Poche centinaia di euro, contratti "pericolosi" o direttamente in nero
Alcune sono addirittura socie dei negozi, ma se restano incinte perdono il lavoro
"Siamo quasi tutte donne. N'uomo quando ce l'avrebbe tutta sta' pazienza?". Alessia piega sul bancone una maglietta che mi sono appena provata - stile indiano ma rigorosamente Made in China - in un ne
gozio di Centocelle molto noto tra gli affezionati dell'etnico. "O dici il nome mio o dici il nome del negozio", mi dice quando le spiego che voglio scrivere un articolo sulle commesse. Ha paura, forse, che qualcuno la licenzi. Ma quando glielo chiedo si mette a ridere e mi fa sentire stupida: "E mica ce l'ho un contratto io. Lavoro ad ore". Mi dice che studia all'università e da quando fa le superiori lavora il week end come commessa a 5 euro l'ora. "Se domandi qui in zona mica ce l'hanno tutte il contratto e se ce l'hanno è d'apprendistato oppure part-time, ma per finta. In busta paga hai 600-700 euro e il resto a nero. Se te 'sta bene è questo, oppure vai a lavorà da un'altra parte. È così". Le chiedo se ha sentito la storia di Sara, la ragazza che lavorava nel negozio Tezenis del centro commerciale Porta di Roma, picchiata dalla datrice di lavoro perché si rifiutava di firmare le dimissioni. Non ne sa niente. Le Iene hanno fatto un servizio sulla sua storia e un gruppo Facebook nato in suo nome ha indetto due sit-in di protesta davanti al negozio, facendolo chiudere. "Hanno fatto bene", dice, e poi non mi dà più retta, comincia a servire un'altra ragazza.
Silvia invece lavora in negozio di vestiti a via del Corso, pieno centro di Roma. Contratto regolare. 1300 euro netti al mese. Tredicesima e malattia. "Ho solo qualche problema per pren
Giusy, invece, ha 24 anni e fa la commessa da poco. Prima lavorava in una specie di call center, e prima ancora in una panetteria. "Ma in panetteria avevo orari assurdi", dice, "e al call center ci sono stata poco, nemmeno due mesi. Qui al negozio sto bene. Mi piace il lavoro". È una ragazza sorrid
Il mondo delle commesse è una specie di vetrina dove sei sempre sotto gli occhi di qualcun
In rete riesco a contattare Bruna. 33 anni. Madre di due figli. Ha lavorato da Intimissimi, che fa parte del gruppo Calzedonia Spa, lo stesso di Tezenis, e ha smesso quando ha partorito la prima volta. Mi spiega che lei era una specie di socia del negozio, mi parla di un'associazione i
Tentata dalla possibilità di maggior guadagno e libertà Bruna accettò. "Era un incubo. Quando vendevi meno dell'anno precedente l'azienda ti mandava la psicologa che ti addossava tutta la responsabilità, dicendo che se vendevi poco significava c
Il contratto di associazione a partecipazione di Bruna non prevedeva la liquidazione né la maternità.
"Quando ero incinta all'ottavo mese mi hanno detto che mi dovevo licenziare. Se non volevo farlo, per mantenere il posto, avrei dovuto trovare un'altra persona e pagarla di tasca mia, visto che er
Abbiamo chiesto un commento a Calzedonia, ma la risposta è stata che l'azienda "per il momento non ha nulla da dichiarare su questo argomento".
Liliana invece ha lavorato in un negozio di sport alla stazione Termini per 4 anni. Alla fine era anche diventata una sorta di responsabile degli altri dipendenti. È stata rapinata tre volte durante
Mentre pen
so che forse aveva ragione Alessia, che quello della commessa è una lavoro da donne che hanno più pazienza, entro in una profumeria della Stazione Termini e mi si avvicina un commesso uomo. Non ho voglia di fargli domande sullo stipendio, la produttività e le vendite. Così do un'occhiata e vado via.13 maggio 2011
Sara Picardo
rassegna.it
1 commento:
Ciao, io sono stata consulente di zona fino a ieri, quando, appena rientrata dalla maternitá, sono stata licenziata in tronco! La motivazione? Poca motivazione da parte mia...che a 28 anni, neolaureata col massimo dei voti e con un master sono stata inviata immediatamente in giro per l'Italia per 3 mesi per seguire il percorso di formazione durante il quale ho avuto modo di cooscere le peggiori persone che potessi incontrare sul lavoro e nella vita. Tornavo a casa per un giorno ogni due settimane, a volte 3, lavoravo h24 e "imparavo" a piegare magliette e ingrucciare reggiseni ( perchè i consulenti devono fare anche questo). Finchè non mi è stata assegnata la zona: Napoli e dintorni. Due mesi ancora fuori casa, in una cittá sconosciuta e complicata dove ho continuato a lavorare h24 e dove dovevo anche trovare il tempo per cercarmi una casa. Dopo qualche mese sono rimasta incinta: al sesto mese di gravidanza avevano assolutamente bisogno del mio aiuto per riallestire un negozio appena rimesso a nuovo: e via con spostamenti di barre di ferro da 2 metri su e giù ( senza alcuntipo di dispositivo antinfortunistico ), sollevamenti di manichini e continui piegamenti sulle ginocchia...poi è emersa una nuova esigenza: sistemare un magazzino polveroso nel pieno del caldo di giugno. Ero sempre incinta!! Ma evidentemente questa non era MOTIVAZIONE e non mi sono impegnata abbastanza...peccato che abbia sempre raggiunto gli obiettivi e abbia anche vinto dei premi budget! Ma la mia maternitá pare sia diventata improvvisamente un handicap, tant'è che il direttore commerciale Enrico Cipriani era (testuali parole) "molto deluso"! Questa è CALZEDONIA SPA.
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