28 settembre 2013

CHIUSO IL PROCESSO PER INFORTUNIO MORTALE NELLA FILIALE ESSELUNGA DI VIA WASHINGTON

Giovedì 19 settembre, a 4 anni dell’infortunio che è costato la vita a Claudio Birolini, si è chiuso il processo di 1° grado che vedeva imputati per omicidio colposo, sei dirigenti di Esselunga e il legale rappresentante della Capozi Autotrasporti, azienda che ha in appalto parte dei trasporti di Esselunga


“ESSELUNGA HA RISPARMIATO SULLA SICUREZZA” così titolava il corriere.it del 14 febbraio 2012 dopo che i legali di tre degli imputati patteggiarono, usufruendo così degli sconti di pena previsti.

Allora i vertici delle due aziende:

- Paolo De Genis vicepresidente Esselunga con delega alla sicurezza,
- Aldo Botta responsabile della divisione logistica di Esselunga
- Filippo Capozi titolare della Capozi autotrasporti.

Furono tutti condannati a un anno, 1/3 di quanto previsto.

Il “patron” di Esselunga Bernardo Caprotti verso, per patteggiare il reato di responsabilità amministrativa, 223 mila euro.

1 milione e 360 mila euro fu la somma che congiuntamente ESSELUNGA E CAPOZZI hanno corrisposto alla famiglia come risarcimento.

La sentenza di assoluzione dei quattro dirigenti di Esselunga del 19 settembre non assolve, quindi, le due aziende dalla responsabilità nell’accaduto.
 


RLS FILCAMS LOMBARDIA






26 settembre 2013

UNICOOP FIRENZE VENDE A GUCCI I MAGAZZINI EX MATEC, VUOTI PER 5 ANNI



Unicoop Firenze vende l'area ex Matec, pagata 5 anni fa 25 milioni e rimasta inutilizzata

L'acquirente è Gucci che pare disposto a rilevarla per 20 milioni




Sono passati oltre 5 anni quando, un pò a sorpresa Unicoop Firenze acquistò i capannoni Matec per 25 milioni di euro. Un'acquisizione di cui nessuno, compresa Unicoop Firenze, ha mai capito il destino.

Si parlò di un nuovo polo di stoccaggio delle carni (che invece sono finite nel nuovo magazzino di Gello), girarono altre voci più o meno credibili, ma alla fine i magazzini ex-Matec sono rimasti inutilizzati per tutti questi anni e non andrebbe così male se, come sembra, Gucci sia disposta a rilevarlo per 20 milioni, con i tempi che corrono.

Rimane però la sensazione di una dirigenza senza una precisa visione strategica, già inequivocabilmente espressa con il dietro front sugli ipercoop ridimensionati quasi tutti alle a semplici superstore, dopo che Unicoop aveva puntato e speso moltissimo in quella direzione. Così l'abbandono del progetto faraonico del mega centro commerciale di Pontignale, quello che per dimensione era già stato ribattezzato l'anti-Gigli.

Per non parlare della gestione finanziaria di Unicoop, che ormai è come sparare sulla Croce Rossa, con il noto investimento strategico di circa 600 milioni con perdite per 400 milioni già iscritte nei bilanci degli ultimi anni e con la probabile nazionalizzazione della banca senese che vanificherebbe lo sforzo milionario.

Inutile dire che tutti questi gravi errori del management restano, nel favoloso mondo di Unicoop Firenze, senza responsabili. Quindi nessuno paga, come in genere funziona in qualsiasi altra azienda. Tutti rimangono inossidabilmente saldati alla loro poltrona a cominciare dal presidente Campaini, prossimo ai 73 anni che giusto nel 1973 su quella poltrona si insediò. Cose che solo in Unicoop Firenze possono esistere.



18 settembre 2013

VERTENZA USB PER IL PAGAMENTO DELLA FESTIVITA' DEL 4 NOVEMBRE IN UNICOOP FIRENZE


Al via la vertenza del sindacato USB per recupero delle festività del 4 novembre che Unicoop Firenze non ha corrisposto in busta paga ai propri dipendenti





Quella del pagamento della festività del 4 novembre da parte del gruppo Unicoop Firenze è secondo noi una vicenda emblematica. Lo è per come questa azienda è abituata a risolvere le vertenze, ma soprattutto per come le Organizzazioni Sindacali confederali sono abituate a "risolvergliele". Proveremo a riassumerla cercando di non annoiarvi con dettagli tecnico-contrattuali che per la loro complessità potrebbero solo confondere le idee.

Da molti anni il pagamento della festività del 4 novembre è stato soppresso nel gruppo Unicoop Firenze, apparentemente rientrando negli assorbimenti previsti per la riduzione dell'orario di lavoro da 40 a 38 ore settimanali. Ciò avviene in un susseguirsi di accordi aziendali e contratti nazionali che vanno dal 1985 fino ai giorni nostri.

Per molti anni, purtroppo, non ci si accorge di niente. Poi si presenta un caso "particolare" legato alla festività straordinaria del 150° anniversario della Repubblica Italiana che cade il 17 marzo 2011. Qui riemerge inaspettatamente la questione e alcuni componenti Filcams dell' Esecutivo Aziendale notano la contraddizione. Inoltre l'anomalia risulta ancora più evidente visto che negli Ipermercati Unicoop la festività viene retribuita da sempre.

A questo punto i suddetti sindacalisti Filcams si recano allo studio legale Bellotti e Associati dove l'Avv.to Stramaccia gli rilascia un parere pro veritate datato 18 novembre 2011, nel quale si rivendica il diritto alla retribuzione della festività in oggetto. Ad avvalorare questa tesi si porta pure in evidenza come il 4 novembre venga retribuita come festività in tutte le altre cooperative che applicano il CCNL della distribuzione. Il parere viene inviato alla cooperativa chiedendo anche il pagamento degli arretrati che però, a causa di una norma prescrittiva, si limitano agli ultimi 5 anni.

La responsabile relazioni risorse umane risponde negando le tesi dell' Avv.to Stramaccia, adducendo inoltre come il silenzio dei sindacati per ben 26 lunghi anni avvalori la sua interpretazione (e su questo non possiamo che condividere).

Dunque un nulla di fatto. Si decide perciò di rimandare la discussione all'interno delle trattative per il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale che erano ancora in corso e procedevano a singhiozzo.

E questa è di per sé una decisione che preannuncia una sciagura!

A quel punto è ormai chiaro che quel contratto aziendale si sarebbe rivelato un accordo a perdere in cui si concederanno ad Unicoop tutta una serie di elementi normativi e valoriali (su questo ci esprimemmo ampiamente  a suo tempo) così come richiesti dalla cooperativa fiorentina e col fondato timore che anche la questione 4 novembre potesse portare ad una conclusione penalizzante per i lavoratori.

Ed infatti: non solo viene sancita la mancata retribuzione della festività, in cambio di un trascurabile adeguamento dell'elemento provinciale (in realtà solo una manciata di euro), ma viene sottoscritta anche la risoluzione dell' anomalia Ipercoop ai quali viene tolto il pagamento del 4 novembre fino a quel momento corrisposto!

Un'altra sconfitta su tutta la linea, alla quale però non tutti intendono rimanere sottomessi. L'Organizzazione Sindacale Usb incarica lo studio legale Conte-Martini-Ranfagni di stilare un parere sulla complicata questione e, manco a dirsi, il parere è favorevole all'intrapresa di una vertenza.

In data 15 luglio 2013 viene fatto richiesta alla Direzione Aziendale in merito all'erogazione del trattamento economico previsto per la festività del 4 novembre e relativi arretrati spettanti, chiedendo al contempo un incontro con i rappresentanti della Usb al fine di verificare le condizioni per un accordo conciliativo. Nessuna risposta da parte di Unicoop. Ecco il perché della decisione di intraprendere una vertenza per il recupero della somma dovuta.

Qui sotto potrete vedere il volantino della Usb che promuove la vertenza e che, speriamo, possiate trovare affisso anche all'interno delle vostre unità produttive. Seguiranno a breve tutte le modalità richieste per la raccolta delle procure legali necessarie.

Ci auguriamo che vogliate aggiungervi numerosi a questa sacrosanta battaglia contro la svendita dei nostri diritti e l'abbattimento delle nostre retribuzioni, che serva anche a dare un segnale importante a chi di questa svendita si è reso colpevolmente complice!


Lavoratori Unicoop


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A TUTTI I LAVORATORI DI UNICOOP FIRENZE


SI RENDE NOTO A TUTTI I LAVORATORI CHE E' AL VIA LA VERTENZA PER IL RECUPERO DELLE FESTIVITA' DEL 4 NOVEMBRE  NON CORRISPOSTE IN BUSTA PAGA DA UNICOOP FIRENZE

IL COSTO E' DI EURO 31,46 PER GLI ISCRITTI O CHI DECIDERA' DI ISCRIVERSI

PER I NON ISCRITTI O ISCRITTI AD ALTRE ORGANIZZAZIONI SINDACALI LA QUOTA E' DI EURO 62,92

LO STUDIO LEGALE CHE SI OCCUPERA' DI PATROCINARE LA VERTENZA PER CONTO DI USB E' LO STUDIO CONTE-MARTINI-RANFAGNI

NEI PROSSIMI GIORNI VERRANNO RESE NOTE LE MODALITA' ED ORARI PER LA FIRMA DELLA PROCURA LEGALE E LA RACCOLTA DELLA QUOTA

PER QUALSIASI INFORMAZIONE POTETE SCRIVERE ALL'INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA:

OPPURE CONTATTARE I SEGUENTI DELEGATI:
 

ARMANDO AGNELLI P.V. “IL NETO”
 
FEDERICO BELLINI UFFICI “SANTA REPARATA”

NADIA FORTE “SUPERSTORE SESTO F.”

ANDREA CORTI MAG. “MEACCI”

CLAUDIO GALANTINI E GABRIELE RINALDI
MAG. CEDI SCANDICCI




COORDINAMENTO USB UNICOOP FIRENZE

FIRENZE 18/09/2013





08 settembre 2013

TENSIONE TRA GLI AUTOTRASPORTATORI UNICOOP TIRRENO: LA SOCIETA' APPALTATRICE SCIOGLIE I CONTRATTI

La storia degli appalti della logistica in Unicoop Tirreno viene da lontano ed è ricca di vicende molto istruttive. Basti pensare a come si arrivò agli appalti, alle frizioni con Filt-Cgil dopo che una parte dei camionisti lasciò la tessera di quella organizzazione per USB, e alla vicenda inquietante di Dinamica Logistica. Ora si aggiunge un nuovo capitolo.





VIGNALE (Riotorto) – C’è preoccupazione tra gli autotrasportatori che effettuano i trasporti merci di Unicoop Tirreno, da quando la ditta titolare dell’appalto, la SILO/CFT ha espresso l’intenzione di sciogliere il contratto entro il 30 settembre, tra meno di una mese. «Ci rivolgiamo a lei – afferma, in una lettera inviata al presidente di Unicoop Tirreno Marco Lami, Fabio Elmini per l’Unione Sindacale di Base – dopo aver inutilmente provato, a più riprese, a dialogare con l’azienda che lei presiede per avere chiarimenti riguardo l’appalto del servizio di trasporto merci dal Centro di Distribuzione di Vignale verso i punti vendita. Dal 1° aprile siamo giunti, di data in data, al 30 settembre: pare che stavolta la data sia definitiva. Pare anche che si realizzerà un passaggio verso una pluralità di commissionari, con conseguente frazionamento del reparto».
 
«Crediamo pertanto che sia doveroso chiarire le intenzioni di Unicoop Tirreno, confermando o smentendo quanto si va dicendo da mesi, e nel caso favorendo l’interlocuzione tra le parti sindacali e gli eventuali nuovi appaltatori – chiede ancora Elmini -. A meno che ciò non sia già avvenuto con l’esclusione della nostra sigla sindacale, USB, seconda in azienda per numero di iscritti: nel tal caso verrebbe da domandarsi quale sia la ragione di tale comportamento discriminatorio e chi, e in quale veste, abbia trattato in vece dei lavoratori, su quale mandato e con quali esiti. Una interlocuzione con la nostra parte sindacale sarebbe certo dovuta ed opportuna, anche per raccogliere eventuali proposte che – creda! – ci sono».



7 settembre 2013

Il Giunco.net
 
 
 

MPS VERSO UN AUMENTO DA DUE MILIARDI. ALMUNIA: VIA LIBERA ENTRO DUE MESI

Incontro decisivo sul piano del Monte, che va verso il raddoppio del rafforzamento patrimoniale e una maggiore diluizione della Fondazione. Passi avanti grazie a una missione del management a Bruxelles, intesa su taglio Btp e derivati


 

CERNOBBIO - Passi avanti nella soluzione del caso Mps, nella cornice del Forum Ambrosetti. Il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, e il commissario Ue, Joaquin Almunia discutono del piano e tracciano una road map. Un appuntamento preceduto dalle dichiarazioni di Fabrizio Viola, l'ad del Monte, che ha spiegato: "In questi ultimi giorni abbiamo lavorato su tutto quello che serve per la Commissione. L'auspicio è che porti a un risultato positivo". Anche da Saccomanni sono arrivati riscontri improntati all'ottimismo: "E' stato fatto un buon lavoro nelle ultime settimane, le prospettive sono positive", ha detto.

Il commissario Ue ha chiarito in conferenza stampa che un miliardo di aumento di capitale non basta. In caso di fallimento del piano, ci sarebbe una conversione immediata dei Monti bond in azioni, nei fatti una nazionalizzazione. Almunia ha mostrato ottimismo e indicato gli elementi principali dell'accordo che dovranno essere recepiti. In dettaglio un aumento di capitale oltre a quello già previsto, la riduzione dei costi e le modifiche al modello di business.

D'altra parte i passi avanti sul dossier del Monte sono stati preparati dalla missione in sede europea del cfo Bernardo Mingrone. Il piano della banca senese per avere l'ok Ue agli aiuti di Stato da 4,7 miliardi è però destinato a lasciare il segno. Specie sull'azionariato, perché la ricapitalizzazione per i nuovi soci dovrà aumentare: quel miliardo previsto dai manager Mps non basta a garantire la solidità e la profittabilità che Bruxelles richiedono perché il prestito pubblico sia certamente restituito. Fonti attendibili vedono dunque la cifra lievitare a 2 miliardi. Con l'effetto che la fondazione Mps, senza soldi per difendere l'attuale 33%, si diluirà ben sotto il 12% ipotizzato. I dettagli sono previsti a fine mese, quando l'iter si concluderà. Sul punto, l'ad Fabrizio Viola si è trincerato dietro un "no comment" da Cernobbio.

I maggiori progressi, dopo la lettera di Almunia a Saccomanni (16 luglio) che paventava l'apertura di un dossier per infrazione, sono stati fatti sui rischi sovrani e su quelli in derivati, che avevano messo nei guai il Monte di Mussari & Vigni. Nel primo caso il fardello della tesoreria, che prima della crisi aveva puntato tutto sui Btp, dovrà ridursi ma con gradualità: la Commissione chiede di limare il portafoglio di Btp di almeno 5 miliardi (dai 23,4 attuali), ma senza vincoli sulle scadenze, per attenuare gli effetti su patrimonio e conti. Sui derivati, invece, la Commissione era spaventata dagli elevati mark to market negativi di swap e altri - pari a una quindicina di miliardi - senza considerare che nel bilancio Mps c'è un simile valore in derivati a marl to market positivo; e quelle posizioni sono in buna parte collateralizzate e quindi prive di rischi creditizi.

Siena avrebbe invece proposto a Bruxelles di concentrarsi sul "Var" (che misura la rischiosità degli attivi), accettando di operare con un Var inferiore alla media del sistema italiano, e concentrarsi sugli strumenti di copertura del business commerciale. Qualche passo avanti ci sarebbe anche sui bond subordinati e ibridi targati Mps: ce ne sono circa 5 miliardi in circolazione e l'Ue vorrebbe un riacquisto, ma mesi fa Bankitalia si è detta poco propensa.

Non c'è concordia sui compensi ai manager e sui tagli dei costi interni. Le retribuzioni del vertice, in base alle linee guida Ue, non possono eccedere di 15 volte lo stipendio del dipendente medio; per Siena si tratterebbe di un tetto sui 500mila euro. Viola nel 2012 ha guadagnato 1,59 milioni rinunciando a 400mila euro di indennità, e Alessandro Profumo ha incassato 62mila euro come consigliere e rinunciato ai 500mila euro da presidente. Sui costi interni, già falcidiati dopo la chiusura di 400 filiali e l'uscita di 4.600 dipendenti, si punta ad altre 100 agenzie in meno anche se Bruxelles ritiene sovrastimate le stime di risparmi.


7 settembre 2013
 
Andrea Greco

La Repubblica


07 settembre 2013

PAOLO CATTABIANI NUOVO PRESIDENTE DI COOP NORDEST


L'elezione del nuovo presidente di Coop Nordest si è resa necessaria dopo la nomina di Marco Pedroni alla presidenza di Coop Italia


 
 
Piacenza- Il Consiglio di Amministrazione di Coop Consumatori Nordest oggi ha accolto le dimissioni di Marco Pedroni e ha scelto il suo nuovo presidente, dopo un percorso che ha visto ampio consenso e un voto unanime intorno alla figura di Paolo Cattabiani. La nomina di Paolo Cattabiani segna un passaggio importante dopo dodici anni di presidenza di Marco Pedroni, che lascia una realtà cooperativa che si è rafforzata per dimensioni e per ruolo territoriale nelle dodici province in cui è presente. Coop Nordest conta oggi oltre 600.000 soci, 4.000 dipendenti, 86 punti di vendita e ha ottenuto nel 2013 un risultato di bilancio positivo di 2,946 milioni di euro.
“L’insieme delle cooperative di consumo italiane – ha commentato Marco Pedroni - ha trovato un nuovo affidamento comune, per affrontare un mercato difficile in una realtà sociale segnata dalla crisi. Mi è stata chiesta la disponibilità di far parte di questo percorso. Ho accettato di assumere la guida di Coop Italia perché ho sentito il sostegno innanzitutto di Coop Consumatori Nordest e perché il consenso forte intorno al nome del nuovo presidente è stato”.
Paolo Cattabiani, 55 anni, reggiano, sposato con due figli, è già stato Presidente di Confcoltivatori di Reggio Emilia (oggi Confederazione Italiana Agricoltori) dal 1986 al 1991, ha rivestito il ruolo di responsabile del settore sgroalimentare della Lega delle Cooperative Reggiane fino al 1995 per poi diventare presidente dell’AERCA (Associazione Emilia Romagna Cooperative Agricole). Nel 1999 è diventato presidente dell’ANCA (Associazione Nazionale Cooperative Agricole) e nel 2001 ha lasciato la cooperazione agricola per assumere la guida dell’A.C.C.D.A (Associazione Cooperative di Consumo del Distretto Adriatico). Nel giugno del 2004 è stato eletto vicepresidente di ANCC (Associazione Nazionale Cooperative di Consumo) e dal 2006 è presidente di Legacoop Emilia Romagna.
“Sono profondamente consapevole della sfida che mi aspetta - ha affermato il neo presidente Paolo Cattabiani - per di più, in un momento così difficile per il nostro paese e per la nostra economia. La cooperativa è forte, riferimento per le diverse realtà territoriali in cui si trova, fatta di persone che tutti i giorni mettono al centro del loro lavoro i consumatori. So che posso contare su un gruppo dirigente preparato e competente, in grado di costruire la Coop Consumatori Nordest del futuro. Le priorità del nostro lavoro non cambiano: tutela del consumatore, innovazione e crescita. Dobbiamo continuare a mettere al centro delle nostre azioni i nostri soci e clienti, perseguendo gli obiettivi economici, le modalità e i luoghi tracciati nel piano strategico della cooperativa, sostenendo mai come ora l’impegno nel sistema Coop, Coop Italia in primis”.
 
 
 
7 settembre 2013
 
 

02 settembre 2013

CASSAZIONE: RIMBORSO SPESE PER IL LAVAGGIO DIVISE DA LAVORO


Attenzione care colleghe e colleghi dei punti vendita, è stata pubblicata un'importante sentenza della Cassazione in cui si afferma che qualora il datore di lavoro imponga ai propri dipendenti di avere sempre la divisa in ordine, è tenuto a rimborsare le spese di lavanderia




Con sentenza n. 19579 del 26 agosto 2013, la Cassazione ha affermato che qualora il datore di lavoro imponga ai propri dipendenti di avere la divisa sempre in ordine, è tenuto a rimborsare le spese della lavanderia, atteso che si ravvisa in ciò un suo interesse concreto.

Vedi la sentenza n. 19579/2013


21 luglio 2013

21 LUGLIO 2011- 21 LUGLIO 2013: DUE ANNI SENZA IL "PIERO"


Due anni dall'incidente sul lavoro che costò la vita al nostro caro amico e dipendente di Unicoop Firenze, Claudio Pierini







Oggi 21 luglio 2013 ricorre il secondo anniversario della scomparsa del nostro compianto collega Claudio Pierini detto "Piero", vittima di un infortunio mortale all'interno del magazzino Ce.Di. Unicoop di Scandicci. Con  questa data riaffiorano inevitabilmente i tanti ricordi legati all'indimenticabile amico. All'interno dei magazzini si rivisitano gli spensierati momenti trascorsi in sua compagnia e gli infiniti aneddoti dovuti alla sua innata simpatia, ma sempre con il velo di tristezza calato dopo la sua dipartita.

Sappiamo da tempo che le indagini necessarie ai fini dell'attribuzione di eventuali responsabilità legate al suo infortunio sono oramai concluse, ma la fase processuale ancora deve avere inizio. D'altronde sappiamo quale sia lo stato dell'arte della giustizia italiana. Porteremo pazienza, sicuramente non dimenticheremo.

Come dice una canzone di qualche anno fa, rinasce un fiore sopra un fatto brutto. Infatti, come molti dei colleghi già sapranno, in memoria del Piero è nata da tempo l'associazione Claudio Pierini Vive per iniziativa di alcuni meritevoli colleghi dei magazzini. Oltre alla pubblicazione della raccolta di pensieri e ricordi del nostro Piero da parte dei colleghi, dal titolo Margherita adesso è tua, altri lodevoli progetti sono in ponte per l'immediato futuro e ci ripromettiamo di diffonderli tramite il nostro blog quantoprima e in modo esaustivo.

Per adesso, e ancora una volta, vogliamo mandare un saluto al nostro caro amico. Ciao Piero.


Lavoratori Unicoop


18 giugno 2013

COOP ITALIA CAMBIA IL VERTICE IN UNO SCONTRO DI STRATEGIE CHE DURA DA ANNI

Il 25 giugno si svolgerà l'assemblea annuale di Coop Italia, si approverà il bilancio, ma verrà ufficializzato anche un cambio dei vertici che era nell'aria da tempo e prenderà corpo un ripensamento alla strategia complessiva del mondo cooperativo. Sullo sfondo l'antica diatriba tra Coop emiliane e toscane con storie e modelli diversi.

L'articolo di Roberta Scagliarini sull'argomento ha dato lo spunto per un'approfondimento scritto per il blog da Mario Frau



Le coop della Toscana e Unicoop Firenze alcuni mesi fa minacciarono di uscire da Coop Italia, un ritornello che a fasi cicliche ha caratterizzato da sempre i rapporti tra le coop emiliane e toscane.

Nei momenti di scontro sulle strategie i toscani minacciano di separarsi per creare una Centrale Acquisti separata, ma tutti sanno che non lo faranno mai. Troppe sono le ragioni che ostacolano tale scelta separatista. I toscani sanno bene che godono dei vantaggi della “massa critica” rappresentata dal consorzio nazionale per gli acquisti Coop Italia, poi ci sono le sinergie negli spot pubblicitari milionari, c’è la questione dei prodotti a marchio Coop che non potrebbero più utilizzare una volta fuori, infine c’è la comune militanza politica della stragrande maggioranza dei dirigenti apicali. 

Ma allora perché si arriva a minacciare scissioni e scelte separatiste dal sistema Coop Italia? Le ragioni sono tutt'altro che marginali. In primis è che ci sono strategie e storie diverse tra le coop toscane, gli emiliani e il resto del movimento. Gli emiliani fanno sempre la parte dell’asso pigliatutto, lasciando ai toscani quasi sempre qualche briciola, come ad esempio la scelta delle sedi, che significano posti di lavoro e potere. Coop Italia e Unipol sono entrambe a Bologna, con alla testa due emiliani doc come il Presidente di Unipol Luigi Stefanini (ex segretario del P.C.I. Bolognese) e il Presidente di Coop Italia Vincenzo Tassinari, (di provenienza P.S.I. ) cresciuto all'interno del mondo coop emiliano. Ai toscani vengono riservati sempre ruoli subordinati se non proprio marginali, evidenziando un certo sciovinismo emiliano. 

La spaccatura del 2005 sulla scalata alla Bnl portò il movimento cooperativo a separare i propri destini finanziari. Unicoop Firenze, guidata dall'inossidabile Campaini, scelse di rafforzare la propria presenza in Mps, su Unipol invece si concentrarono soprattutto le coop emiliane, altre ancora con presenze in alcune banche come la Carige (Coop Liguria), la Popolare di Spoleto (Coop Centro Italia) e la Popolare dell’Emilia Romagna (Coop Estense). Proprio in questi giorni, con le dimissioni di Tassinari da Presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia, si è consumato l’ennesimo scontro tra le cooperative toscane, quelle emiliane e del nordovest.  Il contrasto verte su come affrontare la crisi, la perdita di clienti e di ricavi e su come gestire i rapporti con l'industria e i consumatori. Si tratta di uno divergenza di vedute che vede una divisione piuttosto netta tra i toscani e il resto del movimento che, prima o poi, sarà destinato a ricomporsi, magari concedendo spazi di autonomia alle strategie di Unicoop Firenze e delle altre coop toscane , come del resto è sempre accaduto. 

Le figure storiche che dominano la discussione sono pezzi da novanta come Turiddo Campaini, 73 anni, da più di 30 anni a capo di Unicoop Firenze (dai tempi di Nixon, come ha precisato recentemente il sindaco di Firenze,  Renzi), e Vincenzo Tassinari, 64 anni, da 25 presidente di Coop Italia, ora soccombente e dimissionario. 

Questo il motivo centrale dello scontro strategico: secondo i cooperatori toscani guidati da Campaini la leva vincente per affrontare la crisi e le prospettive future sarebbe da ricercare nell'efficienza e nel presidio del territorio anziché nella centralizzazione e la dimensione aziendale (quindi meno centralizzazione delle strategie e più spazio invece all'autonomia di ciascuna cooperativa e di ciascun manager-presidente). E’ convinzione di Unicoop Firenze che di fronte all'impoverimento di vasti strati sociali della popolazione, le coop sono chiamate a svolgere un ruolo anti-inflattivo, cioè di calmierazione dei prezzi per tutelare un potere d’acquisto di soci e consumatori che si va sempre più assottigliando. Il problema di fondo è come realizzare un simile ambizioso obiettivo, visto che una parte rilevante del movimento cooperativo manifesta serie difficoltà competitive, con il margine operativo se non in rosso certamente molto risicato. L'unica che riesce a farlo con successo è Unicoop Firenze, che ha i prezzi più bassi di tutte le altre cooperative. E' inoltre la più grande coop Italiana, con quasi 3 miliardi di fatturato, da anni citata per la sua convenienza davanti ad Esselunga e con uno scarto rispetto alle altre Coop (dato certificato da una indagine di Altroconsumo). Forte di una leadership dimensionale e di prezzo, è circolata la voce che Campaini , negli ultimi mesi, aveva più volte minacciato la scissione da Coop Italia trascinando con sé le altre Coop Toscane e Umbre e ipotizzando di creare una propria centrale acquisti separata. Campaini aveva una grande fretta di cambiare strategia commerciale, a cominciare dal ridimensionamento degli ipermercati, da tempo in sofferenza per la crisi dei prodotti no food e per la concorrenza dei grandi specialisti. I grandi ipercoop che operano nel territorio toscano sono in corso di ridimensionamento, con l’abbandono dell'insegna Ipercoop, per essere trasformati in Superstore (il format vincente inventato dal temibile concorrente Esselunga di Bernardo Caprotti) di dimensioni più ridotte. E nelle altre cooperative cosa sta succedendo? Tale ricetta non verrà seguita dagli Ipercoop delle altre cooperative emiliane e del nord ovest, che continueranno a sviluppare gli ipermercati, dimostrando di credere ancora in quel format.

Una vera e propria scissione da parte dei toscani non è però ipotizzabile in quanto essa avrebbe un prezzo altissimo come, ad esempio, la perdita del marchio Coop e soprattutto dei prodotti a marchio Coop che da soli rappresentano il 25% del giro d'affari del sistema. Lo scontro è comunque destinato a durare.

Le dimissioni di Tassinari e la decisione di sostituirlo con il Presidente della Coop Nordest, Marco Pedroni rappresenta un indubbio successo per Campaini per due ordini di ragioni. 
Ne esce sconfitta la strategia di Tassinari e di Dalle Rive di puntare ad un accentramento dei poteri e delle funzioni più importanti in Coop Italia a discapito della autonomia delle singole cooperative; esce perdente anche il disegno di realizzare nel tempo una unica grande Coop nazionale mediante un processo di fusioni (del resto il Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Coop Italia, Dalle Rive, che è anche Presidente di Novacoop, ha fallito propria a casa sua quando è abortito il disegno di unificare le tre coop del Distretto Nord Ovest).
Esce invece vincente la strategia di Campaini che ha sempre ritenuto che la soluzione dei problemi di redditività che evidenziano le varie cooperative non si risolverebbe con il gigantismo e ha sempre puntato all'autonomia delle singole cooperative, alla flessibilità, alla valorizzazione del legame con il territorio, alla efficienza e alla competitività mediante politiche di contenimento dei prezzi. 

La partita sulla strategia del sistema cooperativo è ancora tutta aperta, ma obiettivamente occorre riconoscere che Tassinari e Dalle Rive, fautori di una strategia di accentramento delle funzioni strategiche in Coop Italia, per il momento ne escono sconfitti e a goderne è Campaini. E ciò nonostante le disavventure sue e di Unicoop Firenze in MPS, che hanno comportato perdite colossali. 



Mario Frau


17 giugno 2013

ADDIO AL PROGETTO SUPERCOOP. TASSINARI LASCIA, PEDRONI VERSO IL VERTICE

Vincenzo Tassinari, lascerà
la guida operativa di Coop Italia
Marco Pedroni, 54 anni,
il favorito per guidare Coop Italia

Il braccio di ferro tra emiliani e toscani divide il sistema.
Il nuovo ceo è considerato vicino a Cimbri, alla guida di Unipol Fonsai.
Niente integrazione tra i nove grandi gruppi per farne uno.
Il fronte del no.


Cambia il vertice della cooperazione italiana: se ne va uno degli uomini chiave del largo consumo nazionale e gli alti dirigenti del movimento serrano le file su una nuova governance.

Vincenzo Tassinari lascerà il suo incarico alla guida operativa di Coopitalia. Il manager emiliano non metterà la sua firma sull'inversione di strategia rispetto a quella visione unitaria che era stata formalizzata cinque anni fa, appena spente le braci della vicenda Unipol-Bnl, quando fu introdotta la governance duale in Coopitalia. Allora venne nominato un consiglio di sorveglianza presieduto dal piemontese Ernesto dalle Rive (Novacoop) mentre il consiglio di gestione fu affidato a Tassinari con la missione di centralizzare gradualmente tutte le funzioni commerciali delle coop per avvicinarsi al sogno di dare vita ad un campione nazionale della grande distribuzione.

Il progetto approvato da tutti, mirava ad integrare i 9 grandi gruppi degli scaffali mutuali per farne un solo soggetto con 13 miliardi di fatturato e 8 milioni di soci. Ma quel disegno è tramontato, le coop hanno deciso di fare marcia indietro e di ripartire da zero. Il compromesso sulla governance leggera, con cui Tassinari non è in sintonia, è il prezzo della tregua con i cooperatori toscani e con il loro leader, il 73enne Turiddo Campaini, che dai tempi della scalata alla bnl si trova in opposizione frontale con i colleghi emiliani.

La svolta avverrà ufficialmente il 25 giugno quando si riunirà l'assemblea di Coopitalia per approvare il bilancio del 2012 ed eleggere il nuovo consiglio di gestione. La settimana scorsa il consiglio di sorveglianza ha convocato l'assemblea straordinaria per il secondo punto all'ordine del giorno. Le dimissioni di Tassinari daranno il via ad un domino di poltrone: il manager indicato per sostituire Tassinari è il reggiano Marco Pedroni, un dirigente di 54 anni che è considerato un «giovane» all'interno della Legacoop. Pedroni  attualmente è presidente  di Coop Nordest ed è il numero uno di Finsoe, la finanziaria cui fa capo il controllo di Unipol-Fonsai. Un cumulo di incarichi che ne fa uno degli uomini più potenti della Lega e più vicini al numero uno del gruppo assicurativo, Carlo Cimbri.

Coop Nordest, insieme alle altre due coop emiliane (Adriatica e Estense) è il nocciolo duro dell'azionariato di Unifonsai. Pedroni scioglierà ufficialmente la riserva in questi giorni dopo di che si deciderà chi lo sostituirà a capo della coop reggiana. Come vicepresidente di coopitalia dovrebbe essere riconfermata la manager della Legacoop toscana Maura Latini.

L'addio di Tassinari, che è stato uno dei protagonisti della crescita della cooperazione di consumo in Italia ed è stimato da tutti i capitani della grande industria alimentare nazionale e multinazionale con cui ha trattato, è vissuta come un erore da una parte dei dirigenti e anche da molti competitori. Alcuni fanno notare che ridurre le iniziative di coordinamento e marketing di Coopitalia significa rinunciare ad una fetta del margine della gestione extra-caratteristica che per i bilanci di molte imprese e cruciale.

Ma sono mesi che Unicoop firenze, che è il primo gruppo del settore mutuale con 2,4 miliardi di ricavi pone veti alle iniziative unitarie. La divergenza di strategie è arrivata al punto che Unicoop Firenze ha cambiato nome ai suoi supermercati montando l'insegna Coop.fi al posto del marchio rosso Coop, ufficialmente registrato della Lega.

Un altro fronte di discussione si è aperto sugli ipermercati (Ipercoop) quando i toscani hanno deciso di vendere o di ridimensionari gli spazi e i format dei loro punti vendita. Anche sulla gestione delle promozioni e sulla scelta dei fornitori (per esempio la carne) i toscani hanno imboccato sentieri autonomi rispetto agli altri. Avanti così e allo storico scenario di collaborazione solidale si sostituirà un quadro di disgregazione senza prospettive.

In base al compromesso raggiunto in questi giorni Coopitalia per i toscani non sarà più il centro direzionale e strategico, il nucleo della futura maxi-coop, ma tornerà ad essere una semplice centrale acquisti, tutte le altre decisioni torneranno in mano alle singole cooperative e ai loro padri-padroni.

Il malumore è trapelato ufficialmente. «All'interno di Legacoop - si legge nell'editoriale di Paolo Bedeschi, presidente di Coopreno nel mensile Con - sono state definite regole, una delle quali, tra le più importanti è la transgenerazionalità. Significa che la cooperativa non essendo una società privata non viene tramandata agli eredi degli azionisti ma deve essere trasmessa dai dirigenti eletti pro-tempore a dei nuovi dirigenti scelti dai soci. Per regolamentare questi passaggi venne fissato un limite a 65 anni, in alcune cooperative questa regola viene disattesa, alcuni presidenti hanno superato i 70 anni di età ed altri si fanno rieleggere anche se il limite è superato». Il riferimento neanche troppo velato è al 73enne Campaini e al 67enne Mario Zucchelli, numero uno della Coop Estense, ex capo dei discount Dico, ex numero uno di Finsoe, consigliere di Unipol e di Bper.



17 giugno

Roberta Scagliarini

CorrierEconomia

15 giugno 2013

SUL LICENZIAMENTO DEL SINDACALISTA IN OBI, L'ONOREVOLE DEL PD CHIEDA ANCHE AD UNICOOP FIRENZE

L'onorevole del PD, Baruffi, presenta in parlamento un'interrogazione sul licenziamento del sindacalista avvenuto all'OBI di Modena

Ci si domanda perché, visti anche gli storici legami, l'apprezzabile iniziativa del Baruffi non passi anche per Unicoop Firenze che risulta essere il principale azionista di Obi Italia



L'onorevole del PD, Davide Baruffi, ha depositato un’interrogazione al ministro del Lavoro Giovannini sul caso del licenziamento di Corrado Di Stefano, rappresentante aziendale all’Obi di Modena Ovest.
La vicenda si inserisce nello scontro tra lavoratori e azienda sulle aperture domenicali e festive: l’Obi ha scelto di sottrarsi al codice comportamentale del Comune di Modena che esclude, tra l’altro, le aperture nelle principali festività civili e religiose.

Fermo restando che l'iniziativa di Baruffi è apprezzabile e condivisibile, l'onorevole non ritiene che sia il caso di coinvolgere, con la stessa motivazione con cui investe il Parlamento, anche Unicoop Firenze che risulterebbe controllare Obi Italia attraverso la società BBC (Brico Business Cooperation) della quale detiene il 70% delle quote? Magari proprio attraverso la figura del suo storico ed ascoltato Presidente, Turiddo Campaini, il quale peraltro, pur con sfumature diverse, non pare essere insensibile al tema delle aperture domenicali e festive.
La stessa domanda andrebbe girata a Filcams-Cgil, organizzazione in cui svolge attività il sindacalista licenziato, con un'aggiunta. Come mai codesta organizzazione sindacale, a quanto risulta, non ha intrapreso verso l'azienda la naturale ed ovvia procedura propria dell'art. 28/300 per condotta antisindacale visto che dichiara che il delegato sindacale non ha fatto altro che esercitare i diritti sindacali all’interno del luogo di lavoro a sostegno del confronto sugli orari e le aperture festive/domenicali. La strategia aziendale di Obi punta a sostituire il confronto con le organizzazioni sindacali e la normale dialettica sindacale con azioni inevitabilmente intimidatorie.
Per il PD non dovrebbe essere difficile interloquire direttamente con le Coop e, per dirla tutta, neanche per la Cgil.

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Licenziamento Obi, l'on. Baruffi porta il caso in Parlamento

Il parlamentare Pd interroga il Governo sul licenziamento di un rappresentante sindacale.

Il deputato modenese Pd Davide Baruffi ha portato in Parlamento il caso del licenziamento di un rappresentante sindacale del negozio Obi a Modena Ovest. Baruffi, con una interrogazione, chiede l’intervento del ministro del Lavoro Giovannini. “Questa vicenda – conferma il deputato Pd – merita di essere evidenziata non solo per la gravità del fatto, ma anche perché emblematica di uno stato di cose che deve essere corretto”.

Questa mattina il deputato modenese Pd Davide Baruffi ha depositato un’interrogazione al ministro del Lavoro Giovannini sul caso del licenziamento di Corrado Di Stefano, rappresentante aziendale all’Obi di Modena Ovest. La vicenda si inserisce nello scontro tra lavoratori e azienda sulle aperture domenicali e festive: l’Obi ha scelto di sottrarsi al codice comportamentale del Comune di Modena che esclude, tra l’altro, le aperture nelle principali festività civili e religiose. Il fatto risale a due settimane fa quando, dopo formale lettera di contestazione, il signor Corrado Di Stefano si è visto licenziato in tronco dalla nota catena commerciale. Obi ha optato per un’apertura indiscriminata in tutte le domeniche e le festività, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno compresi: proprio in concomitanza di queste aperture a dir poco inusuali sono stati proclamati alcuni scioperi. Ebbene, tra le contestazioni mosse dall’azienda a Di Stefano spiccano proprio le pressioni che il rappresentante sindacale avrebbe esercitato sui colleghi per convincerli a partecipare allo sciopero. Con questa interrogazione il parlamentare Pd intende non solo richiamare l’attenzione su un fatto a dir poco sconcertante, ma anche evidenziare come più in generale, nel nuovo regime che disciplina le aperture del commercio, manchi qualsiasi forma di tutela del lavoro, di quello autonomo (i piccoli esercenti sono oggettivamente svantaggiati rispetto alla grande distribuzione) e di quello dipendente che, complice anche la crisi dei consumi e il calo generalizzato nel settore, rischia di vedersi stritolato da una contrazione sistematica dei propri diritti. “La normativa è oggettivamente carente – sostiene l’on. Baruffi – e per di più, essendo arrivata nel pieno della crisi, anche intempestiva. Non solo ha privato Regioni e Comuni delle proprie competenze regolamentari e programmatorie, ma ha totalmente trascurato il fattore lavoro, scaricando sulla parte più debole il prezzo della riorganizzazione”. In questo senso Baruffi torna a chiedere al Governo se non sia giunto il tempo di ripensare la legge, in particolare di introdurre contrappesi adeguati a tutela dei lavoratori. “Nella grande distribuzione – prosegue il parlamentare Pd – una quota importante di lavoratori sono giovani e donne: i primi ricattabili perché spesso precari, le seconde più vulnerabili perché madri di famiglia o comunque oberate anche dal lavoro di cura. La situazione non è affatto in equilibrio e provvedimenti quale quello di Modena (il codice di comportamento promosso dal Comune insieme alle rappresentanze del settore, proprio per tutelare maggiormente i lavoratori e il rispetto delle festività civili e religiose) pur meritori, rischiano di non incidere più di tanto, senza una copertura di legge che li renda vincolanti”. “Questa vicenda – conclude Baruffi – merita di essere evidenziata non solo per la gravità del fatto, ma proprio perché emblematica di uno stato delle cose che proprio non va e, in quanto tale, deve essere corretto”.


6 giugno 2013


http://www.pdmodena.it