
28 gennaio 2012
LE COOP FANNO GRANDE FINANZA CON I SOLDI DELLE FAMIGLIE

LE COOP E IL GIOCHINO DELL'OPA
Le Coop, dopo aver strapagato le azioni della famiglia Ligresti cercano di evitare l'«Opa», l'offerta pubblica di acquisto, che gli imporrebbe di estendere lo stesso trattamento anche ai piccoli azionisti.Sorge spontanea la domanda: per quale motivo una società che si ispira agli ideali della cooperazione si presta a questo non limpido gioco?
Sul piano sostanziale della tutela delle regole elementari di un mercato sano, non c’è dubbio che l’Opa dovrebbe essere imposta anche per le società controllate da Premafin.
L’architettura dell’operazione è troppo complicata per essere riassunta in poche righe; in sintesi, Unipol acquisisce la maggioranza di Premafin (società quotata) che a sua volta detiene la maggioranza di Fondiaria-Sai e di Milano Assicurazioni, pure quotate. Il prezzo per il controllo delle due compagnie è molto alto: secondo i calcoli di Lorenzo Dilena (Linkiesta. it) è più di sette volte il prezzo di Borsa dei giorni precedenti l’annuncio. Come se non bastasse, a ciascuno dei componenti della bella famigliola viene concessa una buonuscita per 5 anni pari a 700 mila euro l’anno pudicamente travestita da “patto di non concorrenza”, cioè un compenso per uscire dal business che hanno devastato: come pagare Schettino per non salire più sulla plancia di una nave. Ma non c’è limite alla riconoscenza dovuta a una famiglia che ha sempre dimostrato di essere organica al centro nevralgico della finanza italiana e acquisito molte benemerenze, fin da quando nei giorni caldi di Mani pulite, il patriarca, Salvatore, passò 112 giorni (Ferragosto compreso) a San Vittore chiuso in un ostinato silenzio, per arrivare ai tempi recenti in cui i Ligresti hanno partecipato, pur già in gravi difficoltà finanziarie, alla cordata voluta da Berlusconi e guidata da Banca Intesa per impedire che Air France assumesse il controllo di Alitalia.
C’è per fortuna un ostacolo prima che l’operazione si concluda ed è la legge sull’Opa, il cui obiettivo primario è proprio quello di evitare che le azioni di qualche azionista valgano più di quelle degli altri. In base a essa, il principesco valore riconosciuto alla famiglia Ligresti dovrebbe essere esteso a tutti gli altri azionisti. Ma Unipol da questo orecchio non ci sente: intende effettuare l’offerta su Premafin (e ci mancherebbe), ma chiederà alla Consob di essere esentata dall’Opa sulle due compagnie di assicurazione, guarda caso proprio quelle dove si pone in modo così netto il contrasto fra la valutazione delle azioni dei Ligresti e quelle degli altri azionisti. Come direbbe Jannacci, a costoro va detto solo “no, tu no”. Ma perché? Sempre come nella canzone: perché no.
Sorge spontanea la domanda: per quale motivo una società che si ispira agli ideali della cooperazione si presta a questo non limpido gioco? Sul tema varrà la pena di tornare, ma per ora basta ricordare che tecnicamente la società di via Stalingrado (anche la toponomastica può essere ironica) invoca una norma della legge sull’Opa che consente alla Consob di esentare dall’Opa gli acquisti di azioni effettuati per operazioni di salvataggio. A prescindere dagli specchi su cui si arrampicheranno i consulenti legali, la giustificazione in questo caso non tiene. L’operazione è congegnata con l’unico fine di riconoscere un compenso tanto eccezionale quanto immeritato ai Ligresti: ci sono molti altri modi per evitare il dissesto e far subentrare Unipol senza riempire le tasche della famiglia. Nel modo con cui è stata prospettata, l’operazione serve a salvare i Ligresti, non la società e dunque l’esenzione dall’Opa non può essere invocata.
Si badi che gli azionisti delle società in questione sono stati tartassati in tutti i modi, tanto che oggi Fondiaria-Sai vale in Borsa un ventesimo rispetto a cinque anni fa. I Ligresti (quelli che ottengono un compenso di 3,5 milioni a testa) sono stati un autentico Re Mida al contrario, in un settore in cui per perdere soldi occorre essere particolarmente dotati. Il fatto è che le perdite del gruppo sono arrivate soprattutto da operazioni che hanno portato le due società assicurative a comprare società (sempre controllate dai Ligresti) a prezzi elevati e che hanno prodotto successivamente perdite cospicue, come nel caso della società alberghiera Atahotels o addirittura a pagare i cavalli dell’amazzone di famiglia. Sempre, si capisce, ai danni degli azionisti di minoranza. Fintanto che questi comportamenti sono avallati dal fior fiore (si fa per dire) del capitalismo italiano, non c’è da meravigliarsi se la Borsa italiana è sempre più asfittica e se il paese cresce poco. Un sistema finanziario che premia in questo modo imprenditori (si fa sempre per dire) che sarebbero capaci di gestire in perdita un pozzo petrolifero saudita è afflitto da vizi profondi che possono portare al massimo alla conservazione del potere, non certo a generare risorse per tutti.
Da oggi, la patata bollente è sul tavolo della Consob. Sul piano formale non mancano gli argomenti per accettare le argomentazioni giuridiche degli azionisti di maggioranza (in base al principio che l’occhio del padrone ingrassa il cavillo), ma sul piano sostanziale della tutela delle regole elementari di un mercato sano, non c’è dubbio che l’Opa dovrebbe essere imposta anche per le società controllate da Premafin. La commissione guidata da Vegas finora ha assunto posizioni diverse: nella primavera del 2011, ha imposto l’Opa a Groupama (al che la società transalpina si è ritirata in buon ordine) mentre ha esentato Unicredit che partecipava in prima fila all’aumento di capitale. Qual è il precedente cui appellarsi? Chi ha a cuore gli interessi del mercato, non dovrebbe avere dubbi.
27 gennaio 2012
Marco Onado
Il Fatto Quotidiano
27 gennaio 2012
LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI IN UNICOOP FIRENZE
I lavoratori intervenuti, dopo aver appreso che Unicoop Firenze, sulla scia della recente liberalizzazione degli orari del commercio, resterà aperta tutte le domeniche di febbraio e marzo dalle 9 alle 20, nei negozi fiorentini di Ponte a Greve, Gavinana, Ipercoop Sesto e Cimabue (quest'ultimo solo la mattina), hanno deciso di sottoscrivere il documento che segue.
Scandicci, 26 gennaio 2012
Vincenzo Galdi
RSU Uffici Unicoop Firenze
INDEBITATE PER FONSAI, LE COOP TENTANO IL PASSO LUNGO

Pur di centrare l’obiettivo, le coop sarebbero pronte ad aumentare i debiti delle loro holding Holmo e (soprattutto) Finsoe, a cui fa capo il controllo di Unipol. Una mossa azzardata, secondo molti analisti.
Debiti, quali debiti? Il salvataggio della Fonsai di Ligresti con i soldi delle Coop (regia di Mediobanca) sta arrivando allo sprint finale. Entro domenica prossima, salvo sorprese clamorose, arriveranno i via libera dei consigli di amministrazione interessati all’operazione e nel frattempo i vertici del movimento cooperativo fanno i salti mortali per convincere la Borsa e gli analisti che il salvataggio della Fonsai messa in vendita dai Ligresti è un affarone. Ieri un comunicato diffuso dalle sette maggiori cooperative di consumo informava che l’operazione Fonsai “è un intervento finalizzato ad una soluzione utile per il settore assicurativo del nostro Paese e importante per gli interessi degli assicurati e delle migliaia di lavoratori, agenti e piccoli azionisti".
E COME NO? “Nasce un colosso delle polizze”, ha titolato giorni fa qualche giornale particolarmente sensibile alle ragioni delle cooperative. Solo che questo colosso avrà bisogno per stare in piedi di raccogliere in Borsa nelle prossime settimane qualcosa come 1,75 miliardi di euro di nuovi capitali, forniti in gran parte dagli azionisti di Unipol con in prima fila le Coop a cui fa capo il controllo del gruppo assicurativo bolognese. C’è un problema supplementare, però. Le cooperative, come gran parte delle aziende in questi tempi di recessione, non se la passano particolarmente bene. Il denaro che hanno in cassa dovrebbe servire per sostenere il business caratteristico e non progetti a rischio, per quanto importanti, come quelli di Unipol. Ma ecco pronta la soluzione. Mancano i soldi? Niente paura, basta prenderli in prestito. Sì, insomma, il sistema cooperativo è pronto a indebitarsi pur di rispondere all’appello di Mediobanca, comprarsi la Fonsai sull’orlo del tracollo e costituire il secondo gruppo assicurativo italiano dopo le Generali. Una grande operazione di potere, che finirà per cambiare gli equilibri della finanza italiana. E il potere, comprensibilmente, esercita sempre un certo fascino su manager come il numero uno di Unipol, Carlo Cimbri, reduce dalla fallita scalata alla Bnl (correva l’anno 2005) che è costata anche a lui, all’epoca braccio destro di Giovanni Consorte, una condanna penale a 3 anni e sette mesi di reclusione in primo grado. Così, pur di centrare l’obiettivo, le coop sarebbero pronte ad aumentare i debiti delle loro holding Holmo e (soprattutto) Finsoe, a cui fa capo il controllo di Unipol. Una mossa azzardata, secondo molti analisti. Altri invece ritengono che l’unione con Fonsai in prospettiva potrebbe fruttare profitti sufficienti a sostenere il peso dei nuovi prestiti.
VEDREMO come andrà a finire. Intanto è difficile non notare che solo pochi mesi i vertici delle cooperative si erano mossi in tutt’altra direzione. Per far fronte a un indebitamento giudicato eccessivo avevano escogitato una complicata operazione di lifting contabile. Di punto in bianco erano spuntate dal nulla una pattuglia di società costituite per l’occasione. Si chiamano Pantheon, Posto, Finpar Unip, Ligurpart, Margherita, e via di questo passo per un’altra mezza dozzina di nomi. Fanno capo ciascuna a una grande cooperativa. E così, per esempio, la Coop Adriatica possiede Pantheon, la Coop Consumatori Nordest ha costituito la Posto, la Coop estense ha figliato la Finpar Unip. A che serviva questo florilegio di sigle? La risposta arriva dai bilanci di Holmo, la holding del movimento cooperativo che attraverso Finsoe controlla il gruppo Unipol quotato in Borsa. I debiti di Holmo sono stati spartiti pro quota tra le varie Pantheon, Posto, eccetera, costituite pochi giorni prima esattamente allo scopo di prendersi in carico una parte delle passività della holding. Sul piano pratico nulla cambia. I debiti continuano a gravare sul sistema cooperativo. Formalmente però una parte importante del passivo è stata suddivisa tra le neonate società e quindi non è più riconducibile al conglomerato finanziario targato Unipol. Questa complessa operazione si è conclusa giusto alla fine del 2011. Gli analisti hanno stimato che la galassia Holmo-Finsoe era riuscita in questo modo a sgravarsi di circa 450 milioni di debiti. Una somma importante se si pensa che, in base alle quotazioni di Borsa, il 100 per cento del capitale ordinario di Unipol vale circa 415 milioni di euro e le cooperative ne controllano il 51 per cento circa. Gli analisti avevano benedetto l’operazione perchè, si legge in un report di Banca Imi, “la società sarà meglio sostenuta nei suoi piani di espansione strategica”. Solo che adesso le coop fanno marcia indietro. Si torna all’antico, ai debiti. D’altronde come dire di no a Mediobanca, principale creditore di Unipol? Intanto i piccoli azionisti preferiscono togliere il disturbo. Da quando hanno cominciato a circolare le indiscrezioni sul salvataggio Fonsai il titolo Unipol ha perso oltre il 30 per cento.
26 gennaio 2011
Vittorio Malagutti
Il Fatto Quotidiano
25 gennaio 2012
LICENZIATO DA ESSELUNGA, IL TRIBUNALE LO REINTEGRA

Era stato ritenuto inidoneo alla mansione svolta dal medico aziendale
La nota sindacale ricorda che "tra aprile e maggio del 2011 Esselunga licenziò 6 lavoratori in Lombardia, giudicandoli inidonei senza consentire ai lavoratori di ricorrere alla Asl di competenza come previsto dall’articolo 41 del decreto legislativo numero 81 del 2008".
Da qui le proteste ed il ricorso dei lavoratori sostenuti dai 3 sindacati, a cui Esselunga ha risposto sospendendo le relazioni con le organizzazioni sindacali.
24 gennaio 2012
CONSORZIO ETRURIA, APPROVATA LA SCISSIONE DELLA COOPERATIVA
Il 30 gennaio ci sarà l’adunanza dei creditori. Nascerà un nuovo soggetto che assicurerà la continuità dell’attività d’impresa e destinerà una parte consistente degli utili ai creditori del concordatoL’assemblea di Consorzio Etruria (di Montelupo Fiorentino, ndr) ha oggi approvato all’unanimità dei soci presenti (lavoratori e banche) la scissione della cooperativa come previsto dal piano di concordato in continuità. Dopo l’approvazione e l’omologa del concordato nascerà, quindi, una nuova cooperativa che assicurerà la continuità dell’attività d’impresa e destinerà una parte consistente dei suoi utili ai creditori del concordato.
I soci lavoratori auspicano ora - anche nell’interesse di tutto l’indotto - che la proposta di concordato sia approvata dalla maggioranza dei creditori: elemento fondamentale e decisivo per il buon esito della procedura.
Adesso la parola passa ai creditori, chiamati all’adunanza del 30 gennaio 2012: come è stato ricordato in assemblea, chi si astiene dal voto è come se votasse contro la proposta concordataria.
24 gennaio 2012
UNIPOL: I CINQUE UOMINI FORTI DEL NUOVO POLO ASSICURATIVO

Dagli ambienti esclusivi della finanza milanese ai salumi e agli scaffali dei supermercati della via Emilia. La futura compagine azionaria di Fondiaria-Sai è molto diversa da quella di oggi (i Ligresti): è affollata e il suo cuore batte tra Bologna e Reggio Emilia, culla della cooperazione rossa.
Sono una quarantina le coop che controllano Unipol, ma sono solo undici quelle che contano a livello di governance. Questo perché la semplificazione della catena di controllo ha consentito a chi aveva le risorse di uscire da Holmo (la ex capogruppo) per rilevare direttamente le azioni di Finsoe (la finanziaria cui fa capo il 51% di Unipol).Gli undici cooperatori che hanno in mano l'84% di Finsoe la sera di Capodanno hanno incontrato l'amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri, e gli hanno dato il via libera sull'operazione Fonsai. Ora stanno facendo i conti in tasca per capire dove trovare quel mezzo miliardo che serve per non perdere il controllo assoluto della loro compagnia.
In questa pattuglia di azionisti scelti, la parte del leone la fanno le catene della grande distribuzione che, a differenza dei competitori privati, possono contare per finanziarsi sul prestito dei soci invece che sul credito delle banche.
Il socio singolarmente più pesante è la bolognese Coop Adriatica, la seconda delle coop di consumo con 2 miliardi di fatturato e oltre 1 milione di soci. Il presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, è stato presidente di Coop Adriatica, mentre oggi alla sua guida c'è un altro uomo importante della cooperazione emiliana, il 55enne Adriano Turrini, ex numero uno della Coop Costruzioni, e della Legacoop bolognese.Le altre due realtà del largo consumo che pesano in Unipol sono la reggiana Coop Nordest e la modenese Coop Estense. Coop Nordest è guidata da un uomo chiave del sistema, Marco Pedroni, presidente di Finsoe e consigliere di amministrazione della compagnia. Il manager 52enne è tanto influente nella sua città da essere additato dai partiti di opposizione locale come il «sindaco ombra». Prima di lui al vertice di Finsoe c'era il modenese Mario Zucchelli, presidente di Coop Estense, consigliere di via Stalingrado e bersaglio degli strali del patron di Esselunga Bernardo Caprotti, nel libro «Falce e Carrello».
A Modena hanno base altri due grandi azionisti di Unipol: Unibon cui fa capo il 50% di Grandi Salumifici Italiani, primo gruppo dei salumi italiano con 600 milioni di fatturato, protagonista di una intensa campagna di shopping . A guidare la cooperativa è Milo Pacchioni, vice presidente di Legacoop Modena nonché leader di Assicoop, la potente organizzazione degli agenti assicurativi e di Cooperare spa, banca d'affari dedicata allo sviluppo delle imprese cooperative, socia a sua volta di Finsoe.
Un altro personaggio chiave è Ivan Soncini, presidente di Ccpl, il consorzio di cooperative del settore costruzioni, energia e servizi. Soncini, ex dirigente Cgil, nei giorni scorsi ha deciso di destinare una poltrona del board ai dipendenti. E, insieme al collega Pedroni, ha iniziato ad impiantare le pompe di benzina Enercoop nei supermercati Coop Nordest.Un ruolo stabile nell'azionariato lo giocano anche le tre imprese della grande distribuzione del Nord Ovest, Coop Lombardia, Coop Liguria e la piemontese Novacoop, che hanno avviato un processo di fusione a tre per dare vita alla prima cooperativa italiana con un fatturato di quasi 3 miliardi e poco meno di 2 milioni di soci. Ernesto dalle Rive, torinese, 49 anni, presiede Novacoop ed è anche consigliere di Unipol e presidente del consiglio di sorveglianza di Coop Italia, anch'esso azionista diretto di Finsoe.
Meno importante è invece la componente toscana. Tra gli azionisti diretti è rimasta Unicoop Tirreno mentre l'impresa più grande di tutte con i suoi 2,3 miliardi di fatturato e il suo storico presidente Turiddo Campaini ha un ruolo più defilato forse perché deve difendere più della posizione in Unipol, il 2,5 % di Mps.Insieme al colosso toscano nell'azionariato della cassaforte Holmo che detiene il 24% di Finsoe, è raggruppata una trentina di imprese di vari settori produttivi con il cuore sotto le Due Torri. Dalla Manutencoop di Claudio Levorato, gruppo dei servizi quotato in borsa, al Consorzio Cooperative Costruzioni guidato da Piero Collina, vicepresidente di Unipol, alla Camst di Marco Minnella, alla Cesi di Vanes Galanti (consigliere di Unipol ed ex vice di Stefanini) e alle altre realtà del settore produzione e lavoro come Cefla, Cmb di Carpi, Coop Sette e Unieco, fino alla Granarolo.
24 gennaio 2012
Roberta Scagliarini
La Stampa
22 gennaio 2012
UNIPOL-FONSAI: PEDRONI, PRESIDENTE COOP NORDEST, IN CABINA DI REGIA
Marco Pedroni, presidente di Coop Consumatori Nordest e presidente del consiglio di amministrazione di Finsoe, la Spa a capo di Unipol che controllerà il maxi gruppo assicurativo Unipol-Fonsai*********************************************************************
C'è un reggiano alla guida di una delle più grosse operazioni che il mondo cooperativo abbia mai tentato dai tempi del fallito acquisto della Bnl ad opera di Unipol (quello, per intenderci, delle telefonate fra Fassino e Consorte con il segretario del PD che diceva al manager: "Allora abbiamo una banca"), una delle operazioni finanziarie più clamorose degli ultimi anni. Quella che darà vita al secondo polo assicurativo italiano, un gruppo da 20 miliardi di premi.
Ma ora Finsoe, che difficilmente sarà disposta a diluire la propria partecipazione in Unipol e quindi probabilmente parteciperà all'aumento di capitale, dovrà chiedere in primo luogo ai suoi soci (Coop Nordest, Ccc, Granarolo, Manutencoop e Camst) e poi alle altre cooperative e al mercato circa un miliardo di euro per ricapitalizzare e inghiottire il boccone FonSai-Milano Assicurazioni. Insomma, anche i cooperatori reggiani si troveranno presto alle prese con un bel dilemma: sostenere o no con risorse finanziarie l'aumento di capitale di Unipol? Al momento la reazione del mercato è interlocutoria, visto che Unipol negli ultimi giorni è scivolata in borsa.
Bologna diventerà capitale delle assicurazioni
L'ingresso nei salotti buoni della finanza italiana
Una cifra molto distante dalle attuali quotazioni, pari a 0,18 euro per azione. Sottraendo il prezzo odierno da quello di carico e moltiplicandolo per il numero delle azioni in pancia a Finsoe si ottiene la minusvalenza che le cooperative sarebbero costrette a sopportare attualizzando la partecipazione ai prezzi correnti: 1,62 miliardi. Detta in altri termini, la quota di maggioranza in Ugf oggi vale 192 milioni, cioè poco più della metà dell’attuale capitalizzazione, che è di 364 milioni". Prosegue l'Inkiesta: "Inoltre l’indebitamento nei confronti delle banche è salito a 435 milioni (rispetto ai 391 milioni di fine 2009) così come la perdita dell'ultimo bilancio approvato, 6 milioni, rispetto ai 26 milioni di utile messi a segno al 31 dicembre 2009. Esigua anche la cassa, attorno ai 3 milioni".
Ma l'acquisizione di Premafin e Fondiaria spalanca alle coop rosse anche l'ingresso nei salotti buoni della finanza italiana: Mediobanca, Generali, Rcs e Camfin, la finanziaria che controlla Pirelli. Perciò un'altra domanda che molti si pongono è la seguente: Unipol chiederà di sedere in questi salotti o valorizzerà, cedendole, le partecipazioni dei Ligresti? Sarà davvero interessante capire come Pedroni e gli altri cooperatori reggiani si schiereranno in questa partita che può alterare i delicati equilibri del capitalismo made in Italy.
20 gennaio 2012
p. p.
Reggionline.com
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Unipol, abbiamo una banca che perde come un colabrodo
«COOP HA INSABBIATO IL CASO INTERCETTAZIONI»
I verbali del responsabile sicurezza del PD: «Informai i vertici di partito e Legacoop e portai da Bersani gli imprenditori che avevano svelato lo scandalo, lui li fece parlare con il presidente di Legacoop Lombardia, Luca Bernareggi»Lo scandalo intercettazioni
A svelarlo a verbale non è uno degli imprenditori esautorati, bensì l’attuale «responsabile della sicurezza del Pd in Lombardia», Walter Travaini. Ascoltato come testimone nell’inchiesta sui presunti dossieraggi illegali a carico di alcuni dipendenti della Coop, Travaini racconta di come gli imprenditori in questione (Gianluca Migliorati e Fabio Quarta soci della Sis), «mi furono presentati negli anni 2003-2004 da Massimo Carnevali, responsabile sicurezza Coop (tra gli indagati dell’inchiesta, ndr), in quanto la loro società collaborava già all’interno di Coop». Sulla professionalità di questi due imprenditori, Travaini non ha dubbi, definendoli «professionali e seri, gli erano anche affidati delicati compiti di sicurezza all’interno del Pd».
Secondo il testimone i manager della Sis, dopo alcuni anni di collaborazione, si rivolsero a lui per denunciare una serie di inquietanti anomalie. «Mi mostrarono – ha raccontato Travaini al pm Francesca Celle – delle fatture riconducibili a Carnevali, aventi come oggetto consulenze generiche... richieste di denaro per permettere alla Sis di continuare a lavorare all’interno di Coop». Secondo il funzionario del Pd, i due imprenditori gli rappresentavano anche «delle situazioni che riguardavano intercettazioni video ai danni dei dipendenti Coop». Una situazione che Travaini non sottovaluta. Grazie anche «all’amicizia personale che mi lega all’onorevole Bersani, organizzai un incontro».
Durante il tragitto tra Linate e Piacenza, nel 2008, «i signori Quarta e Migliorati mostrarono dei contratti e copie di fatture, evidenziando che le stesse altro non fossero che richieste di denaro da parte del responsabile della sicurezza Coop. Riferirono inoltre anche di alcuni comportamenti scorretti che la Coop aveva nei confronti dei dipendenti. Preso atto di questa situazione, Bersani – ricorda ancora il testimone – disse che avrebbe messo a conoscenza la Lega Coop, in quanto unico organo deputato a far chiarezza sulla vicenda».
L’intervento di Bersani effettivamente ci fu, tanto che Travaini ricorda di come «Quarta e Migliorati sono stati da me accompagnati in Lega Coop dal presidente Luca Bernareggi e dal direttore generale Italo Formigoni. In questa sede i due hanno ribadito gli stessi fatti e anche Bernareggi e Formigoni dissero che avrebbero fatto luce sulla vicenda». Da quel momento, però, alla società che ha denunciato presunte malefatte sono stati tagliati i ponti non solo con Coop, «ma non gli vengono più affidati compiti sulla sicurezza del Pd».
Due anni dopo, nel 2010, un’inchiesta ha scoperto il progetto, poi non portato a termine ma solo sperimentato su una filiale di Vigevano, di intercettazioni telefoniche illegali disposte su alcuni dipendenti. Attualmente rischiano il processo l’ex responsabile sicurezza Coop Lombardia e il suo superiore, il vicepresidente di Coop Lombardia Daniele Ferrè.
22 gennaio 2012
Emilio Randacio
La Repubblica
21 gennaio 2012
CAOS ALLA LOGISTICA CAVALIERI, I COBAS BLOCCANO I CANCELLI
I Cobas: «Volevano far passare i lavoratori da una cooperativa all’altra dandogli quasi nulla. Allora abbiamo bloccato tutto»Rabbia di Cgil e Cisl: interferiscono sul nostro accordo
«Volevano far passare i lavoratori da una cooperativa all’altra dandogli quasi nulla. Allora abbiamo bloccato tutto». Mattinata movimentata ieri alla logistica Cavalieri di via Majorana a Tavazzano, dove circa 150 simpatizzanti dei Cobas hanno bloccato il traffico dei camion nello stabilimento e picchettato l’area circa fino alle 15. Sul posto per controllare la situazione sono giunte Polizia, carabinieri e anche una volante del Consorzio di Polizia Nord Lodigiano. A parte slogan e bandiere sventolate però tutto si è svolto senza problemi, ed alle 16 la situazione è tornata alla normalità.
«Nell'azienda lavorano 250 persone — spiega Fulvio Di Giorgio, del Si Cobas — che hanno appena trattato il passaggio dalla precedente cooperativa ad una nuova, denominata Quicktrade. Hanno ottenuto l’applicazione del contratto nazionale di trasporti e facchinaggio, ma con il vincolo di un periodo da un mese di prova e l’applicazione a livello contrattuale del sesto livello junior, il più basso della categoria. Inoltre l’azienda ha chiesto ai lavoratori di firmare un verbale, dove in cambio di 150 euro rinunciavano ad ogni contestazione su straordinari e ferie non godute. Ci hanno chiamato segnalandoci la situazione, e alle 10 abbiamo fatto scattare il blocco. Questo è servito ad ammorbidire le posizioni, e alla fine siamo arrivati all’ottenimento di un sesto livello senior per tutti senza alcun periodo di prova. Tra 5 mesi però torneremo per controllare l’applicazione di quanto stabilito».
Ma il blitz dei Cobas ha irritato non poco Cgil e Cisl: «Per anni in quell’azienda, che è rimasta completamente impermeabile ai sindacati confederali, si è applicato solo il contratto Unci, che è ritenuto illegale da tutte le sigle sindacali tranne dalla Confsal che l’ha sottoscritto — spiegano Giorgio Tornusciolo della Fit Cisl e Guido Scarpino della Filt Cgil —. C’era una situazione di caporalato diffuso, e i Cobas non hanno fatto nulla per cambiare la situazione. Poi l’azienda francese Stef che ha acquisito la Cavalieri ha deciso di cambiare rotta, e ha scelto la Quicktrade come nuovo fornitore vista la sua affidabilità. Questa ha deciso di applicare il contratto nazionale di trasporti, così lunedì ci siamo incontrati e abbiamo firmato l’accordo che prevede in media una crescita dello stipendio dei lavoratori di 1,80 euro l’ora con tredicesime e quattordicesime. Ora invece arrivano i Cobas e piantano i blocchi per ottenere 16 centesimi in più all’ora con uno scatto di livello. Dov’erano prima, quando regnava l’illegalità?».
20 gennaio 2012
Alessandro Gigante
20 gennaio 2012
LE COOP NON HANNO SOLDI, FINSOE STA PEGGIO DI PREMAFIN

La Finanziaria dell’economia sociale (Finsoe), la holding delle cooperative che controlla Unipol, non ha soldi per sottoscrivere l’aumento di capitale da un miliardo di euro necessario all’acquisizione di Premafin. Attualizzando la partecipazione del 51% in Ugf a prezzi di mercato, infatti, si ottiene una minusvalenza di 1,6 miliardi, pari ai mezzi propri di Finsoe, che è indebitata per altri 435 milioni nei confronti delle banche. Mediobanca e Unicredit apriranno il portafoglio, ma non è detto che sia conveniente per i piccoli azionisti.
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19 gennaio 2012
Antonio Vanuzzo
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Unipol-Fondiaria. E se le azioni dopo la fusione valgono zero?
18 gennaio 2012
COOP PAPAVERO, NUOVO RINVIO DELLA SENTENZA

Rinviata al 24 gennaio la sentenza sui licenziamenti dei 15 operai della Coop Papavero, dello stabilimento GLS Italy di Cerro al Lambro (MI)
Abbiamo appena appreso che il tribunale - sezione lavoro di Firenze ha nuovamente rinviato al 24 gennaio la sentenza sui licenziamenti dei 15 operai della Coop Papavero, dello stabilimento GLS Italy di Cerro al Lambro (MI). Dopo aver promesso la sentenza a fine dicembre 2011 e spostato per problemi di errata fissazione della data l'appuntamento per la sentenza al 17 gennaio, ora si dovrà tenere una nuova audizione il 24 gennaio.
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La vicenda giudiziaria degli operai della Coop Papavero, licenziati politici per aver osato rivendicare i propri diritti, è iniziata nell'agosto 2010 con un licenziamento ferragostano in stile FIAT, per accuse relative alle lotte del febbraio 2010 e senza che venissero ascoltati dalla cooperativa.
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Dopo una prima sentenza positiva al tribunale di Milano sulla discriminazione nei loro confronti (ma con il tribunale che ha dichiarato la propria impossibilità ad obbligare la cooperativa a dare i soldi dovuti per i danni) e un primo giudizio positivo a Firenze (il tribunale riconosceva il diritto al reintegro dei lavoratori per la natura di fatto fittizia della figura di socio lavoratore) ribaltato in appello, il procedimento è andato avanti nel tempo.
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Intanto i 15 della Coop, senza alcuna indennità di disoccupazione (perché soci lavoratori), sono sopravvissuti con l'aiuto della cassa di resistenza del SI Cobas e con i soldi ottenuti da altre cause per i mancati pagamenti di salario degli anni precedenti.
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Una volta di più si dimostra quanto sia lenta la giustizia per i lavoratori (che senza lavoro devono aspettare anni una sentenza!!), quanto sia infame la figura del "socio lavoratore" che relega centinaia di migliaia di lavoratori nel limbo di una condizione in cui sono "soci" senza avere i diritti e la divisione degli utili dei veri soci della coop, e sono lavoratori a tutti gli effetti, ma senza avere le garanzie e le tutele dello Statuto dei Lavoratori.
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Una volta di più si dimostra che la figura del "socio lavoratore", che consente ogni sorta di ricatto, sopruso e ingiustizia nei confronti degli operai, deve essere abolita giuridicamente, cancellata dal quadro normativo del lavoro.
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Ma si dimostra anche un'altra cosa. Tra le misure in discussione dal governo Monti c'è per l'ennesima volta la proposta di abolizione dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. La sua abolizione porterebbe tutti i lavoratori nella medesima condizione dei 15 licenziati della Coop. Papavero, dei "soci lavoratori" delle Coop.: lavoratori senza diritti, precari a vita.
18 gennaio 2012
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E' giusto rammentare la legge che regola i licenziamenti dei soci lavoratori: la Legge 3 aprile 2001, n. 142 art. 2 comma 1.
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Per la cronaca il governo in carica era quello di Prodi e il Ministro del Lavoro, Cesare Salvi.
ATTIVO REGIONALE DELEGATI FILCAMS

Quello che segue è un dettagliato resoconto dell'attivo dei delegati Filcams-Cgil, tenutosi all'Iper di Sesto Fiorentino il 21 dicembre 2011 (il giorno prima della firma del CCNL) ricostruito dettagliatamente dal delegato Filcams degli uffici di Scandicci, Vincenzo Galdi.
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Sesto Fiorentino, 10 gennaio 2012
