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08 gennaio 2014

UNICOOP TIRRENO PROVA CON GLI INCENTIVI SUL PRESTITO SOCIALE


Unicoop Tirreno, che tra le grandi coop è forse quella in maggior difficoltà, ripropone un'iniziativa già lanciata nel 2013, gli incentivi sul prestito, un'offerta nuova e un po' macchinosa nell'ambito del prestito sociale Coop






Che Unicoop Tirreno sia da tempo in difficoltà e noto. Ben cinque bilanci in rosso negli ultimi 5 anni parlano chiaro su com'è stata gestita la Coop toscana. Dopo le varie chiusure e cessioni degli anni scorsi in Campania e nel Lazio, le difficoltà per Unicoop sono ben lungi da finire. E' in atto il tentativo di rilanciare l'attività campana attraverso una newco con Coop Adriatica. La ristrutturazione riguarda in particolare l'iper di Afragola i cui dipendenti saranno sottoposti a pesanti decurtazioni orario/salario. Anche per altre criticità, come nella vertenza dell'iper di Viterbo a pagare sono stati i lavoratori che hanno dovuto accettare contratti di solidarietà. In entrambe le circostanze non può certo sfuggire che una parola chiave per il mondo Coop, come solidarietà, sia ad esclusivo impiego dei poveri cristi. Il gruppo dirigente che ha portato la cooperativa a questo punto non risponde del disastro, come sarebbe lecito attendersi, marcando invece la differenza tra due mondi ormai separati e lontani in cui i valori Coop, tanto strombazzati nelle pubblicità, si dissolvono quando si tratta di applicarli in casa propria, magari alla propria remunerazione. Figuriamoci poi se si esercita un doveroso mea culpa con logiche conseguenze come la rimozione di dirigenti.

La Coop livornese dunque, non poteva che pagar pegno per la pessima gestione sia in termini d'immagine che con una decisa flessione del prestito sociale. La fuga dai libretti è stata massiccia. Basti pensare che nel 2010 Unicoop Tirreno dichiarava un ammontare di 1.403 milioni, per scendere a 1.296 nel 2011 e nel 2012 scivolare ancora a quota 1.165 milioni. Il crollo è evidente quasi il 17% nel biennio 2010-12 e oltre il 10% nell'esercizio 2012. E' possibile che anche i dati relativi al 2013 non siano molto confortanti visto gli artifizi con cui Unicoop Tirreno cerca di attrarre risorse (o quantomeno ridurne il deflusso) attraverso il prestito sociale, capitale sempre più essenziale per le necessità della cooperativa.

Il prestito sociale in Unicoop Tirreno è retribuito a tassi crescenti per importi versati. In sostanza si premia chi deposita somme maggiori, altro approccio che, come per la solidarietà a senso unico, stride con la visione caratteristica del mondo valoriale cooperativo, ma non stiamo a sottilizzare. Attualmente sono previsti quattro scaglioni. Questi i tassi d'interesse annui dal 1 luglio 2013:

- Per importi fino a 5.000,00 euro: 1% lordo
- Per la quota da € 5.000,01 fino a € 15.000: 1,25% lordo
- Per la quota da € 15.000,01 fino a € 25.000: 2,00% lordo
- Per la quota oltre € 25.000: 2,50% lordo

La tassazione è del 20%. Unicoop Tirreno sente il bisogno di stimolare i soci che forse sono un po' riluttanti nell'affidarle i propri risparmi visto la gestione non esattamente impeccabile dell'azienda e su questi tassi base rilancia con degli incentivi, anch'essi differenziati per importo versato, coerenti sino in fondo. L'iniziativa già promossa nel secondo semestre del 2013 viene ora riproposta. Gli incentivi sono validi per i rapporti di prestito sociale attivi dal 1/01/2014 al 30/09/2014, ma il libretto deve essere attivo al 1 gennaio 2015, quando saranno accreditati gli interessi (vedi regolamento). Quindi alla remunerazione base annua andranno aggiunti gli incentivi nella seguente disposizione:

- Da 0 a € 5.000,00: +1% lordo
- Da 0 a € 5.000,01 a 15.000: 1,25% lordo
- Da 0 a € 15.000,01 a 25.000: 1,50% lordo
- Da 0 a € 25.000,01 a 34.000: 2,50% lordo

Anche qui la tassazione è del 20%, inoltre gli incentivi sono spalmati sul periodo 1/01-30/09/2014, quindi al massimo su 9 mesi. Dal 30 settembre 2014 i tassi torneranno ad essere quelli base  della prima tabella, a meno che in Unicoop non si inventino qualche altro marchingegno. Se calcoliamo quindi il rendimento annuo di tutto il 2014, riscontreremo i seguenti tassi:

- Da 0 a € 5.000,00: 1,75% lordo (1,40% netto)
- Da 0 a € 5.000,01 a 15.000: 2,187% lordo (1,75% netto)
- Da 0 a € 15.000,01 a 25.000: 3,25% lordo (2,50% netto)
- Da 0 a € 25.000,01 a 34.000: 4% lordo (3,2% netto)

Facciamo degli esempi pratici ipotizzando che la somma depositata resti invariata per tutto il 2014. Le percentuali e gli importi sono calcolati su base annua e al netto della tassazione:


1.000 euro rendono 1,40% = 14 euro

10.000 euro rendono 1,40% sui primi 5.000 e 1,75% sui 5.000 del secondo scaglione (70+87,50= 157,50 euro). Il rendimento medio annuo sarà del 1,58%.

20.000 euro rendono 1,40% sui primi 5.000 e 1,75% sui 10.000 del secondo scaglione e il 2,50% sui 5.000 del terzo scaglione (70+175+125= 370 euro). Il rendimento medio annuo sarà del 1,85%.


30.000 euro rendono 1,40% sui primi 5.000 e 1,75% sui 10.000 del secondo scaglione e il 2,50% sui 10.000 del terzo scaglione, infine il 3,20% sui 5.000 del quarto scaglione (70+175+250+160= 655 euro). Il rendimento medio annuo sarà del 2,18%.


Anche investendo la cifra massima di 34.000 euro il rendimento annuo lordo sarà del 3,25% (2,88% netto).

Forse qualcuno si domanderà perché Unicoop Tirreno non ha semplicemente ritoccato al rialzo gli interessi base, evitando gli incentivi. La risposta probabilmente sta nell'esposizione fatta. Certamente la pubblicità suona molto allettante, specialmente quando si scrive ben in vista «CON TASSO PIU' POTRAI AVERE INTERESSI FINO AL 4,50%».

04 gennaio 2011

LA COOP DI COMPIOBBI RESTERA' COM'E' ADESSO









I negozi Coop di Compiobbi e Fiesole


Il negozio di Coop di Compiobbi non sarà ampliato così come era previsto dal piano urbanistico 2009 e promesso da Unicoop.

Il sindaco, dopo un incontro con Unicoop Firenze in novembre, aggiunge che sia per il punto vendita del suo paese che per quello di Fiesole, entrambi inclusi in una lista di 17 negozi che dovrebbero passare ad una NewCo, «i dati non incoraggianti delle due strutture sono indicatori di difficoltà che la società cercherà di risolvere razionalizzando alcune situazioni».

Nessuna rassicurazione riguardo al personale.

A COMPIOBBI e a Fiesole si potrà continuare a fare la spesa nei supermercati Copp, ma il promesso ampliamento resta un miraggio. «Non si prevedono chiusure - ha detto il sindaco Incatasciato durante l'ultimo consiglio comunale - i dati non incoraggianti delle due strutture sono indicatori di difficoltà che la società cercherà di risolvere razionalizzando alcune situazioni, ma smentisce categoricamente la previsione di una chiusura del punto vendita di Compiobbi e tantomeno quello di Fiesole».

A CHIEDERE spiegazioni in merito al futuro dei due supermercati è stato il gruppo consiliare "Cittadini per Fiesole", allarmato da alcuni articoli usciti sulla stampa, dove invece si affermava che la società Unicoop aveva intenzione di chiudere i due centri In-Coop del territorio comunale. La notizia aveva sollevato una certa apprensione fra la popolazione locale, già duramente penalizzata dalla progressiva chiusura di alcuni negozi e che attualmente, specie per gli anziani e per tutti coloro che non posseggono l'auto, rende davvero difficile fare la spesa. La situazione è considerata particolarmente critica nella valle dell'Arno. Una risposta avrebbe dovuto arrivare a breve con il progetto di riqualificazione dell'area di piazza Mazzini, a Compiobbi, recepito nel 2009 dal Piano Urbanistico comunale. La variante ridisegna infatti l'area principale del paese, grazie al recupero di spazi dismessi sia con la creazione di nuovi appartamenti sia di nuovi negozi. Cuore dell'operazione avrebbe però dovuto essere proprio Coop, che aveva promesso un sostanziale ampliamento del supermercato di piazza Mazzini.

«ALL'INCONTRO avuto con la dirigenza a metà novembre ci sono state date delle assicurazioni sulle dismissioni ma purtroppo ci è stato anche comunicato che l'auspicato ampliamento del punto vendita di Compiobbi sarà molto ridotto rispetto a quanto previsto nel Piano Urbanistico del 2009 - ha proseguito Incatasciato - Noi comunque rendere migliore l'area di piazza Mazzini e attuare lo stesso il prima possibile il Piano di Recupero dell'intero isolato, che non riguarda solo la Coop ma anche altri negozi e il recupero residenziale delle volumetrie dismesse dalla ex azienda CGT. Questo progetto rappresenta un'importante opportunità per l'intera frazione e per la valle, e lo porteremo avanti anche senza la Coop».

4 gennaio 2010

Daniela Giovannetti

La Nazione


ATAF IN DEFICIT, MA DA' BUONI SPESA COOP

«Perche' Ataf SpA, la societa' partecipata che si occupa del trasporto pubblico a Firenze, dona ai suoi dipendenti 4 buoni da spendere al'Ipercoop per un totale di 100 euro?»

A sollevare il caso e' il deputato e coordinatore fiorentino del Pdl, Gabriele Toccafondi.
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La notizia non ha avuto un gran risalto, probabilmente perché a sollevare il caso in terra di toscana è un deputato del Pdl e ancor di più perché coinvolge "l'intoccabile" Unicoop Firenze, che in terra di toscana dice la sua, eccome. Ma la vicenda non è da prendere sottogamba. Anzi ci appare di una gravità sospetta, circondata da omertoso silenzio: giornalistico, politico e istituzionale, nonché aziendale.

Aggiungiamo che, visto che Unicoop Firenze è impegnata a tagliare i costi del proprio personale come sta cercando di fare ad esempio con la creazione della NewCo dove immettere 17 negozi Coop, a quanto pare con i suggerimenti di un autorevole esponente della CGIL, e che i circa 8.000 dipendenti di Unicoop non ricevono né hanno mai ricevuto NULLA, questa regalia è totalmente incomprensibile, o meglio fa pensare a ipotesi alquanto sospette.
Ricordiamo che Toccafondi parla di buoni spesa da 100 euro per TUTTI i dipendenti ATAF.
Va da se che si tratta di 140.000 euro. Con questi fondi, qualche negozio dei 17 forse si risanava. A meno che Unicoop abbia interessi diversi. E qui ognuno faccia le proprie riflessioni.

''Perche' Ataf SpA, la societa' partecipata che si occupa del trasporto pubblico a Firenze, dona ai suoi dipendenti 4 buoni da spendere al'Ipercoop per un totale di 100 euro? Da quanto apprendo i buoni potranno essere spesi fino ad aprile e tutta l'operazione sara' a costo zero per l'azienda. L'Ataf pero' e' in deficit e poteva trovare il modo per avere nuove entrate invece di donare i buoni da spendere alla coop''. A sollevare il caso e' il deputato e coordinatore fiorentino del Pdl, Gabriele Toccafondi.

''Il problema e' che la merce che puo' offrire Ataf sono biglietti o pubblicita' e ambedue servono per far aumentare le esigue entrate - osserva Toccafondi -. Visto che i dipendenti Ataf sono circa 1400 lo scambio merce sarebbe di una cifra non banale. Ataf e' una azienda in perenne deficit economico e se quest'anno sfiora il pareggio e' solo perche' diverse voci di entrata che dovevano essere distribuite su piu' anni verranno concentrate in questo esercizio economico. Insomma da una parte c'e' un sindaco che vuole rottamare e dall'altra c'e' chi mi sembra pronto per essere rottamato''.

23 dicembre

Adnkronos


26 dicembre 2010

ADDIO ALLE RSU, SOLO CHI FIRMA E' RAPPRESENTATO

Nelle regole della futura newco di Mirafiori si fa riferimento alla legge 300, lo Statuto dei lavoratori.

Sarà l'articolo 19 che stabilirà nella futura joint-venture come sarà definita la rappresentanza sindacale: si prevede la costituzione delle Rsa, rappresentanze sindacali aziendali, composte dai sindacati che firmano gli accordi.

Chi non firma, quindi, è fuori e non può esercitare i diritti sindacali (dai permessi alla facoltà di indire assemblee)


L'avevano messa sul tavolo già dall'inizio della trattativa: la richiesta di nuove regole sulla rappresentanza sindacale in azienda. Un tassello fondamentale per arrivare a quella «governabilità» degli stabilimenti che l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, ha sempre messo come condizione per far partire gli investimenti.

Ed il cambiamento ora è arrivato, con il consenso dei sindacati che hanno firmato: Fim, Uil, Fismic e Ugl. Nelle regole della futura newco di Mirafiori si fa riferimento alla legge 300, lo Statuto dei lavoratori. Sarà l'articolo 19 che stabilirà nella futura joint-venture come sarà definita la rappresentanza sindacale: si prevede la costituzione delle Rsa, rappresentanze sindacali aziendali, composte dai sindacati che firmano gli accordi. Chi non firma, quindi, è fuori e non può esercitare i diritti sindacali (dai permessi alla facoltà di indire assemblee).

Un passaggio su cui l'azienda di Torino ha insistito e che è stato uno dei passaggi chiave della trattativa. La necessità dell'ad del Lingotto è di evitare che le organizzazioni contrarie alle intese firmate, in questo caso la Fiom, potessero creare ostacoli all'organizzazione aziendale, penalizzando la produzione (le Rsa saranno paritetiche e dovrebbero raccolgiere 15 rappresentanti a tste tre i quattri firmatari).

La newco di Mirafiori, non applicando il contratto nazionale dei metalmeccanici e non aderendo a Confindustria, si svincola dall'applicazione delle regole dell'accordo tra governo, Confindustria e sindacati del 23 luglio 1993 (e perfezionato nell'accordo interconfederale sulla rappresentanza del 20 dicembre 1993) che prevede le Rsu, rappresentanze sindacali unitarie, aperte a firmatari e no. E questo varrà anche per lo stabilimento di Pomigliano, in quanto la newco non è iscritta a Confindustria e non applica il contratto nazionale. «È una conseguenza naturale della non applicazione dell'accordo del 1993: l'unica regola applicabile diventa l'articolo 19 della legge 300, così come è stato modificato dopo il referendum del 1995», spiega Pietro Ichino, senatore Pd e giuslavorista.

La Rsu è formata da associazioni sindacali che hanno firmato il contratto o che comunque presentino liste corredate da un numero di firme pari al 5% degli aventi diritto (per un terzo è riservata in proporzione ai voti ottenuti a membri eletti o designati dai sindacati che hanno stipulato il contratto nazionale e presentato liste).

I metalmeccanici, in particolare, avevano il patto di solidarietà, siglato tra Fiom, Fim e Uil: veniva garantita una rappresentanza anche a chi non avesse raccolto voti. Ma la Fiom lo ha disdettato nel 2009.

«Le Rsu si basavano su una sostanziale unità d'azione tra le organizzazioni sindacali. Venuta meno questa, si stanno diffondendo di nuovo le rsa, una realtà che è ancora a pelle di leopardo, più diffusa nei servizi e meno nelle industrie», spiega ancora Ichino.

Sempre per garantire la governabilità, nell'accordo di ieri è prevista la clausola di responsabilità: l'impegno delle organizzazioni firmatarie di non proclamare lo sciopero, senza intaccare, viene specificato, il diritto del singolo lavoratore, tutelato dalla Costituzione.

Il tema della rappresentanza sarà sul tavolo del confronto tra Federmeccanica e sindacati sulle regole specifiche per il comparto dell'auto che si è appena avviato (prossimop incontro, il 24 gennaio). Si vedrà se sarà più funzionale la strada delle deroghe o se magari si arriverà a quel contratto dell'auto su cui insiste la Fiat. Sul no dei sindacati già si vede qualche apertura. Sarà una partita dei prossimi mesi.

Potrebbe anche ripartire l'iter di alcuni disegni di legge come quello Ichino: «La mia proposta prevede che i diritti sindacali in azienda vengano ripartiti in proporzione ai consensi nelle elezioni, con l'aggiunta che la coalizione sindacale maggioritaria contratta con efficacia per tutti i dipendenti e la stessa efficacia è attribuita alla clausola di tregua, in modo che le minoranze non possano esercitare un veto. In questo modo verrebbe meno ogni ostacolo all'iscrizione a Confindustria».

24 dicembre 2010

Nicoletta Picchio

Il Sole 24 Ore


20 dicembre 2010

PAURA COOP: "I NOSTRI POSTI SONO A RISCHIO"

La comunicazione ufficiale del progetto NewCo che inizia col negozio di via Burzagli a Montevarchi sarebbe stato annunciato già dal 9 dicembre scorso in un incontro tra i vertici della direzione e i soci della sezione montevarchina.



LO SPETTRO della privatizzazione si allunga sul punto vendita della Coop di Montevarchi e tra i lavoratori sale la preoccupazione. La notizia, per ora ufficiosa, del progetto di Unicoop Firenze di aprire una società privata in cui far confluire 17 negozi, sarebbe stato annunciato il 9 dicembre in un incontro tra i vertici della direzione e i soci della sezione montevarchina.

Montevarchi addirittura potrebbe essere proprio la realtà capofila dell'operazione, che punta alla creazione di un nuovo format di vendita, basato sulla razionalizzazione degli spazi e della forza lavoro. La comunicazione, prima ancora di diventare ufficiale, ha fatto insorgere i 14 addetti in via Buzagli che temono pesanti ripercussioni salariali e occupazionali.

"Il problema è che sarà adottato un modello contrattuale diverso a quello di oggi. Ma quel che è peggio è che temiamo di andare incontro a una forte riduzione dell'organico, che potrebbe addirittura essere dimezzato, spiega Delia Scala, delegata Cgil del punto vendita. Nella sua voce il timore di perdere il posto di lavoro e i diritti acquisiti. Ma non solo.

"Una scelta politica inaccettabile. Unicoop Firenze, con questa operazione, finisce per privilegiare la logica del profitto, ignorando i principi della solidarietà e della cooperazione a cui si è sempre ispirata. Noi confidiamo in un chiarimento. Per questo abbiamo chiesto un incontro con la società. Vogliamo conoscere i dettagli del progetto. Chiaramente, se non avremo le rassicurazioni necessarie, ci attiveremo e adotteremo tutte le forme di mobilitazione necessarie. D'altronde la società aveva già incassato la bocciatura di Filcams Toscanasull'ipotesi di privatizzare di una serie di punti vendita".

L'ultimatum? A fine mese, subito dopo le feste. Dopo scatterà la protesta.

16 dicembre 2010

P. S.


La Nazione

19 dicembre 2010

QUANDO CGIL ERA PREOCCUPATA PER LA "COOPPINA" DI MONTEVARCHI

La Filcams di Arezzo esprimeva preoccupazione per lo storico negozio di Montevarchi già un anno fa

La Filcams nazionale continua a inquietare col suo silenzio sul progetto di Unicoop Firenze di una newCo
in stile Marchionne

Ora che la
cooppina di Montevarchi sarebbe stata indicata da Unicoop Firenze come apripista dell'operazione newCo (i soci Coop di Montevarchi sarebbero già stati informati in una specifica assemblea da un autorevole esponente di Unicoop pochi giorni or sono) operazione che riguarderebbe inizialmente 17 negozi, ricordiamo che le preoccupazioni sul futuro dello storico negozio Coop di via Burzagli vengono da lontano.

Già oltre un anno fa, il segretario della Cgil-Filcams di Arezzo, Loretto Ricci, affermava in una conferenza stampa: "Abbiamo quindi la preoccupazione che l'Unicoop Firenze non abbia tra le sue priorità la coop di via Burzagli.
Ne temiamo un ridimensionamento o, peggio ancora, un progressivo abbandono. La nostra contrarietà, da questo punto, di vista è netta".

Vista la (non) reazione della Filcams nelle sue varie declinazioni, da quella nazionale a discendere la gerarchia, non si capisce se Filcams Arezzo, la più autorizzata a gestire la vicenda se non altro per
competenza territoriale, abbia adeguata voce in capitolo. Insomma, la Filcams nazionale tiene in dovuta considerazione la posizione dei loro rappresentanti aretini?

Ci attendiamo che Filcams, attraverso i loro esponenti più autorevoli, prenda posizione chiara su tutta la vicenda newco di Unicoop. Per adesso il silenzio dei delegati presenti "alla ristretta" con Unicoop sull'argomento è inquietante e fa immaginare i peggiori scenari.

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Cgil: "preoccupazioni per la coop di Montevarchi"


La chiamano la "cooppina" per distinguerla dall'Ipercoop che ha sede nella stessa città, Montevarchi. Il punto vendita dell'Unicoop Firenze in via Burzagli è sotto la lente d'ingrandimento della Cgil e della Rsu aziendale.

Stamani conferenza stampa di Loretto Ricci, segretario Filcams Cgil; Franco Ligori, responsabile della zona Valdarno per la Cgil e Delia Scala della Rsu."Abbiamo forti preoccupazioni sul futuro di questo negozio - affermano i sindacalisti. Assistiamo a continui spostamenti del personale da un punto vendita all'altro del gruppo. E' una mobilità costante che interessa molti dei 15 addetti e che non trova giustificazione. Tanto meno se consideriamo che l'azienda non attua alcuna consultazione preventiva con la Rsu e il sindacato".

Personale qualificato e di lunga esperienza viene trasferito e sostituto da personale ancora da formare. "Abbiamo quindi la preoccupazione che l'Unicoop Firenze non abbia tra le sue priorità la coop di via Burzagli. Ne temiamo un ridimensionamento o, peggio ancora, un progressivo abbandono. La nostra contrarietà, da questo punto, di vista è netta. Non solo in relazione ai conseguenti problemi occupazionali e di mobilità ma anche in rapporto alla domanda dei cittadini, in modo particolare di quelli anziani, di Montevarchi. Questo negozio è in centro e, nonostante le sue dimensioni, possiamo dire che assolve al compito di un negozio di vicinato".

Da qui gli incontri del sindacato con l'amministrazione comunale e la sezioni sezi coop. "Auspichiamo chiarezza da parte di Unicoop - concludono Ricci, Ligori e Scala. Chiarezza sul futuro del punto vendita di via Burzagli e sull'occupazione".


27 ottobre 2009

Cgil Arezzo


14 dicembre 2010

MODELLO MARCHIONNE ALLA COOP: SI PENSA AD UNA BAD COMPANY PER I NEGOZI MENO REDDITIZI


Nella società confluirebbero 17 market toscani





IL MODELLO
Marchionne tenta anche Unicoop Firenze. Il colosso della grande distribuzione Toscana (un milione e centomila soci, 102 punti vendita, due miliardi e duecento milioni di vendite, quasi ottomila dipendenti) ha presentato ai sindacati un progetto per il riassetto aziendale che strizza l’occhio alle idee del manager del Lingotto.

L’IDEA di partenza alla quale sta lavorando il presidente Turiddo Campaini con il suo staff è questa: creare una new company dove far confluire i punti vendita meno redditizi. In tutto si tratta di 17 piccoli negozi Incoop che si trovano nelle province di Firenze, Prato, Pisa e Arezzo.

Una ‘lista nera’ che però rappresenta anche lavoratori, una settantina in tutto, i quali avrebbero due possibilità davanti. Essere assunti dal nuovo soggetto oppure accettare un trasferimento a un altro punto vendita. Il passaggio alla nuova compagnia però determinerebbe un peggioramento delle condizioni lavorative: in particolare significherebbe salire da 37 a 40 ore lavorative e la perdita del contratto nazionale di lavoro del settore cooperativo. Unicoop Firenze conferma l’esistenza di questo piano di lavoro, considerandola però al momento un’ipotesi di partenza al tavolo della trattativa sindacale.

I lavoratori però non sembrano così ottimisti, e sul loro blog hanno criticato pesantemente la scelta di Unicoop di creare una nuova società che per il futuro potrebbe inglobare oltre alle Incoop anche ipermercati o supermercati in calo di redditività tanto da diventare una vera e propria bad company. E’ proprio questa l’accusa principale dei lavoratori, ossia di voler marcare per ragioni di profitto ‘i buoni e i cattivi’.
La sperimentazione dovrebbe partire dal punto vendita di Montevarchi, in provincia di Arezzo. Incontri secondo i lavoratori Unicoop si sarebbero tenuti proprio in questi giorni per illustrare al personale il cambiamento.

SULLA PARTENZA di Montevarchi si registra la posizione critica della Filcams Cgil aretina: «Il sistema contrattuale proposto da Unicoop Firenze per la nuova società — si legge in una lettera siglata unitariamente e inviata all’esecutivo nazionale della Filcams — risulta fortemente peggiorativo di quello in vigore nel resto della stessa cooperativa; insomma una sorta di ‘modello Fiat Pomigliano’ in versione moderata».

Sul loro blog, una specie di Wikileaks del movimento cooperativo, i lavoratori hanno lanciato l’elenco dei punti vendita che saranno oggetto della ristrutturazione. «Tutti negozi storici — spiegano i lavoratori — tutti punti vendita che il nostro presidente o i suoi dirigenti citano con commozione quando devono parlare dei valori del mondo cooperativo: ossia condizionare coi valori dell’uomo le leggi del profitto».

14 dicembre 2010

Fabrizio Morviducci


La Nazione

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12 dicembre 2010

«CHE FA UNICOOP, COPIA IL MODELLO FIAT?»

L'azienda fiorentina vorrebbe creare una new company in cui far confluire i negozi poco redditizi




Diciassette punti vendita in una lista nera e contratto peggiorativo per settanta lavoratori

Una new company in cui far confluire diciassette negozi a marchio "Incoop" sparsi fra le province di Pisa, Prato, Firenze e Arezzo, che sono andati a finire nella lista nera dei cosiddetti punti vendita "non redditizi". Per i relativi circa 70 lavoratori la possibilità di fare una scelta fra due strade obbligate.

Da una parte accettare di essere assunti dalla nuova società (che dovrebbe essere interamente partecipata da Unicoop Firenze), a condizioni però penalizzanti, con un contratto che prevederebbe il passaggio da 37 a 40 ore lavorative settimanali; dall'altra decidere di essere trasferiti ad altro punto vendita, rimanendo però in questo caso normali dipendenti Coop. Il piano di cui Unicoop Firenze conferma l'esistenza, pur negando i connotati lavorativi che i lavoratori vogliono darvi, è stato messo alla berlina proprio dai dipendenti, che sulla loro pagina facebook hanno deciso di pubblicare la lista dei "magnifici 17".

Tra questi ci sono i punti vendita di Fornacette, Tirrenia e Uliveto nella provincia di Pisa, di viale Strozzi a Prato, di Sorgane, Varlungo, Tavarnuzze, Vingone, Badia a Settimo, Fiesole, Colonnata, Compiobbi, Casenuove e Pozzale in provincia di Firenze e di Montevarchi.

Proprio da quest'ultimo punto vendita, dal prossimo mese di gennaio, dovrebbe partire la sperimentazione del nuovo format. «Niente vieta di pensare - scrivono i Lavoratori Unicoop in un acceso editoriale dall'inequivocabile titolo: "Campaini come Marchionne?" - che in futuro possano entrare a far parte della NewCo anche ipermercati o supermercati la cui redditività risultasse negativa o comunque giudicata tale».

Forti perplessità riguardo alla nuova iniziativa del colosso toscano della grande distribuzione sono state espresse anche dai componenti della segreteria provinciale Cgil-Filcams di Arezzo.
«Il sistema contrattuale proposto da Unicoop Firenze per la nuova società risulta fortemente peggiorativo di quello in vigore nel resto della stessa cooperativa; insomma - tagliano corto i sindacalisti in una lettera che è stata siglata unitariamente ed anche indirizzata all'esecutivo nazionale della stessa Filcams-Cgil - una sorta di "modella Fiat Pomigliano" in versione moderata».

12 dicembre 2010

Gabriele Firmani

Il Tirreno


11 dicembre 2010

I MAGNIFICI 17


"Quando i valori dell'uomo condizionano le leggi del profitto"

Sottotitolo del libro di Turiddo Campaini, "Un'altra vita è possibile"






Nelle foto che seguono alcuni dei "magnifici 17".

Nell'ordine gli storici ed incolpevoli negozi di:


Montevarchi - Prato (Via Strozzi) - Tavarnuzze - Colonnata - Fiesole -
Compiobbi - Varlungo - Tirrenia - Fornacette





21 novembre 2010

INCONTRO DELEGATI CGIL SULL'IPOTESI NEWCO









DOMANI, LUNEDI 22 NOVEMBRE ALLE ORE 15.00 PRESSO L'IPERCOOP DI SESTO FIORENTINO, SI RIUNIRANNO I DELEGATI CGIL-FILCAMS DI UNICOOP FIRENZE PER "CHIARIMENTI" IN MERITO ALLA IPOTESI NEW COMPANY AVANZATA DALL'AZIENDA.
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16 novembre 2010

SPUNTA L' IPOTESI NEW COMPANY PER ALCUNI NEGOZI UNICOOP FIRENZE

Campaini come Marchionne?
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Nel contratto integrativo in corso, Unicoop vorrebbe mettere i punti fermi col sindacato per realizzare una "nuova compagnia" che assorbirebbe alcuni negozi storici definiti non redditizi

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Il tutto nel silenzio complice dei sindacalisti che stanno partecipando alla trattativa



Oramai non si tratta più soltanto di voci. L' intenzione di Unicoop Firenze di creare una Nuova Società (NewCo.) non solo si palesa ad ogni incontro per il rinnovo dell' Integrativo Aziendale, ma sembra essere divenuto un elemento pregiudiziale per il proseguimento della contrattazione.

Quello che non trapela sono i dettagli dell' operazione che Unicoop intende portare a compimento.
Sappiamo solo che l' intenzione è di raggruppare una serie di piccoli negozi (si parla di 15-20) sotto una nuova insegna, della quale Unicoop sarà forse solo una partecipante (non si sa eventualmente in che percentuale e chi saranno i nuovi soci). Il criterio in base al quale è stata operata la scelta dei punti vendita sarebbe la loro "non redditività".

Insomma si vuol creare quella che in gergo si chiama una "Bad Company", cioè una compagnia che raccolga tutte le "criticità economiche" del gruppo.
Niente vieta di pensare, infatti, che nel nuovo progetto possano, adesso o in futuro, entrare a far parte anche IPER o SUPERmercati, qualora la loro redditività risultasse negativa o fosse comunque giudicata tale.

Sono invece sono chiari i motivi di questa operazione, sulla quale la direzione di Unicoop sta così tanto insistendo. Sono esattamente gli stessi che hanno spinto Marchionne a fare una scelta analoga.

Abbassare il costo del lavoro, per prima cosa.
I lavoratori che faranno parte della nuova società risponderanno infatti al solo CCNL (niente integrativo dunque) e l' orario sarà innalzato a 40 ore settimanali, con l'azzeramento dei livelli, dell' anzianità, ecc.

La scelta per chi già è impiegato presso i punti vendita coinvolti è quella di accettare le nuove condizioni contrattuali o di farsi trasferire, magari a qualche decina di chilometri di distanza.

Noi crediamo però che nel caso Unicoop ci siano alcune aggravanti.
Lo scopo mutualistico e sociale che ne è prerogativa, impedirebbe l' adozione di certe manovre riservandole ad imprese più votate al profitto a tutti i costi. Non è forse quello che Campaini professa?

Non è forse Unicoop, forte dei propri utili, in grado di sopportare deboli perdite di bilancio legate a piccoli ma "storici" punti vendita, dimenticando l' importante ruolo sociale che essi ancora oggi rappresentano?

C'è inoltre il timore, vista l' inesistenza di un trasparente piano di ristrutturazione e di rilancio, di una futura chiusura dei punti vendita in quota alla newco se questi non dovessero tornare ad essere produttivi.
Chiusura che non sarebbe più messa in atto da Unicoop, ma dalla Nuova Società, limitandone così gli effetti negativi sull'immagine di Unicoop Firenze.

Immaginiamo che per i colleghi che dovessero trovarsi nella nuova compagnia, come consolazione sia fatto omaggio del profetico libro di Turiddo Campaini, Un'altra vita è possibile. E' il caso di dire che mai titolo fu così azzeccato.

Altro aspetto preoccupantemente poco chiaro è il ruolo dei sindacati.
Soprattutto la CGIL, generalmente tenace oppositrice di manovre di questo tipo, pare tacere.
Non vorremmo che la triade Filcams/Uiltucs/Fisascat ci tenessero in serbo qualche sgradito scherzetto!

Pare che, in particolare, la Filcams del territorio fiorentino sia possibilista rispetto al progetto targato Unicoop.
Per adesso consigliamo a tutti i colleghi/e di tenere occhi e orecchi bene aperti, anche perchè Unicoop Firenze pare davvero avere una fretta diabolica e alquanto sospetta nel voler chiudere l' operazione!

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