16 marzo 2011

OMICIDIO MAGLIONE: «INTRALCIAVA LE COOP, AMMAZZATO»

Dopo l'allarme delle Dda, sospetti dei sindacati sull'omicidio dell'avvocato




Magari lo hanno ammazzato per tutt’altro motivo o hanno sbagliato persona, ma Pasquale Maglione, l’avvocato 55enne freddato con quattro colpi di semiautomatica 7.65 davanti a casa a Rodano la sera del 16 luglio scorso è stato ucciso con modalità da commando mafioso, due uomini in moto che lo hanno probabilmente chiamato per nome e dopo aver sparato sono fuggiti senza lasciare tracce, e ora c’è chi rivela che, con i suoi incarichi, poteva dare molto fastidio alle cooperative che forniscono manodopera nelle logistiche.

«La Dhl gli aveva affidato il compito di mettere ordine nella “jungla” del settore - ricorda il segretario provinciale della Filt Cgil di Lodi Guido Scarpino -: noi sindacalisti sapevamo che doveva promuovere un accordo per la qualità del lavoro. Che, quindi, sarebbe costato di più alle cooperative. Per come ho visto io quel fatto, ho avuto l’impressione che fosse stata un’esecuzione plateale fatta per dare un segnale».

Maglione aveva condotto anche le trattative per le vertenze dei lavoratori di Brembio e Cerro. Ancora presto per dire con certezza che l'omicidio Maglione è stato un omicidio di mafia frutto della penetrazione criminale nel settore delle cooperative di lavoro. Ma adesso a dire che «lo scenario è agghiacciante», per usare le parole di Scarpino, c’è anche il procuratore aggiunto della Dda di Milano Ilda Boccassini, che nel presentare ieri alla stampa l’operazione Redux, 35 arresti contro la ‘ndrangheta in Lombardia, ha riferito che la Tnt è stata “aggredita” da malavitosi che hanno imposto le loro “cooperative” al colosso della logistica.

«La nostra impressione di sindacalisti è che con queste cooperative si ricicla denaro sporco - prosegue Scarpino - non nel Lodigiano, ma nemmeno troppo lontano, abbiamo incontrato lavoratori che venivano incaricati di cambiare assegni sui propri conti personali e restituire il contante alla cooperativa, “lavati”. Ci sono poi tante aziende committenti che utilizzano i consorzi di coop come “cassaforte”: da dove arriva tanta liquidità?». Secondo Scarpino, «il Lodigiano è ad alto rischio. Gestire con una cooperativa il movimento delle merci significa avere il controllo sulle aziende, sapere cosa acquistano e movimentano, se vanno bene o male, e disporre di una rete, logistica, che può essere usata anche per trafficare in stupefacenti.

E tutto si basa sullo sfruttamento dei lavoratori immigrati, che con la cooperativa hanno un contratto a tempo indeterminato e che in realtà sono costretti ad accettare buste paga magre e il resto del compenso in nero. Queste non sono più le vere cooperative in cui il socio partecipava agli utili: è capitalismo selvaggio. Molto meglio chiuderle e trasformarle in srl: almeno così dovrebbero applicare i contratti di lavoro».

Anche Fulvio Di Giorgio, segretario Si Cobas, da tempo lancia l’allarme per evidenti infiltrazioni del crimine organizzato nelle cooperative di lavoro: «Gira gente brutta nei poli logistici. Con le coop presso le logistiche girano tanti soldi: ho visto lavoratori pagati in nero in contanti, e, purtroppo, anche sindacalisti rimproverarli “c’è la crisi, stai zitto e lavora”. Di fatto, mancano i controlli. Il problema è anche che questa enorme disponibilità di denaro può permettere a qualcuno di comprarsi la gente giusta.

E la manodopera immigrata è ricattabile, sono lavoratori pronti ad accettare e a firmare di tutto».Dell’opinione che il fenomeno esista anche la Fit Cisl lodigiana: «È un problema complesso - commenta a caldo il segretario provinciale Giuseppe Tornuscuiolo - e proprio per questo mi riservo un futuro ragionamento più articolato».Come dicono da tempo alla Direzione nazionale antimafia, questo è il grande crimine del nord, che maneggia sempre più soldi e sempre meno pistole. Ma, quando servono, saltano fuori anche quelle.


16 marzo 2011

Carlo Catena

Osservatorio sul Lodigiano




Vedi anche:

15 marzo 2011

IL CONTRATTO COOP? LA BOCCA DELLA VERITA' PER LA FILCAMS

Dopo l'assemblea di ieri per Filcams si avvicina il momento della verità con il contratto delle Cooperative della grande distribuzione

Martini infili la mano nella Bocca della Verità



Si è svolto
ieri a milano l'attivo dei delegati Filcams, alla presenza della Camusso.
A quanto riportano le cronache, il fermento della base è palpabile e non potrebbe essere altrimenti, visto che il contratto del Terziario firmato da quelle che ormai non sono più organizzazioni sindacali, ma lobbies portatrici di interessi propri che poco hanno a che vedere con i lavoratori, non è stato firmato per adesso dalla Filcams-Cgil, ma i delegati fibrillano evidentemente memori della giravolta del 2009, quando Filcams firmò in un secondo momento esponendosi ai facili sberleffi e sghignazzi degli altri firmatari della prima ora.

Questo è il contratto peggiore degli ultimi anni e incorpora una serie di novità negative tali che in un sol colpo cancella decine di anni di conquiste. L'elemento cardine, anche se non è il solo, è certamente quello che punisce il lavoratore che si ammala più di due volte nel corso dell'anno, penalizzandolo sui primi 3 giorni di malattia fino ad arrivare al loro totale non pagamento.

Ci fa piacere che anche nella moderata Filcams del balbettante Martini siano incazzati, ma come detto, la diffidenza è obbligatoria verso questa organizzazione. La cartina di tornasole che ci mostrerà l'effettiva volontà di Filcams si chiama Contratto Nazionale della Distribuzione Cooperativa. E' il contratto gemello del Terziario e da sempre ne ricalca fedelmente normative e variazioni. A quel tavolo Filcams conta e non solo perché è senza dubbio il sindacato più rappresentativo, ma perché dall'altra parte del tavolo ci sono i loro fratelli delle Coop.

Si tratta quindi di vedere, al di là di ogni retorica, come si comporterà Filcams a questa prova. Per ora il silenzio è preoccupante. Ricordiamo inoltre che gli integrativi Coop in corso sono praticamente fermi in attesa del nazionale. Coop Estense e Filcams hanno ritenuto addirittura di firmare un accordo sospensivo, sul quale sono state espresse molte perplessità.

Se il calendario del rinnovo del CCNL Coop non ha subito modifiche, le parti si incontreranno il 21 marzo e di nuovo il 22 marzo. Un'ulteriore occasione di confronto negoziale é stata prevista per i giorni 28 e 29 marzo.

Ricordiamo per completezza di informazione che negli incontri precedenti di un mese fa le associazioni datoriali hanno manifestato la volontà di sottoporre ai sindacati, in occasione degli attuali incontri negoziali, una riformulazione delle previsioni contrattuali in materia di trattamento economico per i periodi di malattia sulla base di quanto sarà pattuito nel rinnovo del CCN Confcommercio.

Riportiamo il resoconto dell'attivo Filcams di ieri riprendendo le annotazioni di un bravo sindacalista, Ezio Casagranda, già segretario della Filcams del Trentino.

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ASSEMBLEA DELEGATI FILCAMS: «E ORA RIPRENDIAMOCI I DIRITTI»

Ferma, determinata e convinta è stata la volontà di lotta emersa dagli oltre 20 interventi di delegati e delegate che hanno preso la parola all’assemblea nazionale del commercio convocata per discutere sulle conseguenze che l’accordo separato del 26 febbraio. I delegati hanno rilavato la gravità dell’accordo che cancella diritti fondamentali come, la malattia, penalizza i giovani che vengono chiamati a pagare il prezzo degli aumenti salariali, colpisce le donne che vengono maggiormente penalizzate dalle modifiche sull’organizzazione degli orari e dalla cancellazione dei permessi per i nuovi assunti.

Per non parlare dei limiti imposti alla contrattazione aziendale la quale viene relegata alla sola deroga in peius del contratto nazionale mentre risultano fortemente limitata la possibilità di richiedere miglioramenti economici fissi e permanenti. Inaccettabili sono le scelte del nuovo contratto in materia di recepimento del collegato lavoro che ancora una volta penalizza i lavoratore nel momento dell’assunzione e cioè nella situazione di massima debolezza che è quella dell’assunzione.

Grave viene giudicata la possibilità concessa alle azienda di uscire dal sistema INPS in quanto non solo mette in discussione la solidarietà fra lavoratori e fra generazioni ma appare come un primo pesante colpo inferto alla previdenza pubblica in nome di una privatizzazione all’italiana fondata sugli enti bilaterali generando, fra l’altro, l’ennesimo conflitto di interessi dal punto di vista sindacale.

I delegati nei loro interventi hanno chiesto alla Filcams e alla Cgil non solo di mettere in campo iniziativa di lotta capaci di contrastare questa scelta corporativa di Fisascat e Uiltucs, ma di evitare il ripetersi di quanto avvenuto con il CCNL del 2008 e quindi evitare di andare a sottoscrivere, fra qualche mese, questo contratto che fa scempio dei dritti e della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici del settore.

Mobilitazione articolata, informazione capillare, coinvolgimento dei delegati e dei lavoratori nelle scelte della Filcams sono state le proposte avanzate dai delegati nei loro appassionati interventi.
Ripartire dai luoghi di lavoro, dalle condizioni dei lavoratori per costruire opposizione e definire obiettivi su cui chiamare alla lotta contro questo accordo nazionale che assesta un colpo definitivo ad ogni velleità di attività unitaria nella categoria in quanto le differenza emerse, dal collegato lavoro, alla malattia fino alla contrattazione aziendale appaiono sempre più differenze strategiche difficilmente superabili senza un nuovo protagonismo dei diretti interessati: i lavoratori.

La Cgil deve prendere atto di quanto fossero sbagliate le analisi di quanti – anche dentro la Cgil – sostenevano che il problema riguardava solo la FIOM.
Dopo la Fiom è arrivato l’accordo sperato dei pubblici dipendenti e della scuola ed ora quello del commercio, e quindi appare chiaro, anche ai ciechi, che Cisl e Uil hanno imboccato la strada corporativa svolendo un ruolo di supporto alle scelte padronali.

Per questo la proclamazione dello sciopero del 6 maggio, di solo 4 ore e senza una precisa presa di coscienza di questa nuova fase, appare debole e rischia non dare i risultati sperati.


14 marzo 2011

Ezio Casagranda


Filcams-Cgil del Trentino


13 marzo 2011

MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE: DATI SCIOPERO DEL 11 MARZO


Sciopero 11 marzo: grande adesione nei magazzini Unicoop Firenze

La Rsa Usb sta verificando se ci siano state sostituzioni irregolari di lavoratori in sciopero


Superiori alle più rosee previsioni le adesioni allo sciopero generale dell'11 marzo scorso nei magazzini di Unicoop Firenze.
Ecco quello che ci fanno sapere i colleghi della RSA-USB:

- Reparto Ortofrutta - turno di notte: 90% degli addetti.
l'azienda ha dovuto organizzare un turno mattutino di straordinario per recuperare la
preparazione della frutta ai negozi.

- Scarico merci Generi vari - turno di mattina: 50% degli addetti.
- Scarico merci Generi vari - turno pomeridiano: oltre 90% degli addetti.

- Riordino settore trasporti - turno di mattina e pomeriggio: 45% degli addetti.

- Magazzino di Sesto Fiorentino - turno di mattina - Oltre il 90% degli addetti.
- Magazzino di Sesto Fiorentino - turno di pomeriggio - Oltre il 90% degli addetti.


I colleghi segnalano che stanno svolgendo accertamenti al fine di chiarire se Unicoop abbia sostituito alcuni lavoratori scioperanti con lavoratori di altri reparti. USB valuterà nei prossimi giorni se sussistono le condizioni per una vertenza ai fini dell'art. 28 legge 300/70 per condotta antisindacale.


12 marzo 2011

NOVACOOP PRESENTA IL NUOVO MEGA-MAGAZZINO DI VERCELLI. LA FUSIONE DELLE 3 COOP DEL NORD ABBANDONATA?



Il nuovo magazzino di Novacoop in costruzione a Larizzate, vicino Vercelli, pare allontanare la possibile fusione delle 3 grandi Coop delle distribuzione del nord, ipotesi avanzata appena pochi mesi fa dal presidente Dalle Rive




Ernesto Dalle Rive


Si era fatto un gran parlare nell'estate scorsa del progetto di fusione delle 3 grandi Coop della distribuzione del distretto Nord-Ovest (Piemonte, Liguria e Lombardia) da quando il presidente di Novacoop (Piemonte) nonché presidente del consiglio di sorveglianza di Coop Italia, Ernesto Dalle Rive aveva dichiarato che era nata l'idea di «valutare la possibilità di una vera e propria fusione» dopo che le tre Coop avevano già integrato attività di logistica, i servizi informativi e gli acquisti attraverso il ConsorzioNord-Ovest.
Intanto la pagina web del distretto non esiste più, ma più che altro la decisione di Novacoop di realizzare un grande cento distribuzione merci per proprio conto, a due passi da Vercelli, fa pensare che i tempi della fusione (e delle fusioni che a catena si sarebbero probabilmente realizzate negli altri distretti) si siano decisamente allontanati.

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Novacoop è pronta a partire e punta tutto su Vercelli. A garantire tempi e portata degli investimenti programmati sull’area industriale di Larizzate giovedì pomeriggio si è mosso il presidente del grande gruppo cooperativo, Ernesto Dalle Rive, che, in sala giunta del Palazzo Comunale, ha tenuto una conferenza stampa insieme con il sindaco Andrea Corsaro. Centro logistico e sede amministrativa di Novacoop, ma non solo: l’insediamento muoverà tutto l’indotto che ruota intorno a un colosso della grande distribuzione.

Grande la soddisfazione di Corsaro: «Parliamo di un investimento da un miliardo di euro e una ricaduta occupazionale stimabile in centinaia di posti di lavoro. Certamente ci sarà una quota di “ricollocamento” di personale oggi impiegato nella sede Novacoop di Galliate, ma i riflessi sulla nostra realtà ci saranno eccome e andranno ad aggiungersi ai risultati già ottenuti con Brendolan che è pronta a raddoppiare». Ricordiamo inoltre che la vendita dei terreni comporta un introito di 2 milioni e 800mila euro per l’Asl Vc. Sul prossimo numero tutti i dettagli del progetto.



12 marzo 2011

Corriere Eusebiano


SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO, OLTRE 50MILA IN PIAZZA A ROMA



Oltre 1 milione e 200 mila i lavoratori che hanno aderito






Dai primi dati oltre 1 milione e 200 mila i lavoratori che hanno incrociato le braccia

Una straordinaria adesione che testimonia la rabbia del mondo del lavoro e del non lavoro.- dichiara Pierpaolo Leonardi dell'Esecutivo USB - "Sono stati decine di migliaia i lavoratori, le donne, i precari, i migranti, i senza reddito, i cassintegrati, i senza casa, che hanno bloccato completamente il centro della capitale arrivando, nonostante i divieti, fin sotto le fineste del Senato".

'UNIAMO LE LOTTE, METTIAMOLI IN CRISI' così lo striscione che apriva il corteo, dietro cui hanno sfilato insieme le maestre d'asilo con gli operai Fiat, gli autoferrotranvieri di tutta Italia con i lavoratori socialmente utili, gli insegnanti con i lavoratori del trasporto aereo, i lavoratori pubblici e i disoccupati; - prosegue Leonardi - la richiesta della piazza è di un profondo cambiamento di politica economica, proprio mentre a Bruxelles si riuniva l'Eurogruppo per decidere nuovi e pesanti provvedimenti contro i lavoratori e i cittadini europei".

"Siamo stati il 'convitato di pietra' e da oggi le mobilitazioni avranno anche come obiettivo proprio le politiche antipopolari dell'Unione Europea; questa bella giornata di mobilitazioni ci conferma quanto abbiamo scritto nei manifesti dello sciopero: 'bentornata, lotta di classe'." conclude Leonardi.


11 marzo

USB - Sindacato di Base


11 marzo 2011

UNICOOP FIRENZE FINISCE IN TRIBUNALE


Parte ancora dai magazzini una vertenza contro dirigenti di spicco di Unicoop Firenze e medici aziendali





Guai in vista per l'Unicoop Firenze. La più grande cooperativa didistribuzione italiana dovrà vedersela prossimamente con il giudice.

A sedere sul banco degli imputati del tribunale fiorentino, il 22 marzo, saranno infatti due dirigenti e quattro medici dell'azienda, accusati di aver violato l'articolo 590 del Codice penale, ovvero le norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, a scapito di sette dipendenti Unicoop.

Visite mediche mancate, accertamenti ed esami specialisti insufficienti, negligenza: è lunga la lista di cose su cui il tribunale dovrà pronunciarsi.Visto gli eventi, il provocatore diventa provocato.

Un duro colpo per Turiddo Campaini, presidente da 37 anni dell'azienda che oggi vanta 1 milione e 100 mila soci e un giro d'affari di 2,2 miliardi di euro. Proprio in questi giorni Campaini sta promuovendo il suo libro-intervista Un'altra vita è possibile, nel quale lancia una provocazione: "Non è vero che gli uomini sono soltanto consumatori, né che l'obiettivo delle imprese deve essere solo e soltanto il profitto".

Visto gli eventi, il provocatore diventa provocato.


11 marzo 2011

Cristina Manetti


Panorama



09 marzo 2011

COOP, ECCO COME CI SI LIBERA DI UN LAVORATORE









Trasferimenti, cambi di mansione e minacce. Un anno di soprusi alla Manutencoop di Zola Predosa. La denuncia questa mattina in una conferenza stampa dei Cobas
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Cinquant’anni, dipendente della Manutencoop Facility Management di Zola Predosa fino allo scorso 24 febbraio, Paolo Zanella ha denunciato questa mattina, durante una conferenza stampa indetta dai Cobas, l’incubo di più di un anno passato a combattere contro i tentativi dell’azienda di licenziarlo senza motivo.

Nel 2009 comincia ad avere i primi problemi con l’azienda: “A dicembre- racconta – mi chiamano i direttori del personale: mi offrono 18 mensilita’ per andar via o la possibilita’ di fare un colloquio con un’altra azienda del gruppo, altrimenti sarei stato perseguitato. Rifiuto, ma un mese dopo- ricorda ancora Zanella- ricevo la lettera di trasferimento a Torino. Ho problemi di salute e mi metto in malattia”.

Poi il rientro in azienda e l’immediato spostamento a Roma per un periodo di tre mesi: quindi, continua il racconto, “vengo messo in ferie e torno a Bologna. Mi chiamano i dirigenti e mi dicono di non pensare che sia finita qui”. E’ il 26 settembre quando a Zanella viene comunicato, prima a voce poi in forma scritta, che deve andare in un call center per frequentare un corso di formazione: “Un corso per poi lavorare da casa- aggiunge- con un orario che va da mezzanotte alle otto di mattina. A quel punto chiedo di essere reintegrato nel posto di lavoro che occupavo nel 2009″.

L’udienza e’ in programma il 22 febbraio, “ma il giorno prima ricevo una comunicazione in cui mi si dice di tornare a lavorare. Il giudice prende atto della volontà dell’azienda e la cosa sembra essere finita lì”. Ma non e’ cosi’, perche’ dopo “soli due giorni mi dicono che sono stato licenziato, che il mio posto di lavoro e’ stato soppresso. Quindi- conclude Zanella- consegno il badge e vengo accompagnato alla porta”. Senza arrendersi Zanella ha ora deciso di impugnare il provvedimento e forse anche di far partire una azione penale.

“Pensiamo che il licenziamento di Zanella- si legge in un documento firmato da una ventina di delegati di varie aziende (bolognesi e non) e da 50 lavoratori- sia la punta dell’iceberg. Molte aziende, approfittando della crisi sono tentate di seguire l’onda Marchionne, che in Fiat sta portando la sua azione fino agli estremi rimedi. Perche’ accordi sindacali imposti con il ricatto del posto di lavoro, diventino la regola che imbriglia lavoratrici e lavoratori”.

Il sindacato di base in un comunciato parla di “mobbing strategico” e assieme ad una settantina di lavoratori e delegati affermano: “Pensiamo che il licenziamento di Zanella sia la punta dell’iceberg. Molte aziende, approfittando della crisi sono tentate di seguire l’onda Marchionne, che in Fiat sta portando la sua azione fino agli estremi rimedi. Perche’ accordi sindacali imposti con il ricatto del posto di lavoro, diventino la regola che imbriglia lavoratrici e lavoratori”.


8 marzo 2011

Zic.it


UNA COOPERATIVA CHIEDE LA RINUNCIA ALLA MALATTIA PAGATA

Novara. La coop Nuova Assistenza chiede ai soci lavoratori la rinuncia ai primi tre giorni di malattia e non solo

Esposto della Cgil


La cooperativa replica: «C'è l'accordo con i soci»


Rinuncia a tre giorni di malattia, blocco degli scatti di anzianità e di parte del rimborso spese dell’auto. L’ha richiesto ai suoi soci-lavoratori la cooperativa «Nuova Assistenza» che spiega: «Solo così potevamo partecipare all’appalto del Comune». Ma la Cgil ha presentato un esposto alla Direzione provinciale del lavoro e all’amministrazione municipale novarese chiedendo controlli.

L’appalto per l’assistenza domiciliare è scaduto venerdì ed ora è in fase di aggiudicazione. Ma fa già discutere. La Funzione pubblica della Cgil, infatti, ha contestato le dichiarazioni con cui le socielavoratrici della cooperativa «Nuova assistenza» (che già sta gestendo il servizio per il Comune con una sessantina di operatrici) hanno rinunciato al pagamento dei primi tre giorni di malattia, congelato gli scatti di anzianità e rinunciato a parte del rimborso delle spese benzina per l’uso della propria auto. Si sono già tenute due assemblee con le lavoratrici, l’ultima lunedì sera.

«Abbiamo fatto una simulazione e in concreto ognuna perderebbe in media mille euro all’anno - illustra il sindacalista Guido Catoggio -. E questo non è poco riferito a stipendi che si aggirano attorno ai 900 euro mensili. Sono dichiarazioni che vanno contro il contratto, abbiamo invitato la cooperativa a non applicarle. Inoltre abbiamo sollecitato il Comune a vigilare sul rispetto degli accordi nazionali di categoria come previsto dal capitolato».

Per Massimo Pramaggiore, presidente della cooperativa che ha circa 1500 operatori in tutt’Italia, la questione è diversa: «Noi coinvolgiamo i nostri soci in varie iniziative coinviviali e ogni anno eroghiamo la divisione degli utili, quindi li abbiamo fatti partecipi anche della difficoltà in cui ci troviamo di fronte all’appalto del Comune che ha aumentato le ore di servizio a fronte della stessa base d’asta. Senza il risparmio portato dal congelamento di queste condizioni, non avremmo potuto partecipare alla gara. Così abbiamo raggiunto un accordo».

Della questione si è parlato anche ieri mattina nell’incontro tra i sindacati e l’assessore Massimo Contaldo che ha commentato: «Non sono a conoscenza della questione, riguarda un’azienda».

I lavoratori della cooperativa:

- 60 operatrici sono coinvolte nel servizio di assistenza domicliare che la cooperativa già gestisce per il Comune di Novara;

- 1500 lavoratori sono occupati dalla coop «Nuova assistenza» in tutt’Italia in servizi a favore di minori e anziani.


9 marzo 2011

Barbara Cottavoz

La Stampa

08 marzo 2011

UNICOOP TIRRENO VERSO LA CESSIONE DELL'IPER DI AFRAGOLA

Entro l'anno Unicoop Tirreno cederà l'Ipercoop di Afragola

A rischio un migliaio di posti di lavoro

Unicoop: «Un ramo secco»


La ritirata di Unicoop Tirreno dalla Campania è una cronaca di una fine annunciata. La storia che comincia qualche hanno fa, è stata gestita da Unicoop Tirreno in modo pessimo, con contenziosi con i dipendenti e danni alla propria immagine notevoli. Vano il coinvolgimento di Unicoop Firenze con l'iniziativa del Distretto Tirrenico che doveva investire in Campania e che è stato abbandonato. Ora tocca all'Ipercoop di Afragola.

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Ipercoop addio. Entro l’anno la cessione dell’ipermercato di Afragola. Un ramo secco, o come dichiarano quelli delle relazioni esterne della sede Unicoop Tirreno (il responsabile è la nostra vecchia conoscenza Paolo Bertini - nota blog) di Livorno, «un grosso problema» su cui bisogna riflettere e trovare una soluzione: la vendita, appunto.

Diecimila metri quadrati, che con tutti i servizi annessi e aree di parcheggio vale almeno 180 milioni di euro. Un’altra doccia fredda per il moribondo mercato del lavoro campano, e un futuro davvero nero per gli oltre trecento lavoratori di quello che sembrava il fiore all’occhiello della catena Unicoop Tirreno. Inaugurato dodici anni fa in una zona di Afragola che era solo campagna strappata alle mani della camorra, il megastore aveva fatto da attrattore e volano di sviluppo, richiamando intorno al supermercato altre dieci catene commerciali, un cinema, la libreria Feltrinelli, e una galassia di negozi, che davano e danno ancora lavoro ad altre mille e più persone.

Ora l’ammiraglia del gruppo perde qualcosa come un paio di milioni di euro all’anno, nonostante i due milioni di «calpestii» (termine utilizzato per contare quante persone entrano nel negozio), e il milione tondo di chi invece arriva alle casse. La decisione, non ancora ufficiale, ma da tempo nell’aria ha fatto scattare le prime proteste dei dipendenti. Dieci giorni di agitazione, con la giornata di sabato che ha visto alle casse i capireparto del negozio, per sostituire le cassiere che hanno partecipato a una infuocata assemblea.

«Non riusciamo a comprendere come mai la struttura viene messa in vendita, quando i dati parlano di un contenimento delle perdite», dice Francesca Ragusa, responsabile Rsa Uiltucs: «La direzione dell’azienda è impegnata nello sviluppo di altri punti vendita, e allora la decisione di vendere il megastore di Afragola ci lascia davvero meravigliati». E mentre i sindacati affilano le armi e indicano nella costituzione di un tavolo regionale la ricerca di soluzioni che garantiscano gli attuali livelli occupazionali e una nuova politica per gli ipercentri commerciali, nella cittadella di «Le Porte di Napoli» sale la tensione.

«Questa realtà - dice il titolare di uno degli ottanta negozi della galleria - non è circoscritta al solo commercio. Sotto le luci al neon, nel corso di questi anni si è sviluppata e consolidata una nuova forma di socialità, che all’esterno non avrebbe avuto motivi di essere. Basta venire di pomeriggio per vedere quanti ragazzi si incontrano e trascorrono il tempo libero in un posto dal clima controllato e soprattutto nella massima sicurezza. Quanti di questi avrebbero messo piede in una libreria, se restavano per strada? E quanti avrebbero preso parte a una manifestazione culturale? Ora la ventilata cessione di Ipercoop non solo avrà delle ricadute per l'occupazione, ma creerà un buco culturale e un momento di disgregazione sociale dai risvolti negativi tutti da definire».

Nella cittadella degli ipermercati c'è davvero molta preoccupazione. Gli imprenditori che hanno creduto in questo progetto commerciale temono che con la vendita dell’ipermercato Ipercoop si verifichi una sorta di effetto domino con la chiusura progressiva e inesorabile di tutte le attività che vivono di luce (e reddito) riflessa su quei due milioni di «calpestii». Piedi, e soprattutto portafogli, che andranno da qualche altra parte.

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Afragola. Una storia commerciale iniziata a Piombino circa settanta anni fa nel segno della solidarietà e del non profit. Allora si chiamava Cooperativa di Consumo «La Proletaria», nata fra operai, impiegati ed artigiani. Dopo più di mezzo secolo quella cooperativa proletaria, oggi conta più di ottocentomila soci, seimila e trecento dipendenti, distribuiti in Toscana, Lazio, Umbria e Campania.

«La Proletaria» che oggi si chiama Unicoop Tirreno conta 111 punti vendita, con 36 supermercati, 66 piccoli supermercati e 9 ipermercati, tra i quali quello di Afragola, secondo per estensione solo a quello di Livorno sede della casa madre. Numeri, come dice Paolo Bertini, responsabile delle relazione esterne di Unicoop Tirreno, che collocano la cooperativa, tra i giganti della distribuzione alimentare. Tanti numeri importanti, eppure l’ipermercato di Afragola rischia la cessione.

Perché? «L’ipermercato di Afragola, nell’attuale condizione di mercato, rappresenta un problema». Vuole dire che l’ammiraglia del gruppo è diventata all’improvviso un ramo secco? «No! La realtà è che Afragola e Benevento da qualche anno sono diventati punti critici nell’asset del gruppo». Ipercoop Tirreno, vuole abbandonare la Campania? «No. Abbiamo investito a Napoli, con l’apertura del super store in zona Arenaccia (insieme ad Unicoop Firenze - Nota blog). Solo che per Afragola dobbiamo discutere». Nello specifico? «L’ipotesi è quella della cessione dell’ipermercato di Afragola».

Perché? «La risposta è complessa. A fronte della crisi dei consumi, i cui effetti si sono fatti sentire anche nel nostro gruppo che notoriamente adotta una politica del contenimento dei prezzi. Dopo l’era dell’ipermercato, dove il cliente era abituato a trovare di tutto, dall’alimentare alla batteria dell’auto, ora per restare competitivi bisogna puntare sulla forma del super store. È la nuova strategia. Negozi di tremila metri quadrati, aperti nel centro della città, con il settore alimentare al novanta per cento del movimento. Ne abbiamo aperto uno a Napoli, in zona Arenaccia. Negozi che superano questa superficie, per i tempi che corrono, lavorano in perdita già dal primo giorno».

E il futuro lavorativo dei trecento dipendenti ? «È una questione delicata e forse dolorosa». Dolorosa quanto? «Qualcuno dei dipendenti di Afragola è stato già dirottato in via Arenaccia. Per gli altri bisogna discutere». I sindacati invocano un tavolo regionale. «Potrebbe servire. In situazioni come queste dal confronto a più voci e dalla discussione potrebbero scaturire anche altre soluzioni». Nessuna possibilità di ripensamento sulla decisione di cedere l’ipermercato di Afragola? «Al momento, sembra essere questa l’unica soluzione»


7 marzo 2011

Marco Di Caterino

Il Mattino - Napoli

QUERELLE ESSELUNGA-UNICOOP TIRRENO: LA VERSIONE DI CAPROTTI CONFERMATA DA FRASI RIPORTATE DA IL TIRRENO


Nell'esposto fatto da Esselunga all'Antitrust sono finiti anche numerosi articoli di giornale.

Sono gli articoli del Tirreno che il gruppo di Caprotti aveva già menzionato nella campagna pubblicitaria dell'estate scorsa.



Sergio Costalli



Eravamo stati facili profeti, quando nel luglio scorso, in seguito all'attacco di Caprotti con un annuncio a pagamento sui principali quotidiani contro il comune di Livorno, dove Esselunga non è mai riuscita a sbarcare, avevamo commentato alcune dichiarazioni quantomeno improvvide dell'amministratore delegato di Unicoop Tirreno, Sergio Costalli e del presidente Lami:

Alla faccia della libera concorrenza: «Vi posso assicurare che a Livorno siamo determinati a non lasciare un solo metro quadro alla concorrenza» ( Sergio Costalli, 23 febbraio 2008);

«l'importante è che non si insedi la concorrenza» (ancora Costalli, 21 febbraio 2009)»;

«Livorno è nostra, Coop non molla» (Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno, 20 febbraio 2010).

Dov'era Catricalà, Presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, non lo sappiamo, ma sappiamo dove va.

Leggi l'intero articolo

L'ultima non l'abbiamo azzeccata, ma che la cosa arrivasse all'Antitrust era probabile. E così è stato. Del resto dichiarazioni di questo tenore la dicono lunga sull'arroganza e sulle spalle coperte di Unicoop Tirreno nelle sue terre.

Gli articoli di giornale contenenti quelle frasi non potevano passare inosservati all'attento padre padrone di Esselunga. Infatti sono stati depositate all'Antitrust, come Il Tirreno rende noto:

Le frasi prese dal giornale Nell'esposto fatto da Esselunga all'Antitrust sono finiti anche numerosi articoli di giornale. Sono gli articoli del Tirreno che il gruppo di Caprotti aveva già menzionato nella campagna pubblicitaria dell'estate scorsa. Per dimostrare che Unicoop, acquistando il Nuovo Centro, ha pensato solo ad ostacolare la concorrenza vengono citate alcune dichiarazioni rilasciate da dirigenti cooperativi. Come quella di Sergio Costalli, amministratore delegato di Unicoop Tirreno, fatta il 22 febbraio 2008 a margine dell'assemblea dei soci della sezione Coop di Livorno: «Vi posso assicurare che siamo determinati a non lasciare spazio a nessun concorrente in Toscana. A Livorno non lasceremo un solo metro alla concorrenza». O, ancora di Costalli, sul Tirreno del 21 febbraio 2009: «L'importante è che non si insedi la concorrenza». O, infine, quella di Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno sul giornale del 20 febbraio 2010: «Livorno è nostra».


3 marzo 2011

Il Tirreno

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05 marzo 2011

CI SARA' TEMPO FINO AL 31 DICEMBRE PER I RICORSI DEI LAVORATORI CON CONTRATTO A TERMINE SCADUTO



Collegato Lavoro: proroga di un anno, boccata d’ossigeno per i diritti dei lavoratori






E’ slittato al 31 dicembre 2011 il termine per la presentazione dei ricorsi dei lavoratori con contratto a termine scaduto. Per quest’anno, quindi, non si applicherà la norma del cosiddetto Collegato Lavoro che fissava al 23 gennaio i nuovi termini di scadenza dell'impugnazione dei licenziamenti ritenuti illegittimi.

La proroga è giunta a seguito di un emendamento del Partito Democratico, del 9 febbraio, accolto nel decreto ‘Milleproroghe’. Soddisfatta la Cgil che ha osteggiato la legge fin dall’inizio e che ha tentato di mettere in piedi una campagna informativa per rendere nota la questione ai lavoratori. Rosita Galdiero, della Filcams Cgil sannita, e il segretario provinciale Antonio Aprea, hanno spiegato al Quaderno la novità sottolineando, però, come la strada da percorrere sia ancora lunga, in particolare su temi quali l’apprendistato, portato a 15 anni, la conciliazione e l’arbitrato.

Ricostruiamo la questione. La legge 183/2010, varata dal Parlamento il 19 ottobre 2010 ed entrata in vigore il 24 novembre, stabiliva un nuovo regime di impugnazione del contratto a termine. Prima non era previsto un limite di tempo, vigeva solo l’obbligo di far valere i propri diritti con un atto scritto entro 60 giorni dalla scadenza. L’articolo 32, inoltre, prevedeva la cosiddetta ‘retroattività’. Era applicabile, dunque, anche ai contratti scaduti al momento dell’entrata in vigore della legge. Come detto ora il termine c'è, ma è stato prorogato a tutto il 2011.

“Si tratta di un primo, piccolo traguardo raggiunto – ha detto la Galdiero -. I lavoratori con contratti precari di somministrazione, a progetto, a tempo determinato, vedono aperto un ulteriore spiraglio. Questa conquista viene fuori da una serie di mobilitazioni messe in campo dalla Cgil, da subito contraria al Collegato Lavoro, su tutto il territorio nazionale. Dobbiamo raggiungere, però, tanti altri obiettivi”.
Nel frattempo, la camera del Lavoro di Benevento ha raccolto circa 900 domande di impugnazione del provvedimento. “Al Governo e alle aziende – ha aggiunto la sindacalista - sono arrivati migliaia di ricorsi e così, per poter decidere quale percorso seguire, hanno deciso di sospendere per un po’ la questione, anche tenendo conto che, il 28 gennaio scorso, la Corte di Cassazione ha rinviato alla Corte Costituzionale alcune norme contenute nel pacchetto Collegato Lavoro. Ci sono, infatti, seri dubbi di costituzionalità. Probabilmente quindi ci sarà una pronuncia in tal senso ma, visti i tempi lunghi della giustizia, noi continuiamo a mobilitarci e a stare in allarme. L’anno prossimo, infatti, non sappiamo cosa potrà accadere”.

“Ci sono migliaia di lavoratori – ha aggiunto Aprea – ormai divenuti così specializzati nei loro settori che rimpiazzarli sarebbe stata una tragedia. Lo stesso Governo, grazie all’opposizione parlamentare e alla Cgil, pare aver compreso il problema. Da qui la decisione di spostare il termine di scadenza”.
Il segretario ha quindi lanciato un appello ai dipendenti affinché ritornino presso la sede del sindacato anche per avere ulteriori informazioni in merito a cosa fare: “E’ una situazione intricata e va affrontata con le categorie dei lavoratori. Il Governo, per di più, ha messo in campo numerosi tagli e l’occupazione, specialmente, sul nostro territorio è fortemente a rischio con migliaia di persone in condizioni precarie”.
Se una piccola vittoria c’è stata ancora molti, dunque, sono i contenuti della legge osteggiati dal sindacato. In primo luogo, la possibilità di svolgere, a soli 15 anni, l'apprendistato in azienda con 400 ore di formazione. In tal modo, viene abbassato di un anno il tetto dell’obbligo scolastico. Tale tetto è stato oggetto di varie modifiche legislative, susseguitesi nel tempo. Le ultime nel 2007, quando si stabilì che l’istruzione impartita doveva essere impartita per almeno dieci anni, con la precisazione che “l’età per l’accesso al lavoro era elevata da quindici a sedici anni”. Nella legge si prevedeva che i giovani, conseguito il diploma di scuola secondaria inferiore, potessero iscriversi a corsi di formazione professionale delle Regioni. La manovra estiva 2008 intervenne nuovamente allargando il campo dei possibili percorsi di formazione con cui assolvere l’obbligo di istruzione a tutta la formazione professionale, dai periti industriali alla scuola per diventare parrucchiera. Oggi il Collegato Lavoro, invece, permette a un giovane di entrare in azienda abbandonando i banchi di scuola o dei suddetti corsi.

Ci sono poi le discusse norme sulla conciliazione e l’arbitrato. In materia di controversie individuali di lavoro, il tentativo di conciliazione, prima obbligatorio, diventa ora una fase eventuale. In più sono stati introdotti mezzi per la loro ricomposizione alternativi al ricorso al giudice. La Commissione di conciliazione, se le parti non raggiungono un accordo, formulerà una sua proposta con una procedura complessa. Le nuove disposizioni, in definitiva, fanno propendere per evitare di esperire il tentativo, ormai a svantaggio del lavoratore.

La disciplina contempla anche altre forme di arbitrato. Prevista è la possibilità per il lavoratore - all’atto dell’assunzione e non prima della conclusione del periodo di prova (dopo 30 giorni dalla stipulazione del contratto di lavoro) - di decidere se ricorrere a un collegio di arbitri in caso di future controversie, con esclusione del licenziamento per il quale resta obbligatorio fare appello al giudice ordinario.
”La Cgil – ha concluso la Galdiero - va avanti in questa battaglia e continuerà la campagna d'informazione dando risposte ai lavoratori che si sono rivolti alle nostre sedi. Penso anche ai precari della scuola. Sono convinta che mobilitarsi e informarsi paga rispetto ai diritti di cui questo Governo ci vuole privare. Tali temi sono cari alla nostra organizzazione, ma soprattutto riguardano i lavoratori, in questo momento più deboli perché precari. Credo che se continueremo così, con la mobilitazione, l’informazione e la comunicazione, molto probabilmente il Governo dovrà sedersi anche con la Cgil per discutere il prosieguo della vigenza della normativa che noi amiamo definire ‘brucia diritti’ dei lavoratori”.

Il Disegno di Legge, in questione, costituito da 50 norme, era stato inizialmente presentato nel luglio 2008 quale Collegato alla Legge Finanziaria per il 2009, ma fin da subito aveva avuto un iter parlamentare complesso a causa della sua eterogeneità. L’accelerazione finale c’è stata all’inizio del 2010 con l’approvazione del testo proposto alla firma del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Quest’ultimo, però, il 31 marzo lo ha rinviato alle Camere. Iniziato il riesame alla fine il provvedimento è diventato legge.


4 marzo 2011

Grazia Palmieri


Il Quaderno.it


03 marzo 2011

ESSELUNGA: ANTITRUST APRE DUE ISTRUTTORIE CONTRO COOP

Contestato alle due Coop l'abuso di









L'Antitrust ha deciso di avviare due istruttorie nei confronti di e per possibile dominante, in seguito alla segnalazione della Esselunga secondo cui Coop Estense avrebbe ingiustificatamente condizionato, con atti ostruzionistici e dilatori, l'iter amministrativo per il rilascio delle autorizzazioni all'avvio di attivita' commerciali, impedendo o ritardando in modo significativo l'espansione del gruppo di nel settore degli ipermercati e supermercati nella provincia di Modena. Inoltre, Unicoop Tirreno avrebbe ostacolato l'ingresso di Esselunga nella distribuzione moderna di e non alimentari di largo e generale consumo a Livorno, frapponendosi all'acquisto dell'unico terreno ancora disponibile per l'apertura di un grande supermercato nel Comune di Livorno.

Nel luglio 2010 con vari articoli e pubblicita' sulla stampa, Esselunga aveva denunciato presunti comportamenti anticoncorrenziali messi in atto dal gruppo Coop per ostacolare l'espansione del gruppo di Caprotti in provincia di Modena e, in un secondo tempo, anche in provincia di Livorno. In particolare, Esselunga aveva denunciato un presunto patto occulto fra la Coop Estense e il comune di Modena che mirava, secondo Caprotti, a impedire la costruzione di un supermercato nel centro della citta' emiliana, mai realizzato per mancanza dei permessi.

Il lotto, acquistato dal gruppo di Caprotti nel 2000 a fronte di un piano di riqualificazione urbana che ne prevedeva l'edificabilita', confinava con un terreno acquisito da Coop l'anno successivo e vista la coesistenza di due operatori a pochi metri di distanza, il comune di Modena avrebbe fatto pressioni sulle parti per convincerle ad accordarsi. Dopo nove anni in cui Coop ed Esselunga non hanno mai trovato un punto d'incontro, il Comune di Modena ha deciso di modificare la destinazione d'uso e l'area e' passata da commerciale a residenziale e quindi non sara' piu' possibile costruire un supermercato.

Un altro caso che ha contrapposto Esselunga alle imprese aderenti alla Legacoop e' avvenuto a Livorno sempre l'anno scorso. Unicoop, dopo due anni di trattative, avrebbe influenzato e convinto la famiglia Fremura a venderle un terreno per la costruzione di un , nonostante Esselunga avesse offerto una cifra piu' alta.

02 marzo 2011

IPERCOOP TROPPI PART TIME. IL 70% VIVE CON 800 EURO

Tra i sindacati e l’azienda braccio di ferro sulla contrattazione. Chiarezza sulle aperture domenicali: "Pasqua non si tocca"



Livorno, 1 marzo 2011 - IL 70% dei lavoratori dell’Ipercoop sono part-time. E’ un rapporto di lavoro a tempo parziale che prevede un orario ridotto rispetto a quello «pieno» stabilito dal contratto nazionale. «Si tratta comunque di un lavoro fisso ed anche sicuro — dice il sindacalista della Cgil Franco Franceschini — di quelli che più sicuri non si può. Ma in questo momento, sulla contrattazione è difficile fare previsioni, la partita è piuttosto complicata».

Sono anni ormai che i sindacati all’interno dell’Ipercoop portano avanti una battaglia per la tipologia dei contratti. perchè part-time significa uno stipendio da 700-800 euro al mese. E la decisione presa già lo scorso anno di estendere le aperture domenicali a due volte al mese non è stata particolarmente gradita da chi tra l’altro non trova grandi benefici nella busta paga. Si parla di un compenso di circa 10 euro a domenica, un po’ poco per far anadare i dipendenti a lavoro nel giorno di festa. Ecco che sabato scorso la rabbia del personale è esplosa con lo sciopero che ha costretto l’Ipercoop ad abbassare le saracinesce. Ripercussioni anche sui negozi della galleria Fonti del Corallo che hanno incassato ben poco, trascinati dall’effetto dello sciopero dell’ipermercato.

«C’è stata una grande confusione su questa storia delle aperture domenicali — continua Franceschini — perché rispetto allo scorso anno non è cambiato niente. C’è solo una diversa ricaduta dei giorni festivi nell’arco della settimana». E nel mirino anche il 24 aprile, Pasqua, l’ultima domenica del mese: «Figuriamoci se si lavora per Pasqua — dice con ironica il sindacalista — non mettiamo in giro voci assurde. Non ci sono problemi da questo punto di vista».

CI SONO INVECE problemi sul fronte contrattuale perché se da una parte la Coop chiede aumento di produttività e migliori risultati al personale, dall’altro i sindacati mettono sulla bilancia contratti a tempo indeterminato. «E’ una lunga battaglia — ricorda Franceschini — tutta interna all’Ipercoop dove lavorano 380 persone. Fra interinali, contratti a tempo determinato e part-time». I sindacati — la parte del leone la fanno i Cobas, poi la Cgil — cercano di alzare l’asticella con l’azienda che deve comunque confrontarsi con un sistema complessivo di ipermercati, da Livorno a Benevento.

A RENDERE ancora più complicata la posizione dei lavoratori nel settore del commercio, la firma — avvenuta sabato scorso — del contratto nazionale della categoria. Cisl e Uil hanno firmato, la Cgil no. «Il Contratto della cooperazione non è uguale a quello del commercio — spiega Franceschini — ma comunque molto simile. Quindi questa spaccatura che si è determinata all’interno dei sindacati sul commercio potrebbe avere ripercussioni anche su quello della cooperazione. Staremo a vedere».


1 marzo 2011

Michela Berti

La Nazione


CONTRATTO TERZIARIO, USB: APPLICATA LA PEGGIORE RICETTA STILE MARCHIONNE

AI LAVORATORI E LAVORATRICI COMMERCIO TERZIARIO DISTRIBUZIONE E SERVIZI
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RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE

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CISL E UIL FIRMANO UN ACCORDO VERGOGNOSO E INACCETTABILE

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APPLICATA LA PEGGIORE RICETTA STILE MARCHIONNE

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Sabato 26 febbraio, CISL e UIL hanno firmato con la Confcommercio, l’accordo di rinnovo del CCNL: si tratta di un accordo vergognoso che recepisce il peggio della “ricetta Marchionne” e del Collegato Lavoro.

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In cambio di aumenti ridicoli in 3 anni (86 euro lordi) si concedono deroghe peggiorative al contratto nazionale e modifiche insostenibili a diritti come per il pagamento della malattia. Ecco i principali punti dell’accordo:

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- previste deroghe peggiorative al contratto nazionale per gli accordi di secondo livello (territoriale o aziendali) mentre la stessa contrattazione decentrata è svuotata per le possibili modifiche “migliorative”;

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- NESSUN PAGAMENTO DELLA MALATTIA: nei primi tre giorni di ogni malattia, è previsto il pagamento al 100% solo per le prime due malattie all’anno, poi per la 3° e la 4° malattia l’azienda paga solo il 50%, e dalla 5° malattia in poi: zero retribuzione per tutti e tre i giorni (sono escluse solo le malattie superiori a 11 giorni); si prevede la totale “fuoriuscita” dall’assicurazione INPS per le malattie;

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- si introducono le norme del collegato lavoro su certificazione dei contratti e sull’arbitrato (forme di ricatto e di rinuncia dei lavoratori ai diritti di legge e contrattuali);

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- il monte ore dei permessi individuali sono legati all’anzianità di servizio; si incrementa il sistema degli enti bilaterali (padroni-sindacato); contratti part-time di 8 ore settimanali per i fine settimana; aumento dei periodi di prova; lavoro domenicale per il 30% delle domeniche autorizzate a livello locale; frammentazione del CCNL in parti speciali e sotto settori (commercio, servizi, auto, telecomunicazioni); tregua sindacale (cioè divieto di sciopero) proprio durante le trattative sindacali;

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AUMENTI: oltre alla perdite salariali per malattia, l’accordo prevede questa miseria di “aumenti” (LORDI) che non tengono conto neppure dell’inflazione reale.

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La CGIL non ha firmato questa totale svendita dei diritti, dichiarandosi a favore di un referendum consultivo tra i lavoratori del settore: come USB riteniamo che un accordo di questo genere sia comunque INACCETTABILE e che la GRAVITA’ dei contenuti deve trovare da parte sindacale e da parte dei lavoratori una opposizione netta e chiara.
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E’ UN ATTACCO GRAVISSIMO AI DIRITTI DEI LAVORATORI

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AL DIRITTO ALLA MALATTIA, AL CONTRATTO NAZIONALE, AL DIRITTO DI SCIOPERO

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RISPONDIAMO CON LA MASSIMA PARTECIPAZIONE ALLO

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sciopero generale del 11 marzo

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manifestazione nazionale a Roma - P.zza della Repubblica ore 9.30


USB - Unione sindacale di base