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25 ottobre 2015

COMPLOTTO CONTRO COOP LOMBARDIA DA PARTE DI ESSELUNGA. LINK AGLI ARTICOLI PRECEDENTI


Caprotti accusato di una campagna diffamatoria contro Coop Lombardia

L'inquietante vicenda ricostruita tramite alcuni articoli




Nel riassumere i principali passaggi attraverso articoli pubblicati la controversa spy-story che vede coinvolta Esselunga nella figura del suo creatore, Caprotti, accusato di aver finanziato una campagna diffamatoria contro Coop Lombardia, è doveroso cominciare dalle ultime vicende.

Complotto contro Coop Lombardia, le accuse del Pm a Mr. Esselunga
(L. Ferrarella - Corriere - 24/10/2015)

Nel giorno in cui il Tribunale condanna a 3 anni per calunnia ai danni di un manager di Coop Lombardia due investigatori privati (Fabio Quarta e Gianluca Migliorati) ex fornitori di Coop con la loro società «Sis», la Procura di Milano notifica al patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, un avviso di fine indagini nel quale lo ravvisa «finanziatore d’una campagna diffamatoria» contro Coop Lombardia tramite una «ricettazione»: cioè attraverso «l’acquisto di un cd rom (ceduto da Quarta e Migliorati) di telefonate illecitamente registrate sulla linea del direttore della Coop di Vigevano, al fine di consentire» al direttore e cronista di Libero, Maurizio Belpietro e Gianluigi Nuzzi, «di sfruttarle per realizzare servizi contro Coop Lombardia, concorrente commerciale di Esselunga».
 
Sarebbero coinvolti anche il direttore di Libero, Belpietro, e il cronista Nuzzi. La vicenda infatti deflagra sulle colonne del quotidiano il 14 gennaio 2010.  Il battage è tale che il fatto arriva in Parlamento. Nel frattempo Nuzzi martella dalle pagine di Libero e la procura apre un fascicolo d'inchiesta.

Successivamente però il quadro sembra mutare. Nel maggio 2011
finiscono sotto accusa Nuzzi, la gola profonda e l'ex responsabile alla sicurezza di Coop Lombardia.
 
Nell'ottobre 2011 la chiusura delle indagini. Sotto accusa l'ex responsabile alla sicurezza Coop. Nell'inchiesta finisce anche il vicepresidente di Coop Lombardia, Daniele Ferré, che in seguito sarà pienamente scagionato da ogni addebito.
 
Nel gennaio del 2012 la vicenda sembra ingigantirsi ulteriormente, coinvolgendo il Pd.
 
Nel febbraio 2012 la Procura di Milano chiede il processo per Daniele Ferre', vicepresidente della Coop Lombardia, Massimo Carnevali, ex capo della sicurezza del punto vendita di Vigevano e per Alberto Rancarani, titolare di una societa' di tecnologie investigative, finiti sotto inchiesta per la vicenda del presunto 'spionaggio' dei dipendenti Coop attraverso l'ascolto illegale delle loro telefonate. Per aver invece pubblicato ''fuori dai casi previsti dalla legge'' queste conversazioni viene chiesto il processo anche per il cronista Nuzzi e per il direttore di Libero Maurizio Belpietro.
 
Ma nell'ottobre del 2012 il vicepresidente della Coop Lombardia, Daniele Ferrè, è assolto con formula piena dal gup di Milano.
 
Si arriva pian piano alla rilettura dell'intera vicenda. Nel marzo del 2015 Caprotti è chiamato a testimoniare su 2,4 milioni pagati a due vigilantes che poi accusarono Coop Lombardia.
 
Siamo nel luglio scorso quando il quadro si ribalta. Il patron di Esselunga riceve un invito a comparire in Procura per le ipotesi di ricettazione e concorso in diffamazione del direttore affari generali di Coop Lombardia, Daniele Ferrè.
 
Il resto è cronaca d'oggi.



25 ottobre 2015


22 luglio 2015

CAPROTTI INDAGATO PER IL DOSSIER SULLO SPIONAGGIO ALLA COOP


 
Per il patron Esselunga invito a comparire. Le ipotesi: ricettazione e concorso in diffamazione del direttore affari generali di Coop Lombardia





Il patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, ha ricevuto ieri un invito comparire in Procura per le ipotesi di ricettazione e concorso in diffamazione del direttore affari generali di Coop Lombardia, Daniele Ferrè: il pm Gaetano Ruta gli contesta d’aver nel 2009 di fatto comprato dagli imprenditori di sicurezza privata Fabio Quarta e Gianluca Migliorati - attraverso l’affidamento alla loro S.I.S. di commesse da 700 mila euro l’anno per la vigilanza di alcuni punti di vendita di Esselunga - il materiale su intercettazioni illegali di dipendenti di un negozio Coop a Vigevano nel 2004 che i due ex fornitori di Coop avevano portato al direttore Maurizio Belpietro, e sulla cui base «Libero» il 13-14-15 gennaio 2010 («La Coop ti spia») asserì l’esistenza di uno sistematico spionaggio dei lavoratori ordinato (come la pulitura nel 2009 del cd di registrazioni) dal manager Coop Ferrè. Il Tribunale civile in primo grado condannò però il quotidiano a risarcire 100 mila euro a Ferrè per diffamazione; e nel penale la giudice Anna Zamagni assolse Ferrè e dispose che per calunnia ai suoi danni fossero inquisiti i due 007 privati (4 anni la pena chiesta nel processo che finirà il 23 ottobre).
 
Caprotti, replica il suo avvocato Ermenegildo Costabile, «è molto sorpreso da questa ipotesi: c’è un equivoco e ritiene di poterlo chiarire al pm come sempre accaduto». Lo scorso 6 marzo Caprotti affermò di non aver mai saputo degli audio illegali: «Il 14 luglio 2009 Belpietro, che dirigeva Panorama, mi disse che aveva una inchiesta su certe condotte di Coop, che era stato aiutato da questi poliziotti privati, che si era avvalso di materiale fornito da loro, e che avevano problemi economici. Mi chiese: “Ho bisogno di un favore, voi potreste farli lavorare come vigilantes nei negozi?”. Io risposi: se posso fare un favore a voi e a Panorama, volentieri. Così tra luglio e agosto li vidi una volta, un’altra andai io nella loro sede 10 minuti in ottobre, e dissi al nostro capo della sicurezza di farli lavorare». «Gli demmo la vigilanza di 7-8 supermercati per 4 anni, per un fatturato di circa 2,4 milioni di euro», conferma l’ad di Esselunga, Salza: «Belpietro ci disse che sulla base di materiale fornito da queste due persone aveva una inchiesta su certi fatti Coop che non gli apparivano ortodossi, e ci chiese di farli lavorare». Belpietro e il giornalista Gianluigi Nuzzi sono indagati ieri per l’ipotesi di calunnia, legata all’aver pubblicato la presunta prova regina (una fattura di Coop da 290 mila euro) rivelatasi invece un falso.
 
 
 
21 luglio 2015
 
Luigi Ferrarella

Corriere della Sera
 
 
 

16 marzo 2015

LA VERITA' DI CAPROTTI SUI VIGILANTES ACCUSATI DI AVER CALUNNIATO COOP LOMBARDIA


Il patron di Esselunga chiamato a testimoniare contro due vigilantes: «Da me lavori per 2,4 milioni, ma nulla so di quegli articoli»






Bernardo Caprotti, il patron di Esselunga, testimonia a sorpresa in Tribunale su 2,4 milioni di euro di Esselunga andati a finire a due vigilantes poi accusatori di Coop Lombardia. Succede in una udienza di routine di un processo in apparenza altrettanto ordinario: quello a due titolari di una agenzia di sicurezza privata, Fabio Quarta e Gianluca Migliorati, rinviati a giudizio appunto per l’ipotesi di calunnia ai danni del direttore affari generali di Coop Lombardia, Daniele Ferrè: vicenda nata quando all’inizio del 2010 il quotidiano «Libero» (diretto dall’agosto 2009 da Maurizio Belpietro) aveva pubblicato per tre giorni in prima pagina articoli di Gianluigi Nuzzi e Davide Giacalone («La Coop ti spia», «I compagni orecchioni», «Coop, tutti gli uomini del Pd sapevano») nei quali si prospettava - anche con la pubblicazione di stralci di conversazioni private (e pure a sfondo sessuale) di dipendenti di un supermercato illecitamente registrate - che Coop Lombardia avesse ideato una sistematica attività di spionaggio dei propri dipendenti sul luogo di lavoro.

Ma l’inchiesta giornalistica, basata su fonti come appunto i due vigilantes la cui società aveva lavorato per Coop Lombardia prima dell’insorgere di attriti economici, si era rivelata infondata a giudizio sia del giudice civile di primo grado, che aveva condannato il quotidiano a risarcire 100 mila euro a Ferrè per diffamazione; sia, nel penale, alla giudice preliminare Anna Zamagni, che aveva assolto Ferrè dall’accusa di intercettazioni illegali ma aveva anche trasmesso al pm gli atti sugli 007 privati per l’ipotesi di calunnia, reato per il quale erano poi stati rinviati a giudizio. Ed è appunto in questo loro processo che non solo Caprotti, ma anche il suo amministratore delegato Carlo Salza, citati come testi dall’avvocato della parte civile Ferrè, Giacomo Lunghini, a sorpresa raccontano (il verbale dell’udienza di venerdí è stato depositato adesso) di aver incontrato i due vigilantes alcuni mesi prima degli articoli di «Libero».

«Il 14 luglio 2009 Belpietro, che allora dirigeva Panorama , mi venne a trovare per un favore urgente», spiega Caprotti alla giudice Teresa Guadagnino. «Mi disse che aveva una inchiesta su certe condotte di Coop, che era stato aiutato da questi poliziotti privati, che si era avvalso di materiale fornito da loro, e che avevano problemi economici. Mi chiese: “Ho bisogno di un favore, voi potreste farli lavorare come vigilantes nei supermercati?”. Io risposi: se posso fare un favore a voi e a Panorama , volentieri. Così tra luglio e agosto li vidi una volta, un’altra andai io nella loro sede 10 minuti in ottobre, e dissi al nostro capo della sicurezza, Marsili, di farli lavorare. Sa, ci servivamo di decine di società di vigilanza, spendendo 10 milioni l’anno, per gli 80 mila posti auto dei nostri negozi». «Gli demmo la vigilanza di 7-8 supermercati per 4 anni, per un fatturato di circa 2,4 milioni di euro», conferma l’amministratore delegato di Esselunga, Salza: «Caprotti e io siamo stati contattati da Belpietro, disse che sulla base di materiale fornito da queste due persone aveva una inchiesta su certi fatti della Coop che non gli apparivano ortodossi, e ci chiese di farli lavorare perché erano in gravissime difficoltà economiche».
 
Tra Caprotti e Salza restano solo alcune sfumature difformi: Caprotti non ricorda che Belpietro gli avesse accennato a registrazioni illecite, e dichiara di nemmeno aver mai saputo degli articoli pubblicati mesi dopo da Libero , mentre Salza ricorda di averne appreso dalla rassegna stampa aziendale sui concorrenti, e di averli commentati con Caprotti.



16 marzo 2015

Luigi Ferrarella

Corriere della Sera




03 febbraio 2015

PRESTITO SOCIALE, I RENDIMENTI DELLE COOP NEL 2015



I recenti casi dei crac di alcune Coop ripropongono il problema delle tutele e della sicurezza dei risparmi dei soci prestatori

Possiamo comunque notare che per quanto riguarda le remunerazioni dei soci, le nove coop della grande distribuzione si muovono in ordine sparso. Segue un quadro aggiornato






Si parla ancora troppo poco del prestito sociale delle cooperative e dei vari aspetti, soprattutto quelli legati alla sicurezza e alla trasparenza. I recenti casi di cronaca che hanno coinvolto due coop friulane, la storica Coop Operaie di Trieste e la CoopCa, dovrebbero invece far maggiormente riflettere. Se poi usciamo dall'ambito della distribuzione e passiamo all'edilizia, i casi che vedono travolti i soci prestatori si moltiplicano, partendo da quello della Coopcostruttori di Argenta al recente crac della Orion. Milioni di euro di piccoli risparmiatori immolati sull'altare di una cooperazione che non li tutela adeguatamente, ma beffati forse anche dalla loro ingenuità. Ci sono infatti dei miti duri da sfatare, come quello che le coop non possono fallire perché ben amministrate o per antichi retaggi ideologici. Da questo punto di vista lo slogan La Coop sei tu si è rivelato efficacissimo, ma non proprio veritiero.

Quel milione e duecentomila soci prestatori che riversano sui libretti delle nove maggiori Coop della grande distribuzione circa 11 miliardi, dovrebbe essere più informato, più attento e più partecipe, vista la carenza di controlli e trasparenza che periodicamente emerge con i disastri a cui abbiamo accennato. In buona sostanza invece il socio coop tipico
si rimette alla fiducia incondizionata che ripone nella Coop. Sarà bene ricordare invece che il prestito sociale coop non è presidiato da Bankitalia, né assistito dai fondi di garanzia che viceversa proteggono la clientela bancaria fino a 100mila euro per depositante e che le regole che lo disciplinano sono lasciate all'autodeterminazione delle singole Coop e le verifiche affidate al controllo interno. Per essere ancora più chiari, stiamo parlando d'un mondo autoreferenziale che rifugge a qualsiasi controllo esterno. Fatta questa doverosa premessa mostriamo come le nove maggiori coop remunerino i soci prestatori con modalità ed interessi diversi che di seguito mettiamo a confronto. I rendimenti sono al netto della ritenuta fiscale del 26%. I dati si riferiscono ai bilanci del 2013.

Le Coop Emiliane (Distretto Adriatico)

Coop Adriatica
Patrimonio netto 942,9 milioni
Utile di esercizio 32,8 milioni
Soci 1.258.000
Soci prestatori 248.771

Prestito sociale 2.079 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015
Fino a 15.000 euro - 0,59%

Da 15.001 a 25.000 - 1,04%
Da 25.001 a 36.000 - 1,55%

Coop Consumatori Nordest
Patrimonio netto 796,4 milioni
Utile di esercizio 8,3 milioni

Soci 628.906
Soci prestatori 120.039

Prestito sociale 1.381 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 3.000 euro - 0,30%

Da 3.001 a 16.000 - 0,44%
Da 16.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85%
La cooperativa ricorre inoltre ad un complesso sistema di incentivi per il quale rimandiamo a
questa pagina

Coop Estense
Patrimonio netto 678,7 milioni
Utile di esercizio 7,3 milioni

Soci 693.171
Soci prestatori 88.990

Prestito sociale 809 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 9.000 euro - 0,555%

Da 9.001 a 18.000 - 0,74%
Da 18.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85% 


Le Coop del distretto Nordovest

Coop Lombardia

Patrimonio netto 489,6 milioni
Utile di esercizio 3,2 milioni

Soci 1.055.852
Soci prestatori 107.192

Prestito sociale 1.095 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26% 


Novacoop
Patrimonio netto 720,5 milioni
Utile di esercizio 10,2 milioni

Soci 718.043
Soci prestatori 78.433

Prestito sociale 736 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26%

Coop Liguria
Patrimonio netto 660,3 milioni
Utile di esercizio 25 milioni

Soci 540.628
Soci prestatori 88.486

Prestito sociale 672 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 4.000 euro - 0,59%

Da 4.001 a 17.000 - 0,67%
Da 17.001 a 27.000 - 0,96%
Da 27.001 a 36.093 - 1,55%

Le Coop del centro Italia (Distretto Tirrenico)

Unicoop Firenze
Patrimonio netto 1.442 milioni
Utile di esercizio 26,8 milioni

Soci 1.225.000
Soci prestatori 247.779

Prestito sociale milioni 2.230

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015

Per qualsiasi importo fino a 35.500 euro - 0,74%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° marzo 2015
Prestito vincolato a 18 mesi - 1,48%


Unicoop Tirreno
Patrimonio netto 258,6 milioni
Utile (perdita) di esercizio -24,3 milioni

Soci 942.466
Soci prestatori 121.200

Prestito sociale milioni 1.164

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 5.000 euro - 0,44%

Da 5.001 a 25.000 - 0,63%
Da 15.001 a 25.000 - 1,11%
Da 25.001 a 35.000 - 1,48%
 

Coop Centro Italia
Patrimonio netto milioni*
Utile (perdita) di esercizio*

Soci  525.000
Soci prestatori 88.000

Prestito sociale milioni 630.000
*Dati non reperibili in rete

 

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Per qualsiasi importo fino a 36.093 euro - 0,52%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° gennaio 2015
Prestito vincolato a 12 mesi - 0,92%

Prestito vincolato a 24 mesi - 1,48%
Prestito vincolato a 36 mesi - 1,85%



3 febbraio 2015

 


14 marzo 2014

SARA' FUSIONE TRA COOP NORDEST E COOP ESTENSE?

In passato le voci su processi aggregativi tra grandi coop non si sono concretizzate

Ora, sulla scia della fusione di due grandi cooperative edili si torna a parlare di una possibile soluzione tra Coop Nordest e Coop Estense

 
 
Si ricomincia  a parlare di fusioni nel mondo Coop. Anche in passato alcuni processi unificativi tra grandi coop sembravano prendere corpo per poi sfarinarsi. In particolare va rammentato il tentativo di aggregazione delle tre grandi coop della distribuzione del distretto nord-ovest (Coop Liguria, Novacoop, Coop Lombardia) perorato dal presidente di Novacoop, nonché attuale presidente del consiglio di sorveglianza di Coop Italia, Ernesto Dalle Rive. Il progetto poi non decollò e i motivi li indicammo in questo post.

Si parlò anche di una possibile fusione tra le due grandi coop toscane (Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno) ma in questo caso erano solo voci e Unicoop Tirreno sembrò risoluta a non essere assorbita dalla consorella maggiore.

Ora però qualcosa pare cambiare. Le necessità spingono alcune boccheggianti realtà cooperative dell'edilizia a far massa critica e l'annunciata fusione tra i due colossi
Unieco e Coopsette, costrette a chiedere la ristrutturazione del debito, pare essere solo un primo evento.

Come scrive Dario Di Vico, le coop al contrario dei privati hanno rinviato le ristrutturazioni aziendali e sono rimasti fedeli alla linea del solidarismo. Ma il sesto anno della crisi li costringerà in tempi brevi a cambiare registro. Un altro impulso al cambiamento potrebbe venire dall'avvicendamento di Poletti alla guida di Legacoop. Qui Di Vico si lancia in previsioni che sarebbero assai innovative nel paludato mondo Coop: la Lega potrebbe decidere di adottare un modello confindustriale e scegliere di volta in volta uno dei capi-azienda (come presidente - nota blog). In questo modo la nomina non sarebbe più “vita”, la rotazione sarebbe più veloce e nello stesso tempo si produrrebbe una conduzione più soggettiva. Tutto ciò in un universo come quello cooperativo, poliarchico e abituato a movimenti lenti, segnerebbe un’ulteriore discontinuità. L’unica cosa che appare certa è che il nuovo presidente - funzionario o manager che sia - sarà di estrazione emiliano-romagnola anche questa volta.

Quella che pare certa è solo l'ultima considerazione, il resto è da vedersi, anche se appare un po' complicato. Sulle fusioni invece qualcosa stavolta potrebbe accadere e qualche antipasto c'è già stato, così si torna a parlare di quella tra Coop Consumatori Nordest e Coop Estense. Di seguito l'articolo che riporta la notizia.

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Coop Nordest e Estense, è l'ora delle aggregazioni
 
Se ne parla da oltre vent’anni ma il movimento cooperativo italiano è pronto a voltare pagina per dare il via libera definitivo alle aggregazioni nella grande distribuzione. Ad aprire la strada a Reggio in fatto di fusioni sono già state Coopsette e Unieco, pronte a varare il gruppo unitario Unisette per scalare la classifica di general contractor e uscire dalla crisi nel settore delle costruzioni.
 Il cambio degli assetti nel mondo della cooperazione non si ferma però qui. In campo torna infatti la maxi aggregazione del settore consumo tra Coop Nordest (presieduta dall’ex presidente della Lega regionale Paolo Cattabiani, e con sede a Reggio, forte di una rete di vendita che parte dall’Emilia e arriva a Trieste) e Coop Estense (nata dalla fusione tra Modena e Ferrara, presente anche in Puglia e nella provincia di Matera).

 A fare il punto è stato pochi giorni fa il Corriere della Sera con un articolo di Dario Di Vico, che trova conferme non ufficiali in attesa del via libera. Anche a Reggio le voci corrono e, pur non essendo state avviate procedure tecniche, il dossier è tornato a ingombrare il tavolo dei rispettivi board.

 Nel caso in cui dalle parole si passi ai fatti, verrebbe creato un vertice unico con vendite per oltre 2 miliardi di euro, poco meno di 2 milioni di soci, patrimoni aggregati da prime della classe e circa 10 mila dipendenti.

 
Le due coop vantano inoltre un prestito sociale di circa 2 miliardi di euro, benzina a sufficienza per mettere sotto scacco i concorrenti e finanziare un più accentuato sviluppo sui territori di competenza senza dover elemosinare soldi alle banche. Non bisogna poi dimenticare la ghiotta partecipazione in Finsoe, scatola finanziaria che controlla il gruppo Unipol-Fonsai, di cui le due coop detengono una quota pro-capite di poco inferiore al 11%.
 
La strategia di unificazione rientra in un più vasto processo di riordino del sistema accelerato dalla recente nomina del presidente nazionale di Legacoop Giuliano Poletti, diventato ministro del Lavoro, che ha liberato il posto a Roma. Per la sostituzione circolano diversi nomi ma l’unica certezza - secondo quanto trapela - è che il nuovo presidente nazionale dovrà comunque arrivare dall’Emilia-Romagna. Ad essere messa in lista c’è anche l’attuale presidente della Lega di Reggio, Simona Caselli, una donna-manager con esperienza finanziaria maturata nella cassaforte cooperativa Ccfs. Caselli se la dovrà vedere però con candidati del calibro di Giampiero Calzolari, presidente della Granarolo e della Legacoop di Bologna. La corsa è appena cominciata e a fare la differenza saranno certamente gli sponsor tanto in Emilia quanto a Roma.




13 marzo 2014

Enrico Lorenzo Tidona

gazzettadireggio.gelocal.it



20 ottobre 2013

COOP, TUTTO QUELLO CHE I SOCI PRESTATORI DEVONO SAPERE



Nel 2012 è diminuita del 7% la raccolta del risparmio dai soci

Dalla finanza 371 milioni di svalutazioni








Come funziona il filo diretto con i lettori

Tutti i numeri delle 9 grandi Coop (Tabella)

La fiducia dei soci è linfa vitale per una Coop. Un attestato di stima che è tutto espresso negli 11 miliardi depositati nei prestiti sociali (anche se sarebbe più appropriato chiamarli libretti di risparmio per i soci), che rappresentano il vero motore per il funzionamento delle cooperative di consumatori che operano con il marchio Coop. Ma la fiducia va conquistata e conservata con fatti concreti e con la massima trasparenza.

Il socio che affida i suoi risparmi alla cooperativa per sostenerne lo sviluppo, ha diritto di sapere come sono utilizzati. Rispetto alle inchieste condotte da Plus24 sui bilanci 2010 e 2111 delle Coop (si vedano le pubblicazioni del 4 febbraio e del 29 dicembre 2012, nonché del 12 e 26 gennaio 20l3) solo Coop Lombardia si è aggiunta a Coop Adriatica, Coop Nordest e Coop Estense nella lista delle cooperative che mettono a disposizione sul proprio sito internet l'intera informativa di bilancio. Per le altre grandi Coop, i buoni Propositi espressi dopo le precedenti inchieste sono rimasti per il momento lettera morta un deficit di informazione e trasparenza che non va nella direzione dell'ostentata attenzione ai quasi 8 milioni di soci (di cui 1,2 milioni anche prestatori) rimarcata negli slogan della Coop. Non si è credibili se non si rendono facilmente recuperabili i bilanci e tutta la documentazione relativa al prestito sociale, comprese le policy d'investimento e di gestione dei rischi.

Anche perché dai bilanci consolidati 2012, emerge chiaramente il peso della finanza rispetto a quello della gestione commerciale: prestiti dei soci anche superiori al 150% del fatturato (Coop Nordest) e al 125% delle attività finanziarie (Unicoop Firenze), oppure pari a 4,9 volte il patrimonio consolidato (Unicoop Tirreno).

Volumi di raccolta di risparmio che surclassano quelli dell'8o% delle banche italiane: con i suoi 2,4 miliardi di prestiti, infatti, Unicoop Firenze si collocherebbe, per raccolta, fra le migliori 100 delle 693 banche italiane. Prestiti gestiti senza alcun presidio di vigilanza finanziaria e privi di un sistema di garanzia a favore dei depositanti. II ruolo di tutela è assegnato al solo patrimonio aziendale, peraltro completamente investito in immobili e beni strumentali che in caso d'insolvenza si deprezzano in modo considerevole. Banca d'Italia ha già fatto sapere, rinviando la palla al ministro dell'Economia, che non può intervenire nemmeno per il solo ripristino della trasparenza informativa e contrattuale.

Che cosa deve succedere perché il quadro delle regole e dei limiti sia adeguatamente ridefinito? Occorre attendere altri "imprevedibili" crack, come quelli descritti a pagina 6? Anche perché dai dati esposti in alto, estratti dagli ultimi bilanci disponibili delle nove grandi Coop emerge con evidenza non solo l'impatto della crisi sulla gestione commerciale e sull'ammontare delle somme raccolte (-7%), ma anche quello delle svalutazioni (spesate, ma ne rimangono anche di latenti) sugli investimenti della cosiddetta "finanza strategica'.

Libretti ma anche polizze, conti correnti e mutui

Ltro della Bce anche per Coop Lombardia e Unicoop Tirreno


Supermercato o banca? Oltre a depositare i propri risparmi nei prestiti sociali, negli spazi commerciali delle grandi Coop i soci possono ormai mettere nel carrello anche polizze, conti correnti, prestiti personali e mutui. Prodotti assicurativi e bancari che le Coop offrono ai soci grazie alla collaborazione con il Gruppo Unipol, di cui sono azionisti di riferimento.

In realtà le Coop non possono svolgere attività bancaria: possono autofinanziarsi attraverso i prestiti sociali solo per sostenere le attività svolte, offrendo ai soci libretti di risparmio a costo zero e con una remunerazione che, a seconda della Coop e degli importi versati, attualmente viaggia fra lo 0,65 e il 3,5% (al lordo della ritenuta del 20%). Da qualche anno alcune Coop propongono anche prestiti sociali vincolati, con rendimenti che non reggono però il confronto con quelli riconosciuti dai conti di deposito bancari con vincoli di pari durata, che in più offrono la garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Rispetto alle banche, le Coop di consumo non possono esercitare l'attività creditizia, ovvero concedere finanziamenti. Eppure nel bilancio di Coop Lombardia viene sottolineato che nel 2012, attraverso personale specializzato, nei punti vendita sono giunte 73 domande di mutuo prima casa. Coop Liguria evidenzia che attraverso Unipol Banca, e con il supporto della cooperativa, nel 2012 sono stati erogati mutui per un milione e 156mila euro, sono state stipulate 1.030 polizze, per oltre 19 milioni di euro, e 197 piani pensionistici.
 
Coop Adriatica, invece, ha costituito insieme alla rete Assicoop e Unipol Banca, CoopCiConto Srl attraverso la quale nel 20l2 sono stati sottoscritti dai soci 4.498 polizze assicurative, 1.861 conti correnti e 391 prestiti e mutui. Un business creditizio che viene sempre più sviluppato nei punti vendita delle Coop, seppur indirettamente e con l'ausilio del Gruppo Unipol.

Sempre indirettamente, alcune coop (Coop Lombardia e Unicoop Tirreno), tramite Simgest e alcune banche, hanno tratto beneficio da operazioni correlate a quelle di Ltro attivate dalla Bce per consentire al sistema bancario di rifinanziarsi a condizione di favore. Cosa manca ai negozi Coop per aggiungere le insegne di sportelli bancari?

Il vaso di Pandora nei risultati della finanza strategica

Un quinto dei prestiti investito in Unipol, Monte de Paschi, Carige e Popolare di Spoleto


Nell'annus horribilis per i consumi, a pesare sui conti delle nove grandi sorelle Coop non è il risultato della gestione commerciale (+64 milioni di euro), ma la finanza "strategica" degli investimenti in grandi gruppi quotati, come Mps e Unipol. Le svalutazioni delle partecipazioni  (371 milioni) hanno fatto complessivamente chiudere i bilanci consolidati in perdita (153 milioni), nonostante lo straordinario saldo positivo della gestione finanziaria (221 milioni).

INVESTIMENTI «STRATEGICI»
Per comprendere la destinazione dei 10,4 miliardi di risparmi raccolti dai soci è utile parlare dei bilanci consolidati. Un aggregato con un attivo di 22,3 miliardi dove le attività finanziarie rappresentano l'investimento prevalente e pesano per il 52% distribuite tra disponibilità liquide (8%, compresi i depositi a tempo), titoli pubblici (15%), altri titoli e strumenti finanziari quotati e non (19%, di cui 7% immobilizzati) e, infine, partecipazioni (10%). Quest'ultime ammontano a 2,2 miliardi e, oltre ai fondi immobiliari, comprendono i cosiddetti investimenti strategici effettuati per complessivi 1,8 miliardi, in Mps (223 milioni suddivisi tra Unicoop Firenze 129 milioni e Coop Centro Italia 94 milioni), in Banca Carige (72 milioni di Coop Liguria) e in Unipol (1,5 miliardi, investimento presente in ogni Coop). Le partecipazioni assorbono in media il 16% del prestito dei soci, con punte superiori al 20% per Coop Adriatica e Coop Nordest. Sono tre le Coop che hanno chiuso il consolidato 2012 con una perdita significativa fatta eccezione per Unicoop Tirreno (-16 milioni), che evidenzia disequilibri persistenti già nella gestione caratteristica commerciale (-28 milioni), Unicoop Firenze e Coop Centro Italia hanno in comune rilevanti svalutazioni delle loro partecipazioni in Mps.

UNICOOP FIRENZE
Nel bilancio consolidato 2012, chiuso con una perdita di 131 milioni, la Coop ha iscritto una rettifica di valore della partecipazione Mps pari a 198 milioni, portando "prudenzialmente", dicono gli amministratori, il valore medio dell'azione da 0,76 euro a 0,30 (la quotazione di questi giorni è in area 0,25). Ma non si stratta della prima svalutazione. Già nel 2008 era stata spesata una rettifica di 203 milioni alle azioni e bond convertibili Mps. Nell'ultimo quinquennio le svalutazioni arrivano a 430 milioni e sale la preoccupazione, oltre che per il costo delle ambizioni strategiche e per i risparmi dei soci affidati alla Coop, per la consistenza del patrimonio aziendale che a fine 2012 ammonta sì a 1.419 milioni, ma che comprende una rivalutazione dei fabbricati di 749 milioni effettuata nel 2008 in contemporanea con la prima svalutazione e a crisi immobiliare non ancora conclamata, sulla base del 90% del valore di perizia.

COOP CENTRO ITALIA
La Coop Centro Italia chiude il consolidato 2012 con una perdita di 63 milioni innescata da 101 milioni di svalutazioni, di cui 77 su Mps. Ma la peculiarità della cooperativa e di possedere investimenti strategici oltre che in Mps (94 milioni) e Unipol (31 milioni), anche nella popolare di Spoleto (4 milioni) in amministrazione straordinaria dal febbraio 2013.
Per quanto riguarda Unipol, tuttavia, non avendo condiviso con Fonsai, la cooperativa non ha aderito hai relativi aumenti di capitale deliberati nel 2012 e ha mutato lo status delle azioni da partecipazioni strategiche a titoli del circolante. Nonostante la procedura in corso, invece, la Coop ha raccolto l'invito a partecipare all'operazione promossa dal veicolo societario Clitumnus Srl e da una cordata d'imprenditori e istituzioni, sottoscrivendo un accordo per l'acquisizione del controllo della Popolare di Spoleto. Confermato anche l'investimento in Mps, ma svalutato a causa della perdita ritenuta durevole, riducendo il valore delle azioni a 0,44 euro, importo maggiore del 50% del valore di 0,30 euro applicato da Unicoop Firenze.

L'UBIQUITA' DI UNIPOL

Ognuna delle grandi Coop detiene partecipazioni in Unipol, il conglomerato finanziario del settore assicurativo controllato dalle cooperative aderenti a Legacoop. L'ammontare va dai 356 milioni di Coop Adriatica ai 10 milioni di Unicoop Firenze. Effettuati prevalentemente tramite società partecipate (Finsoe, Lima, Holmo, Spring 2), gli investimenti sono valutati in bilancio al costo, perché inferiore al valore di stima. Il confronto con il "prezzo di mercato", in ogni caso, evidenzia rilevanti minusvalenze latenti, anche se con ampie fluttuazioni per la volatilità del mercato. A fine 2012, per esempio, Finsoe deteneva 225.307096 azioni ordinarie Unipol (partecipazione di controllo al 50,75%) al prezzo di carico di 9,954 euro, contro il prezzo medio di dicembre in Borsa di 1,467 euro. Risultato: una minusvalenza latente di 1,9 miliardi che, rapportata alla quota del 12,4% del capitale di Finsoe detenuta da Coop Adriatica, si traduceva, al 31 dicembre, in una minus di 237 milioni che, aggiornata ai prezzi attuali (in area 3,99), si riduce a 166 milioni. Fra le coop c'è quindi apprensione per le sorti degli investimenti "strategici".



19 ottobre 2013

Adriano Melchiori, Gianfranco Ursino

Plus24-il Sole 24 Ore



31 dicembre 2012

ANCHE COOP LOMBARDIA DISDETTA IL CONTRATTO INTEGRATIVO

A gennaio ricomincia il confronto su orario di lavoro, straordinari e incentivi

Avviata revisione della spesa a tutti i livelli, tagliati regali di rappresentanza

«Ora ci sono quattro mesi di vacanza contrattuale, le parti dovranno incontrarsi per trovare un punto di incontro», spiegano i sindacati. Al centro del contendere ci sarebbe la rideterminazione del valore dello straordinario, il clima nel gruppo, spiegano fonti interne, è da spending review totale
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Ormai è una tendenza affermata, anche nel mondo Coop, quella di disidire il Contratto Integrativo Aziendale. Aveva cominciato Coop Estense, poi Coop Nordest e Coop Reno, ora è la volta di Coop Lombardia. E' abbastanza scontato che ora accada, dopo che è stato firmato da governo e sindacati (tranne Cgil) l'accordo sulla produttività, che depotenzia la contrattazione nazionale e rilancia quella di secondo livello come veicolo per accordi sull' aumento della produttività correlando a tale aspetto la crescita delle retribuzioni dei lavoratori. Nella sostanza si va ad incidere su quella parte di "salario flessibile" con meccanismi spesso discutibili e con l'obietivo di contenere il costo del lavoro rendendo la retribuzione più "leggera". (Corsivo Blog).


PAVIA. Il contratto integrativo, quello che stabilisce gli orari, l’organizzazione del lavoro degli oltre 4200 dipendenti dei 51 supermercati e ipermercati Coop Lombardia, era scaduto ad aprile. Ma ieri, a due giorni dalla fine dell’anno, con quasi tutte le sedi sindacali chiuse per ferie, il gruppo ha mandato la comunicazione della disdettta alle rappresentanze sindacali unitarie e alle organizzazioni sindacali di tutte le province in cui è presente coi suoi 51 punti vendita. L’ultimo incontro era stato dopo Natale, a Milano. E tra i dipendenti c’è la preoccupazione che il loro lavoro, in futuro, varrà di meno.

«Ora ci sono quattro mesi di vacanza contrattuale, le parti dovranno incontrarsi per trovare un punto di incontro», spiegano i sindacati. Al centro del contendere ci sarebbe la rideterminazione del valore dello straordinario, il clima nel gruppo, spiegano fonti interne, è da spending review totale. La parola d’ordine è risparmio, ma con un tavolo di trattativa aperto e il tentativo di preservare l’occupazione e i contratti. La spending review si vede nel taglio dei regali di rappresentanza operato questo Natale, nell’attenzione che si concentra anche sulla carta delle fotocopie, che non va sprecata, in linea sì con l’etica ambientale sostenuta dall’azienda ma, in questo momento di calo dei consumi, soprattutto in un’ottica di contenimento della spesa.
 
Coop conta in provincia di Pavia tre punti vendita e circa 250 dipendenti, ma sono in tanti i pavesi e i vigevanesi che ora lavorano nelle sedi di Milano e provincia. «I rapporti sindacali sono buoni e un po’ diversi da quelli delle altre aziende», fanno sapere i sindacati, ma c’è chi fa notare che mandare una disdetta del contratto di sabato, a due giorni dalla fine dell’anno è un comportamento poco consono per un’azienda che dell’etica e della responsabilità sociale d’impresa fa il suo vanto e il suo punto di forza. Coop lamenta un costo del lavoro superiore alla concorrenza diretta ma se il prodotto sugli scaffali è lo stesso, la differenza, sancita da regolamenti e statuti, è la politica sociale ed etica che sta dietro ai prodotti e ai rapporti di lavoro. Ma che pare soffrire con l’avanzare della crisi.
 
 
 
30 dicembre 2012
 
Anna Ghezzi
 
la Provincia Pavese
 
 

17 novembre 2012

QUELL'INTERESSE DELLA COOP PER L'ACQUA PUBBLICA

La Coop parte con una nuova campagna di sensibilizzazione sull'acqua del rubinetto

Ci si domanda se tanta insistenza civile non celi qualche interesse particolare, alla luce di alcuni articoli del decreto Monti sulle liberalizzazioni e viste alcune dichiarazioni in recente passato di esponenti del mondo della politica e delle Coop

Nel frattempo i comitati per l'
Acqua bene comune, indicono una manifestazione nazionale a Reggio Emilia per il 16 dicembre




Negli ultimi giorni ha preso il via una campagna di sensibilizzazione a favore dell'acqua pubblica da parte di numerose grandi Coop della distribuzione. Ieri, venerdì 16 novembre, è stata presentata da Coop, l’impresa leader della grande distribuzione nel nostro Paese, e da Federutility, la federazione delle imprese energetiche e idriche, la campagna informativa “Sull’acqua il massimo della trasparenza”.

Coop Estense. All’interno dei punti vendita della cooperativa emiliana, per la prima volta in Italia, vengono esposte le etichette sulla qualità dell’acqua “di casa. I consumatori, nei reparti acque di supermercati e ipermercati, possono consultare una scheda informativa con le caratteristiche chimiche e microbiologiche dell’acqua del rubinetto di casa propria, in modo da effettuare una scelta di acquisto (o di non acquisto) ancor più consapevole. L'iniziativa di Coop Estense coinvolge anche la Basilicata con l'acquedotto lucano, la coop modenese è infatti presente a Matera con un ipermercato, come già in precedenza era stato fatto con la Puglia, altra zona dove Coop Estense è attiva.

Coop Lombardia. I gestori delle acque milanesi, Cap Holding con Amiacque e MM si sono alleati con Coop Lombardia per sostenere una campagna di comunicazione relativa alle qualità dell’acqua erogata dai rubinetti di casa.

Coop Liguria. La coop lancia l'operazione trasparenza. Acqua del rubinetto sana e buona.

Insomma, l'operazione sulla bontà e convenienza dell'acqua dei sindaci è stata lanciata da Coop in grande stile e coinvolgerà in tutta Italia ben 500 punti vendita. Questa iniziativa non è nuova, prosegue infatti la precedente Acqua di casa mia, lanciata nell'ottobre 2010 che vide molto attiva Unicoop Firenze. Nella discussione sui referendum sulla privatizzazione dell'acqua, ci furono alcune prese di posizioni interessanti, come quella del presidente della Toscana, Enrico Rossi, che pensava di far entrare direttamente i cittadini nella gestione dell'acqua, trasformando le comunità in public company o in tante piccole cooperative. 

Anche Giorgio Raggi, presidente di Coop Centro Italia, proponeva l'azionariato Coop per l'acqua. Intanto Rossi, Renzi, De Angelis (Publiacqua) e Campaini (Unicoop Firenze) innaugurano fontanelli pubblici in po' ovunque. Nella foto il taglio del nastro per  quello davanti l'ingresso del Centro Coop di Gavinana.

Più di recente arrivano le liberalizzazioni del governo Monti e i promotori dei referendum sull'acqua pubblica cominciano seriamente a preoccuparsi. Secondo i promotori della consultazione, infatti,  nel decreto del governo ci sono due articoli che vietano la possibilità della gestione pubblica degli acquedotti e costringono gli enti locali a cedere i loro asset nelle società di gestione dei servizi pubblici locali.

La preoccupazione dei sostenitori dell'acqua pubblica tornerà ad esprimersi a Reggio Emilia, con una manifestazione nazionale per il 15 dicembre 2012. L'obiettivo dei comitati per l'Acqua bene comune è far tornare in mano ai cittadini il servizio idrico in scadenza contrattuale con Iren e protestare contro una grande multiutility del nord, voluta da Passera.

Sembra dunque riaccendersi la battaglia sull'acqua pubblica e pare che se c'è qualcosa da spartirsi, le grandi Coop non vogliano restarne fuori. Alcune delle principali multiutility sono presenti in borsa, con quote di maggioranza detenute da comuni ed enti. A seguire potete vedere la composizione dell'azionariato.

A2A (Milano-Brescia)
Hera (Bologna-Modena e altri comuni emiliani)
Iren (Genova-Torino)
Acegas-Asp (Trieste-Padova)
Acea (Roma)
Publiacqua (Firenze e soci pubblici - Acque Blu Fiorentine Spa)


04 novembre 2012

ASSOLTO IL VICEPRESIDENTE DI COOP LOMBARDIA


Il vicepresidente della Coop Lombardia, Daniele Ferrè, è stato assolto con formula piena dal gup di Milano, Anna Maria Zamagni nel processo con rito abbreviato con al centro la vicenda di un presunto spionaggio ai danni di dipendenti Coop attraverso l'ascolto illegale delle loro telefonate.

Il giudice ha anche prosciolto, in sede di udienza preliminare, altri due imputati, Massimo Carnevali, capo della sicurezza del punto vendita di Vigevano (Pavia) e Alberto Rancarani, titolare di una società di tecnologie investigative.

Riguardo alla posizione di quest'ultimo, però, il gup ha ordinato la trasmissione degli atti alla Procura, perché da quanto si è saputo, potrebbe configurarsi per lui un'ipotesi di calunnia.




4 ottobre 2012

il Giornale


21 settembre 2012

LE COOP DEL NORD OVEST SBARCANO ALL'INTERPORTO DI RIVALTA SCRIVIA

  
La nuova piattaforma, con funzione di magazzino centralizzato per le tre grandi cooperative del Nord Ovest (NovaCoop Piemonte, Coop Liguria e Coop Lombardia)

All’Interporto di Rivalta è operativa una nuova piattaforma logistica per la gestione dei prodotti freschi di Coop Consorzio Nord Ovest. Un magazzino di circa 45.000 metri quadrati  a temperatura controllata (da 0° a + 8°), in 4 sezioni dedicate alle attività dell’ortofrutta, dei salumi e latticini, delle carni e del pesce fresco, oltre a un’area per le lavorazioni.

Sul tetto è installato un impianto fotovoltaico da 1 MW, per l’autosufficienza energetica.

«La nuova piattaforma, con funzione di magazzino centralizzato per le tre grandi cooperative del Nord Ovest (NovaCoop Piemonte, Coop Liguria e Coop Lombardia) - spiegano all’Interporto - ci permette di rafforzare il nostro business in un settore centrale e in forte espansione, quello della grande distribuzione alimentare e, in particolare, del comparto dei prodotti a temperatura condizionata».

Intanto, è stato stipulato tra Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e la Clo Servizi Logistici di Milano un importante accordo quadro, premessa all’avviamento della nuova piattaforma logistica. «Cgil, Cisl e Uil - spiegano le organizzazioni sindacali - hanno svolto un monitoraggio continuo del settore cooperative con l’obiettivo di una maggiore legalità, trasparenza e una corretta applicazione dei contratti di lavoro, contrastando la concorrenza sleale.   Altrettanto significativi sono gli impegni che riguardano i tempi e le modalità di trasferimento a Rivalta delle attività di stoccaggio e transito attualmente svolte in altre piattaforme logistiche regionali, l’impegno a favorire nuovi inserimenti di personale (50/60 lavoratori) da affiancare al personale trasferito e possibili ulteriori elementi di sviluppo dell’attività nei prossimi mesi».



21 settembre 2012 






08 agosto 2012

L'ELITE DELLE COOP CHE IN FONSAI HANNO FATTO LA PARTE DEL LEONE

Finsoe cui fa capo il 51% di Unipol è la holding padrona del secondo gruppo assicurativo italiano manon è più quella variopinta compagine mutualistica di una volta dove tutti contavano nella stessa misura e le decisioni si prendevano in maniera «bulgara».

Le Coop che hanno maggiormente sostenuto l'operazione sono cinque:
Le emiliane del distretto adriatico: Coop Adriatica (primo azionista singolo con il 12,5% di Finsoe), Coop Nordest, Coop Estense. Seguono Novacoop e Coop Lombardia

Marco Pedroni (foto), presidente di Coop Consumatori Nordest e presidente del consiglio di amministrazione di Finsoe


La loro parte le coop l’hanno fatta: come promesso hanno sottoscritto il 55% dell’aumento di capitale di Unipol da 1,1 miliardi e ora fanno i conti in casa loro. Domani l’assemblea di Finsoe cui fa capo il 51% di Unipol prenderà atto di essere la holding padrona del secondo gruppo assicurativo italiano ma anche di non essere più quella variopinta compagine mutualistica di una volta, dove tutti contavano nella stessa misura e le decisioni si prendevano in maniera «bulgara».

Di fatto un’élite di coop ha fatto la parte del leone nello sforzo finanziario per consentire ad Unipol di comperare Fonsai: in cinque hanno sottoscritto sia le proprie quote nella ricapitalizzazione da 300 milioni di Finsoe sia, tramite la società Lima srl, il 3% di quella di Unipol. Non solo hanno fatto anche la parte di quelle imprese che non avevano i mezzi per partecipare, come la imolese Cesi o la Unicoop Tirreno, e quella dei soci esteri non interessati a rimanere nella partita: Bnp Paribas, Jp Morgan e le mutue Belghe PV Assurance.

«Le coop di consumo sono più ricche di altre — commenta Vincenzo Tassinarima non prendono decisioni a maggioranza, cercano di far valere sempre un principio di collegialità». I grandi azionisti di Unifonsai sono i tre big emiliani della grande distribuzione: Coop Adriatica, guidata da Adriano Turrini (primo azionista singolo con il 12,5% di Finsoe), Coop Nordest guidata dal presidente di Finsoe Marco Pedroni (nella foto), e Coop Estense. Seguono la piemontese Novacoop presieduta da Ernesto Dalle Rive e la Coop Lombardia. Questi cinque insieme hanno sborsato circa 150 milioni e insieme controllano il 42% di Finsoe. Gli altri soci che contano sono Cooperare spa, l’istituto per lo sviluppo della cooperazione (8,4%) e Coop Liguria (6,1%). Anche il primo socio collettivo di Finsoe, Holmo (24,5%), ha fatto la sua parte nell’aumento Finsoe, ma non è riuscito a sua volta a completare la propria di ricapitalizzazione: troppe defezioni. Doveva raccogliere 74 milioni di risorse fresche dai suoi soci ma si è fermato a 25 milioni.

La conseguenza della mutata geografia azionaria ed economica delle cooperative è scritta nero su bianco nel nuovo statuto di Finsoe. La governance della holding anziché prevedere il solito patto di sindacato antiscalata prevede la possibilità di uscire dalla compagine senza accordo unanime. Lo statuto introduce una clausola di gradimento per l’ingresso di terzi nell’azionariato e due clausole di uscita: «covendita» e «trascinamento». Il diritto di covendita scatta nel caso in cui alcuni soci ricevano un’offerta per una partecipazione rilevante (superiore al 35%) o tale da portare il nuovo entrante oltre il 50%. Il trascinamento viceversa consente di obbligare gli altri azionisti a vendere nel caso ad alcuni soci arrivi un’offerta che supera il 60% del capitale.


8 agosto 2012

Roberta Scagliarini

Corriere della Sera



23 aprile 2012

LA VERTENZA DI DUE SALUMIERE RISCHIA DI FAR FALLIRE COOP LOMBARDIA

Lavoravano come esterne in un ipermercato di Como, mentre erano di fatto dipendenti. Così hanno fatto causa e hanno vinto.

Ma il colosso della distribuzione non ha pagato. E loro ora ne chiedono il fallimento

Non si può sapere quale piccola pietra smuoverà la valanga. Un detto a pennello per le due salumiere di Cantù che rischiano di far fallire niente meno che la Coop Lombardia, colosso della grande distribuzione.

Tutto nasce da una sentenza che ha sancito la violazione di alcune normative in ambito lavorativo della Coop, in uno degli ipermercati che possiede nel comasco. Causa 'somministrazione illecita di manodopera', l'azienda è stata condannata a risarcire due ex lavoratrici con circa 80mila euro l'una, oltre al versamento dei contributi per otto anni.

Una vicenda che sarebbe rimasta nell'ombra se la Coop Lombardia, che nel frattempo ha presentato appello e ricorso in Cassazione, avesse corrisposto tutto il risarcimento alle operatrici del reparto salumeria. Peccato che dal pronunciamento delle due sentenze emesse, una dal giudice del lavoro Nicola Di Leo del Tribunale di Milano il 27 gennaio 2010 e l'altra dal giudice Maria Gabriella Mennuni il 22 dicembre 2011 ad oggi, la Coop non abbia pagato la cifra completa alle due dipendenti.

Da qui la decisione degli avvocati delle due donne di rivolgersi al Tribunale della sezione fallimentare di Milano per chiedere «la dichiarazione dello stato di insolvenza ai fini dell'apertura della procedura di liquidazione coatta amministrativa» della Coop. Si tratta, in parole semplici, del corrispondente della procedura di fallimento per le cooperative.

L'episodio risale ancora al 2008 quando due lavoratrici, formalmente assunte da una ditta esterna con contratto di collaborazione o a progetto, ma di fatto lavoratrici alle dipendenze della Coop, hanno deciso - a seguito del licenziamento - di fare causa alla catena di ipermercati per vedersi riconosciuto il rapporto di subordinazione e ottenere le differenze contributive e retributive.

Una lunga causa di lavoro che si è conclusa con una vittoria delle due dipendenti: il Tribunale ha stabilito la sussistenza del rapporto subordinato a tempo indeterminato tra le ricorrenti e Coop Lombardia e ha condannato la catena a reintegrare le due lavoratrici nel frattempo rimaste a casa e a risarcirle. Le due donne sono riuscite infatti a dimostrare, come si legge dalla sentenza, «che subivano rimproveri e controlli da parte del personale Coop e che l'azienda non sia restata estranea ai rapporti contrattuali tra l'agenzia e l'impresa fornitrice dei prodotti, ma che abbia assunto un'ingerenza nel rapporto con le lavoratrici».

Adesso la Coop rischia grosso. Il giudice del Tribunale di Milano della sezione fallimentare Roberto Fontana ha deciso di riservarsi sulla decisione del fallimento, chiedendo all'azienda di produrre registri, bilanci e documentazione in occasione della prossima discussione. Se la Coop verrà dichiarata davvero fallita lo si saprà a giorni, ma intanto si tratta senza dubbio di un forte segnale.

«La Coop Lombardia ha violato norme particolarmente odiose essendo ricorsa alla somministrazione di manodopera al di fuori dei casi previsti tassativamente per legge che nel nostro ordinamento è anche reato penale», spiega Biagio Cartillone, il legale milanese che ha seguito le due salumiere. «La triangolazione della somministrazione illecita comporta per il committente indebiti vantaggi con trattamenti peggiorativi nei confronti delle maestranze e stravolgimento delle corrette regole della concorrenza tra le imprese. La Coop Lombardia, dopo essere stata condannata con due sentenze, cerca adesso in tutti i modi di sottrarsi all'adempimento di quanto deciso dai giudici. L'istanza di liquidazione coatta amministrativa è l'estremo tentativo per indurla ad eseguire le sentenze».


Leggi la sentenza



23 aprile 2012

Diana Cariani

L'Espresso



03 febbraio 2012

DIPENDENTI COOP SPIATI: VICEPRESIDENTE COOP LOMBARDIA E ALTRI QUATTRO A PROCESSO

La procura di Milano ha chiesto il processo per Daniele Ferré, vicepresidente di Coop Lombardia per ''interferenza illecita nella vita privata'' e ''cognizione illecita di conversazioni telefoniche'', per le registrazioni illegali, avvenute nel maggio del 2004 ai danni di alcuni dipendenti della Coop di Vigevano


La Procura di Milano ha chiesto il processo per Daniele Ferre', vicepresidente della Coop Lombardia, Massimo Carnevali, ex capo della sicurezza del punto vendita di Vigevano e per Alberto Rancarani, titolare di una societa' di tecnologie investigative, finiti sotto inchiesta per la vicenda di un presunto 'spionaggio' dei dipendenti Coop attraverso l'ascolto illegale delle loro telefonate. Per aver invece pubblicato, due anni fa, ''fuori dai casi previsti dalla legge'' queste conversazioni e' stato chiesto il processo anche per un cronista e per il direttore di Libero Maurizio Belpietro.

Il pm Francesca Celle, titolare dell'indagine, ha contestato a Ferre', Carnevali e Rancarani i reati di ''interferenza illecita nella vita privata'' e ''cognizione illecita di conversazioni telefoniche'', per le registrazioni illegali, avvenute nel maggio del 2004, e per una ventina di giorni, delle chiamate dei dipendenti del supermercato della cittadina della Lomellina, chiuso nella primavera del 2006.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti Carnevali, otto anni fa, avrebbe studiato, per conto di Coop Lombardia, un piano per registrare le conversazioni telefoniche dei dipendenti in entrata e in uscita. Il progetto, affidato per la parte tecnica a Rancarani (che nel 2009 emise a Coop una fattura mai saldata) e di cui anni dopo sarebbe stato portato a conoscenza anche Ferre', prevedeva il 'controllo' di una cinquantina di punti vendita.

Sebbene non divenne del tutto operativo, per l'accusa, il piano avrebbe pero' permesso alla dirigenza Coop di ascoltare i dialoghi per meno di un mese.

Una vicenda dietro la quale, ipotizzano le indagini difensive svolte dai legali di Ferre' e riassunte una memoria depositata al pm, si celerebbe un ''vero e proprio tentativo di ricatto nei confronti di Coop Lombardia''.

Ora spettera' al gup Anna Zamagni, che non ha ancora fissato la data di apertura dell'udienza preliminare, decidere se mandare i cinque imputati a giudizio o meno.


2 febbraio 2012

blitz quotidiano

22 gennaio 2012

«COOP HA INSABBIATO IL CASO INTERCETTAZIONI»

I verbali del responsabile sicurezza del PD: «Informai i vertici di partito e Legacoop e portai da Bersani gli imprenditori che avevano svelato lo scandalo, lui li fece parlare con il presidente di Legacoop Lombardia, Luca Bernareggi»

Da quel momento, però, alla società che ha denunciato presunte malefatte sono stati tagliati i ponti non solo con Coop, «ma non gli vengono più affidati compiti sulla sicurezza del Pd».

Lo scandalo intercettazioni


Dipendenti intercettati in ufficio, filmati illegalmente, ma anche presunte 'consulenze' pretese da almeno un manager per continuare a lavorare con la Coop. Un j’accuse dettagliato, che nel 2008 è stato rappresentato anche all’attuale segretario del Pd, Pierluigi Bersani, e da questi ai vertici della Lega Coop, ma che non avrebbe portato a nessun risultato.

A svelarlo a verbale non è uno degli imprenditori esautorati, bensì l’attuale «responsabile della sicurezza del Pd in Lombardia», Walter Travaini. Ascoltato come testimone nell’inchiesta sui presunti dossieraggi illegali a carico di alcuni dipendenti della Coop, Travaini racconta di come gli imprenditori in questione (Gianluca Migliorati e Fabio Quarta soci della Sis), «mi furono presentati negli anni 2003-2004 da Massimo Carnevali, responsabile sicurezza Coop (tra gli indagati dell’inchiesta, ndr), in quanto la loro società collaborava già all’interno di Coop». Sulla professionalità di questi due imprenditori, Travaini non ha dubbi, definendoli «professionali e seri, gli erano anche affidati delicati compiti di sicurezza all’interno del Pd».

Secondo il testimone i manager della Sis, dopo alcuni anni di collaborazione, si rivolsero a lui per denunciare una serie di inquietanti anomalie. «Mi mostrarono – ha raccontato Travaini al pm Francesca Celle – delle fatture riconducibili a Carnevali, aventi come oggetto consulenze generiche... richieste di denaro per permettere alla Sis di continuare a lavorare all’interno di Coop». Secondo il funzionario del Pd, i due imprenditori gli rappresentavano anche «delle situazioni che riguardavano intercettazioni video ai danni dei dipendenti Coop». Una situazione che Travaini non sottovaluta. Grazie anche «all’amicizia personale che mi lega all’onorevole Bersani, organizzai un incontro».

Durante il tragitto tra Linate e Piacenza, nel 2008, «i signori Quarta e Migliorati mostrarono dei contratti e copie di fatture, evidenziando che le stesse altro non fossero che richieste di denaro da parte del responsabile della sicurezza Coop. Riferirono inoltre anche di alcuni comportamenti scorretti che la Coop aveva nei confronti dei dipendenti. Preso atto di questa situazione, Bersani – ricorda ancora il testimone – disse che avrebbe messo a conoscenza la Lega Coop, in quanto unico organo deputato a far chiarezza sulla vicenda».

L’intervento di Bersani effettivamente ci fu, tanto che Travaini ricorda di come «Quarta e Migliorati sono stati da me accompagnati in Lega Coop dal presidente Luca Bernareggi e dal direttore generale Italo Formigoni. In questa sede i due hanno ribadito gli stessi fatti e anche Bernareggi e Formigoni dissero che avrebbero fatto luce sulla vicenda». Da quel momento, però, alla società che ha denunciato presunte malefatte sono stati tagliati i ponti non solo con Coop, «ma non gli vengono più affidati compiti sulla sicurezza del Pd».

Due anni dopo, nel 2010, un’inchiesta ha scoperto il progetto, poi non portato a termine ma solo sperimentato su una filiale di Vigevano, di intercettazioni telefoniche illegali disposte su alcuni dipendenti. Attualmente rischiano il processo l’ex responsabile sicurezza Coop Lombardia e il suo superiore, il vicepresidente di Coop Lombardia Daniele Ferrè.



22 gennaio 2012

Emilio Randacio

La Repubblica



16 novembre 2011

IL TEMPO PER INDOSSARE GLI INDUMENTI DI LAVORO E IL CASO ALL'IPER DI CREMA


L'episodio accaduto alla collega di Coop Lombardia riporta alla luce un argomento molto sentito dai lavoratori della GDO e di Coop: quello del tempo tuta, ricordiamo ai colleghi, fa parte dell'attività lavorativa.

Segnaliamo inoltre che
USB ha aperto una vertenza in merito in Unicoop Tirreno.

La questione non è sfuggita ad Unicoop FI, azienda sempre attenta ad iniziative di solidarietà, un pò meno accorta verso i diritti dei propri dipendenti. Uno dei punti del nuovo contratto aziendale, le cui trattative procedono a singhiozzo in attesa che si chiuda il CCNL, riguarderebbe proprio il tempo di vestizione/svestizione del lavoratore che Unicoop vorrebbe tenere per norma fuori dall'orario di lavoro (quindi nel tempo libero del lavoratore), nonostante varie sentenze della Cassazione stabiliscano il contrario.


Alla lavoratrice Ramona Guerini, addetta al Reparto Pescheria Ipercoop di
Crema gli vengono contestati dall’azienda addebiti disciplinari per non essersi presentata al lavoro all’ora stabilita e di aver abbandonato il lavoro prima dell’ora stabilita.

L’azienda le contesta: “Con la presente Le contestiamo ad ogni conseguente effetto di legge e di contratto quanto segue: in data odierna non si trovava sul posto di lavoro nel Reparto Pescheria all’ora stabilita per l’inizio delle attività, e cioè alle ore 7.00, ma arrivava alle ore 7.10 dopo 10 minuti. Sempre in data odierna, Ella abbandonava il posto di lavoro alle ore 11.53, sette minuti prima dell’ora stabilita per la cessazione delle sue attività, e cioè alle ore 12.00. Le contestiamo quindi la violazione dell’art. 191-1° comma – del vigente Ccnl. e regolamento aziendale in vigore”.

Semplicemente Ramona inizia regolarmente l’attività lavorativa come da disposizioni alle ore 7.00 timbrando con il badge. Termina l’attività lavorativa alle ore 12.00 timbrando con il badge l’uscita. Alle ore 7.00 dopo la timbratura si reca negli spogliatoi aziendali per indossare la divisa/tuta da lavoro specifica per la mansione in cui è impiegata, di addetta alla vendita e preparazione al Reparto Pescheria. Indossa all’uopo pantaloni, camice, scarpe antinfortunistiche, pettorina e cuffia, così come da disposizioni aziendali, idonee alla mansione specifica e alle procedure di sicurezza e igiene HCCP e da quanto previsto da legge. Raggiunge successivamente il Reparto Pescheria, svolgendo la mansione assegnata con diligenza e cura. Al termine del suo orario di lavoro si reca negli spogliatoi per eseguire la svestizione della divisa/tuta, riponendola con cura nell’armadietto e timbra l’uscita alle ore 12.00.

Il cambio della tuta è orario di lavoro. Indossare la tuta da lavoro in azienda, seguendo le modalità impartite dal datore, è una attività che rientra a tutti gli effetti nel tempo lavorativo che il dipendente mette a disposizione: pertanto deve essere pagato a tutti gli operai che indossano
la 'divisa' cambiandosi negli spogliatoi aziendali.

Innanzitutto, per analizzare al meglio la questione, occorre partire dal D. Lgs. n. 66 del 2003 concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro.

In particolare l’art 2 lettera a) stabilisce che “orario di lavoro è qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro, nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”.

A tal proposito si ritiene, senza dubbio, che anche il tempo impiegato dal lavoratore per indossare e togliere la divisa rientri nell’ambito nel periodo in cui il lavoratore sia a disposizione del datore di lavoro, in quanto, tempo dedicato ad una determinata attività preparatoria richiestagli espressamente dal datore di lavoro e quindi retribuibile.

A sostegno di questo assunto in più occasioni si è espressa anche la giurisprudenza, che ha dichiarato che “il tempo necessario al lavoratore per raggiungere, una volta cambiato, il reparto dove, timbrato l’orologio marcatempo, inizia a svolgere di fatto la prestazione lavorativa, deve
essere retribuito poiché parte del lavoro effettivo, allorquando il dipendente sia tenuto a un tempo di percorrenza funzionale soltanto alle esigenze organizzative dell’azienda e sia assoggettato al potere direttivo, organizzativo e disciplinare della medesima.

INOLTRE, IL DATORE DI LAVORO NON PUÒ SICURAMENTE PRETENDERE CHE IL LAVORATORE INDOSSI E SI TOLGA LA DIVISA AL DI FUORI DELL’ORARIO DI LAVORO, INFATTI AL DI FUORI DI ESSO IL PRESTATORE DI LAVORO NON SOGGIACE A PROVVEDIMENTO ALCUNO DEL DATORE DI LAVORO.

La Coop Lombardia come ritorsione e con scopo intimidatorio, ha comminato alla lavoratrice, un biasimo scritto e una multa di due ore di retribuzione, dopo che, assistita dal SI COBAS, aveva motivato inoppugnabilmente le contestazioni disciplinari. Fin troppo evidente lo scopo di farla recedere e rinunciare a un diritto addirittura legalmente riconosciuto!!!

La Coop Lombardia è preoccupata che, i lavoratori inizino ad alzare la testa, a non delegare più ai pompieri confederali l’esercizio del diritto. La Coop Lombardia ha il timore, così come riferito da un loro responsabile, che questa questione si allarghi a tutte le filiali Coop Lombardia con evidente messa in discussione dei loro profitti.

Portiamo solidarietà a Ramona, iniziando tutti ad indossare gli indumenti da lavoro, in azienda e in orario di lavoro, oppure chiediamo che il tempo impiegato per indossare gli indumenti da lavoro sia retribuito come orario di lavoro. Iniziamo a chiedere ed esercitare i diritti anche attraverso il diritto di sciopero.

AIUTA TE MENTRE CI AIUTI: PRATICA LA SOLIDARIETÀ

AUTORGANIZZIAMOCI




16 novembre 2011

S.I. COBAS Coop Lombardia – Crema