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21 dicembre 2013

LADRI DI MERENDINE ANCHE IN COOP CENTRO ITALIA: DUE LICENZIAMENTI





Una vicenda che ha portato al licenziamento due colleghi di Coop Centro Italia, ricorda quello che successe nei magazzini di Unicoop Firenze cinque anni fa



«Alla fine di novembre sono arrivate le lettere di licenziamento a due lavoratori di Coop Centro Italia con l'accusa di aver rubato merendine e caramelle esposte in un contenitore del magazzino». Questa è l'informazione che abbiamo grazie al blog Cobas Terni, pagina a cui rimandiamo.
I dettagli a disposizione non sono molti ed è difficile fare paralleli, ma istintivamente la memoria va a quello che accadde in Unicoop Firenze cinque anni nei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci.

Unicoop Firenze sporse denuncia contro ignoti per ammanchi nel magazzino. Furono istallate videocamere da parte dei carabinieri che riprendevano e registravano immagini una zona particolare all'interno del magazzino stesso: la cosiddetta gabbia dei rotti. Questa è una vera e propria gabbia dove viene accatastata la merce che si danneggia giornalmente durante la normale movimentazione. Questa merce
non è più vendibile e viene per lo più gettata nel cassonetto. Quello che è recuperabile viene (o veniva) dato in beneficienza. Era prassi diffusa e consolidata che i dipendenti potessero consumare questi prodotti: una bottiglietta d'acqua, un pacchetto di gomme, un detergente per pulire il parabrezza del camion (della Coop), ecc. Tutti ne erano a conoscenza.

23 lavoratori vennero indagati per furto e appropiazione indebita e Unicoop Firenze segnò una delle pagine più nere della propria storia licenziando ben 7 dipendenti.
La reazione dei lavoratori e del sindacato fu decisa e la vertenza assunse un certo rilievo mediatico che portò ad un confronto Tv, nella trasmissione Mi manda Rai Tre, tra alcuni dei colleghi licenziati tutelati dal compianto avvocato Bellotti e l'allora presidente del consiglio di gestione, Armando Vanni, nonché il responsabile delle risorse umane, Piero Forconi. La coppia di dirigenti inanellò una serie di gaffes tanto che il video della trasmissione diventò presto un cult tra i lavoratori Unicoop Firenze dei magazzini. Ancora oggi, specie dopo le vicende emerse sul conto del Vanni (vedi qui e qui)  la performance della coppia è fonte di battute e grasse risate.

La trasmissione fu un autogol mediatico pazzesco. La linea intransigente di Unicoop che si può riassumere in "i ladri vanno sempre e comunque puniti", faceva a cazzotti con la realtà dei fatti: prendere quei prodotti che andavano gettati e di nessun valore commerciale era uso consolidato da sempre. Se Unicoop voleva che ciò non avvenisse, bastava una semplice circolare interna o una breve assemblea aziendale in cui si informava che certi comportamenti usuali non dovevano proseguire. Nessuno avrebbe certo rischiato il posto di lavoro per un pacchetto di gomme. Risultò chiaro che l'obiettivo di Unicoop Firenze era quello di colpire dei lavoratori dei magazzini col primo pretesto. Vecchie logiche vendicative che peraltro ricalcano la personalità e il carattere del massimo responsabile dei magazzini di allora, fortunatamente adesso in pensione.

Come andò a finire. I lavoratori licenziati furono tutti reintegrati e Unicoop Firenze fece una brutta, bruttissima figura.

Pur non conoscendo nei dettagli la vicenda dei due colleghi di Coop Centro Italia, auguriamo loro la stessa conclusione.


01 dicembre 2012

UNICOOP FIRENZE E MEDICI SOTTO PROCESSO: 'SCARSA PREVENZIONE SUL LAVORO'

Due dirigenti di Unicoop Firenze e quattro medici specialisti in medicina del lavoro sono imputati per il reato di lesioni colpose gravi e gravissime

Parte civile sette dipendenti

La vicenda giudiziaria, dopo molti rinvii, entra nel vivo martedi 4 dicembre


C'è attesa tra i lavoratori dei Pratoni: sei episodi su sette dai quali è nata l'inchiesta si sono verificati proprio nel centro di approvvigionamento di Scandicci, per l'udienza che si terrà martedi prossimo, 4 dicembre. Il decreto di citazione a giudizio è dell'agosto 2010. Tra rinvii e attese, il processo è arrivato al momento clou dopo due anni. Nel procedimento risultano parte offesa sette lavoratori, tutti, tranne uno (che lavorava in un centro commerciale a Sesto Fiorentino) impiegati al magazzino di smistamento di Scandicci.

In base all'atto di imputazione, dirigenti e medici avrebbero causato l'aggravamento delle condizioni di salute dei lavoratori in varie maniere. I dirigenti di Unicoop non avendo messo in atto le misure di prevenzione necessarie a ridurre i rischi relativi alla movimentazione manuale dei carichi, ma anche non informando e non formando adeguatamente i lavoratori sui rischi relativi alla propria mansione.

Per i medici invece gli addebiti sono molteplici: a seconda dei ruoli, il pm contesta loro il non aver prescritto esami più approfonditi alla luce delle patologie diagnosticate, il non aver impedito all'azienda il proseguimento dell'esposizione al rischio dei lavoratori, il non aver correttamente valutato i rischi.

I fatti accertati in denuncia hanno genesi dal 1996 agli anni successivi. Tutti i lavoratori hanno riportato aggravamenti delle loro condizioni di salute, diagnosticati con analisi. Vedremo come finirà il processo, se alla fine il giudice dichiarerà la colpevolezza o meno per medici o dirigenti.

NON SI TRATTA dell'unica vicenda giudiziaria legata ai magazzini Unicoop Firenze di Scandicci, dove il 21 luglio del 2011 il 52enne Claudio Pierini perse la vita in un incidente sul lavoro. Anche in questo caso è in corso un'inchiesta della procedura per accertare la verità sulle cause che hanno determinato la morte del 52enne.

Nei magazzini Unicoop Firenze in questi anni, non sono mancate anche vertenze eclatanti, come quella relativa al licenziamento e successiva riassunzione di un lavoratore che al termine del turno straordinario notturno con la mensa chiusa, aveva aperto un panettone per mangiarlo insieme alla squadra.



1 dicembre 2012

La Nazione



16 settembre 2010

LICENZIAMENTO PER DUE OPERAI AL CENTRO SMISTAMENTO CONAD DI SAN SALVO (CHIETI)

Il magazzino è in appalto alla CFT di Firenze

Per l'azienda i due operai hanno 'impedito il corretto svolgimento dell'attività lavorativa durante uno sciopero'

Lo Slai Cobas si rivolgerà al Tribunale di Vasto, invocando l'articolo 28 dello statuto dei lavoratori per attività antisindacale.


Hanno ricevuto le lettere di licenziamento due dei quattro dipendenti del centro smistamento alimentari Conad di San Salvo per i quali l'azienda aveva disposto la sospensione cautelativa il 27 agosto scorso.

Lo rende noto il coordinatore provinciale Slai-Cobas di Campobasso, Andrea Di Paolo, precisando che si tratta di due esponenti del sindacato e annunciando una prossima manifestazione di protesta in Abruzzo. Il provvedimento di agosto aveva fatto seguito a uno sciopero durante il quale i quattro - i due sindacalisti dello Slai Cobas e due iscritti - secondo l'azienda, avevano impedito «il corretto svolgimento dell'attività lavorativa». Sin da subito Di Paolo aveva giudicato l'iniziativa «un atto inaudito e gravissimo», visto anche che i lavoratori erano stati accompagnati fuori dall'azienda dai carabinieri. Lo sciopero di reparto, spiegò allora Di Paolo, era stato indetto per protesta contro le precarie condizioni di lavoro, «dal punto di vista igienico e della sicurezza».

Lo Slai Cobas si rivolgerà al Tribunale di Vasto, invocando l'articolo 28 dello statuto dei lavoratori per attività antisindacale.

15 settembre 2010

San Salvo.net


30 settembre 2009

METEDIPASCO: UN POST CHE NON CI E' PIACIUTO




Ancora fastidiose ambiguità
su una vicenda ormai chiusa

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C'è un sito che molti dipendenti della grande distribuzione, sindacalisti e addetti ai lavori consultano, per la ricchezza di informazioni, gli approfondimenti, le novità contrattuali che riporta, per i numerosi links che permettono di entrare in contatto con le tante realtà del settore. E' un sito ben fatto, che svolge un lavoro prezioso e più che apprezzabile: Metedipasco.

Questa volta però qualcuno dello staff, ha preso un granchio clamoroso. Vi si riporta una notizia, tra l'altro vecchia di un anno, accostandola maliziosamente e in maniera del tutto errata, alla vicenda dei lavoratori dei magazzini di Unicoop, licenziati (e poi riassunti con sentenza del giudice del lavoro) con l'accusa di essersi appropriati di merce all'interno del magazzino Unicoop di Scandicci.

E' evidente, a nostro parere, che si alluda alla nota vicenda passata alle cronache proprio come "I ladri di merende", di cui si occupò anche la trasmissione Mi manda Rai tre e nella quale i lavoratori accusati da Unicoop vennero virtualmente riabilitati, mentre la dirigenza aziendale fece la figura della persecutrice, come chi ha visto il filmato ricorderà bene.
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L'accostamento tra titolo ed articolo fatto da Metedipasco, ci colpisce particolarmente perché è volutamente forzato e fuori luogo, tanto da paragonare fatti TOTALMENTE diversi tra loro, per modalità, situazioni e circostanze, in modo tale da gettare una luce ambigua su chi ha pubblicato l'articolo de "La Repubblica" del 28 settembre 2008 (notare la data!) per il titolo del post (titolo non de "la Repubblica", ovviamente, ma di Metedipasco):


LADRI DI MERENDE SUCCEDEVA (ANCHE) UN ANNO FA ALLA COOP ADRIATICA

Come si vede, più che di un titolo si tratta di un commento che chi ha pubblicato il post ha ritenuto di fare, rievocando per la bisogna una vicenda che la stampa riportava addirittura un anno fa. Quindi non c'è neanche l'attenuante del nesso temporale, che sarebbe stata comunque insufficiente a giustificare questo tipo di titolazione (e sottotitolazione!).
Un'operazione che lasci davvero molto perplessi.

Leggendo l'articolo riportato, vi renderete conto immediatamente che, al contrario delle vicende del magazzino di Scandicci, nel caso di Coop Adriatica si parla di veri e propri furti di merce destinata alla vendita, compiuti da alcuni dipendenti per un valore stimato in 450mila euro.

Nella vicenda che riguarda i dipendenti del magazzino Unicoop di Scandicci, si parla di merce NON destinata alla vendita, che si rompe normalmente durante la normale movimentazione delle merci e che viene depositata nella cosiddetta gabbia dei rotti, sulla cui grata è affisso bene in vista il cartello con la scritta "MERCE ROTTA NON IN VENDITA".
Questi prodotti infatti, finiscono in gran parte nei rifiuti perché, appunto, invendibili. Solo una piccola parte viene recuperata e destinata in beneficenza.

Si è trattato di oggetti di così infimo valore commerciale (un pacchetto di fazzoletti di carta, una bottiglia di varechina per pulire il cassone del camion - di proprietà della Cooperativa, tra l'altro - di una bottiglietta d'acqua, di una merendina), che la magistratura, nonostante la richiesta di Unicoop di procedere penalmente per furto, ha ritenuto di archiviare, proprio perché il valore della merce non era neppure quantificabile.

Questi nostri colleghi innocenti, sono stati riabilitati ampiamente dalla magistratura e dalla stampa, nonché dall'evidenza stessa dell'inconsistenza dei fatti.
Sono persone e famiglie che hanno sofferto di accuse ingiuste, che hanno perso il sonno, hanno avuto problemi di salute a causa di questa storia.

Ma tagliamo la testa al toro. I giudici del lavoro hanno reintegrato TUTTI i lavoratori licenziati e, come già detto, la magistratura ordinaria non ha neppure ritenuto che fosse il caso di procedere penalmente.

Questo mette una PAROLA DEFINITIVA su tutta la faccenda e qualsiasi accostamento a situazioni o fatti in cui si sono verificati veri e propri furti è, non solo sbagliato, non solo scorretto, ma alimenta un equivoco che non ha più ragione di persistere.

Di tutto ciò, chi scrive e pubblica di questi fatti, deve tenerne doverosamente conto.


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22 luglio 2009

SE NE VA L'AVVOCATO GIORGIO BELLOTTI, "IL DIFENSORE DEI LAVORATORI"


Un grave lutto ha colpito la città di San Miniato. È infatti scomparso stanotte al'ospedale 'San Giuseppe' all’età di 73 anni l’avvocato Giorgio Bellotti, stroncato da una malattia che lo stava perseguitando da mesi.




Figura particolarmente conosciuta e stimata, aveva seguito e gestito in prima linea con il suo studio di via Gioberti tantissime vertenze legali a favore dei lavoratori. Ancora da decidere la data dei funerali, che si terranno in forma strettamente privata.

La RSU Sammontana, che ha sempre mantenuto con lui un particolare rapporto di massima stima e collaborazione reciproca, esprime il più sincero e profondo cordoglio alla signora Giulia, al figlio e a tutti i suoi parenti a nome di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori.

“E’ questo un momento veramente triste per i lavoratori - scrive la Rsu Sammontana - l’avvocato Bellotti lascia un segno ed ricordo indimenticabile in tutti coloro che lo hanno conosciuto nella difesa dei diritti di chi lavora. Ci ha insegnato il significato vero della parola dignità, era un vero luminare della giurisprudenza, valoroso e determinato nelle battaglie giudiziarie, dotato indiscutibilmente di un’alta preparazione e di grande caratura, unita però allo stesso tempo ad una altrettanto lodevole carica umana di sensibilità, quella che si potrebbe definire come la classica, semplice e genuina umiltà dei grandi. Il profondo dolore che in questo momento sentiamo ci fa pensare che nella vita terrena ci sono tante cose che passano e di tante altre che invece rimarranno per sempre: l’avvocato Bellotti, per tutto quello che ha fatto e, diremmo soprattutto, per tutto quello che ha saputo fare, è destinato a rimanere vivo e incancellabile nella memoria e nei ricordi di tutti noi".

20 luglio 2009

gonews.it

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Un doveroso omaggio a questo serio professionista, la cui professionalità ed impegno hanno permesso di ottenere significativi riconoscimenti ai lavoratori nei tribunali. Ci fa piacere ricordarlo a fianco di molti dipendenti Unicoop, in particolare nel difendere alcuni di loro per la nota vicenda del magazzino di Scandicci dei cosiddetti ladri di merende. Partecipò anche alla trasmissione di Mi manda rai tre che si occupò della vicenda.

10 marzo 2009

MANGIO' UN PANETTONE, SARA' RIASSUNTO

E' passato un anno: l'azienda dovrà pagargli tutte le mensilità arretrate








Ma valeva la pena licenziare in tronco un ragazzo di 34 anni con un figlio di un mese? Valeva la pena buttarlo fuori per aver aperto un panettone e averlo diviso con alcuni colleghi (a mensa chiusa) affamati dopo ore di straordinario? Valeva la pena il rigore invece del buon senso?

Il giudice del lavoro ha ritenuto che tutte queste cose non valevano la pena; e ha ordinato ad Unicoop di reintegrare Riccardo, il capo reparto licenziato nel febbraio del 2008 proprio per aver aperto tre pacchi soci durante il turno di lavoro.

A rendere nota la cosa, la RSU dei magazzini di Scandicci. Il giovane, difeso dall'avvocato Fabio Rusconi, è stato reintegrato al lavoro col pagamento di tutti gli stipendi arretrati, aggiornati degli interessi, come stabilito dallo Statuto dei Lavoratori.
Il giovane aveva raccontato il fatto proprio al nostro giornale, durante uno degli scioperi relativi all'inchiesta sulle merendine della gabbia dei rotti.

Quel giorno aveva cominciato il turno iniziato alle 13 e l'avrebbe terminato alle 23.30, straordinari compresi. Riccardo, assunto nel 1996, lavorava e tornerà a lavorare nei magazzini di Scandicci.
In dodici anni era sempre stato additato ad esempio, tanto che era stato nominato capoturno.
I suoi problemi cominciarono il 7 dicembre del 2007.

"La mensa non era disponibile - ha raccontato il giovane al nostro giornale - e quando la fame ha avuto il sopravvento abbiamo preso tre pacchi da un pancale perso, ossia uno di quelli che non era destinato ad alcun negozio e non aveva alcun destinatario.
La mattina dopo sono stato chiamato dal responsabile del magazzino che mi ha chiesto conto della carta da imballo del panettone trovata in un cestino. Io mi sono preso la responsabilità della cosa, un fatto normale, già successo altre volte. Non pensavo ci fossero problemi. Poi mi è stato detto che mi dovevano fare rapporto. Io ho risposto alle lettere, fino a che mi è arrivata la lettera di licenziamento in tronco". A 34 anni e con un figlio di un mese. Era il febbraio 2008.

Al giovane è andata la solidarietà dei colleghi di lavoro. Gli operai dei magazzini aprirono una sottoscrizione per contribuire alle spese legali che avrebbe dovuto affrontare per riconquistare il posto di lavoro. Per i colleghi si trattava di un lavoratore che "dopo numerose ore di straordinario e dopo che non aveva potuto recarsi alla mensa per la cena, ha creduto lecito aprire un panettone e metterlo a disposizione di chi, come lui, non aveva cenato".
Per Unicoop invece, il licenziamento rientrava nell'applicazione delle regole aziendali.
Alla fine, a un anno esatto da quei fatti, Riccardo ha vinto la sua battaglia. Tornerà a lavorare con lo scrupolo e la coscienza che, a detta dei colleghi, aveva sempre messo nella sua attività.

" Visto l'esito del giudizio - dicono i sindacati, le RSU dei magazzini Unicoop Firenze - desideriamo porre all'attenzione del Consiglio di Sorveglianza e di tutti i soci Unicoop, di come questa vicenda sia esempio di quanto i rapporti tra dirigenza e dipendenti, e di conseguenza relazioni sindacali, siano andati deteriorandosi negli ultimi anni".

6 marzo 2009

La Nazione

Fabrizio Morviducci

06 marzo 2009

ACCUSATI DI FURTO E POI ASSOLTI IN 12 DENUNCIANO L'UNICOOP


Lavoratori dei Pratoni al contrattacco.

E intanto un altro è stato reintegrato



Sono stati indagati per i furti della merce dalla gabbia dei rotti del magazzino dei Pratoni, a Scandicci; il giudice li ha scagionati e adesso meditano di prendersi una rivincita.
Dodici dipendenti dell'Unicoop, assistiti dall'avvocato Carlo Giugno, hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica per verificare il comportamento del loro datore di lavoro.
Quella stessa magistratura che due anni fa indagò sul loro conto adesso dovrà stabilire se siano state vittime di una calunnia.

Di certo l'indagine condotta dai carabinieri dopo che la direzione di Unicoop aveva puntato delle telecamere sulla gabbia dove veniva gettata merce rotta o deteriorata (e quindi non più destinata alla vendita) ha creato un certo scompiglio nella vita professionale e privata dei protagonisti.
E nemmeno una lettera di scuse, inviata dalla direzione aziendale, è riuscita a sanare questa ferita.

Il procedimento penale nei confronti dei 27 dipendenti finiti alla sbarra con l'accusa di furto (un caporeparto è stato reintegrato al lavoro con sentenza del giudice proprio in questi giorni) si è concluso con un'archiviazione, disposta dal gip Paola Palasciano, che ha respinto anche l'ultima opposizione avanzata dai legali della Coop.

Nella sentenza, si parla di una "prassi ben conosciuta dai responsabili dell'azienda in base alla quale i dipendenti della Unicoop avrebbero potuto prelevare liberamente qualche prodotto colocato nella gabbia rotti perché non più destinato alla vendita".
Questa tesi è stata anche avvalorata dalla lettera che Unicoop ha inoltrato ad alcuni degli ex indagati per scusarsi di aver promosso un provvedimento disciplinare nei loro confronti.

"La Unicoop aveva piena cognizione che i propri dipendenti ritenevano in buona fede di avere il permesso del proprio datore di lavoro nel tenere le condotte che la stessa ha denunciato - dice l'avvocato Giugno - . Accortamente, però, ha tralasciato di infornare la Procura della Repubblica che alla cosiddetta gabbia dei rotti era affisso un cartello con la scritta "Merce rotta non in vendita".
Nella denuncia querela in maniera asettica si parla di "reparto imballaggi" e non si usa il nome gabbia dei rotti come ogni persona che frequenta il magazzino Coop di Scandicci ha sempre chiamato quel luogo"
I beni "sottratti", poi, erano spesso di valore scarso, come caramelle, merendine, fazzolettini o spugne.
"Presa visione dei filmati - conclude il legale - l'Unicoop ha limitato la propria denuncia solo a coloro che svolgevano il turno notturno. Durante il giorno era infatti quasi impossibile stabilire quale dipendente aveva mangiato una merendina dalla confezione sciupata o preso un fazzoletto di carta mentre magari lo trasportava al compattatore".

6 marzo 2009

Il Firenze


Stefano Brogioni


20 dicembre 2008

MI MANDA RAI TRE: FURTO O MERENDA ?

Ecco la fatidica puntata andata in onda su Rai 3 venerdì 12 dicembre alle ore 21.05. Consigliamo la visione a chi l'avesse persa...






19 dicembre 2008

I LADRI DI MERENDE E QUELLI DI DIGNITA'




























Dopo aver ascoltato le divertenti amenità dei dirigenti Unicoop, Vanni e Forconi, durante l’ormai arcinota trasmissione Mi manda Rai Tre, il video, visibile sul post successivo, è diventato subito cult per tutti noi dipendenti di questa nostra azienda.


Per il divertimento nostro, ci auguriamo che presto la coppia dei due simpatici mattacchioni torni a deliziarci, per il bene della nostra azienda sarebbe meglio di no. Ma tant’è...


Ma ora non ci vogliamo far mancare più nulla !


Riportiamo di seguito un’interrogazione del consigliere comunale Giovanni Bellosi (AN) al Sindaco di Scandicci Simone Gheri. Potrete notare il singolare concetto di solidarietà espresso dal sindaco scandiccese, in linea con le mitiche gags dei nostri da Andrea Vianello.


Nell’interrogazione (27/05/08 n. 58), il consigliere comunale Bellosi premette che,

prendendo atto dello stato di agitazione sindacale dei magazzini Unicoop a causa della vicenda di presunti furti avvenuti all’interno del magazzino, ma considerata la piccola entità di questi eventi e rilevato che tutto le componenti sindacali ribadiscono che la merce non era destinata alla vendita, che non è stata rubata, ma consumata in loco, considera assolutamente eccessivo e totalmente fuori luogo il licenziamento in tronco di un dipendente sorpreso a mangiare un panettone.

(l’assessore non fa riferimento agli altri dipendenti coinvolti nei video della gabbia dei rotti perché l’interrogazione è stata da lui presentata il 7/03/08, quindi antecedente ai provvedimenti disciplinari che di lì a poco sarebbero stati presi – NDR).


E interroga il Sindaco per sapere:


“Perché fino ad oggi, visto che lo stabilimento Unicoop ha sede nel territorio comunale, nessun rappresentante dell’amministrazione comunale ha espresso solidarietà ai lavoratori coinvolti e in particolare al lavoratore licenziato e se questo atteggiamento è dovuto al fatto che l’azienda in questione si chiami Coop;

Se intenda attivarsi per chiedere la immediata riassunzione del lavoratore licenziato in tronco e ingiustamente con un inaudito eccesso di giustizialismo, reo soltanto di aver mangiato un panettone.”


Parla il Sindaco Gheri :


“Non potrò soddisfarla nella risposta, perché mi limito a dire che sono vicende interne ad un’azienda. C’è un’indagine della magistratura in corso. Per quel che mi riguarda non lo so, non penso che ci si attacchi ad un panettone, penso che ci sia qualcosa di più. Non sono tutti i lavoratori, ma sono solamente un piccolo gruppo. Quindi di fronte a responsabilità personali, io la solidarietà non la do.” […]


Parla il consigliere Bellosi (AN)


“Non sono soddisfatto. Per l’amor di Dio se le notizie sono diverse completamente da quelle che si leggono sulla stampa e da quelle in possesso dei sindacati, se ci sono furti industriali siamo tutti per le responsabilità personali, per l’indagine della magistratura e perché chi paga i furti veri e propri vada a casa e sia anche condannato.” […]


“I sindacati sono una volta buoni e una volta poco buoni ? Insomma io li prendo per buoni più o meno sempre, con relativi distinguo fra la forza politica e il sindacato. Però i sindacati hanno fatto un’opera di difesa di questi operai, lavoratori, considerando il fatto che è peccato veniale e che si è parlato di un panettone e di poche merendine.” […]

12 dicembre 2008

STASERA ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE "MI MANDA RAI TRE"


Venerdì 12 dicembre 2008 alle 21.10

Mi manda Rai Tre, alle 21.10


Tra le storie presentate stasera da Andrea Vianello il caso di un gruppo di lavoratori licenziati per aver mangiato delle merendine

I telespettatori possono intervenire in diretta telefonando al numero verde 800.55.02.13 o via internet a mimandaraitre@rai.it

Per tutte le segnalazioni, al termine della diretta, è sempre attiva la segreteria telefonica del programma al numero 06.372.88.02

26 novembre 2008

UNICOOP CHIEDERA' SCUSA ?


L'avvocato Giugno:

" Unicoop si scusi con i lavoratori assolti"



"Un'azienda importante come è la Unicoop, spesso promotrice di iniziative attuate all'insegna della solidarietà, sappia oggi scusarsi con persone e famiglie che erano orgogliose del proprio datore di lavoro e che sempre hanno agito nell'interesse della propria azienda".

E' la richiesta dell'avvocato Carlo Giugno, legale di gran parte dei 23 dipendenti del magazzino della Coop dei Pratoni, a Scandicci, assolti dall'accusa di essersi appropriati indebitamente della merce prelevata dalla "gabbia dei rotti".
Anche il PM aveva richiesto l'assoluzione per i 23 indagati.

Il Firenze

25 novembre 2008


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CGIL: "RICONOSCIUTA L'ONORABILITA'"

Unicoop - Dopo l'assoluzione dei dipendenti accusati di furto la soddisfazione del sindacato

SCANDICCI -Tutti assolti. E' quanto ha stabilito il giudice per le indagini preliminari, Paola Palasciano, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero di archiviare il procedimento penale nei confronti dei dipendenti Unicoop accusati di furto.

Secondo Luca Saponaro della Filcams-Cgil, "Finalmente è stata riconosciuta l'onorabilità e la rispettabilità dei 23 lavoratori del magazzino Unicoop di Scandicci ingiustamente e strumentalmente accusati di furto.
Ad ora 3 sentenze civili e 1, quella di oggi, penale, hanno riconosciuto l'onestà dei lavoratori che in nessun modo volevano procurare danni all'azienda, e che mangiare una caramella o un biscotto da una confezione destinata al macero o data in beneficienza era da non considerarsi furto quanto prassi comune conosciuta e tollerata dall'azienda".

Una vittoria su tutta la linea quella dei 23 lavoratori dei magazzini raggiunti da avviso di garanzia nel marzo scorso e successivamente licenziati in tronco oppure sospesi per alcuni ammanchi registrati nei magazzini dei Pratoni.
Un primo importante segnale positivo in questo senso è arrivato in estate, quando il giudice del lavoro, a cui si erano rivolti i lavoratori contro i provvedimenti disciplinari imposti dall'azienda, aveva disposto l'immediato reintegro dei lavoratori licenziati, valutando come incoerenti le misure intraprese e come non accertabile il danno subito da Unicoop.

Ora, a confermare e rafforzare la sentenza del giudice del lavoro, arriva anche la decisione del tribunale penale, anche in questo caso guidata dal fatto che i comportamenti tenuti dai dipendenti erano a conoscenza dell'azienda. La questione però non è finita. Unicoop avrebbe infatti presentato ricorso contro la sentenza del giudice del lavoro che riconosceva come illegittimi i licenziamenti, anche se quest'ultimo passaggio dovrebbe mettere la parola fine a tutta la vicenda.

Il Nuovo Corriere

Eva Esposito

22 novembre 2008

22 novembre 2008

UNICOOP PERDE ANCHE QUESTA VOLTA. I DIPENDENTI PROSCIOLTI


Ci domandiamo quali siano le misteriose ragioni che spingono Unicoop Firenze ad un tale e sistematico accanimento verso alcuni dipendenti. La grande forza di Unicoop Firenze sta nella sua immagine. L’azienda si fa portatrice di valori etici, morali e di iniziative solidali.
Questo inestimabile patrimonio contribuisce in modo importante al fatto che Unicoop Firenze conti oltre 1.000.000 di soci e ben 240.000 soci prestatori.

Perché mettere a repentaglio tutto questo con azioni legali che hanno il solo fine di far apparire ridicola e tutto fuorchè solidale la nostra azienda? Vi invitiamo a scrivere le vostre impressioni con correttezza come è nello spirito del blog.
Il dibattito è aperto.


Tanto per dare un pò di risalto all'ennesima vittoria dei nostri martoriati colleghi, attingiamo dai giornali di ieri che hanno riportato la notizia. Ma che bella pubblicità che ti stai facendo, cara Unicoop Firenze !


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Tribunale. Lavoratori dei Pratoni accusati di aver consumato merce dalla "gabbia rotti".


UNICOOP, MAGAZZINIERI ASSOLTI "L'AZIENDA SAPEVA E TOLLERAVA"

La Cgil esulta: "restituita la dignità a queste persone".
Resta una causa civile per 7

Non è stata appropriazione indebita, ma una "prassi comune e tollerata dall'azienda". Per questo il gip Palasciano ha accolto la richiesta di archiviazione per il procedimento nei confronti di 23 dipendenti del magazzino Unicoop dei Pratoni, a Scandicci, difesi dall'avvocato Giorgio Bellotti, accusati di essersi riforniti di biscotti e di merendine pescati dalla "gabbia dei rotti" del reparto.
L'indagine fu condotta dai carabinieri dopo una segnalazione di Unicoop.

"Con questa sentenza - commenta il delegato Filcams-Cgil Luca Saponaro - è stata restituita l'onorabilità e la rispettabilità a queste persone che hanno sempre fatto seriamente il loro dovere e che ad un certo punto sono stati accusati di essere dei ladri, quando non credevano certo di commettere un reato".

Secondo quanto ricostruito, infatti i dipendenti finiti in tribunale avrebbero usufruito di merce rotta o avariata, non più destinata alla vendita: un panettone durante le feste, una caramella per addolcire il turno.

"L'azienda ha sempre tollerato", ha sentenziato il giudice, accogliendo peraltro la richiesta di archiviazione del pubblico ministero.

Ma L'odissea di alcuni lavoratori dei Pratoni non si è ancora conclusa. Nei confronti di sette di loro è stata avviata anche una causa di licenziamento.
Finora, il tribunale civile ha sempre dato ragione ai difensori dei dipendenti contro la volontà di rimuoverli dal posto di lavoro manifestata dall'azienda.
Per altri protagonisti della vicenda - tra cui dipendenti prossimi alla pensione - furono adottate sanzioni disciplinari come la sospensione.

21 novembre 2008

Stefano Brogioni
Stefano.brogioni@epolis.sm

Il Firenze


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Vicenda magazzini Unicoop - Prodotti scartati come invendibili

MANGIARE QUELLE MERENDINE NON ERA FURTO

I giudici penali dello stesso parere di quelli civili. Prosciolti 23 dipendenti


Furti Unicoop, anche il tribunale penale proscioglie i lavoratori. Il giudice per le indagini preliminari, Paola Palasciano, ha disposto l'archiviazione del procedimento penale nei confronti di 23 dipendenti dei magazzini dei Pratoni (licenziati o sospesi a seguito dell'inchiesta sugli ammanchi).
I lavoratori difesi dall'avvocato Giorgio Bellotti hanno dunque vinto anche questo round. Dopo le tre sentenze dei giudici civili.

"Anche il giudice penale - ha detto l'avvocato Bellotti - ha fatto riacquistare ai dipendenti licenziati o sospesi la loro dignità e il loro onore".
Particolare è la motivazione che ha portato prima il pubblico ministero, poi il gip a decidere per l'archiviazione.
Due le motivazioni sostanziali che hanno portato il giudice e il PM a propendere per la chiusura dell'inchiesta.

La prima è che la condotta contestata (il furto) aveva a oggetto prodotti alimentari posti in un luogo destinato a contenere merce non più idonea alla vendita per il deterioramento del suo stato (la cosiddetta gabbia dei rotti).
Quindi per tutti questi prodotti non si poteva più conseguire il ricavo costituito dal prezzo di vendita.

La seconda, emersa dagli interrogatori, sarebbe l'ammissione dei prelievi da parte deglio operai, per il fatto che la cosa sarebbe stata una consuetudine ben nota ai responsabili dell'azienda.
Un uso in base al quale i dipendenti avrebbero potuto prelevare liberamente qualche prodotto di quelli in questione.

La bomba è scoppiata nel marzo scorso, quando i lavoratori dei magazzini Unicoop di Scandicci sono stati indagati dalla procura fiorentina per appropriazione indebita e furto.
A presentare la denuncia, risalente all'ottobre 2006, era stata proprio Unicoop Firenze, a seguito di ammanchi nel magazzino.
I carabinieri hanno avviato le indagini utilizzando intercettazioni video per accertare se in una particolare area del centro di approvvigionamento fossero commessi degli illeciti.
Secondo i dipendenti il problema era spiegabile: i lavoratori avrebbero attinto ad un'area destinata allo stoccaggio della merce non destinata alla vendita, ossia quel materiale che si danneggia durante la movimentazione e non può essere inviato nei negozi.
Dopo l'apertura del fascicolo da parte della Procura, Unicoop decise il licenziamento a carico di almeno 7 dei 23.
Licenziamento che il giudice del lavoro ha cancellato.

21 novembre 2008

FABRIZIO MORVIDUCCI

LA NAZIONE

27 settembre 2008

LICENZIAMENTI, UNICOOP ESAGERO'


MAGAZZINI SCANDICCI NUOVA SENTENZA DEL TRIBUNALE DEL LAVORO

L'azienda dovrà riassumere i 7 lavoratori rei di aver mangiato merendine non vendibili

Erano stati licenziati in tronco dall'Unicoop perché accusati di aver consumato merendine, succhi di frutta e biscotti all'interno della zona del magazzino dei Pratoni che raccoglie prodotti, che per vari motivi, vengono ritirati dalla vendita e destinati al macero o alla beneficenza.

Sette destinatari del durissimo provvedimento disciplinare, che aveva scatenato un'autentica rivolta fra i dipendenti della cooperativa, accusata di aver sempre sostanzialmente tollerato questi piccoli ammanchi fra la merce che non era comunque destinata alla vendita.

Nel luglio scorso il tribunale del lavoro aveva raccolto il reclamo dei sette dipendenti licenziati, assistito dallo studio Bellotti, imponendone a Unicoop l'immediato reintegro.
Tuttavia la cooperativa aveva deciso di presentare opposizione al provvedimento sostenendo tra le altre cose la gravità della violazione del vincolo fiduciario derivante dai contestati episodi.
Il reclamo è tuttavia stato respinto nei giorni scorsi dallo stesso tribunale del lavoro in composizione collegiale (presidente e relatore Giampaolo Muntoni), che ha ribadito a Unicoop di reintegrare in servizio i sette dipendenti licenziati.

Le indagini sugli ammanchi nel magazzino dei Pratoni erano partite nel febbraio dell'anno scorso, quando i carabinieri di Scandicci, a seguito di una denuncia per furto presentata da Unicoop, installarono alcune telecamere nascoste nel magazzino "incriminato" da dove sparivano merendine e succhi di frutta.
Da quelle immagini vennero identificate 24 persone, fra le quali 18 dipendenti, 3 ex dipendenti e 3 lavoratori dell'impresa di pulizie esterna. Dei 18 dipendenti, sette furono licenziati, dieci sospesi e uno ne uscì senza alcuna sanzione.

I sette mandati a casa si rivolsero così al tribunale, che per ben due volte a dato loro ragione, sottolineando in particolare la buona fede dei dipendenti che asportavano un singolo pezzo per volta: "Mai - scrive il tribunale - risultano asportate dal singolo dipendente notevoli quantità di beni, tali da manifestare una esplicita volontà di sottrarre questi ultimi all'azienda per trarne un profitto esorbitante dalla semplice personale refezione sul momento."

Non solo: la massima sanzione disciplinare adottata da Unicoop non è giustificata a causa dell' "effettiva sussistenza di una disinvolta prassi alla quale l'azienda mai aveva in precedenza reagito, né mettendo sull'avviso i dipendenti, né irrogando sanzioni, magari più lievi ma ugualmente esemplari, significative della volontà di non tollerare più comportamenti del genere".

Insomma, essere licenziati per una merendina neanche destinata alla vendita è apparso al tribunale francamente troppo.

G
IGI PAOLI

LA NAZIONE


27 Settembre 2008

17 settembre 2008

FIDUCIA NEI GIUDICI






Oggi, presso il Tribunale del Lavoro di Firenze, si è svolta l’udienza a seguito del ricorso di Unicoop Firenze contro le decisioni espresse dai giudici del medesimo tribunale.
In luglio l’azienda era stata obbligata al reintegro al lavoro dei 7 dipendenti del magazzino licenziati.
La sentenza è attesa per la prossima settimana.

Nel frattempo, sono stati trasmessi ai legali degli interessati gli atti relativi alla richiesta di archiviazione da parte del PM Dott.ssa Mione.
Stando a quello che abbiamo potuto leggere, le motivazioni parrebbero avvalorare le decisioni del Tribunale. Tutto questo ci sembra di buon auspicio anche per quanto concerne l’aspetto penale della vicenda.

Ai nostri colleghi un sentito in bocca al lupo.

Leggi anche:

Speriamo in un'assoluzione piena


18 luglio 2008

REINTEGRATI I LAVORATORI LICENZIATI

Scandicci - Disposto l'immediato ritorno al lavoro e il pagamento degli arretrati. Intanto prosegue l'inchiesta sugli ammanchi.

Cacciati per i furti di merendine, il giudice ordina il dietro front a Unicoop.


Immediato reintegro dei lavoratori licenziati e pagamento degli stipendi relativi al periodo di allontanamento dal lavoro.

E' quanto stabilisce la sentenza emessa mercoledì dal giudice del lavoro Lococo sulla vicenda dei dipendenti Unicoop licenziati per gli ammanchi nei magazzini dei Pratoni.
Una sentenza che arriva dopo il ricorso presentato da Filcams-Cgil per cinque lavoratori (altri due hanno deciso di ricorrere da soli) facendo appello all'articolo 700 del codice di procedura civile, per chiedere un provvedimento d'urgenza contro un licenziamento ritenuto non solo sproporzionato rispetto alle azioni commesse, ma anche ingiusto e discriminatorio nella decisione di colpire alcuni lavoratori con il licenziamento, altri con una sospensione, mentre uno solo non ha ricevuto sanzioni.

"Da parte nostra c'è piena soddisfazione per aver visto riconosciute dal tribunale le nostre argomentazioni e per aver compiuto un primo passo verso l'annullamento di un'ingiustizia - dice Luca Saponaro, responsabile di Filcams-Cgil per Scandicci - Questo ci rende anche più fiduciosi nell'esito della vicenda giudiziaria che, ci auguriamo, riconoscerà le stesse motivazioni che hanno guidato la decisione del giudice del lavoro".

Nella sentenza vengono riconosciute in particolare la buona fede dei dipendenti, la non accertabilità del danno economico che tali azioni avrebbero prodotto all'azienda, la sproporzione del licenziamento e l'illegittimità dei criteri in base ai quali l'azienda avrebbe inflitto le sanzioni disciplinari ai diversi lavoratori.

Si chiude così una prima, importante fase di una vicenda che ha lasciato sbalordito l'intero personale di Unicoop Firenze, sceso in sciopero a più riprese a sostegno dei 24 colleghi coinvolti nell'indagine. Indagine partita proprio da una denuncia di ammanchi sporta da Unicoop nel febbraio 2007 ai carabinieri di Scandicci. alla denuncia avevano fatto seguito l'installazione di alcune telecamere che avrebbero permesso di identificare gli autori di ripetute sottrazioni di merce dalla cosiddetta gabbia, ovvero la zona del magazzino che raccoglie i prodotti per vario motivo ritirati dalla vendita e destinati al macero o alla beneficenza.

L'inchiesta si era conclusa con l'emissione di avvisi di garanzia per furto e appropriazione indebita nei confronti di 18 dipendenti, tre ex dipendenti e tre dipendenti dell'impresa di pulizie esterna.

Ora la magistratura proseguirà l'inchiesta per accertare le reali responsabilità. Intanto, mentre tutti aspettano con ansia di andare in vacanza, per i 7 lavoratori Unicoop non ci sarà sollievo più grande di tornare a varcare, tra qualche giorno, i cancelli del posto di lavoro.

18 luglio 2008
Il Corriere di Firenze
Eva Esposito

La vicenda 1

La vicenda 2

La vicenda 3

Altri articoli

20 maggio 2008

SCIOPERO CONTRO I LICENZIAMENTI


MERCOLEDI 21 MAGGIO 2008

SCIOPERO

DI TUTTI I LAVORATORI DEL MAGAZZINO DI SCANDICCI E SESTO F.NO DI UNICOOP FIRENZE CON ASSEMBLEA DI 2 ORE PRESSO LA SALETTA RSU DI SCANDICCI, VIALE EUROPA, 72.

ORARIO 10.30 -12.30

PER I LAVORATORI DEGLI ALTRI TURNI LO SCIOPERO SARA' LE ULTIME 2 ORE DEL PROPRIO ORARIO.

VISTO LA GRAVITA' DEI FATTI E' IMPORTANTE LA PRESENZA DI TUTTI.

RSU MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE

Rassegna stampa


LICENZIAMENTI ALLA UNICOOP DI FIRENZE


Ci limitiamo a dare la notizia. Prossimamente renderemo note le forme di lotta che verranno decise in una prossima assemblea contro questa barbarie aziendale.

E' terminata con sette licenziamenti, 10 sospensioni da 3 a 9 giorni e in un caso, nessuna sanzione perche' non e' stata rilevata alcuna responsabilita', la procedura prevista dal Contratto nazionale di lavoro per le contestazioni disciplinari avviata da Unicoop Firenze il 4 marzo contro 18 dipendenti del magazzino di Scandicci in seguito alla vicenda degli ammanchi di merci nel magazzino. A queste conclusioni, informa una nota, la cooperativa e' giunta dopo un'attenta valutazione, durata oltre due mesi, delle informazioni a disposizione, e giungono dopo aver dato la possibilita' a tutti i 18 dipendenti di esporre le ragioni a loro difesa.

In particolare, le responsabilita' individuali sono state valutate e graduate secondo tre criteri guida: la reiterazione dell'atto; l'occultamento di merci; le responsabilita' nella scala gerarchica. La vicenda risale al maggio 2006 quando Unicoop Firenze sporse denuncia contro ignoti a seguito di ammanchi di merci nel magazzino. Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Scandicci e nel febbraio 2007, la magistratura dispose l'installazione per due mesi di quattro telecamere nei locali del magazzino e l'inchiesta si e' conclusa con l'emissione di 24 avvisi di garanzia per furto e appropriazione indebita.

(fonte ANSA)

10 maggio 2008

LO STRANO CASO DEL LICENZIAMENTO ALLA COOP DI SAN CASCIANO



Che il clima in Unicoop sia molto pesante per i dipendenti, lo diciamo da tempo.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un'escalation di situazioni che per la loro gravità non hanno precedenti, come dimostrano il licenziamento e gli avvisi di garanzia dei magazzini di Scandicci.
Annoveriamo anche questo fatto che coinvolge una dipendente della Coop di San Casciano e che sicuramente è da collocare nel clima esasperato di caccia alle streghe che Unicoop ha generato.
Così riporta l'episodio LA NAZIONE:

San Casciano – La donna licenziata perché chiedeva più sorveglianza

La Coop: “ PRONTI A RIASSUMERLA

L’azienda: “La Pagliai potrà scegliere un altro punto vendita in cui lavorare

Il legale: “Stiamo aspettando la nota ufficiale. Poi decideremo se accettare o meno”

La Coop sei tu e sarà (di nuovo) anche di Stefania Pagliai, la dipendente caporeparto del supermercato di San Casciano, di 44 anni, dei quali 25 orgogliosamente trascorsi con indosso la divisa Unicoop, avvisata di licenziamento dopo aver semplicemente chiesto una vigilanza la sera, quando era da sola: era stata minacciata da persone senza fissa dimora (e per questo aveva fatto anche una denuncia alle forze dell’ordine).

La richiesta aveva innescato, secondo quanto si apprende dal fascicolo che ora è tenuto dall’avvocato Marcello Pecchioli, una serie di episodi che erano culminati nell’intimidazione di licenziamento (non esecutivo perché la donna è adesso in malattia).

CLIENTI E SOCI Coop di San Casciano si erano ribellati aprendo una sottoscrizione indirizzata ad unicoop firenze. La quale, già nella serata di mercoledì, mettendosi in contatto col giornale aveva detto: “Siamo alla ricerca di una soluzione: vogliamo reintegrare Stefania, in un punto di vendita vicino a San Casciano, sino a quando non saranno ripristinate le condizioni necessarie di serenità. Alcuni provvedimenti che erano stati adottati servivano a non farle operare la chiusura serale da sola. Comunque ora stefania potrà scegliere il punto di vendita che riterrà più opportuno, e valuteremo la situazione".

C’E’ QUINDI la volontà di far rientrare Stefania Pagliai in Unicoop. San Casciano è circondata da punti vendita abbastanza vicini, da Bagno a Ripoli a Scandicci, da Impruneta a Montelupo sino ad esempio a Poggibonsi. Si vedrà.
Anche il legale della donna, Marcello Pecchioli, resta in attesa. Ieri verso le 13,30 l’avvocato ha detto: “Che ci sia questa intenzione di reintegrare da parte di unicoop lo sappiamo al momento solo dai cronisti. Sarà Unicoop a dovercelo comunicare ufficialmente, e dovremo trovarci per valutare la situazione”.
Che se non si sblocca, andrà davanti alla Commissione del Lavoro, essendo stata avanzata l’illegittimità del licenziamento (che, va ribadito, non è scattato essendo in presenza di malattia).

L’altro aspetto di questa vicenda è la petizione popolare, per cui Stefania Pagliai ha ringraziato i sancascianesi: “Stefania Pagliai – afferma la lettera – per 25 anni ha prestato le proprie mansioni al servizio della Coop sempre attenta alle esigenze dei clienti, del negozio e dei soci. Il licenziamento è dovuto solo ad una richiesta, lecita ed inoffensiva, di essere tutelata alla chiusura del negozio".

9 Maggio 2008

LA NAZIONE

Andrea Ciappi

29 marzo 2008

LICENZIAMENTI COOP: LUCI ED OMBRE SULLA VICENDA

Molti di voi ricorderanno la vicenda che nel febbraio scorso vide come protagonista la Coop e alcuni suoi dipendenti accusati di furto nel magazzino generale di Scandicci. Sono arrivate alla nostra redazione delle lamentele, per il trattamento a detta loro scorretto nei loro confronti. Ma ricapitoliamo i fatti principali. Dopo aver fatto una denuncia contro ignoti per dei furti nel magazzino, la Coop, a febbraio 2007, ebbe il permesso da parte della magistratura di mettere per 60 giorni delle telecamere nei magazzini di Scandicci per controllare il comportamento dei dipendenti.
Dopo questo periodo di controllo la magistratura invia alla Coop il materiale dei filmati e invia a 18 dipendenti Unicoop e a 3 dipendenti della ditta di pulizie, degli avvisi di garanzia per furto e furto aggravato. La Coop dal canto suo, preso atto di questo materiale inviatole, ha spedito la scorsa settimana ai 18 dipendenti un avviso in cui si legge che saranno presi dei provvedimenti disciplinari sulla base dei fatti e dei filmati. Il tutto è in mano ai Carabinieri di Badia a Settimo.


Le segnalazioni che ci sono arrivate enunciano: “Nei filmati che loro hanno in mano si vede sì qualcuno che mangia qualcosa dal magazzino, ma anche gente che non tocca niente. Il prendere qualcosa dal magazzino tra la roba deteriorata o tra quella che veniva poi gettata via, era un po’ una ‘consuetudine’. Poteva capitare di mangiare un biscotto, più che una mela. Ma è come un barista che durante il turno di lavoro si fa’ un caffè. Potevano benissimo mandare un avviso in cui chiedevano che questa ‘consuetudine’ finisse e che punissero chi avesse continuato. Inoltre, il reparto ‘incriminato’ era un reparto con persone con limitazioni fisiche o con contenziosi con l’azienda, era l’occasione per fare piazza pulita. Per queste denuncie c’è gente all’ospedale, padri di famiglia, persone che hanno sulle spalle un mutuo. Il lavoro finché l’azienda non decide un provvedimento disciplinare continua ma non è certo facile lavorare così. Non accetteremo nessuna decisione, ci appelleremo al giudice del lavoro. Il nostro terrore? Che possano trattenere il nostro libretto di lavoro senza poi darci la possibilità di lavorare da un’altra parte. Inoltre la CGIL che doveva tutelarci, non ha preso parte in questa vicenda perché il più della volte Coop e CGIL si finanziano a vicenda”.
Queste dichiarazioni ci sono state rilasciate da un dipendente.



Alla luce di queste parole abbiamo deciso di andare a sentire la controparte, per riuscire ad avere una visione completa di questa delicatissima vicenda. L’Ufficio Relazioni Esterne della Coop è stato chiaro: “La magistratura ci ha fornito una documentazione con delle prove attraverso questi filmati. Sulla base di quello che verrà visionato, la Coop, tenendo conto delle regole del contratto nazionale di lavoro, prenderà dei provvedimenti disciplinari per queste persone, che varieranno in base alle immagini viste e alle dichiarazioni degli stessi dipendenti. Il nostro e quello della magistratura sono due percorsi diversi. Se i dipendenti, una volta comunicato il provvedimento, non lo accettano, possono recarsi dal giudice del lavoro che deciderà cosa fare. Il nostro non è un atteggiamento cattivo, ma dentro un certo regolamento che va rispettato. I dipendenti hanno parlato di ‘consuetudine’ ma dipende come viene fatta e certo non è un’attenuante ma in un certo senso un’ammissione di colpa, non è una giustificazione. Se ci si comporta correttamente, non si teme nessuno. Noi siamo 7000 dipendenti con 92 punti vendita, un regolamento ci deve essere e deve essere rispettato. Ascolteremo i dipendenti cosa hanno da dirci ed entro un paio di mesi manderemo i provvedimenti disciplinari. Magari queste cose non succedessero, sarebbe stato meglio per noi e per i dipendenti. Noi però abbiamo dei clienti e dei soci da tutelare e alla lunga se questi furti e altri avvenimenti connessi fossero ignorati, andrebbero ad incidere sullo scontrino e sul prezzo della merce. Noi non vogliamo criminalizzare nessuno, ma non è giusto che sia concesso tutto. Per quanto riguarda in nostro rapporto con la CGIL credo che il sindacato sia stato più volte dalla parte dei dipendenti con scioperi che portavano le tre sigle sindacali e quindi anche quella della CGIL. Il nostro è un rapporto assolutamente dialettico. All’interno della Coop stessa, è stato un argomento molto sentito quello dei furti, c’è stata molta attenzione. Ognuno si dovrà prendere le proprie responsabilità, perché sì si devono rispettare ai diritti delle persone ma non bisogna nemmeno mai tralasciare i propri doveri”.


Queste le due facce della medaglia di questa spinosa e delicata vicenda, sulla quale prontamente torneremo a parlare appena ci saranno nuove segnalazioni e sviluppi.

Martina Bazzini

Fonte: 055news.it


19 marzo 2008

VENERDI 21 MARZO: E' SCIOPERO PER IL CONTRATTO NAZIONALE















VENERDI 21 MARZO 2008


SCIOPERO INTERA GIORNATA DI TUTTI I LAVORATORI DELLA DISTRIBUZIONE COOPERATIVA.

Vedi volantino OO.SS.

E finalmente sciopero fu. I segnali che giungevano dal tavolo della trattativa erano preoccupanti e una conclusione avrebbe lasciato molte perplessità.

Non dimentichiamo la questione più importante: il licenziamento ingiusto di un nostro collega e le vergognose denunce di Unicoop nei confronti di lavoratori dei magazzini.

Di fronte a questioni così essenziali per la dignità di chi lavora, non c'è nessun problema equivalente, neanche il contratto nazionale.

Lascia forti dubbi l'idea di manifestare nell'area Ikea, Metro, zona Osmannoro, ben decentrata e lontana da qualsiasi visibilità. Ben lontana anche dalla sede di Unicoop, nel centro della città.

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