29 marzo 2008

LICENZIAMENTI COOP: LUCI ED OMBRE SULLA VICENDA

Molti di voi ricorderanno la vicenda che nel febbraio scorso vide come protagonista la Coop e alcuni suoi dipendenti accusati di furto nel magazzino generale di Scandicci. Sono arrivate alla nostra redazione delle lamentele, per il trattamento a detta loro scorretto nei loro confronti. Ma ricapitoliamo i fatti principali. Dopo aver fatto una denuncia contro ignoti per dei furti nel magazzino, la Coop, a febbraio 2007, ebbe il permesso da parte della magistratura di mettere per 60 giorni delle telecamere nei magazzini di Scandicci per controllare il comportamento dei dipendenti.
Dopo questo periodo di controllo la magistratura invia alla Coop il materiale dei filmati e invia a 18 dipendenti Unicoop e a 3 dipendenti della ditta di pulizie, degli avvisi di garanzia per furto e furto aggravato. La Coop dal canto suo, preso atto di questo materiale inviatole, ha spedito la scorsa settimana ai 18 dipendenti un avviso in cui si legge che saranno presi dei provvedimenti disciplinari sulla base dei fatti e dei filmati. Il tutto è in mano ai Carabinieri di Badia a Settimo.


Le segnalazioni che ci sono arrivate enunciano: “Nei filmati che loro hanno in mano si vede sì qualcuno che mangia qualcosa dal magazzino, ma anche gente che non tocca niente. Il prendere qualcosa dal magazzino tra la roba deteriorata o tra quella che veniva poi gettata via, era un po’ una ‘consuetudine’. Poteva capitare di mangiare un biscotto, più che una mela. Ma è come un barista che durante il turno di lavoro si fa’ un caffè. Potevano benissimo mandare un avviso in cui chiedevano che questa ‘consuetudine’ finisse e che punissero chi avesse continuato. Inoltre, il reparto ‘incriminato’ era un reparto con persone con limitazioni fisiche o con contenziosi con l’azienda, era l’occasione per fare piazza pulita. Per queste denuncie c’è gente all’ospedale, padri di famiglia, persone che hanno sulle spalle un mutuo. Il lavoro finché l’azienda non decide un provvedimento disciplinare continua ma non è certo facile lavorare così. Non accetteremo nessuna decisione, ci appelleremo al giudice del lavoro. Il nostro terrore? Che possano trattenere il nostro libretto di lavoro senza poi darci la possibilità di lavorare da un’altra parte. Inoltre la CGIL che doveva tutelarci, non ha preso parte in questa vicenda perché il più della volte Coop e CGIL si finanziano a vicenda”.
Queste dichiarazioni ci sono state rilasciate da un dipendente.



Alla luce di queste parole abbiamo deciso di andare a sentire la controparte, per riuscire ad avere una visione completa di questa delicatissima vicenda. L’Ufficio Relazioni Esterne della Coop è stato chiaro: “La magistratura ci ha fornito una documentazione con delle prove attraverso questi filmati. Sulla base di quello che verrà visionato, la Coop, tenendo conto delle regole del contratto nazionale di lavoro, prenderà dei provvedimenti disciplinari per queste persone, che varieranno in base alle immagini viste e alle dichiarazioni degli stessi dipendenti. Il nostro e quello della magistratura sono due percorsi diversi. Se i dipendenti, una volta comunicato il provvedimento, non lo accettano, possono recarsi dal giudice del lavoro che deciderà cosa fare. Il nostro non è un atteggiamento cattivo, ma dentro un certo regolamento che va rispettato. I dipendenti hanno parlato di ‘consuetudine’ ma dipende come viene fatta e certo non è un’attenuante ma in un certo senso un’ammissione di colpa, non è una giustificazione. Se ci si comporta correttamente, non si teme nessuno. Noi siamo 7000 dipendenti con 92 punti vendita, un regolamento ci deve essere e deve essere rispettato. Ascolteremo i dipendenti cosa hanno da dirci ed entro un paio di mesi manderemo i provvedimenti disciplinari. Magari queste cose non succedessero, sarebbe stato meglio per noi e per i dipendenti. Noi però abbiamo dei clienti e dei soci da tutelare e alla lunga se questi furti e altri avvenimenti connessi fossero ignorati, andrebbero ad incidere sullo scontrino e sul prezzo della merce. Noi non vogliamo criminalizzare nessuno, ma non è giusto che sia concesso tutto. Per quanto riguarda in nostro rapporto con la CGIL credo che il sindacato sia stato più volte dalla parte dei dipendenti con scioperi che portavano le tre sigle sindacali e quindi anche quella della CGIL. Il nostro è un rapporto assolutamente dialettico. All’interno della Coop stessa, è stato un argomento molto sentito quello dei furti, c’è stata molta attenzione. Ognuno si dovrà prendere le proprie responsabilità, perché sì si devono rispettare ai diritti delle persone ma non bisogna nemmeno mai tralasciare i propri doveri”.


Queste le due facce della medaglia di questa spinosa e delicata vicenda, sulla quale prontamente torneremo a parlare appena ci saranno nuove segnalazioni e sviluppi.

Martina Bazzini

Fonte: 055news.it


19 marzo 2008

VENERDI 21 MARZO: E' SCIOPERO PER IL CONTRATTO NAZIONALE















VENERDI 21 MARZO 2008


SCIOPERO INTERA GIORNATA DI TUTTI I LAVORATORI DELLA DISTRIBUZIONE COOPERATIVA.

Vedi volantino OO.SS.

E finalmente sciopero fu. I segnali che giungevano dal tavolo della trattativa erano preoccupanti e una conclusione avrebbe lasciato molte perplessità.

Non dimentichiamo la questione più importante: il licenziamento ingiusto di un nostro collega e le vergognose denunce di Unicoop nei confronti di lavoratori dei magazzini.

Di fronte a questioni così essenziali per la dignità di chi lavora, non c'è nessun problema equivalente, neanche il contratto nazionale.

Lascia forti dubbi l'idea di manifestare nell'area Ikea, Metro, zona Osmannoro, ben decentrata e lontana da qualsiasi visibilità. Ben lontana anche dalla sede di Unicoop, nel centro della città.

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07 marzo 2008

UNICOOP: E' LORA DEGLI AVVOLTOI







DOPO L'INGIUSTO LICENZIAMENTO ANCHE LA DIFFAMAZIONE










Il comportamento di Unicoop Firenze assume contorni sempre più disgustosi.
Dopo l'ingiusto licenziamento di un nostro collega per motivi irrisori e la caccia alle streghe scatenata nei magazzini di Scandicci che ha portato a 24 avvisi di garanzia per episodi che sfiorano il ridicolo, Unicoop mette la ciliegina sulla torta.

L'iniquità del licenziamento del nostro collega deve essere apparsa tale anche ad alcuni dirigenti visto che si sono affannati a diffamarlo fornendo informazioni false, per aggravare la sua posizione.
Riportiamo di seguito il comunicato delle Organizzazioni Sindacali in risposta alle spudorate dichiarazioni diffamatorie:

Firenze, 6 marzo 2008

Alla Direzione del Personale
UNICOOP FIRENZE

Le scriventi OO.SS. sono a denunciare l’atteggiamento diffamatorio di alcuni Responsabili e Dirigenti di Unicoop Firenze, in merito alla vertenza sindacale sorta dall’ingiusto licenziamento di un lavoratore, colpevole, dopo 10 ore di lavoro senza mensa, di aver aperto dei panettoni; e dei 24 avvisi di garanzia, verso altrettanti lavoratori, per essersi impossessati di bottiglie di acqua minerale, merendine ecc. non destinate alla vendita, ma depositate nel magazzino dei "rotti".

Nello specifico, ci riferiamo alle affermazioni fatte da parte di responsabili e dirigenti aziendali che, distorcendo i fatti, peraltro accertati dalla magistratura, affermano che nell’armadietto del lavoratore licenziato sarebbero stati trovati panettoni e che alcuni, dei 24 indagati, si sarebbero impossessati di oggetti di valore.

Diffidiamo, perciò l’Azienda, a speculare su argomenti privi di riscontri oggettivi, tesi solo a gettare discredito sui lavoratori coinvolti, al fine di minare la solidarietà, fino ad ora espressa, da tutti i dipendenti Unicoop Firenze.

Altresì riteniamo, che atteggiamenti di questa fattispecie, niente abbiano a che vedere con corrette relazioni sindacali.

In caso contrario saremo costretti ad attivarci, in tutte le sedi, non esclusa quella legale, per la tutela ed onorabilitàdei suddetti lavoratori.



FILCAMS-CGIL FISASCAT-CISL UILTuCS-UIL


04 marzo 2008

SCIOPERO E MANIFESTAZIONE DAVANTI AI MAGAZZINI UNICOOPS GIOVEDI 6 MARZO






























Scandicci, 3 Marzo 2008


Filcams-CGIL, Uiltucs-UIL e Fisascat-CISL Provinciali, unitamente alle RSU del Ce.Di. e delle Sedi di Unicoop Firenze, indicono un pacchetto di otto ore di sciopero, da effettuarsi al Magazzino del Ce.Di. di Scandicci e Sesto Fiorentino, così articolato:

2 ore giornaliere per ciascun reparto a partire da lunedì 3 Marzo, 2 ore per le giornate di giovedì, venerdi e sabato, altresì confermando lo sciopero delle prestazioni straordinarie.

Le motivazioni che hanno portato alla proclamazione del suddetto sciopero sono:

· lo spropositato e ingiusto licenziamento di un Lavoratore del Magazzino di Scandicci,

· la grave decisione di Unicoop Firenze di denunciare legalmente 24 Lavoratori, senza nessun tipo di interlocuzione sindacale,

· la mancanza di corrette relazioni sindacali che la Direzione persegue ormai da molto tempo.

Invitiamo tutti i Lavoratori di Unicoop Firenze ad esprimere piena solidarietà attraverso una numerosa e attiva partecipazione alla manifestazione prevista per giovedì mattina alle ore 9 presso il Centro Distribuzione Merci di Unicoop Firenze a Scandicci in viale Europa.

Siete inoltre invitati a convocare Assemblee in ogni luogo di lavoro per fornire una corretta informazione riguardo a quanto accaduto.

Le OO.SS.



02 marzo 2008

SCIOPERO AI MAGAZZINI E UFFICI UNICOOP











LUNEDI
3 MARZO SCIOPERO DEI DIPENDENTI UNICOOP DEI MAGAZZINI ED UFFICI CON ASSEMBLEA PERMANENTE
PRESSO LA SALA RSU VIALE EUROPA, 72 - SCANDICCI
ORE 10.52 ALLE ORE 14.52

COMUNICATO DELLO SCIOPERO

Scandicci, 29 Febbraio 2008

La RSU del Ce.Di. e delle Sedi di Unicoop Firenze, unitamente alla Filcams-CGIL, Uiltucs-UIL e Fisascat-CISL Provinciali, indicono un pacchetto di otto ore di sciopero.

Tale sciopero sarà articolato in 2 ore giornaliere per ciascun reparto a partire da lunedì 3 Marzo, altresì confermando lo sciopero delle prestazioni straordinarie.

Le motivazioni che hanno portato alla proclamazione del suddetto sciopero sono:
- lo spropositato e ingiusto licenziamento di un Lavoratore del Magazzino di Scandicci,
- la grave decisione di Unicoop Firenze di denunciare legalmente 24 Lavoratori, senza nessun tipo di interlocuzione sindacale,
- la mancanza di corrette relazioni sindacali che la Direzione persegue ormai da molto tempo.


La RSU


27 febbraio 2008

AVVISI SI GARANZIA ED UN LICENZIAMENTO AI MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE



Quella di cui rendiamo conto è un’iniziativa aziendale senza precedenti e ha dell’incredibile.





Qualche giorno fa 24 persone (tra cui alcuni capi reparto) che lavorano all’interno dei magazzini Unicoop di Scandicci sono stati raggiunti da avvisi di garanzia emessi dalla procura.
L’accusa sembra essere di appropriazione indebita e furto.

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Da quello che si può capire, a seguito di una denuncia da parte di Unicoop Firenze contro ignoti per gravi ammanchi, i carabinieri hanno installato 4 videocamere in una particolare zona del magazzino e hanno ripreso per due mesi quello che succedeva.
Questo posto è una vera e propria gabbia al cui interno campeggia la scritta Merce non destinata alla vendita nella quale viene depositata tutta quella merce che si danneggia nella normale movimentazione e che non può essere inviata al negozio.

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E’ sempre stata consuetudine poter usufruire di alcuni prodotti la cui confezione era ormai compromessa. Era normale per un autista prendere uno spruzzatore detergente per pulire il camion, come era normale bere da una bottiglia d’acqua o consumare una merendina qualora gli appositi distributori ne fossero stati sprovvisti, o prendere dello Scottex, quando la carta asciugamano dei bagni era finita.
Insomma, era una usanza consolidata e fatta alla luce del sole, tutti lo sapevano e tutti lo facevano, responsabili compresi.

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Da ciò che fin qui è emerso, sembra che le 24 persone indagate abbiano commesso questo tipo di reato. Nonostante che da i due mesi di filmati non sia emerso niente che giustificasse i gravi ammanchi di merce di valore come denunciato da Unicoop, l’azienda ha ritenuto comunque di procedere legalmente nei confronti degli indagati.

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A questo si è aggiunto un altro episodio sconcertante.

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Nel periodo natalizio, un capo reparto del settore trasporti, dopo numerose ore di straordinario e dopo che non aveva potuto recarsi in mensa per la cena, ha creduto lecito aprire un panettone e metterlo a disposizione di chi, come lui, non aveva cenato.
Il responsabile del settore trasporti, avvisato telefonicamente dell’accaduto, si è precipitato in piena notte al magazzino e vedendo la carta del panettone ha chiesto chi lo avesse aperto e mangiato. Candidamente il capo reparto ha ammesso di essere stato lui, senza voler coinvolgere nessun altro collega.

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Ebbene, qualche giorno fa è stato licenziato senza termine di preavviso (licenziamento in tronco).
Inoltre l’azienda gli ha contestato di essersi trattenuto oltre il proprio orario senza nessuna indicazione in tal senso da parte di un responsabile.
La contestazione risulta particolarmente incomprensibile se si pensa che le ore straordinarie in questione gli sono state regolarmente retribuite. Al collega, oltre ad una doverosa solidarietà umana, sarà destinata una somma raccolta tra i dipendenti del magazzino, con lo scopo di aiutarlo nelle spese legali.

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Che il clima nei magazzini sia teso lo scriviamo da tempo, ma adesso ci chiediamo davvero che azienda sia diventata questa. Che cosa hanno in testa questi irresponsabili responsabili.
I lavoratori si sono riuniti in assemblea lunedi 25 febbraio (leggi il verbale).
Si leggeva nelle loro facce, sconcerto, incredulità e tanta, tanta rabbia. Negli interventi sono volate parole grosse.
Auspichiamo, nonostante la gravità senza precedenti dell’azione di Unicoop, che i toni rimangano nell’alveo della giusta e forte protesta.

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A questa azienda che ci disprezza e non vede l’ora di licenziare chi la mattina si alza col canto del gallo e svolge un lavoro faticoso e scarsamente remunerato, non abbiamo più nulla da dire ormai.
Ci spieghiamo quello che sta accadendo in due modi: o i valori che ispirano il nuovo corso di Unicoop sono del tutto antitetici rispetto a quelli su cui l’azienda si è fondata; o siamo di fronte a un corpo separato e impazzito della dirigenza, nel qual caso qualcuno dovrebbe intervenire su queste persone. E rapidamente.

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Per domani 28 febbraio è indetta una nuova assemblea generale al fine di fare il punto della situazione e decidere quali iniziative di lotta intraprendere.

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29 gennaio 2008

UNICOOP FIRENZE E PARTECIPAZIONE in MPS






Antonveneta, Siena paga il conto


Il Montepaschi a caccia di risorse per concludere l’operazione. Il 6 marzo l’assemblea voterà l’aumento di capitale: ma con quale sconto rispetto ai prezzi di mercato, visto che il titolo è già molto depresso? Il 10, poi, sarà approvato il nuovo piano industriale.

Il tempo stringe, ma forse mai come in questo caso saranno proprio gli ultimissimi giorni a dire come andranno le cose; se, in oltre cinquecento anni di storia, questa debba essere considerata l’acquisizione più sfortunata del Monte o se, alla fine, sarà premiato il coraggio di una banca che pur pagando e forse strapagando è riuscita ad irrobustirsi in modo significativo e, in termini dimensionali, a conquistare stabilmente il terzo posto nella classifica dei principali istituti di credito.

Sta di fatto che, fin dal primo momento, era stato chiaro che il boccone Antonveneta per il Montepaschi sarebbe stato ostico; difficile da digerire e da spiegare al mercato, come si è visto subito, a novembre, quando dopo l’annuncio il titolo in una decina di giorni passò da 4,4 a 3,6 euro. Gli operatori storsero il muso, davanti ad un’acquisizione che solo un paio di anni prima, a ridosso della contesa tra Bpi e AbnAmro, veniva stimata al fair value 5,5 miliardi di euro, saliti a 6,6 quanto è stata acquisita dal Santander, che subito dopo l’ha "girata" ai senesi, per nove miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 3,7. Eppure, cara o non cara, l’acquisizione ha un forte valore strategico anche dal punto di vista di complementarità territoriale e i malumori del mercato, qualche volta troppo concentrato sul breve termine, sarebbero probabilmente già rientrati o quasi, se nel frattempo non si fosse innescata la fortissima turbolenza che sta travolgendo le Borse.

Invece il clima resta cupo e, a metà della settimana scorsa, Mps quotava a Piazza Affari appena al di sotto dei mezzi propri. Poi il titolo è leggermente risalito (ma comunque la capitalizzazione è intorno agli 8 miliardi, meno di quanto il Monte si appresti a pagare) e certo presentarsi ora con una richiesta di aumento di capitale da 5 miliardi (che verrà approvato dall’assemblea del 6 marzo) non è la cosa più semplice da fare.

A Siena, in realtà, ostentano grande tranquillità. Infatti i soci storici a parte Hopa, che è appena uscita per considerazioni proprie hanno già tutti garantito, anche se in alcune occasioni non in modo formale, che sottoscriveranno l’aumento; anzi qualcuno potrebbe prendere lo spunto per salire, come è stata avanzata l’ipotesi non smentita di Zaleski e di Axa; sicuramente non si tirerà indietro Caltagirone, come sempre molto liquido, e gli ambienti senesi ritengono che anche Unicoop Firenze, attualmente socio al 2,4%, farà la sua parte e forse potrebbe persino decidere di arrotondare verso l’alto la sua partecipazione; altrettanto scontato è il sostegno del primo azionista del Monte, la Fondazione, che proprio questo lunedì renderà noto il suo Documento di programmazione triennale, l’equivalente del piano industriale. Se sceglierà di scendere di qualche punto percentuale sul capitale complessivo (ora ha il 58% delle azioni, comprese quelle privilegiate, e comunque ha sempre sottolineato di non voler andare sotto il 51) sarà piuttosto per far spazio a qualche altro socio stabile e privato, limitando le annose polemiche sulla mano pubblica che controlla il Monte (ma non per questo rinunciando alla maggioranza assoluta delle ordinarie).

Non basta. A dare ancora maggiore serenità al Monte c’è l’accordo, sottoscritto con cinque colossi bancari (di italiani c’è solo Mediobanca) che garantisce comunque la sottoscrizione dell’aumento per la parte rivolta al mercato e dei titoli riservati alle future emissioni convertibili; le stesse banche che si sono impegnate a trovare i finanziatori, o a finanziare in proprio, quella parte di prestito ponte, da due miliardi, su cui sono già state fissate le condizioni di tasso (con una maggiorazione sull’Euribor non penalizzante, sostiene chi ha visto le carte). Anche sul resto, dichiarano le parti in campo, è stato fissato tutto il fissabile: insomma, non c’è modo (anche volendo) di tirarsi indietro. E peraltro nessuno sembra volerlo.

E allora? Allora la vera domanda non è "se" ma "come" avverrà l’aumento, cioè con quanto sconto rispetto ai prezzi di mercato un minimo di limatura rispetto alle quotazioni c’è sempre, quando si bussa a cassa rispetto ad un valore del titolo già molto depresso. Comunque, il 6 marzo l’assemblea voterà l’operazione e il 10 verrà presentato il nuovo piano industriale di gruppo, inclusa Antonveneta.

Ben prima, entro la fine di questa settimana o al massimo la prossima, dovrebbero esserci invece novità sul fronte della vendita dell’asset management del gruppo. Una decisione che aiuta a far cassa, ma che era stata presa ben prima dell’operazione Antonveneta, e va piuttosto nella direzione indicata più volte dal governatore Mario Draghi di separare gli assetti proprietari, tra banche e società di gestione del risparmio. Il numero uno del Monte, Giuseppe Mussari, da questo punto di vista è molto attento ai richiami di via Nazionale e dei nuovi dettami della Mifid: sempre per limitare al minimo i potenziali conflitti di interesse ha venduto il 70% di Intermonte sim (agli stessi manager) e ora si appresta a cedere la società di asset management, di cui manterrà comunque un terzo circa. Il rimanente, nelle intenzioni del venditore, dovrebbe essere ceduto per un terzo ad un partner industriale, e per il restante terzo ad un partner finanziario.

Tra pochi giorni si dovrebbe arrivare alla short list, ma il plotoncino iniziale si è già assottigliato: il Monte, infatti, al momento non offre agli acquirenti impegni di distribuzione, per cui il valore della sola sgr è decisamente minore, in un segmento che continua ad essere dominato dalla rete di vendita. Inoltre, in linea con il mercato e forse facendo un pochino meglio, comunque l’sgr del Montepaschi ha passato tutto il 2007 a perdere: l’anno appena concluso ha visto una raccolta netta negativa pari a 1,7 miliardi di euro, su un patrimonio di una ventina di miliardi. È sempre la sesta società per quota di mercato, ma certo il valore di questo tipo di attività al momento è quasi ai minimi storici.

VITTORIA PULEDDA - Supplemento Affari& Finanza - La Repubblica - 28 gennaio 2008

Approfondimenti:

Il Giornale - 29 Gennaio 2008

28 gennaio 2008

UNICOOP FIRENZE: PRIMI DATI 2007


Unicoop fa più ricavi con prezzi stabili

Unicoop Firenze, leader nella grande distribuzione, ha avuto un incremento del fatturato nel 2007 del 2,6% mentre i prezzi si sono mantenuti sostanzialmente stabili, appena lo 0,3% in più rispetto all'anno precedente

Lo rende noto Unicoop Firenze in una nota spiegando che "l'incremento delle vendite di Unicoop Firenze è di ben tre volte superiore alla media nazionale: i dati Istat nel periodo gennaio-ottobre 2007 segnalano infatti una crescita della grande distribuzione specializzata in generi alimentari pari appena allo 0,9%".

Ancora più marcata - prosegue il comunicato - la forbice con il dato nazionale sul capitolo inflazione: nel comparto dei generi alimentari, secondo i dati Istat, a livello nazionale si é registrata infatti un'inflazione del 2,9%, ossia quasi 10 volte tanto quella della cooperativa (+0,3%)".

Anche i soci crescono di numero: il trend di aumento si è infatti mantenuto sostenuto anche nel 2007 raggiungendo quota 1.049.337 (+2,9%). Ottimo anche il risultato occupazionale, gli addetti sono pari a 7.813 il 2,8% in più dell'anno precedente.

(ANSA in collaborazione con intoscana.it).

24.01.20

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Nel 2007 il fatturato di Unicoop Firenze ha subito un incremento del 2,6% e i prezzi si sono mantenuti sostanzialmente stabili, appena lo 0,3% in più rispetto all'anno precedente. Lo rende noto Unicoop Firenze.

Anche i soci intanto crescono consistentemente: il trend di aumento si è infatti mantenuto sostenuto anche nel 2007 raggiungendo quota 1.049.337 (+2,9%).
Ottimo anche il risultato occupazionale, gli addetti sono pari a 7.813 il 2,8% in più dell'anno precedente.

(Toscana Radio News)

24.01.2008

21 gennaio 2008

BANCA MPS, VIA AL RIASSETTO E CESSIONI PER 5 MILIARDI




È una riorganizzazione patrimoniale e in piena regola. Nei primi tre mesi di quest'anno, Banca Mps chiuderà una quindicina di dossier relativi a cessioni di immobili, partecipazioni finanziarie e asset industriali. Per un controvalore stimato intorno ai 5 miliardi. Molto di più dei quasi 2 miliardi del finanziamento ponte per l'acquisto di Antonveneta già concluso dal gruppo presieduto da Giuseppe Mussari, la cui copertura è prevista proprio attraverso la vendita di patrimonio non strategico.

In questa direzione sta lavorando da tempo il direttore generale Antonio Vigni, sulla base del piano industriale di gruppo 2006-2009 e in attesa di portare in consiglio d'amministrazione quello nuovo, ai primi di marzo. Il Monte dei Paschi, una volta integrata Antonveneta, oltre a consolidarsi come terzo player nazionale, sarà dunque più snello e concentrato sul core business bancario. E avrà una compagine azionaria modificata, come già si comincia a intravedere.

Hopa ha ridotto la presenza nel capitale di Bmps dal 2,4 all'1,6% e in prospettiva il legame tra Siena e Brescia è destinato a sciogliersi (il gruppo toscano ha il 9,6% di Hopa, che sale al 15% con la quota di Antonveneta). In uscita anche Emilio Gnutti, che aveva direttamente l'1,5% di Bmps, e analoga sorte toccherà all'intreccio che ancora lega Unipol (1,9% di Bmps) e Montepaschi ( 14% di Finsoe).

C'è invece chi fa rotta verso la Toscana. Axa, che in Italia gestisce la joint assicurativa Axa Mps Vita (di cui controlla il 50%), ha già quasi il 3% del gruppo senese e punta ad arrivare al 4% (quota oltre la quale i diritti di voto sono congelati per statuto). Anche il finanziere Romain Zaleski, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, sta incrementando la sua partecipazione, che negli ultimi giorni sarebbe passata dal 2 al 3%, con la prospettiva di raggiungere la soglia del 4.

Axa e Zaleski rafforzano il fronte degli "indipendenti", composto dai soci stabili Francesco Gaetano Caltagirone e Unicoop Firenze (rispettivamente con 4,5 e il 3%), insieme a chi rileverà il 10% che la Fondazione Mps (oggi al 58,5%) probabilmente deciderà di "liberare" in fase di aumento di capitale previsto per finanziare l'operazione Antonveneta, e con i fondi esteri che secondo indiscrezioni controllano ormai il 5% del capitale. Questo schieramento nominerà la metà dei consiglieri nell'organo di governo della banca, il cui rinnovo è in programma nella primavera del 2009.

Per quanto riguarda il programma di dismissioni, avviato più di un anno fa e gestito dal vice direttore generale Nicola Romito, saranno decisivi i prossimi due mesi. La maggior parte dei dossier verrà chiusa entro marzo e solo gli immobili porteranno nelle casse di Rocca Salimbeni circa 2,5 miliardi. Tra le altre cose, saranno cedute le tenute di Marinella e di Fontanafredda, gli immobili non strumentali e quello di via dei Normanni a Roma, mentre Mps immobiliare con il patrimonio strumentale (valore 1,7 miliardi, escluse le sedi storiche) potrebbe diventare oggetto di una joint.

Entro gennaio Siena aspetta le offerte vincolanti per la partnership ( 50 e 50) nei non performing loans ( con una cartolarizzazione del portafoglio crediti da 800 milioni). In corsa sono rimasti Italfondiario, Abn Amro e Lehman Brothers. A fine mese sarà definita anche la short list per il doppio partner (finanziario e industriale) da far entrare nella Sgr, che gestisce 22 miliardi di patrimonio e ha un valore complessivo tra 500 e 800 milioni (verrà ceduto il 70%). Sempre nel primo trimestre dell'anno, Siena incasserà inoltre i 220 milioni per la vendita a Intesa Sanpaolo dell'attività di banca depositaria.

Tempi più lunghi invece per l'uscita da Finsoe (14%), Hopa (9,6%) e Banca del Monte di Parma (49%), che insieme "pesano" per altri 700 milioni circa. Alla luce dell'operazione Antonveneta ( che costerà 9 miliardi ma porterà a Siena circa 500 milioni del premio per l'allargamento della rete distributiva), saranno infine messi sul mercato un centinaio di sportelli (valore circa un miliardo), probabilmente in Toscana, Lazio e Umbria. Ma questo nella seconda parte dell'anno.

Cesare Peruzzi -

Finanza e Mercati -

ILSOLE24ORE.COM


16 gennaio 2008

QUANDO LA COOP DISCRIMINA



COMPORTAMENTI ANTISINDACALI
Una sentenza imbarazza Cgil, Cisl e Uil. Ma non solo loro.

"Comportamento antisindacale".
La Unicoop Tirreno (1,2 miliardi di fatturato nel 2006, 10,3 milioni di utile) ha perso una causa, promossa dai sindacati di base, su un tema, quello della tutela dei lavoratori, che dovrebbe essere iscritto nel dna di una cooperativa e per di più «rossa».

E invece il giudice Dario Conte, del tribunale del lavoro di Roma, ha dato ragione alla Flaica Uniti-Cub che, in giugno, aveva denunciato la società(che fa parte della Lega delle cooperative) perché si era rifiutata di consegnare l’elenco dei lavoratori di un proprio supermercato di Roma dove i sindacati di base volevano organizzare l’elezione delle rsu (rappresentanze sindacali unitarie, ovvero i comitati di lavoratori di ogni luogo di lavoro e che vengono eletti direttamente dai dipendenti).

Il motivo? Un accordo nazionale tra la società e i sindacati confederali, successivo alla denuncia (è del settembre di quest’anno), afferma che solo Cgil, Cisl e Uil, firmatari del contratto di lavoro di distribuzione cooperativa, potevano indire le elezioni per le Rsu.

La sentenza pilota, almeno in ambito cooperativo, ribalta quell’intesa e afferma che la Flaica è un sindacato nazionale e, in quanto tale, ha diritto a indire l’elezione delle rsu anche se non ha firmato il contratto di lavoro. Non solo: la sentenza mette in mora anche le organizzazioni confederali che hanno stipulato un accordo che esclude altre sigle e che è stato ritenuto non valido. Tanto più che la categoria del commercio della Uil ha presentato al tribunale addirittura una memoria difensiva.

Così una sentenza su un fatto locale può dare origine a un effetto a catena in seno alle Coop.
Anzitutto è stato ribadito il principio che qualunque sindacato in possesso dei requisiti può indire le elezioni per le Rsu. In secondo luogo è possibile che i sindacati di base diano vita a una serie di denunce in tutt’Italia (un processo simile è già in corso in Liguria) contro le Coop che, proprio in forza dell’accordo con Cgil, Cisl e Uil, non gli permettono di indire
e elezioni delle rsu.

Giancarlo Desiderati, segretario della Flaica Uniti-Cub, e promotore
della denuncia, si sta preparando.

Panorama 20/12/07 (Marco Cobianchi)

Altre informazioni sul blog dei dipendenti Unicoop Tirreno

Notizie correlate: Auchan condannata per comportamento antisindacale

12 gennaio 2008

PRIMI DATI DELLA SCELTA SUL TFR



Il governo si aspettava un 40% di adesioni a fine 2007
I primi riscontri danno il 23% dai negoziali



Se mai c’è stata l’intenzione, da parte del legislatore della riforma del 2005, di indurre i lavoratori dipendenti ad aderire inconsapevolmente ai fondi pensione con il meccanismo del silenzio assenso, ebbene, il piano pare sia fallito.

Nel bilancio di iscrizioni e rendimenti dei fondi pensione a fine 2007 – che tiene conto degli afflussi del semestre del silenzio assenso - il dato forse più sorprendente e che i cosiddetti silenti sono stati pochi.

I lavoratori hanno dunque deciso consapevolmente nella stragrande maggioranza dei casi di lasciare anche il TFR futuro in azienda.

L’altro dato importante del 2007 è che, terminato il semestre del silenzio-assenso e delle grandi campagne informative e delle grandi campagne informative sulla previdenza integrativa le adesioni ai fondi pensione hanno bruscamente rallentato. Contemporaneamente, è invece rimasto sostenuto il ritmo delle iscrizioni agli strumenti pensionistici individuali, in primis i Pip delle compagnie Vita, anche da parte dei lavoratori dipendenti. L’ennesima dimostrazione del fatto che anche un servizio finanziario proposto da reti ben remunerate può conseguire maggiore successo di un analogo più efficiente e meno costoso (come i fondi negoziali) ma che non può contare su una distribuzione altrettanto agguerrita.

I lavoratori dipendenti, in prevalenza, hanno dunque preso una decisione, non necessariamente la più razionale: quella di non aderire per il momento ai fondi pensione. Sarebbe solo in parte sorprendente verificare che tra di loro c’è qualcuno che successivamente si è fatto convincere dai venditori di polizze che è opportuno dotarsi di un piano di accumulazione ai fini previdenziali.
Dove non poterono il governo e i sindacati, poterono gli agenti, i promotori e le banche.

Da “Plus 24” – Il sole 24 ore – Marco Liera

10 gennaio 2008

CAMPANIA: RIFIUTI, DRAMMATICA SITUAZIONE ALL'IPERCOOP















Quarto –
La drammatica situazione venutasi a creare in gran parte della Campania relativa alla mancata raccolta dei rifiuti solidi urbani e le tensioni che da giorni interessano alcune località sede di discariche, stanno creando pesanti disagi ed ingentissimi danni economici anche a molti operatori commerciali.

Unicoop Tirreno, presente in Campania con cinque ipermercati e quattro supermercati, oltre ad un centro distribuzione (1.300 dipendenti, oltre 170 milioni di euro di fatturato nel 2007, 100.000 soci, rapporti commerciali con oltre 300 fornitori locali) sta vivendo una situazione paradossale nell’ultimo centro aperto lo scorso 6 dicembre nella città di Quarto (NA).

La città di Quarto è raggiungibile da due direzioni principali: una galleria che la unisce a Pozzuoli e l’asse mediano.
Due giorni prima dell’apertura è stato emanato un provvedimento per la chiusura della galleria che collega la città di Quarto con quella di Pozzuoli: inizialmente veniva disposta la chiusura della galleria per dieci giorni, poi prorogata fino al prossimo mese di febbraio (nessuno è in grado di garantire che la nuova data sarà effettivamente l’ultima).

Nei giorni successivi all’apertura l’area è stata pesantemente interessata dalle manifestazioni che hanno caratterizzato lo sciopero degli autotrasportatori e qualche ente ha pensato bene di dare una mano avviando contestualmente lavori di asfaltatura sull’asse mediano.
Venendo ai giorni nostri, Quarto, come si può leggere sulla stampa e vedere nelle immagini televisive, è divenuta ostaggio delle proteste per la riapertura della discarica di Pianura: il risultato è stata la chiusura del centro commerciale nel pomeriggio di sabato 5 gennaio e martedì 8 gennaio a partire dalla mattina.

Per i prossimi giorni si vedrà, nessuno è in grado di garantire niente.
Due dati sono certi già oggi: il fatturato ha subito un calo pesante in pieno periodo natalizio, quello più favorevole per il commercio; si sono dovuti sostenere costi di esercizio (nel solo ipermercato lavorano 270 persone, molta merce deperibile si è deteriorata) non motivati dalle reali condizioni di svolgimento delle attività e comunque improponibili per periodi prolungati.
Facciamo appello alle autorità competenti perché si attivino per garantire a tutti gli operatori economici condizioni certe e continuative per l’esercizio delle attività e riflettano sull’opportunità di individuare misure compensative per i già troppi danni da esse subiti.

Fonte : comunicato stampa

05 gennaio 2008

I COMPITI DEL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA





ARTICOLO 35 DELLO STATUTO








Il consiglio di sorveglianza:


- nomina e revoca i componenti e il presidente del consiglio di gestione e ne stabilisce il compenso anche in misura differenziata per quelli che risultino investiti di particolari incarichi o deleghe;

- approva il bilancio di esercizio e, ove redatto, il bilancio consolidato, dopo aver acquisito il parere obbligatorio non vincolante delle assemblee consultive delle sezioni soci;

- indica coloro che devono svolgere la funzione di presidente delle assemblee separate, nonché un loro sostituto;

- vigila sull’osservanza della legge e del presente statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento;

- riferisce per iscritto almeno una volta all’anno all’assemblea sull’attività di vigilanza svolta e sulle omissioni e sui fatti censurabili eventualmente rilevati. Tutti i suoi componenti sono tenuti a partecipare alle assemblee generali;

- fornisce parere obbligatorio non vincolante in ordine alle politichesettoriali, alle operazioni strategiche, ai piani industriali, finanziari e di ristrutturazione aziendale della cooperativa, predisposti dal consiglio di gestione;

- indica i fabbisogni annuali necessari per lo svolgimento delle attività istituzionali, sociali e di sorveglianza;

- delibera la costituzione, l’accorpamento e la cancellazione delle sezioni soci, definendone il territorio geografico di competenza, in accordo con quanto previsto dal presente statuto e dagli appositi regolamenti;

- delibera, sentito il parere del consiglio di gestione, in merito alla fusione per incorporazione di società possedute per almeno il novanta per cento del capitale;

- delibera in ordine alle nomine alle cariche sociali nelle società partecipate;

- esercita ogni altro potere previsto dalla normativa vigente o dallo Statuto.

Nella riunione del consiglio di sorveglianza convocata per l’approvazione del bilancio d’esercizio, un terzo dei componenti di questo può chiedere che tale bilancio venga approvato dall’assemblea dei soci.

I 45 CONSIGLIERI:

Fiorella Astori, Prato
Franco Becattini, Arezzo
Arrigo Becocci, Lucca
Marzia Bellini, San Miniato
Dimitri Benvenuti, Bagno a Ripoli
Sanzio Benvenuti, Firenze
Laura Berti, Firenze
Paolo Bicchi, Firenze
Paola Birindelli, Monsummano Terme
Mauro Bombardi, Montevarchi
Roberto Guido Bonacchi, Agliana
Paolo Brunetti, Cascina
Renato Burigana, Firenze
Turiddo Campaini, Empoli
Gilberto Campi, Firenze
Paolo Cantelli, Firenze
Sandra Capuzzi, Pisa
Giovanni Casini, Campi Bisenzio
Marinella Catagni, Empoli
Daniela Ceccarelli, Arezzo
Paola Chiarelli, Sesto Fiorentino
Alfredo Corsino, Prato
Renata Corzi, Lastra a Signa
Mauro Cristini, San Giustino Umbro
Roberto D’Anna, Firenze
Lando Fiaschi, Certaldo
Alessandro Franciolini, Figline Valdarno
Giovanni Frediani, Castelfiorentino
Graziano Gazzarri, Volterra
Vittorio Giachi, Poggibonsi
Gianfranco Grossi, Borgo San Lorenzo
Gabriella Iacopini, Scandicci
Gino Leoncini, Vinci
Moreno Lunardi, Viareggio
Enzo Marchi, San Casciano V. Pesa
Paolo Marchionni, Cavriglia
Paolo Marconi, Firenze
Mauro Marrucci, Siena
Luciano Menichetti, Fucecchio
Viviana Quaglia, Firenze
Ciro Rizzi, Pistoia
Anna Maria Tarchi, Scandicci
Marina Trambusti, Firenze
Marinella Volpi, Pontedera
Franca Zambelli, Pontassieve

COMPOSIZIONE-COMPENSI-COMPETENZE-PRESIDENTE

03 gennaio 2008

UNICOOP FIRENZE: NASCE IL NUOVO CONSIGLIO DI GESTIONE


Unicoop Firenze ed il nuovo sistema duale:
Armando Vanni nominato da Campaini presidente del Consiglio di Gestione



Il Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, riunito oggi sotto la presidenza di Turiddo Campaini, ha nominato i manager del Consiglio di gestione composto da sette membri.

Su proposta di Campaini e' stato nominato presidente del consiglio di sorveglianza Armando Vanni.
Alla vicepresidenza e' stato eletto Golfredo Biancalani.

Questa la lista degli altri cinque membri con le relative deleghe: Riccardo Sani, responsabile sviluppo, immobiliare e tecnico; Maura Latini, responsabile commerciale canale ipermercati; Fabio Tozzini, responsabile commerciale canale supermercati; Piero Forconi, responsabile risorse umane; Alberto Migliori, responsabile amministrazione, controllo e finanza.

Dopo decine di assemblee con i soci, tre anni di dibattito interno e sottili distinguo interpretativi delle nuove norme di riforma del diritto societario - si legge in una nota - siamo ai nastri di partenza.

Dal 2 gennaio alla testa di Unicoop Firenze non ci sono piu' un presidente e un amministratore delegato, ma una struttura duale che poggia su tre organi gerarchicamente ordinati: l'Assemblea generale dei delegati dei soci, organo d'indirizzo e decisione su tutte le piu' critiche materie istituzionali; un Consiglio di sorveglianza di 45 membri, espressione dell'assemblea cioe' del milione di soci proprietari di Unicoop Firenze: nessuno dei 45 potra' essere dipendente della Coop; un Consiglio di gestione composto da sette membri.
Il Consiglio di sorveglianza avra' potere d'indirizzo strategico e di controllo sulle scelte dei manager.

Si tratta di una vera e propria "rivoluzione" nell'assetto societario, perche' per la prima volta introduce la distinzione fra rappresentanza della societa' e management. Finora nel consiglio di amministrazione sedevano al contrario fianco a fianco, soci e vertice gestionale della cooperativa.


2 gennaio 2008

Fonte: (AGI)

07 dicembre 2007

I 5 ANNI CHE SCONVOLSERO IL NOSTRO TENORE DI VITA


Dal 2002 le spese sono salite tre volte più delle buste paga
Casa, utenze e carburanti i settori dove si sono concentrati gli aumenti maggiori


Di Luca Iezzi
Da "La Repubblica"
7 dicembre 2007

MARIO e Loredana li incontrate tutti i giorni. In questi fine settimana di festa sono una delle centinaia di coppie che affollano le immense passeggiate dei centri commerciali sparsi nella provincia o nelle periferie delle grandi città. Guardano le vetrine, passano interi pomeriggi curiosando e sistematicamente non comprano niente.

Per capire il perché basta guardare dentro le busta paga: entrambi lavoratori dipendenti di media anzianità con un figlio a carico. Cumulando gli stipendi si arriva a 3106 euro di reddito mensile netto. Dopo quattro settimane sono spariti sotto una lista spese correnti di 2962 euro. Restano 144 euro: da risparmiare in vista di emergenze o per togliersi qualche sfizio a Natale. A guardare le stime di commercianti e associazioni dei consumatori la seconda scelta sarà del tutto minoritaria.

Mario e Loredana, presi dal loro dilemma natalizio, potranno consolarsi nello scoprire che da qualche giorno sono la preoccupazione principale della classe dirigente del paese: il Partito Democratico annuncia a breve un'iniziativa sui salari - trovando su questo uno dei pochi punti d'intesa con l'ala sinistra della maggioranza - ministri come Pierluigi Bersani, Paolo Ferrero o Cesare Damiano parlano di "priorità" o di "emergenza"; i sindacati confederali minacciano scioperi generali. Persino il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha certificato il loro disagio.

"In Italia - ricorda Mario Draghi - i livelli retributivi sono i più bassi fra i principali Paesi dell'Unione Europea. Le differenze salariali nei confronti degli altri Paesi sono appena più contenute per i giovani, mentre si ampliano per le classi centrali di età e tendono ad annullarsi per i lavoratori anziani". Via Nazionale quantifica il gap con i nostri alleati europei: -25% rispetto alla Francia e -10% rispetto alla Germania. Persino il cardinale Dionigi Tettamanzi, vescovo di Milano, ha dedicato loro un pensiero: "Esiste il problema dei salari insufficienti che colpisce e crea preoccupazione in molte famiglie". Così come aveva fatto alle celebrazioni per il Primo Maggio il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Tutta Italia si è accorta di quello che la nostra coppia tipo ha sperimentato per mesi: tra il 2001 e il 2006 il potere d'acquisto, conferma uno studio della Cgia di Mestre, si è eroso inesorabilmente. All'inizio del periodo il risparmio mensile era praticamente doppio: 281 euro. Nel 2001 il loro stipendio era di 4037 euro al mese, il netto di 2875 euro e le spese arrivavano a 2594 euro. In cinque anni è aumentato del 5,4%, quello netto dell'8%, ma le spese del 14,1%. In termini assoluti significa che ai 3106 netti (4257 lordi) Mario e Loredana sono costretti a sottrarre 2962 euro di spese mensili e i sacrifici sono diventati inevitabili.

Come è successo? Più della pressione fiscale diretta pesano gli effetti di un'inflazione mai recuperata in anni di moderazione salariale. L'Ires Cgil, ha stimato in 1.986 euro la perdita annua per i lavoratori dipendenti: di questi 1.210 derivano dal fatto che i prezzi hanno corso più delle retribuzioni. Gli esborsi sono inevitabili perché i settori con i rincari maggiori si sono visti sulla casa (+24,5%), le utenze e il carburante (+20,6%). Per l'abitazione, se si considerano anche le spese per l'arredamento, Mario e Loredana già impegnavano il 30% delle loro uscite mensili, ora sono al 31%, ma si "vedono" meno, nel senso che è stata ridotta la quota per i mobili e gli arredi a favore delle spese di puro mantenimento.

Uscite inevitabili, che hanno vanificato il contenimento dei prezzi negli elettrodomestici, nelle tlc e modificato le scelte di acquisto. Una quota sempre minore del bilancio familiare è stata riservata ai consumi del tempo libero e della cultura: il budget assoluto è sceso da 135 euro a 133 euro a cui si aggiungono 5 anni di corsa dei prezzi. Per l'abbigliamento spendono appena 10 euro in più, che non coprono l'inflazione. Sono questi i settori che per primi vengono colpiti quando di tratta di "stringere la cinghia". E i dati del 2006 non tengono conto della corsa degli alimentari della seconda parte del 2007.

"È un elemento che dalle ricerche qualitative emerge da anni - spiega il professor Giampaolo Fabris, professore di sociologia dei consumi - gli italiani non hanno abbandonato la loro propensione al consumo, anzi rimangono attaccati, anche un po' "fantozzianamente", al loro tenore di vita, a quella ricchezza relativa conquistata negli ultimi decenni. Ma cercano di farlo con una quantità di risorse molto minore".

Secondo Fabris la risposta, tipicamente italiana, dei consumatori è stata creativa: più informazione, paragoni e ricerca di canali alternativi come il low cost e le vendite dirette. Per risparmiare si usa Internet, almeno per fare i raffronti, si sta attenti ai propri diritti e ai prezzi ingiustificati. Neanche la capacità di arrangiarsi basta più: "L'acquisto è un atto di ottimismo verso il futuro oltre che segno di disponibilità economica - insiste Fabris - entrambe stanno sparendo".

Tra l'altro, i nostri Mario e Loredana, contratto fisso e casa di proprietà, rimangono i rappresentanti di una condizione maggioritaria nella popolazione italiana, ma non sono più al livello più basso del "ceto medio": sotto di loro si è inserito un 11% dei lavoratori che ha contratti a tempo determinato, per di più concentrati negli strati più giovani e meno pagati della popolazione. Una situazione che ovviamente riduce la capacità di risparmio e la propensione al consumo.

Ormai anche per il vero grande amore degli italiani, la casa, il quadro non è roseo: la stragrande maggioranza dei proprietari di casa si è però ridotta al 73,4% delle famiglie dall'81,3 di cinque anni fa. E tra di loro si cela un 13,8% (2,38 milioni) che paga un mutuo sempre più costoso e con durata sempre maggiore, tanto da poter essere assimilato a veri e propri "affitti" alle banche. Anche qui la media dell'Istat sembra edulcorare la verità: la rata media è di 458 euro, nel 2001 era di 344 euro. Più indicativa la percentuale di aumento: +40,9%. Con l'ulteriore aggravante che in molti casi le rate si avvicinano e superano i livelli sostenibili dal budget mensile della famiglia media. Ieri uno dei due principali gruppi bancari italiani, Unicredit, ha annunciato di aver contattato 15 mila clienti "in difficoltà" per concordare con loro un periodo di ammortamento più lungo.

Si guarda già al 2008: il governo sta pensando di ridurre il peso fiscale sui lavoratori dipendenti, ma ogni progetto si dovrà confrontare con le necessità della finanza pubblica con l'ulteriore rischio che un miglioramento troppo basso potrebbe non arrivare nemmeno nelle tasche degli italiani perché ulteriormente decurtato dall'inflazione ancora in crescita. L'altra soluzione deve arrivare dai datori di lavoro.

La moderazione salariale artificiale imposta da Confindustria in molti settori è data dal non rinnovo dei contratti scaduti, un fenomeno che coinvolge ormai 7 milioni di lavoratori. Ora è arrivata una prima apertura: "Ma devono essere collegati alla produttività" è il mantra degli imprenditori chiarito da Luca Cordero di Montezemolo. Un'idea che vedrebbe i lavoratori già creditori: "Su una produttività cresciuta di 17 punti percentuali nel decennio, solo 2 sono stati trasformati in aumenti di stipendio" ribatte l'Ires Cgil.


28 novembre 2007

UNIPOL ASS.- LE COOP ACCORCIANO LA CATENA DI CONTROLLO


Holmo, la holding delle cooperative che controllano Finsoe e quindi Unipol Ass. si appresta ad incorporare Ariete, suo principale azionista con il 18,65% del capitale.

L'operazione, si legge su MF, portera' ad una semplificazione dell'azionariato di Holmo e si inserisce in un piu' ampio riassetto delle scatole societarie a monte di Unipol Ass. che dovrebbe concludersi con la fusione tra la stessa Holmo e Finsoe.

Una volta completata l'operazione alcune cooperative rafforzeranno la propria posizione in Holmo, in particolare Coop Adriatica che salira' dall'attuale 10,33% al 12% ma anche altre, come Unicoop Tirreno, Coop liguria, Coop Estense, Coop Nordest e Coop Sette, incrementeranno la propria quota tra lo 0,5 e l'1%.

Dow Jones Newswires
MF-Dow Jones News Srl.

November 27, 2007

16 novembre 2007

MPS CHIAMA, UNICOOP PRONTA A RISPONDERE


L’azienda di Campaini dovrebbe sborsare 120 milioni per mantenere la sua quota

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Axa, Unicoop e Caltagirone primi sì a Mps – Antonveneta

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Da "La Repubblica Firenze" del 10 novembre 2007
di Maurizio Bologni

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La fondazione Mps ha il 58,57 del capitale della banca senese. Per mantenere l’attuale quota dovrebbe versare più di 2,5 miliardi di denaro fresco. Può però permettersi di diluire la partecipazione senza rinunciare a garantire il controllo della banca senese agli enti locali che a loro volta la controllano. Può permettersi di farlo tanto più dovesse crescere la quota di partecipazione di soci che le sono più vicini. Francesco Gaetano Caltagirone (2,43%) ha già mostrato grande apprezzamento per l’operazione Antonveneta.

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Ma anche Unicoop Firenze sembra sulla strada di contribuire alla ricapitalizzazione.

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L’azienda guidata da Turiddo Campaini dovrebbe sborsare più di 120 milioni per mantenere la sua attuale quota del 2,42% in Mps. Potrebbe fare di più, crescendo ancora. “Le nostre partecipazioni non sono speculative, ma strategiche” va infatti ripetendo Campaini. Ed è chiaro quanto per Unicoop sia strategico in termini di migliori servizi ai propri soci, l’accordo con la banca senese.

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Con Consumit (gruppo mps) Unicoop ha creato Integra spa, partecipata al 50%, che opera nell’ambito del credito al consumo, ha emesso le nuove carte socio Coop e prepara strumenti finanziari riservati agli oltre un milione di piccoli “proprietari” della catena di grande distribuzione alimentare. Adesso, con Banca Toscana (gruppo Mps) Unicoop apre sportelli bancari nei supermercati con prodotti riservati a soci Coop. Stesso feeling collaborativo Campaini non mostra con Unipol. “Le coop sono un universo, noi siamo un caso a se” ha detto di recente a rimarcare la distinzione. L’affare Antonveneta potrebbe essere per Unicoop l’occasione per una definitiva scelta di campo: disinvestire il 2% in Unipol e puntare tutto su Mps.

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“La politica è lenta, le imprese devono essere rapide, e Banca Monte Paschi ha dimostrato di essere impresa affrancata dal potere politico cui qualcuno la vorrebbe incatenata: in quindici giorni ha concluso una trattativa condotta nella riservatezza più assoluta, confermandosi terzo colosso bancario nazionale e portandosi a 3.200 sportelli, 35.000 i dipendenti, 6 milioni i clienti” E’ questo il tributo che rendono al management, dopo gli enti locali e i vertici istituzionali (Claudio Martini) e politici del centro sinistra toscano e senese, anche i sindacati Cgil e Uil, banchieri come profumo e Guzzetti, persino politici del centro destra come Crosetto e dinelli, gli imprenditori senesi della Cna: “Diminuiremo la distanza con il nord est, apriremo sinergie con una delle parti più vitali del Paese”, esultano questi ultimi. Più freddo il centrosinistra nazionale. “Impressione positiva” ha detto Prodi. “Bene se ci saranno dei vantaggi per clienti” ha aggiunto Bersani. Per il resto silenzio, soprattutto per chi a suo tempo avrebbe gradito mandare Mps in sposo prima a Bnl e poi a Unipol. E che si sospetta sia stato tenuto all’oscuro di un’operazione tutta imprenditoriale.


09 novembre 2007

LE LEGITTIME RIVENDICAZIONI PIEGANO UNICOOP


I lavoratori vertenti hanno la meglio sull’arroganza aziendale


Il 22 ottobre scorso si è giunti a conclusione della vertenza che vedeva contrapposta Unicoop Firenze a 27 lavoratori dei magazzini Unicoop di Scandicci.
La soddisfazione è davvero grande.


Unicoop ha infatti accettato di ripristinare i turni ai lavoratori vertenti, annullando gli ordini di servizio con cui li aveva obbligati a cambiare orario.

Unicoop Firenze si è assunta l'onere di pagare le spese legali.

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Riassumendo in breve la vicenda:

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Il nostro impiego è stato gradualmente ridotto a favore di una cooperativa appaltatrice.
Questo ridimensionamento è stato ottenuto dall'azienda togliendoci un turno di lavoro (pomeriggio) e obbligandoci con ordini di servizio a lavorare esclusivamente nel turno di mattina a partire dal febbraio 2005.


L'atto unilaterale dell'azienda è avvenuto senza nessun accordo sindacale, ma con perentori ordini di servizio e nel silenzio accondiscendente dei sindacati (in special modo la Filcams-Cgil, largamente maggioritaria in Unicoop) che hanno preferito evitare una sacrosanta vertenza, nonostante ce ne fossero tutti gli estremi.


Per questo motivo, 27 lavoratori hanno intrapreso un'azione legale contro Unicoop, rivolgendosi a suo tempo ad un avvocato privato, svincolato dai sindacati.


Questa controversia, che è durata complessivamente quasi 3 anni, ha dimostrato delle cose molto importanti.


- L’arroganza di Unicoop può essere battuta. Si da spesso per scontato che alla tracotanza del più forte non ci possa essere un’adeguata reazione. La vittoria di questi dipendenti smentisce tutto questo. L’impegno unitario è stato un elemento fondamentale e ha consentito di ristabilire la giustizia e la dignità di chi viene spesso offeso e deve subire.


- Il comportamento delle OO. SS. è stato l’esatto contrario di quello che ci si dovrebbe aspettare da chi è preposto a tutelare i lavoratori e i loro diritti.
La Filcams-Cgil espresse la sua contrarietà ad intraprendere un’azione legale contro Unicoop.
A questi signori possiamo ora dimostrare senza ombra di smentita che non solo la vertenza era legittima, ma che si poteva vincere.


Chi ne vuol trarre le ovvie considerazioni, adesso lo può fare.


Storia della più grande vertenza collettiva contro Unicoop Firenze


31 ottobre 2007

SPORT ESTREMI 2 – CACCIA ALL’OFFERTA



La psicosi collettiva dello sconto selettivo

L’apertura del nuovo centro commerciale di Empoli è apparsa sulla cronaca qualche giorno fa con resoconti in cui la clientela non si è certo distinta per episodi edificanti.

Bivacchi alle porte già dalla notte per avere una buona posizione al mattino alle “griglie di partenza”, maxi ressa, scivoloni, spintoni, cadute, parapiglia tra casalinghe che si contendono bistecche e inseguono mirabolanti offerte che premiano solo i primi. Salvo poi rivelarsi notizie infondate, voci messe in circolazione chissà da chi.

Dato che l’immagine di Coop si distingue in solidarietà, forse sarebbe il caso di indirizzare in questo senso le “pulsioni” del consumatore, non proponendo offerte di tipo competitivo e selettivo, del genere “beati i primi”, che purtroppo incitano a comportamenti che tutto hanno a che fare meno che con un atteggiamento di solidarietà o di civile convivenza.


22 ottobre 2007

SPORT ESTREMI – VIVERE CON 1.000 EURO AL MESE



Da”La Repubblica.it” 21/10/07

Di JENNER MELETTI


Enzo Rossi ha passato un mese come i suoi dipendenti
e dopo quest'esperienza ha deciso di dare aumenti a tutti



Industriale vive da operaio:
"Il 20 avevo già finito i soldi"

"L'ho fatto anche per le mie figlie, che non hanno mai provato privazioni"

CAMPOFILONE (Ascoli Piceno) - Per un mese ha provato a vivere con lo stipendio di un operaio. Dopo 20 giorni ha finito i soldi. Enzo Rossi, 42 anni, produttore della pasta all'uovo Campofilone, ha deciso allora di aumentare di 200 euro al mese, netti, gli stipendi dei suoi dipendenti, che sono in gran parte donne. Ha dichiarato di essersi vergognato, perché non è riuscito a fare nemmeno per un mese intero la vita che le sue operaie sono costrette a fare da sempre. Ha detto che "è giusto togliere ai ricchi per dare ai poveri".
Signor Rossi, per caso non sarà comunista?
"No. Non sono marxista. Sono un ex di destra. Ex perché quelli che votavo non sanno fare nemmeno l'opposizione".
Perché allora questo mese da "povero" e soprattutto la decisione di aumentare i salari a chi lavora per lei?
"Perché stiamo tornando all'800, quando nella mia terra c'erano i conti e i baroni da una parte ed i mezzadri dall'altra, e si diceva che i maiali nascevano senza coscia perché i prosciutti dovevano essere portati ai padroni. Negli ultimi decenni il livello di vita dei lavoratori era cresciuto e la differenza con gli altri ceti era diminuita. Adesso si sta tornando indietro, e allora bisogna rimediare".
Aveva bisogno davvero di provare a vivere con pochi soldi? Non poteva chiedere a chi è costretto a farlo, senza scelta?
"Certo, sapevo come vivono le donne che lavorano per me. Ma ho fatto questa esperienza soprattutto per le mie figlie, che non hanno mai provato le privazioni. Ho voluto fare toccare loro con mano come vivono la grandissima parte delle loro amiche".
Come si è svolto l'esperimento?
"E' stato semplice. Io mi sono assegnato 1.000 euro, e altri 1.000 sono arrivati da mia moglie, che lavora in azienda con me. Duemila euro per un mese, tante famiglie vivono con molto meno. Abbiamo fatto i conti di quanto doveva essere messo da parte per la rata del mutuo, l'assicurazione auto, le bollette... Con il resto, abbiamo affrontato le spese quotidiane. Il risultato è ormai noto: dopo 20 giorni non avevamo un soldo. Mi sono vergognato, anche se ero stato attento a ogni spesa. Sa cosa vuol dire questo? Che in un anno intero io sarei rimasto senza soldi per 120 giorni, e questa non è solo povertà, è disperazione".
Signor Rossi, lei è mai stato povero?
"Sì, anche se ero già un piccolo imprenditore. Nel 1993 - erano già nate le mie figlie - ho dovuto chiedere soldi in prestito agli amici per mantenere la famiglia. Non mi vergogno a dirlo, tanto quei soldi li ho restituiti. E' anche per questo che nell'esperimento ho coinvolto la famiglia. Volevo che le mie figlie vivessero in una famiglia con pochi mezzi, per trovare difficoltà e provare a superarle".
Il momento peggiore?
"L'ultimo giorno, quando ho deciso di arrendermi. Entro nel bar con 20 euro in tasca, gli ultimi. Sono conosciuto in paese, siamo 1.700 abitanti in tutto e gli imprenditori non sono tanti. Mentre entro un pensiero mi fulmina: e se trovo sei o sette amici cui offrire l'aperitivo? Non ho abbastanza soldi. Ecco, ci sono tanti operai che, quando tocca il loro turno, debbono pagare da bere agli altri, perché non è bello fare sapere a tutti che si è poveri. Sono in bolletta e non lo dicono a nessuno. In quel momento ho pensato: tanti di quelli che sono qui sono poveri davvero e non per un mese. Mi sono sentito come quando sei immerso in mare a 20 metri di profondità e scopri che la bombola è finita".
E allora ha deciso di aumentare i salari.
"E' il minimo che potevo fare. Secondo l'Istat, il costo della vita è aumentato di 150 euro al mese. Per quelli come me non sono nulla. Per gli operai 150 euro al mese in meno sono quasi 2.000 all'anno, e questo vuol dire non pagare le rate della macchina o non comprare il computer al figlio. E poi, lo confesso, io ho aumentato i salari anche perché sono un egoista. Secondo lei, come lavora una madre di famiglia che sa di non poter arrivare a fine mese? Se è in paranoia, dove terrà la testa, durante il lavoro? Le mani calde delle mie donne che preparano la pasta sono la fortuna della mia azienda. E' giusto che siano ricompensate".
Se aumenta gli stipendi, vuol dire che l'azienda rende bene.
"Nel 1997, quando ho preso il pastificio Campofilone, il fatturato era di 90 milioni di lire. Quest'anno arriveremo a 1,6 milioni di euro. Da due anni le cose vanno davvero bene, e mi posso definire benestante. Non è giusto che sia solo io a goderne. Il valore aggiunto derivato dalla trasformazione della farina e delle uova deve portare benefici sia ai contadini che mi danno la materia prima che ai lavoratori della fabbrica".
Come l'hanno presa, i suoi colleghi industriali?
"Mi sembra bene. Alcuni mi hanno telefonato per sapere se l'aumento di 200 euro è uguale per tutti e altre cose tecniche. Forse vogliono imitarmi e questa è una cosa buona. Io ho spiegato che sarebbe giusto non fare pagare alle aziende i contributi relativi a questo aumento. Se il governo capisce (mi ha telefonato anche Daniele Capezzone, della commissione imprese) l'idea di prendere ai ricchi per dare ai poveri non resterà soltanto un manifesto".