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15 novembre 2015

UNIPOL, FINSOE ACCELERA IL RIASSETTO

Il presidente di Coop Alleanza 3.0, Turrini
Lo scioglimento della Finanziaria dell'Economia Sociale (Finsoe) porterebbe direttamente le Coop nel capitale di Unipol

La neonata Coop Alleanza 3.0 diventerebbe primo azionista con il 21,45%

Il riassetto porterebbe ad una più proficua distribuzione dei dividendo




Laura Galvagni - Il Sole 24 Ore

Non ci sarà la fusione tra Unipol Gruppo e UnipolSai, come ha assicurato il ceo delle due società, Carlo Cimbri, ma, in compenso, ci sarà una forte semplificazione della catena di controllo a monte della holding. Da tempo Finsoe ha annunciato di volere procedere allo scioglimento e ora la cassaforte che custodisce il 31,4% di Unipol avrebbe accelerato il passo per dare nuova forma all’azionariato della compagnia assicurativa. Un nuovo assetto che porterà le Coop direttamente nel capitale della società di Bologna con la neonata Coop Alleanza 3.0 primo azionista forte di un 21,45% del capitale mentre Holmo avrà il 7,48%. Il riassetto ha ragioni che si possono ricercare nell’opportunità di sfruttare al meglio economicamente il ruolo di soci della galassia assicurativa. Basti pensare che Finsoe ha staccato ai propri azionisti una cedola di 26,5 milioni contro i 38 milioni incassati da Ugf.

Prima di tagliare il traguardo, però, sarà necessario che tutti i tasselli vengano messi al posto giusto. Il primo, quello relativo al debito, è di fatto già stato sistemato. Con l’emissione obbligazionaria della scorsa estate sono state chiuse la maggior parte delle posizioni, residuano altri 100 milioni ma Finsoe ha la capienza per archiviare anche l’ultima fetta di esposizione. Quindi, altro elemento chiave è certamente la governance. Per capirne meglio le implicazioni è necessario ricordare che diversi mesi fa Coop Alleanza 3.0 ha presentato in Consob un quesito circa possibili ricadute su Unipol legate alla maxi fusione realizzata tra Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest che ha portato la newco al 34,16% di Finsoe. In quella sede la Commissione ha stabilito che l’integrazione non avrebbe avuto alcun impatto. E questo perché la governance della holding «è ispirata a principi di massima democraticità e condivisione delle decisioni». Stante infatti lo statuto di Finsoe, nessuno degli azionisti «è in grado di esercitare un’influenza dominante». Al termine del “parere”, tuttavia, Consob aggiunge che le conclusioni a cui è giunta «prescindono da qualsivoglia considerazione relativa alle future eventuali modifiche dell’azionariato di Finsoe nonché al prospettato scioglimento della medesima». Insomma, la scissione del veicolo teoricamente potrebbe riaprire il confronto con la Commissione. Di certo, condizione chiave per Consob è che non venga rilevato alcun mutamento a livello di assetti di controllo. In ragione di ciò, cruciali potrebbero essere i contenuti del futuro patto di sindacato che legherà le Coop. Sulla carta, peraltro, i soci potrebbero arrivare a vincolare oltre il 43% del capitale. Si vedrà, la strada è ancora lunga. In ogni caso, ci si immagina che l’anima dell’accordo ricalcherà a grandi linee i principi che hanno ispirato Finsoe, come la rappresentatività in consiglio e la condivisione delle decisioni garantita da quorum specifici su delibere di carattere strategico. 

Altro aspetto attorno al quale gli osservatori si sono interrogati è il valore a cui Finsoe ha in carico le azioni Unipol. Stando ai documenti più recenti, il prezzo è di 9,95 euro, ben al di sopra di quanto quoti attualmente il gruppo: circa 4,48 euro. Il divario è abbastanza rotondo. Tuttavia, è la tesi della holding, questo gap si giustifica con il fatto che essendo la finanziaria il socio di controllo il valore incorpora un premio di maggioranza. Inoltre rispecchia quelle che sono le proiezioni del patrimonio netto e infine dei flussi di cassa futuri. Va in ogni caso detto che ogni singola cooperativa ha una valutazione diversa nei propri bilanci e più allineata a quelle che sono le indicazioni del mercato.



15 novembre 2015

Laura Galvagni

Il Sole 24 Ore



18 giugno 2015

FINSOE, AL VIA UN PRESTITO OBBLIGAZIONARIO DI 475 MILIONI


Adriano Turrini, presidente di Finsoe e Coop Adriatica

Finsoe, la holding finanziaria controllata dalle principali Cooperative aderenti a Legacoop, controlla Unipol con il 31,4%




 

Importante rafforzamento patrimoniale per le coop rosse a monte della quotata Unipol Gruppo Finanziario. Qualche giorno fa, infatti, a Bologna nello studio del notaio Federico Tassinari si è svolta un'assemblea straordinaria di Finsoe, la holding controllata dalle cooperative e presieduta da Adriano Turrini, che detiene il 31,4% del gruppo guidato da Carlo Cimbri. In quell'occasione è stata deliberata l'emissione di un prestito obbligazionario per un controvalore complessivo di 475 milioni di euro, rappresentato da 4 mila e 750 obbligazioni ciascuna del valore nominale di 100 mila euro l'una. Il prestito è strutturato in diverse tranche, di cui la prima viene emessa subito per un controvalore di 375 milioni e la cui finestra di sottoscrizione si chiuderà a giugno del 2020. Le successive tranche saranno emesse, in una o più soluzioni, dalla metà del prossimo luglio fino a fin giugno del 2019.



18 giugno 2015

Andrea Giacobino

Italia Oggi
 

22 giugno 2014

MAURA LATINI, EX UNICOOP FIRENZE, ESCE DA COOP ITALIA



Maura Latini, ex Unicoop Firenze, esce da Coop Italia ormai espressione delle coop emiliane








AGGIORNAMENTO del 29/08/2014
 
 
Si è fatto più volte riferimento ai rapporti all'interno del mondo cooperativo della grande distribuzione, specificatamente a quelli tra cooperatoti toscani e emiliani e relativa aneddotica. Delle inquiete relazioni tra le componenti coop al di là e al di qua dell'Appennino ne abbiamo scritto anche di recente (vedi nel post I rapporti con le Coop emiliane)

Coop Italia, l'organizzazione unitaria delle 9 grandi Coop della distribuzione, è un buon osservatorio di come vadano le cose, specialmente quando si tratta di cambiamenti importanti che mediamente nel marmorizzato mondo coop avvengono con una tempistica ultra ventennale. Gli attriti tra emiliani e toscani in Coop Italia hanno dato adito anche a voci su una svolta clamorosa che avrebbe portato la coop fiorentina a minacciare di staccarsi per creare una centrale di acquisti separata e più corrispondente alle proprie esigenze. Unicoop Firenze si è poi limitata a distinguersi dalle altre coop cambiando il logo.

Nel giugno 2013 in Coop Italia succede l'evento. Marco Pedroni di Coop Consumatori Nordest, viene nominato presidente al posto del più moderato Tassinari. E' una mossa che segna un passaggio decisivo. Pedroni è uno dei protagonisti dell'acquisizione del secolo delle coop emiliane, quella di Fondiaria-Sai dal gruppo Ligresti da parte di Unipol. Il gruppo assicurativo bolognese è controllato dalla Spa Finsoe, acronimo che sta per Finanziaria dell'Economia Sociale. Lasciamo al lettore trovare il nesso tra un'operazione come quella su Fonsai e l'Economia Sociale, probabilmente i nomi rimangono, obsoleti, in un mondo che cambia. A capo di Finsoe c'è appunto Marco Pedroni che gode della fiducia di tutte le Coop che sponsorizzano l'operazione Fonsai.

Con il successo dell'operazione di acquisizione, gli strascichi giudiziari e polemiche sul ruolo della cooperazione passano in secondo piano. Del resto i coopisti emiliani erano stati ben temprati dalle spericolatezze di Consorte che qui in confronto è acqua fresca. Pedroni, considerato un drittone in cose finanziarie nonostante qualche scivolone, viene così eletto a furor di popolo nuovo presidente del consiglio di gestione di Coop Italia. La bandiera di rappresentanza di Unicoop Firenze della campainiana Maura Latini invece si ammaina lentamente e inesorabilmente. Da vicepresidente passa a direttore generale, mentre la vicepresidenza va a Marcello Balestrero (in precedenza Consorzio Nord-Ovest).

Ora la Latini finisce addirittura fuori. Si fa per dire, a 57 anni nel mondo coop c'è ancora un gran futuro in termini di carriera, ma la sua pare incanalata verso una discesa. A pochi giorni dell'annuncio del mezzo addio di Campaini ad Unicoop Firenze, la sua agente a L'Avana, Maura Latini, finisce fuori da Coop Italia e viene mandata alla frutta. Ci si conceda la battuta: in magazzino si usa questa espressione quando qualche collega è trasferito al reparto ortofrutta.

Nei fatti la Latini è stata ricollocata alla presidenza della Cpr System, leader italiano delle cassette in plastica a sponde abbattibili e riciclabili (quelle verdi dell'ortofrutta, per capirci). Per chiudere il cerchio magico ricordiamo che Cpr System col 49% e CFT (attraverso Silo spa col 51%) controllano Cpr Servizi Spa, società specializzata nella gestione della logistica e sanificazione degli imballaggi a sponde per prodotti ortofrutticoli (le cassette verdi della Cpr System, appunto).

CFT è la cooperativa fiorentina che ha in appalto numerose attività di logistica e facchinaggio, tra cui una buona parte di quelle nei magazzini di Unicoop Firenze. E' un ritrovarsi tra amici, visto che il presidente di Cpr Servizi è il neoeletto Leonardo Cianchi che è presidente anche di CFT. Dalla cooperativa CFT proviene anche Giulio Bani, attuale vice presidente del consiglio di gestione di Unicoop Firenze con delega aree sviluppo, precedente presidente di CFT.



30 maggio 2014

TURIDDO CAMPAINI LASCIA LA PRESIDENZA DI UNICOOP FIRENZE, LUCI E OMBRE DI UNA STORIA DURATA 41 ANNI

Alla fine Turiddo Campaini lascia a 73 anni e mezzo di cui 41 come presidente di Unicoop Firenze

Una figura importante del mondo cooperativo con luci e ombre




Ce lo aspettavamo e, a essere sinceri, un po' lo speravamo anche. Campaini lascia la presidenza del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, ma non definitivamente: probabilmente sarà presidente onorario. Una carica inventata proprio per lui e come per lui si maligna che Unicoop nel 2008 scelse il sistema di gestione duale che è composto da un consiglio d’amministrazione, cui spetta la gestione della società, e di un consiglio di sorveglianza in rappresentanza dei soci, con compiti di controllo. Il fatto era che Campaini, presidente dal 1973, aveva già oltrepassato la soglia dei 65 anni, età in cui per convenzione di solito i manager Coop lasciano per essere ricollocati in altre società sempre orbitanti attorno alle mondo cooperativo.

Parlare di Campaini per noi è complesso, poiché nell'immaginario collettivo dei quasi ottomila dipendenti di Unicoop Firenze ha assunto una presenza che travalica quella del ruolo di presidente. Campaini è una sorta di padre putativo, il grande vecchio silenzioso e saggio, un costante punto di riferimento, una figura rassicurante a cui tutti sono legati. Sarebbe ingeneroso sostenere che dopo 41 anni di presidenza è naturale diventare un'icona. Campaini è amato e rispettato non solo perché siamo abituati alla sua impalpabile presenza da sempre, ma soprattutto perché il rispetto e la stima se li è guadagnati. Così come è stato un punto di riferimento importante per tutto il movimento cooperativo.

Le ragioni di un addio: innanzitutto l'età
I motivi della scelta sono molteplici, alcuni ovvi. E' chiaro che l'età ha un peso rilevante, ma è riduttivo pensare che questo sia il solo elemento che pesa. E' vero che Campaini va verso i 74 anni ed è presidente di Unicoop da 41, dai tempi di Nixon, come ebbe perfidamente da chiosare un lanciatissimo Renzi. Anche il fatto che annunci la sua uscita appena dopo la strabordante vittoria elettorale dell'ex sindaco di Firenze alle europee assume un forte connotato simbolico.

I rapporti col nuovo PD di Renzi
I due non si sono mai amati, e la storia personale di Campaini parla chiaro riguardo le sue posizioni politiche che hanno radici nel partito comunista. Il presidentissimo lascia probabilmente anche perché il suo amato partito non c'è più, Renzi lo ha sminuzzato e ricomposto a sua immagine e somiglianza. E' il mondo di riferimento di Campaini che sta cambiando e lui non lo capisce e non lo vuol capire. Così sono saltati, almeno momentaneamente, i canonici ancoraggi politici e, ultima beffa, Renzi ha scelto un uomo delle Coop come ministro, ma particolarmente vicino alle Coop emiliane (i cugini rivali nella letteratura cooperativa), che considera più dinamiche e più affini
al suo modo di pensare ed agire. Abbiamo negli occhi la foto di un incontro del marzo scorso su una panchina di via Carlo del Prete tra Campaini e Nardella, un tentativo di riallacciare con chi comanda ora. Quell'immagine così malinconica è decisamente emblematica. La scelta di Campaini è forse dettata anche da una tendenza generale ad un giovanilismo aprioristico e un po' superficiale, guarda caso conforme al Renzi pensiero. In buona sostanza il presidente inaugura un rinnovo generazionale che non si fermerà solo alla sua persona. Anche la poltrona del fido Golfredo Biancalani, 67enne presidente del consiglio di gestione, parrebbe pronta per un avvicendamento. Si renderanno così più chiari i ruoli, dove il presidente che conta sarà quello del consiglio di gestione, senza essere soverchiato da una figura imponente come quella di Campaini al cui posto siederà la meno ingombrante Daniela Mori come rappresentante dei soci. Bisogna notare come le scelte di successione sembrano essere orientate ad una linea di continuità interna ad Unicoop Firenze (la Mori è direttore del settore soci e vicepresidente della fondazione Il cuore si scioglie), ben lontane dal tentativo fatto con la nomina di Armando Vanni a presidente del consiglio di gestione nel gennaio del 2008. Il Vanni proveniva dalla presidenza del Consorzio Etruria, impresa di costruzioni allora molto vicina ad Unicoop Firenze ed adesso finita in concordato preventivo dopo oscure vicissitudini. Fu "costretto" alle dimissioni già nel marzo del 2009, a seguito di mai completamente chiarite divergenze  proprio con il Campaini. In seguito è stato al centro di indagini della magistratura inerenti il suo operato come presidente del Consorzio Etruria e della BTP. La lezione è evidentemente servita.

I rapporti con le Coop emiliane
Le relazioni tra cooperazione toscana e emiliana sono state tutto sommato scorrevoli e di reciproca soddisfazione fino alla metà degli anni 2000. Partecipazioni finanziarie incrociate garantivano la reciproca presenza di Unicoop Firenze, di Mps e delle coop emiliane sia in Unipol attraverso la finanziaria Holmo, sia in Mps partecipata oltre da Unicoop Firenze anche da Unipol. Poi arrivò l'estate del 2005, quella dei furbetti del quartierino e del tentativo di scalata della Unipol di Consorte su BNL. Il mondo Coop e i DS entrarono in fibrillazione. Consorte, nel tentativo di racimolare la somma necessaria per accaparrarsi BNL si rivolse anche a Campaini che però non apprezzava affatto l'operazione sia perché - dice Campaini - nessuna cooperativa che avesse aderito avrebbe avuto la possibilità di dire la sua, sia perché - era un progetto costruito su alleanze che non mi entusiasmavano affatto. Come è noto l'opa tentata da Unipol naufragò tra inchieste giudiziarie e figuracce. L'universo dei DS, del segretario che voleva una banca e delle Coop erano stremati. In questo contesto e grazie proprio al suo niet a Consorte, gli emiliani chiesero a Campaini di assumere la presidenza di Finsoe (la Spa delle Coop che controlla Unipol). Fu un gesto di inequivocabile riconoscimento volto a testimoniare che i valori del mondo cooperativo così bistrattati da faccendieri spericolati trovavano il suo più degno rappresentante nel prudente presidente di Unicoop Firenze, che accettò l'incarico (9 gennaio 2006). Campaini cercò di indirizzare Unipol verso la banca di riferimento di Unicoop Firenze, Mps, ma gli emiliani fecero muro. Le dimissioni di Campaini da Finsoe nel settembre 2006 segnarono una rottura insanabile. Da quel momento le strade finanziarie di toscani e emiliani si separarono. Unipol uscì da Mps e Unicoop ed Mps uscirono da Holmo, la finanziaria che all'epoca nella catena di controllo stava sopra Finsoe.

La sua assenza ai funerali di Claudio
Una dolorosa parentesi che ci tocca da vicino. Il 21 luglio 2011 nei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci un incidente sul lavoro
tolse la vita al nostro amico e collega Claudio Pierini, detto Piero. Tra qualche giorno per quell'episodio comincerà il processo penale che vede rinviati a giudizio due dirigenti di Unicoop. E' stato il primo e auspichiamo l'unico morto sul lavoro in Unicoop Firenze. Al funerale parteciparono in molti, tutti i compagni di lavoro e anche i dirigenti apicali. Mancava però Turiddo Campaini e la sua assenza non solo ci addolorò oltremodo, ma una indelicatezza simile da lui non ce la saremmo mai aspettata e non possiamo dimenticarlo.

Il disastro di MPS
La vicenda è nota e ha senz'altro offuscato la fama del nostro presidente, forse in modo indelebile. D'altra parte il suo pensiero sulla borsa è contraddittorio, visto che la considera sinonimo di speculazione. Sulla partecipazione di Unicoop in Mps ci limitiamo ai punti essenziali. Unicoop Firenze comincia ad investire sulla banca senese all'inizio degli anni 2000. Negli quinquennio successivo la partecipazione si assesterà attorno ad una quota del 3% circa. L'intenzione era quella di sostenere la Fondazione MPS creando uno zoccolo duro nell'azionariato nel tentativo di vincolare la banca al territorio. Dice Campaini: in quegli anni era forte il timore che gli istituti bancari diventassero preda dei concorrenti stranieri. In più si stava discutendo di introdurre una norma che imponesse alle Fondazioni bancarie di scendere sotto il tetto del 30% nella proprietà degli istituti, in sostanza si voleva ridimensionare il ruolo delle Fondazioni e permettere l'ingresso di nuovi soggetti nel mondo bancario. In qualche misura Campaini contribuiva a mantenere, mutatis mutandis, le condizioni di chiusura del mercato che avevano permesso ad Unicoop Firenze di gestire, grazie ad amministrazioni vicine, la concorrenza con Esselunga. Però stavolta gli va davvero male e Unicoop Firenze finirà per uscire da Mps con oltre 400 milioni di perdite e i soci prestatori innervositi che toglieranno circa 700 milioni dai libretti nel giro di tre anni. Inoltre la Banca d'Italia lo sanziona per complessivi 444mila euro. Una débâcle. Noi scrivemmo circa un anno fa: Campaini deve rispondere del disastro, anche perché con i suoi 40 anni di presidenza in Unicoop Firenze è un simbolo per tutto il mondo cooperativo, deve riconoscere gli errori e assumersi la sua parte di responsabilità con un atto forte e deciso. E' tempo che lasci che la sua creatura cammini con le sue gambe e affronti i marosi con altri capitani. Se farà questo gesto, e insieme a lui quelli della prima ora che lo circondano, lo rispetteremo e lo ricorderemo con stima e affetto.

Ovviamente non pensiamo che abbia raccolto il suggerimento dal nostro blog, era semplicemente un'indicazione di buon senso e di misura. Siamo lieti che il buon senso e la misura che spesso, ma non sempre, hanno contraddistinto le sue scelte abbiano infine prevalso.

Sul presidente Campaini abbiamo pubblicato molto materiale. Per leggerlo basta scorrere questa lista.

05 marzo 2014

PERCHE' STUPIRSI SE SOROS ENTRA IN UNA SPA DEL MONDO COOP?

Stupore per l'entrata di Soros nell'azionariato di Igd, società immobiliare controllata da Coop Adriatica e Unicoop Tirreno

In realtà le Coop della Gdo sono legate da tempo alla finanza




 
La notizia è che il fondo Quantum Strategic Partners (gestito da Soros Fund Management), ha acquistato una quota pari al 5% di Igd società immobiliare specializzata nel settore commerciale, diventandone il terzo azionista. C'è poi un'appendice alla notizia ed è che a vendere non è solo direttamente Igd col 3,5% di azioni proprie, ma anche Unicoop Tirreno che vende l'1,8% limando così la propria partecipazione dal 14,9% al 13,1%. Del resto le necessità di cassa della Coop guidata da Marco Lami non sono un mistero.

A far scalpore è l'accostamento tra Coop e Soros, come dimostra l'articolo in prima pagina su Repubblica di oggi di Gad Lerner. Noi ci stupiamo dello stupore di chi si ostina a vedere la finanza e le Coop come il diavolo e l'acquasanta e siamo convinti che in Coop Adriatica, il maggior azionista di Igd, siano altrettanto felici dell'entrata di Soros nell'azionariato (e la borsa premia) che dell'entrata di Poletti nel governo (e la borsa forse premia il titolo anche per questo).

La storia di Soros è nota, almeno negli aspetti più eclatanti per una vicenda che lo rese famoso all'opinione pubblica italiana nel settembre del 1992, allorché il finanziere di origini ungheresi speculò fortemente contro la lira vendendo allo scoperto la nostra valuta e costringendo la Banca d'Italia a vendere 48 miliardi di riserve in dollari nel tentativo di sostenere il cambio. La débâcle fu totale e la lira subì una svalutazione del 30% con automatica fuoriuscita dal Sistema Monetario Europeo (SME). In seguito, per riallinearsi ai parametri dello Sme, il governo Amato varò una pesantissima manovra finanziaria di oltre 90.000 miliardi di lire che introduceva la ISI (Imposta Straordinaria sugli Immobili) che divento ICI nell'anno successivo a dimostrazione che in questo Paese le operazioni straordinarie hanno spesso maggior probabilità di durata dei provvedimenti ordinari e ponderati. L'altro aspetto per cui la manovra di Amato è rimasta indelebilmente scolpita nella memoria degli italiani è il prelievo forzoso sui conti correnti dello 0,6%.
 
Ma Soros non era necessariamente il male come le Coop non sono automaticamente il bene. Sono semplicemente mondi che si incontrano e più che altro che giocano sullo stesso terreno, quello della finanza. Ecco perché, al di là dei trascorsi, l'ingresso del fondo di Soros in Igd (Spa quotata in borsa da 9 anni e controllata da Coop Adriatica col 44% e Unicoop Tirreno) non dovrebbe far gridare alla violazione di principi etici delle Coop come se dei bulldozer invadessero un parco naturale. Che le Coop abbiano con la finanza un rapporto stretto è nei fatti da tempo e di episodi eclatanti ce ne sono stati molti.

Unipol è quotata alla borsa di Milano dal 1986, quando l'orizzonte ideale di riferimento del mondo Coop era il partito comunista e l'Unione Sovietica ancora respirava. La struttura stessa di Unipol è bizzarra, per usare un garbato eufemismo. Una Spa quotata che è controllata da Finsoe, una Spa contenitore partecipata dalle maggiori Coop. Insomma delle Cooperative che controllano una società per azioni quotata dalla quale (quando andava bene) ricevevano dividendi. Questa costruzione societaria, attraverso scatole di controllo, tipica del sistema capitalistico nostrano, indica che Coop e Spa non sono modelli necessariamente alternativi, ma hanno sviluppato una commistione, formando una sorta di mostro bicefalo che tende a massimizzare i vantaggi dei due modelli. Una mutazione genetica, per dirla con le parole di Mario Frau, tra i primi a segnalare il fenomeno nel libro La Coop non sei tu. E così accadeva che nel Cda di Unipol circa una dozzina di anni fa, sedeva un Soros de noantri, il finanziere bresciano Chicco Gnutti (quello dei capitani coraggiosi dell'avventura Telecom con Colaninno). I vertici di Unipol (Consorte e Sacchetti) furono condannati con Gnutti per insider trading (il più classico dei reati finanziari) su obbligazioni Unipol. Insomma parve scontato che ci si potesse contaminare e anche con relativa facilità. Gli anticorpi etici non erano sufficienti in finanza.

Poi c'è tutta la vicenda Unipol-Bnl che nonostante l'assunzione di Consorte lascia più di una perplessità. All'epoca del tentativo di scalata risaltò la figura del presidente di Unicoop Firenze, Campaini, che rifiutò il coinvolgimento nell'operazione e dal suo fallimento visse momenti di gloria come faro dei valori storici Coop che nell'ubriacatura finanziaria le Coop emiliane sembravano aver smarrito. In realtà il no di Campaini ad appoggiare economicamente l'azione di Consorte su Bnl non fu dettato tanto da principî, ma dalla strada che Unicoop Firenze già sciaguratamente perseguiva, con un impegno sempre maggiore nell'azionariato di Monte dei Paschi. Le strade finanziarie della cooperazione toscana e quella emiliana si stavano separando. Per quanto riguarda Mps sappiamo come è andata.

Che il Prestito Sociale (prerogativa tipica delle coop) sia stato utilizzato in più di una circostanza in modo spregiudicato e non sempre in linea coi principi mutualistici è stato motivo di discussione anche per la recente operazione di Unipol su Fondiaria-Sai. Del resto i bilanci delle grandi Coop sono stati spesso negativi proprio a causa di investimenti finanziari azzardati, ricordiamo, oltre il già citato caso di Unicoop Firenze con Mps anche la
vicenda dei derivati di Coop Nordest dell'allora presidente Marco Pedroni, poi promosso a capo di Coop Italia.

Il tema dunque non è nuovo, ma una realtà sedimentata da cui non si torna indietro. Il supermercato Coop è rimasto un punto di riferimento nell'immaginario collettivo, ma le grandi Coop della distribuzione sono andate oltre ed altrove da molto tempo, differenziando in vari modi e l'approccio deciso al mondo finanziario ne fa parte. Resta da capire quanto sia coerente mantenere ancora  lo status di cooperativa o se non sia più corretto normare la materia e traghettare queste Coop nel mondo delle Spa. Per carità, nessuno toglierebbe loro i valori. Forse non accadrà mai, sicuramente non adesso, con il presidente di Legacoop Ministro del Lavoro.
 
 
 

14 dicembre 2013

GIRO DI POLTRONE COOP AI PIANI ALTI DI FINSOE

Assestamenti in Finsoe, la scatola di controllo di Unipol, partecipata dalle Coop

Ma cos'è Finsoe?


Cos'è Finsoe? E' la Spa non quotata che controlla il gruppo Unipol. I soci di Finsoe sono una trentina tra cui spiccano alcune grandi Coop della distribuzione oltre alla storica Holmo Spa, ridimensionata dall'aprile 2011, partecipata a sua volta da altre Coop in particolare delle costruzioni.

Siamo nel mondo delle coop emiliane ed è naturale che dopo il valzer di poltrone innescato dalla nomina alla presidenza di Marco Pedroni, il riassetto si riverberasse anche in Finsoe.


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Staffetta tra gli uomini di vertice delle cooperative rosse ai piani alti di Finsoe, che con oltre il 31% è l'azionista di maggioranza relativa di Unipol Gruppo Finanziario.

Nei giorni scorsi, infatti, il presidente e amministratore delegato Marco Pedroni (numero uno di Coop Italia), ha rassegnato le dimissioni e le sue funzioni sono state attribuite ad Adriano Turrini (presidente di Cooperativa Adriatica) che condivide la carica di amministratore delegato con Mino Pacchioni.

Il cambio al vertice è stata l'occasione anche per inserire nel board altri due nuovi membri, Paolo Cattabiani e Rino Baroncini, rispettivamente presidente di Coop Consumatori Nord Est e presidente di Cooperativa Edilstrada Imolese. Pedroni, fra l'altro consigliere di Unipol, è comunque rimasto nel board, mentre la nomina di Turrini, anch' egli già presente nel consiglio d'amministrazione di Unipol, deve leggersi alla luce della circostanza che dopo l'ultimo aumento di capitale il primo azionista di Finsoe è Holmo con il 24,5% seguito da Cooperativa Adriatica con il 12,4%, ma la coop presieduta da Turrini detiene direttamente un altro 3,3% di Unipol.




14 dicembre 2014

Andrea Giacobino

20 ottobre 2013

COOP, TUTTO QUELLO CHE I SOCI PRESTATORI DEVONO SAPERE



Nel 2012 è diminuita del 7% la raccolta del risparmio dai soci

Dalla finanza 371 milioni di svalutazioni








Come funziona il filo diretto con i lettori

Tutti i numeri delle 9 grandi Coop (Tabella)

La fiducia dei soci è linfa vitale per una Coop. Un attestato di stima che è tutto espresso negli 11 miliardi depositati nei prestiti sociali (anche se sarebbe più appropriato chiamarli libretti di risparmio per i soci), che rappresentano il vero motore per il funzionamento delle cooperative di consumatori che operano con il marchio Coop. Ma la fiducia va conquistata e conservata con fatti concreti e con la massima trasparenza.

Il socio che affida i suoi risparmi alla cooperativa per sostenerne lo sviluppo, ha diritto di sapere come sono utilizzati. Rispetto alle inchieste condotte da Plus24 sui bilanci 2010 e 2111 delle Coop (si vedano le pubblicazioni del 4 febbraio e del 29 dicembre 2012, nonché del 12 e 26 gennaio 20l3) solo Coop Lombardia si è aggiunta a Coop Adriatica, Coop Nordest e Coop Estense nella lista delle cooperative che mettono a disposizione sul proprio sito internet l'intera informativa di bilancio. Per le altre grandi Coop, i buoni Propositi espressi dopo le precedenti inchieste sono rimasti per il momento lettera morta un deficit di informazione e trasparenza che non va nella direzione dell'ostentata attenzione ai quasi 8 milioni di soci (di cui 1,2 milioni anche prestatori) rimarcata negli slogan della Coop. Non si è credibili se non si rendono facilmente recuperabili i bilanci e tutta la documentazione relativa al prestito sociale, comprese le policy d'investimento e di gestione dei rischi.

Anche perché dai bilanci consolidati 2012, emerge chiaramente il peso della finanza rispetto a quello della gestione commerciale: prestiti dei soci anche superiori al 150% del fatturato (Coop Nordest) e al 125% delle attività finanziarie (Unicoop Firenze), oppure pari a 4,9 volte il patrimonio consolidato (Unicoop Tirreno).

Volumi di raccolta di risparmio che surclassano quelli dell'8o% delle banche italiane: con i suoi 2,4 miliardi di prestiti, infatti, Unicoop Firenze si collocherebbe, per raccolta, fra le migliori 100 delle 693 banche italiane. Prestiti gestiti senza alcun presidio di vigilanza finanziaria e privi di un sistema di garanzia a favore dei depositanti. II ruolo di tutela è assegnato al solo patrimonio aziendale, peraltro completamente investito in immobili e beni strumentali che in caso d'insolvenza si deprezzano in modo considerevole. Banca d'Italia ha già fatto sapere, rinviando la palla al ministro dell'Economia, che non può intervenire nemmeno per il solo ripristino della trasparenza informativa e contrattuale.

Che cosa deve succedere perché il quadro delle regole e dei limiti sia adeguatamente ridefinito? Occorre attendere altri "imprevedibili" crack, come quelli descritti a pagina 6? Anche perché dai dati esposti in alto, estratti dagli ultimi bilanci disponibili delle nove grandi Coop emerge con evidenza non solo l'impatto della crisi sulla gestione commerciale e sull'ammontare delle somme raccolte (-7%), ma anche quello delle svalutazioni (spesate, ma ne rimangono anche di latenti) sugli investimenti della cosiddetta "finanza strategica'.

Libretti ma anche polizze, conti correnti e mutui

Ltro della Bce anche per Coop Lombardia e Unicoop Tirreno


Supermercato o banca? Oltre a depositare i propri risparmi nei prestiti sociali, negli spazi commerciali delle grandi Coop i soci possono ormai mettere nel carrello anche polizze, conti correnti, prestiti personali e mutui. Prodotti assicurativi e bancari che le Coop offrono ai soci grazie alla collaborazione con il Gruppo Unipol, di cui sono azionisti di riferimento.

In realtà le Coop non possono svolgere attività bancaria: possono autofinanziarsi attraverso i prestiti sociali solo per sostenere le attività svolte, offrendo ai soci libretti di risparmio a costo zero e con una remunerazione che, a seconda della Coop e degli importi versati, attualmente viaggia fra lo 0,65 e il 3,5% (al lordo della ritenuta del 20%). Da qualche anno alcune Coop propongono anche prestiti sociali vincolati, con rendimenti che non reggono però il confronto con quelli riconosciuti dai conti di deposito bancari con vincoli di pari durata, che in più offrono la garanzia del Fondo interbancario di tutela dei depositi.

Rispetto alle banche, le Coop di consumo non possono esercitare l'attività creditizia, ovvero concedere finanziamenti. Eppure nel bilancio di Coop Lombardia viene sottolineato che nel 2012, attraverso personale specializzato, nei punti vendita sono giunte 73 domande di mutuo prima casa. Coop Liguria evidenzia che attraverso Unipol Banca, e con il supporto della cooperativa, nel 2012 sono stati erogati mutui per un milione e 156mila euro, sono state stipulate 1.030 polizze, per oltre 19 milioni di euro, e 197 piani pensionistici.
 
Coop Adriatica, invece, ha costituito insieme alla rete Assicoop e Unipol Banca, CoopCiConto Srl attraverso la quale nel 20l2 sono stati sottoscritti dai soci 4.498 polizze assicurative, 1.861 conti correnti e 391 prestiti e mutui. Un business creditizio che viene sempre più sviluppato nei punti vendita delle Coop, seppur indirettamente e con l'ausilio del Gruppo Unipol.

Sempre indirettamente, alcune coop (Coop Lombardia e Unicoop Tirreno), tramite Simgest e alcune banche, hanno tratto beneficio da operazioni correlate a quelle di Ltro attivate dalla Bce per consentire al sistema bancario di rifinanziarsi a condizione di favore. Cosa manca ai negozi Coop per aggiungere le insegne di sportelli bancari?

Il vaso di Pandora nei risultati della finanza strategica

Un quinto dei prestiti investito in Unipol, Monte de Paschi, Carige e Popolare di Spoleto


Nell'annus horribilis per i consumi, a pesare sui conti delle nove grandi sorelle Coop non è il risultato della gestione commerciale (+64 milioni di euro), ma la finanza "strategica" degli investimenti in grandi gruppi quotati, come Mps e Unipol. Le svalutazioni delle partecipazioni  (371 milioni) hanno fatto complessivamente chiudere i bilanci consolidati in perdita (153 milioni), nonostante lo straordinario saldo positivo della gestione finanziaria (221 milioni).

INVESTIMENTI «STRATEGICI»
Per comprendere la destinazione dei 10,4 miliardi di risparmi raccolti dai soci è utile parlare dei bilanci consolidati. Un aggregato con un attivo di 22,3 miliardi dove le attività finanziarie rappresentano l'investimento prevalente e pesano per il 52% distribuite tra disponibilità liquide (8%, compresi i depositi a tempo), titoli pubblici (15%), altri titoli e strumenti finanziari quotati e non (19%, di cui 7% immobilizzati) e, infine, partecipazioni (10%). Quest'ultime ammontano a 2,2 miliardi e, oltre ai fondi immobiliari, comprendono i cosiddetti investimenti strategici effettuati per complessivi 1,8 miliardi, in Mps (223 milioni suddivisi tra Unicoop Firenze 129 milioni e Coop Centro Italia 94 milioni), in Banca Carige (72 milioni di Coop Liguria) e in Unipol (1,5 miliardi, investimento presente in ogni Coop). Le partecipazioni assorbono in media il 16% del prestito dei soci, con punte superiori al 20% per Coop Adriatica e Coop Nordest. Sono tre le Coop che hanno chiuso il consolidato 2012 con una perdita significativa fatta eccezione per Unicoop Tirreno (-16 milioni), che evidenzia disequilibri persistenti già nella gestione caratteristica commerciale (-28 milioni), Unicoop Firenze e Coop Centro Italia hanno in comune rilevanti svalutazioni delle loro partecipazioni in Mps.

UNICOOP FIRENZE
Nel bilancio consolidato 2012, chiuso con una perdita di 131 milioni, la Coop ha iscritto una rettifica di valore della partecipazione Mps pari a 198 milioni, portando "prudenzialmente", dicono gli amministratori, il valore medio dell'azione da 0,76 euro a 0,30 (la quotazione di questi giorni è in area 0,25). Ma non si stratta della prima svalutazione. Già nel 2008 era stata spesata una rettifica di 203 milioni alle azioni e bond convertibili Mps. Nell'ultimo quinquennio le svalutazioni arrivano a 430 milioni e sale la preoccupazione, oltre che per il costo delle ambizioni strategiche e per i risparmi dei soci affidati alla Coop, per la consistenza del patrimonio aziendale che a fine 2012 ammonta sì a 1.419 milioni, ma che comprende una rivalutazione dei fabbricati di 749 milioni effettuata nel 2008 in contemporanea con la prima svalutazione e a crisi immobiliare non ancora conclamata, sulla base del 90% del valore di perizia.

COOP CENTRO ITALIA
La Coop Centro Italia chiude il consolidato 2012 con una perdita di 63 milioni innescata da 101 milioni di svalutazioni, di cui 77 su Mps. Ma la peculiarità della cooperativa e di possedere investimenti strategici oltre che in Mps (94 milioni) e Unipol (31 milioni), anche nella popolare di Spoleto (4 milioni) in amministrazione straordinaria dal febbraio 2013.
Per quanto riguarda Unipol, tuttavia, non avendo condiviso con Fonsai, la cooperativa non ha aderito hai relativi aumenti di capitale deliberati nel 2012 e ha mutato lo status delle azioni da partecipazioni strategiche a titoli del circolante. Nonostante la procedura in corso, invece, la Coop ha raccolto l'invito a partecipare all'operazione promossa dal veicolo societario Clitumnus Srl e da una cordata d'imprenditori e istituzioni, sottoscrivendo un accordo per l'acquisizione del controllo della Popolare di Spoleto. Confermato anche l'investimento in Mps, ma svalutato a causa della perdita ritenuta durevole, riducendo il valore delle azioni a 0,44 euro, importo maggiore del 50% del valore di 0,30 euro applicato da Unicoop Firenze.

L'UBIQUITA' DI UNIPOL

Ognuna delle grandi Coop detiene partecipazioni in Unipol, il conglomerato finanziario del settore assicurativo controllato dalle cooperative aderenti a Legacoop. L'ammontare va dai 356 milioni di Coop Adriatica ai 10 milioni di Unicoop Firenze. Effettuati prevalentemente tramite società partecipate (Finsoe, Lima, Holmo, Spring 2), gli investimenti sono valutati in bilancio al costo, perché inferiore al valore di stima. Il confronto con il "prezzo di mercato", in ogni caso, evidenzia rilevanti minusvalenze latenti, anche se con ampie fluttuazioni per la volatilità del mercato. A fine 2012, per esempio, Finsoe deteneva 225.307096 azioni ordinarie Unipol (partecipazione di controllo al 50,75%) al prezzo di carico di 9,954 euro, contro il prezzo medio di dicembre in Borsa di 1,467 euro. Risultato: una minusvalenza latente di 1,9 miliardi che, rapportata alla quota del 12,4% del capitale di Finsoe detenuta da Coop Adriatica, si traduceva, al 31 dicembre, in una minus di 237 milioni che, aggiornata ai prezzi attuali (in area 3,99), si riduce a 166 milioni. Fra le coop c'è quindi apprensione per le sorti degli investimenti "strategici".



19 ottobre 2013

Adriano Melchiori, Gianfranco Ursino

Plus24-il Sole 24 Ore



17 giugno 2013

ADDIO AL PROGETTO SUPERCOOP. TASSINARI LASCIA, PEDRONI VERSO IL VERTICE

Vincenzo Tassinari, lascerà
la guida operativa di Coop Italia
Marco Pedroni, 54 anni,
il favorito per guidare Coop Italia

Il braccio di ferro tra emiliani e toscani divide il sistema.
Il nuovo ceo è considerato vicino a Cimbri, alla guida di Unipol Fonsai.
Niente integrazione tra i nove grandi gruppi per farne uno.
Il fronte del no.


Cambia il vertice della cooperazione italiana: se ne va uno degli uomini chiave del largo consumo nazionale e gli alti dirigenti del movimento serrano le file su una nuova governance.

Vincenzo Tassinari lascerà il suo incarico alla guida operativa di Coopitalia. Il manager emiliano non metterà la sua firma sull'inversione di strategia rispetto a quella visione unitaria che era stata formalizzata cinque anni fa, appena spente le braci della vicenda Unipol-Bnl, quando fu introdotta la governance duale in Coopitalia. Allora venne nominato un consiglio di sorveglianza presieduto dal piemontese Ernesto dalle Rive (Novacoop) mentre il consiglio di gestione fu affidato a Tassinari con la missione di centralizzare gradualmente tutte le funzioni commerciali delle coop per avvicinarsi al sogno di dare vita ad un campione nazionale della grande distribuzione.

Il progetto approvato da tutti, mirava ad integrare i 9 grandi gruppi degli scaffali mutuali per farne un solo soggetto con 13 miliardi di fatturato e 8 milioni di soci. Ma quel disegno è tramontato, le coop hanno deciso di fare marcia indietro e di ripartire da zero. Il compromesso sulla governance leggera, con cui Tassinari non è in sintonia, è il prezzo della tregua con i cooperatori toscani e con il loro leader, il 73enne Turiddo Campaini, che dai tempi della scalata alla bnl si trova in opposizione frontale con i colleghi emiliani.

La svolta avverrà ufficialmente il 25 giugno quando si riunirà l'assemblea di Coopitalia per approvare il bilancio del 2012 ed eleggere il nuovo consiglio di gestione. La settimana scorsa il consiglio di sorveglianza ha convocato l'assemblea straordinaria per il secondo punto all'ordine del giorno. Le dimissioni di Tassinari daranno il via ad un domino di poltrone: il manager indicato per sostituire Tassinari è il reggiano Marco Pedroni, un dirigente di 54 anni che è considerato un «giovane» all'interno della Legacoop. Pedroni  attualmente è presidente  di Coop Nordest ed è il numero uno di Finsoe, la finanziaria cui fa capo il controllo di Unipol-Fonsai. Un cumulo di incarichi che ne fa uno degli uomini più potenti della Lega e più vicini al numero uno del gruppo assicurativo, Carlo Cimbri.

Coop Nordest, insieme alle altre due coop emiliane (Adriatica e Estense) è il nocciolo duro dell'azionariato di Unifonsai. Pedroni scioglierà ufficialmente la riserva in questi giorni dopo di che si deciderà chi lo sostituirà a capo della coop reggiana. Come vicepresidente di coopitalia dovrebbe essere riconfermata la manager della Legacoop toscana Maura Latini.

L'addio di Tassinari, che è stato uno dei protagonisti della crescita della cooperazione di consumo in Italia ed è stimato da tutti i capitani della grande industria alimentare nazionale e multinazionale con cui ha trattato, è vissuta come un erore da una parte dei dirigenti e anche da molti competitori. Alcuni fanno notare che ridurre le iniziative di coordinamento e marketing di Coopitalia significa rinunciare ad una fetta del margine della gestione extra-caratteristica che per i bilanci di molte imprese e cruciale.

Ma sono mesi che Unicoop firenze, che è il primo gruppo del settore mutuale con 2,4 miliardi di ricavi pone veti alle iniziative unitarie. La divergenza di strategie è arrivata al punto che Unicoop Firenze ha cambiato nome ai suoi supermercati montando l'insegna Coop.fi al posto del marchio rosso Coop, ufficialmente registrato della Lega.

Un altro fronte di discussione si è aperto sugli ipermercati (Ipercoop) quando i toscani hanno deciso di vendere o di ridimensionari gli spazi e i format dei loro punti vendita. Anche sulla gestione delle promozioni e sulla scelta dei fornitori (per esempio la carne) i toscani hanno imboccato sentieri autonomi rispetto agli altri. Avanti così e allo storico scenario di collaborazione solidale si sostituirà un quadro di disgregazione senza prospettive.

In base al compromesso raggiunto in questi giorni Coopitalia per i toscani non sarà più il centro direzionale e strategico, il nucleo della futura maxi-coop, ma tornerà ad essere una semplice centrale acquisti, tutte le altre decisioni torneranno in mano alle singole cooperative e ai loro padri-padroni.

Il malumore è trapelato ufficialmente. «All'interno di Legacoop - si legge nell'editoriale di Paolo Bedeschi, presidente di Coopreno nel mensile Con - sono state definite regole, una delle quali, tra le più importanti è la transgenerazionalità. Significa che la cooperativa non essendo una società privata non viene tramandata agli eredi degli azionisti ma deve essere trasmessa dai dirigenti eletti pro-tempore a dei nuovi dirigenti scelti dai soci. Per regolamentare questi passaggi venne fissato un limite a 65 anni, in alcune cooperative questa regola viene disattesa, alcuni presidenti hanno superato i 70 anni di età ed altri si fanno rieleggere anche se il limite è superato». Il riferimento neanche troppo velato è al 73enne Campaini e al 67enne Mario Zucchelli, numero uno della Coop Estense, ex capo dei discount Dico, ex numero uno di Finsoe, consigliere di Unipol e di Bper.



17 giugno

Roberta Scagliarini

CorrierEconomia

03 aprile 2013

MONDO COOP: LA TOSCANA E L'EMILIA, MODELLI CONTRO. E RENZI SI SCHIERA CON GLI EMILIANI

Un interessante articolo del Corriere Fiorentino sull'annosa diatriba tra Coop toscane ed emiliane

L'endorsement di Renzi a favore delle Coop emiliane e l'attacco al Presidente di Unicoop Firenze, Campaini


Come stanno le cose, propaganda a parte


L'articolo del Corriere Fiorentino di seguito pubblicato, prende spunto dal recente endorsement di Matteo Renzi a favore delle "più dinamiche" Coop Emiliane, attaccando Unicoop Firenze che considera meno innovativa, partendo da un'evidenza anagrafica: lo storico Presidente Turiddo Campaini, classe 1940, ricopre la carica dal 1973, dai tempi di Nixon, come sottolinea ironicamente il sindaco fiorentino.

Le dichiarazioni aggressive di Renzi sono in buona parte strumentali, come anche nell'articolo si specifica e prevalentemente riconducibili ad un interesse nel cercare appoggi ne PD emiliano e facilitare un dialogo con Unipol, controllata attraverso Finsoe Spa dalle Coop emiliane, che rilevando Fondiaria-Sai, è proprietaria della famigerata area di Castello a Firenze.

In realtà le schermaglie tra Campaini e Renzi hanno alcuni precedenti. Sicuramente il Sindaco non avrà apprezzato la dichiarazione del presidente di Unicoop Firenze che nel settembre 2012 aveva dichiarato di sentirsi distante dalle primarie del centrosinistra e ancor piu distante dalla candidatura del sindaco Matteo Renzi. Certamente da Renzi lo dividono molte cose, meno credibile è che Unicoop Firenze e Campaini siano distanti da quello che succede nel Pd, tanto che c'è chi titola che Matteo Renzi attacca le Coop (in realtà Unicoop) per colpire Bersani

Un altro elemento di attrito fu quando Renzi concesse nel 2010 l'apertura ai negozi del centro per il 1° maggio, ben prima della liberalizzazione sulle aperture festive del decreto Salva Italia di Monti. Lo scontro poi salì d'intensità, quando alle aperture festive si oppose il Presidente della Toscana, Enrico Rossi. Anche Campaini è da sempre schierato per una regolamentazione delle aperture festive e domenicali, ma con argomentazioni che a noi non convincono del tutto

L'altro argomento utilizzato da Renzi contro Campaini è la disastrosa partecipazione di Unicoop Firenze in MPS (2,7%) che con gli scandali che hanno coinvolto l'istituto senese è sempre meno difendibile. Renzi qui va giù duro: Non tocca a me entrare nel merito dei clamorosi errori di quel gruppo dirigente. Ma credo che l’operazione Mps, molto discutibile, non sia stata indolore per i risparmiatori e per i soci Unicoop. Se fossi un socio Coop, qualche domanda me la farei (intervista a La Nazione del 31 marzo scorso).

Il sindaco tocca tra l'altro un tasto molto sensibile per Unicoop Firenze e le Coop in genere: quello del prestito sociale. Unicoop Firenze e Campaini in primis, sono notoriamente silenziosi quando si tratta questo argomento e sono rimasti silenti in piena bufera MPS, anche se le circostanze sembravano indicare necessaria una presa di posizione, tanto che ci hanno spinto a scrivere che la Coop fiorentina
avrebbe dovuto rassicurare i propri soci. Alla fine il Consiglio di Gestione di Unicoop Firenze è stato costretto ad emettere un comunicato stampa in seguito ad un incisivo articolo di Giuseppe Oddo su il Sole 24 Ore. Abbiamo dovuto mettere il link del comunicato stampa di Unicoop alla pagina Cgil, non per qualche malizia, ma perché sulla pagina ufficiale di Unicoop Firenze, il comunicato è scomparso.

A Renzi però ricordiamo che la ruota gira, e se lui ora ritiene che le Coop emiliane siano tutta un'altra categoria rispetto ad Unicoop Firenze, per sua conoscenza, nonché per onestà intellettuale, vale la pena ricordare che c'è stato un tempo neanche poi così lontano, in cui le cose andavano diversamente. Gli emiliani si imbarcarono nel tentativo poi fallito di Opa su Bnl con Consorte, il quale andò a bussare anche alla porta di Campaini per ricevere finanziamenti sull'operazione ma ebbe in risposta un secco no, sottolineato da queste parole: Io non ci sto, devi rassegnarti all'idea che non sono scalabile. Successivamente fu proprio a Campaini che si rivolsero i cooperatori emiliani dopo il disastro Consorte-Bnl per la presidenza della loro scatola dorata, Finsoe Spa. Tanto per raccontarla tutta. O quasi.


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all'anima delle Due Coop: Chi Consuma, Chi Produce

Uno pensa: coop rosse. E l’immagine è quella della Toscana e dell’Emilia Romagna, un solido sistema che fonda le sue radici nella tradizione del Pci e di una politica pervasiva nei due territori. E invece no. Perché sono diverse, le coop di qua e di là dell’Appennino. E non solo perché Matteo Renzi «endorsa» quelle emiliane e attacca il presidente («dai tempi di Nixon», come ha malignato il sindaco di Firenze) di Unicoop, Turiddo Campaini, reo di aver investito, secondo Renzi, risorse cooperativo in Mps, con risultati pessimi. Certo, quell’attacco si può leggere in chiave politica (un tentativo di ingraziarsi il Pd emiliano, fondamentale in future primarie) o in chiave amministrativa (con Unipol, legate alle coop rosse emiliane, Renzi dovrà trattare per gestire il futuro dell’area di Castello). Ma quei due mondi cooperativi sono diversi per tradizione, stile. Per numeri, ambiti di competenza. E, forse, anche per futuro.


I numeri
Sui circa 150 miliardi di valore della produzione del sistema cooperativo in Italia (bianco, rosso e «laico») un terzo arriva da quello dell’Emilia Romagna. «Circa 48 miliardi» spiega Vera Negri, la docente universitaria che con Stefano Zamagni (il marito) rappresenta l’economista che meglio conosce questo mondo a livello italiano. Di questi (dati 2011) 32 miliardi di euro vengono realizzati dal sistema cooperativo legato a Legacoop (le «coop rosse»). In Emilia Romagna, questo vuol dire 1.250 imprese, 150mila addetti (85% a tempo indeterminato) e due milioni e 800 mila soci. La Toscana è più piccola, in tutti i sensi: non solo perché il valore della produzione è di 9,2 miliardi di euro, ma perché gli adetti sono di meno: 49 mila. Ed un terzo di questi sono nel settore delle cooperative di consumo (per intenderci, Unicoop e Coop Tirreno). La nostra Regione se la gioca, invece, sul fronte dei soci: solo 100 mila in meno rispetto all’Emilia. Questo significa che dietro i numeri, prima di tutto, c’è una storia ed una natura diversa, del sistema cooperativo.

La natura
Con fare maiuetico, Zamagni ci insegna cosa ha portato a questa situazione. «Qual è il principale contributo della Toscana alla storia del mondo? Il suo civismo, il suo municipalismo» che tradotto in termini negativi, vuol dire anche «localismo». Così, mentre il modello cooperativo emiliano è cresciuto, nel tempo, puntando a realtà aziendali di produzione e lavoro «con alcune eccellenze anche nel settore della meccanica, come la Sac di Imola, la Cmc che fa dighe in tutto il mondo» o la Granarolo (che, non a caso, vorrebbe comprarsi la fiorentina Mukki), le dimensione delle aziende di qua dall’appennino «sono rimaste minori». «Quando vengono a studiare il modello cooperativo, vengono in Emilia dagli Usa, dal Canada, dal Giappone» per questa capacità di unire «dimensioni e modalità cooperativa», spiega Zamagni. La stessa decantata dai premi Nobel Stiglit e Ostrom e dalle Nazioni Unite che ha dedicato il 2012 all’«anno della cooperazione». In Toscana, invece «è prevalsa la cooperativa di consumo». A nord dell’Appennino, quindi, soci che lavorano insieme, che si organizzano in grandi strutture. A sud, invece, realtà più piccole, e soprattutto soci che condividono i consumi. «La differenza — aggiunge Zamagni — è antropologica, sociologica, non politica. La Toscana è la regione dei Comuni, della civiltà cittadina. L’Emilia dei Granducati» insiste Zamagni. Troppo litigiosi per mettersi insieme e pensare in grande, questa la «condanna» toscana.

La diversità
«Non è un caso — insiste Negri — che sia nel nord Europa l’area più "cooperativa" del mondo. E che la regione italiana con il peso maggiore, in rapporto a dimensioni sebbene più piccole, sia il Trentino». Gente che è in grado di gestire meglio organizzazioni complesse. In questa logica, quella della «cooperativa di Rochdale» (la prima aperta nel 1883 in Inghilterra) «i soci si organizzano per autotutelarsi e rispondere ai propri bisogni». Ma il collateralismo con il Pci-Psi prima e (dopo Tangentopoli) con il Pds-Ds-Pd? «Questo collateralismo — è convinto Zamagni — si è concluso con il gennaio del 2011: la nascita dell’Alleanza cooperativa», la nuova associazione di rappresentanza che ha visto insieme Legacoop, Confcooperative (coop bianche) e Agci (movimento cooperativo laico-repubblicano). Ma c’è chi non crede che questa differenza ci sia più concreta.

La tradizione persa
«Solo una foglia di fico». Il giudizio, tranchant, sull’Alleanza cooperativa è di Mario Frau. Ex dirigente piemontese del mondo coop, ha raccontato in un libro dal titolo La Coop non sei tu perché, secondo lui c’è stata questa «mutazione genetica» del mondo cooperativo. Che non risponde più all’esigenza dello «spirito mutualistico» originario. Un esempio? «È scomparso il "ristorno"», cioè la suddivisione degli utili tra i soci-consumatori-produttori alla fine dell’anno, quel «di più» che rendeva diverse le coop di consumo ( delle nove grandi coop solo Coop Adriatica e Coop Estense praticano ancora oggi il ristorno in favore dei soci). E la toscana Unicoop Firenze , insieme ad altre cooperative del sistema Coop Italia, è tra quelle che a suo tempo lo cancellò, «con la giustificazione — spiega Frau — di fare politiche di prezzo inferiori a quelli dei propri migliori competitori: una diversa strategia mutualistica, dare ai soci prodotti che costano meno. In altre parole, offrire un vantaggio subito. È vero, ma solo in parte: sicuramente Unicoop Firenze pratica prezzi bassi, posso dire che in altre cooperative non è così». Ma sono differenti, le coop emiliane da quelle toscane, entrambe al centro di complesse vicende finanziarie (con risvolti giudiziari)? Era poi questa l’accusa di Renzi a Campaini: aver perso quel senso mutualistico, quell’etica, quella «differenza» dal resto delle imprese. Anche se Renzi non pare essersi domandato se ci sia differenza tra la scalata Unipol a Bnl e l’acquisizione di quote Mps da parte di Unicoop, oppure se siano etici i 2.220 esuberi in Fondiaria dopo l’acquizione da parte della società assicurativa bolognese. «Quello di Bnl, Unipol e Mps è stato uno scontro di strategie finanziarie» è convinto Frau. Con, da una parte, le coop emiliane che volevano scalare uno dei principali gruppi finanziari italiani, e il sistema coop toscano che invece pensava di non dover uscire fuori dalla regione, perché qua, una banca, c’era già: la banca del territorio, Mps. Vale la pena ricordare che “Il Presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini, durante le grandi manovre per scalare la B.N.L., sulle pagine del quotidiano “Il Tirreno” sostenne che “ le cooperative sono state “attaccate dal virus dell’omologazione” e puntualizzò: “Occorre riportare al centro la persona, non il mercato. Il mio auspicio è che si smetta di parlare di finanza rossa. Vorrei che si parlasse di finanza popolare”. “Peccato che tali condivisibili parole furono pronunciate da uno che si rifiutò di partecipare alla scalata alla B.N.L. non per motivi di carattere etico,ma per il semplice fatto che non se la sentì di tradire il Monte dei Paschi di Siena,di cui la cooperativa era socia da tempo” , ha dichiarato Frau.a Campaini: aver perso quel senso mutualistico, quell’etica, quella «differenza» dal resto delle imprese. Anche se Renzi non pare essersi domandato se ci sia differenza tra la scalata Unipol a Bnl e l’acquisizione di quote Mps da parte di Unicoop, oppure se siano etici i 2.220 esuberi in Fondiaria dopo l’acquizione da parte della società assicurativa bolognese. «Quello di Bnl, Unipol e Mps è stato uno scontro di strategie finanziarie» è convinto Frau. Con, da una parte, le coop emiliane che volevano scalare uno dei principali gruppi finanziari italiani, e il sistema coop toscano che invece pensava di non dover uscire fuori dalla regione, perché qua, una banca, c’era già: la banca del territorio, Mps. Vale la pena ricordare che “Il Presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini, durante le grandi manovre per scalare la B.N.L., sulle pagine del quotidiano “Il Tirreno” sostenne che “ le cooperative sono state “attaccate dal virus dell’omologazione” e puntualizzò: “Occorre riportare al centro la persona, non il mercato. Il mio auspicio è che si smetta di parlare di finanza rossa. Vorrei che si parlasse di finanza popolare”. “Peccato che tali condivisibili parole furono pronunciate da uno che si rifiutò di partecipare alla scalata alla B.N.L. non per motivi di carattere etico,ma per il semplice fatto che non se la sentì di tradire il Monte dei Paschi di Siena,di cui la cooperativa era socia da tempo” , ha dichiarato Frau.a Campaini: aver perso quel senso mutualistico, quell’etica, quella «differenza» dal resto delle imprese. Anche se Renzi non pare essersi domandato se ci sia differenza tra la scalata Unipol a Bnl e l’acquisizione di quote Mps da parte di Unicoop, oppure se siano etici i 2.220 esuberi in Fondiaria dopo l’acquizione da parte della società assicurativa bolognese. «Quello di Bnl, Unipol e Mps è stato uno scontro di strategie finanziarie» è convinto Frau. Con, da una parte, le coop emiliane che volevano scalare uno dei principali gruppi finanziari italiani, e il sistema coop toscano che invece pensava di non dover uscire fuori dalla regione, perché qua, una banca, c’era già: la banca del territorio, Mps. Vale la pena ricordare che “Il Presidente di Unicoop Firenze Turiddo Campaini, durante le grandi manovre per scalare la B.N.L., sulle pagine del quotidiano “Il Tirreno” sostenne che “ le cooperative sono state “attaccate dal virus dell’omologazione” e puntualizzò: “Occorre riportare al centro la persona, non il mercato. Il mio auspicio è che si smetta di parlare di finanza rossa. Vorrei che si parlasse di finanza popolare”. “Peccato che tali condivisibili parole furono pronunciate da uno che si rifiutò di partecipare alla scalata alla B.N.L. non per motivi di carattere etico,ma per il semplice fatto che non se la sentì di tradire il Monte dei Paschi di Siena,di cui la cooperativa era socia da tempo” , ha dichiarato Frau.

I nome e i volti
L’altro scontro è sul rapporto con la vecchia «nomenklatura» del Pci-Pds-Ds-Pd presente nelle coop rosse. E qui Frau è categorico: «La cinghia di trasmissione non c’è più: ora c’è un potere di condizionamento reciproco». E a vedere bene, qui le differenze sono meno palpabili tra Emilia Romagna e Toscana. Perché è vero che Campaini sarà qua «dai tempi di Nixon» e che Cimbri, il quarantenne amministratore delegato con cui Renzi parla anche del futuro di Castello, non fa parte «dell’apparato» del vecchio Pci. Ma è anche vero che pure Unipol può sfoderare un presidente, Pierluigi Stefanini, che è in Legacoop dal 1990 ed è stato prima segretario provinciale del P.C.I. di Bologna, e la toscana alcuni giovani dirigenti (come quello del mondo agricolo, Roberto Negrini, oppure quello della innovativa Cellini di Prato (fotovoltaico, lavoro in mezzo mondo) guidata dal giovane Stefano Ciacci, anche lui, senza un passato «doc» Pd. Insomma, una realtà più complessa di quella che emergeva nell’attacco a testa bassa di Renzi a Campaini. Dal mondo coop toscano, anche ieri, silenzio assoluto. Nè una risposta, nè un commento.



3 aprile 2013

Marzio Fatucchi

Corriere Fiorentino


16 agosto 2012

FINSOE, REGGE IL PATTO PARASOCIALE, MA SENZA COOP ESTENSE




L'accordo vincola soltanto Holmo e i francesi di BNP

Non ci sono le coop della grande distribuzione, nel nuovo patto di sindacato di Finsoe, holding che controlla il gruppo finanzario Unipol. L'ultima versione del patto, aggiornata dopo l'aumento di capitale da 300 milioni di curo, mostra come lo stesso vincoli solamente due soggetti:
Holmo spa e i francesi di Bnp Paribas. I quali francesi sono presenti nella filiera azionaria di via Stalingrado grazie a un residuo dell'antico legame tra Unipol e Bnl, che nella bollente estate del 2005 pareva destinata a finire sotto l'ala dell'azienda felsinea e invece cadde in mani transalpine.

Sino al 2011, pure le società mutualistiche della grande distribuzione, come Coop Estense, Coop Adriatica e Coop NordEst, partecipavano al patto parasociale di Finsoe, seppure indirettamente: tutte, infatti, possedevano delle quote di Holmo. Quest'ultima, ancora all'11 ottobre dello scorso anno, deteneva l'83,25% della sub-holding, mentre Bnp aveva il 4,63% e, ai sensi dell'accordo, il diritto a un consigliere di amministrazione.

Circa un mese dopo, con il beneplacito della Consob, è però divenuta effettiva la riorganizzazione della catena societaria, che viene descritta in breve nelle righe seguenti.
In sostanza, Holmo spa esiste ancora, ma con un numero di azionisti notevolmente ridotto, e con una quota dentro Finsoe pure notevolmente diminuita, sotto il 25%. Le catene dei supermercati sono infatti uscite dal capitale e, tutte ereditando la propria parte di debito, hanno costituito ciascuna una società-veicolo autonoma, a cui è stata conferita la relativa partecipazione in Finsoe.

Nel caso di Coop Estense, è stata creata Finpar Unip; nel caso di Coop NordEst, è stata creata Posto e così via. Il 13 luglio 2012, poi, il cda della subholding ha proceduto alla maxi-ricapitalizzazione, necessaria a dotare Unipol delle munizioni per la scalata, a catena, al gruppo assicurativo Fondiaria Sai. L'obiettivo è creare il secondo campione nazionale delle polizze: ma è una storia complessa, segnata anche nelle ultime settimane da colpi di scena che sono finiti all'attenzione della magistratura, e una storia che ovviamente merita autonome trattazioni. Ciò che conta è questo: dopo l'aumento, il patto parasociale è stato rinnovato.

Un estratto della versione aggiornata è stato pubblicato sul quotidiano Il Sole 24 Ore lo scorso 20 luglio. Ebbene: stando a quell'estratto, all'accordo aderiscono solo Holmo spa, con il suo 24,57%; e Bnp Paribas, che ora ha il 3,31%. Non si fa invece menzione ad altri azionisti storici, che nel sindacato non erano mai entrati, come P&V e Jp Morgan.


Ma soprattutto non si fa menzione delle mini-holding in mano agli altri big della gdo.
Ora: non far parte del patto parasociale non significa per forza essere in disaccordo con chi sta dentro. Ma perché Coop Estense e le consorelle non hanno voluto legarsi le mani con le società mutualistiche rimaste dentro Holmo? Forse nella mondo un tempo granitico della finanza rossa c'è qualche tensione? Forse pesano le divergenze maturate proprio in occasione dell'aumento di capitale di Finsoe, quando le cooperative più piccole, per cui pure la crisi si fa sentire, hanno chiesto uno sforzo maggiore ai gruppi più grossi?




15 agosto 2012

Nicola Tedeschini

Modena Qui




08 agosto 2012

L'ELITE DELLE COOP CHE IN FONSAI HANNO FATTO LA PARTE DEL LEONE

Finsoe cui fa capo il 51% di Unipol è la holding padrona del secondo gruppo assicurativo italiano manon è più quella variopinta compagine mutualistica di una volta dove tutti contavano nella stessa misura e le decisioni si prendevano in maniera «bulgara».

Le Coop che hanno maggiormente sostenuto l'operazione sono cinque:
Le emiliane del distretto adriatico: Coop Adriatica (primo azionista singolo con il 12,5% di Finsoe), Coop Nordest, Coop Estense. Seguono Novacoop e Coop Lombardia

Marco Pedroni (foto), presidente di Coop Consumatori Nordest e presidente del consiglio di amministrazione di Finsoe


La loro parte le coop l’hanno fatta: come promesso hanno sottoscritto il 55% dell’aumento di capitale di Unipol da 1,1 miliardi e ora fanno i conti in casa loro. Domani l’assemblea di Finsoe cui fa capo il 51% di Unipol prenderà atto di essere la holding padrona del secondo gruppo assicurativo italiano ma anche di non essere più quella variopinta compagine mutualistica di una volta, dove tutti contavano nella stessa misura e le decisioni si prendevano in maniera «bulgara».

Di fatto un’élite di coop ha fatto la parte del leone nello sforzo finanziario per consentire ad Unipol di comperare Fonsai: in cinque hanno sottoscritto sia le proprie quote nella ricapitalizzazione da 300 milioni di Finsoe sia, tramite la società Lima srl, il 3% di quella di Unipol. Non solo hanno fatto anche la parte di quelle imprese che non avevano i mezzi per partecipare, come la imolese Cesi o la Unicoop Tirreno, e quella dei soci esteri non interessati a rimanere nella partita: Bnp Paribas, Jp Morgan e le mutue Belghe PV Assurance.

«Le coop di consumo sono più ricche di altre — commenta Vincenzo Tassinarima non prendono decisioni a maggioranza, cercano di far valere sempre un principio di collegialità». I grandi azionisti di Unifonsai sono i tre big emiliani della grande distribuzione: Coop Adriatica, guidata da Adriano Turrini (primo azionista singolo con il 12,5% di Finsoe), Coop Nordest guidata dal presidente di Finsoe Marco Pedroni (nella foto), e Coop Estense. Seguono la piemontese Novacoop presieduta da Ernesto Dalle Rive e la Coop Lombardia. Questi cinque insieme hanno sborsato circa 150 milioni e insieme controllano il 42% di Finsoe. Gli altri soci che contano sono Cooperare spa, l’istituto per lo sviluppo della cooperazione (8,4%) e Coop Liguria (6,1%). Anche il primo socio collettivo di Finsoe, Holmo (24,5%), ha fatto la sua parte nell’aumento Finsoe, ma non è riuscito a sua volta a completare la propria di ricapitalizzazione: troppe defezioni. Doveva raccogliere 74 milioni di risorse fresche dai suoi soci ma si è fermato a 25 milioni.

La conseguenza della mutata geografia azionaria ed economica delle cooperative è scritta nero su bianco nel nuovo statuto di Finsoe. La governance della holding anziché prevedere il solito patto di sindacato antiscalata prevede la possibilità di uscire dalla compagine senza accordo unanime. Lo statuto introduce una clausola di gradimento per l’ingresso di terzi nell’azionariato e due clausole di uscita: «covendita» e «trascinamento». Il diritto di covendita scatta nel caso in cui alcuni soci ricevano un’offerta per una partecipazione rilevante (superiore al 35%) o tale da portare il nuovo entrante oltre il 50%. Il trascinamento viceversa consente di obbligare gli altri azionisti a vendere nel caso ad alcuni soci arrivi un’offerta che supera il 60% del capitale.


8 agosto 2012

Roberta Scagliarini

Corriere della Sera



08 giugno 2012

I SOGNI DI COOP ESTENSE COSTANO CARO, PER FONSAI SCUCE ALMENO 30 MILIONI


Ma l'aiuto a Unipol ha attirato gli strali dei sindacati








Mario Zucchelli, presidente di Coop Estense


«Investire mezzo miliardo di euro (assieme ad altre Coop) in rischiose attività finanziarie e contemporaneamente progettare il taglio del salario dei propri dipendenti lascia l'amaro in bocca a chiunque abbia a cuore i valori cooperativi». Si esprimevano così, in una nota dello scorso 28 aprile, le organizzazioni del commercio della Triplice di Modena.

Quella nota è evidentemente riferita a Coop Estense, e anzi annunciava la rottura delle trattative per il contratto integrativo. In estrema sintesi, il senso della vertenza era questo: la società presieduta da Mario Zucchelli ha sfruttato appieno le liberalizzazioni degli orari, senza però, almeno secondo i sindacati, concedere ai dipendenti adeguate maggiorazioni sindacali.

Come da miglior tradizione del politichese, Cgil, Cisl e Uil si limitano all'allusione,quando parlano di «rischiose attività finanziarie». Che è però agevole identificare nella partita più affascinante del 2012 di Piazza Affari: la scalata di Unipol, il braccio finanziario di Legacoop di cui Coop Estense è azionista indiretto ma importante, al gruppo assicurativo Fondiaria Sai, oggi in mano alla famiglia
Ligresti, costruttori siculo-meneghini.

Il progetto dell'amministratore delegato Carlo Cimbri, fresco di assoluzione in Appello per un'altra
scalata, quella vanamente lanciata alla Bnl del 2005, è ambizioso: creare, con la benedizione di Mediobanca, il secondo operatore nazionale delle polizze dopo le Generali.

La prima smentita che FonSai diede all'ipotesi di nozze con Unipol, che smentita evidentemente non era, risale al 4 gennaio. Da quel giorno, la partita è ancora in corso, perché Unipol ha intanto trovato diversi ostacoli nelle autorità regolamentari, come Consob e Antitrust; e ha trovato soprattutto concorrenza in Sator e Palladio, due importanti finanziarie che hanno presentato una proposta alternativa per il gruppo assicurativo milanese.

Nella serata di due giorni fa, Unipol ha cambiato i propri piani per Fon-Sai un'altra volta: è quella buona? Forse. Supponendo che tutto vada a buon fine, nell'articolo a fianco si prova allora a vedere quanto i sogni di Cimbri possono costare a Coop Estense e agli altri big modenesi che partecipano a Unipol: per la prima, il conto sembra aggirarsi sui 30 milioni di euro, più del doppio del margine operativo lordo e dell'utile netto del bilancio 2011.

Alla stessa Coop Estense spetta invece un altro compito, quello di fugare il grande dubbio dei sindacati: ossia che le liberalizzazioni siano state un'ottima scusa per cercare di alzare i ricavi a parità di costi, espandendo i margini e, in definitiva, facendo cassa.
E, con quella cassa, alimentare i nuovi sogni di grande finanza firmatiUnipol e Legacoop.



8 giugno 2012

Nicola Tedeschini

Modena Qui