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23 luglio 2015

LA UIL SU UNICOOP TIRRENO: «UNA DIRIGENZA COSì UCCIDE LA COOPERAZIONE»

E’ il declino. E’ difficile non definirla una “disfatta” della cooperativa, una realtà in profonda crisi, con un gruppo dirigente spesso “inadeguato e più predisposto allo scontro quotidiano con i lavoratori che al confronto con le altrui dignità”. Dignità “calpestate”. Ma mai come dall’attuale dirigenza di Unicoop Tirreno. Sono questioni calde, quelle affrontate durante il coordinamento nazionale di oggi dei delegati e delle delegate Uiltucs Uil di Unicoop Tirreno. Una realtà lavorativa in cui è stata proprio la dirigenza, secondo quanto emerso dall’incontro, ad aver “talmente peggiorato gli effetti della crisi economica che la cooperativa Toscana è stata riportata indietro nel tempo di quasi 20 anni. Dirigenza che, come se non bastasse, hanno ridotto la grande cooperativa a quello che era la struttura storica di Unicoop Toscana Lazio, dove per Lazio oramai si intende quasi esclusivamente l’area di Roma città, dove, tra l’altro, le cose per le coop non vanno neppure bene”. Questo e molto altro è emerso dal confronto avvenuto nella sede nazionale della Uiltucs, categoria della Uil che si occupa di Turismo, Commercio e Servizi, a Roma. Un coordinamento, alla presenza del segretario nazionale Paolo Andreani, in cui è stato ribadito con forza il NO delle lavoratrici e dei lavoratori anche ai soprusi e alle continue discriminazioni di dirigenti di bassissimo profilo. Antonio Vargiù, ex segretario nazionale Uiltucs, e profondo conoscitore della cooperativa, ha rappresentato con grande dispiacere questa drammatica situazione di Unicoop. Perché molte attività, sia in Campania che nel Lazio, si apprende dall’incontro, “sono state cedute, direttamente e/o indirettamente, ad altre cooperativa della Lega Coop che hanno più capacità gestionali e dirigenziali”. Sono state sollevate pesanti e nette critiche al comportamento di Unicoop Tirreno, e i delegati hanno evidenziato la grande conflittualità presente all’interno della cooperativa. Una situazione, quella che è emersa al coordinamento, aggravata dagli scarsi rapporti sindacali da un lato, e dall’avanzamento di un processo di ristrutturazione non condiviso dall’altro. Non solo. Molti negozi, è emerso, “sono completamente abbandonati a se stessi; i soci trovano le offerte pubblicizzate solo per pochi giorni e i lavoratori devono sempre più spesso sopperire alle numerose inadeguatezze degli uomini di Vignale Riotorto, dove ha sede la coop, che dovrebbe guidare una società – Unicoop Tirreno/Coop Toscana Lazio – in cui, la tanto decantata etica della cooperazione è agonizzante da anni”. E’ questa la realtà vissuta oggi da molti lavoratori: quei lavoratori che da essere il ‘riconosciuto valore aggiunto’, sono divenuti veri e propri roboCoop”, con solo una semplice matricola e nessuna dignità. “Ma se non ci sono più differenze con le altre catene commerciali, se non vi è più etica, se si discrimina nel dialogo sindacale, perché riconoscere alla cooperazione i vari trattamenti di favore?”. Una domanda che intendiamo porre, presto, anche ai rappresentanti del Governo. Parole dure, che hanno trovato riscontro, purtroppo, in alcune situazioni limite. Infatti, sotto la lente di ingrandimento dei delegati e delle delegate Uiltucs sono finiti anche certi rapporti sindacali “privilegiati” che destano grande preoccupazione. Privilegiati perché “hanno, con la cooperazione delle similitudini di vecchia data e di comune provenienza politica o semplicemente perché molti dirigenti di oggi, ma pare anche per quelli di domani, provengono direttamente da esperienze sindacali ??? Per questo molti direttori si prodigano per aumentare il proselitismo di alcuni e diminuire il peso di chi, come la Uiltucs, vuole fare sindacato e non politica e ha come obiettivo SOLO i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”. Per non parlare, restando nel tema dei casi limite, delle scelte non condivise dalla Uiltucs come l’apertura della Coop per la festività del 25 Aprile, portata avanti dalla cooperativa ignorando gli accordi integrativi. “Indubbiamente è stata una decisione che ha ulteriormente compromesso i già difficili rapporti” ha spiegato Marco Conficconi, segretario generale della Uiltucs Toscana. La volontà di chiudere alcuni negozi nell’intero territorio della cooperativa, che va dalla Campania alla Toscana, poi, fa il resto. Ed è a proposito di Campania che l’attenzione è andata sul tanto sponsorizzato, ma poco concreto, “Progetto Sud”. Piano del quale si parla da tempo nonostante a lavoratori e organizzazioni sindacali la dirigenza non dica un bel niente. “Al momento – è stato detto durante il coordinamento nazionale – quello che è visibile a tutti, soci compresi, è un netto disimpegno di Unicoop Tirreno. In Campania hanno fatto con noi accordi per il rilancio dei negozi Dico, che fanno parte della cooperativa, e quello che riscontriamo nei fatti è invece la completa chiusura della catena. Dichiarano apertamente di non voler più applicare il contratto nazionale della GDO cooperativa peggiorando ancora una volta, inevitabilmente, i diritti, anche economici, dei lavoratori. È questo – si chiede la Uiltucs – il decantato ‘Progetto Sud’?”.

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2015/07/22/unicoop-tirreno-uiltucs-una-dirigenza-cosi-uccide-la-cooperazione/
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E’ il declino. E’ difficile non definirla una “disfatta” della cooperativa, una realtà in profonda crisi, con un gruppo dirigente spesso “inadeguato e più predisposto allo scontro quotidiano con i lavoratori che al confronto con le altrui dignità”. Dignità “calpestate”. Ma mai come dall’attuale dirigenza di Unicoop Tirreno. Sono questioni calde, quelle affrontate durante il coordinamento nazionale di oggi dei delegati e delle delegate Uiltucs Uil di Unicoop Tirreno. Una realtà lavorativa in cui è stata proprio la dirigenza, secondo quanto emerso dall’incontro, ad aver “talmente peggiorato gli effetti della crisi economica che la cooperativa Toscana è stata riportata indietro nel tempo di quasi 20 anni. Dirigenza che, come se non bastasse, hanno ridotto la grande cooperativa a quello che era la struttura storica di Unicoop Toscana Lazio, dove per Lazio oramai si intende quasi esclusivamente l’area di Roma città, dove, tra l’altro, le cose per le coop non vanno neppure bene”. Questo e molto altro è emerso dal confronto avvenuto nella sede nazionale della Uiltucs, categoria della Uil che si occupa di Turismo, Commercio e Servizi, a Roma. Un coordinamento, alla presenza del segretario nazionale Paolo Andreani, in cui è stato ribadito con forza il NO delle lavoratrici e dei lavoratori anche ai soprusi e alle continue discriminazioni di dirigenti di bassissimo profilo. Antonio Vargiù, ex segretario nazionale Uiltucs, e profondo conoscitore della cooperativa, ha rappresentato con grande dispiacere questa drammatica situazione di Unicoop. Perché molte attività, sia in Campania che nel Lazio, si apprende dall’incontro, “sono state cedute, direttamente e/o indirettamente, ad altre cooperativa della Lega Coop che hanno più capacità gestionali e dirigenziali”. Sono state sollevate pesanti e nette critiche al comportamento di Unicoop Tirreno, e i delegati hanno evidenziato la grande conflittualità presente all’interno della cooperativa. Una situazione, quella che è emersa al coordinamento, aggravata dagli scarsi rapporti sindacali da un lato, e dall’avanzamento di un processo di ristrutturazione non condiviso dall’altro. Non solo. Molti negozi, è emerso, “sono completamente abbandonati a se stessi; i soci trovano le offerte pubblicizzate solo per pochi giorni e i lavoratori devono sempre più spesso sopperire alle numerose inadeguatezze degli uomini di Vignale Riotorto, dove ha sede la coop, che dovrebbe guidare una società – Unicoop Tirreno/Coop Toscana Lazio – in cui, la tanto decantata etica della cooperazione è agonizzante da anni”. E’ questa la realtà vissuta oggi da molti lavoratori: quei lavoratori che da essere il ‘riconosciuto valore aggiunto’, sono divenuti veri e propri roboCoop”, con solo una semplice matricola e nessuna dignità. “Ma se non ci sono più differenze con le altre catene commerciali, se non vi è più etica, se si discrimina nel dialogo sindacale, perché riconoscere alla cooperazione i vari trattamenti di favore?”. Una domanda che intendiamo porre, presto, anche ai rappresentanti del Governo. Parole dure, che hanno trovato riscontro, purtroppo, in alcune situazioni limite. Infatti, sotto la lente di ingrandimento dei delegati e delle delegate Uiltucs sono finiti anche certi rapporti sindacali “privilegiati” che destano grande preoccupazione. Privilegiati perché “hanno, con la cooperazione delle similitudini di vecchia data e di comune provenienza politica o semplicemente perché molti dirigenti di oggi, ma pare anche per quelli di domani, provengono direttamente da esperienze sindacali ??? Per questo molti direttori si prodigano per aumentare il proselitismo di alcuni e diminuire il peso di chi, come la Uiltucs, vuole fare sindacato e non politica e ha come obiettivo SOLO i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”. Per non parlare, restando nel tema dei casi limite, delle scelte non condivise dalla Uiltucs come l’apertura della Coop per la festività del 25 Aprile, portata avanti dalla cooperativa ignorando gli accordi integrativi. “Indubbiamente è stata una decisione che ha ulteriormente compromesso i già difficili rapporti” ha spiegato Marco Conficconi, segretario generale della Uiltucs Toscana. La volontà di chiudere alcuni negozi nell’intero territorio della cooperativa, che va dalla Campania alla Toscana, poi, fa il resto. Ed è a proposito di Campania che l’attenzione è andata sul tanto sponsorizzato, ma poco concreto, “Progetto Sud”. Piano del quale si parla da tempo nonostante a lavoratori e organizzazioni sindacali la dirigenza non dica un bel niente. “Al momento – è stato detto durante il coordinamento nazionale – quello che è visibile a tutti, soci compresi, è un netto disimpegno di Unicoop Tirreno. In Campania hanno fatto con noi accordi per il rilancio dei negozi Dico, che fanno parte della cooperativa, e quello che riscontriamo nei fatti è invece la completa chiusura della catena. Dichiarano apertamente di non voler più applicare il contratto nazionale della GDO cooperativa peggiorando ancora una volta, inevitabilmente, i diritti, anche economici, dei lavoratori. È questo – si chiede la Uiltucs – il decantato ‘Progetto Sud’?”.

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Forte critica di Uiltucs alla dirigenza di Unicoop Tirreno, accusata tra l'altro anche di mantenere rapporti privilegiati con altre organizzazioni sindacali





E’ il declino. E’ difficile non definirla una “disfatta” della cooperativa, una realtà in profonda crisi, con un gruppo dirigente spesso “inadeguato e più predisposto allo scontro quotidiano con i lavoratori che al confronto con le altrui dignità”. Dignità “calpestate”. Ma mai come dall’attuale dirigenza di Unicoop Tirreno.

Sono questioni calde, quelle affrontate durante il coordinamento nazionale di oggi dei delegati e delle delegate Uiltucs Uil di Unicoop Tirreno. Una realtà lavorativa in cui è stata proprio la dirigenza, secondo quanto emerso dall’incontro, ad aver “talmente peggiorato gli effetti della crisi economica che la cooperativa Toscana è stata riportata indietro nel tempo di quasi 20 anni. Dirigenza che, come se non bastasse, hanno ridotto la grande cooperativa a quello che era la struttura storica di Unicoop Toscana Lazio, dove per Lazio oramai si intende quasi esclusivamente l’area di Roma città, dove, tra l’altro, le cose per le coop non vanno neppure bene”.

Questo e molto altro è emerso dal confronto avvenuto nella sede nazionale della Uiltucs, categoria della Uil che si occupa di Turismo, Commercio e Servizi, a Roma. Un coordinamento, alla presenza del segretario nazionale Paolo Andreani, in cui è stato ribadito con forza il NO delle lavoratrici e dei lavoratori anche ai soprusi e alle continue discriminazioni di dirigenti di bassissimo profilo. Antonio Vargiù, ex segretario nazionale Uiltucs, e profondo conoscitore della cooperativa, ha rappresentato con grande dispiacere questa drammatica situazione di Unicoop. Perché molte attività, sia in Campania che nel Lazio, si apprende dall’incontro, “sono state cedute, direttamente e/o indirettamente, ad altre cooperativa della Lega Coop che hanno più capacità gestionali e dirigenziali”.

Sono state sollevate pesanti e nette critiche al comportamento di Unicoop Tirreno, e i delegati hanno evidenziato la grande conflittualità presente all’interno della cooperativa. Una situazione, quella che è emersa al coordinamento, aggravata dagli scarsi rapporti sindacali da un lato, e dall’avanzamento di un processo di ristrutturazione non condiviso dall’altro. Non solo. Molti negozi, è emerso, “sono completamente abbandonati a se stessi; i soci trovano le offerte pubblicizzate solo per pochi giorni e i lavoratori devono sempre più spesso sopperire alle numerose inadeguatezze degli uomini di Vignale Riotorto, dove ha sede la coop, che dovrebbe guidare una società – Unicoop Tirreno/Coop Toscana Lazio – in cui, la tanto decantata etica della cooperazione è agonizzante da anni”.

E’ questa la realtà vissuta oggi da molti lavoratori: quei lavoratori che da essere il ‘riconosciuto valore aggiunto’, sono divenuti veri e propri roboCoop”, con solo una semplice matricola e nessuna dignità. “Ma se non ci sono più differenze con le altre catene commerciali, se non vi è più etica, se si discrimina nel dialogo sindacale, perché riconoscere alla cooperazione i vari trattamenti di favore?”. Una domanda che intendiamo porre, presto, anche ai rappresentanti del Governo.

Parole dure, che hanno trovato riscontro, purtroppo, in alcune situazioni limite. Infatti, sotto la lente di ingrandimento dei delegati e delle delegate Uiltucs sono finiti anche certi rapporti sindacali “privilegiati” che destano grande preoccupazione. Privilegiati perché “hanno, con la cooperazione delle similitudini di vecchia data e di comune provenienza politica o semplicemente perché molti dirigenti di oggi, ma pare anche per quelli di domani, provengono direttamente da esperienze sindacali ??? Per questo molti direttori si prodigano per aumentare il proselitismo di alcuni e diminuire il peso di chi, come la Uiltucs, vuole fare sindacato e non politica e ha come obiettivo SOLO i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Per non parlare, restando nel tema dei casi limite, delle scelte non condivise dalla Uiltucs come l’apertura della Coop per la festività del 25 Aprile, portata avanti dalla cooperativa ignorando gli accordi integrativi. “Indubbiamente è stata una decisione che ha ulteriormente compromesso i già difficili rapporti” ha spiegato Marco Conficconi, segretario generale della Uiltucs Toscana. La volontà di chiudere alcuni negozi nell’intero territorio della cooperativa, che va dalla Campania alla Toscana, poi, fa il resto.

Ed è a proposito di Campania che l’attenzione è andata sul tanto sponsorizzato, ma poco concreto, “Progetto Sud”. Piano del quale si parla da tempo nonostante a lavoratori e organizzazioni sindacali la dirigenza non dica un bel niente. “Al momento – è stato detto durante il coordinamento nazionale – quello che è visibile a tutti, soci compresi, è un netto disimpegno di Unicoop Tirreno. In Campania hanno fatto con noi accordi per il rilancio dei negozi Dico, che fanno parte della cooperativa, e quello che riscontriamo nei fatti è invece la completa chiusura della catena. Dichiarano apertamente di non voler più applicare il contratto nazionale della GDO cooperativa peggiorando ancora una volta, inevitabilmente, i diritti, anche economici, dei lavoratori. È questo – si chiede la Uiltucs – il decantato ‘Progetto Sud’?”.



22 luglio 2015


Gonews.it
E’ il declino. E’ difficile non definirla una “disfatta” della cooperativa, una realtà in profonda crisi, con un gruppo dirigente spesso “inadeguato e più predisposto allo scontro quotidiano con i lavoratori che al confronto con le altrui dignità”. Dignità “calpestate”. Ma mai come dall’attuale dirigenza di Unicoop Tirreno. Sono questioni calde, quelle affrontate durante il coordinamento nazionale di oggi dei delegati e delle delegate Uiltucs Uil di Unicoop Tirreno. Una realtà lavorativa in cui è stata proprio la dirigenza, secondo quanto emerso dall’incontro, ad aver “talmente peggiorato gli effetti della crisi economica che la cooperativa Toscana è stata riportata indietro nel tempo di quasi 20 anni. Dirigenza che, come se non bastasse, hanno ridotto la grande cooperativa a quello che era la struttura storica di Unicoop Toscana Lazio, dove per Lazio oramai si intende quasi esclusivamente l’area di Roma città, dove, tra l’altro, le cose per le coop non vanno neppure bene”. Questo e molto altro è emerso dal confronto avvenuto nella sede nazionale della Uiltucs, categoria della Uil che si occupa di Turismo, Commercio e Servizi, a Roma. Un coordinamento, alla presenza del segretario nazionale Paolo Andreani, in cui è stato ribadito con forza il NO delle lavoratrici e dei lavoratori anche ai soprusi e alle continue discriminazioni di dirigenti di bassissimo profilo. Antonio Vargiù, ex segretario nazionale Uiltucs, e profondo conoscitore della cooperativa, ha rappresentato con grande dispiacere questa drammatica situazione di Unicoop. Perché molte attività, sia in Campania che nel Lazio, si apprende dall’incontro, “sono state cedute, direttamente e/o indirettamente, ad altre cooperativa della Lega Coop che hanno più capacità gestionali e dirigenziali”. Sono state sollevate pesanti e nette critiche al comportamento di Unicoop Tirreno, e i delegati hanno evidenziato la grande conflittualità presente all’interno della cooperativa. Una situazione, quella che è emersa al coordinamento, aggravata dagli scarsi rapporti sindacali da un lato, e dall’avanzamento di un processo di ristrutturazione non condiviso dall’altro. Non solo. Molti negozi, è emerso, “sono completamente abbandonati a se stessi; i soci trovano le offerte pubblicizzate solo per pochi giorni e i lavoratori devono sempre più spesso sopperire alle numerose inadeguatezze degli uomini di Vignale Riotorto, dove ha sede la coop, che dovrebbe guidare una società – Unicoop Tirreno/Coop Toscana Lazio – in cui, la tanto decantata etica della cooperazione è agonizzante da anni”. E’ questa la realtà vissuta oggi da molti lavoratori: quei lavoratori che da essere il ‘riconosciuto valore aggiunto’, sono divenuti veri e propri roboCoop”, con solo una semplice matricola e nessuna dignità. “Ma se non ci sono più differenze con le altre catene commerciali, se non vi è più etica, se si discrimina nel dialogo sindacale, perché riconoscere alla cooperazione i vari trattamenti di favore?”. Una domanda che intendiamo porre, presto, anche ai rappresentanti del Governo. Parole dure, che hanno trovato riscontro, purtroppo, in alcune situazioni limite. Infatti, sotto la lente di ingrandimento dei delegati e delle delegate Uiltucs sono finiti anche certi rapporti sindacali “privilegiati” che destano grande preoccupazione. Privilegiati perché “hanno, con la cooperazione delle similitudini di vecchia data e di comune provenienza politica o semplicemente perché molti dirigenti di oggi, ma pare anche per quelli di domani, provengono direttamente da esperienze sindacali ??? Per questo molti direttori si prodigano per aumentare il proselitismo di alcuni e diminuire il peso di chi, come la Uiltucs, vuole fare sindacato e non politica e ha come obiettivo SOLO i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”. Per non parlare, restando nel tema dei casi limite, delle scelte non condivise dalla Uiltucs come l’apertura della Coop per la festività del 25 Aprile, portata avanti dalla cooperativa ignorando gli accordi integrativi. “Indubbiamente è stata una decisione che ha ulteriormente compromesso i già difficili rapporti” ha spiegato Marco Conficconi, segretario generale della Uiltucs Toscana. La volontà di chiudere alcuni negozi nell’intero territorio della cooperativa, che va dalla Campania alla Toscana, poi, fa il resto. Ed è a proposito di Campania che l’attenzione è andata sul tanto sponsorizzato, ma poco concreto, “Progetto Sud”. Piano del quale si parla da tempo nonostante a lavoratori e organizzazioni sindacali la dirigenza non dica un bel niente. “Al momento – è stato detto durante il coordinamento nazionale – quello che è visibile a tutti, soci compresi, è un netto disimpegno di Unicoop Tirreno. In Campania hanno fatto con noi accordi per il rilancio dei negozi Dico, che fanno parte della cooperativa, e quello che riscontriamo nei fatti è invece la completa chiusura della catena. Dichiarano apertamente di non voler più applicare il contratto nazionale della GDO cooperativa peggiorando ancora una volta, inevitabilmente, i diritti, anche economici, dei lavoratori. È questo – si chiede la Uiltucs – il decantato ‘Progetto Sud’?”.

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03 febbraio 2015

PRESTITO SOCIALE, I RENDIMENTI DELLE COOP NEL 2015



I recenti casi dei crac di alcune Coop ripropongono il problema delle tutele e della sicurezza dei risparmi dei soci prestatori

Possiamo comunque notare che per quanto riguarda le remunerazioni dei soci, le nove coop della grande distribuzione si muovono in ordine sparso. Segue un quadro aggiornato






Si parla ancora troppo poco del prestito sociale delle cooperative e dei vari aspetti, soprattutto quelli legati alla sicurezza e alla trasparenza. I recenti casi di cronaca che hanno coinvolto due coop friulane, la storica Coop Operaie di Trieste e la CoopCa, dovrebbero invece far maggiormente riflettere. Se poi usciamo dall'ambito della distribuzione e passiamo all'edilizia, i casi che vedono travolti i soci prestatori si moltiplicano, partendo da quello della Coopcostruttori di Argenta al recente crac della Orion. Milioni di euro di piccoli risparmiatori immolati sull'altare di una cooperazione che non li tutela adeguatamente, ma beffati forse anche dalla loro ingenuità. Ci sono infatti dei miti duri da sfatare, come quello che le coop non possono fallire perché ben amministrate o per antichi retaggi ideologici. Da questo punto di vista lo slogan La Coop sei tu si è rivelato efficacissimo, ma non proprio veritiero.

Quel milione e duecentomila soci prestatori che riversano sui libretti delle nove maggiori Coop della grande distribuzione circa 11 miliardi, dovrebbe essere più informato, più attento e più partecipe, vista la carenza di controlli e trasparenza che periodicamente emerge con i disastri a cui abbiamo accennato. In buona sostanza invece il socio coop tipico
si rimette alla fiducia incondizionata che ripone nella Coop. Sarà bene ricordare invece che il prestito sociale coop non è presidiato da Bankitalia, né assistito dai fondi di garanzia che viceversa proteggono la clientela bancaria fino a 100mila euro per depositante e che le regole che lo disciplinano sono lasciate all'autodeterminazione delle singole Coop e le verifiche affidate al controllo interno. Per essere ancora più chiari, stiamo parlando d'un mondo autoreferenziale che rifugge a qualsiasi controllo esterno. Fatta questa doverosa premessa mostriamo come le nove maggiori coop remunerino i soci prestatori con modalità ed interessi diversi che di seguito mettiamo a confronto. I rendimenti sono al netto della ritenuta fiscale del 26%. I dati si riferiscono ai bilanci del 2013.

Le Coop Emiliane (Distretto Adriatico)

Coop Adriatica
Patrimonio netto 942,9 milioni
Utile di esercizio 32,8 milioni
Soci 1.258.000
Soci prestatori 248.771

Prestito sociale 2.079 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015
Fino a 15.000 euro - 0,59%

Da 15.001 a 25.000 - 1,04%
Da 25.001 a 36.000 - 1,55%

Coop Consumatori Nordest
Patrimonio netto 796,4 milioni
Utile di esercizio 8,3 milioni

Soci 628.906
Soci prestatori 120.039

Prestito sociale 1.381 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 3.000 euro - 0,30%

Da 3.001 a 16.000 - 0,44%
Da 16.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85%
La cooperativa ricorre inoltre ad un complesso sistema di incentivi per il quale rimandiamo a
questa pagina

Coop Estense
Patrimonio netto 678,7 milioni
Utile di esercizio 7,3 milioni

Soci 693.171
Soci prestatori 88.990

Prestito sociale 809 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 9.000 euro - 0,555%

Da 9.001 a 18.000 - 0,74%
Da 18.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85% 


Le Coop del distretto Nordovest

Coop Lombardia

Patrimonio netto 489,6 milioni
Utile di esercizio 3,2 milioni

Soci 1.055.852
Soci prestatori 107.192

Prestito sociale 1.095 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26% 


Novacoop
Patrimonio netto 720,5 milioni
Utile di esercizio 10,2 milioni

Soci 718.043
Soci prestatori 78.433

Prestito sociale 736 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26%

Coop Liguria
Patrimonio netto 660,3 milioni
Utile di esercizio 25 milioni

Soci 540.628
Soci prestatori 88.486

Prestito sociale 672 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 4.000 euro - 0,59%

Da 4.001 a 17.000 - 0,67%
Da 17.001 a 27.000 - 0,96%
Da 27.001 a 36.093 - 1,55%

Le Coop del centro Italia (Distretto Tirrenico)

Unicoop Firenze
Patrimonio netto 1.442 milioni
Utile di esercizio 26,8 milioni

Soci 1.225.000
Soci prestatori 247.779

Prestito sociale milioni 2.230

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015

Per qualsiasi importo fino a 35.500 euro - 0,74%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° marzo 2015
Prestito vincolato a 18 mesi - 1,48%


Unicoop Tirreno
Patrimonio netto 258,6 milioni
Utile (perdita) di esercizio -24,3 milioni

Soci 942.466
Soci prestatori 121.200

Prestito sociale milioni 1.164

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 5.000 euro - 0,44%

Da 5.001 a 25.000 - 0,63%
Da 15.001 a 25.000 - 1,11%
Da 25.001 a 35.000 - 1,48%
 

Coop Centro Italia
Patrimonio netto milioni*
Utile (perdita) di esercizio*

Soci  525.000
Soci prestatori 88.000

Prestito sociale milioni 630.000
*Dati non reperibili in rete

 

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Per qualsiasi importo fino a 36.093 euro - 0,52%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° gennaio 2015
Prestito vincolato a 12 mesi - 0,92%

Prestito vincolato a 24 mesi - 1,48%
Prestito vincolato a 36 mesi - 1,85%



3 febbraio 2015

 


26 novembre 2014

"UNICOOP TIRRENO CANCELLA LE TUTELE": E' STATO DI AGITAZIONE

La decisione presa dopo l’esito negativo della trattativa tra Unicoop Tirreno e le organizzazioni sindacali. La privatizzazione dei magazzini di Vignale e Anagni prevedeva accordi di tutela per i lavoratori, garanzie che ora si vogliono cancellare. Unicoop Tirreno ha dato infatti solo una risposta, ed è la peggiore mai data: disdire tutti gli accordi sottoscritti dal 2000 ad oggi. L’etica che professa l’azienda non è che uno slogan. Efficace all’esterno, forse, ma con i lavoratori usa due pesi e due misure”.


 
Riotorto (Livorno), 25 novembre 2014 - Le organizzazioni sindacali, in testa la UilTucs, proclamano lo stato di agitazione dei lavoratori della Coop di Riotorto.
"Fallita la trattativa, e in assenza di tutele, non resta che proclamare lo stato di agitazione. E, se le garanzie non vengono ripristinate, arrivare allo sciopero. E’ la decisione presa dopo l’esito negativo della trattativa tra Unicoop Tirreno e le organizzazioni sindacali, in testa la UilTucs (Unione italiana lavoratori del turismo, commercio e servizi) di Livorno rappresentata dal segretario territoriale Sabina Bardi. La trattiva riguarda i lavoratori della sede di Vignale Riotorto, uno dei centri di distribuzione più importanti di tutta la Toscana, fallita dopo anni di difficoltà e “scelte molto discutibili”.

Parola della UilTucs, che spiega come già nel 2000 la Cooperativa iniziò la privatizzazione dei magazzini di Vignale (Livorno) e Ariccia (Roma), successivamente diventato Anagni (Frosinone). “Solo dopo anni– specifica il segretario UilTucs di Livorno Sabina Bardi – vennero raggiunti degli accordi fra le parti sociali e l'azienda, salvaguardando i lavoratori della Coop. Il primo passo dell'azienda fu quello di aprire procedura di mobilità, successivamente furono raggiunti accordi globali, dapprima nei singoli reparti e poi per ogni singolo lavoratore. In ogni tipo di stesura venivano sottoscritte dalla Cooperativa le garanzie che sarebbero state inviolabili e irrinunciabili nei confronti dei lavoratori dipendenti Coop, qualora avessero aderito alla privatizzazione. Garanzie che ora si vogliono cancellare. Coop ha dato solo una risposta, ed è la peggiore mai data: disdire tutti gli accordi sottoscritti dal 2000 ad oggi. L’etica che professa l’azienda non è che uno slogan. Efficace all’esterno, forse, ma con i lavoratori usa due pesi e due misure”.

"Altro aspetto da non sottovalutare - continua il comunicato - poi, è il fatto che spesso le garanzie non siano state applicate neanche dalle aziende appaltatrici. L’ennesimo mancato rispetto di garanzie, e di dignità, che ha spinto la UilTucs a prendere decisioni drastiche e interrompere il tavolo di negoziazione proclamando lo stato di agitazione. Ma non solo. “Se Coop non ritira la disdetta degli accordi – conclude Bardi – siamo pronti a indire uno sciopero. Anche se questo comporterebbe magazzini e negozi bloccati con una perdita di incasso di svariati milioni di euro”. Una cifra da capogiro rispetto alle poche centinaia di euro che, paradossalmente, sarebbero sufficienti a mantenere in vita gli accordi.




25 novembre 2014

La Nazione


 

14 marzo 2014

SARA' FUSIONE TRA COOP NORDEST E COOP ESTENSE?

In passato le voci su processi aggregativi tra grandi coop non si sono concretizzate

Ora, sulla scia della fusione di due grandi cooperative edili si torna a parlare di una possibile soluzione tra Coop Nordest e Coop Estense

 
 
Si ricomincia  a parlare di fusioni nel mondo Coop. Anche in passato alcuni processi unificativi tra grandi coop sembravano prendere corpo per poi sfarinarsi. In particolare va rammentato il tentativo di aggregazione delle tre grandi coop della distribuzione del distretto nord-ovest (Coop Liguria, Novacoop, Coop Lombardia) perorato dal presidente di Novacoop, nonché attuale presidente del consiglio di sorveglianza di Coop Italia, Ernesto Dalle Rive. Il progetto poi non decollò e i motivi li indicammo in questo post.

Si parlò anche di una possibile fusione tra le due grandi coop toscane (Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno) ma in questo caso erano solo voci e Unicoop Tirreno sembrò risoluta a non essere assorbita dalla consorella maggiore.

Ora però qualcosa pare cambiare. Le necessità spingono alcune boccheggianti realtà cooperative dell'edilizia a far massa critica e l'annunciata fusione tra i due colossi
Unieco e Coopsette, costrette a chiedere la ristrutturazione del debito, pare essere solo un primo evento.

Come scrive Dario Di Vico, le coop al contrario dei privati hanno rinviato le ristrutturazioni aziendali e sono rimasti fedeli alla linea del solidarismo. Ma il sesto anno della crisi li costringerà in tempi brevi a cambiare registro. Un altro impulso al cambiamento potrebbe venire dall'avvicendamento di Poletti alla guida di Legacoop. Qui Di Vico si lancia in previsioni che sarebbero assai innovative nel paludato mondo Coop: la Lega potrebbe decidere di adottare un modello confindustriale e scegliere di volta in volta uno dei capi-azienda (come presidente - nota blog). In questo modo la nomina non sarebbe più “vita”, la rotazione sarebbe più veloce e nello stesso tempo si produrrebbe una conduzione più soggettiva. Tutto ciò in un universo come quello cooperativo, poliarchico e abituato a movimenti lenti, segnerebbe un’ulteriore discontinuità. L’unica cosa che appare certa è che il nuovo presidente - funzionario o manager che sia - sarà di estrazione emiliano-romagnola anche questa volta.

Quella che pare certa è solo l'ultima considerazione, il resto è da vedersi, anche se appare un po' complicato. Sulle fusioni invece qualcosa stavolta potrebbe accadere e qualche antipasto c'è già stato, così si torna a parlare di quella tra Coop Consumatori Nordest e Coop Estense. Di seguito l'articolo che riporta la notizia.

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Coop Nordest e Estense, è l'ora delle aggregazioni
 
Se ne parla da oltre vent’anni ma il movimento cooperativo italiano è pronto a voltare pagina per dare il via libera definitivo alle aggregazioni nella grande distribuzione. Ad aprire la strada a Reggio in fatto di fusioni sono già state Coopsette e Unieco, pronte a varare il gruppo unitario Unisette per scalare la classifica di general contractor e uscire dalla crisi nel settore delle costruzioni.
 Il cambio degli assetti nel mondo della cooperazione non si ferma però qui. In campo torna infatti la maxi aggregazione del settore consumo tra Coop Nordest (presieduta dall’ex presidente della Lega regionale Paolo Cattabiani, e con sede a Reggio, forte di una rete di vendita che parte dall’Emilia e arriva a Trieste) e Coop Estense (nata dalla fusione tra Modena e Ferrara, presente anche in Puglia e nella provincia di Matera).

 A fare il punto è stato pochi giorni fa il Corriere della Sera con un articolo di Dario Di Vico, che trova conferme non ufficiali in attesa del via libera. Anche a Reggio le voci corrono e, pur non essendo state avviate procedure tecniche, il dossier è tornato a ingombrare il tavolo dei rispettivi board.

 Nel caso in cui dalle parole si passi ai fatti, verrebbe creato un vertice unico con vendite per oltre 2 miliardi di euro, poco meno di 2 milioni di soci, patrimoni aggregati da prime della classe e circa 10 mila dipendenti.

 
Le due coop vantano inoltre un prestito sociale di circa 2 miliardi di euro, benzina a sufficienza per mettere sotto scacco i concorrenti e finanziare un più accentuato sviluppo sui territori di competenza senza dover elemosinare soldi alle banche. Non bisogna poi dimenticare la ghiotta partecipazione in Finsoe, scatola finanziaria che controlla il gruppo Unipol-Fonsai, di cui le due coop detengono una quota pro-capite di poco inferiore al 11%.
 
La strategia di unificazione rientra in un più vasto processo di riordino del sistema accelerato dalla recente nomina del presidente nazionale di Legacoop Giuliano Poletti, diventato ministro del Lavoro, che ha liberato il posto a Roma. Per la sostituzione circolano diversi nomi ma l’unica certezza - secondo quanto trapela - è che il nuovo presidente nazionale dovrà comunque arrivare dall’Emilia-Romagna. Ad essere messa in lista c’è anche l’attuale presidente della Lega di Reggio, Simona Caselli, una donna-manager con esperienza finanziaria maturata nella cassaforte cooperativa Ccfs. Caselli se la dovrà vedere però con candidati del calibro di Giampiero Calzolari, presidente della Granarolo e della Legacoop di Bologna. La corsa è appena cominciata e a fare la differenza saranno certamente gli sponsor tanto in Emilia quanto a Roma.




13 marzo 2014

Enrico Lorenzo Tidona

gazzettadireggio.gelocal.it



05 marzo 2014

PERCHE' STUPIRSI SE SOROS ENTRA IN UNA SPA DEL MONDO COOP?

Stupore per l'entrata di Soros nell'azionariato di Igd, società immobiliare controllata da Coop Adriatica e Unicoop Tirreno

In realtà le Coop della Gdo sono legate da tempo alla finanza




 
La notizia è che il fondo Quantum Strategic Partners (gestito da Soros Fund Management), ha acquistato una quota pari al 5% di Igd società immobiliare specializzata nel settore commerciale, diventandone il terzo azionista. C'è poi un'appendice alla notizia ed è che a vendere non è solo direttamente Igd col 3,5% di azioni proprie, ma anche Unicoop Tirreno che vende l'1,8% limando così la propria partecipazione dal 14,9% al 13,1%. Del resto le necessità di cassa della Coop guidata da Marco Lami non sono un mistero.

A far scalpore è l'accostamento tra Coop e Soros, come dimostra l'articolo in prima pagina su Repubblica di oggi di Gad Lerner. Noi ci stupiamo dello stupore di chi si ostina a vedere la finanza e le Coop come il diavolo e l'acquasanta e siamo convinti che in Coop Adriatica, il maggior azionista di Igd, siano altrettanto felici dell'entrata di Soros nell'azionariato (e la borsa premia) che dell'entrata di Poletti nel governo (e la borsa forse premia il titolo anche per questo).

La storia di Soros è nota, almeno negli aspetti più eclatanti per una vicenda che lo rese famoso all'opinione pubblica italiana nel settembre del 1992, allorché il finanziere di origini ungheresi speculò fortemente contro la lira vendendo allo scoperto la nostra valuta e costringendo la Banca d'Italia a vendere 48 miliardi di riserve in dollari nel tentativo di sostenere il cambio. La débâcle fu totale e la lira subì una svalutazione del 30% con automatica fuoriuscita dal Sistema Monetario Europeo (SME). In seguito, per riallinearsi ai parametri dello Sme, il governo Amato varò una pesantissima manovra finanziaria di oltre 90.000 miliardi di lire che introduceva la ISI (Imposta Straordinaria sugli Immobili) che divento ICI nell'anno successivo a dimostrazione che in questo Paese le operazioni straordinarie hanno spesso maggior probabilità di durata dei provvedimenti ordinari e ponderati. L'altro aspetto per cui la manovra di Amato è rimasta indelebilmente scolpita nella memoria degli italiani è il prelievo forzoso sui conti correnti dello 0,6%.
 
Ma Soros non era necessariamente il male come le Coop non sono automaticamente il bene. Sono semplicemente mondi che si incontrano e più che altro che giocano sullo stesso terreno, quello della finanza. Ecco perché, al di là dei trascorsi, l'ingresso del fondo di Soros in Igd (Spa quotata in borsa da 9 anni e controllata da Coop Adriatica col 44% e Unicoop Tirreno) non dovrebbe far gridare alla violazione di principi etici delle Coop come se dei bulldozer invadessero un parco naturale. Che le Coop abbiano con la finanza un rapporto stretto è nei fatti da tempo e di episodi eclatanti ce ne sono stati molti.

Unipol è quotata alla borsa di Milano dal 1986, quando l'orizzonte ideale di riferimento del mondo Coop era il partito comunista e l'Unione Sovietica ancora respirava. La struttura stessa di Unipol è bizzarra, per usare un garbato eufemismo. Una Spa quotata che è controllata da Finsoe, una Spa contenitore partecipata dalle maggiori Coop. Insomma delle Cooperative che controllano una società per azioni quotata dalla quale (quando andava bene) ricevevano dividendi. Questa costruzione societaria, attraverso scatole di controllo, tipica del sistema capitalistico nostrano, indica che Coop e Spa non sono modelli necessariamente alternativi, ma hanno sviluppato una commistione, formando una sorta di mostro bicefalo che tende a massimizzare i vantaggi dei due modelli. Una mutazione genetica, per dirla con le parole di Mario Frau, tra i primi a segnalare il fenomeno nel libro La Coop non sei tu. E così accadeva che nel Cda di Unipol circa una dozzina di anni fa, sedeva un Soros de noantri, il finanziere bresciano Chicco Gnutti (quello dei capitani coraggiosi dell'avventura Telecom con Colaninno). I vertici di Unipol (Consorte e Sacchetti) furono condannati con Gnutti per insider trading (il più classico dei reati finanziari) su obbligazioni Unipol. Insomma parve scontato che ci si potesse contaminare e anche con relativa facilità. Gli anticorpi etici non erano sufficienti in finanza.

Poi c'è tutta la vicenda Unipol-Bnl che nonostante l'assunzione di Consorte lascia più di una perplessità. All'epoca del tentativo di scalata risaltò la figura del presidente di Unicoop Firenze, Campaini, che rifiutò il coinvolgimento nell'operazione e dal suo fallimento visse momenti di gloria come faro dei valori storici Coop che nell'ubriacatura finanziaria le Coop emiliane sembravano aver smarrito. In realtà il no di Campaini ad appoggiare economicamente l'azione di Consorte su Bnl non fu dettato tanto da principî, ma dalla strada che Unicoop Firenze già sciaguratamente perseguiva, con un impegno sempre maggiore nell'azionariato di Monte dei Paschi. Le strade finanziarie della cooperazione toscana e quella emiliana si stavano separando. Per quanto riguarda Mps sappiamo come è andata.

Che il Prestito Sociale (prerogativa tipica delle coop) sia stato utilizzato in più di una circostanza in modo spregiudicato e non sempre in linea coi principi mutualistici è stato motivo di discussione anche per la recente operazione di Unipol su Fondiaria-Sai. Del resto i bilanci delle grandi Coop sono stati spesso negativi proprio a causa di investimenti finanziari azzardati, ricordiamo, oltre il già citato caso di Unicoop Firenze con Mps anche la
vicenda dei derivati di Coop Nordest dell'allora presidente Marco Pedroni, poi promosso a capo di Coop Italia.

Il tema dunque non è nuovo, ma una realtà sedimentata da cui non si torna indietro. Il supermercato Coop è rimasto un punto di riferimento nell'immaginario collettivo, ma le grandi Coop della distribuzione sono andate oltre ed altrove da molto tempo, differenziando in vari modi e l'approccio deciso al mondo finanziario ne fa parte. Resta da capire quanto sia coerente mantenere ancora  lo status di cooperativa o se non sia più corretto normare la materia e traghettare queste Coop nel mondo delle Spa. Per carità, nessuno toglierebbe loro i valori. Forse non accadrà mai, sicuramente non adesso, con il presidente di Legacoop Ministro del Lavoro.
 
 
 

27 gennaio 2014

AIUTIAMO LUCIA E MARGHERITA CONTRO LA PREPOTENZA DI UNICOOP TIRRENO


Lucia e Margherita hanno il diritto di essere riassunte da Unicoop Tirreno, ma la Coop si rifiuta di applicare le sentenze


 

 

Margherita e Lucia lavoravano da molti anni in Unicoop Tirreno, in Campania, nel negozio di Solofra (Av). Nel 2009 la coop toscana cedette il ramo di azienda (quattro superstore campani tra cui quello di Solofra) ad un imprenditore discutibile, mentre avrebbe dovuto per legge assicurarne la continuità aziendale. Che difatti non ci sarà. Il punto vendita verrà chiuso un anno dopo, Lucia e Margherita saranno licenziate. Comincia qui una lunga ed estenuante battaglia giudiziaria che vede sulla carta le ex dipendenti vincere e aver diritto ad essere reintegrate in Unicoop Tirreno, ma nonostante le sentenze favorevoli, la Coop pare essere un'entità che mal si adegua ai pronunciamenti della magistratura e tuttora Lucia e Margherita sono senza un lavoro.

Voler bene a Margherita e Lucia significa avere a cuore anche quei valori caratteristici tipici della Cooperazione, che come abbiamo visto in questo caso e in altri, sono sempre più frequentemente trascurati, elusi, traditi. Lucia e Margherita dopo aver condotto questa battaglia in solitario, sostenendo spese economiche e costi psicologici, hanno bisogno di un aiuto da tutti noi.

Facciamo nostro e rilanciamo l'appello del sindacato USB rivolto a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici, alle associazioni, e a quanti, uomini e donne, lottano nel nostro paese per il diritto ad una vita ed un lavoro sicuri e dignitosi, affinchè non facciano mancare la loro solidarietà:

 

 

ANCHE IO SOSTENGO LUCIA DE MAIO E MARGHERITA MOLINARO


questa è la causale da indicare sul contributo da versare sul


Sul C/C intestato a USB Lavoro Privato di Roma

 

IBAN: IT93D0312705074000000001348




Per chi vuole approfondire la storia:

In Campania la Coop ci ha venduto e ora siamo senza lavoro

Coop, la vera faccia dei padroni

Lavoratori e precari coop sostengono Lucia, USB apre la cassa di resistenza




12 gennaio 2014

I RENDIMENTI DEL PRESTITO SOCIALE DELLE COOP EMILIANE A CONFRONTO

Le Coop non sono tutte uguali e anche i rendimenti del prestito sociale lo testimoniano

I tassi a confronto di Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest e Coop Estense

 


E' interessante vedere come reagiscono in periodo di crisi le grandi Coop della distribuzione e come cercano di arginare la flessione sui risparmi del prestito sociale degli ultimi due anni, periodo in cui la crisi si è fatta maggiormente acuta.

Consultando questa tabella tratta da un articolo dell'inserto Plus de Il Sole 24 Ore del 19 ottobre 2013,  ci si può fare un'idea rispetto ai dati relativi al 2012 (gli ultimi finora consultabili). Si noterà che la flessione sul prestito sociale non coinvolge indiscriminatamente tutte le Coop. C'è chi tiene botta e chi crolla. La maglia nera va senza dubbio alle Coop del Distretto Tirrenico (Unicoop Firenze -10,2%; Unicoop Tirreno -10%; Coop Cento Italia -12,6%). Le altre, esclusa qualche stecca come Coop Liguria (-8,6%) reggono l'urto. Primeggiano la piemontese Novacoop  e Coop Nordest (-2%).

Complessivamente la media della flessione sul prestito delle nove maggiori Coop è del 6,5%. Si può tracciare una riga e vedere chi sta sopra e chi sotto. Il crollo delle Coop del distretto Tirrenico non è spiegabile con la sola crisi. Sia Unicoop Firenze e Coop Centro Italia, in modo diverso, sono rimaste invischiate in gravi crisi bancarie (Mps e Popolare Spoleto), mentre per Unicoop Tirreno i problemi vengono da lontano, con 5 bilanci consecutivi in passività e una serie di difficoltà gestionali in corso di soluzione, tra cui primeggia quella degli iper campani. Questi eventi negativi si sono inevitabilmente riverberati sulla percezione di sicurezza delle Coop coinvolte provocando una fuoriuscita di flussi dai libretti di una certa rilevanza.

E' presumibile prevedere che il 2013 abbia riservato al prestito sociale delle Coop delle positive sorprese, visto che le acque sono andate parzialmente placandosi.

Se guardiamo le note positive invece, non sfugge che le Coop emiliane del cosiddetto Distretto Nordovest abbiano sostanzialmente tenuto e i soci non si sono particolarmente allarmati per l'ambiziosa e discutibile operazione di Unipol sul gruppo assicurativo Ligresti. Entriamo più nel dettaglio.

COOP ADRIATICA
E' la Coop  più brillante, molto dinamica e con progetti espansivi. Il prestito sociale è sceso da 1.914 milioni del 2011 a 1.832 milioni del 2012 (-4,3%) e nel biennio 2010-2102 ha ceduto complessivamente il 7,5%. I rendimenti al netto della tassazione del 20% previsti per il 2014 sono i seguenti:

Da 0 a 15.000 €: 1,20%
Da 15.000,01 a 25.000 €: 2,00%
Da 25.000,01 a 36.000 €; 2,80%

COOP CONSUMATORI NORDEST
Da sempre una delle Coop più attratte dalla finanza, anche con qualche scivolone che però non ha impedito al suo storico ex presidente, Marco Pedroni, di essere nominato alla guida di Coop Italia, nel giugno scorso. La Coop di Reggio Emilia ha retto bene la flessione del 2012 sul prestito sociale. L'ammontare complessivo era di 1.312 milioni contro i 1.340 del 2011 (-2%). Più marcata la flessione nel biennio critico 2010-12 (-8,25%).

La passione per la finanza di Coop Nordest emerge anche nella formulazione dell'offerta sul prestito sociale, simile a quella di Unicoop Tirreno. Ai tassi di riferimento previsti per il 2014 la Coop emiliana propone un meccanismo alquanto macchinoso di incentivi:
«Ai rapporti di prestito sociale esistenti al 31/12/2013, per l'anno 2014, limitatamente alla frazione di giacenza media eccedente la giacenza media calcolata nell'anno precedente, il calcolo interessi verrà effettuato applicando le maggiorazioni ai tassi d'interesse annui nominali previsti».

Qui davvero non ci siamo e non c'è neanche bisogno di entrare nel merito. Queste trovate lasciano alquanto perplessi, perché a prescindere dagli incrementi sventolati che non riproponiamo ma che potete leggere qui, prevedere quale sia il tasso di rendimento finale è praticamente impossibile. Sarebbe meglio ritoccare al rialzo tutti i rendimenti di base e lasciar perdere questo tipo d'approccio che trasmette una sensazione d'opacità e induce a dubitare. Forse i soci della nordest, che quando vogliono si fanno sentire, farebbero meglio a non farsi abbagliare dagli incentivi e a considerare i tassi di riferimento che al netto delle tasse sono i seguenti:

Da 0 a 3.000 €: 0,80%
Da 3.000,01 a 16.000 €: 1,20%
Da 16.000,01 a 27.000 €: 2,00%
Da 27.000,01 a 36.000 € 2,80%

Inoltre se la giacenza media supera i 33.000 € a semestre è previsto un bonus di 60 euro netti per ogni semestre.

COOP ESTENSE
La Coop modenese è diventata ormai tristemente famosa per le pessime relazioni sindacali e l'infinita vertenza sull'integrativo, di cui abbiamo ampiamente ragguagliato nel corso di questi anni. Il prestito sociale ha subito uno scivolone passando da 845 milioni del 2011 a 806 milioni nel 2012 (-4,6%). Se poi si osserva l'andamento nel biennio 2010-12 la flessione è stata del 7,9%. Questi sono i tassi netti proposti:

Da 0 a 2.500 €: 0,52%
Da 2.500,01 a 15.000 €: 0,80%
Da 15.000,01 a 36.000 €: 1,60%

Come si può notare anche a prima vista le differenze sui rendimenti tra le tre Coop emiliane sono marcate. Le abbiamo riportate per importi convenzionali con relativi tassi di rendimento al netto della tassazione:

Importo  Adriatica  Nordest  Estense  
  2.500       1,20%       0,80%     0,52%
  5.000       1,20%       0,96%     0,66%
10.000       1,20%       1,08%     0,73%
15.000       1,20%       1,12%     0,75%
20.000       1,40%       1,30%     0,97%
25.000       1,52%       1,44%     1,09%
30.000       1,73%       1,61%     1,18%
36.000       1,91%       1,81%*   1,25%

* Coop Consumatori Nordest prevede un bonus di 60 euro netti a semestre qualora nel semestre del 2014 la giacenza media superi i 33.000 euro. Se queste condizioni si verificano in ambedue i semestri il premio di 120 euro porterà il rendimento complessivo sull'importo massimo (36.000 euro) al 2,14%.



08 gennaio 2014

UNICOOP TIRRENO PROVA CON GLI INCENTIVI SUL PRESTITO SOCIALE


Unicoop Tirreno, che tra le grandi coop è forse quella in maggior difficoltà, ripropone un'iniziativa già lanciata nel 2013, gli incentivi sul prestito, un'offerta nuova e un po' macchinosa nell'ambito del prestito sociale Coop






Che Unicoop Tirreno sia da tempo in difficoltà e noto. Ben cinque bilanci in rosso negli ultimi 5 anni parlano chiaro su com'è stata gestita la Coop toscana. Dopo le varie chiusure e cessioni degli anni scorsi in Campania e nel Lazio, le difficoltà per Unicoop sono ben lungi da finire. E' in atto il tentativo di rilanciare l'attività campana attraverso una newco con Coop Adriatica. La ristrutturazione riguarda in particolare l'iper di Afragola i cui dipendenti saranno sottoposti a pesanti decurtazioni orario/salario. Anche per altre criticità, come nella vertenza dell'iper di Viterbo a pagare sono stati i lavoratori che hanno dovuto accettare contratti di solidarietà. In entrambe le circostanze non può certo sfuggire che una parola chiave per il mondo Coop, come solidarietà, sia ad esclusivo impiego dei poveri cristi. Il gruppo dirigente che ha portato la cooperativa a questo punto non risponde del disastro, come sarebbe lecito attendersi, marcando invece la differenza tra due mondi ormai separati e lontani in cui i valori Coop, tanto strombazzati nelle pubblicità, si dissolvono quando si tratta di applicarli in casa propria, magari alla propria remunerazione. Figuriamoci poi se si esercita un doveroso mea culpa con logiche conseguenze come la rimozione di dirigenti.

La Coop livornese dunque, non poteva che pagar pegno per la pessima gestione sia in termini d'immagine che con una decisa flessione del prestito sociale. La fuga dai libretti è stata massiccia. Basti pensare che nel 2010 Unicoop Tirreno dichiarava un ammontare di 1.403 milioni, per scendere a 1.296 nel 2011 e nel 2012 scivolare ancora a quota 1.165 milioni. Il crollo è evidente quasi il 17% nel biennio 2010-12 e oltre il 10% nell'esercizio 2012. E' possibile che anche i dati relativi al 2013 non siano molto confortanti visto gli artifizi con cui Unicoop Tirreno cerca di attrarre risorse (o quantomeno ridurne il deflusso) attraverso il prestito sociale, capitale sempre più essenziale per le necessità della cooperativa.

Il prestito sociale in Unicoop Tirreno è retribuito a tassi crescenti per importi versati. In sostanza si premia chi deposita somme maggiori, altro approccio che, come per la solidarietà a senso unico, stride con la visione caratteristica del mondo valoriale cooperativo, ma non stiamo a sottilizzare. Attualmente sono previsti quattro scaglioni. Questi i tassi d'interesse annui dal 1 luglio 2013:

- Per importi fino a 5.000,00 euro: 1% lordo
- Per la quota da € 5.000,01 fino a € 15.000: 1,25% lordo
- Per la quota da € 15.000,01 fino a € 25.000: 2,00% lordo
- Per la quota oltre € 25.000: 2,50% lordo

La tassazione è del 20%. Unicoop Tirreno sente il bisogno di stimolare i soci che forse sono un po' riluttanti nell'affidarle i propri risparmi visto la gestione non esattamente impeccabile dell'azienda e su questi tassi base rilancia con degli incentivi, anch'essi differenziati per importo versato, coerenti sino in fondo. L'iniziativa già promossa nel secondo semestre del 2013 viene ora riproposta. Gli incentivi sono validi per i rapporti di prestito sociale attivi dal 1/01/2014 al 30/09/2014, ma il libretto deve essere attivo al 1 gennaio 2015, quando saranno accreditati gli interessi (vedi regolamento). Quindi alla remunerazione base annua andranno aggiunti gli incentivi nella seguente disposizione:

- Da 0 a € 5.000,00: +1% lordo
- Da 0 a € 5.000,01 a 15.000: 1,25% lordo
- Da 0 a € 15.000,01 a 25.000: 1,50% lordo
- Da 0 a € 25.000,01 a 34.000: 2,50% lordo

Anche qui la tassazione è del 20%, inoltre gli incentivi sono spalmati sul periodo 1/01-30/09/2014, quindi al massimo su 9 mesi. Dal 30 settembre 2014 i tassi torneranno ad essere quelli base  della prima tabella, a meno che in Unicoop non si inventino qualche altro marchingegno. Se calcoliamo quindi il rendimento annuo di tutto il 2014, riscontreremo i seguenti tassi:

- Da 0 a € 5.000,00: 1,75% lordo (1,40% netto)
- Da 0 a € 5.000,01 a 15.000: 2,187% lordo (1,75% netto)
- Da 0 a € 15.000,01 a 25.000: 3,25% lordo (2,50% netto)
- Da 0 a € 25.000,01 a 34.000: 4% lordo (3,2% netto)

Facciamo degli esempi pratici ipotizzando che la somma depositata resti invariata per tutto il 2014. Le percentuali e gli importi sono calcolati su base annua e al netto della tassazione:


1.000 euro rendono 1,40% = 14 euro

10.000 euro rendono 1,40% sui primi 5.000 e 1,75% sui 5.000 del secondo scaglione (70+87,50= 157,50 euro). Il rendimento medio annuo sarà del 1,58%.

20.000 euro rendono 1,40% sui primi 5.000 e 1,75% sui 10.000 del secondo scaglione e il 2,50% sui 5.000 del terzo scaglione (70+175+125= 370 euro). Il rendimento medio annuo sarà del 1,85%.


30.000 euro rendono 1,40% sui primi 5.000 e 1,75% sui 10.000 del secondo scaglione e il 2,50% sui 10.000 del terzo scaglione, infine il 3,20% sui 5.000 del quarto scaglione (70+175+250+160= 655 euro). Il rendimento medio annuo sarà del 2,18%.


Anche investendo la cifra massima di 34.000 euro il rendimento annuo lordo sarà del 3,25% (2,88% netto).

Forse qualcuno si domanderà perché Unicoop Tirreno non ha semplicemente ritoccato al rialzo gli interessi base, evitando gli incentivi. La risposta probabilmente sta nell'esposizione fatta. Certamente la pubblicità suona molto allettante, specialmente quando si scrive ben in vista «CON TASSO PIU' POTRAI AVERE INTERESSI FINO AL 4,50%».

05 gennaio 2014

LE VARIEGATE FORMULE DEL PRESTITO SOCIALE COOP



La Coop non è una, ma sono tante e molte cose cambiano tra una Coop e l'altra

Per esempio le regole sul Prestito Sociale








Lo slogan pubblicitario, ormai un mantra un pò scolorito, La Coop sei tu è stata una bella trovata, ma ha fatto il suo tempo e soprattutto la Coop non è una, ma un universo. Più realistico sarebbe mutuare un vecchio slogan di Carosello: le Coop sono tante, milioni di milioni. Il mondo delle coop è infatti così variegato e differenziato che ogni Coop fa storia a se.
Questa differenziazione si manifesta anche nella remunerazione dei soci prestatori e nelle condizioni loro offerte. Nel corso degli anni, se si eccettua la fisiologica variazione dei tassi corrisposti che peraltro varia da coop a coop, sono emersi mutamenti e novità anche nell'impostazione del prestito.

La formula classica
E' la più cristallina. Attualmente in uso solo in Unicoop Firenze e Coop Centro Italia. Ad una determinata cifra, qualunque essa sia fino alla classica soglia di circa 35.000 euro, i tassi di rendimento sono indifferenziati. Secondo il nostro modo di vedere è la soluzione che più coerentemente si attaglia alla cooperativa, perché remunera i soci prestatori allo stesso modo, sia che essi depositino 1 euro o 35.000.

La formula a rendimenti differenziati per fasce
E' il sistema adottato dalle altre 7 grandi coop della Gdo. Si stabiliscono varie fasce con soglie intermedie da 0 a 35.000 euro e si remunera a tassi crescenti in relazione alle somma depositata. Insomma chi ha meno prende meno. Troviamo questa formula esosa e non in linea con i valori cooperativi di solidarietà e uguaglianza. Ma tant'è.

Il prestito vincolato
E' una novità relativamente recente introdotta da Unicoop Firenze (2011) e consiste nel lasciar vincolata una certa somma per un determinato arco temporale. Nel caso di Unicoop Firenze sono 18 mesi, anche se il prestito può essere tacitamente rinnovato se il socio non esprime per scritto 30 giorni prima della scadenza intenzioni diverse (vedi al regolamento art. 5 bis, comma 4). Aggiungiamo che, come per la formula a fasce differenziate, questa postilla ci sembra del tutto fuori linea con un approccio di trasparenza e valoriale, anche perché molti soci coop sono anziani e il tacito assenso rischia di imporre loro un rinnovo non desiderato per ulteriori 18 mesi. Più recentemente questa strada è stata intrapresa anche da Coop Centro Italia con scadenze a 6 e 12 mesi, non risulterebbe la clausola del tacito rinnovo. La coop umbra si appresta a varare un prestito vincolato a 36 mesi, un unicum nel mondo del prestito sociale coop. Anche Unicoop Tirreno è ricorsa a questo tipo di prestito nell'arco del 2012.

La formula ad incentivi crescenti
E' una novità assoluta introdotta da Unicoop Tirreno. La Coop con sede a Vignale utilizza tassi di rendimento differenziati per fascia, ovvero come già detto il tasso cresce se la somma depositata supera determinate soglie. Si va attualmente dall'1% per somme depositate fino a 5.000 euro fino al 2,5% per la fascia che eccede oltre i 25.000 euro. A questi tassi base per il periodo dal 1/01/2014 al 30/09/2014 la coop aggiunge un incentivo, che varia anch'esso a seconda della cifra depositata (+1% lordo fino a 5.000 euro e si arriva a +2% oltre i 25.000 euro. Un meccanismo un pò artificioso su cui saremo più chiari in un prossimo post dedicato. Tutti i rendimenti citati sono al lordo della tassazione che attualmente è al 20%.

Ovviamente ogni Coop può scegliere anche di adottare più formule. Da questo punto di vista Unicoop Tirreno è l'esempio paradigmatico: le ha usate tutte.



01 gennaio 2014

CONSIDERAZIONI SUL 2013 DELLE COOP E I POST PIU' LETTI NELL'ANNO


Il 2013 nel mondo Coop


Ecco quali sono state le pagine più visitate del blog nell'anno appena trascorso







Un anno molto importante per il mondo Coop. Senz'altro la crisi ha contribuito a mettere ancor più in risalto le fragilità di alcune realtà già in affanno. L'anno appena trascorso però ci ha indicato ancora di più come la finanza sia determinante dentro le coop, mettendo in evidenza dubbi relativi alla loro mission in relazione agli aspetti mutualistici, oltre a palesi incompetenze che hanno generato perdite abissali di cui nessuno risponde. Un universo sempre più autoreferenziale e refrattario a qualsiasi autocritica.

Il 2013 dei dipendenti Coop
Non c'è dubbio che la cessione di Dico Discount abbia palesato i limiti manageriali delle Coop che gestivano la società. Pensiamo però anche ad Unicoop Tirreno e in particolare alla vertenza campana, ma anche Coop Estense, dove le pessime relazioni sindacali hanno portato i lavoratori ad uno sciopero il 23 dicembre scorso, sebbene la cooperativa modenese sia responsabile di una contrapposizione con i dipendenti che viene da ben più lontano. Di solito quando un'azienda non va bene questo, com'è ovvio, si riverbera automaticamente sulle relazioni sindacali con un aumento forte della conflittualità interna, una sorta di carina di tornasole. Le Coop hanno goduto  spesso e continuano a godere di relazioni privilegiate con i sindacati (Filcams-Cgil in testa) il che  ha permesso loro di gestire le aziende in una sorta di pax sociale. Tutto questa architettura comincia a scricchiolare e non solo nelle Coop sopra citate. Le insofferenze verso i sindacati confederali che già covavano, hanno trovato in parte naturale collocazione altrove e così i sindacati di base stanno conquistando spazi sempre maggiori. D'altra parte il PD che è sempre stato punto di riferimento politico per le Coop, come la Cgil lo è per la parte sindacale, pare aver imboccato con la guida Renzi una via  che potrebbe non garantire sufficientemente certe tutele passate.

Il 2013 delle Coop nella finanza
E' l'altro aspetto del mondo Coop di cui il blog si occupa spesso. Ha rivestito nel corso degli anni un ruolo sempre crescente e spesso negativo nelle strategie e nei bilanci delle Coop. E' importante che i dipendenti Coop si tengano informati su come la loro cooperativa investe le risorse ed il consiglio è quello di fare uno sforzo per seguire con attenzione le attività finanziarie almeno della propria Coop. Non può passare inosservata, per fare un esempio, la partecipazione finanziaria di Coop Estense nell'acquisizione di Fonsai tramite Unipol e contemporaneamente la manifesta avversione nel rinnovare un contratto integrativo scaduto da 7 anni. Ma gli esempi in questo senso possono essere molti.
Senza dubbio quella dell'acquisizione di Fonsai da parte di Unipol (quindi delle maggiori Coop) è la notizia di maggior spicco. Non dimentichiamo però anche quella che auspichiamo essere la conclusione della nefasta partecipazione di Unicoop Firenze in Monte Paschi, dopo l'abbandono del presidente di Unicoop, Campaini, del Cda della banca di Siena e la riduzione marcata delle azioni detenute. Ci sono inoltre storie minori, ma assai istruttive come quella della scalata di una cordata di imprenditori umbri a cui partecipa Coop Centro Italia per il controllo della Banca Popolare di Spoleto.

Il 2013 dei scoi prestatori Coop
E' stata una piacevole sorpresa la proliferazione di articoli sul prestito sociale e sulla finanza delle Coop che abbiamo visto quest'anno. Una serie di pregevoli pezzi su Il Sole 24 Ore hanno riportato una radiografia accuratissima cooperativa per cooperativa, altri si sono concentrati più in generale sul rapporto delle Coop con la finanza, come Il Fatto Quotidiano. Se diamo un'occhiata a come si sta muovendo il prestito sociale ci rendiamo conto come esso sia, oltre che un'eccezionale risorsa per le cooperative, un'altra cartina di tornasole che può darci indicazioni sullo stato di salute della singola Coop, proprio come lo sono le relazioni sindacali. Troverete infatti una varietà di trattamenti, soluzioni e differenziazione di tassi tra una cooperativa e l'altra. Anche su questo l'inserto Plus de il Sole ha pubblicato un'esplicativa tabella.

Questi sono in estrema sintesi gli elementi salienti che hanno caratterizzato il mondo Coop della grande distribuzione nel 2013. Quella che segue è la classifica dei post più letti. Non vi troverete alcune notizie forti, come l'acquisto di Fonsai da parte di Unipol o la vertenza degli Ipercoop campani di Unicoop Tirreno, perché argomenti ampiamente trattati da giornali locali e nazionali. Appare comunque nel suo insieme una graduatoria abbastanza significativa.


1) Il prestito sociale in flessione (4/01/2013)

2) Campaini: «La borsa è sinonimo di speculazione ed incompatibile con la Coop» (19/02/2013)


3) Dico Discount, Tuo le mani sulla Coop (11/03/2013)

4) Caso Mps: Unicoop Firenze dovrebbe rassicurare i propri soci (25/01/2013)

5) Vendita Dico Discount, la parola ai lavoratori (14/03/2013)

6) La vicenda Dico: 400 persona in mobilità (6/06/2013)

7) Con Ingrande Coop entra nel ramo Wharehouse, prima che ci pensino gli stranieri (16/03/2013)

8) Unicoop Firenze, bilancio 2012: un disastro annunciato (3/06/2013)

9) Unicoop Tirreno: parla il presidente Marco Lami
(7/06/2013)

10) Magazzini Unicoop Firenze, muletto in retromarcia investe un operaio: è grave (6/02/2013)