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27 giugno 2015

ANTITRUST, ISTRUTTORIA SU COOP ITALIA E CENTRALE ADRIATICA


l'Antitrust ha avviato un'istruttoria nei confronti di Coop Italia e Centrale Adriatica



 
 
Su segnalazione di un fornitore di prodotti ortofrutticoli freschi, l'Antitrust ha avviato un'istruttoria nei confronti di Coop Italia e Centrale Adriatica, in materia di relazioni commerciali tra operatori della filiera agro-alimentare: il procedimento è teso a verificare se le due società consortili del sistema Coop, leader sul mercato della Grande distribuzione organizzata in Italia, abbiano posto in essere una violazione del decreto liberalizzazioni, e delle disposizioni del relativo Decreto di attuazione.

L'istruttoria, informa una nota, si concluderà' a metà ottobre 2015. Queste norme, in forza delle quali è stata attribuita all'Autorità' garante della Concorrenza e del Mercato una nuova competenza, vietano al contraente più' forte, in presenza di uno squilibrio di potere commerciale tra le parti che hanno un rapporto di fornitura di prodotti agroalimentari, di imporre alla controparte negoziale condizioni non eque.

Nella comunicazione di avvio dell'istruttoria, si contesta in particolare ai due operatori di avere abusato della propria posizione di forza commerciale per imporre al fornitore, parte debole del contratto, una serie di sconti e contributi economici eccessivamente onerosi: questi non risultano proporzionati al rapporto in atto tra le parti e incidono pesantemente sul prezzo di listino concordato.

Secondo l'Antitrust, inoltre, le società Coop hanno posto in essere ulteriori condotte contrarie ai principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni con riferimento ai beni forniti. I funzionari dell'Agcm, coadiuvati dai militari del Nucleo speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, hanno condotto accertamenti ispettivi presso le sedi di Coop Italia e Centrale Adriatica.
 


24 giugno 2015

Corriere della Sera

20 marzo 2015

COOP ADRIATICA, ESTENSE E NORDEST: I CDA VOTANO PER LA FUSIONE


Nasce un colosso Coop tutto emiliano con 4,2 miliardi di fatturato, 26mila dipendenti, 3,5 miliardi di prestito sociale







Questa volta pare quella buona. Oggi si sono riuniti i Cda di Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest nelle loro rispettive sedi e hanno votato unanimemente una delibera di indirizzo, il primo passo di un percorso che porterà le tre coop del Distretto Adriatico a fondersi in un'unica realtà. Stiamo parlando d'una mega coop con 4,2 miliardi di fatturato, quasi 20.000 dipendenti, 334 punti di vendita di cui 45 ipermercati, 2.600 soci di cui circa 460.000 soci prestatori per un prestito sociale complessivo di 3,5 miliardi di euro. I punti vendita sono presenti in Emilia, Veneto, Friuli, Lombardia, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata e attraverso partnership con altre coop, anche in Sicilia, Campania e Lazio.

Si è parlato spesso in passato di fusioni nel mondo delle coop della Gdo, ma alla fine non se n'è fatto nulla. Svanita la fusione delle coop del Distretto Nordest, forse solo voci per quella tra Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno. Si è parlato anche di una fusione tra Coop Estense e Nordest, ma l'arrivo di Coop Adriatica, la realtà del mondo coop più efficiente dinamica e rappresentativa, dà a questa fusione uno spessore assai rilevante. L'asse in Coop Italia, già fortemente sbilanciata a favore delle Coop emiliane, rischia di diventare monopolizzante, con l'altro colosso, Unicoop Firenze, sempre più isolata e confinata in una sola regione.
 
Coop Estense, che tra le tre realtà è quella con i problemi maggiori, è alle prese con una ristrutturazione degli organici dei punti vendita in Puglia dove sono a rischio ben 230 dipendenti. Sarà interessante vedere come nella fusione verranno gestiti i naturali esuberi che saranno tutti amministrativi e dirigenziali. Si adopererà anche in quella circostanza il metodo pugliese?


20 marzo 2015


29 agosto 2014

MAURA LATINI E GLI INCARICHI MULTIPLI DEI MANAGER COOP

Nelle tradizione dei multi incarichi nel mondo Coop si apprende che Maura Latini è ancora al suo posto in Coop Italia e ha anche la presidenza della società Cpr System



Chi ha visto ieri, 28 agosto, il TG de LA7 delle ore 20.00 avrà notato che la notizia di apertura è stata quella del mancato effetto sui consumi degli 80 euro di Renzi, certificato dall'Istat con una flessione anno su anno del 2,6%. Il servizio su una notizia ormai scontata (gli 80 euro servivano più verosimilmente ad aiutare Renzi nella sua legittimazione via "corpo elettorale", anche se erano elezioni europee) era approfondito nel seguito nel Tg da tre interviste ad esperti della distribuzione, tra cui Maura Latini, (si veda dal minuto 14.24) che la sovrascritta qualificava come Direttore Generale di Coop Italia.

Nel giugno scorso la Latini è stata eletta alla presidenza della Cpr System. Noi avevamo appreso la notizia da questo sito in cui si dice e scrive che
Alla presidenza è stata eletta Maura Latini, già direttore generale di Coop Italia. Considerata l'affidabilità della fonte abbiamo ritenuto di postare la notizia con le nostre considerazioni.
Ieri, visto l'apparizione della Latini ancora in quello che avrebbe dovuto essere il suo precedente ruolo, abbiamo fatto alcune verifiche e ci è stato spiegato che Latini è tuttora Direttore Generale in Coop Italia pur ricoprendo anche l'incarico di presidente alla Cpr System.

Naturalmente ci scusiamo con i lettori e, nonostante quel già che sta per ex, qualche dubbio poteva sovvenirci. In Coop in effetti gli incarichi multipli sono ricorrenti e c'è chi ne fa incetta. Prendiamo ad esempio Giovanni Monti, già vicepresidente di Coop Adriatica, che ricopre i seguenti incarichi: «Monti è presidente di Cometha, societa cooperativa che svolge attività finanziaria, e di Lima srl; è amministratore unico di Emiliana srl, fa parte dei consigli di amministrazione di: Unipol Assicurazioni Spa, Coopfond, Librerie.coop Spa, Coop Sicilia Spa, Enercoop Adriatica Spa, Unipol Banca Spa».

Possiamo parlare di un altro manager plurincaricato, Mario Zucchelli, classe 1946:
Presidente Coop Estense - Vice Presidente di Sofinico S.p.A. - Consigliere di Centrale Adriatica soc. Coop. - Consigliere di Sorveglianza di Coop Italia - Consigliere di Spring 2 S.rl. - Consigliere di Atriké S.p.A. - Consigliere di Finsoe S.p.A. - Consigliere di UnipolSai Assicurazioni S.p.A. - Consigliere di Unipol Gruppo Finanziario S.p.A.

Qui potrete vedere gli incarichi ricoperti da Marco Pedroni, già Presidente di Coop Consumatori Nordest e attualmente Presidente di Coop Italia. E la lista potrebbe continuare.
 

29 agosto 2014
 


22 giugno 2014

MAURA LATINI, EX UNICOOP FIRENZE, ESCE DA COOP ITALIA



Maura Latini, ex Unicoop Firenze, esce da Coop Italia ormai espressione delle coop emiliane








AGGIORNAMENTO del 29/08/2014
 
 
Si è fatto più volte riferimento ai rapporti all'interno del mondo cooperativo della grande distribuzione, specificatamente a quelli tra cooperatoti toscani e emiliani e relativa aneddotica. Delle inquiete relazioni tra le componenti coop al di là e al di qua dell'Appennino ne abbiamo scritto anche di recente (vedi nel post I rapporti con le Coop emiliane)

Coop Italia, l'organizzazione unitaria delle 9 grandi Coop della distribuzione, è un buon osservatorio di come vadano le cose, specialmente quando si tratta di cambiamenti importanti che mediamente nel marmorizzato mondo coop avvengono con una tempistica ultra ventennale. Gli attriti tra emiliani e toscani in Coop Italia hanno dato adito anche a voci su una svolta clamorosa che avrebbe portato la coop fiorentina a minacciare di staccarsi per creare una centrale di acquisti separata e più corrispondente alle proprie esigenze. Unicoop Firenze si è poi limitata a distinguersi dalle altre coop cambiando il logo.

Nel giugno 2013 in Coop Italia succede l'evento. Marco Pedroni di Coop Consumatori Nordest, viene nominato presidente al posto del più moderato Tassinari. E' una mossa che segna un passaggio decisivo. Pedroni è uno dei protagonisti dell'acquisizione del secolo delle coop emiliane, quella di Fondiaria-Sai dal gruppo Ligresti da parte di Unipol. Il gruppo assicurativo bolognese è controllato dalla Spa Finsoe, acronimo che sta per Finanziaria dell'Economia Sociale. Lasciamo al lettore trovare il nesso tra un'operazione come quella su Fonsai e l'Economia Sociale, probabilmente i nomi rimangono, obsoleti, in un mondo che cambia. A capo di Finsoe c'è appunto Marco Pedroni che gode della fiducia di tutte le Coop che sponsorizzano l'operazione Fonsai.

Con il successo dell'operazione di acquisizione, gli strascichi giudiziari e polemiche sul ruolo della cooperazione passano in secondo piano. Del resto i coopisti emiliani erano stati ben temprati dalle spericolatezze di Consorte che qui in confronto è acqua fresca. Pedroni, considerato un drittone in cose finanziarie nonostante qualche scivolone, viene così eletto a furor di popolo nuovo presidente del consiglio di gestione di Coop Italia. La bandiera di rappresentanza di Unicoop Firenze della campainiana Maura Latini invece si ammaina lentamente e inesorabilmente. Da vicepresidente passa a direttore generale, mentre la vicepresidenza va a Marcello Balestrero (in precedenza Consorzio Nord-Ovest).

Ora la Latini finisce addirittura fuori. Si fa per dire, a 57 anni nel mondo coop c'è ancora un gran futuro in termini di carriera, ma la sua pare incanalata verso una discesa. A pochi giorni dell'annuncio del mezzo addio di Campaini ad Unicoop Firenze, la sua agente a L'Avana, Maura Latini, finisce fuori da Coop Italia e viene mandata alla frutta. Ci si conceda la battuta: in magazzino si usa questa espressione quando qualche collega è trasferito al reparto ortofrutta.

Nei fatti la Latini è stata ricollocata alla presidenza della Cpr System, leader italiano delle cassette in plastica a sponde abbattibili e riciclabili (quelle verdi dell'ortofrutta, per capirci). Per chiudere il cerchio magico ricordiamo che Cpr System col 49% e CFT (attraverso Silo spa col 51%) controllano Cpr Servizi Spa, società specializzata nella gestione della logistica e sanificazione degli imballaggi a sponde per prodotti ortofrutticoli (le cassette verdi della Cpr System, appunto).

CFT è la cooperativa fiorentina che ha in appalto numerose attività di logistica e facchinaggio, tra cui una buona parte di quelle nei magazzini di Unicoop Firenze. E' un ritrovarsi tra amici, visto che il presidente di Cpr Servizi è il neoeletto Leonardo Cianchi che è presidente anche di CFT. Dalla cooperativa CFT proviene anche Giulio Bani, attuale vice presidente del consiglio di gestione di Unicoop Firenze con delega aree sviluppo, precedente presidente di CFT.



26 ottobre 2013

POLTRONE IN COOP, SI CHIUDE IL GIRO DI VALZER


Con la nomina di Elio Gasperoni alla vicepresidenza di Coop Adriatica dovrebbe essersi concluso il valzer di poltrone iniziato con l'avvicendamento di Pedroni al posto di Tassinari alla presidenza di Coop Italia







Possiamo ricorrere a varie metafore, come citare il chimico Lavoisier e il suo conosciuto aforisma per cui nulla si distrugge, tutto si trasforma, oppure trattandosi di terra d'Emilia e Romagna non si può non nominare il maiale di cui notoriamente non si butta via nulla. In Coop pare suonare la stessa musica. I dirigenti, che siano bravi o dei brocchi assoluti, troveranno sempre una collocazione anche in età avanzata.
 
Per gli appassionati della sit-com "Poltrone in Coop", il giro dovrebbe essersi concluso con la nomina di Elio Gasperoni alla vicepresidenza di Coop Adriatica. Ma ricostruiamo con ordine.

Marco Pedroni è divenuto nel giugno scorso presidente di Coop Italia, lasciando la presidenza di Coop Consumatori Nordest alla guida della quale si era distinto per una potente e distruttiva
passione per la finanza, caratteristica ricorrente in questi manager delle Coop, come abbiamo visto anche nei recenti articoli de il Fatto e de il Sole 24 Ore. Quindi con tali premesse, perché non promuoverlo alla presidenza di Coop Italia? Ma la passione, come canta il poeta, spesso conduce a soddisfare le proprie voglie e i soci della Coop Nordest si erano preoccupati specialmente sull'operazione Unipol-Fonsai.

Alla presidenza di Coop Nordest è andato
Paolo Cattabiani, che però ha lasciato vacante la poltrona alla presidenza di Lega Coop Emilia-Romagna prontamente rimpiazzata da Giovanni Monti, vicepresidente di Coop Adriatica, carica da cui si dimette, mantenendo però le seguenti: «Attualmente, Monti è presidente di Cometha, societa cooperativa che svolge attività finanziaria, e di Lima srl; è amministratore unico di Emiliana srl, fa parte dei consigli di amministrazione di: Unipol Assicurazioni Spa, Coopfond, Librerie.coop Spa, Coop Sicilia Spa, Enercoop Adriatica Spa, Unipol Banca Spa». E va beh, avrà un gran numero di segretarie.

Quindi il giro di valzer cooperativo dovrebbe essersi concluso, se non per qualche piccolo dettaglio di non rilevante significato, come chi andrà a sostituire Elio Gasperoni  che dall’anno scorso è presidente della Lega delle Cooperative di Ravenna, o se costui opterà per il doppio incarico, sulla scia del pluri incaricato Giovanni Monti.

Resta un tassello fuori, anzi un Tassinari. Il giro di poltrone prende il via proprio dal siluramento del 64enne ex presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, carica che ricopriva da 25 anni. Non dispiacetevi però, Tassinari ci rassicura sul suo futuro: non farò il pensionato che porta a spasso il cane, mi dedicherò a Saiagricola che è l’impresa di investimento in agricoltura del gruppo Unipol della quale sono presidente (faceva parte del gruppo Fonsai e vanta terreni adibiti a vigneti ed uliveti e splendide tenute tra Toscana, Umbria e Piemonte), inoltre rimarrò presidente di Centrale Italiana che è la centrale di acquisto di Coop, Sigma e Despar, continuerò nell’insegnamento alle Università della Bicocca di Milano e alla facoltà di Economia a Bologna oltre a far parte del consiglio di amministrazione di Caricento.

In Coop funziona così. D'altra parte però il resto del Paese non pare distinguersi altrimenti.
 


26 ottobre 2013



 

10 ottobre 2013

QUELLA PASSIONE DEI DIRIGENTI COOP PER LA FINANZA PAGATA A DURO PREZZO

I conti in rosso degli uomini al potere da decenni




 








 

LA GALASSIA UNIPOL La compagnia assicurativa chiamata a salvare il gruppo Premafin-Fonsai fa capo a una costellazione di cooperative cosiddette rosse, riunite nella holding Finsoe di cui alcune sono azioniste in proprio, altre attraverso Holmo


Potremmo parlare di banca clandestina, se non fosse tutto alla luce del sole. Basta entrare in un supermercato Coop e diventare socio (che è come fare la tessera sconto in qualsiasi catena) per depositare i propri risparmi. Le nove grandi cooperative del consumo raccolgono ben 10,4 miliardi di euro. Sarebbe vietato: non è che un giorno uno si sveglia di buon umore, apre una banca e comincia a farsi affidare i risparmi dei passanti. La Coop infatti lo chiama “prestito soci”, senza però spiegare al popolo che il prestito soci è un capitale messo a rischio nell’impresa che, sia essa una coop o una società di capitali, lo usa per la sua attività, come aprire un supermercato.

Infatti accadono sotto gli occhi di tutti, comprese le autorità di vigilanza, due cose strane. La prima è che le Coop utilizzano i risparmi dei loro soci non per mettere scaffali nuovi, ma per dedicarsi alla speculazione finanziaria. Esempio: l’Unicoop Firenze, la maggiore per fatturato (ben 3 miliardi di euro), ha in bilancio immobilizzazioni tecniche (ciò che serve per funzionare) per 2 miliardi e debiti verso i soci per 2,3 miliardi. Ma il debito complessivo è di 3 miliardi. Che ci fa la Coop con tutti quei soldi? Unicoop Firenze ha in bilancio 644 milioni di immobilizzazioni finanziarie: una vera merchant bank.

I conti in rosso degli uomini al potere da decenni. La seconda stranezza è che queste banche d’affari a marchio Coop non sono sottoposte ad alcuna vigilanza. La Banca d’Italia controlla le banche propriamente dette, ma le Coop non se le fila nessuno, punto e basta. Negli ultimi anni, complice la crisi e nella disattenzione generale, si sono messe nei guai. L’anno scorso le “nove sorelle” (oltre 12 miliardi di fatturato, con 50 mila dipendenti e sette milioni di soci in tutto) hanno chiuso i loro bilanci in rosso per complessivi 135 milioni di euro, e proprio per colpa della finanza.

Ma prima di entrare nei dettagli di un disastro annunciato è bene spiegare il peculiare sistema di potere che consente ai boss delle coop di non rendere conto a nessuno. Il mondo delle cooperative cosiddette rosse ha seguito nel Dopoguerra uno schema sensato: le aziende sono cresciute sotto l’ombrello del Pci, che le governava attraverso la Legacoop, nominalmente un sindacato d’impresa, come la Confindustria, di fatto una sorta di holding attraverso la quale i vertici di Botteghe Oscure sceglievano strategie e manager.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del Pci decisa da Achille Occhetto nel 1989, il potere del partito si è dissolto e i capi delle cooperative sono diventati padroni assoluti, proprio come gli oligarchi russi che si sono appropriati delle aziende alla fine del regime sovietico. L’uomo simbolo di questo curioso fenomeno italiano è Turiddo Campaini, presidente di Unicoop Firenze dal 1973, cioè da 40 anni. Non c’è alcun meccanismo di controllo e nessuno lo può mandare a casa. I soci sono un milione e 200 mila, ma di essi solo 1288 (uno su mille, verosimilmente amici, dipendenti e sottoposti di Campaini) si sono presentati alle 39 assemblee decentrate che hanno approvato il bilancio. Tutti i colleghi di Campaini sono uomini di potere a 24 carati, che si scelgono in autonomia le amicizie politiche di riferimento. Il presidente della Coop Centro Italia, Giorgio Raggi, ex sindaco di Foligno, ha investito i soldi della cooperativa nella Edib, editrice del Corriere dell’Umbria nella fase in cui il quotidiano era nella sfera di Denis Verdini, e ha perso tutto. Recentemente si è fatto intercettare con la sua sodale di sempre, Maria Rita Lorenzetti, oggi agli arresti domiciliari, mentre si rammaricava di non essere potuto intervenire in tempo per bloccare un articolo de La Nazione sgradito alla zarina umbra. Ma lei cerca lui perché la Coop è la seconda azienda dell’Umbria dopo la Thyssen, e gli chiede di assumere la parente del consulente ministeriale che con la zarina sta curando gli interessi della Coopsette nei lavori Tav di Firenze.

Torniamo a parlare di soldi. Le Coop impiegano gli oltre 10 miliardi del prestito dei soci in operazioni finanziarie, dai Bot alla Borsa. Nel 2012 erano immobilizzati in partecipazioni azionarie 2,2 miliardi di euro. Siccome è buona regola non investire in Borsa i soldi presi in prestito (perché se crollano i listini fai la fine di Romain Zaleski), se la Banca d’Italia vigilasse sull’uso del pubblico risparmio fatto in casa Coop controllerebbe il rapporto tra partecipazioni azionarie e patrimonio netto (che è la somma di capitale sociale e riserve, cioè il vero patrimonio che fa da garanzia per gli investimenti a rischio).

Consorte ha tracciato il solco e gli Stefanini lo difendono. Ebbene, le nove Coop hanno partecipazioni azionarie per 2,2 miliardi e un patrimonio netto di 6 miliardi. Mediobanca ha lo stesso rapporto: 2,6 miliardi su un patrimonio netto di 7. Solo che Mediobanca è una banca d’affari, la Coop una catena di supermercati. Come mai? Il fatto è che gli oligarchi delle Coop sono rimasti abbagliati dall’esempio di Gianni Consorte, padre-padrone dell’Unipol che otto anni fa tentò senza successo la scalata alla Bnl. E siccome gli azionisti di controllo dell’Unipol erano e sono proprio le grandi coop, quando Consorte fu sconfitto i suoi colleghi, fraternamente, lo cacciarono. Pierluigi Stefanini, oligarca storico della Coop Adriatica, salì al vertice dell’Unipol. E i manager-padroni hanno ricominciato a giocare con la finanza, spaccandosi però in due fazioni, i cosiddetti toscani e i cosiddetti emiliani. I primi si sono fatti male con il Monte dei Paschi, i secondi con l’Unipol.

I “toscani” sono tre cooperative: Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia. L’empolese Campaini, leader della corrente toscana, si scontrò a suo tempo con Consorte e non ha più voluto saperne di mettere soldi su Unipol. Ha preferito investire sul Monte dei Paschi, usando i risparmi dei soci per salvaguardare la “toscanità” (testuale) della banca senese. Ha speso oltre 400 milioni e ne ha persi circa 300, e nessuno ovviamente protesta. Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia non stanno meglio. Insomma, nel 2012 le tre coop che coprono Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo hanno perso in tutto oltre 200 milioni, dopo aver segnato in bilancio 323 milioni di svalutazioni delle azioni possedute.

La Coop umbra presieduta da Raggi ha fatto addirittura strike, riuscendo a perdere soldi sia sul Montepaschi sia sulla Popolare di Spoleto (commissariata con vertici arrestati). Il capolavoro di Raggi è stato vendere una ventina di supermercati al Fondo Etrusco, società immobiliare del Monte dei Paschi e dell’ex vicepresidente della banca senese, Francesco Gaetano Caltagirone, per non vendere le azioni del Monte dei Paschi, considerate “strategiche” (che non vuol dire niente ma suona bene). Così adesso le azioni non valgono quasi più niente, ma ogni anno la Coop paga milioni in affitti al Fondo Etrusco, di cui però ha preso delle quote, cosicché partecipa alla speculazione contro se stessa.

Le sei cooperative del nord, che hanno in Emilia il loro epicentro, si sono invece inguaiate con l’Unipol. La compagnia assicurativa bolognese, trascinata da Mediobanca nel rischiosissimo salvataggio della Fonsai di Ligresti, fa capo alla holding Finsoe, a sua volta posseduta dalle coop del consumo insieme alla Holmo, scatola che riunisce le quote delle coop di costruzioni, l’altra gamba del potere cooperativo. Se al Centro si sono immolate per la “toscanità”, al Nord le coop sono state sacrificate all’ottimismo degli oligarchi. Le azioni Unipol valgono in Borsa circa 3,5 euro, ma il sistema cooperativo le tiene in bilancio a 10 euro. Il che significa che Finsoe segna le Unipol all’attivo del suo bilancio per 2,2 miliardi quando in Borsa valgono appena 800 milioni: mancano all’appello 1,4 miliardi, evaporati in questi anni in nome del mitico aggettivo: il controllo di Unipol è “strategico”.

Quando è arrivato da Mediobanca l’ordine di salvare Fonsai, oligarchi di primo livello hanno obbedito con entusiasmo: per esempio Ernesto Dalle Rive di Novacoop, Marco Pedroni di Coop Nord Est (ma presidente anche di Finsoe) e Mario Zucchelli di Coop Estense, tutti e tre consiglieri d’amministrazione di Unipol, non si sono fatti pregare per immolare i soldi dei soci al salvataggio dei crediti di Mediobanca e Unicredit verso i Ligresti. Siccome si trattava di far scucire a Finsoe 429 milioni per l’aumento di capitale di Unipol, non solo i “toscani” ma anche grandi cooperative di costruzioni come Cmb e Coopsette si sono tirate indietro e hanno lasciato alle consorelle del consumo, presunte ricche, il conto da pagare. Come nei salotti buoni, anche dentro il mondo coop l’oligarchia è ormai devastata dalle guerre intestine propiziate dall’anarchia.

Il mistero della Manutencoop che non voleva pagare per Unipol. Illuminante il caso della Manutencoop, uno dei maggiori azionisti di Unipol. Quando partì la chiamata alle armi di Mediobanca, Claudio Levorato, presidente da una trentina d’anni di una cooperativa che ha oggi 15 mila dipendenti e circa un miliardo di fatturato, rispose seccamente alla domanda se avrebbe messo mano al portafoglio: “Lo escludo categoricamente, Manutencoop non distoglierà risorse dal proprio core business”. Pochi mesi dopo Levorato ha pagato anche per le coop che si erano rifiutate, inneggiando all’operazione (indovinate?) “strategica”. Alla domanda se svenarsi per salvare la Fonsai non fosse una mossa rischiosa, Levorato ha opposto una risposta sibillina: “Se non l’avessimo fatta ci sarebbero stati dei problemi”.

Per obbedire a Mediobanca e Unicredit gli oligarchi hanno svenato le proprie coop. La Finsoe, non bastando i 300 milioni chiesti alle coop per l’aumento di capitale Unipol, ha aumentato i suoi debiti con le banche. E poche settimane fa la trimurti delle “banche di sistema” (Mediobanca, Intesa e Unicredit) ha soccorso Manutencoop collocando sui mercati internazionali un prestito obbligazionario da 450 milioni (quasi metà del fatturato) al tasso effettivo dell’8,75 per cento. Siamo ai limiti dell’usura e ciò illumina quanto sia conciata male la coop di Levorato. Ma da quando non c’è più il Pci le coop sono rimaste orfane, e gli oligarchi ormai si affidano ai salotti del capitalismo che una volta dicevano di voler combattere. Adesso, sempre in ritardo, fanno a gara a chi si integra meglio in un sistema in declino.



TURIDDO CAMPAINI - Al vertice da quando governava Fanfani

Nel 1973, quando Turiddo Campaini diventò presidente dell'Unicoop Firenze, in Italia c'erano Amintore Fanfani presidente del Consiglio ed Enrico Berlinguer segretario comunista di fresca nomina. Nel mondo Richard Nixon, Leonid Breznev e Mao Tse Tung armeggiavano con i primi tentativi di distensione. Il comunismo e la Dc sono finiti, in Cina il capitalismo a prevalso e a Firenze c'è ancora lui, Turiddo. Regna incontrastato su un gigante della grande distribuzione: tre miliardi di fatturato, 10 mila dipendenti, una raccolta di "prestito sociale" di 2,3 miliardi, in calo del 10 per cento nell'ultimno anno. Nel 2012 Unicoop Firenze ha perso 131 milioni, dopo aver svalutato per 207 milioni le partecipazioni azionarie: più che dimezzate in un anno. Ma nessuno contesta re Turiddo.



9 ottobre 2013

Twitter@giorgiomeletti

il Fatto Quotidiano


07 settembre 2013

PAOLO CATTABIANI NUOVO PRESIDENTE DI COOP NORDEST


L'elezione del nuovo presidente di Coop Nordest si è resa necessaria dopo la nomina di Marco Pedroni alla presidenza di Coop Italia


 
 
Piacenza- Il Consiglio di Amministrazione di Coop Consumatori Nordest oggi ha accolto le dimissioni di Marco Pedroni e ha scelto il suo nuovo presidente, dopo un percorso che ha visto ampio consenso e un voto unanime intorno alla figura di Paolo Cattabiani. La nomina di Paolo Cattabiani segna un passaggio importante dopo dodici anni di presidenza di Marco Pedroni, che lascia una realtà cooperativa che si è rafforzata per dimensioni e per ruolo territoriale nelle dodici province in cui è presente. Coop Nordest conta oggi oltre 600.000 soci, 4.000 dipendenti, 86 punti di vendita e ha ottenuto nel 2013 un risultato di bilancio positivo di 2,946 milioni di euro.
“L’insieme delle cooperative di consumo italiane – ha commentato Marco Pedroni - ha trovato un nuovo affidamento comune, per affrontare un mercato difficile in una realtà sociale segnata dalla crisi. Mi è stata chiesta la disponibilità di far parte di questo percorso. Ho accettato di assumere la guida di Coop Italia perché ho sentito il sostegno innanzitutto di Coop Consumatori Nordest e perché il consenso forte intorno al nome del nuovo presidente è stato”.
Paolo Cattabiani, 55 anni, reggiano, sposato con due figli, è già stato Presidente di Confcoltivatori di Reggio Emilia (oggi Confederazione Italiana Agricoltori) dal 1986 al 1991, ha rivestito il ruolo di responsabile del settore sgroalimentare della Lega delle Cooperative Reggiane fino al 1995 per poi diventare presidente dell’AERCA (Associazione Emilia Romagna Cooperative Agricole). Nel 1999 è diventato presidente dell’ANCA (Associazione Nazionale Cooperative Agricole) e nel 2001 ha lasciato la cooperazione agricola per assumere la guida dell’A.C.C.D.A (Associazione Cooperative di Consumo del Distretto Adriatico). Nel giugno del 2004 è stato eletto vicepresidente di ANCC (Associazione Nazionale Cooperative di Consumo) e dal 2006 è presidente di Legacoop Emilia Romagna.
“Sono profondamente consapevole della sfida che mi aspetta - ha affermato il neo presidente Paolo Cattabiani - per di più, in un momento così difficile per il nostro paese e per la nostra economia. La cooperativa è forte, riferimento per le diverse realtà territoriali in cui si trova, fatta di persone che tutti i giorni mettono al centro del loro lavoro i consumatori. So che posso contare su un gruppo dirigente preparato e competente, in grado di costruire la Coop Consumatori Nordest del futuro. Le priorità del nostro lavoro non cambiano: tutela del consumatore, innovazione e crescita. Dobbiamo continuare a mettere al centro delle nostre azioni i nostri soci e clienti, perseguendo gli obiettivi economici, le modalità e i luoghi tracciati nel piano strategico della cooperativa, sostenendo mai come ora l’impegno nel sistema Coop, Coop Italia in primis”.
 
 
 
7 settembre 2013
 
 

18 giugno 2013

COOP ITALIA CAMBIA IL VERTICE IN UNO SCONTRO DI STRATEGIE CHE DURA DA ANNI

Il 25 giugno si svolgerà l'assemblea annuale di Coop Italia, si approverà il bilancio, ma verrà ufficializzato anche un cambio dei vertici che era nell'aria da tempo e prenderà corpo un ripensamento alla strategia complessiva del mondo cooperativo. Sullo sfondo l'antica diatriba tra Coop emiliane e toscane con storie e modelli diversi.

L'articolo di Roberta Scagliarini sull'argomento ha dato lo spunto per un'approfondimento scritto per il blog da Mario Frau



Le coop della Toscana e Unicoop Firenze alcuni mesi fa minacciarono di uscire da Coop Italia, un ritornello che a fasi cicliche ha caratterizzato da sempre i rapporti tra le coop emiliane e toscane.

Nei momenti di scontro sulle strategie i toscani minacciano di separarsi per creare una Centrale Acquisti separata, ma tutti sanno che non lo faranno mai. Troppe sono le ragioni che ostacolano tale scelta separatista. I toscani sanno bene che godono dei vantaggi della “massa critica” rappresentata dal consorzio nazionale per gli acquisti Coop Italia, poi ci sono le sinergie negli spot pubblicitari milionari, c’è la questione dei prodotti a marchio Coop che non potrebbero più utilizzare una volta fuori, infine c’è la comune militanza politica della stragrande maggioranza dei dirigenti apicali. 

Ma allora perché si arriva a minacciare scissioni e scelte separatiste dal sistema Coop Italia? Le ragioni sono tutt'altro che marginali. In primis è che ci sono strategie e storie diverse tra le coop toscane, gli emiliani e il resto del movimento. Gli emiliani fanno sempre la parte dell’asso pigliatutto, lasciando ai toscani quasi sempre qualche briciola, come ad esempio la scelta delle sedi, che significano posti di lavoro e potere. Coop Italia e Unipol sono entrambe a Bologna, con alla testa due emiliani doc come il Presidente di Unipol Luigi Stefanini (ex segretario del P.C.I. Bolognese) e il Presidente di Coop Italia Vincenzo Tassinari, (di provenienza P.S.I. ) cresciuto all'interno del mondo coop emiliano. Ai toscani vengono riservati sempre ruoli subordinati se non proprio marginali, evidenziando un certo sciovinismo emiliano. 

La spaccatura del 2005 sulla scalata alla Bnl portò il movimento cooperativo a separare i propri destini finanziari. Unicoop Firenze, guidata dall'inossidabile Campaini, scelse di rafforzare la propria presenza in Mps, su Unipol invece si concentrarono soprattutto le coop emiliane, altre ancora con presenze in alcune banche come la Carige (Coop Liguria), la Popolare di Spoleto (Coop Centro Italia) e la Popolare dell’Emilia Romagna (Coop Estense). Proprio in questi giorni, con le dimissioni di Tassinari da Presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia, si è consumato l’ennesimo scontro tra le cooperative toscane, quelle emiliane e del nordovest.  Il contrasto verte su come affrontare la crisi, la perdita di clienti e di ricavi e su come gestire i rapporti con l'industria e i consumatori. Si tratta di uno divergenza di vedute che vede una divisione piuttosto netta tra i toscani e il resto del movimento che, prima o poi, sarà destinato a ricomporsi, magari concedendo spazi di autonomia alle strategie di Unicoop Firenze e delle altre coop toscane , come del resto è sempre accaduto. 

Le figure storiche che dominano la discussione sono pezzi da novanta come Turiddo Campaini, 73 anni, da più di 30 anni a capo di Unicoop Firenze (dai tempi di Nixon, come ha precisato recentemente il sindaco di Firenze,  Renzi), e Vincenzo Tassinari, 64 anni, da 25 presidente di Coop Italia, ora soccombente e dimissionario. 

Questo il motivo centrale dello scontro strategico: secondo i cooperatori toscani guidati da Campaini la leva vincente per affrontare la crisi e le prospettive future sarebbe da ricercare nell'efficienza e nel presidio del territorio anziché nella centralizzazione e la dimensione aziendale (quindi meno centralizzazione delle strategie e più spazio invece all'autonomia di ciascuna cooperativa e di ciascun manager-presidente). E’ convinzione di Unicoop Firenze che di fronte all'impoverimento di vasti strati sociali della popolazione, le coop sono chiamate a svolgere un ruolo anti-inflattivo, cioè di calmierazione dei prezzi per tutelare un potere d’acquisto di soci e consumatori che si va sempre più assottigliando. Il problema di fondo è come realizzare un simile ambizioso obiettivo, visto che una parte rilevante del movimento cooperativo manifesta serie difficoltà competitive, con il margine operativo se non in rosso certamente molto risicato. L'unica che riesce a farlo con successo è Unicoop Firenze, che ha i prezzi più bassi di tutte le altre cooperative. E' inoltre la più grande coop Italiana, con quasi 3 miliardi di fatturato, da anni citata per la sua convenienza davanti ad Esselunga e con uno scarto rispetto alle altre Coop (dato certificato da una indagine di Altroconsumo). Forte di una leadership dimensionale e di prezzo, è circolata la voce che Campaini , negli ultimi mesi, aveva più volte minacciato la scissione da Coop Italia trascinando con sé le altre Coop Toscane e Umbre e ipotizzando di creare una propria centrale acquisti separata. Campaini aveva una grande fretta di cambiare strategia commerciale, a cominciare dal ridimensionamento degli ipermercati, da tempo in sofferenza per la crisi dei prodotti no food e per la concorrenza dei grandi specialisti. I grandi ipercoop che operano nel territorio toscano sono in corso di ridimensionamento, con l’abbandono dell'insegna Ipercoop, per essere trasformati in Superstore (il format vincente inventato dal temibile concorrente Esselunga di Bernardo Caprotti) di dimensioni più ridotte. E nelle altre cooperative cosa sta succedendo? Tale ricetta non verrà seguita dagli Ipercoop delle altre cooperative emiliane e del nord ovest, che continueranno a sviluppare gli ipermercati, dimostrando di credere ancora in quel format.

Una vera e propria scissione da parte dei toscani non è però ipotizzabile in quanto essa avrebbe un prezzo altissimo come, ad esempio, la perdita del marchio Coop e soprattutto dei prodotti a marchio Coop che da soli rappresentano il 25% del giro d'affari del sistema. Lo scontro è comunque destinato a durare.

Le dimissioni di Tassinari e la decisione di sostituirlo con il Presidente della Coop Nordest, Marco Pedroni rappresenta un indubbio successo per Campaini per due ordini di ragioni. 
Ne esce sconfitta la strategia di Tassinari e di Dalle Rive di puntare ad un accentramento dei poteri e delle funzioni più importanti in Coop Italia a discapito della autonomia delle singole cooperative; esce perdente anche il disegno di realizzare nel tempo una unica grande Coop nazionale mediante un processo di fusioni (del resto il Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Coop Italia, Dalle Rive, che è anche Presidente di Novacoop, ha fallito propria a casa sua quando è abortito il disegno di unificare le tre coop del Distretto Nord Ovest).
Esce invece vincente la strategia di Campaini che ha sempre ritenuto che la soluzione dei problemi di redditività che evidenziano le varie cooperative non si risolverebbe con il gigantismo e ha sempre puntato all'autonomia delle singole cooperative, alla flessibilità, alla valorizzazione del legame con il territorio, alla efficienza e alla competitività mediante politiche di contenimento dei prezzi. 

La partita sulla strategia del sistema cooperativo è ancora tutta aperta, ma obiettivamente occorre riconoscere che Tassinari e Dalle Rive, fautori di una strategia di accentramento delle funzioni strategiche in Coop Italia, per il momento ne escono sconfitti e a goderne è Campaini. E ciò nonostante le disavventure sue e di Unicoop Firenze in MPS, che hanno comportato perdite colossali. 



Mario Frau


17 giugno 2013

ADDIO AL PROGETTO SUPERCOOP. TASSINARI LASCIA, PEDRONI VERSO IL VERTICE

Vincenzo Tassinari, lascerà
la guida operativa di Coop Italia
Marco Pedroni, 54 anni,
il favorito per guidare Coop Italia

Il braccio di ferro tra emiliani e toscani divide il sistema.
Il nuovo ceo è considerato vicino a Cimbri, alla guida di Unipol Fonsai.
Niente integrazione tra i nove grandi gruppi per farne uno.
Il fronte del no.


Cambia il vertice della cooperazione italiana: se ne va uno degli uomini chiave del largo consumo nazionale e gli alti dirigenti del movimento serrano le file su una nuova governance.

Vincenzo Tassinari lascerà il suo incarico alla guida operativa di Coopitalia. Il manager emiliano non metterà la sua firma sull'inversione di strategia rispetto a quella visione unitaria che era stata formalizzata cinque anni fa, appena spente le braci della vicenda Unipol-Bnl, quando fu introdotta la governance duale in Coopitalia. Allora venne nominato un consiglio di sorveglianza presieduto dal piemontese Ernesto dalle Rive (Novacoop) mentre il consiglio di gestione fu affidato a Tassinari con la missione di centralizzare gradualmente tutte le funzioni commerciali delle coop per avvicinarsi al sogno di dare vita ad un campione nazionale della grande distribuzione.

Il progetto approvato da tutti, mirava ad integrare i 9 grandi gruppi degli scaffali mutuali per farne un solo soggetto con 13 miliardi di fatturato e 8 milioni di soci. Ma quel disegno è tramontato, le coop hanno deciso di fare marcia indietro e di ripartire da zero. Il compromesso sulla governance leggera, con cui Tassinari non è in sintonia, è il prezzo della tregua con i cooperatori toscani e con il loro leader, il 73enne Turiddo Campaini, che dai tempi della scalata alla bnl si trova in opposizione frontale con i colleghi emiliani.

La svolta avverrà ufficialmente il 25 giugno quando si riunirà l'assemblea di Coopitalia per approvare il bilancio del 2012 ed eleggere il nuovo consiglio di gestione. La settimana scorsa il consiglio di sorveglianza ha convocato l'assemblea straordinaria per il secondo punto all'ordine del giorno. Le dimissioni di Tassinari daranno il via ad un domino di poltrone: il manager indicato per sostituire Tassinari è il reggiano Marco Pedroni, un dirigente di 54 anni che è considerato un «giovane» all'interno della Legacoop. Pedroni  attualmente è presidente  di Coop Nordest ed è il numero uno di Finsoe, la finanziaria cui fa capo il controllo di Unipol-Fonsai. Un cumulo di incarichi che ne fa uno degli uomini più potenti della Lega e più vicini al numero uno del gruppo assicurativo, Carlo Cimbri.

Coop Nordest, insieme alle altre due coop emiliane (Adriatica e Estense) è il nocciolo duro dell'azionariato di Unifonsai. Pedroni scioglierà ufficialmente la riserva in questi giorni dopo di che si deciderà chi lo sostituirà a capo della coop reggiana. Come vicepresidente di coopitalia dovrebbe essere riconfermata la manager della Legacoop toscana Maura Latini.

L'addio di Tassinari, che è stato uno dei protagonisti della crescita della cooperazione di consumo in Italia ed è stimato da tutti i capitani della grande industria alimentare nazionale e multinazionale con cui ha trattato, è vissuta come un erore da una parte dei dirigenti e anche da molti competitori. Alcuni fanno notare che ridurre le iniziative di coordinamento e marketing di Coopitalia significa rinunciare ad una fetta del margine della gestione extra-caratteristica che per i bilanci di molte imprese e cruciale.

Ma sono mesi che Unicoop firenze, che è il primo gruppo del settore mutuale con 2,4 miliardi di ricavi pone veti alle iniziative unitarie. La divergenza di strategie è arrivata al punto che Unicoop Firenze ha cambiato nome ai suoi supermercati montando l'insegna Coop.fi al posto del marchio rosso Coop, ufficialmente registrato della Lega.

Un altro fronte di discussione si è aperto sugli ipermercati (Ipercoop) quando i toscani hanno deciso di vendere o di ridimensionari gli spazi e i format dei loro punti vendita. Anche sulla gestione delle promozioni e sulla scelta dei fornitori (per esempio la carne) i toscani hanno imboccato sentieri autonomi rispetto agli altri. Avanti così e allo storico scenario di collaborazione solidale si sostituirà un quadro di disgregazione senza prospettive.

In base al compromesso raggiunto in questi giorni Coopitalia per i toscani non sarà più il centro direzionale e strategico, il nucleo della futura maxi-coop, ma tornerà ad essere una semplice centrale acquisti, tutte le altre decisioni torneranno in mano alle singole cooperative e ai loro padri-padroni.

Il malumore è trapelato ufficialmente. «All'interno di Legacoop - si legge nell'editoriale di Paolo Bedeschi, presidente di Coopreno nel mensile Con - sono state definite regole, una delle quali, tra le più importanti è la transgenerazionalità. Significa che la cooperativa non essendo una società privata non viene tramandata agli eredi degli azionisti ma deve essere trasmessa dai dirigenti eletti pro-tempore a dei nuovi dirigenti scelti dai soci. Per regolamentare questi passaggi venne fissato un limite a 65 anni, in alcune cooperative questa regola viene disattesa, alcuni presidenti hanno superato i 70 anni di età ed altri si fanno rieleggere anche se il limite è superato». Il riferimento neanche troppo velato è al 73enne Campaini e al 67enne Mario Zucchelli, numero uno della Coop Estense, ex capo dei discount Dico, ex numero uno di Finsoe, consigliere di Unipol e di Bper.



17 giugno

Roberta Scagliarini

CorrierEconomia

06 giugno 2013

LA VICENDA DICO: 400 PERSONE IN MOBILITA'


Coop ha svenduto una delle sue aziende, Dico spa, a un gruppo privato e adesso oltre 400 persone - di cui 100 nel solo territorio di Prato - rischiano di perdere il posto di lavoro




La nuova proprietà ha infatti comunicato che queste persone sono esuberi e per loro verrà aperta una procedura di mobilità.




Come siamo arrivati a tutto questo?

Dico nasce nel 1994 dalla fusione di 7 delle 9 cooperative italiane facenti capo a COOP ITALIA: COOP ADRIATICA, COOP ESTENSE, COOP CONSUMATORI NORDEST, NOVACOOP, UNICOOP TIRRENO, COOP LIGURIA, COOP LOMBARDIA.

Dal 1999 la società ha il suo centro direzionale a Prato, in cui operano attualmente circa 100 persone.

Nel 2010 alla presidenza di DICO viene nominato Mario ZUCCHELLI, già presidente di COOP ESTENSE. Quell’anno rappresenta la svolta per DICO SpA.

Zucchelli chiama a guidare DICO, il manager di Eurospin Antonio LANARI.
Lanari riceve di fatto carta bianca da Zucchelli e si circonda di un team di lavoro proveniente da Eurospin (nelle figure di Arrigoni, Pisacane, Zingarlini). Da quel momento vengono messe in campo una serie di iniziative fallimentari:

1. apertura di una seconda sede a Bologna, brutta copia della sede di Prato
2. Introduzione della vendita di Piante e Fiori che comporterà una perdita di milioni di euro l’anno
3. Inserimento massivo di extralimentari spesso di pessima qualità (nel 2013 sono stati sfiorati 10milioni di euro di giacenze)

Nel periodo compreso tra il 2010 e il 2013 le perdite per DICO Spa iniziano a farsi sempre più pesanti, tanto che Il biennio 2011-2012 si chiuderà con perdite per quasi 50 milioni di euro.

Nel corso del biennio sia a Zucchelli che a tutto il CDA di DICO viene fatto presente più volte la situazione che si sta delineando.

Nonostante i numeri ben chiari ricevuti più volte le COOP decidono ogni volta di rinnovare la fiducia.

Da parte di tutti i lavoratori DICO, in particolare quelli della Sede che percepivano la drammaticità della situazione, nel corso di tutto il biennio c’è sempre stata una forte preoccupazione. Ma ad ogni incontro avuto con Lanari (l’unico interlocutore con cui è stato possibile confrontarsi visto che le Coop non si sono mai presentate) viene sempre dichiarato che la situazione è sotto controllo e che chi si preoccupa sta solo creando allarmismo fra i colleghi.

Però, a Marzo 2013 – appena dopo il termine delle elezioni politiche - tutti i lavoratori DICO apprendono dagli organi di stampa che è in atto un’operazione per la vendita delle quote di DICO ad un gruppo privato. Un’operazione che tecnicamente viene definita di scambio quote, in quanto a fronte di circa 340 negozi (più 6 magazzini e 2 sedi) che dalle COOP andavano al gruppo privato, le COOP prendevano in cambio 54 supermercati nel Lazio.

In tutta l’operazione nessun cenno era fatto al destino dei 1.787 dipendenti di DICO operativi sul territorio nazionale.

Di tale operazione nessuno era stato portato a conoscenza, né la dirigenza DICO, né i lavoratori, né le organizzazioni sindacali. Un’operazione che, come poi sarà ammesso dalle cooperative, andava avanti da mesi, ma tutta gestita nella massima segretezza.

All’interno di DICO c’è stata come era prevedibile una grande mobilitazione che si è concretizzata il 22 Marzo con uno sciopero nazionale e la manifestazione sotto la sede di COOP ITALIA a Bologna dove era riunito l’ultimo CDA di DICO.

In tale fase una delegazione di DICO è stata ricevuta da Zucchelli e Lanari. In tale occasione Zucchelli si è formalmente impegnato, firmando anche una impegnativa di suo pugno, a presenziare (lui o un delegato per le cooperative) agli incontri che ci sarebbero stati tra le organizzazioni sindacali e la nuova proprietà.
In tale occasione Zucchelli ha utilizzato anche la felicissima espressione che la DICO era da considerare
morta (menomale non ha detto la stessa cosa dei 1.787 dipendenti!).
Successivamente a tale impegnativa ci sono stati ben 3 incontri (2 nazionali ed uno locale su Prato) tra la nuova proprietà e le organizzazioni sindacali, ma né Zucchelli stesso, né altre persone su delega delle cooperative si sono presentate in nessuna occasione.

La nuova proprietà ha ufficialmente preso possesso di DICO dai primi giorni di Aprile, le organizzazioni sindacali hanno in più occasioni tentato di contattare le cooperative, organi di stampa, media per esprimere le loro paure sul fronte occupazionale.
Abbiamo provato più volte in ogni modo a richiamare le cooperative a rispettare quello spirito di etica e rispetto della dignità della persona che dovrebbe far parte del loro DNA. Ci siamo però trovati di fronte un muro di gomma contro il quale si sono infrante tutte le nostre legittime richieste.

Le prime tre operazioni importanti messe in atto dalla nuova proprietà sono state:

1. Chiusura della Sede di Bologna
2. Chiusura dei negozi in grossa perdita
3. Cambio del management aziendale

Soprattutto a seguito delle chiusura dei negozi sono già partite le prime lettere di licenziamento che fortunatamente siamo riusciti a bloccare sperando di poter far rientrare tali licenziamenti in un contesto più ampio di ammortizzatori sociali.

Il 27 Maggio abbiamo avuto un nuovo incontro tra organizzazioni sindacali e nuova proprietà per la presentazione del piano industriale di rilancio di DICO SpA.
Accanto a lodevoli e belle iniziative di rilancio dei negozi, sviluppo di nuovi punti vendita, riduzione dei costi, ci sono state presentate anche alcune iniziative che hanno destato una profonda e motivata preoccupazione.

In particolare ciò che ci è stato presentato è stato:
1. Chiusura dei negozi in forte perdita (una numerica compresa tra 32 e 65 punti di vendita)
2. Chiusura di due magazzini (uno a Roma e uno nelle Marche)
3. Chiusura delle due sedi di DICO di Prato e Bologna

La numerica dei dipendenti coinvolti in tali operazioni di chiusura ammonta a 419 persone.
Solo la sede di Prato si trovano occupati al momento 100 dipendenti.
Le chiusure sono state programmate per il secondo semestre 2013.

Da parte della nuova proprietà c’è stato ribadito l’impegno di ricollocare il maggior numero di persone possibili, disponibilità confermata da quanto accaduto su alcuni negozi in provincia di Roma, i cui dipendenti sono stati ricollocati praticamente in massa su altri negozi in zona.
Ma tale operazione non può gioco-forza essere messa in atto per la sede di Prato, data la numerica molto alta delle persone coinvolte e i pochissimi negozi DICO in zona.

A conferma di ciò ci è stata indicata la certezza di una numerica alta di esuberi e l’avvio ad inizio di Giugno di una procedura di mobilità che riguarderà principalmente i lavoratori di Prato.

Siamo pertanto qui a rivendicare con forza i nostri diritti.

Ed in virtù di questo,

Chiediamo alle Coop tutte di assumersi una volta per tutte la profonda responsabilità di questi "FIGLI DI UN DIO MINORE" che hanno abbandonato e nei confronti dei quali non hanno mai perso occasione per dimostrare il loro disinteresse. Chiediamo anzi pretendiamo che tornino a mettere in atto quei valori etici e morali che professano in tutte le loro attività. Soprattutto alla luce di una fase in cui tutte le Coop investono denari in nuovi progetti (acquisizione degli Aligrup in Sicilia, acquisto dei Despar nel Lazio, interessamento alla catena Billa, investimenti nei distributori carburanti, sponsorizzazione a Expo 2015), allora ci chiediamo perché non si sia voluto dare fiducia ai DICO, magari facendo un cambio di management.

Chiediamo alle Coop un atto di onestà intellettuale, ammettendo gli errori fatti nel scelta del management DICO. Errori fatti e procrastinati rinnovando pedissequamente la fiducia a chi stava portando la DICO al fallimento.
Errori che la nuova proprietà ha subito individuato e messo in atto fin da subito un radicale cambio di management.

Chiediamo alle istituzioni locali, per primo al comune, ma anche alla provincia e alla regione di intervenire con tutti i mezzi a loro disposizione di farsi garante di fronte al drammatico scenario di perdita posti di lavoro soprattutto sul territorio.
In una fase di crisi come quella attuale, lo scenario di un’ingente perdita occupazionale e la possibile perdita di interlocutori commerciali crea una preoccupazione ancora più forte soprattutto su un territorio come quello pratese che sta già pagando un prezzo caro per questa crisi.

Chiediamo alla nuova proprietà il massimo impegno e la massima fiducia nella professionalità dei lavoratori DICO per garantire la massima continuità occupazionale in questa fase così delicata.
Chiediamo a Voi organi di informazione di portare alla luce la nostra storia.

Grazie.



5 giugno 2013

RSA DICO PRATO

14 marzo 2013

VENDITA DICO DISCOUNT: LA PAROLA AI LAVORATORI

Sulla cessione Dico Discount da parte delle Coop fa il punto il cordinamento nazionale RSA Dico in vista dell'incontro di oggi tra proprietà e sindacati




Con un colpo di spugna COOP ha deciso di svendere a un gruppo privato il proprio format discount, la DICO (DIscount COop) Spa. Il tutto dando la comunicazione ai giornali senza prima informare lavoratori e sindacati, e molto probabilmente con un forte dissenso interno alle sette cooperative proprietarie di DICO.

Cosa sta succedendo a DICO? L'8 marzo, a cose fatte, l'amministratore delegato Antonio Lanari e il presidente Mario Zucchelli (presidente anche della coop Estense, socio di maggioranza di DICO), dopo che si era creato scalpore per l'uscita della notizia su alcune testate, hanno confermato ai lavoratori che l'intera rete  DICO spa, 347 negozi, 6 cedi e 2 sedi operative, per totale di oltre 2mila lavoratori, sarà venduta al gruppo TUODI dei fratelli Faranda di Roma, in cambio di 54 negozi Despar, Interspar e Ingrande.

Chiediamo spiegazioni sul perché Coop ha deciso di (s)vendere i discount Dico, che nel  mondo della distribuzione sono quelli che in questo periodo di crisi producono di più, guarda caso proprio dopo le elezioni politiche di febbraio 2013.  La Coop per l'ennesima volta mette in evidenza l'assoluta inadeguatezza della propria classe dirigente, incapace ad innovarsi nel mondo della distribuzione, con l'aggravante di calpestare i diritti dei lavoratori e dei consumatori.

Il tutto considerando anche che nel corso degli anni Coop è cresciuta a dismisura anche grazie a forme alternative di cooperazione come il prestito sociale, nella fattispecie i libretti dei soci i cui soldi Coop investe liberamente per poi riversarli nelle proprie attività. E adesso ha deciso di investirli in un'operazione commerciale con la quale si libererà di oltre 2mila lavoratori, sul cui futuro la Coop non fa alcun cenno.
 
Questo accade in un'azienda come Dico Spa, che ha volontariamente sottoscritto un codice etico, debitamente pubblicizzato sul sito internet, in cui si afferma che "la gestione delle risorse umane ed i comportamenti svolti nell'esercizio delle competenze e delle funzioni assegnate devono essere improntati alla legalità, alla correttezza, alla trasparenza, all'obiettività, all'equità, all'imparzialità e alla dignità". 

Ora i lavoratori della rete DICO chiedono alle 7 Cooperative sorelle che detengono le quote della società di fermare tale iniziativa, e di aprire immediatamente un tavolo di concertazione vero a partire dall'incontro del 14 marzo, per trovare soluzioni alternative  per la gestione di Dico.

Le lavoratrici e i lavoratori DICO non sono disposti ad accettare passivamente lo stato delle cose.


Il Coordinamento Nazionale RSA DICO spa Italia


13 marzo 2013





11 marzo 2013

DICO DISCOUNT: TUO, LE MANI SULLA COOP


I discount DICO al gruppo romano "Tuo", che cede i supermarket Despar e Ingrande

All'insaputa dei lavoratori


Ciò che è Coop è Tuo e ciò che è Tuo è Coop. Si potrebbe riassumere con un gioco di parole la cessione delle rete dei discount Dico al gruppo laziale Tuo. In cambio del quale Coop prende i supermercati a insegna Despar e Ingrande concentrati soprattutto a Roma e nel Lazio.

Un'operazione avvenuta in sordina, tanto che i lavoratori non sono neanche stati informati.
Dico ha una rete di 342 discount di proprietà delle sette cooperative di consumo aderenti a Coop (Coop Adriatica, Coop Lombardia, Coop Estense, Coop Liguria, Coop Consumatori Nord Est, Nova Coop, Unicoop Tirreno).

Tuo è invece un gruppo romano di proprietà di Tonino e Massimiliano Faranda e conta oggi 54 punti vendita con insegna Despar, Eurospar e Ingrande, e 89 discount a marchio Tuodì.


Il 14 di marzo incontro tra i sindacati e i vertici di Dico sulla cessione

La conferma della cessione è avvenuta a cose fatte. E gli stessi sindacati sono stati informati ufficialmente solo giovedì 7 marzo: nella sede centrale della Fisascat Cisl è giunto un fax «una comunicazione molto scarna», racconta a Lettera43.it Vincenzo Dell'Orefice, segretario nazionale del settore commercio Cisl, «nella quale il presidente di Dico Mario Zucchelli (emiliano, già presidente della fortissima Coop Estense, ndr) e l'amministratore delegato Antonio Lanari ci comunicavano che l'unico modo per rilanciare il format del discount era quello di venderlo».
Nel 2011 Dico aveva realizzato un fatturato di 558 milioni di euro, in calo rispetto ai 574 milioni dell’anno precedente. Ma a preoccupare e far optare per una cessione è stato forse il fatto che la catena ha chiuso i conti in rosso per tre esercizi consecutivi.
Niente per ora si sa sui dettagli dell'operazione. I sindacati contano di avere tutte le informazioni il 14 marzo, giorno in cui i vertici di Dico hanno convocato le segreterie confederali per un incontro che inizia alle 10.30 nella sede legale della società a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna.

A OGNUNO IL SUO BUSINESS. Sicuramente con questa operazione le due realtà aderenti a Centrale Italiana, la maggiore centrale di acquisto in Italia, sperano di concentrarsi meglio sui loro core bussiness: per Coop quello dei supermercati, visto che il discount «non è mai stato il suo punto forte, forse perché non ci ha mai investito abbastanza o non è mai entrato nella logica di quel format», osserva L'Orefice. E quello dei discount per il gruppo Tuo, che ora con l’integrazione tra Dico e Tuodì può concorrere a livello nazionale con i giganti del settore quali Lidl ed Eurospin.

IL TIMORE DEI LAVORATORI. Insomma «l'operazione potrebbe giovare a entrambi», dice L'Orefice. Ma i lavoratori? A temere per il proprio destino sono infatti gli oltre 3 mila dipendenti della rete Dico, che dalla grande casa Coop passano al piccolo gruppo locale Tuo.
«Abbiamo appreso la notizia della cessione da Gdo News, un portale dedicato agli specialisti della Grande distribuzione organizzata. Coop non si è premurata in alcun modo di comunicare a nessuno di noi la notizia della cessione», dicono alcuni lavoratori che vogliono rimanere anonimi per paura che proprio in questo momento di cambiamenti, chi si lamenta sia il primo a saltare.


Dell'Orefice (Cisl): «Vogliamo capire se è una cessione che garantirà una continuità»

I più giovani raccontano che i più disperati sono «i colleghi di 50 anni e con figli, che non hanno idea di cosa possa succedere: la nuova proprietà potrebbe decidere di spostare tutti gli uffici da Bologna a Roma e di licenziare gente», raccontano.
«La Coop sei tu. Nei valori della cooperazione evidentemente rientra anche cedere un'azienda senza avvertire i suoi dipendenti», dicono delusi.
Timori davanti al quale il sindacato non può far nulla, «una cessione di asset aziendale rientra nelle libertà di un imprenditore, capisco il timore di chi passa da un grande gruppo a uno locale, ma il piccolo non sempre è peggio». Ma a parte le rassicurazione, certo è che in queste operazioni «quello che rischia meno è il personale addetto alle vendite», dice L'Orefice, «quello impiegatizio soffre invece di più perché nelle cessioni l'azienda che acquista di solito ha già una parte di personale di struttura».

CERCASI PIANO COMMERCIALE DI TUO. Durante l'incontro a Collecchio i sindacati devono quindi capire molte cose: se si tratta di una dismissione che prelude a una crisi e quindi a una riduzione del numero degli occupati, «o se è una cessione che non comporti traumi e garantisca una continuità», dice il segretario Fisascat. Ai lavoratori preme sicuramente sapere, «se il Tfr sarà depositato nella nuova azienda o restituito ai lavoratori con conseguente accensione di un nuovo rapporto di lavoro».
Inoltre se la modalità di cessione di ramo d'azienda è una vendita «come pensiamo», dice L'Orefice, «dovremo incontrare entrambi le parti».
Per ora all'incontro a Collecchio è previsto ci siano i vertici Dico, ma conoscere le prospettive del gruppo Tuo, ovvero «il suo piano commerciale, visto che ai suoi 89 discount se ne aggiungeranno altri 342 Dico», è il secondo passo.



11 Marzo 2013

Antonietta Demurtas

Lettera 43





07 marzo 2013

LE COOP VENDONO I DISCOUNT "DICO" AL GRUPPO ROMANO "TUO"



A Bologna e provincia l’operazione coinvolgerà 10 supermercati



Il marchio abbandona definitivamente il settore discount per concentrasi sui negozi di medie e piccole dimensioni



Entro marzo le Coop “rosse” cederanno i discount 'Dico' al gruppo romano 'Tuo'. A Bologna l’operazione coinvolgerà ben 10 supermercati, sparsi nel territorio della provincia (sono 30 in tutta l’Emilia Romagna). Le coop di largo consumo – uscendo dal settore discount – si libereranno così di una catena composta a livello nazionale da ben 342 punti vendita, che solo nel 2011 ha perso quasi 20 milioni di euro, chiudendo il bilancio in negativo per il terzo anno consecutivo.

A cedere le quote del gruppo ‘Dico’ saranno le sette “sorelle” del largo consumo: i bolognesi di Coop Adriatica, Nordest, Estense, Liguria, Lombardia, Novacoop e i toscani di Unicoop. Il brand ‘Dico’ fino ad oggi è stato presieduto da Mario Zucchelli, ex presidente di Finsoe, la “cassaforte” delle cooperative che controlla Unipol.

In cambio della cessione le cooperative acquisiranno i supermercati Despar e Ingrande (ma solo nel Lazio). Si tratta, si legge in una nota, di una scelta di sviluppo per due realtà entrambe aderenti a “Centrale Italiana” (la maggiore centrale di acquisto in Italia) che con questa operazione "mirano a concentrarsi su formati distributivi più coerenti con i rispettivi core business e per rispondere a precise strategie aziendali". In pratica, il marchio Coop abbandona definitivamente il settore del discount per concentrasi sui supermercati di medie e piccole dimensioni.



7 marzo 2013

Enrico Miele

la Repubblica



04 marzo 2013

COOP ITALIA ABBANDONA IL FORMAT DISCOUNT?


DICO, l'insegna discount a marchio Coop, sarà ceduta?







C’è una voce che gira nel mondo distributivo che è davvero sorprendente: sembra che la Coop lasci il business legato al format Discount. Ovviamente GDONews, da sempre contenitore aperto, si rende aperto a secche smentite ed a contrarie affermazioni da parte di chi conosce fatti differenti da quelli che narreremo, ma questa voce è oramai di dominio pubblico e non menzionarla sarebbe oggi una volontà rivolta alla “non informazione”.

L’insegna Coop nel format discount, come ben sapranno i lettori, è DICO. L’azienda consta di circa 200 Punti di Vendita di proprietà nelle quattro aree nielsen, dalla Campania al Piemonte, con 5 CeDi distribuiti in Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio e Campania. A fine 2010, dopo anni di guida “a marchio Coop”, si decise di cambiare mettendo al vertice dell’azienda un funzionario che arrivava dalla concorrenza, la miglior concorrenza: Eurospin. Questo funzionario, già direttore vendite del citato, andava a ricoprire il ruolo di Amministratore Delegato.

In una intervista di GDONews datata 1 Agosto 2011 lo stesso chiariva le intenzioni strategiche del Gruppo, ed in effetti non erano così errate sulla carta: si parlava di una “proposta commerciale completamente differente, fatto di nuove sequenze merceologiche, con una apertura di scala delle categorie che si allinea a quella della miglior concorrenza.” In tale affermazione era evidente la denuncia di una precedente gestione delle categorie non precisa, si parlava inoltre di sviluppare Brand di fantasia contro il concetto precedente improntato invero sul marchio di insegna, di progetti davvero sensati su alcune categorie e sui freschi, insomma venivano dichiarati progetti che sulla carta avevano senso.

Intanto DICO decise anche di eliminare dal referenziamento i Brand Leader sulla scia delle scelte compiute in Italia dai Leader. In questi anni, cioè dal 2011 ad oggi il mercato del Discount è cresciuto, viene da domandarsi: se è vera la notizia dell’abbandono del format da parte di Coop Italia, mentre era vera la notizia di una factorcoop un poco titubante nei confronti di DICO (articolo di GDONews del 19 Novembre 2012), perché si è arrivati a questa situazione?

Non è dato a saperlo perché di certo non credo ci sia ancora nulla. La vendita implica anche un acquirente, ed il nome è quello di un Retailer del centro Italia che opera sul mercato sia del Discount sia dei supermercati. Parallelamente sembra che Coop Italia sia decisa a crescere in termini di rappresentanza proprio nel Centro Italia sul canale Supermercati alla stessa stregua del grande competitor Esselunga. Ci potrebbe essere un nesso tra queste due vicende?
Ripetiamo, si tratta solo di voci che chiunque può smentire in calce all’articolo negli appositi commenti ai lettori, ma il fatto che una notizia sia così sulla bocca di tutti sul mercato, oramai da diverso tempo, ci ha portati ad aprire il tema e sottoporvelo.



4 marzo 2013

Andrea Meneghini

GDONews