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17 novembre 2012

QUELL'INTERESSE DELLA COOP PER L'ACQUA PUBBLICA

La Coop parte con una nuova campagna di sensibilizzazione sull'acqua del rubinetto

Ci si domanda se tanta insistenza civile non celi qualche interesse particolare, alla luce di alcuni articoli del decreto Monti sulle liberalizzazioni e viste alcune dichiarazioni in recente passato di esponenti del mondo della politica e delle Coop

Nel frattempo i comitati per l'
Acqua bene comune, indicono una manifestazione nazionale a Reggio Emilia per il 16 dicembre




Negli ultimi giorni ha preso il via una campagna di sensibilizzazione a favore dell'acqua pubblica da parte di numerose grandi Coop della distribuzione. Ieri, venerdì 16 novembre, è stata presentata da Coop, l’impresa leader della grande distribuzione nel nostro Paese, e da Federutility, la federazione delle imprese energetiche e idriche, la campagna informativa “Sull’acqua il massimo della trasparenza”.

Coop Estense. All’interno dei punti vendita della cooperativa emiliana, per la prima volta in Italia, vengono esposte le etichette sulla qualità dell’acqua “di casa. I consumatori, nei reparti acque di supermercati e ipermercati, possono consultare una scheda informativa con le caratteristiche chimiche e microbiologiche dell’acqua del rubinetto di casa propria, in modo da effettuare una scelta di acquisto (o di non acquisto) ancor più consapevole. L'iniziativa di Coop Estense coinvolge anche la Basilicata con l'acquedotto lucano, la coop modenese è infatti presente a Matera con un ipermercato, come già in precedenza era stato fatto con la Puglia, altra zona dove Coop Estense è attiva.

Coop Lombardia. I gestori delle acque milanesi, Cap Holding con Amiacque e MM si sono alleati con Coop Lombardia per sostenere una campagna di comunicazione relativa alle qualità dell’acqua erogata dai rubinetti di casa.

Coop Liguria. La coop lancia l'operazione trasparenza. Acqua del rubinetto sana e buona.

Insomma, l'operazione sulla bontà e convenienza dell'acqua dei sindaci è stata lanciata da Coop in grande stile e coinvolgerà in tutta Italia ben 500 punti vendita. Questa iniziativa non è nuova, prosegue infatti la precedente Acqua di casa mia, lanciata nell'ottobre 2010 che vide molto attiva Unicoop Firenze. Nella discussione sui referendum sulla privatizzazione dell'acqua, ci furono alcune prese di posizioni interessanti, come quella del presidente della Toscana, Enrico Rossi, che pensava di far entrare direttamente i cittadini nella gestione dell'acqua, trasformando le comunità in public company o in tante piccole cooperative. 

Anche Giorgio Raggi, presidente di Coop Centro Italia, proponeva l'azionariato Coop per l'acqua. Intanto Rossi, Renzi, De Angelis (Publiacqua) e Campaini (Unicoop Firenze) innaugurano fontanelli pubblici in po' ovunque. Nella foto il taglio del nastro per  quello davanti l'ingresso del Centro Coop di Gavinana.

Più di recente arrivano le liberalizzazioni del governo Monti e i promotori dei referendum sull'acqua pubblica cominciano seriamente a preoccuparsi. Secondo i promotori della consultazione, infatti,  nel decreto del governo ci sono due articoli che vietano la possibilità della gestione pubblica degli acquedotti e costringono gli enti locali a cedere i loro asset nelle società di gestione dei servizi pubblici locali.

La preoccupazione dei sostenitori dell'acqua pubblica tornerà ad esprimersi a Reggio Emilia, con una manifestazione nazionale per il 15 dicembre 2012. L'obiettivo dei comitati per l'Acqua bene comune è far tornare in mano ai cittadini il servizio idrico in scadenza contrattuale con Iren e protestare contro una grande multiutility del nord, voluta da Passera.

Sembra dunque riaccendersi la battaglia sull'acqua pubblica e pare che se c'è qualcosa da spartirsi, le grandi Coop non vogliano restarne fuori. Alcune delle principali multiutility sono presenti in borsa, con quote di maggioranza detenute da comuni ed enti. A seguire potete vedere la composizione dell'azionariato.

A2A (Milano-Brescia)
Hera (Bologna-Modena e altri comuni emiliani)
Iren (Genova-Torino)
Acegas-Asp (Trieste-Padova)
Acea (Roma)
Publiacqua (Firenze e soci pubblici - Acque Blu Fiorentine Spa)


22 giugno 2011

ACQUA, FONTANELLA PUBBLICA IN PIAZZA SIGNORIA



Dopo i referendum sull'acqua cavalcati anche da un ambiguo PD, che hanno però sancito una volontà precisa, si sta cercando di aggirare l'ostacolo.





Ne abbiamo parlato in questi post:
Per la gestione dell'acqua pubblica il presidente della Toscana, Rossi, pensa alle Coop

Coop propone per l'acqua l'azionariato popolare

Mercoledì 22 giugno, alle ore 12,00 Publiacqua inaugura e presenta alla stampa ed ai cittadini il primo Fontanello con acqua ad alta qualità e frizzante che trova collocazione in una delle piazze storiche più belle al mondo: Piazza della Signoria.

All’inaugurazione ed all’incontro con la stampa saranno presenti il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, il Presidente di Publiacqua Erasmo D’Angelis e l’Amministratore delegato di Publiacqua Alberto Irace

Dopo il fontanello inaugurato nel parco dell'Anconella (in foto) e quello presso piazza Bartali, davanti alla Coop del Quartiere 3, la partecipata del Comune torna a brindare, in attesa di conoscere il proprio futuro dopo l'esito del Referendum e le incertezze burocratiche ed il dibattito che dovrà scaturirne in assenza di una specifica normativa in materia.



22 giugno 2011

Nove da Firenze


17 giugno 2011

COOP PROPONE PER L'ACQUA L'AZIONARIATO POPOLARE






IL PATTO DELLA FONTANELLA







Anche il presidente di Coop Centro Italia, Giogio Raggi, si schiera a favore di una spa ad azionariato popolare che controlli la gestione dell'acqua.

Nella foto il presidente delle Toscana, Rossi, con Campaini (Unicoop Firenze) e De Angelis (Publiacqua) all'inaugurazione della fontanella del centro commerciale Gavinana.

L'evento faceva parte dell'iniziativa delle Coop Acqua di casa mia, in cui si cerca di sensibilizzare il cittadino all'uso dell'acqua del rubinetto.

Recentemente il presidente Rossi ha parlato di una privatizzazione (nonostante l'esito referendario) che passi però attraverso una società ad azionariato diffuso e che veda coinvolte anche le Coop.

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In principio fu la Littizzetto.
Era cominciato tutto con la campagna delle Coop a favore dell'acqua del sindaco, con la Littizzetto che si inciuccava con un bicchierone appena riempito dal rubinetto.

Nell'iniziativa si sostiene che l'acqua del rubinetto è buona ed economico berla. La campagna ebbe subito un infortunio, poiché pochi giorni dopo, neanche a farlo apposta, arrivava un'ordinanza dell'Unione Europea che negava al ministro della salute la deroga ai limiti di potabilità dell'acqua pubblica e ne vietava l'uso alimentare in 128 comuni per la presenza di sostanze come l'arsenico che considera dannoso per la salute se superiori ai 10 microgrammi di per litro, come nei casi presi in esame.

Poco male. Le Coop mosse da nobili principi vanno avanti. Nell'ottobre scorso, il governatore della Toscana Enrico Rossi, scende in campo e insieme al presidente di Unicoop, Turiddo Campaini, inaugura una fontanella nel centro commerciale di Gavinana. Presente anche il presidente di Publiacqua Spa, Erasmo de Angelis, già Presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio della Regione Toscana (nella foto).

Intanto i referendum si avvicinano e quelli sull'acqua rischierebbero di incasinare le carte anche in casa PD, che sulla gestione dell'acqua ha l'idee chiare da un pezzo, a sentire il Bersani del 2008 che affermava: «un conto sono le infrastrutture, che devono essere pubbliche, e un conto la gestione delle stesse, che possono, anzi devono andare a chi le sa utilizzare al meglio».

Pochi credono comunque che i referendum rappresentino un pericolo. Il governo potrebbe legiferare vanificando il ricorso alle urne e in ogni caso il quorum (altissimo per le attuali percentuali d'astensionismo che ci rendono di fatto una democrazia che, almeno in questo particolare aspetto, è in linea con quelle più avanzate) appare irraggiungibile anche per i più ottimisti. La convinzione è trasversale, va dalla maggioranza al PD, come trasversale fu l'ironia che aveva accompagnato i referendari nella raccolta delle firme.

Poi arriva l'incidente di Fukushima ed il clima politico cambia. Pare proprio che stavolta il quorum sia alla portata. Ciò nonostante nel PD c'è la consueta e peculiare incertezza sul tema dell'acqua pubblica anche se la voglia di cavalcare politicamente il vento favorevole pare avere il sopravvento, fino a dichiarazioni che possono apparire singolari, ma che invece hanno un preciso progetto.

Il governatore della Toscana Rossi, ad esempio, pochi giorni prima del voto annuncia i suoi quattro «si», quindi si dichiara favorevole anche all'abrogazione delle norme che permettono la privatizzazione della gestione dell'acqua e la possibilità di un profitto. Contemporaneamente però, lancia un segnale divergente (caratteristica piuttosto ricorrente nel partito a cui appartiene) sostenendo una specie di terza via, un progetto che ha in serbo per il prossimo luglio in cui il Presidente della Toscana vorrebbe far entrare direttamente i cittadini nella gestione dell'acqua, trasformando le comunità in public company o in tante cooperative.

Ed ecco che il privato, uscito dalla porta con i referendum, si riaffaccia alla finestra. Tra l'altro nel progetto Rossi si parla anche di Coop e quelle della grande distribuzione hanno un gran bisogno di differenziare i propri investimenti dato che l'attività principale consente loro ricavi sempre più risicati o bilanci negativi (Unicoop Tirreno) e le costringe ad uscire dal format iper rinunciando alla competizione sui prodotti non food.

Ecco che il cerchio, cominciato con la buona Littizzetto, si chiuderebbe nelle spire del patto della fontanella di Gavinana, tra Campaini, Rossi e Publiacqua.

La cosa non è certo sfuggita al presidente di Coop Centro Italia, Giorgio Raggi, la cui cooperativa è presente, oltre che in Umbria ed in altre zone, anche in parte della Toscana. Anche lui parla apertamente di azionariato popolare (che è tipico di alcune società sportive ed è diverso dal cosiddetto azionariato diffuso, ma in questa fase i termini sono secondari e popolare fa ancora più effetto, specie dopo i referendum) di gestione dell'acqua pubblica affidata a Cooperative di privati cittadini che, insieme ai Comuni, entrino direttamente nella gestione del servizio idrico.
Il patto della fontanella di Gavinana trova un altro sostenitore.
Il Raggi-pensiero sull'argometo acqua è ben illustrato nell'articolo che segue.

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Perugia - AZIONARIATO popolare. Cooperative di privati cittadini che, insieme ai Comuni, entrino direttamente nella gestione del servizio idrico. La Coop Centro Italia, (come hanno fatto Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno) non si è nascosta dietro un dito sui referendum per l’acqua pubblica. E ha sostenuto apertamente i due «sì» per «cancellare» la privatizzazione del servizio. All’indomani dei risultati si fa adesso promotrice di un’idea che in Umbria e in Italia in generale, comincia a circolare con insistenza: quella di cooperative di utenti che insieme all’ente pubblico si occupino di manutenzione e investimenti.
UNA SFIDA che il presidente di Coop Centro Italia raccoglie senza alcun dubbio. «La prospettiva è semplice — spiega il presidente Giorgio Raggi — è quella, in sostanza, contenuta nell’articolo 43 della Costituzione che vorrei citare: a fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale. A mio avviso — continua — cooperative di comunità o di utenti, sarebbero in grado di gestire il ciclo dell’acqua assicurando efficienza, durata, sviluppo, equilibrio economico e assenza di profitto.
E’ chiaro e legittimo che la presenza del privato nelle società miste che esistono attualmente, comporti l’esistenza di un profitto. Ma su un bene essenziale, pubblico e limitato come sta diventando l’acqua, la logica del guadagno non è necessaria, è un obbrobrio direi». L’idea è dunque quella di rendere protagonisti i cittadini-utenti. «Abbiamo 490mila soci — continua Raggi —: siamo pronti a offrire il know-how, le capacità organizzative acquisite negli anni. In questo modo si avrebbe una governance democratica: il socio-utente dovrebbe essere per forza ascoltato, è lui a controllare che il servizio funzioni. E noi possiamo garantire che questo è un sistema efficace».
Poi una frecciata alla sinistra. «Anche in Umbria, chi governa, spesso è stato ‘allettato’ dai dividendi, dalla possibilità di far cassa subito anche con il servizio idrico. E’ una visione in parte comprensibile, ma di certo un po’ miope — sottolinea il presidente di Coop Centro Italia —. Ci vuole una maturità politica profonda, uno sguardo che vada oltre il contingente. Un passo avanti, concreto, ad esempio, lo stanno facendo in Toscana il governatore Rossi che ha già annunciato l’intenzio di legiferare in questo senso». Raggi ribadisce in conclusione quali sarebbero a suo avviso i vantaggi concreti di un azionariato popolare: «Intanto un controllo diretto della gestione e degli investimenti.
E poi un sicuro abbassamento della tariffa che tutti noi paghiamo per l’acqua.
Attualmente comprende, infatti, la manutenzione degli acquedotti e della rete fognaria, il costo del personale, gli investimenti e un sette per cento di profitto che spetta al privato. Con la comunità di utenti — conclude — questa parte scomparirebbe e conseguentemente verrebbe ridotta la quota a carico dei cittadini».



17 giugno 2011

07 giugno 2011

PER LA GESTIONE DELL'ACQUA PUBBLICA IL PRESIDENTE DELLA TOSCANA, ROSSI, PENSA ALLE COOP


Il governatore della Toscana pensa alla terza via tra intervento pubblico e affari privati con tante piccole cooperative, cittadini nella gestione idrica

Unicoop Firenze si è già segnalata sensibile all'argomento: nell'ottobre scorso ha lanciato la campagna Acqua di casa mia, con tanto di Littizzetto come testimonial




Tra pubblico e privato, la Toscana si prepara a percorrere la terza via sulla gestione dell'acqua. Che dovrebbe essere popolare ma molto più probabilmente, potrebbe rivelarsi cooperativistica. Almeno secondo il progetto che ha in serbo per il prossimo luglio il governatore Enrico Rossi che vorrebbe far entrare direttamente i cittadini nella gestione dell'acqua, trasformando le comunità in public company o in tante piccole cooperative.

Magari aiutate proprio da una centrale servizi cooperativa per la gestione della burocrazia, il coordinamento e quant'altro. Dipende da come verrà trasformata concretamente l'idea che il governatore ha da tempo in testa e che da qualche giorno inizia a disvelare in pubblico; e soprattutto dai risultati del referendum della prossima settimana.

Una vittoria dei sì ai due quesiti sull'acqua pubblica e sulla remunerazione della gestione darebbero a Rossi carta bianca. Una vittoria dei no o il mancato raggiungimento del quorum, gli legherebbero un po' le mani. Così, dopo essersi distinto ancora una volta dal suo contraltare fiorentino annunciato il suo sì per tutti e quattro i quesiti al contrario di Matteo Renzi che gli ha risposto che almeno sulla remunerazione del 7% ai gestori, è giusto votare no in maniera da garantire un ritorno agli investimenti, ha iniziato a spiegare il suo progetto.

Già a metà maggio, Rossi durante il convegno «Tutti per l'acqua, l'acqua per tutti», organizzato da Legacoop a Firenze aveva annunciato che comunque andrà il referendum, «entro luglio intendiamo presentare una proposta di legge di riordino dei servizi pubblici locali e quindi anche dell'acqua in cui, per la gestione, pensiamo ad un ruolo importante degli utenti riuniti in forma associativa.

Del resto l'articolo 43 della nostra bella Costituzione è un riferimento in tal senso. Ora dobbiamo approfondire sotto il profilo giuridico questa proposta per poi elaborare una legge organica del servizio idrico».

Un'idea che aveva già aperto il dibattito e, anche per la presenza dei cooperatori, aveva fatto intuire che si poteva trattare di un modello coop. A maggior ragione se si considera che, come ha spiegato il presidente di Legacoop Toscana Stefano Bassi, prendendo la palla al balzo, «da tempo, attraverso le nostre campagne e nostri comportamenti abbiamo dimostrato di avere attenzione all'acqua, quindi non deve meravigliare se invitiamo i nostri soci a votare Sì per il referendum. Per quanto riguarda la possibilità di una forma di gestione dell'acqua su base cooperativa fatta dai cittadini sul territorio, ovviamente siamo favorevoli e la vediamo come possibile via alternativa». Ieri Rossi ha aggiunto qualche tassello, ci ha messo un po' di cifre e, secondo alcuni, ha pure un po' dissimulato.

«Possiamo sperimentare una via mai percorsa finora» ha spiegato il governatore della Toscana, «e fare una scelta in favore dell'acqua pubblica, partendo proprio dal territorio. Penso a creare comunità di utenti che investano i loro risparmi nel servizio idrico. Basterebbero 100 mila persone in Toscana: se ciascuno di loro mettesse a disposizione 30 mila euro, potremmo disporre di un capitale di 3 miliardi». Una ipotesi sicuramente da public company, ma che diventerebbe difficile da realizzare senza la remunerazione di gestione che il referendum vieterebbe. E in quel caso, sarebbe molto più facile pensare al modello coop.


7 giugno 2011

Antonio Calitri

Italia Oggi