30 maggio 2014

TURIDDO CAMPAINI LASCIA LA PRESIDENZA DI UNICOOP FIRENZE, LUCI E OMBRE DI UNA STORIA DURATA 41 ANNI

Alla fine Turiddo Campaini lascia a 73 anni e mezzo di cui 41 come presidente di Unicoop Firenze

Una figura importante del mondo cooperativo con luci e ombre




Ce lo aspettavamo e, a essere sinceri, un po' lo speravamo anche. Campaini lascia la presidenza del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, ma non definitivamente: probabilmente sarà presidente onorario. Una carica inventata proprio per lui e come per lui si maligna che Unicoop nel 2008 scelse il sistema di gestione duale che è composto da un consiglio d’amministrazione, cui spetta la gestione della società, e di un consiglio di sorveglianza in rappresentanza dei soci, con compiti di controllo. Il fatto era che Campaini, presidente dal 1973, aveva già oltrepassato la soglia dei 65 anni, età in cui per convenzione di solito i manager Coop lasciano per essere ricollocati in altre società sempre orbitanti attorno alle mondo cooperativo.

Parlare di Campaini per noi è complesso, poiché nell'immaginario collettivo dei quasi ottomila dipendenti di Unicoop Firenze ha assunto una presenza che travalica quella del ruolo di presidente. Campaini è una sorta di padre putativo, il grande vecchio silenzioso e saggio, un costante punto di riferimento, una figura rassicurante a cui tutti sono legati. Sarebbe ingeneroso sostenere che dopo 41 anni di presidenza è naturale diventare un'icona. Campaini è amato e rispettato non solo perché siamo abituati alla sua impalpabile presenza da sempre, ma soprattutto perché il rispetto e la stima se li è guadagnati. Così come è stato un punto di riferimento importante per tutto il movimento cooperativo.

Le ragioni di un addio: innanzitutto l'età
I motivi della scelta sono molteplici, alcuni ovvi. E' chiaro che l'età ha un peso rilevante, ma è riduttivo pensare che questo sia il solo elemento che pesa. E' vero che Campaini va verso i 74 anni ed è presidente di Unicoop da 41, dai tempi di Nixon, come ebbe perfidamente da chiosare un lanciatissimo Renzi. Anche il fatto che annunci la sua uscita appena dopo la strabordante vittoria elettorale dell'ex sindaco di Firenze alle europee assume un forte connotato simbolico.

I rapporti col nuovo PD di Renzi
I due non si sono mai amati, e la storia personale di Campaini parla chiaro riguardo le sue posizioni politiche che hanno radici nel partito comunista. Il presidentissimo lascia probabilmente anche perché il suo amato partito non c'è più, Renzi lo ha sminuzzato e ricomposto a sua immagine e somiglianza. E' il mondo di riferimento di Campaini che sta cambiando e lui non lo capisce e non lo vuol capire. Così sono saltati, almeno momentaneamente, i canonici ancoraggi politici e, ultima beffa, Renzi ha scelto un uomo delle Coop come ministro, ma particolarmente vicino alle Coop emiliane (i cugini rivali nella letteratura cooperativa), che considera più dinamiche e più affini
al suo modo di pensare ed agire. Abbiamo negli occhi la foto di un incontro del marzo scorso su una panchina di via Carlo del Prete tra Campaini e Nardella, un tentativo di riallacciare con chi comanda ora. Quell'immagine così malinconica è decisamente emblematica. La scelta di Campaini è forse dettata anche da una tendenza generale ad un giovanilismo aprioristico e un po' superficiale, guarda caso conforme al Renzi pensiero. In buona sostanza il presidente inaugura un rinnovo generazionale che non si fermerà solo alla sua persona. Anche la poltrona del fido Golfredo Biancalani, 67enne presidente del consiglio di gestione, parrebbe pronta per un avvicendamento. Si renderanno così più chiari i ruoli, dove il presidente che conta sarà quello del consiglio di gestione, senza essere soverchiato da una figura imponente come quella di Campaini al cui posto siederà la meno ingombrante Daniela Mori come rappresentante dei soci. Bisogna notare come le scelte di successione sembrano essere orientate ad una linea di continuità interna ad Unicoop Firenze (la Mori è direttore del settore soci e vicepresidente della fondazione Il cuore si scioglie), ben lontane dal tentativo fatto con la nomina di Armando Vanni a presidente del consiglio di gestione nel gennaio del 2008. Il Vanni proveniva dalla presidenza del Consorzio Etruria, impresa di costruzioni allora molto vicina ad Unicoop Firenze ed adesso finita in concordato preventivo dopo oscure vicissitudini. Fu "costretto" alle dimissioni già nel marzo del 2009, a seguito di mai completamente chiarite divergenze  proprio con il Campaini. In seguito è stato al centro di indagini della magistratura inerenti il suo operato come presidente del Consorzio Etruria e della BTP. La lezione è evidentemente servita.

I rapporti con le Coop emiliane
Le relazioni tra cooperazione toscana e emiliana sono state tutto sommato scorrevoli e di reciproca soddisfazione fino alla metà degli anni 2000. Partecipazioni finanziarie incrociate garantivano la reciproca presenza di Unicoop Firenze, di Mps e delle coop emiliane sia in Unipol attraverso la finanziaria Holmo, sia in Mps partecipata oltre da Unicoop Firenze anche da Unipol. Poi arrivò l'estate del 2005, quella dei furbetti del quartierino e del tentativo di scalata della Unipol di Consorte su BNL. Il mondo Coop e i DS entrarono in fibrillazione. Consorte, nel tentativo di racimolare la somma necessaria per accaparrarsi BNL si rivolse anche a Campaini che però non apprezzava affatto l'operazione sia perché - dice Campaini - nessuna cooperativa che avesse aderito avrebbe avuto la possibilità di dire la sua, sia perché - era un progetto costruito su alleanze che non mi entusiasmavano affatto. Come è noto l'opa tentata da Unipol naufragò tra inchieste giudiziarie e figuracce. L'universo dei DS, del segretario che voleva una banca e delle Coop erano stremati. In questo contesto e grazie proprio al suo niet a Consorte, gli emiliani chiesero a Campaini di assumere la presidenza di Finsoe (la Spa delle Coop che controlla Unipol). Fu un gesto di inequivocabile riconoscimento volto a testimoniare che i valori del mondo cooperativo così bistrattati da faccendieri spericolati trovavano il suo più degno rappresentante nel prudente presidente di Unicoop Firenze, che accettò l'incarico (9 gennaio 2006). Campaini cercò di indirizzare Unipol verso la banca di riferimento di Unicoop Firenze, Mps, ma gli emiliani fecero muro. Le dimissioni di Campaini da Finsoe nel settembre 2006 segnarono una rottura insanabile. Da quel momento le strade finanziarie di toscani e emiliani si separarono. Unipol uscì da Mps e Unicoop ed Mps uscirono da Holmo, la finanziaria che all'epoca nella catena di controllo stava sopra Finsoe.

La sua assenza ai funerali di Claudio
Una dolorosa parentesi che ci tocca da vicino. Il 21 luglio 2011 nei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci un incidente sul lavoro
tolse la vita al nostro amico e collega Claudio Pierini, detto Piero. Tra qualche giorno per quell'episodio comincerà il processo penale che vede rinviati a giudizio due dirigenti di Unicoop. E' stato il primo e auspichiamo l'unico morto sul lavoro in Unicoop Firenze. Al funerale parteciparono in molti, tutti i compagni di lavoro e anche i dirigenti apicali. Mancava però Turiddo Campaini e la sua assenza non solo ci addolorò oltremodo, ma una indelicatezza simile da lui non ce la saremmo mai aspettata e non possiamo dimenticarlo.

Il disastro di MPS
La vicenda è nota e ha senz'altro offuscato la fama del nostro presidente, forse in modo indelebile. D'altra parte il suo pensiero sulla borsa è contraddittorio, visto che la considera sinonimo di speculazione. Sulla partecipazione di Unicoop in Mps ci limitiamo ai punti essenziali. Unicoop Firenze comincia ad investire sulla banca senese all'inizio degli anni 2000. Negli quinquennio successivo la partecipazione si assesterà attorno ad una quota del 3% circa. L'intenzione era quella di sostenere la Fondazione MPS creando uno zoccolo duro nell'azionariato nel tentativo di vincolare la banca al territorio. Dice Campaini: in quegli anni era forte il timore che gli istituti bancari diventassero preda dei concorrenti stranieri. In più si stava discutendo di introdurre una norma che imponesse alle Fondazioni bancarie di scendere sotto il tetto del 30% nella proprietà degli istituti, in sostanza si voleva ridimensionare il ruolo delle Fondazioni e permettere l'ingresso di nuovi soggetti nel mondo bancario. In qualche misura Campaini contribuiva a mantenere, mutatis mutandis, le condizioni di chiusura del mercato che avevano permesso ad Unicoop Firenze di gestire, grazie ad amministrazioni vicine, la concorrenza con Esselunga. Però stavolta gli va davvero male e Unicoop Firenze finirà per uscire da Mps con oltre 400 milioni di perdite e i soci prestatori innervositi che toglieranno circa 700 milioni dai libretti nel giro di tre anni. Inoltre la Banca d'Italia lo sanziona per complessivi 444mila euro. Una débâcle. Noi scrivemmo circa un anno fa: Campaini deve rispondere del disastro, anche perché con i suoi 40 anni di presidenza in Unicoop Firenze è un simbolo per tutto il mondo cooperativo, deve riconoscere gli errori e assumersi la sua parte di responsabilità con un atto forte e deciso. E' tempo che lasci che la sua creatura cammini con le sue gambe e affronti i marosi con altri capitani. Se farà questo gesto, e insieme a lui quelli della prima ora che lo circondano, lo rispetteremo e lo ricorderemo con stima e affetto.

Ovviamente non pensiamo che abbia raccolto il suggerimento dal nostro blog, era semplicemente un'indicazione di buon senso e di misura. Siamo lieti che il buon senso e la misura che spesso, ma non sempre, hanno contraddistinto le sue scelte abbiano infine prevalso.

Sul presidente Campaini abbiamo pubblicato molto materiale. Per leggerlo basta scorrere questa lista.

28 maggio 2014

PARTE LA VERTENZA DI USB PER IL RECUPERO ARRETRATI FESTIVITA' 4 NOVEMBRE IN UNICOOP FIRENZE


Al via la vertenza del sindacato USB per recupero delle festività del 4 novembre che Unicoop Firenze non ha corrisposto in busta paga ai propri dipendenti

A ricorrere in giudizio saranno 110 dipendenti


Riceviamo e pubblichiamo il volantino del sindacato USB in cui si comunicano la data per i ricorrenti del primo gruppo sui nove costituiti finalizzata al recupero degli arretrati non corrisposti della festività del 4 novembre.

Ricordiamo infatti  che d
a molti anni il pagamento della festività del 4 novembre è stato soppresso nel gruppo Unicoop Firenze, apparentemente rientrando negli assorbimenti previsti per la riduzione dell'orario di lavoro da 40 a 38 ore settimanali. Questo avvenne in un susseguirsi di accordi aziendali e contratti nazionali che vanno dal 1985 fino ai giorni nostri.
Per saperne di più su questa vertenza leggi qui.


VERTENZA 4 NOVEMBRE
 
SI AVVERTONO TUTTI I LAVORATORI DI UNICOOP FIRENZE INTERESSATI CHE
E' DEFINITIVAMENTE PARTITA LA VERTENZA PER IL RECUPERO DEGLI ARRETRATI PER LA FESTIVITA' DEL 4 NOVEMBRE

A RICORRERE IN GIUDIZIO 110 LAVORATORI TRA MAGAZZINI UFFICI E PUNTI DI VENDITA DIVISI IN 9 GRUPPI

LA PRIMA UDIENZA PER IL PRIMO GRUPPO E' STATA FISSATA PER IL 5/02/2015

COORDINAMENTO USB UNICOOP FIRENZE




28 maggio 2014
 

04 maggio 2014

RENZI E POLETTI PENALIZZANO I SOCI COOP




Sale al 26% la tassazione sul prestito sociale anche per gli interessi maturati nel primo semestre del 2014, mentre per lo stesso periodo ne sono esclusi conti correnti, depositi bancari e postali


L'aumento dal 20 al 26% della tassazione sulle rendite finanziarie prende in contropiede i prestiti sociali Coop, che in pratica sono veri e propri libretti di risparmio, sui quali nel complesso sono depositati oltre 14 miliardi dei soci prestatori.

Nel trattare la gestione della fase di transizione alle nuove aliquote previste dal 1° luglio, il decreto Renzi elenca i prodotti finanziari da sottrarre al cosiddetto regime dell'esigibilità (i proventi sono esigibili quando sorge il diritto del beneficiario a ottenere la liquidazione, a prescindere anche dal fatto che siano materialmente corrisposti). Nella lista non sono presenti i prestiti sociali Coop, mentre figurano gli interessi su conti correnti e depositi bancari e postali che sono invece tassati col più favorevole criterio della maturazione.

Sarà solo una semplice dimenticanza per un Governo guidato dal segretario del Partito Democratico e che ha come ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ex presidente di Legacoop e dell'Alleanza delle cooperative italiane?

I regolamenti dei prestiti sociali delle varie Coop prevedono, quasi tutti, la liquidazione degli interessi a fine anno. Applicando il criterio dell'esigibilità (anche in virtù del paragrafo 13.6 della circolare delle Entrate 11/E 2012) gli interessi dei prestiti sociali finirebbero quindi per scontare la maggiore tassazione del 26% anche sugli interessi maturati nei primi sei mesi del 2014.



3 maggio 2014

Gianfranco Ursino

Plus 24 - Il Sole 24 Ore

 
 
 
 

20 aprile 2014

UNICOOP FIRENZE E QUEL PERVERSO GUSTO DI PERDERE IN TRIBUNALE

Dopo essere stata recentemente condannata per condotta antisindacale Unicoop Firenze perde nuovamente in tribunale

Una non breve sequenza di sconfitte e spese legali che dovrebbe far riflettere soprattutto i dirigenti, ma anche i soci e i lavoratori della Coop fiorentina

Ormai la nostra azienda ci fa un pò compassione. Si, forse ci siamo ammorbiditi e anche rammolliti, ma vedere punte di cocciutaggine che raggiungono l'ottusità prima ti fa incazzare, poi fa tenerezza. Pensare che Unicoop sia un mondo fatato fatto di gente che vi lavora felicemente mentre l'azienda porta a testa alta i valori tipici del mondo cooperativo è ormai una fiaba a cui credono in pochi e che riteniamo di aver contribuito ampiamente a smitizzare. Come spesso succede quando si costruisce un'immagine forte ma stereotipata, nel sentire collettivo si crea un emblema che, per quanto artificioso, non è facile ridimensionare. Occorre lavorare sull'informazione e raccontare  l'essenza dei fatti. Se questi arrivano a mente aperte e prive di preconcetti, quell'immagine si spoglia di orpelli propagandistici e diventa reale.

Non pensiate quindi che in Unicoop Firenze non ci siano vertenze sindacali, conflitti, ecc. Il fatto che certe notizie facciano fatica a raggiungere il pubblico non significa che sia tutto rose e fiori, anzi questo induce ad ulteriori riflessioni sul mondo dell'informazione. Del resto Unicoop Firenze (ma altre coop non sono certo da meno) ha storicamente una gestione delle problematiche interne non solo estremamente riservata per usare un eufemismo, ma opaca e omissiva. Si veda ad esempio com'è stata gestita la comunicazione nella disastrosa partecipazione azionaria in Monte Paschi, il tutto svoltosi in un colpevole silenzio con minimali comunicati stampa e commenti che si contano sulle dita di una mano  rilasciati solo sotto la pressione degli eventi, quando non era possibile evitare dichiarazioni.

Così non stupisce che Unicoop Firenze si scontri (e perda) sistematicamente nei tribunali del lavoro dove spesso viene citata da dipendenti che sono arcistufi di subire angherie. Vi domanderete a questo punto se esiste un sindacato e che ruolo svolga. Per decenni tutto il malcontento dei dipendenti Unicoop è stato controllato dai sindacati confederali, in particolare da Filcams-Cgil, che sono riusciti a circoscrivere le situazioni conflittuali e ad evitare ad Unicoop delle vertenze in tribunale. Ovviamente i pìù coraggiosi e determinati, quando hanno capito che rivolgersi alla Cgil per ottenere ragione nei confronti di Unicoop non solo era inutile, ma mortificante, si sono organizzati privatamente ed infine molti sono approdati al sindacato di base USB, il quale ha l'apprezzabile caratteristica di trattare Unicoop come qualsiasi altra azienda, senza favoritismi di sorta. Questo passaggio ha incrinato in alcune realtà, un meccanismo di complicità collaudato da tempo.

Ora l'attualità ci dà conto di una nuova sconfitta subita da Unicoop Firenze. La Coop giudata da Campaini infatti, ha deciso di fare ricorso dopo aver perso proprio due anni fa in primo grado la vertenza sul cosiddetto tempo tuta. Il tribunale, su ricorso di cinque colleghi del punto vendita de Il Neto, aveva infatti stabilito che il tempo per indossare la divisa di lavoro è incluso nell'orario di lavoro. La sentenza è stata applicata esclusivamente ai ricorrenti. Rendetevi però conto della bomba potenziale innescata: teoricamente migliaia di dipendenti potrebbero ricorrere per far valere quel diritto che è generalmente negato. Unicoop così risparmia bei soldoni sulla pelle dei lavoratori allungandone di fatto l'orario. Ebbene, la corte d'appello di Firenze ha respinto il ricorso di Unicoop ed ha invece confermato la sentenza di I° grado. Auspichiamo che altri colleghi percorrano la via già aperta. Si tratta di tirare un rigore.

Ma almeno nell'ultimo decennio le vertenze contro Unicoop Firenze sono state numerose. Per ragioni di privacy ci siamo limitati a segnalare quelle in cui i ricorrenti volevano che la notizia circolasse, ma ve ne sono molte altre sotterranee di cui abbiamo conto e dettagli.

Vale la pena comunque ricordare quelle principali già note e tutte perse da Unicoop Firenze. Oltre a quella citata, solo pochi giorni fa la Coop di Campaini ha subito l'onta di essere condannata per contotta antisindacale (art. 28, legge 300/70) sempre su ricorso di USB. In passato ci piace ricordare vertenze importanti che hanno visto la coop fiorentina soccombere, come quella per un sistema di controllo a distanza dei dipendenti senza dimenticare quella con cui Unicoop Firenze aveva modificato unilateralmente i turni di lavoro con ordini di servizio senza passare per una trattativa sindacale. Era l'ottobre del 2007 e quella fu la prima battaglia vinta. Gli ottusi dirigenti di allora (e in parte di ora) pensarono che si trattasse di un caso. Ma non era una rivolta, bensì l'inizio di una piccola, grande rivoluzione. Segue sentita dedica obbligata.

28 marzo 2014

UNICOOP FIRENZE CONDANNATA PER CONDOTTA ANTISINDACALE


Il ricorso promosso dal sindacato USB






Il decreto con cui il Tribunale di Firenze Sezione Lavoro, nella persona del giudice dott.ssa Taiti, ha accolto il ricorso del sindacato USB contro Unicoop Firenze per violazione dell'art. 28 della legge 300/70 (condotta antisindacale) è importante.

E' la prima volta a nostra memoria che ad Unicoop Firenze viene citata per comportamento antisindacale e a farlo è un sindacato non firmatario di contratto. Unicoop Firenze ha mal digerito l'ingresso dei delegati USB dopo le elezioni RSU di un anno fa. In particolare nei magazzini la presenza di Usb è plebiscitaria, una voce che Unicoop non può più ignorare. Possiamo comprendere che nel pietrificato mondo di Unicoop un soggetto sindacale nuovo che restituisce dignità ai lavoratori e alle relazioni sindacali abbia creato qualche scompenso alla cooperativa, così abituata a trattare con un sindacato amico, com'era stato fino a qualche tempo fa.

Però i tempi cambiano e anche la coop fiorentina dovrebbe fare almeno qualche tentativo per adeguarsi, pena una conflittualità costante e maggiore. Abbiamo già scritto di come ci sembra poco lungimirante osteggiare i nuovi delegati interponendo ogni sorta di difficoltà, anziché fare un bel respiro e aprirsi al confronto. Auspichiamo che lezioni come questa penetrino anche le menti più obnubilate e si giunga ad una riflessione con relativa inversione di rotta.

Il ricorso di Usb per comportamento antisindacale di Unicoop Firenze verteva su tre punti due dei quali sono stati accolti.

1) Nonostante ufficiale richiesta da parte delle Rsu dei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci, la coop non ha ancora dato la possibilità alle suddette di usufruire della stanza sindacale come previsto dalle vigenti norme. Questo motivo è stato accolto dal tribunale che ordina ad Unicoop Firenze l'immediata cessazione della condotta antisindacale.

2) Nonostante due richieste di incontro inoltrate alla Direzione da parte del delegato Rsu appartenente alla Usb del punto vendita del Neto Sesto F.no, in merito al “confronto su organici ed organizzazione del lavoro”, così come previsto dall’ Accordo Integrativo Aziendale del 2013, tali richieste sono rimaste non solo inevase, ma addirittura senza risposta alcuna da parte del Direttore del punto vendita. Questo motivo è stato accolto dal tribunale che ordina ad Unicoop Firenze l'immediata cessazione della condotta antisindacale.

3)
Nonostante le molteplici ed ufficiali richieste, non è mai stato consegnato alla Usb l’accordo sottoscritto, per esplicita ammissione di Unicoop Firenze, tra la medesima e le Organizzazioni Sindacali confederali di categoria (Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil, Fisascat-Cisl) in materia di elezioni e agibilità di Rsu ed Rls (accordo del 5/09/2012). Questo motivo è stato rigettato dal tribunale.

Su quest'ultimo motivo ci sono dei punti da chiarire sui quali probabilmente torneremo. Il decreto del tribunale è per noi tutti motivo di soddisfazione, ma anche di speranza affinché, come già scritto, Unicoop Firenze abbandoni comportamenti antisindacali e comunque improntati
ad una conflittualità velleitaria che non potrà che portarla a nuove batoste. A buon intenditor...

CAMPAINI-NARDELLA: «RIALLACCIAMO I RAPPORTI»


Prove di dialogo dopo le burrasche del recente passato

Il presidente di Unicoop Firenze e il sindaco reggente di Firenze riallacciano i rapporti

Renzi-Campaini, cronistoria di una reciproca antipatia





 
 
La notizia di qualche giorno fa riportata dal Corriere Fiorentino è che il sindaco reggente di Firenze, il renziano Nardella e l'inossidabile presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, Campaini, hanno fumato insieme il calumet della pace su una panchina di via Carlo del Prete.

I rapporti tra Campaini e la giunta Renzi non sono mai stati buoni. Con il sindaco poi, il presidente di Unicoop aveva addirittura abbandonato la sua proverbiale silenziosità nel periodo delle primarie del Pd del 2012, affermando che si sentiva distante dall'evento e ancora più distante da Renzi. L'attuale premier avrebbe in seguito replicato pesantemente con la nota battuta: Turiddo Campaini? È su quella poltrona dal 1973, quando il presidente Usa si chiamava Richard Nixon. Ma a pesare maggiormente furono le parole con cui Renzi infilava il coltello nella piaga Mps: non tocca a me entrare nel merito dei clamorosi errori di quel gruppo dirigente. Ma credo che l’operazione Mps, molto discutibile, non sia stata indolore per i risparmiatori e per i soci Unicoop. Infine la stoccata con tanto di endorsement a favore dei cugini rivali delle coop emiliane: Unipol rappresenta quella parte sana del mondo cooperativo da cui anche noi toscani dobbiamo imparare, mentre da noi si sono gettati soldi in operazioni molto discutibili. Tutto questo appena un anno fa.

Ovviamente nemmeno con Nardella, ai tempi vicesindaco di Firenze con delega al commercio,  i rapporti con Campaini potevano funzionare. Il pensiero del presidente di Unicoop da sempre critico sulle aperture domenicali per motivi etici
e soprattutto di costi, si scontrava con l'idea di Renzi che consentì l'apertura dei negozi del centro per il Primo Maggio 2010. Nardella però si dimostrò più aperto al dialogo raccogliendo una proposta di Campaini. In seguito sulla questione intervenne il Presidente della regione Toscana, Rossi, con una legge che impediva l'aperura in alcune festività importanti, infine il decreto Salvaitalia del governo Monti deregolamentava la materia e amen.

Poi succede che il sindaco di Firenze riesce a centrare il bersaglio grosso e arriva in qualche modo a Palazzo Chigi. Non basta, nomina come ministro del lavoro il presidente di Legacoop Poletti, sebbene figura rappresentativa del mondo coop ancor più rappresentativa delle coop emiliane. Al di là dell'appennino saltano i tappi dello champagne, ma per Unicoop Firenze, reduce dalla batosta Mps e sempre più isolata, c'è poco da festeggiare.

Ricucire sembra ora la parola d'ordine e in questo senso va visto l'incontro sulla panchina di via Carlo del Prete.

22 marzo 2014

IL BLOG COMPIE 7 ANNI


Il 22 marzo 2007 nasceva il Blog Lavoratori Unicoop





Sette anni son passati per il blog Lavoratori Unicoop e noi siamo ancora qua, parafrasando il vate di Zocca. Dopo sette anni e 1.200 post pubblicati, oltre 500 mila pagine visitate, più di 1.800 commenti, sempre citando un altro cantautore emiliano diciamo un pò retorici che sembra ieri.

Ma di cose ne sono accadute nell'universo Coop e abbiamo cercato di riportarle con il taglio critico e disincantato che ci caratterizza, nonchè con uno sguardo fuori dalla retorica ideologica. L'attività del blog ha subìto un rallentamento a favore di un maggior attivismo sui social network, più veloci e immediati da utilizzare e il tempo è un elemento prezioso per tutti. A coloro che ci hanno scritto lamentandosene, suggeriamo di seguirci anche su Facebook e Twitter.

Quest'ultimo periodo ci è sembrato denso di notizie interessanti. Una serie di piccole e grandi vertenze sono giunte a conclusione. La maggior parte riguarda Unicoop Tirreno che per noi è una miniera inesauribile di notizie, per i lavoratori fonte di guai e preoccupazioni. Succede sempre così quando un'azienda è mal gestita. Si finisce per avere un'altissima conflittualità interna e si cerca di rimediare agli errori facendoli pagare ai dipendenti. La conseguenza è che i dipendenti manifestano il loro disagio e la coop finisce sui giornali, cosa che nessuna coop vuole, visto che l'immagine solidaristica vale più di qualsiasi altra cosa. Poi quando una coop va sui giornali per notizie non edificanti i soci prestatori, o almeno alcuni di essi, si inquietano e tolgono i risparmi. Propio come è accaduto in Unicoop Tirreno per le numerose vertenze e Unicoop Firenze per la disastrosa avventura in Mps. Altra conseguenza della dinamica appena descritta è che le istanze dei lavoratori travolgono i sindacati tradizionali favorendo la nascita o la crescita del sindacalismo di base.

Si chiude anche l'annoso conflitto sul Cia in Coop Estense in concomitanza con un riconoscimento senza precedenti al mondo Coop: il presidente di Legacoop, Giuliano Poletti, diventa ministro del Lavoro. Sarà molto interessante seguire Poletti nel suo nuovo ed impegnativo ruolo. Le polemiche che hanno seguito la nomina non sono mancate e sono ovvie, non sembra il caso di tornarci sopra. Noi vogliamo cogliere soprattutto l'aspetto positivo e realisticamente pensiamo che sia nell'interesse delle coop non creare imbarazzo al neo ministro, di conseguenza evitare la cattiva pubblicità che può venire da vertenze con i dipendenti. Rammentare questo tallone d'Achille potrà essere utile.

Terminiamo con i consueti inviti e ringraziamenti. Gli inviti sono rivolti a tutti i colleghi di tutte le coop della distribuzione a contattarci per eventuali segnalazioni, insomma interagite e scriveteci senza remore. Ringraziamo chi ci segue e salutiamo in ordine sparso un pò di amici di penna, come si usava dire un tempo, conoscenze virtuali che sono diventate vere, Mario, Lucia, Francesco, Paolo, Carlo e anche Adriano, presidente dal volto quasi umano.

A tutti, grazie


14 marzo 2014

SARA' FUSIONE TRA COOP NORDEST E COOP ESTENSE?

In passato le voci su processi aggregativi tra grandi coop non si sono concretizzate

Ora, sulla scia della fusione di due grandi cooperative edili si torna a parlare di una possibile soluzione tra Coop Nordest e Coop Estense

 
 
Si ricomincia  a parlare di fusioni nel mondo Coop. Anche in passato alcuni processi unificativi tra grandi coop sembravano prendere corpo per poi sfarinarsi. In particolare va rammentato il tentativo di aggregazione delle tre grandi coop della distribuzione del distretto nord-ovest (Coop Liguria, Novacoop, Coop Lombardia) perorato dal presidente di Novacoop, nonché attuale presidente del consiglio di sorveglianza di Coop Italia, Ernesto Dalle Rive. Il progetto poi non decollò e i motivi li indicammo in questo post.

Si parlò anche di una possibile fusione tra le due grandi coop toscane (Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno) ma in questo caso erano solo voci e Unicoop Tirreno sembrò risoluta a non essere assorbita dalla consorella maggiore.

Ora però qualcosa pare cambiare. Le necessità spingono alcune boccheggianti realtà cooperative dell'edilizia a far massa critica e l'annunciata fusione tra i due colossi
Unieco e Coopsette, costrette a chiedere la ristrutturazione del debito, pare essere solo un primo evento.

Come scrive Dario Di Vico, le coop al contrario dei privati hanno rinviato le ristrutturazioni aziendali e sono rimasti fedeli alla linea del solidarismo. Ma il sesto anno della crisi li costringerà in tempi brevi a cambiare registro. Un altro impulso al cambiamento potrebbe venire dall'avvicendamento di Poletti alla guida di Legacoop. Qui Di Vico si lancia in previsioni che sarebbero assai innovative nel paludato mondo Coop: la Lega potrebbe decidere di adottare un modello confindustriale e scegliere di volta in volta uno dei capi-azienda (come presidente - nota blog). In questo modo la nomina non sarebbe più “vita”, la rotazione sarebbe più veloce e nello stesso tempo si produrrebbe una conduzione più soggettiva. Tutto ciò in un universo come quello cooperativo, poliarchico e abituato a movimenti lenti, segnerebbe un’ulteriore discontinuità. L’unica cosa che appare certa è che il nuovo presidente - funzionario o manager che sia - sarà di estrazione emiliano-romagnola anche questa volta.

Quella che pare certa è solo l'ultima considerazione, il resto è da vedersi, anche se appare un po' complicato. Sulle fusioni invece qualcosa stavolta potrebbe accadere e qualche antipasto c'è già stato, così si torna a parlare di quella tra Coop Consumatori Nordest e Coop Estense. Di seguito l'articolo che riporta la notizia.

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Coop Nordest e Estense, è l'ora delle aggregazioni
 
Se ne parla da oltre vent’anni ma il movimento cooperativo italiano è pronto a voltare pagina per dare il via libera definitivo alle aggregazioni nella grande distribuzione. Ad aprire la strada a Reggio in fatto di fusioni sono già state Coopsette e Unieco, pronte a varare il gruppo unitario Unisette per scalare la classifica di general contractor e uscire dalla crisi nel settore delle costruzioni.
 Il cambio degli assetti nel mondo della cooperazione non si ferma però qui. In campo torna infatti la maxi aggregazione del settore consumo tra Coop Nordest (presieduta dall’ex presidente della Lega regionale Paolo Cattabiani, e con sede a Reggio, forte di una rete di vendita che parte dall’Emilia e arriva a Trieste) e Coop Estense (nata dalla fusione tra Modena e Ferrara, presente anche in Puglia e nella provincia di Matera).

 A fare il punto è stato pochi giorni fa il Corriere della Sera con un articolo di Dario Di Vico, che trova conferme non ufficiali in attesa del via libera. Anche a Reggio le voci corrono e, pur non essendo state avviate procedure tecniche, il dossier è tornato a ingombrare il tavolo dei rispettivi board.

 Nel caso in cui dalle parole si passi ai fatti, verrebbe creato un vertice unico con vendite per oltre 2 miliardi di euro, poco meno di 2 milioni di soci, patrimoni aggregati da prime della classe e circa 10 mila dipendenti.

 
Le due coop vantano inoltre un prestito sociale di circa 2 miliardi di euro, benzina a sufficienza per mettere sotto scacco i concorrenti e finanziare un più accentuato sviluppo sui territori di competenza senza dover elemosinare soldi alle banche. Non bisogna poi dimenticare la ghiotta partecipazione in Finsoe, scatola finanziaria che controlla il gruppo Unipol-Fonsai, di cui le due coop detengono una quota pro-capite di poco inferiore al 11%.
 
La strategia di unificazione rientra in un più vasto processo di riordino del sistema accelerato dalla recente nomina del presidente nazionale di Legacoop Giuliano Poletti, diventato ministro del Lavoro, che ha liberato il posto a Roma. Per la sostituzione circolano diversi nomi ma l’unica certezza - secondo quanto trapela - è che il nuovo presidente nazionale dovrà comunque arrivare dall’Emilia-Romagna. Ad essere messa in lista c’è anche l’attuale presidente della Lega di Reggio, Simona Caselli, una donna-manager con esperienza finanziaria maturata nella cassaforte cooperativa Ccfs. Caselli se la dovrà vedere però con candidati del calibro di Giampiero Calzolari, presidente della Granarolo e della Legacoop di Bologna. La corsa è appena cominciata e a fare la differenza saranno certamente gli sponsor tanto in Emilia quanto a Roma.




13 marzo 2014

Enrico Lorenzo Tidona

gazzettadireggio.gelocal.it



12 marzo 2014

SOTTO PROCESSO DUE DIRIGENTI DI UNICOOP FIRENZE PER LA MORTE SUL LAVORO DI CLAUDIO

Rinvio a giudizio di due dirigenti di Unicoop Firenze con l'accusa di omicidio colposo per la morte sul lavoro del nostro collega Claudio Pierini, avvenuta il 21 luglio 2011

I dirigenti Coop avrebbero disatteso le indicazioni del medico aziendale del lavoro, per il quale Claudio Pierini, per motivi di salute, non avrebbe dovuto svolgere quel compito



Il rappresentante legale di Unicoop Firenze, Marco Covelli, e il dirigente responsabile del magazzino di Scandicci della stessa azienda, Fabio Del Bimbo, sono stati rinviati a giudizio dal giudice per l'udienza preliminare Silvia Cipriani. I due - che saranno processati  a partire dal 14 giugno prossimo - sono stati chiamati a rispondere di omicidio colposo dal pubblico ministero Paolo Canessa per la tragica morte sul lavoro di un dipendente 52enne, Claudio Pierini, il 21 luglio 2011.

L'uomo, che lavorava nei magazzini di approvvigionamento di viale Europa a Scandicci, stava effettuando delle manovre nel reparto profumeria del grande centro di stoccaggio. in base alla ricostruzione dei carabinieri e degli addetti della sicurezza sul lavoro dell'Azienda sanitaria, l'operaio non si sarebbe accorto di una chiazza oleosa (causata dallo sversamento di un flacone di olio di mandorle, secondo i rappresentanti della Rsu) che si trovava sul pavimento. Nel percorrere quel tratto col muletto  avrebbe perso il controllo del mezzo, finendo contro una scaffalatura.

Il colpo è stato tremendo, tanto che Claudio Pierini ha rotto lo sterzo con il petto. Immediatamente si è accasciato a terra; i colleghi hanno chiamato il 118, che ha inviato sul posto un'ambulanza dell'Humanitas di Scandicci. All'inizio l'uomo era cosciente, poi - probabilmente per i vasti traumi interni riportati - ha perso conoscenza andando in arresto cardiocircolatorio. E non c'è stato niente da fare.

Ai dirigenti di Unicoop Firenze si contesta di aver disatteso le indicazioni del medico aziendale del lavoro, per il quale Claudio Pierini, per motivi di salute, non avrebbe dovuto svolgere quel compito che gli è stato poi fatale.

I familiari dell'uomo si sono costituiti parte civile con l'assistenza degli avvocati Mattia Alfano e Guido Ferradini.
 
 
 
12 marzo 2014

La Nazione
 
 
 
 

05 marzo 2014

PERCHE' STUPIRSI SE SOROS ENTRA IN UNA SPA DEL MONDO COOP?

Stupore per l'entrata di Soros nell'azionariato di Igd, società immobiliare controllata da Coop Adriatica e Unicoop Tirreno

In realtà le Coop della Gdo sono legate da tempo alla finanza




 
La notizia è che il fondo Quantum Strategic Partners (gestito da Soros Fund Management), ha acquistato una quota pari al 5% di Igd società immobiliare specializzata nel settore commerciale, diventandone il terzo azionista. C'è poi un'appendice alla notizia ed è che a vendere non è solo direttamente Igd col 3,5% di azioni proprie, ma anche Unicoop Tirreno che vende l'1,8% limando così la propria partecipazione dal 14,9% al 13,1%. Del resto le necessità di cassa della Coop guidata da Marco Lami non sono un mistero.

A far scalpore è l'accostamento tra Coop e Soros, come dimostra l'articolo in prima pagina su Repubblica di oggi di Gad Lerner. Noi ci stupiamo dello stupore di chi si ostina a vedere la finanza e le Coop come il diavolo e l'acquasanta e siamo convinti che in Coop Adriatica, il maggior azionista di Igd, siano altrettanto felici dell'entrata di Soros nell'azionariato (e la borsa premia) che dell'entrata di Poletti nel governo (e la borsa forse premia il titolo anche per questo).

La storia di Soros è nota, almeno negli aspetti più eclatanti per una vicenda che lo rese famoso all'opinione pubblica italiana nel settembre del 1992, allorché il finanziere di origini ungheresi speculò fortemente contro la lira vendendo allo scoperto la nostra valuta e costringendo la Banca d'Italia a vendere 48 miliardi di riserve in dollari nel tentativo di sostenere il cambio. La débâcle fu totale e la lira subì una svalutazione del 30% con automatica fuoriuscita dal Sistema Monetario Europeo (SME). In seguito, per riallinearsi ai parametri dello Sme, il governo Amato varò una pesantissima manovra finanziaria di oltre 90.000 miliardi di lire che introduceva la ISI (Imposta Straordinaria sugli Immobili) che divento ICI nell'anno successivo a dimostrazione che in questo Paese le operazioni straordinarie hanno spesso maggior probabilità di durata dei provvedimenti ordinari e ponderati. L'altro aspetto per cui la manovra di Amato è rimasta indelebilmente scolpita nella memoria degli italiani è il prelievo forzoso sui conti correnti dello 0,6%.
 
Ma Soros non era necessariamente il male come le Coop non sono automaticamente il bene. Sono semplicemente mondi che si incontrano e più che altro che giocano sullo stesso terreno, quello della finanza. Ecco perché, al di là dei trascorsi, l'ingresso del fondo di Soros in Igd (Spa quotata in borsa da 9 anni e controllata da Coop Adriatica col 44% e Unicoop Tirreno) non dovrebbe far gridare alla violazione di principi etici delle Coop come se dei bulldozer invadessero un parco naturale. Che le Coop abbiano con la finanza un rapporto stretto è nei fatti da tempo e di episodi eclatanti ce ne sono stati molti.

Unipol è quotata alla borsa di Milano dal 1986, quando l'orizzonte ideale di riferimento del mondo Coop era il partito comunista e l'Unione Sovietica ancora respirava. La struttura stessa di Unipol è bizzarra, per usare un garbato eufemismo. Una Spa quotata che è controllata da Finsoe, una Spa contenitore partecipata dalle maggiori Coop. Insomma delle Cooperative che controllano una società per azioni quotata dalla quale (quando andava bene) ricevevano dividendi. Questa costruzione societaria, attraverso scatole di controllo, tipica del sistema capitalistico nostrano, indica che Coop e Spa non sono modelli necessariamente alternativi, ma hanno sviluppato una commistione, formando una sorta di mostro bicefalo che tende a massimizzare i vantaggi dei due modelli. Una mutazione genetica, per dirla con le parole di Mario Frau, tra i primi a segnalare il fenomeno nel libro La Coop non sei tu. E così accadeva che nel Cda di Unipol circa una dozzina di anni fa, sedeva un Soros de noantri, il finanziere bresciano Chicco Gnutti (quello dei capitani coraggiosi dell'avventura Telecom con Colaninno). I vertici di Unipol (Consorte e Sacchetti) furono condannati con Gnutti per insider trading (il più classico dei reati finanziari) su obbligazioni Unipol. Insomma parve scontato che ci si potesse contaminare e anche con relativa facilità. Gli anticorpi etici non erano sufficienti in finanza.

Poi c'è tutta la vicenda Unipol-Bnl che nonostante l'assunzione di Consorte lascia più di una perplessità. All'epoca del tentativo di scalata risaltò la figura del presidente di Unicoop Firenze, Campaini, che rifiutò il coinvolgimento nell'operazione e dal suo fallimento visse momenti di gloria come faro dei valori storici Coop che nell'ubriacatura finanziaria le Coop emiliane sembravano aver smarrito. In realtà il no di Campaini ad appoggiare economicamente l'azione di Consorte su Bnl non fu dettato tanto da principî, ma dalla strada che Unicoop Firenze già sciaguratamente perseguiva, con un impegno sempre maggiore nell'azionariato di Monte dei Paschi. Le strade finanziarie della cooperazione toscana e quella emiliana si stavano separando. Per quanto riguarda Mps sappiamo come è andata.

Che il Prestito Sociale (prerogativa tipica delle coop) sia stato utilizzato in più di una circostanza in modo spregiudicato e non sempre in linea coi principi mutualistici è stato motivo di discussione anche per la recente operazione di Unipol su Fondiaria-Sai. Del resto i bilanci delle grandi Coop sono stati spesso negativi proprio a causa di investimenti finanziari azzardati, ricordiamo, oltre il già citato caso di Unicoop Firenze con Mps anche la
vicenda dei derivati di Coop Nordest dell'allora presidente Marco Pedroni, poi promosso a capo di Coop Italia.

Il tema dunque non è nuovo, ma una realtà sedimentata da cui non si torna indietro. Il supermercato Coop è rimasto un punto di riferimento nell'immaginario collettivo, ma le grandi Coop della distribuzione sono andate oltre ed altrove da molto tempo, differenziando in vari modi e l'approccio deciso al mondo finanziario ne fa parte. Resta da capire quanto sia coerente mantenere ancora  lo status di cooperativa o se non sia più corretto normare la materia e traghettare queste Coop nel mondo delle Spa. Per carità, nessuno toglierebbe loro i valori. Forse non accadrà mai, sicuramente non adesso, con il presidente di Legacoop Ministro del Lavoro.
 
 
 

25 febbraio 2014

VUOI LAVORARE PER LA COOPERATIVA? DEVI PAGARE 1000 EURO


Vuoi lavorare per la cooperativa? Devi pagare 1.000 euro
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Si ripresenta a Modena il caso di una coop che chiede anche ai lavoratori precari una "tassa" di 1.000 euro da sommarsi ai 3.000 per l'iscrizione alla società stessa

La Cgil alza la voce e richiama i committenti pubblici
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La Cgil modenese denuncia una situazione anomala, se non al limite dell’incredibile, che si sta verificando presso una cooperativa di servizi che gestisce nel modenese appalti pubblici, dove paradossalmente sono i lavoratori a pagare il datore di lavoro. La vicenda riguarda Codess, cooperativa veneta di servizi, che si è aggiudicata appalti pubblici per la gestione della casa-residenza anziani di Formigine e del nido aziendale dell’Ausl di Modena convenzionato con il Comune.

Codess, che ha vinto appalti con ribassi significativi sulla base d’asta, richiede ai suoi lavoratori al momento dell’assunzione, l’obbligo di diventare soci versando una quota sociale di 3.000 euro (seppur a rate) e in più richiede una “tassa di ammissione socio” (Tam) per un importo di 1.000 euro a fondo perduto. Queste cifre vengono richieste anche ai lavoratori impiegati a tempo determinato per brevi periodi.

“Se è legittimo, ma discutibile, l’obbligo di diventare soci anche in considerazione di brevi periodi lavorativi e considerata l’entità della quota sociale, è del tutto inaccettabile che vengano richiesti 1.000 euro a fondo perduto che si configurano come una vera e propria tassa per poter lavorare – denuncia il sindacato di Piazza Cittadella - Questa richiesta è inaccettabile a priori, ma si configura come un vero e proprio ricatto in periodi di crisi economica e occupazionale come quello che stiamo vivendo”.

Vuoi lavorare per la cooperativa? Devi pagare 1.000 euro
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La Fp/Cgil di Modena ha segnalato pochi giorni fa ai committenti questa situazione, aggravata dal fatto che è riferita a lavoratori impiegati in servizi pubblici e perciò pagati con risorse della collettività. Il Comune di Modena ha già dichiarato che si è attivato per chiarire la situazione. “Queste 'bad practices' – come le definisce il segretario provinciale Marco Bonaccini -  non creano solo danni ai lavoratori, ma mettono in difficoltà anche le tante imprese sane che operano nel sistema di welfare. Chiediamo ai committenti, Comune di Modena, Ausl e Comune di Formigine, che si attivino affinché cessi questa pratica e vengano restituite ai lavoratori le somme già versate. In caso contrario - conclude il sindacalista - ritieniamo che aziende di questo tipo non possano lavorare per conto della Pubblica amministrazione e chiediamo quindi l’immediata revoca degli appalti”.“






24 febbraio 2014

Francesco Baraldi


www.modenatoday.it


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20 febbraio 2014

PRESTITO SOCIALE IN UNICOOP FIRENZE, RENDIMENTI IN DISCESA




In diminuzione i rendimenti sui libretti di Unicoop Firenze

La Coop fiorentina sta finalmente chiudendo con la disastrosa partecipazione in Mps







Con il nuovo anno e in particolare dal mese di febbraio ci sono alcune novità che riguardano il prestito sociale in Unicoop Firenze, in certa misura scontate.

La Coop guidata dall'inossidabile Campaini ha vissuto due anni non facili, certo anche per la crisi (questo però vale per tutti i competitors) ma più che altro per la disastrosa avventura della partecipazione azionaria in Mps. La vicenda assurta ai clamori della cronaca circa un anno fa come un intreccio di mala gestione e operazioni opache  ha indebolito la credibilità di Unicoop Firenze e del suo management, ne è testimone la fuga consistente dai libretti del prestito sociale della quale abbiamo scritto in passato.

Ora il capitolo Mps pare stia per chiudersi definitivamente. Le ultime notizie davano la Coop fiorentina detentrice solo dell'1%, ma è probabile che si sia proceduto ad ulteriori alleggerimenti in vista dell'oneroso aumento di capitale che la banca senese dovrà sostenere a giugno e che la quota di Unicoop verrà azzerata. Il tutto sarà contabilizzato nel bilancio 2014, quindi i soci potranno visionarlo in prossimità delle assemblee di approvazione del bilancio che si terranno nel 2015.

Sulla trasparenza, valore che Unicoop Firenze rivendica con orgoglio, due parole vanno dette. Tutta la gestione dell'affaire Mps da parte di Unicoop è stata a nostro avviso caratterizzata da opacità e omissioni e la lezione è stata amara. Inoltre sarebbe buona cosa che anche Unicoop Firenze pubblicasse on line il proprio bilancio, giusto in virtù della tanto strombazzata trasparenza, cosa che del resto altre Coop fanno da anni.

Altro ci sarebbe da dire su questo disastroso investimento (per quanto riguarda le azioni Mps a bilancio sono già registrati circa 400 milioni di perdite) e ancora a proposito dei valori mutualistici e cooperativi. Ognuno rifletta se l'investimento massiccio in azioni di una banca sia un impiego delle risorse conforme ai valori fondativi Coop. Noi pensiamo che non lo sia e fin da subito abbiamo stigmatizzato quello che poi si è rivelato un tragico errore e su borsa e mondo cooperativo sembrava pensarla così
anche Campaini, ma deve aver, ahinoi, cambiato idea.

Si volta pagina dunque, ma le cicatrici ci sono ancora e molte cose andrebbero chiarite. E' poi del tutto inconcepibile che il management responsabile di questa sciagura rimanga seraficamente al proprio posto. Queste cose possono accadere solo in Coop e anche su questo soci (specie quelli prestatori) e dipendenti dovrebbero farne adeguata riflessione.

Il nuovo anno porta piccole novità, del resto prevedibili, sui libretti del prestito sociale. Vediamole rapidamente. Qui trovate le informazioni fornite da Unicoop Firenze.

- Dall'inizio del 2014 il limite massimo che può essere versato sui libretti è di 35.000 euro.

- Il tasso di rendimento dal 3 febbraio scorso è passato dal precedente 1,32% all'attuale 1,04% annuo. Entrambi i tassi sono riportati al netto delle ritenute fiscali (20%). I rendimenti sono modesti, del resto in una congiuntura europea di scarsa crescita i tassi ufficiali tendono allo zero, scontando uno scenario potenzialmente deflattivo. Attualmente i tassi della BCE sono allo 0,25% con la prospettiva di un possibile azzeramento.

- L'altra modalità d'investimento prevista da Unicoop Firenze è il Prestito Vincolato. Questa tipologia
fu introdotta nella primavera del 2011 ed è stata adottata in seguito anche da altre Coop, come Coop Centro Italia e Unicoop Tirreno. In questo caso il socio prestatore si impegna a depositare una somma compresa tra i 1.000 e i 34.000 euro accettando un vincolo a 18 mesi. Unicoop Firenze ha diminuito dal 17 febbraio scorso i rendimenti anche su questa forma di risparmio, portando il tasso netto dal precedente 2% all'attuale 1,76%. Qui il risparmiatore può fare dei raffronti con la tipologia più simile che il mercato del risparmio offre. I conti deposito
. Altri titoli a breve come i classici Bot ad un anno o i Ctz (scadenza massima 2 anni) hanno la garanzia dello Stato Italiano, ma i rendimenti sono molto contenuti. Ricordiamo infine che il contratto di sottoscrizione del Prestito sociale vincolato prevede la clausola del "Rinnovo tacito", cioè alla scadenza il vincolo si rinnova automaticamente per altri 18 mesi per lo stesso importo iniziale. E se alla scadenza non si vuole rinnovare il vincolo, è sufficiente dare disdetta scritta presso una sezione di prestito, almeno 30 giorni prima della scadenza.





27 gennaio 2014

AIUTIAMO LUCIA E MARGHERITA CONTRO LA PREPOTENZA DI UNICOOP TIRRENO


Lucia e Margherita hanno il diritto di essere riassunte da Unicoop Tirreno, ma la Coop si rifiuta di applicare le sentenze


 

 

Margherita e Lucia lavoravano da molti anni in Unicoop Tirreno, in Campania, nel negozio di Solofra (Av). Nel 2009 la coop toscana cedette il ramo di azienda (quattro superstore campani tra cui quello di Solofra) ad un imprenditore discutibile, mentre avrebbe dovuto per legge assicurarne la continuità aziendale. Che difatti non ci sarà. Il punto vendita verrà chiuso un anno dopo, Lucia e Margherita saranno licenziate. Comincia qui una lunga ed estenuante battaglia giudiziaria che vede sulla carta le ex dipendenti vincere e aver diritto ad essere reintegrate in Unicoop Tirreno, ma nonostante le sentenze favorevoli, la Coop pare essere un'entità che mal si adegua ai pronunciamenti della magistratura e tuttora Lucia e Margherita sono senza un lavoro.

Voler bene a Margherita e Lucia significa avere a cuore anche quei valori caratteristici tipici della Cooperazione, che come abbiamo visto in questo caso e in altri, sono sempre più frequentemente trascurati, elusi, traditi. Lucia e Margherita dopo aver condotto questa battaglia in solitario, sostenendo spese economiche e costi psicologici, hanno bisogno di un aiuto da tutti noi.

Facciamo nostro e rilanciamo l'appello del sindacato USB rivolto a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici, alle associazioni, e a quanti, uomini e donne, lottano nel nostro paese per il diritto ad una vita ed un lavoro sicuri e dignitosi, affinchè non facciano mancare la loro solidarietà:

 

 

ANCHE IO SOSTENGO LUCIA DE MAIO E MARGHERITA MOLINARO


questa è la causale da indicare sul contributo da versare sul


Sul C/C intestato a USB Lavoro Privato di Roma

 

IBAN: IT93D0312705074000000001348




Per chi vuole approfondire la storia:

In Campania la Coop ci ha venduto e ora siamo senza lavoro

Coop, la vera faccia dei padroni

Lavoratori e precari coop sostengono Lucia, USB apre la cassa di resistenza




23 gennaio 2014

MPS: UNICOOP FIRENZE SCENDE ALL'1%, COOP CENTRO ITALIA RESISTE ALL'1,85%

Dai verbali dell'assemblea del 28 dicembre Unicoop Firenze risulta all'1%

Coop Centro Italia detiene invece complessivamente l'185% della banca senese e nel contempo è impegnata in Clitumnus, una cordata di imprenditori locali che contende al Banco di Desio il controllo della Popolare di Spoleto di cui detiene circa il 2%




Che Unicoop Firenze stesse finalmente uscendo da quel disastro chiamato investimento strategico in Mps è apparso finalmente chiaro nella metà dell'ottobre scorso, con le dimissioni dal Cda della banca del frastornato presidente di Unicoop, Campaini.

Poi a dicembre emerse che la coop fiorentina aveva venduto azioni della banca portandosi dal 2,7% al 1,76%. La cosa ha assunto anche un aspetto grottesco in seguito ad una titolazione di Repubblica che contrastava con il Campaini pensiero, almeno quello della versione ufficiale per cui borsa è sinonimo di speculazione.

Sorvoliamo. D'altra parte son scivolate che ad una certa età è comprensibile commettere. Però lasciare sul tappeto 400 milioni di perdite su azioni mps riportate nei bilanci di Unicoop è qualcosa di più di una contraddizione di carattere etimologico, tanto più che, ciliegina sulla torta,  il nostro Presidente continua a beccare multe salatissime da Banca d'Italia, avendo seduto nel precedente Cda (quello di
Mussari e Vigni, per capirsi). Quello che sfugge è se Campaini fosse consapevole degli illeciti artifizi contestati da Bankitalia o sia stato in qualche modo coinvolto a sua insaputa.

Tutto fa supporre che Campaini e la nostra coop siano andati al fronte davvero mal equipaggiati esponendosi così ad un inutile bagno di sangue. Ormai la frittata è fatta. Tuttavia ci aspetteremmo un contegno più responsabile e un disimpegno non solo da Mps, ma conseguentemente di questi dirigenti dai vertici apicali della cooperativa. Conoscendo i nostri polli, ciò non avverrà mai.

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Coop Centro Italia la holding “rossa” tra Mps e Spoleto
La cooperativa umbra ha l’1,85%. Minusvalenza di 55 milioni

Evidentemente, nonostante il momento difficile, c’è ancora chi crede in Mps. La Coop Centro Italia, ad esempio, nonostante le minusvalenze già riportate nei bilanci della coop che gestisce i supermercati di Umbria, bassa Toscana, Lazio e Abruzzo, si trova ormai ad essere uno dei soci principali con poco meno del 2 per cento. Sommando la partecipazione diretta a quella detenuta dalla controllata Coofin si arriva infatti all’1,85%. Che fa della coop con sede a Castiglione del Lago, in provincia di Perugia, uno dei principali «soci privati» di Mps dietro a alla Finamonte degli Aleotti e ai francesi di Axa. Una fiducia confermata dal valore del titolo a bilancio: 0,44 euro per azione (così il bilancio 2012 di Coofin, dove viene confermata la «strategicità» della partecipazione), a fronte degli 0,18 euro della chiusura in Borsa di ieri. Ovvero, una minusvalenza teorica di circa 55 milioni di euro e un valore a prezzi di mercati di 38 milioni di euro.

Che dalle parti di Perugia ci sia ancora grande fiducia in Mps è testimoniato anche dal fatto che, come tutti i grandi soci, anche Coop Centro Italia ha votato a favore della proposta di FabrizioViola e Alessandro Profumo.

Tutto questo mentre l’altra grande Coop del territorio, Unicoop Firenze, si sta disimpegnando progressivamente da Mps, in assemblea si è presentata con appena l’1% e sulla stessa proposta si è astenuta.

Ma la tenacia su Mps non è l’unica passione bancaria della Coop Centro Italia. La cooperativa di consumo è anche presente tra gli azionisti della Popolare di Spoleto, dove la stessa Montepaschi ha il 25%. E,con alcuni imprenditori umbri, fa parte della cordata con contende al Banco Desio il salvataggio del tribolato istituto.

Dai verbali dell’assemblea del 28 dicembre scorso emerge anche un’altra curiosità. La famiglia Aleotti, azionista di Banca Mps con circa il 4% del capitale nell’assemblea di fine dicembre per l’aumento di capitale ha votato a favore sia della proposta del cda (aumento immediato del capitale a gennaio poi bocciata), sia a favore di quella per l’aumento dilazionato in primavera.

Intanto ieri il titolo a Piazza Affari, dopo una seduta tutta all’insegna delle vendite, nel finale ha cambiato rotta chiudendo in rialzo con un progresso dello 0,5%.


23 gennaio 2014

Gianluca Paolucci

La Stampa

19 gennaio 2014

CGIL, CISL, UIL: LA TASSA INFINITA


Sindacati confederali, la tassa infinita sulle nostre vite


Gli ingenti proventi derivanti dalle quote di assistenza contrattuale, che pagano dalla busta anche i non tesserati

Lo scandaloso accordo sulla rappresentanza


Le condizioni di miglior favore in Unicoop Firenze




Ipotizziamo di essere un lavoratore dipendente e di lavorare in una Coop, come Unicoop Firenze.

IL MERAVIGLIOSO MONDO COOP
Realtà come queste sono da sempre fortemente correlate da relazioni politico-sindacali che poi si traducono in varie forme di applicazione. La Coop può ricorrere ai vantaggi di un legame storico con il partito di riferimento, l'ex Pci e le sue successive declinazioni, con ricadute pro domo sua sia a livello nazionale che territoriale. Può avere buone relazioni sindacali con l'organizzazione di maggior peso, Filcams-Cgil, anch'essa legata storicamente a quel mondo.

DOVE IL DIPENDENTE COOP APPRENDE CHE TUTTO NON E' COSI' MERAVIGLIOSO
Da una situazione così descritta, il dipendente Coop da cui siamo partiti parrebbe poter ricavare apparentemente dei vantaggi. In realtà questo tipo di relazioni incestuose, producono mostri. La concertazione, che pur con i suoi limiti è il sistema con cui sono state esercitate le relazioni sindacali nel Paese negli ultimi 40 anni, in queste circostanze diventa nei fatti consociativismo, con grave vulnus agli interessi e alla libertà di espressione dei dipendenti. In buona sostanza le organizzazioni sindacali diventano la longa manus aziendale e con molta difficoltà si potrà ricavare spazi di autentica democrazia e tutela. La nostra storia di dipendenti coop che ha motivato l'esigenza di questo blog e in seguito ha portato alla ricerca di un'alternativa sindacale sta a dimostrarlo.

CGIL, CISL, UIL E LE 'CONDIZIONI DI MIGLIOR FAVORE' IN
UNICOOP
Gli esempi a sostegno della tesi appena descritta sono molti. Ne scegliamo uno tra tanti, sufficientemente sintomatico. A tutt'oggi per ragioni complesse da descrivere, ma sostanzialmente legate alla presenza in Unicoop di un nuovo soggetto sindacale, non siamo venuti a conoscenza dell'accordo azienda-sindacati sulle Rsu (ne abbiamo scritto qui). L'accordo stabilisce tutta una serie di condizioni, tra cui il numero per unità produttiva di delegati Rsu e Rls e molto altro. Sebbene le elezioni si siano svolte quasi un anno fa, l'accordo è custodito gelosamente e non è dato di sapere cosa le parti abbiano concordato. Per l'esempio di cui scriviamo all'inizio del capoverso dovremo quindi accontentarci di quello che c'era scritto nel precedente accordo, in cui vennero concesse alle organizzazioni sindacali condizioni di miglior favore rispetto al contratto nazionale che prevede circa 12.000 ore (titolo V art. 21 punto 3). Invece Unicoop concesse 35.320 ore di permesso retribuito per un massimo di 198 delegati. E in aggiunta vennero anche concesse alle OO.SS. regionali ulteriori 5.400 ore annue, ugualmente distribuite, che esse potranno destinare ai delegati preventivamente indicati. E' naturale domandarsi perché un'azienda debba essere così generosa con i sindacati con questo genere di particolari elargizioni, se questo comportamento non condizioni l'attività dei sindacati stessi e quali siano le eventuali contropartite.

LONTANI DA UNA VERA DEMOCRAZIA SINDACALE
Dopo anni e anni di delusioni alcuni dipendenti Unicoop hanno provato a liberarsi dal giogo sindacal-aziendale. L'abbandono della tessera Cgil in questi casi è il primo passo. Poi si cerca chi possa rappresentare al meglio e nel caso dei magazzini e di altre realtà di Unicoop è stato scelto il sindacato di base USB. Sappiamo tutti le difficoltà dei sindacati di base nell'esser riconosciuti soggetti titolati a trattare con le aziende e in Unicoop non va diversamente. A questo si aggiunge la gravità dell'accordo sulla rappresentanza  tra sindacati confederali e confindustria firmato nel maggio scorso e formalizzato pochi giorni fa. Rimandiamo ai link per i dettagli, ma è evidente una cosa. E paradossale, oltre che patentemente ingiusto, che regole fondamentali sulla democrazia di rappresentanza sindacale vengano scritte dalle parti interessate a mantenere borbonici privilegi, anziché trovare la naturale cornice di una legge.
Non ci nascondiamo dietro un dito. E' evidente che sia sindacati che confindustria avrebbero in parlamento referenti che indirizzerebbero tale legge rispondendo ai loro desiderata, ma questo a noi pare l'unico percorso imprescindibile sulla via della democrazia e trasparenza.

DOVE IL LAVORATORE CONTINUA A PAGARE I SINDACATI CONFEDERALI PUR NON ESSENDO ISCRITTO
Aggiungiamo un'ultima osservazione. Della tassa Cgil, il lavoratore Coop (o chiunque altro) non si libererà mai. Si perché come nei film dell'orrore dove il mostro non muore mai, sebbene che il dipendente abbia abbandonato la tessere di Cgil o di Cisl o Uil, continuerà a pagarli. Stando a quanto scrive il Fatto Quotidiano, un buona parte degli introiti sindacali non deriva dalle tessere, ma da altrte due entrate: le quote relative alla presenza negli Enti Bilaterali e la quote di assistenza contrattuale. Queste ultime, stando all'articolo, sono una quota straordinaria che i sindacati e i datori di lavoro prelevano dalle buste paga dei lavoratori per aver concluso il contratto. Un premio per il lavoro fatto. Nell’ultimo Ccnl (contratto nazionale) dei metalmeccanici, ad esempio, Fim e Uilm hanno richiesto un contributo “una tantum di 30 euro per ogni lavoratore non iscritto al sindacato da trattenere sulla retribuzione”. Sul contratto, poi, era indicato il conto corrente bancario (presso il Credito cooperativo di Roma) su cui effettuare il versamento. Parlando di circa un milione di lavoratori è facile fare i conti. Per quanto riguarda i contratti del Commercio e del Terziario, la sola Filcams ha iscritto in bilancio 2,15 milioni che vanno moltiplicati per tre (cioè anche per Cisl e Uil) e poi per due (la parte datoriale). Il totale, quindi, è di circa 15 milioni di euro che rimpolpa bilanci spesso piuttosto magri. Un fiume di denaro assicurato dalla pratica del “silenzio-assenso”, per cui sono i lavoratori a dover mettere per iscritto il proprio rifiuto a versare la “tassa occulta”. Ma sono in pochi a saperlo.

IL BALLO DEL QUA QUA
In questo contesto siamo decisamente scettici verso chi vede in Landini il paladino di battaglie sulla democrazia di rappresentanza sindacale. Costui conduce schermaglie interne ad un sindacato dove la prima componente di iscritti sono i pensionati dello Spi-Cgil (ben il 52,5%, la Fiom è solo quarta con il 6%) e gli ultimi screzi con la segretaria Camusso appaiono un mero effetto scenografico. Quello che conta è già accaduto con la firma di maggio mentre il prode Landini era in tournée sulle tv nazionali.