18 ottobre 2013

MA QUANTE AZIONI MPS HA UNICOOP FIRENZE?

Rocca Salimbeni sede di Mps

I dati riportati dalla stampa sono spesso differenti

Dai documenti che postiamo, ad aprile scorso Unicoop Firenze risulta avere in portafoglio oltre 430 milioni di azioni Mps, pari al 3,68% del capitale





Sulla partecipazione azionaria di Unicoop Firenze in Monte Paschi si leggono percentuali che variano e i numeri sono spesso ballerini. Le dimissioni del presidente di Unicoop, Turiddo Campaini dal Cda dell'istituto senese, hanno riacceso una giostra di numeri e percentuali riportati dagli articoli pubblicati che in questi giorni hanno trattato la vicenda. Vediamo di fare un po' di chiarezza per quanto ci è possibile, seguendo un ordine cronologico.

Unicoop Firenze fino al 26 maggio 2011 deteneva 185.176.232 azioni Mps pari al 2,75% del capitale della banca (si veda a pag. 3 del verbale d'assemblea). Si arriva all'aumento di capitale deliberato il 15 giugno 2011 a cui Unicoop Firenze aderirà ritenendo che le azioni offerte in opzione agli azionisti a 0,446 euro nel rapporto di assegnazione di 18 nuove azioni ordinarie ogni 25 azioni possedute, sia una vera e propria occasione. Campaini infatti tralascerà una volta tanto di ribadire che quello della sua Coop in Mps è un investimento strategico, ma sia da considerare anche come operazione conveniente dal punto di vista finanziario (sic). Dopo la ghiotta occasione dell'aumento di capitale Unicoop Firenze detiene 318.503.114 azioni che corrispondono al 2,73% del capitale di Mps (si veda a pag. 16 del prospetto).

I risultati della conveniente operazione non tarderanno a palesarsi. Il titolo inforca con decisione una spirale ribassista sulla scia dell'esponenziale crescita dello spread e sulla fragilità della banca che si comincia già a intravedere con tutte le magagne che sappiamo e che magari Campaini, sedendo nel Cda avrebbe potuto anche fiutare. Il fiuto non lo sorregge neanche in borsa. Il titolo il 15 giugno 2011 chiude a 0,6223 euro per inabissarsi fino a minimi al di sotto di 0,15 euro nell'estate successiva.

Intanto i soci prestatori di Unicoop preoccupati hanno già cominciato a far defluire i soldi dai libretti (-16,4% dal 2010 al 2012), la stampa che da sempre ha ignorato l'argomento della partecipazione di Unicoop in Mps, comincia a svegliarsi. I nostri eroi paiono smarriti e si trincerano al solito nel mutismo tipico di chi non accetta intromissioni nelle proprie cose. Casomai i panni sporchi si lavano in famiglia, cioè tra Campaini e i soliti fidi che ricoprono ruoli apicali dai tempi dei tempi (per non stare a citare sempre Nixon). Improvvisamente qualcuno ha un lampo e se era conveniente comperare il titolo a 0,446 ora che è sotto i 20 centesimi di euro non si può mancare l'occasione.

Ed infatti si apprende in maniera inconsueta e nel solito mutismo peccaminoso che il consiglio di gestione di Unicoop Firenze presieduto da Golfredo Biancalani
 ha acquistato non proprio sui minimi ma attorno a 0,18 euro altre 111 milioni di azioni dell'istituto di Rocca Salimbeni.

Quindi a quanto siamo? Secondo l'aritmetica e
questo prospetto (pag. 53) le azioni di Mps detenute da Unicoop dall'aprile scorso salgono a 430.403.114 pari al 3,68% del capitale della banca. Successivamente non si ha traccia su movimenti nella partecipazione azionaria di Unicoop in mps. Questo è quanto, nonostante alcuni giornalisti riprendano il dato riportato da Consob che non è aggiornato, infatti è obbligatorio dichiarare la partecipazione solo quando supera il 2% e in seguito il 5%. Meglio non pubblicizzare.



Perdite iscritte in bilancio. Le svalutazioni finora contabilizzate relativamente ad azioni Mps da Unicoop Firenze sono nel bilancio 2008: 'Nel bilancio 2008 Unicoop Firenze ha svalutato di 189 milioni la quota detenuta in Mps, da 2,52 a 1,5 euro per azione. Una svalutazione, ha precisato Campaini, ''prudenziale'' ' (tradotto: un mero scrupolo contabile) - e nel bilancio 2012 (scorrere fino alla voce "Rettifiche di attività finanziarie") 'rettifiche di valutazione relative alla partecipazione in Banca Monte Paschi per circa € 197,9 milioni'. Quindi Unicoop dovrebbe aver già svalutato le proprie quote in Mps per complessivi 387 milioni.

 


18 ottobre 2013


 

16 ottobre 2013

CAMPAINI LASCIA IL CDA DI MPS E PREPARA L'USCITA DI UNICOOP FIRENZE DALLA BANCA


Campaini con il presidente di Mps, Profumo

Campaini lascia il Cda di Mps ufficialmente per ragioni personali, ma forse siamo ad una svolta storica che comprende anche un graduale ma definitivo disimpegno della partecipazione azionaria nella banca senese fino ad un prossimo rinnovamento dei vertici apicali di Unicoop Firenze




Con le dimissioni dal Cda di Monte Paschi annunciate ieri 15 ottobre, nel giorno del 73esimo compleanno, quelle di Turiddo Campaini, presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, paiono essere un gesto dalla portata molto più ampia. La partecipazione di Unicoop in Mps viene da lontano, è cresciuta nel tempo stabilizzandosi infine al 3,7%, passando per ben due aumenti di capitale e in attesa di un terzo. L'ultimo periodo è stato terribile, con la banca travolta da bufere giudiziarie, spolpata da anni di malagestione e operazioni truffaldine che ne hanno depauperato la patrimonializzazione e la capitalizzazione fino a scuoterne le fondamenta, segnando il definitivo ridimensionamento del principale azionista, la Fondazione Mps, così decisivo per la vita di Siena.

Le polemiche però sull'investimento strategico, locuzione con cui pappagalescamente la cooperativa toscana cercava di giustificare le robuste minusvalenze di Unicoop in Mps sono state molte, sia per le gigantesche perdite riportate (nei bilanci iscritte complessivamente per circa 400 milioni) sia per l'uso disinvolto del risparmio dei soci in operazioni di finanza, così teoricamente lontane dal mondo cooperativo, tanto che lo stesso Campaini afferma: Per quanto mi riguarda, sono del parere che la Borsa sia assolutamente incompatibile con la società cooperativa, sono due cose agli antipodi. Ormai la situazione dell'istituto senese sta assumendo una direzione che la porterà comunque ad uscire da Siena e via da quella senesità che fino a poco tempo fa il futuro sindaco della città, Valentini, rivendicava e che invece ora appare perduta, sotto i colpi di un piano industriale drasticamente inasprito dal commissario europeo per gli affari economici, Almunia, tanto che anche Valentini sta tendando di far metabolizzare la nuova realtà ai concittadini.
 
Alla vigilia dell'ennesimo onerosissimo aumento di capitale previsto per il prossimo anno per Mps, con il prestito sociale di Unicoop che è passato da 2,815 miliardi del 2010 a 2,352 miliardi del 2012 (-16,4%) si cerca probabilmente di liberarsi da questa emorragia senza fine con la duplice sconfitta per la cooperativa: ingenti perdite immolate sull'impossibilità di mantenere la banca vincolata al territorio. A Campaini, umiliato anche da una multa di bankitalia, non resta che lasciare. C'è la foglia di fico delle ragioni personali, ma si parla di rottura e di forti dissapori con il tandem Profumo-Viola e non potrebbe essere altrimenti per i motivi già esposti.

In quest'ottica le dimissioni di Campaini dal Cda di Mps sembrano indicare l'uscita definitiva dall'avventura nella banca (che fu) di Siena e forse preannunciare anche un cambiamento ai vertici della coop fiorentina, proprio alla vigilia della celebrazione dei 40 anni della nascita.




16 ottobre 2013


Lavoratori Unicoop


 

14 ottobre 2013

VERTENZA 4 NOVEMBRE IN UNICOOP FI, CI SARA' ANCORA TEMPO PER ADERIRE



Oltre le previsioni il numero di adesioni alla vertenza di Usb per il recupero delle festività del 4 novembre non retribuite da Unicoop Firenze

Ci sarà probabilmente una proroga per aderire e nuove date saranno  comunicate quanto prima per permettere ad altri colleghi di firmare la delega





Informiamo  le colleghe e i colleghi che è già iniziata la raccolta delle procure per poter intraprendere l'azione legale nei confronti di Unicoop Firenze, al fine del recupero delle festività del 4 novembre relative agli ultimi 5/6 anni non retribuite dalla stessa.


Anche domani martedì 15 ottobre sarà possibile recarsi allo Studio Legale Conte-Martini-Ranfagni in via Lorenzo il Magnifico 14 a Firenze dalle 15.30 alle 18.30, ma verosimilmente saranno aggiunte ulteriori date nel mese corrente visto le numerose richieste pervenute. 


Ad oggi sono già più di 60 le deleghe firmate. Raccomandiamo a chi fosse interessato di affrettarsi ed eventualmente di richiedere ulteriori informazioni tramite l'indirizzo mail unicoop.firenze@usb.it o telefonando a Gabriele Rinaldi 342 7567973 (ricordiamo che il sindacato di base USB patrocina la vertenza).

Ecco il nostro post che illustra come sia stato perpetrato, a nostro parere, uno scippo nei confronti dei dipendenti, anche con l'avallo colpevole dei sindacati confederali tramite l'ultimo contratto integrativo aziendale.




14 ottobre 2013


Lavoratori Unicoop


10 ottobre 2013

QUELLA PASSIONE DEI DIRIGENTI COOP PER LA FINANZA PAGATA A DURO PREZZO

I conti in rosso degli uomini al potere da decenni




 








 

LA GALASSIA UNIPOL La compagnia assicurativa chiamata a salvare il gruppo Premafin-Fonsai fa capo a una costellazione di cooperative cosiddette rosse, riunite nella holding Finsoe di cui alcune sono azioniste in proprio, altre attraverso Holmo


Potremmo parlare di banca clandestina, se non fosse tutto alla luce del sole. Basta entrare in un supermercato Coop e diventare socio (che è come fare la tessera sconto in qualsiasi catena) per depositare i propri risparmi. Le nove grandi cooperative del consumo raccolgono ben 10,4 miliardi di euro. Sarebbe vietato: non è che un giorno uno si sveglia di buon umore, apre una banca e comincia a farsi affidare i risparmi dei passanti. La Coop infatti lo chiama “prestito soci”, senza però spiegare al popolo che il prestito soci è un capitale messo a rischio nell’impresa che, sia essa una coop o una società di capitali, lo usa per la sua attività, come aprire un supermercato.

Infatti accadono sotto gli occhi di tutti, comprese le autorità di vigilanza, due cose strane. La prima è che le Coop utilizzano i risparmi dei loro soci non per mettere scaffali nuovi, ma per dedicarsi alla speculazione finanziaria. Esempio: l’Unicoop Firenze, la maggiore per fatturato (ben 3 miliardi di euro), ha in bilancio immobilizzazioni tecniche (ciò che serve per funzionare) per 2 miliardi e debiti verso i soci per 2,3 miliardi. Ma il debito complessivo è di 3 miliardi. Che ci fa la Coop con tutti quei soldi? Unicoop Firenze ha in bilancio 644 milioni di immobilizzazioni finanziarie: una vera merchant bank.

I conti in rosso degli uomini al potere da decenni. La seconda stranezza è che queste banche d’affari a marchio Coop non sono sottoposte ad alcuna vigilanza. La Banca d’Italia controlla le banche propriamente dette, ma le Coop non se le fila nessuno, punto e basta. Negli ultimi anni, complice la crisi e nella disattenzione generale, si sono messe nei guai. L’anno scorso le “nove sorelle” (oltre 12 miliardi di fatturato, con 50 mila dipendenti e sette milioni di soci in tutto) hanno chiuso i loro bilanci in rosso per complessivi 135 milioni di euro, e proprio per colpa della finanza.

Ma prima di entrare nei dettagli di un disastro annunciato è bene spiegare il peculiare sistema di potere che consente ai boss delle coop di non rendere conto a nessuno. Il mondo delle cooperative cosiddette rosse ha seguito nel Dopoguerra uno schema sensato: le aziende sono cresciute sotto l’ombrello del Pci, che le governava attraverso la Legacoop, nominalmente un sindacato d’impresa, come la Confindustria, di fatto una sorta di holding attraverso la quale i vertici di Botteghe Oscure sceglievano strategie e manager.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del Pci decisa da Achille Occhetto nel 1989, il potere del partito si è dissolto e i capi delle cooperative sono diventati padroni assoluti, proprio come gli oligarchi russi che si sono appropriati delle aziende alla fine del regime sovietico. L’uomo simbolo di questo curioso fenomeno italiano è Turiddo Campaini, presidente di Unicoop Firenze dal 1973, cioè da 40 anni. Non c’è alcun meccanismo di controllo e nessuno lo può mandare a casa. I soci sono un milione e 200 mila, ma di essi solo 1288 (uno su mille, verosimilmente amici, dipendenti e sottoposti di Campaini) si sono presentati alle 39 assemblee decentrate che hanno approvato il bilancio. Tutti i colleghi di Campaini sono uomini di potere a 24 carati, che si scelgono in autonomia le amicizie politiche di riferimento. Il presidente della Coop Centro Italia, Giorgio Raggi, ex sindaco di Foligno, ha investito i soldi della cooperativa nella Edib, editrice del Corriere dell’Umbria nella fase in cui il quotidiano era nella sfera di Denis Verdini, e ha perso tutto. Recentemente si è fatto intercettare con la sua sodale di sempre, Maria Rita Lorenzetti, oggi agli arresti domiciliari, mentre si rammaricava di non essere potuto intervenire in tempo per bloccare un articolo de La Nazione sgradito alla zarina umbra. Ma lei cerca lui perché la Coop è la seconda azienda dell’Umbria dopo la Thyssen, e gli chiede di assumere la parente del consulente ministeriale che con la zarina sta curando gli interessi della Coopsette nei lavori Tav di Firenze.

Torniamo a parlare di soldi. Le Coop impiegano gli oltre 10 miliardi del prestito dei soci in operazioni finanziarie, dai Bot alla Borsa. Nel 2012 erano immobilizzati in partecipazioni azionarie 2,2 miliardi di euro. Siccome è buona regola non investire in Borsa i soldi presi in prestito (perché se crollano i listini fai la fine di Romain Zaleski), se la Banca d’Italia vigilasse sull’uso del pubblico risparmio fatto in casa Coop controllerebbe il rapporto tra partecipazioni azionarie e patrimonio netto (che è la somma di capitale sociale e riserve, cioè il vero patrimonio che fa da garanzia per gli investimenti a rischio).

Consorte ha tracciato il solco e gli Stefanini lo difendono. Ebbene, le nove Coop hanno partecipazioni azionarie per 2,2 miliardi e un patrimonio netto di 6 miliardi. Mediobanca ha lo stesso rapporto: 2,6 miliardi su un patrimonio netto di 7. Solo che Mediobanca è una banca d’affari, la Coop una catena di supermercati. Come mai? Il fatto è che gli oligarchi delle Coop sono rimasti abbagliati dall’esempio di Gianni Consorte, padre-padrone dell’Unipol che otto anni fa tentò senza successo la scalata alla Bnl. E siccome gli azionisti di controllo dell’Unipol erano e sono proprio le grandi coop, quando Consorte fu sconfitto i suoi colleghi, fraternamente, lo cacciarono. Pierluigi Stefanini, oligarca storico della Coop Adriatica, salì al vertice dell’Unipol. E i manager-padroni hanno ricominciato a giocare con la finanza, spaccandosi però in due fazioni, i cosiddetti toscani e i cosiddetti emiliani. I primi si sono fatti male con il Monte dei Paschi, i secondi con l’Unipol.

I “toscani” sono tre cooperative: Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia. L’empolese Campaini, leader della corrente toscana, si scontrò a suo tempo con Consorte e non ha più voluto saperne di mettere soldi su Unipol. Ha preferito investire sul Monte dei Paschi, usando i risparmi dei soci per salvaguardare la “toscanità” (testuale) della banca senese. Ha speso oltre 400 milioni e ne ha persi circa 300, e nessuno ovviamente protesta. Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia non stanno meglio. Insomma, nel 2012 le tre coop che coprono Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo hanno perso in tutto oltre 200 milioni, dopo aver segnato in bilancio 323 milioni di svalutazioni delle azioni possedute.

La Coop umbra presieduta da Raggi ha fatto addirittura strike, riuscendo a perdere soldi sia sul Montepaschi sia sulla Popolare di Spoleto (commissariata con vertici arrestati). Il capolavoro di Raggi è stato vendere una ventina di supermercati al Fondo Etrusco, società immobiliare del Monte dei Paschi e dell’ex vicepresidente della banca senese, Francesco Gaetano Caltagirone, per non vendere le azioni del Monte dei Paschi, considerate “strategiche” (che non vuol dire niente ma suona bene). Così adesso le azioni non valgono quasi più niente, ma ogni anno la Coop paga milioni in affitti al Fondo Etrusco, di cui però ha preso delle quote, cosicché partecipa alla speculazione contro se stessa.

Le sei cooperative del nord, che hanno in Emilia il loro epicentro, si sono invece inguaiate con l’Unipol. La compagnia assicurativa bolognese, trascinata da Mediobanca nel rischiosissimo salvataggio della Fonsai di Ligresti, fa capo alla holding Finsoe, a sua volta posseduta dalle coop del consumo insieme alla Holmo, scatola che riunisce le quote delle coop di costruzioni, l’altra gamba del potere cooperativo. Se al Centro si sono immolate per la “toscanità”, al Nord le coop sono state sacrificate all’ottimismo degli oligarchi. Le azioni Unipol valgono in Borsa circa 3,5 euro, ma il sistema cooperativo le tiene in bilancio a 10 euro. Il che significa che Finsoe segna le Unipol all’attivo del suo bilancio per 2,2 miliardi quando in Borsa valgono appena 800 milioni: mancano all’appello 1,4 miliardi, evaporati in questi anni in nome del mitico aggettivo: il controllo di Unipol è “strategico”.

Quando è arrivato da Mediobanca l’ordine di salvare Fonsai, oligarchi di primo livello hanno obbedito con entusiasmo: per esempio Ernesto Dalle Rive di Novacoop, Marco Pedroni di Coop Nord Est (ma presidente anche di Finsoe) e Mario Zucchelli di Coop Estense, tutti e tre consiglieri d’amministrazione di Unipol, non si sono fatti pregare per immolare i soldi dei soci al salvataggio dei crediti di Mediobanca e Unicredit verso i Ligresti. Siccome si trattava di far scucire a Finsoe 429 milioni per l’aumento di capitale di Unipol, non solo i “toscani” ma anche grandi cooperative di costruzioni come Cmb e Coopsette si sono tirate indietro e hanno lasciato alle consorelle del consumo, presunte ricche, il conto da pagare. Come nei salotti buoni, anche dentro il mondo coop l’oligarchia è ormai devastata dalle guerre intestine propiziate dall’anarchia.

Il mistero della Manutencoop che non voleva pagare per Unipol. Illuminante il caso della Manutencoop, uno dei maggiori azionisti di Unipol. Quando partì la chiamata alle armi di Mediobanca, Claudio Levorato, presidente da una trentina d’anni di una cooperativa che ha oggi 15 mila dipendenti e circa un miliardo di fatturato, rispose seccamente alla domanda se avrebbe messo mano al portafoglio: “Lo escludo categoricamente, Manutencoop non distoglierà risorse dal proprio core business”. Pochi mesi dopo Levorato ha pagato anche per le coop che si erano rifiutate, inneggiando all’operazione (indovinate?) “strategica”. Alla domanda se svenarsi per salvare la Fonsai non fosse una mossa rischiosa, Levorato ha opposto una risposta sibillina: “Se non l’avessimo fatta ci sarebbero stati dei problemi”.

Per obbedire a Mediobanca e Unicredit gli oligarchi hanno svenato le proprie coop. La Finsoe, non bastando i 300 milioni chiesti alle coop per l’aumento di capitale Unipol, ha aumentato i suoi debiti con le banche. E poche settimane fa la trimurti delle “banche di sistema” (Mediobanca, Intesa e Unicredit) ha soccorso Manutencoop collocando sui mercati internazionali un prestito obbligazionario da 450 milioni (quasi metà del fatturato) al tasso effettivo dell’8,75 per cento. Siamo ai limiti dell’usura e ciò illumina quanto sia conciata male la coop di Levorato. Ma da quando non c’è più il Pci le coop sono rimaste orfane, e gli oligarchi ormai si affidano ai salotti del capitalismo che una volta dicevano di voler combattere. Adesso, sempre in ritardo, fanno a gara a chi si integra meglio in un sistema in declino.



TURIDDO CAMPAINI - Al vertice da quando governava Fanfani

Nel 1973, quando Turiddo Campaini diventò presidente dell'Unicoop Firenze, in Italia c'erano Amintore Fanfani presidente del Consiglio ed Enrico Berlinguer segretario comunista di fresca nomina. Nel mondo Richard Nixon, Leonid Breznev e Mao Tse Tung armeggiavano con i primi tentativi di distensione. Il comunismo e la Dc sono finiti, in Cina il capitalismo a prevalso e a Firenze c'è ancora lui, Turiddo. Regna incontrastato su un gigante della grande distribuzione: tre miliardi di fatturato, 10 mila dipendenti, una raccolta di "prestito sociale" di 2,3 miliardi, in calo del 10 per cento nell'ultimno anno. Nel 2012 Unicoop Firenze ha perso 131 milioni, dopo aver svalutato per 207 milioni le partecipazioni azionarie: più che dimezzate in un anno. Ma nessuno contesta re Turiddo.



9 ottobre 2013

Twitter@giorgiomeletti

il Fatto Quotidiano


28 settembre 2013

CHIUSO IL PROCESSO PER INFORTUNIO MORTALE NELLA FILIALE ESSELUNGA DI VIA WASHINGTON

Giovedì 19 settembre, a 4 anni dell’infortunio che è costato la vita a Claudio Birolini, si è chiuso il processo di 1° grado che vedeva imputati per omicidio colposo, sei dirigenti di Esselunga e il legale rappresentante della Capozi Autotrasporti, azienda che ha in appalto parte dei trasporti di Esselunga


“ESSELUNGA HA RISPARMIATO SULLA SICUREZZA” così titolava il corriere.it del 14 febbraio 2012 dopo che i legali di tre degli imputati patteggiarono, usufruendo così degli sconti di pena previsti.

Allora i vertici delle due aziende:

- Paolo De Genis vicepresidente Esselunga con delega alla sicurezza,
- Aldo Botta responsabile della divisione logistica di Esselunga
- Filippo Capozi titolare della Capozi autotrasporti.

Furono tutti condannati a un anno, 1/3 di quanto previsto.

Il “patron” di Esselunga Bernardo Caprotti verso, per patteggiare il reato di responsabilità amministrativa, 223 mila euro.

1 milione e 360 mila euro fu la somma che congiuntamente ESSELUNGA E CAPOZZI hanno corrisposto alla famiglia come risarcimento.

La sentenza di assoluzione dei quattro dirigenti di Esselunga del 19 settembre non assolve, quindi, le due aziende dalla responsabilità nell’accaduto.
 


RLS FILCAMS LOMBARDIA






26 settembre 2013

UNICOOP FIRENZE VENDE A GUCCI I MAGAZZINI EX MATEC, VUOTI PER 5 ANNI



Unicoop Firenze vende l'area ex Matec, pagata 5 anni fa 25 milioni e rimasta inutilizzata

L'acquirente è Gucci che pare disposto a rilevarla per 20 milioni




Sono passati oltre 5 anni quando, un pò a sorpresa Unicoop Firenze acquistò i capannoni Matec per 25 milioni di euro. Un'acquisizione di cui nessuno, compresa Unicoop Firenze, ha mai capito il destino.

Si parlò di un nuovo polo di stoccaggio delle carni (che invece sono finite nel nuovo magazzino di Gello), girarono altre voci più o meno credibili, ma alla fine i magazzini ex-Matec sono rimasti inutilizzati per tutti questi anni e non andrebbe così male se, come sembra, Gucci sia disposta a rilevarlo per 20 milioni, con i tempi che corrono.

Rimane però la sensazione di una dirigenza senza una precisa visione strategica, già inequivocabilmente espressa con il dietro front sugli ipercoop ridimensionati quasi tutti alle a semplici superstore, dopo che Unicoop aveva puntato e speso moltissimo in quella direzione. Così l'abbandono del progetto faraonico del mega centro commerciale di Pontignale, quello che per dimensione era già stato ribattezzato l'anti-Gigli.

Per non parlare della gestione finanziaria di Unicoop, che ormai è come sparare sulla Croce Rossa, con il noto investimento strategico di circa 600 milioni con perdite per 400 milioni già iscritte nei bilanci degli ultimi anni e con la probabile nazionalizzazione della banca senese che vanificherebbe lo sforzo milionario.

Inutile dire che tutti questi gravi errori del management restano, nel favoloso mondo di Unicoop Firenze, senza responsabili. Quindi nessuno paga, come in genere funziona in qualsiasi altra azienda. Tutti rimangono inossidabilmente saldati alla loro poltrona a cominciare dal presidente Campaini, prossimo ai 73 anni che giusto nel 1973 su quella poltrona si insediò. Cose che solo in Unicoop Firenze possono esistere.



18 settembre 2013

VERTENZA USB PER IL PAGAMENTO DELLA FESTIVITA' DEL 4 NOVEMBRE IN UNICOOP FIRENZE


Al via la vertenza del sindacato USB per recupero delle festività del 4 novembre che Unicoop Firenze non ha corrisposto in busta paga ai propri dipendenti





Quella del pagamento della festività del 4 novembre da parte del gruppo Unicoop Firenze è secondo noi una vicenda emblematica. Lo è per come questa azienda è abituata a risolvere le vertenze, ma soprattutto per come le Organizzazioni Sindacali confederali sono abituate a "risolvergliele". Proveremo a riassumerla cercando di non annoiarvi con dettagli tecnico-contrattuali che per la loro complessità potrebbero solo confondere le idee.

Da molti anni il pagamento della festività del 4 novembre è stato soppresso nel gruppo Unicoop Firenze, apparentemente rientrando negli assorbimenti previsti per la riduzione dell'orario di lavoro da 40 a 38 ore settimanali. Ciò avviene in un susseguirsi di accordi aziendali e contratti nazionali che vanno dal 1985 fino ai giorni nostri.

Per molti anni, purtroppo, non ci si accorge di niente. Poi si presenta un caso "particolare" legato alla festività straordinaria del 150° anniversario della Repubblica Italiana che cade il 17 marzo 2011. Qui riemerge inaspettatamente la questione e alcuni componenti Filcams dell' Esecutivo Aziendale notano la contraddizione. Inoltre l'anomalia risulta ancora più evidente visto che negli Ipermercati Unicoop la festività viene retribuita da sempre.

A questo punto i suddetti sindacalisti Filcams si recano allo studio legale Bellotti e Associati dove l'Avv.to Stramaccia gli rilascia un parere pro veritate datato 18 novembre 2011, nel quale si rivendica il diritto alla retribuzione della festività in oggetto. Ad avvalorare questa tesi si porta pure in evidenza come il 4 novembre venga retribuita come festività in tutte le altre cooperative che applicano il CCNL della distribuzione. Il parere viene inviato alla cooperativa chiedendo anche il pagamento degli arretrati che però, a causa di una norma prescrittiva, si limitano agli ultimi 5 anni.

La responsabile relazioni risorse umane risponde negando le tesi dell' Avv.to Stramaccia, adducendo inoltre come il silenzio dei sindacati per ben 26 lunghi anni avvalori la sua interpretazione (e su questo non possiamo che condividere).

Dunque un nulla di fatto. Si decide perciò di rimandare la discussione all'interno delle trattative per il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale che erano ancora in corso e procedevano a singhiozzo.

E questa è di per sé una decisione che preannuncia una sciagura!

A quel punto è ormai chiaro che quel contratto aziendale si sarebbe rivelato un accordo a perdere in cui si concederanno ad Unicoop tutta una serie di elementi normativi e valoriali (su questo ci esprimemmo ampiamente  a suo tempo) così come richiesti dalla cooperativa fiorentina e col fondato timore che anche la questione 4 novembre potesse portare ad una conclusione penalizzante per i lavoratori.

Ed infatti: non solo viene sancita la mancata retribuzione della festività, in cambio di un trascurabile adeguamento dell'elemento provinciale (in realtà solo una manciata di euro), ma viene sottoscritta anche la risoluzione dell' anomalia Ipercoop ai quali viene tolto il pagamento del 4 novembre fino a quel momento corrisposto!

Un'altra sconfitta su tutta la linea, alla quale però non tutti intendono rimanere sottomessi. L'Organizzazione Sindacale Usb incarica lo studio legale Conte-Martini-Ranfagni di stilare un parere sulla complicata questione e, manco a dirsi, il parere è favorevole all'intrapresa di una vertenza.

In data 15 luglio 2013 viene fatto richiesta alla Direzione Aziendale in merito all'erogazione del trattamento economico previsto per la festività del 4 novembre e relativi arretrati spettanti, chiedendo al contempo un incontro con i rappresentanti della Usb al fine di verificare le condizioni per un accordo conciliativo. Nessuna risposta da parte di Unicoop. Ecco il perché della decisione di intraprendere una vertenza per il recupero della somma dovuta.

Qui sotto potrete vedere il volantino della Usb che promuove la vertenza e che, speriamo, possiate trovare affisso anche all'interno delle vostre unità produttive. Seguiranno a breve tutte le modalità richieste per la raccolta delle procure legali necessarie.

Ci auguriamo che vogliate aggiungervi numerosi a questa sacrosanta battaglia contro la svendita dei nostri diritti e l'abbattimento delle nostre retribuzioni, che serva anche a dare un segnale importante a chi di questa svendita si è reso colpevolmente complice!


Lavoratori Unicoop


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A TUTTI I LAVORATORI DI UNICOOP FIRENZE


SI RENDE NOTO A TUTTI I LAVORATORI CHE E' AL VIA LA VERTENZA PER IL RECUPERO DELLE FESTIVITA' DEL 4 NOVEMBRE  NON CORRISPOSTE IN BUSTA PAGA DA UNICOOP FIRENZE

IL COSTO E' DI EURO 31,46 PER GLI ISCRITTI O CHI DECIDERA' DI ISCRIVERSI

PER I NON ISCRITTI O ISCRITTI AD ALTRE ORGANIZZAZIONI SINDACALI LA QUOTA E' DI EURO 62,92

LO STUDIO LEGALE CHE SI OCCUPERA' DI PATROCINARE LA VERTENZA PER CONTO DI USB E' LO STUDIO CONTE-MARTINI-RANFAGNI

NEI PROSSIMI GIORNI VERRANNO RESE NOTE LE MODALITA' ED ORARI PER LA FIRMA DELLA PROCURA LEGALE E LA RACCOLTA DELLA QUOTA

PER QUALSIASI INFORMAZIONE POTETE SCRIVERE ALL'INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA:

OPPURE CONTATTARE I SEGUENTI DELEGATI:
 

ARMANDO AGNELLI P.V. “IL NETO”
 
FEDERICO BELLINI UFFICI “SANTA REPARATA”

NADIA FORTE “SUPERSTORE SESTO F.”

ANDREA CORTI MAG. “MEACCI”

CLAUDIO GALANTINI E GABRIELE RINALDI
MAG. CEDI SCANDICCI




COORDINAMENTO USB UNICOOP FIRENZE

FIRENZE 18/09/2013





08 settembre 2013

TENSIONE TRA GLI AUTOTRASPORTATORI UNICOOP TIRRENO: LA SOCIETA' APPALTATRICE SCIOGLIE I CONTRATTI

La storia degli appalti della logistica in Unicoop Tirreno viene da lontano ed è ricca di vicende molto istruttive. Basti pensare a come si arrivò agli appalti, alle frizioni con Filt-Cgil dopo che una parte dei camionisti lasciò la tessera di quella organizzazione per USB, e alla vicenda inquietante di Dinamica Logistica. Ora si aggiunge un nuovo capitolo.





VIGNALE (Riotorto) – C’è preoccupazione tra gli autotrasportatori che effettuano i trasporti merci di Unicoop Tirreno, da quando la ditta titolare dell’appalto, la SILO/CFT ha espresso l’intenzione di sciogliere il contratto entro il 30 settembre, tra meno di una mese. «Ci rivolgiamo a lei – afferma, in una lettera inviata al presidente di Unicoop Tirreno Marco Lami, Fabio Elmini per l’Unione Sindacale di Base – dopo aver inutilmente provato, a più riprese, a dialogare con l’azienda che lei presiede per avere chiarimenti riguardo l’appalto del servizio di trasporto merci dal Centro di Distribuzione di Vignale verso i punti vendita. Dal 1° aprile siamo giunti, di data in data, al 30 settembre: pare che stavolta la data sia definitiva. Pare anche che si realizzerà un passaggio verso una pluralità di commissionari, con conseguente frazionamento del reparto».
 
«Crediamo pertanto che sia doveroso chiarire le intenzioni di Unicoop Tirreno, confermando o smentendo quanto si va dicendo da mesi, e nel caso favorendo l’interlocuzione tra le parti sindacali e gli eventuali nuovi appaltatori – chiede ancora Elmini -. A meno che ciò non sia già avvenuto con l’esclusione della nostra sigla sindacale, USB, seconda in azienda per numero di iscritti: nel tal caso verrebbe da domandarsi quale sia la ragione di tale comportamento discriminatorio e chi, e in quale veste, abbia trattato in vece dei lavoratori, su quale mandato e con quali esiti. Una interlocuzione con la nostra parte sindacale sarebbe certo dovuta ed opportuna, anche per raccogliere eventuali proposte che – creda! – ci sono».



7 settembre 2013

Il Giunco.net
 
 
 

MPS VERSO UN AUMENTO DA DUE MILIARDI. ALMUNIA: VIA LIBERA ENTRO DUE MESI

Incontro decisivo sul piano del Monte, che va verso il raddoppio del rafforzamento patrimoniale e una maggiore diluizione della Fondazione. Passi avanti grazie a una missione del management a Bruxelles, intesa su taglio Btp e derivati


 

CERNOBBIO - Passi avanti nella soluzione del caso Mps, nella cornice del Forum Ambrosetti. Il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, e il commissario Ue, Joaquin Almunia discutono del piano e tracciano una road map. Un appuntamento preceduto dalle dichiarazioni di Fabrizio Viola, l'ad del Monte, che ha spiegato: "In questi ultimi giorni abbiamo lavorato su tutto quello che serve per la Commissione. L'auspicio è che porti a un risultato positivo". Anche da Saccomanni sono arrivati riscontri improntati all'ottimismo: "E' stato fatto un buon lavoro nelle ultime settimane, le prospettive sono positive", ha detto.

Il commissario Ue ha chiarito in conferenza stampa che un miliardo di aumento di capitale non basta. In caso di fallimento del piano, ci sarebbe una conversione immediata dei Monti bond in azioni, nei fatti una nazionalizzazione. Almunia ha mostrato ottimismo e indicato gli elementi principali dell'accordo che dovranno essere recepiti. In dettaglio un aumento di capitale oltre a quello già previsto, la riduzione dei costi e le modifiche al modello di business.

D'altra parte i passi avanti sul dossier del Monte sono stati preparati dalla missione in sede europea del cfo Bernardo Mingrone. Il piano della banca senese per avere l'ok Ue agli aiuti di Stato da 4,7 miliardi è però destinato a lasciare il segno. Specie sull'azionariato, perché la ricapitalizzazione per i nuovi soci dovrà aumentare: quel miliardo previsto dai manager Mps non basta a garantire la solidità e la profittabilità che Bruxelles richiedono perché il prestito pubblico sia certamente restituito. Fonti attendibili vedono dunque la cifra lievitare a 2 miliardi. Con l'effetto che la fondazione Mps, senza soldi per difendere l'attuale 33%, si diluirà ben sotto il 12% ipotizzato. I dettagli sono previsti a fine mese, quando l'iter si concluderà. Sul punto, l'ad Fabrizio Viola si è trincerato dietro un "no comment" da Cernobbio.

I maggiori progressi, dopo la lettera di Almunia a Saccomanni (16 luglio) che paventava l'apertura di un dossier per infrazione, sono stati fatti sui rischi sovrani e su quelli in derivati, che avevano messo nei guai il Monte di Mussari & Vigni. Nel primo caso il fardello della tesoreria, che prima della crisi aveva puntato tutto sui Btp, dovrà ridursi ma con gradualità: la Commissione chiede di limare il portafoglio di Btp di almeno 5 miliardi (dai 23,4 attuali), ma senza vincoli sulle scadenze, per attenuare gli effetti su patrimonio e conti. Sui derivati, invece, la Commissione era spaventata dagli elevati mark to market negativi di swap e altri - pari a una quindicina di miliardi - senza considerare che nel bilancio Mps c'è un simile valore in derivati a marl to market positivo; e quelle posizioni sono in buna parte collateralizzate e quindi prive di rischi creditizi.

Siena avrebbe invece proposto a Bruxelles di concentrarsi sul "Var" (che misura la rischiosità degli attivi), accettando di operare con un Var inferiore alla media del sistema italiano, e concentrarsi sugli strumenti di copertura del business commerciale. Qualche passo avanti ci sarebbe anche sui bond subordinati e ibridi targati Mps: ce ne sono circa 5 miliardi in circolazione e l'Ue vorrebbe un riacquisto, ma mesi fa Bankitalia si è detta poco propensa.

Non c'è concordia sui compensi ai manager e sui tagli dei costi interni. Le retribuzioni del vertice, in base alle linee guida Ue, non possono eccedere di 15 volte lo stipendio del dipendente medio; per Siena si tratterebbe di un tetto sui 500mila euro. Viola nel 2012 ha guadagnato 1,59 milioni rinunciando a 400mila euro di indennità, e Alessandro Profumo ha incassato 62mila euro come consigliere e rinunciato ai 500mila euro da presidente. Sui costi interni, già falcidiati dopo la chiusura di 400 filiali e l'uscita di 4.600 dipendenti, si punta ad altre 100 agenzie in meno anche se Bruxelles ritiene sovrastimate le stime di risparmi.


7 settembre 2013
 
Andrea Greco

La Repubblica


07 settembre 2013

PAOLO CATTABIANI NUOVO PRESIDENTE DI COOP NORDEST


L'elezione del nuovo presidente di Coop Nordest si è resa necessaria dopo la nomina di Marco Pedroni alla presidenza di Coop Italia


 
 
Piacenza- Il Consiglio di Amministrazione di Coop Consumatori Nordest oggi ha accolto le dimissioni di Marco Pedroni e ha scelto il suo nuovo presidente, dopo un percorso che ha visto ampio consenso e un voto unanime intorno alla figura di Paolo Cattabiani. La nomina di Paolo Cattabiani segna un passaggio importante dopo dodici anni di presidenza di Marco Pedroni, che lascia una realtà cooperativa che si è rafforzata per dimensioni e per ruolo territoriale nelle dodici province in cui è presente. Coop Nordest conta oggi oltre 600.000 soci, 4.000 dipendenti, 86 punti di vendita e ha ottenuto nel 2013 un risultato di bilancio positivo di 2,946 milioni di euro.
“L’insieme delle cooperative di consumo italiane – ha commentato Marco Pedroni - ha trovato un nuovo affidamento comune, per affrontare un mercato difficile in una realtà sociale segnata dalla crisi. Mi è stata chiesta la disponibilità di far parte di questo percorso. Ho accettato di assumere la guida di Coop Italia perché ho sentito il sostegno innanzitutto di Coop Consumatori Nordest e perché il consenso forte intorno al nome del nuovo presidente è stato”.
Paolo Cattabiani, 55 anni, reggiano, sposato con due figli, è già stato Presidente di Confcoltivatori di Reggio Emilia (oggi Confederazione Italiana Agricoltori) dal 1986 al 1991, ha rivestito il ruolo di responsabile del settore sgroalimentare della Lega delle Cooperative Reggiane fino al 1995 per poi diventare presidente dell’AERCA (Associazione Emilia Romagna Cooperative Agricole). Nel 1999 è diventato presidente dell’ANCA (Associazione Nazionale Cooperative Agricole) e nel 2001 ha lasciato la cooperazione agricola per assumere la guida dell’A.C.C.D.A (Associazione Cooperative di Consumo del Distretto Adriatico). Nel giugno del 2004 è stato eletto vicepresidente di ANCC (Associazione Nazionale Cooperative di Consumo) e dal 2006 è presidente di Legacoop Emilia Romagna.
“Sono profondamente consapevole della sfida che mi aspetta - ha affermato il neo presidente Paolo Cattabiani - per di più, in un momento così difficile per il nostro paese e per la nostra economia. La cooperativa è forte, riferimento per le diverse realtà territoriali in cui si trova, fatta di persone che tutti i giorni mettono al centro del loro lavoro i consumatori. So che posso contare su un gruppo dirigente preparato e competente, in grado di costruire la Coop Consumatori Nordest del futuro. Le priorità del nostro lavoro non cambiano: tutela del consumatore, innovazione e crescita. Dobbiamo continuare a mettere al centro delle nostre azioni i nostri soci e clienti, perseguendo gli obiettivi economici, le modalità e i luoghi tracciati nel piano strategico della cooperativa, sostenendo mai come ora l’impegno nel sistema Coop, Coop Italia in primis”.
 
 
 
7 settembre 2013
 
 

02 settembre 2013

CASSAZIONE: RIMBORSO SPESE PER IL LAVAGGIO DIVISE DA LAVORO


Attenzione care colleghe e colleghi dei punti vendita, è stata pubblicata un'importante sentenza della Cassazione in cui si afferma che qualora il datore di lavoro imponga ai propri dipendenti di avere sempre la divisa in ordine, è tenuto a rimborsare le spese di lavanderia




Con sentenza n. 19579 del 26 agosto 2013, la Cassazione ha affermato che qualora il datore di lavoro imponga ai propri dipendenti di avere la divisa sempre in ordine, è tenuto a rimborsare le spese della lavanderia, atteso che si ravvisa in ciò un suo interesse concreto.

Vedi la sentenza n. 19579/2013