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08 novembre 2014

UNICOOP FIRENZE E' USCITA DA MPS, MA NESSUN DIRIGENTE HA PAGATO



Unicoop Firenze è uscita definitivamente da Mps, ma come si è arrivati a questo disastro?

Una ricostruzione storica che ne ripercorre le tappe principali, il contesto e i gravi danni






Giovedì 6 novembre scorso, il presidente del consiglio di gestione di Unicoop Firenze, Golfredo Biancalani, ha confermato che Unicoop Firenze è uscita completamente e "definitivamente" da Mps. Per noi - ha detto - Mps è un capitolo chiuso, siamo usciti nel secondo semestre 2013 ed è una scelta definitiva.

E fa bene a chiarirlo, Biancalani, dopo le tante reticenze sulla vicenda della partecipazione della coop fiorentina nella "più antica banca del mondo" e le ingenti perdite riportate e quantificabili in circa 400 milioni di euro. Fa bene perché Mps si trova di nuovo ad affrontare i marosi della finanza e in prossimità dell'ennesimo aumento di capitale che avrebbe costretto anche Unicoop, se fosse rimasta nell'azionariato, a mettere nuovamente mano al portafoglio. Inutile ricordare che siamo stati da sempre critici su questa operazione finanziaria e alla luce dei fatti, a ragione. Ai colleghi e ai soci prestatori sarà utile per una riflessione sapere che nessuno dei dirigenti apicali e non, responsabili di questo immane disastro, ha pagato in termini di carriera per quello che è stato il più grande depauperamento di risorse della storia di Unicoop Firenze. Anzi, Campaini, il presidente storico che ha seduto a lungo del Cda di Monte Paschi insieme a Mussari e Vigni è stato nominato, nel giugno scorso,  presidente onorario di Unicoop Firenze, carica creata ad hoc per lui, non si sa con che remunerazione. A questo punto la Coop Fiorentina ha presidenti ad abundantiam, ben tre. Il già citato Biancalani quale presidente del consiglio di gestione, Daniela Mori presidente del consiglio di sorveglianza al posto di Campaini che diventa presidente onorario.

Sarà però utile un riassunto cronologico di come siamo arrivati a mettere la parola fine alla partecipazione di Unicoop in Mps tanto discutibile più che discussa, visto che la Coop fiorentina ne ha sempre parlato solo quando costretta dalle pressioni giornalistiche, evitando con cura l'argomento.

Com'è cominciata

Unicoop Firenze comincia ad investire nella banca senese tra il 2002 e il 2003. Negli anni successivi la partecipazione salirà fino ad assestarsi attorno ad una quota di poco inferiore al 3%. L'intenzione era quella di sostenere la Fondazione MPS creando uno zoccolo duro nell'azionariato nel tentativo di vincolare la banca al territorio e offrire servizi finanziari ai soci. Dice Campaini: L'ingresso risale al 2002-2003, periodo in cui era forte il timore che gli istituti bancari diventassero preda dei concorrenti stranieri. In più si stava discutendo di introdurre una norma che imponesse alle fondazioni bancarie di scendere sotto il tetto del 30% nella proprietà degli istituti: in sostanza si voleva ridimensionare il ruolo delle Fondazioni e permettere l'ingresso di nuovi soggetti nel mondo bancario. Decidemmo di fare l'operazione sulla base di due considerazioni. Primo, ci interessava garantire la permanenza del momento decisionale della banca sul territorio toscano.[...] In Toscana non sarebbe rimasta una banca vera e propria se anche il Monte fosse stato inglobato nel gioco delle compravendite bancarie. Diventando soci del Monte, puntavamo a potenziare la componente toscana della banca [...] La seconda considerazione che ci ha mosso è stata il desiderio di creare con il Monte nuovi servizi finanziari per i nostri soci a condizioni vantaggiose. Va reso noto un altro pensiero di Campaini per cui la borsa è sinonimo di speculazione e incompatibile con la cooperativa, egli sostiene infatti: Per quanto mi riguarda, sono del parere che la Borsa sia assolutamente incompatibile con la società cooperativa, sono due cose agli antipodi. La Borsa è fatta esclusivamente di capitali, le cooperative sono società di persone. Poi, come ho già detto in precedenza, Borsa è sinonimo di speculazione, acquisto azioni perché voglio guadagnarci sopra. Come potete notare siamo in un gorgo di contraddizioni, ma volendo tracciare un esile ponte tra affermazioni così antitetiche si può cercare affannosamente di interpretare che obtorto collo Campaini e Unicoop Firenze abbiano superato antiche remore puntando ad un investimento in borsa che non si stancheranno mai di definire strategico. E' una paroletta che non significa un gran che, borsa e Coop sono concettualmente agli antipodi, ma in buona sostanza si vuol sostenere che l'investimento in Mps non è di tipo strettamente finanziario, quindi speculativo, ma stabile e tende a rafforzare la toscanità della banca. Con questa lunga, ma doverosa premessa passiamo alle date successive.

Le tappe successive dell'investimento strategico e un pizzico di trading

Fino al 23/12/2005 risultava in Consob una
comunicazione (si veda sotto la colonna "situazione precedente") per cui la quota di Unicoop Firenze era del 2,427%.

Tra l'aprile del 2009 e il maggio del 2011 il numero delle azioni possedute è di 185.176.232, come si può verificare a pag. 29 di questo documento e a pag. 3 di quest'altro, pari al 2,76%.

Al 29 marzo 2012 la quota risulta essere del 2,727% come si può leggere dal prospetto Consob sotto la colonna "situazione precedente". 

Al 27 aprile 2012 le azioni, dopo l'adesione all'aumento di capitale della banca, salgono a 318.503.114 come si può leggere a pag. 44 del documento di registrazione depositato presso la Consob. La quota è del 2,73%

Al 29 aprile 2013 però le azioni salgono inaspettatamente a 430.403.114 pari al 3,68%.
Si veda pag. 53 del documento di registrazione depositato presso la Consob. Quindi Unicoop Firenze ha acquistato un ulteriore pacchetto di 111.900.000 azioni, come si può leggere in questo articolo.

Al 18 luglio 2013 però, Unicoop risulta aver già rivenduto le 111.900.000 azioni, tornando al precedente quantitativo di 318.503.114, come si può leggere a pag. 51 del documento di registrazione depositato presso la Consob. La quota è di nuovo al 2,73%. In pratica Unicoop Firenze ha effettuato attività di trading comprando e rivendendo quel pacchetto di azioni. Alla faccia della borsa che è speculazione, oppure proprio per questo. Al 26 novembre 2013 Unicoop Firenze risulta scesa al 1,776%, come da prospetto Consob.

Siamo all'epilogo. Le quote sotto il 2%, non rilevanti, scompaiono dai prospetti della Consob. Biancalani dichiara che l'uscita completa è stata effettuata nel corso del secondo semestre del 2013. Bisogna ritenere che il 1,776% sia stato venduto entro il 31/12/2013, visto che a fine novembre risultava ancora.

Le perdite riportate a bilancio

Finora Unicoop Firenze ha svalutato le azioni Mps una prima volta nel bilancio del 2008 per 189 milioni e in seguito nel bilancio 2012 per 197,9 milioni per un totale di 387 milioni. Va inoltre aggiunto il pasticcio del cosiddetto prestito Fresh, per il quale rimandiamo a
questo articolo
.

Il prestito sociale di Unicoop Firenze

Ha risentito molto del clima di sfiducia generato dal coinvolgimento della Coop fiorentina nell'azionariato di Mps. Basti pensare che esso ammontava a ben 2,814 miliardi di euro alla fine del 2010 ed è sceso a 2,229 miliardi alla fine del 2013. E' ovvio che sul decremento del prestito abbia influito anche la crisi, ma basta un raffronto con il prestito sociale delle altre grandi Coop per rendersi conto che la fuga dai libretti in Unicoop Firenze è stata di misura ampiamente più marcata, e spiegabile in queste proporzioni solo con l'effetto negativo della partecipazione in Mps.

A futura memoria

In conclusione di quella che rimane forse la pagina più nera di Unicoop Firenze, la cooperativa ha tradito un mandato etico investendo i soldi dei soci in attività finanziarie rischiose che nulla hanno a che vedere coi valori mutualistici; ha depauperato enormi risorse che potevano essere investite altrimenti; ha fallito nel progetto dell'investimento strategico che mirava a vincolare, a fianco della Fondazione Mps, la banca al territorio. Ha inoltre danneggiato la propria immagine e procurato giustificati motivi di preoccupazione nei soci prestatori e nei dipendenti. A fronte di tutto questo disastro nessuno ha pagato.


21 luglio 2014

TRE ANNI SENZA IL "PIERO"



Il 21 luglio del 2011 Claudio Pierini morì in un incidente sul lavoro all'interno del magazzino Unicoop Firenze di Scandicci. Il blog Lavoratori Unicoop, i colleghi e gli amici vogliono ricordarlo alla loro maniera, anche grazie alla splendida illustrazione di Claudia Giuliani che ringraziamo, sperando che questo possa contribuire nel sensibilizzare datori di lavoro e dipendenti al rispetto delle norme di sicurezza.

Oggi, 21 luglio 2014, ricorre il terzo anniversario della scomparsa dell'indimenticabile Claudio Pierini, da tutti conosciuto come "il Piero". Ogni volta che questa data si avvicina ritorna potente il ricordo del collega vittima di un tragico infortunio sul lavoro e anche in questa occasione, come per gli anni passati e certamente in quelli a seguire, ci siamo sentiti in dovere di omaggiarne la memoria sul nostro spazio. Nella circostanza ci è di aiuto la bella ed ispirata illustrazione che crediamo colga anche lo spirito leggero che il Piero ha sempre mostrato di possedere.

Dobbiamo anche registrare l'inizio della fase processuale relativa all'infortunio mortale. Nel marzo scorso sono stati
rinviati a giudizio l'allora direttore alla logistica, Marco Covelli e il dirigente responsabile per il magazzino Unicoop, Fabio Del Bimbo, attualmente promosso direttore. Il capo d'accusa è di omicidio colposo con violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Le motivazioni delle accuse a loro carico consistono nel non aver tenuto conto delle limitazioni prescritte al Pierini dal medico competente e nel non aver adempito in modo tempestivo a redigere il Documento Valutazione Rischi (DVR) per il reparto ove è avvenuto il tragico e fatale impatto del povero Claudio contro una scaffalatura.

Nel mese scorso si è tenuta la prima udienza in cui le parti hanno esposto le proprie posizioni ed è stato stabilito il calendario delle prossime udienze. Sappiamo che molti colleghi hanno espresso il desiderio di potervi assistere sia per poter testimoniare una sentita solidarietà verso l'amico scomparso, ma crediamo anche per una forte esigenza di verità e chiarezza sull'amara vicenda.

Una solidarietà che certo non dimostrò il neo presidente onorario di Unicoop Firenze, Turiddo Campaini, che ai tempi dell'accaduto ricopriva l'importante ruolo di presidente del consiglio di sorveglianza della cooperativa. La sua ingombrante assenza colpì tutti noi dipendenti presenti e ci fece sentire ancora più rattristati. Questa incredibile indelicatezza compiuta da un uomo che non ha mai perso occasione per ribadire I Valori di Unicoop, tra cui giganteggia appunto la solidarietà, fu una mancanza che non ci stancheremo mai di stigmatizzare. Le parole diventano vuote se non seguite da fatti.


Chiudiamo ancora una volta con "Ciao Piero!" e con un forte simbolico abbraccio a lui e ai suoi cari.




22 giugno 2014

MAURA LATINI, EX UNICOOP FIRENZE, ESCE DA COOP ITALIA



Maura Latini, ex Unicoop Firenze, esce da Coop Italia ormai espressione delle coop emiliane








AGGIORNAMENTO del 29/08/2014
 
 
Si è fatto più volte riferimento ai rapporti all'interno del mondo cooperativo della grande distribuzione, specificatamente a quelli tra cooperatoti toscani e emiliani e relativa aneddotica. Delle inquiete relazioni tra le componenti coop al di là e al di qua dell'Appennino ne abbiamo scritto anche di recente (vedi nel post I rapporti con le Coop emiliane)

Coop Italia, l'organizzazione unitaria delle 9 grandi Coop della distribuzione, è un buon osservatorio di come vadano le cose, specialmente quando si tratta di cambiamenti importanti che mediamente nel marmorizzato mondo coop avvengono con una tempistica ultra ventennale. Gli attriti tra emiliani e toscani in Coop Italia hanno dato adito anche a voci su una svolta clamorosa che avrebbe portato la coop fiorentina a minacciare di staccarsi per creare una centrale di acquisti separata e più corrispondente alle proprie esigenze. Unicoop Firenze si è poi limitata a distinguersi dalle altre coop cambiando il logo.

Nel giugno 2013 in Coop Italia succede l'evento. Marco Pedroni di Coop Consumatori Nordest, viene nominato presidente al posto del più moderato Tassinari. E' una mossa che segna un passaggio decisivo. Pedroni è uno dei protagonisti dell'acquisizione del secolo delle coop emiliane, quella di Fondiaria-Sai dal gruppo Ligresti da parte di Unipol. Il gruppo assicurativo bolognese è controllato dalla Spa Finsoe, acronimo che sta per Finanziaria dell'Economia Sociale. Lasciamo al lettore trovare il nesso tra un'operazione come quella su Fonsai e l'Economia Sociale, probabilmente i nomi rimangono, obsoleti, in un mondo che cambia. A capo di Finsoe c'è appunto Marco Pedroni che gode della fiducia di tutte le Coop che sponsorizzano l'operazione Fonsai.

Con il successo dell'operazione di acquisizione, gli strascichi giudiziari e polemiche sul ruolo della cooperazione passano in secondo piano. Del resto i coopisti emiliani erano stati ben temprati dalle spericolatezze di Consorte che qui in confronto è acqua fresca. Pedroni, considerato un drittone in cose finanziarie nonostante qualche scivolone, viene così eletto a furor di popolo nuovo presidente del consiglio di gestione di Coop Italia. La bandiera di rappresentanza di Unicoop Firenze della campainiana Maura Latini invece si ammaina lentamente e inesorabilmente. Da vicepresidente passa a direttore generale, mentre la vicepresidenza va a Marcello Balestrero (in precedenza Consorzio Nord-Ovest).

Ora la Latini finisce addirittura fuori. Si fa per dire, a 57 anni nel mondo coop c'è ancora un gran futuro in termini di carriera, ma la sua pare incanalata verso una discesa. A pochi giorni dell'annuncio del mezzo addio di Campaini ad Unicoop Firenze, la sua agente a L'Avana, Maura Latini, finisce fuori da Coop Italia e viene mandata alla frutta. Ci si conceda la battuta: in magazzino si usa questa espressione quando qualche collega è trasferito al reparto ortofrutta.

Nei fatti la Latini è stata ricollocata alla presidenza della Cpr System, leader italiano delle cassette in plastica a sponde abbattibili e riciclabili (quelle verdi dell'ortofrutta, per capirci). Per chiudere il cerchio magico ricordiamo che Cpr System col 49% e CFT (attraverso Silo spa col 51%) controllano Cpr Servizi Spa, società specializzata nella gestione della logistica e sanificazione degli imballaggi a sponde per prodotti ortofrutticoli (le cassette verdi della Cpr System, appunto).

CFT è la cooperativa fiorentina che ha in appalto numerose attività di logistica e facchinaggio, tra cui una buona parte di quelle nei magazzini di Unicoop Firenze. E' un ritrovarsi tra amici, visto che il presidente di Cpr Servizi è il neoeletto Leonardo Cianchi che è presidente anche di CFT. Dalla cooperativa CFT proviene anche Giulio Bani, attuale vice presidente del consiglio di gestione di Unicoop Firenze con delega aree sviluppo, precedente presidente di CFT.



11 giugno 2014

SALARIO VARIABILE UNICOOP FIRENZE : QUELLO CHE LE CIFRE NON DICONO

E' stato appena erogato il Premio Variabile di Risultato di Unicoop Firenze

In alcune realtà si sono raggiunte somme ragguardevoli, in altre decisamente inferiori


Al di là delle cifre ci sono delle riflessioni che pensiamo sia doveroso fare





Il Premio Variabile di Risultato
Nella busta paga che i dipendenti di Unicoop Firenze hanno appena ricevuto troveranno la voce PVR (premio variabile di risultato) riferito all'anno 2013. E' il primo conseguente al nuovo Contratto Integrativo Aziendale sottoscritto dall'azienda e dai sindacati confederali alla fine del 2012, che ne stabilisce i criteri di erogazione. In realtà le voci sono più di una e vedremo perché. Indubbiamente le cifre dichiarate sono superiori nella media a quelle percepite negli ultimi anni, ma dobbiamo anche fare alcune puntualizzazioni che altrimenti rischiano di sfuggire ai più distratti.

I Buoni Spesa
Intanto la prima voce (e per qualcuno anche l'unica...) che i dipendenti avranno modo di riscontrare è quella relativa ai Buoni Spesa. Trattasi di 250 euro divisi in 10 buoni da 25 euro cadauno, nominativi e spendibili presso qualsiasi punto vendita coop.fi entro il 31/12 dell'anno in corso. Questa è la voce che sarà uguale per tutti. Purtroppo, come dicevamo, per alcuni piccoli negozi (Colonnata, Uliveto e Compiobbi) rappresenterà l'intera cifra del Premio in quanto si suppone non abbiano raggiunto gli obiettivi preventivati dalla direzione. Alcuni altri PV andranno poco oltre e anche qui si tratta di piccole realtà con poco margine di redditività (Badia a Settimo, Fontanella, Montevarchi, ecc.).

Redditività/Efficienza e Contenimento Costi
Le altre voci potrebbero anche variare a seconda se si tratta delle sedi, dei PV o dei magazzini, ma crediamo che siano approssimativamente le seguenti:
Rapporto Redditività/Efficienza e Contenimento Costi. Il grosso della cifra sta nella prima voce che potremmo indicare anche con il termine "Produttività", mentre nella seconda rientrano tutti gli accorgimenti messi in atto per ridurre ammanchi inventariali, errori, rotture, ecc. Unicoop afferma di aver recuperato, grazie alla maggiore attenzione dei suoi addetti e alle misure messe in atto, ben 4 milioni di euro dalla riduzione di queste inefficienze. Non abbiamo motivo di dubitarne e ci sembra un risultato assai positivo. Per concludere ricordiamo che gli obiettivi posti dalla cooperativa erano raggiungibili in una scaletta di percentuali che determina poi la cifra finale erogata. Ecco perché si va dai 250 euro di Colonnata fino ai 2.120 di Figline V.no e addirittura ai 2.158 di Tavarnuzze, passando da tutto un arcobaleno di cifre la cui media, ponderata in base al numero di addetti di ogni singola Unità Produttiva, si aggira attorno ai 1.200 euro (lordi, s'intende). Si tratta di un dato di cui sia azienda che sindacati (Filcams in testa) vanno molto fieri, soprattutto in periodi come questi. In realtà a Cgil e compagnia il boccone è cascato nel piatto senza sforzo. La partecipazione dei dipendenti agli utili d'impresa, mutuando il cosiddetto modello tedesco, è un'idea che a Campaini gira in testa da tempo. Si tratta dunque di una decisione politica e unilaterale che l'azienda ha preso e che i sindacati hanno solo controfirmato che coincide giustappunto con l'uscita di scena del Presidente (solo parziale, perché diverrà presidente onorario) permettendogli di lasciare un buon ricordo di se.

Le differenze restano
Non possiamo non ricordare però come uno degli obiettivi principali delle Organizzazioni Sindacali all'interno della piattaforma rivendicativa, in vista del rinnovo del Contratto Integrativo, fosse stato quello di una minore divergenza tra le cifre erogate nei vari PV e reparti. In pratica l'intenzione era quella di stabilire un criterio di solidarietà tra i dipendenti che si avvicinasse anche ai valori fondativi della cooperativa. In questo crediamo si sia fallito perché tra 250 euro e 2.158 c'è un divario evidente che non aiuta certo la coesione tra dipendenti.

L' "Effettiva presenza al lavoro"
Altra cosa importante: gli importi relativi alle singole Unità produttive sono puramente indicativi. I lavoratori avranno infatti trovato con ogni probabilità delle cifre diverse in busta paga. Questo a causa del sopracitato Contratto integrativo che prevede una erogazione del Salario Variabile "proporzionata alla presenza effettiva al lavoro (calcolata in ore)" e cioè vanno defalcate le ore di assenza che non siano riferibili a ferie, permessi, congedi di maternità/paternità, infortuni e legge 104. Ciò significa che ogni ora di malattia non sarà inserita nel conteggio del Premio aziendale. Purtroppo ci sono casi (solo nei magazzini se ne contano svariati) nei quali i dipendenti sono stati costretti a lunghe assenze dal lavoro per gravi motivi di salute anche di carattere oncologico. Ebbene se si è stati in cura, ad esempio, per 6 mesi troveremo un salario variabile dimezzato! Pure questa eventualità ci sembra faccia a cazzotti con i princìpi solidaristici di cui la cooperativa si fa portatrice.
Pare risultino esclusi dal computo anche altre casistiche come la donazione sangue, le assemblee sindacali, i congedi concessi per la dipartita di un parente; insomma i conti vanno fatti con la entità reale delle erogazioni e non con quella indicata sommariamente accanto al nome del punto vendita e affissa in bacheca.

La "Trasparenza"
Ultima riflessione, che però ci portiamo dentro già da qualche anno e alla quale non riusciamo a rassegnarci: come è possibile che le figure che ricoprono ruoli di responsabilità abbiano accordi diversi con la cooperativa che gli permettono di percepire premi aziendali ben più alti di quelli "riparametrati per livello" previsti dall'Integrativo aziendale? Lavorando nei Centri Distribuzione parliamo della nostra realtà, ma sappiamo che qualcosa di simile avviene anche nei PV. Non solo i nostri responsabili ammettono candidamente di aver sottoscritto un accordo in deroga con Unicoop che gli assegna obiettivi ad personam e dunque premi produzione potenzialmente molto più cospicui del previsto, ma si rifiutano gelosamente di rivelarne gli importi mentre i nostri sono affissi nelle bacheche e dunque noti a tutti! Badate che uno dei valori stampati su tanti poster e volantini aziendali è proprio quello della trasparenza, che qui diventa invece opacità, ambiguità e perfino classismo! Continuiamo a considerare questo comportamento come ingiusto ed estremamente divisivo, ci sorprendiamo (si fa per dire) di come ciò non sia mai stato denunciato dalle Organizzazioni sindacali confederali e auspichiamo un tardivo ma opportuno ripensamento dell' azienda in tal senso.
Per concludere le nostre considerazioni non possiamo certo ignorare che gli importi erogati in molti casi si potranno ritenere più che soddisfacenti, d'altra parte l'utile commerciale netto della cooperativa è stato più che buono nel 2013 (il 25% del quale è destinato al PVR), ma resta a nostro parere più di una cosa da migliorare per andare incontro ai princìpi valoriali che Unicoop Firenze dice di sostenere.



04 giugno 2014

UNICOOP FIRENZE: DOPO CAMPAINI AL RINNOVO ANCHE IL CONSIGLIO DI GESTIONE


Tra le novità attese sabato 14 giugno all'assemblea dei soci di Unicoop firenze, anche le indicazioni per il futuro consiglio di gestione

Nella foto il presidente uscente, Golfredo Biancalani




L'annuncio delle dimissioni di Turiddo Campaini dalla presidenza del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze saranno effettive con l'assemblea dei soci di sabato 14 giugno alle 9,30 presso l'Obihall di Firenze. In quell'occasione sarà nominata Daniela Mori nuovo presidente.

Ci saranno però altre novità importanti. La prima è che Campaini verrà nominato presidente onorario, con l'invidiabile record di Unicoop di avere ben tre presidenti. Quella di presidente onorario è una carica inventata ad hoc per Campaini visto che prima non esisteva e per consentire questo dovrà essere modificato lo Statuto. Si tratta di capire quali poteri verranno attribuiti al presidente onorario. E' probabile comunque che la sua presenza influenzi ancora fortemente le scelte della cooperativa.

L'altra novità dovrebbe venire dal rinnovo del consiglio di gestione e la nomina del suo presidente. Ricordiamo che la nomina dei componenti il consiglio di gestione spetta da statuto al consiglio di sorveglianza Qui si vedrà se il rinnovamento è una cosa gattopardesca o ha qualche sostanza. Sappiamo che in Unicoop ci sono due componenti diverse e che per comodità comunicativa sintetizziamo in falchi e colombe. Questi sono i componenti uscenti del consiglio di gestione in scadenza:
Golfredo Biancalani, presidente
Michele Palatresi
, vice presidente, consigliere delegato area logistica e vendite
Giulio Bani, Vice presidente, consigliere delegato aree sviluppo
Piero Forconi
, consigliere delegato area commerciale
Giovanni De Nitto, consigliere di gestione vendite grandi strutture
Marcello Giachi, consigliere di gestione vendite supermercati e mini
Marino Gori
, consigliere delegato area risorse umane
Alberto Migliori, consigliere delegato area amministrazione
Riccardo Rapi, consigliere delegato organizzazione e sistemi
Invitato permanente:
Franco Cioni, direttore marketing strategico

E' probabile che il successore di Biancalani si trovi in questa rosa. Se così fosse ci sono alcuni nomi che hanno buone possibilità, alcuni decisamente a fine corsa. In via teorica si potrebbe anche pensare ad una soluzione esterna, come nel caso del primo presidente del consiglio di gestione, Armando Vanni, ma ricordando la negatività di quell'esperienza questa soluzione appare francamente improbabile. Viceversa la nomina di Daniela Mori, evidentemente voluta fortemente da Campaini al suo posto, non esce dalla lista degli oltre 40 consiglieri della sorveglianza.

L'impressione è che, comunque vadano le cose, l'ombra di Campaini si farà ancora sentire. Certo la nostra cooperativa avrebbe bisogno di un rinnovamento vero dei vertici, con dirigenti più aperti alla complessità e alle sfide di un mondo che è cambiato, con un approccio più dialogante con i dipendenti e non repressivo come è stato nel passato, anche recente. Alcuni segnali farebbero sperare, auguriamoci che non siano soffocati nella culla.


30 maggio 2014

TURIDDO CAMPAINI LASCIA LA PRESIDENZA DI UNICOOP FIRENZE, LUCI E OMBRE DI UNA STORIA DURATA 41 ANNI

Alla fine Turiddo Campaini lascia a 73 anni e mezzo di cui 41 come presidente di Unicoop Firenze

Una figura importante del mondo cooperativo con luci e ombre




Ce lo aspettavamo e, a essere sinceri, un po' lo speravamo anche. Campaini lascia la presidenza del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, ma non definitivamente: probabilmente sarà presidente onorario. Una carica inventata proprio per lui e come per lui si maligna che Unicoop nel 2008 scelse il sistema di gestione duale che è composto da un consiglio d’amministrazione, cui spetta la gestione della società, e di un consiglio di sorveglianza in rappresentanza dei soci, con compiti di controllo. Il fatto era che Campaini, presidente dal 1973, aveva già oltrepassato la soglia dei 65 anni, età in cui per convenzione di solito i manager Coop lasciano per essere ricollocati in altre società sempre orbitanti attorno alle mondo cooperativo.

Parlare di Campaini per noi è complesso, poiché nell'immaginario collettivo dei quasi ottomila dipendenti di Unicoop Firenze ha assunto una presenza che travalica quella del ruolo di presidente. Campaini è una sorta di padre putativo, il grande vecchio silenzioso e saggio, un costante punto di riferimento, una figura rassicurante a cui tutti sono legati. Sarebbe ingeneroso sostenere che dopo 41 anni di presidenza è naturale diventare un'icona. Campaini è amato e rispettato non solo perché siamo abituati alla sua impalpabile presenza da sempre, ma soprattutto perché il rispetto e la stima se li è guadagnati. Così come è stato un punto di riferimento importante per tutto il movimento cooperativo.

Le ragioni di un addio: innanzitutto l'età
I motivi della scelta sono molteplici, alcuni ovvi. E' chiaro che l'età ha un peso rilevante, ma è riduttivo pensare che questo sia il solo elemento che pesa. E' vero che Campaini va verso i 74 anni ed è presidente di Unicoop da 41, dai tempi di Nixon, come ebbe perfidamente da chiosare un lanciatissimo Renzi. Anche il fatto che annunci la sua uscita appena dopo la strabordante vittoria elettorale dell'ex sindaco di Firenze alle europee assume un forte connotato simbolico.

I rapporti col nuovo PD di Renzi
I due non si sono mai amati, e la storia personale di Campaini parla chiaro riguardo le sue posizioni politiche che hanno radici nel partito comunista. Il presidentissimo lascia probabilmente anche perché il suo amato partito non c'è più, Renzi lo ha sminuzzato e ricomposto a sua immagine e somiglianza. E' il mondo di riferimento di Campaini che sta cambiando e lui non lo capisce e non lo vuol capire. Così sono saltati, almeno momentaneamente, i canonici ancoraggi politici e, ultima beffa, Renzi ha scelto un uomo delle Coop come ministro, ma particolarmente vicino alle Coop emiliane (i cugini rivali nella letteratura cooperativa), che considera più dinamiche e più affini
al suo modo di pensare ed agire. Abbiamo negli occhi la foto di un incontro del marzo scorso su una panchina di via Carlo del Prete tra Campaini e Nardella, un tentativo di riallacciare con chi comanda ora. Quell'immagine così malinconica è decisamente emblematica. La scelta di Campaini è forse dettata anche da una tendenza generale ad un giovanilismo aprioristico e un po' superficiale, guarda caso conforme al Renzi pensiero. In buona sostanza il presidente inaugura un rinnovo generazionale che non si fermerà solo alla sua persona. Anche la poltrona del fido Golfredo Biancalani, 67enne presidente del consiglio di gestione, parrebbe pronta per un avvicendamento. Si renderanno così più chiari i ruoli, dove il presidente che conta sarà quello del consiglio di gestione, senza essere soverchiato da una figura imponente come quella di Campaini al cui posto siederà la meno ingombrante Daniela Mori come rappresentante dei soci. Bisogna notare come le scelte di successione sembrano essere orientate ad una linea di continuità interna ad Unicoop Firenze (la Mori è direttore del settore soci e vicepresidente della fondazione Il cuore si scioglie), ben lontane dal tentativo fatto con la nomina di Armando Vanni a presidente del consiglio di gestione nel gennaio del 2008. Il Vanni proveniva dalla presidenza del Consorzio Etruria, impresa di costruzioni allora molto vicina ad Unicoop Firenze ed adesso finita in concordato preventivo dopo oscure vicissitudini. Fu "costretto" alle dimissioni già nel marzo del 2009, a seguito di mai completamente chiarite divergenze  proprio con il Campaini. In seguito è stato al centro di indagini della magistratura inerenti il suo operato come presidente del Consorzio Etruria e della BTP. La lezione è evidentemente servita.

I rapporti con le Coop emiliane
Le relazioni tra cooperazione toscana e emiliana sono state tutto sommato scorrevoli e di reciproca soddisfazione fino alla metà degli anni 2000. Partecipazioni finanziarie incrociate garantivano la reciproca presenza di Unicoop Firenze, di Mps e delle coop emiliane sia in Unipol attraverso la finanziaria Holmo, sia in Mps partecipata oltre da Unicoop Firenze anche da Unipol. Poi arrivò l'estate del 2005, quella dei furbetti del quartierino e del tentativo di scalata della Unipol di Consorte su BNL. Il mondo Coop e i DS entrarono in fibrillazione. Consorte, nel tentativo di racimolare la somma necessaria per accaparrarsi BNL si rivolse anche a Campaini che però non apprezzava affatto l'operazione sia perché - dice Campaini - nessuna cooperativa che avesse aderito avrebbe avuto la possibilità di dire la sua, sia perché - era un progetto costruito su alleanze che non mi entusiasmavano affatto. Come è noto l'opa tentata da Unipol naufragò tra inchieste giudiziarie e figuracce. L'universo dei DS, del segretario che voleva una banca e delle Coop erano stremati. In questo contesto e grazie proprio al suo niet a Consorte, gli emiliani chiesero a Campaini di assumere la presidenza di Finsoe (la Spa delle Coop che controlla Unipol). Fu un gesto di inequivocabile riconoscimento volto a testimoniare che i valori del mondo cooperativo così bistrattati da faccendieri spericolati trovavano il suo più degno rappresentante nel prudente presidente di Unicoop Firenze, che accettò l'incarico (9 gennaio 2006). Campaini cercò di indirizzare Unipol verso la banca di riferimento di Unicoop Firenze, Mps, ma gli emiliani fecero muro. Le dimissioni di Campaini da Finsoe nel settembre 2006 segnarono una rottura insanabile. Da quel momento le strade finanziarie di toscani e emiliani si separarono. Unipol uscì da Mps e Unicoop ed Mps uscirono da Holmo, la finanziaria che all'epoca nella catena di controllo stava sopra Finsoe.

La sua assenza ai funerali di Claudio
Una dolorosa parentesi che ci tocca da vicino. Il 21 luglio 2011 nei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci un incidente sul lavoro
tolse la vita al nostro amico e collega Claudio Pierini, detto Piero. Tra qualche giorno per quell'episodio comincerà il processo penale che vede rinviati a giudizio due dirigenti di Unicoop. E' stato il primo e auspichiamo l'unico morto sul lavoro in Unicoop Firenze. Al funerale parteciparono in molti, tutti i compagni di lavoro e anche i dirigenti apicali. Mancava però Turiddo Campaini e la sua assenza non solo ci addolorò oltremodo, ma una indelicatezza simile da lui non ce la saremmo mai aspettata e non possiamo dimenticarlo.

Il disastro di MPS
La vicenda è nota e ha senz'altro offuscato la fama del nostro presidente, forse in modo indelebile. D'altra parte il suo pensiero sulla borsa è contraddittorio, visto che la considera sinonimo di speculazione. Sulla partecipazione di Unicoop in Mps ci limitiamo ai punti essenziali. Unicoop Firenze comincia ad investire sulla banca senese all'inizio degli anni 2000. Negli quinquennio successivo la partecipazione si assesterà attorno ad una quota del 3% circa. L'intenzione era quella di sostenere la Fondazione MPS creando uno zoccolo duro nell'azionariato nel tentativo di vincolare la banca al territorio. Dice Campaini: in quegli anni era forte il timore che gli istituti bancari diventassero preda dei concorrenti stranieri. In più si stava discutendo di introdurre una norma che imponesse alle Fondazioni bancarie di scendere sotto il tetto del 30% nella proprietà degli istituti, in sostanza si voleva ridimensionare il ruolo delle Fondazioni e permettere l'ingresso di nuovi soggetti nel mondo bancario. In qualche misura Campaini contribuiva a mantenere, mutatis mutandis, le condizioni di chiusura del mercato che avevano permesso ad Unicoop Firenze di gestire, grazie ad amministrazioni vicine, la concorrenza con Esselunga. Però stavolta gli va davvero male e Unicoop Firenze finirà per uscire da Mps con oltre 400 milioni di perdite e i soci prestatori innervositi che toglieranno circa 700 milioni dai libretti nel giro di tre anni. Inoltre la Banca d'Italia lo sanziona per complessivi 444mila euro. Una débâcle. Noi scrivemmo circa un anno fa: Campaini deve rispondere del disastro, anche perché con i suoi 40 anni di presidenza in Unicoop Firenze è un simbolo per tutto il mondo cooperativo, deve riconoscere gli errori e assumersi la sua parte di responsabilità con un atto forte e deciso. E' tempo che lasci che la sua creatura cammini con le sue gambe e affronti i marosi con altri capitani. Se farà questo gesto, e insieme a lui quelli della prima ora che lo circondano, lo rispetteremo e lo ricorderemo con stima e affetto.

Ovviamente non pensiamo che abbia raccolto il suggerimento dal nostro blog, era semplicemente un'indicazione di buon senso e di misura. Siamo lieti che il buon senso e la misura che spesso, ma non sempre, hanno contraddistinto le sue scelte abbiano infine prevalso.

Sul presidente Campaini abbiamo pubblicato molto materiale. Per leggerlo basta scorrere questa lista.

28 marzo 2014

CAMPAINI-NARDELLA: «RIALLACCIAMO I RAPPORTI»


Prove di dialogo dopo le burrasche del recente passato

Il presidente di Unicoop Firenze e il sindaco reggente di Firenze riallacciano i rapporti

Renzi-Campaini, cronistoria di una reciproca antipatia





 
 
La notizia di qualche giorno fa riportata dal Corriere Fiorentino è che il sindaco reggente di Firenze, il renziano Nardella e l'inossidabile presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, Campaini, hanno fumato insieme il calumet della pace su una panchina di via Carlo del Prete.

I rapporti tra Campaini e la giunta Renzi non sono mai stati buoni. Con il sindaco poi, il presidente di Unicoop aveva addirittura abbandonato la sua proverbiale silenziosità nel periodo delle primarie del Pd del 2012, affermando che si sentiva distante dall'evento e ancora più distante da Renzi. L'attuale premier avrebbe in seguito replicato pesantemente con la nota battuta: Turiddo Campaini? È su quella poltrona dal 1973, quando il presidente Usa si chiamava Richard Nixon. Ma a pesare maggiormente furono le parole con cui Renzi infilava il coltello nella piaga Mps: non tocca a me entrare nel merito dei clamorosi errori di quel gruppo dirigente. Ma credo che l’operazione Mps, molto discutibile, non sia stata indolore per i risparmiatori e per i soci Unicoop. Infine la stoccata con tanto di endorsement a favore dei cugini rivali delle coop emiliane: Unipol rappresenta quella parte sana del mondo cooperativo da cui anche noi toscani dobbiamo imparare, mentre da noi si sono gettati soldi in operazioni molto discutibili. Tutto questo appena un anno fa.

Ovviamente nemmeno con Nardella, ai tempi vicesindaco di Firenze con delega al commercio,  i rapporti con Campaini potevano funzionare. Il pensiero del presidente di Unicoop da sempre critico sulle aperture domenicali per motivi etici
e soprattutto di costi, si scontrava con l'idea di Renzi che consentì l'apertura dei negozi del centro per il Primo Maggio 2010. Nardella però si dimostrò più aperto al dialogo raccogliendo una proposta di Campaini. In seguito sulla questione intervenne il Presidente della regione Toscana, Rossi, con una legge che impediva l'aperura in alcune festività importanti, infine il decreto Salvaitalia del governo Monti deregolamentava la materia e amen.

Poi succede che il sindaco di Firenze riesce a centrare il bersaglio grosso e arriva in qualche modo a Palazzo Chigi. Non basta, nomina come ministro del lavoro il presidente di Legacoop Poletti, sebbene figura rappresentativa del mondo coop ancor più rappresentativa delle coop emiliane. Al di là dell'appennino saltano i tappi dello champagne, ma per Unicoop Firenze, reduce dalla batosta Mps e sempre più isolata, c'è poco da festeggiare.

Ricucire sembra ora la parola d'ordine e in questo senso va visto l'incontro sulla panchina di via Carlo del Prete.

05 marzo 2014

PERCHE' STUPIRSI SE SOROS ENTRA IN UNA SPA DEL MONDO COOP?

Stupore per l'entrata di Soros nell'azionariato di Igd, società immobiliare controllata da Coop Adriatica e Unicoop Tirreno

In realtà le Coop della Gdo sono legate da tempo alla finanza




 
La notizia è che il fondo Quantum Strategic Partners (gestito da Soros Fund Management), ha acquistato una quota pari al 5% di Igd società immobiliare specializzata nel settore commerciale, diventandone il terzo azionista. C'è poi un'appendice alla notizia ed è che a vendere non è solo direttamente Igd col 3,5% di azioni proprie, ma anche Unicoop Tirreno che vende l'1,8% limando così la propria partecipazione dal 14,9% al 13,1%. Del resto le necessità di cassa della Coop guidata da Marco Lami non sono un mistero.

A far scalpore è l'accostamento tra Coop e Soros, come dimostra l'articolo in prima pagina su Repubblica di oggi di Gad Lerner. Noi ci stupiamo dello stupore di chi si ostina a vedere la finanza e le Coop come il diavolo e l'acquasanta e siamo convinti che in Coop Adriatica, il maggior azionista di Igd, siano altrettanto felici dell'entrata di Soros nell'azionariato (e la borsa premia) che dell'entrata di Poletti nel governo (e la borsa forse premia il titolo anche per questo).

La storia di Soros è nota, almeno negli aspetti più eclatanti per una vicenda che lo rese famoso all'opinione pubblica italiana nel settembre del 1992, allorché il finanziere di origini ungheresi speculò fortemente contro la lira vendendo allo scoperto la nostra valuta e costringendo la Banca d'Italia a vendere 48 miliardi di riserve in dollari nel tentativo di sostenere il cambio. La débâcle fu totale e la lira subì una svalutazione del 30% con automatica fuoriuscita dal Sistema Monetario Europeo (SME). In seguito, per riallinearsi ai parametri dello Sme, il governo Amato varò una pesantissima manovra finanziaria di oltre 90.000 miliardi di lire che introduceva la ISI (Imposta Straordinaria sugli Immobili) che divento ICI nell'anno successivo a dimostrazione che in questo Paese le operazioni straordinarie hanno spesso maggior probabilità di durata dei provvedimenti ordinari e ponderati. L'altro aspetto per cui la manovra di Amato è rimasta indelebilmente scolpita nella memoria degli italiani è il prelievo forzoso sui conti correnti dello 0,6%.
 
Ma Soros non era necessariamente il male come le Coop non sono automaticamente il bene. Sono semplicemente mondi che si incontrano e più che altro che giocano sullo stesso terreno, quello della finanza. Ecco perché, al di là dei trascorsi, l'ingresso del fondo di Soros in Igd (Spa quotata in borsa da 9 anni e controllata da Coop Adriatica col 44% e Unicoop Tirreno) non dovrebbe far gridare alla violazione di principi etici delle Coop come se dei bulldozer invadessero un parco naturale. Che le Coop abbiano con la finanza un rapporto stretto è nei fatti da tempo e di episodi eclatanti ce ne sono stati molti.

Unipol è quotata alla borsa di Milano dal 1986, quando l'orizzonte ideale di riferimento del mondo Coop era il partito comunista e l'Unione Sovietica ancora respirava. La struttura stessa di Unipol è bizzarra, per usare un garbato eufemismo. Una Spa quotata che è controllata da Finsoe, una Spa contenitore partecipata dalle maggiori Coop. Insomma delle Cooperative che controllano una società per azioni quotata dalla quale (quando andava bene) ricevevano dividendi. Questa costruzione societaria, attraverso scatole di controllo, tipica del sistema capitalistico nostrano, indica che Coop e Spa non sono modelli necessariamente alternativi, ma hanno sviluppato una commistione, formando una sorta di mostro bicefalo che tende a massimizzare i vantaggi dei due modelli. Una mutazione genetica, per dirla con le parole di Mario Frau, tra i primi a segnalare il fenomeno nel libro La Coop non sei tu. E così accadeva che nel Cda di Unipol circa una dozzina di anni fa, sedeva un Soros de noantri, il finanziere bresciano Chicco Gnutti (quello dei capitani coraggiosi dell'avventura Telecom con Colaninno). I vertici di Unipol (Consorte e Sacchetti) furono condannati con Gnutti per insider trading (il più classico dei reati finanziari) su obbligazioni Unipol. Insomma parve scontato che ci si potesse contaminare e anche con relativa facilità. Gli anticorpi etici non erano sufficienti in finanza.

Poi c'è tutta la vicenda Unipol-Bnl che nonostante l'assunzione di Consorte lascia più di una perplessità. All'epoca del tentativo di scalata risaltò la figura del presidente di Unicoop Firenze, Campaini, che rifiutò il coinvolgimento nell'operazione e dal suo fallimento visse momenti di gloria come faro dei valori storici Coop che nell'ubriacatura finanziaria le Coop emiliane sembravano aver smarrito. In realtà il no di Campaini ad appoggiare economicamente l'azione di Consorte su Bnl non fu dettato tanto da principî, ma dalla strada che Unicoop Firenze già sciaguratamente perseguiva, con un impegno sempre maggiore nell'azionariato di Monte dei Paschi. Le strade finanziarie della cooperazione toscana e quella emiliana si stavano separando. Per quanto riguarda Mps sappiamo come è andata.

Che il Prestito Sociale (prerogativa tipica delle coop) sia stato utilizzato in più di una circostanza in modo spregiudicato e non sempre in linea coi principi mutualistici è stato motivo di discussione anche per la recente operazione di Unipol su Fondiaria-Sai. Del resto i bilanci delle grandi Coop sono stati spesso negativi proprio a causa di investimenti finanziari azzardati, ricordiamo, oltre il già citato caso di Unicoop Firenze con Mps anche la
vicenda dei derivati di Coop Nordest dell'allora presidente Marco Pedroni, poi promosso a capo di Coop Italia.

Il tema dunque non è nuovo, ma una realtà sedimentata da cui non si torna indietro. Il supermercato Coop è rimasto un punto di riferimento nell'immaginario collettivo, ma le grandi Coop della distribuzione sono andate oltre ed altrove da molto tempo, differenziando in vari modi e l'approccio deciso al mondo finanziario ne fa parte. Resta da capire quanto sia coerente mantenere ancora  lo status di cooperativa o se non sia più corretto normare la materia e traghettare queste Coop nel mondo delle Spa. Per carità, nessuno toglierebbe loro i valori. Forse non accadrà mai, sicuramente non adesso, con il presidente di Legacoop Ministro del Lavoro.
 
 
 

20 febbraio 2014

PRESTITO SOCIALE IN UNICOOP FIRENZE, RENDIMENTI IN DISCESA




In diminuzione i rendimenti sui libretti di Unicoop Firenze

La Coop fiorentina sta finalmente chiudendo con la disastrosa partecipazione in Mps







Con il nuovo anno e in particolare dal mese di febbraio ci sono alcune novità che riguardano il prestito sociale in Unicoop Firenze, in certa misura scontate.

La Coop guidata dall'inossidabile Campaini ha vissuto due anni non facili, certo anche per la crisi (questo però vale per tutti i competitors) ma più che altro per la disastrosa avventura della partecipazione azionaria in Mps. La vicenda assurta ai clamori della cronaca circa un anno fa come un intreccio di mala gestione e operazioni opache  ha indebolito la credibilità di Unicoop Firenze e del suo management, ne è testimone la fuga consistente dai libretti del prestito sociale della quale abbiamo scritto in passato.

Ora il capitolo Mps pare stia per chiudersi definitivamente. Le ultime notizie davano la Coop fiorentina detentrice solo dell'1%, ma è probabile che si sia proceduto ad ulteriori alleggerimenti in vista dell'oneroso aumento di capitale che la banca senese dovrà sostenere a giugno e che la quota di Unicoop verrà azzerata. Il tutto sarà contabilizzato nel bilancio 2014, quindi i soci potranno visionarlo in prossimità delle assemblee di approvazione del bilancio che si terranno nel 2015.

Sulla trasparenza, valore che Unicoop Firenze rivendica con orgoglio, due parole vanno dette. Tutta la gestione dell'affaire Mps da parte di Unicoop è stata a nostro avviso caratterizzata da opacità e omissioni e la lezione è stata amara. Inoltre sarebbe buona cosa che anche Unicoop Firenze pubblicasse on line il proprio bilancio, giusto in virtù della tanto strombazzata trasparenza, cosa che del resto altre Coop fanno da anni.

Altro ci sarebbe da dire su questo disastroso investimento (per quanto riguarda le azioni Mps a bilancio sono già registrati circa 400 milioni di perdite) e ancora a proposito dei valori mutualistici e cooperativi. Ognuno rifletta se l'investimento massiccio in azioni di una banca sia un impiego delle risorse conforme ai valori fondativi Coop. Noi pensiamo che non lo sia e fin da subito abbiamo stigmatizzato quello che poi si è rivelato un tragico errore e su borsa e mondo cooperativo sembrava pensarla così
anche Campaini, ma deve aver, ahinoi, cambiato idea.

Si volta pagina dunque, ma le cicatrici ci sono ancora e molte cose andrebbero chiarite. E' poi del tutto inconcepibile che il management responsabile di questa sciagura rimanga seraficamente al proprio posto. Queste cose possono accadere solo in Coop e anche su questo soci (specie quelli prestatori) e dipendenti dovrebbero farne adeguata riflessione.

Il nuovo anno porta piccole novità, del resto prevedibili, sui libretti del prestito sociale. Vediamole rapidamente. Qui trovate le informazioni fornite da Unicoop Firenze.

- Dall'inizio del 2014 il limite massimo che può essere versato sui libretti è di 35.000 euro.

- Il tasso di rendimento dal 3 febbraio scorso è passato dal precedente 1,32% all'attuale 1,04% annuo. Entrambi i tassi sono riportati al netto delle ritenute fiscali (20%). I rendimenti sono modesti, del resto in una congiuntura europea di scarsa crescita i tassi ufficiali tendono allo zero, scontando uno scenario potenzialmente deflattivo. Attualmente i tassi della BCE sono allo 0,25% con la prospettiva di un possibile azzeramento.

- L'altra modalità d'investimento prevista da Unicoop Firenze è il Prestito Vincolato. Questa tipologia
fu introdotta nella primavera del 2011 ed è stata adottata in seguito anche da altre Coop, come Coop Centro Italia e Unicoop Tirreno. In questo caso il socio prestatore si impegna a depositare una somma compresa tra i 1.000 e i 34.000 euro accettando un vincolo a 18 mesi. Unicoop Firenze ha diminuito dal 17 febbraio scorso i rendimenti anche su questa forma di risparmio, portando il tasso netto dal precedente 2% all'attuale 1,76%. Qui il risparmiatore può fare dei raffronti con la tipologia più simile che il mercato del risparmio offre. I conti deposito
. Altri titoli a breve come i classici Bot ad un anno o i Ctz (scadenza massima 2 anni) hanno la garanzia dello Stato Italiano, ma i rendimenti sono molto contenuti. Ricordiamo infine che il contratto di sottoscrizione del Prestito sociale vincolato prevede la clausola del "Rinnovo tacito", cioè alla scadenza il vincolo si rinnova automaticamente per altri 18 mesi per lo stesso importo iniziale. E se alla scadenza non si vuole rinnovare il vincolo, è sufficiente dare disdetta scritta presso una sezione di prestito, almeno 30 giorni prima della scadenza.





23 gennaio 2014

MPS: UNICOOP FIRENZE SCENDE ALL'1%, COOP CENTRO ITALIA RESISTE ALL'1,85%

Dai verbali dell'assemblea del 28 dicembre Unicoop Firenze risulta all'1%

Coop Centro Italia detiene invece complessivamente l'185% della banca senese e nel contempo è impegnata in Clitumnus, una cordata di imprenditori locali che contende al Banco di Desio il controllo della Popolare di Spoleto di cui detiene circa il 2%




Che Unicoop Firenze stesse finalmente uscendo da quel disastro chiamato investimento strategico in Mps è apparso finalmente chiaro nella metà dell'ottobre scorso, con le dimissioni dal Cda della banca del frastornato presidente di Unicoop, Campaini.

Poi a dicembre emerse che la coop fiorentina aveva venduto azioni della banca portandosi dal 2,7% al 1,76%. La cosa ha assunto anche un aspetto grottesco in seguito ad una titolazione di Repubblica che contrastava con il Campaini pensiero, almeno quello della versione ufficiale per cui borsa è sinonimo di speculazione.

Sorvoliamo. D'altra parte son scivolate che ad una certa età è comprensibile commettere. Però lasciare sul tappeto 400 milioni di perdite su azioni mps riportate nei bilanci di Unicoop è qualcosa di più di una contraddizione di carattere etimologico, tanto più che, ciliegina sulla torta,  il nostro Presidente continua a beccare multe salatissime da Banca d'Italia, avendo seduto nel precedente Cda (quello di
Mussari e Vigni, per capirsi). Quello che sfugge è se Campaini fosse consapevole degli illeciti artifizi contestati da Bankitalia o sia stato in qualche modo coinvolto a sua insaputa.

Tutto fa supporre che Campaini e la nostra coop siano andati al fronte davvero mal equipaggiati esponendosi così ad un inutile bagno di sangue. Ormai la frittata è fatta. Tuttavia ci aspetteremmo un contegno più responsabile e un disimpegno non solo da Mps, ma conseguentemente di questi dirigenti dai vertici apicali della cooperativa. Conoscendo i nostri polli, ciò non avverrà mai.

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Coop Centro Italia la holding “rossa” tra Mps e Spoleto
La cooperativa umbra ha l’1,85%. Minusvalenza di 55 milioni

Evidentemente, nonostante il momento difficile, c’è ancora chi crede in Mps. La Coop Centro Italia, ad esempio, nonostante le minusvalenze già riportate nei bilanci della coop che gestisce i supermercati di Umbria, bassa Toscana, Lazio e Abruzzo, si trova ormai ad essere uno dei soci principali con poco meno del 2 per cento. Sommando la partecipazione diretta a quella detenuta dalla controllata Coofin si arriva infatti all’1,85%. Che fa della coop con sede a Castiglione del Lago, in provincia di Perugia, uno dei principali «soci privati» di Mps dietro a alla Finamonte degli Aleotti e ai francesi di Axa. Una fiducia confermata dal valore del titolo a bilancio: 0,44 euro per azione (così il bilancio 2012 di Coofin, dove viene confermata la «strategicità» della partecipazione), a fronte degli 0,18 euro della chiusura in Borsa di ieri. Ovvero, una minusvalenza teorica di circa 55 milioni di euro e un valore a prezzi di mercati di 38 milioni di euro.

Che dalle parti di Perugia ci sia ancora grande fiducia in Mps è testimoniato anche dal fatto che, come tutti i grandi soci, anche Coop Centro Italia ha votato a favore della proposta di FabrizioViola e Alessandro Profumo.

Tutto questo mentre l’altra grande Coop del territorio, Unicoop Firenze, si sta disimpegnando progressivamente da Mps, in assemblea si è presentata con appena l’1% e sulla stessa proposta si è astenuta.

Ma la tenacia su Mps non è l’unica passione bancaria della Coop Centro Italia. La cooperativa di consumo è anche presente tra gli azionisti della Popolare di Spoleto, dove la stessa Montepaschi ha il 25%. E,con alcuni imprenditori umbri, fa parte della cordata con contende al Banco Desio il salvataggio del tribolato istituto.

Dai verbali dell’assemblea del 28 dicembre scorso emerge anche un’altra curiosità. La famiglia Aleotti, azionista di Banca Mps con circa il 4% del capitale nell’assemblea di fine dicembre per l’aumento di capitale ha votato a favore sia della proposta del cda (aumento immediato del capitale a gennaio poi bocciata), sia a favore di quella per l’aumento dilazionato in primavera.

Intanto ieri il titolo a Piazza Affari, dopo una seduta tutta all’insegna delle vendite, nel finale ha cambiato rotta chiudendo in rialzo con un progresso dello 0,5%.


23 gennaio 2014

Gianluca Paolucci

La Stampa

04 gennaio 2014

BANKITALIA SANZIONA ANCORA MPS, PER CAMPAINI LE MULTE SALGONO A 444 MILA EURO

E' la terza tornata di sanzioni che la Banca d'Italia commina agli ex vertici e all'ex Cda di Monte Paschi

Per il presidente di Unicoop Firenze, Turiddo Campaini, ex membro del Cda Mps, le multe ammontano complessivamente a 444 mila euro




Chissà nella sua intimità il nostro presidente Turiddo Campaini quante volte avrà maledetto quel giorno in cui Unicoop Firenze cominciò ad investire (strategicamente, s'intende) sul Monte de' Paschi. Forse si sarà sfogato con qualche amico e dirigente storico della cooperativa, come Golfredo Biancalani. Forse avrà meditato di uscire dall'avventura disastrosa, per poi convincersi che dovevano resistere al ciclone che si stava abbattendo ferocemente sulla banca senese e tutti coloro che ne avevano tirato le fila. Chissà quante volte i pensieri lo avranno assillato nella sua camera ad Empoli, prima di dormire.

Oltre a tutto questo c'è la beffa delle multe che la Banca d'Italia ha comminato in ben tre tornate (sarà l'ultima?) ai vertici e consiglieri della vecchia gestione di Mps. Campaini è stato sanzionato complessivamente per ben 444 mila euro. Forse allo storico presidente di Unicoop Firenze sono più queste multe (che non pagherà lui di tasca, ça va sans dire) a pesare più dei 400 milioni immolati sulla toscanità del Monte.

La prima fu nell'aprile dello scorso anno. La Banca d'Italia contestava a Mussari e al Cda di Monte Paschi di allora la violazione della normativa in materia di contenimento dei rischi finanziari e carenze nell'organizzazione e nei controlli interni. In quella circostanza il presidente di Unicoop, Campaini, in qualità di membro del Cda fu sanzionato per 225 mila euro.

La seconda fu a luglio 2013.
Bankitalia procede ad un'altra raffica di sanzioni
per violazione delle disposizioni in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione da parte dei componenti il consiglio di amministrazione; violazione delle disposizioni in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione e violazione degli obblighi di comunicazione all’organo di vigilanza da parte dei componenti il collegio sindacale. Quella comminata a Campaini è di 90 mila euro.

E si arriva alla terza di questi giorni.
Banca d'Italia, una sorta di pompieri che arrivano sul luogo dell'incendio a fuoco estinto, molla un altro cazzottone ai verici della passata gestione
in relazione alle violazioni commesse sul Fresh, il prestito convertibile da 1 miliardo con cui venne in parte finanziato l'acquisto di Antonveneta. Campaini a questo giro si becca 129 mila euro. Speriamo sia finita qui.

05 dicembre 2013

IL TRISTE ADDIO DI UNICOOP FIRENZE

Unicoop Firenze esce da Mps dopo un decennio con un bilancio disastroso e una duplice sconfitta. Non solo non e' riuscita nella finalità dell'investimento strategico, quella di contribuire a vincolare la banca senese al territorio, ma porta inoltre a casa perdite sul titolo nell'ordine dell'80%. Queste ammontano a 400 milioni su circa 500 di investimento complessivo



Il Monte parla sempre meno toscano e per Unicoop Firenze la scelta di essere uno dei grandi azionisti del gruppo senese non è più strategica. Questo spiega il progressivo disimpegno del gigante cooperativo della grande distribuzione alimentare, che ha ridotto dal 2,7 all'1,7% la partecipazione in Banca Mps. E che ora si prepara a non aderire all'aumento di capitale da 3 miliardi varato dal cda di Rocca Salimbeni.

Il cambio di rotta era nell'aria da tempo, almeno dallo scorso dicembre quando Turiddo Campaini, leader storico di Unicoop Firenze, lasciò improvvisamente la carica di vice presidente del Monte, dove a indirizzare le scelte erano arrivati da alcuni mesi il presidente Alessandro Profumo e l'ad Fabrizio Viola. Nell'ultimo anno il disimpegno di Unicoop ha registrato un'accelerazione: in ottobre Campaini ha lasciato anche il cda e l'ultima rilevazione Consob ha evidenziato la sensibile limatura al pacchetto azionario, che la cooperativa fiorentina dopo sostanziose svalutazioni ha in portafoglio a un valore medio di 0,30 euro per azione.

La scelta di entrare nel capitale del Monte, all'inizio del decennio scorso, quando a Rocca Salimbeni brillava la stella di Giuseppe Mussari, fu annunciata dallo stesso Campaini come la volontà di contribuire a rafforzare il legame territoriale della banca con la Toscana, nella prospettiva di realizzare anche servizi condivisi alla clientela di Unicoop. Fu un'operazione di sistema su base regionale.

La cronaca, non solo quella giudiziaria, ha dato torto a Campaini. E Unicoop Firenze, che dentro Rocca Salimbeni ha investito circa 500 milioni (direttamente e attraverso i due aumenti di capitale del 2008 e 2011), ormai ne ha persi più di 400: un bagno di sangue anche per un gruppo che fattura 2,5 miliardi, ha 100 negozi, 8mila dipendenti e più di un milione di soci.

Campaini, che presiede il consiglio di sorveglianza di Unicoop, ha sempre difeso con forza il valore strategico di quella scelta. Ma da un anno a questa parte, evidentemente, ha capito che il vento è cambiato. Proprio l'uscita di scena del 73enne leader del mondo cooperativo toscano, e il progressivo disimpegno di Unicoop Firenze dall'azionariato di Rocca Salimbeni, sono il segnale che la connotazione territoriale della banca più antica del mondo sta scolorendo. Almeno per quanto riguarda gli equilibri di controllo. Un'epoca è finita. Ma la nuova stagione deve ancora iniziare.



4 dicembre 2013

www.ilsole24ore.com



04 dicembre 2013

QUANDO UNICOOP FIRENZE VENDE IN BORSA CON GLI «SPECULATORI»



Oggi un titolo di Repubblica ci ricorda che in borsa non si distinguono i quarti di nobiltà delle Coop e quando si compra o si vende siamo esattamente come gli altri operatori





Per Campaini, il settantatreenne storico presidente di Unicoop Firenze, la Borsa è sinonimo di speculazione. La secca dichiarazione è tratta dal libro-intervista che lo stesso Campaini ha realizzato con Pietro Jozzelli, dal titolo Un'altra vita è possibile. Non stiamo a sparar sulla croce rossa ricordando tutto il percorso dell'investimento nefasto di Unicoop in Mps, ne abbiamo scritto più volte. Oggi però è singolare che Unicoop Firenze sia in qualche misura accomunata agli speculatori di borsa. Ed è ancor più stridente se pensiamo alla frase citata del presidente Campaini.

In realtà la sentenza di Campaini sulla borsa è stata presuntuosa, incauta, ancorché falsa. In borsa Unicoop Firenze c'è entrata con tutti e due i piedi (per non parlare delle coop emiliane poi che ne hanno il pallino) e ne sta uscendo con le ossa rotte. L'effetto provocato dall'annuncio anticipato del prossimo aumento di capitale del Monte dei Paschi, chiarisce che nel fuggi fuggi delle vendite non si distinguano certo quelle di un investimento strategico che non è più tale da quelle di investitori che hanno assunto posizioni ribassiste o che semplicemente sono usciti e stanno uscendo dal titolo,
proprio come Unicoop.

Da qualunque parte la si giri è davvero un brutto pasticcio quello della partecipazione di Unicoop Firenze in Mps, che si spera sia giunta alla sua nemesi. Quando si va in borsa (e mica è di per se un reato, intendiamoci) si gioca con le regole di quel mondo e non siamo più nobili dei cosiddetti speculatori. Inutile sottolineare che per una Coop investire massicciamente in borsa, strategicamente o meno, peraltro con i soldi del prestito sociale, è fortemente contraddittorio per non dire antitetico alla natura mutualistica delle Coop. Per non parlare delle Coop che controllano Spa quotate, un ossimoro davvero notevole.

Vogliamo la borsa? Lasciamo perdere la struttura cooperativa e traghettiamo le Coop della Gdo verso le Spa. I valori di solidarietà e tutto il corollario di buone azioni possono essere mantenuti, forse si pagheranno più tasse, ma le ex Coop potranno addirittura quotarsi nell'oggetto del loro amore-odio che è la borsa ed emettere obbligazioni proprie al posto del prestito sociale. Vogliamo differenziare l'attività in finanza? Continuiamo a farlo senza tutti questi sotterfugi lessicali e strutturali, nonché insopportabili panegirici per giustificarlo. Altrimenti non solo si prendono in giro i soci e i lavoratori delle Coop, ma ci si espone a figuracce di ogni tipo e la Littizzetto che ripete il noto mantra la coop sei tu, potrebbe non bastare.

Tenere il piede in due staffe è troppo furbo e troppo facile. Una persona di età e di esperienza come Campaini avrebbe dovuto evitarlo.