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20 settembre 2014

UNICOOP FIRENZE PUNTO VENDITA PRATO PLEIADI, E' POLEMICA SULL'APERTURA DEL 1° NOVEMBRE

Per i lavoratori Unicoop Firenze del punto vendita di via delle Pleiadi a Prato l'apertura per la festività del 1° novembre appare pesante. Nello stesso mese infatti il supermercato sarà aperto anche domenica 9 e 23 come da programma oltre che domenica 30 novembre, prima domenica del periodo natalizio
 
Questa è la posizione almeno della Cgil, mentre Cisl (minoritaria) la pensa diversamente

Tra malintesi più o meno involontari con Unicoop, si è svolta anche un'assemblea di cui viene dato resoconto parziale dalla componente Rsu della Cgil
 
C’è dissenso tra i lavoratori della Coop del Parco Prato per l’apertura straordinaria del primo novembre: per la prima volta in un giorno di festività il supermercato di via delle Pleiadi terrà il bandone alzato per i suoi clienti. Inoltre, secondo il calendario, verranno mantenute invariate le aperture del 9 e del 23 novembre – seconda e quarta domenica del mese – aggiungendo poi domenica 30 novembre, la prima del periodo di aperture natalizie.

Proprio da questo nasce la polemica della Cgil, che non ci sta, a fronte delle normali due festività di lavoro, a far lavorare i suoi iscritti tra gli scaffali e dietro alle casse per quattro giorni di festa in un mese. In particolare, i lavoratori si lamentano proprio per l’apertura del primo novembre: “Prima di tutto abbiamo saputo molto tardi di questa decisione – ci dice una dipendente della Coop di via delle Pleiadi – e da mamma e da lavoratrice non posso non dire che questa situazione sia pesante. Non posso negare di essere contenta di avere un lavoro sicuro, cosa che purtroppo adesso è rara, ma non ci possiamo dimenticare di avere una vita al di fuori”; “Non mi lamento per qualche domenica in più di lavoro – aggiunge un suo collega – ma le festività come il primo novembre sono importanti, per stare con la famiglia e gli amici. Le feste sono sacre e dispiace passarle a lavoro”.

Ferma la posizione della Cgil: “Le festività identificano un popolo – sono le parole di Fulvio Menaboi, Rsu Cgil –  ma vediamo che con mille scuse gradualmente ci vengono tolte. I lavoratori non disdegnano il lavoro, ma non si può rovinarsi per portarlo a termine: da novembre a inizio gennaio 2015 in pratica la Coop sarà aperta tutte le domeniche, ad eccezione del 2 e del 16 novembre. Mi sembra un tantino troppo rispetto alle solite due domeniche mensili”.

Di fronte alla presa di posizione del sindacato – che comunque resta spaccato, con Andrea Betti della Cisl che sottolinea come la posizione dei lavoratori Coop non sia omogenea e pensa sia più giusto far decidere a loro stessi, perché in molti hanno bisogno di lavorare – ci pensa proprio la dirigenza di UniCoop Firenze a chiarire la questione: “È stato montato un caso e molte preoccupazioni sul nulla – dice Claudio Vanni, responsabile delle relazioni esterne di UniCoop – perché la situazione resta quella di sempre. Saremo aperti le sole due domeniche previste e per tutti i fine settimana delle festività natalizie, come sempre accade e come è previsto. Il primo novembre è sabato e, con la chiusura di domenica 2 novembre non ci possiamo permettere di restare chiusi anche il giorno prima: non è solo una questione commerciale, ma anche di rispetto nei confronti dei nostri soci. A parte questo, che rappresenta un caso isolato, sottolineo che, passate le feste di Natale, tutto tornerà come prima, con il calendario consueto e le festività che saranno effettivamente rispettate”.


 
19 settembre 2014
 
Elia Frosini
 
Tv Prato
 
 
 

16 marzo 2013

CON INGRANDE COOP ENTRA NEL RAMO WHAREHOUSE, PRIMA CHE CI PENSINO GLI STRANIERI

Il motivo ufficiale dell'operazione Coop-Dico/Tuo Despar-Ingrande? 'Una scelta di sviluppo per due realta' entrambe aderenti a Centrale Italiana, spiega la nota ufficiale, che mirano a concentrarsi su formati distributivi coerenti con i rispettivi core business e per rispondere a precise strategie aziendali'. Una realta molto riveduta e corretta in quanto...


Nel tardo pomeriggio del 7 marzo le agenzie hanno confermato quello che il Corsera aveva già anticipato: Dico, la catena di discount di Coop, verrà ceduta a Tuo Despar (54 pdv). Passano di mano 342 punti di vendita, che fanno capo a 7 cooperative di consumo. In cambio Despar girerà a Coop i propri supermercati omonimi e l’insegna Ingrande, per quanto concerne la Capitale e il Lazio.

Motivo? “E’ una scelta di sviluppo per due realtà entrambe aderenti a “Centrale Italiana” – spiega la nota ufficiale – che mirano a concentrarsi su formati distributivi più coerenti con i rispettivi core business e per rispondere a precise strategie aziendali".

In questo modo il gruppo guidato da Vincenzo Tassinari si libera di una catena che ha registrato per la terza volta un rosso di bilancio, con una perdita di 20 milioni di euro nell’esercizio 2011.

Ma con Ingrande Coop fa ben di più. Dà una risposta in anticipo ai francesi di Carrefour, che con con Supeco – El cash de la famila – hanno piazzato già nel 2012 i primi due wholsale piloti di 2.000 mq proprio in terra iberica, alla periferia di Siviglia e agli americani di Costco, che dopo 18 mesi di lotta, hanno dovuto incassare in Francia lo stop della Cnac per le 15 inaugurazioni previste, e dunque ripiegare per la prima apertura nella stessa Siviglia.

Chi è infatti Ingrande? Lo si legge nel sito dell’insegna: “ Ispirato al warehouse americano, sconosciuto in Italia ma di primaria importanza negli Stati Uniti, quella di Ingrande è una formula originale, adattata alla realtà italiana, che si rivolge sia alla famiglia che agli operatori professionali.

"Si contraddistingue per la sua peculiare composizione di assortimento che spazia dal prodotto discount fino al prodotto specialità destinato alla ristorazione attraversando tutta la gamma del mass market classico, e che punta alla massima espressione di tutti i reparti del fresco.

"Ingrande si concentra sulla ricchezza dell’assortimento e i prezzi, ricercando però anche vie nuove di massimizzazione della convenienza per la famiglia nell’offerta di grandi formati e confezioni multiple, negli sconti su grandi quantità per le grandi spese-scorta. Per questo si propone con un’offerta massificata che poco concede ad ambiente e servizio, com’è nella tradizione del discount e del cash&carry".

Altro che core business! Se mai new business, prima di essere colonizzati dagli stranieri...

Vedi anche:Coop ragione in grande e Rinascente pure



11 gennaio 2013

AFFIDATA A SVICOM LA GESTIONE DEL PROGETTO DI UNICOOP FIRENZE A SESTO FIORENTINO


Svicom Sviluppo Commerciale srl è stata incaricata della gestione del centro commerciale Centro*Sesto di Sesto Fiorentino (FI), per il quale ha, da pochi giorni, ufficialmente assunto le funzioni di direzione




Foggia, 10 gennaio 2013 – Con grande orgoglio Svicom annuncia l’operatività, a partire dal 1° gennaio 2013, di questo primo mandato, giunto dopo diversi mesi di proficua collaborazione con l’importante realtà di Unicoop Firenze.

Il centro commerciale Centro*Sesto, aperto nel 2003, si sviluppa su due livelli con GLA complessiva di circa 37.000 mq. È ubicato all’interno di un’area molto ampia che vede al suo interno oltre ad altre iniziative economiche, la presenza del “Polo scientifico e tecnologico” facente capo al dipartimento dell’Università di Firenze, un complesso di residenze per studenti e un elevato flusso turistico, che genera un importante bacino d’utenza, residente e di passaggio.

In considerazione delle potenzialità espresse dal bacino di cui gode e in linea con le attuali tendenze di fluidità e flessibilità commerciale che il mercato sta assumendo, con l’impulso propositivo della nuova società di gestione, il Centro*Sesto vivrà nel corso del 2013 importanti evoluzioni strutturali che permetteranno di riconsiderarlo come un centro commerciale innovativo e attento alle esigenze della clientela, integrando al suo interno servizi di pubblica utilità per i cittadini ma anche per gli studenti e apportando novità capaci di destare curiosità e attesa.

Come spiega Fabio Porreca, amministratore di Svicom: “Siamo particolarmente fieri di avere ottenuto la fiducia di Unicoop Firenze, alla quale ci proponiamo di dimostrare come la gestione di qualità possa valorizzare un investimento commerciale, anche in un momento di mercato come quello attuale”.



10 gennaio 2013

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19 ottobre 2012

REFERENDUM INTEGRATIVO UNICOOP FIRENZE: AL NETO STRAVINCONO I NO

Riceviamo ed informiamo i colleghi dell'esito della votazione svoltasi nel punto vendita de Il Neto (Sesto F.no) sull'ipotesi del Contratto Integrativo Aziendale di Unicoop Firenze, firmata recentemente dalle OO.SS e sottoposta a referendum.



Aventi diritto  49

Votanti  45

Favorevoli  8

Contrari  35

Bianche  2

02 ottobre 2012

UNICOOP FIRENZE ELIMINA IL FORMAT DEGLI IPERMERCATI

E' la storia di un disastro annunciato quello del format Iper, tanto è vero che l'abile caprotti non vi ha mai speso un centesimo

Unicoop Firenze, come sappiamo  e avevamo anticipato da tempo, riduce gli iper e li trasforma in superstore che è il modello vincente di Esselunga, per affittare lo spazio eccedente, attività assai più redditizia.

Di seguito l'articolo di GDO News, uno dei siti dedicati al settore della grande distribuzione.


Unicoop Firenze è appena stata eletta dalla rivista “Altroconsumo" come l’insegna più conveniente d’Italia nell’anno 2012. In effetti tutto ciò non sorprende dato che da diversi anni la sana guerra tra Coop ed Esselunga ha fatto sì che le principali città toscane fossero le più convenienti o tra le più convenienti dell’intero Paese. 

La battaglia tra i due retailer è sempre stata affrontata con modelli di vendita differenti: Unicoop attraverso la multicanalità che va da Incoop ad Ipercoop, Esselunga principalmente con il modello del Superstore di cui è tra i leader in Europa. 

Non è difficile pensare che gli Ipermercati, anche se sono quelli dell’Unicoop Firenze, non sono più un traino per il Gruppo ed un riferimento per il consumatore, data la crisi in cui versa il formato in Europa. Così, per affrontare meglio la sfida continua con il Gruppo di Caprotti, Unicoop Firenze ha dichiarato qualche giorno fa una notizia che ha dell’incredibile: entro due anni gli Ipermercati del gruppo perderanno la scritta “Ipercoop” e verranno trasformati in Superstore di dimensioni ridotte rispetto alle attuali e con la parte importante di non food affidata a catene specializzate. 

Il prossimo 25 Ottobre avrà luogo la prima inaugurazione dell’attuale Ipercoop di Montecatini che nella parte alimentare manterrà le attuali dimensioni ma cambierà l’insegna in Coop. Entro l’anno verrà cambiato il format all’Ipercoop di Sesto Fiorentino, le cui dimensioni sono diverse rispetto a quello di Montecatini e nel corso del 2013 sarà la volta di Montevarchi ed Arezzo, ed infine Lastra a Signa, lo storico Ipermercato dell’Unicoop Firenze sarà ristrutturato nel 2014 assieme a quello di Navacchio.

Turiddo Campaini, Presidente di Unicoop Firenze, ha dichiarato “Da dieci anni abbiamo interrotto la costruzione di nuovi Ipermercati. Adesso, seguendo la tendenza in atto, figlia di un cambiamento generale che vede da ultimo il forte aumento del costo dei carburanti con la penalizzazione delle strutture decentrate, stiamo rivedendo l’impianto delle nostre strutture di vendita”. 

Sarà da capire cosa succederà all’interno del mondo Coop successivamente alla decisione dei fiorentini. Non è un segreto che il canale Iper della Coop Italia è ad anno mobile in negativo (si parla, secondo indiscrezioni di un -5%) e che in generale il format va completamente ripensato. Nel caso della Coop non sarà facile ripensare ad un modello differente, perché sebbene il personale degli Ipermercati di Unicoop Firenze verranno tutti mantenuti, come dichiarato dallo stesso Campaini, ci si domanda a cosa porterebbe un ripensamento del format senza il non food: la Centrale Coop Italia di Prato che cosa farebbe? Ed il magazzino, pare molto pieno, come verrebbe smaltito? Non sono domande di poco conto se si pensa che si parla di più di 100 Ipermercati ad insegna Ipercoop.



1 ottobre 2012

Andrea Meneghini 




03 agosto 2012

RSA USB DEL PUNTO VENDITA "NETO" CRITICA SULL'ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO

Riceviamo e pubblichiamo dalla RSA USB del punto vendita de Il Neto un volantino sulle problematiche interne al negozio




La RSA USB del negozio Neto esprime disappunto e preoccupazione per il tipo di organizzazione del lavoro che da un po’ di tempo la dirigenza del negozio sta portando avanti con il tacito assenso del sindacato confederale, un’organizzazione basata esclusivamente su una scriteriata ricerca di diminuzione di ore lavorate senza tenere minimamente conto del servizio che ogni negozio deve in primis garantire al cliente.

Il nostro negozio già carico di problematiche note a tutti, tipo il posizionamento dello stesso, mancanza di un adeguato parcheggio, notevole concorrenza nelle zone limitrofe, non ha certo bisogno per essere competitivo solo ed esclusivamente nella spasmodica ricerca di un dato di produttività che spesso fa coppia con uno scarso livello di servizio al cliente.

Esempi ne sono le code alle casse anche in orari di meno affluenza, il mancato rifornimento degli scaffali, il pressappochismo di alcuni responsabili che pur di raggiungere il compitino della produttività organizza il lavoro riducendo al minimo la presenza del personale per poi dover continuamente chiedere cambi di orari se non addirittura straordinari per coprire le carenze di orario.

La direzione, per bocca di suoi dirigenti, aveva promesso a soci e dipendenti un forte impegno per risollevare il negozio da una stagnazione di risultati determinata da anni di scarso impegno aziendale... bene, se l’odierna organizzazione è la risposta aziendale ai noti problemi del Neto c’è poco da stare allegri.

Non è col sistema Marchionne che si risolvono i problemi ma col coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.

Non certo generando malumori e\o paure di eventuali cambi di orari o addirittura di negozio che si affrontano i problemi... a settembre vorremmo proposte serie da questa Azienda e non questa “improvvisazione estiva” che porta solo scarsi risultati economici ma molte lamentele fra i clienti e fra i dipendenti!



3 agosto 2012

RSA USB- NEGOZIO IL NETO


Unione Sindacale di Base - Lavoro Privato Firenze



Via Galliano 107 tel. 0553200764- 0559331383 - Fax 0559334408 - firenze@usb.it
Sito web www.usb.it


15 marzo 2012

I DIPENDENTI DELLA COOP PORTA A PRATO CONTRARI A LAVORARE NEI GIORNI FESTIVI


Minacciato lo sciopero. «Sono giorni da dedicare alle nostre famiglie»



Le lavoratrici e i lavoratori, nell'assemblea unitaria del negozio Unicoop di Parco Prato, ribadiscono la netta contrarietà alla liberalizzazione degli orari commerciali così come previsto dalla legge “Salva Italia". Al tempo stesso, sono soddisfatti per il ricorso alla Corte costituzionale presentato dalla Regione Toscana .

I lavoratori di Unicoop ribadiscono che le festività previste sono quelle già in calendario: 1 gennaio/Capodanno, 6 gennaio/Epifania, Pasqua e Lunedì dell'angelo, 25 aprile/Festa della Liberazione, 1° maggio/Festa del lavoro, 2 giugno/anniversario della Repubblica Italiana, 15 agosto, 1novembre/ i Santi, 25 dicembre/Natale, 26 dicembre/Santo Stefano. «Questi - dicono i lavoratori - sono i nostri “Dì di festa”, giornate da dedicare alle nostre famiglie».

La posizione dei lavoratori del negozio del Parco Prato Unicoop Firenze sarà quella di astenersi dal lavoro, proclamando, se necessario, scioperi mirati al mantenimento di tali festività.

«La deregulation del settore del commercio, imposta antidemocraticamente dal governo - sostengono in un documento approvato alla unanimità -, in questa fase tanto delicata per il Paese, non aiuta certo lo sviluppo ma incentiva il ricatto dei precari e non il consolidamento dell’occupazione, né tanto meno il suo incremento, altresì non favorisce la ripresa dei consumi, anzi crea ulteriori disagi e squilibri sociali ed economici. Insostenibile sarà sia per le lavoratrici e per i lavoratori, sia per le imprese».


14 marzo 2012

Il Tirreno



19 febbraio 2012

UNICOOP TIRRENO PUNTA AL RILANCIO E DICE STOP AGLI IPER

Per il rilancio la Coop toscana si appresta a coprire la voragine finanziaria degli ultimi anni (3 bilanci in passivo), frutto di scelte sbagliate in territori come la Campania, radicandosi sul territorio e uscendo dal format iper come già Unicoop Firenze e altre Coop nazionali stanno facendo

Intanto però il prestito sociale è in calo


Al quartier generale di Unicoop Tirreno, a Riotorto, si respira un’aria nuova. Il lavoro dei due nuovi direttori, Massimo Lenzi (organizzazione) e Fernando Pellegrini (finanza, patrimonio e bilancio) ha portato ad una totale riorganizzazione interna.

E’ preludio ad una nuova fase di crescita della cooperativa di Vignale che si appresta a coprire la voragine finanziaria degli ultimi anni, frutto di scelte sbagliate in territori difficili (come la Campania). Un percorso in salita che parte dal 2012 e durerà fino al 2015, con l’unico obiettivo di risanare i conti ed affrontare le nuove sfide sul fronte della concorrenza con gli altri marchi di vendita locali. Il pareggio di bilancio è attesto solo entro il 2014.

I dettagli del bilancio preventivo 2012 saranno presentati lunedì prossimo (alle 16) al cinema teatro Metropolitan. Il mercoledì successivo c’è il bis all’interno della Cittadella delle Associazioni, in via Pertini, a San Vincenzo, anche per i soci di Venturina e Campiglia.

A questi due incontri Unicoop Tirreno si presenta con due dati interessanti: un fatturato di mille e 200 milioni di euro ed una base sociale formata da oltre 890mila soci. Di questi circa 140mila sono anche depositari dei loro risparmi. Ora la filosofia di sviluppo Unicoop parla una nuova lingua: prima di tutto ci sarà un’attenzione particolare al contenimento dei prezzi, poi sarà cancellata la divisione netta tra iper, supermercato e piccolo incoop.

Una delle regole d’oro di Unicoop Tirreno sarà quella di radicarsi dentro i territori, come vollero nel Dopoguerra i padri fondatori (i soci che la formarono). Tradotto in gergo commerciale, significa una lotta impegnativa alla concorrenza, nella convinzione che questa crisi modificherà anche in futuro i comportamenti economici delle famiglie, che saranno sempre più orientate all’essenziale.

Stop agli ipermercati. Perché il peso di una crisi economica che dura ormai da qualche anno sta mettendo all’angolo questo tipo di strutture, grandi e troppo costose. Al contrario, i piccoli negozi, che si trovano nei centri storici, vanno alla grande. Stilando la lista di costi e ricavi di ogni singolo canale di vendita, il risultato è fin troppo chiaro. Tanto da scrivere un nuovo capitolo negli investimenti di Unicoop: d’ora in avanti avremo solo i superstore alimentari. Questo perché il cibo regge alla crisi: le vendite sono calate solo dell’1,4 per cento. Piccola cosa davanti al crollo registrato dagli altri settori, pari al 7 per cento solo nel 2011.

Prestito sociale in calo. Tra gli effetti della crisi, ne è convinto Pellegrini. E sotto l’effetto di tagli ed aumenti, le famiglie continueranno a prelevare i loro risparmi anche per tutto il 2012. Unicoop s’impegna ad ovviare alle difficoltà di prelevare oltre i mille euro in contanti, per via dei provvedimenti antievasione introdotti dal governo Monti. In aumento solo il numero dei nuovi soci prestatori, a seguito di una campagna a sostegno del prestito a loro riservata. Unicoop Tirreno guarda con timore questo andamento perché è da questi soldi che derivano parte degli investimenti di tutta la cooperativa.


16 febbraio 2012

Katia Ghilli

Il Tirreno


16 dicembre 2011

UNICOOP TIRRENO VENDE 10 SUPERMERCATI ALLA DIOCESI DI TRENTO


Unicoop Tirreno vende 10 supermercati ad insegna Coop per un controvalore di 50 milioni





La societa' di gestione risparmio "Castello Sgr", di cui la finanziaria dell'Arcidiocesi di Trento -Isa Spa- possiede il 34,65% delle quote, ha acquisito 10 supermercati ad insegna Coop in Toscana e nel Lazio. Gli enti diocesani trentini possiedono la maggioranza delle quote di Isa Spa, Istituto Atesino di Sviluppo.

Come precisa il quotidiano "Trentino" la "Castello Sgr", anche proprietaria dell'area ex Michelin a Trento, ha firmato l'accordo con "Unicoop Tirreno S.c." per 16.512 metri quadri complessivi di superficie per un controvalore di circa 50 milioni di euro. Sono stati anche sottoscritti dieci contratti di locazione per gli stessi immobili, ad un costo di 3,4 milioni di euro.

Unicoop Tirreno e' uno dei principali player delle cooperative di consumo in Toscana, Lazio e Campania; dispone di 110 punti vendita ed ha un volume di affari pari a 1.1 miliardi di euro.



16 dicembre 2011

(AGI)

23 novembre 2011

COOP LIGURIA CONFERMA GLI ESUBERI ALL'IPER DI SAVONA, MA SMENTISCE LICENZIAMENTI


Confermati gli esuberi all'ipercoop Il Gabbiano di Savona, ma Coop Liguria smentisce il ricorso a licenziamenti




Savona.
La Coop Liguria a seguito dell’articolo “Ipercoop, crisi e licenziamenti”, pubblicato oggi sull’edizione savonese del Secolo XIX, con una nota inviata alla nostra Redazione, conferma gli esuberi di personale all’Ipercoop “Il Gabbiano” di corso Ricci, ma smentisce in modo fermo il ricorso ai licenziamenti. Nella nota i responsabili infatti affermano che «La Cooperativa conferma la presenza di personale in esubero nell’organico dell’Ipercoop “Il Gabbiano” di Savona, a causa del calo delle vendite, determinato dalla crisi economica in atto, che interessa tutto il settore della grande distribuzione, e dalla previsione di nuove aperture». E così continuano: «Coop Liguria però, che ha sempre doverosamente informato i lavoratori sull’andamento dell’ipermercato, sia direttamente, sia attraverso le Organizzazioni Sindacali, smentisce di aver comunicato alle parti sociali l’intenzione unilaterale di ricorrere a licenziamenti».

Infine concludono dicendo che «L’incontro fra i dirigenti della Cooperativa e i sindacati, del quale si fa cenno nell’articolo del Secolo XIX, è stato convocato appunto per prendere atto delle difficoltà e cercare insieme soluzioni organizzative condivise. Coop Liguria è fiduciosa che, attraverso questo confronto, si potranno individuare le vie migliori per preservare l’occupazione e tutelare la qualità del lavoro».


23 novembre 2011

liguria 2000 News


13 novembre 2011

NASCE LA RSA DI USB ALLA COOP DI PISA-CISANELLO


Si rafforza la presenza di USB nella distribuzione cooperativa

La nuova RSA nasce nel negozio Unicoop Firenze di Pisa- Cisanello




Anche il Supermercato Coop di Pisa - Cisanello sceglie l'Unione Sindacale di Base. Questo è il segnale tangibile che i lavoratori accolgono con favore una proposta sindacale che viene dal basso e che li rende protagonisti delle proprie lotte.
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In buona parte dei lavoratori si avverte l'esigenza di una nuova rappresentanza che si contrapponga all'arroganza aziendale con decisione e senza il solito atteggiamento compiacente e schiacciato sugli interessi padronali.
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In attesa che finalmente si dia corso ad una nuova legge sulla rappresentanza, che stabilisca realmente “CHI RAPPRESENTA CHI” nei luoghi di lavoro, la nomina della nuova RSA USB è comunque una grande iniezione di energia per tutti noi e ci impegna a lavorare con sempre maggiore impegno per rendere concreti i molti obiettivi che ci siamo proposti.
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Oggi è soltanto l'inizio di un percorso fatto di momenti di formazione per la neoeletta RSA e di crescita di coscienza dei lavoratori dell’unità produttiva, attraverso un'informazione capillare e un confronto costante.
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Il primo appuntamento per l’ RSA è già programmato per venerdì 2 dicembre 2011, data dello indetto Sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private indetto da USB, SLAI COBAS, CIB-UNICOBAS e SNATER.
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Nei prossimi giorni USB Lavoro Privato comunicherà ad Unicoop Firenze la costituzione della Rappresentanza Sindacale Aziendale (RSA), del Supermercato Coop di Pisa - Cisanello
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Ai no
stri delegati i migliori auguri di buon lavoro.

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Roma, 13 novembre 2011

USB Lavoro privato

28 ottobre 2011

NOVACOOP CHIUDE IL SUPERMERCATO DI CERANO (NO)‏


Piccola grande storia di un supermercato che chiude




La Coop di via Viscerei a Cerano (NO) abbasserà le serrande il 31 dicembre, anche se, forse, non in via definitiva. La conferma da Massimo Cossavella, direttore commerciale del canale di distribuzione di Novacoop, a cui fa capo il supermercato. «La data prevista è il 31 dicembre. Nulla a che vedere con la crisi economica: si tratta di una scelta della cooperativa». La sede è ormai inadeguata alle esigenze dell’azienda: verrà cercata una nuova collocazione più centrale in paese. I dieci lavoratori saranno comunque ricollocati e non perderanno il posto.


27 ottobre 2011

La Stampa

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CERANO, BREVE CRONISTORIA DELLA CHIUSURA DI UN SUPERMERCATO

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Come scritto nell'articolo riportato sopra, la crisi non c'entra nulla. Le ragioni vanno probabilmente ricercate in errori gestionali.
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Novacoop ha deciso di chiudere il supermercato di Cerano, comune di 7.000 abitanti a 15 km da Novara, confinante con la Lombardia. Si tratta di un supermercato con una superficie di vendita di 1.500 mq, ubicato fuori dall'abitato, prospiciente la strada che i ceranesi hanno sempre chiamato "il curvone" (dove in passato avvenivano molti incidenti nei giorni di nebbia). Una localizzazione a dir poco infelice,dove il supermercato (aperto all'inizio degli anni '80 dalla Coop Piemonte, una delle due costole che diedero vita a Novacoop nel 1989), non è mai decollato proprio a causa della pessima ubicazione, avulsa dal contesto urbano.

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Originariamente il supermercato era di soli 1.000 mq. di superficie di vendita (il classico supermercato di vicinato, ma collocato lontano dal vicinato) ed era inserito in un Centro Commerciale con una decina di negozi che chiusero dopo pochi mesi dall'apertura. Novacoop ebbe la brillante idea di acquistare tutti gli spazi lasciati vuoti dai negozianti e di ampliare il supermercato fino a 1.500 mq. di superficie di vendita, pensando di aumentare la capacità di attrazione e di aumentare così il fatturato. Ma il bacino d'utenza era troppo ristretto e comunque restava l'hadicap della cattiva localizzazione. Tale scelta non fece altro che peggiorare la situazione.

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La notizia della chiusura è stata comunicata ai lavoratori riuniti in assemblea dal nuovo capo zona, la scorsa settimana, ed è stata per tutti un fulmine a ciel sereno, anche se sono stati tranquillizzati i dipendenti, promettendo il trasferimento nei negozi Novacoop vicini. Sono stati informati i sindacati che a breve avranno un incontro con Novacoop.

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La cosa pare essere stata gestita non adeguatamente perché la panetteria che ha in affitto un reparto avrebbe saputo della chiusura da voci in paese e neppure i soci sarebbero stati avvertiti, pur avendo avuto una recente riunione e sembra che l'irritazione e i timori abbiano avuto ripercussioni negative sui libretti del prestito sociale. La chiusura è prevista per fine anno.

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03 luglio 2011

L'IPERCOOP MONDOVICINO (COOP LIGURIA) RIDUCE GLI SPAZI



Ormai l'uscita dal format iper è una relatà per molte Coop della distribuzione in tutta Italia





Unicoop Firenze è già all'opera. Ricordiamo però che quando si esce da alcune tipologie di prodotti, come nel caso di Unicoop, si è perso in competitività con la concorrenza in alcuni segmenti di mercato e qualche dirigente dovrebbe risponderne.

Più redditizio e meno impegantivo quindi uscire dall'attività principale e differenziare, in questo caso locando le superfici dismesse.

Seguono due articoli. Il primo con le dichiarazioni rilasciate dal presidente di Coop Liguria, Francesco Berardini. Il secondo con le critiche di Confcommercio del cuneese del presidente dell'associazione provinciale, Ferruccio Dardanello.

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Riduciamo per rendere più comoda la superficie di vendita, ma per i prodotti non cambierà nulla». Lo dice Francesco Berardini, il presidente della Coop Liguria. Si riferisce alla decisione che riguarda il punto vendita di Mondovì, all’interno del Parco commerciale di Mondovicino.


Nella Conferenza dei Servizi del 12 luglio, a Torino, il numero 1 della grande cooperativa di consumo presenterà la richiesta di riduzione dell’area di fronte alla galleria commerciale: da 7500 si passerà (se la proposta sarà accettata dalla Regione) a 5500 metri quadrati. Duemila metri quadrati in meno che saranno reimpiegati per insediare nuove attività non legate alla Coop. Le ragioni non sono di ordine commerciale o finanziario. «L’esperienza di quasi quattro anni di attività – spiega Berardini -, pur essendo positiva, ci ha detto che la dimensione di 7500 metri quadri è eccessivamente dispersiva. Ridurremo la vendita, non l’offerta. L’ipermercato diventerà più fruibile, con una dimensione pari a quella pensata in origine». Una decisione figlia della crisi? «No, lo escludo - replica il presidente – perché i numeri ci confortano con un’affermazione lenta, ma prevista in questa porzione di Piemonte».

I numeri dicono che il fatturato si aggira intorno ai 30 milioni all’anno e il settore «food» ricopre il 70% delle voci. I dipendenti sono 105, 14 dei quali inseriti di recente con contratto a tempo indeterminato. «Il ridimensionamento non interesserà i livelli occupazionali», dicono Gianni Trovato, coordinatore divisione ipermercati Coop Liguria, e il direttore di Mondovì Stefano Accurso che, nel giro dieci giorni lascerà il posto a Lorenzo Ricci, «cresciuto» a Mondovì. Un’operazione di cui era a conoscenza l’amministrazione comunale. «Abbiamo saputo delle intenzioni di Coop – dice Guido Tealdi, vicesindaco e assessore al Commercio. Si tratta di una scelta imprenditoriale che deve godere di una sua autonomia, ma abbiamo ricevuto rassicurazione sui livelli occupazionali».

A gennaio Ipercoop e sindacati hanno firmato un’intesa per l’assunzione progressiva di 26 dipendenti a tempo determinato entro due anni. Aperto il 7 novembre 2007, l’insediamento ha richiesto ingenti investimenti per strutture, attrezzature e impianti e comporta costi rilevanti sia per la necessità di estendere la comunicazione ad un bacino di utenza particolarmente ampio, di dimensione sovra-regionale, sia per la maggior richiesta di servizio nei giorni festivi e nei fine settimana, che rappresentano infatti oltre il 50% degli incassi totali realizzabili. Nello stabile che raduna galleria commerciale (gestita dalla società Igd) e Ipercoop, a fine 2010, si sono registrate circa 2 milioni e 300 mila presenze, con un incremento di circa il 5% rispetto all’anno precedente. I settori di vendita di Ipercoop sono: alimenti freschi e freschissimi, focacceria Coop, multimediale, Casa e persona, parafarmacia, edicola, bricolage stagionale.


30 giugno 2011


Gianni Scarpace


La Stampa

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L'Ipercoop di Mondovicino riduce gli spazi. Confcommercio: “Come volevasi dimostrare”



La notizia è di questi giorni. L'Ipercoop con sede all'interno del complesso commerciale Mondovicino, nella periferia di Mondovì, vuole ridimensionare la superficie occupata. Dagli attuali 7.500 metri quadri intende passare a 5.500, con una riduzione significativa. Il cambiamento comporta la richiesta di autorizzazione in deroga alla Regione in quanto interessa uno spazio superiore ai 4.500 metri quadri. Nella prossima riunione della Conferenza dei servizi, a Torino, il 12 luglio, la domanda sarà esaminata e discussa.

La Confcommercio – spiega Ferruccio Dardanello, presidente della organizzazione a livello provinciale – sarà presente con i propri rappresentanti. Conosciamo le difficoltà di tutto il sistema commerciale compresa la grande distribuzione, anch'essa chiamata a pagare le conseguenze del calo generalizzato dei consumi ma, quanto sta accadendo a Mondovì induce, però, ad un paio di riflessioni. Il progetto di creazione di Mondovicino ci ha sempre visti in posizione fortemente critica. Abbiamo sostenuto, anche quando dati mirabolanti presentati dai fautori del progetto e avallati dai decisori locali si contrapponevano alla nostra tesi, che la nascita di una realtà commerciale tanto imponente fosse sovradimensionata rispetto al bacino di utenza, previsto ben oltre l'area monregalese, sino alla Liguria ed alla Francia. Oltre a questo, ci siamo detti convinti che a pagare sarebbe stata la rete distributiva tradizionale di Mondovì e dei piccoli centri vicini. Entrambe le ipotesi, purtroppo, si sono avverate”.

In effetti la decisione di ridurre gli spazi dedicati all'ipermercato alimentare, da sempre elemento trainante per i centri commerciali, appare anomala e dimostra che le perplessità erano fondate. I vertici dell'Ipercoop ligure, che ha creato la piastra, addolciscono la pillola parlando di riorganizzazione. Di fatto, si riduce di quasi un terzo la superficie disponibile e si fa supporre una situazione non rispondente alle previsioni ottimistiche del passato. Le file di francesi e liguri non ci sono state e la clientela locale non appare, forse, adeguata ad una struttura pensata per grandi numeri. Si è avverata, purtroppo, anche la previsione di crisi per i punti vendita di vicinato di Mondovì e del monregalese, costretti a pagare duramente la presenza di un concorrente difficile qual è la grande distribuzione. Molti negozi, anche nelle vie centrali, tradizionalmente vocati alle attività commerciali, sono stati costretti a chiudere i battenti minando un equilibrio nato e sviluppato nel tempo.

“Il monito che si può trarre da quanto sta accadendo è chiarissimo, rivolto soprattutto a quanti sono chiamati a legiferare a livello nazionale, regionale e comunale. - sostiene Beppe Ballauri, presidente dell'Ascom di Mondovì – Se si continua a prevedere, nei piani urbanistici la localizzazione di grandi insediamenti commerciali, il problema dell'antieconomicità si proporrà ogni volta. E questo avverrà, purtroppo, quando i punti vendita tradizionali avranno già chiuso, stroncati dalla concorrenza. Ogni iniziativa innestata su ipotesi sbagliate o previsioni gonfiate non può che fallire o, almeno, trovarsi in difficoltà”.



1 luglio 2011

(c.s.)

targatocn


18 giugno 2011

LA COOP DI VIA VALDERA POTREBBE CHIUDERE PER SPOSTARSI AL CENTRO COMMERCIALE DI SAN DONATO

Gli anziani in "difesa" del supermercato a rischio trasferimento

L'effeto multiplex di Novoli, dove Unicoop Firenze aprirà nel centro commerciale un supermercato di 2.000 metri quadri, rischia di schiacciare la piccola realtà di quartiere.


Un supermercato a rischio chiusura e anziani preoccupati sul come e dove andare a fare la spesa. La chiusura della Coop di via Valdera, a Novoli, potrebbe diventere realtà. Tra i clienti girano voci su un possibile trasferimento della struttura nel nascente centro commerciale di San Donato, a circa due chilometri di distanza.

"La valutazione che i vertici della cooperativa stanno facendo sul supermercato di via Valdera a Novoli - fanno sapere da Unicoop - non è legata all'apertura di una nuova struttura nel centro commerciale di San Donato. Il punto vendita di via Valdera sta attraversando delle difficoltà legate ai consumi in crisi e alla competititvità con la grande distribuzione presente in zona. E' un "supermercatino" di quartiere, di rifinitura della spesa: in caso di chiusura i clienti potranno fare affidamento sulla Coop di via Carlo del Prete, su quella di Novoli (che ne determina la chiusura - nota blog) o sull'Iper di Sesto".

Non la pensano però alla stessa maniera molti clienti, soprattutto i più anziani, che tutti i giorni si recano alla Coop di via Valdera. "Se dovessero chiudere o trasferire la coop - spiega una anziana - per me sarebbe un grosso problema. Non ho una macchina e non riesco a camminare tanto". "Sono socio da oltre vent'anni - le fa eco un pensionato - se la struttura chiude dovrei fare affidamento sui miei figli che non ci sono mai a causa del lavoro. Sarebbe un enorme disagio".

"Ancora non c'è niente di definitivo sull'ipotesi di trasferimento - concludono da Unicoop - non c'è da parte nostra la volontà di spostare la Coop, semmai di far coesistere questa struttura commerciale con il resto dell' economia intorno alla zona. Il nostro fine non è l'utile, ma in via Valdera la Coop perde ogni anno nei confronti della gestione, ed essendo più piccola ha minore attrattività. Certo, la nuova struttura commerciale che nascerà a San Donato sarà un ulteriore elemento che condizionerà l'attività di via Valdera".



giugno 2011

N.C.

il Reporter - quartiere 5

01 giugno 2011

I SOCI DI COOP ESTENSE BOCCIANO LA NASCITA DI NUOVI IPERMERCATI


Coop Estense non vuole gli ipermercati






E' un pò bizzarra la situazione che si è venuta a verificare intorno al format degli ipermercati per Coop. Dopo aver spinto e pressato per averli, punto cardine all'interno dei centri commerciali, adesso pare che le Coop non sappiano gestire con redditività soddisfacente la vendita di prodotti non food, quindi tutto ciò che non è la classica spesa.

In buona sostanza, si assiste ad un ridimensionamento delle superfici degli iper, come sta facendo Unicoop Firenze e non solo, destinando lo spazio ricavato a negozi da affittare, attività facile da gestire nonché redditizia e abbandonando la commercializzazione di prodotti in cui Coop non riesce ad essere competitiva.

E' un ritorno alla formula antica del Superstore con una superficie di vendita tra i 2.500 e i 4.000 mq. Pare quindi prospettarsi la fine della tipologia iper per Coop, che invece è vincente in molti paesi del mondo, solo che occorre possedere un adeguato know how e le necessarie capacità manageriali, cosa che evidentemente Coop non ha in misura adeguata.

Si preferisce così ripiegare, per inseguire il format di un concorrente profittevole come Esselunga, la quale non ha mai sposato il modello degli ipermercati, preferendo la tipologia Superstore basata su di un'offerta prevalentemente alimentare, con integrazione di igiene per la casa e la persona.

Anche Coop Estense, il cui bilancio recente non brilla di certo, è contraria agli iper. Si, ma par di capire non solo ai suoi che nessuno la obbliga a fare, ma anche a quelli che potrebbe costruire la concorrenza. Non si sa mai ...

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Oggi, mercoledì 1° giugno, la Consulta Sociale di Coop Estense – il massimo organo consultivo della base sociale della cooperativa – si è riunita in via straordinaria per affrontare la delicata questione del nuovo Piano del Commercio in discussione nella provincia di Modena.

A seguito della netta contrarietà già espressa da tutte le associazioni di categoria, unitamente alla Lega provinciale delle cooperative e alla Cgil, con la stessa netta contrarietà anche i Soci di Coop Estense prendono le distanze dalle proposte presentate dall’Amministrazione Provinciale, ritenute pericolose per il futuro della rete commerciale modenese. In particolare la cooperativa denuncia le modalità con cui si è tentato di assumere e confermare, senza un coinvolgimento pienamente trasparente dei soggetti interessati, decisioni in evidente contrasto con qualsiasi logica commerciale o criterio pianificatorio, e soprattutto in assoluta contraddizione con le linee guida che la stessa Provincia aveva delineato in fase istruttoria.

L’avvio dell’iter del POIC era apparso in un primo tempo condivisibile ed apprezzabile in quanto mirava alla riqualificazione dell’esistente, al completamento di insediamenti già pianificati, nonché alla creazione di nuove opportunità per alcuni insediamenti di medie e grandi strutture non alimentari. Ciò ancora di più sulla base della constatazione dell’efficienza della rete alimentare provinciale, risultata la più conveniente dell’intera regione da indagini autonome ed imparziali (Nielsen, Il Sole 24 Ore, Codacons), in un momento congiunturale in cui i consumi vivono una fase di consistente e decisa contrazione. Nel modo più assoluto si escludevano nuove grandi strutture alimentari o ipermercati. E’ quindi con sorpresa e preoccupazione che si è avuta notizia della proposta di una serie di futuri possibili insediamenti di grandi strutture alimentari assolutamente ingiustificati.

In assenza di una qualsiasi seria analisi sullo stato della rete distributiva nei comuni interessati, la Provincia ha accolto la richiesta del Comune di Soliera di trasformare la grande struttura non alimentare di 5000 mq già pianificata nel comparto ex Sicem nel POIC 2006, in un vero e proprio ipermercato, per metà alimentare e metà non alimentare. In virtù della norma che autorizza la nascita di tale ingiustificato insediamento, a poche centinaia di metri da alcuni supermercati e a pochi chilometri dagli ipermercati di Carpi e Modena, si potrebbe consentire un’analoga operazione anche nei comuni di Campogalliano (area ex Bugatti) e nel comune di Finale Emilia (frazione Massa Finalese, area ex Bellentani), dove insistono aree ex industriali di recupero che potrebbero trasformarsi in altrettanti ipermercati.

Per la disinvoltura delle modalità di assunzione, per la carenza di analisi e motivazioni economiche esibite, per l’incuranza riservata allo stato dell’attuale rete commerciale, tali decisioni sembrano rispondere a logiche legate ad interessi immobiliari piuttosto che agli interessi del territorio, dei consumatori e degli operatori.

Il sospetto di una politica pubblica troppo condizionata da obiettivi finanziari e patrimoniali segna una grave svolta rispetto ad un’alta esperienza che sino ad oggi, proprio in forza di una pianificazione oculata, innovatrice ma condivisa, ha saputo determinare a Modena un modello di rete equilibrato, efficiente, conveniente e innovativo, soprattutto nel settore alimentare.

I Soci di Coop Estense non possono esimersi dall’esprimere allarme e preoccupazione e chiedono da parte della Provincia un giusto ripensamento di talune inaccettabili scelte respinte da tutti, quindi il ritorno ad un confronto che miri al consenso delle associazioni sindacali e di categoria e che ritrovi convergenza su un’ipotesi di pianificazione trasparente, equilibrata e condivisa.

Per questo obiettivo Coop Estense organizzerà una forte campagna di informazione nei confronti di Soci e consumatori, mettendo in campo tutte le iniziative di sensibilizzazione e mobilitazione utili compresa, alla fine di un percorso di assemblee territoriali, una raccolta di firme in tutta la rete della provincia di Modena.


1 giugno 2011

Sassuolo2000



11 maggio 2011

UNICOOP FIRENZE APRE UN SUPERMERCATO VICINO SANTA MARIA A MONTE (PI). IL PD: ORGOGLIOSI

Nelle campagne è tutto più chiaro, chi comanda fa un pò come vuole. La casa del popolo, la Coop, il Comune, le farmacie comunali, sono un corpo unico che si tiene ancora bene assieme, mica come in città.

Il segretario del PD è addirittura orgoglioso del supermercato Coop (riuscireste ad immaginarvi un altro marchio?) e descrive l'evento come un punto programmatico politico di quelli che segnano la svolta: scelta coraggiosa e riformista. Sembra Occhetto alla Bolognina.

Come per ogni grande evento, non mancano i contrari e gli entusiasti. E poi lasciamo decidere il mercato, che qui ci conviene. A meno che non fosse stata Esselunga...

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E' l'ora di inaugurare la nuova Coop di Ponticelli. Il PD: "Orgogliosi di avere un supermercato nel nostro territorio"

Taglio del nastro alla struttura, aperta al pubblico il 10 maggio. Il segretario Torrini (PD): «Scelta coraggiosa e riformista, ora puntiamo a collocarci la terza farmacia comunale»

"Lunedì 9 Maggio alle 17.30, in presenza delle autorità, verrà inaugurato il nuovo centro Coop di Ponticelli che aprirà definitivamente al pubblico martedì 10. C’è orgoglio nelle file del partito democratico per l’apertura di questo supermercato. Primi fra tutti abbiamo investito in questa idea e con coraggio abbiamo saputo portarla avanti.

Voglio ringraziare personalmente tutto il partito e gli amministratori per aver, in questi anni, investito con entusiasmo nell’idea che anche Santa Maria a Monte potesse avere un grande supermercato sul proprio territorio. Il centro Coop rappresenta una grandissima prospettiva di sviluppo per tutto il comune. Tutti i nostri cittadini, siano essi residenti in pianura o nella zona delle colline, non dovranno più spostarsi nei comuni limitrofi per fare la spesa e perdere inutile tempo e soldi per gli spostamenti, come manifestato ogni settimana dagli oltre 4300 soci Coop che abbandonano il comune per fare la spesa.

Siamo inoltre sicuri che a trarne beneficio non saranno solo i cittadini, ma anche il piccolo commercio, grazie alla grande attrattività che il supermercato avrà nei confronti dei comuni vicini. Si interromperà finalmente quell’evasione commerciale che fa uscire ogni anno più di 17 milioni di euro da Santa Maria a Monte. Stiamo inoltre lavorando affinché la terza farmacia assegnata al nostro comune, la prima comunale, possa essere collocata all’interno del centro commerciale, offrendo un grande servizio a tutti i cittadini che potranno raggiungerla con facilità visto il punto strategico in cui si trova.

Noi crediamo, al contrario del Partito Socialista, che la scelta migliore sia aprirla a Ponticelli, in una zona strategica per tutti i cittadini e facilmente fruibile. Non so a cosa abbiano pensato i socialisti per la possibile sede della farmacia, ma metterla ora in collina non credo sia la scelta migliore ma soprattutto non lo credono i molti cittadini che ogni giorno incontriamo e che si felicitano per la realizzazione del supermercato e che auspicano che la farmacia si trovi al suo interno. Molti di loro sono cittadini che hanno votato lo schieramento di destra alle precedenti elezioni e questo ci compiace molto. Queste sono scelte coraggiose che manifestano il vero spirito riformista del nostro partito, capace di investire nel futuro e difendere gli interessi di tutti piuttosto che continuare a difendere i privilegi di pochi come il PDL di Santa Maria a Monte vorrebbe si continuasse a fare.

Noi andiamo avanti con questa scommessa di rendere più efficiente e moderno il nostro Paese , sicuri, che la grande sfida del riformismo, la si possa vincere solo guardando al futuro e non rimanendo aggrappati al passato e alle ideologie. Invitiamo quindi tutti i partiti riformisti compreso quello socialista ad aprire un dialogo produttivo su questo e su altri temi , noi intanto andiamo avanti con i fatti, le chiacchiere le lasciamo agli altri".


8 maggio 2011

Antonio Torrini (segretario PD Santa Maria a Monte)

gonews.it


28 aprile 2011

NEGOZI APERTI IL PRIMO MAGGIO: SCIOPERO A FIRENZE E MILANO


Contro la deroga per gli esercizi commerciali i sindacati hanno proclamato la protesta. Serrande alzate anche a Torino, Roma, Bologna e in altre città




E' polemica intorno alla opportunità di tenere o meno aperti i negozi il 1° maggio. A Milano e a Firenze i sindacati hanno dichiarato una giornata di sciopero proprio nel giorno della festa dei lavoratori. Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl del capoluogo lombardo hanno appena indetto la protesta contro la deroga che consente l'apertura di tutte le attività di vendita, concessa, fra le polemiche, dal Comune. Il sindaco Letizia Moratti si era detta "meravigliata" per la reazione dei sindacati, affermando che la scelta di consentire l'apertura dei negozi è un modo per tutelare il lavoro.
Una motivazione contestata dal leader della Cgil, Susanna Camuso: "Ciò che è assolutamente stravagante, in tutta questa polemica, è che si vorrebbe sostenere che il calo dei consumi nel nostro paese sia determinato dal fatto che non si aprano i negozi nei 5 giorni festivi dell'anno. Il calo dei consumi è determinato invece dal fatto che i lavoratori e i pensionati hanno sempre meno risorse e quindi riducono la loro attività".

Firenze. A firenze, come a Milano, la decisione del Comune di dare il via libera all'apertura delle saracinesche ha spinto i sindacati
a proclamare uno sciopero del commercio il 1° Maggio: manifestazione da piazza Santa Croce a piazza della Repubblica alle 10. Si protesterà anche nelle altre città della Toscana.

In futuro la festa dei lavoratori sarà invece "blindata". Natale e il 1° Maggio saranno festività certe, con tutti i negozi chiusi. La giunta regionale sta infatti finendo di lavorare a una proposta di legge per farle diventare intoccabili, immuni anche da concertazioni.

Roma. Nella capitale, che in quel giorno aspetta l'arrivo dei pellegrini per la beatificazione del Papa, è scontro fra commercianti e sindacati. Cgil invita i negozianti alla serrata di "disubbidienza" perché la Festa del lavoro "va rispettata". "Abbiamo dato indicazioni ai lavoratori degli esercizi commerciali di non presentarsi il Primo maggio", ha detto ieri il segretario generale della Filcams-Cgil di Roma e Lazio Vittorio Pezzotti, lanciando così il boicottaggio dell'ordinanza che permette ai negozi in alcune zone della città di tenere le saracinesche aperte in occasione della beatificazione di Wojtyla. Immediata la replica di Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio romana: "La dichiarazione di Pezzotti è di una gravità assoluta". Pambianchi invita "i titolari degli esercizi commerciali ad adottare con la massima intransigenza, laddove ricorrano i presupposti, tutti i provvedimenti previsti dalla normativa contrattuale contro coloro che non si recheranno domenica al lavoro".

Bologna. Bagarre sul Primo maggio anche a Bologna. Da un lato c'è la richiesta del Comune di lasciare le saracinesche alzate "per aiutare la ripresa dei consumi". Dall'altra il sindacato, convinto che il giorno della Festa dei lavoratori i dipendenti debbano restare a casa o andare in piazza. Fra i due contendenti ci sono i commercianti bolognesi che quest'anno sono meno disponibili dell'anno scorso a fare gli straordinari. Sulla questione è intervenuta anche la Confesercenti tramite il suo direttore Loreno Rossi: "Chi resterà aperto il Primo maggio? Le stesse attività che sono aperte le altre domeniche, quindi pochissime".

Torino. Si litiga pure a Torino, dove l'assessore al Commercio Alessandro Altamura ha deciso: "Serrande alzate, siamo una città turistica e ci sono le celebrazioni dei 150 anni". Anche nel capoluogo piemontese la Cgil è scesa sul piede di guerra. "Non siamo affatto d'accordo con la decisione dell'assessore Altamura - dice la segretaria generale della Filcams-Cgil Torino, Elisabetta Mesturino. - e lo inviteremo a ripensarci. È in atto una forte polemica a livello nazionale con il sindaco di Firenze Renzi, ma eravamo convinti che a Torino non avremmo avuto problemi di questo tipo. Invece ora arriva questa scelta, che contraddice la stessa delibera approvata dal Comune a dicembre".

Genova. Più tranquilla invece la situazione a Genova, dove la decisione di dare il via libera all'apertura delle saracinesche non ha suscitato scontri. Negozi aperti il primo maggio nella zona dell'Expò e di via San Lorenzo, a Genova. "E' la stessa situazione del giorno di Pasqua - spiega l'assessore al Commercio Gianni Vassallo - la deroga valeva infatti per tutta la durata di Euroflora, che per caso coincide appunto con due delle festività di chiusura del calendario commerciale".

Bari. Festa 'blindata"a Bari con negozi rigorosamente chiusi. Il fatto che il Primo Maggio cada di domenica ha rafforzato la tesi, nel capoluogo di regione, secondo cui le saracinesche degli esercizi commerciali debbono rimanere abbassate. Qualche polemica si registra invece nel Salento e in particolare a Lecce, complice il fatto che nell'ultimo weekend il 'tacco d'Italia" è stato preso d'assalto dai turisti, anche stranieri, e che qualche commerciante che aveva deciso di tenere aperto il proprio negozio è stato multato.



28 aprile 2011


Valeria Pini


La Repubblica.it

PROPOSTA DELLA REGIONE: PRIMO MAGGIO E NATALE SEMPRE FESTIVI IN TOSCANA

Un bel colpo all'arroganza di Renzi, giovane portatore del vecchio che avanza

I lavoratori fiorentini meritano rispetto, non un sindacuccio che fa battaglie per la confindustria

Il 1° Maggio, come il Natale, saranno festività certe, con tutti i negozi chiusi. La giunta regionale sta finendo di lavorare a una proposta di legge per farle diventare inderogabili, impossibile da toccare anche attraverso la concertazione.

La valenza del Primo Maggio ha per i lavoratori lo stesso significato del Natale per i Cristiani.

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La proposta di legge della Regione: negozi chiusi almeno in quei festivi. Mesi fa al presidente Rossi era stata presentata una richiesta sottoscritta da 50mila tra commesse, commessi e cittadini.

Natale e 1° Maggio saranno festività certe, con tutti i negozi chiusi. La giunta regionale sta finendo di lavorare a una proposta di legge per farle diventare inderogabili, impossibile da toccare anche attraverso la concertazione. Intanto i sindacati ribadiscono lo sciopero del commercio il 1° Maggio a Firenze, con manifestazione da piazza Santa Croce a piazza della Repubblica alle 10.

Storia antica e non per questo meno attuale, che ricorda a tutti noi come nel 1889 il Congresso costitutivo della Seconda Internazionale, a Parigi, decise di fare del Primo Maggio la data in cui i lavoratori di tutti i paesi avrebbero manifestato le loro ragioni per ridurre la giornata lavorativa a otto ore. Così il Primo Maggio si affermò come giorno di mobilitazione e di lotta, ma anche di festa da dedicare al riposo e al divertimento: una festa "ribelle". Al tempo dei sintetici o prolissi messaggi di Facebook tutto ciò può apparire sbiadito e superato. Ma la storia, le tradizioni, le culture, i valori positivi costituiscono il pilastro di qualsiasi comunità, il collante condiviso. Roba da politica seria che mal si concilia con il tritatutto della comunicazione ad effetto. È quel che è successo a Firenze: da una parte il nuovo, il terzo millennio, dall'altra i conservatori, il vecchio, qualcosa o qualcuno non più in linea con l'evoluzione del mondo.

Esiste una Legge Regionale sul commercio per cui tutti i Comuni dispongono di un livello di concertazione che, in 120 giorni, impegna istituzioni, associazioni datoriali, dei consumatori, e sindacati a individuare il numero delle aperture domenicali e festive per tutto l'anno. In molti Comuni dell'area fiorentina si sono conclusi accordi programmando 22 o 23 aperture. La Legge Regionale permette poi ai negozi dei centri storici di derogare sulle date considerate inderogabili (otto in totale: Capodanno, Pasqua, Lunedì dell'Angelo, 25 Aprile, Primo Maggio, Ferragosto, Natale e Santo Stefano). A Firenze si trova l'intesa per le aperture fuori dal Centro Storico, 23 in tutto, ma non si trova sul centro della città. Cosa chiedeva il sindacato? La salvaguardia di almeno 5 delle 8 date "inderogabili": Capodanno, 25 aprile, Primo Maggio, Natale e Santo Stefano poiché Firenze, per vocazione turistica, può già contare sull'apertura di 52 domeniche su 52 in un anno.

L'accordo non si è raggiunto e il Comune di Firenze ha emesso un'ordinanza che consente la facoltà delle aperture per un totale di 362 giorni all'anno su 365, con la sola esclusione del Capodanno, Natale e Santo Stefano. Ciascuno comprenderà al volo cosa manca. Soprattutto comprenderà al volo che Firenze è sempre aperta, 362 giorni all'anno. Quest'anno inoltre è programmata anche un'intensa "Notte Bianca" per il 30 aprile, che si concluderà alle ore sei del Primo Maggio. Una ragione in più per una meritata giornata di festa. Rimane allora la questione delle domeniche e dei festivi che meriterebbe un po' più di concertazione per un fattivo tavolo di trattativa, su cui la spinta dell'Amministrazione sarebbe di grande aiuto. Ma qui siamo appunto alle volontà politiche per valutare e mediare interessi diversi nel rispetto reciproco delle rispettive rappresentanze. In tal caso sarebbe evidente la volontà dei sindacati: la ripresa del settore del commercio, lo sviluppo del turismo e la tutela salariale e normativa delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.
L'autore è segretario metropolitano Cgil.


28 aprile 2011

Ilaria Ciuti


La Repubblica



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22 aprile 2011

PRODOTTI SCADUTI, MULTATA UNICOOP TIRRENO

Nel negozio di Pietrasanta (LU) di Unicoop Tirreno, gli agenti del nucleo anti-frode hanno trovato in vendita sugli scaffali 39 prodotti alimentari scaduti, anche con la data di gennaio scorso


PIETRASANTA.
In vendita sugli scaffali hanno trovato anche 39 prodotti alimentari scaduti (anche con la data di gennaio scorso) e così sono scattate le sanzioni. Una sorpresa, vien da dire visto che il verbale è stato elevato alla Coop di via del Crocialetto, supermercato che ha un giro di affari vorticoso e quindi svuota rapidamente gli scaffali.

La Coop ha ovviamente preso atto del verbale e ha subito avviato accertamenti interni per capire come una cosa simile sia potuta avvenire. Si tratta della prima operazione del nucleo anti-frode e tutela del consumatore, istituito in seno alla squadra di polizia giudiziaria della polizia municipale.
«Tale unità operativa - si spiega in una nota del Comando - avrà il compito di monitorare la rete di distribuzione commerciale del territorio comunale, per prevenire e contrastare fenomeni di frode alimentare e di violazioni alle norme amministrative ed igienico sanitarie».

Le verifiche, come alla Coop, verranno fatte da agenti in borghese che fingeranno di essere clienti. Il comandante Daniele De Sanctis ha detto: «Questi controlli sono volti esclusivamente a tutelare i consumatori, senza nessuno scopo persecutorio, ma solo con l'intento di creare un clima di maggior rispetto delle normative vigenti ed imprimere un netto miglioramento in termini di efficienza dei servizi resi alla cittadinanza da parte della rete di distribuzione; visto il risultato conseguito, continueremo a oltranza ad effettuare controlli, con discrezione, puntualità ma anche con una buona dose di fermezza».


21 aprile

Il Tirreno


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01 aprile 2011

PRESIDIO USB E RACCOLTA FIRME IN DIFESA DI COOP LAURENTINA DI ROMA

Il negozio di via Laurentina fa capo ad Unicoop Tirreno che procede a progressive riduzioni di personale e a tagli all'impresa di pulizie, che già da alcuni mesi stanno determinando la perdita degli standard di qualità


Sabato 2 aprile i dipendenti della Coop Laurentina di Roma saranno in presidio con l’Unione Sindacale di Base davanti al supermercato di via Sapori 39, dove raccoglieranno le firme fra i soci Coop e gli abitanti del quartiere per difendere la sede dal rischio di diventare un esercizio commerciale scadente e inadeguato.

L’iniziativa nasce a fronte della riduzione dei livelli di servizio nella sede Laurentina, determinata dalla scelta Unicoop Tirreno di procedere a progressive riduzioni di personale e a tagli all'impresa di pulizie, che già da alcuni mesi stanno determinando la perdita degli standard di qualità raggiunti soprattutto grazie all’impegno costante dei lavoratori.

“L’apertura nel 1989 del supermercato Coop di via Laurentina – evidenzia Maria Teresa Pascucci, USB Lavoro Privato – è stato il primo ‘faro’ in un quartiere dove non esisteva alcun punto di aggregazione e nessuna prospettiva occupazionale di prossimità. Questo negozio, all’interno del quale è presente anche una libreria/biblioteca, ha rappresentato, oltre che un indispensabile servizio, anche il primo luogo di incontro intorno al quale sono fiorite innumerevoli iniziative, che negli anni hanno scandito i momenti più importanti della vita del quartiere”.

Conclude Pascucci: “Saremo dunque in presidio davanti alla Coop Laurentina per difendere l’occupazione, per dire no alla speculazione, per non arrendiamoci ai centri commerciali che rischiano di far scomparire ogni struttura commerciale a misura di quartiere e vicina alla gente”.


1 aprile 2011

USB Unione Sindacale di Base - Lavoro Privato

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