24 agosto 2011

NEL MIRINO GLI SGRAVI ALLE COOP. IL GOVERNO TORNA ALL'ATTACCO

Non si usino le pensioni per chiudere il buco del giorno. Per gli investimenti ci sono altri posti dove prendere i soldi

Pier Luigi Bersani, Pd Nel 2002 i primi interventi per ridurre le esenzioni


Per le coop a mutualità prevalente l' esenzione è al 70% Nel 2007 Il regime fiscale agevolato garantiva sgravi per 300 milioni


Il primo scontro tra il governo Berlusconi e le cooperative risale al 2001 quando Giulio Tremonti, anche allora ministro dell' Economia, per ridurre i presunti privilegi fiscali delle coop rosse, rischiò di scontrarsi con Giorgio Vittadini, presidente della Compagnia delle opere della cattolicissima Comunione e liberazione, che accusò l' esecutivo di «politica di piccolo cabotaggio».

Fino al 2001 gli utili delle coop accantonati a riserva indivisibile non erano soggetti a imposte dirette. Dal 2002 questa esenzione restò solo per le cooperative sociali. Poi, nel 2004 Tremonti, con la riforma del diritto societario, suddivise le cooperative in due categorie: quelle «a mutualità prevalente», dove l' attività rivolta ai soci supera quella esterna, e quelle «a non a mutualità prevalente» ma che rispettano comunque i criteri di non distribuzione dei dividendi e delle riserve tra i soci.

Per queste ultime, più vicine a una normale azienda, l' esenzione dalla tassazione sul reddito d' impresa (Ires) è limitata al 30% degli utili (sul resto si paga) mentre per le coop a mutualità prevalente l' esenzione sale al 70%, ma a patto appunto che realizzino il 50,1% del fatturato con i soci. La partita però non sarebbe ancora chiusa, stando ad alcune indiscrezioni che non escludono un nuovo intervento sulle coop.

Il vecchio scontro si riaprirebbe. Nel 2007 Bernardo Caprotti, patron di Esselunga e finanziatore di Forza Italia, si scagliò con un pamphlet dal titolo «Falce e carrello» contro le cooperative rosse accusate di concorrenza sleale a causa del regime fiscale agevolato. Alcune stime cifravano in circa 300 milioni di euro questi sgravi.

Alla fine del 2008 un nuovo inasprimento, con l' aumento dell' aliquota sul prestito soci dal 12,5% al 20%. La misura interviene su circa undici miliardi di euro di raccolta annua, secondo un' indagine Mediobanca dell' inizio del 2010. Nonostante tutte queste misure, il mondo delle cooperative non conosce crisi e, nel settore della grande distribuzione, costituisce una delle alternative alla penetrazione delle grandi società estere, come Carrefour e Auchan, nel mercato italiano.

Un tempo roccaforte del partito comunista, la Lega delle cooperative ha via via conquistato autonomia. E il 27 gennaio 2011 è nata l' «Alleanza delle cooperative italiane», il coordinamento nazionale tra Legacoop con le centrali cattoliche dell' Agci e della Confcooperative. Un' alleanza impensabile fino a pochi anni fa, per dare più forza di rappresentanza al mondo della cooperazione nei confronti dei governi, indipendentemente dal loro colore.

Le tre organizzazioni cooperative dichiarano oggi 43.000 imprese iscritte, con oltre 1 milione e centomila occupati, 12 milioni di soci, un fatturato complessivo di 127 miliardi. Un gigante che cerca di parlare con una voce sola. Presidente di turno è attualmente Luigi Marino, numero uno della Confcooperative.

«Luci e ombre», è stato il giudizio dell' Alleanza delle cooperative sulla manovra. Sulla politica fiscale che il mondo della cooperazione auspica, Marino era stato chiaro il 7 giugno scorso, in occasione dell' Assemblea della sua associazione. Davanti a Tremonti, seduto in prima fila, Marino, dopo aver rivendicato un aumento dell' occupazione creato dalle cooperative (+5,5% in due anni), aveva detto: «Dalla riforma fiscale ci attendiamo che sradichi l' evasione, renda vita più difficile alla corruzione, e attui una linea di semplificazione. E infine che punti meno sui redditi personali e più sulle cose e i consumi». Altro che nuove tasse sulle cooperative.



23 agosto 2011

Enrico Marro


Corriere della Sera.it



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