21 luglio 2011

FILCAMS NAZIONALE INFORMA SULL'ANDAMENTO DELLA TRATTATIVA DEL CCNL E I PROSSIMI INCONTRI

Filcams parla di esiti non significativi negli incontri del 14 e 19 luglio

La trattativa riprende a settembre con questo calendario:
12, 14, 15, 19, 20, 21, 26, 27

Care compagne e cari compagni,

negli incontri per il rinnovo del CCNL della distribuzione cooperativa del 14 e del 19 Luglio la trattativa non ha avuto esiti significativi.

Gli incontri sono stati incentrati sull’analisi dei testi delle relazioni sindacali, del part-time, e della partecipazione sui quali abbiamo presentato alle cooperative le modifiche così come condivise con la delegazione trattante, le cooperative hanno dichiarato di aver bisogno di tempo per poterle verificare con la propria delegazione.

La Filcams ritiene che ci siano ancora sul tavolo significative distanze non colmate finora che non permettono alla trattativa di arrivare ad un accordo. Le cooperative nell’incontro del 19 hanno chiesto di spostare la prosecuzione della trattativa a Settembre, dichiarazione del tutto nuova al tavolo visto che ci avevano comunicato di voler arrivare ad un accordo in modo perentorio entro la fine di Luglio. La motivazione di questa decisone, come da loro precisato, deriva dalla presa d’atto dell’impossibilità allo stato attuale di arrivare ad un accordo unitario e quindi è finalizzato al tentativo responsabile di avere un ulteriore periodo di tempo a disposizione che comunque non potrà superare il mese di Settembre. La Filcams prende atto positivamente di tale decisone sottolineando che l’ulteriore tempo a disposizione dovrà essere dedicato a risolvere importanti problemi di merito ancora sul tavolo.

La trattativa riprenderà nelle seguenti date: 12, 14, 15, 19, 20, 21, 26, 27 Settembre.


Filcams Cgil

Roma, 20 luglio 2011



CASO LAVORATORI TNT PIACENZA: SPEZIA (CAMERA DI COMMERCIO) PRESENTA UN ESPOSTO SULLE BUSTE PAGA IRREGOLARI

La vicenda TNT piacenza si ingrossa e il consigliere Spezia della camera di commercio denuncia con un esposto le gravi irregolarità nelle buste paga dei facchini assunti alla Tnt

Spezia fa riferimento anche ad un quadro di illegalità diffusa che coinvolge varie realtà di facchinaggio nel nord Italia, con accuse di reato gravissime

Piacenza - "Ci sono delle illegalità che vanno punite", non ritiene comprensibile Mario Spezia, consigliere Camera di Commercio, la scelta di temporeggiare presa al termine dell'incontro di lunedì in Prefettura sul caso delle irregolarità nelle buste paga dei facchini assunti alla Tnt di via Dossarelli. L'ex presidente di Confcooperative, in rappresentanza ora del settore dei servizi, ha quindi presentato ieri un esposto alla Procura della Repubblica, per sollecitare un'indagine sulla vicenda.

"Il problema non è trovare un accordo" commenta Spezia "Ci sono dei lavoratori assunti e pagati in maniera non regolamentare, c'entra relativamente l'applicazione di un contratto. Attendere l'incontro con il sottosegretario ai trasporti Bartolomeo Giachino? Di certo non sarà lui a mettere in atto un'indagine. Ci sono delle regole che vanno applicate, e degli organi preposti al controllo che devono fare il loro lavoro".

Allargando il caso a livello nazionale, Spezia fa poi riferimento alle situazioni gravissime portate alla luce nell'ultimo periodo in altri territori. Dal commissariamento lo scorso aprile di cinque filiali Tnt a Milano, per la verifica di eventuali infiltrazione della 'ndragheta (accertata invece la presenza del capo della 'ndragheta "del Nord" Davide Flachi, figlio di Pepè, nella sede di San Mauro torinese), all'attività di controllo da parte della Procura di Bergamo riguardo le pessime condizioni di lavoro segnalate dai facchini dell'aeroporto di Orio al Serio, assunti dalle coop associate a Gesconet, che dal gennaio 2011 lavora alla Tnt con il nome di Gesco Nord.

IL COMUNICATO DI MARIO SPEZIA

Con riguardo alla vicenda dei lavoratori delle cooperative appaltanti i servizi della TNT di Piacenza, dalla lettura dei giornali, sembra non esservi, per ciò che riguarda le illegalità denunciate da più parti (pubblicamente e clamorosamente fin dal 2007) nessun tipo di indagine in corso ne da parte degli specifici organismi di controllo (INPS, INAIL) nè della stessa Procura della Repubblica.
Sono a chiedere, anche nella mia qualità di Consigliere della Camera di Commercio in rappresentanza del settore servizi, se non si ritenga vi siano i presupposti per un'indagine da parte dell'autorità giudiziaria dei fatti sovraesposti. Ciò al fine di verificare l'esistenza di irregolarità e di fattispecie di reato e così punire e colpire gli eventuali responsabili anche nell'interesse dell'integrità del nostro territorio e del suo sistema imprenditoriale così fortemente danneggiato sia nell'immagine che nella sostanza da tali comportamenti di sleale concorrenza.


19 luglio 2011

Piacenza24.eu


Vedi anche:

TNT Piacenza, dopo le minacce ai lavoratori l'ombra della criminalità organizzata

TNT, trefua fino a venerdi. I lavoratori festeggiano

Il gruppo di Claudio Lotito dietro alle coop che gestiscono il personale


COOP LIGURIA: LAVORATRICE GRAVEMENTE AMMALATA PUNITA DALLA PAGELLINA

Una lavoratrice con una grave malattia si assenta per l'ennesimo intervento chirurgico

Nella pagella di valutazione in uso in Coop Liguria la si invita a «recuperare» proprio l'aspetto delle presenze sul lavoro


Succede alla Coop, quella dei diritti e delle campagne sociali e ambientali.

Una lavoratrice di IPERCOOP Centro Luna di Sarzana, gravemente sofferente per una patologia alla spina dorsale, costretta a muoversi con le stampelle (con cui va a lavorare peraltro) subisce l'ennesimo (il quinto?) delicato, grave intervento. E' costretta ovviamente a fermarsi per lungo tempo.

E cosa fa Coop Liguria? Nella pagellina di valutazione del rendimento (perché i lavoratori Coop vengono valutati come i bambini delle elementari) scrive che "pur essendo la prestazione complessivamente adeguata (bontà loro!!) presenta alcuni fattori insufficenti sui quali occorre recuperare con una attività mirata". E non basta. La lavoratrice viene invitata a definire con il superiore un programma per migliorare la valutazione complessiva. E si badi bene che stiamo parlando di valutazioni per stipendi di 900 euro.

Ma quale è dunque l'aspetto da recuperare? Lo scopriamo in fondo alla pagellina, fra i singoli fattori valutati: LA PRESENZA !!! Ecco dove deve migliorare l'incauta lavoratrice. La prossima volta ci penserà bene a farsi operare e stare assente.

Forse Coop Liguria immaginava che la lavoratrice dall'ospedale si trasferisse direttamente alla cassa per la riabilitazione!!

E quale programma verrà mai imposto per recuperare questa gravissima mancanza?

USB denuncia questo gravissimo episodio che dimostra una volta di più cosa è COOP veramente : un vuoto involucro di retorica che nasconde un datore di lavoro peggiore di molti altri.


21 luglio 2011

Maurizio Rimassa

USB Lavoro Privato - Liguria



20 luglio 2011

TNT PIACENZA, DOPO LE MINACCE AI LAVORATORI L'OMBRA DELLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

Tregua tra facchini e azienda dopo le proteste per le buste paga false e i contratti in nero

Intanto emerge che la Gesconet, consorzio che gestisce le cooperative Stella e Vega per conto dell'azienda leader nella logistica, sarebbe coinvolta in indagini di mafia



Alla Tnt è tregua armata. La riunione fiume in Prefettura a Piacenza per cercare di fare luce sulle condizioni lavorative dei facchini all’interno dell’hub del colosso della logistica olandese, ha prodotto di fatto una tregua tra lavoratori ed azienda dopo settimane di scioperi e scontri fuori dai cancelli della Tnt.

Attorno al tavolo del palazzo del Governo, in attesa di un ulteriore incontro calendarizzato per venerdì prossimo con il sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Giachino, le istituzioni piacentine, dalla Provincia al Comune e alla Questura, le rappresentanze sindacali e alcuni consulenti del consorzio cooperativo Gesco (che si occupa del reclutamento dei facchini per conto della Tnt) hanno cercato di trovare la quadra sulle buste paga dei turnisti che hanno dell’incredibile visto che riportano come compenso, per un mese intero di lavoro, qualcosa come meno di 67 euro lordi.

TREGUA, REINTEGRO E VERIFICA. Al termine del vertice, durato poco più di quattro ore, le organizzazioni sindacali cantano vittoria per la tregua imposta fino a venerdì, il reintegro di tutti i lavoratori all’interno dell’hub piacentino della Tnt – visto che erano stati licenziati dall’azienda per aver manifestato – e la verifica entro 15 giorni dell’applicazione del contratto nazionale siglato dai confederali. “Questa è una vittoria del sindacato e di tutti i lavoratori – sostiene Gianluca Zilocchi, Filcams Cgil - e merito è anche delle istituzioni che hanno sbloccato questa situazione troppo diffusa e particolarmente seria all’interno della logistica”.

Non si è tuttavia sciolto il nodo delle buste paga a zero euro.

BUSTE PAGA A ZERO? “REFUSI, CAPITA A TUTTI”. Da giorni, infatti, si discute sul come sia possibile che decine- se non tutti- i lavoratori che fanno capo alle cooperative Stella e Vega all’interno della Tnt percepiscano zero euro in busta paga. Il cedolino dei turnisti è diventato una sorta di slogan, “busta paga falso”, che esibiscono agli increduli rappresentanti delle istituzioni: per il mese di febbraio, ad esempio, molti facchini hanno preso zero euro in busta paga. Il più fortunato, 67 euro e rotti. Poi, tutti in nero. Ma alla consulente della Gesco nord, il consorzio che raggruppa a sé le coop Stella e Vega, non sembra strano, anzi: “C’erano buste paga di zero euro? Di errori ne possono sempre capitare – sostiene a testa alta Anna Barbati in rappresentanza della Gesco – saranno stati dei refusi e casi isolati”. Refusi che si ripetono per mesi e per centinaia di lavoratori.

GRUPPO GESCO, GESCONET E GESCO NORD. I collaboratori del gruppo Gesco sono stati anche interpellati sulla proprietà della società e se Gesco nord non sia nient’altro che una diramazione di Gesconet, nei guai giudiziari da Torino a Padova e dalla brianza a Napoli per truffa e traffico di immigrati clandestini. “Niente affatto, Gesco nord è un consorzio nato all’inizio del 2011”. Ma la dichiarazione della Barbati viene smentita poche ore dopo da un dirigente della Tnt: “Gesconet è dentro la Tnt da anni e all’inizio dell’anno ha scorporato il consorzio in Gesco nord e Gesco sud. Le persone all’interno e la dirigenza- assicura- sono le stesse”.

Questo perché sono gli stessi colossi della logistica a creare questi consorzi cooperativi, come Gesconet appunto, che ciclicamente cambiano nome e luogo ma che mantengono al suo interno lo stesso organigramma.

E il problema che in questi giorni tocca Piacenza è solo l’ultimo tassello di un più grande mosaico di schiavismo camuffato a cooperativismo visto che dal 2007 a questa parte, il gruppo Gesco incappa sempre nello stesso errore: schiavizza i lavoratori, ricattandoli e pagandoli in nero. Se si digita su un qualsiasi motore di ricerca la parola “Gesconet” si potrà accedere ad un’ampia rassegna stampa- dal 2007 ad oggi- dove emerge una vera e propria coop a delinquere.

GESCONET NELL’AFFAIRE FILOSA. Tanto a delinquere che Gesconet figura anche all’interno delle intercettazioni ambientali condotte nell’ambito dell’inchiesta che ruota attorno ad Alfonso Filosa, l’ex direttore dell’ufficio provinciale del lavoro di Piacenza arrestato per corruzione e truffa. Dal verbale delle intercettazioni dell’aprile 2009, emerge chiaramente come Filosa avesse annusato l’aria attorno a Gesconet intimando ad alcuni suoi stretti “amici”- riferibili al mondo dell’associazionismo di categoria- di “estrometterci” dal consorzio cooperativo viste le “pesanti imputazioni” a carico, appunto, di Gesconet per creare un nuovo consorzio da inserire nel polo logistico- ed evidentemente anche in Tnt- insieme a molte altre cooperative fantasma che gravitano attorno al gruppo romano. “Ne abbiamo già prese alcune di queste- si legge nelle intercettazioni- e molte del gruppo Gesconet hanno detto che vogliono venire con noi”.

Insomma, nella Pasqua del 2009 si stava predisponendo il terreno per riuscire a inserire la cricca piacentina in un nuovo consorzio composto da 7 o 8 ditte piacentine ed altrettante genovesi, non prima di aver parlato con “il Vescovo per le attività da svolgere negli appalti con le chiese” evitando di parlare con Giuseppe Tucci, che stando agli inquirenti sarebbe il tuttofare per conto della Gesconet.

“Con i collegamenti che ho buttato in piedi- si legge nei verbali- quando chiamiamo il sottosegretario ai Trasporti Giachino, lui viene a Piacenza, non è un problema. Però, al di là di questo nel settore della logistica, degli appalti e dei consorzi, io punto molto su Giachino perché con la Tnt sono molto amici”.

GIACHINO SOTTOSEGRETARIO O DIPENDENTE TNT? Il sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Giachino, veniva tirato in ballo anche nel 2009 come “molto amico di quelli di Tnt”. Questo perché l’esponente del Governo, come si legge sulla biografia del sito ufficiale della presidenza del Consiglio, è stato dirigente del gruppo Tnt prima di ricoprire il ruolo di sottosegretario. Ed è proprio Giachino che venerdì dovrà partecipare al tavolo sindacati-Tnt per riuscire a risolvere la situazione dei 150 lavoratori dell’hub piacentino.

LA QUESTURA: “CI MUOVEREMO”. Durante il pomeriggio, il questore di Piacenza Calogero Germanà ha più volte fatto avanti e indietro dalla Prefettura, fermandosi a parlare anche con alcuni dei lavoratori egiziani della Tnt sotto le porte del palazzo del Governo in attesa della fine della riunione. “A noi non sono pervenute denunce di nessun tipo ma faremo i nostri accertamenti. Cerchiamo chiaramente riscontri- sottolinea Germanà con in mano il cedolino a zero euro di un lavoratore Tnt- e se ci saranno responsabilità saranno portate davanti all’autorità competente”.

TNT E LE INFILTRAZIONI MALAVITOSE. Intanto, dall’aprile scorso, sei filiali lombarde della Tnt sono sotto la lente della magistratura per possibili infiltrazioni della ‘ndrangheta visto che, secondo gli inquirenti “la scalata agli affari della Tnt è una tipica manifestazione della criminalità mafiosa, realizzata grazie a relazioni particolari” Al quartier generale di San Mauro arrivavano in visita di lavoro personaggi con un pedigree di tutto rispetto, a cominciare da Davide Flachi, figlio di Pepè, uno dei capi clan della ‘ndrangheta radicata al Nord, cognome pesante, decine di pagine di cronaca nera spese per raccontare le sue imprese criminali. A San Mauro veniva anche un personaggio insospettabile, un ex colonnello dei carabinieri passato alla security privata, ritenuto troppo amico dei rampolli delle ‘ndrine.

RIAPERTURA DEI CANCELLI E FISCHI AI SINDACATI. Nella cronaca della lunga giornata, è comunque da registrare la riapertura dei cancelli della Tnt attorno alle 21.30 con l’uscita del primo tir dopo quasi tre giorni di blocco. Il presidio di lavoratori davanti al polo ha però duramente fischiato i sindacati confederali per l’assenza nei momenti più delicati dell’intera vicenda.



19 luglio 2011

Massimo Paradiso

il Fatto Quotidiano


CONTROLLI AL MERCATO ORTOFRUTTICOLO DI NOVOLI: 550MILA EURO DI SANZIONI


Verifiche in 34 ditte, 31mila euro di multe per lavoro nero: 4 i casi accertati

Denunciati due imprenditori per sfruttamento della manodopera clandestina



Trentaquattro ditte controllate, 550mila euro di sanzioni per somministrazione fraudolenta di manodopera, 31mila per impiego di lavoro nero, quattro casi accertati di lavoratori in nero, di cui due irregolari, quattro imprenditori colpiti da sospensione dell'attività imprenditoriale e due denunciati per sfruttamento della manodopera clandestina.

Sono i risultati delle verifiche condotte questa notte da carabinieri e ispettorato del lavoro nel mercato ortofrutticolo di Novoli, a Firenze.

In particolare, secondo quanto reso noto, nei riguardi di circa 10 ditte sono state rilevate irregolarità nella concessione di appalti per il facchinaggio che hanno portato a 550mila euro di sanzioni: circa 30 lavoratori, formalmente assunti da cooperative esterne, erano di fatto alle dirette dipendenze dei titolari delle imprese senza l'intermediazione, prevista dalla legge, di un'agenzia di somministrazione del lavoro. Nel corso dei controlli sono inoltre stati accertati 70.000 euro di contributi non pagati ai lavoratori.


15 luglio 2011

gonews.it


19 luglio 2011

LICENZIATI PROTESTANO CON UN PRECARIO CROCIFISSO















Clamorosa azione questa mattina nella zona logistica dell'aeroporto

I lavoratori delle cooperative sono esasperati e chiedono attenzione

«Ci hanno licenziati e messi in croce». Usano un messaggio forte i precari della logistica, lasciati per strada dalla cooperativa Air Service: questa mattina hanno "crocifisso" uno di loro nella zona Cargo, proprio di fronte al totem di MLE-Argol, l'operatore di logistica che dà in appalto il servizio alle coop. Sotto, la scritta evangelica "perdonali, padre, perché non sanno quello che fanno".

Il messaggio non è casuale: «Abbiamo a che fare con la Compagnia delle Opere, vogliamo chiedere a loro: come potete lasciare a casa la gente e metterla in croce?» dice Fabrizio Lombardo, il lavoratore che ha impersonato "il precario crocefisso". La cooperativa Incontro, che ha preso in carico l'appalto da MLE, è infatti vicina alla Compagnia delle Opere.

I precari lavorano in gran parte da anni nella logistica, sono passati da una cooperativa all'altra: ogni volta perdono un pezzo di diritti, qualche arretrato di stipendio. Oggi il caso riguarda la MLE-Argol (grande operatore logistico), che ha dato l'appalto alla Coop Incontro, chiudendo l'appalto con Air Service: nel passaggio molti lavoratorihanno visto ridotto l'orario di lavoro, altri l'hanno perso del tutto.

«Siamo in presidio da un mese e siamo convinti» dice ancora Lombardo. Nel pomeriggio una ventina di loro ha occupato la sede della UIL, l'unico sindacato (insieme alla FLAI) che ha firmato l'accordo con MLE. «Siamo in 67 a rischio per l'accordo della UIL. MLE ha spiegato che offre 1100 euro al personale in forza all'Incontro, poi si è parlato di "personale interessato", non capiamo se almeno riusciremo ad avere questo contributo. Noi chiediamo almeno risposte di 1100 euro una tantum».

Nel frattempo le iniziative non si fermano: «Dopo la firma dell'accordo abbiamo fatto comunicazione al prefetto, ci prepariamo allo sciopero» dice Renzo Canavesi, sindacalista della Cub Trasporti.



19 luglio 2011

Roberto Morandi

VareseNews.it


Vedi anche:
MLE risponde alle accuse dei sindacati



.

COOP ADRIATICA ACQUISTA 8 NEGOZI PLENTY MARKET

Coop Adriatica acquisirà da fine agosto otto piccoli supermercati Plenty Market, di cui 5 nel centro di Bologna, assorbendone i lavoratori

Entro il 2011 gli esercizi prenderanno l’insegna InCoop


Da fine agosto il Plenty Market di via di Roma diventerà un nuovo punto vendita InCoop. Coop Adriatica acquisirà infatti 8 piccoli supermercati Plenty Market in regione, fra cui anche quello di Ravenna.

È quanto prevede l’intesa appena siglata dalla Cooperativa di consumatori con Albrea srl e Bodal srl, le società che detengono i negozi: oltre a quello ravennate, si tratta del punto vendita di via Emilia a Imola e di cinque dei minimarket nel centro di Bologna e a San Lazzaro. Tutti i punti vendita assumeranno l’insegna InCoop entro la fine del 2011.

Nel cambio di gestione tra Plenty e Coop Adriatica, la chiusura degli esercizi, necessaria per espletare le attività di riconversione, sarà ridotta al minimo per limitare il più possibile i disagi per i consumatori.


Gli esercizi che entrano a far parte della rete di vendita di Coop Adriatica hanno una superficie compresa tra i 245 e i 500 metri quadrati, per un totale di circa 2.400 metri quadrati e un fatturato che, a regime, si stima potrà toccare i 20 milioni di euro complessivi. Oltre 60 lavoratori impiegati da Plenty saranno assorbiti nell’organico della Cooperativa.

«Con questa acquisizione Coop Adriatica – spiega Adriano Turrini, presidente di Coop Adriatica – rafforza la propria presenza nei centri storici, a beneficio dei soci e di tutti i consumatori». Particolarmente rilevante l’acquisizione del Plenty Market di Ravenna: si tratta infatti dell’unico punto vendita della moderna distribuzione nel cuore della città, dove l’insegna InCoop non era finora presente. La rete di piccoli supermercati InCoop è nata con l’obiettivo di calmierare i prezzi, offrendo una spesa conveniente e un servizio di qualità soprattutto dove di solito la grande distribuzione è meno presente: «La scelta di rilevare questi negozi – prosegue Turrini – nasce anche dai buoni risultati registrati finora dagli InCoop a Bologna: in un periodo di crisi strutturale dei consumi, il volume delle vendite dei primi sei mesi del 2011 di questi piccoli supermercati registra un incremento del 20% rispetto ai primi sei mesi di un anno fa».


Firmato l’accordo preliminare, si attende la verifica dell’Antitrust, il cui parere dovrebbe arrivare entro metà agosto. L’accordo con Plenty Market, inoltre, andrà ora al vaglio della Prefettura di Bologna, in base al Protocollo per la legalità siglato lo scorso 10 giugno da Coop Adriatica con il rappresentante del ministero dell’Interno. L’intesa, che trova applicazione per la prima volta, mira a prevenire irregolarità e tentativi di infiltrazioni criminali nelle attività della Cooperativa: qualora la Prefettura segnalasse irregolarità su un'impresa o su un soggetto con il quale intrattiene rapporti, essa si impegna a interrompere ogni tipo di accordo o trattativa.


19 luglio 2011

Ravenna & Dintorni.it


IN COOP ESTENSE C'E' PAURA DI SCIOPERARE

Una dipendente di Coop Estense scrive a il Resto del Carlino e lancia accuse gravi alla Coop emiliana

Parla di paura tra i dipendenti che scioperano


Durante il presidio seguito allo sciopero «erano presenti capi e dirigenti armati di macchina fotografica»

«Qui lo sciopero è considerato un insulto all'azienda e ai suoi dirigenti»


Sono una dipendente di Coop Estense ed ho partecipato allo sciopero di sabato 8 luglio. Un presidio pacifico preceduto da pressioni per farlo fallire. Da sempre, quello che dalle altre parti è un diritto qui è considerato un insulto all'azienda e ai suoi dirigenti, qualunque sia il motivo dello sciopero.

Questa volta però hanno esagerato. Al presidio erano presenti capi e dirigenti armati di macchina fotografica. Poi il lunedi è arrivato il volantino che ringraziava chi non aveva fatto sciopero. Una mia collega che lo sciopero non lo ha fatto mi ha detto che si è vergognata tutto il giorno. Lei fa 4 ore al giorno, quel sabato gliene hanno messe 8, poi ne ha fatte 9: per lei portare a casa 700 euro al mese è importante e io la capisco.

In Coop Estense c'è paura. Neanche il sindacato lo ha compreso bene. E i soci pagano, senza sapere niente di quello che succede. Mio padre ha quasi 80 anni e quando gli dico queste cose di solito non mi vuole ascoltare. Ha visto la fine del suo partito, la chiusura del circolo Arci... Domenica a pranzo mi ha ascoltato perché ero arrabbiatissima.

Una dipendente che ha paura
Continua a leggere l'articolo



19 luglio 2011

Barbara Manicardi

Da il Resto del Carlino

COOP ESTENSE, SI PREPARA IL DOPO ZUCCHELLI‏

Mirco Dondi (nella foto) sostituisce lo storico vicepresidente Tino Cesari, in carica dal 1989

Ci si prepara alla sostituzione del presidente Mario Zucchelli, giunto alla fatidica soglia dei 65 anni età in cui per convenzione in Coop si molla lo scettro (Unicoop Firenze è un caso a parte con i 71 anni di Campaini)

Viene silurato Tino Cesari, naturale successore alla presidenza, che andrà alla presidenza di Co.Ind (Coop Industria)

Zucchelli non va certo in pensione. Da gennaio ha assunto la presidenza di DICO (Sviluppo Discount)

In Coop Estense si prepara il dopo Zucchelli, ormai prossimo ai 65 anni,che lascerà una cooperativa con i conti non certo brillanti. Tino Cesari ha lasciato spontaneamente la carica di vice-presidente di Coop Estense per andare a ricoprire un ruolo di minor prestigio di Presidente di Co.Ind (Coop Industria).

Al suo posto è stato nominato un personaggio con forti connotazioni politiche come Mirco Dondi, anch’egli ferrarese come Cesari, fino a pochi giorni fa presidente di Legacoop Ferrara.

Il cambio è stato ratificato dal consiglio d’amministrazione di Coop Estense che gli ha espresso, in perfetto stile sovietico, il proprio sincero riconoscimento per il grande lavoro che è stato svolto da Cesari e per il concreto contributo che ha saputo dare alla crescita della cooperativa. Contributo che a quanto pare non è stato ritenuto sufficiente per consentirgli di sostituire Mario Zucchelli a Presidente della Cooperativa.

Mirco Dondi, come in uso nel movimento cooperativo della distribuzione, è nei fatti il nuovo Presidente in pectore della Cooperativa destinato a prendere il posto di Mario Zucchelli che dovrebbe lasciare per raggiunti limiti di età e che tuttavia manterrà la carica di Presidente di Sviluppo Discount (DICO).

Anche nel recente avvicendamento alla presidenza di Coop Adriatica, il presidente uscente Gilberto Coffari è da tempo alla presidenza della controllata IGD.

Insomma, per i dirigenti Coop non arriva mai il momento della pensione, con loro sommo piacere, evidentemente.

************************************************************************

Giovedì 14 luglio, il consiglio di amministrazione di Coop Estense ha formalmente ufficializzato il cambio di guardia alla vicepresidenza della cooperativa. Tino Cesari, storico vice presidente di Coop Estense in carica a partire dal 31 marzo del 1989, quando cioè venne sancita l’unificazione tra Coop Modena e Coop Ferrara, assume la responsabilità di Coop Industria. Nuovo vice presidente è Mirco Dondi, già presidente di Legacoop Ferrara dal 2004 al 2011.

Ferrarese, classe 1952, Tino Cesari ha recentemente accolto la proposta di ricoprire l’incarico di presidente di Co.Ind (Coop Industria), importante gruppo cooperativo produttore di numerosi prodotti a marchio Coop, e che ha nel caffè (prodotto per Coop e per altri importanti distributori) il proprio core business.

Quella di Cesari (foto sotto) è stata una lunga carriera svolta sempre all’interno del movimento cooperativo. Laureato in giurisprudenza nel 1976, è stato impegnato dal 1978 al 1979 presso la Coop Costruttori di Argenta con l’obiettivo di avviare l’ufficio legale e amministrativo, per poi essere chiamato dalla Lega Cooperative di Ferrara ad assumere l’incarico di vice presidente del settore Produzione Lavoro, che ha svolto fino al 1984.

In quell’anno è avvenuto il suo passaggio alla cooperazione di consumo, attraverso la nomina a vice presidente e direttore tecnico patrimoniale di Coop Ferrara. Carica Sociale e ruolo che ha mantenuto, a partire dal 1989, all’interno di Coop Estense, a seguito dell’unificazione.

Cooperatore e manager d’eccezione, riconosciuto all’interno del sistema Coop nazionale per le proprie qualità professionali e umane, Cesari è stato uno dei protagonisti della crescita e dell’ammodernamento di Coop Estense, che proprio negli anni ’90 ha vissuto alcuni dei momenti più significativi della sua storia: la nascita dei primi ipermercati, la scelta coraggiosa di affrontare lo sviluppo in Puglia, la forte spinta innovativa che ha “rivoluzionato” il servizio nei punti di vendita cooperativi.

Il consiglio di amministrazione della cooperativa “esprime il proprio sincero riconoscimento al grande lavoro svolto da Tino Cesari in questi oltre vent’anni di attività, al concreto e originale contributo che ha saputo dare alla crescita della cooperativa, alla passione con cui, giorno dopo giorno, ha saputo affermare eccellenti capacità manageriali e i valori che contraddistinguono un cooperatore”.

A sostituire Cesari nella carica di vice presidente di Coop Estense è Mirco Dondi, anch’egli ferrarese e dirigente di lunga esperienza cooperativa. Originario di Bondeno, laureato in Scienze Urbane, Dondi ha avuto una intensa esperienza amministrativa.

Dal 1988 a tutt’oggi è impegnato nel movimento cooperativo, dove ha maturato numerose esperienze professionali in imprese cooperative operanti nei settori della trasformazione dei prodotti agricoli, dei servizi e della produzione Lavoro. Nel 2003 ha assunto il ruolo di Responsabile del settore Produzione Lavoro e Servizi in Legacoop Ferrara. Dal 2004 al febbraio 2011 ha quindi ricoperto l’incarico di Presidente della Legacoop di Ferrara.


14 luglio 2011

estense.com


TNT, TREGUA FINO A VENERDI. I LAVORATORI FESTEGGIANO

“Tu entri, tu no perché protesti”

La protesta scoppia alla TNT di Piacenza per diritti elementari

Tregua fino all'incontro di venerdi


Sono 150 facchini, quasi tutti stranieri, che non solo potrebbero restare a casa, senza stipendio e con famiglia a carico, ma è in pericolo anche il permesso di soggiorno in Italia. E tutto solo per aver chiesto condizioni di lavoro dignitose.

Ora è tregua fino a venerdì in attesa dell’incontro in Provincia con il sottosegretario Giachino. "Si vogliono evitare problemi di ordine pubblico. I novanta dissidenti riprenderanno il lavoro con l’auspicio che venerdì venga firmato l’accordo per applicare - semplicemente - il contratto nazionale".

Vedi anche:
Il gruppo di Claudio Lotito dietro alle coop che gestiscono il personale

Tolto il blocco davanti al cancello.
Alle 21 e 20 circa il primo camion è uscito dai cancelli della Tnt in via dei Dossarelli dopo quasi tre giorni di blocco da parte dei lavoratori in stato di sciopero. Un gruppo di lavoratori ha tuttavia deciso di mantenere il presidio davanti alla ditta.

Festeggiamenti ai cancelli dell’azienda. Festeggiamenti di fronte ai cancelli dell’azienda per la parziale soluzione della vertenza Tnt. Al grido di "Cobas Cobas" i lavoratori hanno accolto la notizia della tregua. Di fronte a un centinaio di lavoratori ha spiegato i contenuti dell’accordo Aldo Milani del Sin. Cobas che ha annunciato che giovedì prossimo al posto dell’annunciata manifestazione in città si terrà un’assemblea all’interno della ditta. Milani ha sottolineato come "alle promesse fatte dalla ditta dovranno seguire i fatti". Più difficile parlare per i rappresentanti dei sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil che hanno gestito solo l’ultima fase dellla vertenza: "Non cadete nella trappola - ha detto Gianluca Zilocchi della segreteria della Cgil - in cui vorrano trascinarvi, quella di dividervi". I discorsi sono tradotti direttamente in arabo. Presenti anche gli assessori Ignazio Brambati e Andrea Paparo, insieme al console egiziano di Milano, che ha avuto un ruolo attivo nella definizione della tregua.

Tregua fino a venerdì. Tregua fino a venerdì in attesa dell’incontro in Provincia con il sottosegretario Giachino. "Si vogliono evitare problemi di ordine pubblico. I novanta dissidenti riprenderanno il lavoro con l’auspicio che venerdì venga firmato l’accordo per applicare - semplicemente - il contratto nazionale". Questo l’esito dell’incontro conclusosi intorno alle 19 e 30 in Prefettura secondo Marina Molinari, segretaria provinciale Cisl. "Viene chiesto il reintegro di tutti i lavoratori nel sito produttivo, cioé non verranno spostati in altri luoghi coloro che hanno scioperato, la correzione dei "refusi" delle buste paga da parte dell’azienda e l’applicazione del contratto nazionale sottoscritto dai sindacati confederali".

"E’ una vittoria per tutti i lavoratori, nessuno può venire a Piacenza dicendo che chi sciopera è licenziato - dice Gianluca Zilocchi della Cgil - Troppo spesso la logistica è diventata non applicazione della legge. Da qui partiremo per far applicare la legge dappertutto". "E’ un accordo dai contenuti onorevoli - commenta l’assessore al Lavoro del Comune di Piacenza Ignazio Brambati - questa non è la soluzione del problema, ma servirà. Grazie alla mediazione della prefettura si riuscirà ad avere una soluzione minima". "Ho la speranza che il sottosegretario Giachino sia superpartes visto che venerdì in Provincia rappresenterà il Governo. La Provincia da quando ci sono io si sta occupando di cosa avviene nel polo logistico", così Andrea Paparo, assessore al lavoro della Provincia.

Buste paga a zero euro? Refusi. "Di errori ne possono sempre capitare. C’erano buste paga di zero euro? Saranno stati dei refusi". Assenti i rappresentanti della Tnt, hanno partecipato all’incontro in Prefettura i dirigenti della Gesco, la cooperativa che ha assunto effettivamente i facchini, e una consulente dell’azienda. Se i primi si sono trincerati dietro un rigidissimo no comment, chiedendo agli uomini della Polizia in servizio in via San Giovanni d’impedire ai giornalisti di fare domande, la consulente della società si è limitata ad annunciare la volontà di "correggere" le buste paga a zero euro. "Di errori ne possono sempre capitare - ha dichiarato - forse sono stati refusi". Dai racconti dei lavoratori però emergono situazioni strane, di licenziamenti e di riassunzioni periodiche, di una serie di cooperative tutte con nomi simili (Gesco) chiamate ad operare nei vari siti produttivi della Tnt, dove sistematicamente verrebbero applicati contratti "particolari" che portano le buste paga ad essere di zero o poco più euro. "E se non accettavamo, eravamo licenziati".


Aggiornamento ore 19 - Continua il blocco dei lavoratori davanti alla sede Tnt di Le Mose, sembra che si stia cercando di far uscire ugualmente della merce utilizzando auto private e non i furgoncini della ditta. Ma i lavoratori non mollano e tentano di impedire il transito di qualsiasi veicolo dai cancelli. In prefettura il confronto continua con toni accesi, si sentono grida tra i partecipanti. Alla riunione hanno preso parte i vertici Tnt, i rappresentanti delle cooperative subappaltatrici e un rappresentante del consolato egiziano. Il vertice sulla vicenda Tnt è ancora in corso in Prefettura. Sono presenti tutte le autorità cittadine oltre ai rappresentanti dei lavoratori e dell’aziende. La richiesta dell’azienda è quella di interrompere subito lo sciopero, ma da parte dei lavoratori permane l’atteggiamento di protesta: finché non c’è accordo non si leveranno da davanti ai cancelli. Per il momento la trattativa appare in una fase di stallo, contraddistinta da reciproca rigidità.

Dal vertice si è appreso che il sottosegretario Giachino, che dovrebbe seguire la vertenza e nei prossimi giorni è atteso a Piacenza, è stato dirigente dell’azienda Tnt.

"Se accettano il contratto nazionale ritorniamo al lavoro, altrimenti continuiamo nelle proteste con mogli e figli". Così commentano alcuni lavoratori di fronte alla Prefettura le voci di uno stallo nelle trattative.

Il questore Calogero Germanà parla con i lavoratori all’esterno della Prefettura. "Se ci sono responsabilità accertate gli organi competenti si muoveranno". Il questore Germanà ha incontrato per alcuni minuti i lavoratori di fronte alla prefettura. "a noi non risulta alcuna denuncia, ma se la faranno ci muoveremo". Il questore ha chiesto "di lasciare uscire i camionisti, perché sono operai come voi e non c’entrano nulla con la proprietà". I lavoratori hanno mostrato una busta paga (nella foto) come quelle che vengono fatte firmare normalmente, per alcune mensilità all’anno, dove vengono dichiarati pochi centesimi di euro fatta dalla cooperativa Gesco.

In consiglio comunale è intervenuta la consigliera del Partito Democratico Giulia Piroli: "La battaglia di quei lavoratori è la battaglia di tutti i lavoratori, italiani e stranieri. Occorre attivare il tavolo regionale della logistica per vigilare su quel comparto, per evitare che vi siano delle palesi violazioni dei diritti: basti pensare che nei giorni scorsi dalle aziende in subappalto, al posto dei lavoratori “esclusi” dalla chiamata, sono stati reclutati dai campi cittadini indiani".


AGGIORNAMENTO - Caso Tnt, oggi pomeriggio vertice in Prefettura. In attesa del tavolo istituzionale, il sindaco di Piacenza Roberto Reggi e il presidente di Confindustria Emilio Bolzoni hanno avuto parole due nel descrivere la vicenda. "Tnt non può esimersi dal considerare il problema (a Piacenza il lavoro è affidato a due cooperative, ndr), Il Comune di Piacenza è sempre responsabile dei suoi servizi, anche se appaltati ad altri. Deve essere chiaro che chi viene a lavorare a Piacenza deve rispettare le regole, sennò può andare da un’altra parte" dice il sindaco Reggi. "Condivido - aggiunge Bolzoni - noi come associazione tuteliamo solo le imprese che garantiscono il rispetto dei diritti dei lavoratori". Interviene anche il direttore di Confindustria Piacenza, Cesare Betti. "Non tutte le cooperative sono così, a Piacenza ci sono molte realtà che operano bene, e sono quelle che noi sosteniamo".


18 luglio 2011

PiacenzaSera.it


18 luglio 2011

UNICOOP FIRENZE RILANCIA SUL PRESTITO VINCOLATO PER I SOCI


Unicoop Firenze annuncia novità sul prestito sociale

Si continua con il prestito vincolato, proponendo scadenze più lunghe

Viene meno così la necessità di una clausola antipatica come il tacito rinnovo, presente nel prestito vincolato a 18 mesi, che andrebbe abrogata



Nell'ultimo numero d
ell'Informatore, la pubblicazione mensile per i soci di Unicoop Firenze, la pagina principale, quella che è paragonabile ad un editoriale, riporta un interessante articolo di Alberto Migliori, che pubblichiamo di seguito al commento.

Migliori è membro del Consiglio di Gestione di Unicoop Firenze con l'incarico di Consigliere delegato a svolgere tutti gli atti gestionali della società dell’area amministrazione. E' il responsabile delle politiche finanziarie che regolano il prestito sociale ma, nonostante questo ruolo sempre più determinante nella gestione della cooperativa, è difficile trovare sue dichiarazioni.

Ci pare invece molto importante che Migliori spieghi ai soci le intenzioni di Unicoop sulla gestione del prestito sociale in un momento così particolare. Quello che difetta ad Unicoop in questo campo, è la comunicazione. Non basta bombardare l'utente ruotando attorno al noto e obsoleto concetto de la Coop sei tu, non è sufficiente pubblicizzare le meritorie campagne solidaristiche, che non sono peraltro esclusiva dell'universo Coop. Bisogna parlare chiaramente alla clientela e soprattutto al socio risparmiatore.

Nell'articolo, Migliori scrive che l'orientamento futuro sulla remunerazione dei libretti darà maggior spazio al prestito vincolato, allungandone le scadenze, fermo restando il comune uso della giacenza senza vincolo. Dall'aprile scorso infatti, la cooperativa ha offerto al socio prestatore la possibilità di vincolare una parte o l'intero risparmio depositato sul libretto con scadenza a 18 mesi. Si prospetta dunque un'offerta che probabilmente proporrà scadenze a 24 e 36 mesi. Vedremo con che remunerazioni e a quali condizioni.

Abbiamo già esaminato il prestito vincolato a 18 mesi in un articolo in cui accostavamo l'iniziativa ai buoni fruttiferi postali quando ancora non era nota la remunerazione ed in uno successivo, quando i termini del prestito furono resi noti. Quello che ci colpì negativamente, al di là di una bassa remunerazione iniziale (1,6% netto annuo), era il concetto del tacito rinnovo, inserito nelle modifiche al regolamento sul prestito sociale all'art. 5 bis - comma 5, laddove si scrive: «In mancanza di disdetta scritta da parte del socio prestatore da darsi almeno 30 giorni prima della scadenza, il vincolo, solo sulla somma in linea capitale, viene considerato tacitamente rinnovato.»

Questo elemento ci pare sbagliato sia nel metodo che nel merito. Abbiamo ricordato infatti che Unicoop, la cui forza sta nel prestito sociale, ha un'età media dei soci (e anche dei dirigenti se per questo) abbastanza elevata. E' presumibile pensare che una dimenticanza (bisogna disdire per iscritto con almeno 30 giorni di anticipo sulla scadenza del prestito) possa ingabbiare il socio per ulteriori 18 mesi che significano un totale di 3 anni. Questo tempo, per una persona anziana può essere un'enormità.

Nel merito, non conviene comunque ad Unicoop proporre nuove offerte con aspetti di opacità o che possono insospettire i soci. Questi hanno dimostrato grande fiducia nella cooperativa, vanno trattati con rispetto e quindi con quanta più chiarezza possibile, evitando passaggi nebulosi. Ora, ci pare che le iniziative annunciate da Migliori possano andare in questa direzione.

Se l'intenzione è di off
rire scadenze più lunghe (quindi remunerazioni più interessanti) sul prestito con vincolo alla scadenza, viene meno l'esigenza del tacito rinnovo sui 18 mesi. Il socio potrà liberamente scegliere la durata temporale a cui vincolare la somma da investire.

Ne consegue che il comma 5 dell'art. 5 bis del regolamento sul prestito sociale va abrogato. Niente tacito rinnovo.

Apprezziamo invece la politica di Unicoop Firenze di una remunerazione flat sui libretti, cioè uguale per tutti indipendentemente dalla somma investita, unica delle grandi 9 Coop (insieme a Coop Centro Italia) a non applicare differenziazioni sulla base della cifra depositata. Questo è un elemento egualitario assai importante, che nel mondo valoriale di cui coop si fa portavoce non deve essere mai trascurato. Dispiace vedere, guardando i rendimenti per i soci delle altre coop che chi meno investe meno riceve. Questo a nostro avviso è un grave errore.

Alberto Migliori fa chiaro riferimento a quale sia lo strumento concorrenziale e ispiratore del prestito vinc
olato, il conto deposito. Non è nostro compito dare suggerimenti finanziari, il socio dovrà informarsi e valutare se la proposta di Unicoop è conveniente in termini di rischio e rendimento. Il confronto con la tipologia del conto deposito risulta abbastanza semplice per chiunque, basta fare una ricerca in rete. Ricordiamo però che i conti deposito come i conti correnti bancari sono garantiti fino a 100.000 euro per depositante dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, copertura assente nel prestito sociale. Vanno tenute presenti anche altre variabili.

La difficoltà che sta incontrando l'Italia sui mercati finanziari non può non avere ripercussioni su tutte le
istituzioni che detengono titoli di debito del nostro Paese. I rendimenti dei nostri titoli stanno salendo in modo esponenziale (e i loro prezzi scendono) non solo perché, come sottolinea giustamente Migliori, la BCE ha già provveduto a rialzare i tassi d'interesse dell'eurozona di 50 punti base portandoli qualche giorno fa a 1,50%, ma perché il rischio sulla solvibilità dello stato italiano è aumentato. Mentre scriviamo il famigerato sperad (differenziale) tra il Btp italiano a 10 anni e il corrispettivo Bund Tedesco ha toccato i 337 punti base (significa il 3,37% in più di rendimento sul titolo tedesco, ritenuto il riferimento a basso rischio per la zona euro).

Troviamo q
uindi in questo momento rendimenti sui titoli di stato molto elevati, anche rispetto a poche settimane fa. La manovra finanziaria, inoltre, modificherà l'imposta sui conti correnti (portandola dal 27% al 20%), le cedole e le transazioni finanziarie, (dal 12,5 al 20%) con l'esclusione dei titoli di stato e relative cedole (bot, btp, cct, ctz) che rimarranno tassati con la vecchia imposta (12,5%). Non trova invece nessuna conferma l'affermazione di Migliori per cui «nel caso vincolato (l'aliquota) dovrebbe scendere nuovamente al 12,5%».

Da questo punto di vista non ci sarà nessuna differenza tra un conto corrente o conto deposito rispetto alla tassazione sugli interessi dei libretti Coop (da tempo al 20%), ma ci sarà una notevole differenza per chi detiene titoli. Infatti l'imposta sul dossier titoli dovrebbe essere elevata dagl
i attuali 34,20 euro fino a 120 euro all'anno e oltre, proporzionalmente al controvalore o valore nominale dei titoli in possesso.

Questo potrebbe spostare la convenienza per quantitativi modesti verso i conti deposito, dunque anche verso i libretti Coop. Nel complesso non possiamo che essere soddisfatti per quello che ha annunciato Migliori, ci permettiamo di sottolineare che una maggiore comunicazione ed informazione sulle scelte finanziarie di Unicoop Firenze dovrebbe andare di pari passo con le iniziative future, anche in relazione a quanto afferma lo stesso Migliori: «si è anche aperto un periodo di analisi su possibili ulteriori proposte che potranno essere aggiunte in un prossimo futuro».

Abbiamo già segnalato l'iniziativa CoopCiConto di Coop Adriatica, in cui si offrono ai soci anche assicurazione per l'auto, le polizze infortuni, i conti correnti e i mutui per la casa. E' auspicabile che Unicoop Firenze si muova in questa direzione, le sinergie con MPS non dovrebbero mancare.

Concludiamo augurandoci che l'articolo di Alberto Migliori non rimanga un fatto isolato, ma che sia l'inizio di un'informazione finanziaria costante nei confronti dei soci prestatori, non solo per quanto riguarda le n
uove offerte, ma anche su come Unicoop Firenze investe l'enorme risparmio che i soci le affidano.

La trasparenza e la chiarezza sono elementi fondamentali nel momento delicatissimo che sta vivendo il Paese e il risparmio.



************************************************************************
.

VINCOLATI DI FATTO
.


di Alberto Migliori

Consigliere delegato all'amministrazione, finanza e controllo gestione di Unicoop Firenze




Il Prestito vincolato nasce per un verso con l'intento di creare uno strumento per premiare la fedeltà, costante e continua nel tempo, di una parte consistente dei soci prestatori e, insieme, con lo scopo di arricchire l'istituto del Prestito sociale, modernizzandolo con una variante tecnica sempre più in uso nel mercato finanziario, quella appunto deldeposito vincolato.

In parole povere, si è trovato il modo di dare di più a chi già oggi mantiene per lungo tempo il suo denaro in cooperativa. In effetti la gran parte dei soci tiene fermo il Prestito per molti anni. Per adesso, si è scelto un vincolo abbastanza limitato nel tempo, cioè 18 mesi, per consentire una certa flessibilità al socio prestatore e non impegnarlo eccessivamente in termini temporali.
L'adozione di questo tipo di contratto, secondo le logiche della fiscalità applicata alle rendite finanziarie, dovrebbe portare, almeno alla lunga (ma si spera anche nel breve) a un alleggerimento della ritenuta d'acconto che, nel caso del vincolato, dovrebbe scendere nuovamente al 12,5%, rendendo ancora più redditizia questa forma di investimento.

Proprio sotto il profilo del rendimento, la volontà della cooperativa è quella di mantenere sempre un differenziale significativo tra le due remunerazioni.
Ecco perché il Consiglio di gestione ha deciso di innalzare, a partire dal 1° giugno 2011, il tasso del Prestito tradizionale "a vista" dello 0,25% e quello del vincolato dello 0,50%, portandoli, rispettivamente, all'1,65% lordo (1,32% netto) e al 2,50% lordo (2% netto), con un differenziale tra le due tipologie dello 0,85% lordo (0,68% netto).

Ora, poiché le previsioni sui tassi sono a crescere e già la Banca centrale europea ha innalzato il tasso dall'1% all'1,25% (attualmente 1,50% - nota blog), e molti pronosticano un ulteriore incremento all'1,75%, è naturale immaginare, in futuro, ulteriori occasioni per altri incrementi significativi e differenziati, del tipo di quello del 1° giugno scorso.
Con questa modifica, inoltre, si è anche aperto un periodo di analisi su possibili ulteriori proposte che potranno essere aggiunte in un prossimo futuro. Ciò appunto con l'ottica dell'aggiungere e mai del sostituire, nel senso che i metodi tradizionali saranno mantenuti e, a essi, si aggiungeranno altre opportunità.

Quindi resta un Prestito sociale "svincolato", per quei soci che hanno bisogno di una riserva di danaro pronta ad essere utilizzata in caso di bisogno.
Per gli altri, che questa "riserva" l'hanno già, la possibilità di avere un rendimento maggiore per i propri risparmi. Per tutti la sicurezza e la convenienza di sempre del Prestito sociale.


Luglio/Agosto 2011

Alberto Migliori

L'informatore



16 luglio 2011

LAVORATORI STRANIERI LICENZIATI PER AVER PROTESTATO. SUCCEDE ALLA TNT DI PIACENZA









I lavoratori in lacrime pregano davanti a uno dei poli della logistica più grandi del nord Italia. Ma le cooperative che gestiscono il personale non fanno un passo indietro: chi ha creato problemi resta a casa



Dopo le tensioni della scorsa settimana davanti al centro smistamento della Tnt al polo logistico di Piacenza, l’area di Le Mose è ancora terreno di battaglia tra il colosso della logistica e i suoi lavoratori. Quelli che hanno scioperato e protestato rischiano di essere licenziati già nelle prossime ore. All’annuncio manca solo l’ufficialità. Sono 150 facchini, quasi tutti stranieri, che non solo potrebbero restare a casa, senza stipendio e con famiglia a carico, ma è in pericolo anche il permesso di soggiorno in Italia. E tutto solo per aver chiesto condizioni di lavoro dignitose. Non altro. Hanno chiesto che le coop che gestiscono il personale la smettessero di reclutare i lavoratori sera per sera, di pagare in parte al nero, di creare una sorta di caporalato mascherato da una lettera di assunzione senza valore contrattuale.

L’accordo sembrava raggiunto. Ieri sera, dopo una settimana di picchetti, i lavoratori che fanno capo alle cooperative Stella e Vega avevano raggiunto un accordo di massima con la Questura di Piacenza per bloccare temporaneamente le proteste e aspettare il tavolo di concertazione tra Provincia, Comune, Tnt, Prefettura e il sottosegretario ai Trasporti Bartolomeo Giachino, calendarizzato già per venerdì prossimo alle 9.30 a palazzo del Governo.

“Tu entri, tu no percé protesti”. Ma ieri sera, all’inizio del turno, l’amara sorpresa: al gabbiotto di sicurezza all’entrata dell’enorme complesso della Tnt, gli uomini della sicurezza sono stati dotati di una lunga lista da spuntare con nomi e cognomi di chi poteva entrare e chi no, di chi era ammesso a lavorare e di chi – nonostante contratti a tempo indeterminato – sta a spasso. Sulla lista, tutti e cento i facchini del turno di notte che in questi giorni hanno denunciato le precarie condizioni di lavoro facendo luce su un fenomeno di capolarato mascherato inquietante.

A fianco degli uomini della sicurezza interna della Tnt, anche due camionette di polizia e carabinieri in assetto antisommossa che hanno formato un cordone di sicurezza all’entrata del centro di smistamento.

Lo sconforto dei facchini. Tensione, certo. Ma anche sconforto di chi, con cinque figli a carico e 15 anni di lavoro alla Tnt alle spalle, questa sera torna a casa senza stipendio. Sì, perché la strategia delle cooperative che hanno a contratto questi lavoratori è semplice: contratto a tempo indeterminato ma, all’inizio del turno, viene ‘selezionato‘ chi entra e lavora e chi no. E se qualcuno protesta, viene minacciato di essere licenziato. E con un permesso di soggiorno temporaneo le opzioni non sono tante.

Ad avvalorare questa situazione al limite del paradossale, anche le buste paga dei facchini che mostrano in modo inequivocabile un fenomeno che, apparentemente, non coinvolge solo i lavoratori della Tnt: per il mese di febbraio, lo stipendio di alcuni facchini assunti raggiunge i 67 euro e rotti, “perché il resto – puntualizzano i turnisti con cedolino alla mano – ce lo danno in nero”.

“Questo è atteggiamento antisindacale – grida l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Piacenza, Ignazio Brambati in quota Prc e da ieri pomeriggio a fare le barricate ai cancelli della Tnt, perche’ questa e’ una serrata”.

Lo stesso Brambati era infatti al tavolo interistituzionale in Provincia dove si discuteva, appunto, del ruolo delle cooperative all’interno del polo logistico: “Torno dal tavolo e scopro questo – denuncia l’esponente dell’esecutivo di palazzo Mercanti – ed è una vergogna perché si era raggiunto l’accordo con la Questura per smobilitare temporaneamente la protesta e invece questa è la risposta”.

Tensione tra i sindacalisti. Dopo alcuni attimi di tensione – non solo tra lavoratori e forze dell’ordine, ma anche tra Cobas e Cisl con un duro scambio di accuse sulla mancata tutela dei lavoratori – sia Brambati che l’assessore provinciale al Lavoro, Andrea Paparo, sono stati fatti entrare all’interno del capannone della Tnt per un colloquio con la dirigenza.

“Spero che entrambe le parti usino buon senso – auspica Paparo prima di entrare al polo- perché non credo che sia nell’interesse di nessuno esasperare gli animi”.

I lavoratori della Tnt rimarrano seduti sotto i cancelli del polo fino al raggiungimento di un accordo di massima ma, assicurano, “ci faremo sentire”. E già i primi video e foto che testimoniano le assurde condizioni a cui sono sottoposti sul posto di lavoro sono ben visibili su Facebook al gruppo “Tnt di Piacenza“.

Quasi certo il licenziamento. Inginocchiati a pregare, piangere e gridare contro la Tnt, ormai si profila il licenziamento per 150 lavoratori. Sono le 22.30 quando, dal polo della Tnt di Piacenza, escono l’assessore comunale Brambati e quello provinciale, Paparo, dopo un colloquio durato più di un’ora con la dirigenza delle cooperative Stella e Vega.

Gli assessori in lacrime. Ma all’uscita dell’incontro, e dalle lacrime che scendevano sul volto degli assessori, il responso era chiaro anche se è stato indorato: “Loro dicono che per voi, qui, il lavoro non c’è – parla Brambati tradotto in egiziano davanti ai 150 facchini che da questo pomeriggio protestano di fronte ai cancelli della Tnt – perché dicono che hanno ridotto il numero dei camion per via delle proteste di questi giorni che hanno messo in difficoltà l’azienda”.

La versione delle cooperative e’ pero’ presto smentita dagli stessi manifestanti che oggi, presentatisi per il turno notturno, sono stati respinti a favore di nuove leve non ancora assunte ma da qualche giorno “in prova”.

I turnisti, alla notizia, sono quindi corsi ai cancelli principali della TnT davanti al cordone di Polizia in antisommossa, inginocchiandosi a pregare e con i cedolini dei pagamenti (pochi euro, “il resto in nero”) a pregare.

Ma i sindacalisti? “Saranno in centro a fare shopping” fa ironico Fabio Zerbini, del sindacato interconfederale Cobas, l’unica presenza sindacale della protesta. Si perché né Cgil, Cisl o Uil hanno mai partecipato agli scioperi dei facchini. Addirittura chi è andato alla Cgil, come Mohammed regolarmente iscritto alla Camera del lavoro, è stato respinto: “Mi hanno detto che non si poteva fare niente – dice sconsolato mostrando la tessera Cgil di Sorosina, in provincia di Cremona – anche se sono assunto regolarmente ma percepisco lo stipendio in nero”.

“I sindacati dicono che va tutto bene, come il segretario della Uil di Piacenza, Massimiliano Borotti - sostiene Zerbini dei Cobas - ma qui i soldi li fanno sulla pelle della gente e l’illegalità si scarica sugli immigrati”.

La protesta, quindi, continuerà e i facchini sembrano determinati nel picchettare i cancelli del polo anche per tutta la notte perché, è evidente, anche il tavolo della prossima settimana convocato in Prefettura con il sottosegretario ai Trasporti Giachino, non servirà a nulla. Tanto che anche l’assessore Brambati si è seduto tra i lavoratori per contestare la Tnt.



16 luglio 2011

Massimo Paradiso

Il Fatto Quotidiano


Leggi anche:
Il gruppo di Claudio Lotito dietro alle coop che gestiscono il personale


.

APRIRE DI DOMENICA E' SEMPRE E COMUNQUE CONVENIENTE?

Il caso della spagnola Mercadona ci dice il contrario non solo sul lavoro domenicale, ma anche sull'uso dei part-time e sulle retribuzioni. Un altro modo di concepire il lavoro dipendente.


Il problema lo pose dal suo punto di vista il nostro presidente Campaini, che ne faceva una questione etica, almeno in apparenza, ma si capiva che era anche un discorso legato al costo del lavoro domenicale.

Siamo convinti che nella tornata di contratti in corso, cercheranno di accontentarlo. Invitiamo però tutti a riflettere sull'intervista a Giuseppe Brambilla di Civesio, amministratore delegato del gruppo Carrefour Italia, della quale pubblichiamo alcuni significativi stralci.


[...] Giuseppe, che lezione possiamo trarre da Mercadona, il leader spagnolo dei supermercati, e dal suo modo sociale di operare? Come credi che le aziende italiane possano confrontarsi sulle aperture o le chiusure, nel caso di Mercadona, dei punti di vendita la domenica?
Mercadona, per quanto posso percepire io, dall'esterno, è un'azienda che ha sviluppato un modo di lavorare molto specifico. Sviluppa, per esempio, una politica salariale aggressiva: gli stipendi dei suoi addetti sono i più alti del mercato spagnolo, soprattutto per quelli con la più alta fedeltà e anzianità aziendale. E ha stretto un rapporto forte con tutti loro. È forse un po' paternalista, ma molto efficace. Aggiungiamo che è un'azienda che non fa comunicazione esterna tradizionale, ma i collaboratori sono molto incentivati a parlare con i clienti: sono, di fatto, i suoi portavoce, i suoi ambasciatori. In questo contesto, penso che Mercadona possa preferire non avere un supermercato con un orario di vendita troppo esteso nella settimana, altrimenti dovrebbe usare personale interinale o part time, con un diverso rapporto con l'azienda, con l'imprenditore e con il suo sistema di fedeltà. Un lavoratore interinale difficilmente sarà un ambasciatore dell'insegna, è bene dirlo. Con il ruolo di ambasciatori, la domenica, giustamente, i lavoratori di Mercadona si riposano e passano la giornata in famiglia, come, mi sembra, sia il dettato del presidente, Juan Roig. Se Mercadona fosse un Autogrill e dovesse stare aperto 24 ore su 24, il rapporto degli addetti con i clienti sarebbe diverso.

Pensi che una simile proposta possa essere attuata?
Messa così sì, anche se bisogna aggiungere che in un simile contesto l'impresa dovrebbe avere una visione ancor più spinta, socialmente parlando.

Cioè?

Il sistema, le aziende stesse devono, per esempio, permettere alle lavoratrici di fare anche le mamme ai lavoratori di fare anche i papà. Forse dovrebbero concedere più elasticità al rapporto di lavoro e, fors'anche, un reddito più alto, visto che i lavoratori, a loro volta, sono anche consumatori.

Come ha fatto Mercadona che ha aperto le nursery per ogni centro di distribuzione. Magari aggiungendo le isole di lavoro.
Certo, ma anche lo Stato dovrebbe incidere di più sul rapporto con i cittadini e i lavoratori. Prendiamo il caso dei permessi di paternità, che nei pae­si del nord Europa sono obbligatori: se un lavoratore sceglie di presentarsi lo stesso al lavoro l'azienda non gli eroga lo stipendio e, quindi, tutti scelgono di rimanere a casa. In Italia il permesso di paternità viene poco utilizzato perché non sufficientemente vantaggioso. Potrebbe essere remunerato al 70% dello stipendio e reso obbligatorio. Lo stesso vale per chi va in maternità o rientra per lo stesso motivo in azienda: queste persone dovrebbero essere libere di ritagliarsi autonomamente le fasce orarie di lavoro. Ma lo Stato e le regioni devono agevolare le imprese che volessero usare più elasticità nei rapporti con i lavoratori. Vogliamo, per esempio, parlare dei vincoli di applicazione del telelavoro?

GLI ACQUISTI SPECULATIVI


La riduzione delle promozioni è un problema della singola azienda o dell'insieme del sistema Idm-Gda? (Industria di marca - Grande distribuzione associata - nota blog)
Di entrambi, ma dipende anche di che formati commerciali stiamo parlando. Molti retailer, come sai, lavorano quasi esclusivamente su acquisti speculativi e su questi hanno costruito la loro fortuna, gestendo in modo aggressivo le promozioni. Se smettessero di farle avrebbero seri problemi. [...]


Leggi l'intervista completa


7 giugno 2011

.

Mark Up

.