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10 gennaio 2016

PRESTITO SOCIALE, COME CAMBIANO I RENDIMENTI CON COOP ALLEANZA 3.0




Con la fusione attiva dal 1 gennaio di Coop Adriatica, Coop Nordest e Coop Estense in Coop Alleanza 3.0 ecco come sono cambiate le remunerazioni sui libretti dei soci
 
 




La nascita di Coop Alleanza 3.0, con la storica fusione delle coop del distretto adriatico, è senz'altro un evento di grande rilievo in un mondo, quello cooperativo, dove i cambiamenti sostanziali arrivano col contagocce e le carriere dei manager durano ere geologiche. Forse risalterebbe ancor di più se la tempesta che si è abbattuta sulle coop friulane travolgendo i risparmi di 20.000 soci prestatori con 130 milioni depositati, non avesse offuscato la notizia.
 
A dirla tutta tira una brutta aria su tutto ciò che è risparmio, in special modo quello raccolto da entità finanziarie (bancarie o parabancarie) di territorio, inutile ricordare le quattro banche salvate con il decreto che ha trasformato in carta straccia le obbligazioni subordinate. Ci sono degli elementi comuni tra le vicende dei risparmiatori coop friulani e quelli delle quattro banche e sono riassumibili sostanzialmente in due punti: l'eccesso di fiducia dei risparmiatori e la carenza della vigilanza. Per quanto riguarda il sistema Coop, gli interessati si leggano questo articolo e poi questo, in ordine sequenziale. Ricordiamo ad nauseam che i risparmi sui libretti Coop non sono coperti dalla tutela del Fondo Interbancario come invece i conti correnti bancari fino a 100.000 euro.
 
Dopo la doverosa premessa, torniamo sull'argomento dei rendimenti di Coop Alleanza. Le coop emiliane sono arrivate alla fusione equiparando le remunerazioni dei loro soci prestatori nel dicembre scorso. Così invece i rendimenti precedenti:

Coop Adriatica 
Rendimenti al netto della tassazione (26%) in vigore dal 1 febbraio al 1 dicembre 2015:

Da 0 a 15.000 €: 0,59%
Da 15.000,01 a 25.000 €: 1,04%
Da 25.000,01 a 36.000 €; 1,55%

Coop Consumatori Nordest
Rendimenti al netto della tassazione (26%) in vigore dal 1 aprile al 1 dicembre 2015:

Da 0 a 3.000 €: 0,15%
Da 3.000,01 a 16.000 €: 0,22%
Da 16.000,01 a 27.000 €: 0,81%
Da 27.000,01 a 36.000 € 1,55%

Coop Estense
Rendimenti al netto della tassazione (26%) in vigore dal 1 maggio al 1 dicembre 2015:

Da 0 a 9.000 €: 0,370%
Da 9.000 a 18.000 €: 0,518%
Da 18.000,01 a 27.000 €: 0,888%

Da 27.000,01 a 36.000 € 1,554%

Con la fusione in Coop Alleanza 3.0 occorreva omogeneizzare sia gli scaglioni di prestito che le remunerazioni. Ricordiamo che non tutte le coop differenziano i rendimenti a seconda di quanto si deposita. Tra le nove grandi Coop, Unicoop Firenze e Coop Centro Italia adottano una remunerazione che non varia, indipendentemente dalla somma depositata. Una riparametrazione invece adottata dalla altre coop, compresa la neonata Alleanza, che premia chi più soldi mette, in contraddizione a nostro avviso con quello spirito cooperativo a cui ci si dovrebbe ispirare. Ma tant'è. Le remunerazioni corrisposte ai soci delle tre coop emiliane da dicembre e poi replicate con Coop Alleanza 3.0 dal 1 gennaio 2016 sono le seguenti:

Da 0 a 12.000 €: 0,44%
Da 12.000,01 a 24.000 €: 0,89%
Da 24.000,01 a 36.000 € 1,48%

Tutti i tassi sono al netto delle ritenuta fiscale.




10 gennaio 2016

08 gennaio 2016

LE TRAPPOLE A MARCHIO COOP CHE VISCO FINGE DI NON VEDERE



 
 
Sono 12 miliardi i risparmi dei 1,2 milioni di soci della Coop, raccolti. In Italia ci sono 1.189 supermercati di Legacoop su cui nessuno vigila



 
Lo scaricabarile messo in scena dalle autorità pubbliche sulle celebri obbligazioni subordinate di Banca Etruria e compagnia è pronto a replicarsi su una bomba innescata che politici, magistrati e vigilanti vari fingono di non vedere: il “prestito sociale” della Coop, 12 miliardi di risparmi su cui nessuno vigila, nemmeno San Cantone. Il 31 dicembre scorso è defunta la CoopCa, che gestiva una quarantina di supermercati in Carnia. Tremila soci le avevano affidato risparmi per 27 milioni. Recupereranno una parte chissà quando. Nelle stesse condizioni 16 mila risparmiatori che a Trieste avevano depositato 102 milioni alla Coop Operaie. Notate un dettaglio: il gigante Coop Alleanza 3.0 ha promesso di coprire con un “atto di liberalità” metà delle perdite dei soci CoopCa, disinteressandosi dei fornitori e di centinaia di lavoratori rimasti per strada.
 
Strano: il prestito sociale, dice Legacoop, finanzia l’attività e quindi è per definizione un investimento a rischio, più delle stesse subordinate. Eppure la proposta di concordato preventivo che la CoopCa si è vista omologare dal tribunale di Udine prevede per i titolari del prestito sociale un rimborso superiore ai fornitori. Proprio come se si trattasse dei depositanti di una banca. Nessuno (il governo, la governatrice Debora Serracchiani, Bankitalia) fiata.
 
IL CASO COOP è, dal punto di vista delle regole, più grave di quello delle obbligazioni bancarie.
 
Nei 1.189 supermercati affiliati a Legacoop funziona una vera e propria banca, che raccoglie i risparmi di 1,2 milioni di soci. Siccome però questa banca non si chiama banca, Bankitalia non la vigila. Qui ci addentriamo nella suprema arte della supercazzola bancaria. Chi fa una banca senza l’autorizzazione della Banca d’Italia commette un reato di cui Bankitalia non si interessa. Due anni fa, a specifico quesito del Fatto, gli spin doctor del governatore Ignazio Visco offrirono questa risposta: “L’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio tra il pubblico è un reato penale il cui accertamento e la cui repressione sono affidati alla magistratura e alle forze di polizia”. Al presidente dell’Adusbef Elio Lannutti, che il 28 ottobre 2013 ha presentato un esposto, la Vigilanza ha fatto sapere di aver “assunto le iniziative reputate doverose”. In seguito Bankitalia ha rivendicato di aver interessato “l’Autorità inquirente” per due segnalazioni ricevute nel 2014. Prendete nota: Visco ha segnalato alla magistratura (senza effetto noto) due casi di banche abusive, presumibilmente Coop, ma non dice quali sono, anche se ci sono 1,2 milioni di soci Coop che, tenendoci i loro risparmi, gradirebbero saperlo e forse, Dio li perdoni, ne avrebbero diritto.
 
Anche Legacoop fa finta di niente. Il governo Renzi ha imposto per legge l’obbligo per le Coop di pubblicare il bilancio sul sito web ma Unicoop Firenze, la più grossa di tutte, ha deciso di fregarsene. Il sistema ha risposto ai crac di Trieste e Udine con modifiche omeopatiche ai regolamenti. Nell’ultimo rapporto di settore il presidente dell’Ancc-Legacoop, Stefano Bassi, parla del Bataclan ma non dei due crac a marchio Coop. Le norme Bankitalia vietano ai soggetti non bancari i “depositi a vista” (ritirabili con preavviso inferiore alle 24 ore). Le Coop hanno tolto dai loro siti la formula “depositi a vista” sostituendola con “preavviso di almeno 48 ore”. Però, dice il nuovo regolamento “foglia di fico”, “la Cooperativa, qualora ne abbia la disponibilità può, di volta in volta, rimborsare anche prima del termine suddetto”. Su questa frase la Vigilanza si è costituita l’alibi a futura memoria.
 
LA LINEA UFFICIALE è di non vedere che nei punti Coop una banca di fatto gestisce 12 miliardi di risparmi, alla luce del sole. Bastano due argomenti: ufficialmente il prestito sociale è raccolto per finanziare l’attività, eppure viene investito quasi tutto in titoli finanziari; in più è depositato in libretti sui quali il socio Coop, giunto alla cassa, può addebitare il conto della spesa. Più “a vista” di così... Il 27 novembre scorso, proprio mentre esplodeva la polemica sulle subordinate, la Banca d’Italia ha pubblicato un documento di consultazione in vista di una modifica delle norme. Vi si legge che “in considerazione delle problematiche emerse in occasione di alcuni episodi di crisi d’impresa (crac Coop Operaie Trieste e CoopCa, ndr), sono sviluppati interventi sulla raccolta presso i soci effettuata dalle cooperative con basi sociali ampie”. Spiega la Banca d’Italia: “Alle cooperative, come a tutti i soggetti diversi dalle banche, è fatto divieto di effettuare raccolta
‘rimborsabile a vista’”, però “di fatto (...) le modalità commerciali con cui tale strumento viene presentato possono ingenerare nel pubblico l’idea di una sostanziale equiparazione di questa forma di raccolta rispetto a quella effettuata dalle banche”. Uno legge e pensa: “Ecco, adesso chiamano la polizia”. Macché. Arriverà una nuova norma per definire meglio che cos’è la “raccolta a vista”, e cioè si dirà che “la raccolta è comunque a vista se il prenditore dei fondi si riserva la facoltà di rimborsare il depositante immediatamente all’atto della richiesta o comunque prima di 24 ore dal preavviso”.
 
LE COOP CAMBIERANNO qualche parola nei regolamenti, e tutti penseranno di essersi ancora una volta “parati il culo” (in Italia questo linguaggio ha, purtroppo, valore giuridico). E se dovesse fallire un’altra coop Bankitalia dirà di aver segnalato il problema “in tempi non sospetti”. La solita farsa.
 
 
6 gennaio 2016
 
Giorgio Meletti
 
il Fatto Quotidiano


15 novembre 2015

UNIPOL, FINSOE ACCELERA IL RIASSETTO

Il presidente di Coop Alleanza 3.0, Turrini
Lo scioglimento della Finanziaria dell'Economia Sociale (Finsoe) porterebbe direttamente le Coop nel capitale di Unipol

La neonata Coop Alleanza 3.0 diventerebbe primo azionista con il 21,45%

Il riassetto porterebbe ad una più proficua distribuzione dei dividendo




Laura Galvagni - Il Sole 24 Ore

Non ci sarà la fusione tra Unipol Gruppo e UnipolSai, come ha assicurato il ceo delle due società, Carlo Cimbri, ma, in compenso, ci sarà una forte semplificazione della catena di controllo a monte della holding. Da tempo Finsoe ha annunciato di volere procedere allo scioglimento e ora la cassaforte che custodisce il 31,4% di Unipol avrebbe accelerato il passo per dare nuova forma all’azionariato della compagnia assicurativa. Un nuovo assetto che porterà le Coop direttamente nel capitale della società di Bologna con la neonata Coop Alleanza 3.0 primo azionista forte di un 21,45% del capitale mentre Holmo avrà il 7,48%. Il riassetto ha ragioni che si possono ricercare nell’opportunità di sfruttare al meglio economicamente il ruolo di soci della galassia assicurativa. Basti pensare che Finsoe ha staccato ai propri azionisti una cedola di 26,5 milioni contro i 38 milioni incassati da Ugf.

Prima di tagliare il traguardo, però, sarà necessario che tutti i tasselli vengano messi al posto giusto. Il primo, quello relativo al debito, è di fatto già stato sistemato. Con l’emissione obbligazionaria della scorsa estate sono state chiuse la maggior parte delle posizioni, residuano altri 100 milioni ma Finsoe ha la capienza per archiviare anche l’ultima fetta di esposizione. Quindi, altro elemento chiave è certamente la governance. Per capirne meglio le implicazioni è necessario ricordare che diversi mesi fa Coop Alleanza 3.0 ha presentato in Consob un quesito circa possibili ricadute su Unipol legate alla maxi fusione realizzata tra Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest che ha portato la newco al 34,16% di Finsoe. In quella sede la Commissione ha stabilito che l’integrazione non avrebbe avuto alcun impatto. E questo perché la governance della holding «è ispirata a principi di massima democraticità e condivisione delle decisioni». Stante infatti lo statuto di Finsoe, nessuno degli azionisti «è in grado di esercitare un’influenza dominante». Al termine del “parere”, tuttavia, Consob aggiunge che le conclusioni a cui è giunta «prescindono da qualsivoglia considerazione relativa alle future eventuali modifiche dell’azionariato di Finsoe nonché al prospettato scioglimento della medesima». Insomma, la scissione del veicolo teoricamente potrebbe riaprire il confronto con la Commissione. Di certo, condizione chiave per Consob è che non venga rilevato alcun mutamento a livello di assetti di controllo. In ragione di ciò, cruciali potrebbero essere i contenuti del futuro patto di sindacato che legherà le Coop. Sulla carta, peraltro, i soci potrebbero arrivare a vincolare oltre il 43% del capitale. Si vedrà, la strada è ancora lunga. In ogni caso, ci si immagina che l’anima dell’accordo ricalcherà a grandi linee i principi che hanno ispirato Finsoe, come la rappresentatività in consiglio e la condivisione delle decisioni garantita da quorum specifici su delibere di carattere strategico. 

Altro aspetto attorno al quale gli osservatori si sono interrogati è il valore a cui Finsoe ha in carico le azioni Unipol. Stando ai documenti più recenti, il prezzo è di 9,95 euro, ben al di sopra di quanto quoti attualmente il gruppo: circa 4,48 euro. Il divario è abbastanza rotondo. Tuttavia, è la tesi della holding, questo gap si giustifica con il fatto che essendo la finanziaria il socio di controllo il valore incorpora un premio di maggioranza. Inoltre rispecchia quelle che sono le proiezioni del patrimonio netto e infine dei flussi di cassa futuri. Va in ogni caso detto che ogni singola cooperativa ha una valutazione diversa nei propri bilanci e più allineata a quelle che sono le indicazioni del mercato.



15 novembre 2015

Laura Galvagni

Il Sole 24 Ore



18 giugno 2015

FINSOE, AL VIA UN PRESTITO OBBLIGAZIONARIO DI 475 MILIONI


Adriano Turrini, presidente di Finsoe e Coop Adriatica

Finsoe, la holding finanziaria controllata dalle principali Cooperative aderenti a Legacoop, controlla Unipol con il 31,4%




 

Importante rafforzamento patrimoniale per le coop rosse a monte della quotata Unipol Gruppo Finanziario. Qualche giorno fa, infatti, a Bologna nello studio del notaio Federico Tassinari si è svolta un'assemblea straordinaria di Finsoe, la holding controllata dalle cooperative e presieduta da Adriano Turrini, che detiene il 31,4% del gruppo guidato da Carlo Cimbri. In quell'occasione è stata deliberata l'emissione di un prestito obbligazionario per un controvalore complessivo di 475 milioni di euro, rappresentato da 4 mila e 750 obbligazioni ciascuna del valore nominale di 100 mila euro l'una. Il prestito è strutturato in diverse tranche, di cui la prima viene emessa subito per un controvalore di 375 milioni e la cui finestra di sottoscrizione si chiuderà a giugno del 2020. Le successive tranche saranno emesse, in una o più soluzioni, dalla metà del prossimo luglio fino a fin giugno del 2019.



18 giugno 2015

Andrea Giacobino

Italia Oggi
 

05 maggio 2015

CONSORTE (EX UNIPOL): «SE LE COOP NON CAMBIANO NON AVRANNO FUTURO»


L'ex numero uno di Unipol: "La logica del sistema mutualistico è saltata. Troppi i nodi irrisolti"





«Così com'è il sistema non ha un futuro». Giovanni Consorte la Lega delle Cooperative la conosce bene. Per molti anni, da numero uno di Unipol e di Finsoe (la finanziaria che controlla la compagnia) ha fatto da mediatore tra le diverse anime del mondo coop.
«Guardi la fusione annunciata tra le tre grandi realtà del largo consumo, Adriatica, Nordest ed Estense. A parte le motivazioni politiche ci sono ragioni di business urgenti: ridurre i costi, aumentare il potere negoziale nei confronti delle grandi aziende produttrici, fare fronte ai problemi di un marchio, quello coop, che richiama un legame politico ormai superato. Poi ci sono problemi ancora più strutturali».
 
E cioè?
«Il prestito soci non potrà durare in questa forma. Ormai è un'attività bancaria vera e propria. Difficile che non venga prima o poi regolamentata in maniera stringente. E non può essere il ministero del Lavoro che vigila il settore cooperativo a occuparsi anche di finanza. In più c'è un limite che pesa molto nei periodi di crisi. Le coop non possono fare ricorso ad aumenti di capitale se non nella misura determinata dalla capacità patrimoniale dei soci, per definizione limitata. Il futuro potrebbe essere il modello Unipol, opportunamente adeguato: coop che diventano azioniste di normali società di capitali a cui è affidata la gestione dei diversi business».
 
L'impressione è anche che venuta meno la presenza forte dei partiti di riferimento, a contare siano degli oligarchi inamovibili.
«Una volta contavano Pci e Psi, adesso gli equilibri di un sistema di potere chiuso che si è creato con il tempo. Per un certo periodo noi di Unipol facevamo un po' da perno. Avevamo risorse finanziarie e professionalità per guidare per esempio i processi di ristrutturazione che si rendevano necessari. Tutto si condivideva a livello politico con la Lega e se necessario si prendevano anche misure come la richiesta di dimissioni dei gruppi dirigenti. Se c'era bisogno, si faceva quello che scherzando definivamo accattonaggio: si andava dalle coop in salute e si chiedeva un sostegno per chi era in difficoltà».
 
Oggi non è più così?
«La logica di sistema cooperativo per quanto mi risulta è sostanzialmente saltata; inoltre con l'operazione UnipolSai la compagnia ha dovuto concentrare le sue risorse e non può più permettersi di guardare altrove. Né dal punto di vista finanziario né dal punto di vista delle professionalità. Non solo. Anche le cooperative azioniste hanno dovuto fare uno sforzo finanziario notevole. E adesso devono fare i conti con un immobilizzo patrimoniale importante, tenendo anche conto del fatto che molte tra di loro sono in difficoltà».
 
Lei però con le coop non si è lasciato bene. Dopo la tentata scalata a Bnl i soci di Unipol chiesero le dimissioni sue e del vice presidente Sacchetti. Poi è arrivata anche una condanna per aggiotaggio.
«La condanna si riferisce al caso BpL-Antonveneta e non alla nostra operazione su Bnl. L'abbiamo subita ma non accettata, visto che nella vicenda di fatto non avevamo un ruolo attivo e il principio per cui siamo stati condannati è che non potevamo non sapere. Da Unipol mi potevo aspettare che ci sospendessero in attesa di verificare eventuali improprietà, che non ci sono state».
 
Strascichi giudiziari a parte i suoi progetti sono falliti. Non sente di aver sbagliato qualche cosa?
«No. Il fallimento è dovuto a un insieme di circostanze concomitanti. La nostra scalata dava fastidio all' establishment . Per la prima volta la sinistra metteva piede in uno snodo finanziario importante. In più in quel periodo si stava costituendo il Pd e anche al suo interno, penso per esempio ai settori più vicini a Rutelli, c'era chi non vedeva con favore il rafforzamento di una certa area».
 
E quindi...
«Quindi con il cerino in mano siamo rimasti io e Sacchetti. Nella Lega eravamo probabilmente diventati troppo ingombranti. E mi aspettavo più sostegno dai Ds, visto che avevo contribuito in modo determinante a ristrutturare il suo debito con un risparmio da 300 milioni. Tra l'altro delle 25 telefonate su Bnl che sono rimaste agli atti con Fassino, D'Alema e Latorre, io non ne ho fatta una. Le ho tutte e solo ricevute».
 


4 maggio 2015

Angelo Allegri

il Giornale


03 febbraio 2015

PRESTITO SOCIALE, I RENDIMENTI DELLE COOP NEL 2015



I recenti casi dei crac di alcune Coop ripropongono il problema delle tutele e della sicurezza dei risparmi dei soci prestatori

Possiamo comunque notare che per quanto riguarda le remunerazioni dei soci, le nove coop della grande distribuzione si muovono in ordine sparso. Segue un quadro aggiornato






Si parla ancora troppo poco del prestito sociale delle cooperative e dei vari aspetti, soprattutto quelli legati alla sicurezza e alla trasparenza. I recenti casi di cronaca che hanno coinvolto due coop friulane, la storica Coop Operaie di Trieste e la CoopCa, dovrebbero invece far maggiormente riflettere. Se poi usciamo dall'ambito della distribuzione e passiamo all'edilizia, i casi che vedono travolti i soci prestatori si moltiplicano, partendo da quello della Coopcostruttori di Argenta al recente crac della Orion. Milioni di euro di piccoli risparmiatori immolati sull'altare di una cooperazione che non li tutela adeguatamente, ma beffati forse anche dalla loro ingenuità. Ci sono infatti dei miti duri da sfatare, come quello che le coop non possono fallire perché ben amministrate o per antichi retaggi ideologici. Da questo punto di vista lo slogan La Coop sei tu si è rivelato efficacissimo, ma non proprio veritiero.

Quel milione e duecentomila soci prestatori che riversano sui libretti delle nove maggiori Coop della grande distribuzione circa 11 miliardi, dovrebbe essere più informato, più attento e più partecipe, vista la carenza di controlli e trasparenza che periodicamente emerge con i disastri a cui abbiamo accennato. In buona sostanza invece il socio coop tipico
si rimette alla fiducia incondizionata che ripone nella Coop. Sarà bene ricordare invece che il prestito sociale coop non è presidiato da Bankitalia, né assistito dai fondi di garanzia che viceversa proteggono la clientela bancaria fino a 100mila euro per depositante e che le regole che lo disciplinano sono lasciate all'autodeterminazione delle singole Coop e le verifiche affidate al controllo interno. Per essere ancora più chiari, stiamo parlando d'un mondo autoreferenziale che rifugge a qualsiasi controllo esterno. Fatta questa doverosa premessa mostriamo come le nove maggiori coop remunerino i soci prestatori con modalità ed interessi diversi che di seguito mettiamo a confronto. I rendimenti sono al netto della ritenuta fiscale del 26%. I dati si riferiscono ai bilanci del 2013.

Le Coop Emiliane (Distretto Adriatico)

Coop Adriatica
Patrimonio netto 942,9 milioni
Utile di esercizio 32,8 milioni
Soci 1.258.000
Soci prestatori 248.771

Prestito sociale 2.079 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015
Fino a 15.000 euro - 0,59%

Da 15.001 a 25.000 - 1,04%
Da 25.001 a 36.000 - 1,55%

Coop Consumatori Nordest
Patrimonio netto 796,4 milioni
Utile di esercizio 8,3 milioni

Soci 628.906
Soci prestatori 120.039

Prestito sociale 1.381 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 3.000 euro - 0,30%

Da 3.001 a 16.000 - 0,44%
Da 16.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85%
La cooperativa ricorre inoltre ad un complesso sistema di incentivi per il quale rimandiamo a
questa pagina

Coop Estense
Patrimonio netto 678,7 milioni
Utile di esercizio 7,3 milioni

Soci 693.171
Soci prestatori 88.990

Prestito sociale 809 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 9.000 euro - 0,555%

Da 9.001 a 18.000 - 0,74%
Da 18.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85% 


Le Coop del distretto Nordovest

Coop Lombardia

Patrimonio netto 489,6 milioni
Utile di esercizio 3,2 milioni

Soci 1.055.852
Soci prestatori 107.192

Prestito sociale 1.095 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26% 


Novacoop
Patrimonio netto 720,5 milioni
Utile di esercizio 10,2 milioni

Soci 718.043
Soci prestatori 78.433

Prestito sociale 736 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26%

Coop Liguria
Patrimonio netto 660,3 milioni
Utile di esercizio 25 milioni

Soci 540.628
Soci prestatori 88.486

Prestito sociale 672 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 4.000 euro - 0,59%

Da 4.001 a 17.000 - 0,67%
Da 17.001 a 27.000 - 0,96%
Da 27.001 a 36.093 - 1,55%

Le Coop del centro Italia (Distretto Tirrenico)

Unicoop Firenze
Patrimonio netto 1.442 milioni
Utile di esercizio 26,8 milioni

Soci 1.225.000
Soci prestatori 247.779

Prestito sociale milioni 2.230

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015

Per qualsiasi importo fino a 35.500 euro - 0,74%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° marzo 2015
Prestito vincolato a 18 mesi - 1,48%


Unicoop Tirreno
Patrimonio netto 258,6 milioni
Utile (perdita) di esercizio -24,3 milioni

Soci 942.466
Soci prestatori 121.200

Prestito sociale milioni 1.164

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 5.000 euro - 0,44%

Da 5.001 a 25.000 - 0,63%
Da 15.001 a 25.000 - 1,11%
Da 25.001 a 35.000 - 1,48%
 

Coop Centro Italia
Patrimonio netto milioni*
Utile (perdita) di esercizio*

Soci  525.000
Soci prestatori 88.000

Prestito sociale milioni 630.000
*Dati non reperibili in rete

 

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Per qualsiasi importo fino a 36.093 euro - 0,52%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° gennaio 2015
Prestito vincolato a 12 mesi - 0,92%

Prestito vincolato a 24 mesi - 1,48%
Prestito vincolato a 36 mesi - 1,85%



3 febbraio 2015

 


18 dicembre 2014

MAFIA CAPITALE E LA MUTAZIONE GENETICA DELLE COOP



Nelle vicende di Mafia Capitale che gettano una luce pessima sul mondo cooperativo, Mario Frau, ex dirigente Coop, vede una continuità in quella che nel suo libro La Coop non sei tu, definì la mutazione genetica delle
Cooperative





Il post che segue è un insieme di riflessioni sul mondo Coop di Mario Frau dopo lo scandalo Mafia Capitale. Frau è stato Direttore alla programmazione e sviluppo di Novacoop e membro della Direzione dell'Associazione Nazionale Cooperative di Consumo. Lo abbiamo conosciuto nel 2010, dopo aver letto il suo libro La Coop non sei tu dal significativo sottotitolo: La mutazione genetica delle Coop, dal solidarismo alle scalate bancarie. Su quel libro il blog intervistò l'autore
 
                                                                   ***
 
Nel mio saggio La Coop non sei tu ho più volte usato il termine mutazione genetica riferendomi ai cambiamenti che hanno coinvolto le grandi coop. Che ci sia stata tale trasformazione - meglio sarebbe usare il termine degenerazione - che ha investito diffusamente alcune grandi Coop che operano in una pluralità di settori dell’economia, lo confermano i fatti di questi giorni emersi a Roma. Tale mia convinzione è supportata anche dalla progressiva finanziarizzazione di tutto il sistema cooperativo e l’affermazione al proprio interno di una casta autoreferenziale di intoccabili, l’assenza di adeguati controlli democratici da parte dei soci, che sono stati emarginati ed esclusi da qualsiasi processo decisionale. Il modello solidaristico è stato abbandonato, per sposare tout court la logica del profitto, omologandosi alle imprese capitalistiche. Si è così affermato una sorta di organismo geneticamente modificato che, godendo di molti privilegi, crea una distorsione del mercato e anziché distinguersi dalle imprese di capitali, ha finito per scimmiottarle, omologandosi ad esse. Dopo la nascita del PD, che ha indubbiamente affievolito il collateralismo, alcune coop hanno cominciato a intessere rapporti anche con gli altri partiti.

Il verminaio che sta uscendo dallo scandalo di Mafia Capitale dà idea di un malcostume diffuso e tollerato. Non credo che sia un fenomeno isolato, come dimostra anche la recente vicenda dell’Expo, ma è presumibile che abbia investito anche altre grandi cooperative. Ho letto un interessante articolo a firma di Andrea Cangini, che merita essere riportato in parte: Ad esempio Salvatore Buzzi, protagonista dello scandalo Mafia Capitale si sapeva che aveva precedenti per truffa e omicidio, fondatore di una cooperativa di ex detenuti e da lì divenuto membro, a Bologna, del consiglio di sorveglianza del Consorzio nazionale servizi (Cns). «Ti presento il capo delle cooperative rosse di Roma», disse Alemanno a Berlusconi mentre Buzzi gli tendeva la mano. «In Cns sono riverito», ha detto Buzzi in un’intercettazione. E l’incarico di sorvegliante che gli è stato affidato dimostra che non ha detto il falso. Ora, pur evitando facili moralismi, è chiaro che la parola «valori» esibita da Legacoop sul proprio sito s’è persa. Si è persa perché si è persa l’identità di un’associazione di lavoratori nata per nobili ideali, ma cresciuta male. La base, ancora popolata di persone che ci credono, è sconcertata. E non se ne esce costituendosi parte civile nel processo capitolino. Se ne esce affrontando la realtà. La realtà di un’associazione di imprese perfettamente calata nella logica capitalista. Urge metter mano, se non alla Costituzione, almeno allo statuto.

Qualche giorno fa che Poletti ha rilasciato una intervista a Repubblica, sostenendo che era assolutamente normale partecipare a quella cena (quella con Buzzi e esponenti del clan dei Casamonica), dichiarando testualmente: come presidente di Legacoop ho partecipato sempre alle iniziative ed alle assemblee delle cooperative aderenti. Era dunque assolutamente normale che partecipassi alla cena organizzata dalla cooperativa sociale 29 giugno, che aveva per obiettivo il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e delle persone più deboli. Fa presente Poletti che quando si vive in questo mondo e si vede come lavorano le cooperative sociali, non si pensa che possano esistere comportamenti come quelli che oggi vengono alla luce. Mi permetto solo di fare qualche osservazione. Tutto bene, Poletti, ma chi aveva il compito di controllare la correttezza di Buzzi e della cooperativa associata 29 giugno? In primis lo aveva il servizio revisioni di Legacoop, in secundis l'associazione di appartenenza, deputata a controllare e a vigilare, come prevede la legge.

Anche in questa circostanza torna alla mente quello che ebbe a dire un grande sindacalista e uomo di cultura come Bruno Trentin, che dopo la fallita scalata alla BNL da parte di Unipol: le Coop hanno perso l’anima inseguendo ad ogni costo il profitto e l’arricchimento a scapito dei propri valori originari.
 
La mutazione genetica consiste nel fatto che i vari supermercati e ipermercati coop sono diventati le filiali di una grande Banca, senza tuttavia soggiacere ai vincoli e ai controlli imposti alle Banche dalla Banca d’Italia, con la messa a rischio del prestito sociale e dei posti di lavoro come è accaduto recentemente alla coop in Friuli. Tali attività finanziarie, svolte in modo talvolta spregiudicato, spostano ingenti risorse dagli investimenti produttivi sui mercati che non si conciliano con le finalità sociali, etiche e mutualistiche che ne dovrebbero guidare l’attività.

Dopo le vicende di Mafia Capitale viene da chiedersi se ci sia ancora spazio per una realtà cooperativa sana. Credo che ci siano oggi molti spazi per lo sviluppo e il rilancio di un modello cooperativo sano, in grado di offrire alle giovani generazioni una alternativa al precariato e alla disoccupazione, riempiendo gli spazi che le grandi imprese di capitali non riescono ad occupare. Penso che una organizzazione di persone che si mettono assieme per dotarsi di servizi o di un posto di lavoro a condizioni più vantaggiose rispetto al mercato in un momento di generale impoverimento, come accade in questo periodo, sia di estrema attualità. Per fortuna non tutto il sistema cooperativo è composto da coop degenerate e corrotte, governate da caste autoreferenziali che non rispondono mai a nessuno del loro operato e meno che mai ai propri soci. Il problema della partecipazione dei soci alla vita sociale delle cooperative ha assunto negli ultimi anni, a causa della diffusa disaffezione, un aspetto molto preoccupante, per non dire patologico. Di norma alle assemblee separate di bilancio partecipa una percentuale bassissima degli aventi diritto e approvano ad occhi chiusi qualsiasi decisione, molto spesso non comprendendo neppure il significato di ciò che vanno ad approvare. Nell’ultimo decennio sono nate cooperative di ogni genere che praticano salari da fame, non pagano i contributi previdenziali ed evadono le imposte. Esse agiscono ai margini della legalità, facendo concorrenza sleale alle imprese e alle cooperative sane e solo in qualche occasione finiscono nelle maglie della giustizia. Vengono chiamate cooperative spurie, sono cooperative controllate da pochi capi bastone (i negrieri del terzo millennio) dediti alla intermediazione di manodopera, sia Italiana che straniera che svolge lavori dequalificati, con turni e ritmi di lavoro massacranti, come nel caso della logistica. Anche questo fenomeno, da combattere con ogni mezzo, è la prova di come la mutazione genetica delle coop si sia spinta molto avanti, direi quasi tollerata.

Diversa è per fortuna la situazione di molte piccole e medie cooperative, dove spesso il presidente è realmente espressione dei soci e vive del proprio lavoro partecipando onestamente al successo del sodalizio. La partecipazione e il controllo da parte dei soci si sviluppa in modo libero e senza ostacoli, in nome della trasparenza e del rispetto delle regole statutarie e democratiche condivise. Ciò detto, occorrono urgenti provvedimenti legislativi per arginare fenomeni come quelli accaduti nella Coop 29 giungo di Roma e in altre cooperative. 

Per concludere, ritengo indispensabile una riforma organica della legislazione sulla cooperazione in modo da garantire maggiormente i soci circa il rispetto dei principi solidaristici e mutualistici, della correttezza amministrativa ed etica dei propri manager.

 
Mario Frau

18 dicembre 2014
 


14 dicembre 2014

LE COOP RIPARTANO DAL MONDO DI TOLMEZZO

Forse Legacoop dovrebbe fare un congresso straordinario a Tolmezzo. La piccola cittadina della Carnia rappresenta simbolicamente tutto quello che nel mondo Coop non funziona, da Carminati e Mafia Capitale al crac di CoopCa, passando per quello di Coop Operaie


Tolmezzo è un paese di 10.000 abitanti in provincia di Udine, nel cuore della Carnia. Il caso ha voluto che due vicende che impattano fortemente col mondo Coop, diverse per importanza e motivi, abbiano a che fare con questo paese a pochi chilometri dal confine austriaco. Anche il mondo delle Coop è arrivato ad un confine: quello tra legalità e malaffare e tra opacità e trasparenza.

A Tolmezzo, per l'esattezza nel carcere di massima sicurezza, sono stati trasferiti Massimo Carminati e gran parte degli arrestati nell'inchiesta Mafia Capitale che ruota intorno agli affari della famigerata Coop 29 Giugno e al suo presidente, Salvatore Buzzi.

A Tolmezzo si sta affannosamente cercando di salvare CoopCa, Coop Carnica, che ha richiesto il concordato preventivo. La prossima settimana potrebbe essere decisiva con l'incontro tra il vice presidente della Regione Friuli, Sergio Bolzonello, per capire se ci sono i presupposti per un salvataggio. In ballo ci sono 650 dipendenti e 30 milioni di prestito sociale versati da 3.000 soci. La vicenda di CoopCa segue a breve il disastro dell'altra storica coop friulana della distribuzione, più grande nelle dimensioni e nel tonfo, le Coop Operaie di Trieste e Istria, anno di nascita 1903. Anche qui a ballare sono i 600 dipendenti e oltre 100 milioni di prestito di 17.000 soci. La Procura di Trieste ha chiesto al tribunale civile di dichiarare il fallimento delle Coop Operaie e l'immediata adozione di provvedimenti atti a tutelare il patrimonio con nomina di un ufficiale giudiziario. Questo dopo la scoperta di un'enorme bolla finanziaria costituita da cessioni di immobili a società controllate dalle stesse Cooperative Operaie.

Il Prestito Sociale rappresenta da sempre per le Coop più strutturate, ma anche per quelle di minori dimensioni, una risorsa importantissima. Le Coop della grande distribuzione, le cosiddette 9 sorelle (Unicoop Firenze, Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest, Coop Estense, Unicoop Tirreno, Coop Liguria, Coop Lombardia, Novacoop e Coop Centro Italia) raccolgono complessivamente 11 miliardi di risparmi dei soci prestatori. Una potenza di fuoco impressionante. La gestione e i controlli che attengono al prestito sociale sono oggetto di critiche da tempo. In particolare si punta il dito su un sistema dove i controlli sono scarsi e affidati alle stesse coop che non sempre brillano per trasparenza. Un mondo autoreferenziale che non viene sottoposto al vaglio di organismi esterni come invece sarebbe d'uopo. Il prestito sociale delle Coop poggia fondamentalmente su tanta fiducia e poche tutele. Abbiamo scritto più volte della disinvoltura con cui alcuni colossi Coop si lanciano in operazioni finanziarie discutibili, come l'acquisto di Fondiaria-Sai da parte di Unipol o del disastro della partecipazione di Unicoop Firenze in Monte Paschi, costata almeno 400 milioni, dilapidazione di risorse che non ha avuto nessuna conseguenza sui dirigenti responsabili.

Dall'altra parte lo scandalo Mafia Capitale mette il carico da undici su un sistema in cui anche in questo caso controlli e trasparenza paiono lontani come Plutone dalla Terra. E non è certo un fulmine a ciel sereno. Nel tempo ne abbiamo viste purtroppo di vicende torbide. Basti pensare al Mose o all'Expo. E Legacoop? Come al solito balbetta, proprio ora che ha un suo uomo in un ministero chiave. Anzi, balbetta pure lui. Le frasi sono sempre le solite. Ecco cosa dichiarava nel giugno scorso il presidente di Legacoop Veneto, Adriano Rizzi, dopo lo scandalo Mose: «Bene le dimissioni dei coinvolti, cooperazione in campo per il cambiamento». E ora dopo la vicenda della Coop 29 giugno ecco che di nuovo si fa la faccia feroce. Parla Mauro Lusetti, neo presidente di Legacoop nazionale che ha sostituito Poletti: «Fuori subito chi tradisce i nostri valori». Ora, quel subito induce quantomeno a qualche sorriso, se non ad un ghigno. Anche uno dei più apprezzati cooperatori, Adriano Turrini presidente di Coop Adriatica, fa sentire la sua voce: «Tolleranza zero e rinnovamento». Vedremo. Tutto questo invocare misure drastiche quando sotto il naso ti hanno fatto passare di tutto, lascia qualche comprensibile riserva. Ci limitiamo a constatare che finora si è ignorato per negligenza o per altro, il Problema, mentre la slavina via via assumeva dimensioni sempre più preoccupanti.

Il ministro Poletti ha poco da indignarsi per la nota foto in cui è ritratto a cena con i sodali che sappiamo. E' stato a capo di Legacoop per ben 12 anni. Dovrebbe rispondere non della singola cena, ma di come funziona il mondo Coop. Ecco cosa dovrebbe spiegare Giuliano Poletti. Legacoop vuol fare finalmente un'operazione di profonda pulizia e trasparenza? Prenda coraggio e proceda davvero e celermente, altrimenti la slavina sarà un'enorme valanga e sbandierare il mondo valoriale Coop a quel punto non servirà.


14 dicembre 2014



08 novembre 2014

UNICOOP FIRENZE E' USCITA DA MPS, MA NESSUN DIRIGENTE HA PAGATO



Unicoop Firenze è uscita definitivamente da Mps, ma come si è arrivati a questo disastro?

Una ricostruzione storica che ne ripercorre le tappe principali, il contesto e i gravi danni






Giovedì 6 novembre scorso, il presidente del consiglio di gestione di Unicoop Firenze, Golfredo Biancalani, ha confermato che Unicoop Firenze è uscita completamente e "definitivamente" da Mps. Per noi - ha detto - Mps è un capitolo chiuso, siamo usciti nel secondo semestre 2013 ed è una scelta definitiva.

E fa bene a chiarirlo, Biancalani, dopo le tante reticenze sulla vicenda della partecipazione della coop fiorentina nella "più antica banca del mondo" e le ingenti perdite riportate e quantificabili in circa 400 milioni di euro. Fa bene perché Mps si trova di nuovo ad affrontare i marosi della finanza e in prossimità dell'ennesimo aumento di capitale che avrebbe costretto anche Unicoop, se fosse rimasta nell'azionariato, a mettere nuovamente mano al portafoglio. Inutile ricordare che siamo stati da sempre critici su questa operazione finanziaria e alla luce dei fatti, a ragione. Ai colleghi e ai soci prestatori sarà utile per una riflessione sapere che nessuno dei dirigenti apicali e non, responsabili di questo immane disastro, ha pagato in termini di carriera per quello che è stato il più grande depauperamento di risorse della storia di Unicoop Firenze. Anzi, Campaini, il presidente storico che ha seduto a lungo del Cda di Monte Paschi insieme a Mussari e Vigni è stato nominato, nel giugno scorso,  presidente onorario di Unicoop Firenze, carica creata ad hoc per lui, non si sa con che remunerazione. A questo punto la Coop Fiorentina ha presidenti ad abundantiam, ben tre. Il già citato Biancalani quale presidente del consiglio di gestione, Daniela Mori presidente del consiglio di sorveglianza al posto di Campaini che diventa presidente onorario.

Sarà però utile un riassunto cronologico di come siamo arrivati a mettere la parola fine alla partecipazione di Unicoop in Mps tanto discutibile più che discussa, visto che la Coop fiorentina ne ha sempre parlato solo quando costretta dalle pressioni giornalistiche, evitando con cura l'argomento.

Com'è cominciata

Unicoop Firenze comincia ad investire nella banca senese tra il 2002 e il 2003. Negli anni successivi la partecipazione salirà fino ad assestarsi attorno ad una quota di poco inferiore al 3%. L'intenzione era quella di sostenere la Fondazione MPS creando uno zoccolo duro nell'azionariato nel tentativo di vincolare la banca al territorio e offrire servizi finanziari ai soci. Dice Campaini: L'ingresso risale al 2002-2003, periodo in cui era forte il timore che gli istituti bancari diventassero preda dei concorrenti stranieri. In più si stava discutendo di introdurre una norma che imponesse alle fondazioni bancarie di scendere sotto il tetto del 30% nella proprietà degli istituti: in sostanza si voleva ridimensionare il ruolo delle Fondazioni e permettere l'ingresso di nuovi soggetti nel mondo bancario. Decidemmo di fare l'operazione sulla base di due considerazioni. Primo, ci interessava garantire la permanenza del momento decisionale della banca sul territorio toscano.[...] In Toscana non sarebbe rimasta una banca vera e propria se anche il Monte fosse stato inglobato nel gioco delle compravendite bancarie. Diventando soci del Monte, puntavamo a potenziare la componente toscana della banca [...] La seconda considerazione che ci ha mosso è stata il desiderio di creare con il Monte nuovi servizi finanziari per i nostri soci a condizioni vantaggiose. Va reso noto un altro pensiero di Campaini per cui la borsa è sinonimo di speculazione e incompatibile con la cooperativa, egli sostiene infatti: Per quanto mi riguarda, sono del parere che la Borsa sia assolutamente incompatibile con la società cooperativa, sono due cose agli antipodi. La Borsa è fatta esclusivamente di capitali, le cooperative sono società di persone. Poi, come ho già detto in precedenza, Borsa è sinonimo di speculazione, acquisto azioni perché voglio guadagnarci sopra. Come potete notare siamo in un gorgo di contraddizioni, ma volendo tracciare un esile ponte tra affermazioni così antitetiche si può cercare affannosamente di interpretare che obtorto collo Campaini e Unicoop Firenze abbiano superato antiche remore puntando ad un investimento in borsa che non si stancheranno mai di definire strategico. E' una paroletta che non significa un gran che, borsa e Coop sono concettualmente agli antipodi, ma in buona sostanza si vuol sostenere che l'investimento in Mps non è di tipo strettamente finanziario, quindi speculativo, ma stabile e tende a rafforzare la toscanità della banca. Con questa lunga, ma doverosa premessa passiamo alle date successive.

Le tappe successive dell'investimento strategico e un pizzico di trading

Fino al 23/12/2005 risultava in Consob una
comunicazione (si veda sotto la colonna "situazione precedente") per cui la quota di Unicoop Firenze era del 2,427%.

Tra l'aprile del 2009 e il maggio del 2011 il numero delle azioni possedute è di 185.176.232, come si può verificare a pag. 29 di questo documento e a pag. 3 di quest'altro, pari al 2,76%.

Al 29 marzo 2012 la quota risulta essere del 2,727% come si può leggere dal prospetto Consob sotto la colonna "situazione precedente". 

Al 27 aprile 2012 le azioni, dopo l'adesione all'aumento di capitale della banca, salgono a 318.503.114 come si può leggere a pag. 44 del documento di registrazione depositato presso la Consob. La quota è del 2,73%

Al 29 aprile 2013 però le azioni salgono inaspettatamente a 430.403.114 pari al 3,68%.
Si veda pag. 53 del documento di registrazione depositato presso la Consob. Quindi Unicoop Firenze ha acquistato un ulteriore pacchetto di 111.900.000 azioni, come si può leggere in questo articolo.

Al 18 luglio 2013 però, Unicoop risulta aver già rivenduto le 111.900.000 azioni, tornando al precedente quantitativo di 318.503.114, come si può leggere a pag. 51 del documento di registrazione depositato presso la Consob. La quota è di nuovo al 2,73%. In pratica Unicoop Firenze ha effettuato attività di trading comprando e rivendendo quel pacchetto di azioni. Alla faccia della borsa che è speculazione, oppure proprio per questo. Al 26 novembre 2013 Unicoop Firenze risulta scesa al 1,776%, come da prospetto Consob.

Siamo all'epilogo. Le quote sotto il 2%, non rilevanti, scompaiono dai prospetti della Consob. Biancalani dichiara che l'uscita completa è stata effettuata nel corso del secondo semestre del 2013. Bisogna ritenere che il 1,776% sia stato venduto entro il 31/12/2013, visto che a fine novembre risultava ancora.

Le perdite riportate a bilancio

Finora Unicoop Firenze ha svalutato le azioni Mps una prima volta nel bilancio del 2008 per 189 milioni e in seguito nel bilancio 2012 per 197,9 milioni per un totale di 387 milioni. Va inoltre aggiunto il pasticcio del cosiddetto prestito Fresh, per il quale rimandiamo a
questo articolo
.

Il prestito sociale di Unicoop Firenze

Ha risentito molto del clima di sfiducia generato dal coinvolgimento della Coop fiorentina nell'azionariato di Mps. Basti pensare che esso ammontava a ben 2,814 miliardi di euro alla fine del 2010 ed è sceso a 2,229 miliardi alla fine del 2013. E' ovvio che sul decremento del prestito abbia influito anche la crisi, ma basta un raffronto con il prestito sociale delle altre grandi Coop per rendersi conto che la fuga dai libretti in Unicoop Firenze è stata di misura ampiamente più marcata, e spiegabile in queste proporzioni solo con l'effetto negativo della partecipazione in Mps.

A futura memoria

In conclusione di quella che rimane forse la pagina più nera di Unicoop Firenze, la cooperativa ha tradito un mandato etico investendo i soldi dei soci in attività finanziarie rischiose che nulla hanno a che vedere coi valori mutualistici; ha depauperato enormi risorse che potevano essere investite altrimenti; ha fallito nel progetto dell'investimento strategico che mirava a vincolare, a fianco della Fondazione Mps, la banca al territorio. Ha inoltre danneggiato la propria immagine e procurato giustificati motivi di preoccupazione nei soci prestatori e nei dipendenti. A fronte di tutto questo disastro nessuno ha pagato.


26 ottobre 2014

PRESTITI SOCIALI COOP, TANTA FIDUCIA E POCA VIGILANZA


Le regole sono lasciate all'autodeterminazione del sistema cooperativo ma il crack di Tieste mostra che non bastano


 

Alla luce della recente richiesta di fallimento delle Cooperative Operaie di Trieste, Istria e Friuli avanzata dalla Procura, il giornalista Gianfranco Ursino per l'inserto Plus24 de Il Sole 24 Ore, torna ad occuparsi del mondo del risparmio Coop che nonostante coinvolga 1,2 milioni di soci e raccolga 10,86 miliardi di risparmio, soffre di evidenti mancanze di controlli e garanzie, di opacità e di scarsa trasparenza informativa. Ursino ha già scritto vari articoli sull'argomento, sempre pubblicati dalla medesima testata. Quelli ripresi dal blog sono leggibili qui.  Di seguito è possibile leggere gli articoli e l'intervista al presidente di Legacoop, comparsi sull'edizione del 25 ottobre 2014. Questo corsivo è del blog.

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Gli stress test condotti ormai con cadenza periodica sulle banche dalle autorità di vigilanza andrebbero estesi al sistema delle cooperative. Anche perché ormai sono delle vere e proprie banche: l'aggregato delle nove grandi cooperative di consumatori rientra tranquillamente tra le prime 30 posizioni se inserite nella graduatoria dei depositi da clientela. Molte coop sono anche attive nella vendita di servizi finanziari alla clientela, mutui immobiliari, polizze assicurative e carte di credito.

Ma in un contesto di persistente crisi economica, negli ultimi anni la redditività delle cooperative di consumo è stata messa a dura prova, ponendo sempre con maggiore insistenza alcuni interrogativi sui rischi che corrono i soci nel versare i propri risparmi nei libretti di prestito sociale. Un fenomeno che nonostante coinvolga 1,2 milioni di soci e raccolga 10,86 miliardi di risparmio (solo considerando cooperative di risparmio che operano col marchio Coop) non è presidiato da Bankitalia, né assistito dai fondi di garanzia che proteggono la clientela bancaria fino a 100mila euro per depositante.

Le regole che lo disciplinano sono lasciate all'autodeterminazione delle singole Coop e le verifiche affidate al controllo interno. Anche i criteri suggeriti dal livello associativo (Ancc-Legacoop) per il momento sono insufficienti per vincolare policy d'investimento che restano sconosciute ai soci, costretti a rilasciare una delega che lasci ampi margini di manovra a chi gestisce i loro risparmi dirottandoli in gran parte in investimenti in gruppi finanziari.

Prestito sociali, quindi, che dovrebbero essere destinati al conseguimento dell'oggetto sociale e che, invece, producono "finanza per la finanza" più che per l'impresa cooperativa. La richiesta di fallimento delle Cooperative Operaie evidenzia che non ci sono prestiti sociali sicuri, perché non esistono Coop troppo grandi da non poter fallire. sulla scia della crisi dei consumi, ma anche della cosiddetta "finanza strategica". Quest'ultima negli anni ha in più occasioni imposto alle Coop di svalutare le partecipazioni detenute nelle varie Unipol, Carige, Mps. In particolare l'attuale disciplina dei prestiti sociali dispone che, le Coop con più di 50 soci, devono contenere l'ammontare dei prestiti entro il triplo (il quintuplo in presenza di costose garanzia suppletive) del patrimonio formato dal capitale sociale, riserva legale e riserve disponibili, anche se indivisibili, risultanti dall'ultimo bilancio approvato.

La delibera Cicr del 19 luglio 2005 e le istruzioni di Banca d'Italia disciplinano il requisito patrimoniale, ma non specificano se considerare il patrimonio netto civilistico o consolidato. Finora le associazioni di categoria hanno dato indicazioni alle associate di considerare il valore indicato nel bilancio civilistico, ma la vicenda delle Coop Operaie, con operazioni infragruppo realizzate per aumentare il patrimonio netto civilistico a discapito di quello consolidato dovrebbe suggerire qualche accorgimento.

Per il momento è rimasta lettera morta la stessa disposizione che attribuisce alle associazioni del movimento cooperativo un ruolo promozionale per avviare uno schema di tutela sul modello  dei fondi di tutela interbancari. Ma come spiega il presidente di Legacoop nell'intervista di seguito qualcosa si sta muovendo. Ed anche il Governo nel decreto competitività ha fatto una prima mossa. Il crack annunciato delle Coop operaie di Trieste  forse aiuterà a introdurre le attese maggiori tutele per i soci prestatori.

In arrivo obblighi e trasparenza

Oggi nemmeno tutte le grandi cooperative pubblicano i bilanci sul web
 
La centralità del socio è un dichiarato punto fermo delle cooperative. Eppure non tutte le Coop pubblicano sul loro sito web, per trasparenza e correttezza informativa nei riguardi dei soci, i bilanci civilistici consolidati, il regolamento del prestito, i relativi fogli informativi e le linee guida cui deve attenersi nell'investire i risparmi dei soci. Anche perché ad oggi l'unica tutela per i prestatori risiede nella solidità patrimoniale delle Coop e quindi devono essere messi nelle condizioni di verificare lo stato di salute delle loro imprese a cui prestano i soldi.

Dall'ormai consueta ricognizione condotta da Plus24 tra le nove grandi Coop, rispetto allo scorso anno hanno pubblicato i bilanci sui loro siti Coop Liguria e Unicoop Firenze, mentre ha fatto retromarcia Coop Nordest (o perlomeno al momento sul sito non è stato pubblicato il bilancio 2013). Novità su questo fronte potrebbero però arrivare a giorni. L'art. 17bis del decreto competitività approvato lo scorso agosto, prevede che il Ministro dello sviluppo economico (Mise) deve definire con un decreto attuativo le misure che le cooperative al consumo con più di 100mila soci dovranno adottare per migliorare i livelli di coinvolgimento dei soci nei processi decisionali.

E tra le misure suggerite è previsto anche l'aumento di trasparenza dei dati finanziari e di bilancio della cooperativa, inclusa la nota integrativa, anche attraverso la loro pubblicazione integrale sul sito della società. i 30 giorni di tempo che aveva il Mise sono già trascorsi, ma contattati da Plus24 dal Ministero fanno sapere che il decreto è stato adottato ma è in corso di pubblicazione. Dove non è arrivata l'autoregolamentazione, forse arriverà la nuova norma.

Quei rendimenti azzoppati dal fisco

Le offerte attuali
I tassi pagati dai libretti sono compresi tra lo 0,65% e il 3,1% annuo lordo
 
Per disporre della liquidità necessaria per realizzare il proprio oggetto sociale, le Coop nel corso degli anni si sono impegnate a garantire ai soci prestatori una remunerazione sostenibile e in linea con il mercato dei titoli di stato a breve termine. Ma negli ultimi anni hanno dovuto fronteggiare sempre di più le offerte lanciate dalle banche con i conti deposito vincolati ad alta remunerazione.

Attualmente i rendimenti offerti dai libretti di risparmio Coop uscirebbero spesso perdenti dall'analisi rischio-rendimento con altri prodotti finanziari. Per giocare ad armi pari con le banche, alcune cooperative hanno deciso di affiancare alla storica offerta dei libretti di risparmio liberi (con somme che il socio può disporre in qualsiasi momento) anche i prestiti sociali vincolati. I tassi attuali riconosciuti ai soci prestatori si collocano, a seconda della Coop e dell'importo, fra lo 0,65% e il 3,1% al lordo della ritenuta fiscale.

Di recente i prestiti sociali hanno anche perso il loro appeal fiscale della ritenuta al 12,5% che invece non è cambiata per strumenti finanziari concorrenti come i titoli di stato e i Buoni fruttiferi postali. In più, l'aumento dell'aliquota al 26% sugli interessi corrisposti ai soci prestatori, varato con la legge 89 del 23 giugno 2014, si applica sugli interessi divenuti esigibili dal primo luglio 2014, ma anche con effetto retroattivo su quelli maturati in precedenza.
 
A dicembre una proposta per rafforzare le tutele

Intervista a Mauro Lusetti presidente Legacoop
 
«La vicenda delle Coop operaie è certamente seria e traumatica in sé e non è nostra intenzione sottovalutarla». Esordisce così Mauro Lusetti, presidente di Legacoop, che prosegue: «Dobbiamo però sottolineare che i singoli casi come questo, per quanto gravi, sono una netta minoranza rispetto a un sistema cooperativo che nelle sue articolazioni ha affrontato questi anni di crisi, tenendo sul piano dell'occupazione e delle capacità di generare valore. A partire dal sistema delle coop di consumo, che a fronte di una drammatica caduta dei consumi, ancora nel 2013, ha registrato nella sua generalità risultati di bilanci positivi»

Ma anche in passato singole Coop per ragioni di mercato o per scelte imprenditoriali si sono trovate in difficoltà?

Il sistema cooperativo ha saputo esprimere sostegno, solidarietà ai soci  e quando possibile, supporto ai piani di rilancio.

E nel caso di Coop Operaie?

Data la caratteristica del provvedimento del Tribunale di Trieste, è nell'ambito delle nuove condizioni che i soggetti cooperativi interessati (in primis Coop Nordest, ndr) valuteranno se e cosa fare al fine di recuperare un quadro sociale ed economico sostenibile.

Riconosce che devono essere fatti passi in avanti sul fronte delle tutele? A che punto è l'attivazione di uno "schema di garanzia dei prestiti sociali" che Bankitalia già affida alle associazioni di categoria?

Da tempo Legacoop ha deciso di introdurre rigorose norme di autodisciplina obbligatorie per le proprie associate. In particolare le regole sulle quali abbiamo lavorato riguardano i principi di trasparenza, informazione ai soci, responsabilità degli amministratori e, qualora necessario, di intervento nei confronti delle coop inadempienti. Fino a prevedere sanzioni molto severe, proprio a tutela dei soci prestatori.
 
Tempi previsti?

Già nell'imminente congresso di Legacoop del prossimo dicembre porteremo una proposta organica sulla materia.

E sul rapporto prestito soci/patrimonio netto?

Questo sarà uno dei punti che verrà attentamente verificato nel nuovo impianto regolamentare.




25 ottobre 2014

Gianfranco Ursino

Plus24 - Il Sole 24 Ore