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20 ottobre 2013

COOP, TUTTO QUELLO CHE I SOCI PRESTATORI DEVONO SAPERE



Nel 2012 è diminuita del 7% la raccolta del risparmio dai soci

Dalla finanza 371 milioni di svalutazioni








Come funziona il filo diretto con i lettori

Tutti i numeri delle 9 grandi Coop (Tabella)

La fiducia dei soci è linfa vitale per una Coop. Un attestato di stima che è tutto espresso negli 11 miliardi depositati nei prestiti sociali (anche se sarebbe più appropriato chiamarli libretti di risparmio per i soci), che rappresentano il vero motore per il funzionamento delle cooperative di consumatori che operano con il marchio Coop. Ma la fiducia va conquistata e conservata con fatti concreti e con la massima trasparenza.

Il socio che affida i suoi risparmi alla cooperativa per sostenerne lo sviluppo, ha diritto di sapere come sono utilizzati. Rispetto alle inchieste condotte da Plus24 sui bilanci 2010 e 2111 delle Coop (si vedano le pubblicazioni del 4 febbraio e del 29 dicembre 2012, nonché del 12 e 26 gennaio 20l3) solo Coop Lombardia si è aggiunta a Coop Adriatica, Coop Nordest e Coop Estense nella lista delle cooperative che mettono a disposizione sul proprio sito internet l'intera informativa di bilancio. Per le altre grandi Coop, i buoni Propositi espressi dopo le precedenti inchieste sono rimasti per il momento lettera morta un deficit di informazione e trasparenza che non va nella direzione dell'ostentata attenzione ai quasi 8 milioni di soci (di cui 1,2 milioni anche prestatori) rimarcata negli slogan della Coop. Non si è credibili se non si rendono facilmente recuperabili i bilanci e tutta la documentazione relativa al prestito sociale, comprese le policy d'investimento e di gestione dei rischi.

Anche perché dai bilanci consolidati 2012, emerge chiaramente il peso della finanza rispetto a quello della gestione commerciale: prestiti dei soci anche superiori al 150% del fatturato (Coop Nordest) e al 125% delle attività finanziarie (Unicoop Firenze), oppure pari a 4,9 volte il patrimonio consolidato (Unicoop Tirreno).

Volumi di raccolta di risparmio che surclassano quelli dell'8o% delle banche italiane: con i suoi 2,4 miliardi di prestiti, infatti, Unicoop Firenze si collocherebbe, per raccolta, fra le migliori 100 delle 693 banche italiane. Prestiti gestiti senza alcun presidio di vigilanza finanziaria e privi di un sistema di garanzia a favore dei depositanti. II ruolo di tutela è assegnato al solo patrimonio aziendale, peraltro completamente investito in immobili e beni strumentali che in caso d'insolvenza si deprezzano in modo considerevole. Banca d'Italia ha già fatto sapere, rinviando la palla al ministro dell'Economia, che non può intervenire nemmeno per il solo ripristino della trasparenza informativa e contrattuale.

Che cosa deve succedere perché il quadro delle regole e dei limiti sia adeguatamente ridefinito? Occorre attendere altri "imprevedibili" crack, come quelli descritti a pagina 6? Anche perché dai dati esposti in alto, estratti dagli ultimi bilanci disponibili delle nove grandi Coop emerge con evidenza non solo l'impatto della crisi sulla gestione commerciale e sull'ammontare delle somme raccolte (-7%), ma anche quello delle svalutazioni (spesate, ma ne rimangono anche di latenti) sugli investimenti della cosiddetta "finanza strategica'.

Libretti ma anche polizze, conti correnti e mutui

Ltro della Bce anche per Coop Lombardia e Unicoop Tirreno


Supermercato o banca? Oltre a depositare i propri risparmi nei prestiti sociali, negli spazi commerciali delle grandi Coop i soci possono ormai mettere nel carrello anche polizze, conti correnti, prestiti personali e mutui. Prodotti assicurativi e bancari che le Coop offrono ai soci grazie alla collaborazione con il Gruppo Unipol, di cui sono azionisti di riferimento.

In realtà le Coop non possono svolgere attività bancaria: possono autofinanziarsi attraverso i prestiti sociali solo per sostenere le attività svolte, offrendo ai soci libretti di risparmio a costo zero e con una remunerazione che, a seconda della Coop e degli importi versati, attualmente viaggia fra lo 0,65 e il 3,5% (al lordo della ritenuta del 20%). Da qualche anno alcune Coop propongono anche prestiti sociali vincolati, con rendimenti che non reggono però il confronto con quelli riconosciuti dai conti di deposito bancari con vincoli di pari durata, che in più offrono la garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Rispetto alle banche, le Coop di consumo non possono esercitare l'attività creditizia, ovvero concedere finanziamenti. Eppure nel bilancio di Coop Lombardia viene sottolineato che nel 2012, attraverso personale specializzato, nei punti vendita sono giunte 73 domande di mutuo prima casa. Coop Liguria evidenzia che attraverso Unipol Banca, e con il supporto della cooperativa, nel 2012 sono stati erogati mutui per un milione e 156mila euro, sono state stipulate 1.030 polizze, per oltre 19 milioni di euro, e 197 piani pensionistici.
 
Coop Adriatica, invece, ha costituito insieme alla rete Assicoop e Unipol Banca, CoopCiConto Srl attraverso la quale nel 20l2 sono stati sottoscritti dai soci 4.498 polizze assicurative, 1.861 conti correnti e 391 prestiti e mutui. Un business creditizio che viene sempre più sviluppato nei punti vendita delle Coop, seppur indirettamente e con l'ausilio del Gruppo Unipol.

Sempre indirettamente, alcune coop (Coop Lombardia e Unicoop Tirreno), tramite Simgest e alcune banche, hanno tratto beneficio da operazioni correlate a quelle di Ltro attivate dalla Bce per consentire al sistema bancario di rifinanziarsi a condizione di favore. Cosa manca ai negozi Coop per aggiungere le insegne di sportelli bancari?

Il vaso di Pandora nei risultati della finanza strategica

Un quinto dei prestiti investito in Unipol, Monte de Paschi, Carige e Popolare di Spoleto


Nell'annus horribilis per i consumi, a pesare sui conti delle nove grandi sorelle Coop non è il risultato della gestione commerciale (+64 milioni di euro), ma la finanza "strategica" degli investimenti in grandi gruppi quotati, come Mps e Unipol. Le svalutazioni delle partecipazioni  (371 milioni) hanno fatto complessivamente chiudere i bilanci consolidati in perdita (153 milioni), nonostante lo straordinario saldo positivo della gestione finanziaria (221 milioni).

INVESTIMENTI «STRATEGICI»
Per comprendere la destinazione dei 10,4 miliardi di risparmi raccolti dai soci è utile parlare dei bilanci consolidati. Un aggregato con un attivo di 22,3 miliardi dove le attività finanziarie rappresentano l'investimento prevalente e pesano per il 52% distribuite tra disponibilità liquide (8%, compresi i depositi a tempo), titoli pubblici (15%), altri titoli e strumenti finanziari quotati e non (19%, di cui 7% immobilizzati) e, infine, partecipazioni (10%). Quest'ultime ammontano a 2,2 miliardi e, oltre ai fondi immobiliari, comprendono i cosiddetti investimenti strategici effettuati per complessivi 1,8 miliardi, in Mps (223 milioni suddivisi tra Unicoop Firenze 129 milioni e Coop Centro Italia 94 milioni), in Banca Carige (72 milioni di Coop Liguria) e in Unipol (1,5 miliardi, investimento presente in ogni Coop). Le partecipazioni assorbono in media il 16% del prestito dei soci, con punte superiori al 20% per Coop Adriatica e Coop Nordest. Sono tre le Coop che hanno chiuso il consolidato 2012 con una perdita significativa fatta eccezione per Unicoop Tirreno (-16 milioni), che evidenzia disequilibri persistenti già nella gestione caratteristica commerciale (-28 milioni), Unicoop Firenze e Coop Centro Italia hanno in comune rilevanti svalutazioni delle loro partecipazioni in Mps.

UNICOOP FIRENZE
Nel bilancio consolidato 2012, chiuso con una perdita di 131 milioni, la Coop ha iscritto una rettifica di valore della partecipazione Mps pari a 198 milioni, portando "prudenzialmente", dicono gli amministratori, il valore medio dell'azione da 0,76 euro a 0,30 (la quotazione di questi giorni è in area 0,25). Ma non si stratta della prima svalutazione. Già nel 2008 era stata spesata una rettifica di 203 milioni alle azioni e bond convertibili Mps. Nell'ultimo quinquennio le svalutazioni arrivano a 430 milioni e sale la preoccupazione, oltre che per il costo delle ambizioni strategiche e per i risparmi dei soci affidati alla Coop, per la consistenza del patrimonio aziendale che a fine 2012 ammonta sì a 1.419 milioni, ma che comprende una rivalutazione dei fabbricati di 749 milioni effettuata nel 2008 in contemporanea con la prima svalutazione e a crisi immobiliare non ancora conclamata, sulla base del 90% del valore di perizia.

COOP CENTRO ITALIA
La Coop Centro Italia chiude il consolidato 2012 con una perdita di 63 milioni innescata da 101 milioni di svalutazioni, di cui 77 su Mps. Ma la peculiarità della cooperativa e di possedere investimenti strategici oltre che in Mps (94 milioni) e Unipol (31 milioni), anche nella popolare di Spoleto (4 milioni) in amministrazione straordinaria dal febbraio 2013.
Per quanto riguarda Unipol, tuttavia, non avendo condiviso con Fonsai, la cooperativa non ha aderito hai relativi aumenti di capitale deliberati nel 2012 e ha mutato lo status delle azioni da partecipazioni strategiche a titoli del circolante. Nonostante la procedura in corso, invece, la Coop ha raccolto l'invito a partecipare all'operazione promossa dal veicolo societario Clitumnus Srl e da una cordata d'imprenditori e istituzioni, sottoscrivendo un accordo per l'acquisizione del controllo della Popolare di Spoleto. Confermato anche l'investimento in Mps, ma svalutato a causa della perdita ritenuta durevole, riducendo il valore delle azioni a 0,44 euro, importo maggiore del 50% del valore di 0,30 euro applicato da Unicoop Firenze.

L'UBIQUITA' DI UNIPOL

Ognuna delle grandi Coop detiene partecipazioni in Unipol, il conglomerato finanziario del settore assicurativo controllato dalle cooperative aderenti a Legacoop. L'ammontare va dai 356 milioni di Coop Adriatica ai 10 milioni di Unicoop Firenze. Effettuati prevalentemente tramite società partecipate (Finsoe, Lima, Holmo, Spring 2), gli investimenti sono valutati in bilancio al costo, perché inferiore al valore di stima. Il confronto con il "prezzo di mercato", in ogni caso, evidenzia rilevanti minusvalenze latenti, anche se con ampie fluttuazioni per la volatilità del mercato. A fine 2012, per esempio, Finsoe deteneva 225.307096 azioni ordinarie Unipol (partecipazione di controllo al 50,75%) al prezzo di carico di 9,954 euro, contro il prezzo medio di dicembre in Borsa di 1,467 euro. Risultato: una minusvalenza latente di 1,9 miliardi che, rapportata alla quota del 12,4% del capitale di Finsoe detenuta da Coop Adriatica, si traduceva, al 31 dicembre, in una minus di 237 milioni che, aggiornata ai prezzi attuali (in area 3,99), si riduce a 166 milioni. Fra le coop c'è quindi apprensione per le sorti degli investimenti "strategici".



19 ottobre 2013

Adriano Melchiori, Gianfranco Ursino

Plus24-il Sole 24 Ore



07 giugno 2013

UNICOOP TIRRENO: PARLA IL PRESIDENTE MARCO LAMI

Intervista de Il Tirreno al Presidente di Unicoop Tirreno, Marco Lami il quale fa sfoggio di ottimismo nonostante il bilancio di nuovo in rosso, determinato - dice Lami - dalla partecipazione in Dico Discount e dai risultati negativi della rete dei punti vendita campani, sui quali però pare aprirsi l'arrivo di un cavaliere bianco (Coop Adriatica ed Estense)

Va male anche la raccolta del prestito sociale che scende dell'11% nel 2012 sulla tendenza negativa gia in atto nel 2012 (-7%)

La Coop punta ad un legame stetto col territorio e ad una riduzione dei prezzi

PIOMBINO. «Vogliamo salvare la nostra presenza in Campania, ma occorre ridurre il costo del lavoro. Così perdiamo fior di milioni che mettono a rischio l’azienda», dice al Tirreno Marco Lami, 58 anni, presidente di Unicoop Toscana, cooperativa nata nel 1945. A Riotorto, dove c’è la sede centrale, lavorano 400 dei 5.600 addetti di Unicoop Tirreno.

Giornata di sole, leggero vento, colori nitidi. Dall’uscita della Variante Aurelia, si vede svettare l’insegna Coop. Rossa, fiammeggiante, ma in crisi, vero, presidente? «Non direi. In questi giorni è tempo di assemblee di bilancio e posso assicurare che Unicoop Tirreno è viva», risponde Lami.

Ma il bilancio si chiude con un passivo di 18 milioni.
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Lami fa chiamare il direttore Fernando Pellegrini, il direttore finanziario, poi sicuro e rassicurato dalla presenza dell’uomo dei numeri, spiega: «No, non è così. Il risultato è frutto della sommatoria di un risultato positivo della gestione ordinaria (commerciale, immobiliare, finanziaria) e di un risultato molto negativo delle poste straordinarie, quest’ultimo determinato dalle perdite della nostra partecipazione nella società dei discount Dico e dai risultati negativi della nostra rete campana».

In numeri?
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 «Nei nostri 110 punti di vendita in Toscana, Lazio, Campania e Umbria registriamo un risultato della gestione ordinaria positivo per 7,5 milioni di euro. I soci, 919.875, aumentano del 2,68% mentre il patrimonio si aggira sui 294,87 milioni di euro. E il fatturato è di un miliardo e 200 milioni».

Ma il bilancio diventa negativo a causa dei 5 punti vendita in Campania e dei Dico che hanno pesato negativamente per 28 milioni. Come intende far fronte a queste criticità?

«La società Dico (in perdita da tempo) è stata venduta ad un altro operatore acquisendo in cambio 54 supermercati nel Lazio che saranno gestiti da una nuova società formata dalle stesse cooperative proprietarie di Dico».

E la presenza in Campania?

«Noi siamo presenti in Campania dagli anni 90. Oggi abbiamo 3 Ipercoop (Afragola, Quarto e Avellino) e due supermercati (Napoli-Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere). Le continue e ingenti perdite hanno indotto il cda a dare mandato alla dirigenza di trovare soluzioni definitive».

Intanto sono scattate le lettere di mobilità per 250 dipendenti campani...

«Noi siamo disposti a discutere con i sindacati. Ma partendo dal fatto che il costo del lavoro va ridotto sensibilmente. Perché in Campania ad un mercato debolissimo in termini di capacità di spesa dei consumatori si assomma una concorrenza esagerata e una pianificazione commerciale mancata».

Addio Campania?

«No, noi siamo interessati a mantenere il marchio Coop. Per questo siamo alla ricerca di partner.

Con quali risultati?

«Al momento si è registrato un interesse di due coop emiliane: Coop Adriatica e Coop Estense, che potrebbero entrare in campo con noi. Noi siamo interessati a mantenere il marchio coop in Campania, suddividendo le quote in tre parti. Ma l’accordo è possibile se saremo in grado di elaborare un piano industriale credibile».

In questi dati negativi ha influito la grande criminalità?

«La grande criminalità esiste anche se noi siamo riusciti ad evitare qualsiasi coinvolgimento, ma nel nostro caso appellarsi alla grande criminalità è come dare la colpa all’arbitro se uno perde la partita».

Altra criticità: la diminuizione del prestito sociale?

«Complessivamente l’ammontare dei prestiti dei soci è di un miliardo e 170 milioni al 31 dicembre 2012. E non può superare il quintuplo del patrimonio netto che è di 300 milioni. Nel 2011 il prestito sociale ha avuto un decremento di 122 milioni pari al 7% mentre nel 2012 145 milioni pari all’11%. A partire però da metà del 2012 abbiamo introdotto il deposito vincolato, un prodotto finanziario che ha consentito un cambiamento di trend».

E il nuovo centro commerciale di Livorno?

«Tutto procede nella direzione giusta, entro il 2014 lo apriremo».

Ma di là della vendita dei rami secchi, quale è la strategia di Unicoop Tirreno per i prossimi anni?

«La nostra idea è che vince chi ha un’immagine netta. Noi puntiamo ad un forte legame con il territorio, innanzitutto con la presenza e l’attività della nostra base sociale, con prodotti di qualità legati alle zone e ai produttori dei luoghi dove siamo presenti noi. E soprattutto ad una nuova politica dei prezzi».

Di cosa si tratta?

«Noi lo chiamiamo nuovo modello di vendita. Si tratta di essere, in una determinata zona, l’azienda leader per i prezzi più bassi. Abbiamo iniziato da Viareggio e dal Lazio con prezzi mediamente abbassati del 5%. E i risultati sono stati molto positivi con un incremento di vendite del 5,3 per cento. In estate vogliamo applicare questo modello alla rimanente Versilia e entro il 2014 a tutta la Toscana».



5 giugno 2013

Mario Lancisi

Il Tirreno


03 giugno 2013

UNICOOP FIRENZE, BILANCIO 2012: UN DISASTRO ANNUNCIATO

Il bilancio 2012 di Unicoop Firenze si chiude con una perdita di 127 milioni dovuta alle svalutazioni sul disastroso investimento in Monte dei Paschi

Altro dato preoccupante è il calo marcato del prestito sociale che crolla del 10,5% rispetto al 2011 e del 16,4% dal 2010



Unicoop Firenze, alla faccia della trasparenza, si guarda bene dal pubblicare il bilancio on line, cosa che fanno invece altre Coop. Trasparenza tra l'altro decantata ipocritamente nel titolo e nei contenuti dell'articolo dell'inarrivabile Antonio Comerci su l'Informatore Coop, un professionista del pressappochismo finanziario e non.

UNA TRASPARENZA OPACA
Comerci riesce ad essere addirittura involontariamente comico e ci sarebbe da ridere se il bilancio non fosse l'ennesimo disastro, quando scrive: Il Consiglio di Gestione della cooperativa, ha scelto la strada della prudenza e della trasparenza, svalutando di circa 200 milioni le azioni della Banca Monte dei Paschi che abbiamo in portafoglio. La realtà, e Comerci lo sa bene, è che  Unicoop è stata costretta dagli eventi a svalutare le azioni di Mps in portafoglio che aveva iscritto in bilancio ad un prezzo irreale e irripetibile. Lo scandalo di Mps ha avuto proporzioni tali che non si poteva più nascondere l'enorme minusvalenza. I soci allarmati chiedevano spiegazioni, la stessa Unicoop Firenze aveva già ammesso in un comunicato del febbraio scorso la perdita implicita di 200 milioni nella partecipazioni in Mps iscritta - si legge - nel corso del 2012 per un valore di circa 300 milioni e che varrebbe circa un terzo secondo le attuali quotazioni borsistiche. Il comunicato, che potete leggere qui riportato da l'Unità, è in seguito scomparso dal sito di Unicoop Firenze. Sempre in nome della trasparenza, si suppone.

Per rimanere sul tema della trasparenza (che non c'è) ecco un altro piccolo capolavoro. Alla fine di aprile, dall'assemblea dei soci Mps si apprende che Unicoop Firenze detiene in portafoglio altri 111 milioni di azioni di Mps oltre ai 318 milioni, quantitativo fino a qul momento noto. Unicoop avrebbe effettuato l'acquisto nel luglio 2012 senza informare la Consob, né emettere comunicati ufficiali. Tutto nel più assoluto silenzio, in perfetto stile sovietico, ante Glasnost gorbacioviana.

A noi pare evidente che non solo non ci sia trasparenza, ma che questi comportamenti indichino anche un malcelato disprezzo per i soci, in special modo verso i soci prestatori e per chi in Unicoop lavora. I soci prestatori hanno comunque avvertito il problema intensificando la fuga dai libretti già iniziata nel 2011 e di cui parleremo più avanti.

LA SVALUTAZIONE SU MPS PORTA IL BILANCIO IN PERDITA PER 127 MILIONI
Tornando al bilancio, si può evincere il disastro del 2012 da alcuni dati aggregati, quindi molto generici, che la stessa Unicoop Firenze fornisce tramite il noto e già citato giornalino dedicato ai soci, l'Informatore.
Quello del 2012 sarà il terzo bilancio negativo nella storia di Unicoop Firenze (con una perdita di -127 milioni) e il secondo consecutivo. La ragione del pessimo risultato del 2012, come nel 2011 e nel 2008, è dovuta alla gestione finanziaria e quest'anno (come nel 2008) per la svalutazione della partecipazione in Mps, che pesa per 197,9 milioni. Nel 2008 la svalutazione su azioni Mps fu di 189 milioni.

LA FUGA DAI LIBRETTI UNICOOP
Altra nota estremamente negativa e indubbiamente legata alla eco prodotta dal caso Mps, è rappresentata dal dato sul prestito sociale che tracolla da quota 2,627 miliardi a 2,352 con una fuga impressionante dai libretti di Unicoop Firenze per circa 275 milioni, che significa una fuoriuscita del 10,5% rispetto al bilancio precedente. Si noti che il flusso in uscita dal prestito sociale era già in atto dal 2011. Infatti nel bilancio 2010 l'ammontare del prestito era di ben 2,815 miliardi, registrando quindi già una flessione del 6,7% nell'anno successivo. Il crollo è di oltre il 16,4% in due anni. E' naturale che la crisi abbia portato i risparmiatori in genere e quindi anche i soci, ad intaccare i propri risparmi. Le dimensioni sono però tali che sarebbe davvero ingenuo non collegarle alla vicenda Mps e l'andamento del prestito è un indicatore importante della fiducia che i soci ripongono nella cooperativa. Se facciamo un confronto con le altre grandi Coop vedremo che la flessione è generalmente assai più contenuta. Ad esempio il prestito sociale in Coop Adriatica flette del 4,3%.

CONCLUSIONI
E' del tutto evidente che con questi numeri qualsiasi manager di un'azienda seria sarebbe costretto alle dimissioni. Il nostro pensiero è che il disastro non abbia nessuna attenuante a meno che non si voglia ascrivere l'incompetenza manifesta come giustificazione. Dovrebbero quindi rassegnare le dimissioni i componenti del Consiglio di Gestione, da Golfredo Biancalani a seguire e il Consiglio di Sorveglianza, che evidentemente ha della sorveglianza un concetto del tutto originale. Il presidente del Consiglio di Sorveglianza è Turiddo Campaini, 73 anni, 40 dei quali passati come Presidente di Unicoop Firenze. Crediamo sia il tempo di voltare pagina.



30 aprile 2013

SPUNTA UN NUOVO PACCHETTO DI AZIONI: UNICOOP FIRENZE AL 3,7% IN MPS



 










Dall'assemblea dei soci Mps di ieri si apprende che Unicoop Firenze detiene in portafoglio altri 111 milioni di azioni di Mps oltre ai 318 milioni, quantitativo finora noto.

Unicoop avrebbe effettuato l'acquisto nel luglio 2012 senza informare la Consob, né emettere comunicati ufficiali. Tutto nel più  assoluto silenzio tanto che viene proprio da sorridere quando, come riportato nell'articolo di La Repubblica che segue questo nostro commento, che da Unicoop fanno sapere che la svalutazione è un'operazione di trasparenza. Ci si domanda perché dal luglio 2012 ad ieri Unicoop Firenze ha preferito tacere sul rilevante acquisto. La trasparenza pare essere dunque un optional.

L'operazione oltre a ribadire la partecipazione nella banca senese, ha lo scopo di portare le perdite fino ad oggi implicite e iscriverle nel bilancio 2012 mediandone il prezzo di carico complessivo.
La rivelazione era inevitabile. Avviene infatti alla vigilia delle assemblee dei soci Unicoop che dovranno approvare il bilancio, che a causa della svalutazione su Mps sarà il terzo bilancio in rosso ed il
secondo consecutivo per la Coop guidata da Campaini. Il primo bilancio negativo fu quello del 2008 e anche in quella circostanza fu la svalutazione sulla quota in Mps (189 milioni) a determinare il pesante risultato passivo.

 
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Colpo di scena: dal portafoglio di Unicoop Firenze sbucano 111 milioni di azioni Mps in più rispetto a quanto era noto fino ad oggi. E si scopre, così, che la partecipazione del colosso della grande distribuzione alimentare nella Banca senese sfiora il 3,7% invece del 2,7%, si avvicina a quella degli Aleotti (col 4%, secondi soci dietro la Fondazione Mps), e tinge di maggiore "toscanità" Rocca Salimbeni.

Nel suo complesso Unicoop Firenze valuta quella in Mps una partecipazione strategica, con rose e, recentemente, tante spine: il gruppo della grande distribuzione si è convinto ad un'importante svalutazione del pacchetto azionario Mps, acquistato negli anni a caro costo rispetto al deprezzamento che nel frattempo ha subito il titolo, svalutazione che gli specialisti stanno calcolando in questi giorni e che spingerà verso il deficit di bilancio 2012 di Unicoop in approvazione nelle prossime settimane.

«La svalutazione è un'operazione di trasparenza - fanno sapere da Unicoop - e occorre chiedersi quante altre aziende che hanno in portafoglio azioni Mps si comportano allo stesso modo, svalutando. I conti si fanno alla fine, ai valori che il titolo avrà quando la partecipazione verrà venduta. E comunque - si ripete da settimane - i soci devono stare tranquilli, la società è solida ed ha un patrimonio florido e abbondante.»

Intanto, però, la sorpresa del portafoglio di Unicoop Firenze gonfio di azioni Mps, a margine dell'assemblea dei soci della banca che ieri ha approvato il bilancio 2012 in rosso per 3,1 miliardi, ratificato l'azione di responsabilità contro i vecchi vertici Giuseppe Mussari e Antonio Vigni e nominato un nuovo vicepresidente.

All'assemblea il rappresentante di Unicoop Firenze, un manager dell'assemblea, ha portato l'ormai consolidato pacchetto di 318 milioni di azioni, pari al 2,7%, depositate presso Banca Mps e acquistate negli anni passati con un esborso complessivo di oltre 400 milioni e un valore ad oggi di 65 milioni che obbliga alla pesante svalutazione.

Ma, ed ecco la sorpresa, il rappresentante Unicoop sfila dal portafoglio altri 111 milioni di azioni, depositate presso una banca milanese, che portano la dotazione a 430 milioni di azioni e fanno crescere la partecipazione di un 1% fino a quasi quota 3.7% del totale.

Da dove sbuca questa sconosciuta dote? Si viene a sapere che le azioni sono state acquistate a luglio del 2012 dal comitato di gestione presieduto da Golfredo Biancalani, una delle due teste dell'azienda (l'altra è il comitato di sorveglianza presieduto da Turiddo Campaini). Comunicate nei tempi di legge alla Banca, mai alla Consob, mai portate prima di ora in assemblea.

Un piccolo giallo, tante domande e qualcune risposte certe. La prima: l'acquisto nel luglio 2012 alleggerisce il peso della partecipazione-macigno sul bilancio di Unicoop, visto che i 111 milioni di azioni sono stati acquistati a buon mercato, a circa 18 centesimi, rispetto al resto. E poi Unicoop non arretra su Mps. Che in questo modo, è ancora più toscana.



30 aprile 2013

Maurizio Bologni

La Repubblica



03 gennaio 2013

QUEL «TRIANGOLO» DI UNICOOP TIRRENO TRA PEGNI E DERIVATI

Al prestito sociale non si rinuncia, anche a costo di innescare una vertiginosa spirale di alta finanza.

È il caso di Unicoop Tirreno che ha un ammontare di prestiti sociali di 1,3 miliardi, che seppur in diminuizione nel 2011 rispetto all'anno precedente di 123 milioni, è pari al 118% del
fatturato
.


La garanzia di Intesa Sanpaolo

Inoltre, poiché il rapporto "prestito sociale / patrimonio netto" è pari a 4,1 ed è, quindi, superiore al triplo consentito in via ordinaria dalla normativa di Bankitalia, per non rinunciare ai prestiti e ottemperare ai vincoli di vigilanza la Coop ha in essere con banca Intesa Sanpaolo una fidejussione che garantisce ai soci, in ogni caso, il rimborso del 30% del prestito (450 milioni di euro). Una garanzia suppletiva che nel 2011 è costata alla Coop 135mila euro e per ottenere la quale sono stati vincolati a pegno 477 milioni di titoli: un circolo vizioso (raccolgo prestiti, investo in titoli, chiedo la garanzia per avere più prestiti, metto a pegno i titoli comprati con i prestiti) che di fatto attua un'onerosa segregazione patrimoniale.  

Del resto, dicono gli amministratori nella relazione al bilancio 2011, la raccolta dei prestiti da soci costituisce una fondamentale fonte di finanziamento per garantire lo sviluppo della cooperativa e occorre gestirla oculatamente. Come? L'asset allocation è così illustrata: non più del 30% del prestito è immobilizzato in attrezzature, impianti, partecipazioni in società quotate e immobili; non meno del 40% in titoli di Stato; la parte rimanente del portafoglio è investita in titoli obbligazionari e fondiari di emittenti qualificati e, in misura inferiore, in azioni e fondi comuni d'investimento e Sicav. Oltre che investimenti immobiliari non strumentali tramite la controllata Isc Spa.    


Dai titoli di stato ai derivati

Poi, però, si legge nella nota integrativa che la Coop ha in essere investimenti anche in derivati di negoziazione: contratti a termine per speculare sulle oscillazioni dei mercati finanziari. E pensare che Bankitalia, con finalità prudenziali, vieta alle banche di credito cooperativo (Bcc) di utilizzare contratti a termine e altri derivati per assumere posizioni che non siano di sola copertura. L'impressione è che nella Coop i criteri posti a presidio della dichiarata gestione oculata siano molto elastici e troppo permissivi.    


L'erosione del patrimonio


Considerato che la garanzia di restituzione dei prestiti è dichiaratamente rappresentata dalla sua solidità patrimoniale, rileviamo come Unicoop Tirreno, con un patrimonio netto di 313 milioni (che scende a 260 milioni nel consolidato per lo stralcio di 50 milioni di avviamento) copra solo il 14% dell'attivo. Le altre grandi Coop registrano, invece, un dato medio doppio pari al 29%. Intendiamoci, il patrimonio di Unicoop Tirreno è ancora rilevante, ma la sua erosione da parte dei risultati gestionali preoccupa. I bilanci 2010 e 2011, infatti, hanno chiuso entrambi con una perdita, rispettivamente, di 16 e 9 milioni, che salgono a 20 e 12 nel consolidato. Il collegio sindacale, nella sua relazione del 19 maggio 2012, osserva come la perdita continui ad essere generata, in maniera significativa, dalla gestione caratteristica.


L'operazione castello


Sindaci e revisori, poi, richiamano l'attenzione sulla contabilizzazione in bilancio della plusvalenza di 14,2 milioni (senza la quale la perdita 2011 sarebbe schizzata a 23 milioni), realizzata con un'operazione straordinaria di vendita di 10 immobili commerciali a Castello Sgr, gestore del fondo immobiliare Augusto. L'operazione è stigmatizzata, anche perché alla vendita ha fatto seguito la presa in locazione degli immobili dalla stessa società acquirente.

Sul fronte della gestione finanziaria, invece, gli amministratori ricordano come gli utili finanziari conseguiti nel 2011 concorrano in modo significativo alla formazione del risultato di bilancio e derivino dall'impiego della liquidità proveniente in primo luogo dal prestito sociale, realizzando interessanti rendimenti con costi di gestione contenuti. Come dire: perdiamo con il commercio, ma guadagniamo con la finanza. Senonché, subito dopo gli amministratori precisano che «le scelte di asset allocation attuate nel 2011 hanno generato un rendimento finanziario di portafoglio pari a -4,90%. Questo rendimento, calcolato diversamente da quello risultante dal conto economico, comprende tutte le svalutazioni derivanti dalle quotazioni … senza considerare la facoltà, di cui ci siamo avvalsi in sede di chiusura del bilancio, di mantenere fermi i prezzi di titoli di Stato e obbligazioni iscritti nel circolante al valore dell'anno precedente». I guadagni della finanza, quindi, sono solo contabili, perché ci sono minusvalenze, potenziali e non considerate, di circa 92 milioni. Fortunatamente nel 2012 lo spread è calato e i prezzi di mercato si saranno, più o meno, riallineati a quelli di carico. E i prestiti sociali come reagiscono? Dopo la marcata flessione del 2011 (-7,6%), gli amministratori mettevano in conto un ulteriore calo del 5% per il 2012, crisi e soci permettendo. Vedremo.
     


29 dicembre 2012  

il Sole 24 Ore      


06 giugno 2012

TALVOLTA ANCHE I SOCI COOP NEL LORO PICCOLO S'INCAZZANO

All'assemblea dei soci per il bilancio di Coop Consumatori Nordest, a Reggio Emilia, va in scena un copione un pò diverso dalle solite riunioni paludate

I soci protestano contro l'apertura del 2 giugno scorso e strappano la promessa che il prossimo anno la Coop chiuderà

Fanno altre domande scomode, come sull'operazione di Unipol-Fonsai e sul valore iscritto a bilancio della azioni Unipol detenute dalla cooperativa

Si comportano come tutti i soci dovrebbero fare, attenti anche alle esigenze dei dipendenti e critici quando occorre con la dirigenza.


La notizia è di qualche giorno fa, ma serve da spunto per una riflessione sul mondo dei soci Coop, sui loro comportamenti nei confronti delle dirigenze cooperative e dei dipendenti. Come premessa diciamo che non si può fare di tutta un erba un fascio. Come per le Coop e i sindacati che ci operano (in particolare quello maggioritario, la Filcams-Cgil) ci sono realtà più aperte e dinamiche e altre più chiuse e distanti.

Un accenno va fatto anche alla stampa locale, che come in questo caso, dà risalto ad un'assemblea dei soci coop, riportando anche le domande scomode e le risposte imbarazzate del dirigente, cosa impensabile da noi in Unicoop Firenze o in altre realtà, dove la notizia principale del mondo dei soci e della cooperativa, la pubblicazione del bilancio che quest'anno è negativo per 45,5 milioni, non ha trovato guardacaso, da quel che ci risulta, nessun riscontro sui mezzi d'informazione.

Ci sorprende positivamente la reazione dei soci di Coop Nordest, perché è orgogliosa e vicina alle maestranze, sensibili in particolar modo al tema delle aperture festive e domenicali che sta modificando le loro vite. Non possiamo esprimere lo stesso positivo giudizio per altri soci, e qui facciamo riferimento alle testimonianze di numerosi colleghi dei negozi, i quali ci narrano di comportamenti arroganti di alcuni soci, come se avere una tesserina Coop concedesse loro il diritto di trattare il dipendente coop come proprio dipendente. Più in generale constatiamo un atteggiamento di distanza verso i problemi dei dipendenti, come quello delle festività lavorative, ad esempio, ma non solo.

E' interessante invece notare quello che è successo nell'assemblea dei soci di Reggio Emilia e come alcune risposte del presidente di Coop Nordest siano, a nostro avviso, insoddisfacenti. Pedroni non dice infatti che le domeniche sono convenienti perché la coop ha deciso unilateralmente di non applicare le maggiorazioni previste dal Contratto Integrativo Aziendale vigente.

Come è poco chiara la risposta data al socio che chiede conto del fatto che in bilancio, Coop Nordest abbia iscritto le azioni Unipol ad un valore più alto rispetto ai corsi (deprimenti) del titolo in borsa. Pedroni risponde che il prezzo di borsa non valorizza adeguatamente la compagnia assicurativa bolognese. Ora, sul valore con cui si iscrivono le partecipazioni finanziarie ci sono vari criteri e anche quello utilizzato nella fattispecie è lecito e legittimo, ma se alcune coop (tra cui la Nordest) controllano un'azienda che è quotata in borsa, non dovrebbero beneficiare solo degli aspetti positivi, altrimenti non la si quoti. Quando il titolo si apprezza, allora la borsa lo valuta correttamente, quando invece scende (o crolla) , eh no, non va bene, e per presentare un bilancio migliore si utilizzano altri criteri e magari si rivaluta il patrimonio immobiliare.

Lo stesso dicasi per le altre Coop che hanno quote di partecipazioni azionarie di una certa rilevanza, come il drammatico caso di Unicoop Firenze e la gigantesca minusvalenza, anche qui solo teorica, su azioni di Monte Paschi. In ogni caso Unicoop Firenze ha svalutato parte dei titoli in portafoglio (obbligazioni e titoli di Stato) ci domandiamo quante delle 9 grandi coop lo abbiano fatto. Su Pedroni poi, si capisce che i soci stiano lì a riveder le bucce, memori del precedente.

Concludiamo con un invito. Soci Unicoop Firenze, soci Coop in genere, fatevi sentire e prendete esempio dai consoci di Coop Consumatori Nordest. I dipendenti apprezzerebbero.

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Reggio Emilia, 29 maggio 2012 - Toccate tutto, ma non il 2 giugno. I soci di Coop Nordest hanno le idee chiare, a giudicare dagli applausi scroscianti che hanno accompagnato le richieste di non rendere lavorativa la giornata della festa della Repubblica.

Il tema del lavoro nei giorni festivi è stato al centro del tradizionale “dialogo” tra vertici della cooperativa e soci all’interno dell’assemblea annuale, che si è tenuta domenica al Centro Malaguzzi di via Bligny.
Il presidente di Coop Nordest, Marco Pedroni, ha risposto alle domande di numerosi soci che sono intervenuti al momento del dibattito: tanto che l’assemblea si è protratta dalle 9 e 30 fin dopo le dodici. E se c’è un tema che ha “scatenato” gli interventi di diversi soci, specie di quelli impegnati nei distretti sociali, è proprio quello delle aperture nei giorni festivi e soprattutto nella data, che riveste in terra reggiana un particolare valore “sacrale”, della festa del 2 giugno.


Diversi interventi hanno messo il classico “dito nella piaga” di una azienda che è sempre chiamata a mostrare una particolare sensibilità. Diversi interventi hanno sottolineato come la domenica sia la giornata della settimana da dedicare agli affetti della famiglia e non alla cultura del consumo; alcuni hanno chiesto se l’apertura nei giorni festivi costituisca una reale fonte di guadagno per l’azienda. Un intervento in particolare ha chiesto di valorizzare la sfera dei diritti dei dipendenti, anche se questo confligge con il risultato di bilancio.

Prendendo la parola alla fine degli interventi, Pedroni ha sottolineato il fatto che tutta la concorrenza sta tenendo aperti i negozi di domenica e che sul tema si è arggiunto un accordo ad un tavolo promosso dal Comune: accordo che ha razionalizzato le aperture. Pedroni ha poi affrontato il nodo dal punto di vista del lavoro: la giornata della domenica è divenuta in poco tempo una delle più utilizzata dai clienti e tener chiuso significherebbe dover sacrificare diverse decine di posti di lavoro. Infine Pedroni ha promesso che l’anno prossimo per il 2 giugno i negozi Coop saranno chiusi.


Alcuni soci hanno poi chiesto a Pedroni prudenza sull’operazione che vedrà anche Coop Nordest tra le coop che sosterranno l’operazione in quanto anelli dellla catena di controllo di Unipol. In particolare un socio ha chiesto spiegazioni sul fatto che a bilancio di Coop Nordest sarebbe iscritto un valore della partecipazione in Unipol più alto di quello di Borsa. Pedroni ha spiegato che si tratta di un valore «sottostimato» dalla Borsa e che ci sono «perizie tecniche» a supporto del valore più alto assegnato a Unipol.
Pedroni ha poi spiegato il senso dell’operazione Unipol - Fonsai: «Le numerose cooperative coinvolte hanno detto tutte sì all’operazione perché si aspettano di ottenere risultati positivi in tempi ragionevoli».


29 maggio 2012

Simone Russo

il Resto del Carlino


03 giugno 2012

UNICOOP FIRENZE, LA GESTIONE FINANZIARIA MANDA IL BILANCIO IN ROSSO

Il bilancio 2011 di Unicoop Firenze è in perdita per -45,5 milioni, rispetto all’utile di 29,4 milioni ottenuto nel 2010.

La pesante perdita deriva dal risultato fortemente negativo della gestione finanziaria, dovuto all'andamento dei mercati e alla svalutazione di titoli di Stato e obbligazioni

Nella foto i presidenti Unicoop Firenze del Consiglio di Sorveglianza, Turiddo Campaini e del Consiglio di Gestione, Golfredo Biancalani



E siamo a due. Il bilancio del 2011 è il secondo bilancio in negativo di Unicoop Firenze.
Il primo risale a tre anni fa e anche in quel caso fu la componente finanziaria a determinare un pesante passivo. Nel bilancio del 2008 infatti la Coop fiorentina svalutò la propria partecipazione in Banca Monte dei Paschi per 189 milioni, con una perdita complessiva di 194. Le azioni della banca senese detenute, furono iscritte a bilancio a 1,5 euro anziché a 2,52 come nel bilancio precedente.

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L’utile commerciale - Il risultato fortemente negativo della gestione patrimoniale, vanifica l’utile commerciale che è di 11,2 milioni.

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La gestione finanziaria - Questa volta la Coop guidata dal 72enne Turiddo Campaini, al timone dal 1973, ha svalutato titoli di Stato e obbligazioni per 62,4 milioni di euro. Nessun riferimento nella nota sintetica pubblicata da Unicoop Firenze alla quota detenuta in MPS del 2,727% che quindi si immagina iscritta ancora al prezzo di 1,5 euro ad azione, mentre il titolo al 31 dicembre sorso valeva circa 0,25 euro (MPS in borsa). Desta qualche perplessità il tentativo espresso nella nota di ridimensionare l’entità della svalutazione affermando che la perdita «è puramente virtuale perché, alla scadenza, questi titoli saranno liquidati al loro prezzo nominale: quindi quello che si svaluta oggi, sarà rivalutato domani». Questo imperturbabile ottimismo sulla certezza del rimborso dell’emittente, pare quantomeno eccessivo in un momento in cui la zona euro è sottoposta a forti sollecitazioni e la possibilità di un default dello Stato non è un evento da considerarsi inverosimile, con eventuali ripercussioni sul valore nominale dell’obbligazione e plausibilmente anche con una nuova denominazione della valuta del titolo. Si capisce la volontà di tranquillizzare i soci, ma l’attualità finanziaria del nostro Paese, nonché dell’intera area euro, è purtroppo carica di insidie.

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La gestione immobiliare dopo anni di alti e bassi, presenta nel 2011 un utile di oltre 19 milioni.

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Le recenti riduzioni delle superfici degli iper e l’impiego di queste a fondi per locazione fanno capire che la cooperativa ripone delle aspettative da questa gestione, anche se la crisi che tende a ridurre i consumi influenzerà probabilmente il mercato immobiliare e degli affitti commerciali.

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La perdita d’esercizio si attesta a -45,5 milioni, rispetto all’utile di 29,4 milioni ottenuto nel 2010.

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GLI ALTRI DATI
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Fatturato – Le vendite complessive ammontano a 2.419 milioni con un incremento sul 2010 del 4,9%.

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Punti Vendita – In totale sono 103, aumentano di 1.

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Dipendenti – Unicoop Firenze ha, al 31 dicembre 2011, 7.893 dipendenti (+0,7%).

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Prestito sociale Dallo scorso anno Unicoop Firenze ha affiancato al tradizionale prestito una nuova forma di risparmio per i soci, il prestito vincolato a 18 mesi. Complessivamente il prestito sociale a bilancio nel 2011, tenendo conto sia della parte non vincolata (2.570 milioni) che di quella vincolata (57 milioni), ammonta a 2.627 milioni contro i 2.814 del 2010 con un decremento del 6,65%. Nessun termine di paragone è possibile fare sul prestito vincolato che non esisteva nel 2010. I soci prestatori sono stabili, 254.844 contro i 255.292 del 2010 (-0,17%).

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Gli investimenti


Unicoop Firenze, nonostante la pesante perdita in bilancio, ci tiene a tranquillizzare soci e dipendenti affermando che «la perdita di bilancio del 2011 (€ 45,5 milioni) non intacca il patrimonio accumulato dalla cooperativa. Unicoop Firenze ha una forza patrimoniale, in rapporto al giro d'affari, di tutto rispetto. Infatti, il patrimonio netto è pari al 71% del fatturato 2011 al netto Iva.»

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17 maggio 2012

COOP ADRIATICA BILANCIO 2011, AUMENTA IL FATTURATO MA CALA L'UTILE

Coop Adriatica chiude il 2011 con vendite per 2.086 miliFatturato in aumento (+2,5%) ma utile che passa da 27,6 a 15,9 milioni (-42%)

Aumentano i soci prestatori (+1,8%) ma diminuisce l'ammontare del prestito a 1.914 milioni (-3,4%)


Un Bilancio solido e "cooperativo", che chiude in utile dopo aver ridotto i margini per difendere il potere d'acquisto dei soci e di tutti i consumatori, in un momento di grave crisi economica, sociale e occupazionale. È il risultato 2011 di Coop Adriatica che, nonostante il calo dei consumi dell'anno scorso, ha registrato vendite per 2.086 milioni di euro (+2,5% sul 2010, anche grazie all'apertura di 11 nuovi negozi), utili per 15,94 milioni di euro e un totale di 1.156.554 soci (+4,34%), ai quali sono andati vantaggi per 129,8 milioni nel corso dell'anno.

La Cooperativa, nel 2011, ha anche rafforzato la propria occupazione, consolidando 300 posti di lavoro e raggiungendo un totale di 9.122 dipendenti, con 171 punti vendita tra ipercoop e supermercati a Bologna, in Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo. Da giovedì e fino al 7 giugno, il Bilancio civilistico e quello di sostenibilità, che illustrano i risultati economici, sociali e ambientali di Coop Adriatica, verranno discussi in 93 assemblee separate in Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo. I soci saranno chiamati anche ad eleggere i delegati all'assemblea generale di Bilancio, in programma a Ravenna il 16 giugno.

"Si tratta di un bilancio di tenuta che consolida il patrimonio della Cooperativa - sintetizza il presidente, Adriano Turrini - e rafforza lo scambio mutualistico e l'impegno sociale di Coop Adriatica in un contesto di grandi difficoltà per i consumatori. Dunque, nonostante un livello delle vendite inferiori alle attese, la nostra scelta è stata di restituire giorno per giorno alle famiglie il massimo del potere d'acquisto, e di erogare comunque sia il ristorno ai soci, sia il salario variabile ai lavoratori, anche se in misura contenuta, remunerando adeguatamente anche i soci prestatori".

Il Bilancio 2011: i principali indicatori economici, sociali e ambientaliVendite, consumi e convenienza

Il 2011 è stato un anno molto negativo per i consumi, specie nel secondo semestre: secondo l'Istat, a fronte della stasi del Pil e dell'occupazione, anche gli acquisti dei prodotti alimentari hanno registrato una diminuzione del 2%. In questo contesto, Coop Adriatica ha scelto di contenere i prezzi della spesa quotidiana, riducendo i propri margini e, di conseguenza, gli utili, che si attestano a 15,94 milioni di euro. Nel 2011 ai soci sono andati quasi 112 milioni di euro in sconti e promozioni dedicate, 14,2 milioni con la raccolta punti, 2,3 milioni di ristorno, 1,3 milioni di aumento gratuito del capitale sociale; in totale, 129,8 milioni di euro, di cui 1,1 destinato a persone disoccupate o colpite dalla crisi attraverso lo sconto del 10% ai lavoratori in difficoltà.

Coop Adriatica ha registrato un andamento migliore di quello del mercato. I negozi hanno totalizzato vendite per 2.086 milioni di euro (1.095 milioni nei 153 supermercati e 990 milioni nei 18 ipercoop, che risentono del forte calo degli acquisti nel settore non alimentare), circa 50 milioni in più del 2010 (+2,5%). È aumentato inoltre il numero dei soci: 1.156.554 persone, 48.621 in più dell'anno precedente (+4,34%), alle quali è dovuto il 75% delle vendite.

Il contributo della Cooperativa all'economia del territorio è stato rilevante anche per il settore agroalimentare. Con il progetto Territori.coop sono state valorizzate le specialità enogastronomiche italiane, garantendo un'equa retribuzione a oltre 1.100 produttori di Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo: la metà degli alimentari sugli scaffali provenivano dalle regioni dove Coop Adriatica opera, con un picco del 54% per l'ortofrutta e del 77% per la carne.

È proseguito inoltre l'impegno per estendere la propria convenienza anche in altri ambiti: i carburanti, con il primo distributore che aprirà entro quest'anno, la salute (le vendite dei farmaci sono cresciute dell'11,5%), la telefonia (+28,3% le sim attivate con CoopVoce), l'energia con l'offerta, a Bologna e Ravenna, di impianti fotovoltaici "chiavi in mano", la cultura con gli sconti sui libri scolastici e universitari e le convenzioni, e i servizi assicurativi, bancari e finanziari di CoopCiConto.

Soci, prestito sociale e gestione finanziaria

In aumento anche i soci prestatori, che con il loro risparmi hanno scelto di sostenere Coop Adriatica: i libretti sono cresciuti dell'1,8% - 233.381 contro i 229.186 del 2010 - anche se l'ammontare del prestito è leggermente diminuito (-3,4%) per la minore propensione al risparmio delle famiglie: 1.914 milioni di euro. La gestione finanziaria è rimasta prudente, ottenendo risultati positivi, che hanno contribuito all'utile di esercizio e, dunque, a rafforzare il patrimonio netto che tutela proprio i depositi dei soci, salito a 883 milioni di euro. Durante l'anno, la Cooperativa ha rivisto più volte al rialzo i tassi del prestito; i soci prestatori godono inoltre oggi di ulteriori sconti e vantaggi. Nell'aprile del 2011, infine, si sono svolte le elezioni dei rappresentanti sociali - i 434 membri dei consigli di Zona sono stati votati da 86.416 soci - ed è stato attuato il nuovo modello di rappresentanza che rafforza il legame con i territori: l'assetto prevede 12 Distretti e 26 Zone soci. Il percorso si è completato a giugno con l'insediamento dell'attuale Consiglio d'amministrazione, del quale fanno parte anche i presidenti di Distretto.

Lavoratori, sviluppo e ambiente

Nel 2011 la rete di Coop Adriatica è cresciuta grazie a 11 nuovi supermercati, di cui 9 acquisiti da altre catene, situati per lo più nei centri storici: 7 in Emilia-Romagna (3 a Bologna, uno a San Lazzaro di Savena, uno a San Giovanni in Persiceto, uno a Imola e uno a Ravenna), 3 in Veneto (uno a Venezia, uno a Chioggia e uno a Conegliano Veneto) e uno nelle Marche (a Macerata). Tra le priorità della Cooperativa, c'è anche quella di garantire un'occupazione stabile: a fine dicembre, i lavoratori erano 9.122, 76 in più dello scorso anno, grazie anche al consolidamento di 300 posti; complessivamente, il 93,4% dei dipendenti può contare su un contratto a tempo indeterminato. A livello di Gruppo, considerando anche le società partecipate, i lavoratori sono 9.676. Nel 2011, su 315 milioni di euro di valore aggiunto, 265 milioni sono andati a remunerare il costo del lavoro (10 in più del 2010), mentre ai dipendenti verranno erogati a giugno 3,5 milioni di salario variabile.

Per lo sviluppo e la riqualificazione della rete di vendita sono stati investiti 74,9 milioni di euro, con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale e al contenimento dei consumi: sono 36 i punti vendita dotati di impianti fotovoltaici, mentre nei negozi prosegue l'adozione di tecnologie "verdi", come i banchi frigo chiusi e l'illuminazione con lampade a led. A Conselice (Ra) è stato inaugurato l'eco-supermercato che risparmia il 40% di energia rispetto a un negozio tradizionale.

Solidarietà e attività sociali

Anche nel 2011 Coop Adriatica ha continuato a investire con forza sulle attività sociali, a beneficio delle persone in difficoltà e per alimentare coesione e partecipazione sociale sul territorio. Tra le tante iniziative, il progetto "Brutti ma buoni": in 78 negozi, il recupero dei prodotti invenduti ha raggiunto la quota di 4,5 milioni di euro di merce destinata alla solidarietà, invece che alla discarica, aiutando 5.300 persone in difficoltà e animali abbandonati. Mentre con "Ausilio", mille soci volontari hanno portato la spesa e i libri a casa di 1.479 persone disabili e in difficoltà. Con la raccolta punti sulla spesa, la Cooperativa ha donato inoltre 828 mila euro a sostegno di progetti di solidarietà internazionale e per il diritto allo studio.


Coop Adriatica Bilancio 2010


16 maggio 2012

Ravenna Today



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18 giugno 2011

COOP LIGURA, BILANCIO 2010 IN LINEA COL PRECEDENTE


Bilancio 2010 stabile per Coop Liguria

Le nuove aperture previste





Coop Liguria chiude il bilancio 2010 in linea con quello dello scorso anno. La Coop presieduta da Francesco Berardini è stata spesso accusata, più o meno velatamente, di essersi ritagliata una posizione dominante rispetto alla concorrenza, agevolata da amministrazioni amiche. Insomma, poca concorrenza.

Il più convinto di questa tesi è il patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, che nell'ormai celebre libro-denuncia Falce e Carrello, documenta questa sua opinione con dovizia di particolari. Anzi, Caprotti sostiene che proprio Coop Liguria, nel periodo della presidenza di Bruno Cordazzo, domina il mercato ligure ma applica ai clienti dei supermercati Coop prezzi mediamente superiori del 15 – 20%.

Cordazzo controreplica alle accuse, ne nasce una querelle giudiziaria in cui Coop e Cordazzo citano Esselunga per diffamazione, ma perdono la causa o meglio a Coop viene dato un risarcimento di soli 50mila euro contro i 30 milioni richiesti perché «il tribunale non ha ritenuto sussistente il reato di diffamazione, ritenendo invece che i contenuti del libro, che ha portato le cooperative a instaurare diverse cause civili (quella di Coop Liguria è la prima ad arrivare a sentenza, le altre sono attese per fine anno), rientrassero nel “diritto di critica”.»

A conclusioni analoghe a quelle di Caprotti giunge anche un'indagine di Altroconsumo,
in cui emerge che «in Liguria, diversamente che in altre regioni, emerge un dato piuttosto allarmante: il risparmio massimo che si può ottenere è limitato, frutto, certamente della scarsità di concorrenza, visto che esiste di fatto il monopolio di alcuni marchi (vedi Coop con i vari iper)».

Per tornare al bilancio 2010 i dati vedono una Coop in salute con risultato d'esercizio pari a 20,2 milioni (era stato pressoche lo stesso nel 2009), i soci prestatori stabili (86.540 contro 86.150) come il prestito sociale che al 31 dicembre scorso era di 740 milioni.
Nel corso del 2010 ai soci prestatori sono stati corrisposti interessi per 7,5 milioni contro i 9,7 del 2009 (-22,6%), una differenza dovuta ai bassi tassi d'interesse.

Ricordiamo che Coop Liguria, come Coop Lombardia, svolge tramite SimGest Spa attività di collocamento di prodotti finanziari e mutui.

I progetti futuri della cooperativa riguardano alcune nuove aperture. La più attesa è senz'altro quella dell'iper di La Spezia, Le Terrazze, prevista per marzo prossimo. Un andamento in controtendenza, visto le attuali politiche di ridimensionamento degli iper adottate da molte Coop.
L'altro progetto, che però sarà a compimento solo nel 2013, riguarda un centro commerciale con superstore in Val Bisagno, le ex officine Gugliemmetti.

Quanto all'ambizioso progetto di fusione del distretto Coop Nordovest (coop Liguria, Novacoop e Coop Lombardia) di cui si è tanto parlato, sembra una cosa attualmente lontana dal realizzarsi e la Coop più cauta sul progetto, parrebbe proprio quella ligure. Inatnto Novacoop pone le basi per il nuovo enorme centro di distribuzione alle porte di Vercelli.

Il presidente di Coop Liguria, Francesco Berardini
, sul bilancio 2010

COOP ADRIATICA, BILANCIO 2010 IN LIEVE FLESSIONE

Coop Adriatica, con il nuovo presidente nominato da poco, risponde alla crisi generale e a quella delle Coop differenziando le proprie attività, una strada che pare obbligata


Molte novità per Coop Adriatica, che tra le 9 sorelle Coop della grande distribuzione si è sempre dimostrata tra le più dinamiche. Un nuovo presidente, Adriano Turrini che annuncia un cda per metà al femminile seguendo la tendenza del momento e che sostituisce Gilbero Coffari il quale resta presidente di IGD, la società quotata che si occupa di gestione e locazione di spazi commerciali e controllata da Coop Adriatica (41%) e Unicoop Tirreno con una quota inferiore (15% circa).

Turrini spiega che bisogna puntare sulla diversificazione delle attività e nel caso di specie si pensa a benzina e servizi finanziari. Quella della diversificazione per le Coop è diventato un mantra che evidenzia la loro fragilità nell'attività principale.

Il bilancio di Coop Adriatica 2010 è in lieve flessione per quanto riguarda l'utile, 27,6 milioni contro i 29 del 2009 (-5,2%). In leggera crescita il numero dei soci prestatori 229.126 (erano 225mila) e il prestito sociale che a fine dicembre scorso era di 1 miliardo e 980 milioni, contro 1.929 milioni del 2009 (+2,6%). Gli interessi corrisposti ai soci, dato il basso livello dei tassi, è sensibilmente diminuito da 26,5 milioni del 2009 a 18,6 milioni (-30%).

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12 giugno 2011

COOP CONSUMATORI NORDEST, BILANCIO 2010: UTILE IN NETTA FLESSIONE

L'utile netto passa da 6,5 milioni del 2009 a 3,7 (-43%)

Flessione anche nel prestito sociale che si attesta a 1,43 miliardi (-2,4%)

E' stupefacente come i soci accordino così tanta fiducia alla Coop guidata da Marco Pedroni dopo la
rovinosa gestione del 2008

Nonostante tutto la Coop prova un rilancio di immagine con numerosi vip del mondo politico ed economico di riferimento che intervengono durante l'assemblea sociale. Presenza massiccia delle istituzioni Coop, con il presidente della Lega, Giuliano Poletti e quello di Coop Italia, Vincenzo Tassinari. Inoltre Debora Serracchiani, europarlamentare PD e l'economista Noreena Hertz.

Reggio Emilia 11 Giugno 2011 Assemblea generale dei delegati: il Bilancio 2010 di Coop Consumatori Nordest

L'assemblea si è svolta a Reggio Emilia in un teatro gremito da più di 500 persone.
Protagonista la relazione di Marco Pedroni, che ha descritto oltre ai risultati del 2010, le prospettive future di Coop Nordest. Si sono alternati, fra gli altri, gli interventi dell'europarlamentare del PD Debora Serracchiani, (foto) di Vincenzo Tassinari presidente di Coop Italia e di Giuliano Poletti presidente nazionale di Legacoop.

A chiusura dei lavori l'intervento di Noreena Hertz, (foto) economista di Cambridge di fama internazionale, che ha presentato la sua più conosciuta teoria sul capitalismo cooperativo come antidoto alla crisi globale:"il mondo economico si trova ad un bivio: trasformare la crisi in una nuova opportunitá di giustizia sociale o prepararne una nuova e forse più drammatica"

In un Italia che registra un ulteriore calo del reddito disponibile delle famiglie, con un balzo all'indietro che ci porta nel 2011 ad avere lo stesso valore del 2001, Coop Nordest chiude un esercizio dal segno positivo con un risultato di 12,1 milioni di euro ante imposte.

“L'utile dell'esercizio 2010 è buono, ma non è questo il risultato più importante che ha raggiunto Coop Consumatori Nordest. Siamo felici di aver destinato quasi 6 milioni di euro in più del 2009 per le famiglie e i soci consumatori.” commenta Marco Pedroni, presidente di Nordest “E' giusto che in anni così duri una cooperativa di consumatori persegua non il maggior utile d'esercizio, ma il miglior equilibrio a vantaggio dei soci consumatori.”

In periodo di presentazione di bilanci delle imprese, Coop Consumatori Nordest mostra i numeri della propria distintività: il 2010 si chiude con un buon risultato economico, con un utile dopo le imposte di 3,7 milioni di euro. Questo risultato sarebbe potuto essere di 5,7 milioni di euro superiore se non si fosse varato un impegnativo piano di convenienza a favore dei consumatori.

Dall'inizio della crisi del 2008 Coop Consumatori ha moltiplicato gli sforzi a difesa del potere d'acquisto, percorrendo a pieno la propria missione di cooperativa di consumatori e riuscendo a garantire prezzi alimentari più bassi dello 0,75% rispetto al 2009. Fra le tante iniziative di convenienza ve ne sono di assolutamente originali e fortemente distintive, come lo sconto del 10% per chi ha perso il lavoro o è in cassa integrazione.

Nonostante questo impegno nel calmierare i prezzi, la Gestione Commerciale ha registrato un risultato positivo per 1,8 milioni di euro, grazie ad un forte rigore gestionale ed al contenimento dei costi logistici, come testimoniano i costi commerciali e di punto vendita diminuiti dello 0,31% rispetto all'anno precedente.

L'efficacia dei consorzi di acquisto, marketing e logistica (Coop Italia e Centrale Adriatica) unitamente all'azione della cooperativa hanno permesso di ottenere margini operativi sufficienti a non far pesare la crisi sui soci e consumatori.

“Sfogliando i dati del nostro bilancio, si coglie che la nostra distintività sta in molto altro, oltre che nella difesa del potere d'acquisto: sosteniamo 6,6 milioni di euro di costi per garantire l'attivitá democratica del nostro modello di governance. A maggio 2010 sono stati 9.135 i soci che hanno partecipato alle nostre assemblee e quest'anno riconfermeremo questi dati. Infine la solidarietà: 2,8 milioni di euro che anche in un anno così duro, non sono mancati verso le comunità locali del nostro territorio e verso i paesi terzi del mondo”.

Il prestito sociale si attesta fra i più sicuri del sistema cooperativo protetto da un rapporto prestito/patrimonio pari a 1,85, bel lontano dal 3 previsto da Banca d'Italia. Il tasso di remunerazione media del 2010 è stato pari all'1,04% superiore dello 0,22% rispetto all'Euribor a 3 mesi.

Le altre gestioni segnano un risultato positivo per 10,3 milioni di euro, con un importante risultato della gestione finanziaria. Per quanto concerne le partecipate, al secondo anno di attività Immobiliare Nordest ha registrato un risultato positivo, così come Enercoop, la società di distribuzione carburanti che presto vedrà nuove aperture sul territorio. Non raggiungono il pareggio nell'esercizio Ipercoop Sicilia e Nuova Planetartio, che però hanno registrato nel 2010 azioni gestionali che si prevede riporteranno all'utile nei prossimi anni.

Con questo bilancio, il patrimonio netto della cooperativa passa dai 779,5 milioni del 2009 ai 783 milioni del 2010, confermando Coop Nordest fra le imprese, non solo cooperative, maggiormente patrimonializzate del Nord Italia.

Soddisfazione infine per i dati occupazionali in controtendenza rispetto agli andamenti regionali e nazionali. In Nordest nessun posto di lavoro è stato perduto per la crisi e si è continuato ad offrire buona occupazione. Come lo scorso anno, a fronte dei risultati positivi di bilancio, sarà erogata la quota di retribuzione variabile.


Risultato d'esercizio 2010


572.819 soci (+ 2,5% sul 2009)
12,1 milioni di utile
3,7 milioni di utile dopo le imposte


Gestione commerciale:

• Vendite a 927 mio €, stazionarie rispetto al 2009
• Margine commerciale: 221,2 mio € ( +1,7 mio € rispetto al 2009 ) grazie ad un forte rigore gestionale ed al contenimento dei costi logistici
• Costi commerciali di punto vendita: -0,31% rispetto al 2009
• Benefici a soci e consumatori: 88,5 mio € (+ 5,7 mio € sul 2009)
• Inflazione Coop Nordest 2010:-0,75% sui prodotti alimentari rispetto al 2009

Prestito sociale

• Prestito sociale: 1.430,6 mio € (lieve flessione sul 2009)
• Rapporto Prestito / Patrimonio netto: 1,85 (1,87 nel 2009 ) contro un massimo rapporto stabilito da normativa Banca d'Italia pari a 3,0
• Portafoglio finanziario: struttura degli investimenti a basso rischio privo di componente azionaria
• Remunerazione media prestito 2010: 1,04% (Euribor 3 mesi 0,82% )

Altre gestioni:

• Utile delle altre gestioni: 10,3 mio €

Azioni di solidarietà:

• Brutti ma buoni, prodotti non vendibili donati a 76 associazioni del territorio: 1,5 mio € di valore
• Solidarietà internazionale a favore di 10 organizzazioni non governative su 7 progetti: 0,7 mio €
• Vantaggi per la comunità, 47 progetti solidali e culturali sul territorio per un valore di 0,6 mio €
• Totale delle azioni di solidarietà: 2,8 mio €


Patrimonio netto:

• Patrimonio netto 2010: 783 mio €
• Patrimonio netto 2009: 779,5 mio €
• Patrimonio netto 1999: 375,9 mio €


12 giugno 2011

PiacenzaSera.it


Il Centro Commerciale che non è un centro commerciale