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27 novembre 2013

UNICOOP FIRENZE: REINTEGRATI DOPO AVER IMPUGNATO I CONTRATTI A TERMINE ILLEGITTIMI


Vinta la vertenza per tre contrattisti di Unicoop Firenze

Il Tribunale del Lavoro ha condannato l'azienda al reintegro







Che molti dei contratti a termine stipulati, non solo in Unicoop ma quasi ovunque, siano in realtà illegittimi lo sanno ormai in molti, ma non sono così tanti coloro che decidono di impugnarli alla scadenza. Lo hanno fatto invece almeno tre ex-dipendenti di Unicoop Firenze. Avevano tutti lavorato nell'ambito della logistica negli anni 2010 e 2011, con un susseguirsi di contratti p-time e f-time in vari reparti dei magazzini, al termine dei quali non erano più stati richiamati.

Proprio nel 2010 la legge 183/2010 (collegato al lavoro) introduceva con l'articolo 32 il termine di 60 giorni per poter impugnare i contratti fino ad allora stipulati e ritenuti illegittimi. Tutto ciò a partire dal 31 dicembre 2011 (decreto Milleproroghe art. 2 comma 54 legge 10/2011) chi non l'avesse fatto entro quella data avrebbe perciò perso definitivamente l'opportunità di ottenere un qualsiasi tipo di riconoscimento pregresso. Ricordiamo che ci fu anche una blanda campagna informativa condotta dai sindacati confederali all'interno di Unicoop, ma in realtà non portò a nessuna iniziativa degna di menzione.

Forse non è un caso che i nostri tre, fiutata l'aria, evitarono uffici vertenze dei suddetti sindacati, e preferirono rivolgersi ad uno studio legale privato (Conte-Martini-Ranfagni) che, una volta esaminati i contratti, decise di patrocinare le cause.

Sono stati necessari due anni di attesa ma ne è evidentemente valsa la pena. Per due di loro è stato deciso il reintegro con la formula del tempo indeterminato e con orario full time, mentre il terzo ha preferito un cospicuo risarcimento in fase conciliatoria. Le sentenze risalgono al 17 ottobre 2013 e sono la n° 1065 e 1067 della Sezione Lavoro del Tribunale di Firenze ed hanno, come detto, stabilito il reintegro dei due ricorrenti e condannato Unicoop Firenze al pagamento a ciascuno di un'indennità pari a tre mensilità da aggiungere alle canoniche spese di lite.

Vi domanderete qual è il difetto che rende un contratto a termine illegittimo. I motivi possono essere diversi, ma assai sovente, come nel caso specifico, possono essere ricondotti alla causale del contratto stesso. Il motivare la stipula di un contratto a causa di «[…] periodi di più intensa attività non ricorrenti nell'arco dell’anno, derivanti da richieste di mercato alle quali non si riesca a fare fronte con i normali organici aziendali, ivi comprese le aperture domenicali e festive ed i periodi interessati da iniziative commerciali e/o promozionali», può non essere sufficiente se poi l'azienda non è in grado di dimostrare che queste giustificazioni attengano alla realtà.

Per chiudere ricordiamo nuovamente che il citato art. 32 del Decreto 183/2010 ha definito in 60 giorni il tempo massimo entro il quale poter impugnare un contratto ritenuto illegittimo, perciò esortiamo i colleghi (o ex-colleghi) che ritengono di essere stati vittime di vicende simili a quella da noi raccontata e a quelli che lo saranno, a non perdere tempo e rivolgersi ad uno studio legale che si occupi di diritto del lavoro per far esaminare i contratti stipulati.

Certi, adesso più di prima, che vedersi riconosciuti i propri diritti si può e si deve fare, restiamo in attesa di altre risoluzioni di analoghe vertenze (è possibile che anche Filcams-Cgil, data la sua larga rappresentatività in Unicoop, possa averne patrocinate), delle quali non mancheremo di mettervi al corrente.


Sentenza n. 1065



31 ottobre 2012

UNICOOP FIRENZE PERDE ANCORA IN TRIBUNALE

Dichiarata la nullità dei termini apposti ai contratti stipulati ad una precaria.




Dove non è riuscito il buon senso ha posto rimedio il Tribunale del Lavoro di Firenze, riconsegnando alla collega la dignità di Lavoratrice. Questa la vicenda: una lavoratrice era stata assunta per molti anni come precaria full time. Una volta assunta a tempo indeterminato però la coop la assumeva come part-time. A nulla per molti anni erano valse le richieste dalla lavoratrice di diventare full time. La lavoratrice ha fatto causa per impugnare i vecchi contratti precari che erano full time. 

Si è aperta una trattativa nel corso della quale però l'azienda subordinava l'accordo ad un trasferimento in una sede lontana, a quel punto c’è stata la pronuncia del Tribunale che ha dichiarato che i contratti precari erano illegittimi e quindi ha retrodatato l'assunzione della lavoratrice che, oltre a vedersi automaticamente trasformato il contratto da part-time a full-time, ha anche acquisito una maggiore anzianità di servizio. Unicoop condannata anche alle spese di giudizio.

La precarietà del lavoro è invisa dal nostro ordinamento nazionale in quanto non garantisce al lavoratore la retribuzione minima sufficiente alla sopravvivenza. Inoltre, non garantisce al lavoratore la possibilità di vivere in maniera libera e dignitosa visto l’assoggettamento, l’insicurezza e l’incertezza che provoca la precarietà. La nostra normativa costituzionale (art. 2 e ss., art. 35 e ss., Cost.) è esplicita in tal senso. 

La precarietà è contraria anche alla normativa comunitaria la quale considera i contratti stabili come unica forma di rapporto di lavoro che garantiscono anche la qualità della vita dei lavoratori e che ne migliorano il rendimento (Direttiva Comunitaria n. 70 del 28.6.1999; Accordo Quadro del 18.3.1999).

Le condizioni di lavoro sempre più gravose, i disagi causati dall’azzeramento dei tempi di vita, l’uso sproporzionato del lavoro a termine e del part- time,  che i lavoratori COOP devono subire, sono oramai inaccettabili.

Basta con l’ipocrisia, Basta con i diritti negati. vogliamo democrazia, lavoro stabile, vogliamo che i principi di condotta, presenti nello statuto della coop, siano pienamente e realmente messi in atto.

USB Lavoro Privato ringrazia tutte le Lavoratrici, i Lavoratori, le Delegate ed i Delegati che la sostengono per continuare sulla strada dei diritti e della dignità  dei Lavoratori sempre più calpestati in nome del profitto.

OGGI E’ UN GIORNO DI FESTA PER TUTTI NOI, OGGI ABBIAMO AVUTO L’ENNESIMA RIPROVA CHE LA LOTTA PAGA!!



31 ottobre 2012 



17 dicembre 2011

PRECARI UNICOOP TIRRENO: 10 MENSILITA' SOTTO L'ALBERO DI NATALE


Unicoop Tirreno risarcisce il danno per abuso nella reiterazione di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato



Dove non è riuscito il buon senso ha posto rimedio il Tribunale del Lavoro di Roma, dove, davanti al Giudice, Dott.ssa Anna Baroncini, tre precari Unicoop Tirreno dell'Ipercoop Euroma2 che si erano rivolti a USB hanno ottenuto, attraverso una conciliazione, l’indennizzo economico di dieci mensilità per abuso nella reiterazione di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato.

La precarietà del lavoro è invisa dal nostro ordinamento nazionale in quanto non garantisce al lavoratore la retribuzione minima sufficiente alla sopravvivenza. Inoltre, non garantisce al lavoratore la possibilità di vivere in maniera libera e dignitosa visto l’ assoggettamento, l’insicurezza e l’incertezza che provoca la precarietà. La nostra normativa costituzionale (art. 2 e ss., art. 35 e ss., Cost.) è esplicita in tal senso.

La precarietà è contraria anche alla normativa comunitaria la quale considera i contratti stabili come unica forma di rapporto di lavoro che garantiscono anche la qualità della vita dei lavoratori e che ne migliorano il rendimento (Direttiva Comunitaria n. 70 del 28.6.1999; Accordo Quadro del 18.3.1999).

In base a tutto questo, il contratto di lavoro subordinato, per sua natura, non è a termine.

Un grazie enorme ai tre lavoratori che ci hanno concesso la loro fiducia e che, nonostante i difficili momenti ormai alle spalle, non hanno mai mollato ed hanno affrontato le difficoltà con grande dignità, un esempio per tutti noi !!!

Le condizioni di lavoro sempre più gravose, i disagi causati dall’azzeramento dei tempi di vita, l’uso sproporzionato del lavoro a termine e del part- time, che i lavoratori COOP devono subire, sono oramai inaccettabili.

Basta con l’ipocrisia, Basta con i diritti negati. vogliamo democrazia, lavoro stabile, vogliamo che i principi di condotta, presenti nello statuto della coop, siano pienamente e realmente messi in atto.

USB Lavoro Privato ringrazia tutte le Lavoratrici, i Lavoratori, le Delegate ed i Delegati che la sostengono per continuare sulla strada dei diritti e della dignità dei Lavoratori sempre più calpestati in nome del profitto.

OGGI E’ UN GIORNO DI FESTA PER TUTTI NOI, OGGI ABBIAMO AVUTO LA PROVA TANGIBILE CHE LA LOTTA PAGA!!!



17 dicembre 2011

USB Lavoro Privato


18 marzo 2011

I CONTRATTI A TERMINE ILLEGITTIMI SI POSSONO IMPUGNARE FINO AL 31 DICEMBRE 2011


Chi non avesse fatto in tempo a presentare la contestazione entro il 23 gennaio, potrà ancora farlo per tutto il 2011



Tra gli emendamenti presenti nella nuova legge Milleproroghe 2011, ce n'è uno che proroga l'applicazione del famigerato art. 32 del Collegato Lavoro (che fissava, lo ricordiamo, al 23 gennaio il termine ultimo per contestare il "licenziamento" illegittimo) al 31 dicembre 2011. Dunque chi non avesse fatto in tempo a presentare la contestazione entro il 23 gennaio, potrà ancora farlo per tutto il 2011.

L'articolo 32 della legge 183/2010, infatti, paragonando la scadenza del contratto a termine a un licenziamento, applicava anche a questo il limite di 60 giorni per contestare.

Questo “paragone” è sembrato ai più un vero azzardo perché i precari che lavorano con varie tipologie di contratti, atipici o a tempo determinato, sono spesso ricattabili dal datore di lavoro e non sempre alla scadenza naturale del contratto sono pronti ad “impugnare” e muovere causa tempestivamente contro il proprio datore di lavoro da cui sperano sempre di ricevere un'offerta di lavoro “più decorosa”, o semplicemente un rinnovo del contratto che spesso arriva dopo qualche mese. Un precario, quindi, non “agisce” immediatamente dopo la scadenza del contratto anche se potrebbe vantare davanti al giudice una richiesta di stabilizzazione o di trasformazione del contratto da tempo determinato a tempo indeterminato, proprio perché “spera” che questa “stabilizzazione” o “trasformazione” arrivi motu proprio da parte del datore di lavoro senza bisogno di “fare causa”.

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L'emendamento approvato, comunque, prolunga i termini a tutto il 2011 anche per i contratti già scaduti e permette ai precari di poter continuare ad agire in giudizio almeno per tutto quest'anno.


18 marzo 2011

USB Unione Sindacale di Base




05 marzo 2011

CI SARA' TEMPO FINO AL 31 DICEMBRE PER I RICORSI DEI LAVORATORI CON CONTRATTO A TERMINE SCADUTO



Collegato Lavoro: proroga di un anno, boccata d’ossigeno per i diritti dei lavoratori






E’ slittato al 31 dicembre 2011 il termine per la presentazione dei ricorsi dei lavoratori con contratto a termine scaduto. Per quest’anno, quindi, non si applicherà la norma del cosiddetto Collegato Lavoro che fissava al 23 gennaio i nuovi termini di scadenza dell'impugnazione dei licenziamenti ritenuti illegittimi.

La proroga è giunta a seguito di un emendamento del Partito Democratico, del 9 febbraio, accolto nel decreto ‘Milleproroghe’. Soddisfatta la Cgil che ha osteggiato la legge fin dall’inizio e che ha tentato di mettere in piedi una campagna informativa per rendere nota la questione ai lavoratori. Rosita Galdiero, della Filcams Cgil sannita, e il segretario provinciale Antonio Aprea, hanno spiegato al Quaderno la novità sottolineando, però, come la strada da percorrere sia ancora lunga, in particolare su temi quali l’apprendistato, portato a 15 anni, la conciliazione e l’arbitrato.

Ricostruiamo la questione. La legge 183/2010, varata dal Parlamento il 19 ottobre 2010 ed entrata in vigore il 24 novembre, stabiliva un nuovo regime di impugnazione del contratto a termine. Prima non era previsto un limite di tempo, vigeva solo l’obbligo di far valere i propri diritti con un atto scritto entro 60 giorni dalla scadenza. L’articolo 32, inoltre, prevedeva la cosiddetta ‘retroattività’. Era applicabile, dunque, anche ai contratti scaduti al momento dell’entrata in vigore della legge. Come detto ora il termine c'è, ma è stato prorogato a tutto il 2011.

“Si tratta di un primo, piccolo traguardo raggiunto – ha detto la Galdiero -. I lavoratori con contratti precari di somministrazione, a progetto, a tempo determinato, vedono aperto un ulteriore spiraglio. Questa conquista viene fuori da una serie di mobilitazioni messe in campo dalla Cgil, da subito contraria al Collegato Lavoro, su tutto il territorio nazionale. Dobbiamo raggiungere, però, tanti altri obiettivi”.
Nel frattempo, la camera del Lavoro di Benevento ha raccolto circa 900 domande di impugnazione del provvedimento. “Al Governo e alle aziende – ha aggiunto la sindacalista - sono arrivati migliaia di ricorsi e così, per poter decidere quale percorso seguire, hanno deciso di sospendere per un po’ la questione, anche tenendo conto che, il 28 gennaio scorso, la Corte di Cassazione ha rinviato alla Corte Costituzionale alcune norme contenute nel pacchetto Collegato Lavoro. Ci sono, infatti, seri dubbi di costituzionalità. Probabilmente quindi ci sarà una pronuncia in tal senso ma, visti i tempi lunghi della giustizia, noi continuiamo a mobilitarci e a stare in allarme. L’anno prossimo, infatti, non sappiamo cosa potrà accadere”.

“Ci sono migliaia di lavoratori – ha aggiunto Aprea – ormai divenuti così specializzati nei loro settori che rimpiazzarli sarebbe stata una tragedia. Lo stesso Governo, grazie all’opposizione parlamentare e alla Cgil, pare aver compreso il problema. Da qui la decisione di spostare il termine di scadenza”.
Il segretario ha quindi lanciato un appello ai dipendenti affinché ritornino presso la sede del sindacato anche per avere ulteriori informazioni in merito a cosa fare: “E’ una situazione intricata e va affrontata con le categorie dei lavoratori. Il Governo, per di più, ha messo in campo numerosi tagli e l’occupazione, specialmente, sul nostro territorio è fortemente a rischio con migliaia di persone in condizioni precarie”.
Se una piccola vittoria c’è stata ancora molti, dunque, sono i contenuti della legge osteggiati dal sindacato. In primo luogo, la possibilità di svolgere, a soli 15 anni, l'apprendistato in azienda con 400 ore di formazione. In tal modo, viene abbassato di un anno il tetto dell’obbligo scolastico. Tale tetto è stato oggetto di varie modifiche legislative, susseguitesi nel tempo. Le ultime nel 2007, quando si stabilì che l’istruzione impartita doveva essere impartita per almeno dieci anni, con la precisazione che “l’età per l’accesso al lavoro era elevata da quindici a sedici anni”. Nella legge si prevedeva che i giovani, conseguito il diploma di scuola secondaria inferiore, potessero iscriversi a corsi di formazione professionale delle Regioni. La manovra estiva 2008 intervenne nuovamente allargando il campo dei possibili percorsi di formazione con cui assolvere l’obbligo di istruzione a tutta la formazione professionale, dai periti industriali alla scuola per diventare parrucchiera. Oggi il Collegato Lavoro, invece, permette a un giovane di entrare in azienda abbandonando i banchi di scuola o dei suddetti corsi.

Ci sono poi le discusse norme sulla conciliazione e l’arbitrato. In materia di controversie individuali di lavoro, il tentativo di conciliazione, prima obbligatorio, diventa ora una fase eventuale. In più sono stati introdotti mezzi per la loro ricomposizione alternativi al ricorso al giudice. La Commissione di conciliazione, se le parti non raggiungono un accordo, formulerà una sua proposta con una procedura complessa. Le nuove disposizioni, in definitiva, fanno propendere per evitare di esperire il tentativo, ormai a svantaggio del lavoratore.

La disciplina contempla anche altre forme di arbitrato. Prevista è la possibilità per il lavoratore - all’atto dell’assunzione e non prima della conclusione del periodo di prova (dopo 30 giorni dalla stipulazione del contratto di lavoro) - di decidere se ricorrere a un collegio di arbitri in caso di future controversie, con esclusione del licenziamento per il quale resta obbligatorio fare appello al giudice ordinario.
”La Cgil – ha concluso la Galdiero - va avanti in questa battaglia e continuerà la campagna d'informazione dando risposte ai lavoratori che si sono rivolti alle nostre sedi. Penso anche ai precari della scuola. Sono convinta che mobilitarsi e informarsi paga rispetto ai diritti di cui questo Governo ci vuole privare. Tali temi sono cari alla nostra organizzazione, ma soprattutto riguardano i lavoratori, in questo momento più deboli perché precari. Credo che se continueremo così, con la mobilitazione, l’informazione e la comunicazione, molto probabilmente il Governo dovrà sedersi anche con la Cgil per discutere il prosieguo della vigenza della normativa che noi amiamo definire ‘brucia diritti’ dei lavoratori”.

Il Disegno di Legge, in questione, costituito da 50 norme, era stato inizialmente presentato nel luglio 2008 quale Collegato alla Legge Finanziaria per il 2009, ma fin da subito aveva avuto un iter parlamentare complesso a causa della sua eterogeneità. L’accelerazione finale c’è stata all’inizio del 2010 con l’approvazione del testo proposto alla firma del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Quest’ultimo, però, il 31 marzo lo ha rinviato alle Camere. Iniziato il riesame alla fine il provvedimento è diventato legge.


4 marzo 2011

Grazia Palmieri


Il Quaderno.it


10 febbraio 2011

PRECARI, UN ANNO PER FARE RICORSO

Un emendamento del Pd rimanda il colpo di spugna del governo che con il "collegato lavoro" prevedeva la scadenza del 23 gennaio come data ultima per impugnare il proprio contratto atipico davanti ai giudici. Si avrà tempo fino al 31 dicembre 2011


Dal Senato arriva una boccata d’ossigeno per i precari. Nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio, in cui si sta vagliano il decreto “milleproroghe”, è stato approvato ieri un emendamento del senatore Pd, Achille Passoni, che interviene sulla scadenza del 23 gennaio imposta dal “collegato lavoro” a tutti quei precari che avessero riscontrato irregolarità nei loro contratti a tempo determinato e avessero deciso di impugnarli. Quella scadenza viene cancellata e, sulla base dell’emendamento approvato ieri, spostata al 31 dicembre 2011. C’è dunque quasi un anno di tempo per riverificare le varie situazioni e decidere se ricorrere in giudizio.

Il “collegato lavoro” aveva stabilito, nell’articolo 32, un termine di 60 giorni (al posto di cinque anni) per impugnare un contratto di lavoro a tempo determinato giudicato irregolare. Lo stesso “collegato”, però, aveva determinato una specie di tagliola imponendo gli stessi termini, sessanta giorni cioè il 23 gennaio 2011, anche per tutti quei contratti scaduti alla data di approvazione della legge. La misura è stata oggetto di furiose polemiche da parte del sindacato, anche da quelli (come la Cisl) che hanno approvato il Collegato, perché il termine di sessanta giorni è stato giudicato troppo stretto e perché al governo si è rimproverata l’assoluta mancanza di pubblicità alla nuova norma. Nonostante questa “segretezza” il 23 gennaio scorso le domande di impugnazione sono state diverse decine di migliaia.

Fulvio Fammoni, della segreteria nazionale della Cgil, spiega al Fatto che solo la Cgil ne ha raccolte 30 mila, di cui 20 mila provenienti dal mondo della scuola pubblica. “Ma noi stimiamo – spiega Fammoni – che siano almeno 150 mila i lavoratori coinvolti perché i contratti a tempo determinato, non rinnovati e quindi impugnabili, sono cresciuti esponenzialmente tra il 2009 e il 2010, cioè gli anni della crisi”.
La dimensione del problema, in effetti, non deve essere sfuggita nemmeno al governo visto che l’emendamento è stato approvato all’unanimità e con il parere favorevole del rappresentante del governo. “Anche perché era presente un vizio di costituzionalità” spiega ancora Fammoni.

Il senatore del Pd, Passoni, con un lungo curriculum nella Cgil, è molto soddisfatto: “Finalmente si riesce ad approvare una norma che tutela chi lavora” aggiungendo che “se finora sono stati migliaia coloro che hanno aperto delle vertenze entro la scadenza stabilita dal “collegato lavoro”, ora, grazie a questa norma, saranno molti di più”.

Ovviamente, l’emendamento incide solo sulla situazione retroattiva, cioè quella già in essere al momento del varo della legge – e ha comunque bisogno dell’approvazione definitiva da parte delle Camere per entrare in vigore – ma non modifica il termine di sessanta giorni per l’impugnazione di tutti i contratti stipulati da qui in avanti. Un termine che resta ancora esiguo perché corrisponde proprio al periodo che intercorre tra la possibilità di avere il rinnovo del contratto e la fine del contratto stesso. “Il lavoratore alla scadenza del contratto spera che, dopo qualche mese, il datore di lavoro glielo rinnovi. Cosa questa che induce a non agire per vedersi stabilizzato il contratto da un giudice, ma di attendere nella speranza di un rinnovo” dice ancora Passoni.

L’allungamento dei termini fa comunque sperare alla Cgil di poter intervenire ancora sul Collegato lavoro. “Agiremo anche contro le altre norme sbagliate e incostituzionali come la certificazione, l’arbitrato di equità, l’apprendistato a 15 anni” specifica Fammoni.

Sul decreto “milleproroghe” che continua lentamente il suo iter al Senato (ma che deve essere approvato in via definitiva, quindi anche alla Camera, entro il mese di febbraio) pende però l’ipotesi di un maxi-emendamento del governo con apposizione della fiducia. Ma sia il dirigente della Cgil che il senatore Pd tendono a escludere che il governo possa rimangiarsi la novità dopo averla approvata in Commissione. “Se accadesse si tratterebbe di un vero golpe”, dice Passoni.

10 febbraio 2010

Il Fatto Quotidiano


Sacconi vuol ripristinare la "norma ammazzaprecari"


24 novembre 2010

USB: AVVISO AI PRECARI


COMUNICATO USB
AI PRECARI






Alle precarie e ai precari
(eventualmente oggi disoccupate/i)


Lo sapevi che:

- Molti dei contratti precari che hai sottoscritto nel tempo, per tirare avanti, possono
essere illegittimi, inefficaci o nulli?

- Che il 23 gennaio 2011 scade la possibilità di far partire una raccomandata verso uno o più dei tuoi datori di lavoro e che ciò potrebbe farti salire nella scala sociale da precaria/o disoccupata/o a lavoratrice/tore dipendente (in caso di crisi aziendale potresti subire la cassa integrazione, ma sarebbe sempre meglio che restare disoccupatie/o senza reddito)

Puoi salvare i tuoi diritti, ma dipende solo da te fare il primo passo

Sei (stato/a) Precario/a?? negli ultimi due o tre anni che hai lavorato: a tempo determinato?
A somministrazione? Co.co.pro? A partita iva?


La legge 183/2010 il cosiddetto “collegato lavoro” all’art. 32 prevede con un colpo di spugna, passati 60 giorni dall’entrata in vigore, che non avrai più la possibilità di far valere i tuoi diritti (che forse non conosci, ma che hai) e di vedere ripristinato il rapporto di lavoro con una delle aziende per la quale hai lavorato con i sopra citati contratti.

Le ragioni per le quali i Giuristi sostengono che nella stragrande maggioranza dei casi potresti avere ragione sono supportate dal fatto che di fronte ai pochi lavoratori che hanno fatto causa, in genere le aziende hanno preferito offrire soldi per evitare la sentenza.
E
quando invece si è andati a sentenza le aziende si sono viste condannare per qualche vizio di sostanza o di forma.

Con il nostro ufficio vertenze potrai consultarti (senza impegno preventivo né costi) e poi decidere:

-Di fare la lettera raccomandata entro il 23 gennaio 2011 a una o a tutte le aziende presso cui hai lavorato negli ultimi due/tre anni;

- E poi entro 270 giorni (dopo aver approfondito e preparato al meglio anche con l’avvocato) predisporre una o più cause per ottenere il ripristino del rapporto di lavoro con un contratto di assunzione a tempo indeterminato. Per i mesi non lavorati che hai perso nel frattempo la legge prevede da un minimo di 2,5 a un massimo di 12 mensilità.

La certezza al 100% non c’è, ma se hanno fatto la legge è perché hanno la coda di paglia e Governo e padronato preferiscono la via del colpo di spugna.
Perché pensano che tu non te la sentirai di fare causa, perché pochi avrebbero voglia di rientrare con una causa nell’azienda nella quale ti guarderebbero male.
L’invito che ti facciamo è quello di pensare ai tuoi interessi e di farli valere, se lo farete in tanti se lo faremo in tanti allora sarà più semplice.

Quello che ti consigliamo è di far circolare l’informazione fra amici, parenti, conoscenti, vicini affinché ognuno possa conoscere e decidere in piena coscienza.

Alcuni esempi: al rientro dopo le cause due lavoratori si sono visti proporre la cassa integrazione ordinaria…ma è uno strumento che passa e poi si ritorna al lavoro. Hanno subito una carognata, ma è meglio che restare disoccupati e dopo alcuni mesi non percepire più niente (per alcuni contratti, come co.co.pro e partita iva non c’è neppure la disoccupazione).

La possibilità di fare causa legale in massa potrebbe addirittura far aumentare la dimensione di una azienda sopra i 15 dipendenti e quindi a quel punto ci sarebbero anche più diritti (art.18 che prevede il reintegro in caso di licenziamento ingiustificato, diritti sindacali, ammortizzatori sociali, ecc).

USB Uninone Sindacale di Base - Firenze

Via Galliano, 107

tel. 0553200764 - Fax 0553216931


e-mail -
firenze@usb.it

sito web - www.usb.it


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20 novembre 2010

AVVISO URGENTE A TUTTI I PRECARI, QUELLI COOP INCLUSI


ENTRO IL 20 GENNAIO 2011 DEVONO ESSERE IMPUGNATI TUTTI I CONTRATTI A TERMINE SCADUTI



L’oramai famigerato “collegato lavoro” ha un nome definitivo, e cioè la legge 4 novembre 2010, n. 183, ed è stata sulla «Gazzetta Ufficiale» del 9 novembre 2010 e pertanto entrerà in vigore dal 24 novembre 2010. Da tal data vi sono 60 giorni per impugnare tutti i contratti a termine già scaduti a quella data, decorso tale tempo nessuna violazione potrà essere più dedotta al fine di chiedere la stabilizzazione del rapporto.

L’impugnativa deve essere stragiudiziale, e cioè è sufficiente una normale lettera raccomandata, e non serve che sia mandata da un sindacato ma da un avvocato ben potendo essere spedita dallo stesso lavoratore purchè sia chiaramente indicato sia i contratti intercorsi che l’intenzione di impugnarli. Sal momento dell’’impungazione decorrono altri 270 giorni per l’azione giudiziaria vera e propria e quindi è indispensabile rivolgersi ad un legale.

Forum Diritti Lavoro


18 maggio 2010

DDL LAVORO, ARRIVA IL LICENZIAMENTO A VOCE PER I PRECARI




Il relatore: è per i casi residuali






Il tema dell'arbitrato torna in linea con la posizione del Governo dopo che, sul testo del disegno di legge sul Lavoro, a fine aprile era passato contro il parere del governo un emendamento dell'ex ministro Cesare Damiano (Pd) che ne aveva limitato gli effetti. La maggioranza e' corsa ai ripari in Senato, con un emendamento del relatore per la Commissione Lavoro, Maurizio Castro (Pdl).

Ma la polemica scoppia anche su un altro emendamento del relatore: rientroduce, per i precari con contratti a termine, la possibilita' di licenziamento a voce, allungando contemporaneamente da 60 a 90 giorni i tempi per impugnare la decisione.

Per il ddl lavoro, rinviato alle Camere dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non c'e' tregua alle polemiche. Sull'arbitrato - il cuore del riesame del testo - torna la possibilita' che con una clausola compromissoria venga previsto il ricorso per tutte le controversie che dovessero insorgere in futuro sul rapporto di lavoro.

"Si tratta di un atto incredibile arroganza", commenta il segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Al Senato e' avvenuto un fatto molto grave. Governo e maggioranza hanno ripristinato le norme che l'opposizione era riuscita a cancellare alla Camera, negando sostanzialmente la libera scelta del lavoratore nel ricorso all'arbitrato e contravvenendo nella sostanza all'indicazione del Capo dello Stato". Per Cesare Damiano e' "uno strappo inaccettabile".

Insorge la Cgil, che parla di "legge sbagliata ed incostituzionale" e preannuncia una opposizione "con tutte le forme di mobilitazione possibile, nessuna esclusa: questo tema sara' al centro di tutte le iniziative di lotta", dice il segretario confederale Fulvio Fammoni: "E' confermata la volonta' pervicace di tagliare diritti fondamentali dei lavoratori, pur in presenza di una crisi che continua ad aggravarsi ogni giorno di piu'. Si vogliono cancellare anche i pochi passi in avanti fatti alla Camera" sul Ddl Lavoro, dice il sindacalista della Cgil.

Quanto alla possibilita' di licenziamento "senza forma scritta", prevista per i dipendenti a tempo determinato nel settore privato ma che potrebbe arrivare anche per i pubblici, si tratta - spiega uno dei due relatori di maggioranza, Maurizio Castro - di "casi residuali, per esempio nella piccola bottega". Ma l'opposizione attacca. Per l'Idv "si torna all'epoca degli schiavi, bastera' un cenno per licenziare un precario", dice il responsabile welfare e lavoro, Maurizio Zipponi.

Sono poco piu' di cento (di cui oltre 90 dell'opposizione) gli emendamenti presentati alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro del Senato. Il provvedimento e' arrivato a Palazzo Madama in sesta lettura, dopo il rinvio alle Camere deciso lo scorso 31 marzo dal presidente della Repubblica.

Tra gli emendamenti della maggioranza, e' anche previsto (lo ha presentato il relatore per la Commissione Affari costituzionali, Filippo Saltamartini) un aumento di 5 milioni di euro, a partire dal 2012, dello stanziamento al fondo per risarcire gli invalidi permanenti o i familiari delle vittime decedute per esposizione all'amianto sulle navi di Stato.

17 maggio 2010

Rainews 24


05 maggio 2010

LA COOP SEI TU. MA PROPRIO TU. ALLA LETTERA


Lo sfogo di una cassiera addetta all'assistenza alle casse automatiche del nuovo supermercato di San Lazzaro (BO) e il timore che le "automatiche" eliminino nel tempo le "tradizionali".
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La risposta fredda e sibillina di Coop Adriatica:
«Non è all’ordine del giorno»



LA COOP sei tu. Ma proprio tu. Alla lettera. Alle «casse più» fai tutto da solo (quasi). La pubblicità è invitante. Scritto bello in grande: «Sempre aperte».

Poi tre aggettivi scattanti: «Più veloci, più pratiche, più innovative». Calma: resta sempre la supervisione della cara, vecchia cassiera. Una per cinque postazioni, è così nel nuovo supermercato di San Lazzaro. La spesa automatica è sul mercato da un anno, coinvolge una quindicina tra iper e super. Funziona così: il cliente arriva con i suoi acquisti — massimo quindici pezzi — e passa tutto sul lettore del codice a barre.

Osservazione diretta: la cassiera in supervisione corre di qua e di là perché la richiesta di assistenza è continua. Una voce avverte quando sbagli qualcosa. Che so: non metti il prosciutto nella sportina e la macchina si rifiuta di andare avanti. Sempre che il prosciutto non sia in offerta. In quel caso, devi digitare i numeri a mano. Proprio come fanno le cassiere quando il meccanismo s’inceppa. Tutto molto tradizionale.

Ma non è solo per questo che i clienti si dividono. Ci sono quelli che non possono più farne a meno — la cassa automatica spopola tra i pensionati — e quelli che invece confidano un timore vero: non sarà che così l’azienda taglia sul personale? E poi vuoi mettere l’umanità?

Coop Adriatica rassicura: «L’anno scorso a Bologna abbiamo consolidato 160 persone. I rapporti a tempo indeterminato sono arrivati al 93 per cento, un record. I timori sui tagli sono infondati. La novità delle ‘casse più’ è stata discussa a lungo con il sindacato.

Poi, è vero, nelle assemblee dei soci ce l’hanno chiesto, che impatto avranno sui posti di lavoro? Curiosità più che legittima. Ma la risposta è: nessun rischio, l’attività si evolve. Magari non stai alla cassa ma all’allestimento».

SOLO che Giancarlo Ballanti, collaudatore in un’azienda metalmeccanica, uno che sa cos’è la cassintegrazione — «oggi per fortuna andiamo bene» — resta con il dubbio. Patito della coop, usa la cassa automatica «pochissimo, quando vado proprio di corsa. La detesto. Penso sempre: se robotizzassero il mio lavoro mi darebbe molto fastidio». Lui è uno fatto così: in fabbrica sono in duecento e li conosce tutti per nome. Vale anche per le cassiere (e i cassieri). «Ci fai la battuta, vivaddio un po’ d’umanità — sospira —. Altrimenti uno si sente come un pollo d’allevamento».
Una volta ha scritto anche al direttore della vecchia coop, «per dire che lavoravano bene. Mi ha ringraziato e ha esposto la lettera in bacheca».

Invece Aldo Tivoli, pensionato, va matto per le casse automatiche, «non potrei farne a meno. Mi trovo benissimo, sono veloci e sicure. Non faccio la fila, per la spesa che devo fare me la sbrigo subito». Luciano L., tranviere, punzecchia: «Anche le coop guardano all’interesse». Favorevole Nicola Serafino, pensionato, la risposta è sempre la stessa, «risparmio tempo».

Invece Enzo Raisi, parlamentare finiano oggi nella tempesta — uno costantemente fuori linea — ormai indifferente ai sospetti di inciuci a sinistra, non ha problemi a rivelare: «Sì, sono socio coop, da molti anni. Da imprenditore capisco che l’automazione è un processo inevitabile. Ma trovo più umano un rapporto diretto con le cassiere... Sia chiaro, vale anche se sono cassieri. Io poi mi regolo così: se ho tempo faccio da solo, altrimenti no».

Il contrario di quello che fa tutto il resto del mondo. Domanda all’ufficio stampa di Coop Adriatica: non è che con il tempo eliminerete le casse tradizionali? Replica pronta: «Non è all’ordine del giorno». Frase sibillina. Se a parlare così fosse un politico, ci sarebbe da pensar male. Risposta prontissima: «Ma la coop non è un partito».

4 maggio 2010

Rita Bartolomei

Il Resto del Carlino


13 marzo 2010

COOP CENTRO ITALIA, COMPORTAMENTO ANTISINDACALE? CGIL MEDITA LA DENUNCIA



Secondo Cgil la Coop Centro Italia avrebbe assunto lavoratori a termine, dall'11 al 20 marzo, evitando parzialmente le chiusure per sciopero


Nella giornata che ha visto lo sciopero proclamato dalla Cgil, lo stesso sindacato denuncia la "Coop Centro Italia", diventata "protagonista in negativo". Secondo la Cgil "a fronte di una forte partecipazione del personale dei punti vendita della provincia di Siena", l'azienda "si è attivata assumendo dei lavoratori a termine dall'11 al 20 marzo, riuscendo così a chiudere solo parzialmente le attività provinciali".

I delegati Rsu Coop Centro Italia della provincia di Siena e la Filcams Cgil di Siena, "oltre a denunciare questo comportamento lesivo nei confronti dei lavoratori, valuteranno le possibili azioni per procedere ad una denuncia di condotta antisindacale (art. 28 della Legge 300/70) al fine di ristabilire il principio del legittimo e fondamentale diritto di sciopero".

Inoltre i delegati Rsu Coop Centro Italia e la Filcams Cgil di Siena "denunciano il non rispetto del C.I.A (Contratto Integrativo Aziendale) in materia di assunzioni del personale, in quanto lo stesso prevede la norma dell'anzianità di servizio; ricordiamo, tra l'altro, che il contratto è stato sottoscritto con i presupposti e la volontà delle parti di operare per la stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari. Nel ribadire che non devono essere in alcun modo prevaricati i diritti dei lavoratori che hanno maturato lunghi periodi di precariato in Azienda, la Filcams Cgil di Siena valuterà tutte le azioni sindacali e legali possibili per tutelare il rispetto della norma".
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12 marzo 2010

Valdelsa.net


COMUNICATO CGIL SIENA: COOP CENTRO ITALIA: GRAVE COMPORTAMENTO ANTISINDACALE

Sciopero a metà nella Coop, ma la Cgil è soddisfatta

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11 marzo 2010

LICENZIATA DOPO TRENT'ANNI INIZIA LO SCIOPERO DELLA FAME














Un'ex cassiera della Coop ha cominciato lo sciopero della fame sui gradini del palazzo di giustizia di Genova. Teresa Bruzzese, 57 anni, è stata licenziata dopo quasi 30 anni. Nel 1988 aveva chiesto e ottenuto di trasformare il suo contratto in un part time, per accudire i figli piccoli. Nel 1992 aveva chiesto di ritornare a lavorare a tempo pieno, venendo esaudita però solo dopo anni. Per questo fece causa ottenendo circa 40 mila euro. A quel punto, secondo la donna, sono scattate umiliazioni e vessazioni, fino al licenziamento, nel 2007. “Non mi resta che lottare così, per ottenere quello che mi spetta", dice oggi la donna.

10 marzo 2010

cittàdigenova.com
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18 febbraio 2010

UNICOOP TIRRENO: TRIBUNALE DI ROMA DICHIARATA LA NULLITA' DEI TERMINI APPOSTI AI CONTRATTI STIPULATI AD UNA DIPENDENTE


Precariato e sentenze:

Una lavoratrice di Unicoop Tirreno con contratto a termine vede riconosciuto il diritto ad un contratto a tempo indeterminato


Dove non è riuscito il buon senso ha posto rimedio il Tribunale del Lavoro di Roma, riconsegnando ad ALESSIA la dignità di Lavoratrice. Il Giudice, Dott. Anna Baroncini, ha dichiarato la nullità dei termini apposti ai contratti a termine stipulati, a partire dal secondo, con effetti decorrenti dal 16/02/2004 e la costituzione tra le parti di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a decorrere da tale data e ha condannato Unicoop Tirreno a riattivare il rapporto di lavoro e a pagare alla ricorrente le retribuzioni maturate dalla scadenza dell'ultimo contratto, 29 maggio 2007, oltre interessi e rivalutazioni, ed al pagamento dei relativi contributi previdenziali e assistenziali.

La precarietà del lavoro è invisa dal nostro ordinamento nazionale in quanto non garantisce al lavoratore la retribuzione minima sufficiente alla sopravvivenza. Inoltre, non garantisce al lavoratore la possibilità di vivere in maniera libera e dignitosa visto l’assoggettamento, l’insicurezza e l’incertezza che provoca la precarietà. La nostra normativa costituzionale (art. 2 e ss., art. 35 e ss., Cost.) è esplicita in tal senso.

La precarietà è contraria anche alla normativa comunitaria la quale considera i contratti stabili come unica forma di rapporto di lavoro che garantiscono anche la qualità della vita dei lavoratori e che ne migliorano il rendimento (Direttiva Comunitaria n. 70 del 28.6.1999; Accordo Quadro del 18.3.1999).

In base a tutto questo, il contratto di lavoro subordinato, per sua natura, non è a termine.

Un grazie enorme ad Alessia, che nonostante i difficili momenti ormai alle spalle, non ha mai mollato ed ha affrontato le difficoltà con grande dignità, un esempio per tutti noi !!!

Le condizioni di lavoro sempre più gravose, i disagi causati dall’azzeramento dei tempi di vita, l’uso sproporzionato del lavoro a termine e del part- time, che i lavoratori COOP devono subire, sono oramai inaccettabili.

Basta con l’ipocrisia, Basta con i diritti negati. vogliamo democrazia, lavoro stabile, vogliamo che i principi di condotta, presenti nello statuto della coop, siano pienamente e realmente messi in atto.

La RdB ringrazia tutte le Lavoratrici, i Lavoratori, le Delegate ed i Delegati che la sostengono per continuare sulla strada dei diritti e della dignità dei Lavoratori sempre più calpestati in nome del profitto.

9 febbraio 2010

RdB CUB


LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DEL LAVORO DI ROMA

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13 giugno 2008

IPERCOOP LIVORNO: SCIOPERO CONTRO LAVORO PRECARIO





La Rsu SdL Intercategoriale dell'Ipercoop di Livorno ha dichiarato (ieri in tarda serata in forma immediata) sciopero per l'intera giornata di oggi.
E' quanto si legge in una dichiarazione di Franco Lovascio, della segreteria nazionale SdL Intercategoriale.

Lo sciopero - tuttora in corso e che ha visto l'adesione totale dei dipendenti, tanto che il centro commerciale e' chiuso da questa mattina con all'interno solamente il direttore e gli addetti al centralino - e' stato proclamato per chiedere l'immediata interruzione delle procedure avviate con le agenzie interinali ed una corretta applicazione delle norme relative al diritto di informazione e di confronto con la Rsu.

Le lavoratrici e i lavoratori dell'ipermercato hanno incrociato le braccia contro l'arroganza dell'azienda che impone da un giorno all'altro agli stagionali (che da anni attendono una stabilizzazione) un'alternativa inconcepibile: "o interinali o fuori dalla Coop", perpetuando cosi' uno stato di precarieta' che inevitabilmente rendera' piu' difficile per tutti i dipendenti (anche dunque per quelli a tempo indeterminato) ottenere un miglioramento delle condizioni di lavoro.

Da questa mattina le lavoratrici ed i lavoratori in sciopero sono presenti all'ingresso del centro commerciale distribuendo migliaia di volantini ai clienti per spiegare le ragioni della protesta e, a seguito del blocco totale, per questa sera e' stata convocata un'Assemblea straordinaria dei soci Coop. Inoltre per le 19:00 di questa sera e' annunciata un'assemblea dei dipendenti, per valutare insieme quanto accaduto oggi e decidere come proseguire.

(AGI) - Firenze, 12 giugno 2008

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11 giugno 2008

PRECARI COOP: UNA VERGOGNA AZIENDALE




Il
protocollo welfare si rivela un boomerang per i lavoratori precari che avrebbero avuto diritto ad un contratto a tempo indeterminato.
Il sindacato tace colpevolente.
Unicoop cinicamente ne approfitta.




Riceviamo e pubblichiamo una email di una nostra collega a cui non è stato rinnovato il contratto dopo anni di lavoro a tempo determinato, come accaduto (leggi la loro lettera di denuncia) per le colleghe dell’Iper di Montevarchi :

A CASA DOPO 4 ANNI
"Anche io dopo 4 anni di onorato lavoro presso un IPER LA GRANDE I sono stata lasciata con un arrivederci e grazie. Vi è sembrata giusta questa legge? Almeno avessero vietato nuove assunzioni, invece via noi per non passarci a tempo indeterminato. Arrivano nuovi addetti. Non era meglio prima? Cosa posso fare? La filcams non ha saputo darmi risposte. Ci sono novità in arrivo?"

In realtà, nelle intenzioni del protocollo sul Welfare in materia di contratti a tempo determinato, si intendeva responsabilizzare le aziende ad assumere definitivamente il dipendente dopo 36 mesi di proroghe contrattuali. In particolare per il contratto a tempo determinato si stabilisce il limite di 36 mesi alla possibilità di reiterare i contratti (comprensivi di proroghe e rinnovi), dopo il quale nuovi contratti a termine possono essere stipulati solo davanti alle Direzioni provinciali del lavoro e con l’assistenza sindacale.

E’ evidente che si tratta di una scelta di Unicoop quella di NON rinnovare il contratto a chi aveva ottenuto queste caratteristiche.
E’ evidente anche che, questa grande cooperativa ha il cuore che si scoglie a comando, secondo le proprie convenienze.
Come risulta chiaro che, l’utilizzo prolungato di personale a tempo determinato, non è giustificabile con esigenze di lavoro momentanee (come sarebbe nella natura del contratto), ma che è strutturale all’organico del punto vendita e come tale dovrebbe essere assunto con forma definitiva.

Purtroppo, le valutazioni positive che furono date da molti autorevoli esponenti della sinistra all’intesa del protocollo, si sono rivelate errate e la voce dei contrari, minoritaria.
Ci chiediamo se l’intesa sarebbe stata raggiunta ugualmente con l’attuale governo.

La strategia usata da Unicoop Firenze è utilizzata anche in altre realtà cooperative.
Si legga la lettera dei DIPENDENTI PRECARI IPERCOOP FONTI DEL CORALLO, di Unicoop Tirreno.
Per quanto riguarda le novità sul fronte sindacale non ce ne sono, dopo il no del sindacato alla proposta aziendale, come riportiamo nell’articolo di seguito:

Apertura dell'azienda: utilizzo nei periodi utili, secco no dei sindacati.

PRECARI COOP, PROPOSTO PART-TIME ANNUALE.

Dopo un intenso periodo di trattative, agitazioni e incontri, Unicoop Firenze lancia la sua proposta per stabilizzare i posti di lavoro e offrire un'opportunità ai sette lavoratori precari, ai quali, da inizio gennaio, la SpA non ha rinnovato il contratto. La soluzione?
Trasformare le assunzioni a tempo determinato in contratti a tempo determinato con la formula del part-time annuale: ovvero da utilizzare nei momenti in cui la richiesta di personale si impenna.

La proposta presentata dalla Direzione dell'Ipercoop al tavolo di trattative con le RSU, non è piaciuta ai sindacati che l'hanno bocciata senza appello."
Il part time annuale è una formula prevista dal contratto collettivo di lavoro che consente di concentrare le prestazioni lavorative in determinati periodi dell'anno", spiega la società, precisando: "L'obiettivo di Unicoop Firenze è di estendere anche ad altri punti vendita, in modo da attenuare il problema dei contratti a tempo determinato.

In alcuni periodi dell'anno (da giugno a settembre ma non solo) infatti si rende necessario colmare il deficit di risorse lavorative dovuto a ferie ed altro, per garantire la continuità delle vendite. Nell'attuale congiuntura, per l'Azienda è il massimo sforzo possibile, non esistono spazi per lo sviluppo dell'organico, nè per nuovi posti di lavoro".
Dietro questa scelta la crisi strisciante, che sembra aver colpito duro sopratutto il non-food, che costringe la società a mettere in atto nuove strategie organizzative: "La crisi di vendite imporrà, anche a Montevarchi, una parte di mobilità interna verso i reparti alimentari che stanno registrando andamenti positivi".

Il no dei sindacati non scoraggia la proprietà: "Le proposte di assunzione saranno rivolte direttamente ai lavoratori interessati".


27 maggio 2008

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La Nazione

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06 aprile 2008

PRECARIATO IN UNICOOP: DOPO 5 ANNI DI LAVORO L'IPERCOOP DI MONTEVARCHI NON RINNOVA IL CONTRATTO A 7 PRECARIE



Lettera per chi ha voglia di dire una sola parola per noi

A gennaio 2008 all’interno dell’ Ipercoop di Montevarchi si è verificata una grave situazione sette precarie con cinque anni di onorato lavoro si sono viste chiudere in faccia le porte dell’ ipermercato.

L’ Azienda ha attribuito alla legge Welfare tutte le responsabilità questo è un atteggiamento inaccettabile e incoerente con quello che mi hanno detto e promesso in tutti questi anni : che sono una lavoratrice meritevole ,che l’ assunzione sarebbe scattata quanto prima e tanti bei discorsi di comodo e circostanza . Cari signori un grazie e arrivederci non mi va proprio bene perché giocare su un posto di lavoro e sulla dignità delle persone è vergognoso .

Dire che in questi anni ho dato l’ anima è poco, perché con il miraggio di un assunzione,
il precario di fatto deve dire sempre SI.

SI agli straordinari, SI agli orari peggiori, SI a tutto quello che l’ Azienda chiede.
Considerato che l’ Ipercoop di Montevarchi è sott’organico e continuamente deve fare uso di personale avventizio preso con l’ intermediazione delle agenzie interinali mi chiedo perché non sia al mio posto di lavoro. In questa vicenda sono venuti meno i capisaldi di cui UNICOOP FIRENZE dice di farsi garante. Capisaldi che sono alle fondamenta di tutte le cooperative: LA SOLIDARIETA LA MUTUALITA LA DEMOCRAZIA senza fini di lucro.

A questo punto dopo avere effettuato alcune proteste e soprattutto chiesto aiuto a Istituzioni, Azienda, Soci e sezioni politiche ho ottenuto solo giudizi che mi rimproverano perché MI SONO ESPOSTA TROPPO, non è PIACIUTO LO SLOGAN: ADOTTA UN PRECARIO A DISTANZA e che mi sono COMPORTATA MALE quando ho perso la calma dicendomi che sono una maleducata. Intendo ringraziare LA SINISTRA ARCOBALENO di MONTEVARCHI e LA SEZIONE DEL PD di CAVRIGLIA.
A tutti gli altri SIGNORI che invece di aiutarmi mi hanno solo giudicata FACCIO LE MIE SCUSE

SCUSATE
Se non capisco: c’ è una legge che dice che ho diritto al lavoro fisso ma sono a casa perché UNICOOP FIRENZE ha deciso di usarmi come arma di ricatto per ottenere i suoi interessi contro lavoratori fissi e sindacalisti;

SCUSATE
Se mi è stato detto di stare tranquilla buona a aspettare non so cosa e non l’ ho fatto.Ma quando ho saputo che nei comuni vicini UNICOOP FIRENZE ha assunto e quindi stabilizzato lavoratori con i miei stessi diritti mi sono chiesta il perché;

SCUSATE
Se sono un ITALIANA che non ha mai chiesto niente e che non avrebbe mai immaginato di salire le scale di un municipio per chiedere aiuto alle persone per cui ha votato per 20 anni e dopo due mesi non avere ancora una risposta;

SCUSATE
Se mi sono presentata a un consiglio comunale chiuso, ma quando ho capito che avrei dovuto aspettare perché il protocollo non prevede la parola per tutti EDUCATAMENTE ho aspettato;

SCUSATE
Se dopo TRE ORE di ALBERI FINTI, FIORERE, PANCHINE, PICCIONI e ZANZARE ci sono voluti altri TRE QUARTI D’ ORA per dirmi che non avrei parlato e a quel punto mi sono arrabbiata e ho detto parole offensive;

SCUSATE
Se mi sono sentita male nel capire che chi non mi voleva fare parlare era proprio il PD o PDS e i suoi consiglieri;

SCUSATE
Se sono rimasta STUPITA nel sentire che le parole che avrei voluto dicesse il PD o PDS le stava urlando l’ opposizione mi hanno congedato con un documento nel quale non si aveva il coraggio di nominare e condannare UNICOOP FIRENZE per la sua posizione.Per merito della SINISTRA ARCOBALENO e FORZA ITALIA hanno nominato nel documento l’ ipermercato di Montevarchi;

SCUSATE
Se dopo avere saputo che il SINDACO di MONTEVARCHI si è offeso e che ci voleva denunciare ho deciso di fare queste scuse a tutti.

A QUESTO PUNTO VORREI SAPERE CHI CHIEDE SCUSA A ME.

SCUSA per avere chiesto il MIO posto di lavoro;

SCUSA perché dopo avere visto cosa è la politica mi domando come un SINDACO che è li grazie a me e al mio voto, invece di attivarsi perde tempo a OFFENDERSI senza dare risposte;

SCUSA per avere lavorato quattro anni facendo sempre il mio dovere e non perché ero una precaria ma perché so quanto è importante il lavoro.
Lavorato per UNICOOP FIRENZE una cooperativa con VALORI IMPORTANTI a cui nonostante tutto io credo e spero che anche LEI creda ANCORA.

GRAZIE A TUTTI

SABATO 05 APRILE 2008 17:21
Le SETTE PRECARIE DI IPERCOOP MONTEVARCHI

Fonte: www.arezzonotizie.it

Comunicato stampa Sinistra Arcobaleno