20 settembre 2014

UNICOOP FIRENZE PUNTO VENDITA PRATO PLEIADI, E' POLEMICA SULL'APERTURA DEL 1° NOVEMBRE

Per i lavoratori Unicoop Firenze del punto vendita di via delle Pleiadi a Prato l'apertura per la festività del 1° novembre appare pesante. Nello stesso mese infatti il supermercato sarà aperto anche domenica 9 e 23 come da programma oltre che domenica 30 novembre, prima domenica del periodo natalizio
 
Questa è la posizione almeno della Cgil, mentre Cisl (minoritaria) la pensa diversamente

Tra malintesi più o meno involontari con Unicoop, si è svolta anche un'assemblea di cui viene dato resoconto parziale dalla componente Rsu della Cgil
 
C’è dissenso tra i lavoratori della Coop del Parco Prato per l’apertura straordinaria del primo novembre: per la prima volta in un giorno di festività il supermercato di via delle Pleiadi terrà il bandone alzato per i suoi clienti. Inoltre, secondo il calendario, verranno mantenute invariate le aperture del 9 e del 23 novembre – seconda e quarta domenica del mese – aggiungendo poi domenica 30 novembre, la prima del periodo di aperture natalizie.

Proprio da questo nasce la polemica della Cgil, che non ci sta, a fronte delle normali due festività di lavoro, a far lavorare i suoi iscritti tra gli scaffali e dietro alle casse per quattro giorni di festa in un mese. In particolare, i lavoratori si lamentano proprio per l’apertura del primo novembre: “Prima di tutto abbiamo saputo molto tardi di questa decisione – ci dice una dipendente della Coop di via delle Pleiadi – e da mamma e da lavoratrice non posso non dire che questa situazione sia pesante. Non posso negare di essere contenta di avere un lavoro sicuro, cosa che purtroppo adesso è rara, ma non ci possiamo dimenticare di avere una vita al di fuori”; “Non mi lamento per qualche domenica in più di lavoro – aggiunge un suo collega – ma le festività come il primo novembre sono importanti, per stare con la famiglia e gli amici. Le feste sono sacre e dispiace passarle a lavoro”.

Ferma la posizione della Cgil: “Le festività identificano un popolo – sono le parole di Fulvio Menaboi, Rsu Cgil –  ma vediamo che con mille scuse gradualmente ci vengono tolte. I lavoratori non disdegnano il lavoro, ma non si può rovinarsi per portarlo a termine: da novembre a inizio gennaio 2015 in pratica la Coop sarà aperta tutte le domeniche, ad eccezione del 2 e del 16 novembre. Mi sembra un tantino troppo rispetto alle solite due domeniche mensili”.

Di fronte alla presa di posizione del sindacato – che comunque resta spaccato, con Andrea Betti della Cisl che sottolinea come la posizione dei lavoratori Coop non sia omogenea e pensa sia più giusto far decidere a loro stessi, perché in molti hanno bisogno di lavorare – ci pensa proprio la dirigenza di UniCoop Firenze a chiarire la questione: “È stato montato un caso e molte preoccupazioni sul nulla – dice Claudio Vanni, responsabile delle relazioni esterne di UniCoop – perché la situazione resta quella di sempre. Saremo aperti le sole due domeniche previste e per tutti i fine settimana delle festività natalizie, come sempre accade e come è previsto. Il primo novembre è sabato e, con la chiusura di domenica 2 novembre non ci possiamo permettere di restare chiusi anche il giorno prima: non è solo una questione commerciale, ma anche di rispetto nei confronti dei nostri soci. A parte questo, che rappresenta un caso isolato, sottolineo che, passate le feste di Natale, tutto tornerà come prima, con il calendario consueto e le festività che saranno effettivamente rispettate”.


 
19 settembre 2014
 
Elia Frosini
 
Tv Prato
 
 
 

16 settembre 2014

INDAGINE UNIPOL A TORINO, MA PER ERRORE

AD UnipolSai Carlo Cimbri
L’indagine sulla fusione UnipolSai è stata strappata alla Procura di Milano e mandata a quella di Torino sulla base di un clamoroso errore della Procura generale della Cassazione: non ha tenuto conto che la pena per la manipolazione di mercato, che era da 1 a 6 anni, nel 2005 è stata raddoppiata, da 2 a 12 anni.
 
 
LA VICENDA ha origine nel giugno 2014, quando tra i pm di Milano (Luigi Orsi) e Torino (Vittorio Nessi e Marco Gianoglio) scoppia un conflitto per chi deve condurre l’indagine sulla fusione tra Unipol e Fonsai. Venerdì 12 settembre la procura generale della Cassazione comunica che dev’essere Torino. E lo motiva in un decreto di 12 pagine firmato dal sostituto procuratore generale Aldo Policastro, il quale spiega che entrambe le sedi giudiziarie procedono ipotizzando a carico di alcuni indagati, tra cui l’amministratore delegato di UnipoSai Carlo Cimbri, il reato di manipolazione di mercato (articolo 185 del Testo unico finanziario, pene da 1 a 6 anni), ma Torino ci aggiunge anche le false comunicazioni sociali (articolo 2622 del codice civile, pene da 2 a 6 anni).

Questo è il reato più grave, sostiene Policastro, poiché ha una pena minima più alta dell’altro. E “la competenza per territorio appartiene al giudice, e quindi al pm, competente per il reato più grave”. Ecco perché vince Torino: “La competenza territoriale in ordine a tutte le imputazioni e quindi a entrambi i procedimenti è della procura di Torino”. Peccato che il sostituto procuratore generale della Cassazione non abbia consultato un codice, o anche solo Google: le pene per la manipolazione di mercato, cioè per l’aggiotaggio informativo, sono state raddoppiate dalla legge 262 del 2005, che ha portato la pena massima a 12 anni. Così crolla miseramente l’argomentazione del decreto, che comunque per ora non è appellabile. La questione potrà essere riproposta soltanto davanti al gip.

Il pg della Cassazione, comunque, non si ferma qui e, arrivato a pagina 7 del suo decreto, scrive che “per evitare ulteriori possibili contrasti, qualora venga esclusa nel corso delle indagini preliminari il reato di false comunicazioni sociali” (da lui erroneamente ritenuto più grave), affronta anche la questione della “competenza territoriale per il delitto di aggiotaggio”. Anche in questo caso, sostiene Policastro, vince Torino, contro Milano che (forte di precedenti quali Parmalat, Antonveneta, Mps) sostiene che l’aggiotaggio si consuma quando le notizie false vengono diffuse al mercato attraverso la piattaforma informatica Nis della Borsa di Milano. Il pg nega invece questa ipotesi. Dopo aver sostenuto che: “il mercato non è altro che lo spazio pubblico e non può essere ridotto solo al luogo della contrattazione borsistica”; che il reato si consuma “nel momento in cui la condotta (notizie false o altri artifici) esce dalla sfera del soggetto attivo del reato” quando questo “decide di palesare all’esterno la condotta decettiva (non veritiera, ndr) con qualsiasi mezzo”; e che “l’inserimento sul sito di una importante società è mezzo di diffusione quantomeno di pari efficacia rispetto alle comunicazioni inviate via Nis”; a pagina 11 giunge alle sue (discutibili) conclusioni. È competente Torino perché il primo reato, ossia la diffusione del comunicato sulla semestrale Fonsai al 30 settembre 2012, è avvenuto “il 13 novembre 2012 a Torino, sede dell’ufficio Investor Relation… ove è stato diffuso un comunicato… mediante l’invio concomitante al Nis (alle ore 20.11) e alla mailing list dedicata alla comunità finanziaria”. Non è rilevante, per il pg, se “l’invio al Nis sia stato anteriore o successivo a quello della mailing list, essendo rilevante l’invio da parte di Fonsai”, dunque alle 20.11 a Torino, “e non l’ulteriore inoltro da parte del Nis” al mercato, alle 20.12, a Milano.
 
 
 
16 settembre 2014

Gianni Barbacetto

Il Fatto Quotidiano
 

 

14 settembre 2014

UNIPOL: IL SONNO DELLA PROCURA

La procura generale della Cassazione ha deciso che l’indagine sulla fusione tra Unipol e Fonsai dev’essere strappata alla Procura di Milano e consegnata a quella di Torino.

È una svolta, visto che finora si era consolidato il principio che l'aggiotaggio informativo si consuma nel luogo in cui la notizia ritenuta falsa è diffusa ai mercati: dunque Milano.

La Corte questa volta ha deciso diversamente, indicando Torino, sede di Fonsai che ha formulato i primi comunicati.

 

La contesa tra la procura di Milano e quella di Torino sull’indagine UnipolSai ha alle spalle un lungo conflitto strisciante, tra il pm milanese Luigi Orsi e il suo procuratore Edmondo Bruti Liberati, da far impallidire lo scontro tra Bruti e l’aggiunto Alfredo Robledo. Ora la procura generale della Cassazione ha deciso: l’indagine sulla fusione tra Unipol e Fonsai dev’essere strappata alla Procura di Milano e consegnata a quella di Torino. È una svolta, visto che finora (Parmalat, Antonveneta, Mps) si era consolidato il principio che l’aggiotaggio informativo si consuma nel luogo in cui la notizia ritenuta falsa è diffusa ai mercati: dunque Milano, sede del Nis, la piattaforma informatica della Borsa che gira le comunicazioni agli operatori. La Corte questa volta ha deciso diversamente, indicando Torino, sede di Fonsai che ha formulato i primi comunicati. A Milano, Orsi indagava sul matrimonio Unipol-Fonsai ipotizzando una sopravvalutazione di Unipol. A Torino, i pm Vittorio Nessi e Marco Gianoglio suppongono una sottovalutazione di Fonsai. Ipotesi che non si escludono. Entrambe le procure avevano come principale indagato Carlo Cimbri , il numero uno di Unipol diventato, dopo la fusione, amministratore delegato di UnipolSai. Con la decisione della Cassazione, finisce il primo tempo di una complessa indagine sull’operazione finanziaria forse più rilevante degli ultimi anni.

Una grande storia italiana, l’ultima operazione di sistema. Di più: una “bicamerale degli affari” ai tempi delle larghe intese. Tutto parte dalla crisi del gruppo di Salvatore Ligresti. Fonsai nel 2011 accumula un passivo record di 1 miliardo. Arriva al vertice della compagnia Piergiorgio Peluso, figlio del futuro ministro Anna Maria Cancellieri: da Ligresti è ritenuto un “amico di famiglia”, ma il suo mandato è quello di salvare i soldi che le banche hanno messo nel gruppo, che a fine corsa sono debiti per oltre 2 miliardi, di cui 1,2 con Mediobanca e 470 milioni con Unicredit. Quando si accorge che il salvataggio è una missione impossibile, oltre che per lui molto rischiosa, Peluso se ne va. Alberto Nagel, l’amministratore delegato di Mediobanca, ha intanto trovato la soluzione “di sistema”: molla Ligresti, da decenni servitore fedele di piazzetta Cuccia, e offre la sua compagnia assicurativa a Cimbri. È l’unione di due debolezze, perché se Fonsai è malata, anche Unipol non si sente troppo bene. Ma è anche il modo per cercare di salvare i soldi di Mediobanca, creditrice (per 400 milioni) anche della compagnia bolognese. La procura di Milano e quella di Torino cominciano a indagare sulle gesta di Ligresti & family. È la famiglia perdente, a cui tutti ormai danno addosso. Milano però allarga le indagini anche alle famiglie vincenti: a Unipol, ai registi di Mediobanca, agli strani controllori di Isvap e di Consob, che invece di controllare fanno il tifo per l’operazione.

Nel 2012 il rapporto “Plinio” redatto per Fonsai da Ernst& Young arriva a sostenere che Unipol, a causa dei derivati che ha in pancia, potrebbe avere un valore di molto inferiore a quello dichiarato a bilancio e addirittura un patrimonio netto negativo. Un dirigente di Consob, Marcello Minenna, avversato dal suo capo, Giuseppe Vegas, conteggia che i derivati della compagnia valgono almeno 600 milioni in meno di quanto dichiarato. Fosse stata la procura di Milano del 2005, la fusione sarebbe saltata, come saltarono allora le scalate dei “furbetti” ad Antonveneta e Bnl, il primo tentativo di realizzare una “bicamerale degli affari” con sponde a destra (con la Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani tanto amico di leghisti e berlusconiani) e a sinistra (con Gianni Consorte che faceva sognare Piero Fassino: “Abbiamo una banca!”). Indagini rapidissime, intercettazioni che captano in diretta le manovre degli scalatori, manette che scattano subito, operazione che naufraga, con tanto di dimissioni del governatore di Bankitalia che si prendeva i baci in fronte di Fiorani. Sette anni dopo, tante cose sono cambiate. Anche al palazzo di giustizia di Milano. Così il procuratore della Repubblica Bruti e il suo aggiunto Francesco Greco predicano prudenza, invitano alla cautela, sostengono che la fusione, in fondo, “è un’operazione di mercato”, consigliano di andarci piano con Mediobanca e di sentire Nagel come testimone e non come indagato.
 
Quando il pm Orsi mette una microspia nell’ufficio dell’allora presidente Isvap Giancarlo Giannini, Bruti manda una lettera di contestazione formale a Robledo, capo di Orsi, accusandolo di non averlo avvertito. Quando nel luglio 2012 Orsi scrive alla Consob chiedendo documenti su Unipol, il procuratore contesta la richiesta. Quando un troncone dell’indagine (quello su Giannini) è chiuso e l’avviso di conclusione indagini il 5 novembre 2013 è pronto per essere depositato, Bruti ferma tutto e tiene il fascicolo sulla sua scrivania per otto giorni, forse perché, casualmente, proprio il 5 novembre 2013 è il giorno in cui il ministro della Giustizia Cancellieri va in Parlamento a tentare di spiegare le sue improvvide telefonate di sostegno alla famiglia Ligresti. Il Fatto nota e scrive dello sfasamento temporale tra la data dell’avviso e la data del deposito (13 novembre 2013) e questo costa, chissà perché, un duro richiamo verbale a Orsi e un’ulteriore lettera di richiamo a Robledo.
 
Quando poi la Consob chiede alla procura i tabulati telefonici di due giornalisti di Repubblica, Giovanni Pons e Vittoria Puledda, accusati di aggiotaggio informativo per aver scritto i dubbi sui conti Unipol, Bruti assegna il fascicolo a un altro pm e non a Orsi, che conosce bene la questione e potrebbe obiettare che in realtà la Commissione di Vegas vuole soltanto scoprire le (buone) fonti di Pons e Puledda. I capi di Orsi continuano a obiettare che i titoli strutturati, perno dell’inchiesta, sono strumenti complessi, che è difficilissimo stabilirne l’effettivo valore e che forse è meglio lasciar fare al mercato. Nella primavera 2014 si muove perfino la procura di Roma, ci sono riunioni tra i magistrati milanesi e il procuratore della capitale Giuseppe Pignatone, finché l’aggiunto Nello Rossi giunge alla conclusione che Roma non ha competenza territoriale da far valere. Intanto, Unipol ha avuto tutto il tempo per mettere a posto i suoi conti e blindare i suoi derivati. Alla fine, la procura di Torino rivendica l’indagine per sé. La Cassazione ora le dà ragione. E a Milano, dopo anni di defatiganti conflitti sotterranei, molti, dentro e fuori la procura, tirano un sospiro di sollievo.
 
 
 
14 settembre 2014

Gianni Barbacetto

Il Fatto Quotidiano
 
 

29 agosto 2014

MAURA LATINI E GLI INCARICHI MULTIPLI DEI MANAGER COOP

Nelle tradizione dei multi incarichi nel mondo Coop si apprende che Maura Latini è ancora al suo posto in Coop Italia e ha anche la presidenza della società Cpr System



Chi ha visto ieri, 28 agosto, il TG de LA7 delle ore 20.00 avrà notato che la notizia di apertura è stata quella del mancato effetto sui consumi degli 80 euro di Renzi, certificato dall'Istat con una flessione anno su anno del 2,6%. Il servizio su una notizia ormai scontata (gli 80 euro servivano più verosimilmente ad aiutare Renzi nella sua legittimazione via "corpo elettorale", anche se erano elezioni europee) era approfondito nel seguito nel Tg da tre interviste ad esperti della distribuzione, tra cui Maura Latini, (si veda dal minuto 14.24) che la sovrascritta qualificava come Direttore Generale di Coop Italia.

Nel giugno scorso la Latini è stata eletta alla presidenza della Cpr System. Noi avevamo appreso la notizia da questo sito in cui si dice e scrive che
Alla presidenza è stata eletta Maura Latini, già direttore generale di Coop Italia. Considerata l'affidabilità della fonte abbiamo ritenuto di postare la notizia con le nostre considerazioni.
Ieri, visto l'apparizione della Latini ancora in quello che avrebbe dovuto essere il suo precedente ruolo, abbiamo fatto alcune verifiche e ci è stato spiegato che Latini è tuttora Direttore Generale in Coop Italia pur ricoprendo anche l'incarico di presidente alla Cpr System.

Naturalmente ci scusiamo con i lettori e, nonostante quel già che sta per ex, qualche dubbio poteva sovvenirci. In Coop in effetti gli incarichi multipli sono ricorrenti e c'è chi ne fa incetta. Prendiamo ad esempio Giovanni Monti, già vicepresidente di Coop Adriatica, che ricopre i seguenti incarichi: «Monti è presidente di Cometha, societa cooperativa che svolge attività finanziaria, e di Lima srl; è amministratore unico di Emiliana srl, fa parte dei consigli di amministrazione di: Unipol Assicurazioni Spa, Coopfond, Librerie.coop Spa, Coop Sicilia Spa, Enercoop Adriatica Spa, Unipol Banca Spa».

Possiamo parlare di un altro manager plurincaricato, Mario Zucchelli, classe 1946:
Presidente Coop Estense - Vice Presidente di Sofinico S.p.A. - Consigliere di Centrale Adriatica soc. Coop. - Consigliere di Sorveglianza di Coop Italia - Consigliere di Spring 2 S.rl. - Consigliere di Atriké S.p.A. - Consigliere di Finsoe S.p.A. - Consigliere di UnipolSai Assicurazioni S.p.A. - Consigliere di Unipol Gruppo Finanziario S.p.A.

Qui potrete vedere gli incarichi ricoperti da Marco Pedroni, già Presidente di Coop Consumatori Nordest e attualmente Presidente di Coop Italia. E la lista potrebbe continuare.
 

29 agosto 2014
 


03 agosto 2014

ANCORA UNA PROCEDURA D'INFRAZIONE PER L'ITALIA SULLA SICUREZZA SUL LAVORO


Ancora una procedura d'infrazione sulla sicurezza sul lavoro contro l'Italia per iniziativa di Marco Bazzoni, un Rls di un'azienda metalmeccanica di Firenze







Marco Bazzoni, metalmeccanico fiorentino e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, colpisce ancora. E' sua l'iniziativa che porterà all'apertura di una procedura d'infrazione da parte della Comunità Europea nei confronti dell'Italia. Di seguito il suo scritto che entra nei dettagli dell'iniziativa. Marco non è nuovo a queste solitarie e vincenti imprese. Già nel novembre 2012 un suo esposto sempre riguardande mancanze dell'Italia sulla sicurezza sul lavoro era stato recepito dalla Commissione Europea. Ora Marco fa il bis. Ci complimentiamo con lui per la competenza e la tenacia con cui conduce le sue battaglie in proprio che poi diventano patrimonio di tutti. Ecco cosa scrive Marco a tale proposito.

Quando meno te l'aspetti e oramai non ci speri più, ti scrive la Commissione Europea, per informarti che grazie alla tua denuncia del 30 Giugno 2013, contro il Decreto del Fare, per violazioni sulla sicurezza sul lavoro, la Commissione ha deciso che proporrà al collegio dei Commissari europei, che si riunisce una volta al mese (ma non nei mesi di Luglio e Agosto), l'apertura di una procedura d'infrazione, perchè il Decreto del Fare, limita il campo di applicazione della direttiva 92/57/CEE (direttiva cantieri) per le prescrizioni minime di sicurezza e salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili.

Molto probabilmente la procedura d'infrazione verrà aperta nel mese di Settembre 2014. Ironia della sorte, a 3 anni esatti (Settembre 2011) dall'apertura della prima procedura d'infrazione per la sicurezza sul lavoro.E' già la seconda procedura d'infrazione che faccio aprire (credo sia un record per un cittadino, che non ha dietro di se nessun ufficio legale).

Ma questo accade quando i governi se ne fregano delle direttive europee: non recependole per nulla o non correttamente. Sapete come dice il detto: non c'è due senza tre (mancata notifica del Dlgs 81/08: gli Stati membri hanno l'obbligo di comunicare alla Commissione il testo delle disposizioni di diritto interno da essi già adottate o che adottano nel settore disciplinato della direttiva) e il quattro vien da se (decreto lavoro jobs act, che violerebbe direttiva europea 1999/70/CEE sui contratti di lavoro a tempo determinato) Vi terrò aggiornati sui futuri aggiornamenti, intanto un'altra vittoria! Saluti.



30 luglio 2014

Marco Bazzoni
Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza 
Firenze




21 luglio 2014

TRE ANNI SENZA IL "PIERO"



Il 21 luglio del 2011 Claudio Pierini morì in un incidente sul lavoro all'interno del magazzino Unicoop Firenze di Scandicci. Il blog Lavoratori Unicoop, i colleghi e gli amici vogliono ricordarlo alla loro maniera, anche grazie alla splendida illustrazione di Claudia Giuliani che ringraziamo, sperando che questo possa contribuire nel sensibilizzare datori di lavoro e dipendenti al rispetto delle norme di sicurezza.

Oggi, 21 luglio 2014, ricorre il terzo anniversario della scomparsa dell'indimenticabile Claudio Pierini, da tutti conosciuto come "il Piero". Ogni volta che questa data si avvicina ritorna potente il ricordo del collega vittima di un tragico infortunio sul lavoro e anche in questa occasione, come per gli anni passati e certamente in quelli a seguire, ci siamo sentiti in dovere di omaggiarne la memoria sul nostro spazio. Nella circostanza ci è di aiuto la bella ed ispirata illustrazione che crediamo colga anche lo spirito leggero che il Piero ha sempre mostrato di possedere.

Dobbiamo anche registrare l'inizio della fase processuale relativa all'infortunio mortale. Nel marzo scorso sono stati
rinviati a giudizio l'allora direttore alla logistica, Marco Covelli e il dirigente responsabile per il magazzino Unicoop, Fabio Del Bimbo, attualmente promosso direttore. Il capo d'accusa è di omicidio colposo con violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Le motivazioni delle accuse a loro carico consistono nel non aver tenuto conto delle limitazioni prescritte al Pierini dal medico competente e nel non aver adempito in modo tempestivo a redigere il Documento Valutazione Rischi (DVR) per il reparto ove è avvenuto il tragico e fatale impatto del povero Claudio contro una scaffalatura.

Nel mese scorso si è tenuta la prima udienza in cui le parti hanno esposto le proprie posizioni ed è stato stabilito il calendario delle prossime udienze. Sappiamo che molti colleghi hanno espresso il desiderio di potervi assistere sia per poter testimoniare una sentita solidarietà verso l'amico scomparso, ma crediamo anche per una forte esigenza di verità e chiarezza sull'amara vicenda.

Una solidarietà che certo non dimostrò il neo presidente onorario di Unicoop Firenze, Turiddo Campaini, che ai tempi dell'accaduto ricopriva l'importante ruolo di presidente del consiglio di sorveglianza della cooperativa. La sua ingombrante assenza colpì tutti noi dipendenti presenti e ci fece sentire ancora più rattristati. Questa incredibile indelicatezza compiuta da un uomo che non ha mai perso occasione per ribadire I Valori di Unicoop, tra cui giganteggia appunto la solidarietà, fu una mancanza che non ci stancheremo mai di stigmatizzare. Le parole diventano vuote se non seguite da fatti.


Chiudiamo ancora una volta con "Ciao Piero!" e con un forte simbolico abbraccio a lui e ai suoi cari.




16 luglio 2014

PRESCRIZIONE PER IL PROCESSO CONTRO DIRIGENTI DI UNICOOP FIRENZE E MEDICI AZIENDALI


Incredibile prescrizione del processo che vedeva imputati dirigenti e medici competenti per Unicoop Firenze





Far valere le proprie ragioni contro un colosso come Unicoop Firenze per i dipendenti non è semplice e lo sappiamo. Su una delle numerose vertenze in corso (Unicoop Firenze ha una conflittualità interna molto alta) piomba inaspettata la prescrizione e tutti a casa. Ecco il comunicato del sindacato USB:

Incredibile, ma il processo che vedeva imputati dirigenti e medici competenti per la Unicoop Firenze, è andato inspiegabilmente in prescrizione il 26 giugno 2014.

Il Pubblico Ministero Bonfiglio, (Canessa è stato misteriosamente avvicendato) contro il parere contrario delle parti civile e con loro immenso stupore, vestendo i panni dell'accusa, ha chiesto che il processo venisse mandato in prescrizione senza prendere in considerazioni le eccezioni fatte dalle parti civili , decretando di fatto la fine del processo.
 
Oltre lo stupore c'è anche grande preoccupazione perchè le stesse parti civili sono interessate in altri procedimenti contro la stessa Unicoop Firenze, uno in particolare riguardante una denuncia per falsa testimonianza contro alcuni testimoni citati dalla Cooperativa della Grande Distribuzione Organizzata nel processo civile ad esso collegato.

Nella seconda settimana di settembre in attesa delle motivazioni del giudice le parti civili assieme a Medicina Democratica e sindacato Usb terranno una conferenza stampa per denunciare l'accaduto e per spiegare tutte le stranezze riguardante questo processo, che per qualcuno NON SI DOVEVA FARE!
 
 

16 luglio 2014
 
Usb Lavoro Privato

Federazione di Firenze



22 giugno 2014

MAURA LATINI, EX UNICOOP FIRENZE, ESCE DA COOP ITALIA



Maura Latini, ex Unicoop Firenze, esce da Coop Italia ormai espressione delle coop emiliane








AGGIORNAMENTO del 29/08/2014
 
 
Si è fatto più volte riferimento ai rapporti all'interno del mondo cooperativo della grande distribuzione, specificatamente a quelli tra cooperatoti toscani e emiliani e relativa aneddotica. Delle inquiete relazioni tra le componenti coop al di là e al di qua dell'Appennino ne abbiamo scritto anche di recente (vedi nel post I rapporti con le Coop emiliane)

Coop Italia, l'organizzazione unitaria delle 9 grandi Coop della distribuzione, è un buon osservatorio di come vadano le cose, specialmente quando si tratta di cambiamenti importanti che mediamente nel marmorizzato mondo coop avvengono con una tempistica ultra ventennale. Gli attriti tra emiliani e toscani in Coop Italia hanno dato adito anche a voci su una svolta clamorosa che avrebbe portato la coop fiorentina a minacciare di staccarsi per creare una centrale di acquisti separata e più corrispondente alle proprie esigenze. Unicoop Firenze si è poi limitata a distinguersi dalle altre coop cambiando il logo.

Nel giugno 2013 in Coop Italia succede l'evento. Marco Pedroni di Coop Consumatori Nordest, viene nominato presidente al posto del più moderato Tassinari. E' una mossa che segna un passaggio decisivo. Pedroni è uno dei protagonisti dell'acquisizione del secolo delle coop emiliane, quella di Fondiaria-Sai dal gruppo Ligresti da parte di Unipol. Il gruppo assicurativo bolognese è controllato dalla Spa Finsoe, acronimo che sta per Finanziaria dell'Economia Sociale. Lasciamo al lettore trovare il nesso tra un'operazione come quella su Fonsai e l'Economia Sociale, probabilmente i nomi rimangono, obsoleti, in un mondo che cambia. A capo di Finsoe c'è appunto Marco Pedroni che gode della fiducia di tutte le Coop che sponsorizzano l'operazione Fonsai.

Con il successo dell'operazione di acquisizione, gli strascichi giudiziari e polemiche sul ruolo della cooperazione passano in secondo piano. Del resto i coopisti emiliani erano stati ben temprati dalle spericolatezze di Consorte che qui in confronto è acqua fresca. Pedroni, considerato un drittone in cose finanziarie nonostante qualche scivolone, viene così eletto a furor di popolo nuovo presidente del consiglio di gestione di Coop Italia. La bandiera di rappresentanza di Unicoop Firenze della campainiana Maura Latini invece si ammaina lentamente e inesorabilmente. Da vicepresidente passa a direttore generale, mentre la vicepresidenza va a Marcello Balestrero (in precedenza Consorzio Nord-Ovest).

Ora la Latini finisce addirittura fuori. Si fa per dire, a 57 anni nel mondo coop c'è ancora un gran futuro in termini di carriera, ma la sua pare incanalata verso una discesa. A pochi giorni dell'annuncio del mezzo addio di Campaini ad Unicoop Firenze, la sua agente a L'Avana, Maura Latini, finisce fuori da Coop Italia e viene mandata alla frutta. Ci si conceda la battuta: in magazzino si usa questa espressione quando qualche collega è trasferito al reparto ortofrutta.

Nei fatti la Latini è stata ricollocata alla presidenza della Cpr System, leader italiano delle cassette in plastica a sponde abbattibili e riciclabili (quelle verdi dell'ortofrutta, per capirci). Per chiudere il cerchio magico ricordiamo che Cpr System col 49% e CFT (attraverso Silo spa col 51%) controllano Cpr Servizi Spa, società specializzata nella gestione della logistica e sanificazione degli imballaggi a sponde per prodotti ortofrutticoli (le cassette verdi della Cpr System, appunto).

CFT è la cooperativa fiorentina che ha in appalto numerose attività di logistica e facchinaggio, tra cui una buona parte di quelle nei magazzini di Unicoop Firenze. E' un ritrovarsi tra amici, visto che il presidente di Cpr Servizi è il neoeletto Leonardo Cianchi che è presidente anche di CFT. Dalla cooperativa CFT proviene anche Giulio Bani, attuale vice presidente del consiglio di gestione di Unicoop Firenze con delega aree sviluppo, precedente presidente di CFT.



11 giugno 2014

SALARIO VARIABILE UNICOOP FIRENZE : QUELLO CHE LE CIFRE NON DICONO

E' stato appena erogato il Premio Variabile di Risultato di Unicoop Firenze

In alcune realtà si sono raggiunte somme ragguardevoli, in altre decisamente inferiori


Al di là delle cifre ci sono delle riflessioni che pensiamo sia doveroso fare





Il Premio Variabile di Risultato
Nella busta paga che i dipendenti di Unicoop Firenze hanno appena ricevuto troveranno la voce PVR (premio variabile di risultato) riferito all'anno 2013. E' il primo conseguente al nuovo Contratto Integrativo Aziendale sottoscritto dall'azienda e dai sindacati confederali alla fine del 2012, che ne stabilisce i criteri di erogazione. In realtà le voci sono più di una e vedremo perché. Indubbiamente le cifre dichiarate sono superiori nella media a quelle percepite negli ultimi anni, ma dobbiamo anche fare alcune puntualizzazioni che altrimenti rischiano di sfuggire ai più distratti.

I Buoni Spesa
Intanto la prima voce (e per qualcuno anche l'unica...) che i dipendenti avranno modo di riscontrare è quella relativa ai Buoni Spesa. Trattasi di 250 euro divisi in 10 buoni da 25 euro cadauno, nominativi e spendibili presso qualsiasi punto vendita coop.fi entro il 31/12 dell'anno in corso. Questa è la voce che sarà uguale per tutti. Purtroppo, come dicevamo, per alcuni piccoli negozi (Colonnata, Uliveto e Compiobbi) rappresenterà l'intera cifra del Premio in quanto si suppone non abbiano raggiunto gli obiettivi preventivati dalla direzione. Alcuni altri PV andranno poco oltre e anche qui si tratta di piccole realtà con poco margine di redditività (Badia a Settimo, Fontanella, Montevarchi, ecc.).

Redditività/Efficienza e Contenimento Costi
Le altre voci potrebbero anche variare a seconda se si tratta delle sedi, dei PV o dei magazzini, ma crediamo che siano approssimativamente le seguenti:
Rapporto Redditività/Efficienza e Contenimento Costi. Il grosso della cifra sta nella prima voce che potremmo indicare anche con il termine "Produttività", mentre nella seconda rientrano tutti gli accorgimenti messi in atto per ridurre ammanchi inventariali, errori, rotture, ecc. Unicoop afferma di aver recuperato, grazie alla maggiore attenzione dei suoi addetti e alle misure messe in atto, ben 4 milioni di euro dalla riduzione di queste inefficienze. Non abbiamo motivo di dubitarne e ci sembra un risultato assai positivo. Per concludere ricordiamo che gli obiettivi posti dalla cooperativa erano raggiungibili in una scaletta di percentuali che determina poi la cifra finale erogata. Ecco perché si va dai 250 euro di Colonnata fino ai 2.120 di Figline V.no e addirittura ai 2.158 di Tavarnuzze, passando da tutto un arcobaleno di cifre la cui media, ponderata in base al numero di addetti di ogni singola Unità Produttiva, si aggira attorno ai 1.200 euro (lordi, s'intende). Si tratta di un dato di cui sia azienda che sindacati (Filcams in testa) vanno molto fieri, soprattutto in periodi come questi. In realtà a Cgil e compagnia il boccone è cascato nel piatto senza sforzo. La partecipazione dei dipendenti agli utili d'impresa, mutuando il cosiddetto modello tedesco, è un'idea che a Campaini gira in testa da tempo. Si tratta dunque di una decisione politica e unilaterale che l'azienda ha preso e che i sindacati hanno solo controfirmato che coincide giustappunto con l'uscita di scena del Presidente (solo parziale, perché diverrà presidente onorario) permettendogli di lasciare un buon ricordo di se.

Le differenze restano
Non possiamo non ricordare però come uno degli obiettivi principali delle Organizzazioni Sindacali all'interno della piattaforma rivendicativa, in vista del rinnovo del Contratto Integrativo, fosse stato quello di una minore divergenza tra le cifre erogate nei vari PV e reparti. In pratica l'intenzione era quella di stabilire un criterio di solidarietà tra i dipendenti che si avvicinasse anche ai valori fondativi della cooperativa. In questo crediamo si sia fallito perché tra 250 euro e 2.158 c'è un divario evidente che non aiuta certo la coesione tra dipendenti.

L' "Effettiva presenza al lavoro"
Altra cosa importante: gli importi relativi alle singole Unità produttive sono puramente indicativi. I lavoratori avranno infatti trovato con ogni probabilità delle cifre diverse in busta paga. Questo a causa del sopracitato Contratto integrativo che prevede una erogazione del Salario Variabile "proporzionata alla presenza effettiva al lavoro (calcolata in ore)" e cioè vanno defalcate le ore di assenza che non siano riferibili a ferie, permessi, congedi di maternità/paternità, infortuni e legge 104. Ciò significa che ogni ora di malattia non sarà inserita nel conteggio del Premio aziendale. Purtroppo ci sono casi (solo nei magazzini se ne contano svariati) nei quali i dipendenti sono stati costretti a lunghe assenze dal lavoro per gravi motivi di salute anche di carattere oncologico. Ebbene se si è stati in cura, ad esempio, per 6 mesi troveremo un salario variabile dimezzato! Pure questa eventualità ci sembra faccia a cazzotti con i princìpi solidaristici di cui la cooperativa si fa portatrice.
Pare risultino esclusi dal computo anche altre casistiche come la donazione sangue, le assemblee sindacali, i congedi concessi per la dipartita di un parente; insomma i conti vanno fatti con la entità reale delle erogazioni e non con quella indicata sommariamente accanto al nome del punto vendita e affissa in bacheca.

La "Trasparenza"
Ultima riflessione, che però ci portiamo dentro già da qualche anno e alla quale non riusciamo a rassegnarci: come è possibile che le figure che ricoprono ruoli di responsabilità abbiano accordi diversi con la cooperativa che gli permettono di percepire premi aziendali ben più alti di quelli "riparametrati per livello" previsti dall'Integrativo aziendale? Lavorando nei Centri Distribuzione parliamo della nostra realtà, ma sappiamo che qualcosa di simile avviene anche nei PV. Non solo i nostri responsabili ammettono candidamente di aver sottoscritto un accordo in deroga con Unicoop che gli assegna obiettivi ad personam e dunque premi produzione potenzialmente molto più cospicui del previsto, ma si rifiutano gelosamente di rivelarne gli importi mentre i nostri sono affissi nelle bacheche e dunque noti a tutti! Badate che uno dei valori stampati su tanti poster e volantini aziendali è proprio quello della trasparenza, che qui diventa invece opacità, ambiguità e perfino classismo! Continuiamo a considerare questo comportamento come ingiusto ed estremamente divisivo, ci sorprendiamo (si fa per dire) di come ciò non sia mai stato denunciato dalle Organizzazioni sindacali confederali e auspichiamo un tardivo ma opportuno ripensamento dell' azienda in tal senso.
Per concludere le nostre considerazioni non possiamo certo ignorare che gli importi erogati in molti casi si potranno ritenere più che soddisfacenti, d'altra parte l'utile commerciale netto della cooperativa è stato più che buono nel 2013 (il 25% del quale è destinato al PVR), ma resta a nostro parere più di una cosa da migliorare per andare incontro ai princìpi valoriali che Unicoop Firenze dice di sostenere.



04 giugno 2014

UNICOOP FIRENZE: DOPO CAMPAINI AL RINNOVO ANCHE IL CONSIGLIO DI GESTIONE


Tra le novità attese sabato 14 giugno all'assemblea dei soci di Unicoop firenze, anche le indicazioni per il futuro consiglio di gestione

Nella foto il presidente uscente, Golfredo Biancalani




L'annuncio delle dimissioni di Turiddo Campaini dalla presidenza del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze saranno effettive con l'assemblea dei soci di sabato 14 giugno alle 9,30 presso l'Obihall di Firenze. In quell'occasione sarà nominata Daniela Mori nuovo presidente.

Ci saranno però altre novità importanti. La prima è che Campaini verrà nominato presidente onorario, con l'invidiabile record di Unicoop di avere ben tre presidenti. Quella di presidente onorario è una carica inventata ad hoc per Campaini visto che prima non esisteva e per consentire questo dovrà essere modificato lo Statuto. Si tratta di capire quali poteri verranno attribuiti al presidente onorario. E' probabile comunque che la sua presenza influenzi ancora fortemente le scelte della cooperativa.

L'altra novità dovrebbe venire dal rinnovo del consiglio di gestione e la nomina del suo presidente. Ricordiamo che la nomina dei componenti il consiglio di gestione spetta da statuto al consiglio di sorveglianza Qui si vedrà se il rinnovamento è una cosa gattopardesca o ha qualche sostanza. Sappiamo che in Unicoop ci sono due componenti diverse e che per comodità comunicativa sintetizziamo in falchi e colombe. Questi sono i componenti uscenti del consiglio di gestione in scadenza:
Golfredo Biancalani, presidente
Michele Palatresi
, vice presidente, consigliere delegato area logistica e vendite
Giulio Bani, Vice presidente, consigliere delegato aree sviluppo
Piero Forconi
, consigliere delegato area commerciale
Giovanni De Nitto, consigliere di gestione vendite grandi strutture
Marcello Giachi, consigliere di gestione vendite supermercati e mini
Marino Gori
, consigliere delegato area risorse umane
Alberto Migliori, consigliere delegato area amministrazione
Riccardo Rapi, consigliere delegato organizzazione e sistemi
Invitato permanente:
Franco Cioni, direttore marketing strategico

E' probabile che il successore di Biancalani si trovi in questa rosa. Se così fosse ci sono alcuni nomi che hanno buone possibilità, alcuni decisamente a fine corsa. In via teorica si potrebbe anche pensare ad una soluzione esterna, come nel caso del primo presidente del consiglio di gestione, Armando Vanni, ma ricordando la negatività di quell'esperienza questa soluzione appare francamente improbabile. Viceversa la nomina di Daniela Mori, evidentemente voluta fortemente da Campaini al suo posto, non esce dalla lista degli oltre 40 consiglieri della sorveglianza.

L'impressione è che, comunque vadano le cose, l'ombra di Campaini si farà ancora sentire. Certo la nostra cooperativa avrebbe bisogno di un rinnovamento vero dei vertici, con dirigenti più aperti alla complessità e alle sfide di un mondo che è cambiato, con un approccio più dialogante con i dipendenti e non repressivo come è stato nel passato, anche recente. Alcuni segnali farebbero sperare, auguriamoci che non siano soffocati nella culla.


30 maggio 2014

TURIDDO CAMPAINI LASCIA LA PRESIDENZA DI UNICOOP FIRENZE, LUCI E OMBRE DI UNA STORIA DURATA 41 ANNI

Alla fine Turiddo Campaini lascia a 73 anni e mezzo di cui 41 come presidente di Unicoop Firenze

Una figura importante del mondo cooperativo con luci e ombre




Ce lo aspettavamo e, a essere sinceri, un po' lo speravamo anche. Campaini lascia la presidenza del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, ma non definitivamente: probabilmente sarà presidente onorario. Una carica inventata proprio per lui e come per lui si maligna che Unicoop nel 2008 scelse il sistema di gestione duale che è composto da un consiglio d’amministrazione, cui spetta la gestione della società, e di un consiglio di sorveglianza in rappresentanza dei soci, con compiti di controllo. Il fatto era che Campaini, presidente dal 1973, aveva già oltrepassato la soglia dei 65 anni, età in cui per convenzione di solito i manager Coop lasciano per essere ricollocati in altre società sempre orbitanti attorno alle mondo cooperativo.

Parlare di Campaini per noi è complesso, poiché nell'immaginario collettivo dei quasi ottomila dipendenti di Unicoop Firenze ha assunto una presenza che travalica quella del ruolo di presidente. Campaini è una sorta di padre putativo, il grande vecchio silenzioso e saggio, un costante punto di riferimento, una figura rassicurante a cui tutti sono legati. Sarebbe ingeneroso sostenere che dopo 41 anni di presidenza è naturale diventare un'icona. Campaini è amato e rispettato non solo perché siamo abituati alla sua impalpabile presenza da sempre, ma soprattutto perché il rispetto e la stima se li è guadagnati. Così come è stato un punto di riferimento importante per tutto il movimento cooperativo.

Le ragioni di un addio: innanzitutto l'età
I motivi della scelta sono molteplici, alcuni ovvi. E' chiaro che l'età ha un peso rilevante, ma è riduttivo pensare che questo sia il solo elemento che pesa. E' vero che Campaini va verso i 74 anni ed è presidente di Unicoop da 41, dai tempi di Nixon, come ebbe perfidamente da chiosare un lanciatissimo Renzi. Anche il fatto che annunci la sua uscita appena dopo la strabordante vittoria elettorale dell'ex sindaco di Firenze alle europee assume un forte connotato simbolico.

I rapporti col nuovo PD di Renzi
I due non si sono mai amati, e la storia personale di Campaini parla chiaro riguardo le sue posizioni politiche che hanno radici nel partito comunista. Il presidentissimo lascia probabilmente anche perché il suo amato partito non c'è più, Renzi lo ha sminuzzato e ricomposto a sua immagine e somiglianza. E' il mondo di riferimento di Campaini che sta cambiando e lui non lo capisce e non lo vuol capire. Così sono saltati, almeno momentaneamente, i canonici ancoraggi politici e, ultima beffa, Renzi ha scelto un uomo delle Coop come ministro, ma particolarmente vicino alle Coop emiliane (i cugini rivali nella letteratura cooperativa), che considera più dinamiche e più affini
al suo modo di pensare ed agire. Abbiamo negli occhi la foto di un incontro del marzo scorso su una panchina di via Carlo del Prete tra Campaini e Nardella, un tentativo di riallacciare con chi comanda ora. Quell'immagine così malinconica è decisamente emblematica. La scelta di Campaini è forse dettata anche da una tendenza generale ad un giovanilismo aprioristico e un po' superficiale, guarda caso conforme al Renzi pensiero. In buona sostanza il presidente inaugura un rinnovo generazionale che non si fermerà solo alla sua persona. Anche la poltrona del fido Golfredo Biancalani, 67enne presidente del consiglio di gestione, parrebbe pronta per un avvicendamento. Si renderanno così più chiari i ruoli, dove il presidente che conta sarà quello del consiglio di gestione, senza essere soverchiato da una figura imponente come quella di Campaini al cui posto siederà la meno ingombrante Daniela Mori come rappresentante dei soci. Bisogna notare come le scelte di successione sembrano essere orientate ad una linea di continuità interna ad Unicoop Firenze (la Mori è direttore del settore soci e vicepresidente della fondazione Il cuore si scioglie), ben lontane dal tentativo fatto con la nomina di Armando Vanni a presidente del consiglio di gestione nel gennaio del 2008. Il Vanni proveniva dalla presidenza del Consorzio Etruria, impresa di costruzioni allora molto vicina ad Unicoop Firenze ed adesso finita in concordato preventivo dopo oscure vicissitudini. Fu "costretto" alle dimissioni già nel marzo del 2009, a seguito di mai completamente chiarite divergenze  proprio con il Campaini. In seguito è stato al centro di indagini della magistratura inerenti il suo operato come presidente del Consorzio Etruria e della BTP. La lezione è evidentemente servita.

I rapporti con le Coop emiliane
Le relazioni tra cooperazione toscana e emiliana sono state tutto sommato scorrevoli e di reciproca soddisfazione fino alla metà degli anni 2000. Partecipazioni finanziarie incrociate garantivano la reciproca presenza di Unicoop Firenze, di Mps e delle coop emiliane sia in Unipol attraverso la finanziaria Holmo, sia in Mps partecipata oltre da Unicoop Firenze anche da Unipol. Poi arrivò l'estate del 2005, quella dei furbetti del quartierino e del tentativo di scalata della Unipol di Consorte su BNL. Il mondo Coop e i DS entrarono in fibrillazione. Consorte, nel tentativo di racimolare la somma necessaria per accaparrarsi BNL si rivolse anche a Campaini che però non apprezzava affatto l'operazione sia perché - dice Campaini - nessuna cooperativa che avesse aderito avrebbe avuto la possibilità di dire la sua, sia perché - era un progetto costruito su alleanze che non mi entusiasmavano affatto. Come è noto l'opa tentata da Unipol naufragò tra inchieste giudiziarie e figuracce. L'universo dei DS, del segretario che voleva una banca e delle Coop erano stremati. In questo contesto e grazie proprio al suo niet a Consorte, gli emiliani chiesero a Campaini di assumere la presidenza di Finsoe (la Spa delle Coop che controlla Unipol). Fu un gesto di inequivocabile riconoscimento volto a testimoniare che i valori del mondo cooperativo così bistrattati da faccendieri spericolati trovavano il suo più degno rappresentante nel prudente presidente di Unicoop Firenze, che accettò l'incarico (9 gennaio 2006). Campaini cercò di indirizzare Unipol verso la banca di riferimento di Unicoop Firenze, Mps, ma gli emiliani fecero muro. Le dimissioni di Campaini da Finsoe nel settembre 2006 segnarono una rottura insanabile. Da quel momento le strade finanziarie di toscani e emiliani si separarono. Unipol uscì da Mps e Unicoop ed Mps uscirono da Holmo, la finanziaria che all'epoca nella catena di controllo stava sopra Finsoe.

La sua assenza ai funerali di Claudio
Una dolorosa parentesi che ci tocca da vicino. Il 21 luglio 2011 nei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci un incidente sul lavoro
tolse la vita al nostro amico e collega Claudio Pierini, detto Piero. Tra qualche giorno per quell'episodio comincerà il processo penale che vede rinviati a giudizio due dirigenti di Unicoop. E' stato il primo e auspichiamo l'unico morto sul lavoro in Unicoop Firenze. Al funerale parteciparono in molti, tutti i compagni di lavoro e anche i dirigenti apicali. Mancava però Turiddo Campaini e la sua assenza non solo ci addolorò oltremodo, ma una indelicatezza simile da lui non ce la saremmo mai aspettata e non possiamo dimenticarlo.

Il disastro di MPS
La vicenda è nota e ha senz'altro offuscato la fama del nostro presidente, forse in modo indelebile. D'altra parte il suo pensiero sulla borsa è contraddittorio, visto che la considera sinonimo di speculazione. Sulla partecipazione di Unicoop in Mps ci limitiamo ai punti essenziali. Unicoop Firenze comincia ad investire sulla banca senese all'inizio degli anni 2000. Negli quinquennio successivo la partecipazione si assesterà attorno ad una quota del 3% circa. L'intenzione era quella di sostenere la Fondazione MPS creando uno zoccolo duro nell'azionariato nel tentativo di vincolare la banca al territorio. Dice Campaini: in quegli anni era forte il timore che gli istituti bancari diventassero preda dei concorrenti stranieri. In più si stava discutendo di introdurre una norma che imponesse alle Fondazioni bancarie di scendere sotto il tetto del 30% nella proprietà degli istituti, in sostanza si voleva ridimensionare il ruolo delle Fondazioni e permettere l'ingresso di nuovi soggetti nel mondo bancario. In qualche misura Campaini contribuiva a mantenere, mutatis mutandis, le condizioni di chiusura del mercato che avevano permesso ad Unicoop Firenze di gestire, grazie ad amministrazioni vicine, la concorrenza con Esselunga. Però stavolta gli va davvero male e Unicoop Firenze finirà per uscire da Mps con oltre 400 milioni di perdite e i soci prestatori innervositi che toglieranno circa 700 milioni dai libretti nel giro di tre anni. Inoltre la Banca d'Italia lo sanziona per complessivi 444mila euro. Una débâcle. Noi scrivemmo circa un anno fa: Campaini deve rispondere del disastro, anche perché con i suoi 40 anni di presidenza in Unicoop Firenze è un simbolo per tutto il mondo cooperativo, deve riconoscere gli errori e assumersi la sua parte di responsabilità con un atto forte e deciso. E' tempo che lasci che la sua creatura cammini con le sue gambe e affronti i marosi con altri capitani. Se farà questo gesto, e insieme a lui quelli della prima ora che lo circondano, lo rispetteremo e lo ricorderemo con stima e affetto.

Ovviamente non pensiamo che abbia raccolto il suggerimento dal nostro blog, era semplicemente un'indicazione di buon senso e di misura. Siamo lieti che il buon senso e la misura che spesso, ma non sempre, hanno contraddistinto le sue scelte abbiano infine prevalso.

Sul presidente Campaini abbiamo pubblicato molto materiale. Per leggerlo basta scorrere questa lista.

28 maggio 2014

PARTE LA VERTENZA DI USB PER IL RECUPERO ARRETRATI FESTIVITA' 4 NOVEMBRE IN UNICOOP FIRENZE


Al via la vertenza del sindacato USB per recupero delle festività del 4 novembre che Unicoop Firenze non ha corrisposto in busta paga ai propri dipendenti

A ricorrere in giudizio saranno 110 dipendenti


Riceviamo e pubblichiamo il volantino del sindacato USB in cui si comunicano la data per i ricorrenti del primo gruppo sui nove costituiti finalizzata al recupero degli arretrati non corrisposti della festività del 4 novembre.

Ricordiamo infatti  che d
a molti anni il pagamento della festività del 4 novembre è stato soppresso nel gruppo Unicoop Firenze, apparentemente rientrando negli assorbimenti previsti per la riduzione dell'orario di lavoro da 40 a 38 ore settimanali. Questo avvenne in un susseguirsi di accordi aziendali e contratti nazionali che vanno dal 1985 fino ai giorni nostri.
Per saperne di più su questa vertenza leggi qui.


VERTENZA 4 NOVEMBRE
 
SI AVVERTONO TUTTI I LAVORATORI DI UNICOOP FIRENZE INTERESSATI CHE
E' DEFINITIVAMENTE PARTITA LA VERTENZA PER IL RECUPERO DEGLI ARRETRATI PER LA FESTIVITA' DEL 4 NOVEMBRE

A RICORRERE IN GIUDIZIO 110 LAVORATORI TRA MAGAZZINI UFFICI E PUNTI DI VENDITA DIVISI IN 9 GRUPPI

LA PRIMA UDIENZA PER IL PRIMO GRUPPO E' STATA FISSATA PER IL 5/02/2015

COORDINAMENTO USB UNICOOP FIRENZE




28 maggio 2014
 

04 maggio 2014

RENZI E POLETTI PENALIZZANO I SOCI COOP




Sale al 26% la tassazione sul prestito sociale anche per gli interessi maturati nel primo semestre del 2014, mentre per lo stesso periodo ne sono esclusi conti correnti, depositi bancari e postali


L'aumento dal 20 al 26% della tassazione sulle rendite finanziarie prende in contropiede i prestiti sociali Coop, che in pratica sono veri e propri libretti di risparmio, sui quali nel complesso sono depositati oltre 14 miliardi dei soci prestatori.

Nel trattare la gestione della fase di transizione alle nuove aliquote previste dal 1° luglio, il decreto Renzi elenca i prodotti finanziari da sottrarre al cosiddetto regime dell'esigibilità (i proventi sono esigibili quando sorge il diritto del beneficiario a ottenere la liquidazione, a prescindere anche dal fatto che siano materialmente corrisposti). Nella lista non sono presenti i prestiti sociali Coop, mentre figurano gli interessi su conti correnti e depositi bancari e postali che sono invece tassati col più favorevole criterio della maturazione.

Sarà solo una semplice dimenticanza per un Governo guidato dal segretario del Partito Democratico e che ha come ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ex presidente di Legacoop e dell'Alleanza delle cooperative italiane?

I regolamenti dei prestiti sociali delle varie Coop prevedono, quasi tutti, la liquidazione degli interessi a fine anno. Applicando il criterio dell'esigibilità (anche in virtù del paragrafo 13.6 della circolare delle Entrate 11/E 2012) gli interessi dei prestiti sociali finirebbero quindi per scontare la maggiore tassazione del 26% anche sugli interessi maturati nei primi sei mesi del 2014.



3 maggio 2014

Gianfranco Ursino

Plus 24 - Il Sole 24 Ore

 
 
 
 

20 aprile 2014

UNICOOP FIRENZE E QUEL PERVERSO GUSTO DI PERDERE IN TRIBUNALE

Dopo essere stata recentemente condannata per condotta antisindacale Unicoop Firenze perde nuovamente in tribunale

Una non breve sequenza di sconfitte e spese legali che dovrebbe far riflettere soprattutto i dirigenti, ma anche i soci e i lavoratori della Coop fiorentina

Ormai la nostra azienda ci fa un pò compassione. Si, forse ci siamo ammorbiditi e anche rammolliti, ma vedere punte di cocciutaggine che raggiungono l'ottusità prima ti fa incazzare, poi fa tenerezza. Pensare che Unicoop sia un mondo fatato fatto di gente che vi lavora felicemente mentre l'azienda porta a testa alta i valori tipici del mondo cooperativo è ormai una fiaba a cui credono in pochi e che riteniamo di aver contribuito ampiamente a smitizzare. Come spesso succede quando si costruisce un'immagine forte ma stereotipata, nel sentire collettivo si crea un emblema che, per quanto artificioso, non è facile ridimensionare. Occorre lavorare sull'informazione e raccontare  l'essenza dei fatti. Se questi arrivano a mente aperte e prive di preconcetti, quell'immagine si spoglia di orpelli propagandistici e diventa reale.

Non pensiate quindi che in Unicoop Firenze non ci siano vertenze sindacali, conflitti, ecc. Il fatto che certe notizie facciano fatica a raggiungere il pubblico non significa che sia tutto rose e fiori, anzi questo induce ad ulteriori riflessioni sul mondo dell'informazione. Del resto Unicoop Firenze (ma altre coop non sono certo da meno) ha storicamente una gestione delle problematiche interne non solo estremamente riservata per usare un eufemismo, ma opaca e omissiva. Si veda ad esempio com'è stata gestita la comunicazione nella disastrosa partecipazione azionaria in Monte Paschi, il tutto svoltosi in un colpevole silenzio con minimali comunicati stampa e commenti che si contano sulle dita di una mano  rilasciati solo sotto la pressione degli eventi, quando non era possibile evitare dichiarazioni.

Così non stupisce che Unicoop Firenze si scontri (e perda) sistematicamente nei tribunali del lavoro dove spesso viene citata da dipendenti che sono arcistufi di subire angherie. Vi domanderete a questo punto se esiste un sindacato e che ruolo svolga. Per decenni tutto il malcontento dei dipendenti Unicoop è stato controllato dai sindacati confederali, in particolare da Filcams-Cgil, che sono riusciti a circoscrivere le situazioni conflittuali e ad evitare ad Unicoop delle vertenze in tribunale. Ovviamente i pìù coraggiosi e determinati, quando hanno capito che rivolgersi alla Cgil per ottenere ragione nei confronti di Unicoop non solo era inutile, ma mortificante, si sono organizzati privatamente ed infine molti sono approdati al sindacato di base USB, il quale ha l'apprezzabile caratteristica di trattare Unicoop come qualsiasi altra azienda, senza favoritismi di sorta. Questo passaggio ha incrinato in alcune realtà, un meccanismo di complicità collaudato da tempo.

Ora l'attualità ci dà conto di una nuova sconfitta subita da Unicoop Firenze. La Coop giudata da Campaini infatti, ha deciso di fare ricorso dopo aver perso proprio due anni fa in primo grado la vertenza sul cosiddetto tempo tuta. Il tribunale, su ricorso di cinque colleghi del punto vendita de Il Neto, aveva infatti stabilito che il tempo per indossare la divisa di lavoro è incluso nell'orario di lavoro. La sentenza è stata applicata esclusivamente ai ricorrenti. Rendetevi però conto della bomba potenziale innescata: teoricamente migliaia di dipendenti potrebbero ricorrere per far valere quel diritto che è generalmente negato. Unicoop così risparmia bei soldoni sulla pelle dei lavoratori allungandone di fatto l'orario. Ebbene, la corte d'appello di Firenze ha respinto il ricorso di Unicoop ed ha invece confermato la sentenza di I° grado. Auspichiamo che altri colleghi percorrano la via già aperta. Si tratta di tirare un rigore.

Ma almeno nell'ultimo decennio le vertenze contro Unicoop Firenze sono state numerose. Per ragioni di privacy ci siamo limitati a segnalare quelle in cui i ricorrenti volevano che la notizia circolasse, ma ve ne sono molte altre sotterranee di cui abbiamo conto e dettagli.

Vale la pena comunque ricordare quelle principali già note e tutte perse da Unicoop Firenze. Oltre a quella citata, solo pochi giorni fa la Coop di Campaini ha subito l'onta di essere condannata per contotta antisindacale (art. 28, legge 300/70) sempre su ricorso di USB. In passato ci piace ricordare vertenze importanti che hanno visto la coop fiorentina soccombere, come quella per un sistema di controllo a distanza dei dipendenti senza dimenticare quella con cui Unicoop Firenze aveva modificato unilateralmente i turni di lavoro con ordini di servizio senza passare per una trattativa sindacale. Era l'ottobre del 2007 e quella fu la prima battaglia vinta. Gli ottusi dirigenti di allora (e in parte di ora) pensarono che si trattasse di un caso. Ma non era una rivolta, bensì l'inizio di una piccola, grande rivoluzione. Segue sentita dedica obbligata.

28 marzo 2014

UNICOOP FIRENZE CONDANNATA PER CONDOTTA ANTISINDACALE


Il ricorso promosso dal sindacato USB






Il decreto con cui il Tribunale di Firenze Sezione Lavoro, nella persona del giudice dott.ssa Taiti, ha accolto il ricorso del sindacato USB contro Unicoop Firenze per violazione dell'art. 28 della legge 300/70 (condotta antisindacale) è importante.

E' la prima volta a nostra memoria che ad Unicoop Firenze viene citata per comportamento antisindacale e a farlo è un sindacato non firmatario di contratto. Unicoop Firenze ha mal digerito l'ingresso dei delegati USB dopo le elezioni RSU di un anno fa. In particolare nei magazzini la presenza di Usb è plebiscitaria, una voce che Unicoop non può più ignorare. Possiamo comprendere che nel pietrificato mondo di Unicoop un soggetto sindacale nuovo che restituisce dignità ai lavoratori e alle relazioni sindacali abbia creato qualche scompenso alla cooperativa, così abituata a trattare con un sindacato amico, com'era stato fino a qualche tempo fa.

Però i tempi cambiano e anche la coop fiorentina dovrebbe fare almeno qualche tentativo per adeguarsi, pena una conflittualità costante e maggiore. Abbiamo già scritto di come ci sembra poco lungimirante osteggiare i nuovi delegati interponendo ogni sorta di difficoltà, anziché fare un bel respiro e aprirsi al confronto. Auspichiamo che lezioni come questa penetrino anche le menti più obnubilate e si giunga ad una riflessione con relativa inversione di rotta.

Il ricorso di Usb per comportamento antisindacale di Unicoop Firenze verteva su tre punti due dei quali sono stati accolti.

1) Nonostante ufficiale richiesta da parte delle Rsu dei magazzini Unicoop Firenze di Scandicci, la coop non ha ancora dato la possibilità alle suddette di usufruire della stanza sindacale come previsto dalle vigenti norme. Questo motivo è stato accolto dal tribunale che ordina ad Unicoop Firenze l'immediata cessazione della condotta antisindacale.

2) Nonostante due richieste di incontro inoltrate alla Direzione da parte del delegato Rsu appartenente alla Usb del punto vendita del Neto Sesto F.no, in merito al “confronto su organici ed organizzazione del lavoro”, così come previsto dall’ Accordo Integrativo Aziendale del 2013, tali richieste sono rimaste non solo inevase, ma addirittura senza risposta alcuna da parte del Direttore del punto vendita. Questo motivo è stato accolto dal tribunale che ordina ad Unicoop Firenze l'immediata cessazione della condotta antisindacale.

3)
Nonostante le molteplici ed ufficiali richieste, non è mai stato consegnato alla Usb l’accordo sottoscritto, per esplicita ammissione di Unicoop Firenze, tra la medesima e le Organizzazioni Sindacali confederali di categoria (Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil, Fisascat-Cisl) in materia di elezioni e agibilità di Rsu ed Rls (accordo del 5/09/2012). Questo motivo è stato rigettato dal tribunale.

Su quest'ultimo motivo ci sono dei punti da chiarire sui quali probabilmente torneremo. Il decreto del tribunale è per noi tutti motivo di soddisfazione, ma anche di speranza affinché, come già scritto, Unicoop Firenze abbandoni comportamenti antisindacali e comunque improntati
ad una conflittualità velleitaria che non potrà che portarla a nuove batoste. A buon intenditor...

CAMPAINI-NARDELLA: «RIALLACCIAMO I RAPPORTI»


Prove di dialogo dopo le burrasche del recente passato

Il presidente di Unicoop Firenze e il sindaco reggente di Firenze riallacciano i rapporti

Renzi-Campaini, cronistoria di una reciproca antipatia





 
 
La notizia di qualche giorno fa riportata dal Corriere Fiorentino è che il sindaco reggente di Firenze, il renziano Nardella e l'inossidabile presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, Campaini, hanno fumato insieme il calumet della pace su una panchina di via Carlo del Prete.

I rapporti tra Campaini e la giunta Renzi non sono mai stati buoni. Con il sindaco poi, il presidente di Unicoop aveva addirittura abbandonato la sua proverbiale silenziosità nel periodo delle primarie del Pd del 2012, affermando che si sentiva distante dall'evento e ancora più distante da Renzi. L'attuale premier avrebbe in seguito replicato pesantemente con la nota battuta: Turiddo Campaini? È su quella poltrona dal 1973, quando il presidente Usa si chiamava Richard Nixon. Ma a pesare maggiormente furono le parole con cui Renzi infilava il coltello nella piaga Mps: non tocca a me entrare nel merito dei clamorosi errori di quel gruppo dirigente. Ma credo che l’operazione Mps, molto discutibile, non sia stata indolore per i risparmiatori e per i soci Unicoop. Infine la stoccata con tanto di endorsement a favore dei cugini rivali delle coop emiliane: Unipol rappresenta quella parte sana del mondo cooperativo da cui anche noi toscani dobbiamo imparare, mentre da noi si sono gettati soldi in operazioni molto discutibili. Tutto questo appena un anno fa.

Ovviamente nemmeno con Nardella, ai tempi vicesindaco di Firenze con delega al commercio,  i rapporti con Campaini potevano funzionare. Il pensiero del presidente di Unicoop da sempre critico sulle aperture domenicali per motivi etici
e soprattutto di costi, si scontrava con l'idea di Renzi che consentì l'apertura dei negozi del centro per il Primo Maggio 2010. Nardella però si dimostrò più aperto al dialogo raccogliendo una proposta di Campaini. In seguito sulla questione intervenne il Presidente della regione Toscana, Rossi, con una legge che impediva l'aperura in alcune festività importanti, infine il decreto Salvaitalia del governo Monti deregolamentava la materia e amen.

Poi succede che il sindaco di Firenze riesce a centrare il bersaglio grosso e arriva in qualche modo a Palazzo Chigi. Non basta, nomina come ministro del lavoro il presidente di Legacoop Poletti, sebbene figura rappresentativa del mondo coop ancor più rappresentativa delle coop emiliane. Al di là dell'appennino saltano i tappi dello champagne, ma per Unicoop Firenze, reduce dalla batosta Mps e sempre più isolata, c'è poco da festeggiare.

Ricucire sembra ora la parola d'ordine e in questo senso va visto l'incontro sulla panchina di via Carlo del Prete.