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09 novembre 2015

USB VINCE CONTRO UNICOOP FIRENZE LA VERTENZA SUL 4 NOVEMBRE CHE CGIL NON VOLLE FARE

Usb vince la vertenza sul mancato pagamento della festività del 4 novembre contro Unicoop Firenze

Una brutta pagina scritta dalla cooperativa fiorentina e dai sindacati confederali


Forse per pura coincidenza o forse no, si è tenuta proprio lo scorso 4 novembre l'udienza decisiva per stabilire se Unicoop Firenze avesse indebitamente omesso di pagare la festività del 4 novembre, fin dal lontano 1991, alla gran parte dei propri dipendenti.

Il 1991 fu l'anno della sottoscrizione del CCNL di categoria che stabilì la riduzione dell'orario di lavoro da 40 a 38 ore settimanali, cosa che avvenne senza cedere in cambio la retribuzione per la festività del 4 novembre così come invece previsto nel contratto integrativo di Unicoop Firenze del 1985. L'entrata in vigore del suddetto CCNL invalidava perciò quanto stabilito nel contratto aziendale del 1985, restituendo ai lavoratori il diritto di percepire la retribuzione festiva.

Ciò non accadde e ancora ci chiediamo come possa essere sfuggito per così tanti anni alle organizzazioni sindacali firmatarie di quegli accordi, tanto più che il pagamento della fatidica festività avveniva invece per tutti i dipendenti degli ipermercati (sorti dopo il 1991), cosa che avrebbe dovuto rendere ancor più evidente il difetto di Unicoop. In realtà il problema emerse in prossimità della trattativa per il nuovo contratto integrativo aziendale (CIA) del 2013 grazie allo zelo di un delegato Filcams-Cgil. Questi ottenne un parere legale dallo studio del quale la Cgil fiorentina spesso si avvale che fu favorevole ad un'eventuale vertenza, in quanto valutò correttamente i motivi di cui sopra. Unicoop fu interpellata dai sindacati e, manco a dirlo, rispose attraverso il suo ufficio legale producendo un parere del tutto opposto. Per far valere i propri diritti non rimaneva che andare davanti ad un giudice.

Però, come sempre accade quando si tratta di Coop, la Cgil toscana preferì non intraprendere nessuna azione legale risarcitoria nei confronti dell'azienda. Anzi fece di peggio, poiché ritenne di dover risolvere la questione eliminando di fatto la retribuzione della festività novembrina a tutti i lavoratori Unicoop, anche a quelli degli Iper che ne avevano fino ad allora goduto. La decisione fu sancita all'interno dell'integrativo firmato nel gennaio del 2013 con grande soddisfazione, immaginiamo, dei vertici aziendali. (Vedi testo accordo - 3. Ulteriori trattamenti di armonizzazione - Pag. 8). D'altra parte, come citato nella sentenza del Tribunale è consentito di derogare in pejus a quanto stabilito dal contratto nazionale. Se poi sia opportuno farlo lasciamo a chi legge il giudizio.

Accade però che talvolta non tutti si arrendano alla consueta ossequiosa logica conciliante di Cgil e Co. nei confronti di Coop. Nel settembre 2013 il sindacato Usb promosse infatti la sacrosanta azione legale, forte del parere favorevole e molto articolato dello studio Conte-Martini-Ranfagni. Aderirono all'azione ben 110 lavoratori appartenenti ai magazzini, ai punti vendita e al settore amministrativo.

Ed ecco che torniamo all'inizio del nostro post. Il 4 novembre si celebra l'udienza ed il 6 novembre è emessa la sentenza  favorevole ai lavoratori ricorrenti: Unicoop Firenze è costretta a dover risarcire i 110 dipendenti per i pagamenti non effettuati nei 5-6 anni precedenti al 2013 relativi alla festività del 4 novembre! E ben gli va che le norme riguardo alla prescrizione hanno reso impossibile chiedere il rimborso per tutti i 24 anni indebitamente sottratti!

Rimane l'amarezza nel dover constatare il comportamento complice dei sindacati confederali che qui in Toscana e almeno per quanto riguarda Coop, sono alquanto negligenti nella tutela dei lavoratori. Atteggiamenti che stridono non poco con quanto sta avvenendo in questi giorni di scioperi e manifestazioni contro le richieste delle associazioni cooperative.

Auspichiamo che questa ennesima sentenza faccia riflettere i colleghi. La coerenza, la perseveranza e la buonafede possono dare soddisfazioni insperate, nonostante l'arroganza aziendale e l'ambiguità dei sindacati confederali.

In coda al post potrete trovare il link alla sentenza del tribunale. Precisiamo che essa ha valore solo per i lavoratori ricorrenti e non si estende automaticamente agli altri dipendenti. Coloro che volessero rivolgersi ad uno studio legale per perseguire il medesimo risultato potranno farlo con notevoli possibilità di riuscita grazie a questo precedente, consapevoli però di aver perso tempo prezioso.

Sentenza 4 novembre

17 giugno 2015

UNICOOP FIRENZE PERDE ANCORA IN TRIBUNALE

Nuova vertenza che ha visto contrapposta Unicoop Firenze a due lavoratori. Il risultato è sempre lo stesso: Unicoop perde e palla al centro.

Dopo il nostro commento il comunicato del sindacato USB che ha gestito la causa




Come già avevamo scritto, Unicoop Firenze ha una predilezione perversa
per perdere le vertenze in tribunale. E più perde, più insiste. Anche questa volta è successo esattamente la stessa cosa. Noi riportiamo la notizia postando il comunicato del sindacato USB che ha gestito la causa e poniamo due riflessioni. La prima per i soci della cooperativa. Indipendentemente da come la pensiate sulle relazioni tra azienda e dipendenti, siete contenti che la Coop di cui siete soci usi con tanta faciloneria le proprie risorse, accanendosi su battaglie perse? Perché di questo si tratta. L'altro spunto è per i dipendenti. La Coop è grossa e forte, ma se ha torto, e spesso ce l'ha, si può battere. C'è anche un sindacato che fa proprio questo, quando è necessario.

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Il giudice del tribunale del lavoro di Firenze rigetta il ricorso presentato da Unicoop Firenze e conferma la sentenza di primo grado!

Ma ricostruiamo brevemente la vicenda.

Quattro anni fa circa due dipendenti assunti con contratto
a termine nel Centro Distribuzione Merci di Scandicci di Unicoop Firenze, al termine dei periodi di contratto, si rivolgono allo Studio Legale di USB per avere un parere sui contratti fin li svolti.
 
Trovate alcune irregolarità di tipo contrattuale, i lavoratori aprono una vertenza contro Unicoop e dopo tre anni circa di processo, il giudice emette la sentenza, condannando la “COOPERATIVA”all'assunzione, con contratto a tempo indeterminato dei lavoratori.
 
Unicoop Firenze caparbiamente si oppone, presentando ricorso al tribunale di Firenze contro la sentenza di primo grado, ma il giudice, il 9 Giugno ultimo scorso, ponendo definitivamente fine al contenzioso, conferma la sentenza di primo grado condannando la “COOPERATIVA” al pagamento delle spese processuali.
 
Un ringraziamento sicuramente va allo Studio Legale Conti-Martini-Ranfagni di Firenze per la professionalità dimostrata e un monito a Unicoop Firenze sulla utilità o meno di accanirsi inutilmente, presentando ricorso contro una sentenza legittima e volere a tutti costi ricercare una giustizia su misura presente soltanto all'interno del proprio perimetro, poiché quando si varca quella soglia e ci si presenta davanti ad un organo superpartes come un giudice si prende torto, spendendo risorse economiche e di tempo che una COOPERATIVA che si rispetti avrebbe potuto a nostro avviso impiegare in maniera diversa.



Scandicci 12/06/2015


COORDINAMENTO USB UNICOOP FIRENZE


21 ottobre 2014

LA DURA VIA PER LA DEMOCRAZIA SINDACALE IN UNICOOP FIRENZE


I rappresentanti alla sicurezza sono un elemento essenziale di democrazia sindacale, ma la vicenda verificatasi in Unicoop Firenze dimostra quanto sia stato difficile veder riconosciuto il diritto a questa basilare delega





Avevamo già scritto di quanto fosse difficile vedere riconosciuti diritti elementari di democrazia sindacale in Unicoop Firenze. Questi si esplicitano principalmente nella possibilità di eleggere i propri rappresentanti, che siano delegati o alla sicurezza. Se non fosse che nel luglio del 2011, all'interno dei magazzini Unicoop di Scandicci, si è verificato il primo infortunio mortale in una piattaforma logistica italiana, la vicenda che andiamo a raccontare avrebbe talmente del surreale da apparire comica. Invece non lo è.

Stiamo parlando della nomina e/o elezione dei Rappresentanti alla Sicurezza per il Lavoratori (RLS) in Unicoop Firenze, un gruppo che conta quasi 8.000 dipendenti dislocati in ben oltre 100 unità produttive. Una nomina che sarebbe dovuta avvenire nel periodo immediatamente successivo alle elezioni RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) avvenute nel maggio del 2013 e che invece ha avuto luogo solo nei giorni scorsi. Infatti solo adesso si stanno effettuando i corsi obbligatori per la formazione degli RLS presso gli uffici di Scandicci.

Andiamo per ordine:
Nel settembre 2012 viene sottoscritto il Verbale di Accordo del nuovo Contratto Integrativo Aziendale. Tutti sanno che, come da tradizione, contemporaneamente si arriva ad una intesa tra Organizzazioni Sindacali Confederali ed Unicoop Firenze sulla rappresentanza sindacale all'interno del gruppo. Vengono indicati i criteri elettivi, il numero dei delegati, la composizione degli organismi interni e soprattutto le ore di "agibilità sindacale", ovvero le ore di permesso retribuite che l'azienda mette a disposizione. Questo vale non solo per le RSU ma anche per gli RLS, per i quali deve essere indicato il numero e la dislocazione all'interno delle varie Unità Produttive, oltre a stabilirne i criteri di eleggibilità.

Questo è l'accordo che regola l'elezioni RSU che, con indecente ritardo, si sono svolte nel maggio 2013. Ma questo è anche l'accordo che nessuno pare conoscere o avere. Il sindacato di base USB ne fa formale richiesta ad azienda e sindacati anche prima di partecipare al suddetto rinnovo elettorale, ma il fantomatico accordo viene negato. Successivamente i delegati eletti della USB ne chiedono conto in via informale anche al Segretario Regionale Uiltucs, ad un membro dell'Esecutivo aziendale Filcams ed anche all'ex delegato rsu/rls dei magazzini per la Uiltucs. Tutti negano di aver mai sottoscritto tale accordo (anche se in seguito le loro firme risulteranno esserci).

Nel marzo del 2014 sempre la USB promuove una vertenza per "comportamento antisindacale" (ex-art.28) nei confronti di Unicoop Firenze. Lo fa per molteplici motivi. L'azienda le sta negando la stanza spettante alle RSU dei magazzini e si rifiuta di consegnarle l'Accordo sulle Rsu/Rls sottoscritto con le OO. SS. confederali. Unicoop viene condannata e dunque si vede costretta a rendere noto il famigerato accordo (e a concedere la stanza, ovviamente).

Si scopre che è datato 5 settembre 2012, perciò di poco antecedente alla sottoscrizione dell'Integrativo. Tutto come da antica e consolidata tradizione. Gli RLS previsti per l'intero gruppo Unicoop sono scandalosamente pochi. Non si capisce neanche se siano 43 o 48 perchè c'è addirittura un evidente errore di calcolo nell'attribuzione degli stessi. Poco cambia in effetti, visto l' esiguità del numero. Per il magazzino di Scandicci, quasi 300 dipendenti divisi in vari reparti e in tre turni di lavoro, è previsto un solo delegato alla sicurezza! Dopo la morte del nostro collega la Direzione Aziendale e i vertici delle Organizzazioni Sindacali di categoria si erano impegnati ad un cambio di passo  in materia di sicurezza sul lavoro e mai avremmo potuto immaginare che queste parole si sarebbero potute tradurre in un atteggiamento talmente irresponsabile e beffardo.

Fortunatamente i delegati RSU dei magazzini non erano stati con le mani in mano nell'attesa di ottenere l'accordo e stante l'immobilismo delle OO.SS. confederali avevano indetto nel gennaio del 2014 delle elezioni che indicassero un terzo membro RLS che andasse ad aggiungersi ai due RSU, così come previsto dal Dlgs 81 del 2008. Esso indica infatti un minimo di tre RLS come spettanti alle Unità Produttive con più di 200 addetti. Ma la Direzione di Unicoop Firenze ha insistito nel non riconoscere la legittimità di tale elezione citando per l'appunto un diverso accordo intercorso fra Unicoop e le OO.SS. Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl. L'accordo è quello del 5 settembre e non viene mostrato, forse per vergogna. Ce ne sono tutti i motivi.

I delegati USB non mollano. Insistono per essere riconosciuti e come detto vengono finalmente in possesso dell'accordo. A questo punto qualcosa improvvisamente cambia. Unicoop pare ravvedersi anche dopo che USB minaccia una campagna stampa che denunci l'accaduto. Convoca al tavolo i sindacati firmatari dell'accordo del 5 settembre in modo da poterlo migliorare. L'iniziativa aziendale però incontra un comportamento inspiegabilmente ostruzionistico da parte sindacale che  si traduce in un nulla di fatto. Pazzesco. Nel luglio di quest'anno Unicoop si vede costretta ad un'azione unilaterale che implementa di ben 16 unità gli RLS previsti e, manco a dirlo, riconosce tutti e tre i RLS del magazzino di Scandicci.

Sappiamo che la vicenda potrà risultare talmente ingarbugliata e grottesca da apparire inverosimile. Ma questi sono i fatti per come li abbiamo visti e per come li conosciamo e se qualcuno avrà avuto l'interesse e la pazienza necessari alla lettura di questo resoconto, non potrà che essersi convinto, così come noi, dell'atteggiamento deficitario da parte di Unicoop Firenze, ma soprattutto del comportamento dei Sindacati Confederali estremamente superficiale ed omissivo.

Di seguito potrete trovare il link all'intero Accordo RSU/RLS del 5 settembre 2012. Vi troverete anche il monte ore di "agibilità sindacale" concessa da Unicoop Firenze: 36.140 ore annue di permessi in gran parte riservate ai membri degli organismi sindacali.

Accordo RSU/RLS del 5 settembre 2012


16 luglio 2014

PRESCRIZIONE PER IL PROCESSO CONTRO DIRIGENTI DI UNICOOP FIRENZE E MEDICI AZIENDALI


Incredibile prescrizione del processo che vedeva imputati dirigenti e medici competenti per Unicoop Firenze





Far valere le proprie ragioni contro un colosso come Unicoop Firenze per i dipendenti non è semplice e lo sappiamo. Su una delle numerose vertenze in corso (Unicoop Firenze ha una conflittualità interna molto alta) piomba inaspettata la prescrizione e tutti a casa. Ecco il comunicato del sindacato USB:

Incredibile, ma il processo che vedeva imputati dirigenti e medici competenti per la Unicoop Firenze, è andato inspiegabilmente in prescrizione il 26 giugno 2014.

Il Pubblico Ministero Bonfiglio, (Canessa è stato misteriosamente avvicendato) contro il parere contrario delle parti civile e con loro immenso stupore, vestendo i panni dell'accusa, ha chiesto che il processo venisse mandato in prescrizione senza prendere in considerazioni le eccezioni fatte dalle parti civili , decretando di fatto la fine del processo.
 
Oltre lo stupore c'è anche grande preoccupazione perchè le stesse parti civili sono interessate in altri procedimenti contro la stessa Unicoop Firenze, uno in particolare riguardante una denuncia per falsa testimonianza contro alcuni testimoni citati dalla Cooperativa della Grande Distribuzione Organizzata nel processo civile ad esso collegato.

Nella seconda settimana di settembre in attesa delle motivazioni del giudice le parti civili assieme a Medicina Democratica e sindacato Usb terranno una conferenza stampa per denunciare l'accaduto e per spiegare tutte le stranezze riguardante questo processo, che per qualcuno NON SI DOVEVA FARE!
 
 

16 luglio 2014
 
Usb Lavoro Privato

Federazione di Firenze



20 aprile 2014

UNICOOP FIRENZE E QUEL PERVERSO GUSTO DI PERDERE IN TRIBUNALE

Dopo essere stata recentemente condannata per condotta antisindacale Unicoop Firenze perde nuovamente in tribunale

Una non breve sequenza di sconfitte e spese legali che dovrebbe far riflettere soprattutto i dirigenti, ma anche i soci e i lavoratori della Coop fiorentina

Ormai la nostra azienda ci fa un pò compassione. Si, forse ci siamo ammorbiditi e anche rammolliti, ma vedere punte di cocciutaggine che raggiungono l'ottusità prima ti fa incazzare, poi fa tenerezza. Pensare che Unicoop sia un mondo fatato fatto di gente che vi lavora felicemente mentre l'azienda porta a testa alta i valori tipici del mondo cooperativo è ormai una fiaba a cui credono in pochi e che riteniamo di aver contribuito ampiamente a smitizzare. Come spesso succede quando si costruisce un'immagine forte ma stereotipata, nel sentire collettivo si crea un emblema che, per quanto artificioso, non è facile ridimensionare. Occorre lavorare sull'informazione e raccontare  l'essenza dei fatti. Se questi arrivano a mente aperte e prive di preconcetti, quell'immagine si spoglia di orpelli propagandistici e diventa reale.

Non pensiate quindi che in Unicoop Firenze non ci siano vertenze sindacali, conflitti, ecc. Il fatto che certe notizie facciano fatica a raggiungere il pubblico non significa che sia tutto rose e fiori, anzi questo induce ad ulteriori riflessioni sul mondo dell'informazione. Del resto Unicoop Firenze (ma altre coop non sono certo da meno) ha storicamente una gestione delle problematiche interne non solo estremamente riservata per usare un eufemismo, ma opaca e omissiva. Si veda ad esempio com'è stata gestita la comunicazione nella disastrosa partecipazione azionaria in Monte Paschi, il tutto svoltosi in un colpevole silenzio con minimali comunicati stampa e commenti che si contano sulle dita di una mano  rilasciati solo sotto la pressione degli eventi, quando non era possibile evitare dichiarazioni.

Così non stupisce che Unicoop Firenze si scontri (e perda) sistematicamente nei tribunali del lavoro dove spesso viene citata da dipendenti che sono arcistufi di subire angherie. Vi domanderete a questo punto se esiste un sindacato e che ruolo svolga. Per decenni tutto il malcontento dei dipendenti Unicoop è stato controllato dai sindacati confederali, in particolare da Filcams-Cgil, che sono riusciti a circoscrivere le situazioni conflittuali e ad evitare ad Unicoop delle vertenze in tribunale. Ovviamente i pìù coraggiosi e determinati, quando hanno capito che rivolgersi alla Cgil per ottenere ragione nei confronti di Unicoop non solo era inutile, ma mortificante, si sono organizzati privatamente ed infine molti sono approdati al sindacato di base USB, il quale ha l'apprezzabile caratteristica di trattare Unicoop come qualsiasi altra azienda, senza favoritismi di sorta. Questo passaggio ha incrinato in alcune realtà, un meccanismo di complicità collaudato da tempo.

Ora l'attualità ci dà conto di una nuova sconfitta subita da Unicoop Firenze. La Coop giudata da Campaini infatti, ha deciso di fare ricorso dopo aver perso proprio due anni fa in primo grado la vertenza sul cosiddetto tempo tuta. Il tribunale, su ricorso di cinque colleghi del punto vendita de Il Neto, aveva infatti stabilito che il tempo per indossare la divisa di lavoro è incluso nell'orario di lavoro. La sentenza è stata applicata esclusivamente ai ricorrenti. Rendetevi però conto della bomba potenziale innescata: teoricamente migliaia di dipendenti potrebbero ricorrere per far valere quel diritto che è generalmente negato. Unicoop così risparmia bei soldoni sulla pelle dei lavoratori allungandone di fatto l'orario. Ebbene, la corte d'appello di Firenze ha respinto il ricorso di Unicoop ed ha invece confermato la sentenza di I° grado. Auspichiamo che altri colleghi percorrano la via già aperta. Si tratta di tirare un rigore.

Ma almeno nell'ultimo decennio le vertenze contro Unicoop Firenze sono state numerose. Per ragioni di privacy ci siamo limitati a segnalare quelle in cui i ricorrenti volevano che la notizia circolasse, ma ve ne sono molte altre sotterranee di cui abbiamo conto e dettagli.

Vale la pena comunque ricordare quelle principali già note e tutte perse da Unicoop Firenze. Oltre a quella citata, solo pochi giorni fa la Coop di Campaini ha subito l'onta di essere condannata per contotta antisindacale (art. 28, legge 300/70) sempre su ricorso di USB. In passato ci piace ricordare vertenze importanti che hanno visto la coop fiorentina soccombere, come quella per un sistema di controllo a distanza dei dipendenti senza dimenticare quella con cui Unicoop Firenze aveva modificato unilateralmente i turni di lavoro con ordini di servizio senza passare per una trattativa sindacale. Era l'ottobre del 2007 e quella fu la prima battaglia vinta. Gli ottusi dirigenti di allora (e in parte di ora) pensarono che si trattasse di un caso. Ma non era una rivolta, bensì l'inizio di una piccola, grande rivoluzione. Segue sentita dedica obbligata.

21 dicembre 2013

LADRI DI MERENDINE ANCHE IN COOP CENTRO ITALIA: DUE LICENZIAMENTI





Una vicenda che ha portato al licenziamento due colleghi di Coop Centro Italia, ricorda quello che successe nei magazzini di Unicoop Firenze cinque anni fa



«Alla fine di novembre sono arrivate le lettere di licenziamento a due lavoratori di Coop Centro Italia con l'accusa di aver rubato merendine e caramelle esposte in un contenitore del magazzino». Questa è l'informazione che abbiamo grazie al blog Cobas Terni, pagina a cui rimandiamo.
I dettagli a disposizione non sono molti ed è difficile fare paralleli, ma istintivamente la memoria va a quello che accadde in Unicoop Firenze cinque anni nei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci.

Unicoop Firenze sporse denuncia contro ignoti per ammanchi nel magazzino. Furono istallate videocamere da parte dei carabinieri che riprendevano e registravano immagini una zona particolare all'interno del magazzino stesso: la cosiddetta gabbia dei rotti. Questa è una vera e propria gabbia dove viene accatastata la merce che si danneggia giornalmente durante la normale movimentazione. Questa merce
non è più vendibile e viene per lo più gettata nel cassonetto. Quello che è recuperabile viene (o veniva) dato in beneficienza. Era prassi diffusa e consolidata che i dipendenti potessero consumare questi prodotti: una bottiglietta d'acqua, un pacchetto di gomme, un detergente per pulire il parabrezza del camion (della Coop), ecc. Tutti ne erano a conoscenza.

23 lavoratori vennero indagati per furto e appropiazione indebita e Unicoop Firenze segnò una delle pagine più nere della propria storia licenziando ben 7 dipendenti.
La reazione dei lavoratori e del sindacato fu decisa e la vertenza assunse un certo rilievo mediatico che portò ad un confronto Tv, nella trasmissione Mi manda Rai Tre, tra alcuni dei colleghi licenziati tutelati dal compianto avvocato Bellotti e l'allora presidente del consiglio di gestione, Armando Vanni, nonché il responsabile delle risorse umane, Piero Forconi. La coppia di dirigenti inanellò una serie di gaffes tanto che il video della trasmissione diventò presto un cult tra i lavoratori Unicoop Firenze dei magazzini. Ancora oggi, specie dopo le vicende emerse sul conto del Vanni (vedi qui e qui)  la performance della coppia è fonte di battute e grasse risate.

La trasmissione fu un autogol mediatico pazzesco. La linea intransigente di Unicoop che si può riassumere in "i ladri vanno sempre e comunque puniti", faceva a cazzotti con la realtà dei fatti: prendere quei prodotti che andavano gettati e di nessun valore commerciale era uso consolidato da sempre. Se Unicoop voleva che ciò non avvenisse, bastava una semplice circolare interna o una breve assemblea aziendale in cui si informava che certi comportamenti usuali non dovevano proseguire. Nessuno avrebbe certo rischiato il posto di lavoro per un pacchetto di gomme. Risultò chiaro che l'obiettivo di Unicoop Firenze era quello di colpire dei lavoratori dei magazzini col primo pretesto. Vecchie logiche vendicative che peraltro ricalcano la personalità e il carattere del massimo responsabile dei magazzini di allora, fortunatamente adesso in pensione.

Come andò a finire. I lavoratori licenziati furono tutti reintegrati e Unicoop Firenze fece una brutta, bruttissima figura.

Pur non conoscendo nei dettagli la vicenda dei due colleghi di Coop Centro Italia, auguriamo loro la stessa conclusione.


07 dicembre 2013

UNICOOP TIRRENO, VITERBO: 21 POSTI A RISCHIO


Dopo la grave crisi degli ipercoop campani che vede particolarmente a rischio licenziamento i dipendenti Iper di Afragola, si apre per Unicoop Tirreno un altro fronte vertenziale all'ipercoop di Viterbo





VITERBO - Sono a rischio mobilità 21 lavoratori dell’Ipercoop. La notizia è piombata sul tavolo della riunione indetta giovedì tra azienda, sindacati e lavoratori. A monte ci sarebbero bilanci in sofferenza per la catena un po’ in tutta Italia. 

Viterbo, sebbene risulti tra i punti vendita meno in crisi, pagherebbe per il deficit macinato soprattutto al sud della Penisola. Unicoop Tirreno non ha ancora ufficializzato la procedura, lasciando margini di trattativa aperti. I sindacati stanno lavorando per proporre soluzioni che scongiurino i licenziamenti. Ma tra i lavoratori è allarme rosso. Mercoledì è prevista una nuova assemblea con i circa 140 dipendenti dell'Ipercoop. Il 18, poi, i risultati del confronto saranno presentati dai sindacati ai vertici aziendali. La riunione in cui la parola mobilità è piombata sui lavoratori era prevista da un mese e mezzo.
La crisi morde e gli incassi ne risentono, nonostante promozioni e sottocosti: un’azione da parte dell'Unicoop Tirreno era nell'aria da tempo. Si parlava di possibili trasferimenti da Viterbo agli altri punti vendita della provincia: Vetralla, Tarquinia, Tuscania e Ronciglione. E invece nessuno spostamento: il pericolo è quello che una parte della forza lavoro perda il posto. I dirigenti hanno però ribadito che se si troverà una soluzione alternativa capace di garantire un taglio nei costi del lavoro saranno pronti ad accettarla.

Ad aprile di quest'anno era andato in scena il primo sciopero nella storia dell'Ipercoop di Viterbo. Supermercato chiuso per tutta la giornata con un'adesione del 100%. I dipendenti della catena Unicoop Tirreno avevano incrociato le braccia per protestare contro i carichi di lavoro eccessivi, la mancata stabilizzazione dei precari e orari di lavoro non conformi agli accordi sindacali. Ora, a distanza di otto mesi, la vertenza si inasprisce.



7 dicembre 2013

www.ilmessaggero.it


             

30 novembre 2013

LA COOPERATIVA FALLISCE, DITTA APPALTANTE CONDANNATA A PAGARE

Importante precedente giuridico che farà giurisprudenza su numerose situazioni lavorative dove l'azienda appaltante fa ricorso a cooperative che non applicano pienamente il contratto collettivo di settore

L'azienda è stata chiamata a rispondere in solido delle differenze retributive rispetto al contratto colletivo nazionale di lavoro dopo che la cooperativa di facchinaggio in cui lavoravano i 36 dipendenti era fallita


 
Dovrà pagare 378mila euro, più le spese processuali, a 36 lavoratori la Sca Hygiene Products, una ditta di cartotecnica della Piana di Lucca. Lo ha stabilito il giudice del lavoro del tribunale di Lucca. L'azienda è stata chiamata a rispondere in solido delle differenze retributive rispetto al contratto colletivo nazionale di lavoro dopo che la cooperativa di facchinaggio in cui lavoravano i 36 dipendenti era fallita.

La cooperativa lavorava in appalto per la Sca Hygiene Products. Le differenze retributive lamentate dai lavoratori andavano da un minio di 513 euro a un massimo di 19.165.  La causa intentata da Filt- Cgil di Lucca era inizialmente contro la cooperativa e dopo il fallimento della stessa era stata riassunta nei confronti dell'azienda appaltante.

"La sentenza - commenta il sindacato - costituisce un importante precedente che farà giurisprudenza su numerose situazioni lavorative dove l'azienda appaltante fa ricorso a cooperative che non applicano pienamente il contratto collettivo di settore o utilizzano contratti 'pirata'. Ciò non vale solo per le cooperative di facchinaggio utilizzate nel settore cartotecnico o cartario, ma anche per il settore delle spedizioni dove le cooperative sono utilizzate per la fornitura dei corrieri."



29 novembre 2013

www.luccaindiretta.it


15 giugno 2013

SUL LICENZIAMENTO DEL SINDACALISTA IN OBI, L'ONOREVOLE DEL PD CHIEDA ANCHE AD UNICOOP FIRENZE

L'onorevole del PD, Baruffi, presenta in parlamento un'interrogazione sul licenziamento del sindacalista avvenuto all'OBI di Modena

Ci si domanda perché, visti anche gli storici legami, l'apprezzabile iniziativa del Baruffi non passi anche per Unicoop Firenze che risulta essere il principale azionista di Obi Italia



L'onorevole del PD, Davide Baruffi, ha depositato un’interrogazione al ministro del Lavoro Giovannini sul caso del licenziamento di Corrado Di Stefano, rappresentante aziendale all’Obi di Modena Ovest.
La vicenda si inserisce nello scontro tra lavoratori e azienda sulle aperture domenicali e festive: l’Obi ha scelto di sottrarsi al codice comportamentale del Comune di Modena che esclude, tra l’altro, le aperture nelle principali festività civili e religiose.

Fermo restando che l'iniziativa di Baruffi è apprezzabile e condivisibile, l'onorevole non ritiene che sia il caso di coinvolgere, con la stessa motivazione con cui investe il Parlamento, anche Unicoop Firenze che risulterebbe controllare Obi Italia attraverso la società BBC (Brico Business Cooperation) della quale detiene il 70% delle quote? Magari proprio attraverso la figura del suo storico ed ascoltato Presidente, Turiddo Campaini, il quale peraltro, pur con sfumature diverse, non pare essere insensibile al tema delle aperture domenicali e festive.
La stessa domanda andrebbe girata a Filcams-Cgil, organizzazione in cui svolge attività il sindacalista licenziato, con un'aggiunta. Come mai codesta organizzazione sindacale, a quanto risulta, non ha intrapreso verso l'azienda la naturale ed ovvia procedura propria dell'art. 28/300 per condotta antisindacale visto che dichiara che il delegato sindacale non ha fatto altro che esercitare i diritti sindacali all’interno del luogo di lavoro a sostegno del confronto sugli orari e le aperture festive/domenicali. La strategia aziendale di Obi punta a sostituire il confronto con le organizzazioni sindacali e la normale dialettica sindacale con azioni inevitabilmente intimidatorie.
Per il PD non dovrebbe essere difficile interloquire direttamente con le Coop e, per dirla tutta, neanche per la Cgil.

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Licenziamento Obi, l'on. Baruffi porta il caso in Parlamento

Il parlamentare Pd interroga il Governo sul licenziamento di un rappresentante sindacale.

Il deputato modenese Pd Davide Baruffi ha portato in Parlamento il caso del licenziamento di un rappresentante sindacale del negozio Obi a Modena Ovest. Baruffi, con una interrogazione, chiede l’intervento del ministro del Lavoro Giovannini. “Questa vicenda – conferma il deputato Pd – merita di essere evidenziata non solo per la gravità del fatto, ma anche perché emblematica di uno stato di cose che deve essere corretto”.

Questa mattina il deputato modenese Pd Davide Baruffi ha depositato un’interrogazione al ministro del Lavoro Giovannini sul caso del licenziamento di Corrado Di Stefano, rappresentante aziendale all’Obi di Modena Ovest. La vicenda si inserisce nello scontro tra lavoratori e azienda sulle aperture domenicali e festive: l’Obi ha scelto di sottrarsi al codice comportamentale del Comune di Modena che esclude, tra l’altro, le aperture nelle principali festività civili e religiose. Il fatto risale a due settimane fa quando, dopo formale lettera di contestazione, il signor Corrado Di Stefano si è visto licenziato in tronco dalla nota catena commerciale. Obi ha optato per un’apertura indiscriminata in tutte le domeniche e le festività, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno compresi: proprio in concomitanza di queste aperture a dir poco inusuali sono stati proclamati alcuni scioperi. Ebbene, tra le contestazioni mosse dall’azienda a Di Stefano spiccano proprio le pressioni che il rappresentante sindacale avrebbe esercitato sui colleghi per convincerli a partecipare allo sciopero. Con questa interrogazione il parlamentare Pd intende non solo richiamare l’attenzione su un fatto a dir poco sconcertante, ma anche evidenziare come più in generale, nel nuovo regime che disciplina le aperture del commercio, manchi qualsiasi forma di tutela del lavoro, di quello autonomo (i piccoli esercenti sono oggettivamente svantaggiati rispetto alla grande distribuzione) e di quello dipendente che, complice anche la crisi dei consumi e il calo generalizzato nel settore, rischia di vedersi stritolato da una contrazione sistematica dei propri diritti. “La normativa è oggettivamente carente – sostiene l’on. Baruffi – e per di più, essendo arrivata nel pieno della crisi, anche intempestiva. Non solo ha privato Regioni e Comuni delle proprie competenze regolamentari e programmatorie, ma ha totalmente trascurato il fattore lavoro, scaricando sulla parte più debole il prezzo della riorganizzazione”. In questo senso Baruffi torna a chiedere al Governo se non sia giunto il tempo di ripensare la legge, in particolare di introdurre contrappesi adeguati a tutela dei lavoratori. “Nella grande distribuzione – prosegue il parlamentare Pd – una quota importante di lavoratori sono giovani e donne: i primi ricattabili perché spesso precari, le seconde più vulnerabili perché madri di famiglia o comunque oberate anche dal lavoro di cura. La situazione non è affatto in equilibrio e provvedimenti quale quello di Modena (il codice di comportamento promosso dal Comune insieme alle rappresentanze del settore, proprio per tutelare maggiormente i lavoratori e il rispetto delle festività civili e religiose) pur meritori, rischiano di non incidere più di tanto, senza una copertura di legge che li renda vincolanti”. “Questa vicenda – conclude Baruffi – merita di essere evidenziata non solo per la gravità del fatto, ma proprio perché emblematica di uno stato delle cose che proprio non va e, in quanto tale, deve essere corretto”.


6 giugno 2013


http://www.pdmodena.it

25 aprile 2013

UNICOOP TIRRENO CHIUDE L'IPER DI AFRAGOLA E LICENZIA 250 DIPENDENTI

La gestione fallimentare di Unicoop Tirreno: «negli ultimi 5 anni persi 80 milioni di euro», ma a pagare sono solo i dipendenti

Mobilità per 225 dipendenti dell'ipercoop di Afragola


Perderanno il posto anche 18 lavoratori su 162 addetti nell’ipercoop di Avellino, 5 su 167 nell’iper di Quarto e 2 su 57 nel supermercato di Napoli-Arenaccia.

Una brutta vicenda che segna una delle pagine più nere del movimento cooperativo, di seguito ricostruita
brevemente.



Quella dell'uscita di Unicoop Tirreno dalla Campania è un'intenzione che la Coop toscana non ha certo tenuto nascosta. Facendo un rapido excursus, bisogna obbligatoriamente ricordare innanzitutto la chiusura dei punti vendita di Solofra (AV), Castellammare di Stabia (NA), Soccavo (NA) e Nocera (SA). Unicoop Tirreno cedette i negozi dopo una complessa trattativa ad una società che non garantì la continuità aziendale e che infatti chiuderà i battenti nel giugno 2010. Per chi vuol farsi un'idea precisa di quel disastro che mette in luce tutta una serie di responsabilità, da Unicoop a sindacati, la lettura di questo articolo è illuminante. Da quella vicenda è nata una lotta condotta in solitario da un gruppo di ex dipendenti di Unicoop Tirreno che continua tutt'oggi.

Questi segnali però furono ignorati dalle maestranze e dai sindacati negli Ipercoop che oggi si trovano a subire lo stesso trattamento dei colleghi dei punti vendita citati che furono lasciati soli. Probabilmente si pensò che strutture come gli iper non sarebbero state toccate, invece fu un grave errore non stare a fianco di quei lavoratori.

E così il contagio arriva ad Afragola già dall'ottobre dello stesso anno (2009). In seguito Unicoop Tirreno  manderà messaggi ben chiari. L'Iper di Afragola entra nel mirino di Unicoop almeno dal marzo 2011 e viene definita senza mezzi termini: un ramo secco.

Ma i sindacati, Filcams-Cgil in testa, che hanno giocato un ruolo non proprio chiaro e coerente in tutte queste vertenze, paiono minimizzare. I lavoratori sembrano subire rassegnati e impauriti. Si arriva così in tempi recenti con gli scioperi negli iper campani, segnati dalla trattativa di Unicoop Tirreno con il chiacchierato imprenditore casertano Catone (addirittura c'è chi dà l'accordo per certo) che poi invece abbandonerà il campo dopo che, sotto la spinta del sindacato di base USB, i lavoratori avevano respinto tramite referendum quell'opzione. Anche qui la posizione della Filcams-Cgil locale non è certo limpida. Fin dal novembre 2012 era arrivata persino a comunicare che la cessione del 49% delle quote dei negozi di Unicoop Tirreno a Catone, elemento su cui ruota la trattativa, fosse già avvenuta: [...] piano di vendita deliberato dalla UNICOOP TIRRENO, che ha ceduto il 49% della proprietà della rete campana, ad un imprenditore del casertano.

Dobbiamo segnalare anche che, nonostante alcune iniziative abbiano cercato di sensibilizzare il Mondo Coop, i carotaggi messi in atto da alcune Coop emiliane non hanno portato a nessun esito.

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Perdite per 14 milioni di euro nel 2012 (circa 80 milioni negli ultimi cinque anni) hanno spinto Unicoop Tirreno ad aprire una procedura di mobilità per 250 dipendenti su 677 complessivi della Campania, prevedendo così la chiusura dell’ipermercato di Afragola. A questo si aggiunge il mancato accordo con un imprenditore privato locale, respinto dalla maggioranza dei lavoratori campani.

I LICENZIAMENTI – I tagli si concentrano, dunque, nell’ipermercato di Afragola, nel centro commerciale Le Porte di Napoli dove ci saranno 225 licenziamenti sui 226 dipendenti. Perderanno il posto anche 18 lavoratori su 162 addetti nell’ipercoop di Avellino, 5 su 167 nell’iper di Quarto e 2 su 57 nel supermercato di Napoli-Arenaccia. Nessun esubero nel supermercato di Santa Maria Capua Vetere dove lavorano 45 persone.

LA PROCEDURA DI MOBILITA’ – La procedura di mobilità prevede 45 giorni di tempo per la discussione e il confronto con le organizzazioni sindacali; se questa prima fase non porterà a risultati, si passa ad una seconda fase della durata di 30 giorni di tavolo di confronto presso un ente istituzionale. «La Cooperativa è disponibile – si legge in una nota – nel lasso di tempo consentito dalla procedura e mantenendo fermo l’obiettivo della sostanziale riduzione delle perdite, ad esaminare soluzioni credibili» proposte per risolvere la crisi. «Non avremmo voluto arrivare a questo punto – afferma Unicoop Tirreno – abbiamo tentato ogni strada».



24 aprile 2013

www.campaniasuweb.it



22 marzo 2013

COOP LIGURIA CONDANNATA A RISARCIRE LA DIPENDENTE SUL TEMPO DELLA VESTIZIONE

Ancora una sentenza del tribunale che entra nel merito del tempo di vestizione in Coop, dopo quella in Unicoop Firenze dell'aprile 2012

In questo caso,  la cassiera dipendente di Coop Liguria doveva timbrare in entrata e in uscita già indossando gli abiti da lavoro. Niente di particolarmente strano, salvo che per un particolare: lo spogliatoio si trova ad un piano differente da quello del grande magazzino aperto alla clientela e il tempo necessario per cambiarsi e recarsi in postazione (e viceversa) è di circa venti minuti complessivi.


«Non ci sono più i comunisti di una volta», deve aver pensato l'avvocato Sara Minuto quando ha ascoltato per la prima volta il caso di una sua cliente, cassiera dipendente di Coop Liguria. Il fatto è semplice: Coop Liguria obbliga tutti i lavoratori a prestare la propria attività lavorativa indossando le divise che fornisce, ma che ovviamente, anche par ragioni igieniche non possono essere indossati se non sul luogo di lavoro. Ma non solo: le regole aziendali impongono al lavoratore di timbrare in entrata e in uscita già indossando gli abiti da lavoro. Niente di particolarmente strano, salvo che per un particolare: lo spogliatoio si trova ad un piano differente da quello del grande magazzino aperto alla clientela e il tempo necessario per cambiarsi e recarsi in postazione (e viceversa) è di circa venti minuti complessivi. Che però Coop ricomprende nell'orario di lavoro.

«Ma le cooperative non nascevano per proteggere e dare opportunità lavorative migliori ai compagni lavoratori, salvaguardandoli dal bieco datore di lavoro, capitalista e sfruttatore? Forse il confronto serrato sul mercato della grande distribuzione ha portato a macchiare anche le dottrine più inossidabili?», ha pensato la lavoratrice che si è anche sentita un po' presa in giro. E quindi si è rivolta a un avvocato.

La controversia è finita ovviamente davanti al Tribunale di Genova e proprio ieri il giudice monocratico della sezione lavoro, Marcello Basilico, ha pronunciato sentenza di accoglimento del ricorso presentato dalla lavoratrice, che ha trovato così giusto riconoscimento dei propri diritti (soprattutto patrimoniali).

E Coop? Non è dato sapere se nel segreto delle stanze dirigenziali abbiano in realtà gioito anche loro per la vittoria del compagno lavoratore, ma il timore è che il precedente sia troppo fastidioso persino per i paladini dei lavoratori e che la guerra delle carte bollate sia solo all'inizio. Di certo la vittoria della dipendente rappresenta un precedente anche per i colleghi: chissà che a questo punto la Coop non debba cambiare qualcosa nella gestione del lavoro. Riconoscendo ai commessi qualche minuto in più anche per cambiarsi d'abito.


22 marzo 2013

il Giornale.it


01 dicembre 2012

UNICOOP FIRENZE E MEDICI SOTTO PROCESSO: 'SCARSA PREVENZIONE SUL LAVORO'

Due dirigenti di Unicoop Firenze e quattro medici specialisti in medicina del lavoro sono imputati per il reato di lesioni colpose gravi e gravissime

Parte civile sette dipendenti

La vicenda giudiziaria, dopo molti rinvii, entra nel vivo martedi 4 dicembre


C'è attesa tra i lavoratori dei Pratoni: sei episodi su sette dai quali è nata l'inchiesta si sono verificati proprio nel centro di approvvigionamento di Scandicci, per l'udienza che si terrà martedi prossimo, 4 dicembre. Il decreto di citazione a giudizio è dell'agosto 2010. Tra rinvii e attese, il processo è arrivato al momento clou dopo due anni. Nel procedimento risultano parte offesa sette lavoratori, tutti, tranne uno (che lavorava in un centro commerciale a Sesto Fiorentino) impiegati al magazzino di smistamento di Scandicci.

In base all'atto di imputazione, dirigenti e medici avrebbero causato l'aggravamento delle condizioni di salute dei lavoratori in varie maniere. I dirigenti di Unicoop non avendo messo in atto le misure di prevenzione necessarie a ridurre i rischi relativi alla movimentazione manuale dei carichi, ma anche non informando e non formando adeguatamente i lavoratori sui rischi relativi alla propria mansione.

Per i medici invece gli addebiti sono molteplici: a seconda dei ruoli, il pm contesta loro il non aver prescritto esami più approfonditi alla luce delle patologie diagnosticate, il non aver impedito all'azienda il proseguimento dell'esposizione al rischio dei lavoratori, il non aver correttamente valutato i rischi.

I fatti accertati in denuncia hanno genesi dal 1996 agli anni successivi. Tutti i lavoratori hanno riportato aggravamenti delle loro condizioni di salute, diagnosticati con analisi. Vedremo come finirà il processo, se alla fine il giudice dichiarerà la colpevolezza o meno per medici o dirigenti.

NON SI TRATTA dell'unica vicenda giudiziaria legata ai magazzini Unicoop Firenze di Scandicci, dove il 21 luglio del 2011 il 52enne Claudio Pierini perse la vita in un incidente sul lavoro. Anche in questo caso è in corso un'inchiesta della procedura per accertare la verità sulle cause che hanno determinato la morte del 52enne.

Nei magazzini Unicoop Firenze in questi anni, non sono mancate anche vertenze eclatanti, come quella relativa al licenziamento e successiva riassunzione di un lavoratore che al termine del turno straordinario notturno con la mensa chiusa, aveva aperto un panettone per mangiarlo insieme alla squadra.



1 dicembre 2012

La Nazione



04 novembre 2012

IL DRAMMA DEI LAVORATORI EX UNICOOP TIRRENO DELLA CAMPANIA IN UNA LETTERA

Riceviamo e pubblichiamo un'accorata e addolorata lettera di un ex dipendente del l'ex negozio di Unicoop Tirreno di Nocera Inferiore





Il calvario per questi nostri colleghi inizia nell'aprile del 2009 con una lettera di licenziamento che fa seguito alla cessione di ramo aziendale da parte di Unicoop Tirreno ad una società campana, la Cavamarket, che ne avrebbe dovuto assicurare la continuità lavorativa. Non sarà così.


Mi chiamo Vincenzo Granito e sono stato dipendente della COOP di Nocera Inferiore per 18 anni.
Scrivo questa lettera per descrivere, almeno in parte, la terrificante situazione in cui io e la mia famiglia siamo costretti a vivere a causa delle scelte aziendali della UNICOOP TIRRENO.


Ho 50 anni,una moglie casalinga (non per scelta ma perché è stato impossibile trovare lavoro), 3 figli che ancora vanno a scuola (tra cui una bimba di appena 5 anni), un mutuo da pagare e tante spese che non riesco più fronteggiare da quando, dall’oggi al domani, sono rimasto disoccupato.


Ho lavorato per quest’azienda sempre con puntualità e coscienza, fiero di essere riuscito a far parte della grande famiglia che pensavo fosse la COOP, rispettando i colleghi e l’azienda stessa che mi aveva permesso a trent’anni, di guardare finalmente con fiducia al futuro.


Ero orgoglioso, dicevo. Orgoglioso di far parte di un’azienda che da sempre si muove nel campo del sociale attraverso iniziative benefiche, tenendo ben presente anche l’aspetto etico nella scelta dei prodotti a marchio Coop. Ora mi sembra così incredibile pensare ad un società che si vanta di fare del bene e che non è, però, riuscita a pensare a tutte le famiglie che all’improvviso si sono trovate a vivere nel peggiore degli incubi: quello di dover negare ai propri figli le più semplici cose, dire "non so se domani avremo i soldi per mangiare"!


Non ho vergogna ad esprimere la mia disperazione, un malessere interiore sempre più grande, sempre più profondo, il terrore del domani perché so che per me, ormai cinquantenne, sarà quasi impossibile trovare un lavoro che mi possa permettere almeno di non far soffrire la fame a mia figlia di 5 anni, che sicuramente, come i tanti bambini sfortunati degli altri paesi che la coop cerca di aiutare, ha diritto di crescere nel migliore dei modi.


Il mio sogno più grande, quello che faccio ogni volta che riesco a dormire un po', è quello di poter continuare a lavorare con la COOP e poter guardare, senza dover abbassare gli occhi, la mia famiglia, fiducioso.



La vicenda riassunta in un articolo di Antonella Beccaria dal quale riprendiamo i passaggi principali:

Quattro supermercati: un ramo d’azienda da vendere 

Ma come si è arrivati a questa situazione? Per raccontarla, questa storia, occorre fare un passo indietro e tornare al 1999 quando la Coop Campania, dopo un breve transito sotto la Coop Toscana-Lazio, passa in un piano di riorganizzazione territoriale sotto la Unicoop Tirreno, che ha sede a Piombino e che al suo attivo ha 111 punti vendita di varie dimensioni, 820 mila soci e 6.300 dipendenti. Tra il 2008 e il 2009, però, iniziano a percepirsi i primi problemi: per ragioni di bilancio, quattro supermercati campani devono essere ceduti come ramo d’azienda. Una volontà ufficializzata il 19 aprile 2009 con la lettera di licenziamento recapitata a una sessantina di lavoratori. Ma non c’era da preoccuparsi, dicevano in azienda, perché sarebbero stati assorbiti dalla nuova società.

Tutto a posto, dunque? Mica tanto perché il primo acquirente a farsi avanti è l’azienda Cavamarket di Antonio Della Monica, a cui in Campania è demandata la gestione del marchio Despar. La Filcams Cgil si oppone, i dipendenti rumoreggiano e inizia un braccio di ferro contro la cessione perché il timore è che i contratti di lavoro non vengano rispettati, una volta perfezionata la vendita. La situazione viene resa pubblica e un volantinaggio organizzato dai sindacati attira l’attenzione al punto che la Cavamarket, dopo una serie di incontri napoletani e romani tra le aziende, si tira indietro. Il suo posto viene preso da un imprenditore di Castellammare di Stabia, Michele Apuzzo, che gestisce il marchio Sunrise e che, visure camerali alla mano, risultava proprietario della Immobilmare Srl (dalla cui compagine societaria la Cavamarket è passata uscendone quasi subito). Si tratta di una società creata nel 2003 e con un capitale sociale di 95 mila euro interamente versati, ma che fino al 2009 non risultava aver gestito attività economiche né aver fatturato alcunché.

Insomma, la storia aziendale della Immobilmare inizierebbe con i supermercati di Solofra, Castellammare di Stabia, Soccavo e Nocera e i suoi primi dipendenti sarebbero proprio quelli che giungono dalla Unicoop Tirreno. Sessanta persone in tutto, a cui era stato chiesto per il tramite del sindacato se fossero disposti ad andarsene. In caso affermativo sarebbero stati messi in mobilità per un periodo variabile tra i tre e i quattro anni, a seconda dell’età. «Il suggerimento del sindacato è stato quello di accettare la proposta perché, in caso contrario, i dipendenti avrebbero potuto fare una brutta fine con la nuova azienda», dice Carlo Vuolo, ex dipendente della Unicoop Tirreno e rappresentante sindacale del punto vendita di Nocera Inferiore. Ma Vuolo, 46 anni, residente a Sarno e con tre figli da mantenere, ha fatto quello che diversi colleghi hanno deciso: in diciassette rifiutano l’opzione di abbandonare il campo e vanno avanti nella battaglia per un posto di lavoro.

E arrivano i licenziamenti per tutti
.
Di fronte a questa scelta, però, la Filcams locale e nazionale si tirano indietro e il matrimonio-cessione tra Unicoop Tirreno e Immobilmare prosegue. Di questi diciassette dipendenti, riuniti intorno a un comitato sindacale di base (con cui successivamente l’Immobilmare non vorrà trattare perché – scriverà l’azienda – non appartiene alle associazioni che hanno firmato i contratti collettivi), inizia un tour de force tra carte bollate, avvocati, querele e trattative (o presunte tali). Se all’inizio, per esempio, i dieci di Nocera prendono servizio, il rapporto con la nuova azienda va avanti per poco, fino a giugno 2010, in condizioni in cui si lamenta un crescente precariato. Poi arriva il licenziamento. Ma va ancora peggio ad altri esercizi commerciali. Il magazzino di Soccavo, sottoposto a lavori di ristrutturazione, non apre perché i lavoratori sono finiti in cassa integrazione. Invece a Solofra, quello delle cause vinte dalle due dipendenti, non solo non si inizia alcuna attività commerciale, ma il locale che dovrebbe diventare il nuovo supermercato va a fuoco senza che si sia capito come e perché. Il risultato, per tutti, non cambia: perdita del posto di lavoro.

Michele Apuzzo, amministratore della Immobilmare, nel frattempo si è sfilato. È l’agosto 2010 e il suo incarico è stato assunto da un uomo di Pignataro Interamna, provincia di Frosinone, che si chiama Renzo Iannattone. I lavoratori non si lasciano tuttavia disorientare da questi cambiamenti, cui si aggiunge il trasferimento della sede legale a Pompei, ma quando Vuolo e altri suoi colleghi vi si recano trovano solo un’abitazione privata. Inoltre gli ex dipendenti di Nocera Inferiore si presentano a più riprese dal giudice del lavoro per veder riconosciuti i propri diritti. E si presentano anche quando, dopo la metà di novembre, vengono invitati a lavorare in un altro punto vendita Immobilmare, ma il 29 novembre – riporta una recente cronaca del quotidiano Il Mattino – trovano solo un locale fatiscente. E chiuso.

Tra rassicurazioni a tutt’oggi senza esito, i lavoratori si difendono da soli
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Sul versante “tribunale del lavoro”, le ultime udienze sono dell’autunno 2010 e il procedimento di fronte al giudice del lavoro è stato rinviato al 13 gennaio 2011 per consentire la raccolta di ulteriori elementi sulla società e sul suo proprietario (nello specifico è stato chiesto alla guardia di finanza di verificare se risultino a suo carico atti come protesti o istanze di fallimento). In tutto questo baillame c’è anche un contatto tra i lavoratori di Nocera e la direzione del personale di Unicoop Tirreno, che a parole manifesta l’intenzione di risolvere il problema, ma tutto finisce qui, non succederà più niente. Nel frattempo l’azienda toscana, interpellata in merito, si dimostra fiduciosa verso una felice risoluzione della controversia e chiede una serie di domande scritte a cui, finora, non è tuttavia giunta risposta.

«Siamo disponibili a trasferirci, ad andare al Nord, in Croazia o dove ci collocano», prosegue Vuolo riferendosi al vecchio datore di lavoro, Unicoop Tirreno, a cui viene imputato l’inizio della fine della vita professionale dei lavoratori campani. «In cooperativa ho lavorato venticinque anni e anche gli altri hanno più o meno la mia stessa esperienza nel settore. Un bagaglio che però sembra non valere niente, in barba a qualsiasi dichiarata solidarietà sbandierata in campagne pubblicitarie». Anche in questo senso si inquadrerebbe un accordo stipulato ai tempi della cessione dei supermercati. Un accordo con Cavamarket – nel frattempo fallita – che prevedeva una fidejussione: quindicimila euro per ogni lavoratore da corrispondere al venditore in caso di licenziamento. Inutile dire che, ai dipendenti e per l’avvenuto fallimento, di questo denaro non è mai arrivato neanche un centesimo. E nemmeno un centesimo i lavoratori di Nocera hanno visto a tutt’oggi dell’ultimo mese di stipendio loro dovuto, quello di giugno 2010, così come di liquidazione e ferie non godute.

In proposito commenta Sergio Caserta, ex presidente dell’associazione delle Coop di consumatori in Campania e della Coop Campania, che proprio al consolidamento di quei supermercati aveva lavorato negli anni Ottanta: «Mai nella storia della Coop un processo di ristrutturazione aziendale in Toscana e in Emilia ha comportato il licenziamento dei dipendenti, essendo nei suoi territori tradizionali ben attenta ai legami sociali e alla sua immagine di impresa mutualistica. Al contrario lo sviluppo cooperativo al Sud, realizzato con mentalità “coloniale e padronale” e con evidenti obiettivi di mero profitto economico, senza consolidare una rete associativa locale, ha comportato già in precedenti esperienze (come nel settore edilizio) errori imprenditoriali, incontri con la malavita economica locale e conseguenti gravi danni all’immagine dell’intero movimento cooperativo».

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31 ottobre 2012

UNICOOP FIRENZE PERDE ANCORA IN TRIBUNALE

Dichiarata la nullità dei termini apposti ai contratti stipulati ad una precaria.




Dove non è riuscito il buon senso ha posto rimedio il Tribunale del Lavoro di Firenze, riconsegnando alla collega la dignità di Lavoratrice. Questa la vicenda: una lavoratrice era stata assunta per molti anni come precaria full time. Una volta assunta a tempo indeterminato però la coop la assumeva come part-time. A nulla per molti anni erano valse le richieste dalla lavoratrice di diventare full time. La lavoratrice ha fatto causa per impugnare i vecchi contratti precari che erano full time. 

Si è aperta una trattativa nel corso della quale però l'azienda subordinava l'accordo ad un trasferimento in una sede lontana, a quel punto c’è stata la pronuncia del Tribunale che ha dichiarato che i contratti precari erano illegittimi e quindi ha retrodatato l'assunzione della lavoratrice che, oltre a vedersi automaticamente trasformato il contratto da part-time a full-time, ha anche acquisito una maggiore anzianità di servizio. Unicoop condannata anche alle spese di giudizio.

La precarietà del lavoro è invisa dal nostro ordinamento nazionale in quanto non garantisce al lavoratore la retribuzione minima sufficiente alla sopravvivenza. Inoltre, non garantisce al lavoratore la possibilità di vivere in maniera libera e dignitosa visto l’assoggettamento, l’insicurezza e l’incertezza che provoca la precarietà. La nostra normativa costituzionale (art. 2 e ss., art. 35 e ss., Cost.) è esplicita in tal senso. 

La precarietà è contraria anche alla normativa comunitaria la quale considera i contratti stabili come unica forma di rapporto di lavoro che garantiscono anche la qualità della vita dei lavoratori e che ne migliorano il rendimento (Direttiva Comunitaria n. 70 del 28.6.1999; Accordo Quadro del 18.3.1999).

Le condizioni di lavoro sempre più gravose, i disagi causati dall’azzeramento dei tempi di vita, l’uso sproporzionato del lavoro a termine e del part- time,  che i lavoratori COOP devono subire, sono oramai inaccettabili.

Basta con l’ipocrisia, Basta con i diritti negati. vogliamo democrazia, lavoro stabile, vogliamo che i principi di condotta, presenti nello statuto della coop, siano pienamente e realmente messi in atto.

USB Lavoro Privato ringrazia tutte le Lavoratrici, i Lavoratori, le Delegate ed i Delegati che la sostengono per continuare sulla strada dei diritti e della dignità  dei Lavoratori sempre più calpestati in nome del profitto.

OGGI E’ UN GIORNO DI FESTA PER TUTTI NOI, OGGI ABBIAMO AVUTO L’ENNESIMA RIPROVA CHE LA LOTTA PAGA!!



31 ottobre 2012 



06 ottobre 2012

LEGACOOP E CGIL IL GIOCO SI FA DURO SU COOP ESTENSE

Tra Lugli (Legacoop Modena) e Pivanti (Cgil) volano schiaffi sulla vertenza in Coop Estense
 
Il sindacato non perdona le Coop in stile Marchionne

 


Un botta e risposta secco. E questa volta Legacoop ha detto la sua per ben due volte in pochi giorni. Sembrano lontani, così, i mesi di (vana) attesa per intercettare una replica sulla disdetta dell'integrativo da parte dell'associata Coop Estense, da maggio impegnata in uno scontro con i sindacati che recriminano la mossa unilaterale di sospendere il contratto aziendale. 

Ma finalmente la questione sembra tornata in agenda. E i toni sono sempre quelli da resa dei conti. Da una parte c'è la Cgil che non sembra avere mandato giù il documento ufficiale con cui Legacoop, nei giorni scorsi, ha spronato la sigla a riaprire il tavolo di trattative con il colosso della distribuzione cooperativa. Un invito che però, in maniera nemmeno troppo velata, ha insinuato uno scollamento tra i cigiellini e i lavoratori rappresentati. «La scelta di proclamare lo sciopero nei punti vendita di Coop Estense (l'astensione è avvenuta sabato 22 settembre) non ne ha impedito la normale apertura - recita il testo - a dimostrazione della fiducia verso la cooperativa da parte della stragrande maggioranza dei lavoratori». Insomma, per Legacoop, a sbagliare sarebbe l'organizzazione sindacale e anche i tesserati se ne starebbero accorgendo.
Donato Pivanti, segretario provinciale Cgil

A stretto giro, però, la Cgil ha rispedito il messaggio al mittente accusando la direzione provinciale della centrale cooperativa modenese di essere supina alle posizioni di Coop Estense. «Non c'è niente di moderno - sostiene il segretario generale della Cgil di Modena, Donato Pivanti - nella scelta di cancellare, con un atto di imperio, tutta la storia contrattuale degli ultimi trent'anni per sostituirla con un sistema di regole imperniato sulla centralità dell'impresa». Un atteggiamento che i cigiellini della Filcams paragonerebbero allo 'stile Marchionne' e che per la sigla è solo un mero tentativo di creare malumori interni al sindacato. «Una diversità di relazioni che che automaticamente si ripercuotono positivamente sulla qualità delle relazioni sindacali e questa semplice verità - sottolinea ancora Pivanti - non può essere distorta da coloro che anziché interrogarsi sulle ragioni e l'asprezza dei conflitti aperti, preferiscono nascondersi dietro il malcelato tentativo di dividere il sindacato». Lo stesso documento redatto da Legacoop, aggiunge il segretario della Cgil, «rappresenta solo un'unità di facciata di tutte le Coop modenesi resa possibile dal 'peso' di Coop Estense». 

Lauro Lugli (Legacoop Modena)
E queste sono soltanto le prime due puntate di questo aspro botta e risposta. Ieri è stata la volta del terzo episodio congeniato da Legacoop. «La replica del segretario Donato Pivanti è disarmante - tuona Lauro Lugli, presidente di Legacoop - Un concentrato di toni offensivi e accuse di incapacità che onestamente disorienta, e lascia anche l'amaro in bocca a chi ha messo nero su bianco la richiesta di distensione delle relazioni». Alla guida di Legacoop non sembra essere andato giù, in particolare, il riferimento al ruolo 'dittatoriale' di Coop Estense: «Parlare di 'unita' di facciata è subordinata e acritica accettazione' della linea di Coop Estense è non solo offensivo dell'autonomia di chi quelle cooperative rappresenta in direzione, ma inverosimile per chiunque conosca la complessità del movimento cooperativo». 

Ma l'incredulità di Lugli lascia spazio, infine, a un nuovo invito in cui chiede ai sindacati un senso di responsabilità. Se questo messaggio includa ancora la Cgil non è dato saperlo. E chissà che magari, nelle intenzioni di Legacoop, non ci sia quella di riuscire a convincere almeno le altre sigle del commercio a risedersi al tavolo con Coop Estense. Magari escludendo i cigiellini.
In fondo con Fiat è successo qualcosa di simile e Marchionne ha fatto scuola.



5 ottobre 2012

Vincenzo Malara 

Qui Modena


04 agosto 2012

NESSUNA PAURA: ORA COOP ESTENSE CI PROVA A CARPI

A modena Coop Estense multata dall'antitrust, a Carpi acquista un'area senza gara





E così ci risiamo. Senza temere di finire nuovamente sotto le grinfie dell'Antitrust Coop Estense acquista un'area comunale che le viene concessa, senza alcuna gara pubblica, soltanto perchè lì vicino c'è un suo supermercato.

Questa volta non si tratta della vicenda Esselunga costata al colosso una multa da 4 milioni di euro, ma della Coop Magazzeno e dell'area tra via Don Albertario e Don Sturzo che verrà acquistata dal colossodella Gdo per più di un milione di euro. Ad annunciarlo sono stati gli assessori presenti al consiglio comunale di piena estate e la questione ha suscitato, come si poteva immaginare, un po' di scalpore tra le opposizioni.

La giunta carpigiana, infatti, senza colpo ferire ha sottoposto al consiglio una delibera con la quale si determina la «vendita di un lotto (2345 metri quadrati di terreno + 392 mq di quota di area cortiliva di proprietà dell'amministrazione) posto tra le vie Don Albertario e don Sturzo, come previsto dal Piano delle alienazioni triennale dell'ente locale». Alienazione che prevede un'entrata di 1 milione e 3 mila euro circa nelle casse comunali, a 400 euro al metro quadrato.

«L'offerta è stata presentata da Coop Estense che possiede già un supermercato vicino al terreno in questione» ha spiegato l'assessore Carmelo Alberto D'Addese soddisfatto. «Un prezzo equo, ma una cessione senza gara» ha subito ribattuto Roberto Benatti (PdL): «C'è un difetto di motivazione per l'affidamento diretto.Si motiva la cosa col fatto che la cooperativa è già in possesso dell'area antistante e ha già fatto i preliminari. E' il solito favore fatto alla Coop, che peraltro a Modena ha avuto una multa per abuso di posizione dominante per una questione simile a questa. Era necessario a mio parere - ha continuato - fare prima una gara o una richiesta di manifestazione di pubblico interesse, anche nei confronti di soggetti diversi. Potevano esserci altre possibilità, trovare qualcuno che non voleva che la Coop si ampliasse o magari che volesse costruire lui in quest'area per poi cedere alla Coop... Se ci fosse concorrenza il Comune magari otterrebbe di più».

A ruota è intervenuto il capogruppo Roberto Andreoli (Pdl) che ha chiesto di «presentare una richiesta aperta alla città per chi possa essere interessato all'acquisto» e ha fatto notare «perplessità per la tempistica: in quanto la domanda di acquisto - ha detto - è stata presentata da Coop Estense il 16 maggio, quattro giorni prima del primo sisma. E il 18 luglio magicamente è pronta la perizia di stima, con gli uffici oberati e sfollati a causa del terremoto per 60 giorni... E' fantastica la capacità di questo Comune di fare velocissimamente gli atti per gli amici».

Il giovane consigliere Paolo Gelli (Pd), invece, è intervenuto a favore della cosa affermando che quella in discussione non è un'area di pregio, in quanto interclusa, ha poi ricordato che non poteva essere persa un'occasione per mettere a frutto questo terreno e incamerare risorse in questo momento difficile. «Si tratta di un'area verde sì ma residuale. E qui potrebbe magari sorgere una seconda Casetta dell'acqua...».

Effettivamente in un progetto tanto ben orchestrato, quella proprio non può mancare...



3 agosto 2012

Modena Qui