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20 marzo 2015

COOP ADRIATICA, ESTENSE E NORDEST: I CDA VOTANO PER LA FUSIONE


Nasce un colosso Coop tutto emiliano con 4,2 miliardi di fatturato, 26mila dipendenti, 3,5 miliardi di prestito sociale







Questa volta pare quella buona. Oggi si sono riuniti i Cda di Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest nelle loro rispettive sedi e hanno votato unanimemente una delibera di indirizzo, il primo passo di un percorso che porterà le tre coop del Distretto Adriatico a fondersi in un'unica realtà. Stiamo parlando d'una mega coop con 4,2 miliardi di fatturato, quasi 20.000 dipendenti, 334 punti di vendita di cui 45 ipermercati, 2.600 soci di cui circa 460.000 soci prestatori per un prestito sociale complessivo di 3,5 miliardi di euro. I punti vendita sono presenti in Emilia, Veneto, Friuli, Lombardia, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata e attraverso partnership con altre coop, anche in Sicilia, Campania e Lazio.

Si è parlato spesso in passato di fusioni nel mondo delle coop della Gdo, ma alla fine non se n'è fatto nulla. Svanita la fusione delle coop del Distretto Nordest, forse solo voci per quella tra Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno. Si è parlato anche di una fusione tra Coop Estense e Nordest, ma l'arrivo di Coop Adriatica, la realtà del mondo coop più efficiente dinamica e rappresentativa, dà a questa fusione uno spessore assai rilevante. L'asse in Coop Italia, già fortemente sbilanciata a favore delle Coop emiliane, rischia di diventare monopolizzante, con l'altro colosso, Unicoop Firenze, sempre più isolata e confinata in una sola regione.
 
Coop Estense, che tra le tre realtà è quella con i problemi maggiori, è alle prese con una ristrutturazione degli organici dei punti vendita in Puglia dove sono a rischio ben 230 dipendenti. Sarà interessante vedere come nella fusione verranno gestiti i naturali esuberi che saranno tutti amministrativi e dirigenziali. Si adopererà anche in quella circostanza il metodo pugliese?


20 marzo 2015


27 dicembre 2012

I CINESI ALL'ATTACCO DELLE COOP


I cinesi si sono messi in testa di conquistare una fetta del mercato italiano della grande distribuzione, sicuri di riuscire ad offrire un rapporto qualità-prezzo in grado di attirare i consumatori.

Si presentano con un proprio marchio, Yi Gou, e nel loro neo-megastore ferrarese è possibile trovare veramente di tutto e a poco prezzo.



I cinesi all'attacco delle coop. Portano la guerra perfino nel cuore del loro impero, l'Emilia-Romagna. I vertici cooperativi, a cominciare dal numero uno di Coop Italia Vincenzo Tassinari, sono in subbuglio perché il segmento del consumo risente del calo del potere d'acquisto e registra la prima crisi dei fatturati dal dopoguerra. Sarebbe tempo di leccarsi le ferite e reagire. Invece arrivano i cinesi e potrebbero assestare un duro colpo alla grande distribuzione italiana, cioè alle Coop ma anche a Esselunga e a Conad, Carrefour, Auchan.

I cinesi si sono messi in testa di conquistare una fetta del mercato italiano della grande distribuzione, sicuri di riuscire ad offrire un rapporto qualità-prezzo in grado di attirare i consumatori. In effetti a Ferrara hanno già avuto successo, hanno aperto un ipermercato e i concorrenti dopo l'iniziale sorpresa stanno cercando di reagire. Il fatto è che questa volta i cinesi non copiano né fanno operazioni subdole. Si presentano con un proprio marchio, Yi Gou, e nel loro neo-megastore ferrarese è possibile trovare veramente di tutto e a poco prezzo.

Su una superficie di oltre 1.400 metri quadrati sono presenti più di seicento articoli, dalla casa all'abbigliamento, dalla cancelleria al make-up. Il centro commerciale è aperto ogni giorno dalle 9.00 alle 20.00, con orario continuato.

La struttura ferrarese è un ipermercato-pilota, è l'anello di una catena che dovrebbe in breve tempo ramificarsi lungo la penisola. Altre sedi commerciali Yi Gou sono operanti tra l'altro a Senigallia, nelle Marche, e a Osimo, dove è avvenuto un singolare episodio: un uomo che aveva rubato merce per 200 euro quando è stato scoperto da una della cassiere ha iniziato a denudarsi e masturbarsi, nel tentativo di spaventare le donne presenti all'interno del locale e crearsi una via di fuga. Ma poco distante stava transitando una pattuglia dei carabinieri, fermata da alcune donne che erano fuggite piangendo dal supermercato. Così il ladro masturbante è stato arrestato.



27 dicembre 2012

Giorgio Ponziano

Italia Oggi


05 ottobre 2012

AI GIGLI UN SIT-IN CONTRO LE LIBERALIZZAZIONI DEGLI ORARI

Domenica 7 ottobre, dalle 14 alle 18, è stato organizzato un sit-in per protestare contro il decreto che liberalizza le aperture nel settore del commercio. La manifestazione si terrà in una porzione del parcheggio concessa dal centro commerciale I GIGLI.



CAMPI BISENZIO (Firenze) – Domenica 7 ottobre, dalle 14 alle 18, è stato organizzato un sit-in per protestare contro il decreto che liberalizza le aperture nel settore del commercio. La manifestazione si terrà in una porzione del parcheggio concessa dal centro commerciale I GIGLI.

Le famiglie dei lavoratori del settore del commercio (e di quelle attività che nei festivi comunque lavorano) hanno scelto il centro commerciale I GIGLI per un sit-in organizzato per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle difficoltà di quanti sono obbligati a fare i conti con gli orari di lavoro.
La manifestazione si terrà dalle 14 alle 18 in una porzione di parcheggio appositamente riservata a tale scopo concessa dal centro commerciale I GIGLI agli organizzatori del sit-in che sarà caratterizzato come una giornata di festa che intende coinvolgere le famiglie tra palloncini, musica, momenti ricreativi per i più piccini.

“Abbiamo deciso di ospitare questa forma di manifestazione perché dopo 15 anni I Gigli sono ormai una parte integrante del territorio – spiega Yashar Deljoye Sabeti direttore del centro commerciale – non c’è da scandalizzarsi se qualcuno ha scelto I Gigli come piazza pubblica, come luogo di incontro tra le persone perché tutto questo I Gigli lo sono davvero. La contestazione, la protesta, il diritto ad esprimere le proprie opinioni fanno parte della vita quotidiana di una società civile e democratica. Per questo siamo felici di ospitare anche questo sit-in, fra l’altro, proprio nel giorno finale della rassegna Job Zone dedicata a quelle migliaia di persone che sono senza lavoro e che cercano disperatamente una soluzione al loro problema”.



5 ottobre 2012  




01 agosto 2012

METRO ITALIA CASH & CARRY DISDETTA IL CONTRATTO INTEGRATIVO

Fa ormai tendenza quella di disdettare il contratto integrativo nella GDO e abbiamo un esempio significativo anche nel mondo Coop, con Coop Estense





L’azienda di vendita all'ingrosso di prodotti Food e No Food, METRO Italia Cash & Carry, ramo italiano della multinazionale di Dusseldorf, ha annunciato la disdetta dell’insieme della contrattazione di secondo livello, mettendo a rischio così più di 40 anni di accordi sindacali.


Dura la reazione delle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil che hanno immediatamente proclamato lo stato d’agitazione: una giornata di sciopero in tutte le unità produttive METRO Italia per il prossimo 6 ottobre, nonché altre 12 ore di sciopero da svolgersi senza ulteriore preavviso entro il 30 settembre con le modalità che verranno stabilite dalle rappresentanze sindacali aziendali.

“Le forti difficoltà economiche del momento non giustificano un atto così drastico e unilaterale, che mette in discussione diritti e tutele dei quasi 5mila dipendenti” è il commento della Filcams Cgil alla notizia della disdetta della contrattazione di secondo di livello di Metro Italia.

“Non condividiamo la scelta di Metro Italia, azienda solida e da sempre attenta alle relazioni sindacali. Non e' questo il modello "tedesco" che abbiamo in mente: esistono soluzioni negoziali, che possano soddisfare le esigenze del mercato, senza rinunciare ai diritti dei lavoratori”.

“Come organizzazioni sindacali, siamo disponibili a riavviare una trattativa che possa individuare un’alternativa, per arrivare alla definizione di un contratto integrativo condiviso da entrambe le parti”.

Nei prossimi giorni, saranno organizzate assemblee informative in tutti i punti vendita, sparsi su tutto il territorio nazionale, isole comprese.



31 luglio 2012

Filcams-Cgil




11 luglio 2012

PANORAMA, I SINDACATI: «NESSUNA ASSUNZIONE FESTIVA»


I lavoratori di Panorama vincono la causa sulle ore di permesso sindacali spettanti


Per noi che lavoriamo in Unicoop Firenze è interessante notare che la Filcams-Cgil, quando vuole, le vertenze per condotta antisindacale le fa senza problemi.


Le ore di permesso sindacale spettano ai lavoratori di Panorama. E le assunzioni per il week end per ora sono un miraggio. La Corte d'Appello il 3 luglio si è pronunciata a favore dei sindacati Filcams-Cgil (rappresentati da Andrea Stramaccia), Uiltucs-Uil (avvocato Lucia Maria Chiaffi) e respingendo quindi il ricorso presentato da Panorama (avvocato Maurizio Olivetti). Già nel 2010 aveva dichiarato "antisindacalità della condotta tenuta da Panorama per aver disapplicato in modo illegittimo la clausola relativa ai permessi sindacali retribuito nel contratto integrativo del 2004".

La sentenza è stata illustrata ieri da Elisa Luppino della Filcams e da Bruno Bettocchi della Uil i quali hanno inoltre evidenziato che nella grande distribuzione nessuno stia rinnovando i contratti integrativi (vedi Unicoop Firenze - nota blog). «Questa sentenza - ha detto Bettocchi - ha rilevanza nazionale e possiamo definirla una sentenza pilota. I tempi sono stati lenti ma utili. Chiaramente non c'è urgenza come in altre vertenze».

Panorama, situato all'interndo dei Gigli, occupa 172 addetti e per ora, secondo i sindacati, non è stata fatta nessuna assunzione per le domeniche di apertura.




11 luglio 2012

M. Serena Quercioli

La Nazione


27 marzo 2012

SUPERMERCATI E GDO: LE PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE CHE STROZZANO I PRODUTTORI



In allegato una breve raccolta di documenti originali nei quali si mostra la realtà concreta delle pratiche commerciali inique qui di seguito descritte



Ilfattoalimentare ha già dedicato idue articoli al “decreto liberalizzazioni”, che definisce i termini inderogabili di pagamento dei prodotti agricoli e alimentari (30, 60 giorni) e vieta una serie di pratiche commerciali manifestamente scorrette che la GDO è solita imporre ai fornitori. Uno studente dello IULM di Milano, Arnaldo Santi, ha voluto condividere un capitolo della sua tesi di laurea dedicato a queste pratiche commerciali.

Riportiamo in allegato una breve raccolta di documenti originali nei quali si mostra la realtà concreta delle pratiche commerciali inique qui di seguito descritte .

INSERIMENTO PRODOTTI (“LISTING FEE”)

Al fornitore viene richiesto di pagare un contributo affinché il suo prodotto sia inserito a scaffale. In molti casi risulta che i “listing fee” siano pretesi ogni anno per garantire la presenza del prodotto sugli scaffali, a prescindere da impegni di acquisto o fatturato. Si tratta di vere e proprie barriere all’accesso al mercato, il cui costo è variabile tra gli 800 e i 1.500 € per ogni prodotto per ciascun punto vendita. Facendo un pò di calcoli il sogno di ogni impresa di essere presente nell’intera rete della distribuzione moderna (22.000 punti vendita), richiederebbe un investimento variabile da 17 a 33 milioni di euro (dati de “Il Sole 24 Ore”) .

SCONTI “DI FINE ANNO”

È prassi comune dei supermercati pretendere sconti retroattivi (o “premi”) di fine periodo, indipendentemente dal raggiungimento di obiettivi di fatturato o di volumi di vendita. Questo sconto, richiesto a fine anno dalla Catena/Centrale di acquisto, incide in misura anche significativa, oltreché imprevedibile, il problema non è solo la redditività ma anche l'impossibilità di programmare gli investimenti .

SCONTI PER IL RISPETTO DEI TERMINI DI PAGAMENTO

Prima ancora dell’entrata in vigore del decreto liberalizzazioni, il d.lgs. 231/2002 fissava in 60 giorni dalla consegna il termine massimo di pagamento degli alimenti deperibili. Nessuna autorità però vigilava sul rispetto di questo termine (come è ora invece previsto faccia l’Antitrust, all’art. 62 del D.L. 24.1.12 n. 1). In assenza di controlli alcuni catene di supermercati pretendono uno sconto non solo per pagare le merci nei termini pattuiti, ma anche per rispettare i termini di legge.

SCONTI NON CONCORDATI

Un esempio per tutti, nel mese di luglio 2009 il gruppo Carrefour Italia “per affrontare la crisi dei consumi che sta colpendo molte famiglie italiane ha deciso di premiare la fedeltà dei propri clienti con sconti sulla spesa applicati a tutti i possessori di Carta Spesamica. Questa attività verrà effettuata nel mese di agosto 2009. Il gruppo Carrefour, al fine di remunerare questa iniziativa promozionale decisa unilateralmente, ha richiesto un contributo straordinario - a tutti i fornitori delle merceologie fresche quali Ortofrutta, Carne, Pesce, Salumi e Formaggi, Gastronomia e Panetteria - ovvero uno sconto pari al 20% sul consegnato di una settimana.”

È il classico esempio di sconto retroattivo imposto unilateralmente dalla catena di distribuzione per remunerare una propria iniziativa commerciale.

NUOVE APERTURE, RINNOVO LOCALI

In occasione dell’apertura di nuovi punti di vendita, del loro ampliamento o del rinnovo dei locali, la GDO chiede ai fornitori la remunerazione di presunte attività di co-marketing sui prodotti.

Di fatto al fornitore viene richiesto di contribuire agli investimenti fatti dal supermercato, a prescindere dalle effettive ricadute positive sulle vendite dei suoi prodotti.

APPLICAZIONE DI ‘PENALI’ PER PRESUNTI DIFETTI DELLE MERCI

Alcune catene della GDO inviano ai propri fornitori lettere di contestazione tardiva dicendo che, a causa di “prodotti forniti non idonei alla vendita”, è stata trattenuta a titolo di “penale” una parte delle somme dovute per le forniture. Spesso senza indicare quali sono i prodotti “non idonei alla vendita” (referenza, data e luogo di consegna, numero di lotto), né i motivi. I prodotti non vengono resi e non viene data possibilità di verificare gli addebiti.

MIGLIORIE TECNICHE

Ai fornitori sono richiesti ulteriori sconti in ragione di soluzioni tecniche che la catena di supermercati adotta per rendere più efficiente la gestione amministrativa dei documenti di vendita. In buona sostanza, il cliente pretende che i fornitori contribuiscano alle sue proprie spese di aggiornamento di 'software' (!)".


TRASFERIMENTO A MONTE DEGLI ONERI AMMINISTRATIVI

In un periodo dove il costo del lavoro è una voce di bilancio importante, alcuni distributori trasferiscono agli uffici amministrativi dei fornitori l’onere di calcolare gli ‘sconti’ e i ‘premi’ da detrarre dalle somme dovute. Nonostante i fornitori paghino i cosiddetti “servizi di centrale” (che dovrebbero appunto comprendere la gestione e il coordinamento centrale di fatture e sconti).

A quanto pare i fornitori agro-alimentari in Italia sono costretti ad accettare un'ampia varietà di ‘sconti’ che la GDO si arroga e ‘porta in compensazione’ con le somme dovute per le merci ricevute. A ciò si aggiungono i ritardi di pagamento, che costringono i fornitori a ulteriori esposizioni debitorie con le banche. Il concetto di ‘fair trade’ pare assai lontano da questa realtà.


In allegato alcuni esempi di pratiche scorrette analoghe a quella che segue.


10 febbraio 2012

Dario Dongo

Il Fatto Alimentare



12 marzo 2012

IL SEGRETO DI MERCADONA E' IL SUCCESSO CONDIVISO

L’Italia interessa anche per la possibilità di sviluppo di una categoria che non trova eguali in Europa

Il caso del gruppo spagnolo della grande distribuzione, Mercadona che ha diffuso i dati di bilancio:

- 6.500 nuovi assunti nel 2011 tutti con contratto indeterminato;

- ha aumentato il suo fatturato fino ad arrivare a 17,831 miliardi di euro, un 8% in più rispetto all’anno precedente;

- aumento di produttività dell’azienda è stato del 2%, che ha avuto un impatto positivo sull’ utile netto arrivando a 474 milioni di euro;

- ha generato un utile lordo di 922 milioni di euro, che sono stati distribuiti come segue: 223 milioni di euro ai lavoratori per bonus raggiungimento obbiettivi, 225 milioni di euro destinati alla società sotto forma di tasse e 474 milioni di euro che per la maggior parte, esclusi i dividendi agli azionisti, sono stati depositati nelle casse dell’azienda per aumentare le proprie risorse e disporre di un’azienda sempre più solida.


Come previsto mercoledì 7 Marzo Mercadona ha diffuso dati che riguardavano gli esiti di bilancio dell’anno appena trascorso, ma nel comunicato stampa si è dato risalto a ciò che oggi più importa al consumatore spagnolo, ed in generale a tutta la Spagna: l’occupazione. Con un tasso di disoccupazione al 20% (il più alto d’Europa) il gruppo ha tenuto a sottolineare che “Mercadona ha creato 6.500 nuovi posti di lavoro nel 2011, tutti con contratto indeterminato, che fa raggiungere l’azienda a quota 70.000 lavoratori.” […] “Dei 6.500 nuovi posti di lavoro, il 40% é formato da minori di 25 anni. Ciò manifesta l’intenzione dell’azienda di riattivare il lavoro giovanile.”

L’impatto comunicativo è molto chiaro: in questa situazione dove il 64% della popolazione spagnola (Fonte Tve) è convinta che la crisi nei prossimi sei mesi sarà peggiore del passato, ci si deve ancorare a Mercadona. E’ giusto, è la strada obbligata che va intrapresa in termini comunicativi per poi passare a dichiarare i numeri positivi che hanno contraddistinto il 2011: “la compagnia, in questi ultimi dodici mesi, ha aumentato il suo fatturato fino ad arrivare a 17,831 miliardi di euro, un 8% in più rispetto all’anno precedente. Per di più ha venduto 9,101 miliardi di kg e litri, un 7% in più rispetto al 2010. Come conseguenza delle misure adottate durante l’anno, l’aumento di produttività dell’azienda è stato del 2%, che ha avuto un impatto positivo sull’ utile netto arrivando a 474 milioni di euro, un 2.9% delle vendite e un 19% in più che nel 2010.”

Il successo se condiviso ha un gusto migliore” Juan Roig

Questo significativo slogan spiega in modo pieno quello che è da sempre l’atteggiamento del gruppo verso i propri dipendenti. L’attaccamento all’azienda ricorda un po’ a quello che hanno i dipendenti di Esselunga nel nostro Paese, ed entrambi, sebbene con le loro nette differenze, hanno dei punti di contatto: da un lato il livello retributivo medio che supera la media delle altre aziende, ognuna nel suo Paese. Dall’altro i bonus che le aziende elargiscono ai propri dipendenti. Ebbene nel comunicato del 7 Marzo, in un momento delicato come quello spagnolo in termini occupazionali e con misure legislative che il nuovo Governo si sta apprestando a porre in essere (perché necessarie), si è spiegato che “l’attività di Mercadona ha generato un utile lordo di 922 milioni di euro, che sono stati distribuiti come segue: 223 milioni di euro ai lavoratori per bonus raggiungimento obbiettivi, 225 milioni di euro destinati alla società sotto forma di tasse e 474 milioni di euro che per la maggior parte, esclusi i dividendi agli azionisti, sono stati depositati nelle casse dell’azienda per aumentare le proprie risorse e disporre di un’azienda sempre più solida.” Una quota così importante degli utili redistribuita non si è mai sentita a memoria, è una somma decisamente fuori dalla normalità, ed è spiegata nella seguente maniera: “Questa forma di condividere gli utili risponde alla verità universale che “prima di chiedere ed esigere, è imprescindibile dare”, verità universale che l’azienda applica dal 1993, anno in cui s’instaurò il modello di Qualità Totale”. Il comunicato ha infine accennato allo sviluppo della rete compiuto nello scorso anno, “la compagnia ha terminato l’esercizio con 1.356 supermercati, 46 negozi netti in più che nel 2010, conseguenza dell’apertura di 60 supermercati e chiusura di 14. Un’altra parte importante degli investimenti è stata destinata all’attrezzatura e ristrutturazione di 39 supermercati per adattarli agli standard attuali dell’azienda, come anche alla finalizzazione della costruzione del nuovo magazzino di Villadangos del Páramo (León) ed alla costruzione di quelli di Guadix (Granada) e Abrera (Barcellona)”. La chiusura è tutta del Presidente Juan Roig il quale ha precisato che è necessario che tutti affrontino la sfida di capire “che il successo dipende da ognuno di noi e se c’è qualcosa di cui sono convinto è che per costruire il futuro di cui ha bisogno il nostro Paese dobbiamo disporre la nostra abilità, conoscenza e sforzo al servizio degli altri senza bisogno che nessuno lo chieda”. Juan Roig ha aggiunto che “per questo tutti i dirigenti e Interfornitori di Mercadona ci siamo posti come obbiettivo individuale lavorare su cosa può fare ognuno di noi per la Spagna nel 2012, poiché è il momento dei fatti e non delle parole, perché l’esempio trascina”.

E dell’Italia? Come i nostri lettori potranno comprendere la Spagna è impegnata in altri pensieri oggi più importanti dell’approdo del loro maggior Retailer alimentare nel Bel Paese, in ogni caso il dott. Generali, direttore delle relazioni esterne internazionali del Gruppo ha spiegato a GDONews che “Mercadona è molto interessata al mercato italiano poiché ci sono delle grandi aziende e molto ben gestite. È un mercato dal quale Mercadona potrebbe imparare molto, soprattutto per quanto riguarda i freschi, settore dove Mercadona sta mettendo grande impegno per aumentare le proprie vendite”. Nel confermare l’interesse per l’Italia il dott. Generali non ha voluto però svelare in termini di ufficialità né nomi di aziende da acquisire né i luoghi, com’è giusto che sia in questa delicata fase di approdo, ma quello che abbiamo compreso e’ che arriverà.



11 marzo 2012

Andrea Meneghini

GDO News


Vedi anche:
Mercadona pronto a fare shopping in Italia


16 luglio 2011

APRIRE DI DOMENICA E' SEMPRE E COMUNQUE CONVENIENTE?

Il caso della spagnola Mercadona ci dice il contrario non solo sul lavoro domenicale, ma anche sull'uso dei part-time e sulle retribuzioni. Un altro modo di concepire il lavoro dipendente.


Il problema lo pose dal suo punto di vista il nostro presidente Campaini, che ne faceva una questione etica, almeno in apparenza, ma si capiva che era anche un discorso legato al costo del lavoro domenicale.

Siamo convinti che nella tornata di contratti in corso, cercheranno di accontentarlo. Invitiamo però tutti a riflettere sull'intervista a Giuseppe Brambilla di Civesio, amministratore delegato del gruppo Carrefour Italia, della quale pubblichiamo alcuni significativi stralci.


[...] Giuseppe, che lezione possiamo trarre da Mercadona, il leader spagnolo dei supermercati, e dal suo modo sociale di operare? Come credi che le aziende italiane possano confrontarsi sulle aperture o le chiusure, nel caso di Mercadona, dei punti di vendita la domenica?
Mercadona, per quanto posso percepire io, dall'esterno, è un'azienda che ha sviluppato un modo di lavorare molto specifico. Sviluppa, per esempio, una politica salariale aggressiva: gli stipendi dei suoi addetti sono i più alti del mercato spagnolo, soprattutto per quelli con la più alta fedeltà e anzianità aziendale. E ha stretto un rapporto forte con tutti loro. È forse un po' paternalista, ma molto efficace. Aggiungiamo che è un'azienda che non fa comunicazione esterna tradizionale, ma i collaboratori sono molto incentivati a parlare con i clienti: sono, di fatto, i suoi portavoce, i suoi ambasciatori. In questo contesto, penso che Mercadona possa preferire non avere un supermercato con un orario di vendita troppo esteso nella settimana, altrimenti dovrebbe usare personale interinale o part time, con un diverso rapporto con l'azienda, con l'imprenditore e con il suo sistema di fedeltà. Un lavoratore interinale difficilmente sarà un ambasciatore dell'insegna, è bene dirlo. Con il ruolo di ambasciatori, la domenica, giustamente, i lavoratori di Mercadona si riposano e passano la giornata in famiglia, come, mi sembra, sia il dettato del presidente, Juan Roig. Se Mercadona fosse un Autogrill e dovesse stare aperto 24 ore su 24, il rapporto degli addetti con i clienti sarebbe diverso.

Pensi che una simile proposta possa essere attuata?
Messa così sì, anche se bisogna aggiungere che in un simile contesto l'impresa dovrebbe avere una visione ancor più spinta, socialmente parlando.

Cioè?

Il sistema, le aziende stesse devono, per esempio, permettere alle lavoratrici di fare anche le mamme ai lavoratori di fare anche i papà. Forse dovrebbero concedere più elasticità al rapporto di lavoro e, fors'anche, un reddito più alto, visto che i lavoratori, a loro volta, sono anche consumatori.

Come ha fatto Mercadona che ha aperto le nursery per ogni centro di distribuzione. Magari aggiungendo le isole di lavoro.
Certo, ma anche lo Stato dovrebbe incidere di più sul rapporto con i cittadini e i lavoratori. Prendiamo il caso dei permessi di paternità, che nei pae­si del nord Europa sono obbligatori: se un lavoratore sceglie di presentarsi lo stesso al lavoro l'azienda non gli eroga lo stipendio e, quindi, tutti scelgono di rimanere a casa. In Italia il permesso di paternità viene poco utilizzato perché non sufficientemente vantaggioso. Potrebbe essere remunerato al 70% dello stipendio e reso obbligatorio. Lo stesso vale per chi va in maternità o rientra per lo stesso motivo in azienda: queste persone dovrebbero essere libere di ritagliarsi autonomamente le fasce orarie di lavoro. Ma lo Stato e le regioni devono agevolare le imprese che volessero usare più elasticità nei rapporti con i lavoratori. Vogliamo, per esempio, parlare dei vincoli di applicazione del telelavoro?

GLI ACQUISTI SPECULATIVI


La riduzione delle promozioni è un problema della singola azienda o dell'insieme del sistema Idm-Gda? (Industria di marca - Grande distribuzione associata - nota blog)
Di entrambi, ma dipende anche di che formati commerciali stiamo parlando. Molti retailer, come sai, lavorano quasi esclusivamente su acquisti speculativi e su questi hanno costruito la loro fortuna, gestendo in modo aggressivo le promozioni. Se smettessero di farle avrebbero seri problemi. [...]


Leggi l'intervista completa


7 giugno 2011

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Mark Up

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CARREFOUR RILANCIA IL FORMAT IPERMERCATO ANCHE IN ITALIA

Mentre in Unicoop Firenze e altrove si esce dal format iper e dai settori non food preferendo locare la superficie in eccedenza, sbarca anche in Italia il nuovo format ipermercati «Planet» di Carrefour.

Carrefour a Paderno Dugnano inaugura ufficialmente il primo Carrefour planet italiano, il nuovo format di ipermercato lanciato lo scorso anno in Francia e suddiviso per shop-in-shop


Anche in Italia arriva il formato planet, la nuova generazione dell'ipermercato che, secondo Carrefour, rappresenta il modello di riferimento del prossimo futuro, per questo canale, nei Paesi occidentali.

Oggi a Paderno Dugnano (Mi), nello storico negozio che si sviluppa su una superficie di 11.500 mq, viene inaugurato il primo Carrefour planet italiano che utilizza i criteri adottati, lo scorso anno, a Ecully e Venissieux (nella regione lionese, in Francia) e rivelatisi vincenti.
Sul numero 27 di Gdoweekm@il, disponibile da lunedì, sarà pubblicata una dettagliata recensione dello store e delle sue caratteristiche, illustrate da immagini ed interviste.

Shop-in-shop
La realizzazione di uno store più attraente e coinvolgente passa per l'implementazione di nove shop-in-shop specializzati (mercato, bellezza -già attivato a metà giugno, con lo spazio Nivea, messo a punto da Majrani Europe- bio, surgelati, moda, bebè, casa, elettronica di consumo e stagionali) e l'implementazione di nuovi servizi.

Obiettivi strategici
In Francia, sono attualmente attivi 40 Carrefour planet che mostrano performance superiori a quelli delle formule tradizionali. L'obiettivo è arrivare, per la fine del 2011, a una rete di 92 Carrefour planet, operativa in Francia, Spagna, Italia, Belgio e Grecia, per riuscire a trasformare, entro il 2013, più di 500 superfici di vendita.



14 luglio 2011

GDOWEEK




26 marzo 2011

EX DESPAR, LA VERTENZA SI COMPLICA: A RISCHIO 600 DIPENDENTI


Nell'ipotesi venisse effettuato l'atto di restituzione a rischio ci sarebbero all'incirca 600 lavoratori



Si complicano nuovamente le cose per i dipendenti dei punti vendita ex Despar, acquisiti dal gruppo casertano della "2C Spa" degli imprenditori Rosario Caputo e Carlo Catone.

Questa mattina, presso l'Ufficio Provinciale del Lavoro di Salerno, si è infatti svolto l'incontro tra la curatela fallimentare ed i vertici dell'impresa casertana, durante il quale si è discusso dell'acquisizione dei 29 punti vendita ex Despar facenti ora capo alla "2C" dopo il fitto del ramo d'azienda firmato con l'allora patron Cavamarket Antonio Della Monica.

La convocazione del tavolo, fortemente invocato dalle sigle sindacali, fa seguito alla richiesta di restituzione dei market ex Despar presenti in Campania, inoltrata alcune settimane fa dalla curatela agli imprenditori casertani titolari della “2C”. Una disposizione aspramente osteggiata dai sindacati, seriamente preoccupati dall’involuzione della situazione lavorativa dei dipendenti coinvolti.

Le notizie emerse nel corso dell'incontro, però, non hanno fatto che peggiorare la posizione delle centinaia di dipendenti dei 29 punti vendita facenti parte del gruppo "2C". La curatela, secondo quanto hanno spiegato i sindacati al termine della riunione, vorrebbe nuovamente rilevare tutti e 29 i punti vendita compresi nell'accordo, e non solo 24, come era stato in un primo momento ventilato.

Nell'ipotesi venisse effettuato l'atto di restituzione, quindi, a rischio ci sarebbero all'incirca 600 lavoratori (i 400 già reinseriti, più i 200 che dovevano rientrare gradualmente), un numero ben più alto di quello inizialmente preventivato (si era parlato prima di 255, poi di 350 posti).

Nei giorni scorsi Franco Tavella ed Antonio De Michelo, rispettivamente segretario provinciale della Cgil e responsabile della Cisl, avevano preannunciato un presidio di protesta nel caso non fossero state prese in considerazione le esigenze delle diverse centinaia di dipendenti che tramite la “2C” erano tornati al lavoro.

Al momento, i sindacati hanno chiesto ed ottenuto di potersi incontrare nuovamente mercoledi prossimo, sempre presso l'Ufficio Provinciale del Lavoro. Un incontro per il quale le parti sociali hanno chiesto anche la partecipazione del giudice Russo, presidente della sezione Fallimentare del Tribunale di Salerno ed a capo del pool di giudici chiamati ad esprimersi sull'iter fallimentare della Holding D'Andrea Company.

Se la situazione per 24 dei 29 punti vendita si era già delineata, la novità di oggi riguarda quindi proprio quei 5 (uno dei quali a Salerno) che in un primo momento non sembravano coinvolti nel processo, e che ora ritornano prepotentemente in ballo. In questo caso, ad essere acquisite dalla curatela fallimentare sarebbero però solo le licenze, visto che i contratti di acquisto sono già in possesso della "2C Spa".

I punti vendita tornerebbero di nuovo nella disponibilità della curatela, che potrebbe indire, nell'arco di tempo di circa 2 mesi, una nuova asta per la loro acquisizione. Tutto però sarà più chiaro nell'incontro previsto tra una settimana.


26 marzo 2011

Giampiero Somma

SalernoinPrima


Vedi anche:

Patto Villani-Della Monica: così Alvi sarebbe diventata Despar

Alvi. Della Monica sceglie il silenzio: «Chiarirò tutto ai giudici»



19 gennaio 2011

PRIMO STOP PER LA GDO, IL 2010 CHIUDE IN FRENATA

Confermate le voci che vedrebbero una tornata di bilanci negativi nel 2010 per la grande distribuzione

Si spiega così anche la mano pesante delle Coop sui contratti integrativi in corso di trattativa, l'iniziativa della newco di Unicoop Firenze e le misere remunerazioni sugli interessi dei libretti del prestito sociale

Tassinari (Presidente del consiglio di gestione di Coop Italia):
«Di fronte a una situazione generale che sembra tenere rispetto ad altri settori – aggiunge – nella grande distribuzione esistono aree di sofferenza se non peggio. Per esempio il sud è veramente una catastrofe e anche al nord i consumi si sono ridotti. Il nostro settore è nel pieno della crisi e il calo delle vendite a rete corrente lo dimostra: per la prima volta le nuove aperture nel 2010 sono state inferiori alle chiusure e questo è preoccupante. Anche i distributori possono fallire e chiudere.»

Il 2010 non si è chiuso bene per il settore della grande distribuzione moderna e le aspettative degli operatori non sono rosee nemmeno per quest'anno. Secondo le ultime rilevazioni di SymphonyIri Group le vendite nei super e ipermercati hanno registrato una flessione dell'1,6% a rete omogenea e, fatto che non capitava da oltre trent'anni, sono scese anche considerando le nuove aperture.

A dimostrazione che, salvo alcuni casi in controtendenza, «anche le aziende della grande distribuzione stanno pagando il prezzo della crisi economica generale: il settore non è anticiclico, come sostengono in molti». A parlare è Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia. «Di fronte a una situazione generale che sembra tenere rispetto ad altri settori – aggiunge – nella grande distribuzione esistono aree di sofferenza se non peggio. Per esempio il sud è veramente una catastrofe e anche al nord i consumi si sono ridotti. Il nostro settore è nel pieno della crisi e il calo delle vendite a rete corrente lo dimostra: per la prima volta le nuove aperture nel 2010 sono state inferiori alle chiusure e questo è preoccupante. Anche i distributori possono fallire e chiudere. È anche possibile che siano rallentati gli investimenti nelle nuove aperture il che può andar bene nelle aree già ad alta concentrazione di negozi, ma non in quelle dove invece sarebbe necessario il loro sviluppo».

Il saldo negativo tra aperture e chiusure è il sintomo che «abbiamo raggiunto livelli di saturazione piuttosto alti – spiega Maniele Tasca, direttore generale di Selex – un fattore che è diventato più critico in una situazione, come quella attuale, di frenata dei consumi. C'è più prudenza da parte degli operatori: diversi sono usciti dai mercati del sud e c'è la tendenza a spostare gli investimenti sulle ristrutturazioni piuttosto che sulle nuove aperture».

Queste ultime stanno portando via quote di mercato alla distribuzione invece che aggiungerne, secondo Francesco Pugliese, direttore generale di Conad. E aggiunge: «Siamo in una situazione veramente di debolezza del settore: scendono i consumi alimentari, il carrello si impoverisce perché le famiglie tendono a preferire prodotti con il miglior rapporto tra prezzo e qualità, e aumenta la pressione promozionale».

Ecco perché il calo delle vendite a rete corrente non stupisce Gianni Cavalieri, nuovo presidente di Interdis, secondo cui, invece che puntare sulle nuove aperture, sarebbe meglio consolidare l'attività dei punti vendita già esistenti. «Il mercato non cambia – spiega Cavalieri –. I consumi scendono, i budget delle famiglie non cambiano e la spesa si ripartisce su un numero maggiore di punti vendita. Ci sono tre fattori da considerare: il paniere della spesa è cambiato, perché sono cambiati gli indici di priorità delle famiglie; l'incertezza economica e occupazionale abbassa inevitabilmente i consumi e si assiste a un reale calo del potere d'acquisto. Serve una politica generale di incentivi al consumo, anche da un punto di vista psicologico».

Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione, aggiunge: «Purtroppo nel 2010 i consumi sono stati molto deboli e ciò ha influito sulle vendite della distribuzione. Le incertezze in ambito lavorativo, la diminuita disponibilità economica e le preoccupazioni per il futuro hanno frenato gli acquisti delle famiglie, inducendole a comprimere anche la spesa alimentare, solitamente più rigida alle variazioni del reddito. La gdo ha tutelato il potere d'acquisto dei consumatori con più promozioni e prezzi più bassi a scapito dei fatturati per sostenere i volumi, determinando però una riduzione degli indicatori di redditività»

Una situazione «complicata», la definisce Barberini, «che si ripete da qualche anno e che rischia di portare a un calo degli investimenti del settore e a una sua minor capacità di creare occupazione. Per uscire da questa condizione occorre una politica di liberalizzazioni dei mercati per abbattere vecchie posizioni di rendita, di sostegno ai redditi delle famiglie per incrementare i consumi e di incentivi agli investimenti per favorire nuove aperture e soprattutto ammodernamenti delle reti commerciali, così da alimentare un indotto di pmi locali e attivare un virtuoso impegno occupazionale»

19 gennaio 2011

Marika Gervasio

Il Sole 24 Ore