22 marzo 2012

IL BLOG COMPIE 5 ANNI





Il Blog Lavoratori Unicoop giunge al suo 5° anno di attività







Decidemmo di aprire uno spazio in rete proprio il 22 marzo del 2007.

Volevamo dar voce ad una vertenza di allora, che per alcune caratteristiche ci sembrava significativa. Unicoop FI aveva cambiato nel gennaio del 2005 la turnazione dei magazzini unilateralmente, senza un accordo sindacale. Così, con uno schiocco di dita. Lavoravamo su due turni (mattina, pomeriggio) e Unicoop, guidata dal direttore alla logistica, Covelli, decise di toglierci il turno di pomeriggio per passarlo all'appalto (CFT) obbligandoci al turno di mattina. In pochi giorni furono consegnati gli ordini di servizio o spediti via telegramma, nel silenzio totale e complice della struttura Filcams-Cgil alla quale ci eravamo rivolti perché ritenevamo che tutto questo fosse un abuso bello e buono.

Il diniego della Filcams («Non ci sono elementi per una vertenza sindacale») non ci scoraggiò e decidemmo di muoverci autonomamente. Non fu facile trovare un legale che prendesse l'incarico del nostro caso, non tanto perché fosse di difficile soluzione, ma gli avvocati parevano avere tutti qualche dubbio o timore ad andare contro la Coop. Arrivammo addirittura al caso di un signore che prima ci ricevette, si fece lasciare le nostre carte al fine di studiarle, per poi dirci in seguito che aveva un conflitto d'interesse essendo legale della cooperativa che aveva l'appalto e che quindi non ci poteva tutelare. Un compagno, ovviamente.

Lasciammo perdere orpelli ideologici e tramite un consigliere di Forza Italia a Palazzo Vecchio approdammo all'avvocato Paolo Fanfani che non ebbe problemi a seguire la nostra vertenza contro Unicoop. Nel frattempo avevamo messo su un'armata Brancaleone di 25 lavoratori dei magazzini Unicoop FI di Scandicci.

La cosa poi si risolse positivamente per noi. Unicoop fece marcia indietro, ricollocò sui due turni i 25 vertenti (non gli altri) e pagò le non indifferenti spese legali, comprese ovviamente quelle del Prof. Fanfani.

La vicenda ci parve degna di uno spazio documentativo, poi da lì abbiamo sempre più esteso il campo e gli interessi, fino ad occuparci delle Coop in generale, delle loro partecipazioni finanziarie, del mondo spesso opaco delle cooperative sociali, del prestito sociale, delle questioni sindacali e di tutti quegli argomenti che trovate alla vostra destra sotto la voce etichette.

E' indubbio che l'evento tragico della morte sul lavoro del nostro collega Claudio Pierini, avvenuta nel luglio scorso, è la vicenda di gran lunga più importante occorsa nei nostri luoghi di lavoro. Il nostro impegno sul Blog continuerà soprattutto per seguire gli sviluppi di quella morte.

Questo è quindi il nostro quinto compleanno, il Blog pur essendo un po' di nicchia data la specificità degli argomenti che tratta, ha avuto nel corso del tempo un discreto e sempre crescente successo di accessi (attualmente intorno a 300 al giorno) e partecipazione, nell'ambiente è sufficientemente noto da indispettire più di qualcuno (e questo ci piace) ma più che altro per informare i nostri colleghi di Unicoop e possibilmente delle altre Coop della GDO e anche di ricevere informazioni e di rispondere a domande, laddove siamo in grado di farlo. Siamo inoltre presenti su Facebook e Twitter.

Ai nostri lettori e amici che ci seguono e che partecipano, un sentito grazie con l'invito a collaborare con noi ed aiutarci in questo prezioso compito informativo.

Un caro saluto


Blog Lavoratori Unicoop




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21 marzo 2012

INFORTUNIO NEL MAGAZZINO, LA COOP PROMETTE: «RISARCIREMO LAMINE»

La Coop Centrale Adriatica (foto Fantini)
Incontro tra l’azienda e la moglie dell’operaio dopo l'infortunio in cui è stato travolto da un bancale. L'uomo resta in prognosi riservata. Ancora non risulta resa pubblica la versione dell'incidente.


ORIANO CAMPINI, direttore del personale di Coop Centrale Adriatica. Oggi c’è stato un incontro nella sede della Cisl Forlì con la moglie di Lamine Coulibali. Le assicurerete un supporto di tipo economico?
«All’incontro erano presenti i rappresentanti della cooperativa Taddei, l’azienda datrice di lavoro. È stata data anche una disponibilità di questo tipo. L’idea è far fronte ai costi di prima necessità, come ad esempio il viaggio che la signora ha dovuto sostenere per raggiungere Forlì dalla Francia. In seguito si valuterà come intervenire in base alle necessità».

Interverrà solo la cooperativa Taddei, che è appaltatrice del servizio movimento merci, o anche Centrale Adriatica?
«Ogni soggetto deciderà in totale autonomia cosa fare. L’importante è che le nostre disponibilità non si sovrappongano. Si può contribuire in maniera diversa per aiutare sia la famiglia che lo stesso lavoratore, magari nel percorso di riabilitazione».

I sindacati, intanto, hanno chiesto un incontro per discutere di sicurezza sul lavoro.
«Abbiamo già manifestato, non appena sarà possibile, la nostra volontà di valutare ogni proposta da parte delle organizzazioni sindacali. Abbiamo avuto diversità di vedute su numerosi altri aspetti, ma non abbiamo mai risposto ‘no’ a un confronto sulla sicurezza. Questo i sindacati dovrebbero riconoscerlo».

Siete quindi tranquilli?
«Sul versante sicurezza siamo assolutamente tranquilli. Abbiamo tutte le certificazioni e gli attestati necessari. Proprio poche settimane fa abbiamo avuto modo di confrontarci con l’Asl sulle misure di sicurezza che abbiamo approntato. Nel lavoro, poi, c’è sempre un elemento di rischio e l’imponderabile, purtroppo, non può essere previsto».



21 marzo 2011

Giuseppe Catapano

il Resto del Carlino


18 marzo 2012

FACCHINI APPALTO GLS PIACENZA IN CORTEO


«Se non cambierà intifada anche qua»

«Se non cambierà, intifada anche qua», corteo di facchini in centro
Corteo di protesta in centro dei facchini impiegati in diverse aziende del polo logistico in città. Obiettivo? Sensibilizzare la popolazione e sollecitare l'intervento delle istituzioni della città sul drammatico problema dello sfruttamento del lavoro nelle cooperative

Potrebbe interessarti: http://www.ilpiacenza.it/eventi/corteo-facchini-gls-17-marzo-2012.html


Si allarga la protesta nel piacentino e nelle Coop che hanno in appalto logistica e magazzini. La lotta dei soci lavoratori è un fiume in piena e pare contaminare l'opaco mondo delle Coop sociali. Sono in genere i sindacati di base come SI Cobas a portare avanti le lotte di questi lavoratori, ultimi tra gli ultimi, per diritti elementari.

Un solo appunto. Lo slogan con riferimento all'intifada non pare azzeccato se, come dicono i lavoratori: ««Siamo stranieri, ma siamo tutti uguali», «Piacentini unitevi a noi, alla battaglia contro questo sfruttamento del lavoro». Per curiosità chi crede può vedere il tenore xenofobo, razzista e fascista dei commenti in fondo alla pagina dell'articolo originale.

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«Se non cambierà, intifada anche qua», corteo di facchini in centro

Non c'è mai stata così tanta gente tutta insieme dall'inaugurazione di dicembre 2011 nella "nuova" piazza Sant'Antonino. Ma queste persone non sono italiane e non stanno festeggiando. Stanno protestando. Sono le decine e decine di facchini impiegati nel polo logistico di Piacenza che hanno portato la loro rabbia per le vie del centro in un assolato sabato di marzo.
«Se non cambierà, intifada anche qua», corteo di facchini in centro

Dopo il caso Tnt del luglio scorso e della Ceva di Cortemaggiore adesso la protesta è arrivata anche alla Gls di via Riva a Montale dove in queste settimane i facchini hanno attuato dei blocchi davanti all'hub per protestare contro la mancanza dell'applicazione del contratto nazionale, le pessime condizioni lavorative e situazioni di caporalato.

I ragazzi, sono tutti molto giovani e quasi tutti nordafricani, sono stati supportati dal sindacato dei Si Cobas. Solo il 15 marzo, dopo una notte di blocco dei tir c'è stato un incontro tra il Comune, la Provincia con i rappresentanti della Gls e della coop Forza 4 che gestisce i facchini. Risultato? Presto dovrebbe esserci un tavolo in Provincia per cercare di risolvere la situazione e confrontarsi sul da farsi. I rappresentanti della Gls però non riconoscono il sindacato dei Cobas. Staremo a vedere.

Intanto però, dicevamo, nella mattina del 17 marzo i facchini con gli esponenenti dei Si Cobas e alcuni rappresanti del partito di Rifondazione Comunista hanno dato vita ad un corteo per le vie della città. Sono partiti dal Cheope, sono passati sul Corso, sullo Stradone Farnese, in via Giordani, in piazza Sant'Antonino, via Scalabrini, piazzaleRoma, via Roma, via Tibini per arrivare ai giardini Margherita. Sono state 3 ore di cori, di canzoni e di protesta pacifica. I ragazzi hanno voluto far conoscere al centro della città, ai piacentini cosa succede in periferia e al polo logistico.

I facchini chiedono i loro diritti, vorrebbero controlli da parte della finanza e dell'ispettorato del lavoro all'interno di queste coop e aziende per verificare la situazione che secondo loro è assolutamente illegale. Inoltre accusano i sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) di fare combutta con i padroni e di essere assenti in questa battaglia per i diritti dei lavoratori. Parlano di mafia e di lavoro nero nei loro cori e nelle loro denunce.

«Se non cambierà, intifada anche qua», corteo di facchini in centro

Dicono. «Siamo stranieri, ma siamo tutti uguali», «Piacentini unitevi a noi, alla battaglia contro questo sfruttamento del lavoro», «Via la mafia (e la Lega) da Piacenza». Diversi i piacentini affacciati alla finestra a guardare questo corteo colorato e rumoroso, alcuni si fermano per strada. Parlottano. Altri si lamentano del traffico rallentato, molti non capiscono, altri sono solidali. Certo è che questa protesta e i problemi che questi ragazzi portano all'attenzione dei piacentini non possono essere ignorati.

trebbe interessarti: http://www.ilpiacenza.it/eventi/corteo-facchini-gls-17-marzo-2012.html


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17 marzo 2012

Il Piacenza


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17 marzo 2012

SCIOPERO AL MAGAZZINO COOP CENTRALE ADRIATICA DOPO IL GRAVE INFORTUNIO DI IERI












Dopo il grave infortunio avvenuto nel magazzino Coop di Forlì e il ricovero in eliambulanza di un dipendente ivoriano, tutti i 128 dipendenti si sono stenuti dal lavoro chiedendo sicurezza


E’ ancora in gravi condizioni all’ospedale "Bufalini" di Cesena il magazziniere 36enne della Coop Adriatica vittima di un incidente sul lavoro avvenuto ieri intorno alle 14 al magazzino centrale di Pieve Acquedotto in via Don Servadei, quello che rifornisce tutti i supermercati Coop del circondario. Ancora da chiarire la dinamica dell’episodio. L’operaio, di nazionalità ivoriana all’interno della ditta è anche delegato sindacale. Nel pomeriggio è stato sottoposto ad un lungo e difficile intervento chirurgico.

Al magazzino di Coop Adriatica è scattata
immediatamente l’agitazione sindacale. Tutti e tre i sindacati (Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil) hanno dichiarato sciopero a partire dalle 15. Tutti e 128 i dipendenti si sono astenuti dal lavoro e sono rimasti fuori dal capannone, a presidio, “per affermare il lavoro della sicurezza sul lavoro”, come hanno spiegato gli stessi sindacati in una nota congiunta. Sindacati che hanno chiesto e ottenuto un incontro con la direzione di Coop Taddei, società che ha in appalto la gestione del magazzino, e la Medicina del lavoro per approfondire le dinamiche dell’incidente. “I continui cambi di appalto - lamentano le tre sigle - non aiutano a creare le giuste condizioni affinché ogni azione a favore della sicurezza venga messa in atto”.

Lo sciopero, inizialmente proclamato
solo per il turno pomeridiano di ieri, è stato prorogato, senza particolare opposizione da parte del gestore: è stato deciso comunque, per garantire il servizio essenziale e non creare inutili danni, un turno di cinque ore per movimentare i latticini: il resto dell’attività del magazzino rimane fermo. Centrale Adriatica si è detta ufficialmente “vicina alla vittima dell’incidente” e ha dichiarato di comprendere “lo stato d’animo dei lavoratori e dei sindacati di fronte di un avvenimento grave, di cui si sta accertando la dinamica”, e precisa che il magazzino forlivese “è uno dei pochi ad aver ottenuto la certificazione OHSAS18001 per la sicurezza sui luoghi di lavoro”.




17 marzo 2012


romagna noi.it



Vedi anche:
Travolto da un bancale, grave operaio


15 marzo 2012

DAI LAVORATORI UNICOOP FIRENZE ANCORA UN NETTO NO ALL'IPOTESI DEL CONTRATTO INTEGRATIVO



Assemblea dei lavoratori di Unicoop Firenze dell'area fiorentina per dire un chiaro NO all'ipotesi di Contratto Integrativo Aziendale




Un'assemblea molto partecipata quella che si è svolta ieri sera nella saletta RSU presso il Cedi di Scandicci, alla presenza del segretario regionale della Filcams-Cgil, Roberto Betti e di alcuni rappresentanti dell'esecutivo sindacale.

L'iniziativa è nata su richiesta dei colleghi del negozio di Ponte a Greve a cui sono aggiunti dipendenti di Gavinana. Presenti lavoratori di molti altri punti vendita, degli uffici di Santa Reparata e di Scandicci e alcuni lavoratori dei magazzini.

E' emerso un netto no all'ipotesi d'accordo sul Contratto Integrativo Aziendale, un giudizio unanime negativo che Filcams farebbe bene a raccogliere e che si era già manifestato nell'assemblea dei magazzini alla presenza dei segretari provinciali Orlandi (Filcams) e Conficconi (Uiltucs).



15 marzo 2011


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I DIPENDENTI DELLA COOP PORTA A PRATO CONTRARI A LAVORARE NEI GIORNI FESTIVI


Minacciato lo sciopero. «Sono giorni da dedicare alle nostre famiglie»



Le lavoratrici e i lavoratori, nell'assemblea unitaria del negozio Unicoop di Parco Prato, ribadiscono la netta contrarietà alla liberalizzazione degli orari commerciali così come previsto dalla legge “Salva Italia". Al tempo stesso, sono soddisfatti per il ricorso alla Corte costituzionale presentato dalla Regione Toscana .

I lavoratori di Unicoop ribadiscono che le festività previste sono quelle già in calendario: 1 gennaio/Capodanno, 6 gennaio/Epifania, Pasqua e Lunedì dell'angelo, 25 aprile/Festa della Liberazione, 1° maggio/Festa del lavoro, 2 giugno/anniversario della Repubblica Italiana, 15 agosto, 1novembre/ i Santi, 25 dicembre/Natale, 26 dicembre/Santo Stefano. «Questi - dicono i lavoratori - sono i nostri “Dì di festa”, giornate da dedicare alle nostre famiglie».

La posizione dei lavoratori del negozio del Parco Prato Unicoop Firenze sarà quella di astenersi dal lavoro, proclamando, se necessario, scioperi mirati al mantenimento di tali festività.

«La deregulation del settore del commercio, imposta antidemocraticamente dal governo - sostengono in un documento approvato alla unanimità -, in questa fase tanto delicata per il Paese, non aiuta certo lo sviluppo ma incentiva il ricatto dei precari e non il consolidamento dell’occupazione, né tanto meno il suo incremento, altresì non favorisce la ripresa dei consumi, anzi crea ulteriori disagi e squilibri sociali ed economici. Insostenibile sarà sia per le lavoratrici e per i lavoratori, sia per le imprese».


14 marzo 2012

Il Tirreno



14 marzo 2012

UNA CASTA. LA CRISI DELLE COOP ACUITA DA SPRECHI E PRESIDENTI ETERNI

"Sistema Coop autoreferenziale, blindate, lavorano come una casta".

Parole nette quelle rilasciate in un'intervista da Gilberto Gasparini, ex cooperatore di Ccpl, dirigente del Pd di Reggio Emilia. Gasparini ha fatto scalpore avendo il coraggio di dire quello che nel mondo delle Coop è noto.

Riportiamo, prima dell'intervista, un breve stralcio dell'articolo che ha suscitato la polemica.

Il dirigente PD prende spunto dalla crisi della CMR (Cooperativa Muratori Reggiolo) che sta chiedendo il concordato preventivo nella speranza di evitare il fallimento, ma poi fa un quadro sconsolante di come sono gestite le Coop e della selezione dei suoi dirigenti:

«La vicenda Cmr non è altra rispetto alla vicenda cooperazione, si è verificata una degenerazione per motivi di mercato (vedi Parco Ottavi), ma è indubbio che la Cmr ha vissuto, anche nel pieno della crisi, al di sopra delle sue possibilità. Il tema, però, è più generale perché io credo nella onestà personale del presidente della Cmr, ma mi chiedo se il metodo attraverso il quale vengono selezionati i dirigenti di molte coop risponda al merito o, invece, alla fedeltà a presidenti che sono inamovibili e, senza rischiare un soldo proprio, creano le condizioni nelle aziende perché nessuno li metta in discussione. Ormai la maggior parte dei presidenti sono pensionati in carica da oltre vent’anni e, se scoppia la crisi, i lavoratori ne pagano le conseguenze e i presidenti vengono riciclati dentro quel labirinto politico che sono le Legacoop».
Vedi articolo completo

Dopo le polemiche suscitate dal suo intervento, Gilberto Gasparini risponde con l'intervista che segue.

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Gilberto Gasparini, ex cooperatore di Ccpl, dirigente del Pd. Adesso tutti buttano la croce addosso a lei perché ha detto che il re è nudo.

Che la Cmr fosse in stato comatoso si sapeva da anni. Il problema è un altro...

Quale?
Che cosa farebbe un’azienda che non è di un padrone, ma di soci?

Cosa?
Avrebbe dovuto affrontare la malattia chiedendo il contributo del padrone dell’azienda: cioè i soci e il sostegno del movimento cooperativo.

Invece?
Invece: il lercio è finito sotto il tappeto.

Si riferisce allo spaventoso buco di bilancio?
E la razionalizzazione è andata a farsi benedire. Il presidente Rebuzzi pensava che fosse una crisi passeggera..., ma era chiaro che non c’era nè il coraggio e nè la capacità di affrontare la questione.

Troppi interessi?
Ho scritto quell’articolo che avete pubblicato perché non è solo in crisi la Cmr, ma tutto il sistema delle coop: sono autoreferenti, si blindano, lavorano come una Casta.

Intanto il Pd dorme...
Finché c’era la cinghia di trasmissione c’era un partito che orientava e garantiva. Oggi i presidenti delle coop sono sempre più autoreferenti e corrono il rischio di crearsi dei gruppi dirigenti funzionali a se stessi.

Una sindrome brezneviana...
Acuita dal fatto che adesso le coop hanno anche un potere finanziario notevole.

Perché l’hanno messa in croce?
Perché ho detto ciò che tutti i cooperatori pensano, ma hanno paura a dire.

Ricapitoliamo.
La Cgil succube, che si limita a dire che non interviene perché “la Cmr li tiene fuori”. Ma non fa così anche Marchionne? Eppure in quel caso ha aperto uno scontro durissimo sulla prospettiva della Fiat, cosa che nella Cmr non è accaduta. Perché? E poi gli scontri fratricidi tra coop, i gruppi di potere, ma soprattutto gli sprechi e l’assenza di un ricambio di classe dirigente, con i presidenti che sono lì da decenni. Eterni.

C’è un rischio Argenta?
Speriamo di no, ma la situazione non è facile. Non hanno truccato i bilanci, ma sono andati oltre le loro possibilità.

Facciamo un esempio di spreco.
A Reggio nel giro di pochi km ci sono 4 frantoi per la ghiaia: due del Ccpl e due della Reggiolo. In questa fase di difficoltà ne bastavano due. In più la Cmr è socia di Ccpl quindi tra di loro si fanno concorrenza.

D’accordo. E’ un sistema distorto.
Che però ha dato tanto al territorio. Ma con le cifre a sei zeri che guadagnano i presidenti e gli alti dirigenti...

La mutualità dov’è andata a finire?
Ormai è un fatto marginale, ma con la gente che c’è in certi uffici, che occupa posti di governo con ridotta produttività e prende stipendi elevatissimi, cosa vuoi parlare di mutualità? Sa cosa mi viene in mente?

Cosa?
L’esperienza di Bondi in Parmalat. Girava per l’azienda con la Panda e alloggiava in un tre stelle. Trasmetteva l’idea che dopo gli sfarzi di Tanzi era cambiato un mondo. Invece certi dirigenti cooperativi continuano a vivere con sfarzo. Ricordo un viaggio in Cina organizzato da Ccpl qualche anno fa. Invitammo 100 persone. E pare che si continuino a organizzare viaggi gratis per dirigenti, fatti esclusivamente in funzione della casta. Le pare normale?

No.
Ho assistito personalmente a coop che pagavano gli straordinari a lavoratori che neanche li facevano.

Perché, se come dice lei, non c’è più la cinghia di trasmissione, il Pd non parla?
Ma lei ha presente la classe dirigente del Pd? Sono bravi ragazzi, ma temo che abbiano come massima aspirazione quella di essere cooptati in qualche gruppo cooperativo, vedi Bosi. E’ più facile fare i rottamatori fuori Reggio, ma guardare in casa è molto difficile.



14 marzo 2012

Andrea Zambrano

Giornale di Reggio

13 marzo 2012

IL MONTE DEI PASCHI E LA LOGICA DEL DECLINO -2


Seconda parte del pezzo di Giuseppe Chiellino sul declino della più antica banca del mondo

Dopo aver analizzato la situazione recente di MPS, in questo post il giornalista fa un excursus degli errori imbarazzanti e delle occasioni mancate



Antonveneta è solo l'ultima operazione andata male nella storia recente di Mps, come abbiamo raccontato nel post precedente.

Per avere il quadro completo della logica che ha governato il Monte dei Paschi di Siena negli ultimi anni occorre fare qualche passo indietro. Fino al 1999, quando il Monte (Mussari ancora non era neppure in Fondazione) compra la Banca del Salento, una banca privata della famiglia pugliese Semeraro.

Grande tra le piccole, la Banca del Salento ha un ufficio a Londra ed è molto attiva soprattutto sul mercato dei titoli di Stato. In un’asta al rialzo con il San Paolo di Torino, il Monte la paga 2.500 miliardi di lire, cui negli anni successivi bisognerà aggiungerne altrettanti per digerirla. Sembrò un favore a Massimo D'Alema. E il legame con D’Alema è Vincenzo de Bustis, manager della banca salentina che si era inventato anche Banca 121. Si sono conosciuti nel ‘94 quando D’Alema si era candidato nel collegio di Gallipoli. Dopo l’operazione De Bustis sbarca a Siena. Nel giro di un anno scoppia la grana “4 YOU” e “MY WAY”, prodotti finanziari dell’ex Banca 121: un caso eclatante di risparmio tradito di cui Monte dei Paschi dovrà farsi carico rimborsando i sottoscrittori.

Intanto il sistema bancario italiano non è più la foresta pietrificata degli anni '80 e '90. La legge Amato ha cambiato le regole e si è avviato un processo di consolidamento da cui il Monte giustamente non vuole essere tagliato fuori; Banca del Salento è poca cosa, per il salto di qualità ci vuole altro.

Banche d’affari, studi legali, consulenti sono scatenate alla ricerca di prede e cacciatori, lavorano a piani industriali per fusioni “alla pari”, propongono, a tutti possibili operazioni di aggregazione. Sono almeno tre i dossier che tra il 2003 e il 2006 vengono seriamente esaminati a Siena:

1) l’integrazione con San Paolo-imi;

2) la fusione con Capitalia prima dell’arrivo di Matteo Arpe;

3) la fusione con Bnl con il coinvolgimento degli spagnoli del BBVA attraverso un incrocio azionario con la Fondazione Mps.

Nessuna delle tre opzioni va in porto. In tutti e tre i casi è determinante il terrore che la Fondazione Mps, governata da Comune e Provincia di Siena storicamente appannaggio della sinistra, possa perdere per un motivo o per l’altro il controllo della banca. Il 51% è il limite al di sotto del quale non si può scendere. Oggi per forza di cose questo tabù sembra destinato a cadere. Ma nei anni scorsi è stato il punto fermo intorno al quale hanno ruotato le strategie della banca che dal 2001 sono affidate a Mussari, prima come presidente della Fondazione (con un'operazione che scatenò un putiferio a livello nazionale ed ebbe il sapore di un regolamento di conti tutto interno ai Ds) e poi, dal 2006 fino ad oggi, come presidente della banca. Carica che nel 2010, anche grazie all'appoggio di Alessandro Profumo, lo porta anche alla presidenza dell'Associazione bancaria italiana.

Le occasioni mancate negli ultimi dieci anni.

Lafusione con il San Paolo metteva insieme banche dal dna molto simile, entrambe retail particolarmente forti nei rispettivi territori. «Torino era molto determinata e il progetto industriale era valido» racconta un consulente di allora. «Fu un tentativo serio. Ma il SanPaolo era di taglia più grande del Monte e l’operazione rischiava di mettere in minoranza la Fondazione senese. Perciò fu accantonata».

Capitalia invece saltò soprattutto per paura di Cesare Geronzi. «Siena sarebbe rimasta in maggioranza perché la valutazione di Capitalia era bassissima e Geronzi, molto vulnerabile, era disposto per salvare il salvabile. Invece Mussari convinse i senesi che era un rischio troppo grosso mettersi in casa una personalità così forte e con indiscusse capacità relazionali, anche nel mondo politico, soprattutto di area cattolica. In realtà Geronzi era talmente debole (il legame con il governatore Fazio si era già rotto) che sarebbe stato disposto anche a mettersi da parte. Era un’operazione tutta italiana e Bankitalia l’avrebbe favorita».

Infine Bnl. Ci furono tantissimi incontri, in Fondazione a Siena e a Madrid. Ma anche in questo caso non se ne fece nulla. L’incrocio azionario con il BBVA spaventava troppo Siena e in particolare il sindaco di allora, Cenni. Decisivo fu però il "no" della Banca d'Italia di Antonio Fazio che stava mettendo in piedi il matrimonio dell'istituto romano con la Unipol di Consorte. Anche questa operazione (da cui Mps era comunque fuori) non ebbe sèguito se non nelle aule dei tribunali, e Bnl finì nelle mani dei francesi di Bnp.

Così il Monte è arrivato ad oggi. Tredici anni di «errori ed occasioni mancate» di cui Abn-Antonveneta è solo l’ultima tappa. Due acquisizioni che si sono rivelate disastrose, con logiche che poco avevano di economico. Le stesse che hanno portato a rinunciare ad operazioni che probabilmente avrebbero avuto più chance di successo anche perché avrebbero costretto la politica ad un ruolo di secondo piano, come accade nell'azionariato delle altre grandi banche in cui le fondazioni, ancora governate dai partiti, non hanno poteri di controllo.

Fatta eccezione per Banca del Salento (voluta dal presidente Fabrizi e dal sindaco Piccini), tutto il resto è avvenuto con Mussari alla presidennza, prima della Fondazione poi della banca. Vedremo se il successore (qualche maligno pensa che l’indicazione di Profumo da parte di Mussari sia stata un gesto di riconoscenza per il sostegno ricevuto nel 2010 per conquistare la presidenza dell’Abi) riuscirà a dimostrare più autonomia dalla politica e maggiore abilità come banchiere.

Intanto, oltre a tutto il resto, dovrà gestire la trattativa per il taglio del costo del lavoro, probabilmente con contratti di solidarietà per i 31mila dipendenti dell’istituto.


13 marzo 2012

Giuseppe Chiellino

il Sole 24 Ore


IL MONTE DEI PASCHI E LA LOGICA DEL DECLINO -1

MPS, come mai così in basso?

La ricostruzione di un declino che pare inarrestabile e degli errori commessi attraverso gli aricoli di Giuseppe Chiellino

Le prossime settimane saranno decisive per la banca Monte dei Paschi di Siena. Come è ovvio l’attenzione è tutta rivolta alle mosse della Fondazione e dei vertici della banca. La prima deve raccogliere le risorse per ridurre il debito contratto con 11 banche lo scorso anno per sottoscrivere l’aumento di capitale della banca. Non solo: deve decidere anche chi sarà il successore di Giuseppe Mussari. Alessandro Profumo, indicato dallo stesso Mussari, sembra ad un passo dalla nomina. La banca, poi, deve prendere una decisione sull’aumento di capitale da oltre 3 miliardi chiesto dall’Eba entro giugno. Tutte vicende di cui diamo conto ogni giorno sul Sole, di carta e online.

Ma nel guardare al futuro, è bene non dimenticare quanto è accaduto nel recente passato del Monte dei Paschi che va fiero di essere «più antica banca del mondo». Giusto per ricordare le tappe che l’hanno portata ad essere la terza banca italiana ma anche «una delle due banche, insieme alla tedesca Commerzbank, che, secondo l’autorità europea, hanno più probabilità di dover chiedere l’intervento dello Stato» come ha ricordato, con esagerazione, il Financial Times.

Sempre secondo FT, il Mps «rischia di diventare la terza vittima di Abn Amro» dopo Royal Bank of Scotland e Fortis. Ma questa vicenda è stata solo l’ultima, la più costosa, il colpo di grazia, a novembre 2007, quando il Monte dei Paschi guidato da Mussari “strappa” a suon di miliardi Antonveneta all’incredulo Santander (guidato in Italia da Ettore Gotti Tedeschi oggi allo Ior ) che aveva appena preso la banca veneta dallo spezzatino di Abn Amro.

«Non ci fu nessuna valutazione economica. L’acquisizione fu fatta senza fairness opinion» racconta oggi un banchiere d’affari. Mussari paga Antonveneta 9 miliardi di euro, quasi 20 volte i ricavi, il doppio della media di mercato. Cifra che consente al Santander di realizzare nel giro di poche settimane una plusvalenza di 3,2 miliardi di euro, pari - ironia della sorte - più o meno all’aumento di capitale che oggi l’Eba chiede alla banca senese. A gennaio 2012 l’intero Monte dei Paschi, compresa Antonveneta, in borsa vale meno della metà di quei nove miliardi.

Il titolo Mps crollò in Borsa. Per il mercato l’acquisizione era troppo costosa. E forse anche un tantino superficiale, visto che già qualche mese prima s’erano manifestate le prime chiare avvisaglie della tempesta che avrebbe travolto i mercati un anno dopo, fino al fallimento Leheman. L'operazione dava a Mps la possibilità di insediarsi nelle regioni del Nord, soprattutto nel Nord-Est, area ricca e presidiata da Lega e Centrodestra. Ma le poche voci critiche non ebbero molto spazio. Si disse, per giustificare il prezzo salatissimo del “biglietto”, che Antonveneta era l’ultimo treno che il Monte poteva prendere per fare il salto dimensionale e che bisognava battere un’offerta concorrente di Bnp.

Ma la realtà è che di treni a Siena ne avevano già persi parecchi e probabilmente migliori. Ed è ben magra consolazione sapere che anche altri istituti di credito italiani nei due anni precedenti hanno compiuto errori simili.


12 marzo 2011


Giuseppe Chiellino


il Sole 24 Ore


CONSORZIO ETRURIA, PER L'OMOLOGAZIONE DEL CONCORDATO SUPERATO IL QUORUM

La nuova coop assorbirebbe circa 300 dipendenti, assicurerebbe la continuità dell'attività di impresa, e destinerebbe parte consistente dei suoi utili ai creditori

Il comune di Grosseto conferma il no al concordato



E' scaduto il termine per i creditori di Consorzio Etruria chiamati a pronunciarsi sulla proposta di concordato in continuità già approvata dai Commissari giudiziali.
Secondo quanto si apprende, il quorum della maggioranza assoluta dei voti sarebbe stato superato in almeno tre delle quattro classi di creditori chiamate a esprimersi, soglia necessaria per l'omologazione del concordato. In due classi il quorum era già stato raggiunto lo scorso 20 febbraio.

L'assemblea del gruppo cooperativo del settore delle costruzioni, pesantemente colpito dalla crisi del settore e gravato da debiti per oltre 400 milioni di euro, aveva approvato nel gennaio scorso la proposta di scissione della cooperativa previa approvazione e omologa del concordato: la nuova coop assorbirebbe circa 300 dipendenti, assicurerebbe la continuità dell'attività di impresa, e destinerebbe parte consistente dei suoi utili ai creditori del concordato.
La parte che resterebbe al Consorzio sarebbe liquidata per saldare i debiti.



12 marzo 2012

gonews.it

12 marzo 2012

IL SEGRETO DI MERCADONA E' IL SUCCESSO CONDIVISO

L’Italia interessa anche per la possibilità di sviluppo di una categoria che non trova eguali in Europa

Il caso del gruppo spagnolo della grande distribuzione, Mercadona che ha diffuso i dati di bilancio:

- 6.500 nuovi assunti nel 2011 tutti con contratto indeterminato;

- ha aumentato il suo fatturato fino ad arrivare a 17,831 miliardi di euro, un 8% in più rispetto all’anno precedente;

- aumento di produttività dell’azienda è stato del 2%, che ha avuto un impatto positivo sull’ utile netto arrivando a 474 milioni di euro;

- ha generato un utile lordo di 922 milioni di euro, che sono stati distribuiti come segue: 223 milioni di euro ai lavoratori per bonus raggiungimento obbiettivi, 225 milioni di euro destinati alla società sotto forma di tasse e 474 milioni di euro che per la maggior parte, esclusi i dividendi agli azionisti, sono stati depositati nelle casse dell’azienda per aumentare le proprie risorse e disporre di un’azienda sempre più solida.


Come previsto mercoledì 7 Marzo Mercadona ha diffuso dati che riguardavano gli esiti di bilancio dell’anno appena trascorso, ma nel comunicato stampa si è dato risalto a ciò che oggi più importa al consumatore spagnolo, ed in generale a tutta la Spagna: l’occupazione. Con un tasso di disoccupazione al 20% (il più alto d’Europa) il gruppo ha tenuto a sottolineare che “Mercadona ha creato 6.500 nuovi posti di lavoro nel 2011, tutti con contratto indeterminato, che fa raggiungere l’azienda a quota 70.000 lavoratori.” […] “Dei 6.500 nuovi posti di lavoro, il 40% é formato da minori di 25 anni. Ciò manifesta l’intenzione dell’azienda di riattivare il lavoro giovanile.”

L’impatto comunicativo è molto chiaro: in questa situazione dove il 64% della popolazione spagnola (Fonte Tve) è convinta che la crisi nei prossimi sei mesi sarà peggiore del passato, ci si deve ancorare a Mercadona. E’ giusto, è la strada obbligata che va intrapresa in termini comunicativi per poi passare a dichiarare i numeri positivi che hanno contraddistinto il 2011: “la compagnia, in questi ultimi dodici mesi, ha aumentato il suo fatturato fino ad arrivare a 17,831 miliardi di euro, un 8% in più rispetto all’anno precedente. Per di più ha venduto 9,101 miliardi di kg e litri, un 7% in più rispetto al 2010. Come conseguenza delle misure adottate durante l’anno, l’aumento di produttività dell’azienda è stato del 2%, che ha avuto un impatto positivo sull’ utile netto arrivando a 474 milioni di euro, un 2.9% delle vendite e un 19% in più che nel 2010.”

Il successo se condiviso ha un gusto migliore” Juan Roig

Questo significativo slogan spiega in modo pieno quello che è da sempre l’atteggiamento del gruppo verso i propri dipendenti. L’attaccamento all’azienda ricorda un po’ a quello che hanno i dipendenti di Esselunga nel nostro Paese, ed entrambi, sebbene con le loro nette differenze, hanno dei punti di contatto: da un lato il livello retributivo medio che supera la media delle altre aziende, ognuna nel suo Paese. Dall’altro i bonus che le aziende elargiscono ai propri dipendenti. Ebbene nel comunicato del 7 Marzo, in un momento delicato come quello spagnolo in termini occupazionali e con misure legislative che il nuovo Governo si sta apprestando a porre in essere (perché necessarie), si è spiegato che “l’attività di Mercadona ha generato un utile lordo di 922 milioni di euro, che sono stati distribuiti come segue: 223 milioni di euro ai lavoratori per bonus raggiungimento obbiettivi, 225 milioni di euro destinati alla società sotto forma di tasse e 474 milioni di euro che per la maggior parte, esclusi i dividendi agli azionisti, sono stati depositati nelle casse dell’azienda per aumentare le proprie risorse e disporre di un’azienda sempre più solida.” Una quota così importante degli utili redistribuita non si è mai sentita a memoria, è una somma decisamente fuori dalla normalità, ed è spiegata nella seguente maniera: “Questa forma di condividere gli utili risponde alla verità universale che “prima di chiedere ed esigere, è imprescindibile dare”, verità universale che l’azienda applica dal 1993, anno in cui s’instaurò il modello di Qualità Totale”. Il comunicato ha infine accennato allo sviluppo della rete compiuto nello scorso anno, “la compagnia ha terminato l’esercizio con 1.356 supermercati, 46 negozi netti in più che nel 2010, conseguenza dell’apertura di 60 supermercati e chiusura di 14. Un’altra parte importante degli investimenti è stata destinata all’attrezzatura e ristrutturazione di 39 supermercati per adattarli agli standard attuali dell’azienda, come anche alla finalizzazione della costruzione del nuovo magazzino di Villadangos del Páramo (León) ed alla costruzione di quelli di Guadix (Granada) e Abrera (Barcellona)”. La chiusura è tutta del Presidente Juan Roig il quale ha precisato che è necessario che tutti affrontino la sfida di capire “che il successo dipende da ognuno di noi e se c’è qualcosa di cui sono convinto è che per costruire il futuro di cui ha bisogno il nostro Paese dobbiamo disporre la nostra abilità, conoscenza e sforzo al servizio degli altri senza bisogno che nessuno lo chieda”. Juan Roig ha aggiunto che “per questo tutti i dirigenti e Interfornitori di Mercadona ci siamo posti come obbiettivo individuale lavorare su cosa può fare ognuno di noi per la Spagna nel 2012, poiché è il momento dei fatti e non delle parole, perché l’esempio trascina”.

E dell’Italia? Come i nostri lettori potranno comprendere la Spagna è impegnata in altri pensieri oggi più importanti dell’approdo del loro maggior Retailer alimentare nel Bel Paese, in ogni caso il dott. Generali, direttore delle relazioni esterne internazionali del Gruppo ha spiegato a GDONews che “Mercadona è molto interessata al mercato italiano poiché ci sono delle grandi aziende e molto ben gestite. È un mercato dal quale Mercadona potrebbe imparare molto, soprattutto per quanto riguarda i freschi, settore dove Mercadona sta mettendo grande impegno per aumentare le proprie vendite”. Nel confermare l’interesse per l’Italia il dott. Generali non ha voluto però svelare in termini di ufficialità né nomi di aziende da acquisire né i luoghi, com’è giusto che sia in questa delicata fase di approdo, ma quello che abbiamo compreso e’ che arriverà.



11 marzo 2012

Andrea Meneghini

GDO News


Vedi anche:
Mercadona pronto a fare shopping in Italia


09 marzo 2012

PRIMA VITTORIA DEGLI OPERAI SAFRA (APPALTO MAGAZZINI ESSELUNGA). IL GIUDICE: TORNATE AL LAVORO

Il giudice ha disposto la riassunzione immediata dei primi due operai licenziati dalle cooperative che operano all’interno dei magazzini Esselunga di Limito, mettendo nero su bianco il rientro nello stesso posto di lavoro



Dopo mesi di battaglie durissime, il fronte dei lavoratori licenziati dal consorzio Safra ha incassato la prima vittoria. Il giudice ha disposto la riassunzione immediata dei primi due operai licenziati dalle cooperative che operano all’interno dei magazzini Esselunga di Limito, mettendo nero su bianco il rientro nello stesso posto di lavoro. A stabilirlo è stata una sentenza del Tribunale del Lavoro, che ieri ha dato ragione ai primi due lavoratori della lunga cordata legale intentata dai sindacati del Si.Cobas. È stata invece rimandata a un’ulteriore udienza che si terrà a maggio la vicenda di altri due lavoratori, licenziati dalle cooperative per scarso rendimento e con l’accusa di presunte minacce nei confronti di quattro colleghi.

Secondo Safra, i due operai avrebbero minacciato i colleghi di percosse se non si fossero iscritti al sindacato. Il giudice ha rimandato l’udienza per dare modo alle parti di acquisire dei testimoni che confermino o smentiscano le accuse messe in campo da Safra. Esultano i sindacati. «È un risultato positivo - afferma Fabio Zerbini, portavoce del Si.Cobas - la sentenza ha dimostrato che i lavoratori sono stati licenziati ingiustamente. Il giudice ha disposto il reintegro con effetto immediato sullo stesso posto di lavoro, quindi torneranno in servizio ai magazzini Esselunga di Limito. Inoltre, ha stabilito il risarcimento delle quattro mensilità perdute a causa del licenziamento».

Fino al giorno prima erano in corso delle trattative tra le parti, sul tavolo della discussione c’era l’ipotesi di un accordo di conciliazione, saltato all’ultimo momento. Sei mesi di cassa integrazione e poi il reintegro in organico, questi i punti dell’accordo saltato.«I lavoratori non hanno accettato la proposta di mediazione - continua Zerbini - perché i legali di Esselunga volevano una clausola con la quale rinunciavano a rientrare in qualsiasi appalto di Safra con Esselunga, quindi non solo nei magazzini di Pioltello, ma in qualsiasi altro sito in Italia. In cambio della firma, avrebbero dato 7mila euro di risarcimento. Sarebbe stata una sconfitta, sappiamo bene che senza la possibilità di rientrare nei magazzini di Limito i lavoratori rischiano di essere trasferiti in chissà quale posto e regione». La sentenza, invece, ha dato ragione agli operai.


8 marzo 2011

Patrizia Tossi

Il Giorno.it


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02 marzo 2012

DIPENDENTI DI COOP ESTENSE SUL PIEDE DI GUERRA

Simona Spezzani, dipendente Coop da vent'anni, socia, delegata sindacale, è arrabbiatissima. “Ci vogliono obbligare a tenere aperto la domenica, ma non c’è nulla da fare, le vendite non aumentano perché la torta è sempre la stessa. Questa azienda, della Cooperativa ha ormai soltanto il nome.”

Per ora le domeniche sono coperte dal personale coop pagato con straordinari, ma la paura di molti è che, a breve, chi ha un contratto tradizionale non sarà più chiamato, sostituito da lavoratori precari e disperati, disposti ad accettare qualsiasi condizione.


Le aperture domenicali del centro commerciale Borgogioioso di Carpi non piacciono a molti commercianti della Galleria e a numerosi dipendenti di Coop Estense, che sono ora sul piede di guerra.

Tra di loro Simona Spezzani, dipendente Coop da vent'anni, socia, delegata sindacale, è arrabbiatissima. “Ci vogliono obbligare a tenere aperto la domenica, ma non c’è nulla da fare, le vendite non aumentano perché la torta è sempre la stessa. Questa azienda, della Cooperativa ha ormai soltanto il nome. Al Borgogioioso siamo circa 250 dipendenti, oltre 300 se si contano anche quelli nei negozi privati, e io credo che una cooperativa non dovrebbe limitarsi soltanto a non far cucire i palloni ai bambini del Terzo Mondo, ma anche a rispettare i propri dipendenti e le loro esigenze. Non abbiamo forse anche noi una famiglia? Dei figli?”.

Per ora le domeniche sono coperte dal personale coop pagato con straordinari, ma la paura di molti è che, a breve, chi ha un contratto tradizionale non sarà più chiamato, sostituito da lavoratori precari e disperati, disposti ad accettare qualsiasi condizione.

“Non bastano 13 ore di apertura giornaliera, sei giorni su sette, – si chiede Simona – a far vendere abbastanza alla Coop? A parte il fatto che bisognerebbe rieducare gli stessi consumatori: un giorno di festa è fatto per stare coi propri cari, per andare in campagna, a fare una passeggiata in montagna. Passarlo chiusi in un centro commerciale non è sano”. Una ferma posizione l’ha espressa anche la collega Federica Sueri.

“Chiediamo un impegno maggiore da parte dell’Amministrazione Comunale, perché da ottobre Coop gioca con lei al gatto con il topo. Inizialmente aveva addirittura smentito la volontà di seguire la strada delle aperture selvagge, per poi rimangiarsi quanto detto. La Santa Alleanza del Partito democratico col Governo Monti ci piace davvero poco, perché queste cosiddette liberalizzazioni non fanno che danneggiare i lavoratori più deboli”.



2 marzo 2012

Temponews.it