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08 gennaio 2016

LE TRAPPOLE A MARCHIO COOP CHE VISCO FINGE DI NON VEDERE



 
 
Sono 12 miliardi i risparmi dei 1,2 milioni di soci della Coop, raccolti. In Italia ci sono 1.189 supermercati di Legacoop su cui nessuno vigila



 
Lo scaricabarile messo in scena dalle autorità pubbliche sulle celebri obbligazioni subordinate di Banca Etruria e compagnia è pronto a replicarsi su una bomba innescata che politici, magistrati e vigilanti vari fingono di non vedere: il “prestito sociale” della Coop, 12 miliardi di risparmi su cui nessuno vigila, nemmeno San Cantone. Il 31 dicembre scorso è defunta la CoopCa, che gestiva una quarantina di supermercati in Carnia. Tremila soci le avevano affidato risparmi per 27 milioni. Recupereranno una parte chissà quando. Nelle stesse condizioni 16 mila risparmiatori che a Trieste avevano depositato 102 milioni alla Coop Operaie. Notate un dettaglio: il gigante Coop Alleanza 3.0 ha promesso di coprire con un “atto di liberalità” metà delle perdite dei soci CoopCa, disinteressandosi dei fornitori e di centinaia di lavoratori rimasti per strada.
 
Strano: il prestito sociale, dice Legacoop, finanzia l’attività e quindi è per definizione un investimento a rischio, più delle stesse subordinate. Eppure la proposta di concordato preventivo che la CoopCa si è vista omologare dal tribunale di Udine prevede per i titolari del prestito sociale un rimborso superiore ai fornitori. Proprio come se si trattasse dei depositanti di una banca. Nessuno (il governo, la governatrice Debora Serracchiani, Bankitalia) fiata.
 
IL CASO COOP è, dal punto di vista delle regole, più grave di quello delle obbligazioni bancarie.
 
Nei 1.189 supermercati affiliati a Legacoop funziona una vera e propria banca, che raccoglie i risparmi di 1,2 milioni di soci. Siccome però questa banca non si chiama banca, Bankitalia non la vigila. Qui ci addentriamo nella suprema arte della supercazzola bancaria. Chi fa una banca senza l’autorizzazione della Banca d’Italia commette un reato di cui Bankitalia non si interessa. Due anni fa, a specifico quesito del Fatto, gli spin doctor del governatore Ignazio Visco offrirono questa risposta: “L’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio tra il pubblico è un reato penale il cui accertamento e la cui repressione sono affidati alla magistratura e alle forze di polizia”. Al presidente dell’Adusbef Elio Lannutti, che il 28 ottobre 2013 ha presentato un esposto, la Vigilanza ha fatto sapere di aver “assunto le iniziative reputate doverose”. In seguito Bankitalia ha rivendicato di aver interessato “l’Autorità inquirente” per due segnalazioni ricevute nel 2014. Prendete nota: Visco ha segnalato alla magistratura (senza effetto noto) due casi di banche abusive, presumibilmente Coop, ma non dice quali sono, anche se ci sono 1,2 milioni di soci Coop che, tenendoci i loro risparmi, gradirebbero saperlo e forse, Dio li perdoni, ne avrebbero diritto.
 
Anche Legacoop fa finta di niente. Il governo Renzi ha imposto per legge l’obbligo per le Coop di pubblicare il bilancio sul sito web ma Unicoop Firenze, la più grossa di tutte, ha deciso di fregarsene. Il sistema ha risposto ai crac di Trieste e Udine con modifiche omeopatiche ai regolamenti. Nell’ultimo rapporto di settore il presidente dell’Ancc-Legacoop, Stefano Bassi, parla del Bataclan ma non dei due crac a marchio Coop. Le norme Bankitalia vietano ai soggetti non bancari i “depositi a vista” (ritirabili con preavviso inferiore alle 24 ore). Le Coop hanno tolto dai loro siti la formula “depositi a vista” sostituendola con “preavviso di almeno 48 ore”. Però, dice il nuovo regolamento “foglia di fico”, “la Cooperativa, qualora ne abbia la disponibilità può, di volta in volta, rimborsare anche prima del termine suddetto”. Su questa frase la Vigilanza si è costituita l’alibi a futura memoria.
 
LA LINEA UFFICIALE è di non vedere che nei punti Coop una banca di fatto gestisce 12 miliardi di risparmi, alla luce del sole. Bastano due argomenti: ufficialmente il prestito sociale è raccolto per finanziare l’attività, eppure viene investito quasi tutto in titoli finanziari; in più è depositato in libretti sui quali il socio Coop, giunto alla cassa, può addebitare il conto della spesa. Più “a vista” di così... Il 27 novembre scorso, proprio mentre esplodeva la polemica sulle subordinate, la Banca d’Italia ha pubblicato un documento di consultazione in vista di una modifica delle norme. Vi si legge che “in considerazione delle problematiche emerse in occasione di alcuni episodi di crisi d’impresa (crac Coop Operaie Trieste e CoopCa, ndr), sono sviluppati interventi sulla raccolta presso i soci effettuata dalle cooperative con basi sociali ampie”. Spiega la Banca d’Italia: “Alle cooperative, come a tutti i soggetti diversi dalle banche, è fatto divieto di effettuare raccolta
‘rimborsabile a vista’”, però “di fatto (...) le modalità commerciali con cui tale strumento viene presentato possono ingenerare nel pubblico l’idea di una sostanziale equiparazione di questa forma di raccolta rispetto a quella effettuata dalle banche”. Uno legge e pensa: “Ecco, adesso chiamano la polizia”. Macché. Arriverà una nuova norma per definire meglio che cos’è la “raccolta a vista”, e cioè si dirà che “la raccolta è comunque a vista se il prenditore dei fondi si riserva la facoltà di rimborsare il depositante immediatamente all’atto della richiesta o comunque prima di 24 ore dal preavviso”.
 
LE COOP CAMBIERANNO qualche parola nei regolamenti, e tutti penseranno di essersi ancora una volta “parati il culo” (in Italia questo linguaggio ha, purtroppo, valore giuridico). E se dovesse fallire un’altra coop Bankitalia dirà di aver segnalato il problema “in tempi non sospetti”. La solita farsa.
 
 
6 gennaio 2016
 
Giorgio Meletti
 
il Fatto Quotidiano


09 novembre 2015

USB VINCE CONTRO UNICOOP FIRENZE LA VERTENZA SUL 4 NOVEMBRE CHE CGIL NON VOLLE FARE

Usb vince la vertenza sul mancato pagamento della festività del 4 novembre contro Unicoop Firenze

Una brutta pagina scritta dalla cooperativa fiorentina e dai sindacati confederali


Forse per pura coincidenza o forse no, si è tenuta proprio lo scorso 4 novembre l'udienza decisiva per stabilire se Unicoop Firenze avesse indebitamente omesso di pagare la festività del 4 novembre, fin dal lontano 1991, alla gran parte dei propri dipendenti.

Il 1991 fu l'anno della sottoscrizione del CCNL di categoria che stabilì la riduzione dell'orario di lavoro da 40 a 38 ore settimanali, cosa che avvenne senza cedere in cambio la retribuzione per la festività del 4 novembre così come invece previsto nel contratto integrativo di Unicoop Firenze del 1985. L'entrata in vigore del suddetto CCNL invalidava perciò quanto stabilito nel contratto aziendale del 1985, restituendo ai lavoratori il diritto di percepire la retribuzione festiva.

Ciò non accadde e ancora ci chiediamo come possa essere sfuggito per così tanti anni alle organizzazioni sindacali firmatarie di quegli accordi, tanto più che il pagamento della fatidica festività avveniva invece per tutti i dipendenti degli ipermercati (sorti dopo il 1991), cosa che avrebbe dovuto rendere ancor più evidente il difetto di Unicoop. In realtà il problema emerse in prossimità della trattativa per il nuovo contratto integrativo aziendale (CIA) del 2013 grazie allo zelo di un delegato Filcams-Cgil. Questi ottenne un parere legale dallo studio del quale la Cgil fiorentina spesso si avvale che fu favorevole ad un'eventuale vertenza, in quanto valutò correttamente i motivi di cui sopra. Unicoop fu interpellata dai sindacati e, manco a dirlo, rispose attraverso il suo ufficio legale producendo un parere del tutto opposto. Per far valere i propri diritti non rimaneva che andare davanti ad un giudice.

Però, come sempre accade quando si tratta di Coop, la Cgil toscana preferì non intraprendere nessuna azione legale risarcitoria nei confronti dell'azienda. Anzi fece di peggio, poiché ritenne di dover risolvere la questione eliminando di fatto la retribuzione della festività novembrina a tutti i lavoratori Unicoop, anche a quelli degli Iper che ne avevano fino ad allora goduto. La decisione fu sancita all'interno dell'integrativo firmato nel gennaio del 2013 con grande soddisfazione, immaginiamo, dei vertici aziendali. (Vedi testo accordo - 3. Ulteriori trattamenti di armonizzazione - Pag. 8). D'altra parte, come citato nella sentenza del Tribunale è consentito di derogare in pejus a quanto stabilito dal contratto nazionale. Se poi sia opportuno farlo lasciamo a chi legge il giudizio.

Accade però che talvolta non tutti si arrendano alla consueta ossequiosa logica conciliante di Cgil e Co. nei confronti di Coop. Nel settembre 2013 il sindacato Usb promosse infatti la sacrosanta azione legale, forte del parere favorevole e molto articolato dello studio Conte-Martini-Ranfagni. Aderirono all'azione ben 110 lavoratori appartenenti ai magazzini, ai punti vendita e al settore amministrativo.

Ed ecco che torniamo all'inizio del nostro post. Il 4 novembre si celebra l'udienza ed il 6 novembre è emessa la sentenza  favorevole ai lavoratori ricorrenti: Unicoop Firenze è costretta a dover risarcire i 110 dipendenti per i pagamenti non effettuati nei 5-6 anni precedenti al 2013 relativi alla festività del 4 novembre! E ben gli va che le norme riguardo alla prescrizione hanno reso impossibile chiedere il rimborso per tutti i 24 anni indebitamente sottratti!

Rimane l'amarezza nel dover constatare il comportamento complice dei sindacati confederali che qui in Toscana e almeno per quanto riguarda Coop, sono alquanto negligenti nella tutela dei lavoratori. Atteggiamenti che stridono non poco con quanto sta avvenendo in questi giorni di scioperi e manifestazioni contro le richieste delle associazioni cooperative.

Auspichiamo che questa ennesima sentenza faccia riflettere i colleghi. La coerenza, la perseveranza e la buonafede possono dare soddisfazioni insperate, nonostante l'arroganza aziendale e l'ambiguità dei sindacati confederali.

In coda al post potrete trovare il link alla sentenza del tribunale. Precisiamo che essa ha valore solo per i lavoratori ricorrenti e non si estende automaticamente agli altri dipendenti. Coloro che volessero rivolgersi ad uno studio legale per perseguire il medesimo risultato potranno farlo con notevoli possibilità di riuscita grazie a questo precedente, consapevoli però di aver perso tempo prezioso.

Sentenza 4 novembre

22 ottobre 2015

UNICOOP FIRENZE, ACCORDO RSU-AZIENDA SUL MAGAZZINO DI SESTO FIORENTINO



Dopo la ristrutturazione della struttura i lavoratori sono stati reintegrati nell'unità produttiva attraverso un accordo tra la Rsu-Usb dei magazzini e l'azienda.





E' grazie ad un'intesa tra Unicoop Firenze e la Rsu dei magazzini (un monocolore del sindacato Usb) che i dipendenti del magazzino di Sesto Fiorentino sono potuti rientrare nella struttura dopo che è stata ristrutturata. Sembra una cosa scontata, ma non lo è. Unicoop in passato ha proceduto con decisioni unilaterali, senza tenere in conto la parola dei dipendenti. In particolare nei magazzini Unicoop è ricorsa già due volte ad ordini di servizio per imporre la propria volontà. Questo accordo, come quello stipulato successivamente su passaggi a full time e internalizzazioni, apre una strada tutta nuova nelle relazioni sindacali tra Unicoop e Rsu dei magazzini. Una via dove il confronto serio e rispettoso dei ruoli oltre che possibile è anche proficuo. Per i dipendenti dei magazzini, abituati a una linea aggressiva da parte dell'azienda e alla gestione sindacale ambigua e contaminata di Filcams-Cgil e degli altri sindacati confederali, sembra un altro mondo. Nel segnalare questo piccolo ma significativo evento, non possiamo che esprimere soddisfazione per il lavoro svolto dai rappresentanti sindacali e apprezzamento per la linea dialogante e costruttiva di Unicoop, che auspichiamo prosegua.

Il magazzino di Sesto Fiorentino di proprietà di Unicoop Firenze attualmente rifornisce i punti vendita prevalentemente con prodotti e alimenti per animali ed ha una sua piccola ma interessante storia da raccontarci. La struttura, chiamata Meacci, è situata nell'area dei vecchi magazzini di Unicoop che nel 2001 furono demoliti per permettere la costruzione del centro commerciale di Sesto Fiorentino con annesso Ipercoop, recentemente ridotto a Superstore. I dipendenti furono trasferiti al Centro Distribuzione Merci di Scandicci e Unicoop utilizzò il Meacci appaltandolo alla cooperativa CFT. Nel 2007 però, per esigenze di varia natura, Unicoop riassegnò il lavoro nello storico Meacci ai dipendenti interni. Una trentina di lavoratori fu così nuovamente trasferita dai magazzini di Scandicci a quello di Sesto, alcuni dei quali tramite i famigerati ordini di servizio.

Nel febbraio scorso Unicoop rende noto che per lavori di ristrutturazione nel vetusto magazzino di Sesto (tra i quali la rimozione e lo smaltimento della copertura in Eternit), i lavoratori del Meacci sarebbero stati nuovamente trasferiti a Scandicci. La preoccupazione dei dipendenti e della Rsu dei magazzini è che alla fine dei lavori il magazzino possa nuovamente essere appaltato. Questa apprensione viene alimentata da alcune iniziali ambiguità dell'azienda che non rassicura i dipendenti sul loro rientro nella struttura a lavori ultimati. Seguono degli incontri tra Unicoop e la Rsu che portano ad una soluzione che soddisfa lavoratori e azienda. I dipendenti saranno trasferiti momentaneamente nei magazzini di Scandicci (alcuni nei punti di vendita) e rientreranno al magazzino di Sesto al termine della ristrutturazione, tranne coloro che decideranno altrimenti. Gli impegni presi sono stati mantenuti; i dipendenti sono infatti rientrati nel nuovo magazzino di Sesto Fiorentino lunedi scorso.

22 ottobre 2015

07 agosto 2015

LA RSU USB UNICOOP FIRENZE FIRMA ACCORDO SU INTERNALIZZAZIONI E PASSAGGI FULL TIME



Un accordo importante anche sulla politica sindacale in Unicoop Firenze






Perché fare buon sindacato fa bene anche all'azienda. Potremmo cominciare dalla conclusione nel commentare il post che segue e che rende noto il primo accordo sindacale firmato da Unicoop Firenze e la Rsu dei magazzini, un monocolore del sindacato di base USB.

Come è ben spiegato nel comunicato sindacale, la strada percorsa finora non è stata semplice per i delegati che hanno concluso l'accordo. In Unicoop erano abituati ad un altro genere di sindacato in cui i delegati miravano più alle agibilità che il ruolo concede loro che ad un vero lavoro sindacale, assai più oneroso e con minor ritorno personale. Dall'altra sponda, l'azienda elargiva più che generosamente condizioni di miglior favore, basti pensare che nel 2006 le ore di agibilità erano il triplo rispetto a quelle stabilite nel CCNL. Ne abbiamo scritto qui.

Poi la svolta. Cgil e Uil vengono bocciate sonoramente alle elezioni nei magazzini, nel 2013. Trionfa Usb. Unicoop è spiazzata, regisce in modo ostile. E' anche comprensibile che l'azienda testi i nuovi delegati, dopo aver viaggiato sul velluto da sempre. Ma i rappresentanti sono di sana e robusta costituzione, non si fanno intimidire e soprattutto godono della fiducia plebiscitaria dei colleghi di lavoro. Finalmente siamo ad una seconda svolta, siglata con questo accordo. E' un bene per tutti, al di là dei contenuti dell'intesa che sono importanti. Una rondine non fa primavera, ma forse è giunto il segnale che attendevamo: quello di un cambio di atteggiamento dei dirigenti di Unicoop. Le pastette appartengono al passato, il dialogo si costruisce col rispetto reciproco e il riconoscimento dei rispettivi ruoli.

La Rsu Usb non le manda a dire e in un breve excursus si toglie qualche sassolino dalle scarpe, rispetto al vecchio modo (e unico finora) di fare sindacato in Unicoop Firenze.

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Firenze – mercoledì, 05 agosto 2015
 
La Rsu Usb dell'Unicoop Firenze appone una firma importante su un accordo che dimostra che la "riduzione del danno", tanto cara ai sindacati amici, non è l'unica strada possibile. L'egemonia sindacale espressa dalla nostra RSU, tanto da vederla unica sigla all'interno dei magazzini, ha permesso di firmare per e con i lavoratori, di rappresentare al meglio i loro interessi espriendo, nello stesso tempo, la capacità di contrattazione e la forza di imporre il proprio punto di vista.

Ma lasciamo al comunicato della RSU i dettagli dell'accordo e la storia che ha permesso di realizzarlo

E' POSSIBILE FARE SINDACATO NELL'INTERESSE DEI LAVORATORI?

Questa è la domanda che ci ponemmo in più di un'occasione quando iniziammo questa avventura sindacale...
Sono passati 5 anni da quando USB è entrata nei Magazzini al Cedi di Scandicci, era il luglio del 2010 quando fu costituita la prima Rsa dell'Unione Sindacale di Base in Unicoop Firenze.
Le difficoltà furono tante a partire dal non riconoscimento da parte di Unicoop della Rsa costituita, in un ambiente di lavoro che veniva da anni difficili e di rapporti tesi con la direzione aziendale, che si erano definitivamente lacerati con la storia che balzò alla cronaca come la “VICENDA DELLE MERENDINE”, una delle pagine più tristi della storia della Cooperativa, gestita in maniera scorretta da dirigenti di dubbia capacità sia professionale che relazionale (vedi trasmissione “Mi manda Rai tre” del 2007),successivamente rimossi dai loro incarichi.
Nel 2013 arrivarono poi le elezioni per il rinnovo delle Rsu, con tre anni di ritardo, ma oramai non più procrastinabili, dove Usb riesce ad affermarsi nella piena totalità dei seggi disponibili, se si esclude una breve permanenza di un delegato Cisl, dimessosi poi dopo appena 41 giorni di mandato....,sabati e domeniche inclusi.

Oggi vorremmo rendere noto una parte del lavoro che ci siamo prefissati di portare a termine con la pubblicazione del primo accordo sindacale firmato da Usb all'interno della cooperativa, che vede come oggetto tre punti che a nostro avviso interromperebbero quel processo di terziarizzazione cominciato nel 2004 dall'allora Direttore della Logistica che a suo dire doveva essere “Lento, Morbido e Indolore” e che doveva portare all'appalto completo della logistica nel giro di pochi anni e che invece si trasformò in una vera e propria mattanza, permettendo cosi l'ingresso di un nuovo soggetto sindacale, poiché quelli tradizionali stavano già battendo la ritirata.
Ecco i punti in questione.

-Al punto uno, è stato ufficializzato un turno notturno al reparto scarico merci generi vari, prerogativa dei dipendenti Coop, evitando quindi di ripetere gli stessi errori del 2001 quando l'Rsu dell'epoca firmò un accordo per appaltare il turno di notte.
-Al punto due, i dipendenti Coop reinternalizzano una parte del lavoro come quello dei Bancali interi che nel corso degli ultimi anni era andato alla Cooperativa esterna.
-Al punto tre le parti concordano 10 trasformazioni definitive da part-time a full-time tempo indeterminato 36 ore settimanali in una realtà dove non venivano più effettuate trasformazioni da oltre 10 anni.
Ci era sempre stato detto dagli Rsu precedenti in particolar modo dal delegato Uil che lavorava all'interno del reparto ortofrutta che non c'erano gli spazi per operare trasformazioni.
Beh caro delegato sindacale Uil, questo accordo è la riprova che gli spazi c'erano bastava cercarli, magari sgomberando il tavolo da logiche e interessi particolari e di sigla sindacale e che ai tuoi colleghi di lavoro con i quali tu hai condiviso 15 anni di lavoro e ai quali tu non sei stato in grado di dare delle risposte, queste sono arrivate da Usb.
-Il quarto punto è la disponibilità a svolgere, qualora ce ne fosse bisogno, durante il proprio orario di lavoro la propria prestazione in un altro reparto al fine di ridurre i costi generati dagli interventi di straordinario.

Francamente ci pare un accordo onesto e vantaggioso per entrambe le parti nel pieno rispetto reciproco di autonomia e libertà nei propri ruoli e funzioni.Il testo dell'accordo


Rsu Cedi Scandicci
e Meacci Sesto Fiorentino 


USB Commercio


17 giugno 2015

UNICOOP FIRENZE PERDE ANCORA IN TRIBUNALE

Nuova vertenza che ha visto contrapposta Unicoop Firenze a due lavoratori. Il risultato è sempre lo stesso: Unicoop perde e palla al centro.

Dopo il nostro commento il comunicato del sindacato USB che ha gestito la causa




Come già avevamo scritto, Unicoop Firenze ha una predilezione perversa
per perdere le vertenze in tribunale. E più perde, più insiste. Anche questa volta è successo esattamente la stessa cosa. Noi riportiamo la notizia postando il comunicato del sindacato USB che ha gestito la causa e poniamo due riflessioni. La prima per i soci della cooperativa. Indipendentemente da come la pensiate sulle relazioni tra azienda e dipendenti, siete contenti che la Coop di cui siete soci usi con tanta faciloneria le proprie risorse, accanendosi su battaglie perse? Perché di questo si tratta. L'altro spunto è per i dipendenti. La Coop è grossa e forte, ma se ha torto, e spesso ce l'ha, si può battere. C'è anche un sindacato che fa proprio questo, quando è necessario.

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Il giudice del tribunale del lavoro di Firenze rigetta il ricorso presentato da Unicoop Firenze e conferma la sentenza di primo grado!

Ma ricostruiamo brevemente la vicenda.

Quattro anni fa circa due dipendenti assunti con contratto
a termine nel Centro Distribuzione Merci di Scandicci di Unicoop Firenze, al termine dei periodi di contratto, si rivolgono allo Studio Legale di USB per avere un parere sui contratti fin li svolti.
 
Trovate alcune irregolarità di tipo contrattuale, i lavoratori aprono una vertenza contro Unicoop e dopo tre anni circa di processo, il giudice emette la sentenza, condannando la “COOPERATIVA”all'assunzione, con contratto a tempo indeterminato dei lavoratori.
 
Unicoop Firenze caparbiamente si oppone, presentando ricorso al tribunale di Firenze contro la sentenza di primo grado, ma il giudice, il 9 Giugno ultimo scorso, ponendo definitivamente fine al contenzioso, conferma la sentenza di primo grado condannando la “COOPERATIVA” al pagamento delle spese processuali.
 
Un ringraziamento sicuramente va allo Studio Legale Conti-Martini-Ranfagni di Firenze per la professionalità dimostrata e un monito a Unicoop Firenze sulla utilità o meno di accanirsi inutilmente, presentando ricorso contro una sentenza legittima e volere a tutti costi ricercare una giustizia su misura presente soltanto all'interno del proprio perimetro, poiché quando si varca quella soglia e ci si presenta davanti ad un organo superpartes come un giudice si prende torto, spendendo risorse economiche e di tempo che una COOPERATIVA che si rispetti avrebbe potuto a nostro avviso impiegare in maniera diversa.



Scandicci 12/06/2015


COORDINAMENTO USB UNICOOP FIRENZE


18 aprile 2015

UNICOOP FIRENZE: CLAUDIO PIERINI, 4 ANNI DI SILENZIO. IL FRATELLO: «ORA VOGLIO GIUSTIZIA»



Parla il fratello del dipendente di Unicoop Firenze morto sul lavoro:

«Vogliono estromettermi come parte civile»


 
 
 
Da quattro anni attende giustizia. Attende che un tribunale gli dica finalmente chi ha la responsabilità per la morte del fratello, Claudio Pierini,  che nel luglio del 2011 ha perso la vita per un grave incidente sul lavoro nei magazzini di Unicoop Firenze di via dei Pratoni (viale Europa a Scandicci - nota blog). Guidava un muletto, Claudio, nonostante delle prescrizioni limitassero il suo lavoro su quei mezzi. Ma oggi, dopo quattro anni, Daniele Pierini, il fratello di Claudio è ancora in attesa di una verità.

Nel frattempo le sue condizioni sono peggiorate, non ha più trovato lavoro. Vive in un limbo difficile da risolvere. «Sono rimasto senza fratello - dice sconsolato - e senza l'unico punto di riferimento che avevo. L'amministrazione comunale non mi aiuta, non vogliono neanche saperne di starmi ad ascoltare. E ora anche questo tentativo da parte di Unicoop di estromettermi come parte civile dal processo, chiedendo che sia nominato un amministratore di sostegno per me. E' inconcepibile. Dopo quello che è successo è inconcepibile». Pierini e la convivente sono davvero disperati. Il frigo è vuoto, desolatamente vuoto. Nel congelatore alcune verdure di campo, raccolte e conservate perché sono l'unico cibo che hanno.

Chiedono aiuto, rivolgono un appello all'amministrazione e a chi può aiutarli, per non restare strangolati tra le difficoltà e i tempi della giustizia che tarda ad arrivare. Intanto il processo penale sulla morte di Claudio Pierini ha avuto un nuovo rinvio. «L'udienza - ha detto uno dei legali della famiglia Pierini, Mattia Alfano - è stata rinviata al 7 dicembre. Un tempo necessario per il pubblico ministero che sta vagliando la posizione di un terzo soggetto. Per quanto riguarda la questione la questione della richiesta di un amministratore di sostegno, abbiamo presentato ricorso. Il giudice ha sospeso la decisione rinviandola a giugno».

Daniele Pierini ha utilizzato il primo denaro ricevuto per chiudere debiti e bollette arretrate. Da allora è rimasto senza un soldo, senza un lavoro, con la speranza di giustizia che è andata affievolendosi.



18 aprile 2015

Fabrizio Morviducci

La Nazione


Vedi anche:

Sotto processo due dirigenti di Unicoop Firenze per la morte sul lavoro di Claudio

Morto sul lavoro, se la Coop si dimentica di Claudio Pierini

Unicoop Firenze: suo fratello morì sul lavoro, ora è a rischio il risarcimento


27 marzo 2015

AL VIA IL PROCESSO PER LA MORTE SUL LAVORO DI CLAUDIO PIERINI, IMPUTATI DEI DIRIGENTI DI UNICOOP FIRENZE


Lunedì 30 marzo inizia il processo per la morte sul lavoro del collega Claudio Pierini







Inizia lunedì prossimo, 30 marzo, il processo per la morte di Claudio Pierini. Claudio era dipendente di Unicoop Firenze da molti anni e svolgeva la sua attività presso i magazzini di Scandicci. La mattina del 21 luglio 2011 Claudio stava lavorando nel reparto profumeria del grande centro di stoccaggio. In base alla ricostruzione dei carabinieri e degli addetti della sicurezza sul lavoro dell'Azienda sanitaria, l'operaio non si sarebbe accorto di una chiazza oleosa (causata dallo sversamento di un flacone di olio di mandorle, secondo i rappresentanti della Rsu) che si trovava sul pavimento. Nel percorrere quel tratto col muletto  avrebbe perso il controllo del mezzo, finendo contro una scaffalatura.

Il colpo è stato tremendo, tanto che Claudio Pierini ha rotto lo sterzo con il petto. Immediatamente si è accasciato a terra; i colleghi hanno chiamato il 118, che ha inviato sul posto un'ambulanza. All'inizio l'uomo era cosciente, poi - probabilmente per i vasti traumi interni riportati - ha perso conoscenza andando in arresto cardiocircolatorio. E non c'è stato niente da fare.

Ai dirigenti di Unicoop Firenze si contesta di aver disatteso le indicazioni del medico aziendale del lavoro, per il quale Claudio Pierini, per motivi di salute, non avrebbe dovuto svolgere quel compito che gli è stato poi fatale.



27 marzo 2015



20 marzo 2015

COOP ADRIATICA, ESTENSE E NORDEST: I CDA VOTANO PER LA FUSIONE


Nasce un colosso Coop tutto emiliano con 4,2 miliardi di fatturato, 26mila dipendenti, 3,5 miliardi di prestito sociale







Questa volta pare quella buona. Oggi si sono riuniti i Cda di Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest nelle loro rispettive sedi e hanno votato unanimemente una delibera di indirizzo, il primo passo di un percorso che porterà le tre coop del Distretto Adriatico a fondersi in un'unica realtà. Stiamo parlando d'una mega coop con 4,2 miliardi di fatturato, quasi 20.000 dipendenti, 334 punti di vendita di cui 45 ipermercati, 2.600 soci di cui circa 460.000 soci prestatori per un prestito sociale complessivo di 3,5 miliardi di euro. I punti vendita sono presenti in Emilia, Veneto, Friuli, Lombardia, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata e attraverso partnership con altre coop, anche in Sicilia, Campania e Lazio.

Si è parlato spesso in passato di fusioni nel mondo delle coop della Gdo, ma alla fine non se n'è fatto nulla. Svanita la fusione delle coop del Distretto Nordest, forse solo voci per quella tra Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno. Si è parlato anche di una fusione tra Coop Estense e Nordest, ma l'arrivo di Coop Adriatica, la realtà del mondo coop più efficiente dinamica e rappresentativa, dà a questa fusione uno spessore assai rilevante. L'asse in Coop Italia, già fortemente sbilanciata a favore delle Coop emiliane, rischia di diventare monopolizzante, con l'altro colosso, Unicoop Firenze, sempre più isolata e confinata in una sola regione.
 
Coop Estense, che tra le tre realtà è quella con i problemi maggiori, è alle prese con una ristrutturazione degli organici dei punti vendita in Puglia dove sono a rischio ben 230 dipendenti. Sarà interessante vedere come nella fusione verranno gestiti i naturali esuberi che saranno tutti amministrativi e dirigenziali. Si adopererà anche in quella circostanza il metodo pugliese?


20 marzo 2015


17 febbraio 2015

UNICOOP FIRENZE: SUO FRATELLO MORI' SUL LAVORO, ORA E' A RISCHIO IL RISARCIMENTO





 




Una segnalazione di Unicoop Firenze ai servizi sociali sulla presunta incapacità del fratello di Claudio Pierini, morto nei magazzini della stessa Unicoop mentre lavorava, mette a rischio il risarcimento. La vicenda ricostruita nell'articolo di Fabrizio Morviducci per La Nazione.


Non bastava la tragedia di una morte sul lavoro. Per il fratello di Claudio Pierini, l'uomo che ha perso la vita ai magazzini Unicoop Firenze di via dei Pratoni nel 2011, anche l'umiliazione di finire di dover finire sotto amministrazione di sostegno. Un'umiliazione con altre conseguenze: il rischio di perdere la costituzione di parte civile nel processo penale che vede imputati per omicidio colposo tre dirigenti di Unicoop per la morte del fratello. Ma è durante la prima udienza che sarebbe emerso l'assurdo.

«Abbiamo saputo - ha detto l'avvocato di Pierini, Mattia Alfano - che era arrivata una segnalazione ai servizi sociali di Scandicci riguardo una presunta incapacità del fratello della vittima a gestire il patrimonio. Per questo era stato nominato un amministratore di sostegno. Una decisione presa con un'unica visita da parte dei servizi sociali. Il pm così ha richiesto un amministratore di sostegno; il giudice lo ha nominato, prenderà servizio il prossimo 14 marzo. Noi abbiamo presentato ricorso, ma il rischio è che se non fosse accolto, il fratello di Pierini perderà il suo ruolo di parte civile e il risarcimento per la morte del fratello, almeno in sede penale. Chi ha presentato la segnalazione ai servizi sociali? L'amministratore ha dichiarato davanti al giudice che è stata Unicoop Firenze a chiedere l'interessamento dell'assistente sociale di Scandicci».

Quindi proprio la controparte processuale avrebbe chiesto l'intervento per far dichiarare incapace il fratello di Claudio Pierini. «Il 30 marzo - ha concluso l'avvocato Alfano - si terrà la nuova udienza del processo. E la pronuncia del giudice sul nostro ricorso è necessaria. Voglio comunque che si sappia che il mio assistito, dalla morte del fratello ha utilizzato il primo denaro ricevuto per chiudere debiti e bollette arretrate; ha vissuto con una provvisionale versata da Unicoop.»

Una vicenda assurda: Claudio Pierini è deceduto nel luglio 2011 mentre era al lavoro. Ha perso il controllo del suo mezzo mentre stoccava merci all'interno del grande magazzino di approvvigionamento in via dei Pratoni. Oggi, a distanza di quattro anni, non è ancora finita. La lunga battaglia di carte bollate per avere giustizia dopo quel tragico incidente si arricchisce di un nuovo episodio, non proprio edificante.


17 febbraio 2015

Fabrizio Morviducci

La Nazione

16 febbraio 2015

MORTO SUL LAVORO, SE LA COOP SI DIMENTICA DI CLAUDIO PIERINI

E' una storia che risale al 2011. Ma che oggi, a quattro anni di distanza, vede compiere un passo verso l'ingiustizia.








Un morto sul lavoro. Ai magazzini di approvvigionamento della Unicoop Firenze in via Pratoni a Scandicci. Il primo in tanti anni. Un procedimento penale in corso con tre indagati per omicidio colposo. E l'inizio di una storia che sembra avere come protagonisti i forti contro i deboli. Con i primi che provano ad approfittarsi dei secondi in una vicenda che non tutela i diritti di un uomo. Non tutela il diritto al dolore, alla sofferenza, alla dignità. Ad un risarcimento per la morte di una persona cara avvenuta in circostanze tutte da chiarire. Per dare giustizia, se solo bastasse, alla morte di un uomo. Da quel giorno Mattia Alfano, avvocato fiorentino, si batte con determinazione, insieme al collega Guido Ferradini, per garantire i diritti di un uomo morto sul posto di lavoro.
E' una storia che risale al 2011. Ma che oggi, a quattro anni di distanza, vede compiere un passo verso l'ingiustizia.

I FATTI - Claudio Pierini muore il 21 luglio 2011 mentre lavorava. Stava effettuando delle manovre con un muletto nel reparto profumeria del centro di stoccaggio. Una chiazza d'olio sul pavimento non era stata asciugata e nel percorrere quel tratto col muletto Pierini ha perso il controllo del mezzo, finendo contro una scaffalatura e subendo un impatto violentissimo. Un'agonia atroce durata qualche minuto tra lo strazio dei colleghi. Poi la morte.

LA SOLIDARIETA' DEI COLLEGHI - Moltissime le parole di solidarietà verso la famiglia ed i lavoratori. Anche dall'Unicoop Firenze che in quelle ore diffonde un messaggio di cordoglio stringendosi “attorno alla famiglia” a cui esprime “vicinanza e dolore per quanto accaduto”. I colleghi di Pierini iniziano una colletta di solidarietà per i cari. Un affetto encomiabile, commovente. Disperatamente utile. 10.000 euro per chi aveva lasciato. Un piccolo, quantomai grande, contributo di solidarietà da chi, per anni, ha condiviso la stessa divisa da lavoro.

E' MORTO UN UOMO - Perché “il morto sul lavoro” è anche un uomo. Con tutti quelli che possono essere i problemi che hanno le persone e che lasciano fuori dalle fabbriche e dalle aziende. E quei colleghi sapevano che le ore passate in quei magazzini da Claudio Pierini servivano a mandare avanti una situazione economica familiare non facile, come le tante che affliggono molti italiani. Affitto di casa, condivisa con il fratello rimasto senza lavoro dopo il fallimento della propria ditta di artigiano, bollette, rate della macchina. La vita quotidiana con un solo stipendio per due persone. Quella tragedia si abbatte su quella famiglia come un ciclone.

PROBLEMI ECONOMICI - Non ci sono risparmi in casa e quei soldi raccolti dai colleghi servono per pagare il funerale e correre a saldare gli affitti arretrati e le bollette delle utenze ormai disattivate. Denaro che finisce velocemente proprio per pagare quei debiti accumulati. Questo sarà un problema in tutta la vicenda. Arriveranno anche gli emolumenti del tfr di Claudio Pierini. Soldi che gli spettano, nessun regalo o atto di generosità.

PROBLEMI DI SALUTE – Emergerà anche che Claudio Pierini, morto a Luglio 2011, da Marzo era in possesso di un certificato di medicina del lavoro che gli vietava l'utilizzo di macchine di movimentazione a causa dell'assunzione di un farmaco che ne avrebbe limitato i riflessi. Quindi Claudio Pierini non poteva e non doveva guidare quel muletto che lo ha portato incontro alla morte.

LA GIUSTIZIA – Ad una incredibile ed incomprensibile distanza di quattro anni ad oggi è in corso un procedimento penale che vede tre indagati per omicidio colposo, due amministratori ed il responsabile del magazzino Unicoop. La famiglia Pierini si è costituita parte civile ed è rappresentata dagli avvocati Alfano e Ferradini.

QUALI DIRITTI? - Ma quel che accade oggi, lascia increduli e apre un oscuro sipario su alcune dinamiche che lasciano poco spazio alla tutela dei diritti di un lavoratore ma prima ancora a quelli di un uomo. Perchè quella situazione di difficoltà economica sarà oggetto di discriminazione.

LA COOP SEGNALA LA FAMIGLIA AI SERVIZI SOCIALI: “INCAPACI DI GESTIRE SOLDI” - Sarà un funzionario di Unicoop a segnalarla ai servizi sociali. A chi scrive appare una forma di autotutela cercando qualsiasi via d'uscita davanti ad un risarcimento danni che si prospetta estremamente importante anche per le responsabilità oggettive dell'azienda rilevate fin dai primi momenti dopo la morte di Claudio Pierini. Una segnalazione squalificante anche verso la memoria dell'uomo a cui si imputa di avere un fratello che non è in grado di gestire il patrimonio economico. Quando questo signore ha avuto la sola colpa di aver completamente ripianato i debiti accumulati e di aver vissuto con altri 50.000 euro di provvisionale pagati da Unicoop.
Un'azienda evidentemente preoccupata per l'esborso economico del risarcimento e che a loro dire garantirebbe al fratello un patrimonio che lui non sarebbe capace di amministrare.

“FRATELLO DEL MORTO INCAPACE AMMINISTRARE SOLDI” - E qui va in scena ciò che lascia senza parole. Ma anche senza diritti. Unicoop segnala appunto la situazione ai servizi sociali che con un' unica visita, redigono una relazione in cui si tratteggerebbe una condizione di incapacità della gestione delle cose da parte del fratello del Pierini. In pratica è incapace di intendere e di volere.

“DATE UN AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO” - Così viene chiesto dal pm un amministratore di sostegno che il giudice del tribunale di Firenze nomina e che il prossimo 14 marzo prenderà ufficialmente il suo incarico. E il fratello di Claudio Pierini perderà i suoi diritti. Sarà controllato perchè incapace. In pratica il giudice concorda con Unicoop sul fatto che il fratello del Pierini sia incapace di gestire una ingente somma di denaro e che lui e la moglie sono in un lungo stato di disoccupazione. Quasi voluta, appare capire dalle conclusioni del giudice.

LA DISOCCUPAZIONE E' UNA COLPA - Quasi come se per un uomo, lo stato di disoccupazione fosse una colpa personale. Una punizione da espiare. Come se per un 50enne, che ha sempre lavorato nella sua ditta di imbianchino con il proprio furgone, sia facile ripartire dopo essere fallito con la propria piccola attività, aver perso il lavoro, la dignità e forse molta della stima in se stesso.
Questa per il giudice è la colpa del fratello di Pierini. Colpevole forse anche di aver avuto una forma depressiva dopo la morte tragica di un fratello.

“LIMITATA LIBERTA' DI UN UOMO SENZA MOTIVO” - “E' stata limitata la libertà personale di un uomo senza una perizia di un Ctu, senza alcuna visita specialistica– scrive l'avvocato Alfano nel suo reclamo contro la decisione del tribunale di nominare un amministratore di sostegno – senza che ci sia stato un contraddittorio o che semplicemente il signor Pierini venisse chiamato a poter rispondere di queste azioni di incapacità che gli venivano imputate”.

"NESSUNA CERTIFICAZIONE MEDICA" - "Non esiste documentazione sanitaria che consenta di ritenere il Pierini sia infermo o menomato a livello fisico o psichico in misura tale da rendere impossibile provvedere ai propri interessi” scrive il legale sottolineando come "la conclusione, davvero incredibile a cui giunge l'assistente sociale è quella per cui il Pierini non sarebbe stato in grado di gestire i suoi averi quando con le somme ricevute ha saldato i debiti pregressi accumulati con il fratello".

E' un appello ai diritti civili quello dell'avvocato Mattia Alfano nel suo reclamo. Che si scontra solo con il cinismo processuale di una cooperativa che al lavoratore in questo caso non pensa e non ha pensato. E che lascia da parte anche la dignità umana davanti alla forza dei soldi. Una vicenda, quella della morte di Claudio Pierini, che continueremo ad approfondire nei prossimi giorni con altri articoli e documenti. Non capiamo come un giudice possa accogliere la richiesta della parte imputata di privare dei propri diritti la parte offesa. Non lo capiamo soprattutto quando vediamo che è l'azienda contro il suo lavoratore morto. Quando l'azienda dispiaciuta pensa a come risarcire il meno possibile un proprio lavoratore morto. Quando si negano i diritti. Quando si è deboli. E quando i forti provano ad approfittarsene. 



16 febbraio 2015

Matteo Calì

http://www.ilsitodifirenze.it

03 febbraio 2015

PRESTITO SOCIALE, I RENDIMENTI DELLE COOP NEL 2015



I recenti casi dei crac di alcune Coop ripropongono il problema delle tutele e della sicurezza dei risparmi dei soci prestatori

Possiamo comunque notare che per quanto riguarda le remunerazioni dei soci, le nove coop della grande distribuzione si muovono in ordine sparso. Segue un quadro aggiornato






Si parla ancora troppo poco del prestito sociale delle cooperative e dei vari aspetti, soprattutto quelli legati alla sicurezza e alla trasparenza. I recenti casi di cronaca che hanno coinvolto due coop friulane, la storica Coop Operaie di Trieste e la CoopCa, dovrebbero invece far maggiormente riflettere. Se poi usciamo dall'ambito della distribuzione e passiamo all'edilizia, i casi che vedono travolti i soci prestatori si moltiplicano, partendo da quello della Coopcostruttori di Argenta al recente crac della Orion. Milioni di euro di piccoli risparmiatori immolati sull'altare di una cooperazione che non li tutela adeguatamente, ma beffati forse anche dalla loro ingenuità. Ci sono infatti dei miti duri da sfatare, come quello che le coop non possono fallire perché ben amministrate o per antichi retaggi ideologici. Da questo punto di vista lo slogan La Coop sei tu si è rivelato efficacissimo, ma non proprio veritiero.

Quel milione e duecentomila soci prestatori che riversano sui libretti delle nove maggiori Coop della grande distribuzione circa 11 miliardi, dovrebbe essere più informato, più attento e più partecipe, vista la carenza di controlli e trasparenza che periodicamente emerge con i disastri a cui abbiamo accennato. In buona sostanza invece il socio coop tipico
si rimette alla fiducia incondizionata che ripone nella Coop. Sarà bene ricordare invece che il prestito sociale coop non è presidiato da Bankitalia, né assistito dai fondi di garanzia che viceversa proteggono la clientela bancaria fino a 100mila euro per depositante e che le regole che lo disciplinano sono lasciate all'autodeterminazione delle singole Coop e le verifiche affidate al controllo interno. Per essere ancora più chiari, stiamo parlando d'un mondo autoreferenziale che rifugge a qualsiasi controllo esterno. Fatta questa doverosa premessa mostriamo come le nove maggiori coop remunerino i soci prestatori con modalità ed interessi diversi che di seguito mettiamo a confronto. I rendimenti sono al netto della ritenuta fiscale del 26%. I dati si riferiscono ai bilanci del 2013.

Le Coop Emiliane (Distretto Adriatico)

Coop Adriatica
Patrimonio netto 942,9 milioni
Utile di esercizio 32,8 milioni
Soci 1.258.000
Soci prestatori 248.771

Prestito sociale 2.079 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015
Fino a 15.000 euro - 0,59%

Da 15.001 a 25.000 - 1,04%
Da 25.001 a 36.000 - 1,55%

Coop Consumatori Nordest
Patrimonio netto 796,4 milioni
Utile di esercizio 8,3 milioni

Soci 628.906
Soci prestatori 120.039

Prestito sociale 1.381 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 3.000 euro - 0,30%

Da 3.001 a 16.000 - 0,44%
Da 16.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85%
La cooperativa ricorre inoltre ad un complesso sistema di incentivi per il quale rimandiamo a
questa pagina

Coop Estense
Patrimonio netto 678,7 milioni
Utile di esercizio 7,3 milioni

Soci 693.171
Soci prestatori 88.990

Prestito sociale 809 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 9.000 euro - 0,555%

Da 9.001 a 18.000 - 0,74%
Da 18.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85% 


Le Coop del distretto Nordovest

Coop Lombardia

Patrimonio netto 489,6 milioni
Utile di esercizio 3,2 milioni

Soci 1.055.852
Soci prestatori 107.192

Prestito sociale 1.095 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26% 


Novacoop
Patrimonio netto 720,5 milioni
Utile di esercizio 10,2 milioni

Soci 718.043
Soci prestatori 78.433

Prestito sociale 736 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26%

Coop Liguria
Patrimonio netto 660,3 milioni
Utile di esercizio 25 milioni

Soci 540.628
Soci prestatori 88.486

Prestito sociale 672 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 4.000 euro - 0,59%

Da 4.001 a 17.000 - 0,67%
Da 17.001 a 27.000 - 0,96%
Da 27.001 a 36.093 - 1,55%

Le Coop del centro Italia (Distretto Tirrenico)

Unicoop Firenze
Patrimonio netto 1.442 milioni
Utile di esercizio 26,8 milioni

Soci 1.225.000
Soci prestatori 247.779

Prestito sociale milioni 2.230

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015

Per qualsiasi importo fino a 35.500 euro - 0,74%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° marzo 2015
Prestito vincolato a 18 mesi - 1,48%


Unicoop Tirreno
Patrimonio netto 258,6 milioni
Utile (perdita) di esercizio -24,3 milioni

Soci 942.466
Soci prestatori 121.200

Prestito sociale milioni 1.164

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 5.000 euro - 0,44%

Da 5.001 a 25.000 - 0,63%
Da 15.001 a 25.000 - 1,11%
Da 25.001 a 35.000 - 1,48%
 

Coop Centro Italia
Patrimonio netto milioni*
Utile (perdita) di esercizio*

Soci  525.000
Soci prestatori 88.000

Prestito sociale milioni 630.000
*Dati non reperibili in rete

 

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Per qualsiasi importo fino a 36.093 euro - 0,52%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° gennaio 2015
Prestito vincolato a 12 mesi - 0,92%

Prestito vincolato a 24 mesi - 1,48%
Prestito vincolato a 36 mesi - 1,85%



3 febbraio 2015

 


17 dicembre 2014

PROCESSO UNICOOP FIRENZE TRE ANNI DI UDIENZE MA ERA TUTTO INUTILE

In sei sotto accusa per non aver valutato i rischi per i dipendenti

Reati prescritti prima del rinvio a giudizio

La rabbia degli operai


«NON contesto niente. Ma chiedo di capire come sia stato possibile fare un processo per malattie professionali che all'ultimo momento, dopo parecchie udienze, d'improvviso sono state dichiarate prescritte. Prescritte addirittura in data precedente al rinvio a giudizio, anzi prima ancora dell'avvio dell'inchiesta».

Giorgio Stefanini è un dipendente di Unicoop Firenze ed è un cittadino che non riesce a comprendere come la giustizia possa essere tanto contraddittoria. Con il collega Luigi Del Prete si era costituito parte civile in un processo nel quale due dirigenti di Unicoop Firenze e quattro medici erano accusati di lesioni colpose aggravate per non aver valutato i rischi legati alla movimentazione manuale dei carichi da parte degli addetti al magazzino di Scandicci e per non aver attuato le necessarie misure di prevenzione. Stefanini e Del Prete lavoravano su muletti privi di servosterzo, con i quali dovevano sollevare pancali, talvolta pesantissimi, facendo leva sui manubri. Ad ambedue, come ad altri colleghi, sono state diagnosticate anni fa ernia del disco e lesioni alle braccia, «con aumento all'insorgenza di nuove patologie». Stefanini lavora ancora oggi sui muletti. Del Prete è in pensione. Insieme sono tornati in tribunale per esprimere il loro sconcerto sull'esito del processo. Al loro fianco c'è Gabriele Rinaldi dell'Unione sindacale di base, a cui si deve - spiegano - un miglioramento delle condizioni di lavoro.

La denuncia della Asl - ricordano - risale al 2004. Il fascicolo d'inchiesta porta la data del 2008. Il 30 giugno 2010 la procura cita a giudizio per lesioni colpose due dirigenti Unicoop e quattro medici. Il processo parte a singhiozzo. Prima finisce davanti a un giudice onorario, poi viene assegnato al giudice Breggia che fissa un fitto calendario ma poi passa ad altro incarico, infine approda davanti al giudice Francesco Maradei. Si tengono varie udienze, vengono sentiti molti testimoni. il 26 giugno 2014 il processo è alle battute finali. In udienza arriva, al posto del collega Paolo Canessa, il pm Massimo Bonfiglio, che prende la parola per sostenere che tutte le accuse sono ormai prescritte. «Il mio avvocato - ricorda Stefanini - ha obiettato che nel 2007 mi era stata diagnosticata una nuova patologia alle braccia, e infatti nel 2010 mi è stata riconosciuta un'altra malattia professionale. Non è servito a nulla. Il giudice si è ritirato e poi ha dichiarato prescritte tutte le accuse». Nella motivazione ha spiegato che la data di consumazione del reato va fissata al momento dell'insorgenza della malattia, e nel caso di Stefanini ha ritenuto «addirittura inverosimile che da un infortunio patito nel 1998 possa essere insorta nuova malattia agli arti superiori nel 2007, per cui tale patologia deve essere considerata solo come un aggravamento della prima, conseguente all'unico infortunio contestato, quello del 1998». Stefanini commenta: «Spiegatemi perché ci sono voluti tanti anni per dirci che il processo era del tutto inutile».


16 dicembre 2014

Franca Selvatici

La Repubblica


14 dicembre 2014

LE COOP RIPARTANO DAL MONDO DI TOLMEZZO

Forse Legacoop dovrebbe fare un congresso straordinario a Tolmezzo. La piccola cittadina della Carnia rappresenta simbolicamente tutto quello che nel mondo Coop non funziona, da Carminati e Mafia Capitale al crac di CoopCa, passando per quello di Coop Operaie


Tolmezzo è un paese di 10.000 abitanti in provincia di Udine, nel cuore della Carnia. Il caso ha voluto che due vicende che impattano fortemente col mondo Coop, diverse per importanza e motivi, abbiano a che fare con questo paese a pochi chilometri dal confine austriaco. Anche il mondo delle Coop è arrivato ad un confine: quello tra legalità e malaffare e tra opacità e trasparenza.

A Tolmezzo, per l'esattezza nel carcere di massima sicurezza, sono stati trasferiti Massimo Carminati e gran parte degli arrestati nell'inchiesta Mafia Capitale che ruota intorno agli affari della famigerata Coop 29 Giugno e al suo presidente, Salvatore Buzzi.

A Tolmezzo si sta affannosamente cercando di salvare CoopCa, Coop Carnica, che ha richiesto il concordato preventivo. La prossima settimana potrebbe essere decisiva con l'incontro tra il vice presidente della Regione Friuli, Sergio Bolzonello, per capire se ci sono i presupposti per un salvataggio. In ballo ci sono 650 dipendenti e 30 milioni di prestito sociale versati da 3.000 soci. La vicenda di CoopCa segue a breve il disastro dell'altra storica coop friulana della distribuzione, più grande nelle dimensioni e nel tonfo, le Coop Operaie di Trieste e Istria, anno di nascita 1903. Anche qui a ballare sono i 600 dipendenti e oltre 100 milioni di prestito di 17.000 soci. La Procura di Trieste ha chiesto al tribunale civile di dichiarare il fallimento delle Coop Operaie e l'immediata adozione di provvedimenti atti a tutelare il patrimonio con nomina di un ufficiale giudiziario. Questo dopo la scoperta di un'enorme bolla finanziaria costituita da cessioni di immobili a società controllate dalle stesse Cooperative Operaie.

Il Prestito Sociale rappresenta da sempre per le Coop più strutturate, ma anche per quelle di minori dimensioni, una risorsa importantissima. Le Coop della grande distribuzione, le cosiddette 9 sorelle (Unicoop Firenze, Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest, Coop Estense, Unicoop Tirreno, Coop Liguria, Coop Lombardia, Novacoop e Coop Centro Italia) raccolgono complessivamente 11 miliardi di risparmi dei soci prestatori. Una potenza di fuoco impressionante. La gestione e i controlli che attengono al prestito sociale sono oggetto di critiche da tempo. In particolare si punta il dito su un sistema dove i controlli sono scarsi e affidati alle stesse coop che non sempre brillano per trasparenza. Un mondo autoreferenziale che non viene sottoposto al vaglio di organismi esterni come invece sarebbe d'uopo. Il prestito sociale delle Coop poggia fondamentalmente su tanta fiducia e poche tutele. Abbiamo scritto più volte della disinvoltura con cui alcuni colossi Coop si lanciano in operazioni finanziarie discutibili, come l'acquisto di Fondiaria-Sai da parte di Unipol o del disastro della partecipazione di Unicoop Firenze in Monte Paschi, costata almeno 400 milioni, dilapidazione di risorse che non ha avuto nessuna conseguenza sui dirigenti responsabili.

Dall'altra parte lo scandalo Mafia Capitale mette il carico da undici su un sistema in cui anche in questo caso controlli e trasparenza paiono lontani come Plutone dalla Terra. E non è certo un fulmine a ciel sereno. Nel tempo ne abbiamo viste purtroppo di vicende torbide. Basti pensare al Mose o all'Expo. E Legacoop? Come al solito balbetta, proprio ora che ha un suo uomo in un ministero chiave. Anzi, balbetta pure lui. Le frasi sono sempre le solite. Ecco cosa dichiarava nel giugno scorso il presidente di Legacoop Veneto, Adriano Rizzi, dopo lo scandalo Mose: «Bene le dimissioni dei coinvolti, cooperazione in campo per il cambiamento». E ora dopo la vicenda della Coop 29 giugno ecco che di nuovo si fa la faccia feroce. Parla Mauro Lusetti, neo presidente di Legacoop nazionale che ha sostituito Poletti: «Fuori subito chi tradisce i nostri valori». Ora, quel subito induce quantomeno a qualche sorriso, se non ad un ghigno. Anche uno dei più apprezzati cooperatori, Adriano Turrini presidente di Coop Adriatica, fa sentire la sua voce: «Tolleranza zero e rinnovamento». Vedremo. Tutto questo invocare misure drastiche quando sotto il naso ti hanno fatto passare di tutto, lascia qualche comprensibile riserva. Ci limitiamo a constatare che finora si è ignorato per negligenza o per altro, il Problema, mentre la slavina via via assumeva dimensioni sempre più preoccupanti.

Il ministro Poletti ha poco da indignarsi per la nota foto in cui è ritratto a cena con i sodali che sappiamo. E' stato a capo di Legacoop per ben 12 anni. Dovrebbe rispondere non della singola cena, ma di come funziona il mondo Coop. Ecco cosa dovrebbe spiegare Giuliano Poletti. Legacoop vuol fare finalmente un'operazione di profonda pulizia e trasparenza? Prenda coraggio e proceda davvero e celermente, altrimenti la slavina sarà un'enorme valanga e sbandierare il mondo valoriale Coop a quel punto non servirà.


14 dicembre 2014



08 novembre 2014

UNICOOP FIRENZE E' USCITA DA MPS, MA NESSUN DIRIGENTE HA PAGATO



Unicoop Firenze è uscita definitivamente da Mps, ma come si è arrivati a questo disastro?

Una ricostruzione storica che ne ripercorre le tappe principali, il contesto e i gravi danni






Giovedì 6 novembre scorso, il presidente del consiglio di gestione di Unicoop Firenze, Golfredo Biancalani, ha confermato che Unicoop Firenze è uscita completamente e "definitivamente" da Mps. Per noi - ha detto - Mps è un capitolo chiuso, siamo usciti nel secondo semestre 2013 ed è una scelta definitiva.

E fa bene a chiarirlo, Biancalani, dopo le tante reticenze sulla vicenda della partecipazione della coop fiorentina nella "più antica banca del mondo" e le ingenti perdite riportate e quantificabili in circa 400 milioni di euro. Fa bene perché Mps si trova di nuovo ad affrontare i marosi della finanza e in prossimità dell'ennesimo aumento di capitale che avrebbe costretto anche Unicoop, se fosse rimasta nell'azionariato, a mettere nuovamente mano al portafoglio. Inutile ricordare che siamo stati da sempre critici su questa operazione finanziaria e alla luce dei fatti, a ragione. Ai colleghi e ai soci prestatori sarà utile per una riflessione sapere che nessuno dei dirigenti apicali e non, responsabili di questo immane disastro, ha pagato in termini di carriera per quello che è stato il più grande depauperamento di risorse della storia di Unicoop Firenze. Anzi, Campaini, il presidente storico che ha seduto a lungo del Cda di Monte Paschi insieme a Mussari e Vigni è stato nominato, nel giugno scorso,  presidente onorario di Unicoop Firenze, carica creata ad hoc per lui, non si sa con che remunerazione. A questo punto la Coop Fiorentina ha presidenti ad abundantiam, ben tre. Il già citato Biancalani quale presidente del consiglio di gestione, Daniela Mori presidente del consiglio di sorveglianza al posto di Campaini che diventa presidente onorario.

Sarà però utile un riassunto cronologico di come siamo arrivati a mettere la parola fine alla partecipazione di Unicoop in Mps tanto discutibile più che discussa, visto che la Coop fiorentina ne ha sempre parlato solo quando costretta dalle pressioni giornalistiche, evitando con cura l'argomento.

Com'è cominciata

Unicoop Firenze comincia ad investire nella banca senese tra il 2002 e il 2003. Negli anni successivi la partecipazione salirà fino ad assestarsi attorno ad una quota di poco inferiore al 3%. L'intenzione era quella di sostenere la Fondazione MPS creando uno zoccolo duro nell'azionariato nel tentativo di vincolare la banca al territorio e offrire servizi finanziari ai soci. Dice Campaini: L'ingresso risale al 2002-2003, periodo in cui era forte il timore che gli istituti bancari diventassero preda dei concorrenti stranieri. In più si stava discutendo di introdurre una norma che imponesse alle fondazioni bancarie di scendere sotto il tetto del 30% nella proprietà degli istituti: in sostanza si voleva ridimensionare il ruolo delle Fondazioni e permettere l'ingresso di nuovi soggetti nel mondo bancario. Decidemmo di fare l'operazione sulla base di due considerazioni. Primo, ci interessava garantire la permanenza del momento decisionale della banca sul territorio toscano.[...] In Toscana non sarebbe rimasta una banca vera e propria se anche il Monte fosse stato inglobato nel gioco delle compravendite bancarie. Diventando soci del Monte, puntavamo a potenziare la componente toscana della banca [...] La seconda considerazione che ci ha mosso è stata il desiderio di creare con il Monte nuovi servizi finanziari per i nostri soci a condizioni vantaggiose. Va reso noto un altro pensiero di Campaini per cui la borsa è sinonimo di speculazione e incompatibile con la cooperativa, egli sostiene infatti: Per quanto mi riguarda, sono del parere che la Borsa sia assolutamente incompatibile con la società cooperativa, sono due cose agli antipodi. La Borsa è fatta esclusivamente di capitali, le cooperative sono società di persone. Poi, come ho già detto in precedenza, Borsa è sinonimo di speculazione, acquisto azioni perché voglio guadagnarci sopra. Come potete notare siamo in un gorgo di contraddizioni, ma volendo tracciare un esile ponte tra affermazioni così antitetiche si può cercare affannosamente di interpretare che obtorto collo Campaini e Unicoop Firenze abbiano superato antiche remore puntando ad un investimento in borsa che non si stancheranno mai di definire strategico. E' una paroletta che non significa un gran che, borsa e Coop sono concettualmente agli antipodi, ma in buona sostanza si vuol sostenere che l'investimento in Mps non è di tipo strettamente finanziario, quindi speculativo, ma stabile e tende a rafforzare la toscanità della banca. Con questa lunga, ma doverosa premessa passiamo alle date successive.

Le tappe successive dell'investimento strategico e un pizzico di trading

Fino al 23/12/2005 risultava in Consob una
comunicazione (si veda sotto la colonna "situazione precedente") per cui la quota di Unicoop Firenze era del 2,427%.

Tra l'aprile del 2009 e il maggio del 2011 il numero delle azioni possedute è di 185.176.232, come si può verificare a pag. 29 di questo documento e a pag. 3 di quest'altro, pari al 2,76%.

Al 29 marzo 2012 la quota risulta essere del 2,727% come si può leggere dal prospetto Consob sotto la colonna "situazione precedente". 

Al 27 aprile 2012 le azioni, dopo l'adesione all'aumento di capitale della banca, salgono a 318.503.114 come si può leggere a pag. 44 del documento di registrazione depositato presso la Consob. La quota è del 2,73%

Al 29 aprile 2013 però le azioni salgono inaspettatamente a 430.403.114 pari al 3,68%.
Si veda pag. 53 del documento di registrazione depositato presso la Consob. Quindi Unicoop Firenze ha acquistato un ulteriore pacchetto di 111.900.000 azioni, come si può leggere in questo articolo.

Al 18 luglio 2013 però, Unicoop risulta aver già rivenduto le 111.900.000 azioni, tornando al precedente quantitativo di 318.503.114, come si può leggere a pag. 51 del documento di registrazione depositato presso la Consob. La quota è di nuovo al 2,73%. In pratica Unicoop Firenze ha effettuato attività di trading comprando e rivendendo quel pacchetto di azioni. Alla faccia della borsa che è speculazione, oppure proprio per questo. Al 26 novembre 2013 Unicoop Firenze risulta scesa al 1,776%, come da prospetto Consob.

Siamo all'epilogo. Le quote sotto il 2%, non rilevanti, scompaiono dai prospetti della Consob. Biancalani dichiara che l'uscita completa è stata effettuata nel corso del secondo semestre del 2013. Bisogna ritenere che il 1,776% sia stato venduto entro il 31/12/2013, visto che a fine novembre risultava ancora.

Le perdite riportate a bilancio

Finora Unicoop Firenze ha svalutato le azioni Mps una prima volta nel bilancio del 2008 per 189 milioni e in seguito nel bilancio 2012 per 197,9 milioni per un totale di 387 milioni. Va inoltre aggiunto il pasticcio del cosiddetto prestito Fresh, per il quale rimandiamo a
questo articolo
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Il prestito sociale di Unicoop Firenze

Ha risentito molto del clima di sfiducia generato dal coinvolgimento della Coop fiorentina nell'azionariato di Mps. Basti pensare che esso ammontava a ben 2,814 miliardi di euro alla fine del 2010 ed è sceso a 2,229 miliardi alla fine del 2013. E' ovvio che sul decremento del prestito abbia influito anche la crisi, ma basta un raffronto con il prestito sociale delle altre grandi Coop per rendersi conto che la fuga dai libretti in Unicoop Firenze è stata di misura ampiamente più marcata, e spiegabile in queste proporzioni solo con l'effetto negativo della partecipazione in Mps.

A futura memoria

In conclusione di quella che rimane forse la pagina più nera di Unicoop Firenze, la cooperativa ha tradito un mandato etico investendo i soldi dei soci in attività finanziarie rischiose che nulla hanno a che vedere coi valori mutualistici; ha depauperato enormi risorse che potevano essere investite altrimenti; ha fallito nel progetto dell'investimento strategico che mirava a vincolare, a fianco della Fondazione Mps, la banca al territorio. Ha inoltre danneggiato la propria immagine e procurato giustificati motivi di preoccupazione nei soci prestatori e nei dipendenti. A fronte di tutto questo disastro nessuno ha pagato.