27 giugno 2015

ANTITRUST, ISTRUTTORIA SU COOP ITALIA E CENTRALE ADRIATICA


l'Antitrust ha avviato un'istruttoria nei confronti di Coop Italia e Centrale Adriatica



 
 
Su segnalazione di un fornitore di prodotti ortofrutticoli freschi, l'Antitrust ha avviato un'istruttoria nei confronti di Coop Italia e Centrale Adriatica, in materia di relazioni commerciali tra operatori della filiera agro-alimentare: il procedimento è teso a verificare se le due società consortili del sistema Coop, leader sul mercato della Grande distribuzione organizzata in Italia, abbiano posto in essere una violazione del decreto liberalizzazioni, e delle disposizioni del relativo Decreto di attuazione.

L'istruttoria, informa una nota, si concluderà' a metà ottobre 2015. Queste norme, in forza delle quali è stata attribuita all'Autorità' garante della Concorrenza e del Mercato una nuova competenza, vietano al contraente più' forte, in presenza di uno squilibrio di potere commerciale tra le parti che hanno un rapporto di fornitura di prodotti agroalimentari, di imporre alla controparte negoziale condizioni non eque.

Nella comunicazione di avvio dell'istruttoria, si contesta in particolare ai due operatori di avere abusato della propria posizione di forza commerciale per imporre al fornitore, parte debole del contratto, una serie di sconti e contributi economici eccessivamente onerosi: questi non risultano proporzionati al rapporto in atto tra le parti e incidono pesantemente sul prezzo di listino concordato.

Secondo l'Antitrust, inoltre, le società Coop hanno posto in essere ulteriori condotte contrarie ai principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni con riferimento ai beni forniti. I funzionari dell'Agcm, coadiuvati dai militari del Nucleo speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, hanno condotto accertamenti ispettivi presso le sedi di Coop Italia e Centrale Adriatica.
 


24 giugno 2015

Corriere della Sera

18 giugno 2015

FINSOE, AL VIA UN PRESTITO OBBLIGAZIONARIO DI 475 MILIONI


Adriano Turrini, presidente di Finsoe e Coop Adriatica

Finsoe, la holding finanziaria controllata dalle principali Cooperative aderenti a Legacoop, controlla Unipol con il 31,4%




 

Importante rafforzamento patrimoniale per le coop rosse a monte della quotata Unipol Gruppo Finanziario. Qualche giorno fa, infatti, a Bologna nello studio del notaio Federico Tassinari si è svolta un'assemblea straordinaria di Finsoe, la holding controllata dalle cooperative e presieduta da Adriano Turrini, che detiene il 31,4% del gruppo guidato da Carlo Cimbri. In quell'occasione è stata deliberata l'emissione di un prestito obbligazionario per un controvalore complessivo di 475 milioni di euro, rappresentato da 4 mila e 750 obbligazioni ciascuna del valore nominale di 100 mila euro l'una. Il prestito è strutturato in diverse tranche, di cui la prima viene emessa subito per un controvalore di 375 milioni e la cui finestra di sottoscrizione si chiuderà a giugno del 2020. Le successive tranche saranno emesse, in una o più soluzioni, dalla metà del prossimo luglio fino a fin giugno del 2019.



18 giugno 2015

Andrea Giacobino

Italia Oggi
 

17 giugno 2015

UNICOOP FIRENZE PERDE ANCORA IN TRIBUNALE

Nuova vertenza che ha visto contrapposta Unicoop Firenze a due lavoratori. Il risultato è sempre lo stesso: Unicoop perde e palla al centro.

Dopo il nostro commento il comunicato del sindacato USB che ha gestito la causa




Come già avevamo scritto, Unicoop Firenze ha una predilezione perversa
per perdere le vertenze in tribunale. E più perde, più insiste. Anche questa volta è successo esattamente la stessa cosa. Noi riportiamo la notizia postando il comunicato del sindacato USB che ha gestito la causa e poniamo due riflessioni. La prima per i soci della cooperativa. Indipendentemente da come la pensiate sulle relazioni tra azienda e dipendenti, siete contenti che la Coop di cui siete soci usi con tanta faciloneria le proprie risorse, accanendosi su battaglie perse? Perché di questo si tratta. L'altro spunto è per i dipendenti. La Coop è grossa e forte, ma se ha torto, e spesso ce l'ha, si può battere. C'è anche un sindacato che fa proprio questo, quando è necessario.

*******************************************************************

Il giudice del tribunale del lavoro di Firenze rigetta il ricorso presentato da Unicoop Firenze e conferma la sentenza di primo grado!

Ma ricostruiamo brevemente la vicenda.

Quattro anni fa circa due dipendenti assunti con contratto
a termine nel Centro Distribuzione Merci di Scandicci di Unicoop Firenze, al termine dei periodi di contratto, si rivolgono allo Studio Legale di USB per avere un parere sui contratti fin li svolti.
 
Trovate alcune irregolarità di tipo contrattuale, i lavoratori aprono una vertenza contro Unicoop e dopo tre anni circa di processo, il giudice emette la sentenza, condannando la “COOPERATIVA”all'assunzione, con contratto a tempo indeterminato dei lavoratori.
 
Unicoop Firenze caparbiamente si oppone, presentando ricorso al tribunale di Firenze contro la sentenza di primo grado, ma il giudice, il 9 Giugno ultimo scorso, ponendo definitivamente fine al contenzioso, conferma la sentenza di primo grado condannando la “COOPERATIVA” al pagamento delle spese processuali.
 
Un ringraziamento sicuramente va allo Studio Legale Conti-Martini-Ranfagni di Firenze per la professionalità dimostrata e un monito a Unicoop Firenze sulla utilità o meno di accanirsi inutilmente, presentando ricorso contro una sentenza legittima e volere a tutti costi ricercare una giustizia su misura presente soltanto all'interno del proprio perimetro, poiché quando si varca quella soglia e ci si presenta davanti ad un organo superpartes come un giudice si prende torto, spendendo risorse economiche e di tempo che una COOPERATIVA che si rispetti avrebbe potuto a nostro avviso impiegare in maniera diversa.



Scandicci 12/06/2015


COORDINAMENTO USB UNICOOP FIRENZE


05 maggio 2015

CONSORTE (EX UNIPOL): «SE LE COOP NON CAMBIANO NON AVRANNO FUTURO»


L'ex numero uno di Unipol: "La logica del sistema mutualistico è saltata. Troppi i nodi irrisolti"





«Così com'è il sistema non ha un futuro». Giovanni Consorte la Lega delle Cooperative la conosce bene. Per molti anni, da numero uno di Unipol e di Finsoe (la finanziaria che controlla la compagnia) ha fatto da mediatore tra le diverse anime del mondo coop.
«Guardi la fusione annunciata tra le tre grandi realtà del largo consumo, Adriatica, Nordest ed Estense. A parte le motivazioni politiche ci sono ragioni di business urgenti: ridurre i costi, aumentare il potere negoziale nei confronti delle grandi aziende produttrici, fare fronte ai problemi di un marchio, quello coop, che richiama un legame politico ormai superato. Poi ci sono problemi ancora più strutturali».
 
E cioè?
«Il prestito soci non potrà durare in questa forma. Ormai è un'attività bancaria vera e propria. Difficile che non venga prima o poi regolamentata in maniera stringente. E non può essere il ministero del Lavoro che vigila il settore cooperativo a occuparsi anche di finanza. In più c'è un limite che pesa molto nei periodi di crisi. Le coop non possono fare ricorso ad aumenti di capitale se non nella misura determinata dalla capacità patrimoniale dei soci, per definizione limitata. Il futuro potrebbe essere il modello Unipol, opportunamente adeguato: coop che diventano azioniste di normali società di capitali a cui è affidata la gestione dei diversi business».
 
L'impressione è anche che venuta meno la presenza forte dei partiti di riferimento, a contare siano degli oligarchi inamovibili.
«Una volta contavano Pci e Psi, adesso gli equilibri di un sistema di potere chiuso che si è creato con il tempo. Per un certo periodo noi di Unipol facevamo un po' da perno. Avevamo risorse finanziarie e professionalità per guidare per esempio i processi di ristrutturazione che si rendevano necessari. Tutto si condivideva a livello politico con la Lega e se necessario si prendevano anche misure come la richiesta di dimissioni dei gruppi dirigenti. Se c'era bisogno, si faceva quello che scherzando definivamo accattonaggio: si andava dalle coop in salute e si chiedeva un sostegno per chi era in difficoltà».
 
Oggi non è più così?
«La logica di sistema cooperativo per quanto mi risulta è sostanzialmente saltata; inoltre con l'operazione UnipolSai la compagnia ha dovuto concentrare le sue risorse e non può più permettersi di guardare altrove. Né dal punto di vista finanziario né dal punto di vista delle professionalità. Non solo. Anche le cooperative azioniste hanno dovuto fare uno sforzo finanziario notevole. E adesso devono fare i conti con un immobilizzo patrimoniale importante, tenendo anche conto del fatto che molte tra di loro sono in difficoltà».
 
Lei però con le coop non si è lasciato bene. Dopo la tentata scalata a Bnl i soci di Unipol chiesero le dimissioni sue e del vice presidente Sacchetti. Poi è arrivata anche una condanna per aggiotaggio.
«La condanna si riferisce al caso BpL-Antonveneta e non alla nostra operazione su Bnl. L'abbiamo subita ma non accettata, visto che nella vicenda di fatto non avevamo un ruolo attivo e il principio per cui siamo stati condannati è che non potevamo non sapere. Da Unipol mi potevo aspettare che ci sospendessero in attesa di verificare eventuali improprietà, che non ci sono state».
 
Strascichi giudiziari a parte i suoi progetti sono falliti. Non sente di aver sbagliato qualche cosa?
«No. Il fallimento è dovuto a un insieme di circostanze concomitanti. La nostra scalata dava fastidio all' establishment . Per la prima volta la sinistra metteva piede in uno snodo finanziario importante. In più in quel periodo si stava costituendo il Pd e anche al suo interno, penso per esempio ai settori più vicini a Rutelli, c'era chi non vedeva con favore il rafforzamento di una certa area».
 
E quindi...
«Quindi con il cerino in mano siamo rimasti io e Sacchetti. Nella Lega eravamo probabilmente diventati troppo ingombranti. E mi aspettavo più sostegno dai Ds, visto che avevo contribuito in modo determinante a ristrutturare il suo debito con un risparmio da 300 milioni. Tra l'altro delle 25 telefonate su Bnl che sono rimaste agli atti con Fassino, D'Alema e Latorre, io non ne ho fatta una. Le ho tutte e solo ricevute».
 


4 maggio 2015

Angelo Allegri

il Giornale


18 aprile 2015

UNICOOP FIRENZE: CLAUDIO PIERINI, 4 ANNI DI SILENZIO. IL FRATELLO: «ORA VOGLIO GIUSTIZIA»



Parla il fratello del dipendente di Unicoop Firenze morto sul lavoro:

«Vogliono estromettermi come parte civile»


 
 
 
Da quattro anni attende giustizia. Attende che un tribunale gli dica finalmente chi ha la responsabilità per la morte del fratello, Claudio Pierini,  che nel luglio del 2011 ha perso la vita per un grave incidente sul lavoro nei magazzini di Unicoop Firenze di via dei Pratoni (viale Europa a Scandicci - nota blog). Guidava un muletto, Claudio, nonostante delle prescrizioni limitassero il suo lavoro su quei mezzi. Ma oggi, dopo quattro anni, Daniele Pierini, il fratello di Claudio è ancora in attesa di una verità.

Nel frattempo le sue condizioni sono peggiorate, non ha più trovato lavoro. Vive in un limbo difficile da risolvere. «Sono rimasto senza fratello - dice sconsolato - e senza l'unico punto di riferimento che avevo. L'amministrazione comunale non mi aiuta, non vogliono neanche saperne di starmi ad ascoltare. E ora anche questo tentativo da parte di Unicoop di estromettermi come parte civile dal processo, chiedendo che sia nominato un amministratore di sostegno per me. E' inconcepibile. Dopo quello che è successo è inconcepibile». Pierini e la convivente sono davvero disperati. Il frigo è vuoto, desolatamente vuoto. Nel congelatore alcune verdure di campo, raccolte e conservate perché sono l'unico cibo che hanno.

Chiedono aiuto, rivolgono un appello all'amministrazione e a chi può aiutarli, per non restare strangolati tra le difficoltà e i tempi della giustizia che tarda ad arrivare. Intanto il processo penale sulla morte di Claudio Pierini ha avuto un nuovo rinvio. «L'udienza - ha detto uno dei legali della famiglia Pierini, Mattia Alfano - è stata rinviata al 7 dicembre. Un tempo necessario per il pubblico ministero che sta vagliando la posizione di un terzo soggetto. Per quanto riguarda la questione la questione della richiesta di un amministratore di sostegno, abbiamo presentato ricorso. Il giudice ha sospeso la decisione rinviandola a giugno».

Daniele Pierini ha utilizzato il primo denaro ricevuto per chiudere debiti e bollette arretrate. Da allora è rimasto senza un soldo, senza un lavoro, con la speranza di giustizia che è andata affievolendosi.



18 aprile 2015

Fabrizio Morviducci

La Nazione


Vedi anche:

Sotto processo due dirigenti di Unicoop Firenze per la morte sul lavoro di Claudio

Morto sul lavoro, se la Coop si dimentica di Claudio Pierini

Unicoop Firenze: suo fratello morì sul lavoro, ora è a rischio il risarcimento


27 marzo 2015

AL VIA IL PROCESSO PER LA MORTE SUL LAVORO DI CLAUDIO PIERINI, IMPUTATI DEI DIRIGENTI DI UNICOOP FIRENZE


Lunedì 30 marzo inizia il processo per la morte sul lavoro del collega Claudio Pierini







Inizia lunedì prossimo, 30 marzo, il processo per la morte di Claudio Pierini. Claudio era dipendente di Unicoop Firenze da molti anni e svolgeva la sua attività presso i magazzini di Scandicci. La mattina del 21 luglio 2011 Claudio stava lavorando nel reparto profumeria del grande centro di stoccaggio. In base alla ricostruzione dei carabinieri e degli addetti della sicurezza sul lavoro dell'Azienda sanitaria, l'operaio non si sarebbe accorto di una chiazza oleosa (causata dallo sversamento di un flacone di olio di mandorle, secondo i rappresentanti della Rsu) che si trovava sul pavimento. Nel percorrere quel tratto col muletto  avrebbe perso il controllo del mezzo, finendo contro una scaffalatura.

Il colpo è stato tremendo, tanto che Claudio Pierini ha rotto lo sterzo con il petto. Immediatamente si è accasciato a terra; i colleghi hanno chiamato il 118, che ha inviato sul posto un'ambulanza. All'inizio l'uomo era cosciente, poi - probabilmente per i vasti traumi interni riportati - ha perso conoscenza andando in arresto cardiocircolatorio. E non c'è stato niente da fare.

Ai dirigenti di Unicoop Firenze si contesta di aver disatteso le indicazioni del medico aziendale del lavoro, per il quale Claudio Pierini, per motivi di salute, non avrebbe dovuto svolgere quel compito che gli è stato poi fatale.



27 marzo 2015



22 marzo 2015

IL BLOG COMPIE 8 ANNI





 

Il 22 marzo 2007 nasceva il Blog Lavoratori Unicoop








E' di qualche giorno fa la notizia dell'adeguamento automatico dei requisiti previdenziali all'aspettativa di vita. Un ulteriore scalino di quattro mesi che dall'inizio del prossimo anno alzerà l'asticella degli anni di contribuzione a 42 e 10 mesi (41 e 10 mesi per le donne). La soglia di età per la pensione di vecchiaia sarà di 67 anni e 7 mesi (65 e 7 mesi per le donne).

La premessa è per dirvi che ci dovrete sopportare ancora a lungo. La considerazione che viene da fare invece, è che i nostri otto anni di attività in rete non paiono così tanti, se rapportati ad un'intera vita lavorativa. Però come sappiamo, la percezione del tempo è relativa e questi otto anni in cui abbiamo scritto e pubblicato notizie sul mondo Coop a noi sembrano un tempo significativo.

Le Coop sono tradizionalmente un pachiderma che si muove molto lentamente, con una gestione prevalentemente conservativa e autoreferenziale, ma il mondo va veloce e anche i pachidermi trottano, se costretti. Lo si è notato in particolare in questi ultimi anni, dove il dinamismo delle coop emiliane, in particolare di Coop Adriatica, ha determinato una serie di cambiamenti. Il prezzo maggiore lo hanno pagato i colleghi della Campania prima e della Puglia ora, regioni in cui le coop (nella fattispecie Unicoop Tirreno e Coop Estense) sono andate ad investire avventurosamente, con scarsa professionalità manageriale e difettando di visione strategica.

Mentre osserviamo la nuova sciagura degli esuberi di Coop Estense in Puglia, registriamo come la stessa Coop abbia iniziato un percorso di fusione con le altre due coop emiliane. Una notizia davvero importante che seguiremo con attenzione.

Non ci dimentichiamo certo che il 2014 è stato l'anno che ha visto palesarsi il forte potere cooperativo, che di solito rimane all'ombra del partitone di riferimento, con l'insediamento di Poletti al ministero del lavoro. Quindi un ruolo politico non più esercitato da dietro le quinte, ma esibito. La figura dell'ex presidente di Legacoop sarà, nel bene e nel male, legata alla nuova normativa sul lavoro, il Jobs Act.

Non possiamo dimenticarci dello scandalo di mafia capitale e neppure del crac delle storiche Coop Operaie di Trieste e di quello della CoopCa, disastri che anno gettato nell'angoscia migliaia di soci prestatori, anche loro vittime come i dipendenti a cui abbiamo fatto riferimento, di gestioni allegre e di un mondo che sostanzialmente non risponde a nessun tipo di verifica esterna.

Per chiudere con le vicende a noi più vicine, siamo in attesa dell'inizio del processo per la morte del nostro collega, Claudio Pierini, con l'imputazione d'omicidio colposo a carico di tre responsabili di Unicoop Firenze. Il processo dovrebbe iniziare il 30 marzo prossimo. Prendiamo atto con soddisfazione dell'uscita definitiva di Unicoop Firenze da Monte Paschi, nonostante le gravissime perdite accumulate. Anche in questa circostanza una maggiore professionalità e meno avventurismo, avrebbero certamente giovato. Ma anche in questo caso, come per quelli citati, il management non risponde e non paga per gli errori commessi.

Grazie a tutti coloro che ci seguono qui e sui social network. Grazie in particolare a chi ci scrive e ci segnala notizie e vicende del mondo cooperativo.
 
 
 
22 marzo 2015
 


20 marzo 2015

COOP ADRIATICA, ESTENSE E NORDEST: I CDA VOTANO PER LA FUSIONE


Nasce un colosso Coop tutto emiliano con 4,2 miliardi di fatturato, 26mila dipendenti, 3,5 miliardi di prestito sociale







Questa volta pare quella buona. Oggi si sono riuniti i Cda di Coop Adriatica, Coop Estense e Coop Consumatori Nordest nelle loro rispettive sedi e hanno votato unanimemente una delibera di indirizzo, il primo passo di un percorso che porterà le tre coop del Distretto Adriatico a fondersi in un'unica realtà. Stiamo parlando d'una mega coop con 4,2 miliardi di fatturato, quasi 20.000 dipendenti, 334 punti di vendita di cui 45 ipermercati, 2.600 soci di cui circa 460.000 soci prestatori per un prestito sociale complessivo di 3,5 miliardi di euro. I punti vendita sono presenti in Emilia, Veneto, Friuli, Lombardia, Marche, Abruzzo, Puglia, Basilicata e attraverso partnership con altre coop, anche in Sicilia, Campania e Lazio.

Si è parlato spesso in passato di fusioni nel mondo delle coop della Gdo, ma alla fine non se n'è fatto nulla. Svanita la fusione delle coop del Distretto Nordest, forse solo voci per quella tra Unicoop Firenze e Unicoop Tirreno. Si è parlato anche di una fusione tra Coop Estense e Nordest, ma l'arrivo di Coop Adriatica, la realtà del mondo coop più efficiente dinamica e rappresentativa, dà a questa fusione uno spessore assai rilevante. L'asse in Coop Italia, già fortemente sbilanciata a favore delle Coop emiliane, rischia di diventare monopolizzante, con l'altro colosso, Unicoop Firenze, sempre più isolata e confinata in una sola regione.
 
Coop Estense, che tra le tre realtà è quella con i problemi maggiori, è alle prese con una ristrutturazione degli organici dei punti vendita in Puglia dove sono a rischio ben 230 dipendenti. Sarà interessante vedere come nella fusione verranno gestiti i naturali esuberi che saranno tutti amministrativi e dirigenziali. Si adopererà anche in quella circostanza il metodo pugliese?


20 marzo 2015


16 marzo 2015

LA VERITA' DI CAPROTTI SUI VIGILANTES ACCUSATI DI AVER CALUNNIATO COOP LOMBARDIA


Il patron di Esselunga chiamato a testimoniare contro due vigilantes: «Da me lavori per 2,4 milioni, ma nulla so di quegli articoli»






Bernardo Caprotti, il patron di Esselunga, testimonia a sorpresa in Tribunale su 2,4 milioni di euro di Esselunga andati a finire a due vigilantes poi accusatori di Coop Lombardia. Succede in una udienza di routine di un processo in apparenza altrettanto ordinario: quello a due titolari di una agenzia di sicurezza privata, Fabio Quarta e Gianluca Migliorati, rinviati a giudizio appunto per l’ipotesi di calunnia ai danni del direttore affari generali di Coop Lombardia, Daniele Ferrè: vicenda nata quando all’inizio del 2010 il quotidiano «Libero» (diretto dall’agosto 2009 da Maurizio Belpietro) aveva pubblicato per tre giorni in prima pagina articoli di Gianluigi Nuzzi e Davide Giacalone («La Coop ti spia», «I compagni orecchioni», «Coop, tutti gli uomini del Pd sapevano») nei quali si prospettava - anche con la pubblicazione di stralci di conversazioni private (e pure a sfondo sessuale) di dipendenti di un supermercato illecitamente registrate - che Coop Lombardia avesse ideato una sistematica attività di spionaggio dei propri dipendenti sul luogo di lavoro.

Ma l’inchiesta giornalistica, basata su fonti come appunto i due vigilantes la cui società aveva lavorato per Coop Lombardia prima dell’insorgere di attriti economici, si era rivelata infondata a giudizio sia del giudice civile di primo grado, che aveva condannato il quotidiano a risarcire 100 mila euro a Ferrè per diffamazione; sia, nel penale, alla giudice preliminare Anna Zamagni, che aveva assolto Ferrè dall’accusa di intercettazioni illegali ma aveva anche trasmesso al pm gli atti sugli 007 privati per l’ipotesi di calunnia, reato per il quale erano poi stati rinviati a giudizio. Ed è appunto in questo loro processo che non solo Caprotti, ma anche il suo amministratore delegato Carlo Salza, citati come testi dall’avvocato della parte civile Ferrè, Giacomo Lunghini, a sorpresa raccontano (il verbale dell’udienza di venerdí è stato depositato adesso) di aver incontrato i due vigilantes alcuni mesi prima degli articoli di «Libero».

«Il 14 luglio 2009 Belpietro, che allora dirigeva Panorama , mi venne a trovare per un favore urgente», spiega Caprotti alla giudice Teresa Guadagnino. «Mi disse che aveva una inchiesta su certe condotte di Coop, che era stato aiutato da questi poliziotti privati, che si era avvalso di materiale fornito da loro, e che avevano problemi economici. Mi chiese: “Ho bisogno di un favore, voi potreste farli lavorare come vigilantes nei supermercati?”. Io risposi: se posso fare un favore a voi e a Panorama , volentieri. Così tra luglio e agosto li vidi una volta, un’altra andai io nella loro sede 10 minuti in ottobre, e dissi al nostro capo della sicurezza, Marsili, di farli lavorare. Sa, ci servivamo di decine di società di vigilanza, spendendo 10 milioni l’anno, per gli 80 mila posti auto dei nostri negozi». «Gli demmo la vigilanza di 7-8 supermercati per 4 anni, per un fatturato di circa 2,4 milioni di euro», conferma l’amministratore delegato di Esselunga, Salza: «Caprotti e io siamo stati contattati da Belpietro, disse che sulla base di materiale fornito da queste due persone aveva una inchiesta su certi fatti della Coop che non gli apparivano ortodossi, e ci chiese di farli lavorare perché erano in gravissime difficoltà economiche».
 
Tra Caprotti e Salza restano solo alcune sfumature difformi: Caprotti non ricorda che Belpietro gli avesse accennato a registrazioni illecite, e dichiara di nemmeno aver mai saputo degli articoli pubblicati mesi dopo da Libero , mentre Salza ricorda di averne appreso dalla rassegna stampa aziendale sui concorrenti, e di averli commentati con Caprotti.



16 marzo 2015

Luigi Ferrarella

Corriere della Sera




17 febbraio 2015

UNICOOP FIRENZE: SUO FRATELLO MORI' SUL LAVORO, ORA E' A RISCHIO IL RISARCIMENTO





 




Una segnalazione di Unicoop Firenze ai servizi sociali sulla presunta incapacità del fratello di Claudio Pierini, morto nei magazzini della stessa Unicoop mentre lavorava, mette a rischio il risarcimento. La vicenda ricostruita nell'articolo di Fabrizio Morviducci per La Nazione.


Non bastava la tragedia di una morte sul lavoro. Per il fratello di Claudio Pierini, l'uomo che ha perso la vita ai magazzini Unicoop Firenze di via dei Pratoni nel 2011, anche l'umiliazione di finire di dover finire sotto amministrazione di sostegno. Un'umiliazione con altre conseguenze: il rischio di perdere la costituzione di parte civile nel processo penale che vede imputati per omicidio colposo tre dirigenti di Unicoop per la morte del fratello. Ma è durante la prima udienza che sarebbe emerso l'assurdo.

«Abbiamo saputo - ha detto l'avvocato di Pierini, Mattia Alfano - che era arrivata una segnalazione ai servizi sociali di Scandicci riguardo una presunta incapacità del fratello della vittima a gestire il patrimonio. Per questo era stato nominato un amministratore di sostegno. Una decisione presa con un'unica visita da parte dei servizi sociali. Il pm così ha richiesto un amministratore di sostegno; il giudice lo ha nominato, prenderà servizio il prossimo 14 marzo. Noi abbiamo presentato ricorso, ma il rischio è che se non fosse accolto, il fratello di Pierini perderà il suo ruolo di parte civile e il risarcimento per la morte del fratello, almeno in sede penale. Chi ha presentato la segnalazione ai servizi sociali? L'amministratore ha dichiarato davanti al giudice che è stata Unicoop Firenze a chiedere l'interessamento dell'assistente sociale di Scandicci».

Quindi proprio la controparte processuale avrebbe chiesto l'intervento per far dichiarare incapace il fratello di Claudio Pierini. «Il 30 marzo - ha concluso l'avvocato Alfano - si terrà la nuova udienza del processo. E la pronuncia del giudice sul nostro ricorso è necessaria. Voglio comunque che si sappia che il mio assistito, dalla morte del fratello ha utilizzato il primo denaro ricevuto per chiudere debiti e bollette arretrate; ha vissuto con una provvisionale versata da Unicoop.»

Una vicenda assurda: Claudio Pierini è deceduto nel luglio 2011 mentre era al lavoro. Ha perso il controllo del suo mezzo mentre stoccava merci all'interno del grande magazzino di approvvigionamento in via dei Pratoni. Oggi, a distanza di quattro anni, non è ancora finita. La lunga battaglia di carte bollate per avere giustizia dopo quel tragico incidente si arricchisce di un nuovo episodio, non proprio edificante.


17 febbraio 2015

Fabrizio Morviducci

La Nazione

16 febbraio 2015

MORTO SUL LAVORO, SE LA COOP SI DIMENTICA DI CLAUDIO PIERINI

E' una storia che risale al 2011. Ma che oggi, a quattro anni di distanza, vede compiere un passo verso l'ingiustizia.








Un morto sul lavoro. Ai magazzini di approvvigionamento della Unicoop Firenze in via Pratoni a Scandicci. Il primo in tanti anni. Un procedimento penale in corso con tre indagati per omicidio colposo. E l'inizio di una storia che sembra avere come protagonisti i forti contro i deboli. Con i primi che provano ad approfittarsi dei secondi in una vicenda che non tutela i diritti di un uomo. Non tutela il diritto al dolore, alla sofferenza, alla dignità. Ad un risarcimento per la morte di una persona cara avvenuta in circostanze tutte da chiarire. Per dare giustizia, se solo bastasse, alla morte di un uomo. Da quel giorno Mattia Alfano, avvocato fiorentino, si batte con determinazione, insieme al collega Guido Ferradini, per garantire i diritti di un uomo morto sul posto di lavoro.
E' una storia che risale al 2011. Ma che oggi, a quattro anni di distanza, vede compiere un passo verso l'ingiustizia.

I FATTI - Claudio Pierini muore il 21 luglio 2011 mentre lavorava. Stava effettuando delle manovre con un muletto nel reparto profumeria del centro di stoccaggio. Una chiazza d'olio sul pavimento non era stata asciugata e nel percorrere quel tratto col muletto Pierini ha perso il controllo del mezzo, finendo contro una scaffalatura e subendo un impatto violentissimo. Un'agonia atroce durata qualche minuto tra lo strazio dei colleghi. Poi la morte.

LA SOLIDARIETA' DEI COLLEGHI - Moltissime le parole di solidarietà verso la famiglia ed i lavoratori. Anche dall'Unicoop Firenze che in quelle ore diffonde un messaggio di cordoglio stringendosi “attorno alla famiglia” a cui esprime “vicinanza e dolore per quanto accaduto”. I colleghi di Pierini iniziano una colletta di solidarietà per i cari. Un affetto encomiabile, commovente. Disperatamente utile. 10.000 euro per chi aveva lasciato. Un piccolo, quantomai grande, contributo di solidarietà da chi, per anni, ha condiviso la stessa divisa da lavoro.

E' MORTO UN UOMO - Perché “il morto sul lavoro” è anche un uomo. Con tutti quelli che possono essere i problemi che hanno le persone e che lasciano fuori dalle fabbriche e dalle aziende. E quei colleghi sapevano che le ore passate in quei magazzini da Claudio Pierini servivano a mandare avanti una situazione economica familiare non facile, come le tante che affliggono molti italiani. Affitto di casa, condivisa con il fratello rimasto senza lavoro dopo il fallimento della propria ditta di artigiano, bollette, rate della macchina. La vita quotidiana con un solo stipendio per due persone. Quella tragedia si abbatte su quella famiglia come un ciclone.

PROBLEMI ECONOMICI - Non ci sono risparmi in casa e quei soldi raccolti dai colleghi servono per pagare il funerale e correre a saldare gli affitti arretrati e le bollette delle utenze ormai disattivate. Denaro che finisce velocemente proprio per pagare quei debiti accumulati. Questo sarà un problema in tutta la vicenda. Arriveranno anche gli emolumenti del tfr di Claudio Pierini. Soldi che gli spettano, nessun regalo o atto di generosità.

PROBLEMI DI SALUTE – Emergerà anche che Claudio Pierini, morto a Luglio 2011, da Marzo era in possesso di un certificato di medicina del lavoro che gli vietava l'utilizzo di macchine di movimentazione a causa dell'assunzione di un farmaco che ne avrebbe limitato i riflessi. Quindi Claudio Pierini non poteva e non doveva guidare quel muletto che lo ha portato incontro alla morte.

LA GIUSTIZIA – Ad una incredibile ed incomprensibile distanza di quattro anni ad oggi è in corso un procedimento penale che vede tre indagati per omicidio colposo, due amministratori ed il responsabile del magazzino Unicoop. La famiglia Pierini si è costituita parte civile ed è rappresentata dagli avvocati Alfano e Ferradini.

QUALI DIRITTI? - Ma quel che accade oggi, lascia increduli e apre un oscuro sipario su alcune dinamiche che lasciano poco spazio alla tutela dei diritti di un lavoratore ma prima ancora a quelli di un uomo. Perchè quella situazione di difficoltà economica sarà oggetto di discriminazione.

LA COOP SEGNALA LA FAMIGLIA AI SERVIZI SOCIALI: “INCAPACI DI GESTIRE SOLDI” - Sarà un funzionario di Unicoop a segnalarla ai servizi sociali. A chi scrive appare una forma di autotutela cercando qualsiasi via d'uscita davanti ad un risarcimento danni che si prospetta estremamente importante anche per le responsabilità oggettive dell'azienda rilevate fin dai primi momenti dopo la morte di Claudio Pierini. Una segnalazione squalificante anche verso la memoria dell'uomo a cui si imputa di avere un fratello che non è in grado di gestire il patrimonio economico. Quando questo signore ha avuto la sola colpa di aver completamente ripianato i debiti accumulati e di aver vissuto con altri 50.000 euro di provvisionale pagati da Unicoop.
Un'azienda evidentemente preoccupata per l'esborso economico del risarcimento e che a loro dire garantirebbe al fratello un patrimonio che lui non sarebbe capace di amministrare.

“FRATELLO DEL MORTO INCAPACE AMMINISTRARE SOLDI” - E qui va in scena ciò che lascia senza parole. Ma anche senza diritti. Unicoop segnala appunto la situazione ai servizi sociali che con un' unica visita, redigono una relazione in cui si tratteggerebbe una condizione di incapacità della gestione delle cose da parte del fratello del Pierini. In pratica è incapace di intendere e di volere.

“DATE UN AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO” - Così viene chiesto dal pm un amministratore di sostegno che il giudice del tribunale di Firenze nomina e che il prossimo 14 marzo prenderà ufficialmente il suo incarico. E il fratello di Claudio Pierini perderà i suoi diritti. Sarà controllato perchè incapace. In pratica il giudice concorda con Unicoop sul fatto che il fratello del Pierini sia incapace di gestire una ingente somma di denaro e che lui e la moglie sono in un lungo stato di disoccupazione. Quasi voluta, appare capire dalle conclusioni del giudice.

LA DISOCCUPAZIONE E' UNA COLPA - Quasi come se per un uomo, lo stato di disoccupazione fosse una colpa personale. Una punizione da espiare. Come se per un 50enne, che ha sempre lavorato nella sua ditta di imbianchino con il proprio furgone, sia facile ripartire dopo essere fallito con la propria piccola attività, aver perso il lavoro, la dignità e forse molta della stima in se stesso.
Questa per il giudice è la colpa del fratello di Pierini. Colpevole forse anche di aver avuto una forma depressiva dopo la morte tragica di un fratello.

“LIMITATA LIBERTA' DI UN UOMO SENZA MOTIVO” - “E' stata limitata la libertà personale di un uomo senza una perizia di un Ctu, senza alcuna visita specialistica– scrive l'avvocato Alfano nel suo reclamo contro la decisione del tribunale di nominare un amministratore di sostegno – senza che ci sia stato un contraddittorio o che semplicemente il signor Pierini venisse chiamato a poter rispondere di queste azioni di incapacità che gli venivano imputate”.

"NESSUNA CERTIFICAZIONE MEDICA" - "Non esiste documentazione sanitaria che consenta di ritenere il Pierini sia infermo o menomato a livello fisico o psichico in misura tale da rendere impossibile provvedere ai propri interessi” scrive il legale sottolineando come "la conclusione, davvero incredibile a cui giunge l'assistente sociale è quella per cui il Pierini non sarebbe stato in grado di gestire i suoi averi quando con le somme ricevute ha saldato i debiti pregressi accumulati con il fratello".

E' un appello ai diritti civili quello dell'avvocato Mattia Alfano nel suo reclamo. Che si scontra solo con il cinismo processuale di una cooperativa che al lavoratore in questo caso non pensa e non ha pensato. E che lascia da parte anche la dignità umana davanti alla forza dei soldi. Una vicenda, quella della morte di Claudio Pierini, che continueremo ad approfondire nei prossimi giorni con altri articoli e documenti. Non capiamo come un giudice possa accogliere la richiesta della parte imputata di privare dei propri diritti la parte offesa. Non lo capiamo soprattutto quando vediamo che è l'azienda contro il suo lavoratore morto. Quando l'azienda dispiaciuta pensa a come risarcire il meno possibile un proprio lavoratore morto. Quando si negano i diritti. Quando si è deboli. E quando i forti provano ad approfittarsene. 



16 febbraio 2015

Matteo Calì

http://www.ilsitodifirenze.it

03 febbraio 2015

PRESTITO SOCIALE, I RENDIMENTI DELLE COOP NEL 2015



I recenti casi dei crac di alcune Coop ripropongono il problema delle tutele e della sicurezza dei risparmi dei soci prestatori

Possiamo comunque notare che per quanto riguarda le remunerazioni dei soci, le nove coop della grande distribuzione si muovono in ordine sparso. Segue un quadro aggiornato






Si parla ancora troppo poco del prestito sociale delle cooperative e dei vari aspetti, soprattutto quelli legati alla sicurezza e alla trasparenza. I recenti casi di cronaca che hanno coinvolto due coop friulane, la storica Coop Operaie di Trieste e la CoopCa, dovrebbero invece far maggiormente riflettere. Se poi usciamo dall'ambito della distribuzione e passiamo all'edilizia, i casi che vedono travolti i soci prestatori si moltiplicano, partendo da quello della Coopcostruttori di Argenta al recente crac della Orion. Milioni di euro di piccoli risparmiatori immolati sull'altare di una cooperazione che non li tutela adeguatamente, ma beffati forse anche dalla loro ingenuità. Ci sono infatti dei miti duri da sfatare, come quello che le coop non possono fallire perché ben amministrate o per antichi retaggi ideologici. Da questo punto di vista lo slogan La Coop sei tu si è rivelato efficacissimo, ma non proprio veritiero.

Quel milione e duecentomila soci prestatori che riversano sui libretti delle nove maggiori Coop della grande distribuzione circa 11 miliardi, dovrebbe essere più informato, più attento e più partecipe, vista la carenza di controlli e trasparenza che periodicamente emerge con i disastri a cui abbiamo accennato. In buona sostanza invece il socio coop tipico
si rimette alla fiducia incondizionata che ripone nella Coop. Sarà bene ricordare invece che il prestito sociale coop non è presidiato da Bankitalia, né assistito dai fondi di garanzia che viceversa proteggono la clientela bancaria fino a 100mila euro per depositante e che le regole che lo disciplinano sono lasciate all'autodeterminazione delle singole Coop e le verifiche affidate al controllo interno. Per essere ancora più chiari, stiamo parlando d'un mondo autoreferenziale che rifugge a qualsiasi controllo esterno. Fatta questa doverosa premessa mostriamo come le nove maggiori coop remunerino i soci prestatori con modalità ed interessi diversi che di seguito mettiamo a confronto. I rendimenti sono al netto della ritenuta fiscale del 26%. I dati si riferiscono ai bilanci del 2013.

Le Coop Emiliane (Distretto Adriatico)

Coop Adriatica
Patrimonio netto 942,9 milioni
Utile di esercizio 32,8 milioni
Soci 1.258.000
Soci prestatori 248.771

Prestito sociale 2.079 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015
Fino a 15.000 euro - 0,59%

Da 15.001 a 25.000 - 1,04%
Da 25.001 a 36.000 - 1,55%

Coop Consumatori Nordest
Patrimonio netto 796,4 milioni
Utile di esercizio 8,3 milioni

Soci 628.906
Soci prestatori 120.039

Prestito sociale 1.381 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 3.000 euro - 0,30%

Da 3.001 a 16.000 - 0,44%
Da 16.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85%
La cooperativa ricorre inoltre ad un complesso sistema di incentivi per il quale rimandiamo a
questa pagina

Coop Estense
Patrimonio netto 678,7 milioni
Utile di esercizio 7,3 milioni

Soci 693.171
Soci prestatori 88.990

Prestito sociale 809 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 9.000 euro - 0,555%

Da 9.001 a 18.000 - 0,74%
Da 18.001 a 27.000 - 1,11%
Da 27.001 a 36.000 - 1,85% 


Le Coop del distretto Nordovest

Coop Lombardia

Patrimonio netto 489,6 milioni
Utile di esercizio 3,2 milioni

Soci 1.055.852
Soci prestatori 107.192

Prestito sociale 1.095 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26% 


Novacoop
Patrimonio netto 720,5 milioni
Utile di esercizio 10,2 milioni

Soci 718.043
Soci prestatori 78.433

Prestito sociale 736 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 4.000 euro - 0,52%

Da 4.001 a 17.000 - 0,74%
Da 17.001 a 36.000 - 1,26%

Coop Liguria
Patrimonio netto 660,3 milioni
Utile di esercizio 25 milioni

Soci 540.628
Soci prestatori 88.486

Prestito sociale 672 milioni

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Fino a 4.000 euro - 0,59%

Da 4.001 a 17.000 - 0,67%
Da 17.001 a 27.000 - 0,96%
Da 27.001 a 36.093 - 1,55%

Le Coop del centro Italia (Distretto Tirrenico)

Unicoop Firenze
Patrimonio netto 1.442 milioni
Utile di esercizio 26,8 milioni

Soci 1.225.000
Soci prestatori 247.779

Prestito sociale milioni 2.230

Rendimenti del prestito sociale dal 1° febbraio 2015

Per qualsiasi importo fino a 35.500 euro - 0,74%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° marzo 2015
Prestito vincolato a 18 mesi - 1,48%


Unicoop Tirreno
Patrimonio netto 258,6 milioni
Utile (perdita) di esercizio -24,3 milioni

Soci 942.466
Soci prestatori 121.200

Prestito sociale milioni 1.164

Rendimenti del prestito sociale dal 1° dicembre 2014
Fino a 5.000 euro - 0,44%

Da 5.001 a 25.000 - 0,63%
Da 15.001 a 25.000 - 1,11%
Da 25.001 a 35.000 - 1,48%
 

Coop Centro Italia
Patrimonio netto milioni*
Utile (perdita) di esercizio*

Soci  525.000
Soci prestatori 88.000

Prestito sociale milioni 630.000
*Dati non reperibili in rete

 

Rendimenti del prestito sociale dal 1° gennaio 2015
Per qualsiasi importo fino a 36.093 euro - 0,52%
Rendimenti del prestito sociale vincolato dal 1° gennaio 2015
Prestito vincolato a 12 mesi - 0,92%

Prestito vincolato a 24 mesi - 1,48%
Prestito vincolato a 36 mesi - 1,85%



3 febbraio 2015

 


18 dicembre 2014

MAFIA CAPITALE E LA MUTAZIONE GENETICA DELLE COOP



Nelle vicende di Mafia Capitale che gettano una luce pessima sul mondo cooperativo, Mario Frau, ex dirigente Coop, vede una continuità in quella che nel suo libro La Coop non sei tu, definì la mutazione genetica delle
Cooperative





Il post che segue è un insieme di riflessioni sul mondo Coop di Mario Frau dopo lo scandalo Mafia Capitale. Frau è stato Direttore alla programmazione e sviluppo di Novacoop e membro della Direzione dell'Associazione Nazionale Cooperative di Consumo. Lo abbiamo conosciuto nel 2010, dopo aver letto il suo libro La Coop non sei tu dal significativo sottotitolo: La mutazione genetica delle Coop, dal solidarismo alle scalate bancarie. Su quel libro il blog intervistò l'autore. 
 
                                                                   ***
 
Nel mio saggio La Coop non sei tu ho più volte usato il termine mutazione genetica riferendomi ai cambiamenti che hanno coinvolto le grandi coop. Che ci sia stata tale trasformazione - meglio sarebbe usare il termine degenerazione - che ha investito diffusamente alcune grandi Coop che operano in una pluralità di settori dell’economia, lo confermano i fatti di questi giorni emersi a Roma. Tale mia convinzione è supportata anche dalla progressiva finanziarizzazione di tutto il sistema cooperativo e l’affermazione al proprio interno di una casta autoreferenziale di intoccabili, l’assenza di adeguati controlli democratici da parte dei soci, che sono stati emarginati ed esclusi da qualsiasi processo decisionale. Il modello solidaristico è stato abbandonato, per sposare tout court la logica del profitto, omologandosi alle imprese capitalistiche. Si è così affermato una sorta di organismo geneticamente modificato che, godendo di molti privilegi, crea una distorsione del mercato e anziché distinguersi dalle imprese di capitali, ha finito per scimmiottarle, omologandosi ad esse. Dopo la nascita del PD, che ha indubbiamente affievolito il collateralismo, alcune coop hanno cominciato a intessere rapporti anche con gli altri partiti.

Il verminaio che sta uscendo dallo scandalo di Mafia Capitale dà idea di un malcostume diffuso e tollerato. Non credo che sia un fenomeno isolato, come dimostra anche la recente vicenda dell’Expo, ma è presumibile che abbia investito anche altre grandi cooperative. Ho letto un interessante articolo a firma di Andrea Cangini, che merita essere riportato in parte: Ad esempio Salvatore Buzzi, protagonista dello scandalo Mafia Capitale si sapeva che aveva precedenti per truffa e omicidio, fondatore di una cooperativa di ex detenuti e da lì divenuto membro, a Bologna, del consiglio di sorveglianza del Consorzio nazionale servizi (Cns). «Ti presento il capo delle cooperative rosse di Roma», disse Alemanno a Berlusconi mentre Buzzi gli tendeva la mano. «In Cns sono riverito», ha detto Buzzi in un’intercettazione. E l’incarico di sorvegliante che gli è stato affidato dimostra che non ha detto il falso. Ora, pur evitando facili moralismi, è chiaro che la parola «valori» esibita da Legacoop sul proprio sito s’è persa. Si è persa perché si è persa l’identità di un’associazione di lavoratori nata per nobili ideali, ma cresciuta male. La base, ancora popolata di persone che ci credono, è sconcertata. E non se ne esce costituendosi parte civile nel processo capitolino. Se ne esce affrontando la realtà. La realtà di un’associazione di imprese perfettamente calata nella logica capitalista. Urge metter mano, se non alla Costituzione, almeno allo statuto.”

Qualche giorno fa che Poletti ha rilasciato una intervista a Repubblica, sostenendo che era assolutamente normale partecipare a quella cena (quella con Buzzi e esponenti del clan dei Casamonica), dichiarando testualmente: come presidente di Legacoop ho partecipato sempre alle iniziative ed alle assemblee delle cooperative aderenti. Era dunque assolutamente normale che partecipassi alla cena organizzata dalla cooperativa sociale 29 giugno, che aveva per obiettivo il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti e delle persone più deboli. Fa presente Poletti che quando si vive in questo mondo e si vede come lavorano le cooperative sociali, non si pensa che possano esistere comportamenti come quelli che oggi vengono alla luce. Mi permetto solo di fare qualche osservazione. Tutto bene, Poletti, ma chi aveva il compito di controllare la correttezza di Buzzi e della cooperativa associata 29 giugno? In primis lo aveva il servizio revisioni di Legacoop, in secundis l'associazione di appartenenza, deputata a controllare e a vigilare, come prevede la legge.

Anche in questa circostanza torna alla mente quello che ebbe a dire un grande sindacalista e uomo di cultura come Bruno Trentin, che dopo la fallita scalata alla BNL da parte di Unipol: le Coop hanno perso l’anima inseguendo ad ogni costo il profitto e l’arricchimento a scapito dei propri valori originari.
 
La mutazione genetica consiste nel fatto che i vari supermercati e ipermercati coop sono diventati le filiali di una grande Banca, senza tuttavia soggiacere ai vincoli e ai controlli imposti alle Banche dalla Banca d’Italia, con la messa a rischio del prestito sociale e dei posti di lavoro come è accaduto recentemente alla coop in Friuli. Tali attività finanziarie, svolte in modo talvolta spregiudicato, spostano ingenti risorse dagli investimenti produttivi sui mercati che non si conciliano con le finalità sociali, etiche e mutualistiche che ne dovrebbero guidare l’attività.

Dopo le vicende di Mafia Capitale viene da chiedersi se ci sia ancora spazio per una realtà cooperativa sana. Credo che ci siano oggi molti spazi per lo sviluppo e il rilancio di un modello cooperativo sano, in grado di offrire alle giovani generazioni una alternativa al precariato e alla disoccupazione, riempiendo gli spazi che le grandi imprese di capitali non riescono ad occupare. Penso che una organizzazione di persone che si mettono assieme per dotarsi di servizi o di un posto di lavoro a condizioni più vantaggiose rispetto al mercato in un momento di generale impoverimento, come accade in questo periodo, sia di estrema attualità. Per fortuna non tutto il sistema cooperativo è composto da coop degenerate e corrotte, governate da caste autoreferenziali che non rispondono mai a nessuno del loro operato e meno che mai ai propri soci. Il problema della partecipazione dei soci alla vita sociale delle cooperative ha assunto negli ultimi anni, a causa della diffusa disaffezione, un aspetto molto preoccupante, per non dire patologico. Di norma alle assemblee separate di bilancio partecipa una percentuale bassissima degli aventi diritto e approvano ad occhi chiusi qualsiasi decisione, molto spesso non comprendendo neppure il significato di ciò che vanno ad approvare. Nell’ultimo decennio sono nate cooperative di ogni genere che praticano salari da fame, non pagano i contributi previdenziali ed evadono le imposte. Esse agiscono ai margini della legalità, facendo concorrenza sleale alle imprese e alle cooperative sane e solo in qualche occasione finiscono nelle maglie della giustizia. Vengono chiamate cooperative spurie, sono cooperative controllate da pochi capi bastone (i negrieri del terzo millennio) dediti alla intermediazione di manodopera, sia Italiana che straniera che svolge lavori dequalificati, con turni e ritmi di lavoro massacranti, come nel caso della logistica. Anche questo fenomeno, da combattere con ogni mezzo, è la prova di come la mutazione genetica delle coop si sia spinta molto avanti, direi quasi tollerata.

Diversa è per fortuna la situazione di molte piccole e medie cooperative, dove spesso il presidente è realmente espressione dei soci e vive del proprio lavoro partecipando onestamente al successo del sodalizio. La partecipazione e il controllo da parte dei soci si sviluppa in modo libero e senza ostacoli, in nome della trasparenza e del rispetto delle regole statutarie e democratiche condivise. Ciò detto, occorrono urgenti provvedimenti legislativi per arginare fenomeni come quelli accaduti nella Coop 29 giungo di Roma e in altre cooperative. 

Per concludere, ritengo indispensabile una riforma organica della legislazione sulla cooperazione in modo da garantire maggiormente i soci circa il rispetto dei principi solidaristici e mutualistici, della correttezza amministrativa ed etica dei propri manager.

 
Mario Frau

18 dicembre 2014
 


17 dicembre 2014

PROCESSO UNICOOP FIRENZE TRE ANNI DI UDIENZE MA ERA TUTTO INUTILE

In sei sotto accusa per non aver valutato i rischi per i dipendenti

Reati prescritti prima del rinvio a giudizio

La rabbia degli operai


«NON contesto niente. Ma chiedo di capire come sia stato possibile fare un processo per malattie professionali che all'ultimo momento, dopo parecchie udienze, d'improvviso sono state dichiarate prescritte. Prescritte addirittura in data precedente al rinvio a giudizio, anzi prima ancora dell'avvio dell'inchiesta».

Giorgio Stefanini è un dipendente di Unicoop Firenze ed è un cittadino che non riesce a comprendere come la giustizia possa essere tanto contraddittoria. Con il collega Luigi Del Prete si era costituito parte civile in un processo nel quale due dirigenti di Unicoop Firenze e quattro medici erano accusati di lesioni colpose aggravate per non aver valutato i rischi legati alla movimentazione manuale dei carichi da parte degli addetti al magazzino di Scandicci e per non aver attuato le necessarie misure di prevenzione. Stefanini e Del Prete lavoravano su muletti privi di servosterzo, con i quali dovevano sollevare pancali, talvolta pesantissimi, facendo leva sui manubri. Ad ambedue, come ad altri colleghi, sono state diagnosticate anni fa ernia del disco e lesioni alle braccia, «con aumento all'insorgenza di nuove patologie». Stefanini lavora ancora oggi sui muletti. Del Prete è in pensione. Insieme sono tornati in tribunale per esprimere il loro sconcerto sull'esito del processo. Al loro fianco c'è Gabriele Rinaldi dell'Unione sindacale di base, a cui si deve - spiegano - un miglioramento delle condizioni di lavoro.

La denuncia della Asl - ricordano - risale al 2004. Il fascicolo d'inchiesta porta la data del 2008. Il 30 giugno 2010 la procura cita a giudizio per lesioni colpose due dirigenti Unicoop e quattro medici. Il processo parte a singhiozzo. Prima finisce davanti a un giudice onorario, poi viene assegnato al giudice Breggia che fissa un fitto calendario ma poi passa ad altro incarico, infine approda davanti al giudice Francesco Maradei. Si tengono varie udienze, vengono sentiti molti testimoni. il 26 giugno 2014 il processo è alle battute finali. In udienza arriva, al posto del collega Paolo Canessa, il pm Massimo Bonfiglio, che prende la parola per sostenere che tutte le accuse sono ormai prescritte. «Il mio avvocato - ricorda Stefanini - ha obiettato che nel 2007 mi era stata diagnosticata una nuova patologia alle braccia, e infatti nel 2010 mi è stata riconosciuta un'altra malattia professionale. Non è servito a nulla. Il giudice si è ritirato e poi ha dichiarato prescritte tutte le accuse». Nella motivazione ha spiegato che la data di consumazione del reato va fissata al momento dell'insorgenza della malattia, e nel caso di Stefanini ha ritenuto «addirittura inverosimile che da un infortunio patito nel 1998 possa essere insorta nuova malattia agli arti superiori nel 2007, per cui tale patologia deve essere considerata solo come un aggravamento della prima, conseguente all'unico infortunio contestato, quello del 1998». Stefanini commenta: «Spiegatemi perché ci sono voluti tanti anni per dirci che il processo era del tutto inutile».


16 dicembre 2014

Franca Selvatici

La Repubblica


14 dicembre 2014

LE COOP RIPARTANO DAL MONDO DI TOLMEZZO

Forse Legacoop dovrebbe fare un congresso straordinario a Tolmezzo. La piccola cittadina della Carnia rappresenta simbolicamente tutto quello che nel mondo Coop non funziona, da Carminati e Mafia Capitale al crac di CoopCa, passando per quello di Coop Operaie


Tolmezzo è un paese di 10.000 abitanti in provincia di Udine, nel cuore della Carnia. Il caso ha voluto che due vicende che impattano fortemente col mondo Coop, diverse per importanza e motivi, abbiano a che fare con questo paese a pochi chilometri dal confine austriaco. Anche il mondo delle Coop è arrivato ad un confine: quello tra legalità e malaffare e tra opacità e trasparenza.

A Tolmezzo, per l'esattezza nel carcere di massima sicurezza, sono stati trasferiti Massimo Carminati e gran parte degli arrestati nell'inchiesta Mafia Capitale che ruota intorno agli affari della famigerata Coop 29 Giugno e al suo presidente, Salvatore Buzzi.

A Tolmezzo si sta affannosamente cercando di salvare CoopCa, Coop Carnica, che ha richiesto il concordato preventivo. La prossima settimana potrebbe essere decisiva con l'incontro tra il vice presidente della Regione Friuli, Sergio Bolzonello, per capire se ci sono i presupposti per un salvataggio. In ballo ci sono 650 dipendenti e 30 milioni di prestito sociale versati da 3.000 soci. La vicenda di CoopCa segue a breve il disastro dell'altra storica coop friulana della distribuzione, più grande nelle dimensioni e nel tonfo, le Coop Operaie di Trieste e Istria, anno di nascita 1903. Anche qui a ballare sono i 600 dipendenti e oltre 100 milioni di prestito di 17.000 soci. La Procura di Trieste ha chiesto al tribunale civile di dichiarare il fallimento delle Coop Operaie e l'immediata adozione di provvedimenti atti a tutelare il patrimonio con nomina di un ufficiale giudiziario. Questo dopo la scoperta di un'enorme bolla finanziaria costituita da cessioni di immobili a società controllate dalle stesse Cooperative Operaie.

Il Prestito Sociale rappresenta da sempre per le Coop più strutturate, ma anche per quelle di minori dimensioni, una risorsa importantissima. Le Coop della grande distribuzione, le cosiddette 9 sorelle (Unicoop Firenze, Coop Adriatica, Coop Consumatori Nordest, Coop Estense, Unicoop Tirreno, Coop Liguria, Coop Lombardia, Novacoop e Coop Centro Italia) raccolgono complessivamente 11 miliardi di risparmi dei soci prestatori. Una potenza di fuoco impressionante. La gestione e i controlli che attengono al prestito sociale sono oggetto di critiche da tempo. In particolare si punta il dito su un sistema dove i controlli sono scarsi e affidati alle stesse coop che non sempre brillano per trasparenza. Un mondo autoreferenziale che non viene sottoposto al vaglio di organismi esterni come invece sarebbe d'uopo. Il prestito sociale delle Coop poggia fondamentalmente su tanta fiducia e poche tutele. Abbiamo scritto più volte della disinvoltura con cui alcuni colossi Coop si lanciano in operazioni finanziarie discutibili, come l'acquisto di Fondiaria-Sai da parte di Unipol o del disastro della partecipazione di Unicoop Firenze in Monte Paschi, costata almeno 400 milioni, dilapidazione di risorse che non ha avuto nessuna conseguenza sui dirigenti responsabili.

Dall'altra parte lo scandalo Mafia Capitale mette il carico da undici su un sistema in cui anche in questo caso controlli e trasparenza paiono lontani come Plutone dalla Terra. E non è certo un fulmine a ciel sereno. Nel tempo ne abbiamo viste purtroppo di vicende torbide. Basti pensare al Mose o all'Expo. E Legacoop? Come al solito balbetta, proprio ora che ha un suo uomo in un ministero chiave. Anzi, balbetta pure lui. Le frasi sono sempre le solite. Ecco cosa dichiarava nel giugno scorso il presidente di Legacoop Veneto, Adriano Rizzi, dopo lo scandalo Mose: «Bene le dimissioni dei coinvolti, cooperazione in campo per il cambiamento». E ora dopo la vicenda della Coop 29 giugno ecco che di nuovo si fa la faccia feroce. Parla Mauro Lusetti, neo presidente di Legacoop nazionale che ha sostituito Poletti: «Fuori subito chi tradisce i nostri valori». Ora, quel subito induce quantomeno a qualche sorriso, se non ad un ghigno. Anche uno dei più apprezzati cooperatori, Adriano Turrini presidente di Coop Adriatica, fa sentire la sua voce: «Tolleranza zero e rinnovamento». Vedremo. Tutto questo invocare misure drastiche quando sotto il naso ti hanno fatto passare di tutto, lascia qualche comprensibile riserva. Ci limitiamo a constatare che finora si è ignorato per negligenza o per altro, il Problema, mentre la slavina via via assumeva dimensioni sempre più preoccupanti.

Il ministro Poletti ha poco da indignarsi per la nota foto in cui è ritratto a cena con i sodali che sappiamo. E' stato a capo di Legacoop per ben 12 anni. Dovrebbe rispondere non della singola cena, ma di come funziona il mondo Coop. Ecco cosa dovrebbe spiegare Giuliano Poletti. Legacoop vuol fare finalmente un'operazione di profonda pulizia e trasparenza? Prenda coraggio e proceda davvero e celermente, altrimenti la slavina sarà un'enorme valanga e sbandierare il mondo valoriale Coop a quel punto non servirà.


14 dicembre 2014



26 novembre 2014

"UNICOOP TIRRENO CANCELLA LE TUTELE": E' STATO DI AGITAZIONE

La decisione presa dopo l’esito negativo della trattativa tra Unicoop Tirreno e le organizzazioni sindacali. La privatizzazione dei magazzini di Vignale e Anagni prevedeva accordi di tutela per i lavoratori, garanzie che ora si vogliono cancellare. Unicoop Tirreno ha dato infatti solo una risposta, ed è la peggiore mai data: disdire tutti gli accordi sottoscritti dal 2000 ad oggi. L’etica che professa l’azienda non è che uno slogan. Efficace all’esterno, forse, ma con i lavoratori usa due pesi e due misure”.


 
Riotorto (Livorno), 25 novembre 2014 - Le organizzazioni sindacali, in testa la UilTucs, proclamano lo stato di agitazione dei lavoratori della Coop di Riotorto.
"Fallita la trattativa, e in assenza di tutele, non resta che proclamare lo stato di agitazione. E, se le garanzie non vengono ripristinate, arrivare allo sciopero. E’ la decisione presa dopo l’esito negativo della trattativa tra Unicoop Tirreno e le organizzazioni sindacali, in testa la UilTucs (Unione italiana lavoratori del turismo, commercio e servizi) di Livorno rappresentata dal segretario territoriale Sabina Bardi. La trattiva riguarda i lavoratori della sede di Vignale Riotorto, uno dei centri di distribuzione più importanti di tutta la Toscana, fallita dopo anni di difficoltà e “scelte molto discutibili”.

Parola della UilTucs, che spiega come già nel 2000 la Cooperativa iniziò la privatizzazione dei magazzini di Vignale (Livorno) e Ariccia (Roma), successivamente diventato Anagni (Frosinone). “Solo dopo anni– specifica il segretario UilTucs di Livorno Sabina Bardi – vennero raggiunti degli accordi fra le parti sociali e l'azienda, salvaguardando i lavoratori della Coop. Il primo passo dell'azienda fu quello di aprire procedura di mobilità, successivamente furono raggiunti accordi globali, dapprima nei singoli reparti e poi per ogni singolo lavoratore. In ogni tipo di stesura venivano sottoscritte dalla Cooperativa le garanzie che sarebbero state inviolabili e irrinunciabili nei confronti dei lavoratori dipendenti Coop, qualora avessero aderito alla privatizzazione. Garanzie che ora si vogliono cancellare. Coop ha dato solo una risposta, ed è la peggiore mai data: disdire tutti gli accordi sottoscritti dal 2000 ad oggi. L’etica che professa l’azienda non è che uno slogan. Efficace all’esterno, forse, ma con i lavoratori usa due pesi e due misure”.

"Altro aspetto da non sottovalutare - continua il comunicato - poi, è il fatto che spesso le garanzie non siano state applicate neanche dalle aziende appaltatrici. L’ennesimo mancato rispetto di garanzie, e di dignità, che ha spinto la UilTucs a prendere decisioni drastiche e interrompere il tavolo di negoziazione proclamando lo stato di agitazione. Ma non solo. “Se Coop non ritira la disdetta degli accordi – conclude Bardi – siamo pronti a indire uno sciopero. Anche se questo comporterebbe magazzini e negozi bloccati con una perdita di incasso di svariati milioni di euro”. Una cifra da capogiro rispetto alle poche centinaia di euro che, paradossalmente, sarebbero sufficienti a mantenere in vita gli accordi.




25 novembre 2014

La Nazione