18 gennaio 2012

ASSEMBLEA USB DEI LAVORATORI DI UNICOOP FIRENZE


ASSEMBLEA GENERALE
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INDETTA DALL'UNIONE SINDACALE DI BASE APERTA A TUTTI I LAVORATORI DEL GRUPPO UNICOOP FIRENZE PUNTI DI VENDITA/UFFICI/MAGAZZINI

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O.D.G.

CCNL-INTEGRATIVO AZIENDALE

EX FESTIVITA' 4 NOVEMBRE

RIELEZIONE RSU

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L'ASSEMBLEA SI TERRA' IL GIORNO

MERCOLEDI 8 FEBBRAIO 2012 DALLE 21:00 ALLE 23:00

ALLA SEDE DI VIA GALLIANO 107 FIRENZE

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PASSATE PAROLA

VENITE NUMEROSI PER DIRE BASTA A

CGIL CISL UIL

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COORDINAMENTO USB PER L'UNICOOP FIRENZE




LE COOP ROSSE CHE COMANDANO IN UNIPOL SPENDERANNO 1 MILIARDO PER FON-SAI

Operazione di Unipol su Fonsai, per le Coop si parla di un esborso di circa un miliardo

La sola Coop Adriatica che possiede 12,2% della cassaforte di controllo sborserà 40 milioni di euro


Sembra che all'interno delle Coop non siano mancate voci fortemente polemiche sull'operazione.

Le argomentazioni del fronte dei contrari sono che l'acquisizione non sarebbe conveniente per via della sovrapposizione in molte zone delle agenzie appartenenti ai due gruppi assicurativi; inoltre molte Coop hanno difficoltà economiche nel sostenere un'ulteriore ricapitalizzazione di Unipol, avendo bilanci traballanti nella gestione caratteristica; infine l'operazione non risolve il problema di Unipol Banca, la palla al piede del Gruppo che da anni produce perdite consistenti e che in un primo momento si pensava di scaricare a qualche banca con sponsor Mediobanca, regista di tutta l'operazione.


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Dai pelati a marchio Coop ai cantieri edili del Ccc, passando per il latte Granarolo, i pulitori Manutencoop e i pasti caldi della Camst. È l' elenco dei veri "padroni" di Unipol, il colosso bolognese che in queste ore sta trattando l' acquisto delle società assicurative dei Ligresti.

Come tutte le recenti operazioni orchestrate ai piani alti di via Stalingrado, anche questa sarà finanziata con i soldi delle coop rosse. Questa volta ne serviranno tanti. Perché dopo aver sborsato 150 milioni per comprare le società del costruttore siciliano, la compagnia dovrà chiedere ai soci altri 800 milioni (forse un miliardo) un prelievo che ieri ha contributo a far perdere all' Unipol il 5% in borsa.

In gergo tecnico si chiama "ricapitalizzazione" e servirà a raccogliere i fondi necessari per fondersi con Fon-Sai e Milano Assicurazioni. Per questo i presidenti delle coop in queste ore, calcolatrice alla mano, stanno cercando di capire quanto costerà l' avventura finanziaria voluta dal presidente Pierluigi Stefanini e il suo braccio destro Carlo Cimbri per portare all' ombra di Porta Europa i clienti di Fondiaria e Sai. E rendere Bologna la capitale italiana delle assicurazioni (dopo Trieste dove ha sede Generali).

Batter cassa per Unipol significa quindi rivolgersi alle cooperative, che controllano il gruppo con il 31,4% delle quote tramite Finsoe. Nata nel 1978, la holding di piazza della Costituzione rappresenta la cassaforte della finanza rossa. È il suo Cda presieduto da Marco Pedroni (presidente di Coop Consumatori Nordest - nota blog) a prendere le decisioni strategiche sul futuro di Unipol.

Il socio forte è Coop Adriatica (12,2%), seguono Coop Nordest (9,7%) di Reggio Emilia e Coop Estense (9,8%) di Modena. Queste tre controllano un terzo di Finsoe. Il resto delle quote lo mettono le altre coop bolognesi raggruppate nella holding Holmo che possiede a sua volta il 24,5%. Qui dentro c' è buona parte dell' universo cooperativo delle Due Torri: Manutencoop, Consorzio cooperative costruzioni, Granlatte, Ansaloni e Camst. E poi gli imolesi Cesi, Sacmi e Cefla. Bologna da sola ha in mano il 37% di Finsoe. Con Reggio e Modena si supera il 56% arrivando al controllo "diretto" della holding e quindi di Unipol.

Davanti alle voci di aumenti di capitale sul miliardo di euro i cooperatori emiliani devono quindi metter mano al portafoglio per non perdere la guida del gruppo. Alla sola Coop Adriatica di Turrini, ad esempio, toccherebbe sborsare quasi 40 milioni di euro per restare tra i soci principali. Soldi che si aggiungono agli aumenti di capitale fatti in questi anni (questo è il terzo dal 2005).

Senza considerare che dopo gli scandali legati a Consorte, le coop azioniste hanno accorciato la catena di controllo del gruppo per evitare altri scossoni. Un riassetto che ogni volta è costato milioni. L' ultima volta risale allo lo scorso autunno quando le 11 coop di distribuzione più importanti (come Adriatica) hanno messo 320 milioni per coprire i debiti di Holmo (che oggi ha un buco di 130 milioni) ed entrare direttamente nell' azionariato di Finsoe. Una parte di questi soldi però è ormai solo sulla carta, bruciata sull' altare della Borsa nel corso degli anni. Un destino simile a quello degli altri grandi operatori assicurativi (non a caso oggi i Ligresti vendono).

Né Piazza Affari ha risparmiato via Stalingrado. Agli inizi del 2008 la società valeva 4,5 miliardi di euro. Oggi arriva a stento a 600 milioni. E lo spread a marchio coop (la differenza tra i soldi investiti e il prezzo di listino) sale sempre di più.



17 gennaio 2012

Enrico Miele


La Repubblica



15 gennaio 2012

UNIPOL-FONSAI: PAGANO COOP E RISPARMIATORI


L'acquisizione di FonSai costerà ad Unipol circa 1 miliardo


Si dovrà procedere alla ricapitalizzazione di Unipol e della controllante Finsoe e il costo graverà sui soci della compagnia bolognese e sulle Coop che controllano la scatola a capo della filiera

La grossa minusvalenza non iscritta nei bilanci Finsoe


Il presidente della Lega delle cooperative Giuliano Poletti si sente in una botte di ferro. L’Unipol controllata dalle Coop salverà quel che resta della Fonsai di Salvatore Ligresti? “Non c’è da preoccuparsi – sostiene Poletti – perché dobbiamo fidarci della capacità di valutazione dei manager”. La dichiarazione è una sfida alla buona sorte.

Anche ai tempi di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti il movimento cooperativo si fidò ciecamente dei suoi manager. Si sa come è andata a finire, con i processi e tutto il resto. D’altra parte se Poletti si dichiara tranquillo, non si può dire altrettanto dei piccoli azionisti di Unipol. Da quando a fine dicembre la compagnia delle Coop è entrata nella complicata partita del salvataggio Fonsai, il titolo della società bolognese ha perso il 20 per cento circa, mentre la Borsa ha recuperato il 2 per cento.

Il crollo non è una sorpresa. Secondo le indiscrezioni che circolano ormai da giorni sarà Unipol a mettere sul piatto buona parte della somma necessaria a evitare il crac di Fonsai. Si parla di un miliardo di euro o anche di più, che in gran parte verrebbero rastrellati in Borsa con un aumento di capitale. Logico, allora, che i piccoli azionisti della compagnia bolognese, spaventati dalla prospettiva di dover metter mano al portafoglio, scappino a gambe levate.

Da qui il ribasso del titolo, già in forte difficoltà anche nei mesi scorsi (meno 60 per cento in un anno). Il gruppo che nascerebbe da un’eventuale fusione tra Unipol e Fonsai raggiungerebbe di sicuro una massa critica importante, con oltre 22 miliardi di premi raccolti l’anno nei rami vita e danni (comunque ben distante dal leader generali che in Italia viaggia sui 30 miliardi), ma secondo la maggior parte degli analisti sarebbe molto difficile gestire in modo efficiente le sovrapposizioni della rete di agenzie, a meno di non varare pesanti tagli di personale. In questi giorni però la partita si sta giocando nell’alto dei cieli della finanza e qui è Mediobanca guidare le danze.

L’istituto che fu di Enrico Cuccia è il principale creditore sia di Fonsai (un miliardo) sia di Unipol (400 milioni). Mettere i crediti sotto lo stesso ombrello, di sicuro aiuta la banca. Diverso il discorso per quanto riguarda i soci delle due compagnie. A Bologna, per dire, nel mondo coop molti si chiedono: chi ce lo fa fare? Tanto più che di questi tempi nessuna delle grandi cooperative naviga nell’oro. E allora, forse, sarebbe meglio risparmiare risorse preziose invece di avventurarsi nel salvataggio di Fonsai. Ragiona così chi in questi giorni tenta di opporsi al salvataggio di Ligresti. A quanto sembra, però, non è facile dire di no a Mediobanca, da anni consulente principale di Unipol per tutte le operazioni più importanti. E così il negoziato che ha preso il via ormai da un paio di settimane è ormai arrivato all’ultimo round. Tutto potrebbe chiudersi entro questo fine settimana.

Se davvero venisse varata la fusione tra Unipol e la dissestata Fonsai, le coop dovrebbero rassegnarsi a finanziarie la loro controllata per l’ennesima volta. Finsoe, la holding delle cooperative a cui fa capo il 50, 2 per cento della compagnia, ha sborsato oltre 150 milioni di euro per sottoscrivere la propria quota dell’aumento di capitale varato da Unipol ad aprile del 2010. L’anno prima la stessa Finsoe e la controllante Holmo avevano sottoscritto obbligazioni Unipol per circa 140 milioni. I conti però ancora non tornano per la holding.

Basti pensare che il 50 per cento del capitale ordinario di Unipol è iscritto nel bilancio di Finsoe per 1, 8 miliardi. Ebbene, in questi giorni il valore di Borsa del 100 per cento della compagnia non supera i 600 milioni. Regole contabili piuttosto generose hanno fin qui consentito alle coop di non prendere atto nei bilanci di questa enorme potenziale minusvalenza nei bilanci di Finsoe. Va detto che Unipol, nel 2009 in perdita per 769 milioni a causa della disastrosa gestione della banca del gruppo, nei mesi scorsi ha recuperato terreno. La strada da fare, però, sarebbe ancora lunga, dicono gli analisti. Ma Fonsai incombe. Lo vuole Mediobanca. E allora il risanamento può aspettare. Con buona pace dei piccoli soci e delle coop.



13 gennaio 2011

Vittorio Malagutti


Il Fatto Quotidiano




14 gennaio 2012

UNIPOL E LA TENTAZIONE CHIAMATA FINANZA


La rivincita delle Coop dopo Bnl

Dopo avere accarezzato un'integrazione con Mps e avere contrastato il Bbva sulla Banca Nazionale del Lavoro per Bologna è il grande salto


Unipol ci riprova. La compagnia dei cooperatori emiliani (e non solo) aderenti alla Lega, nata nel 1962 a Vallombrosa in provincia di Firenze (una liaison, quella con la Toscana, che in epoche diverse ha pesato nella vita della società basata a Bologna fin dal '63), torna protagonista di un'operazione di merger (in questo caso con la galassia Premafin-FondiariaSai), come già più volte nella sua storia (da Aurora a Winterthur, da Intercontinentale a Universo e Veneta, sono una quindicina le compagnie confluite in Unipol) e soprattutto come era accaduto nel 2005 in occasione della sciagurata scalata alla Bnl, poi finita in mano ai francesi di Bnp-Paribas, con polemiche, spaccature interne al mondo cooperativo, processi e condanne.

«Spero che un altro pezzo dell'apparato produttivo italiano non vada fuori dal Paese», ha commentato pochi giorni fa Giuliano Poletti, presidente nazionale di Legacoop. Il progetto di fusione tra Unipol e FonSai, che darà vita a un colosso del settore assicurativo, è la risposta concreta ai timori di Poletti.

Al vertice della compagniabolognese non c'è più Giovanni Consorte (condannato in primo grado a 3 anni e fo mesi di reclusione per l'affare Bnl), ma come amministratore delegato c'è il suo braccio destro d'allora, Carlo Cimbri (3 anni e 7 mesi di condanna, sempre in primo grado). E presidente è Pierluigi Stefanini, che nel 2005 da grande azionista (come Coop Adriatica) della catena Holmo, Finsoe-Unipol, appoggiò la scelta strategica di creare un polo finanziario della Lega. A distanza di anni, poco importa che il disegno abbia perso o meno la colorazione politica (il "rosso" della sinistra e in particolare del partito mutante Pci-Pds-Ds-Pd), che certamente aveva allorae che oggi non ha più, almeno nellasua rappresentazione esterna.
È invece curioso il gioco di coincidenze ed di incroci lungo l'asse Emilia-Toscana, i cui protagonisti
ritornano in ruoli e con accoppiamenti diversi, come in una ballo in maschera di altra epoca.

C'è stato un momento, alla fine degli anni '9o, in cui per esempio il Monte dei Paschi accarezzò allora saldamente in mano a Mediobanca. Il disegno piaceva al sindaco di Siena, il diessino Pierluigi Piccini, ma non ebbe il via libera di Enrico Cuccia, nume tutelare dell'istituto milanese.

In quel decennio arrivarono alla ribalta delle cronache economiche i "capitani coraggiosi" (la definizione è di Massimo D'Alema) con la scalata alla Telecom di Colaninno, Gnutti, Consorte e 15o piccoli imprenditore padani, finanziati anche dal Monte dei Paschi, e si comincia a delineare una progressiva polarizzazione d'interessi. Il gruppo senese rileva Banca agricola mantovana e poi Banca del Salento.

Il legame Montepaschi-Unipol, nato in Hopa nel 1998, registra un'accelerazione importante: la banca di Rocca Salimbeni prende il 27% di Finsoe e la compagnia emiliana il 3% di Mps. In quel momento, tra i due versanti dell'Appennino fu accarezzata l'idea d'integrare le attività bancarie e assicurative, affidando a ciascuno la rispettiva competenza. Ma il progetto naufragò, perché nei fatti nessuno ha voluto cedere fette di autonomia e di potere. Una galassia finanziaria vicina alle forze politiche del centrosinistra non è mai nata proprio per la mancanza di una regia unica, resa impossibile dalla forte caratterizzazione locale.

Giuseppe Mussari, quando era presid ente della Fondazione Mps, nei primi anni 2000, arrivò a chiudere l'acquisto di Bnl, operazione stoppata dal governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio. Ma poi si oppose a un coinvolgimento della banca senese nel tentativo di scalata a Bnl di Unipol, nonostante le pressioni pólitiche romane, evitando così che il gruppo finisse in quel tritacarne.

L'affare Unipol-Bnl provocò anche una spaccatura dentro il mondo cooperativo. Turiddo Campaini, leader storico di Unicoop Firenze, si schierò contro il progetto finanziario di Consorte e, una volta naufragata l'Opa, per un breve periodo fu chiamato alla guida di Finsoe. Oggi l'incrocio azionario Siena-Bologna è sciolto e Campaini, che nel frattempo ha fatto comprare il 3% di Mps a Unicoop Firenze, ha lasciato tutti gli incarichi in Emilia.

Eppure, la vicenda Unipol-FondiariaSai sembra riproporre quei vecchi canovacci. Ma non è così. Tornano gli attor i, e anche le ambizioni sono simili: il contesto però è completamente mutato e parlare di "finanza rossa" in questo momento può sembrare un esercizio ardito.


I PROTAGONISTI


Il ritorno alla tradizione

Carlo Cimbri: classe 1965, è entrato nel1991 in Unipol e dal 2009 ne è diventato amministratore delegato prendendo il posto di Carlo Salvatori. Cimbri, che è riuscito a migliorare la redditività delle attività caratteristiche del gruppo smontando ilconglomerato finanziario, sta riportando la compagnia sulle attività tradizionali.



Il manager del mondo delle Coop

Pierluigi Stefanini, classe '53, è stato presidente della Legacoop di Bologna, presidente di Coop Adriatica e ha rivestito molti incarichi nel mondo cooperativo. Dal 2001 al 2006 è stato presidente di Holmo, la holding cui fa capo il controllo di Unipol e dal 2007 è stato nominato presidente di Unipol Gruppo Finanziario.

Il tentativo sulla Bnl
Giovanni Consorte è stato il manager che dal '96 al 2005 ha guidato Unipol. Con qualche inciampo giudiziario, Consorte ha garantito alla compagnia delle Coop un lungo periodo di crescita fino alla cosiddetta «estate dei furbetti», quando portò Unipol a scalare Bnl: operazione finita fra le inchieste giudiziarie.




14 gennaio 2012


Cesare Peruzzi


Il Sole 24 Ore



UNIPOL E IL «SALOTTO BUONO» DI MEDIOBANCA

Il tandem Unipol, Stefanini-Cimbri, ha accettato di buon grado il suggerimento di Piazzetta Cuccia di cedere la partecipazione in Bnl e tornare a concentrarsi sulle polizze.

Ha accettato di lanciarsi nella nuova impegnativa sfida di aggregarsi con FonSai, ma è sostanzialmente disinteressata a esercitare un ruolo nelle partecipazioni "sensibili" della Galassia di Mediobanca.


Chiusa, o quasi, la partita industriale, se ne potrebbe riaprire un'altra un po' più "politica". Il passaggio di mano del gruppo FonSai non riguarda soltanto le assicurazioni, ma anche tutto quel mondo di partecipazioni incrociate che ruota intorno a Mediobanca. Un mondo che forse ha fatto il suo tempo, ma che non è ancora tramontato.

La terza generazione di Mediobanca è attenta agli equilibri, ma in un'ottica più moderna rispetto al passato. Tanto che, non è un mistero, il tandem Renato Pagliaro-Alberto Nagel non considererebbe come un'eresia l'alleggerimento del patto, né in Piazzetta Cuccia, né in Rcs dove oggi l'istituto è il primo singolo azionista. Ora, l'ingresso di Unipol via FonSai nei salotti buoni della Galassia del Nord, dovrà comunque ricevere il gradimento degli altri soci sindacati.
Ma la Unipol di oggi non è più quella di Giovanni Consorte, non ha velleità di "avere una banca", nè di turbare gli equilibri nei salotti che non appartengono alla sua storia.

Con Mediobanca, che l'ha spinta a intervenire nel riassetto del gruppo Ligresti, ci sono rapporti consolidati almeno da quindici anni. Erano ottimi anche con la precedente gestione, ma si erano incrinati sulla fallita scalata a Bnl. Il tandem Stefanini-Cimbri ha accettato di buon grado – e con soddisfazione – il suggerimento di Piazzetta Cuccia di cedere la partecipazione nell'ex banca del Tesoro e di tornare a concentrarsi sulle polizze. Ha accettato di lanciarsi nella nuova impegnativa sfida di aggregarsi con FonSai, ma è sostanzialmente disinteressata a esercitare un ruolo nelle partecipazioni "sensibili" della Galassia del Nord.
Con i Ligresti Mediobanca aveva già avviato un percorso di progressiva dismissione delle quote finanziarie, con l'obiettivo, se possibile, di "valorizzarle" e non di svenderle. Non c'è motivo per cambiare linea.

Ma se la quota in Generali – per vincolo Antitrust – dovrà essere rapidamente ceduta, le altre sono quasi tutte vincolate a patti. Se la presenza di Unipol sarà gradita agli altri soci sindacati, la compagnia resterà almeno fino alla scadenza degli accordi, e poi si vedrà, ma da socio sostanzialmente "passivo". In Mediobanca, dove Premafin detiene il 3,83% all'interno di una compagine che controlla il 41% del capitale, il patto, appena rinnovato, scadrà a fine 2013. Per il management di Mediobanca il cambio di controllo di FonSai non è ovviamente un problema. In Piazzetta Cuccia, Unipol non rivendicherebbe neppure un posto in consiglio, salvo che la partecipazione del nuovo gruppo assicurativo, più ampio della sola FonSai, al capitale del primo azionista di Generali potrebbe stonare.

Se comunque FonSai-Unipol dovesse uscire anzitempo dalla compagine di controllo di Mediobanca, le variabili sono molteplici: la prelazione a favore degli altri soci, il mantenimento del pacchetto fuori patto, la cessione sul mercato per ampliare il flottante. Nessuna dirompente. Certo è che dopo l'uscita di scena di Cesare Geronzi, il finanziere bretone Vincent Bollorè, appena salito al 5,998% del capitale di Mediobanca (gli mancano 21mila azioni per raggiungere il tetto del 6%), è più interessato a recuperare valore sul suo investimento che a fare "cordata": che non ci siano più come interlocutori i Ligresti – che Bollorè aveva appoggiato, anche entrando in Premafin – a questo punto cambia poco.
Più complessa si prospetta la questione Rcs. Nel "parlamentino" che raccoglie il 65,68% del capitale della casa che edita il Corriere della Sera l'ingresso delle Coop rosse parrebbe stravagante a molti.

Proprio il fatto che Unipol non si mostri interessata a esercitare un ruolo potrebbe riaccendere gli appetiti di chi vorrebbe allargarsi. Diego Della Valle, che già detiene il 5,4% nel patto, ha chiesto più volte di crescere: FonSai, nel patto che scade il 14 marzo 2014, ha quello che servirebbe per il raddoppio, il 5,257%. Ma finora l'imprenditore della Tod's non ha trovato grande udienza tra gli altri azionisti sindacati, e la quota dei Ligresti, semmai in uscita, dovrebbe comunque essere offerta proporzionalmente a tutti i partecipanti. C'è anche Giuseppe Rotelli, già primo azionista fuori patto, che nei mesi scorsi si era detto interessato ad arrotondare ancora la la propria quota.

Prima però di assumersi un impegno da 700 milioni (tra investimento e debiti) sul San Raffaele. Qualcuno è convinto che il pacchetto FonSai troverà una collocazione differente da Unipol, e prima della primavera, quando dovrà essere rinnovato il consiglio di Rcs. Ma è una situazione ancora del tutto fluida.
Sorprese paiono invece da escludere per Pirelli, che partecipa sia al patto Mediobanca che al patto Rcs. In Bicocca FonSai ha il 4,42% nell'ambito di un accordo che vincola il 45,5% del capitale (Camfin ha il 26,2%, di cui il 5,9% fuori patto) e scadrà nell'aprile del 2013. Unipol è destinata a uscire, ma la quota non finirà sul mercato.


14 gennaio 2012

Antonella Olivieri

Il Sole 24 Ore




Vedi anche: Unipol punta un miliardo sul nuovo polo assicurativo


12 gennaio 2012

ACCORDO FATTO TRA UNIPOL E FONDIARIA-SAI PER IL MAXI POLO DELLE ASSICURAZIONI

L'operazione prevede prima un'Opa di Unipol su Premafin, la cassaforte del gruppo Ligresti con una ricapitalizzazione di quest'ultima e di Unipol che si ricapitalizzerà a sua volta

A capo del gruppo rimarrà Finsoe, la Spa controllata dalle Coop



Accordo fatto tra Unipol e la galassia Fondiaria Sai. Si va verso un mega polo assicurativo formato dalla stessa Unipol, da FonSai e da Milano Assicurazione come esito di una fusione a quattro che coinvolgerà anche la holding Premafin. Prima che tutto ciò avvenga, però, ci sarà un'Opa sulla Premafin promossa da Unipol gruppo finanziario, quindi un aumento di capitale sempre della holding, un'iniezione di liquidità nella compagnia guidata da Emanuele Erbetta e infine una ripatrimonializzazione di Unipol. L'operazione, assai complessa nelle sue tecnicalità, permetterà di creare sul mercato italiano un colosso del settore assicurativo che avrà una quota del 32% del mercato danni e del 10% del mercato vita.

Ancora da definire nel dettaglio, invece, l'intesa sulla governance. Da quanto si apprende, però, la catena di controllo vedrà a monte Finsoe che a sua volta controllerà Unipol gruppo finanziario che tirerà le fila del nuovo agglomerato assicurativo e di Unipol Banca. I Ligresti verranno invece liquidati in sede d'Opa. Al momento l'unica voce fuori dal coro rispetto alla volontà della famiglia di fare un passo indietro sarebbe quella di Paolo Ligresti che ha appena dichiarato che una decisione definitiva sul riassetto verrà presa tra stasera e domani mattina. Paolo Ligresti, tuttavia, sarebbe l'unico componente della famiglia ancora dubbioso sul da farsi.



12 gennaio 2012

Laura Galvagni

Il Sole 24 Ore



11 gennaio 2012

UNIPOL A UN PASSO DA FONSAI. LA FAMIGLIA LIGRESTI RESISTE SUL PREZZO



Si delinea una probabile soluzione per Fondiaria-Sai che prevede l'ingresso di Unipol



Salvatore Ligresti sta cercando di addolcire la resa, ma Unipol è a un passo dalla conquista di Fonsai: forse oggi il D-day. L'integrazione con la compagnia bolognese, studiata da Mediobanca e Unicredit, è infatti la soluzione che riscuote maggiore consenso tra i soggetti coinvolti per mettere in sicurezza il gruppo Ligresti.

Lo schema è condiviso anche da Banca Leonardo, advisor della famiglia di origini siciliane, dove per tutta la giornata sono proseguite le trattative. Ligresti era accompagnato dalle due figlie (Giulia e Jonella) e starebbe tentando di resistere sul prezzo. Rimane comunque sullo sfondo l'alternativa di un intervento del fondo Clessidra di Claudio Sposito o di Cattolica.

Quanto alla ancora più difficile situazione finanziaria di Sinergia e Imco, le cassaforti attraverso cui oggi i Ligresti controllano l'asse Premafin-Fonsai, la via d'uscita sarebbe assegnare alle banche creditrici tutti gli immobili. Questi sarebbero poi affidati a un gestore ad hoc: ieri ha raggiunto Banca Leonardo anche Carlo Puri Negri, alleato di Matteo Arpe nel braccio immobiliare di Sator.

Ai Ligresti resterebbe quindi la sola società di costruzioni; a seguire la partita è stata comunque chiamata Lazard. «Stiamo a lavorando e continueremo anche» oggi, ha detto l'ad di Fonsai, Emanuele Erbetta, uomo di fiducia della famiglia Ligresti.



11 gennaio

Il Giornale.it



IPERCOOP DI SAVONA: INCENTIVI ALL'ESODO PER I LAVORATORI IN ESUBERO

Incentivi all’esodo per chi è in età pensionabile e soluzioni organizzative volte a evitare licenziamenti e riduzioni del reddito per i lavoratori.

L’attuale stima degli esuberi è di 40 unità


Nella mattina di ieri, martedì 10 gennaio, la Direzione di Coop Liguria e i rappresentanti regionali, provinciali e aziendali delle Organizzazioni Sindacali hanno iniziato il confronto per trovare soluzioni condivise al problema degli esuberi che si sono determinati, e potrebbero determinarsi, nell’ipermercato ‘Il Gabbiano’ di Savona, per effetto del forte calo di consumi prodotto dalla crisi economica, acuito dal concomitante aumento dell’offerta sul territorio provinciale, per effetto di nuove aperture già avvenute o in programma (il centro commerciale ‘Molo 8.44’ di Vado Ligure e quello che sarà inaugurato a Savona, nelle aree ex-Metalmetron).

L’attuale stima degli esuberi è di 40 unità.

Nel corso dell’incontro è stata avanzata dalla Cooperativa una proposta finalizzata a evitare sia il ricorso a licenziamenti, sia riduzioni del reddito dei lavoratori.

La proposta prevede incentivi all’esodo volontario per chi ha manifestato interesse a ricollocarsi altrove, o è in età pensionabile, coniugati a soluzioni organizzative che consentano, attraverso un migliore utilizzo dell’organico fisso, di evitare l’assunzione di lavoratori stagionali.

L’insieme di queste due soluzioni comporterà non solo il mantenimento dell’occupazione stabile dell’ipermercato e del reddito di tutti i lavoratori, ma anche l’assunzione a tempo indeterminato di alcuni lavoratori con contratto a termine, con una loro iniziale collocazione nell’ipermercato di Albenga.

Le RSU e le OOSS si sono riservate di valutare nel dettaglio i contenuti della proposta, che sarà illustrata ai lavoratori nell’assemblea del prossimo 16 gennaio, e di presentare eventuali soluzioni integrative o alternative. La discussione riprenderà nel prossimo incontro fissato il 23 gennaio.


11 gennaio 2012

com. Coop Liguria

Savona News.it



06 gennaio 2012

SU FONDIARIA-SAI IL FARO DELLE COOP E' SUL PIANO INDUSTRIALE

C'è molta cautela nel mondo cooperativo emiliano sull'eventuale fusione con Fondiaria-Sai. L'unico che ne parla è Claudio Levorato, presidente di Manutencoop facility management e consigliere d'amministrazione di Unipol, che ha tra l'altro espresso in più di un'occasione la volontà di quotare Manutencoop in borsa.
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Levorato fa dichiarazioni interessanti. Non considerà un tabù scendere sotto il 50% del controllo di Unipol e più che ad una partecipazione diretta attraverso l'aumento di capitale di Premafin, la finanziaria a monte della catena Fonsai, che comporterebbe un esborso oneroso per i soci Unipol, vede più probabile un'aggregazione industriale, anche se tra i vari aspetti da analizzare non può essere certo trascurato quello della governance.
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In effetti l'idea di uno scambio "carta contro carta", un'aggregazione che preveda uno scambio azionario, ma anche di asset. Il tallone di Achille di Unipol è da tempo Unipol Banca. Si potrebbe giocare una partita a tutto campo, se uno dei maggiori creditori di Fonsai, Unicredit, liberasse Unipol del fardello della sua piccola banca che non cresce più e forse la compagnia potrebbe dedicarsi al salvataggio di Fondiaria-Sai.

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«È un progetto interessante sotto il profilo industriale, ma dovrà essere valutato attentamente». Claudio Levorato, presidente di Manutencoop facility management, colosso emiliano da oltre 1 miliardo di ricavi e 18mila dipendenti, e consigliere d'amministrazione di Unipol (di cui Manutencoop è azionista attraverso la catena Holmo-Finsoe), non chiude la porta all'ipotesi di aggregazione della compagnia assicurativa bolognese con FondiariaSai.

Mette però i puntini sulle "i".
Sarà la scottatura della fallita Opa di Unipol su Bnl, nel 2005, che portò tensione e squilibri all'interno del mondo cooperativo, oltre ai guai giudiziari per il presidente Unipol dell'epoca, Giovanni Consorte; sarà per il naufragio dei progetti d'integrazione finanziaria con Banca Monte dei Paschi, altro capitolo a cavallo tra politica e mercato, iniziato una decina d'anni fa e mai realizzato secondo le intenzioni annunciate perchè ciascuno "voleva restare padrone a casa propria" (per un po' di tempo Mps è stato azionista di Finsoe e Unipol della banca senese, senza ricadute operative); ma in questa occasione, che sembra prospettare nuovi e ambiziosi obiettivi, i vertici di Legacoop scelgono la strada della prudenza e del silenzio.

L'unico manager che esce allo scoperto è Levorato. «Personalmente, non considerò un tabù mantenere il controllo assoluto di Unipol – dice –. Sono però convinto che un disegno che guardi a una possibile integrazione con FonSai comporti aspetti rilevanti da analizzare, non solo sotto il profilo industriale e finanziario, ma anche della governance. E, siccome a oggi non mi risulta che il dossier sia mai stato discusso in consiglio Unipol, o in altre sedi anche non ufficili del nostro schieramento – aggiunge – penso che servirà un po' di tempo per valutarne i contenuti».

Levorato non "vede" una partecipazione diretta delle cooperative alla ricapitalizzazione del sistema Premafin-FonSai. «Lo escludo decisamente per quanto riguarda Manutencoop, che chiuderà l'esercizio 2011 con numeri in crescita e oltre 115 milioni di margine operativo lordo, ma che non distoglierà risorse dal proprio core business – spiega –. Credo che lo stesso valga per le altre cooperative azioniste di Finsoe. I soldi recuperati dalla mancata Opa su Bnl appartengono al passato. È più realistico ipotizzare un'aggregazione industriale, dalla quale nascerebbe un gruppo assicurativo da 14 miliardi di fatturato, il secondo in Italia per dimensione, dopo le Generali, sicuramente in grado di reggere meglio la competizione sul mercato delle polizze».

La ripresa dei conti Unipol nel corso del 2011, in termini di marginalità, è la conferma che la compagnia presieduta da Pierluigi Stefanini e guidata dall'amministratore delegato Carlo Cimbri, ha le carte in regola per pilotare il rilancio anche di FonSai, la cui crisi non è più solo finanziaria ma anche gestionale. Magari coi bilanci alleggeriti dal business bancario.

«Unipol Banca non è strategica per il gruppo e dunque, se si presenterà l'occasione, potrà essere ceduta», sottolinea Levorato. La prospettiva di una riorganizzazione delle attività riguarda comunque la fase successiva all'eventuale alleanza finanziaria che, probabilmente, vedrà Finsoe come soggetto operativo.

La finanziaria nel cui portafoglio è custodito il 50,7% di Unipol, dalla scissione della ex controllante Holmo realizzata nel 2011 ha ricevuto un beneficio finanziario di circa 450 milioni (vedere il Sole 24 Ore del 13 aprile scorso) e dunque potrebbe mettere risorse sul tavolo dell'integrazione Unipol-FonSai.

Il vero nodo da sciogliere, come sottolinea lo stesso Levorato, riguarda la governance. «Il 50,1% non è un tabù – ripete il presidente di Manutencoop – tutto dipende dal progetto strategico e dalla concreta prospettiva di creare valore. Se arriverà sui nostri tavoli un progetto di questo tipo, lo valuteremo con la doverosa attenzione in ogni sua parte. Ma ancora non abbiamo visto nulla».

Il matrimonio Unipol-Fondiaria Sai resta dunque per il momento un disegno finanziario. E questo giustifica la prudenza dei cooperatori emiliani.



5 gennaio 2011

Cesare Peruzzi

Il Sole 24 Ore


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04 gennaio 2012

CCNL DISTRIBUZIONE COOPERATIVA. IL PACCO DI NATALE E I SALDI DI FINE STAGIONE


La lettura del sindacato di base, USB, del recente rinnovo del Contratto nazionale della Distribuzione Cooperativa


Nella tarda serata del 22 DICEMBRE 2011 è stata siglata l’intesa per il rinnovo del CCNL della Distribuzione Cooperativa (IL PACCO DI NATALE), Le parti torneranno ad incontrarsi nei prossimi giorni per predisporre il lavoro di scrittura definitiva del contratto nazionale di lavoro (I SALDI DI FINE STAGIONE).

Si tratta di un’intesa vergognosa che recepisce il peggio della “ricetta Marchionne” e che incide negativamente nella vita di oltre 60.000 addetti del settore (60% donne e 50% part-time).

La firma di questa intesa e’ un attacco gravissimo ai diritti dei lavoratori, al diritto alla malattia, al contratto nazionale, e non è che l'ultimo degli innumerevoli tasselli che compongono lo smantellamento di uno dei settori che conta un alto numero di occupati.

In cambio di aumenti ridicoli in 3 anni (86 euro lordi, stessa cifra del CCNL del Commercio firmato ormai quasi un anno fa) si concedono deroghe peggiorative al contratto nazionale e modifiche insostenibili a diritti.

Ecco i principali punti dell’accordo:

· previste DEROGHE PEGGIORATIVE al contratto nazionale per gli accordi di secondo livello (territoriale o aziendali) mentre la stessa contrattazione decentrata è svuotata per le possibili modifiche “migliorative”;

· ATTACCO AL DIRITTO DELLA MALATTIA; attraverso un fine “SINDACALESE” si prevedono verifiche e contenimento di tassi anomali di “MORBIDITA”, ovvero assenze per malattia, al secondo livello di contrattazione;

· si introducono le 40 ORE DI LAVORO PER I FULL TIME assunti dopo la firma dell’accordo, per i primi due anni non matureranno le 72 ore di permessi individuali e per i successivi due anni ne matureranno soltanto il 50%. Probabile è la previsione che i part-time che ambiscono a divenire full-time saranno licenziati e riassunti con il nuovo regime delle 40 ore e della decurtazione dei permessi individuali;

· per le IMPRESE MINORI più lavoro a parità di salario, meno diritti e meno permessi, più che imprese minori figli di un Dio minore;

· AUMENTI: l’accordo prevede 86 euro lordi di “aumento” al 4° livello full-time, una miseria che non tiene conto neppure dell’inflazione reale. Come se non bastasse questo ridicolo aumento sarà scaglionato in SEI TRANCE. Con l’inflazione galoppante e la manovra Monti praticamente una goccia nel mare.

Decorrenze: dal 1.1.2011 dal 1.9.2011 dal 1.4.2012 dal 1.10.2012 dal 1.4.2013 dal 1.10.2013 TOT A REGIME

IV° Livello 10,00 13,00 15,00 16,00 16,00 16,00 86,00

UNA TANTUM DI 182 EURO LORDI AL 4° LIVELLO FULL-TIME, per un anno di carenza contrattuale; usata come specchietto delle allodole dai firmatari, ad un’attenta analisi risulta una mancia che dovrebbe coprire, secondo lorsignori, un anno di lacrime e sangue;

La Cooperative hanno tappezzato i punti vendita di comunicati trionfalistici, se esultano le aziende qualcuno ci ha rimesso, quel qualcuno sono i lavoratori ed i fatti stanno a dimostrare che le previsioni di USB Lavoro Privato non erano distanti dalla realtà.

La CGIL ha firmato questa totale svendita dei diritti. Come USB riteniamo che un accordo di questo genere sia del tutto INACCETTABILE e che la GRAVITA’ dei contenuti deve trovare da parte sindacale e da parte dei lavoratori una opposizione netta e chiara.


2 gennaio 2012

03 gennaio 2012

UNICOOP FIRENZE DECIDERA' SULLA PARTECIPAZIONE IN MPS DOPO IL PIANO INDUSTRIALE DELLA BANCA

I movimenti in corso in Mps potrebbero portare Unicoop Firenze che detiene il 3% a rivedere la propria posizione

Intanto l'altro socio di Unicoop nel patto di minoranza, il vicepresidente Caltagirone, ha recentemente venduto azioni MPS per 35,7 milioni


Unicoop Firenze, azionista di Mps con quasi il 3%, aspetterà di vedere il nuovo piano industriale per valutare la propria presenza strategica nella banca.

"Prima vogliamo vedere dove si deve andare, se non si sa dove si va....", ha risposto il presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, Turiddo Campaini, ai giornalisti che chiedevano se Unicoop avrebbe sottoscritto un ipotetico nuovo aumento di capitale.

Un portavoce di Campaini ha poi spiegato come Unicoop intenda "in primo luogo capire come sarà il nuovo piano industriale della banca, per poi valutare come muoversi".

Unicoop, ha spiegato il portavoce, è presente nel capitale di Mps "per una questione strategica: se la strategia rimane, ha un senso, altrimenti vedremo cosa fare. Non siamo un soggetto che sta negli investimenti per speculazione".

Il prossimo 12 gennaio il cda del Mps si riunisce per esaminare la proposta di nomina a direttore generale di Fabrizio Viola in sostituzione di Antonio Vigni.

Il nuovo dg, che secondo fonti di stampa potrebbe diventare amministratore delegato dopo l'assemblea di bilancio in aprile, sarà chiamato a elaborare un aggiornamento del piano industriale per rispondere alle richieste dell'Eba di rafforzare per 3,3 miliardi il capitale.

Quanto alle recenti dichiarazioni del sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, che ha chiesto "aria nuova" anche all'interno della Fondazione Mps, Turiddo Campaini, secondo quanto riferito dal portavoce, ha detto che "il Comune di Siena ha già metà dei componenti della Fondazione, espressione diretta del Consiglio comunale. Se lo dicono loro e la Provincia, fanno bingo per quanto riguarda la Fondazione".

Il Comune esprime otto dei 16 componenti della deputazione della Fondazione che decide la lista di maggioranza per il cda della banca. La Provincia ha cinque rappresentanti e uno ciascuno Università, Curia e Regione.



3 gennaio 2011

Reuters



CAMPAINI (UNICOOP FI): «SIAMO CONTRARI ALLE LIBERALIZZAZIONI DEL COMMERCIO, MA ...»



Il presidente del consiglio di sorveglianza: "La 'deregulation' delle aperture e degli orari va a incrementare un servizio già sufficiente. Se c'è la legge della foresta non non siamo l'antilope"




Unicoop Firenze valuterà "caso per caso", in base anche al comportamento dei competitors, se estendere giorni e orari di apertura dei suoi punti vendita: lo ha affermato Turiddo Campaini, presidente del consiglio di sorveglianza, in una conferenza stampa sul tema delle liberalizzazioni nel commercio lanciate dal governo.

"Noi non apriremo le ostilità - ha spiegato Campaini, criticando la mossa del governo - dopodiché ci sentiremo completamente liberi di agire a tutela di questa cooperativa e dei suoi soci". Se quindi la concorrenza sfrutterà l'occasione, ha proseguito Campaini, "noi ci riteniamo liberi di valutare caso per caso come reagire: non dico che avverrà, ma abbiamo la libertà di poter dire che se in una località c'é chi apre due domeniche noi apriamo quattro e poi si discute. Non possiamo rimanere passivi di fronte a una situazione del genere: auspichiamo una normativa ragionevole e ci stiamo, ma se non esiste, e c'é legge della foresta, noi non vogliamo essere l'antilope, vogliamo essere fra quelli che la mangiano. A priori non vogliamo mangiare nessuno, vogliamo stare nel nostro recinto".

La decisione del governo di liberalizzare totalmente le aperture dei negozi "é una deregulation completa che non farà altro che aumentare i costi del settore distributivo. Sarà difficile che ci sia qualcuno che utilizzerà tutte le opportunità date, a cominciare dalle domeniche", ha aggiunto.

Se qualcuno lo farà, ha spiegato Campaini, "saranno molto probabilmente quegli operatori che operano in situazioni di concorrenza sleale", e che "possono utilizzare la forza lavoro in modo improprio. Se fossi stato al governo avrei detto al ministro del Lavoro, vediamo come organizzare ispezioni dell'Inps nelle ore notturne e nelle domeniche, perché sicuramente ci sarà un aumento del lavoro nero". Secondo Campaini, per eventuali liberalizzazioni "la valutazione deve essere demandata alle Regioni, che più dello Stato hanno il polso della situazione economico-sociale sul territorio", e quindi "cerchiamo di trovare alleati perché ci sia una spinta per rivedere queste cose".

Il comunicato sul sito Unicoop Firenze

«I nostri negozi sono aperti per 13 ore al giorno, 78 ore la settimana; una domenica al mese, più altre sette/otto aperture festive: vi sembra poco come servizio al consumatore?». La "deregulation" delle aperture e degli orari degli esercizi commerciali «andrebbe solo a incrementare un servizio in sé già sufficiente».

Turiddo Campaini, presidente del consiglio di sorveglianza Unicoop Firenze interviene nel dibattito che accompagna l'entrata in vigore del decreto Monti sulla liberalizzazione del commercio.

«Premetto che sono un "tifoso" del nuovo premier - ha voluto sottolineare Campaini - ma non rinuncio a dire ciò che non condivido della sua politica: sul versante degli orari e delle aperture dei negozi il "professore" sbaglia». Quello che meraviglia in senso negativo, prosegue Campaini, è che la deregulation del commercio è vista come emblema delle liberalizzazioni nel nostro paese.

Due in particolare i motivi di dissenso. «Abbiamo indiscutibilmente bisogno di rendere più duttili e flessibili le attività economiche e professionali. Ma la liberalizzazione non è la panacea di tutti i mali: la regola non può essere l'assenza di regole. L'alternativa non può essere fra due opposti: o tutto "liberalizzato", o tutto "compresso"». In particolare, la regolamentazione delle aperture deve essere fatta in modo elastico, in modo tale che differenti esigenze territoriali vengano rispettate, ma è necessario stabilire principi chiari: «questo è un aspetto su cui devono intervenire le singole Regioni che, più dello Stato, hanno il polso del territorio».

«L'assenza di regole comporterà un aumento dei costi di distribuzione». Certo, fornirà un servizio supplementare, ma «i maggiori costi saranno inevitabilmente trasferiti si prezzi di vendita. Risultato? Gli aggravi andranno a colpire soprattutto coloro che non hanno né voglia né soldi per fare la spesa "notturna", come i pensionati». E il pericolo è che gli operatori che approfitteranno della liberalizzazione «siano anche quelli che fanno un uso più "disinvolto" della forza lavoro».

C'è poi un secondo motivo di dissenso con la politica di deregulation promossa dal Governo Monti. «Noi sosteniamo da tempo che la crisi che oggi stiamo vivendo trova le sue radici in un decadimento culturale della nostra società. Per reagire, tutti quanti dobbiamo contribuire ad un recupero di valori. In un momento in cui il reddito disponibile si sta contraendo, proporre una politica di liberalizzazione contribuisce a perpetuare quel consumismo che ci ha portato fin qui».

«Finisco con un termine: sobrietà. A questo concetto più volte richiamato anche dal nostro attuale premier, devono però corrispondere comportamenti coerenti. Bisogna ripensare modelli e stili di vita». Questa crisi segna un passaggio epocale: «Da una fase in cui hanno prevalso i falsi sogni irrealizzabili, ad una in cui finalmente prevalga la concretezza e la realizzabilità di un nuovo stile di vita collettivo».


3 gennaio 2011

Gonews


02 gennaio 2012

CONTRO LA CRISI L'IPER VENDE GLI SCARTI

Un banco del supermarket per i prodotti in scadenza e ammaccati

Svolta low cost di Coop Adriatica e Conad: i consumatori risparmiano e loro guadagnano sull'invendibile




Ha incominciato Conad e ha avuto successo. Poi è arrivata Coop Adriatica e i consumatori hanno apprezzato. Adesso anche le altre catene di supermercati e ipermercati si stanno attrezzando, qualcuna ha già incominciato la sperimentazione nei propri punti-vendita prima del vero e proprio avvio.

Si tratta di una sorta di low cost della spesa.

Ovvero in un apposito spazio, con segnalazione accattivante, vengono proposti i prodotti alimentari la cui data di scadenza è ravvicinatissima, in media un paio di giorni. Si tratta di prodotti che finora i supermercati gettavano via oppure donavano in beneficienza. La crisi aguzza l'ingegno, i supermercati non registrano più gli incassi d'una volta ed ecco mozzarelle, piadine sotto vuoto, piselli in scatola e le braciole in vaschetta col 70 % di sconto se la scadenza è il giorno seguente, col 50 % se c'è un po' più di tempo per consumarle.

Tra l'altro, la data di scadenza è restrittiva, cioè il prodotto può essere consumato anche nei giorni successivi, a parte quelli di particolare deperibilità. Il guadagno è double face: il supermercato raggranella un po' d'incasso e di questi tempi si tratta di una boccata d'ossigeno niente male, inoltre non ha il problema dello smaltimento dell'invenduto, da parte sua il consumatore ha un drastico taglio alla propria spesa.

Il successo è stato tanto clamoroso che nel corner dei prodotti alimentari in saldo sono comparsi anche gli «scarti», cioè quelle confezioni che fino a ieri non entravano neppure nell'area vendita del supermercato: lattine ammaccate, etichetta incollata storta, la scatoletta del tonno col gancio rotto e che bisogna aprire col vecchio apriscatole.

Sì, i saldi entrano anche nel settore alimentare, la crisi sta cambiando le abitudini, si spende e si spreca meno, e i grandi registi della distribuzione alimentare si adeguano.

Al Conad di Rimini si sentono dei profeti.

Hanno incominciato prima dell'estate e in agosto sono stati presi d'assalto dai turisti in cerca di risparmio. Hanno dato il via a un nuovo canale di vendita: «Prendiamo uno yogurt che può rimanere in vendita fino al giorno precedente la scadenza. Lo mettiamo in saldo col 70 % di sconto due o tre giorni prima. Ovviamente vanno rispettate le normative igienico-sanitarie, ma vicino alla scadenza il prodotto è ancora integro e quindi può stare sullo scaffale, a prezzo scontato».

La filosofia di vendita, in un certo senso, è la stessa dei siti Internet che stanno avendo tanto successo, con capostipite Groupon. La loro offerta per ora riguarda raramente prodotti alimentari ma gli sconti dal 50 al 70 % allettano l'utente in tanti altri settori. Le catene dei supermercati hanno trovato il modo del supersconto in quello che è il loro cavallo di battaglia: l'offerta alimentare.

«Questi articoli vanno via subito», aggiungono al Conad di Rimini, orgogliosi di avere fatto da battistrada, tanto che citano quanto sta facendo da alcune settimane un negozio alimentare riminese, il panificio Cappuccio: propone confezioni con le brioches avanzate dal giorno prima a prezzo ultradimezzato.

La vendita in saldo non pregiudica le iniziative benefiche: «Anzi», dice Enrico Migliavacca, vice-presidente di Coop Adriatica, «da ottobre 2011 abbiamo esteso anche ai prodotti non alimentari la donazione degli invenduti a fini solidali. Non più solo frutta, yogurt e pelati, ma anche articoli tessili, detergenti, oggetti d'arredo, quaderni, utensili per la cucina non più vendibili perché leggermente danneggiati o fuori moda, ma ancora perfettamente utilizzabili, insomma il nostro motto è che nulla vada sprecato».

Da parte sua Conad ha appena acquisito 43 punti di vendita a insegna Billa (ex Standa) presenti in dieci regioni italiane. A regime, anche qui arriveranno i supersconti. «La nostra quota di mercato», spiega Francesco Pugliese, direttore generale Conad, «con questa acquisizione sale al 10,6 %, si tratta di una tappa importante del progetto di rafforzamento della leadership nei supermercati: il giro d'affari raggiungerà i 10,650 miliardi, con oltre 3000 punti vendita e 40mila addetti».

Colossi della distribuzione che si trovano però di fronte a un repentino mutamento dei comportamenti del consumatore, verso i quali è perdente rimanere fermi. Di qui anche il lancio, da Rimini, del low cost alimentare: Ryanair non ha forse costruito sul low cost la sua fortuna ? Coop Adriatica e Conad provano a diventare i Ryanair del cibo.


29 dicembre 2011

Giorgio Ponziano

Italia Oggi


01 gennaio 2012

MONTE DEI PASCHI, VIOLA NUOVO DIRETTORE GENERALE


L'amministratore delegato di Bper succede ad Antonio Vigni



Fabrizio Viola è stato nominato nuovo direttore generale di Banca Monte dei Paschi di Siena (Bmps). La nomina sarà ufficializzata dal Consiglio di amministrazione (cda) convocato per il 12 gennaio.
Secondo quanto appreso, al rinnovo del cda in programma ad aprile, Viola è destinato a entrare nel Consiglio come amministratore delegato. Qualora si liberasse un posto nel board del Monte, il passaggio potrebbe avvenire già nei mesi precedenti. Nato a Roma nel 1958, Viola prenderà il posto di Antonio Vigni che ha risolto consensualmente il suo rapporto.
Il nuovo direttore generale di BMps si è laureato in Economia aziendale alla Bocconi di Milano e, fino alla nomina al vertice del gruppo della città del Palio, è stato amministratore delegato della Banca Popolare dell'Emilia Romagna (Bper). Già direttore generale di Banca Popolare di Milano, dal 2004 al 2008 Viola è stato membro del cda e del comitato esecutivo dell'Istituto centrale delle Banche popolari italiane e di Asam, Associazione per gli studi aziendali e manageriali.

Il passaggio di consegne durante la crisi finanziaria

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Viola ha in seguito assunto la carica di presidente di Aicib, Associazione Italiana corporate & investment banking e dal 2006 è membro del cda Fiera Milano. Come spiega una nota diffusa dal Monte dei Paschi di Siena, Viola in precedenza aveva lavorato «in importanti società del settore della consulenza e della finanza per poi entrare nel settore dell'asset management», tra cui anche il Gruppo Imi.

LA NOTA DEL MONTEPASCHI. In una nota, il gruppo Monte dei Paschi ha ringraziato il direttore generale Vigni, per aver guidato BMps dal 2006 al 2011,«con professionalità e impegno», «in un difficilissimo contesto economico-finanziario nazionale e internazionale» e «gestendo con grande capacità tutti i passaggi e le profonde trasformazioni organizzative che hanno portato il Monte a diventare la terza banca del Paese». La sua esperienza, ha concluso il gruppo, «sarà comunque un valore da cui attingere nel prossimo futuro», «anche con nuove modalita», con la Fondazione Mps.

Anche Simone Bezzini, presidente della Provincia di Siena e Franco Ceccuzzi, sindaco del Comune di Siena, hanno salutato l'avvicendamento come «un passaggio di primaria importanza per le prospettive industriali del terzo gruppo bancario del Paese, chiamato, come gli tutti gli altri attori del sistema finanziario, a riposizionarsi in un contesto profondamente mutato e logorato dal perdurare della crisi economica».

GLI AUGURI DI COMUNE E PROVINCIA.
Comune e Provincia nominano 13 dei 16 consiglieri nella Deputazione della Fondazione Mps, principale azionista di BMps.

«L'autorevolezza, la professionalità e la forza dell'esperienza maturata dal dottor Viola ci soddisfano pienamente e pongono basi solide affinché il gruppo Montepaschi possa creare valore per i suoi azionisti, sostenere l'economia reale, e con essa famiglie e imprese, assicurare livelli occupazionali di qualità», hanno affermato Bezzini e Ceccuzzi, ringraziando Vigni «per la professionalità, la dedizione e l'attaccamento alla Banca con i quali ha servito prima l'istituto e poi l'azienda per 40 anni», con diversi ruoli, fino a quello di direttore generale.
Anche per questo, sindaco e presidente della Provincia, hanno auspicato che «la Fondazione Monte dei Paschi possa avvalersi della sua consulenza per le operazioni strategiche».

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31 dicembre 2011

Lettera 43


PER FONDIARIA-SAI SI STUDIA MAXIFUSIONE CON UNIPOL E PREMAFIN



L'opzione delle Coop nel capitale e l'aumento da oltre un miliardo




Spunta l'ipotesi di un «piano B» per la Fondiaria Sai della famiglia Ligresti: una maxi fusione a tre tra Premafin, Fondiaria Sai e Unipol con un aumento di capitale di oltre un miliardo di euro o, in alternativa, l'ingresso diretto delle Coop in Premafin con contestuale fusione a valle tra le due compagnie.

Ieri, secondo quanto si apprende, ci sarebbe stata una riunione nel corso della quale si sarebbero analizzati i possibili scenari futuri per la compagnia assicurativa, alle prese con una complessa tensione patrimoniale. Nello specifico sarebbero due i progetti su cui si starebbe lavorando.

Il primo, contemplato fin da subito, passerebbe dal doppio aumento di capitale: tra i 200 e i 400 milioni in Premafin e tra i 600 e i 750 milioni in Fondiaria Sai. In questo caso la diluizione della famiglia Ligresti nella holding potrebbe arrivare fino al 7%.

Il secondo scenario - che secondo alcune fonti avrebbe guadagnato credito soprattutto nelle ultime ore - prevederebbe una fusione con la compagnia assicurativa Unipol. In proposito le modalità dell'operazione sarebbero ancora oggetto di studio, ma alcune fonti riferiscono che il progetto contempla due varianti. Da un lato si starebbe ragionando con uno schema lineare di ricapitalizzazione di Premafin e, a valle, per le società operative, ovvero Fondiaria Sai e Milano assicurazioni, si procederebbe con l'aggregazione con Unipol. In pratica le coop entrerebbero in Premafin, insieme a Clessidra e Dea, Premafin sottoscriverebbe l'aumento Fonsai e Fonsai si fonderebbe con Unipol in un'operazione carta contro carta.

La seconda opzione, invece, passa da una maxi fusione a tre tra Premafin, Fondiaria Sai e Unipol. A fronte di tale operazione si procederebbe a deliberare un aumento di capitale di oltre un miliardo di euro, attraverso il quale, in rapida successione, entrerebbero nuovi soci finanziari, tra cui Clessidra. L'operazione, secondo le stesse fonti, sarebbe gradita da Mediobanca per due buoni motivi. Da un lato metterebbe in sicurezza sia Unipol, sia Fondiaria Sai. Dall'altro avrebbe uno scopo difensivo, in quanto i francesi di Axa (ci sarebbero stati contatti nelle ultime settimane) sarebbero interessati a inserirsi in questa partita che per loro sarebbe decisiva per sbarcare con forza sul mercato italiano. Piazzetta Cuccia, che in questa partita è impegnata nella gestione della ricapitalizzazione di Fondiaria Sai, mentre l'advisor di Premafin resta Leonardo, contattata ha chiarito che «Premafin ha un advisor e quando ci saranno delle proposte concrete saranno presentate al pool di banche che le valuterà con attenzione».

Il piano fusione viaggia parallelemente ai contatti con le Autorità competenti, ovvero Consob, Isvap e, soprattutto Antitrust. E cruciale sarà il loro orientamento. L'idea di massima sarebbe quella di procedere con l'aggregazione tra i due gruppi e, in rapida successione, dare il via alla vendita di una serie di asset non strategici come Unipol banca, ma anche il ramo vita di Fondiaria Sai che assorbe troppo capitale. Inoltre, nell'ambito del progetto allo studio, una parte degli asset sarebbero ceduti - spiegano persone vicine al dossier - a Cattolica assicurazioni.
In attesa di vedere come andrà a finire, gli investitori potenziali del sistema Premafin-Fondiaria Sai si stanno organizzando in vista del riassetto: il fondo Clessidra è pronto a mettere sul piatto fino a 200 milioni per partecipare a un aumento di capitale di Premafin rilevando i diritti di opzione in mano ai Ligresti.

Clessidra per ora corre da sola con una proposta concreta di intervento e risulta aver chiesto 8 settimane per effettuare la due diligence. Tra i possibili investitori che sarebbero in contatto con la famiglia Ligresti figurano poi i Boroli Drago di De agostini, la famiglia genovese Malacalza e Matteo Arpe con Sator. Circolano poi le candidature di Apax e Permira, mentre Palladio finanziaria, indicata da indiscrezioni come possibile investitore del gruppo assicurativo, avrebbe esaminato il dossier, ma alla fine avrebbe deciso di non far parte della partita anche perchè azionista delle Generali.

Ieri intanto in Borsa Fonsai ha chiuso in rialzo del 3,7%, mentre Premafin non è riuscita praticamente a fare prezzo (+30,72%).


31 dicembre 2011

Marigia Mangano

Il Sole 24 Ore


25 dicembre 2011

CONSORZIO ETRURIA, 400 POSTI AL SICURO

Il presidente della cooperativa Riccardo Sani, già membro del Consiglio di Gestione di Unicoop Firenze, ha fatto il punto della situazione per il 30 gennaio prossimo è prevista l'assemblea dei creditori

Il finanziamento di 14 milioni di euro che Unicoop Firenze ha messo a disposizione ha permesso al Consorzio Etruria di gestire questi ultimi difficili mesi e di riaprire già alcuni cantieri.


MONTELUPO FIORENTINO.
In vista dell'assemblea dei creditori, fissata per il 30 gennaio prossimo, il presidente della cooperativa Consorzio Etruria, Riccardo Sani, ha voluto fare il punto della situazione in un incontro al quale hanno partecipato, oltre ai soci e lavoratori, i rappresentati delle istituzioni, del sindacato e della Lega Coop.

Solidarietà ed impegno per il rilancio della cooperativa Consorzio Etruria sono stati espressi in un incontro dall'assessore regionale Gianfranco Simoncini, il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci, il sindaco di Montelupo Fiorentino, Rossana Mori, il segretario regionale della Cgil, Alessio Gramolati, l'onorevole Alberto Fluvi, il capogruppo del Pd in Regione, Vittorio Bugli, il presidente della Lega delle Cooperative, Stefano Bassi, e la presidente dell'Associazione regionale delle cooperative di produzione e lavoro, Susanna Bianchi.

Riccardo Sani, chiedendo ancora una volta pubblicamente scusa ai creditori per la situazione che si è venuta a creare con la crisi che ha coinvolto la cooperativa, ha però espresso l'augurio che la proposta di concordato «in continuità» elaborata dagli organi della procedura nominati dal Tribunale di Firenze possa essere accolta dai creditori e dare la possibilità alla cooperativa «su basi completamente nuove» di riprendere a pieno la propria attività, garantendo non solo ai soci e dipendenti del Consorzio Etruria «la dignità di un lavoro», ma consentire anche alle imprese dell'indotto di riattivare una proficua collaborazione.

Il presidente del Consorzio Etruria ha ricordato che in questi mesi di duro lavoro sono stati compiuti tutta una serie di atti che hanno permesso di mettere in sicurezza almeno 400 dei 700 posti di lavoro del gruppo e di garantire alle società controllate (Inso e Coestra) anche nuovi flussi finanziari per circa 45 milioni di euro in un contesto economico-finanziario non certamente facile anche per il sistema bancario.

«Un risultato - ha sottolineato Sani - che testimonia la fiducia di cui questa nostra cooperativa ancora gode». Il finanziamento di 14 milioni di euro che Unicoop Firenze ha messo a disposizione ha permesso al Consorzio Etruria di gestire questi ultimi difficili mesi e di riaprire già alcuni cantieri.



24 dicembre 2011

Il Tirreno




23 dicembre 2011

DISTRIBUZIONE COOPERATIVA, FIRMATA INTESA SU RINNOVO CONTRATTO

Firmata l'intesa sul CCNL tra sindacati e associazioni delle Coop

Link di approfondimento a fondo pagina



Dopo diciotto mesi di trattativa, le organizzazioni sindacali Fisascat Cisl, Filcams Cgil, Uitltucs Uil e le associazioni delle imprese cooperative Ancc-Lega Coop, Federconsumo-Confcooperative, Aicc-Agci hanno siglato l'intesa di rinnovo del contratto nazionale dei circa 80.000 lavoratori e lavoratrici dipendenti da imprese della distribuzione cooperativa scaduto il 31 dicembre 2010. L'intesa recepisce la riforma del modello contrattuale in ordine alla durata triennale, dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2013, all'avvio della contrattazione di secondo livello con l'introduzione di un elemento economico di garanzia e agli incrementi economici definiti con il criterio Ipca.

L'accordo prevede, inoltre, a livello aziendale, la possibilità di attivare una procedura finalizzata alla sottoscrizione di intese in deroga a istituti stabiliti dal contratto nazionale, qualora sussistano condizioni di sviluppo o di crisi, in tema di orario e organizzazione del lavoro, ad esclusione dei diritti individuali stabiliti da norme di legge.

L'accordo disciplina anche nuove norme per la tenuta delle imprese cosiddette minori del settore che operano in contesti destrutturati e a rischio spopolamento e introduce la possibilità di ricorrere alla tipologia di lavoro part-time con orario sperimentale a 30 ore da realizzare tramite progetti da concordare al secondo livello di contrattazione. Tra le altre materie demandate a livello decentrato, oltre all'orario di lavoro, le iniziative da porre in essere per il contrasto all'assenteismo per malattia.

Le novità del rinnovo riguardano anche il tema della partecipazione, con la previsione di un programma annuale di azioni positive per la parità tra uomini e donne finalizzato a fornire proposte utili all'integrazione e alle pari opportunità da realizzarsi a livello di ciascuna cooperativa, nonché la possibilità di richiedere a livello aziendale la creazione di organismi paritetici attinenti alla responsabilità sociale delle imprese.

Sulla parte economica, a copertura del periodo 1° gennaio 2011-30 novembre 2011 verrà erogato ai lavoratori in forza all'atto della sottoscrizione dell'intesa di rinnovo - con la retribuzione del mese di dicembre 2011 un conguaglio retributivo di 182 euro riferito al IV livello e da riparametrare per gli altri livelli professionali. L'aumento retributivo è di 86 euro al IV livello da riparametrare per gli altri livelli.

"Questa intesa apre nuove possibilità alla contrattazione decentrata, amplia lo spettro partecipativo, introduce nuove modalità di protagonismo per i rappresentanti sindacali aziendali e le organizzazioni sindacali, valorizza le dinamiche salariali più direttamente correlate alle performance economiche-produttive delle singole imprese e difende il potere di acquisto dei lavoratori del settore che per troppo tempo hanno atteso il rinnovo del loro contratto collettivo", ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat, Vincenzo Dell'Orefice.

"In assenza di politiche pubbliche redistributive rinnovare i contratti - ha aggiunto il segretario generale della Fisascat, Pierangelo Raineri - assume un'importanza rilevante soprattutto ai fini di un rilancio dei consumi. Possiamo affermare senza alcun dubbio che la difesa del potere di acquisto delle retribuzioni oggi passa sia attraverso i nuovi meccanismi di calcolo degli incrementi economici in linea con la riforma della contrattazione che consentono di recuperare l'andamento inflattivo sia per mezzo della contrattazione decentrata che consentirà di legare la crescita dei salari all'andamento della produttività".

Le parti torneranno a incontrarsi il prossimo mese di gennaio per predisporre il lavoro di scrittura definitiva del contratto nazionale di lavoro.


23 dicembre 2011

adnkronos


RINNOVO CCNL CONCLUSO. FILCAMS SI ALLINEA, E' ACCORDO UNITARIO

Cooperative, 86 euro di aumento

Contratto Coop, compiuto un passo importante


22 dicembre 2011

RICHIESTA DI PAGAMENTO DEL 4 NOVEMBRE PER GLI ULTIMI CINQUE ANNI

Sta circolando in alcuni punti vendita e anche nei magazzini un documento da firmare per richiedere ad Unicoop il pagamento della festività del 4 novembre per gli ultimi 5 anni, che non è mai stata erogata.

Firmate entro fine anno per non perdere l'indennizzo richiesto per il 2006


Dal blog dei colleghi degli uffici:

Da qualche giorno sta circolando in alcuni negozi di Unicoop Firenze, a cura delle RSU, un foglio da far compilare ai dipendenti interessati a chiedere alla Cooperativa il pagamento della festività del 4 novembre.

Dato che la richiesta di pagamento è rivolta al riconoscimento del pagamento della festività per gli ultimi 5 anni, per evitare che la richiesta relativa all'anno 2006 cada in prescrizione, è necessario che la stessa sia inoltrata alla Direzione Risorse Umane entro il 31 dicembre p.v.

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21 dicembre 2011

RSU Uffici Unicoop Firenze

LA PROCURA VA AVANTI SUL CASO DI CLAUDIO PIERINI

La procura acquisisce il certificato medico che stabilirebbe la non idoneità di Claudio a guidare il muletto con il quale ebbe il fatale incidente

I dubbi sull'ubicazione della scaffalatura contro la quale Claudio ebbe l'impatto mortale

Intanto prende vita l'associazione "Claudio Pierini Vive"


Proseguono le indagini per la morte 'bianca' di Claudio Pierini, avvenuta il 21 luglio 2011 in un magazzino Unicoop di Scandicci alle porte di Firenze.

La Procura, fa sapere l'avvocato che segue la vicenda, Guido Ferradini, ha voluto acquisire il certificato medico che provorebbe come Pierini non fosse idoneo, per motivi di salute, a guidare il muletto che gli costò la vita.

Questa è una delle due possibilità, a favore dei familiari dell'operaio. L'altra riguarda più da vicino la dinamica dell'incidente mortale: secondo quanto sostengono numerosi colleghi di Pierini, il muletto andò fuori controllo per colpa di un contenitore di olio di mandorla, che serve per prodotti cosmetici, che si sarebbe versato a terra. "Episodio che accadeva di consueto", racconta un collega di Pierini. Il muletto avrebbe quindi portato Pierini a schiantarsi contro una scaffalatura che, sempre stando a quanto riferiscono suoi colleghi, non sarebbe stata ad altezza regolamentare, circa tre metri invece di sei.

La vicenda di Pierini potrebbe quindi diventare un raro caso pilota, in materia di sicurezza sul lavoro, perché da quel 21 luglio i colleghi e i familiari di Pierini hanno continuato a mantenere viva la memoria.

Non solo in Procura: gli Rsl, i responsabili della sicurezza dei lavoratori dei magazzini Unicoop di Sesto Fiorentino e di Scandicci si sono dimessi il 15 ottobre per chiedere un miglioramento delle condizioni in cui operano gli addetti.

Intanto, ieri è nata l'associazione 'Claudio Pierini vive', costituita da colleghi e amici dell'operaio. E ben 62 mila euro sono stati raccolti e consegnati al fratello di Claudio.


21 dicembre 2011

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