove c'era un altro punto vendita. E lì si restavamo aperti fino alle 22. Prendevo l'incentivo notturno, ma non ero libera di rifiutare l'orario". Poi l'azienda Calzedonia ha deciso di assorbire uno dei negozi con tutto il personale, tra cui lei. "Quando sono andata a firmare per il nuovo contratto mi hanno detto che avrei dovuto lavorare direttamente per Calzedonia, invece mi hanno presentato una donna dicendomi che era il mio capo. All'inizio avevo il contratto da commessa regolare, poi mi hanno chiesto di entrare in questa associazione a partecipazione così avrei avuto gli utili e sarei stata più motivata nel lavoro".

Tentata dalla possibilità di maggior guadagno e libertà Bruna accettò. "Era un incubo. Quando vendevi meno dell'anno precedente l'azienda ti mandava la psicologa che ti addossava tutta la responsabilità, dicendo che se vendevi poco significava che eri poco motivata. Diceva sempre: 'Ci devi credere, devi vendere. Quando entra una cliente devi essere convinta che le venderai qualcosa. Altrimenti non succederà'", mi racconta con un po' di ironia. "Pensavo che questo tipo di contratto fosse una cosa buona all'inizio, che mi desse libertà, ma mi sbagliavo. Ero sempre sotto controllo. Avevamo un conta persone all'ingresso del negozio e battevamo uno scontrino personalizzato, che indicava il nome della commessa che aveva portato a termine l'acquisto, così potevano controllare chi vendeva meno delle altre. C'era anche lo scontrino medio di 30 euro, che ti diceva quanto dovevi fatturare all'incirca per ogni persona al giorno. Se entravano 15 ragazzine e compravano solo un paio di mutande non contava niente per loro. Era colpa tua che non sapevi vendere. Ogni sera dovevo telefonare per comunicare l'incasso a una persona che non avevo mai conosciuto ed erano sempre storie sulla motivazione eccetera".

Il contratto di associazione a partecipazione di Bruna non prevedeva la liquidazione né la maternità.
"Quando ero incinta all'ottavo mese mi hanno detto che mi dovevo licenziare. Se non volevo farlo, per mantenere il posto, avrei dovuto trovare un'altra persona e pagarla di tasca mia, visto che ero una socia. Mi avevano assicurato che però dopo la maternità sarei potuta tornare, ma non è stato così". Un contratto a regola d'arte, quello delle commesse-socie, sfruttato in maggioranza dalle grandi catene di negozi.

Abbiamo chiesto un commento a Calzedonia, ma la risposta è stata che l'azienda "per il momento non ha nulla da dichiarare su questo argomento".

Liliana invece ha lavorato in un negozio di sport alla stazione Termini per 4 anni. Alla fine era anche diventata una sorta di responsabile degli altri dipendenti. È stata rapinata tre volte durante il turno di lavoro, una volta con la pistola, due volte con il coltello. Dopo l'ultima rapina ha deciso di andare via. "Ero a nero all'inizio e anche durante la prima rapina. Poi ho firmato un part-time a 700 euro anche se facevo turni perfino di 15 ore al giorno. Il proprietario aveva tre negozi in centro e io facevo l'apertura a due di questi. La promessa era che poi tutto sarebbe migliorato, anche lo stipendio, ma non è mai stato così. Non ho mai potuto scegliere un giorno libero, nemmeno quando mi sono operata a una gamba. I nostri turni erano a incastro e se una persona mancava a me toccava restare perché non c'era nessuno che la sostituiva". Ora Liliana lavora in un bar del Pigneto, a Roma. Si trova meglio e lavora meno ore, anche se non guadagna molto di più.

Mentre penso che forse aveva ragione Alessia, che quello della commessa è una lavoro da donne che hanno più pazienza, entro in una profumeria della Stazione Termini e mi si avvicina un commesso uomo. Non ho voglia di fargli domande sullo stipendio, la produttività e le vendite. Così do un'occhiata e vado via.



13 maggio 2011

Sara Picardo

rassegna.it





26 marzo 2011

EX DESPAR, LA VERTENZA SI COMPLICA: A RISCHIO 600 DIPENDENTI


Nell'ipotesi venisse effettuato l'atto di restituzione a rischio ci sarebbero all'incirca 600 lavoratori



Si complicano nuovamente le cose per i dipendenti dei punti vendita ex Despar, acquisiti dal gruppo casertano della "2C Spa" degli imprenditori Rosario Caputo e Carlo Catone.

Questa mattina, presso l'Ufficio Provinciale del Lavoro di Salerno, si è infatti svolto l'incontro tra la curatela fallimentare ed i vertici dell'impresa casertana, durante il quale si è discusso dell'acquisizione dei 29 punti vendita ex Despar facenti ora capo alla "2C" dopo il fitto del ramo d'azienda firmato con l'allora patron Cavamarket Antonio Della Monica.

La convocazione del tavolo, fortemente invocato dalle sigle sindacali, fa seguito alla richiesta di restituzione dei market ex Despar presenti in Campania, inoltrata alcune settimane fa dalla curatela agli imprenditori casertani titolari della “2C”. Una disposizione aspramente osteggiata dai sindacati, seriamente preoccupati dall’involuzione della situazione lavorativa dei dipendenti coinvolti.

Le notizie emerse nel corso dell'incontro, però, non hanno fatto che peggiorare la posizione delle centinaia di dipendenti dei 29 punti vendita facenti parte del gruppo "2C". La curatela, secondo quanto hanno spiegato i sindacati al termine della riunione, vorrebbe nuovamente rilevare tutti e 29 i punti vendita compresi nell'accordo, e non solo 24, come era stato in un primo momento ventilato.

Nell'ipotesi venisse effettuato l'atto di restituzione, quindi, a rischio ci sarebbero all'incirca 600 lavoratori (i 400 già reinseriti, più i 200 che dovevano rientrare gradualmente), un numero ben più alto di quello inizialmente preventivato (si era parlato prima di 255, poi di 350 posti).

Nei giorni scorsi Franco Tavella ed Antonio De Michelo, rispettivamente segretario provinciale della Cgil e responsabile della Cisl, avevano preannunciato un presidio di protesta nel caso non fossero state prese in considerazione le esigenze delle diverse centinaia di dipendenti che tramite la “2C” erano tornati al lavoro.

Al momento, i sindacati hanno chiesto ed ottenuto di potersi incontrare nuovamente mercoledi prossimo, sempre presso l'Ufficio Provinciale del Lavoro. Un incontro per il quale le parti sociali hanno chiesto anche la partecipazione del giudice Russo, presidente della sezione Fallimentare del Tribunale di Salerno ed a capo del pool di giudici chiamati ad esprimersi sull'iter fallimentare della Holding D'Andrea Company.

Se la situazione per 24 dei 29 punti vendita si era già delineata, la novità di oggi riguarda quindi proprio quei 5 (uno dei quali a Salerno) che in un primo momento non sembravano coinvolti nel processo, e che ora ritornano prepotentemente in ballo. In questo caso, ad essere acquisite dalla curatela fallimentare sarebbero però solo le licenze, visto che i contratti di acquisto sono già in possesso della "2C Spa".

I punti vendita tornerebbero di nuovo nella disponibilità della curatela, che potrebbe indire, nell'arco di tempo di circa 2 mesi, una nuova asta per la loro acquisizione. Tutto però sarà più chiaro nell'incontro previsto tra una settimana.


26 marzo 2011

Giampiero Somma

SalernoinPrima


Vedi anche:

Patto Villani-Della Monica: così Alvi sarebbe diventata Despar

Alvi. Della Monica sceglie il silenzio: «Chiarirò tutto ai giudici»



16 dicembre 2010

EUTELIA: TRIBUNALE, ILLEGITTIMA LA CESSIONE AD AGILE


E' antisindacale, quindi illegittima, la cessione effettuata da Eutelia del ramo d'azienda Agile ad Omega





Confermata la sentenza di primo grado dal tribunale di Roma per condotta antisindacale - art. 28/300 - violando la procedura obbligatoria di informazione sindacale disposta dall’art. 47 della l. n. 428/1990

Il Tribunale di Roma ha confermato questa mattina la sentenza di primo grado che aveva stabilito la illegittimita' della cessione da parte di Eutelia del ramo d'azienda Agile ad Omega. Rigettato dunque il ricorso presentato dai commissari di Eutelia contro il giudizio di ''comportamento antisindacale nella cessione di ramo di azienda''.

La sentenza, come quella gia' espressa lo scorso gennaio, annulla gli effetti della cessione di Agile, cioe' il trasferimento di 1.900 dipendenti. Per i giudici si e' in presenza di una violazione della legislazione sui traferimenti dei rami di azienda.

Venditore e compratore devono darne comunicazione per iscritto, almeno venticinque giorni prima, alle rispettive rappresentanze sindacali costituite. L'informazione deve riguardare: i motivi del trasferimento d'azienda; le sue conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori; le eventuali misure previste nei confronti di questi ultimi. Tutte formalita' non esperite secondo il Tribunale.

Tutto comincia il 7 gennaio 2009, quando il Cda di Eutelia, presieduto da Angelo Landi, esponente dell'omonima famiglia principale azionista di Eutelia (27% del capitale) decide la cessione del ramo Information Technology (It) del Gruppo. Eutelia, che opera nel settore tlc ed It, e' cresciuta rapidamente a suon di acquisizioni, nel carnet Edisontel, Noicom, NTSFreedomland, C3 Europe, Alpha Telecom, Getronics Italia e Bull Italia, gia' naviga' in acque perigliose. L'esercizio 2008 registra un rosso di 178 milioni di euro rispetto alla perdita di 41 milioni del 2007. Il 30 aprile l'assemblea dei soci rinnova gli organi statutari, diventa presidente del Cda, Leonardo Pizzichi, arrivato in Eutelia come presidente del collegio sindacale nell'autunno del 2008. Il 15 di giugno del 2009, i lavoratori del ramo It di Eutelia si ritrovano prima trasferiti alla Agile srl, controllata della stessa Eutelia e, subito dopo la Agile viene ceduta al gruppo Omega. Dall'operazione Eutelia dichiara una plusvalenza di 17,9 milioni.

La cessione non convince. In primis si esprimono i revisori della PriceWaterhouseCoopers che il 28 agosto 2009 bocciano la semestrale di Eutelia. ''Non abbiamo ottenuto adeguati elementi ed evidenze a supporto della soddisfazione dei requisiti previsti dai principi contabili di riferimento per la cancellazione di attivita' e passivita' in relazione alla cessione'' di Agilie, scrivono i revisori. E ancora, ''il ramo di azienda ceduto non e' stato rappresentato in base a quanto previsto dai principi contabili (regola Ifrs 5)''. Cosi' nella semestrale consolidata di Eutelia, ''la perdita del periodo ed il patrimonio netto di gruppo risultano rispettivamente sottostimata e sovrastimato per euro 4,5 milioni'', concludono i revisori. Settembre 2009: Dipendenti senza lavoro e stipendio. La maggiore passivita' corrente cancellata dal bilancio di Eutelia grazie alla cessione di Agile e' rappresentata dalle liquidazioni dei dipendenti pari a 49,4 milioni di euro. Se ne accorgono subito i 1.900 mila dipendenti trasferiti da Eutelia a Omega.

Dalla cessione sono appena passati due mesi.L'operazione di trasferimento avviene il 15 giugno del 2009: prima i lavoratori del ramo It di Eutelia furono trasferiti alla Agile srl, controllata della stessa Eutelia e, nello stesso giorno, la stessa Agile fu ceduta al gruppo Omega. La passivita' piu' rilevante cancellata dal bilancio di Eutelia grazie alla cessione di Agile risulta essere il Tfr dei dipendenti per 45,4 milioni.

Il Tfr, da quando sono in vigore le regole contabili Ias (numero 19), entra nel calcolo dell'indebitamento ed ha quindi una sua rilevanza per valutare lo standing creditizio delle imprese. Dopo due mesi dalla cessione, per gran parte dei dipendenti ex Eutelia cominciarono i problemi con i dipendenti, da agosto 2009, senza stipendio.

L'inchiesta Eutelia-Agile-Omega subisce un colpo d'acceleratore nel luglio del 2010, quando il Gip di Roma, Elvira Tamburelli, dispone la custodia cautelare per 8 manager e azionisti di Eutelia per bancarotta fraudolenta. Si tratta di Pio Piccini, presidente e amministratore di Omega e Agile, il dirigente di Agile e tesoriere del gruppo Omega, Marco Fenu; l 'ex presidente del Cda Eutelia Leonardo Pizzicchi (a cui sono stati revocati gli arresti domiciliari); l'amministratore di Agile Claudio Marcello; il procuratore di Agile Salvatore Cammalleri ; il consigliere di amministrazione di Eutelia Isacco Landi, Samuele Landi, presidente di Eutelia, che si rende irreperibile.

Con la sentenza odierna, i dipendenti Agile dovrebbero tornare in Eutelia, ma nel frattempo quest'ultima e' finita in amministrazione straordinaria.

15 dicembre 2010

men/mcc/bra


Asca


Gli articoli del nostro blog sulla vertenza Eutelia

LAVORATORI AGILE IN LOTTA




30 novembre 2010

COMMERCIO, LA RIVOLUZIONE DI CONFESERCENTI



Dalla libertà di licenziare alla domenica lavorata senza maggiorazione dello stipendio.
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Bisogna individuare soluzioni innovative, senza preconcetti retropensieri o posizioni ideologiche.
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I Comuni chiedono di tenere sempre più aperti i negozi ma le piccole imprese non possono pagare tanti extra. Si chiede anche la fine del premio di produzione e incentivi solo ai migliori
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Le domeniche, giornate di lavoro ordinario senza nessuna maggiorazione. Flessibilità in entrata e in uscita che, tradotto, significa più facilità di assumere ma anche libertà di licenziare: per esempio chi non funziona. Fine del premio di produzione uguale per tutti ma incentivi solo ai migliori. Se si deve usare uno slogan: "flessibilità e meritocrazia". Una rivoluzione nel mondo del lavoro? Una spazzatrice che fa fuori contratti nazionali o statuto dei lavoratori? E' la modernità, bellezza, risponderebbe Confesercenti Firenze che esorta a "individuare soluzioni innovative, senza preconcetti, retropensieri o posizioni ideologiche".

Insieme all'apertura dei negozi del centro il Primo Maggio (già ottenuta quest'anno dal sindaco Renzi - nota blog), l'associazione "di sinistra" del commercio adesso fa nuove proposte dirompenti: per commercio, turismo, servizi. E' la modernità e la crisi, aggiungerebbe. "Le norme che valgono per la grande distribuzione e per le grandi imprese non funzionano per le piccole e medie che non ce la fanno", dice il presidente fiorentino Nico Gronchi, impegnato ieri in un convegno su "Lavoro, motore di sviluppo della piccola e media impresa", cui partecipano, tra gli altri, il direttore del settore mercato e lavoro del ministero, Paola Paduano, il vice presidente della commissione lavoro al senato, Treu, e il vicesindaco Nardella.

Valorizzare "il grande capitale personale e sociale", ridare passione al lavoro, reali pari opportunità alle donne, possibilità ai giovani, spinta allo sviluppo, dice Gronchi. Ma niente vincoli che impicchino le piccole imprese. "Le amministrazioni - spiega - chiedono sempre più di lavorare la domenica, di tenere aperti i negozi - spiega - Ma le piccole imprese non possono pagare tante maggiorazioni. Chiediamo che la domenica diventi normale giorno di lavoro compensato con un giorno di riposo durante la settimana a parità di retribuzione".

Secondo Confesercenti, fuori dal centro 22 domeniche aperte, come pare sarà l'accordo, sono anche troppe, ma nei centri turistici bisogna tenere sempre la saracinesca alzata. Soprattutto il Primo Maggio: "E' la giornata che ai nostri soci preme di più". Questione solo di sindaci: "Lo abbiamo chiesto per quattro anni. I primi due, il sindaco Domenici ci disse di no. Renzi ha subito detto di sì, l'anno scorso. Confidiamo che l'esperienza diventi stabile". Il Primo Maggio può essere pagato di più. Ma per il resto delle domeniche, "niente differenza tra lavoro ordinario e festivo. Come è normale lavorare nei bar, nei ristoranti, nella sanità, così deve essere anche nei negozi".

Confesercenti propone anche la sua personale battaglia al precariato: "Noi vogliamo assumere in modo meno macchinoso e meno costoso e intendiamo fare tutti contratti per il posto fisso, ma vogliamo anche poter licenziare liberamente", dice Gronchi che parla di "consentire all'imprenditore di allontanare il soggetto svogliato" o di licenziare per "motivi economici e organizzativi". Non importa se Nardella dice: "Attenzione. Siamo disponibili a ragionare sul tema della flessibilità. Ma per quella in uscita non esistono in questo paese le tutele, le regole, la formazione standard che ci sono negli altri paesi europei. Si rischia di passare dalla flessibilità alla precarietà".

A Gronchi preme evitare il giudice che infligga chi licenzia "oltre al danno la beffa", ovvero il reintegro del licenziato con relativi pagamento di tutti gli arretrati: va inserita nella questione la clausola del "giustificato motivo oggettivo" che salvi il datore di lavoro. Infine i famosi premi di produzione: mai più a tutti secondo parametri generali, dice Confesercenti, ma "incentivi solo a chi è bravo, collabora, contribuisce al buon andamento dell'azienda".

30 novembre 2010

Ilaria Ciuti

La Repubblica.it


07 novembre 2010

IL DOLORE DELLE COMMESSE

Le commesse di Zara a Firenze hanno infine ottenuto di partecipare al funerale di un loro collega, convincendo l'azienda che aveva inizialmente negato il permesso. Le commesse sarebbero andate alla cerimonia a costo di risultare assenti ingiustificate.

Adriano Sofri, lucido e puntuale come sempre, ci segnala questo gesto che, prima di una valenza sindacale esprime una basilare esigenza di umanità, dignità e rispetto e ne approfitta per sottolineare le contraddizioni di una città come Firenze e del suo sindaco, paladino non solo dei cosiddetti rottamatori, ma anche dei negozi aperti il Primo Maggio, come purtroppo è accaduto quest'anno.

Ieri pomeriggio le avventrici e gli avventori di Zara a Firenze, che sono tanti, non hanno trovato le facce sorridenti delle commesse cui sono abituati. Erano altrove, con le facce serie, al funerale di un loro compagno di lavoro di 21 anni. Si chiamava Andrea, portava la merce dal magazzino di Prato, lo vedevano ogni giorno, parlavano e scherzavano con lui. È morto a Bologna. Era andato a una festa, è stato travolto da un' auto. Ragazze come lui, affrante come sono i giovani dalla morte dei giovani, avevano desiderato esprimere il proprio dolore e partecipare al lutto della famiglia.

Avevano chiesto di spegnere la musica e di abbassare la saracinesca nell' ora del funerale. L' azienda aveva detto di no: sarebbe costato troppo, il negozio deve restare allegro come i clienti se l' aspettano, caso mai una delegazione avrebbe potuto andare al funerale. Allora le commesse hanno raccontato la propria intenzione a Repubblica, e Ilaria Ciuti ne ha scritto sulla pagina cittadina: sarebbero andate anche a costo di risultare assenti ingiustificate. Hanno spiegato che si poteva fare per un ragazzo amato e morto quello che si fa di norma per i "sabati perfetti": si chiamano cosìi sabati in cui l' azienda ricorre alla chiamata di giovani delle agenzie "interinali" per fare il pieno di vendite.

A quel punto l' azienda ha autorizzato chi volesse a partecipare al funerale, a titolo personale, e ha mandato fiori e un proprio rappresentante: ragionevole decisione. Così le giovani donne di Zara hanno abbracciato i famigliari del loro amico, e sono tornate alla loro allegra musica quotidiana portandosi dentro il silenzio commosso e composto della cerimonia. È una piccola grande storia.

I negozi a Firenze sono aperti 363 giorni all' anno. Si è già riattizzata la discussione sul proposito di ripetere l' obbligo di lavorare il Primo maggio, com' è successo malauguratamente quest' anno. Il sabato non è fatto per l' uomo e la donna, e nemmeno il Primo maggio, ma uomini e donne e bambini per un perenne orario di apertura. Fu un peccato che il bravo sindaco di Firenze assecondasse questa inversione, la descrivesse come un mettersi al passo coi tempi. È un peccato che l' abbia appena ribadito, replicando alla raccomandazione di Epifani e del presidente della Regione, di fare la festa del lavoro e non la festa al lavoro.

I tempi hanno un passo pesante. Firenze merita un passo leggero, anche oltre le vetrine, anche nel retrobottega. Firenze è per me come quel celebre Vaso Francois, il pezzo più prezioso del suo Museo Archeologico, reincollato assieme da centinaia di frantumi, che si vede vibrare al passaggio di un autobus nella via. E' una città di preziosi restauratori. Oggi si apre l' incontro dei rottamatori, cui vanno i migliori auguri, con l' eccezione di quella parola dal sen fuggita. Il mondo ha bisogno di riparazione, di manutenzione, non di rottamazione. Tanto più ne ha bisogno Firenze. Vale per i motori, per la monnezza, per le città e le persone e la politica. E per la compravendita universale.

Si dice già che si voglia tenere aperto a Santo Stefano e perfino a Natale. I sindacati toscani dei commessi -tutti, qui c' è unità- hanno consegnato alla regione 50 mila firme contro la deroga agli accordi (e alle leggi) sui giorni festivi. C' era tutto questo sullo sfondo. Tuttavia questa delle commesse di Zara non è stata una prova sindacale. È stata la più normale e irresistibile manifestazione di umanità. Di un riscatto del tempo.

Adriano Sofri

6 novembre 2010


La Repubblica

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05 aprile 2010

I LAVORATORI AGILE EX-EUTELIA NELLA TRAPPOLA DI OMEGA - Parte 1


Video inchiesta sulla vicenda Agile ex-Eutelia

Migliaia di lavoratori in strada, cessioni d'impresa e fallienti premeditati, scatole cinesi e imprenditori senza scrupoli con amicizie pidduiste, la partita sulla fibra ottica, insomma storie di capitalismo reale!

Video realizzato da Clash City Workers

I LAVORATORI AGILE EX-EUTELIA NELLA TRAPPOLA DI OMEGA - Parte 2



Video inchiesta sulla vicenda Agile ex-Eutelia

Migliaia di lavoratori in strada, cessioni d'impresa e fallienti premeditati, scatole cinesi e imprenditori senza scrupoli con amicizie pidduiste, la partita sulla fibra ottica, insomma storie di capitalismo reale!

Video realizzato da Clash City Workers

03 aprile 2010

LAVORATORI DEL CARREFOUR E DELLA PAM IN SCIOPERO









Oggi manifestazioni nazionali del personale del Carrefour a Roma e Milano.


Il 6 aprile si ferma la Pam

Giornate di sciopero e mobilitazione per i lavoratori delle catene di supermercati Pam e Carrefour.

Oggi, venerdì 2 aprile, sarà il Carrefour a scioperare per tutto il giorno, sulla base di una indizione unitaria della mobilitazione da parte si Filcams Cgil, Fisascat-Cisl, e Uil-tucs; a Roma e Milano ci saranno contemporaneamente due manifestazioni nazionali.

Secondo i sindacati "Carrefour disdetta il Contratto Integrativo Aziendale (CIA) e risparmia. I dipendenti pagano e lavorano di più". E forniscono alcuni esempi delle conseguenze di questa scelta: "Soppressione integrazione Malattia. L'azienda con la reintroduzione del Piano Aziendale cancella parte dei vantaggi previsti dal CIA, riducendo del 25% la retribuzione giornaliera dal 4° al 12° giorno di malattia (75% della retribuzione invece del 100%). Nell'Ipotesi di malattia di 12 giorni da indennizzare per i primi 3 giorni, non cambia nulla poiché il CCNL prevede il pagamento del 100% della retribuzione giornaliera; dal 4° al 12° giorno (9 giorni di malattia), si perdono 148,95 € per i contratti di 3° livello con tre scatti di anzianità, e 135,18 euro per quelli di 4° livello con tre scatti di anzianità."

Un altro grande problema secondo i sindacati, è quello della soppressione della pausa retribuita: "La soppressione della pausa retribuita prevista dal CIA provoca la seguenti perdite di retribuzione, poiché si lavorerà di più e si percepirà lo stesso salario. Considerando che la paga oraria di un lavoratore 4° L. con Pafu di 92,5 € e tre scatti di anzianità pari a € 61,98, corrisponde a € 9,29, si determineranno le seguenti situazioni: il lavoratore con orario in fascia unica operante su 6 giorni la settimana, perde 15 min al giorno, 90 min la settimana (1,5 ore) e 72 ore annue (1,5 h X 48 settimane lavorative).
La perdita economica lorda annua ammonterà ad € 668,88 (72 ore X € 9,29 retribuzione oraria = € 668,88)".
Il lavoratore con orario spezzato suddiviso in 5 giorni la settimana, "perde 20 min giorno, 100 minuti alla settimana (1,66 ore) e 80 ore annue (1,66 h X 48 settimane lavorative). La perdita economica lorda annua ammonterà ad € 743,20 (80 ore X € 9,29 retribuzione oraria = € 743,20).
Per il lavoratore part time che lavora su 5 giorni la settimana "perderà 10 minuti al giorno, 50 minuti alla settimana e 40 ore annue (50 min X 48 settimane lavorative = 40 h l'anno). La perdita economica lorda annua ammonterà ad € 371,60 (40 ore X € 9,29 retribuzione oraria = € 371,60)".

Altra soppressione riguarda il salario variabile: "La soppressione unilaterale del salario variabile previsto dal CIA, provocherà una perdita media annua per ogni lavoratore full time di 314,00 euro. In totale quindi, "la perdita di salario annuo per un lavoratore full time 4° L. con orario di lavoro in turno unico, riferita ai tre istituti presi in esame e oggetto di disdetta unilateralmente dall'Azienda, sarà la seguente: tra malattia, pausa non retribuita e salario variabile, sarà una cifra pari a 1.128,06 euro (e per i part time a 20 ore, 564,03 euro)".
Per i livelli 5 e 3, rispettivamente la perdita sarà di 1.043,77 euro (521,88 in caso di part time a 20 ore), e 1.234,02 euro (617,01 per il part time).

Tra i motivi dello sciopero, infine, "la soppressione del premio fisso aziendale unificato (PAFU), per i lavoratori neo-assunti nei punti vendita/Sedi. Con la disdetta unilaterale del CIA 2004 il lavoratore infatti non raggiungerà più il 100% del premio con una perdita lorda annua di € 544,00 (€ 680,00 - €136,00 = € 544,00)".

Per quanto riguarda la Pam invece, lo sciopero è previsto per martedì 6 aprile; le sigle unite dei sindacati denunciano: "Con una decisione unilaterale, l'azienda ha disdetto il Contratto Integrativo Aziendale che stabilisce e regola le condizioni economiche e di lavoro dei dipendenti PAM".

"Per far fronte alle proprie incapacità organizzative - proseguono le sigle - l'azienda pretende che i lavoratori siano sempre a disposizione e soprattutto a costi inferiori. Durante la trattativa per rinnovare il contratto integrativo ha deciso di non discutere le condizioni di lavoro e quelle economiche poste in piattaforma sollecitando, invece i lavoratori 'a restituire alcune conquiste del passato'".
Secondo i sindacati inoltre, "l'azienda ha chiesto di creare condizioni normative e economiche diverse tra i giovani assunti e i lavoratori più anziani; ritiene questa sua impostazione necessaria non solo per superare la crisi (che non è la crisi solo dell'azienda!) ma perché considera un 'privilegio' alcuni trattamenti economici e normativi oggi riconosciuti dal CIA ai lavoratori".

Per queste ragioni, i lavoratori e i sindacati chiedono la solidarietà dei consumatori, e li invitano a non recarsi al supermercato il 6 aprile.

2 aprile 2010

PISAnotizie.it

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01 aprile 2010

MUSSARI (MPS): ESTRANEI ALLA VICENDA EUTELIA, MA I LAVORATORI LO SMENTISCONO

In attesa del tribunale fallimentare il 7 aprile

Botta e risposta tra Mussari e i lavoratori di Agile ex-Eutelia sulla partecipazione azionaria della banca senese in Eutelia.


Il giudice del tribunale fallimentare di Roma ha disposto oggi un nuovo rinvio per la vertenza dei lavoratori Agile ex-Eutelia. Il rinvio al 7 aprile si è reso necessario perché la proprietà, attraverso i suoi legali, ha proposto in qualità di garante della fidejussione (necessaria all’ammissione al concordato preventivo) il nome di una società già inquisita, la Cofiart, una società cooperativa con sede legale in Sicilia, ad Agrigento.

Nel frattempo il Presidente di Monte dei Paschi Giuseppe Mussari, dichiara a La Nazione del 30 marzo che: "Banca Monte dei Paschi di Siena non ha mai avuto, non ha, e non avrà in futuro, niente a che fare con Eutelia. Lo abbiamo detto piu’ volte e lo ribadiamo oggi".

"La Nazione" Articolo completo

La dichiarazione è quantomeno imprecisa, come fa notare a stretto giro di posta, la risposta di Marco Tracinà, tra i leader dei dipendenti torinesi in lotta:

“Nelle dichiarazioni di Mussari c’è un’imprecisione evidente: nel dicembre del 2007 Monte dei Paschi acquistò il 2,283% di Eutelia a cifre che definir sospette è eufemistico tanto apparivano gonfiate.

Non è un’illazione, è una notizia tratta dal sito della Consob nell’area partecipazioni rilevanti delle società quotate; era il 13 dicembre e le quotazioni apparivano sospette considerando che prima dell’acquisto il titolo capitalizzava 235 milioni di euro mentre immediatamente dopo ne capitalizzava appena 110.

Tradotto per chi fosse poco pratico: questa strana operazione del Monte dei Paschi produsse per lo stesso istituto una perdita di circa 3 milioni di euro. Se Eutelia avesse recuperato anche il 100% del suo valore, Monte dei Paschi non sarebbe riuscita comunque a ripianare le perdite".

Risposta completa dei lavoratori ex Eutelia


01 marzo 2010

CESSIONE EUTELIA-AGILE-OMEGA: IL TRIBUNALE DI ROMA CONDANNA LA SOCIETA' PER CONDOTTA ANTISINDACALE





Gli articoli del Blog su Eutelia






La vicenda nasce da un ricorso proposto da FIOM CGIL Roma Sud, SLC CGIL Roma Est e UILM di Roma e Provincia ed avente ad oggetto la richiesta di condanna per condotta antisindacale delle società Eutelia s.p.a. e Agile s.r.l. per violazione degli obblighi di informazione in relazione a cessione di ramo d’azienda.

Il Tribunale di Roma (est. Buconi) con sentenza 14 gennaio 2010 ha dato ragione alle OO.SS. dichiarando l’antisindacalità della condotta delle due società in relazione alla mancata informativa circa le trattative in corso per l’acquisizione della totalità delle quote di Agile s.r.l. e circa il soggetto con cui erano state intavolate, alla non corretta informativa in ordine al numero dei lavoratori coinvolti nella cessione di ramo d’azienda e in ordine alla mancata partecipazione di Agile s.r.l. all’incontro del 28.5.2009.

L'aspetto più interessante della sentenza è senza dubbio l'importanza attribuita al collegamento tra la cessione di ramo d’azienda da Eutelia ad Agile e la successiva vendita di Agile da parte di Eutelia ad Omega s.p.a.
Il 19 e 20.5.2009 vengono inviate rispettivamente da Eutelia e Agile le informative alle OO. SS. circa la cessione del ramo d’azienda da parte di Eutelia (cedente) ad Agile (cessionario). Come evidenziato dalla sentenza del Tribunale, in tale comunicazione era genericamente menzionata la dismissione del ramo IT, mentre non vi era nessun riferimento alle trattative intercorrenti per il trasferimento delle quote di Agile ad Omega.

Dato che l’effettiva cessione delle quote ad Omega è avvenuta in data 15.6.2009, non è credibile - secondo il Tribunale - che all’epoca in cui è stata inoltrata l’informativa ai sindacati (fine maggio) le trattative non fossero già iniziate, come invece sostenuto da Omega e dalla società Agile.
Tale informazione era di oggettiva rilevanza per il sindacato, che avrebbe potuto giustamente informarsi sull’assetto del nuovo soggetto controllante e sulla sua solidità ed orientare conseguentemente la propria azione.

Sempre secondo il Tribunale, l’acquisto delle quote di Agile da parte di Omega avrebbe potuto determinare notevoli conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori, e come tale avrebbe dovuto costituire oggetto di informazione preventiva ai sensi dell’art. 47 della l. 428/90.
L’art. 47 della l. 428/90 qualifica espressamente come antisindacale quella condotta del datore di lavoro che consiste, per l'appunto, nel mancato rispetto degli obblighi di informazione e dell'esame congiunto richiesto dalle OO.SS., per cui il Tribunale ha giudicato fondato il ricorso dei sindacati ricorrenti ed ordinato alle società convenute la rimozione di tutti gli effetti della cessione del ramo d’azienda IT da Eutelia ad Agile avvenuta in data 15.6.2009.

La sentenza è importante e costituisce un precedente per porre un freno agli abusi nelle esternalizzazioni fittizie e di comodo. È ben evidente, infatti, che il trasferimento del ramo d’azienda in Agile si è rivelato un percorso intermedio e strumentale alla successiva vendita a Omega dell’attività. La strategia della doppia cessione ha consentito alle società di evitare di fornire al sindacato adeguate informazioni circa la stabilità economica e finanziaria della società Omega.

26 febbraio 2010

CGIL.IT



IL DECRETO DEL TRIBUNALE

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16 febbraio 2010

APPALTI, SPUNTA LA "CRICCA DI VELTRONI"

Scandalo Protezione Civile:
Da Castello fino alla Maddalena
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Dalle intercettazioni sulle utenze di alcuni indagati, emerge uno spaccato di giochi di potere e colpi bassi interno al Pd.

L'area di Castello (Firenze)

Sta uscendo di tutto da Firenze ma le intercettazioni su esponenti del centrosinistra, quelle no, fino a ieri non riuscivano a vedere la luce. A fatica le abbiamo scovate e dopo la «cricca» della Protezione civile, abbiamo scovato una «cricca di Veltroni».

L’espressione utilizzata dal gip per l’affaire Bertolaso («cricca» appunto) per descrivere le presunte malefatte dei protagonisti di quel «sistema gelatinoso» che tutto avrebbe corrotto e inquinato, si rifà a una serie di intercettazioni sbobinate proprio all’inizio della mastodontica inchiesta che, almeno ai suoi esordi, sembrava dovesse portare al cuore del centrosinistra toscano e nazionale.

Di «cricca» si parla ripetutamente nell’informativa del Ros del 13 gennaio 2008 che prende di mira la gara d’appalto per la realizzazione dell’Auditorium di Firenze che ad ottobre del 2007 viene inserito nel pacchetto delle opere da realizzarsi in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. «Facendo così avviare - premette il Ros - la procedura d’appalto attraverso cui si sceglierà in un sol colpo il progettista che firmerà l’intervento e l’azienda costruttrice che dovrà realizzarlo».

Dalle intercettazioni sulle utenze di alcuni indagati, in contatto con architetti, imprenditori, progettisti, componenti della commissione d’appalto, politici tipo Gianni Biagi, già assessore all’urbanistica, emerge uno spaccato di giochi di potere e colpi bassi interno al Pd. La sera del 21 dicembre, ad esempio, Vincenzo Di Nardo (personaggio cardine dell’inchiesta Bertolaso) e Stefano Tossani della coop Unica «si scambiano battute circa le partecipanti alla gara.

In particolare - continua l’informativa - Di Nardo riporta delle considerazioni asseritamente apprese da Fabrizio Bartaloni riferite a un presunto scontro fra Consorte Giovanni, a cui è riferita la coop Cesi, e Campaini della Unincoop di Firenze: “Ciao Stefano, scusami, ti volevo dire... eh ho visto Fabrizio, com’è là? Cioè... lui dice... attacca per forza l’Etruria (il Consorzio Etruria, ndr) perché la Cesi è la cooperativa di Consorte (...). Bisogna attaccare perché è una resa dei conti fra Consorte e Campaini”».

Di Nardo si dà un gran da fare con la sua Bpt. Cerca appoggi a Firenze, e soprattutto a Roma attraverso un altro protagonista dell’inchiesta-madre, Piscicelli. Sollecita interventi ma vuole restare nell’ombra. È preoccupato per l’appalto. Alla vigilia di Natale viene rassicurato sul progetto e sulla posizione che terrà il Comune di Firenze, tanto che chiama l’assessore Gianni Biagi per raccomandargli allusivamente il suo progetto. «Buon Natale, ciao caro, e che Gesù Bambino ti illumini... ». Di lì a poco Biagi finirà intercettato mentre parla al telefono di Talocchini (componente della commissione d’appalto) insieme all’ingegnere Angelo Balducci, in quel momento ancora sconosciuto all’opinione pubblica.

Quando si è ormai prossimi all’apertura delle offerte economiche, Di Nardo ottiene rassicurazioni dall’assessore Biagi: «Il progetto è buono, è fra i migliori tre». Non è il migliore. Di Nardo perde Firenze e perde pure Venezia. È un attimo. Sbotta al cellulare: «Questo è un appalto banditesco... a Venezia è stato uguale, lo stesso film. Punto e basta... c’è un sottobosco romano che è fatto di gente che bazzica i ministeri (...). Qualcosa non torna! Perché quando uno si dà 55 a uno e 28 a noi, non torna nulla (...). Questa è scuola romana, ’sti romani vanno forte... Quello che decideva il bando è Balducci, che è l’ex provveditore alle opere pubbliche di Roma, l’uomo di Rutelli al ministero».

Pure l’architetto Casamonti, autore del progetto arrivato secondo, parlando con Di Nardo «esterna anch’egli il sospetto che a monte - annota il Ros - negli ambienti romani, fossero maturati accordi per orientare l’aggiudicazione». Testuale dalla voce di Di Nardo: «Io so com’è andata, sono stati tutti pilotati». Casamonti rilancia: «Eh certo! È Veltroni, quell’architetto è di Veltroni, Desideri, l’impresa è di Veltroni e il sindaco Domenici ha preso gli ordini da Veltroni, è una vergogna, ma che ci vuoi fare?». (...) Di Nardo: «L’errore è stato pensare alla città di Firenze, non a Roma e ai corrotti». (...) S’intromette Casamonti: «... E questi della commissione erano imbarazzati, non sapevano come fare. Veltroni ha chiamato Domenici, Domenici Biagi e Biagi (...) e poi hanno avuto il massimo dei voti su tutto! Ma dài!». Di Nardo è un fiume in piena, lancia accuse pesanti - ovviamente tutte da verificare - che il Ros trascrive parola dopo parola: «Senti Marco (Casamonti, ndr). Primo, sono dei banditi. Secondo, sono più bravi. Perché vedi, io ho scelto Arata Isozaki (fra i più celebrati architetti mondiali, ndr) e loro hanno scelto l’architetto di Veltroni, e questa è un’altra cosa. Che cazzo vuol dire Isozaki? Nulla in questo mondo qui... ». Non si dà pace, Di Nardo. Con chiunque parli ripete sempre il medesimo ritornello aggiungendo, ogni volta, particolari agghiaccianti. I carabinieri lo intercettano anche mentre si confida segretamente con un’amica: «Sai... abbiamo consumato questa grande opportunità di fare un teatro comunale a Firenze... ma l’ha gestita tutta la cricca di Veltroni... la banda di romani (...). Sono preoccupato per l’era Veltroni. Hanno preso Firenze, Venezia, il palazzo del cinema... ».

16 febbraio 2010

Gian Marco Chiocci

Il Giornale.it

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Cioni, Biagi e ligresti indagati per corruzione

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28 dicembre 2009

NATALE IN AZIENDA PER I LAVORATORI DELL'EX EUTELIA DI PREGNANA MILANESE





Ex Eutelia- Agile: Natale di lotta





Dopo la sentenza di nomina dei custodi per la ordinaria amministrazione i dipendenti hanno deciso comunque di continuare con il presidio. "Organizzeremo turni di otto ore e non ci mancheranno il panettone e lo spumante" spiega ai microfoni di CNRMedia Angelo Panaria, delegato Fiom-Cgil.
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Un natale in azienda. Lo passeranno i lavoratori dell'Agile-ex Eutelia di Pregnana Milanese, che stamattina, dopo quasi due mesi di occupazione e dopo la decisione del tribunale di Roma, decisione accolta con favore che ha disposto il sequestro dei beni della società e la nomina dei custodi per la ordinaria amministrazione, hanno deciso comunque di continuare con il presidio.

"Abbiamo chiesto l'insolvenza per la gestione disastrosa dell'azienda, per cui la decisione del tribunale ci soddisfa. In attesa di definire una eventuale amminitrazione straordinaria ha tolto almeno la gestione della società dalle mani di questi personaggi che noi abbiamo fin dall'inzio fortemente contestato" spiega Angelo Panaria, delegato Fiom-Cgil dell'ex Eutelia.

Nella riunione con i lavoratori e con il sindacato - aggiunge Panaria - abbiamo comunque valutato di continuare il presidio sino a quando non ci saranno risposte che daranno garanzie lavorative a tutti i 2mila dipendenti circa della società, per cui in questi giorni terremo tute le inizative necessarie a garantire la massima presenza". Natale in azienda, quindi, ma anche vigilia, Santo Stefano e Capodanno.

"Il clima è sicuramente migliore - sottolinea il sindacalista - ma abbiamo ancora parecchi problemi, comunque siamo pronti a incontrare i custodi già dal 28". Operativamente, in questi giorni, per presidiare l'azienda dall'interno i lavoratori organizzeranno turni da otto ore. A chi farà la vigilia verrà dato il cambio a, mezzogiorno del 25 e così via. "La solidarietà" - spiega Panaria - è tanta".

Anche per quanto riguarda la vicina Curia, che nei primi giorni dell'occupazione ha celebrato una messa su questo tema, "noi non chiediamo che le persone e le istituzioni vengano, ma le porte sono aperte e se vorranno farci visita noi li accoglieremo volentieri".

24 dicembre 2009

CNR Media.com

Dal nostro blog:

MONTEPASCHI NEL DICEMBRE 2007 ACQUISTO' PER CIFRE FOLLI IL 2,283% DI EUTELIA.

LAVORATORI EUTELIA/AGILE: COMUNICATO SINDACALE

EUTELIA: SEQUESTRATI DUE MANAGER

EUTELIA-AGILE: PARTONO 1.192 LETTERE DI LICENZIAMENTO

EUTELIA: DIMISSIONI DI TOMMASO POMPEI

EX EUTELIA: OCCUPATA LA SEDE DI PREGNANA MILANESE

EX EUTELIA, BLITZ DI GUARDIE PRIVATE PER SGOMBERARE L'AZIENDA OCCUPATA
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11 dicembre 2009

COMMESSI AL LAVORO IL 25 DICEMBRE. DIOCESI CONTRO UPIM


Verona, negozio aperto dalle 15 alle 20
Il direttore: Come in autogrill, i commessi assunti lo sanno




C’è la data, il 25 di­cembre 2009, e c’è pure l’orario di apertura, dalle 15 alle 20. Lavorare a Natale? I venticinque commessi in organico nel negozio Upim di via Mazzini, a Verona, lo faranno per il quarto anno di fila. «Lo chie­dono i clienti. Ogni volta registria­mo buona affluenza: anzi, per chiu­dere bisogna quasi buttarli fuo­ri… » afferma il direttore Sergio Da­miani. Non sarebbe una novità per un grande magazzino. Ma si tratta del giorno di Natale. E in città alcu­ni storcono il naso. A cominciare dal portavoce della Diocesi, monsi­gnor Bruno Fasani, il quale, inter­pellato sulla questione, tuona: «Ini­ziative simili hanno lo stesso teno­re della decisione con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha detto no al crocifis­so nelle scuole: allora ci siamo tut­ti stracciati le vesti. Anche aprire un negozio a Natale, oppure la do­menica com’è ormai tradizione, si­gnifica cancellare la nostra identi­tà culturale. E mi sembra poco ri­spettoso verso quelle persone che non potranno passare l’intera gior­nata con la loro famiglia perché de­vono recarsi sul posto di lavoro».

Come da contratto Upim, sta scrit­to nero su bianco: «Gli assunti san­no già che il pomeriggio di Natale saranno qui – spiega Damiani – E’ la stessa politica degli Autogrill». Un cliente del negozio, Davide, 37 anni, commentava all’uscita: «Dovremmo essere un paese laico, giusto? Non tutti festeggiano il Na­tale: allora cosa c’è di male se un negozio intende aprire lo stesso?». Risposta di Fasani: «Se ragionia­mo così dobbiamo abolire tutte le feste, pure Halloween o la Festa della Mamma… No, l’individuali­smo non è la risposta». A Fasani si accoda anche il segretario provin­ciale della Cisl, Massimo Castella­ni. «A Natale chi è credente va a Messa, chi non lo è rimane a casa a mangiare il bollito. Rispettiamo le tradizioni, che già se la passano male in questo paese. E poi – con­clude – i negozi sono aperti per tut­to il mese di dicembre anche la do­menica. Mi sembra sufficiente…».

2 dicembre 2009

M.S.

CORRIERE DEL VENETO.IT


Negozi aperti a Natale, Diocesi: Grave come la rimozione del crocifisso

10 dicembre 2009

BTP CONSORZIO ETRURIA, LA "STRANA ALLEANZA"






Per la Lega delle Coop, è «una strana alleanza». Per le due imprese, un'intesa necessaria siglata per «puntare ai grandi appalti nazionali». E' l'accordo tra il Consorzio Etruria, locomotiva delle costruzioni orgoglio della Lega toscana delle cooperativa, e la Baldassini-Tognozzi-Pontello, l'impresa del gruppo di Riccardo Fusi che dall'edilizia privata si è via via esteso fino ad includere gli alberghi Una hotels.

Un accordo giunto a maturazione in un momento di generali difficoltà del settore con lo scopo di sommare assieme i requisiti e le qualificazioni delle singole imprese per concorrere ai più grandi appalti nazionali. A cominciare dagli 800 milioni di euro che si prevedono come base di gara per l'autostrada ionica. Da tempo Consorzio Etruria e BTP stanno sperimentando collaborazioni: dal project milionario sui quattro nuovi ospedali toscani (poi finito male perché sono stati esclusi) alla Manifattura Tabacchi (per la quale si attendono le indicazioni di Palazzo Vecchio) fino al project per le linee 2 e 3 della tramvia. Non è ancora chiaro quale forma giuridica prenderà l'accordo siglato: forse quella di un «consorzio stabile» o magari quelladi «associazione temporanea d'imprese».

Ma il patto tra i due ormai c'è, come scrive il Tirreno di Prato e come confermano da una parte la società cooperativa guidata oggi da Luigi Minischetti e l'imprenditore Fusi dall'altra. Il ruolo dell'ex presidente del Consorzio Etruria Armando Vanni, passato poi nel gruppo di comando della Unicoop Firenze e adesso consulente del gruppo Fusi, sarebbe stato decisivo (un intervento a gamba tesa a scapito di qualcuno ?), accanto a quello di Menischetti, nel portare a conclusione il progetto di una forma più stretta e ambiziosa di collaborazione.

E grazie a questa alleanza gruppo Etruria e BTP possono adesso aspirare a piazzarsi tra i primi cinque posti nella classifica dei colossi nazionali delle costruzioni: insieme possono dichiarare più o meno un miliardo di euro di giro d'affari e un totale di 4mila dipendenti. Requisiti che consentiranno ai due gruppi toscani di mettersi in corsa per i più grandi appalti nel campo delle infrastrutture italiane. «Si tratta di un'alleanza ne cessaria per poter concorrere agli appalti più importanti», si spiega dal Consorzio Etruria. «Un patto per partecipare ai bandi delle grandi opere, che richiedono dimensioni superiori a quelle attuali», dice anche l'imprenditore Fusi.

Eppure alla Lega delle Coop la «strana alleanza» non pare abbia suscitato entusiasmi, Lungi dal promuovere e sostenere l'intesa, il gruppo dirigente di Lega Coop avrebbe finito col prendere semplicemente e freddamente atto della decisione assunta dal Consorzio Etruria di Minischetti. Anzi, anche da parte del Pd toscano sono state sollevate alcune perplessità circa l'opportunità dell'alleanza tra la società aderente alla Lega coop e il gruppo di Fusi.

9 dicembre 2009

Massimo Vanni

La Repubblica - Firenze

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24 novembre 2009

CASSIERA DEL GS RISCHIA COMA DIABETICO PER COLPA DEL PERMESSO NEGATO PER ANDARE IN BAGNO


Ancora un supermercato, ancora un permesso per fare pipì negato. Stavolta niente Esselunga, ma un altro supermercato, il Gs di Viale Monza. Vittima di nuovo una cassiera.


"Ho un'invalidità del 50 per cento perchè soffro di ipertensione, attacchi di panico e ho il diabete alto tanto che non sono idonea a stare sempre alle casse. Quando ho chiesto alla mia responsabile di alzarmi per andare in bagno, lei mi ha negato il permesso, ma io mi sono alzata lo stesso, poi mi sono misurata il diabete ed era talmente alto che mi sono sentita male e sono svenuta"

La donna è stata portata al pronto soccorso, dove le è stata data una prognosi di dieci giorni

"Al pronto soccorso mi hanno detto che ho rischiato il coma diabetico, per questo ho denunciato ai carabinieri la mia responsabile"

Il direttore della filiale Gs di viale Monza non ha voluto commentare la vicenda, ma lo ha fatto Fabrizio Russo, funzionario della Filcams-Cgil di Milano

"Il malore della cassiera del Gs ricorda da vicino il caso della dipendente dell' Esselunga di Milano che lo scorso febbraio aveva denunciato di essersi urinata addosso perchè non le era stato data la possibilità di andare in bagno. C'è un grosso disagio dei lavoratori dei supermercati, dove spesso le condizioni problematiche non vengono trattate in modo adeguato"

A novembre un dipendente del supermercato Esselunga di Viale Umbria aveva tirato un altro oggetto di legno in testa al suo vice direttore perchè non lo lasciava andare in bagno per fare pipì durante il turno di lavoro.

"Qualche mese fa un episodio simile era accaduto in un'altra azienda della grande distribuzione e anche nel gruppo Carrefour da diverso tempo le Rappresentanze Sindacali evidenziano come sempre più spesso, da parte dell'azienda, ci sia una forte sottovalutazione nella 'gestione' di situazioni peraticolarmente delicate: un attegiamento grave e inaccettabile che rischia di aprire una nuova fase nel trattamento dei propri dipendenti da parte di GS"

Il sindacato condanna duramente il comportamento mantenuto dall'azienda ed esprime forte solidarietà alla lavoratrice coinvolta riservandosi di

"mettere in campo tutte le iniziative a tutela della dignità e dei diritti della stessa lavoratrice e di tutti i lavoratori del Gruppo GS/Carrefour. Per fare chiarezza sull'accaduto, è stata avanzata alla direzione aziendale di GS S.p.A., una richiesta urgente di incontro"

Sembra che casi del genere siano piuttosto frequenti nel mondo della gdo, basta farsi un giro su qualche forum di lavoratori che raccontano le loro esperienze. Ma sono cose che non dovrebbero mai succedere.

23 novembre 2009

Arianna Ascione

MILANO 2.0

10 novembre 2009

EX EUTELIA, BLITZ DI GUARDIE PRIVATE PER SGOMBERARE L'AZIENDA OCCUPATA


L'irruzione all'alba nello stabilimento Agile di Roma guidata dall'ex amministratore. L'arrivo della polizia evita lo scontro fisico, ma scoppiano le polemiche.

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I sindacati: "Intimidazioni da squadracce fasciste, il governo intervenga"L'amministratore: "Nessuna violenza da parte nostra, ma lì dentro c'erano degli estranei"

ROMA - Aprire immediatamente un tavolo di confronto presso la presidenza del Consiglio per valutare la situazione dei lavoratori Agile e le prospettive della vicenda ex Eutelia.

A chiederlo è la Fiom-Cgil in una conferenza stampa convocata d'urgenza dopo il blitz di stamattina nello stabilimento romano del gruppo, nel quartiere Tiburtino.

Qui, una dozzina di guardie private guidate dall'ex amministratore dell'azienda, Samuele Landi, ha fatto irruzione poco prima dell'alba cercando con intimidazioni e minacce di mandar via i dipendenti che da giorni occupano la sede per protesta contro licenziamenti annunciati e il ritardo nei pagamenti.

Il blitz dei vigilantes Testimone oculare del blitz è stata, tra l'altro, una troupe del del programma "Crash" di Rai Educational: "Una quindicina di guardie private hanno fatto irruzione urlando e intimando minacciosamente ai dipendenti di uscire. Il gruppo di guardie - racconta la redazione di Crash - dichiarava di essere della polizia. Alla vista della telecamera di un giornalista della Rai, i finti poliziotti guidati dal proprietario dell'azienda Samuele Landi chiedevano alla troupe i documenti. Il giornalista Federico Ruffo si è accorto di non avere davanti dei poliziotti e a quel punto rifiutava di consegnare i documenti e chiamava la polizia".

Arriva la polizia Poco dopo le 4,30, secondo il racconto dei testimoni di "Crash", la polizia arriva in azienda, identifica i componenti della "squadra" e l'ex amministratore e li fa uscire dallo stabilimento. Il filmato dell'irruzione, girato dalla troupe Rai, sarà consegnato alla Digos. A questa testimonianza segue poco più tardi la denuncia della Fiom che parla di "squadraccia": "Con i piedi di porco - accusa la Fiom Cgil - hanno divelto le porte degli uffici, hanno svegliato i lavoratori che presidiavano la sede puntando loro negli occhi le torce elettriche, spacciandosi per poliziotti, chiedendo i documenti, minacciando gli stessi lavoratori e impedendo loro di muoversi. L'immediato arrivo delle forze dell'ordine, chiamate dai lavoratori, ha evitato il peggio visto l'atteggiamento violento e arrogante di questi loschi personaggi".

La versione di Landi Samuele Landi ha fornito nel pomeriggio la sua versione dell'accaduto, spiegando di aver accompagnato in azienda "il servizio di portineria appositamente contrattualizzato", sapendo che l'occupazione "avrebbe dovuto terminare il giorno precedente". Landi aggiunge di aver rimosso il fil di ferro con cui era stata legata la porta principale: "All'interno, con mia sorpresa - afferma l'amministratore - , ho trovato a dormire su brandine, fornite dalla Protezione Civile, e relativa cucina da campo, circa 12-15 soggetti di cui uno solo mi risulta fosse dipendente Agile/Omega, mentre gli altri erano estranei pure a questa azienda, probabilmente appartenenti ai centri sociali". L'amministratore sostiene di aver chiamato a quel punto le forze dell'ordine e contesta l'operato del funzionario di ps secondo il quale si trattava di un'occupazione 'regolare'. "Se qualcuno viene a casa tua, ci si ferma a dormire e mangiare e ti vuole cacciare fuori quando torni è un occupazione regolare?", si chiede Landi. Nell'operazione, dice Landi, nessuno ha usato violenza o minacce che semmai hanno subito lui e i vigilantes: "Sappiate - conclude l'amministratore rivolto a politici e sindacati che hanno criticato il blitz - che ne abbiamo TUTTI abbastanza di coloro che fanno della nostra casa, la loro casa, il nostro letto il loro letto e di tutti i nostri beni i loro beni.....".

La vertenza - L'irruzione romana rappresenta il punto più alto della tensione raggiunta in una vertenza nazionale che al momento non vede sbocchi. L'Agile (gruppo Omega) è una delle aziende che ha rilevato di recente attività, debiti e dipendenti dell'ex Eutelia, grande azienda delle telecomunicazioni con sedi e stabilimenti in tutta Italia: oltre Roma, Pregnana Milanese, Bari, Napoli e Ivrea. Con l'ultimo piano di ristrutturazione, il gruppo ha deciso di mettere in mobilità 1.992 dipendenti e inoltre da luglio non paga gli stipendi. Per questo sono in corso proteste e occupazioni nelle varie sedi. Non sono serviti a nulla neppure gli incontri al ministero, nell'ultimo dei quali il gruppo si era impegnato a versare le retribuzioni entro ottobre.

Le reazioni sindacali Durissimi i commenti da tutto il mondo sindacale, dalle istituzioni e dalla politica al blitz di Roma. Gianni Rinaldini per la Fiom e Susanna Camusso per la Cgil nazionali hanno parlato di "squadrismo al di fuori delle regole democratiche". Con la Cgil, anche la Fim Cisl chiede l'intervento della presidenza del consiglio, parlando di "fatto gravissimo e inaccettabile", di un "atto intimidatorio che richiama logiche violente estranee alla vita sindacale e alla storia democratica del nostro paese". Fiom e Fim, con la Camera del lavoro Roma Est hanno presentato un esposto congiunto alla procura. Di "ignobile aggressione" parla la Uilm che giudica il blitz "il risultato della giustizia fai-da-te" il cui rischio era connesso all'autorizzazione delle ronde.

Le reazioni politiche "Un fatto gravissimo - ha detto Anna Finocchiaro, capogruppo pd al Senato - di imbarbarimento dei rapporti tra le parti sociali, contro il quale tutte le forze politiche devono mobilitarsi". Finocchiaro chiede che il governo riferisca alle Camere sulla vicenda. Di "atto vergognoso e infame" parla Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista-Se: "E' la prima volta dai tempi del fascismo che una fabbrica viene sgomberata da una squadraccia paramilitare privata". Dichiarazioni di condanna sono arrivate da moltissime sigle della sinistra, dai presidenti delle Province di Roma, Viterbo e Arezzo, da esponenti sparsi di Pd e Italia dei valori, liberali Rete riformista.

Le reazioni di Eutelia La società Eutelia, dal canto suo, "si dichiara estranea" al blitz dell'alba, ma lo considera "il deprecabile epilogo di una situazione gravissima" più volte segnalata alle autorità. Secondo Eutelia, i dipendenti Agile che occupano l'azienda "stanno impedendo di fatto l'accesso ai locali dell'intero stabile" e dunque anche a lavoratori e servizi che non hanno a che fare con la vertenza.

Lo sciopero Il 17 novembre i lavoratori del gruppo Omega, di cui fa parte anche Agile (ex Eutelia) incroceranno le braccia e scenderanno in piazza con una manifestazione nazionale a Roma per denunciare il mancato pagamento dello stipendio e dei contributi previdenziali da tre mesi.

10 novembre 2009

La Repubblica.it - Affari&Finanza

Agile-ex Eutelia: Blitz dei vigilantes contro l'occupazione dei dipendenti

GUARDA IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA DELLA FIOM

Video su youtube

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09 novembre 2009

DISDETTA DELL'INTEGRATIVO CARREFOUR-GS CONDANNATA



DISDETTA del contratto integrativo fuorilegge.




Il colosso della grande distribuzione, Carrefour-Gs, dovrà applicare comunque l'accordo che aveva revocato unilateralmentee riconoscere ai lavoratori del gruppo dai 500 ai 1.000 euro a testa in più.

Il giudice del tribunale del lavoro di Torino ha dichiarato antisindacale la disdetta dell'integrativo nazionale da parte del colosso francese della grande distribuzione. Il provvedimento ha valenza nazionale e riguarda 26.000 lavoratori, di cui 6.500 in Piemonte. Il giudice ha stabilito che Carrefour-Gs dovrà riapplicare il contratto dal giorno stesso in cui e' stato sospeso, cioè dal 10 ottobre. Contro la disdetta i dipendenti avevano fatto due giorni di sciopero nazionale nel mese di ottobre, poi il ricorso, promosso unitariamente dai sindacati torinesi, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisle Uiltucs-Uil, con il sostegno di quelli nazionali.

«Siamo soddisfatti - commenta il segretario generale della Uiltucs Piemonte, Giannantonio Pezzetta - perché si sarebbero persi tutti gli effetti a favore dei lavoratori, prodotti negli anni dalla contrattazione. Ci sarebbe stato il rischio, inoltre, di una ricaduta anche negli altri gruppi della grande distribuzione. Ora dovremo rinnovare il contratto perché era scaduto».

Senza il contratto integrativo - spieganoi sindacati-i lavoratori avrebbero perso una cifra annuale fra i 500 e i 1.000 euro, legata prevalentemente al salario variabile, gran parte delle maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo, la retribuzione delle pause e avrebbero ricevuto il 75 per cento anziché il 100 per cento per la malattia dal quarto al dodicesimo giorno. «La denuncia di attività antisindacale - dice Pezzetta - è dovuta al fatto che, mentre era in corso da quattro mesi una trattativa sugli ammortizzatori sociali e sulla richiesta di deroghe ad alcuni istituti contrattuali in alcuni centri particolarmente colpiti dalla crisi, Carrefour-Gs ha venduto alcuni ipermercati del Sud, in Puglia e Basilicata. Sono così venute meno le ragioni di uno scambio. A quel punto l'azienda ha disdetto il contratto».

La pensano in modo diverso i vertici del colosso della grande distribuzione: «Il giudice ha ritenuto legittima la disdetta del contratto integrativo, ha solo spostato l'efficacia al 31 dicembre 2009», sottolinea Francesco Quattrone, direttore risorse umane di Carrefour. «Dalla lettura completa della sentenza - osserva - si capisce chiaramente che la società ha legittimamente disdettato il contratto e ha tenuto un comportamento corretto. Il giudice non ha mosso alcuna censura al piano aziendale realizzato in favore dei propri collaboratori, ma ne ha spostato l'efficacia al primo gennaio rispettando un accordo tra Confcommercio e confederazioni sindacali per evitare situazioni di crisi nel 2009»

8 ottobre 2009

(r.t.)

La Repubblica.it


Esito udienza torino 15 ottobre