Visualizzazione post con etichetta Cessioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cessioni. Mostra tutti i post

26 settembre 2013

UNICOOP FIRENZE VENDE A GUCCI I MAGAZZINI EX MATEC, VUOTI PER 5 ANNI



Unicoop Firenze vende l'area ex Matec, pagata 5 anni fa 25 milioni e rimasta inutilizzata

L'acquirente è Gucci che pare disposto a rilevarla per 20 milioni




Sono passati oltre 5 anni quando, un pò a sorpresa Unicoop Firenze acquistò i capannoni Matec per 25 milioni di euro. Un'acquisizione di cui nessuno, compresa Unicoop Firenze, ha mai capito il destino.

Si parlò di un nuovo polo di stoccaggio delle carni (che invece sono finite nel nuovo magazzino di Gello), girarono altre voci più o meno credibili, ma alla fine i magazzini ex-Matec sono rimasti inutilizzati per tutti questi anni e non andrebbe così male se, come sembra, Gucci sia disposta a rilevarlo per 20 milioni, con i tempi che corrono.

Rimane però la sensazione di una dirigenza senza una precisa visione strategica, già inequivocabilmente espressa con il dietro front sugli ipercoop ridimensionati quasi tutti alle a semplici superstore, dopo che Unicoop aveva puntato e speso moltissimo in quella direzione. Così l'abbandono del progetto faraonico del mega centro commerciale di Pontignale, quello che per dimensione era già stato ribattezzato l'anti-Gigli.

Per non parlare della gestione finanziaria di Unicoop, che ormai è come sparare sulla Croce Rossa, con il noto investimento strategico di circa 600 milioni con perdite per 400 milioni già iscritte nei bilanci degli ultimi anni e con la probabile nazionalizzazione della banca senese che vanificherebbe lo sforzo milionario.

Inutile dire che tutti questi gravi errori del management restano, nel favoloso mondo di Unicoop Firenze, senza responsabili. Quindi nessuno paga, come in genere funziona in qualsiasi altra azienda. Tutti rimangono inossidabilmente saldati alla loro poltrona a cominciare dal presidente Campaini, prossimo ai 73 anni che giusto nel 1973 su quella poltrona si insediò. Cose che solo in Unicoop Firenze possono esistere.



06 giugno 2013

LA VICENDA DICO: 400 PERSONE IN MOBILITA'


Coop ha svenduto una delle sue aziende, Dico spa, a un gruppo privato e adesso oltre 400 persone - di cui 100 nel solo territorio di Prato - rischiano di perdere il posto di lavoro




La nuova proprietà ha infatti comunicato che queste persone sono esuberi e per loro verrà aperta una procedura di mobilità.




Come siamo arrivati a tutto questo?

Dico nasce nel 1994 dalla fusione di 7 delle 9 cooperative italiane facenti capo a COOP ITALIA: COOP ADRIATICA, COOP ESTENSE, COOP CONSUMATORI NORDEST, NOVACOOP, UNICOOP TIRRENO, COOP LIGURIA, COOP LOMBARDIA.

Dal 1999 la società ha il suo centro direzionale a Prato, in cui operano attualmente circa 100 persone.

Nel 2010 alla presidenza di DICO viene nominato Mario ZUCCHELLI, già presidente di COOP ESTENSE. Quell’anno rappresenta la svolta per DICO SpA.

Zucchelli chiama a guidare DICO, il manager di Eurospin Antonio LANARI.
Lanari riceve di fatto carta bianca da Zucchelli e si circonda di un team di lavoro proveniente da Eurospin (nelle figure di Arrigoni, Pisacane, Zingarlini). Da quel momento vengono messe in campo una serie di iniziative fallimentari:

1. apertura di una seconda sede a Bologna, brutta copia della sede di Prato
2. Introduzione della vendita di Piante e Fiori che comporterà una perdita di milioni di euro l’anno
3. Inserimento massivo di extralimentari spesso di pessima qualità (nel 2013 sono stati sfiorati 10milioni di euro di giacenze)

Nel periodo compreso tra il 2010 e il 2013 le perdite per DICO Spa iniziano a farsi sempre più pesanti, tanto che Il biennio 2011-2012 si chiuderà con perdite per quasi 50 milioni di euro.

Nel corso del biennio sia a Zucchelli che a tutto il CDA di DICO viene fatto presente più volte la situazione che si sta delineando.

Nonostante i numeri ben chiari ricevuti più volte le COOP decidono ogni volta di rinnovare la fiducia.

Da parte di tutti i lavoratori DICO, in particolare quelli della Sede che percepivano la drammaticità della situazione, nel corso di tutto il biennio c’è sempre stata una forte preoccupazione. Ma ad ogni incontro avuto con Lanari (l’unico interlocutore con cui è stato possibile confrontarsi visto che le Coop non si sono mai presentate) viene sempre dichiarato che la situazione è sotto controllo e che chi si preoccupa sta solo creando allarmismo fra i colleghi.

Però, a Marzo 2013 – appena dopo il termine delle elezioni politiche - tutti i lavoratori DICO apprendono dagli organi di stampa che è in atto un’operazione per la vendita delle quote di DICO ad un gruppo privato. Un’operazione che tecnicamente viene definita di scambio quote, in quanto a fronte di circa 340 negozi (più 6 magazzini e 2 sedi) che dalle COOP andavano al gruppo privato, le COOP prendevano in cambio 54 supermercati nel Lazio.

In tutta l’operazione nessun cenno era fatto al destino dei 1.787 dipendenti di DICO operativi sul territorio nazionale.

Di tale operazione nessuno era stato portato a conoscenza, né la dirigenza DICO, né i lavoratori, né le organizzazioni sindacali. Un’operazione che, come poi sarà ammesso dalle cooperative, andava avanti da mesi, ma tutta gestita nella massima segretezza.

All’interno di DICO c’è stata come era prevedibile una grande mobilitazione che si è concretizzata il 22 Marzo con uno sciopero nazionale e la manifestazione sotto la sede di COOP ITALIA a Bologna dove era riunito l’ultimo CDA di DICO.

In tale fase una delegazione di DICO è stata ricevuta da Zucchelli e Lanari. In tale occasione Zucchelli si è formalmente impegnato, firmando anche una impegnativa di suo pugno, a presenziare (lui o un delegato per le cooperative) agli incontri che ci sarebbero stati tra le organizzazioni sindacali e la nuova proprietà.
In tale occasione Zucchelli ha utilizzato anche la felicissima espressione che la DICO era da considerare
morta (menomale non ha detto la stessa cosa dei 1.787 dipendenti!).
Successivamente a tale impegnativa ci sono stati ben 3 incontri (2 nazionali ed uno locale su Prato) tra la nuova proprietà e le organizzazioni sindacali, ma né Zucchelli stesso, né altre persone su delega delle cooperative si sono presentate in nessuna occasione.

La nuova proprietà ha ufficialmente preso possesso di DICO dai primi giorni di Aprile, le organizzazioni sindacali hanno in più occasioni tentato di contattare le cooperative, organi di stampa, media per esprimere le loro paure sul fronte occupazionale.
Abbiamo provato più volte in ogni modo a richiamare le cooperative a rispettare quello spirito di etica e rispetto della dignità della persona che dovrebbe far parte del loro DNA. Ci siamo però trovati di fronte un muro di gomma contro il quale si sono infrante tutte le nostre legittime richieste.

Le prime tre operazioni importanti messe in atto dalla nuova proprietà sono state:

1. Chiusura della Sede di Bologna
2. Chiusura dei negozi in grossa perdita
3. Cambio del management aziendale

Soprattutto a seguito delle chiusura dei negozi sono già partite le prime lettere di licenziamento che fortunatamente siamo riusciti a bloccare sperando di poter far rientrare tali licenziamenti in un contesto più ampio di ammortizzatori sociali.

Il 27 Maggio abbiamo avuto un nuovo incontro tra organizzazioni sindacali e nuova proprietà per la presentazione del piano industriale di rilancio di DICO SpA.
Accanto a lodevoli e belle iniziative di rilancio dei negozi, sviluppo di nuovi punti vendita, riduzione dei costi, ci sono state presentate anche alcune iniziative che hanno destato una profonda e motivata preoccupazione.

In particolare ciò che ci è stato presentato è stato:
1. Chiusura dei negozi in forte perdita (una numerica compresa tra 32 e 65 punti di vendita)
2. Chiusura di due magazzini (uno a Roma e uno nelle Marche)
3. Chiusura delle due sedi di DICO di Prato e Bologna

La numerica dei dipendenti coinvolti in tali operazioni di chiusura ammonta a 419 persone.
Solo la sede di Prato si trovano occupati al momento 100 dipendenti.
Le chiusure sono state programmate per il secondo semestre 2013.

Da parte della nuova proprietà c’è stato ribadito l’impegno di ricollocare il maggior numero di persone possibili, disponibilità confermata da quanto accaduto su alcuni negozi in provincia di Roma, i cui dipendenti sono stati ricollocati praticamente in massa su altri negozi in zona.
Ma tale operazione non può gioco-forza essere messa in atto per la sede di Prato, data la numerica molto alta delle persone coinvolte e i pochissimi negozi DICO in zona.

A conferma di ciò ci è stata indicata la certezza di una numerica alta di esuberi e l’avvio ad inizio di Giugno di una procedura di mobilità che riguarderà principalmente i lavoratori di Prato.

Siamo pertanto qui a rivendicare con forza i nostri diritti.

Ed in virtù di questo,

Chiediamo alle Coop tutte di assumersi una volta per tutte la profonda responsabilità di questi "FIGLI DI UN DIO MINORE" che hanno abbandonato e nei confronti dei quali non hanno mai perso occasione per dimostrare il loro disinteresse. Chiediamo anzi pretendiamo che tornino a mettere in atto quei valori etici e morali che professano in tutte le loro attività. Soprattutto alla luce di una fase in cui tutte le Coop investono denari in nuovi progetti (acquisizione degli Aligrup in Sicilia, acquisto dei Despar nel Lazio, interessamento alla catena Billa, investimenti nei distributori carburanti, sponsorizzazione a Expo 2015), allora ci chiediamo perché non si sia voluto dare fiducia ai DICO, magari facendo un cambio di management.

Chiediamo alle Coop un atto di onestà intellettuale, ammettendo gli errori fatti nel scelta del management DICO. Errori fatti e procrastinati rinnovando pedissequamente la fiducia a chi stava portando la DICO al fallimento.
Errori che la nuova proprietà ha subito individuato e messo in atto fin da subito un radicale cambio di management.

Chiediamo alle istituzioni locali, per primo al comune, ma anche alla provincia e alla regione di intervenire con tutti i mezzi a loro disposizione di farsi garante di fronte al drammatico scenario di perdita posti di lavoro soprattutto sul territorio.
In una fase di crisi come quella attuale, lo scenario di un’ingente perdita occupazionale e la possibile perdita di interlocutori commerciali crea una preoccupazione ancora più forte soprattutto su un territorio come quello pratese che sta già pagando un prezzo caro per questa crisi.

Chiediamo alla nuova proprietà il massimo impegno e la massima fiducia nella professionalità dei lavoratori DICO per garantire la massima continuità occupazionale in questa fase così delicata.
Chiediamo a Voi organi di informazione di portare alla luce la nostra storia.

Grazie.



5 giugno 2013

RSA DICO PRATO

16 marzo 2013

UNICOOP TIRRENO: PER I PUNTI VENDITA CAMPANI L'UNICA VIA RESTA LA CESSIONE

Dopo l'annuncio di Castrese Catone, che si è ritirato dalla trattativa sulla cessione degli Ipercoop, Paolo Bertini, responsabile delle relazioni esterne di Unicoop spiega in questa intervista che non c'è alternativa alla vendita.



Il re della logistica e dei franchising Carrefour in Campania ha appena dichiarato che non vuole più acquisire, assieme ai suoi soci, i cinque Ipercoop della regione, cioè i tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e i due supermercati di Napoli-Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere. Ma la toscana Unicoop Tirreno non molla. Paolo Bertini, responsabile delle relazioni esterne di Unicoop, chiarisce la posizione della cooperativa in questa fase interlocutoria.

Dunque Bertini, Catone vi ha mollato…
“Noi stiamo continuando a lavorare e a ragionare: è uno scenario sempre più complicato”.

Ora Unicoop cosa ha intenzione di fare?
“ Noi allo status quo non possiamo fermarci. Una qualche soluzione la dobbiamo cercare”.

Quale soluzione?
“Sempre come cessione”.

Ma a questo punto cedere a chi?
“Lo comunicheremo al momento opportuno”.

Non c’è proprio alternativa?
“L’alternativa è la chiusura”.

Ma allora Catone non è credibile? Non ha detto la verità? E’ ancora in corsa per l’acquisizione?
“Questo bisogna chiederlo a Catone”.

Si dice che vi stiate preparando a mettere molti dei 700 addetti della Campania in cassa integrazione. E’ vero?
“Per quanto riguarda la cassa integrazione posso dire che nel consiglio di amministrazione di Unicoop non si stanno escludendo ipotesi, iniziative”.

Ipercoop Campania quanti debiti ha?
“Le perdite accumulate nel 2012 ammontano a 10 milioni”.



16 marzo 2013

Pino Neri

ilmediano.it




14 marzo 2013

VENDITA DICO DISCOUNT: LA PAROLA AI LAVORATORI

Sulla cessione Dico Discount da parte delle Coop fa il punto il cordinamento nazionale RSA Dico in vista dell'incontro di oggi tra proprietà e sindacati




Con un colpo di spugna COOP ha deciso di svendere a un gruppo privato il proprio format discount, la DICO (DIscount COop) Spa. Il tutto dando la comunicazione ai giornali senza prima informare lavoratori e sindacati, e molto probabilmente con un forte dissenso interno alle sette cooperative proprietarie di DICO.

Cosa sta succedendo a DICO? L'8 marzo, a cose fatte, l'amministratore delegato Antonio Lanari e il presidente Mario Zucchelli (presidente anche della coop Estense, socio di maggioranza di DICO), dopo che si era creato scalpore per l'uscita della notizia su alcune testate, hanno confermato ai lavoratori che l'intera rete  DICO spa, 347 negozi, 6 cedi e 2 sedi operative, per totale di oltre 2mila lavoratori, sarà venduta al gruppo TUODI dei fratelli Faranda di Roma, in cambio di 54 negozi Despar, Interspar e Ingrande.

Chiediamo spiegazioni sul perché Coop ha deciso di (s)vendere i discount Dico, che nel  mondo della distribuzione sono quelli che in questo periodo di crisi producono di più, guarda caso proprio dopo le elezioni politiche di febbraio 2013.  La Coop per l'ennesima volta mette in evidenza l'assoluta inadeguatezza della propria classe dirigente, incapace ad innovarsi nel mondo della distribuzione, con l'aggravante di calpestare i diritti dei lavoratori e dei consumatori.

Il tutto considerando anche che nel corso degli anni Coop è cresciuta a dismisura anche grazie a forme alternative di cooperazione come il prestito sociale, nella fattispecie i libretti dei soci i cui soldi Coop investe liberamente per poi riversarli nelle proprie attività. E adesso ha deciso di investirli in un'operazione commerciale con la quale si libererà di oltre 2mila lavoratori, sul cui futuro la Coop non fa alcun cenno.
 
Questo accade in un'azienda come Dico Spa, che ha volontariamente sottoscritto un codice etico, debitamente pubblicizzato sul sito internet, in cui si afferma che "la gestione delle risorse umane ed i comportamenti svolti nell'esercizio delle competenze e delle funzioni assegnate devono essere improntati alla legalità, alla correttezza, alla trasparenza, all'obiettività, all'equità, all'imparzialità e alla dignità". 

Ora i lavoratori della rete DICO chiedono alle 7 Cooperative sorelle che detengono le quote della società di fermare tale iniziativa, e di aprire immediatamente un tavolo di concertazione vero a partire dall'incontro del 14 marzo, per trovare soluzioni alternative  per la gestione di Dico.

Le lavoratrici e i lavoratori DICO non sono disposti ad accettare passivamente lo stato delle cose.


Il Coordinamento Nazionale RSA DICO spa Italia


13 marzo 2013





11 marzo 2013

DICO DISCOUNT: TUO, LE MANI SULLA COOP


I discount DICO al gruppo romano "Tuo", che cede i supermarket Despar e Ingrande

All'insaputa dei lavoratori


Ciò che è Coop è Tuo e ciò che è Tuo è Coop. Si potrebbe riassumere con un gioco di parole la cessione delle rete dei discount Dico al gruppo laziale Tuo. In cambio del quale Coop prende i supermercati a insegna Despar e Ingrande concentrati soprattutto a Roma e nel Lazio.

Un'operazione avvenuta in sordina, tanto che i lavoratori non sono neanche stati informati.
Dico ha una rete di 342 discount di proprietà delle sette cooperative di consumo aderenti a Coop (Coop Adriatica, Coop Lombardia, Coop Estense, Coop Liguria, Coop Consumatori Nord Est, Nova Coop, Unicoop Tirreno).

Tuo è invece un gruppo romano di proprietà di Tonino e Massimiliano Faranda e conta oggi 54 punti vendita con insegna Despar, Eurospar e Ingrande, e 89 discount a marchio Tuodì.


Il 14 di marzo incontro tra i sindacati e i vertici di Dico sulla cessione

La conferma della cessione è avvenuta a cose fatte. E gli stessi sindacati sono stati informati ufficialmente solo giovedì 7 marzo: nella sede centrale della Fisascat Cisl è giunto un fax «una comunicazione molto scarna», racconta a Lettera43.it Vincenzo Dell'Orefice, segretario nazionale del settore commercio Cisl, «nella quale il presidente di Dico Mario Zucchelli (emiliano, già presidente della fortissima Coop Estense, ndr) e l'amministratore delegato Antonio Lanari ci comunicavano che l'unico modo per rilanciare il format del discount era quello di venderlo».
Nel 2011 Dico aveva realizzato un fatturato di 558 milioni di euro, in calo rispetto ai 574 milioni dell’anno precedente. Ma a preoccupare e far optare per una cessione è stato forse il fatto che la catena ha chiuso i conti in rosso per tre esercizi consecutivi.
Niente per ora si sa sui dettagli dell'operazione. I sindacati contano di avere tutte le informazioni il 14 marzo, giorno in cui i vertici di Dico hanno convocato le segreterie confederali per un incontro che inizia alle 10.30 nella sede legale della società a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna.

A OGNUNO IL SUO BUSINESS. Sicuramente con questa operazione le due realtà aderenti a Centrale Italiana, la maggiore centrale di acquisto in Italia, sperano di concentrarsi meglio sui loro core bussiness: per Coop quello dei supermercati, visto che il discount «non è mai stato il suo punto forte, forse perché non ci ha mai investito abbastanza o non è mai entrato nella logica di quel format», osserva L'Orefice. E quello dei discount per il gruppo Tuo, che ora con l’integrazione tra Dico e Tuodì può concorrere a livello nazionale con i giganti del settore quali Lidl ed Eurospin.

IL TIMORE DEI LAVORATORI. Insomma «l'operazione potrebbe giovare a entrambi», dice L'Orefice. Ma i lavoratori? A temere per il proprio destino sono infatti gli oltre 3 mila dipendenti della rete Dico, che dalla grande casa Coop passano al piccolo gruppo locale Tuo.
«Abbiamo appreso la notizia della cessione da Gdo News, un portale dedicato agli specialisti della Grande distribuzione organizzata. Coop non si è premurata in alcun modo di comunicare a nessuno di noi la notizia della cessione», dicono alcuni lavoratori che vogliono rimanere anonimi per paura che proprio in questo momento di cambiamenti, chi si lamenta sia il primo a saltare.


Dell'Orefice (Cisl): «Vogliamo capire se è una cessione che garantirà una continuità»

I più giovani raccontano che i più disperati sono «i colleghi di 50 anni e con figli, che non hanno idea di cosa possa succedere: la nuova proprietà potrebbe decidere di spostare tutti gli uffici da Bologna a Roma e di licenziare gente», raccontano.
«La Coop sei tu. Nei valori della cooperazione evidentemente rientra anche cedere un'azienda senza avvertire i suoi dipendenti», dicono delusi.
Timori davanti al quale il sindacato non può far nulla, «una cessione di asset aziendale rientra nelle libertà di un imprenditore, capisco il timore di chi passa da un grande gruppo a uno locale, ma il piccolo non sempre è peggio». Ma a parte le rassicurazione, certo è che in queste operazioni «quello che rischia meno è il personale addetto alle vendite», dice L'Orefice, «quello impiegatizio soffre invece di più perché nelle cessioni l'azienda che acquista di solito ha già una parte di personale di struttura».

CERCASI PIANO COMMERCIALE DI TUO. Durante l'incontro a Collecchio i sindacati devono quindi capire molte cose: se si tratta di una dismissione che prelude a una crisi e quindi a una riduzione del numero degli occupati, «o se è una cessione che non comporti traumi e garantisca una continuità», dice il segretario Fisascat. Ai lavoratori preme sicuramente sapere, «se il Tfr sarà depositato nella nuova azienda o restituito ai lavoratori con conseguente accensione di un nuovo rapporto di lavoro».
Inoltre se la modalità di cessione di ramo d'azienda è una vendita «come pensiamo», dice L'Orefice, «dovremo incontrare entrambi le parti».
Per ora all'incontro a Collecchio è previsto ci siano i vertici Dico, ma conoscere le prospettive del gruppo Tuo, ovvero «il suo piano commerciale, visto che ai suoi 89 discount se ne aggiungeranno altri 342 Dico», è il secondo passo.



11 Marzo 2013

Antonietta Demurtas

Lettera 43





07 marzo 2013

LE COOP VENDONO I DISCOUNT "DICO" AL GRUPPO ROMANO "TUO"



A Bologna e provincia l’operazione coinvolgerà 10 supermercati



Il marchio abbandona definitivamente il settore discount per concentrasi sui negozi di medie e piccole dimensioni



Entro marzo le Coop “rosse” cederanno i discount 'Dico' al gruppo romano 'Tuo'. A Bologna l’operazione coinvolgerà ben 10 supermercati, sparsi nel territorio della provincia (sono 30 in tutta l’Emilia Romagna). Le coop di largo consumo – uscendo dal settore discount – si libereranno così di una catena composta a livello nazionale da ben 342 punti vendita, che solo nel 2011 ha perso quasi 20 milioni di euro, chiudendo il bilancio in negativo per il terzo anno consecutivo.

A cedere le quote del gruppo ‘Dico’ saranno le sette “sorelle” del largo consumo: i bolognesi di Coop Adriatica, Nordest, Estense, Liguria, Lombardia, Novacoop e i toscani di Unicoop. Il brand ‘Dico’ fino ad oggi è stato presieduto da Mario Zucchelli, ex presidente di Finsoe, la “cassaforte” delle cooperative che controlla Unipol.

In cambio della cessione le cooperative acquisiranno i supermercati Despar e Ingrande (ma solo nel Lazio). Si tratta, si legge in una nota, di una scelta di sviluppo per due realtà entrambe aderenti a “Centrale Italiana” (la maggiore centrale di acquisto in Italia) che con questa operazione "mirano a concentrarsi su formati distributivi più coerenti con i rispettivi core business e per rispondere a precise strategie aziendali". In pratica, il marchio Coop abbandona definitivamente il settore del discount per concentrasi sui supermercati di medie e piccole dimensioni.



7 marzo 2013

Enrico Miele

la Repubblica



17 gennaio 2013

UNICOOP TIRRENO CAMPANIA: «CEDERE AI PRIVATI O SI CHIUDE»


Ipercoop chiuso per protesta
Giunge la conferma dell'ingresso di un partner privato nella gestione degli Ipercoop campani. La cooperativa toscana: "Nessuna alternativa alla partnership".

I lavoratori: "Ascolteremo cosa avranno da dirci".





“La direzione di Ipercoop ha ripreso i rapporti con il potenziale partner per centrare l’obiettivo di mantenere il marchio Coop in Campania e di salvaguardare i posti di lavoro. L’alternativa è di partire con le procedure di mobilità per l’impianto di Afragola”.

Lo hanno comunicato ieri, da Livorno, i vertici di Unicoop Tirreno, al termine dell’incontro, il primo di quest’anno, tra il responsabile delle relazioni sindacali della coop toscana, Raffaele Giannelli, e le organizzazioni di categoria territoriali. La riunione si è svolta ieri mattina presso la sede centrale di Ipercoop Campania, negli uffici dell’ipermercato di Afragola. Dunque, secondo Unicoop, non c’è alternativa alla cessione, a un imprenditore privato, della gestione di personale, mezzi e merci dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e dei due supermercati di Napoli-Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere. 670 dipendenti diretti che tra pochi mesi potrebbero finire sotto le insegne di un gestore campano, il cui nome non è stato reso noto nemmeno ieri.

Ma si tratta del classico segreto di Pulcinella. Gli addetti ai lavori conoscono infatti da tempo l’identità del partner che sta per subentrare. Secondo le indiscrezioni sarebbe un imprenditore della provincia di Caserta, specializzato nel trasporto su tir dei prodotti alimentari da destinare alla grande distribuzione. Ma questa scelta della Unicoop è stata osteggiata dai lavoratori di Ipercoop Campania. Addetti alla vendite che tra novembre e dicembre hanno deciso di dare il via a una serie di clamorose serrate contemporanee dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino. “La coop non ci informa, inoltre l’acquirente non è un imprenditore affidabile sotto tutti gli aspetti: non lo vogliamo”, le motivazioni principali degli scioperi.

Ragioni puntate anche sul fatto che l’operazione rappresenterebbe “una cessione irrituale e innaturale”. “Non è possibile - la perplessità dei lavoratori - che una grande cooperativa italiana tenti a tutti i costi di cedere a un privato, che tra l’altro non si è mai occupato della gestione diretta di strutture commerciali così grandi e importanti: è la fine dello spirito cooperativistico ”. A ogni modo la Unicoop va avanti. “Abbiamo chiesto alle parti – hanno specificato i vertici della coop di Vignale Riotorto – di visionare il piano industriale”. L’acquirente potrebbe presentarsi ai sindacati e alle rsa Ipercoop entro la fine della prossima settimana, nella sede centrale di Afragola. Lo comunicherà la Unicoop tra alcuni giorni.

“Se questa operazione non andrà in porto – avverte ancora Unicoop – il primo passo successivo sarà la chiusura dell’ipermercato di Afragola”. Un monito che è anche un po’ il segno di questi tempi di crisi profonda. Nel 1999 era stata infatti proprio la cooperativa di Vignale, che all’epoca si chiamava Coop Toscana-Lazio, a combattere una battaglia memorabile contro l’amministrazione comunale di quel periodo, ferma sulla posizione di non voler aprire il centro commerciale Le Porte di Napoli, appena fatto costruire dalla cooperativa livornese, che vi aveva inserito l’ipermercato. Il braccio di ferro, culminato con le proteste di piazza dei lavoratori e l’apertura di un’inchiesta giudiziaria a carico di alcuni politici di spicco di Afragola, tutti di centrodestra, si concluse con l’inaugurazione dell’impianto di località Marchesa.

Poco dopo gli organi elettivi della città, sindaco e consiglio comunale, vennero sciolti dal ministero dell’Interno con un provvedimento antimafia.



16 gennaio 2013

Pino Neri

20 dicembre 2012

PUNTI VENDITA UNICOOP TIRRENO CAMPANIA: 2000 FIRME PER DIRE NO ALLA VENDITA


Le ha raccolte l'Usb, l'Unione dei Sindacati di Base.

Iacovone (USB): "Nessuna cessione è accettabile".

E oggi la Unicoop presenterà nell'ipermercato di Afragola il suo piano industriale.



Si riaccende la vertenza Ipercoop. Ieri mattina i lavoratori e i delegati del sindacato Usb Coop Campania hanno consegnato alla stampa, nella sala multimediale del consiglio comunale di Napoli, oltre 2000 firme di soci della Coop Campania, che con la loro sottoscrizione si sono quindi dichiarati contrari alla vendita degli ipermercati e dei supermercati Ipercoop a un imprenditore privato. Queste firme si aggiungono alle 200 apposte dai lavoratori, che diffidano le organizzazioni sindacali a non firmare alcun accordo di cessione senza il loro consenso. Oggi i lavoratori e i delegati dell’ Usb organizzeranno un presidio davanti all’ipermercato di Afragola, dove si terrà l’incontro con la Unicoop Tirreno per la presentazione del piano di cessione.

“Nessuna cessione è accettabile - dichiara Francesco Iacovone dell’Usb – soprattutto perché vogliono cedere a un imprenditore privato che non ha niente a che fare con la storia del movimento cooperativo e che peraltro non dà nessuna garanzia sul futuro dell’azienda. In ogni caso – conclude il responsabile del sindacato di base - è indispensabile un referendum tra i lavoratori prima di assumere qualsiasi decisione”.

Il piano industriale sarà presentato da Raffaele Giannelli, responsabile delle relazioni sindacali di Unicoop Tirreno (la coop toscana capofila che controlla Ipercoop Campania) alla delegazione sindacale composta dalle rsa e dai segretari regionali di Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Filcams-Cgil.
 
E’ in ballo il futuro di circa mille lavoratori (662 diretti e circa 300 dell’indotto) dislocati nei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e nei due supermercati di Napoli-Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere.



20 dicembre 2012

Pino Neri
 

12 dicembre 2012

UNICOOP TIRRENO, CAMPANIA: «CEDERE IPERCOOP OPPURE LICENZIARE»
















"Nessuna alternativa alla cessione oppure licenzieremo". Lo ha fatto capire ieri sera Raffaele Giannelli, capo delle relazioni sindacali di Unicoop Tirreno, durante il faccia a faccia con i lavoratori, nella prefettura di Napoli.

Finora il nome dell’azienda intenzionata ad acquisire la gestione dei cinque Ipercoop della Campania non è stato ufficializzato. Si sa però che si tratta di una famiglia di imprenditori del Casertano, specializzati nel trasporto su gomma dei prodotti alimentari, a vario titolo coinvolta, a partire dal 2011, in due scandali finanziari, sia di livello regionale che nazionale.




Nessuna alternativa alla cessione, pena l’avvio immediato dei licenziamenti. Raffaele Giannelli, responsabile delle relazioni sindacali di Unicoop Tirreno, ieri sera, nella prefettura di Napoli, ha ufficializzato la volontà della cooperativa toscana di cedere personale, mezzi e merci di Ipercoop Campania a un’azienda privata.

“A causa delle agitazioni sindacali c’è stato un allontanamento dell’imprenditore dalla trattativa, ma contiamo di riprendere al più presto i rapporti”, ha sostanzialmente fatto capire il dirigente di Unicoop alla delegazione sindacale di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e dei due supermercati di Napoli-Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere. Il faccia a faccia, organizzato dal prefetto Francesco Musolino dopo l’ondata di scioperi, serrate e blocchi stradali messi a segno dai lavoratori, in gran parte donne, è durato circa tre ore, dalle quattro del pomeriggio fino a poco prima delle sette della sera.

“Siamo deluse – ha dichiarato a caldo una delle addette alle vendite che ha aspettato l’esito del confronto in piazza del Plebiscito, davanti al portone del palazzo di governo – perché – si è chiesta la lavoratrice – il risanamento non lo può fare la Unicoop, perché cedere per forza a un privato, tra l’altro poco credibile sotto tutti gli aspetti?”. Finora il nome dell’azienda intenzionata ad acquisire la gestione dei cinque Ipercoop della Campania non è stato ufficializzato. Si sa però che si tratta di una famiglia di imprenditori del Casertano, specializzati nel trasporto su gomma dei prodotti alimentari, a vario titolo coinvolta, a partire dal 2011, in due scandali finanziari, sia di livello regionale che nazionale.

“A ogni modo – aggiunge Peppe Metitiero, segretario regionale della Filcams – quello che abbiamo saputo è che la Unicoop vuole formare una società mista”. Marchio e quote sociali alla cooperativa toscana e gestione di personale, mezzi e prodotti all’impresa che intende subentrare. Su questo doppio binario scorre la trattativa che determinerà il futuro prossimo della grande distribuzione cooperativistica campana, finita nel baratro di una crisi di bilancio che gli stessi vertici di Unicoop hanno più volte definito preoccupante. “Ora bisogna vedere se in questa società mista – specifica Metitiero – ad Unicoop resti comunque il controllo della situazione, se cioè alla cooperativa sia affidato il potere di avere l’ultima parola su tutte le decisioni”.

Giannelli si è riservato di portare a Napoli il nuovo piano industriale entro la prossima settimana. Pare che però la condizione per chiarire meglio tutta i termini dell’operazione sia la tregua sindacale. “Unicoop – spiegano alcune lavoratrici – non ha scoperto tutte le carte optando per un atteggiamento ambiguo perchè non vuole che scendiamo di nuovo in sciopero proprio nel periodo natalizio”. Società mista o meno, controllo gestionale da parte della coop o meno, rimane estrema la diffidenza da parte degli addetti. “Come può un’azienda di trasporti gestire mille persone, tre ipermercati e due grandi supermercati? Come?”, gli interrogativi insistenti delle maestranze. Venerdi l’assemblea dei lavoratori.
Che si preannuncia infuocata.



12 dicembre 2012

Pino Neri

il Mediano.it


07 dicembre 2012

IPERCOOP CAMPANIA NEL CAOS


Adesione altissima allo sciopero dei lavoratori di Unicoop Tirreno.

Chiusi ancora una volta i tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino.

Messo a segno anche un blocco stradale.

Lo spettro dello smantellamento produttivo e occupazionale.



La paura dei licenziamenti acuisce la vertenza Ipercoop. Ieri lo sciopero dei lavoratori ha avuto come conseguenza la serrata contemporanea dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino. E’ la seconda volta negli ultimi dieci giorni che la tensione tra gli addetti provoca la chiusura forzata degli impianti campani della grande distribuzione di Unicoop Tirreno.

Una protesta di questa portata non si era mai vista nell’intero sistema cooperativistico nazionale. Allo sciopero di Ipercoop Campania ha aderito la maggioranza dei 662 addetti della cooperativa toscana e dell’indotto collegato (sono circa 300). Lo sciopero di ieri ha visto la partecipazione degli addetti dei tre ipermercati regionali e dei due supermercati di Napoli-Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere. L’epicentro della protesta è stato l’ipermercato di Afragola, dove c’è la sede legale di Ipercoop Campania. Qui i lavoratori e le lavoratrici hanno prima piazzato un presidio all’ingresso della grande struttura commerciale, intorno alle 8 di mattino.

Quando poi, alle 10, i manifestanti sono stati raggiunti dalla notizia che gli ipermercati sono stati costretti a chiudere a causa dell'ormai incontrollabile carenza di personale, hanno deciso di dirigersi in corteo verso i vicini svincoli autostradali e superstradali. All’altezza di via Benevento, cioè a circa cinquecento metri dal centro commerciale, gli scioperanti hanno messo a segno un blocco stradale. Gli addetti Ipercoop, per lo più donne, hanno formato un girotondo che ha praticamente impedito l’accesso all’asse mediano, sia verso Napoli che in direzione Pomigliano, nonché il collegamento viario principale tra le città di Casalnuovo e Acerra. “Coop: vendesi a prezzo equosolidale”, “in Italia la Coop sei tu ma in Campania non c’è più”, alcune delle frasi polemiche scritte sugli striscioni stesi davanti alle auto, rimaste incastrate nel traffico paralizzato.

“Stiamo facendo passare le ambulanze, le donne incinte e gli anziani”, hanno però tenuto a chiarire i manifestanti. “Siamo molto preoccupati perché la situazione è poco chiara e non vogliono informarci – spiega Assunta Chiarolanza, rsa dell’Ipercoop di Quarto – noi stiamo manifestando per far capire questo: vogliamo restare in coop”. Anche se non c’è stata alcuna ufficializzazione da parte di Unicoop, Cgil, Cisl, Uil e Usb sostengono che “è in corso una trattativa di cessione di personale, mezzi e merci a un privato del Casertano”. “Cosa – aggiungono tutte le organizzazioni in lotta – che è in totale contrasto con lo stesso spirito cooperativistico”. Il blocco stradale è stato di quelli particolarmente lunghi.

I manifestanti hanno deciso di smobilitare soltanto poco prima di mezzogiorno, quando cioè il prefetto di Napoli, Francesco Musolino, ha comunicato, attraverso il vicequestore Vincenzo Gioia, responsabile del commissariato di Acerra, la convocazione urgente a palazzo di governo. A mezzogiorno i lavoratori si sono adunati nella galleria commerciale dell’Ipercoop di Afragola, davanti alle serrande abbassate dell’ipermercato. “Abbiamo ottenuto una prima vittoria ma non dobbiamo mollare”, ha gridato dal megafono Paola Guadagno, un’addetta alle vendite della struttura. Tra loro anche Carolina Conte, la manifestante più anziana.

“Il 19 dicembre andrò in pensione ma io sto lottando per loro: sono le mie figlie”, ha dichiarato la signora Conte tra le lacrime. “Questa cessione non è limpida: perché non varare al suo posto un piano di risanamento? Lo avremmo accettato di buon grado”, la posizione di Luana Di Tuoro, della segreteria Filcams-Cgil.



7 dicembre 2012

Pino Neri

il Mediano.it

06 dicembre 2012

8 DICEMBRE, SCIOPERO PER I LAVORATORI CAMPANI DI UNICOOP TIRRENO

L’otto dicembre i lavoratori della Campania saranno in sciopero per sventare la vendita dei cinque negozi della loro regione da Unicoop Tirreno al gruppo Catone, presidieranno il centro di Napoli.




Martedì, 4 dicembre 2012, Unicoop Tirreno ha incontrato le organizzazioni sindacali ed ha praticamente confermato quanto sostenuto da USB Lavoro Privato in solitudine, emerso poi durante la partecipatissima conferenza stampa, trasformatasi in assemblea, di lunedì 19 novembre 2012 indetta dall'USB Lavoro Privato a Napoli che ha fatto emergere le intenzioni di abbandono del territorio campano.

La Coop in Campania non ha mai esercitato quella funzione sociale così fortemente declamata nelle pubblicità… Anzi, al pari di altri marchi, è andata solo ad occupare un territorio per ragioni puramente speculative. Qui sta il fallimento del progetto, qui sta la ragione della macelleria sociale già vista in analoghe situazioni sul territorio, in una terra in cui la crisi si è sommata alle già disastrose condizioni strutturali ed in cui l’occupazione e' l'unico antidoto alle attività illecite.

Sono anni che si perde il fatturato in Campania e nel Lazio, offrendo un servizio pessimo a soci e clienti, senza avere un progetto capace di invertire la tendenza, ora la cooperativa vorrebbe scaricare le colpe di una classe dirigente inadeguata sui lavoratori, una riproposizione del malgoverno del paese che scarica i suoi errori su milioni di cittadini, mantenendo i privilegi della casta e aggredendo i salari, le pensioni, il diritto di cura, del reddito, dell’abitare e aumentando le tariffe alle famiglie sempre più in crisi, un modello che noi non accettiamo e rispediamo al mittente, un modello che non ha nulla a che vedere con lo spirito cooperativo, un modello che oltretutto non ottiene alcun beneficio a livello commerciale.

L’8 dicembre un gruppo di lavoratrici Coop accompagnate dai loro familiari saranno in strada per raccontare la loro condizione di lavoro. Non potranno mostrare il volto per evitare le rappresaglie dell’azienda, ma sono disposte a parlare e a denunciare il clima, le condizioni salariali e le diverse forme di discriminazione che subiscono.

L’otto dicembre è una giornata particolare per la Coop, i lavoratori della Campania saranno in sciopero per sventare la vendita dei cinque negozi della loro regione da Unicoop Tirreno al gruppo Catone e presidieranno il centro di Napoli.

L’appuntamento sarà occasione per illustrare i rischi dell’abbandono della cooperazione dai territori campani e laziali, l’8 dicembre saranno i lavoratori a licenziare la dirigenza della Cooperativa.


 

Roma, 05 dicembre 2012


USB Lavoro Privato


25 novembre 2012

UNICOOP TIRRENO CAMPANIA: IPER E SUPERMERCATI CHIUSI PER LO SCIOPERO

Ipercoop di Afragola
Non era mai successo in Campania: ieri l'astensione proclamata da Cgil, Cisl e Uil ha messo in ginocchio i cinque Ipercoop

Motivo: cessione in vista a un imprenditore sotto inchiesta e paura di licenziamenti e chiusure.



Ipermercati e supermercati, Ipercoop e Coop, costretti a chiudere contemporaneamente, per tutta la giornata di ieri: carrelli vuoti e clienti costretti a fare dietrofront. Non era mai successo. Chiusi gli ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e i supermercati di Napoli-Arenaccia e di S.M. Capua Vetere per lo sciopero dei 662 lavoratori campani della Unicoop Tirreno e dei circa 300 addetti dell’indotto. Già a partire dalle nove del mattino le cinque strutture della grande distribuzione avevano le saracinesche abbassate. Striscioni più che significativi: “La Coop sei tu ma ora non c’è più ”, la scritta parafrasata da una pubblicità resa celebre da Luciana Littizzetto. I sindacati confederali e i lavoratori temono licenziamenti, chiusure.

L’addio di Unicoop alla Campania e la cessione di addetti, mezzi e merci a un’azienda di dimensioni medio piccole, di proprietà di un imprenditore casertano arrestato l’anno scorso per bancarotta fraudolenta, è per il momento solo un’ipotesi non confermata dal colosso cooperativistico di Vignale Riotorto, provincia di Livorno.“ Il problema – replica Peppe Metitiero, segretario regionale della Filcams- Cgil – è che Unicoop non ha mai smentito: è del tutto silente ”. Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil stanno chiedendo invano un incontro con Unicoop. Ieri i lavoratori di Avellino (161) sono stati ricevuti dal prefetto Umberto Guidato. Gli addetti di Quarto (180) e di Afragola (210) hanno presidiato fino alle nove di sera le aree delle gallerie commerciali antistanti le barriere casse. “ I clienti hanno fraternizzato con noi ”, racconta una delegata di Quarto.

“ Perché Auchan ha creduto nella Campania mentre Unicoop no? ”, si chiede Vincenzo Patrizio, rsa Filcams. E Giuseppe Pezzella, rsa Uiltucs: “ La coop è di tutti a parole ma nei fatti è un’azienda che si comporta male ”. L’obiettivo è sventare qualsiasi forma di cessione a privati. “ Verrebbe meno lo spirito della cooperativa – conclude Vincenzo Panico, rsa Fisascat – ci devono dire che resteremo in Coop ”. Anche il sindacato Usb, che aveva già proclamato, a inizio settimana, uno sciopero per l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, ha aderito all’astensione.



25 novembre 2012

Pino Neri



Vedi anche:

Quarto, dipendenti contro il piano-vendita, sciopero all'ipercoop




22 novembre 2012

VENDUTA L'IPERCOOP DI AVELLINO, SABATO LAVORATORI IN SCIOPERO

Unicoop Tirreno sta gestendo l'uscita dalla Campania nel peggiore dei modi, il che fa riflettere sulla situazione complessiva della cooperativa toscana
L'articolo che proponiamo è più che imbarazzante per coloro i quali riconoscono ancora il mondo Coop portatore di valori

La risposta del sindacato appare quantomeno sospettosamente tardiva


Le organizzazioni sindacali di categoria, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Tucs hanno proclamato una giornata di sciopero dei lavoratori dell’Ipercoop di Avellino, unitamente ai lavoratori di tutte le strutture campane che fanno capo al marchio Coop. I motivi dell’agitazione e dell’astensione dal lavoro si riferiscono al piano di vendita deliberato dalla UNICOOP TIRRENO, che ha ceduto il 49% della proprietà della rete campana, ad un imprenditore del casertano. Le sedi che saranno dunque cedute sono quelle di Afragola, Quarto, Arenaccia, S. Maria Capua Vetere e di Avellino che ha in organico oltre 150 dipendenti.

“Nonostante l’ufficialità del piano di vendita - dichiarano le organizzazioni sindacali – l’azienda UNICOOP TIRRENO si sottrae ad ogni tipo di confronto, evitando di far conoscere ai lavoratori il proprio futuro lavorativo e i soggetti che hanno acquisito la rete campana. Ancor più preoccupante l’aspetto per il quale si rincorrono voci, mai smentite da UNICOOP TIRRENO, riguardo alla cessione ad un noto imprenditore campano già operante nel settore commerciale e della grande distribuzione, senza che i lavoratori e le organizzazioni sindacali possano essere messe a conoscenza delle intenzioni dell’acquirente, riguardo alla produttività ed ai livelli occupazionali delle sedi campane”.

I lavoratori dell’Ipercoop di via Pescatori, nella giornata di sabato 24 novembre presidieranno il punto vendita di Avellino, dove i rappresentanti sindacali incontreranno gli operatori dell’informazione, per illustrare le motivazioni alla base dell’agitazione e le preoccupazione dei lavorativo riguardo al proprio futuro occupazionale. Si comunica che domani i lavoratori incontreranno a Napoli, l’assessore alle attività produttive del capoluogo partenopeo, Enrico Panini. Per Avellino, i lavoratori hanno interessato il Prefetto ed il commissario prefettizio del capoluogo irpino, per manifestare le preoccupanti ricadute che la fuga dell’UNICOOP TIRRENO potrebbe determinare nel comparto del commercio, già pesantemente colpito dalla crisi.



22 novembre 2012

Irpinia News



COOP CAMPANIA - UNICOOP TIRRENO

CONFERENZA STAMPA NAPOLI COORDINAMENTO LAVORATORI USB



20 novembre 2012

UNICOOP TIRRENO LASCIA LA CAMPANIA

Nessuna lettera è stata inviata dall’azienda ai lavoratori, per il momento.

La conferma della «trattativa ormai in fase avanzata di cessione del marchio in franchising e della vendita di depositi e magazzini » è arrivata dall’assessorato al Lavoro del Comune Enrico Panini


Napoli - IN CENTO si sono presentati nella Sala Nugnes del palazzo del consiglio comunale in via Verdi. Poi, nel pomeriggio, l’incontro con il presidente Giorgio Napolitano in prefettura. I lavoratori dell’Ipercoop lottano perché la cooperativa non lasci la Campania e non abbandoni loro nell’incertezza. La notizia che l’Unicoop Tirreno (presidente Marco Lami) lascia la regione circola da giorni ma solo ieri i lavoratori ne hanno avuto la certezza.

Nessuna lettera è stata inviata dall’azienda ai lavoratori, per il momento. La conferma della «trattativa ormai in fase avanzata di cessione del marchio in franchising e della vendita di depositi e magazzini » è arrivata dall’assessorato al Lavoro del Comune Enrico Panini. E loro, i lavoratori, scrivono una lettera al presidente Napolitano: «Rischiamo di perdere non solo il posto ma la perdita di valori e di una modalità di lavoro onesto e sano che in una terra come quella campana è difficile da ritrovare ». Il riferimento è allo spirito cooperativistico e all’attività di Vanda Spoto nella regione. «Siamo e operiamo in una realtà cooperativistica - concludono i dipendenti - dove i valori etici, umani e sociali sono al centro e stiamo assistendo invece alla perdita di garanzia dei redditi per molte famiglie e una perdita di socialità in cui tanti di noi hanno creduto ».

Mille i dipendenti a rischio, 2 i supermercati e 3 gli ipermercati da dismettere e cedere in franchising all’azienda Catone, probabile acquirente della provincia di Caserta. «Vogliamo evitare il caso della Carrefour di Casoria - dice una lavoratrice - da 2 anni i lavoratori sono in bilico, prendono la cassa integrazione ma non sanno cosa sarà del loro futuro. Temiamo che un acquirente del nostro territorio ci lasci senza prospettive». «La situazione è preoccupante - sostiene Francesco Staccioli del sindacato Usb - in primis perché la decisione di lasciare la Campania è del tutto territoriale, poi perché il passaggio da un contratto di cooperativa a un privato comporta una riduzione notevole del trattamento per i dipendenti. Non è ammissibile che una bad company gestisca il personale. Si rischia la perdita di occupazione e di salario».

Sin dall’inizio, l’avventura Ipercoop in Campania non è stata semplice, tra battaglie per i permessi, i ricorsi dei commercianti e lo scandalo assunzioni. Quattro anni fa, le prime avvisaglie. Unicoop Tirreno lascia cinque supermercati a Castellammare di Stabia, Nocera Inferiore, Solofra, Rione Traiano a Soccavo e Teverola, in provincia di Caserta, con 150 lavoratori e 25 mila soci.
 
 
 
20 novembre 2012
 
(tiz.co.)
 
La Repubblica
 
 
 
L'Ipercoop di Afragola-Acerra e quello di Quarto stanno per essere ceduti a una società privata
.

Napoli - C’è un accordo preliminare che stabilisce i tempi di chiusura della trattativa (tra qualche mese) ma la notizia sta già facendo il giro degli ambienti che contano: L’Ipercoop di Afragola-Acerra e quello di Quarto stanno per essere ceduti a una società privata. Dipendenti, merci e mezzi saranno trasferiti a un imprenditore casertano.

L'ipercoop di Quarto (NA)


L’operazione sarà poi estesa anche agli altri impianti di Unicoop Tirreno, la coop toscana della grande distribuzione. Oltre agli ipermercati di Afragola (210 addetti) e Quarto (180) saranno interessati alla cessione l’ipermercato di Avellino (161) e i supermercati di Napoli-Arenaccia (51) e di S.M. Capua Vetere (60). Complessivamente si tratta di 662 dipendenti attualmente di Unicoop Tirreno e di altri 300 dell’indotto, il cui futuro non è ancora delineato.

Il trasferimento dovrebbe essere concretizzato con una società mista, controllata al 51 per cento dalla Unicoop e al 49 dall’impresa che entrerà in possesso di addetti, merci e logistica. In capo alla Unicoop resterà per il momento il marchio e il prestito sociale. L’attività commerciale sarà affidata all’acquirente.

La notizia è stata confermata dall’assessore comunale di Napoli, Sergio D’Angelo, intervenuto nella sua veste di ex presidente della Lega Coop Campania all’assemblea dei lavoratori, svoltasi ieri nella sala multimediale del consiglio comunale partenopeo. La riunione è stata organizzata dal sindacato Usb Hanno partecipato circa 100 dipendenti delle varie strutture.

Temono di perdere tutto. La notizia della cessione imminente degli Ipercoop è stata confermata anche dall’ europarlamentare Pd Andrea Cozzolino, che ha ricevuto una delegazione dell’assemblea nella sede della Fondazione Sudd, al corso Umberto. «Siamo contro una vendita oscura - ha dichiarato Cozzolino - che non sia chiara e che non dia prospettive». «Comunque non è detto - è la speranza dall’europarlamentare - che la trattativa si chiuda con un solo imprenditore: in Campania sono disposte a venire le cooperative emiliane e sempre qui ci sono imprese serie, in grado di garantire produzione e occupazione».

I timori scaturiscono dal fatto che l’imprenditore che ha stipulato l’accordo preliminare con Unicoop è stato arrestato nel 2011 per una sospetta bancarotta. «L’intento è di attaccare l’occupazione, i salari e i diritti - è il commento di Francesco Iacovone, dell’Usb – l’unica strada è la lotta». L’assemblea dei lavoratori ha votato per lo sciopero, entro dicembre. I confederali hanno chiesto a Unicoop un incontro.



20 novembre

il Mattino

Pino Neri



04 novembre 2012

IL DRAMMA DEI LAVORATORI EX UNICOOP TIRRENO DELLA CAMPANIA IN UNA LETTERA

Riceviamo e pubblichiamo un'accorata e addolorata lettera di un ex dipendente del l'ex negozio di Unicoop Tirreno di Nocera Inferiore





Il calvario per questi nostri colleghi inizia nell'aprile del 2009 con una lettera di licenziamento che fa seguito alla cessione di ramo aziendale da parte di Unicoop Tirreno ad una società campana, la Cavamarket, che ne avrebbe dovuto assicurare la continuità lavorativa. Non sarà così.


Mi chiamo Vincenzo Granito e sono stato dipendente della COOP di Nocera Inferiore per 18 anni.
Scrivo questa lettera per descrivere, almeno in parte, la terrificante situazione in cui io e la mia famiglia siamo costretti a vivere a causa delle scelte aziendali della UNICOOP TIRRENO.


Ho 50 anni,una moglie casalinga (non per scelta ma perché è stato impossibile trovare lavoro), 3 figli che ancora vanno a scuola (tra cui una bimba di appena 5 anni), un mutuo da pagare e tante spese che non riesco più fronteggiare da quando, dall’oggi al domani, sono rimasto disoccupato.


Ho lavorato per quest’azienda sempre con puntualità e coscienza, fiero di essere riuscito a far parte della grande famiglia che pensavo fosse la COOP, rispettando i colleghi e l’azienda stessa che mi aveva permesso a trent’anni, di guardare finalmente con fiducia al futuro.


Ero orgoglioso, dicevo. Orgoglioso di far parte di un’azienda che da sempre si muove nel campo del sociale attraverso iniziative benefiche, tenendo ben presente anche l’aspetto etico nella scelta dei prodotti a marchio Coop. Ora mi sembra così incredibile pensare ad un società che si vanta di fare del bene e che non è, però, riuscita a pensare a tutte le famiglie che all’improvviso si sono trovate a vivere nel peggiore degli incubi: quello di dover negare ai propri figli le più semplici cose, dire "non so se domani avremo i soldi per mangiare"!


Non ho vergogna ad esprimere la mia disperazione, un malessere interiore sempre più grande, sempre più profondo, il terrore del domani perché so che per me, ormai cinquantenne, sarà quasi impossibile trovare un lavoro che mi possa permettere almeno di non far soffrire la fame a mia figlia di 5 anni, che sicuramente, come i tanti bambini sfortunati degli altri paesi che la coop cerca di aiutare, ha diritto di crescere nel migliore dei modi.


Il mio sogno più grande, quello che faccio ogni volta che riesco a dormire un po', è quello di poter continuare a lavorare con la COOP e poter guardare, senza dover abbassare gli occhi, la mia famiglia, fiducioso.



La vicenda riassunta in un articolo di Antonella Beccaria dal quale riprendiamo i passaggi principali:

Quattro supermercati: un ramo d’azienda da vendere 

Ma come si è arrivati a questa situazione? Per raccontarla, questa storia, occorre fare un passo indietro e tornare al 1999 quando la Coop Campania, dopo un breve transito sotto la Coop Toscana-Lazio, passa in un piano di riorganizzazione territoriale sotto la Unicoop Tirreno, che ha sede a Piombino e che al suo attivo ha 111 punti vendita di varie dimensioni, 820 mila soci e 6.300 dipendenti. Tra il 2008 e il 2009, però, iniziano a percepirsi i primi problemi: per ragioni di bilancio, quattro supermercati campani devono essere ceduti come ramo d’azienda. Una volontà ufficializzata il 19 aprile 2009 con la lettera di licenziamento recapitata a una sessantina di lavoratori. Ma non c’era da preoccuparsi, dicevano in azienda, perché sarebbero stati assorbiti dalla nuova società.

Tutto a posto, dunque? Mica tanto perché il primo acquirente a farsi avanti è l’azienda Cavamarket di Antonio Della Monica, a cui in Campania è demandata la gestione del marchio Despar. La Filcams Cgil si oppone, i dipendenti rumoreggiano e inizia un braccio di ferro contro la cessione perché il timore è che i contratti di lavoro non vengano rispettati, una volta perfezionata la vendita. La situazione viene resa pubblica e un volantinaggio organizzato dai sindacati attira l’attenzione al punto che la Cavamarket, dopo una serie di incontri napoletani e romani tra le aziende, si tira indietro. Il suo posto viene preso da un imprenditore di Castellammare di Stabia, Michele Apuzzo, che gestisce il marchio Sunrise e che, visure camerali alla mano, risultava proprietario della Immobilmare Srl (dalla cui compagine societaria la Cavamarket è passata uscendone quasi subito). Si tratta di una società creata nel 2003 e con un capitale sociale di 95 mila euro interamente versati, ma che fino al 2009 non risultava aver gestito attività economiche né aver fatturato alcunché.

Insomma, la storia aziendale della Immobilmare inizierebbe con i supermercati di Solofra, Castellammare di Stabia, Soccavo e Nocera e i suoi primi dipendenti sarebbero proprio quelli che giungono dalla Unicoop Tirreno. Sessanta persone in tutto, a cui era stato chiesto per il tramite del sindacato se fossero disposti ad andarsene. In caso affermativo sarebbero stati messi in mobilità per un periodo variabile tra i tre e i quattro anni, a seconda dell’età. «Il suggerimento del sindacato è stato quello di accettare la proposta perché, in caso contrario, i dipendenti avrebbero potuto fare una brutta fine con la nuova azienda», dice Carlo Vuolo, ex dipendente della Unicoop Tirreno e rappresentante sindacale del punto vendita di Nocera Inferiore. Ma Vuolo, 46 anni, residente a Sarno e con tre figli da mantenere, ha fatto quello che diversi colleghi hanno deciso: in diciassette rifiutano l’opzione di abbandonare il campo e vanno avanti nella battaglia per un posto di lavoro.

E arrivano i licenziamenti per tutti
.
Di fronte a questa scelta, però, la Filcams locale e nazionale si tirano indietro e il matrimonio-cessione tra Unicoop Tirreno e Immobilmare prosegue. Di questi diciassette dipendenti, riuniti intorno a un comitato sindacale di base (con cui successivamente l’Immobilmare non vorrà trattare perché – scriverà l’azienda – non appartiene alle associazioni che hanno firmato i contratti collettivi), inizia un tour de force tra carte bollate, avvocati, querele e trattative (o presunte tali). Se all’inizio, per esempio, i dieci di Nocera prendono servizio, il rapporto con la nuova azienda va avanti per poco, fino a giugno 2010, in condizioni in cui si lamenta un crescente precariato. Poi arriva il licenziamento. Ma va ancora peggio ad altri esercizi commerciali. Il magazzino di Soccavo, sottoposto a lavori di ristrutturazione, non apre perché i lavoratori sono finiti in cassa integrazione. Invece a Solofra, quello delle cause vinte dalle due dipendenti, non solo non si inizia alcuna attività commerciale, ma il locale che dovrebbe diventare il nuovo supermercato va a fuoco senza che si sia capito come e perché. Il risultato, per tutti, non cambia: perdita del posto di lavoro.

Michele Apuzzo, amministratore della Immobilmare, nel frattempo si è sfilato. È l’agosto 2010 e il suo incarico è stato assunto da un uomo di Pignataro Interamna, provincia di Frosinone, che si chiama Renzo Iannattone. I lavoratori non si lasciano tuttavia disorientare da questi cambiamenti, cui si aggiunge il trasferimento della sede legale a Pompei, ma quando Vuolo e altri suoi colleghi vi si recano trovano solo un’abitazione privata. Inoltre gli ex dipendenti di Nocera Inferiore si presentano a più riprese dal giudice del lavoro per veder riconosciuti i propri diritti. E si presentano anche quando, dopo la metà di novembre, vengono invitati a lavorare in un altro punto vendita Immobilmare, ma il 29 novembre – riporta una recente cronaca del quotidiano Il Mattino – trovano solo un locale fatiscente. E chiuso.

Tra rassicurazioni a tutt’oggi senza esito, i lavoratori si difendono da soli
.
Sul versante “tribunale del lavoro”, le ultime udienze sono dell’autunno 2010 e il procedimento di fronte al giudice del lavoro è stato rinviato al 13 gennaio 2011 per consentire la raccolta di ulteriori elementi sulla società e sul suo proprietario (nello specifico è stato chiesto alla guardia di finanza di verificare se risultino a suo carico atti come protesti o istanze di fallimento). In tutto questo baillame c’è anche un contatto tra i lavoratori di Nocera e la direzione del personale di Unicoop Tirreno, che a parole manifesta l’intenzione di risolvere il problema, ma tutto finisce qui, non succederà più niente. Nel frattempo l’azienda toscana, interpellata in merito, si dimostra fiduciosa verso una felice risoluzione della controversia e chiede una serie di domande scritte a cui, finora, non è tuttavia giunta risposta.

«Siamo disponibili a trasferirci, ad andare al Nord, in Croazia o dove ci collocano», prosegue Vuolo riferendosi al vecchio datore di lavoro, Unicoop Tirreno, a cui viene imputato l’inizio della fine della vita professionale dei lavoratori campani. «In cooperativa ho lavorato venticinque anni e anche gli altri hanno più o meno la mia stessa esperienza nel settore. Un bagaglio che però sembra non valere niente, in barba a qualsiasi dichiarata solidarietà sbandierata in campagne pubblicitarie». Anche in questo senso si inquadrerebbe un accordo stipulato ai tempi della cessione dei supermercati. Un accordo con Cavamarket – nel frattempo fallita – che prevedeva una fidejussione: quindicimila euro per ogni lavoratore da corrispondere al venditore in caso di licenziamento. Inutile dire che, ai dipendenti e per l’avvenuto fallimento, di questo denaro non è mai arrivato neanche un centesimo. E nemmeno un centesimo i lavoratori di Nocera hanno visto a tutt’oggi dell’ultimo mese di stipendio loro dovuto, quello di giugno 2010, così come di liquidazione e ferie non godute.

In proposito commenta Sergio Caserta, ex presidente dell’associazione delle Coop di consumatori in Campania e della Coop Campania, che proprio al consolidamento di quei supermercati aveva lavorato negli anni Ottanta: «Mai nella storia della Coop un processo di ristrutturazione aziendale in Toscana e in Emilia ha comportato il licenziamento dei dipendenti, essendo nei suoi territori tradizionali ben attenta ai legami sociali e alla sua immagine di impresa mutualistica. Al contrario lo sviluppo cooperativo al Sud, realizzato con mentalità “coloniale e padronale” e con evidenti obiettivi di mero profitto economico, senza consolidare una rete associativa locale, ha comportato già in precedenti esperienze (come nel settore edilizio) errori imprenditoriali, incontri con la malavita economica locale e conseguenti gravi danni all’immagine dell’intero movimento cooperativo».

Articolo completo



11 luglio 2012

UNICOOP TIRRENO PREPARA L'EXIT STRATEGY DA AFRAGOLA


Le pesanti perdite della controllata Ipercoop Tirreno Spa, spingono Unicoop Tirreno ad accelerare per la cessione dell'ipercoop di Afragola



Il Consiglio di Amministrazione di Unicoop Tirreno (insediato lo scorso mese di giugno) ha discusso la situazione relativa alla presenza di Unicoop Tirreno in Campania. Il precedente CdA aveva deciso un piano straordinario di interventi finalizzato a ridurre le pesanti perdite economiche registrate dalla controllata Ipercoop Tirreno, operante nell'ambito territoriale campano.

"Il piano - si legge in una nota - ha prodotto ad oggi: il rilascio dell'ipermercato di Benevento; la recente e contrastata apertura di un superstore a Santa Maria Capua Vetere (CE); la decisione di insediarsi con un superstore all'interno del nascente centro commerciale di Salerno. Nel frattempo, per quanto riguarda l'Ipercoop di Afragola, l'ipotesi che prevedeva un cambiamento di gestione grazie alla creazione di una società intercooperativa, non ha avuto esito positivo. Anzi, l'esperienza compiuta in questi mesi ha fatto emergere l'enorme difficoltà di procedere avendo come orizzonte la sola cessione dell'ipermercato di Afragola. L'impellenza di procedere con il piano di risanamento economico e patrimoniale di Ipercoop Tirreno è accentuata dall'acuirsi e protrarsi della situazione di pesante crisi economica che investe tutto il Paese, ma raggiunge nel Mezzogiorno dimensioni e caratteristiche particolarmente estese e pesanti".

Il Consiglio di Amministrazione ha dato mandato alla Presidenza ed alla Direzione Aziendale di attivarsi per ricercare ulteriori soluzioni e nuovi partner (preferendo imprenditori già operanti nel territorio campano) che consentano in tempi brevi di superare la gestione diretta dell'ipermercato di Afragola e di assicurare nel medio periodo il mantenimento del marchio Coop in Campania.


10 luglio 2012

Campanianotizie.com