19 dicembre 2012

SCIOPERO A CARREFOUR IL 22 DICEMBRE SULLA DISDETTA INTEGRATIVO

Sabato 22 dicembre agitazione per il contratto integrativo aziendale

Il comunicato stampa di Fisascat, Filcams, Uiltucs.




IN SCIOPERO LE LAVORATRICI e I LAVORATORI di CARREFOUR


una mobilitazione per il lavoro, la stabilità occupazionale e il contratto integrativo aziendale. Le Strutture Nazionali di FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL e le delegate e i delegati del Gruppo Carrefour riuniti a Bologna il 15 dicembre a seguito della trattativa conseguente alla disdetta del Contratto Integrativo aziendale che prevede dal 1 gennaio 2013 la disapplicazione di tutte le condizioni economiche e normative (pause, malattia, retribuzione per lavoro domenicale, etc) e il permanere delle preoccupazioni sul futuro occupazionale del Gruppo in Italia esprimono insoddisfazione e preoccupazione per i contenuti emersi nell’ultimo incontro di trattativa del 13 dicembre e proclamano 12 ore di sciopero da effettuare con le seguenti articolazioni.

SCIOPERO NAZIONALE per l’INTERO TURNO di LAVORO (8 ORE) SABATO 22 DICEMBRE 2012

Ulteriori 4 ore di SCIOPERO con gestione e organizzazione demandata ai livelli territoriali da effettuare entro dicembre 2012.



• PER IL CONTRATTO INTEGRATIVO AZIENDALE

• PER AVERE CERTEZZE SUL FUTURO DELL’AZIENDA IN ITALIA

• PER UNA POLITICA DI REALE INVESTIMENTO A SALVAGUARDIA DEL LAVORO E DELL'OCCUPAZIONE



18 dicembre 2012

CISL Milano
 



 

15 dicembre 2012

FACCHINI, I SOTTOPAGATI DA 5 EURO. TRA COOPERATIVE FITTIZIE E INFILTRAZIONI


Queste non pagano i lavoratori per mesi, poi chiudono. Vengono messe in liquidazione e dopo poco tempo riappaiono sul mercato sotto altro nome, in altre città o a volte all'estero.





Merci e facchinaggio. Un mondo fatto di subappalti e sfruttamento. La Cgil lancia l'allarme irregolarità di un settore nevralgico per il mercato dove i sindacati faticano ad entrare. "Il lavoro nero non è il problema principale - spiega Laura Bertoletti della Filt Cgil - i trasportatori, ad esempio, per viaggiare devono avere un contratto con sè. Lo impone il codice della strada, si rischia il sequestro del mezzo se non viene esibito. Eppure pur avendo un contratto in forze spesso ai lavoratori non vengono pagati i contributi. E in alcuni casi neanche gli stipendi. Oggi va di moda non pagare i dipendenti. Succede in tutti i settori, ma in quello dei trasporti il fenomeno è ancora più diffuso".

TRASPORTI: INFILTRAZIONI CRIMINALI. "La mortalità delle aziende - continua Bertoletti - è altissima. Queste non pagano i lavoratori per mesi, poi chiudono. Vengono messe in liquidazione e dopo poco tempo riappaiono sul mercato sotto altro nome, in altre città o a volte all'estero. Questo crea concorrenza sleale. Chi paga regolarmente i lavoratori è meno competitivo sul mercato e soccombe. Dal punto di vista sindacale abbiamo una difficoltà enorme ad intervenire. Quasi nessun dipendente è sindacalizzato e non avendo un luogo fisico di lavoro è quasi impossibile organizzare delle assemblee. In più è estremamente complicato attribuire le responsabilità ai titolari perchè le aziende di trasporti operano in un groviglio di appalti e subappalti dove venire a capo della catena di relazione risulta difficoltoso. In questo campo si può trovare di tutto anche infiltrazioni criminali perchè per i titolari i margini di guadagno possono essere molto alti".

FACCHINI: 5 EURO LORDI ALL'ORA. Per i facchini è ancora peggio. "L'illegalità è ancora più diffusa in questa categoria, - dichiara la funzionaria Filt - i lavoratori sono maggiormente a rischio. E' un sistema di subappalti a consorzi che delegano il lavoro alle cooperative. Pochissime sono vere, tutte le altre sono cooperative fittizie. Per lavorare i dipendenti devono diventare obbligatoriamente soci, ma in realtà non partecipano alle assemblee e a nessun processo decisionale. Sono sottopagati, non viene mai applicato il contratto nazionale, ferie e malattia non sono retribuite, si inventano escamotage per non pagare gli straordinari. Il tutto per 5 euro lordi l'ora. Il tempo di vita medio di queste cooperative è di circa un anno. Gli ultimi mesi non pagano i facchini. Poi spariscono e riaprono con un'altra ragione sociale. La crisi non fa altro che accentuare questi fenomeni".“



13 dicembre 2012


Maria Teresa Improta

Parma Today


Vedi anche:

Bartolini, la cooperativa sulla protesta dei facchini: "Mai pagato in nero"

Interporto, Bartolini: i facchini in sciopero bloccano gli ingressi

Mafia a Parma: le infiltrazioni nella logistica


La logistica a Parma? Nelle mani di una sola società: la Number 1 Logistics Group




12 dicembre 2012

UNICOOP TIRRENO, CAMPANIA: «CEDERE IPERCOOP OPPURE LICENZIARE»
















"Nessuna alternativa alla cessione oppure licenzieremo". Lo ha fatto capire ieri sera Raffaele Giannelli, capo delle relazioni sindacali di Unicoop Tirreno, durante il faccia a faccia con i lavoratori, nella prefettura di Napoli.

Finora il nome dell’azienda intenzionata ad acquisire la gestione dei cinque Ipercoop della Campania non è stato ufficializzato. Si sa però che si tratta di una famiglia di imprenditori del Casertano, specializzati nel trasporto su gomma dei prodotti alimentari, a vario titolo coinvolta, a partire dal 2011, in due scandali finanziari, sia di livello regionale che nazionale.




Nessuna alternativa alla cessione, pena l’avvio immediato dei licenziamenti. Raffaele Giannelli, responsabile delle relazioni sindacali di Unicoop Tirreno, ieri sera, nella prefettura di Napoli, ha ufficializzato la volontà della cooperativa toscana di cedere personale, mezzi e merci di Ipercoop Campania a un’azienda privata.

“A causa delle agitazioni sindacali c’è stato un allontanamento dell’imprenditore dalla trattativa, ma contiamo di riprendere al più presto i rapporti”, ha sostanzialmente fatto capire il dirigente di Unicoop alla delegazione sindacale di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e dei due supermercati di Napoli-Arenaccia e Santa Maria Capua Vetere. Il faccia a faccia, organizzato dal prefetto Francesco Musolino dopo l’ondata di scioperi, serrate e blocchi stradali messi a segno dai lavoratori, in gran parte donne, è durato circa tre ore, dalle quattro del pomeriggio fino a poco prima delle sette della sera.

“Siamo deluse – ha dichiarato a caldo una delle addette alle vendite che ha aspettato l’esito del confronto in piazza del Plebiscito, davanti al portone del palazzo di governo – perché – si è chiesta la lavoratrice – il risanamento non lo può fare la Unicoop, perché cedere per forza a un privato, tra l’altro poco credibile sotto tutti gli aspetti?”. Finora il nome dell’azienda intenzionata ad acquisire la gestione dei cinque Ipercoop della Campania non è stato ufficializzato. Si sa però che si tratta di una famiglia di imprenditori del Casertano, specializzati nel trasporto su gomma dei prodotti alimentari, a vario titolo coinvolta, a partire dal 2011, in due scandali finanziari, sia di livello regionale che nazionale.

“A ogni modo – aggiunge Peppe Metitiero, segretario regionale della Filcams – quello che abbiamo saputo è che la Unicoop vuole formare una società mista”. Marchio e quote sociali alla cooperativa toscana e gestione di personale, mezzi e prodotti all’impresa che intende subentrare. Su questo doppio binario scorre la trattativa che determinerà il futuro prossimo della grande distribuzione cooperativistica campana, finita nel baratro di una crisi di bilancio che gli stessi vertici di Unicoop hanno più volte definito preoccupante. “Ora bisogna vedere se in questa società mista – specifica Metitiero – ad Unicoop resti comunque il controllo della situazione, se cioè alla cooperativa sia affidato il potere di avere l’ultima parola su tutte le decisioni”.

Giannelli si è riservato di portare a Napoli il nuovo piano industriale entro la prossima settimana. Pare che però la condizione per chiarire meglio tutta i termini dell’operazione sia la tregua sindacale. “Unicoop – spiegano alcune lavoratrici – non ha scoperto tutte le carte optando per un atteggiamento ambiguo perchè non vuole che scendiamo di nuovo in sciopero proprio nel periodo natalizio”. Società mista o meno, controllo gestionale da parte della coop o meno, rimane estrema la diffidenza da parte degli addetti. “Come può un’azienda di trasporti gestire mille persone, tre ipermercati e due grandi supermercati? Come?”, gli interrogativi insistenti delle maestranze. Venerdi l’assemblea dei lavoratori.
Che si preannuncia infuocata.



12 dicembre 2012

Pino Neri

il Mediano.it


11 dicembre 2012

CISL FA CAUSA AI MAGAZZINI DI COOP CENTRALE ADRIATICA

Il nodo: per la sigla dei facchini lavoratori applicate condizioni peggiorative





Nuove tensioni sindacali all'interno dei magazzini della Centrale Adriatica di Anzola dell'Emilia, al confine con Castelfranco, che riforniscono i punti vendita Coop. Dopo i picchetti e i presidi (con tanto di parapiglia) che il mese scorso avevano di fatto paralizzato l'attività del deposito, ora la Fisascat-Cisl di Bologna è partita di nuovo all'offensiva. 

In ballo c'è sempre l'accordo sul cambio d'appalto sottoscritto lo scorso settembre dalla Filcams-Cgil con Centrale Adriatica, che permette ad Aster coop (subentrata, in seguito al nuovo contratto, a Pluriservice) di applicare ai rapporti di lavoro condizioni diverse rispetto a quelle attuali: accordo che per Fisascat e Cobas sarebbe peggiorativo. 

A un mese dagli scontri e dalle tensioni di fronte agli ingressi del magazzino,la sigla dei facchini della Cisl ora rilancia, annunciando che denuncerà Centrale Adriatica ed Aster coop (la realtà che ha assorbito il personale) per condotta antisindacale. In particolare, il sindacato lamenta di essere stato esclusodal dal tavolo in cui fu annunciata la svolta sulla gestione del magazzino. «In quell'incontro - osserva in una nota Fisascat Bologna - c'era solo la sigla della Cgil,la Filcams».

Non solo, nel mirino c'è anche la successiva intesa con le sigle confederali (compresa quella Cisl) e dell'Ugl dei trasporti e della logistica che regolamenta il nuovo corso dell'appalto. Secondo Fisascat, a settembre, «alla sola Filcams-Cgil» Centrale Adriatica parlò delle novità in arrivo, che permettevano «all'azienda subentrante di applicare condizioni diverse rispetto a quelle attuali». «Tutto ciò - denuncia la Fisascat - senza che i lavoratori, sulle cui teste l'accordo sarebbe ricaduto fossero neanche informati».

Oltre alla sua esclusione, «che contrasterebbe con quanto previsto dai contratti nazionali», la Fisascat chiede ai giudici anche di esprimersi sul fatto che «i lavoratori per essere riassunti dalla subentrante Aster abbiano dovuto accettare di diventarne soci e questo senza poter essere assistiti durante il cambio d'azienda dal proprio sindacato, almeno per gli iscritti Cisl».



11 dicembre 2012

Modena Qui

07 dicembre 2012

IPERCOOP CAMPANIA NEL CAOS


Adesione altissima allo sciopero dei lavoratori di Unicoop Tirreno.

Chiusi ancora una volta i tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino.

Messo a segno anche un blocco stradale.

Lo spettro dello smantellamento produttivo e occupazionale.



La paura dei licenziamenti acuisce la vertenza Ipercoop. Ieri lo sciopero dei lavoratori ha avuto come conseguenza la serrata contemporanea dei tre ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino. E’ la seconda volta negli ultimi dieci giorni che la tensione tra gli addetti provoca la chiusura forzata degli impianti campani della grande distribuzione di Unicoop Tirreno.

Una protesta di questa portata non si era mai vista nell’intero sistema cooperativistico nazionale. Allo sciopero di Ipercoop Campania ha aderito la maggioranza dei 662 addetti della cooperativa toscana e dell’indotto collegato (sono circa 300). Lo sciopero di ieri ha visto la partecipazione degli addetti dei tre ipermercati regionali e dei due supermercati di Napoli-Arenaccia e di Santa Maria Capua Vetere. L’epicentro della protesta è stato l’ipermercato di Afragola, dove c’è la sede legale di Ipercoop Campania. Qui i lavoratori e le lavoratrici hanno prima piazzato un presidio all’ingresso della grande struttura commerciale, intorno alle 8 di mattino.

Quando poi, alle 10, i manifestanti sono stati raggiunti dalla notizia che gli ipermercati sono stati costretti a chiudere a causa dell'ormai incontrollabile carenza di personale, hanno deciso di dirigersi in corteo verso i vicini svincoli autostradali e superstradali. All’altezza di via Benevento, cioè a circa cinquecento metri dal centro commerciale, gli scioperanti hanno messo a segno un blocco stradale. Gli addetti Ipercoop, per lo più donne, hanno formato un girotondo che ha praticamente impedito l’accesso all’asse mediano, sia verso Napoli che in direzione Pomigliano, nonché il collegamento viario principale tra le città di Casalnuovo e Acerra. “Coop: vendesi a prezzo equosolidale”, “in Italia la Coop sei tu ma in Campania non c’è più”, alcune delle frasi polemiche scritte sugli striscioni stesi davanti alle auto, rimaste incastrate nel traffico paralizzato.

“Stiamo facendo passare le ambulanze, le donne incinte e gli anziani”, hanno però tenuto a chiarire i manifestanti. “Siamo molto preoccupati perché la situazione è poco chiara e non vogliono informarci – spiega Assunta Chiarolanza, rsa dell’Ipercoop di Quarto – noi stiamo manifestando per far capire questo: vogliamo restare in coop”. Anche se non c’è stata alcuna ufficializzazione da parte di Unicoop, Cgil, Cisl, Uil e Usb sostengono che “è in corso una trattativa di cessione di personale, mezzi e merci a un privato del Casertano”. “Cosa – aggiungono tutte le organizzazioni in lotta – che è in totale contrasto con lo stesso spirito cooperativistico”. Il blocco stradale è stato di quelli particolarmente lunghi.

I manifestanti hanno deciso di smobilitare soltanto poco prima di mezzogiorno, quando cioè il prefetto di Napoli, Francesco Musolino, ha comunicato, attraverso il vicequestore Vincenzo Gioia, responsabile del commissariato di Acerra, la convocazione urgente a palazzo di governo. A mezzogiorno i lavoratori si sono adunati nella galleria commerciale dell’Ipercoop di Afragola, davanti alle serrande abbassate dell’ipermercato. “Abbiamo ottenuto una prima vittoria ma non dobbiamo mollare”, ha gridato dal megafono Paola Guadagno, un’addetta alle vendite della struttura. Tra loro anche Carolina Conte, la manifestante più anziana.

“Il 19 dicembre andrò in pensione ma io sto lottando per loro: sono le mie figlie”, ha dichiarato la signora Conte tra le lacrime. “Questa cessione non è limpida: perché non varare al suo posto un piano di risanamento? Lo avremmo accettato di buon grado”, la posizione di Luana Di Tuoro, della segreteria Filcams-Cgil.



7 dicembre 2012

Pino Neri

il Mediano.it

06 dicembre 2012

8 DICEMBRE, SCIOPERO PER I LAVORATORI CAMPANI DI UNICOOP TIRRENO

L’otto dicembre i lavoratori della Campania saranno in sciopero per sventare la vendita dei cinque negozi della loro regione da Unicoop Tirreno al gruppo Catone, presidieranno il centro di Napoli.




Martedì, 4 dicembre 2012, Unicoop Tirreno ha incontrato le organizzazioni sindacali ed ha praticamente confermato quanto sostenuto da USB Lavoro Privato in solitudine, emerso poi durante la partecipatissima conferenza stampa, trasformatasi in assemblea, di lunedì 19 novembre 2012 indetta dall'USB Lavoro Privato a Napoli che ha fatto emergere le intenzioni di abbandono del territorio campano.

La Coop in Campania non ha mai esercitato quella funzione sociale così fortemente declamata nelle pubblicità… Anzi, al pari di altri marchi, è andata solo ad occupare un territorio per ragioni puramente speculative. Qui sta il fallimento del progetto, qui sta la ragione della macelleria sociale già vista in analoghe situazioni sul territorio, in una terra in cui la crisi si è sommata alle già disastrose condizioni strutturali ed in cui l’occupazione e' l'unico antidoto alle attività illecite.

Sono anni che si perde il fatturato in Campania e nel Lazio, offrendo un servizio pessimo a soci e clienti, senza avere un progetto capace di invertire la tendenza, ora la cooperativa vorrebbe scaricare le colpe di una classe dirigente inadeguata sui lavoratori, una riproposizione del malgoverno del paese che scarica i suoi errori su milioni di cittadini, mantenendo i privilegi della casta e aggredendo i salari, le pensioni, il diritto di cura, del reddito, dell’abitare e aumentando le tariffe alle famiglie sempre più in crisi, un modello che noi non accettiamo e rispediamo al mittente, un modello che non ha nulla a che vedere con lo spirito cooperativo, un modello che oltretutto non ottiene alcun beneficio a livello commerciale.

L’8 dicembre un gruppo di lavoratrici Coop accompagnate dai loro familiari saranno in strada per raccontare la loro condizione di lavoro. Non potranno mostrare il volto per evitare le rappresaglie dell’azienda, ma sono disposte a parlare e a denunciare il clima, le condizioni salariali e le diverse forme di discriminazione che subiscono.

L’otto dicembre è una giornata particolare per la Coop, i lavoratori della Campania saranno in sciopero per sventare la vendita dei cinque negozi della loro regione da Unicoop Tirreno al gruppo Catone e presidieranno il centro di Napoli.

L’appuntamento sarà occasione per illustrare i rischi dell’abbandono della cooperazione dai territori campani e laziali, l’8 dicembre saranno i lavoratori a licenziare la dirigenza della Cooperativa.


 

Roma, 05 dicembre 2012


USB Lavoro Privato


01 dicembre 2012

UNICOOP FIRENZE E MEDICI SOTTO PROCESSO: 'SCARSA PREVENZIONE SUL LAVORO'

Due dirigenti di Unicoop Firenze e quattro medici specialisti in medicina del lavoro sono imputati per il reato di lesioni colpose gravi e gravissime

Parte civile sette dipendenti

La vicenda giudiziaria, dopo molti rinvii, entra nel vivo martedi 4 dicembre


C'è attesa tra i lavoratori dei Pratoni: sei episodi su sette dai quali è nata l'inchiesta si sono verificati proprio nel centro di approvvigionamento di Scandicci, per l'udienza che si terrà martedi prossimo, 4 dicembre. Il decreto di citazione a giudizio è dell'agosto 2010. Tra rinvii e attese, il processo è arrivato al momento clou dopo due anni. Nel procedimento risultano parte offesa sette lavoratori, tutti, tranne uno (che lavorava in un centro commerciale a Sesto Fiorentino) impiegati al magazzino di smistamento di Scandicci.

In base all'atto di imputazione, dirigenti e medici avrebbero causato l'aggravamento delle condizioni di salute dei lavoratori in varie maniere. I dirigenti di Unicoop non avendo messo in atto le misure di prevenzione necessarie a ridurre i rischi relativi alla movimentazione manuale dei carichi, ma anche non informando e non formando adeguatamente i lavoratori sui rischi relativi alla propria mansione.

Per i medici invece gli addebiti sono molteplici: a seconda dei ruoli, il pm contesta loro il non aver prescritto esami più approfonditi alla luce delle patologie diagnosticate, il non aver impedito all'azienda il proseguimento dell'esposizione al rischio dei lavoratori, il non aver correttamente valutato i rischi.

I fatti accertati in denuncia hanno genesi dal 1996 agli anni successivi. Tutti i lavoratori hanno riportato aggravamenti delle loro condizioni di salute, diagnosticati con analisi. Vedremo come finirà il processo, se alla fine il giudice dichiarerà la colpevolezza o meno per medici o dirigenti.

NON SI TRATTA dell'unica vicenda giudiziaria legata ai magazzini Unicoop Firenze di Scandicci, dove il 21 luglio del 2011 il 52enne Claudio Pierini perse la vita in un incidente sul lavoro. Anche in questo caso è in corso un'inchiesta della procedura per accertare la verità sulle cause che hanno determinato la morte del 52enne.

Nei magazzini Unicoop Firenze in questi anni, non sono mancate anche vertenze eclatanti, come quella relativa al licenziamento e successiva riassunzione di un lavoratore che al termine del turno straordinario notturno con la mensa chiusa, aveva aperto un panettone per mangiarlo insieme alla squadra.



1 dicembre 2012

La Nazione



CARREFOUR PISA: CGIL, CISL E UIL SOSPENDONO LO SCIOPERO DEL 1° DICEMBRE

Scioperare al Carrefour e in molti altri ipermercati è sempre più difficile perché il personale viene spostato nei reparti in sciopero violando  quel poco che resta del diritto del lavoro
I Cobas organizzano una giornata di informazione e mobilitazione: "l'azienda non torna indietro sui licenziamenti"

In questi anni i vari governi, con l’avallo di sindacati compiacenti, hanno stravolto il diritto del lavoro riducendo ai minimi termini l’agibilità sindacale. Tutto ciò ha permesso di creare un clima di paura e di rassegnazione tra le lavoratrici e i lavoratori sotto padrone, timorose di scioperare e perfino di rivendicare diritti, dignità, rispetto.

La Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile sostituire i lavoratori in sciopero con personale che ricopre mansioni superiori ed altri incarichi dirigenziali. Quindi capi settori e superiori non possono sostituire il personale delle casse o in altri reparti. 

È antisindacale, e quindi punibile ai sensi di legge, il comportamento di un'azienda che, in un giorno di sciopero, assuma collaboratori occasionali per sostituire i propri dipendenti che stanno partecipando all’agitazione.

Ma detto ciò cosa sta realmente accadendo al Carrefour?

Cgil e Rsu hanno per ora sospeso lo sciopero nonostante l’azienda non abbia intenzione (fino a prova contraria) di ritirare i 35 licenziamenti.

E’ coerente e logico un comportamento così arrendevole da parte di Cgil Cisl Uil?

Noi pensiamo di No , è ridicolo sospendere sciopero, forme di mobilitazione e perfino iniziative di semplice informazione dei cittadini quando ci sono licenziamenti in atto, quando (come leggiamo da un recente volantino di Filcams, Fisascat e Uiltucs) dovremmo fermare una politica aziendale che ancora una volta taglia le condizioni economiche e i diritti, per rivendicare certezze sul futuro dell’azienda Carrefour in Italia.

I Cobas denunciano un clima di paura (dentro Carrefour) costruito ad arte per impedire lo sciopero a discapito  dei diritti sindacali e della stessa dignità umana.
I continui cedimenti sindacali alla fine favoriscono solo l’azienda lasciando le lavoratrici in una situazione di debolezza e di ricattabilità.

1. Respingiamo i licenziamenti

2. Salvaguardiamo i posti di lavoro procedendo alla stabilizzazione dei contratti precari più vecchi

3. Rivediamo i turni di lavoro sempre più massacranti e insostenibili

4. Uniamo lavoratori e lavoratrici attorno a rivendicazioni di lotta per impedire all’azienda di violare i diritti sindacali in materia di sciopero
Fonte: Confederazione Cobas Pisa



30 novembre 2012

gonews.it




28 novembre 2012

MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE: PRIMA VERTENZA USB

Riceviamo e pubblichiamo il volantino della prima vertenza Usb nei magazzini

L'oggetto è un errato conteggio, secondo i vertenti, sul salario variabile degli anni che vanno dal 2007 al 2011



E' partita la prima vertenza USB all'interno dei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci.

Al cancelletto di partenza 7 lavoratori del reparto vuoti/imballaggi.

Oggetto del contendere un errato conteggio del salario variabile da parte di Unicoop Firenze per gli anni 2007-2008-2009-2010-2011.

Interpellato, il neo responsabile dei magazzini, risponde picche.

Noi di USB proveremo a tutelare i diritti dei lavoratori e a far rispettare gli accordi vigenti.

I lavoratori saranno rappresentati dallo studio legale CONTE-MARTINI-RANFAGNI (Io studio che ha vinto la vertenza sulla vestizione al negozio del Neto)

Rimanete sintonizzati sulle nostre frequenze.

Vi terremo aggiornati


UNITI SI PUO'!!!!

UNITI SI DEVE!!!!





Coordinamento USB per l'Unicoop Firenze





25 novembre 2012

UNICOOP TIRRENO CAMPANIA: IPER E SUPERMERCATI CHIUSI PER LO SCIOPERO

Ipercoop di Afragola
Non era mai successo in Campania: ieri l'astensione proclamata da Cgil, Cisl e Uil ha messo in ginocchio i cinque Ipercoop

Motivo: cessione in vista a un imprenditore sotto inchiesta e paura di licenziamenti e chiusure.



Ipermercati e supermercati, Ipercoop e Coop, costretti a chiudere contemporaneamente, per tutta la giornata di ieri: carrelli vuoti e clienti costretti a fare dietrofront. Non era mai successo. Chiusi gli ipermercati di Afragola, Quarto e Avellino e i supermercati di Napoli-Arenaccia e di S.M. Capua Vetere per lo sciopero dei 662 lavoratori campani della Unicoop Tirreno e dei circa 300 addetti dell’indotto. Già a partire dalle nove del mattino le cinque strutture della grande distribuzione avevano le saracinesche abbassate. Striscioni più che significativi: “La Coop sei tu ma ora non c’è più ”, la scritta parafrasata da una pubblicità resa celebre da Luciana Littizzetto. I sindacati confederali e i lavoratori temono licenziamenti, chiusure.

L’addio di Unicoop alla Campania e la cessione di addetti, mezzi e merci a un’azienda di dimensioni medio piccole, di proprietà di un imprenditore casertano arrestato l’anno scorso per bancarotta fraudolenta, è per il momento solo un’ipotesi non confermata dal colosso cooperativistico di Vignale Riotorto, provincia di Livorno.“ Il problema – replica Peppe Metitiero, segretario regionale della Filcams- Cgil – è che Unicoop non ha mai smentito: è del tutto silente ”. Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil stanno chiedendo invano un incontro con Unicoop. Ieri i lavoratori di Avellino (161) sono stati ricevuti dal prefetto Umberto Guidato. Gli addetti di Quarto (180) e di Afragola (210) hanno presidiato fino alle nove di sera le aree delle gallerie commerciali antistanti le barriere casse. “ I clienti hanno fraternizzato con noi ”, racconta una delegata di Quarto.

“ Perché Auchan ha creduto nella Campania mentre Unicoop no? ”, si chiede Vincenzo Patrizio, rsa Filcams. E Giuseppe Pezzella, rsa Uiltucs: “ La coop è di tutti a parole ma nei fatti è un’azienda che si comporta male ”. L’obiettivo è sventare qualsiasi forma di cessione a privati. “ Verrebbe meno lo spirito della cooperativa – conclude Vincenzo Panico, rsa Fisascat – ci devono dire che resteremo in Coop ”. Anche il sindacato Usb, che aveva già proclamato, a inizio settimana, uno sciopero per l’8 dicembre, festa dell’Immacolata, ha aderito all’astensione.



25 novembre 2012

Pino Neri



Vedi anche:

Quarto, dipendenti contro il piano-vendita, sciopero all'ipercoop




24 novembre 2012

SICUREZZA SUL LAVORO, TESTO UNICO: L'EUROPA DA' DUE MESI ALL'ITALIA PER MODIFICARLO

La procedura d'infrazione da parte della Comunità Europea nei confronti dell'Italia era stata aperta in seguito ad un esposto di Marco Bazzoni sulle aberrazioni contenute nel Testo unico per la sicurezza sul lavoro come modificato dal governo Berlusconi.


Ci è voluto un anno ma alla fine la lettera della Commissione europea contenente il parere motivato per la messa in mora dell’Italia in merito al recepimento della Direttiva europea 89/391/CEE, concernente le norme di salute e sicurezza sul lavoro è arrivata. 

A comunicarlo è Marco Bazzoni metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che dopo una serie di pressioni è riuscito ad ottenere l’attenzione dell’Europa sulle aberrazioni contenute nel Testo unico per la sicurezza sul lavoro come modificato dal governo Berlusconi.

La messa in mora riguarda due punti specifici della normativa vigente: 
1) Deresponsabilizzazione del datore di lavoro in caso di delega o subdelega (violazione dell’articolo 5 della Direttiva europea 89/391/CEE) 
2) Proroga dei termini prescritti per la redazione di un documento di valutazione dei rischi per una nuova impresa o per le modifiche sostanziali apportate a un’impresa esistente (violazione dell’articolo 9 della direttiva 89/391/CEE).

L’Italia a questo punto avrà due mesi di tempo per “adottare le misure necessarie per adeguarsi al parere motivato”, altrimenti incorrerà nel procedimento di infrazione.
Esprime soddisfazione Marco Bazzoni che così commenta: “ Mentre il Governo Monti cerca di ridurre la salute e sicurezza sul lavoro con  il Disegno di legge semplificazioni bis, la Commissione Europea gli fa capire chiaramente che non ci possono essere degli arretramenti sul diritto alla salute e sicurezza sul lavoro.



23 novembre 2012

Articolo 21

22 novembre 2012

VENDUTA L'IPERCOOP DI AVELLINO, SABATO LAVORATORI IN SCIOPERO

Unicoop Tirreno sta gestendo l'uscita dalla Campania nel peggiore dei modi, il che fa riflettere sulla situazione complessiva della cooperativa toscana
L'articolo che proponiamo è più che imbarazzante per coloro i quali riconoscono ancora il mondo Coop portatore di valori

La risposta del sindacato appare quantomeno sospettosamente tardiva


Le organizzazioni sindacali di categoria, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Tucs hanno proclamato una giornata di sciopero dei lavoratori dell’Ipercoop di Avellino, unitamente ai lavoratori di tutte le strutture campane che fanno capo al marchio Coop. I motivi dell’agitazione e dell’astensione dal lavoro si riferiscono al piano di vendita deliberato dalla UNICOOP TIRRENO, che ha ceduto il 49% della proprietà della rete campana, ad un imprenditore del casertano. Le sedi che saranno dunque cedute sono quelle di Afragola, Quarto, Arenaccia, S. Maria Capua Vetere e di Avellino che ha in organico oltre 150 dipendenti.

“Nonostante l’ufficialità del piano di vendita - dichiarano le organizzazioni sindacali – l’azienda UNICOOP TIRRENO si sottrae ad ogni tipo di confronto, evitando di far conoscere ai lavoratori il proprio futuro lavorativo e i soggetti che hanno acquisito la rete campana. Ancor più preoccupante l’aspetto per il quale si rincorrono voci, mai smentite da UNICOOP TIRRENO, riguardo alla cessione ad un noto imprenditore campano già operante nel settore commerciale e della grande distribuzione, senza che i lavoratori e le organizzazioni sindacali possano essere messe a conoscenza delle intenzioni dell’acquirente, riguardo alla produttività ed ai livelli occupazionali delle sedi campane”.

I lavoratori dell’Ipercoop di via Pescatori, nella giornata di sabato 24 novembre presidieranno il punto vendita di Avellino, dove i rappresentanti sindacali incontreranno gli operatori dell’informazione, per illustrare le motivazioni alla base dell’agitazione e le preoccupazione dei lavorativo riguardo al proprio futuro occupazionale. Si comunica che domani i lavoratori incontreranno a Napoli, l’assessore alle attività produttive del capoluogo partenopeo, Enrico Panini. Per Avellino, i lavoratori hanno interessato il Prefetto ed il commissario prefettizio del capoluogo irpino, per manifestare le preoccupanti ricadute che la fuga dell’UNICOOP TIRRENO potrebbe determinare nel comparto del commercio, già pesantemente colpito dalla crisi.



22 novembre 2012

Irpinia News



COOP CAMPANIA - UNICOOP TIRRENO

CONFERENZA STAMPA NAPOLI COORDINAMENTO LAVORATORI USB



20 novembre 2012

UNICOOP TIRRENO LASCIA LA CAMPANIA

Nessuna lettera è stata inviata dall’azienda ai lavoratori, per il momento.

La conferma della «trattativa ormai in fase avanzata di cessione del marchio in franchising e della vendita di depositi e magazzini » è arrivata dall’assessorato al Lavoro del Comune Enrico Panini


Napoli - IN CENTO si sono presentati nella Sala Nugnes del palazzo del consiglio comunale in via Verdi. Poi, nel pomeriggio, l’incontro con il presidente Giorgio Napolitano in prefettura. I lavoratori dell’Ipercoop lottano perché la cooperativa non lasci la Campania e non abbandoni loro nell’incertezza. La notizia che l’Unicoop Tirreno (presidente Marco Lami) lascia la regione circola da giorni ma solo ieri i lavoratori ne hanno avuto la certezza.

Nessuna lettera è stata inviata dall’azienda ai lavoratori, per il momento. La conferma della «trattativa ormai in fase avanzata di cessione del marchio in franchising e della vendita di depositi e magazzini » è arrivata dall’assessorato al Lavoro del Comune Enrico Panini. E loro, i lavoratori, scrivono una lettera al presidente Napolitano: «Rischiamo di perdere non solo il posto ma la perdita di valori e di una modalità di lavoro onesto e sano che in una terra come quella campana è difficile da ritrovare ». Il riferimento è allo spirito cooperativistico e all’attività di Vanda Spoto nella regione. «Siamo e operiamo in una realtà cooperativistica - concludono i dipendenti - dove i valori etici, umani e sociali sono al centro e stiamo assistendo invece alla perdita di garanzia dei redditi per molte famiglie e una perdita di socialità in cui tanti di noi hanno creduto ».

Mille i dipendenti a rischio, 2 i supermercati e 3 gli ipermercati da dismettere e cedere in franchising all’azienda Catone, probabile acquirente della provincia di Caserta. «Vogliamo evitare il caso della Carrefour di Casoria - dice una lavoratrice - da 2 anni i lavoratori sono in bilico, prendono la cassa integrazione ma non sanno cosa sarà del loro futuro. Temiamo che un acquirente del nostro territorio ci lasci senza prospettive». «La situazione è preoccupante - sostiene Francesco Staccioli del sindacato Usb - in primis perché la decisione di lasciare la Campania è del tutto territoriale, poi perché il passaggio da un contratto di cooperativa a un privato comporta una riduzione notevole del trattamento per i dipendenti. Non è ammissibile che una bad company gestisca il personale. Si rischia la perdita di occupazione e di salario».

Sin dall’inizio, l’avventura Ipercoop in Campania non è stata semplice, tra battaglie per i permessi, i ricorsi dei commercianti e lo scandalo assunzioni. Quattro anni fa, le prime avvisaglie. Unicoop Tirreno lascia cinque supermercati a Castellammare di Stabia, Nocera Inferiore, Solofra, Rione Traiano a Soccavo e Teverola, in provincia di Caserta, con 150 lavoratori e 25 mila soci.
 
 
 
20 novembre 2012
 
(tiz.co.)
 
La Repubblica
 
 
 
L'Ipercoop di Afragola-Acerra e quello di Quarto stanno per essere ceduti a una società privata
.

Napoli - C’è un accordo preliminare che stabilisce i tempi di chiusura della trattativa (tra qualche mese) ma la notizia sta già facendo il giro degli ambienti che contano: L’Ipercoop di Afragola-Acerra e quello di Quarto stanno per essere ceduti a una società privata. Dipendenti, merci e mezzi saranno trasferiti a un imprenditore casertano.

L'ipercoop di Quarto (NA)


L’operazione sarà poi estesa anche agli altri impianti di Unicoop Tirreno, la coop toscana della grande distribuzione. Oltre agli ipermercati di Afragola (210 addetti) e Quarto (180) saranno interessati alla cessione l’ipermercato di Avellino (161) e i supermercati di Napoli-Arenaccia (51) e di S.M. Capua Vetere (60). Complessivamente si tratta di 662 dipendenti attualmente di Unicoop Tirreno e di altri 300 dell’indotto, il cui futuro non è ancora delineato.

Il trasferimento dovrebbe essere concretizzato con una società mista, controllata al 51 per cento dalla Unicoop e al 49 dall’impresa che entrerà in possesso di addetti, merci e logistica. In capo alla Unicoop resterà per il momento il marchio e il prestito sociale. L’attività commerciale sarà affidata all’acquirente.

La notizia è stata confermata dall’assessore comunale di Napoli, Sergio D’Angelo, intervenuto nella sua veste di ex presidente della Lega Coop Campania all’assemblea dei lavoratori, svoltasi ieri nella sala multimediale del consiglio comunale partenopeo. La riunione è stata organizzata dal sindacato Usb Hanno partecipato circa 100 dipendenti delle varie strutture.

Temono di perdere tutto. La notizia della cessione imminente degli Ipercoop è stata confermata anche dall’ europarlamentare Pd Andrea Cozzolino, che ha ricevuto una delegazione dell’assemblea nella sede della Fondazione Sudd, al corso Umberto. «Siamo contro una vendita oscura - ha dichiarato Cozzolino - che non sia chiara e che non dia prospettive». «Comunque non è detto - è la speranza dall’europarlamentare - che la trattativa si chiuda con un solo imprenditore: in Campania sono disposte a venire le cooperative emiliane e sempre qui ci sono imprese serie, in grado di garantire produzione e occupazione».

I timori scaturiscono dal fatto che l’imprenditore che ha stipulato l’accordo preliminare con Unicoop è stato arrestato nel 2011 per una sospetta bancarotta. «L’intento è di attaccare l’occupazione, i salari e i diritti - è il commento di Francesco Iacovone, dell’Usb – l’unica strada è la lotta». L’assemblea dei lavoratori ha votato per lo sciopero, entro dicembre. I confederali hanno chiesto a Unicoop un incontro.



20 novembre

il Mattino

Pino Neri



ARIA DI DIVORZIO TRA COOP TOSCANE E QUELLE EMILIANE E DEL NORDOVEST

I toscani minacciano di separarsi per creare una centrale acquisti separata, ma rischiano di perdere il marchio

Strategie post-Unipol: il pericolo di un'altra divisione

.
.
Tassinari (Coop Italia): «Visioni differenti»

Niente super gruppo, prevale il regionalismo

Tira aria di divorzio tra le cooperative toscane e quelle del Nordovest (Emilia, Lombardia, Piemonte e Liguria). Dopo la spaccatura del 2005 sulla scalata alla Bnl che ha portato il movimento a separare i propri destini finanziari (i toscani arroccati in Mps e gli altri tutti in Unipol), il dibattito si è riaperto. Ma questa volte verte su argomenti più concreti dell'etica mutualistica. Si discute su come affrontare la crisi, la perdita di clienti e di ricavi e su come gestire i rapporti con l'industria e i consumatori. 

Due le figure che dominano la discussione al di qua e al di là degli Appennini: Turiddo Campaini, 72 anni, da più di 30 anni a capo di Unicoop Firenze, e Vincenzo Tassinari, 63 anni, da 24 presidente di Coopitalia. 

Addio supercoop   Tre anni fa, dopo lunghe discussioni i big delle cooperative avevano deciso di avviare un processo di rafforzamento dei poteri di Coopitalia a scapito dell'autonomia delle insegne locali. Era il primo passo di un processo di convergenza al centro che doveva portare le coop di consumo a fondersi in un supergruppo della distribuzione con 12 miliardi di fatturato. Avevano cominciato a parlarne le coop del Nordovest (Novacoop, Coop Liguria e Coop Lombardia) seguite a distanza da quelle del distretto adriatico (Coop Adriatica, Coop Nordest e Coop Estense), le grandi azioniste di Unipol. Ma quell'idea di creare un campione nazionale in grado di rivaleggiare con le catene estere è tramontata insieme alla crescita dei consumi.

Autonomia    Prioritaria ora, hanno deciso i cooperatori, è la ricerca dell'efficenza e il presidio del territorio, non la dimensione. Marcia indietro quindi sulla centralizzazione delle strategie e spazio invece all'autonomia di ciascuna insegna e di ciascun manager. Ma se questo è il contesto, Firenze è andata più in là. Di fronte all'impoverimento delle famiglie, ragionano i toscani, le coop sono state chiamate a svolgere un ruolo anti-inflattivo ma possibile che l'unica che riesce a farlo con successo è Unicoop Firenze? La catena toscana, oltre ad essere la più grande d'Italia con quasi 3 miliardi di fatturato, è anche quella che da anni vince la classifica nazionale della convenienza davanti ad Esselunga, e con uno scarto rispetto alle altre Coop (secondo l'indagine di Altroconsumo). Listini alla mano Campaini ha minacciato la scissione da Coopitalia trascinando con sé le altre organizzazioni toscane e umbre, ventilando l'idea di creare una propria centrale acquisti separata. Il dibattito all'ultima assemblea di Coop Italia è stato infuocato e lo sarà, probabilmente, anche al consiglio di sorveglianza della prossima settimana presieduto dal piemontese, Ernesto Dalle Rive.

Il marchio   I toscani, che hanno i bilanci in rosso, hanno fretta di cambiare strategia commerciale. Campaini ha annunciato l'eliminazione degli ipermercati, canale classico della grande distribuzione, ma da tempo in sofferenza. Le grandi strutture toscane perderanno l'insegna Ipercoop e diventeranno superstore di dimensioni ridotte e con la parte non food affidata a catene specializzate. E nel resto d'Italia? Applicare la stessa ricetta a tutti e 100 gli Ipercoop nazionali creerebbe problemi di personale e di magazzino non facili da risolvere per le altre coop. Le divergenze strategiche sono acuite dalla diffidenza nei conforti del sistema di potere costruito intorno ad Unipol. Ma una vera e propria scissione per i toscani avrebbe un prezzo altissimo: la perdita del marchio Coopitalia, e soprattuto dei prodotti private label con il bran delle coop, che rappresentano il 25% del giro d'affari del sistema.

«Pur in presenza di visioni strategiche differenti - auspica Tassinari - anche necessarie in una fase di crisi economica come quella che tutti stiamo affrontando, serve la conferma della leadership di Coop con tutta la sua forza e unità per le cooperative e i nostri 8 milioni di soci. Nessuno disconosce questo valore tanto che i mandati da parte di tutte le cooperative per le negoziazioni con i grandi fornitori sono pervenute a Coop Italia puntuali e complete».



19 novembre 2012

Roberta Scagliarini

Corrirere della Sera


19 novembre 2012

UNICOOP FIRENZE POTREBBE USCIRE DA COOP ITALIA


Turiddo Campaini (foto), presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Firenze, sembra abbia minacciato di separarsi da Coop Italia e di portare con sé le altre cooperative toscane e umbre, per fomare un’unica centrale d’acquisto






C’è maretta in casa Coop. Sulla base di quanto pubblicato oggi da CorriereEconomia, sembra che le cooperative della Toscana vogliano separarsi da quelle del Nord Ovest (Emilia, Lombardia, Piemonte e Liguria). A spingerle in questa direzione, è la situazione economica attuale. In cui le Coop sono chiamate a svolgere un ruolo anti-inflattivo. Ma sembra che l’unica che riesca ad ottenere risultati in questo senso sia Unicoop Firenze. La quale da un lato è la cooperativa più grande, dall’altro riesce sempre a ‘battere’ Esselunga sul fronte della convenienza.

E’ per questo che Turiddo Campaini, presidente della cooperativa, sembra abbia ‘minacciato’ di separarsi da Coop Italia e di portare con sé le altre cooperative toscane e umbre, per fomare un’unica centrale d’acquisto. Già la cooperativa procederà alla chiusura degli ipermercati. Che diventeranno dei superstore. Mentre l’area non food verrà affidata a catene specializzate. Uscire da Coop Italia, però, significherebbe perdere anche i prodotti a marchio Coop, un business che vale ben il 25% del giro d’affari complessivo.



19 novembre 2012

(NC)




17 novembre 2012

QUELL'INTERESSE DELLA COOP PER L'ACQUA PUBBLICA

La Coop parte con una nuova campagna di sensibilizzazione sull'acqua del rubinetto

Ci si domanda se tanta insistenza civile non celi qualche interesse particolare, alla luce di alcuni articoli del decreto Monti sulle liberalizzazioni e viste alcune dichiarazioni in recente passato di esponenti del mondo della politica e delle Coop

Nel frattempo i comitati per l'
Acqua bene comune, indicono una manifestazione nazionale a Reggio Emilia per il 16 dicembre




Negli ultimi giorni ha preso il via una campagna di sensibilizzazione a favore dell'acqua pubblica da parte di numerose grandi Coop della distribuzione. Ieri, venerdì 16 novembre, è stata presentata da Coop, l’impresa leader della grande distribuzione nel nostro Paese, e da Federutility, la federazione delle imprese energetiche e idriche, la campagna informativa “Sull’acqua il massimo della trasparenza”.

Coop Estense. All’interno dei punti vendita della cooperativa emiliana, per la prima volta in Italia, vengono esposte le etichette sulla qualità dell’acqua “di casa”. I consumatori, nei reparti acque di supermercati e ipermercati, possono consultare una scheda informativa con le caratteristiche chimiche e microbiologiche dell’acqua del rubinetto di casa propria, in modo da effettuare una scelta di acquisto (o di non acquisto) ancor più consapevole. L'iniziativa di Coop Estense coinvolge anche la Basilicata con l'acquedotto lucano, la coop modenese è infatti presente a Matera con un ipermercato, come già in precedenza era stato fatto con la Puglia, altra zona dove Coop Estense è attiva.

Coop Lombardia. I gestori delle acque milanesi, Cap Holding con Amiacque e MM si sono alleati con Coop Lombardia per sostenere una campagna di comunicazione relativa alle qualità dell’acqua erogata dai rubinetti di casa.

Coop Liguria. La coop lancia l'operazione trasparenza. Acqua del rubinetto sana e buona.

Insomma, l'operazione sulla bontà e convenienza dell'acqua dei sindaci è stata lanciata da Coop in grande stile e coinvolgerà in tutta Italia ben 500 punti vendita. Questa iniziativa non è nuova, prosegue infatti la precedente Acqua di casa mia, lanciata nell'ottobre 2010 che vide molto attiva Unicoop Firenze. Nella discussione sui referendum sulla privatizzazione dell'acqua, ci furono alcune prese di posizioni interessanti, come quella del presidente della Toscana, Enrico Rossi, che pensava di far entrare direttamente i cittadini nella gestione dell'acqua, trasformando le comunità in public company o in tante piccole cooperative. 

Anche Giorgio Raggi, presidente di Coop Centro Italia, proponeva l'azionariato Coop per l'acqua. Intanto Rossi, Renzi, De Angelis (Publiacqua) e Campaini (Unicoop Firenze) innaugurano fontanelli pubblici in po' ovunque. Nella foto il taglio del nastro per  quello davanti l'ingresso del Centro Coop di Gavinana.

Più di recente arrivano le liberalizzazioni del governo Monti e i promotori dei referendum sull'acqua pubblica cominciano seriamente a preoccuparsi. Secondo i promotori della consultazione, infatti,  nel decreto del governo ci sono due articoli che vietano la possibilità della gestione pubblica degli acquedotti e costringono gli enti locali a cedere i loro asset nelle società di gestione dei servizi pubblici locali.

La preoccupazione dei sostenitori dell'acqua pubblica tornerà ad esprimersi a Reggio Emilia, con una manifestazione nazionale per il 15 dicembre 2012. L'obiettivo dei comitati per l'Acqua bene comune è far tornare in mano ai cittadini il servizio idrico in scadenza contrattuale con Iren e protestare contro una grande multiutility del nord, voluta da Passera.

Sembra dunque riaccendersi la battaglia sull'acqua pubblica e pare che se c'è qualcosa da spartirsi, le grandi Coop non vogliano restarne fuori. Alcune delle principali multiutility sono presenti in borsa, con quote di maggioranza detenute da comuni ed enti. A seguire potete vedere la composizione dell'azionariato.

A2A (Milano-Brescia)
Hera (Bologna-Modena e altri comuni emiliani)
Iren (Genova-Torino)
Acegas-Asp (Trieste-Padova)
Acea (Roma)
Publiacqua (Firenze e soci pubblici - Acque Blu Fiorentine Spa)


15 novembre 2012

RICHARD GINORI VA OLTRE IL CONFINE

A far pendere la bilancia verso Lenox-Apulum è stato sia l'offerta economica che quella occupazionale




I liquidatori della Richard Ginori hanno deciso: la storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino (Firenze), chiusa dal 31 luglio scorso, andrà in affitto (con impegno irrevocabile e garantito all'acquisto) alla multinazionale americana Lenox e all'azienda rumena (controllata dalla italiana Rodytime) Apulum, che si sono impegnate a riassumere 280 addetti su 319 e a pagare 13 milioni, destinati al concordato preventivo. L'offerta della cordata internazionale è stata preferita, ieri al termine di una riunione-fiume del collegio dei liquidatori guidato da Marco Milanesio, a quella del gruppo piemontese Sambonet, leader nelle posate e proprietaria anche delle porcellane tedesche Rosenthal, che aveva messo sul piatto 7 milioni (rilanciando dopo l'iniziale offerta di 5,1 milioni) e la riassunzione di 150 lavoratori.

A far pendere la bilancia verso Lenox-Apulum è stato dunque sia l'offerta economica che quella occupazionale (mentre poco ha pesato il piano industriale), anche se l'incognita ora è rappresentata dalla prevista scissione tra il marchio Richard Ginori – asset assai prestigioso, con 277 anni di storia alle spalle e un appeal di mercato ancora elevato nonostante le difficoltà attraversate negli ultimi anni dall'azienda – e gran parte dei lavoratori impiegati nella fabbrica di Sesto Fiorentino. Lenox si è infatti impegnata a riassumere solo 46 dipendenti, mentre gli altri 234 saranno riassorbiti dall'azienda rumena Apulum. È per questo motivo che la Cgil aveva espresso preferenza per la proposta italiana, mentre i Cobas ieri hanno festeggiato la vittoria da parte della cordata internazionale.

La parola definitiva, in ogni caso, sarà ora emessa dal tribunale di Firenze, chiamato a esprimersi sulla scelta dei liquidatori. Sambonet, che puntava sull'integrazione di gruppo di Richard Ginori, resta alla finestra in attesa della decisione dei magistrati. Sull'altro fronte, Lenox è leader di mercato nella tavola di qualità, articoli da regalo e complementi d'arredo, titolare dei marchi Lenox, Dansk e Gorham; Apulum (che, come da bilancio 2011 di Richard Ginori, è già stato in affari con l'azienda fiorentina in qualità di fornitore attraverso Rodytime) come uno dei principali produttori di porcellana da tavola, proprietaria di uno stabilimento in Romania con una capacità annua di 40 milioni di pezzi.



15 novembre 2012

Silvia Pieraccini


14 novembre 2012

CENTRALE ADRIATICA, SI FIRMA L'ACCORDO MA I CONTRARI PROSEGUONO I BLOCCHI

I lavoratori sono divisi su due fronti: una sessantina di loro ha votato sì all’accordo tra sindacati confederali, Ugl e la nuova coop subentrante nell’appalto di gestione, Astercoop. Mentre l’assemblea si svolgeva però più di settanta lavoratori mantenevano i blocchi
.
Vedi Foto
.
13 nov. – La situazione ancora in stallo dopo la seconda giornata di blocco all’ingresso dei camion nel magazzino di Centrale adriatica ad Anzola Emilia. I lavoratori sono divisi su due fronti: una sessantina di loro ha votato sì all’accordo tra sindacati confederali, Ugl e la nuova coop subentrante nell’appalto di gestione, Astercoop. Mentre l’assemblea si svolgeva però più di settanta lavoratori mantenevano i blocchi che per due giorni hanno fermato la consegna delle merci nei supermercati Coop e al momento del voto, quando volevano entrare per esprimere il voto contrario, hanno trovato i cancelli chiusi. “Problemi di ordine pubblico” fanno sapere da Centrale adriatica, “avrebbero dovuto entrare prima, all’inizio dell’assemblea”.

I facchini, che confermano in ogni caso la prosecuzione dei blocchi, contestano il cambio di appalto dall’azienda Pluriservice ad Astercoop temendo che le nuove condizioni siano peggiorative visto che il cambio coincide anche con la modifica del contratto che passa dal settore del commercio a quello della logistica.

Le organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl (Filt, Fit, Uiltrasporti e Ugltrasporti) hanno sottoscritto l’accordo che, secondo una nota, prevede l’assunzione di 140 lavoratori a tempo indeterminato, 13 in più rispetto alla vecchia gestione, su 184 lavoratori totali. I contratti a tempo determinato verranno rinnovati fino alla loro naturale scadenza, a fine dicembre. Molti di loro sono preoccupati di ciò che accadrà ai precari nel 2013: alcuni lavorano lì dal 2009 e spiegano che un contratto a tempo determinato significa spesso un maggiore carico di lavoro. “Gli altri sollevano i profumi, più leggeri, io le casse di birra” ci dice un lavoratore. Alcuni di loro temono il cambio di settore, dal commercio alla logistica perchè, dicono, rischierebbe di non garantire loro le ore necessarie per la disoccupazione che hanno accumulato.

Nell’accordo è previsto, poi, l’inserimento dei lavoratori al livello 6S del contratto logistica e il passaggio, dopo sei mesi, al livello 5. L’istituzione del servizio mensa e una gradualità nel versamento della quota sociale della cooperativa. I lavoratori però contestano il passaggio secondo cui òa cooperativa avrebbe 6 mesi di tempo per attestare l’idoneità del nuovo socio, “un periodo di prova cammuffato” lamentano. Infine è previsto l’impegno per aprire entro giugno 2013 il confronto per l’integrativo aziendale.

Venerdì e lunedì il responsabile del personale di Aster Coop incontrerà i lavoratori. Chi, dopo quelle date, non avrà firmato i contratti verrà lasciato a casa. Una scadenza, che solleva lo spettro della disoccupazione, che pesa su una lotta che vorrebbe continuare nella forma così decisa e radicale dei blocchi delle merci.



13 novembre 2012



12 novembre 2012

COOP CENTRALE ADRIATICA: I COBAS BLOCCANO L'ACCESSO AL MAGAZZINO


Una cinquantina di manifestanti protesta dall'alba: quaranta posti di lavoro a rischio e per chi resta condizioni peggiorative


Il magazzino rifornisce diversi punti vendita Coop del nord e del centro Italia

 
Circa cinquanta manifestanti, in maggioranza appartenenti ai Cobas, bloccano questa mattina gli accessi della Centrale Adriatica Coop ad Anzola Emilia, nel bolognese. La protesta, con bandiere e striscioni, davanti al deposito sulla via Emilia, è cominciata alle 5.30: il piazzale è pieno di camion che non possono scaricare o caricare merce destinata ai punti vendita dell'Emilia-Romagna.

La manifestazione è organizzata dal S.I.Cobas, lo stesso sindacato protagonista della protesta all'Ikea di Piacenza. Scioperano i facchini che stanno per essere assorbiti in una nuova cooperativa, la Aster coop. Nell'accordo siglato da Cgil, Cisl, Uil e Ugl si parla di 140 posti di lavoro, mentre attualmente sono 180; i lavoratori sarebbero assunti con contratti da apprendista "quando qualcuno di noi fa questo lavoro da 9-10 anni". Il Cobas parla di condizioni di lavoro peggiorative, con più ore di servizio. "Il lavoro non si tocca, sciopero sciopero sciopero" gridano i manifestanti.


12 novembre 2012

Marco Bettazzi



11 novembre 2012

REFERENDUM INTEGRATIVO UNICOOP FIRENZE, NETTO NO DI PONTE A GREVE

Con il 73% il punto vendita di Ponte a Greve dice no all'ipotesi del Contratto Integrativo Aziendale






La Filcams-Cgil fiorentina è alle prese con uno sciopero indetto dalla Cgil nazionale, ma che pare non interessarle un gran che, se come ci dicono numerose testimonianze dai punti vendita e dai magazzini, l'evento europeo (il primo) è stato scarsamente pubblicizzato. Pochissime informazioni, volantini in bacheca che ci sono e non ci sono, informazioni dei delegati pressoché nulle. E' la solita vecchia storia di non disturbare il manovratore, specialmente in periodo natalizio e la Filcams fiorentina pare adeguarsi di buon grado, come del resto ha fatto con lo sciopero del luglio scorso sul CCNL e in numerose altre occasioni.

Questo comportamento ambiguo meriterebbe una approfondita riflessione da parte degli iscritti (almeno quelli in buona fede) a quel sindacato. Ci aspetta un periodo difficile e i segnali negativi si riverberano nelle difficili relazioni sindacali di alcune Coop emiliane, che una via l'altra hanno disdetto il contratto di secondo livello e dove la Cgil in quei casi sta reagendo, come del resto fu in primis la Cgil emiliana a sostenere lo sciopero sopra citato sul Contratto Nazionale, praticamente snobbato dalla consorella fiorentina.

In Unicoop Firenze sull'integrativo si è giunti alla firma, ma questo contratto ha in se penalizzazioni rilevanti e i punti vendita dove l'opera persuasiva Filcams è meno permeante e dove i dipendenti hanno sviluppato una maggior capacità critica, stanno votando contro.
.
E' il caso del negozio di Ponte a Greve, dove hanno votato venerdi e ieri con il seguente risultato:


Aventi diritto  211

Votanti 163

Si            41    (25.15 %)

No        120    (73.62 %)

Nulle        2    (1.23 %)