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15 novembre 2015

UNIPOL, FINSOE ACCELERA IL RIASSETTO

Il presidente di Coop Alleanza 3.0, Turrini
Lo scioglimento della Finanziaria dell'Economia Sociale (Finsoe) porterebbe direttamente le Coop nel capitale di Unipol

La neonata Coop Alleanza 3.0 diventerebbe primo azionista con il 21,45%

Il riassetto porterebbe ad una più proficua distribuzione dei dividendo




Laura Galvagni - Il Sole 24 Ore

Non ci sarà la fusione tra Unipol Gruppo e UnipolSai, come ha assicurato il ceo delle due società, Carlo Cimbri, ma, in compenso, ci sarà una forte semplificazione della catena di controllo a monte della holding. Da tempo Finsoe ha annunciato di volere procedere allo scioglimento e ora la cassaforte che custodisce il 31,4% di Unipol avrebbe accelerato il passo per dare nuova forma all’azionariato della compagnia assicurativa. Un nuovo assetto che porterà le Coop direttamente nel capitale della società di Bologna con la neonata Coop Alleanza 3.0 primo azionista forte di un 21,45% del capitale mentre Holmo avrà il 7,48%. Il riassetto ha ragioni che si possono ricercare nell’opportunità di sfruttare al meglio economicamente il ruolo di soci della galassia assicurativa. Basti pensare che Finsoe ha staccato ai propri azionisti una cedola di 26,5 milioni contro i 38 milioni incassati da Ugf.

Prima di tagliare il traguardo, però, sarà necessario che tutti i tasselli vengano messi al posto giusto. Il primo, quello relativo al debito, è di fatto già stato sistemato. Con l’emissione obbligazionaria della scorsa estate sono state chiuse la maggior parte delle posizioni, residuano altri 100 milioni ma Finsoe ha la capienza per archiviare anche l’ultima fetta di esposizione. Quindi, altro elemento chiave è certamente la governance. Per capirne meglio le implicazioni è necessario ricordare che diversi mesi fa Coop Alleanza 3.0 ha presentato in Consob un quesito circa possibili ricadute su Unipol legate alla maxi fusione realizzata tra Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest che ha portato la newco al 34,16% di Finsoe. In quella sede la Commissione ha stabilito che l’integrazione non avrebbe avuto alcun impatto. E questo perché la governance della holding «è ispirata a principi di massima democraticità e condivisione delle decisioni». Stante infatti lo statuto di Finsoe, nessuno degli azionisti «è in grado di esercitare un’influenza dominante». Al termine del “parere”, tuttavia, Consob aggiunge che le conclusioni a cui è giunta «prescindono da qualsivoglia considerazione relativa alle future eventuali modifiche dell’azionariato di Finsoe nonché al prospettato scioglimento della medesima». Insomma, la scissione del veicolo teoricamente potrebbe riaprire il confronto con la Commissione. Di certo, condizione chiave per Consob è che non venga rilevato alcun mutamento a livello di assetti di controllo. In ragione di ciò, cruciali potrebbero essere i contenuti del futuro patto di sindacato che legherà le Coop. Sulla carta, peraltro, i soci potrebbero arrivare a vincolare oltre il 43% del capitale. Si vedrà, la strada è ancora lunga. In ogni caso, ci si immagina che l’anima dell’accordo ricalcherà a grandi linee i principi che hanno ispirato Finsoe, come la rappresentatività in consiglio e la condivisione delle decisioni garantita da quorum specifici su delibere di carattere strategico. 

Altro aspetto attorno al quale gli osservatori si sono interrogati è il valore a cui Finsoe ha in carico le azioni Unipol. Stando ai documenti più recenti, il prezzo è di 9,95 euro, ben al di sopra di quanto quoti attualmente il gruppo: circa 4,48 euro. Il divario è abbastanza rotondo. Tuttavia, è la tesi della holding, questo gap si giustifica con il fatto che essendo la finanziaria il socio di controllo il valore incorpora un premio di maggioranza. Inoltre rispecchia quelle che sono le proiezioni del patrimonio netto e infine dei flussi di cassa futuri. Va in ogni caso detto che ogni singola cooperativa ha una valutazione diversa nei propri bilanci e più allineata a quelle che sono le indicazioni del mercato.



15 novembre 2015

Laura Galvagni

Il Sole 24 Ore



30 maggio 2014

TURIDDO CAMPAINI LASCIA LA PRESIDENZA DI UNICOOP FIRENZE, LUCI E OMBRE DI UNA STORIA DURATA 41 ANNI

Alla fine Turiddo Campaini lascia a 73 anni e mezzo di cui 41 come presidente di Unicoop Firenze

Una figura importante del mondo cooperativo con luci e ombre




Ce lo aspettavamo e, a essere sinceri, un po' lo speravamo anche. Campaini lascia la presidenza del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, ma non definitivamente: probabilmente sarà presidente onorario. Una carica inventata proprio per lui e come per lui si maligna che Unicoop nel 2008 scelse il sistema di gestione duale che è composto da un consiglio d’amministrazione, cui spetta la gestione della società, e di un consiglio di sorveglianza in rappresentanza dei soci, con compiti di controllo. Il fatto era che Campaini, presidente dal 1973, aveva già oltrepassato la soglia dei 65 anni, età in cui per convenzione di solito i manager Coop lasciano per essere ricollocati in altre società sempre orbitanti attorno alle mondo cooperativo.

Parlare di Campaini per noi è complesso, poiché nell'immaginario collettivo dei quasi ottomila dipendenti di Unicoop Firenze ha assunto una presenza che travalica quella del ruolo di presidente. Campaini è una sorta di padre putativo, il grande vecchio silenzioso e saggio, un costante punto di riferimento, una figura rassicurante a cui tutti sono legati. Sarebbe ingeneroso sostenere che dopo 41 anni di presidenza è naturale diventare un'icona. Campaini è amato e rispettato non solo perché siamo abituati alla sua impalpabile presenza da sempre, ma soprattutto perché il rispetto e la stima se li è guadagnati. Così come è stato un punto di riferimento importante per tutto il movimento cooperativo.

Le ragioni di un addio: innanzitutto l'età
I motivi della scelta sono molteplici, alcuni ovvi. E' chiaro che l'età ha un peso rilevante, ma è riduttivo pensare che questo sia il solo elemento che pesa. E' vero che Campaini va verso i 74 anni ed è presidente di Unicoop da 41, dai tempi di Nixon, come ebbe perfidamente da chiosare un lanciatissimo Renzi. Anche il fatto che annunci la sua uscita appena dopo la strabordante vittoria elettorale dell'ex sindaco di Firenze alle europee assume un forte connotato simbolico.

I rapporti col nuovo PD di Renzi
I due non si sono mai amati, e la storia personale di Campaini parla chiaro riguardo le sue posizioni politiche che hanno radici nel partito comunista. Il presidentissimo lascia probabilmente anche perché il suo amato partito non c'è più, Renzi lo ha sminuzzato e ricomposto a sua immagine e somiglianza. E' il mondo di riferimento di Campaini che sta cambiando e lui non lo capisce e non lo vuol capire. Così sono saltati, almeno momentaneamente, i canonici ancoraggi politici e, ultima beffa, Renzi ha scelto un uomo delle Coop come ministro, ma particolarmente vicino alle Coop emiliane (i cugini rivali nella letteratura cooperativa), che considera più dinamiche e più affini
al suo modo di pensare ed agire. Abbiamo negli occhi la foto di un incontro del marzo scorso su una panchina di via Carlo del Prete tra Campaini e Nardella, un tentativo di riallacciare con chi comanda ora. Quell'immagine così malinconica è decisamente emblematica. La scelta di Campaini è forse dettata anche da una tendenza generale ad un giovanilismo aprioristico e un po' superficiale, guarda caso conforme al Renzi pensiero. In buona sostanza il presidente inaugura un rinnovo generazionale che non si fermerà solo alla sua persona. Anche la poltrona del fido Golfredo Biancalani, 67enne presidente del consiglio di gestione, parrebbe pronta per un avvicendamento. Si renderanno così più chiari i ruoli, dove il presidente che conta sarà quello del consiglio di gestione, senza essere soverchiato da una figura imponente come quella di Campaini al cui posto siederà la meno ingombrante Daniela Mori come rappresentante dei soci. Bisogna notare come le scelte di successione sembrano essere orientate ad una linea di continuità interna ad Unicoop Firenze (la Mori è direttore del settore soci e vicepresidente della fondazione Il cuore si scioglie), ben lontane dal tentativo fatto con la nomina di Armando Vanni a presidente del consiglio di gestione nel gennaio del 2008. Il Vanni proveniva dalla presidenza del Consorzio Etruria, impresa di costruzioni allora molto vicina ad Unicoop Firenze ed adesso finita in concordato preventivo dopo oscure vicissitudini. Fu "costretto" alle dimissioni già nel marzo del 2009, a seguito di mai completamente chiarite divergenze  proprio con il Campaini. In seguito è stato al centro di indagini della magistratura inerenti il suo operato come presidente del Consorzio Etruria e della BTP. La lezione è evidentemente servita.

I rapporti con le Coop emiliane
Le relazioni tra cooperazione toscana e emiliana sono state tutto sommato scorrevoli e di reciproca soddisfazione fino alla metà degli anni 2000. Partecipazioni finanziarie incrociate garantivano la reciproca presenza di Unicoop Firenze, di Mps e delle coop emiliane sia in Unipol attraverso la finanziaria Holmo, sia in Mps partecipata oltre da Unicoop Firenze anche da Unipol. Poi arrivò l'estate del 2005, quella dei furbetti del quartierino e del tentativo di scalata della Unipol di Consorte su BNL. Il mondo Coop e i DS entrarono in fibrillazione. Consorte, nel tentativo di racimolare la somma necessaria per accaparrarsi BNL si rivolse anche a Campaini che però non apprezzava affatto l'operazione sia perché - dice Campaini - nessuna cooperativa che avesse aderito avrebbe avuto la possibilità di dire la sua, sia perché - era un progetto costruito su alleanze che non mi entusiasmavano affatto. Come è noto l'opa tentata da Unipol naufragò tra inchieste giudiziarie e figuracce. L'universo dei DS, del segretario che voleva una banca e delle Coop erano stremati. In questo contesto e grazie proprio al suo niet a Consorte, gli emiliani chiesero a Campaini di assumere la presidenza di Finsoe (la Spa delle Coop che controlla Unipol). Fu un gesto di inequivocabile riconoscimento volto a testimoniare che i valori del mondo cooperativo così bistrattati da faccendieri spericolati trovavano il suo più degno rappresentante nel prudente presidente di Unicoop Firenze, che accettò l'incarico (9 gennaio 2006). Campaini cercò di indirizzare Unipol verso la banca di riferimento di Unicoop Firenze, Mps, ma gli emiliani fecero muro. Le dimissioni di Campaini da Finsoe nel settembre 2006 segnarono una rottura insanabile. Da quel momento le strade finanziarie di toscani e emiliani si separarono. Unipol uscì da Mps e Unicoop ed Mps uscirono da Holmo, la finanziaria che all'epoca nella catena di controllo stava sopra Finsoe.

La sua assenza ai funerali di Claudio
Una dolorosa parentesi che ci tocca da vicino. Il 21 luglio 2011 nei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci un incidente sul lavoro
tolse la vita al nostro amico e collega Claudio Pierini, detto Piero. Tra qualche giorno per quell'episodio comincerà il processo penale che vede rinviati a giudizio due dirigenti di Unicoop. E' stato il primo e auspichiamo l'unico morto sul lavoro in Unicoop Firenze. Al funerale parteciparono in molti, tutti i compagni di lavoro e anche i dirigenti apicali. Mancava però Turiddo Campaini e la sua assenza non solo ci addolorò oltremodo, ma una indelicatezza simile da lui non ce la saremmo mai aspettata e non possiamo dimenticarlo.

Il disastro di MPS
La vicenda è nota e ha senz'altro offuscato la fama del nostro presidente, forse in modo indelebile. D'altra parte il suo pensiero sulla borsa è contraddittorio, visto che la considera sinonimo di speculazione. Sulla partecipazione di Unicoop in Mps ci limitiamo ai punti essenziali. Unicoop Firenze comincia ad investire sulla banca senese all'inizio degli anni 2000. Negli quinquennio successivo la partecipazione si assesterà attorno ad una quota del 3% circa. L'intenzione era quella di sostenere la Fondazione MPS creando uno zoccolo duro nell'azionariato nel tentativo di vincolare la banca al territorio. Dice Campaini: in quegli anni era forte il timore che gli istituti bancari diventassero preda dei concorrenti stranieri. In più si stava discutendo di introdurre una norma che imponesse alle Fondazioni bancarie di scendere sotto il tetto del 30% nella proprietà degli istituti, in sostanza si voleva ridimensionare il ruolo delle Fondazioni e permettere l'ingresso di nuovi soggetti nel mondo bancario. In qualche misura Campaini contribuiva a mantenere, mutatis mutandis, le condizioni di chiusura del mercato che avevano permesso ad Unicoop Firenze di gestire, grazie ad amministrazioni vicine, la concorrenza con Esselunga. Però stavolta gli va davvero male e Unicoop Firenze finirà per uscire da Mps con oltre 400 milioni di perdite e i soci prestatori innervositi che toglieranno circa 700 milioni dai libretti nel giro di tre anni. Inoltre la Banca d'Italia lo sanziona per complessivi 444mila euro. Una débâcle. Noi scrivemmo circa un anno fa: Campaini deve rispondere del disastro, anche perché con i suoi 40 anni di presidenza in Unicoop Firenze è un simbolo per tutto il mondo cooperativo, deve riconoscere gli errori e assumersi la sua parte di responsabilità con un atto forte e deciso. E' tempo che lasci che la sua creatura cammini con le sue gambe e affronti i marosi con altri capitani. Se farà questo gesto, e insieme a lui quelli della prima ora che lo circondano, lo rispetteremo e lo ricorderemo con stima e affetto.

Ovviamente non pensiamo che abbia raccolto il suggerimento dal nostro blog, era semplicemente un'indicazione di buon senso e di misura. Siamo lieti che il buon senso e la misura che spesso, ma non sempre, hanno contraddistinto le sue scelte abbiano infine prevalso.

Sul presidente Campaini abbiamo pubblicato molto materiale. Per leggerlo basta scorrere questa lista.

14 dicembre 2013

GIRO DI POLTRONE COOP AI PIANI ALTI DI FINSOE

Assestamenti in Finsoe, la scatola di controllo di Unipol, partecipata dalle Coop

Ma cos'è Finsoe?


Cos'è Finsoe? E' la Spa non quotata che controlla il gruppo Unipol. I soci di Finsoe sono una trentina tra cui spiccano alcune grandi Coop della distribuzione oltre alla storica Holmo Spa, ridimensionata dall'aprile 2011, partecipata a sua volta da altre Coop in particolare delle costruzioni.

Siamo nel mondo delle coop emiliane ed è naturale che dopo il valzer di poltrone innescato dalla nomina alla presidenza di Marco Pedroni, il riassetto si riverberasse anche in Finsoe.


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Staffetta tra gli uomini di vertice delle cooperative rosse ai piani alti di Finsoe, che con oltre il 31% è l'azionista di maggioranza relativa di Unipol Gruppo Finanziario.

Nei giorni scorsi, infatti, il presidente e amministratore delegato Marco Pedroni (numero uno di Coop Italia), ha rassegnato le dimissioni e le sue funzioni sono state attribuite ad Adriano Turrini (presidente di Cooperativa Adriatica) che condivide la carica di amministratore delegato con Mino Pacchioni.

Il cambio al vertice è stata l'occasione anche per inserire nel board altri due nuovi membri, Paolo Cattabiani e Rino Baroncini, rispettivamente presidente di Coop Consumatori Nord Est e presidente di Cooperativa Edilstrada Imolese. Pedroni, fra l'altro consigliere di Unipol, è comunque rimasto nel board, mentre la nomina di Turrini, anch' egli già presente nel consiglio d'amministrazione di Unipol, deve leggersi alla luce della circostanza che dopo l'ultimo aumento di capitale il primo azionista di Finsoe è Holmo con il 24,5% seguito da Cooperativa Adriatica con il 12,4%, ma la coop presieduta da Turrini detiene direttamente un altro 3,3% di Unipol.




14 dicembre 2014

Andrea Giacobino

16 agosto 2012

FINSOE, REGGE IL PATTO PARASOCIALE, MA SENZA COOP ESTENSE




L'accordo vincola soltanto Holmo e i francesi di BNP

Non ci sono le coop della grande distribuzione, nel nuovo patto di sindacato di Finsoe, holding che controlla il gruppo finanzario Unipol. L'ultima versione del patto, aggiornata dopo l'aumento di capitale da 300 milioni di curo, mostra come lo stesso vincoli solamente due soggetti:
Holmo spa e i francesi di Bnp Paribas. I quali francesi sono presenti nella filiera azionaria di via Stalingrado grazie a un residuo dell'antico legame tra Unipol e Bnl, che nella bollente estate del 2005 pareva destinata a finire sotto l'ala dell'azienda felsinea e invece cadde in mani transalpine.

Sino al 2011, pure le società mutualistiche della grande distribuzione, come Coop Estense, Coop Adriatica e Coop NordEst, partecipavano al patto parasociale di Finsoe, seppure indirettamente: tutte, infatti, possedevano delle quote di Holmo. Quest'ultima, ancora all'11 ottobre dello scorso anno, deteneva l'83,25% della sub-holding, mentre Bnp aveva il 4,63% e, ai sensi dell'accordo, il diritto a un consigliere di amministrazione.

Circa un mese dopo, con il beneplacito della Consob, è però divenuta effettiva la riorganizzazione della catena societaria, che viene descritta in breve nelle righe seguenti.
In sostanza, Holmo spa esiste ancora, ma con un numero di azionisti notevolmente ridotto, e con una quota dentro Finsoe pure notevolmente diminuita, sotto il 25%. Le catene dei supermercati sono infatti uscite dal capitale e, tutte ereditando la propria parte di debito, hanno costituito ciascuna una società-veicolo autonoma, a cui è stata conferita la relativa partecipazione in Finsoe.

Nel caso di Coop Estense, è stata creata Finpar Unip; nel caso di Coop NordEst, è stata creata Posto e così via. Il 13 luglio 2012, poi, il cda della subholding ha proceduto alla maxi-ricapitalizzazione, necessaria a dotare Unipol delle munizioni per la scalata, a catena, al gruppo assicurativo Fondiaria Sai. L'obiettivo è creare il secondo campione nazionale delle polizze: ma è una storia complessa, segnata anche nelle ultime settimane da colpi di scena che sono finiti all'attenzione della magistratura, e una storia che ovviamente merita autonome trattazioni. Ciò che conta è questo: dopo l'aumento, il patto parasociale è stato rinnovato.

Un estratto della versione aggiornata è stato pubblicato sul quotidiano Il Sole 24 Ore lo scorso 20 luglio. Ebbene: stando a quell'estratto, all'accordo aderiscono solo Holmo spa, con il suo 24,57%; e Bnp Paribas, che ora ha il 3,31%. Non si fa invece menzione ad altri azionisti storici, che nel sindacato non erano mai entrati, come P&V e Jp Morgan.


Ma soprattutto non si fa menzione delle mini-holding in mano agli altri big della gdo.
Ora: non far parte del patto parasociale non significa per forza essere in disaccordo con chi sta dentro. Ma perché Coop Estense e le consorelle non hanno voluto legarsi le mani con le società mutualistiche rimaste dentro Holmo? Forse nella mondo un tempo granitico della finanza rossa c'è qualche tensione? Forse pesano le divergenze maturate proprio in occasione dell'aumento di capitale di Finsoe, quando le cooperative più piccole, per cui pure la crisi si fa sentire, hanno chiesto uno sforzo maggiore ai gruppi più grossi?




15 agosto 2012

Nicola Tedeschini

Modena Qui




08 agosto 2012

L'ELITE DELLE COOP CHE IN FONSAI HANNO FATTO LA PARTE DEL LEONE

Finsoe cui fa capo il 51% di Unipol è la holding padrona del secondo gruppo assicurativo italiano manon è più quella variopinta compagine mutualistica di una volta dove tutti contavano nella stessa misura e le decisioni si prendevano in maniera «bulgara».

Le Coop che hanno maggiormente sostenuto l'operazione sono cinque:
Le emiliane del distretto adriatico: Coop Adriatica (primo azionista singolo con il 12,5% di Finsoe), Coop Nordest, Coop Estense. Seguono Novacoop e Coop Lombardia

Marco Pedroni (foto), presidente di Coop Consumatori Nordest e presidente del consiglio di amministrazione di Finsoe


La loro parte le coop l’hanno fatta: come promesso hanno sottoscritto il 55% dell’aumento di capitale di Unipol da 1,1 miliardi e ora fanno i conti in casa loro. Domani l’assemblea di Finsoe cui fa capo il 51% di Unipol prenderà atto di essere la holding padrona del secondo gruppo assicurativo italiano ma anche di non essere più quella variopinta compagine mutualistica di una volta, dove tutti contavano nella stessa misura e le decisioni si prendevano in maniera «bulgara».

Di fatto un’élite di coop ha fatto la parte del leone nello sforzo finanziario per consentire ad Unipol di comperare Fonsai: in cinque hanno sottoscritto sia le proprie quote nella ricapitalizzazione da 300 milioni di Finsoe sia, tramite la società Lima srl, il 3% di quella di Unipol. Non solo hanno fatto anche la parte di quelle imprese che non avevano i mezzi per partecipare, come la imolese Cesi o la Unicoop Tirreno, e quella dei soci esteri non interessati a rimanere nella partita: Bnp Paribas, Jp Morgan e le mutue Belghe PV Assurance.

«Le coop di consumo sono più ricche di altre — commenta Vincenzo Tassinarima non prendono decisioni a maggioranza, cercano di far valere sempre un principio di collegialità». I grandi azionisti di Unifonsai sono i tre big emiliani della grande distribuzione: Coop Adriatica, guidata da Adriano Turrini (primo azionista singolo con il 12,5% di Finsoe), Coop Nordest guidata dal presidente di Finsoe Marco Pedroni (nella foto), e Coop Estense. Seguono la piemontese Novacoop presieduta da Ernesto Dalle Rive e la Coop Lombardia. Questi cinque insieme hanno sborsato circa 150 milioni e insieme controllano il 42% di Finsoe. Gli altri soci che contano sono Cooperare spa, l’istituto per lo sviluppo della cooperazione (8,4%) e Coop Liguria (6,1%). Anche il primo socio collettivo di Finsoe, Holmo (24,5%), ha fatto la sua parte nell’aumento Finsoe, ma non è riuscito a sua volta a completare la propria di ricapitalizzazione: troppe defezioni. Doveva raccogliere 74 milioni di risorse fresche dai suoi soci ma si è fermato a 25 milioni.

La conseguenza della mutata geografia azionaria ed economica delle cooperative è scritta nero su bianco nel nuovo statuto di Finsoe. La governance della holding anziché prevedere il solito patto di sindacato antiscalata prevede la possibilità di uscire dalla compagine senza accordo unanime. Lo statuto introduce una clausola di gradimento per l’ingresso di terzi nell’azionariato e due clausole di uscita: «covendita» e «trascinamento». Il diritto di covendita scatta nel caso in cui alcuni soci ricevano un’offerta per una partecipazione rilevante (superiore al 35%) o tale da portare il nuovo entrante oltre il 50%. Il trascinamento viceversa consente di obbligare gli altri azionisti a vendere nel caso ad alcuni soci arrivi un’offerta che supera il 60% del capitale.


8 agosto 2012

Roberta Scagliarini

Corriere della Sera



18 febbraio 2012

AUMENTO DI CAPITALE UNIPOL, LE COOP PRENDONO TEMPO


Grandi e piccole Coop divise su come impostare l'operazione

L' alternativa è che qualcuna si dissoci

300 milioni, il contributo del sistema Coop all' aumento Unipol




L'operazione Unipol-Fonsai va avanti con il sostegno dell' azionista Finsoe ma le Coop si prendono un pò di tempo. A precisarlo è una nota della stessa finanziaria che controlla Unipol, dopo il rinvio dell' assemblea per la ricapitalizzazione anticipato dal «Corriere».

Finsoe nella nota ribadisce «il proprio impegno a sostegno del progetto Unipol-Fonsai», precisa che «sta predisponendo un aumento di capitale da 300 milioni» e conclude che il rinvio della riunione per deliberare la ricapitalizzazione è «di natura tecnico-procedurale» perché il calendario delle operazioni «rende possibile lo svolgimento nella prima metà di marzo».

Lo slittamento della riunione di ieri quindi non mette in dubbio l' acquisizione di Fondiaria ma lascia spazio alla riflessione sugli aspetti tecnici e strategici della ricapitalizzazione e sul ruolo di ciascuna Coop. C' è un dibattito annoso, in seno alla Legacoop, che si sta riaccendendo in questi giorni e che riguarda le differenze tra le grandi imprese del largo consumo che hanno le spalle finanziarie abbastanza larghe e quelle più piccole, attive in settori meno ricchi dell' economia.

È una divergenza quella tra le ambizioni delle grandi imprese e la prudenza delle piccole che c' è sempre stata, e che si riflette anche nei diversi pesi nell' azionariato di Finsoe: le catene del largo consumo e poche altre realtà del sistema mutuale azioniste dirette e altre trenta imprese minori presenti indirettamente tramite Holmo. Tra l' altro, in questo caso, la complessità dell' operazione finanziaria non aiuta ad appianare le differenze.

Il nodo tecnico su cui il gruppo dirigente di Finsoe starebbe riflettendo è quello del numero di azioni da emettere e del loro prezzo. Finsoe, come Unipol, deve scegliere quante azioni emettere e con quanto sconto. Più alto è il prezzo dei nuovi titoli e più è facile che a sottoscrivere l' aumento siano solo i grandi soci, quegli undici gruppi cooperativi divenuti di recente azionisti diretti. Più è basso il prezzo e più numerose sono le azioni, invece, e più è facile che a partecipare siano anche le piccole coop. Ma con la contropartita di dover diluire gli utili e svalutare i titoli in portafoglio a seguito della diminuzione del loro valore di carico.

Una delle vie per risolvere il dilemma sarebbe una forma di prestito da parte delle grandi coop alle piccole a fronte di un opzione call sulle nuove azioni. L' alternativa è che qualcuna si dissoci dall' operazione.



17 febbraio 2012

Roberta Scagliarini

Il Corrirere della Sera



10 febbraio 2012

GLI AZIONISTI DELLE COOP INDEBITATI PER 400 MILIONI


Le Coop, padrone di Unipol e future socie di riferimento del gruppo che nascerà dalla fusione della compagnia bolognese con la Fondiaria Sai della famiglia Ligresti vede tre banche creditrici per un totale di circa 400 milioni di euro: si tratta di Monte dei Paschi di Siena, Popolare Emilia Romagna e Carige.


Tre banche di riferimento che portano il nome di Mps, Popolare Emilia Romagna e Carige, e quasi 400 milioni di esposizione verso il sistema bancario. È la fotografia aggiornata alla fine del 2010 dei «debiti» delle Coop, padrone di Unipol e future socie di riferimento del gruppo che nascerà dalla fusione della compagnia bolognese con la Fondiaria Sai della famiglia Ligresti.

Un intricato sistema di partecipazioni, quello ai piani alti di via Stalingrado, che da qualche mese è diventato un mosaico ancor più complesso alla luce del riassetto che ha visto la scissione di Holmo, storico veicolo di controllo del mondo delle cooperative. E che probabilmente dovrà essere ora «riorganizzato» e forse ampliato in vista della fusione con Fondiaria Sai.

Scissione per undici coop
Punto di partenza per capire come è articolata la galassia delle Coop è il recente progetto di scissione di Holmo. Holmo è la finanziaria storicamente partecipata dal mondo delle Coop e a cui fa capo il 76,5% di Finsoe, veicolo titolare del 50,75% di Unipol gruppo finanziario. L'operazione di scissione, perfezionata alla fine del 2011, ha visto l'assegnazione del 70% del patrimonio della società veicolo direttamente alle Cooperative azioniste che hanno ricevuto la quota parte della partecipazione in Finsoe e la relativa quota parte del debito di Holmo, che alla fine del 2010 si attestava a 390 milioni verso le banche a cui si sommano altri 70 milioni di obbligazioni emesse dal veicolo. In tutto sono undici le Coop che si sono staccate da Holmo, tra cui spiccano la Coop Adriatica, la Coop Nord Est, la Coop Liguria, Nova Coop e la Coop Estense, solo per citarne alcune.

Ognuna di loro ha così costituito una società ad hoc, con il risultato finale che le undici scatole (Pantheon, Posto, Finpar, Ligurpart, Margherita, Holmo del Tirreno, Sopafin, Cooperare due, Par. coop., Finbon) sono entrate direttamente nel libro soci di Finsoe con il 60% circa. Vicine a loro c'è anche la «vecchia» Holmo che è ora partecipata da una trentina di Cooperative che detengono il 20% circa di Finsoe e una quota di debito di 130 milioni. Il nuovo libro soci di Finsoe, dunque, vede da un lato undici cooperative direttamente socie con il 60% circa, la vecchia Holmo con una partecipazione del 20% circa, P&V con il 4,35%, Bnp Paribas con il 4,21% e Jp Morgan con l'1,35%.

I legami con Mps
Il riassetto che si è consumato ai piani alti ha permesso anche di alzare il velo sui numeri di Holmo e soprattutto sulle banche finanziatrici. La finanziaria bolognese, partecipata per anni da 40 cooperative, alla fine del 2010 evidenziava debiti per 460 milioni di cui un bond scaduto e poi rinnovato per 70 milioni e debiti verso banche per 390 milioni. Di questi, il 70% circa, dunque 326 milioni di euro, sono passate alle undici Coop scisse. Nell'ambito dell'assegnazione di patrimonio e debiti si scopre così che la prima banca finanziatrice è Mps per 187 milioni di euro.

Un legame, quello con Siena, che di fatto risale alla fine del 2008 quando l'istituto senese, socio per anni di Finsoe con il 13%, ha venduto la quota nella finanziaria. Seguono poi, in rapida successione, Carige, esposta per 56 milioni e la popolare emilia romagna a cui fa capo una quota di circa 16 milioni. Secondo indiscrezioni nell'ambito del riassetto si sarebbe proceduto a estinguere l'intero indebitamento trasferito alle Coop. Il resto di debiti, circa 130 milioni, è rimasto in capo alla vecchia Holmo e dunque, di riflesso, alle trenta Cooperative che la controllano. Ma la divisione di Holmo ha permesso di centrare un obiettivo chiave che assume maggior valore oggi alla luce del piano di fusione con Fondiaria Sai: deconsolidare i debiti delle Coop con il risultato che il nuovo conglomerato post riassetto non tiene più conto di Holmo & C, dato che parte direttamente da Finsoe.

Banche e cooperative
L'esposizione
La fotografia aggiornata alla fine del 2010 dei «debiti» delle Coop, padrone di Unipol e future socie di riferimento del gruppo che nascerà dalla fusione della compagnia bolognese con la Fondiaria Sai della famiglia Ligresti vede tre banche creditrici per un totale di circa 400 milioni di euro: si tratta di Monte dei Paschi di Siena, Popolare Emilia Romagna e Carige.



10 febbraio 2012

Mar. Man.

Il Sole 24 Ore




28 gennaio 2012

LE COOP FANNO GRANDE FINANZA CON I SOLDI DELLE FAMIGLIE


















Attraverso il prestito soci, le Coop sono delle quasi-banche: ai clienti-soci offrono un conto deposito, anche se a tassi inferiori a quelli di mercato. Un modo per reperire risorse fresche per esigenze operative ma anche per le grandi operazioni finanziarie. Nelle nove maggiori coop, i depositi ammontano a 11 miliardi. Di questi ben 4 sono nelle casse dei tre grandi soci di Finsoe, la holding che controlla Unipol. Ecco perché, di fronte alle minusvalenze miliardarie accumulate sui titoli della compagnia assicurativa e alla richiesta di nuovi esborsi per finanziare l’operazione Unipol-FonSai, il mondo coop deve usare la massima cautela. A rischio ci sono i risparmi di oltre un milione di clienti.

Prodotti di qualità e sconti su mostre, vacanze e tempo libero. Bastano 25 euro per godere dei molteplici vantaggi dedicati ai soci Coop. Vantaggi che riguardano anche i servizi finanziari: con il prestito sociale i possessori della tessera Coop possono aprire un conto deposito, con spese di gestione azzerate e interessi che vanno mediamente dall’1,20 al 2,5% (a seconda della somma depositata), dove effettuare versamenti, pagare la spesa e prelevare contanti direttamente alla cassa del supermercato, oltre a guadagnare punti validi per ottenere ulteriori sconti sui prodotti a marchio Coop. Tassi un tempo competitivi ma che oggi arrancano dietro alle offerte di Conto Arancio, CheBanca, Webank e simili. In questo modo, comunque, il sistema coop ottiene risorse fresche per far fronte alle proprie esigenze operative, ma anche per gli investimenti finanziari. A cominciare da Unipol. Con tutti i rischi che questo può comportare quando l’investimento non produce i risultati sperati.

Il prestito sociale è soggetto all’autoregolamentazione di ogni singola cooperativa ma anche a una direttiva di Bankitalia del 2007, che stabilisce che l’ammontare complessivo dei prestiti sociali raccolti non può eccedere il limite del triplo del patrimonio netto risultante dall’ultimo bilancio. Un livello che può salire al quintuplo del patrimonio netto a fronte di garanzie che coprano almeno il 30% dell’ammontare dei prestiti. Di fatto si tratta di un deposito a vista, rimborsabile previo preavviso di 48 ore, salvo rimborso immediato per esigenze di liquidità del socio. Oggi, tuttavia, molte cooperative stanno pensando di reinserire vincoli a 6, 12, 18 mesi o 3 anni, e tra queste pare ci siano Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Nordest, principali azionisti di Finsoe, la holding che controlla il gruppo Unipol.
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Su 11 miliardi di euro complessivi depositati da 1,1 milioni di soci depositanti delle nove maggiori Coop consumatori in Italia al 31 dicembre 2011 – il deposito medio è di circa 9.800 euro – non ci sono garanzie assimilabili al Fondo interbancario di tutela dei depositi, che copre fino a 103mila euro. La copertura, infatti, avviene tramite fideiussioni bancarie a fronte di titoli di Stato o denaro pari almeno al 30% dell’ammontare del prestito. C’è di più: tutte le cooperative, da autoregolamentazione, non possono immobilizzare più del 30% del prestito sociale, e la violazione di questa norma può portare all’espulsione dal mondo cooperativistico. Ad esempio, se una Coop ha raccolto un miliardo di euro deve essere pronta a restituirne 300 milioni immediatamente.

Negli ultimi due anni, le esigenze operative delle Coop si sono concentrate prima nella ricapitalizzazione di Unipol e poi nella semplificazione della catena di controllo del gruppo assicurativo bolognese, che ha portato alla scissione di Holmo, ex controllante di Finsoe, holding che a sua volta detiene il 50,75% della compagnia guidata da Carlo Cimbri e che oggi è controllata da un pool di undici cooperative. Le quali, secondo le stime che circolano sul mercato, dovranno aprire il portafoglio e finanziare con 500 milioni di euro l’aggregazione con Premafin-Fondiaria. Una ricapitalizzazione che le Coop azioniste di Finsoe non sembrano in grado di sostenere senza mettere a rischio la sicurezza dei risparmi dei clienti-soci.

Gli ultimi bilanci disponibili, riferiti al 2010, mostrano che i debiti verso i soci per finanziamenti esigibili entro l’anno sono la voce più ingente dell’indebitamento dei grandi azionisti di via Stalingrado. I tre soci forti del gruppo bolognese sono la Coop Adriatica, la Coop Nordest e la Coop Estense. Pierluigi Stefanini, attuale presidente di Unipol, ha un passato ai vertici dell’Adriatica, mentre l’attuale numero uno di Finsoe, Marco Pedroni, guida anche la Coop Nordest di Reggio Emilia. Il presidente della modenese Coop Estense è l’ex uomo forte di Finsoe Mario Zucchelli, che siede anche nel consiglio d’amministrazione di via Stalingrado. Un girotondo di nomine e poltrone tutto a trazione emiliana.

La Coop Adriatica al 31 dicembre 2010 possedeva il 12,9% di Holmo, l’1,3% di Finsoe e il 2,4% di Ugf Merchant, oggi Unipol Merchant. Il quadro oggi è cambiato, per via della scissione di Holmo, che controllava l’84% del capitale di Finsoe, ma per sapere quale sia l’entità effettiva della partecipazione bisognerà pazientare ancora qualche mese, quando sarà depositato il bilancio 2011. In ogni caso, su 3,5 miliardi di euro di debiti totali, più della metà, 1,9 miliardi, è verso i soci «per finanziamenti esigibili entro l’anno successivo», i debiti verso le banche sono 936,5 milioni di euro di cui un terzo (342,4 milioni) esigibili entro il 2011, a fronte di utili per 18,6 milioni di euro, liquidità per 659,3 milioni e un patrimonio netto – che include la partecipazione in Ugf – di 965 milioni.
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Discorso simile per la reggiana Coop Nordest: liquidità che sfiora mezzo miliardo di euro, perdite per due milioni e un patrimonio di 800 milioni di euro sono i numeri con cui ha archiviato il 2010, ma i debiti sono a quota 2 miliardi, di cui 1,4 verso i soci e 128 verso le banche, la maggior parte a lunga scadenza. Le quote in Holmo e Finsoe venivano valutate rispettivamente 129,2 milioni e 17 milioni. La musica non cambia per la modenese Coop Estense, cui fa capo il 10,13% di Holmo e l’1,1% di Finsoe: mezzi liquidi per 49,4 milioni di euro, patrimonio di 632,8 milioni, utile di 28 ma 1,22 miliardi totali di debito. La maggior parte nei confronti dei soci (875,9 mln), più altri 95 milioni nei confronti degli istituti di credito.

Come detto Via Nazionale impone che l'ammontare complessivo dei prestiti sociali raccolti non possa superare il triplo del patrimonio netto. Per L'Adriatica, ad esempio, il rapporto è di 2,36 volte. Tuttavia, la leva finanziaria potrebbe essere molto più alta: se valutato a prezzi di mercato, il patrimonio netto potrebbe essere falcidiato dalla svalutazione della partecipazione in Finsoe. Secondo i calcoli de Linkiesta, le minusvalenze accumulate da Finsoe sulla partecipazione in Unipol sono pari all'intero patrimonio netto. Con buona pace delle migliaia di soci che hanno versato i loro risparmi nei conti delle cooperative pensando che fossero un animale diverso dalle banche.



28 gennaio 2012

Antonio Vanuzzo





27 gennaio 2012

INDEBITATE PER FONSAI, LE COOP TENTANO IL PASSO LUNGO


Pur di centrare l’obiettivo, le coop sarebbero pronte ad aumentare i debiti delle loro holding Holmo e (soprattutto) Finsoe, a cui fa capo il controllo di Unipol. Una mossa azzardata, secondo molti analisti.




Debiti, quali debiti? Il salvataggio della Fonsai di Ligresti con i soldi delle Coop (regia di Mediobanca) sta arrivando allo sprint finale. Entro domenica prossima, salvo sorprese clamorose, arriveranno i via libera dei consigli di amministrazione interessati all’operazione e nel frattempo i vertici del movimento cooperativo fanno i salti mortali per convincere la Borsa e gli analisti che il salvataggio della Fonsai messa in vendita dai Ligresti è un affarone. Ieri un comunicato diffuso dalle sette maggiori cooperative di consumo informava che l’operazione Fonsai “è un intervento finalizzato ad una soluzione utile per il settore assicurativo del nostro Paese e importante per gli interessi degli assicurati e delle migliaia di lavoratori, agenti e piccoli azionisti".

E COME NO? “Nasce un colosso delle polizze”, ha titolato giorni fa qualche giornale particolarmente sensibile alle ragioni delle cooperative. Solo che questo colosso avrà bisogno per stare in piedi di raccogliere in Borsa nelle prossime settimane qualcosa come 1,75 miliardi di euro di nuovi capitali, forniti in gran parte dagli azionisti di Unipol con in prima fila le Coop a cui fa capo il controllo del gruppo assicurativo bolognese. C’è un problema supplementare, però. Le cooperative, come gran parte delle aziende in questi tempi di recessione, non se la passano particolarmente bene. Il denaro che hanno in cassa dovrebbe servire per sostenere il business caratteristico e non progetti a rischio, per quanto importanti, come quelli di Unipol. Ma ecco pronta la soluzione. Mancano i soldi? Niente paura, basta prenderli in prestito. Sì, insomma, il sistema cooperativo è pronto a indebitarsi pur di rispondere all’appello di Mediobanca, comprarsi la Fonsai sull’orlo del tracollo e costituire il secondo gruppo assicurativo italiano dopo le Generali. Una grande operazione di potere, che finirà per cambiare gli equilibri della finanza italiana. E il potere, comprensibilmente, esercita sempre un certo fascino su manager come il numero uno di Unipol, Carlo Cimbri, reduce dalla fallita scalata alla Bnl (correva l’anno 2005) che è costata anche a lui, all’epoca braccio destro di Giovanni Consorte, una condanna penale a 3 anni e sette mesi di reclusione in primo grado. Così, pur di centrare l’obiettivo, le coop sarebbero pronte ad aumentare i debiti delle loro holding Holmo e (soprattutto) Finsoe, a cui fa capo il controllo di Unipol. Una mossa azzardata, secondo molti analisti. Altri invece ritengono che l’unione con Fonsai in prospettiva potrebbe fruttare profitti sufficienti a sostenere il peso dei nuovi prestiti.

VEDREMO come andrà a finire. Intanto è difficile non notare che solo pochi mesi i vertici delle cooperative si erano mossi in tutt’altra direzione. Per far fronte a un indebitamento giudicato eccessivo avevano escogitato una complicata operazione di lifting contabile. Di punto in bianco erano spuntate dal nulla una pattuglia di società costituite per l’occasione. Si chiamano Pantheon, Posto, Finpar Unip, Ligurpart, Margherita, e via di questo passo per un’altra mezza dozzina di nomi. Fanno capo ciascuna a una grande cooperativa. E così, per esempio, la Coop Adriatica possiede Pantheon, la Coop Consumatori Nordest ha costituito la Posto, la Coop estense ha figliato la Finpar Unip. A che serviva questo florilegio di sigle? La risposta arriva dai bilanci di Holmo, la holding del movimento cooperativo che attraverso Finsoe controlla il gruppo Unipol quotato in Borsa. I debiti di Holmo sono stati spartiti pro quota tra le varie Pantheon, Posto, eccetera, costituite pochi giorni prima esattamente allo scopo di prendersi in carico una parte delle passività della holding. Sul piano pratico nulla cambia. I debiti continuano a gravare sul sistema cooperativo. Formalmente però una parte importante del passivo è stata suddivisa tra le neonate società e quindi non è più riconducibile al conglomerato finanziario targato Unipol. Questa complessa operazione si è conclusa giusto alla fine del 2011. Gli analisti hanno stimato che la galassia Holmo-Finsoe era riuscita in questo modo a sgravarsi di circa 450 milioni di debiti. Una somma importante se si pensa che, in base alle quotazioni di Borsa, il 100 per cento del capitale ordinario di Unipol vale circa 415 milioni di euro e le cooperative ne controllano il 51 per cento circa. Gli analisti avevano benedetto l’operazione perchè, si legge in un report di Banca Imi, “la società sarà meglio sostenuta nei suoi piani di espansione strategica”. Solo che adesso le coop fanno marcia indietro. Si torna all’antico, ai debiti. D’altronde come dire di no a Mediobanca, principale creditore di Unipol? Intanto i piccoli azionisti preferiscono togliere il disturbo. Da quando hanno cominciato a circolare le indiscrezioni sul salvataggio Fonsai il titolo Unipol ha perso oltre il 30 per cento.


26 gennaio 2011

Vittorio Malagutti

Il Fatto Quotidiano


24 gennaio 2012

UNIPOL: I CINQUE UOMINI FORTI DEL NUOVO POLO ASSICURATIVO





Dagli ambienti esclusivi della finanza milanese ai salumi e agli scaffali dei supermercati della via Emilia. La futura compagine azionaria di Fondiaria-Sai è molto diversa da quella di oggi (i Ligresti): è affollata e il suo cuore batte tra Bologna e Reggio Emilia, culla della cooperazione rossa.

Sono una quarantina le coop che controllano Unipol, ma sono solo undici quelle che contano a livello di governance. Questo perché la semplificazione della catena di controllo ha consentito a chi aveva le risorse di uscire da Holmo (la ex capogruppo) per rilevare direttamente le azioni di Finsoe (la finanziaria cui fa capo il 51% di Unipol).

Gli undici cooperatori che hanno in mano l'84% di Finsoe la sera di Capodanno hanno incontrato l'amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, e gli hanno dato il via libera sull'operazione Fonsai. Ora stanno facendo i conti in tasca per capire dove trovare quel mezzo miliardo che serve per non perdere il controllo assoluto della loro compagnia.

In questa pattuglia di azionisti scelti, la parte del leone la fanno le catene della grande distribuzione che, a differenza dei competitori privati, possono contare per finanziarsi sul prestito dei soci invece che sul credito delle banche.

Il socio singolarmente più pesante è la bolognese Coop Adriatica, la seconda delle coop di consumo con 2 miliardi di fatturato e oltre 1 milione di soci. Il presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, è stato presidente di Coop Adriatica, mentre oggi alla sua guida c'è un altro uomo importante della cooperazione emiliana, il 55enne Adriano Turrini, ex numero uno della Coop Costruzioni, e della Legacoop bolognese.

Le altre due realtà del largo consumo che pesano in Unipol sono la reggiana Coop Nordest e la modenese Coop Estense. Coop Nordest è guidata da un uomo chiave del sistema, Marco Pedroni, presidente di Finsoe e consigliere di amministrazione della compagnia. Il manager 52enne è tanto influente nella sua città da essere additato dai partiti di opposizione locale come il «sindaco ombra». Prima di lui al vertice di Finsoe c'era il modenese Mario Zucchelli, presidente di Coop Estense, consigliere di via Stalingrado e bersaglio degli strali del patron di Esselunga Bernardo Caprotti, nel libro «Falce e Carrello».

A Modena hanno base altri due grandi azionisti di Unipol: Unibon cui fa capo il 50% di Grandi Salumifici Italiani, primo gruppo dei salumi italiano con 600 milioni di fatturato, protagonista di una intensa campagna di shopping . A guidare la cooperativa è Milo Pacchioni, vice presidente di Legacoop Modena nonché leader di Assicoop, la potente organizzazione degli agenti assicurativi e di Cooperare spa, banca d'affari dedicata allo sviluppo delle imprese cooperative, socia a sua volta di Finsoe.

Un altro personaggio chiave è Ivan Soncini, presidente di Ccpl, il consorzio di cooperative del settore costruzioni, energia e servizi. Soncini, ex dirigente Cgil, nei giorni scorsi ha deciso di destinare una poltrona del board ai dipendenti. E, insieme al collega Pedroni, ha iniziato ad impiantare le pompe di benzina Enercoop nei supermercati Coop Nordest.

Un ruolo stabile nell'azionariato lo giocano anche le tre imprese della grande distribuzione del Nord Ovest, Coop Lombardia, Coop Liguria e la piemontese Novacoop, che hanno avviato un processo di fusione a tre per dare vita alla prima cooperativa italiana con un fatturato di quasi 3 miliardi e poco meno di 2 milioni di soci. Ernesto dalle Rive, torinese, 49 anni, presiede Novacoop ed è anche consigliere di Unipol e presidente del consiglio di sorveglianza di Coop Italia, anch'esso azionista diretto di Finsoe.

Meno importante è invece la componente toscana. Tra gli azionisti diretti è rimasta Unicoop Tirreno mentre l'impresa più grande di tutte con i suoi 2,3 miliardi di fatturato e il suo storico presidente Turiddo Campaini ha un ruolo più defilato forse perché deve difendere più della posizione in Unipol, il 2,5 % di Mps.

Insieme al colosso toscano nell'azionariato della cassaforte Holmo che detiene il 24% di Finsoe, è raggruppata una trentina di imprese di vari settori produttivi con il cuore sotto le Due Torri. Dalla Manutencoop di Claudio Levorato, gruppo dei servizi quotato in borsa, al Consorzio Cooperative Costruzioni guidato da Piero Collina, vicepresidente di Unipol, alla Camst di Marco Minnella, alla Cesi di Vanes Galanti (consigliere di Unipol ed ex vice di Stefanini) e alle altre realtà del settore produzione e lavoro come Cefla, Cmb di Carpi, Coop Sette e Unieco, fino alla Granarolo.



24 gennaio 2012

Roberta Scagliarini

La Stampa


20 gennaio 2012

LE COOP NON HANNO SOLDI, FINSOE STA PEGGIO DI PREMAFIN















La Finanziaria dell’economia sociale (Finsoe), la holding delle cooperative che controlla Unipol, non ha soldi per sottoscrivere l’aumento di cap
itale da un miliardo di euro necessario all’acquisizione di Premafin. Attualizzando la partecipazione del 51% in Ugf a prezzi di mercato, infatti, si ottiene una minusvalenza di 1,6 miliardi, pari ai mezzi propri di Finsoe, che è indebitata per altri 435 milioni nei confronti delle banche. Mediobanca e Unicredit apriranno il portafoglio, ma non è detto che sia conveniente per i piccoli azionisti.


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19 gennaio 2012


Antonio Vanuzzo


Linkiesta



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Fusione Unipo Premafin: tutti i dubbi degli analisti del mercato


Unipol-Fondiaria. E se le azioni dopo la fusione valgono zero?




18 gennaio 2012

LE COOP ROSSE CHE COMANDANO IN UNIPOL SPENDERANNO 1 MILIARDO PER FON-SAI

Operazione di Unipol su Fonsai, per le Coop si parla di un esborso di circa un miliardo

La sola Coop Adriatica che possiede 12,2% della cassaforte di controllo sborserà 40 milioni di euro


Sembra che all'interno delle Coop non siano mancate voci fortemente polemiche sull'operazione.

Le argomentazioni del fronte dei contrari sono che l'acquisizione non sarebbe conveniente per via della sovrapposizione in molte zone delle agenzie appartenenti ai due gruppi assicurativi; inoltre molte Coop hanno difficoltà economiche nel sostenere un'ulteriore ricapitalizzazione di Unipol, avendo bilanci traballanti nella gestione caratteristica; infine l'operazione non risolve il problema di Unipol Banca, la palla al piede del Gruppo che da anni produce perdite consistenti e che in un primo momento si pensava di scaricare a qualche banca con sponsor Mediobanca, regista di tutta l'operazione.


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Dai pelati a marchio Coop ai cantieri edili del Ccc, passando per il latte Granarolo, i pulitori Manutencoop e i pasti caldi della Camst. È l' elenco dei veri "padroni" di Unipol, il colosso bolognese che in queste ore sta trattando l' acquisto delle società assicurative dei Ligresti.

Come tutte le recenti operazioni orchestrate ai piani alti di via Stalingrado, anche questa sarà finanziata con i soldi delle coop rosse. Questa volta ne serviranno tanti. Perché dopo aver sborsato 150 milioni per comprare le società del costruttore siciliano, la compagnia dovrà chiedere ai soci altri 800 milioni (forse un miliardo) un prelievo che ieri ha contributo a far perdere all' Unipol il 5% in borsa.

In gergo tecnico si chiama "ricapitalizzazione" e servirà a raccogliere i fondi necessari per fondersi con Fon-Sai e Milano Assicurazioni. Per questo i presidenti delle coop in queste ore, calcolatrice alla mano, stanno cercando di capire quanto costerà l' avventura finanziaria voluta dal presidente Pierluigi Stefanini e il suo braccio destro Carlo Cimbri per portare all' ombra di Porta Europa i clienti di Fondiaria e Sai. E rendere Bologna la capitale italiana delle assicurazioni (dopo Trieste dove ha sede Generali).

Batter cassa per Unipol significa quindi rivolgersi alle cooperative, che controllano il gruppo con il 31,4% delle quote tramite Finsoe. Nata nel 1978, la holding di piazza della Costituzione rappresenta la cassaforte della finanza rossa. È il suo Cda presieduto da Marco Pedroni (presidente di Coop Consumatori Nordest - nota blog) a prendere le decisioni strategiche sul futuro di Unipol.

Il socio forte è Coop Adriatica (12,2%), seguono Coop Nordest (9,7%) di Reggio Emilia e Coop Estense (9,8%) di Modena. Queste tre controllano un terzo di Finsoe. Il resto delle quote lo mettono le altre coop bolognesi raggruppate nella holding Holmo che possiede a sua volta il 24,5%. Qui dentro c' è buona parte dell' universo cooperativo delle Due Torri: Manutencoop, Consorzio cooperative costruzioni, Granlatte, Ansaloni e Camst. E poi gli imolesi Cesi, Sacmi e Cefla. Bologna da sola ha in mano il 37% di Finsoe. Con Reggio e Modena si supera il 56% arrivando al controllo "diretto" della holding e quindi di Unipol.

Davanti alle voci di aumenti di capitale sul miliardo di euro i cooperatori emiliani devono quindi metter mano al portafoglio per non perdere la guida del gruppo. Alla sola Coop Adriatica di Turrini, ad esempio, toccherebbe sborsare quasi 40 milioni di euro per restare tra i soci principali. Soldi che si aggiungono agli aumenti di capitale fatti in questi anni (questo è il terzo dal 2005).

Senza considerare che dopo gli scandali legati a Consorte, le coop azioniste hanno accorciato la catena di controllo del gruppo per evitare altri scossoni. Un riassetto che ogni volta è costato milioni. L' ultima volta risale allo lo scorso autunno quando le 11 coop di distribuzione più importanti (come Adriatica) hanno messo 320 milioni per coprire i debiti di Holmo (che oggi ha un buco di 130 milioni) ed entrare direttamente nell' azionariato di Finsoe. Una parte di questi soldi però è ormai solo sulla carta, bruciata sull' altare della Borsa nel corso degli anni. Un destino simile a quello degli altri grandi operatori assicurativi (non a caso oggi i Ligresti vendono).

Né Piazza Affari ha risparmiato via Stalingrado. Agli inizi del 2008 la società valeva 4,5 miliardi di euro. Oggi arriva a stento a 600 milioni. E lo spread a marchio coop (la differenza tra i soldi investiti e il prezzo di listino) sale sempre di più.



17 gennaio 2012

Enrico Miele


La Repubblica



15 gennaio 2012

UNIPOL-FONSAI: PAGANO COOP E RISPARMIATORI


L'acquisizione di FonSai costerà ad Unipol circa 1 miliardo


Si dovrà procedere alla ricapitalizzazione di Unipol e della controllante Finsoe e il costo graverà sui soci della compagnia bolognese e sulle Coop che controllano la scatola a capo della filiera

La grossa minusvalenza non iscritta nei bilanci Finsoe


Il presidente della Lega delle cooperative Giuliano Poletti si sente in una botte di ferro. L’Unipol controllata dalle Coop salverà quel che resta della Fonsai di Salvatore Ligresti? “Non c’è da preoccuparsi – sostiene Poletti – perché dobbiamo fidarci della capacità di valutazione dei manager”. La dichiarazione è una sfida alla buona sorte.

Anche ai tempi di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti il movimento cooperativo si fidò ciecamente dei suoi manager. Si sa come è andata a finire, con i processi e tutto il resto. D’altra parte se Poletti si dichiara tranquillo, non si può dire altrettanto dei piccoli azionisti di Unipol. Da quando a fine dicembre la compagnia delle Coop è entrata nella complicata partita del salvataggio Fonsai, il titolo della società bolognese ha perso il 20 per cento circa, mentre la Borsa ha recuperato il 2 per cento.

Il crollo non è una sorpresa. Secondo le indiscrezioni che circolano ormai da giorni sarà Unipol a mettere sul piatto buona parte della somma necessaria a evitare il crac di Fonsai. Si parla di un miliardo di euro o anche di più, che in gran parte verrebbero rastrellati in Borsa con un aumento di capitale. Logico, allora, che i piccoli azionisti della compagnia bolognese, spaventati dalla prospettiva di dover metter mano al portafoglio, scappino a gambe levate.

Da qui il ribasso del titolo, già in forte difficoltà anche nei mesi scorsi (meno 60 per cento in un anno). Il gruppo che nascerebbe da un’eventuale fusione tra Unipol e Fonsai raggiungerebbe di sicuro una massa critica importante, con oltre 22 miliardi di premi raccolti l’anno nei rami vita e danni (comunque ben distante dal leader generali che in Italia viaggia sui 30 miliardi), ma secondo la maggior parte degli analisti sarebbe molto difficile gestire in modo efficiente le sovrapposizioni della rete di agenzie, a meno di non varare pesanti tagli di personale. In questi giorni però la partita si sta giocando nell’alto dei cieli della finanza e qui è Mediobanca guidare le danze.

L’istituto che fu di Enrico Cuccia è il principale creditore sia di Fonsai (un miliardo) sia di Unipol (400 milioni). Mettere i crediti sotto lo stesso ombrello, di sicuro aiuta la banca. Diverso il discorso per quanto riguarda i soci delle due compagnie. A Bologna, per dire, nel mondo coop molti si chiedono: chi ce lo fa fare? Tanto più che di questi tempi nessuna delle grandi cooperative naviga nell’oro. E allora, forse, sarebbe meglio risparmiare risorse preziose invece di avventurarsi nel salvataggio di Fonsai. Ragiona così chi in questi giorni tenta di opporsi al salvataggio di Ligresti. A quanto sembra, però, non è facile dire di no a Mediobanca, da anni consulente principale di Unipol per tutte le operazioni più importanti. E così il negoziato che ha preso il via ormai da un paio di settimane è ormai arrivato all’ultimo round. Tutto potrebbe chiudersi entro questo fine settimana.

Se davvero venisse varata la fusione tra Unipol e la dissestata Fonsai, le coop dovrebbero rassegnarsi a finanziarie la loro controllata per l’ennesima volta. Finsoe, la holding delle cooperative a cui fa capo il 50, 2 per cento della compagnia, ha sborsato oltre 150 milioni di euro per sottoscrivere la propria quota dell’aumento di capitale varato da Unipol ad aprile del 2010. L’anno prima la stessa Finsoe e la controllante Holmo avevano sottoscritto obbligazioni Unipol per circa 140 milioni. I conti però ancora non tornano per la holding.

Basti pensare che il 50 per cento del capitale ordinario di Unipol è iscritto nel bilancio di Finsoe per 1, 8 miliardi. Ebbene, in questi giorni il valore di Borsa del 100 per cento della compagnia non supera i 600 milioni. Regole contabili piuttosto generose hanno fin qui consentito alle coop di non prendere atto nei bilanci di questa enorme potenziale minusvalenza nei bilanci di Finsoe. Va detto che Unipol, nel 2009 in perdita per 769 milioni a causa della disastrosa gestione della banca del gruppo, nei mesi scorsi ha recuperato terreno. La strada da fare, però, sarebbe ancora lunga, dicono gli analisti. Ma Fonsai incombe. Lo vuole Mediobanca. E allora il risanamento può aspettare. Con buona pace dei piccoli soci e delle coop.



13 gennaio 2011

Vittorio Malagutti


Il Fatto Quotidiano




14 gennaio 2012

UNIPOL E LA TENTAZIONE CHIAMATA FINANZA


La rivincita delle Coop dopo Bnl

Dopo avere accarezzato un'integrazione con Mps e avere contrastato il Bbva sulla Banca Nazionale del Lavoro per Bologna è il grande salto


Unipol ci riprova. La compagnia dei cooperatori emiliani (e non solo) aderenti alla Lega, nata nel 1962 a Vallombrosa in provincia di Firenze (una liaison, quella con la Toscana, che in epoche diverse ha pesato nella vita della società basata a Bologna fin dal '63), torna protagonista di un'operazione di merger (in questo caso con la galassia Premafin-FondiariaSai), come già più volte nella sua storia (da Aurora a Winterthur, da Intercontinentale a Universo e Veneta, sono una quindicina le compagnie confluite in Unipol) e soprattutto come era accaduto nel 2005 in occasione della sciagurata scalata alla Bnl, poi finita in mano ai francesi di Bnp-Paribas, con polemiche, spaccature interne al mondo cooperativo, processi e condanne.

«Spero che un altro pezzo dell'apparato produttivo italiano non vada fuori dal Paese», ha commentato pochi giorni fa Giuliano Poletti, presidente nazionale di Legacoop. Il progetto di fusione tra Unipol e FonSai, che darà vita a un colosso del settore assicurativo, è la risposta concreta ai timori di Poletti.

Al vertice della compagniabolognese non c'è più Giovanni Consorte (condannato in primo grado a 3 anni e fo mesi di reclusione per l'affare Bnl), ma come amministratore delegato c'è il suo braccio destro d'allora, Carlo Cimbri (3 anni e 7 mesi di condanna, sempre in primo grado). E presidente è Pierluigi Stefanini, che nel 2005 da grande azionista (come Coop Adriatica) della catena Holmo, Finsoe-Unipol, appoggiò la scelta strategica di creare un polo finanziario della Lega. A distanza di anni, poco importa che il disegno abbia perso o meno la colorazione politica (il "rosso" della sinistra e in particolare del partito mutante Pci-Pds-Ds-Pd), che certamente aveva allorae che oggi non ha più, almeno nellasua rappresentazione esterna.
È invece curioso il gioco di coincidenze ed di incroci lungo l'asse Emilia-Toscana, i cui protagonisti
ritornano in ruoli e con accoppiamenti diversi, come in una ballo in maschera di altra epoca.

C'è stato un momento, alla fine degli anni '9o, in cui per esempio il Monte dei Paschi accarezzò allora saldamente in mano a Mediobanca. Il disegno piaceva al sindaco di Siena, il diessino Pierluigi Piccini, ma non ebbe il via libera di Enrico Cuccia, nume tutelare dell'istituto milanese.

In quel decennio arrivarono alla ribalta delle cronache economiche i "capitani coraggiosi" (la definizione è di Massimo D'Alema) con la scalata alla Telecom di Colaninno, Gnutti, Consorte e 15o piccoli imprenditore padani, finanziati anche dal Monte dei Paschi, e si comincia a delineare una progressiva polarizzazione d'interessi. Il gruppo senese rileva Banca agricola mantovana e poi Banca del Salento.

Il legame Montepaschi-Unipol, nato in Hopa nel 1998, registra un'accelerazione importante: la banca di Rocca Salimbeni prende il 27% di Finsoe e la compagnia emiliana il 3% di Mps. In quel momento, tra i due versanti dell'Appennino fu accarezzata l'idea d'integrare le attività bancarie e assicurative, affidando a ciascuno la rispettiva competenza. Ma il progetto naufragò, perché nei fatti nessuno ha voluto cedere fette di autonomia e di potere. Una galassia finanziaria vicina alle forze politiche del centrosinistra non è mai nata proprio per la mancanza di una regia unica, resa impossibile dalla forte caratterizzazione locale.

Giuseppe Mussari, quando era presid ente della Fondazione Mps, nei primi anni 2000, arrivò a chiudere l'acquisto di Bnl, operazione stoppata dal governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Ma poi si oppose a un coinvolgimento della banca senese nel tentativo di scalata a Bnl di Unipol, nonostante le pressioni pólitiche romane, evitando così che il gruppo finisse in quel tritacarne.

L'affare Unipol-Bnl provocò anche una spaccatura dentro il mondo cooperativo. Turiddo Campaini, leader storico di Unicoop Firenze, si schierò contro il progetto finanziario di Consorte e, una volta naufragata l'Opa, per un breve periodo fu chiamato alla guida di Finsoe. Oggi l'incrocio azionario Siena-Bologna è sciolto e Campaini, che nel frattempo ha fatto comprare il 3% di Mps a Unicoop Firenze, ha lasciato tutti gli incarichi in Emilia.

Eppure, la vicenda Unipol-FondiariaSai sembra riproporre quei vecchi canovacci. Ma non è così. Tornano gli attor i, e anche le ambizioni sono simili: il contesto però è completamente mutato e parlare di "finanza rossa" in questo momento può sembrare un esercizio ardito.


I PROTAGONISTI


Il ritorno alla tradizione

Carlo Cimbri: classe 1965, è entrato nel1991 in Unipol e dal 2009 ne è diventato amministratore delegato prendendo il posto di Carlo Salvatori. Cimbri, che è riuscito a migliorare la redditività delle attività caratteristiche del gruppo smontando ilconglomerato finanziario, sta riportando la compagnia sulle attività tradizionali.



Il manager del mondo delle Coop

Pierluigi Stefanini, classe '53, è stato presidente della Legacoop di Bologna, presidente di Coop Adriatica e ha rivestito molti incarichi nel mondo cooperativo. Dal 2001 al 2006 è stato presidente di Holmo, la holding cui fa capo il controllo di Unipol e dal 2007 è stato nominato presidente di Unipol Gruppo Finanziario.

Il tentativo sulla Bnl
Giovanni Consorte è stato il manager che dal '96 al 2005 ha guidato Unipol. Con qualche inciampo giudiziario, Consorte ha garantito alla compagnia delle Coop un lungo periodo di crescita fino alla cosiddetta «estate dei furbetti», quando portò Unipol a scalare Bnl: operazione finita fra le inchieste giudiziarie.




14 gennaio 2012


Cesare Peruzzi


Il Sole 24 Ore



12 gennaio 2012

ACCORDO FATTO TRA UNIPOL E FONDIARIA-SAI PER IL MAXI POLO DELLE ASSICURAZIONI

L'operazione prevede prima un'Opa di Unipol su Premafin, la cassaforte del gruppo Ligresti con una ricapitalizzazione di quest'ultima e di Unipol che si ricapitalizzerà a sua volta

A capo del gruppo rimarrà Finsoe, la Spa controllata dalle Coop



Accordo fatto tra Unipol e la galassia Fondiaria Sai. Si va verso un mega polo assicurativo formato dalla stessa Unipol, da FonSai e da Milano Assicurazione come esito di una fusione a quattro che coinvolgerà anche la holding Premafin. Prima che tutto ciò avvenga, però, ci sarà un'Opa sulla Premafin promossa da Unipol gruppo finanziario, quindi un aumento di capitale sempre della holding, un'iniezione di liquidità nella compagnia guidata da Emanuele Erbetta e infine una ripatrimonializzazione di Unipol. L'operazione, assai complessa nelle sue tecnicalità, permetterà di creare sul mercato italiano un colosso del settore assicurativo che avrà una quota del 32% del mercato danni e del 10% del mercato vita.

Ancora da definire nel dettaglio, invece, l'intesa sulla governance. Da quanto si apprende, però, la catena di controllo vedrà a monte Finsoe che a sua volta controllerà Unipol gruppo finanziario che tirerà le fila del nuovo agglomerato assicurativo e di Unipol Banca. I Ligresti verranno invece liquidati in sede d'Opa. Al momento l'unica voce fuori dal coro rispetto alla volontà della famiglia di fare un passo indietro sarebbe quella di Paolo Ligresti che ha appena dichiarato che una decisione definitiva sul riassetto verrà presa tra stasera e domani mattina. Paolo Ligresti, tuttavia, sarebbe l'unico componente della famiglia ancora dubbioso sul da farsi.



12 gennaio 2012

Laura Galvagni

Il Sole 24 Ore



11 gennaio 2012

UNIPOL A UN PASSO DA FONSAI. LA FAMIGLIA LIGRESTI RESISTE SUL PREZZO



Si delinea una probabile soluzione per Fondiaria-Sai che prevede l'ingresso di Unipol



Salvatore Ligresti sta cercando di addolcire la resa, ma Unipol è a un passo dalla conquista di Fonsai: forse oggi il D-day. L'integrazione con la compagnia bolognese, studiata da Mediobanca e Unicredit, è infatti la soluzione che riscuote maggiore consenso tra i soggetti coinvolti per mettere in sicurezza il gruppo Ligresti.

Lo schema è condiviso anche da Banca Leonardo, advisor della famiglia di origini siciliane, dove per tutta la giornata sono proseguite le trattative. Ligresti era accompagnato dalle due figlie (Giulia e Jonella) e starebbe tentando di resistere sul prezzo. Rimane comunque sullo sfondo l'alternativa di un intervento del fondo Clessidra di Claudio Sposito o di Cattolica.

Quanto alla ancora più difficile situazione finanziaria di Sinergia e Imco, le cassaforti attraverso cui oggi i Ligresti controllano l'asse Premafin-Fonsai, la via d'uscita sarebbe assegnare alle banche creditrici tutti gli immobili. Questi sarebbero poi affidati a un gestore ad hoc: ieri ha raggiunto Banca Leonardo anche Carlo Puri Negri, alleato di Matteo Arpe nel braccio immobiliare di Sator.

Ai Ligresti resterebbe quindi la sola società di costruzioni; a seguire la partita è stata comunque chiamata Lazard. «Stiamo a lavorando e continueremo anche» oggi, ha detto l'ad di Fonsai, Emanuele Erbetta, uomo di fiducia della famiglia Ligresti.



11 gennaio

Il Giornale.it



06 gennaio 2012

SU FONDIARIA-SAI IL FARO DELLE COOP E' SUL PIANO INDUSTRIALE

C'è molta cautela nel mondo cooperativo emiliano sull'eventuale fusione con Fondiaria-Sai. L'unico che ne parla è Claudio Levorato, presidente di Manutencoop facility management e consigliere d'amministrazione di Unipol, che ha tra l'altro espresso in più di un'occasione la volontà di quotare Manutencoop in borsa.
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Levorato fa dichiarazioni interessanti. Non considerà un tabù scendere sotto il 50% del controllo di Unipol e più che ad una partecipazione diretta attraverso l'aumento di capitale di Premafin, la finanziaria a monte della catena Fonsai, che comporterebbe un esborso oneroso per i soci Unipol, vede più probabile un'aggregazione industriale, anche se tra i vari aspetti da analizzare non può essere certo trascurato quello della governance.
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In effetti l'idea di uno scambio "carta contro carta", un'aggregazione che preveda uno scambio azionario, ma anche di asset. Il tallone di Achille di Unipol è da tempo Unipol Banca. Si potrebbe giocare una partita a tutto campo, se uno dei maggiori creditori di Fonsai, Unicredit, liberasse Unipol del fardello della sua piccola banca che non cresce più e forse la compagnia potrebbe dedicarsi al salvataggio di Fondiaria-Sai.

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«È un progetto interessante sotto il profilo industriale, ma dovrà essere valutato attentamente». Claudio Levorato, presidente di Manutencoop facility management, colosso emiliano da oltre 1 miliardo di ricavi e 18mila dipendenti, e consigliere d'amministrazione di Unipol (di cui Manutencoop è azionista attraverso la catena Holmo-Finsoe), non chiude la porta all'ipotesi di aggregazione della compagnia assicurativa bolognese con FondiariaSai.

Mette però i puntini sulle "i".
Sarà la scottatura della fallita Opa di Unipol su Bnl, nel 2005, che portò tensione e squilibri all'interno del mondo cooperativo, oltre ai guai giudiziari per il presidente Unipol dell'epoca, Giovanni Consorte; sarà per il naufragio dei progetti d'integrazione finanziaria con Banca Monte dei Paschi, altro capitolo a cavallo tra politica e mercato, iniziato una decina d'anni fa e mai realizzato secondo le intenzioni annunciate perchè ciascuno "voleva restare padrone a casa propria" (per un po' di tempo Mps è stato azionista di Finsoe e Unipol della banca senese, senza ricadute operative); ma in questa occasione, che sembra prospettare nuovi e ambiziosi obiettivi, i vertici di Legacoop scelgono la strada della prudenza e del silenzio.

L'unico manager che esce allo scoperto è Levorato. «Personalmente, non considerò un tabù mantenere il controllo assoluto di Unipol – dice –. Sono però convinto che un disegno che guardi a una possibile integrazione con FonSai comporti aspetti rilevanti da analizzare, non solo sotto il profilo industriale e finanziario, ma anche della governance. E, siccome a oggi non mi risulta che il dossier sia mai stato discusso in consiglio Unipol, o in altre sedi anche non ufficili del nostro schieramento – aggiunge – penso che servirà un po' di tempo per valutarne i contenuti».

Levorato non "vede" una partecipazione diretta delle cooperative alla ricapitalizzazione del sistema Premafin-FonSai. «Lo escludo decisamente per quanto riguarda Manutencoop, che chiuderà l'esercizio 2011 con numeri in crescita e oltre 115 milioni di margine operativo lordo, ma che non distoglierà risorse dal proprio core business – spiega –. Credo che lo stesso valga per le altre cooperative azioniste di Finsoe. I soldi recuperati dalla mancata Opa su Bnl appartengono al passato. È più realistico ipotizzare un'aggregazione industriale, dalla quale nascerebbe un gruppo assicurativo da 14 miliardi di fatturato, il secondo in Italia per dimensione, dopo le Generali, sicuramente in grado di reggere meglio la competizione sul mercato delle polizze».

La ripresa dei conti Unipol nel corso del 2011, in termini di marginalità, è la conferma che la compagnia presieduta da Pierluigi Stefanini e guidata dall'amministratore delegato Carlo Cimbri, ha le carte in regola per pilotare il rilancio anche di FonSai, la cui crisi non è più solo finanziaria ma anche gestionale. Magari coi bilanci alleggeriti dal business bancario.

«Unipol Banca non è strategica per il gruppo e dunque, se si presenterà l'occasione, potrà essere ceduta», sottolinea Levorato. La prospettiva di una riorganizzazione delle attività riguarda comunque la fase successiva all'eventuale alleanza finanziaria che, probabilmente, vedrà Finsoe come soggetto operativo.

La finanziaria nel cui portafoglio è custodito il 50,7% di Unipol, dalla scissione della ex controllante Holmo realizzata nel 2011 ha ricevuto un beneficio finanziario di circa 450 milioni (vedere il Sole 24 Ore del 13 aprile scorso) e dunque potrebbe mettere risorse sul tavolo dell'integrazione Unipol-FonSai.

Il vero nodo da sciogliere, come sottolinea lo stesso Levorato, riguarda la governance. «Il 50,1% non è un tabù – ripete il presidente di Manutencoop – tutto dipende dal progetto strategico e dalla concreta prospettiva di creare valore. Se arriverà sui nostri tavoli un progetto di questo tipo, lo valuteremo con la doverosa attenzione in ogni sua parte. Ma ancora non abbiamo visto nulla».

Il matrimonio Unipol-Fondiaria Sai resta dunque per il momento un disegno finanziario. E questo giustifica la prudenza dei cooperatori emiliani.



5 gennaio 2011

Cesare Peruzzi

Il Sole 24 Ore


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