20 luglio 2010

"FALSE COOPERATIVE" E MALAVITA ORGANIZZATA: UN BINOMIO SEMPRE PIU' FREQUENTE

Occorre un'attento monitoraggio del sindacato e delle autorità competenti sulle cooperative che operano negli appalti della logistica e delle pulizie.
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Le aziende commitenti tacciono per una presunta convenienza, rischiando la reputazione.

I recenti fatti di cronaca (vedi post precedenti) ci portano sempre più spesso ad occuparci di cooperative sociali che svolgono servizi conto terzi nel settore della logistica (magazzini di corrieri, alimentari, ecc.) che sfruttano in maniera selvaggia i soci-lavoratori, quasi tutti extracomunitari, a volte addirittura senza regolare permesso di soggiorno, quindi ancor di più ricattabili e vittime di datori di lavoro senza scrupoli.

L'assoluta carenza di controlli da parte sindacale, delle strutture preposte e la silente compiacenza delle aziende committenti l'appalto, hanno creato l'ambiente ideale affinché la malavita organizzata, in particolare la camorra, abbia, con estrema facilità, costituito varie coop sociali prendendo gli appalti di magazzini anche di marchi importanti.

Quello che segue è quanto scrive sull'argomento Umberto Franciosi, un sindacalista della FLAI-Cgil di Modena che conosce bene la questione.

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COOPERATIVE E CAPORALATO

Articolo 45 della Costituzione italiana

La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata.

La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e neassicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.

La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.


Immaginiamo una cooperativa con quasi un centinaio di soci lavoratori che eseguono "ufficialmente" lavori di facchinaggio nelle imprese delle lavorazione delle carni e dei salumi, ma nella realtà eseguono lavori del ciclo produttivo. Viene naturale pensare ad impresa con una struttura che sostiene una sede, se non prestigiosa almeno dignitosa con computer telefoni e fax, un apparato di dirigenti con impiegati e segretarie. Ci possiamo immaginare, insomma, di avere di fronte un impresa a tutti gli effetti.
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Niente di tutto questo. La cooperative di cui sopra, che possiamo benissimo definire falsa cooperativa, è un esempio che può rappresentare benissimo altre imprese del genere. Queste false cooperative spesso hanno formalmente la loro sede legale presso l’abitazione del presidente, a volte un semplice prestanome extracomunitario, oppure, per dare una parvenza di legalità, presso un polveroso ufficio di pochi metri quadrati che funge da ripostiglio, in cui manca la strumentazione minima per qualsiasi impresa: fax, telefono e computer, oltre che il personale che vi lavori dentro.

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Capita anche che la sede legale sia anche in luoghi remoti dell’Italia meridionale, presso la sede di qualche commercialista e che, la posta inviata a quegli indirizzi postali, ritorni indietro per compiuta giacenza.

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Gli unici recapiti di queste imprese fantasma, in maggioranza false cooperative, sono anonimi cellulari. Un esercito di false cooperative che gestiscono lavoratori stranieri grazie al prezioso lavoro di consulenti, o commercialisti, delle imprese committenti. Imprese committenti cha attraverso pseudo appalti di servizi, ne utilizzano la manodopera.

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Consulenti che gestiscono decine di false cooperative, uno di questi è addirittura un ex ispettore del lavoro ora in pensione. Cooperative che cambiano nome repentinamente, per sfuggire ai controlli. Consulenti che spesso sono gli stessi consulenti dell’impresa committente. Consulenti che si sono creati in famiglia la loro cooperativa di facchinaggio per somministrare manodopera nelle aziende dei loro clienti. Ma non è tutto! Associazioni degli imprenditori che di giorno predicano bene contro l’illegalità del lavoro, ma di notte razzolano male perché, attraverso società terze direttamente controllate, gestiscono decine di false cooperative.

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Al peggio però non c’è mai fine: imprese committenti che si costruiscono la propria cooperativa in casa con presidente familiari dell’amministratore delegato dell’impresa committente, oppure lo stesso amministratore delegato della cooperativa che è lo stesso dell’azienda committente.

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Non stiamo parlando della “new economy” o di imprese di servizi futuribili legati all’informatica, ma ad “aziende” che forniscono ad altre lavoratori per la lavorazione delle carni e dei salumi.

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E’ il mondo delle cooperative “furbe”, o meglio delle cooperative fasulle, che operano nel grigio ma anche nel nero, che somministrano illegalmente manodopera non rispettando le leggi della Repubblica: dalla Costituzione, passando dalla famosa legge 30, arrivando ai contratti nazionali di lavoro.

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E’ il mondo di chi, operando nell’indifferenza politica ed istituzionale, vuole rivestire un ruolo moderno e competitivo riconducibile però sempre ad un vecchio termine: caporalato!

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Umberto Franciosi

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NuovoCAPORALATO.it

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19 luglio 2010

UN NO ALLA PERSONA SBAGLIATA E' COSTATO LA VITA ALL'AVVOCATO

Le indagi­ni dei carabinieri sono orientate nell’ambito delle sue atti­vità professionali, in partico­lare nei suoi rapporti con il mondo della cooperazione, fortemente permeato dalla malavita organizzata


L’unica cosa certa è che, a meno di un insperato col­po di fortuna, l’inchiesta sul delitto Maglione sarà lunga. Ci vorrà tempo infatti per ve­rificare tutti i suoi rapporti di lavoro, analizzare società e titolari, alla ricerca di un inte­resse tanto forte da portare a un omicidio.

Perché su una cosa sembrano esserci po­chi dubbi: l’avvocato è stato ammazzato nell’ambito di un vertenza professionale. Lo fanno sospettare i suoi principali campi di azione: i rapporti con le cooperative e il recupero crediti. Ma an­che la sua origine campana che l’avrebbe portato, maga­ri involontariamente, a con­tatto con qualche ambiente malavitoso.

Pochi dubbi infatti che si tra­t­ti di una esecuzione in pieno stampo mafioso. Venerdì se­ra verso le 22, Pasquale Ma­glione, 56 anni, è stato aspet­tato nel parcheggio della sua abitazione-studio in via Ga­ribaldi a Rodano da due mo­tociclisti. Appena l’uomo è sceso dalla sua Mercedes, i killer gli si sono affiancati e senza neppure fermarsi gli hanno sparato quattro colpi di calibro 7.65 al petto.

Esclu­so il movente passionale, Maglione era felicemente sposato, e lo scambio di per­sona, i carabinieri di Cassa­no d’Adda sembrano abbia­no subito orientato le indagi­ni nell’ambito delle sue atti­vità professionali, in partico­lare nei suoi rapporti con il mondo della cooperazione, fortemente permeato dalla malavita organizzata. Nella mappa criminale na­zionale infatti, sembra che in particolare i clan camorri­stici abbiano sviluppato una grossa attenzione nei con­fronti di questo settore.

Sia per far transitare e riciclare soldi provenienti da attività illecite, sia come forma di guadagno in sé. Che può es­sere consistente, soprattut­to se non si hanno scrupoli. Vista la particolare tutela giu­ridica prevista dal nostro or­dinamento, queste società possono venire aperte senza troppe difficoltà di tipo buro­cratico. Ma anche chiuse, senza pagare i contributi e talvolta neppure gli stipendi ai lavoratori. E una volta ces­sata l’attività, Ispettorato del lavoro e Guardia di finan­za hanno un bel cercare: le sedi sociali risultano inesi­stenti, oppure uffici vuoti, e i soci prestanome ottuagena­ri.

E Maglione come consu­l­ente di diverse grosse azien­de si occupava appunto del­l’aspetto contrattuale con questi interlocutori. Originario della provincia di Benevento, dopo la laurea in legge aveva esercitato co­me avvocato giuslavorista, vice pretore onorario e giudi­ce tributario, per poi appen­dere la toga al chiodo nel 1998.

Dodici anni fa infatti aveva lasciato la moglie e i due figli nella bella villa di Moiono, dove per altro tor­nava quasi tutti i fine settima­na, e si era trasferito al nord, a Rodano, consulente dalla Faustfarm di Caleppio di Set­tala e della Polifarma. La pri­ma ­azienda è stata poi assor­bita dal gigante Dhl, la secon­da rientra nel gruppo Final Angelini.

In altri termini due realtà molto importanti nel settore dei trasporti e della logistica dei farmaci. En­trambe le società hanno da tempo scelto di appoggiarsi a cooperative di servizi che si occupano di facchinag­gio, magazzino e pulizie. Si­tuazione che ha spesso por­ta­to in passato a vertenze an­che piuttosto aspre. Che Ma­glione cercava puntualmen­te di mediare.

L’avvocato inoltre si occupa di un altro settore molto deli­cato: il recupero crediti. Al­tro mondo popolato di per­sonaggi equivoci e privi di scrupoli, se non dei veri e propri delinquenti che non guardano certo ai metodi pur di raggiungere i loro sco­pi. Uno sgarbo o un compor­tamento poco acquiescente nei loro confronti, potrebbe essere costato la vita al tran­quillo professionista tutto casa e lavoro.

19 luglio 2010

Enrico Silvestri

il Giornale.it

Leggi anche:

E' caccia al killer dell'avvocato: spunta la pista delle cooperative


Conad magazzino Montopoli, assessore Romei: "Si alza il velo sulle infiltrazioni mafiose"

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UN POSTO DI GOVERNO PER BONANNI

Crescono le quotazioni del segretario della CISL per il dopo Scajola o all'Inps

Tremonti lo loda all'assemblea di Confcooperative: un uomo che ha il senso della responsabilità politica


Si parla anche della possibilità per Angeletti, segretario generale UIL, della presidenza del
Cnel


Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, sembra proprio essere arrivato il tempo di un cambio di poltrona. Per lui, leader del sindacato «bianco» dal 2006, da qualche settimana si sta vociferando di un possibile incarico come ministro dello sviluppo economico, al posto del dimesso Claudio Scajola, o come presidente dell'Inps.

A confortare indirettamente questa possibilità è stato ieri anche il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, che, intervendo all'assemblea romana di Confcooperative, ha rivolto al segretario della Cisl qualcosa di più di un'attestazione di stima: «È un uomo di Stato. Un uomo che ha un profondo senso della responsabilità politica».

Un riconoscimento che il titolare del dicastero di via XX Settembre ha tributato al segretario della Cisl, scusandosi per l'imbarazzo che questa cosa gli avrebbe provocato, per come ha saputo gestire l'organizzazione sindacale nelle difficili giornate della manovra correttiva da 24,9 miliardi di euro.

E con Bonanni, Tremonti ha anche voluto ringraziare «quanti nel disegno della manovra hanno con forte senso di responsabilità condiviso il senso e la logica di quel cambiamento, di quel passaggio».

Ma per il segretario della Cisl, seduto in prima fila all'assise della confederazione delle cooperative guidata da Luigi Marino, quel riconoscimento, oltre che un attestato di stima, è suonato come una sorta di via libera a un giro di poltrone che il governo ha in serbo da qualche settimana.

Le dimissioni del ministro Scajola dal dicastero dello sviluppo economico infatti hanno solo dato un colpo di acceleratore a un valzer di poltrone che inevitabilmente sarebbe dovuto partire in questi mesi. Una sorta di rimpastone delle sempre meno poltrone che, anche grazie alla manovra, sono rimaste da coprire nei cda, e sulle quale giustamente l'esecutivo vuole mettere uomini «fidati».

Quella che avrebbe dovuto aprire le danze, prima delle dimissioni di Scajola, doveva essere quella del presidente del Cnel. Il mandato di Antonio Marzano a Villa Lubin è infatti in scadenza e in molti hanno pensato a lui per la poltrona di ministro dello sviluppo economico. D'altronde si tratterebbe solo di un ritorno, visto che lo era già stato nel passato governo Berlusconi. E poi qualche avvisaglia di questa possibilità si era avuta anche per il fatto che da maggio a fare da ufficiale di coordinamento con il ministro ad interim Silvio Berlusconi c'è quel Sestino Giacomoni, che era stato braccio destro, nel ruolo di capo della segreteria e di portavoce proprio di Marzano a via Veneto (si veda ItaliaOggi del 6 maggio).

Se però sarà Marzano a tornare al ministero, per Bonanni potrebbe aprirsi un'altra porta, quella cioè dell'Inps. L'ente di previdenza pubblico, uscito «rafforzato» dalla manovra grazie all'ingresso, per accorpamento, dell'Ipsema (un assaggino di quel grande progetto, di cui si parla da anni, di realizzare un Super Inps inteso come grande casa della previdenza italiana, separata dalle funzioni di assistenza, da delegare invece all'Inail), potrebbe ben adattarsi alle vesti di un sindacalista. Bonanni andrebbe a prendere il posto di Massimo Sarmi, fino a qualche settimana dato in pole position per il ministero dello sviluppo economico, ma congelato a causa delle tensioni interne alla maggioranza (Sarmi infatti è in quota ex-An, per i rapporti stretti con Gianfranco Fini e Maurizio Gasparri, e quindi per il momento è nel purgatorio del Pdl).

Per la poltrona di presidente del Cnel, invece, si starebbe ragionando su un'altra candidatura sindacale, quella cioè del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. La doppia e contemporanea uscita dei due numero uno delle maggiori organizzazioni sindacali, però, visto anche il sostanziale isolamento poltico della Cgil, non verrebbe vista molto bene dai loro iscritti, che contesterebbero la deriva politica dei due segretari. È probabile, quindi, che nel grande valzer delle poltrone, qualcuno, per opportunità, decida di fermarsi un giro. Nelle prossime torride giornate estive si deciderà chi.

15 luglio 2010

Roberto Milacca

ItaliaOggi

18 luglio 2010

ESSELUNGA CONTRO COMUNE DI MODENA E COOP ESTENSE

L'Esselunga di Bernardo Caprotti sferra un nuovo attacco alle Coop: due pagine a pagamento sui quotidiani intitolate Concorrenza e libertà, per denunciare un presunto "patto occulto" tra Coop Estense e Comune per impedire la costruzione di un supermercato


L'Esselunga di Bernardo Caprotti, come aveva annunciato due giorni fa, sferra un nuovo attacco contro le Coop (già nel mirino con il libro 'Falce e carrello' edito nel settembre 2007 da Marsilio) con due pagine a pagamento su diversi quotidiani nazionali. Al centro c'é un presunto 'patto occulto' tra Coop Estense e Comune di Modena per impedire la costruzione di un supermercato della catena milanese a Modena, in via Canaletto, su un terreno acquistato da Esselunga ma mai edificato per mancanza di permessi dall'amministrazione comunale. Accuse già smentite venerdì dal sindaco Giorgio Pighi e dal presidente di Coop Estense, Mario Zucchelli, che hanno annunciato ricorsi all'autorità giudiziaria.

"Concorrenza e libertà" titola Esselunga le due pagine sui quotidiani, che riportano le dichiarazioni rese al Resto del Carlino il 6 luglio dall'assessore Pd all'Urbanistica Daniele Sitta, secondo cui "Coop ed Esselunga per tanti anni non sono riuscite a trovare una soluzione condivisa", e dopo l'estate il Comune disporrà un cambio di destinazione d'uso per quel terreno, che sarà disponibile solo per residenze e terziario.

Esselunga spiega, con foto dell'area, che "nel marzo 2000 acquistò per 24 miliardi di lire il lotto 'A' (44.820 mq pagati 540.000 lire al mq) del comparto, facendo affidamento sul Programma di riqualificazione urbana (Pru) approvato dal Comune di Modena il 12 aprile '99 e sulla scheda di Piano regolatore. Il successivo progetto di Piano particolareggiato di iniziativa privata allora in corso di approvazione prevedeva, fra l'altro, un supermercato con il fronte su via Canaletto, proprio sull'area di proprietà Esselunga. All'asta giudiziale del febbraio 2001, Coop Estense - aggiudicandosi per 23 miliardi di lire il lotto 'B' (8.834 mq pagati 2.600.000 al mq) - divenne partecipe del comparto e poté così opporsi all'attuazione di quanto già programmato".

Il 24 novembre 2008 - prosegue Esselunga - l'assessore proponeva ancora una volta ai rappresentanti di Caprotti di insediarsi in un altro luogo e di cedere a Coop Estense il proprio lotto in via Canaletto. "In mancanza di ciò, o di un accordo fra Esselunga e Coop Estense per realizzare qualcosa, il Comune - dichiarò Sitta - avrebbe cambiato le 'destinazioni d'usò, cancellando 'l'uso commercialé. Esselunga rispose seduta stante che non avrebbe rinunciato al suo supermercato, che non si sarebbe ritirata, che prima o poi anche a Modena sarebbe arrivato il libero mercato". Il 4 maggio 2009 Pighi (Pd) ribadiva pubblicamente che, in mancanza di un accordo tra Coop Estense ed esselunga, il Comune avrebbe annullato il 'commerciale'".

"Questa decisione può sembrare equanime, imparziale: tra i due litiganti nessuno fa niente", afferma Esselunga, che sottolinea: "Non è così. Il lotto 'A' ha tutti i requisiti per il commerciale, la dimensione, l'affaccio sulla via e le previsioni di Piano del Comune. Nel lotto 'B', piccolo, irregolare e 'messo la' dietrò, come chiunque può ben capire, é impensabile piazzare un supermercato che funzioni. Pertanto l'esborso di 23 miliardi da parte di Coop Estense nel febbraio 2001, per assicurarsi un pezzo di terra affacciato sulla ferrovia ove l'insediamento di un supermercato non era neppure immaginabile, evidenzia chiarissimamente il suo intendimento originario. Nei fatti: l'eliminazione del commerciale da via Canaletto da parte del Comune significa l'eliminazione dell' unico supermercato possibile, quello di Esselunga. L'altro non c'é, non ci sta. Noi non accetteremo questa condotta senza farne un caso nazionale. Lealmente già abbiamo espresso, e qui confermiamo, questa nostra determinazione".

Il sindaco Giorgio Pighi già venerdì si era rivolto alla Procura della Repubblica e aveva affermato che "al Comune di Modena risulta solo che Bernardo Caprotti ha perso il ricorso contro l'Amministrazione comunale sulla vicenda del terreno acquistato da Esselunga". "Siamo curiosi di leggere - aveva detto Mario Zucchelli (Coop Estense) - se Caprotti se la prenderà anche con quei giudici penali, civili e amministrativi che nelle cause da lui intentate contro Coop Estense ed il Comune sino ad ora gli hanno sempre dato torto".

Bondi: documento impressionante "E' impressionante il documento pubblicato dalla società Esselunga sui maggiori quotidiani italiani": lo afferma il coordinatore del Pdl Sandro Bondi in una nota nella quale sottolinea che "si tratta di una vicenda che per l'appunto chiama in causa la concorrenza e la libertà, aprendo uno squarcio sul sistema di potere delle Regioni del centro Italia". Secondo Bondi "se è vero che la questione morale affonda le proprie radici nell'occupazione delle istituzioni da parte dei partiti, allora la vera questione morale emerge proprio dove l'alternanza fisiologica al potere locale è assente da decenni e dove l'intreccio tra potere politico e mondo economico è così compenetrato da risultare quasi un blocco unico. Non oso pensare - conclude - che cosa risulterebbe se la magistratura si rivolgesse a scandagliare anche questo sistema di potere".

18 luglio 2010

il Giornale.it


Esselunga: parla il Sindaco di Modena

Il Sen. Carlo Giovanardi su Esselunga-Coop

Modena, l'On Bertolini su Esselunga-Coop

Esselunga-Coop: l’on. Miglioli (Pd) replica alle dichiarazioni dell’on. Bertolini (Pdl)

Modena, Esselunga-Coop: Mazzi (PDL) replica a Miglioli (PD)


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17 luglio 2010

CENTO POSTI AL MAGAZZINO COOP

Un altro pezzo di magazzino, quello del reparto carni di Pontedera, non sarà più gestito da Unicoop
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Chi è la cooperativa che prende l'appalto? La solita, chiacchierata, CFT
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Il personale Unicoop Firenze che lavora nel vecchio magazzino carni, potrà essere ricollocato alla CFT



La Valdera aspetta. Ci sono un centinaio di posti di lavoro da coprire con maestranze locali. È la promessa che si accompagna al Centro carni dell'Unicoop Firenze in corso di realizzazione a Gello, nel cuore del Pip 3. Un investimento milionario per un edificio alto 18 metri che si sviluppa su una superficie di 31mila metri quadrati.

Al sito produttivo si lega la ristrutturazione del ciclo di lavorazione delle carni fresche di tutta l'Unicoop Firenze. Il complesso che affaccia su Viale America è in fase avanzata di realizzazione. Ed entro la fine dell'anno dovrebbe iniziare l'attività di macellazione e confezionamento delle carni fresche, che a pieno regime occuperà circa trecento addetti, su più turni. Un numero legato anche al trasferimento in zona di maestranze oggi impiegate in altri siti. Qui verrà trasferito da Scandicci anche il reparto salumi e latticini.

A gestire l'intera macchina non sarà l'Unicoop. I servizi di magazzinaggio, movimentazione e autotrasporto faranno capo alla società cooperativa Cft di Firenze. «Abbiamo espressamente chiesto all'Unicoop che ci sia un'attenzione al territorio per le assunzioni, indipendentemente da chi sarà a farle», afferma Cinzia Bernardini della segreteria provinciale Filcams Cgil.

Una scelta di razionalizzazione dell'attività da parte di Unicoop Firenze, anche in termini di standard qualitativi. Un solo sito di trasformazione e confezionamento che si avvarrà delle più avanzate tecnologie. Sull'impianto viene mantenuto il velo del riserbo, ma si annuncia come una realtà unica, per le soluzioni adottate, su scala europea. Ad alimentarlo, almeno in parte, sarà il tetto fotovoltaico dell'edificio: un impianto da 1,3 megawatt.

Il Centro Carni è destinato a spostare su Pontedera il baricentro di un'attività significativa dell'Unicoop Firenze. Tra le strutture che saranno sacrificate c'è quella di Fornacette, dove però si fa solo il ricevimento e la distribuzione delle parti da macellare.
«Per adesso la cooperativa non ha chiarito quale sarà il destino del magazzino - dice Bernardini -

A Fornacette sono 24 gli addetti, in parte saranno ricollocati nella nuova struttura, altri in altri magazzini della zona». A chiarire quale sarà il possibile scenario è il verbale di una riunione tra le Rsu del magazzino di Scandicci e l'Unicoop. A precisa domanda dei sindacalisti, la direzione della cooperativa chiarisce che «il nuovo magazzino sarà completamente appaltato». E che per gli addetti alle carni di Unicoop «ci possono essere delle riallocazioni in rete di vendita oppure l'assunzione da parte della ditta appaltante».

16 luglio 2010

Manolo Morandini

Il Tirreno



16 luglio 2010

CONAD MAGAZZINO MONTOPOLI, ASSESSORE ROMEI: "SI ALZA IL VELO SULLE INFILTRAZIONI MAFIOSE"

Ancora polemiche su una vicenda che parrebbe chiudersi con la garanzia di Conad sui livelli occupazionali
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Sulla cooperativa che subentrerà, si fa il nome della solita CFT che gestiva l'appalto prima dell'arrivo di Alma Group.


Dalla Cgil continuano i commenti su una vicenda parzialmente chiusa. Fiducia e vigilanza sulla realtà che prenderà il posto di Almagroup e da Conad arrivano clausole di garanzie per i diritti dei lavoratori. L'assessore Provinciale al Lavoro Anna Romei prende posizione sulla vicenda.

Arrivano i commenti dalla Camera del Lavoro, sulla prima, parziale chiusura della vicenda del magazzino Conad di Montopoli, dove per un anno e mezzo circa si è creata una situazione di irregolarità continuata e sfruttamento. Gianfranco Francese, segretario generale della Cgil di Pisa, Goffredo Carrara, segretario provinciale della Filt, e quattro delegati di Montopoli, insieme a Domenico Contino, sindacalista cgil che segue molte vicende della Valdera: una compagine visibilmente 'sollevata', almeno in parte; fiduciosa sull'esito che si realizzerà dopo l'aggiudicazione del nuovo appalto, e la persistente preoccupazione di fondo: "Se c'è stato un cambio, un motivo c'è".

In conferenza stampa i sindacalisti hanno ripercorso questa storia: "Veniamo da un anno di lotte, di scioperi - dice Carrara. "Non lo abbiamo mai denunciato, per nostro costume, ma ci sono state diverse intimidazioni verso lavoratori e delegati."
Ora che questo capitolo si è chiuso, dopo l'annuncio della Alma group l'8 luglio di voler uscire dai giochi, le energie si concentrano sul futuro: "Nell'incontro che si è tenuto a Montopoli tra Cgil, Filt e Filcams sono state chieste garanzie e Conad ha ufficialmente formalizzato la clausola di garanzia dei livelli occupazionali come ha poi nuovamente confermato in una lettera del 9 luglio, peraltro spedita a tutte le sigle sindacali."

Nella lettera di Conad si legge che l'azienda "intende rassicurare le organizzazioni sindacali, con riferimento all'operazione relativa al centro distributivo di Montopoli che è interessato da un cambio di gestione dell'appalto. In particolare, intendiamo comunicare che faremo includere nel nuovo contratto di appalto espressa clausola volta a garantire da parte del nuovo appaltatore i livelli occupazionali esistenti e le condizioni economiche e normative acquisite dai lavoratori occupati alle dipendenze dell'attuale soggetto appaltatore e impiegati presso il magazzino di Montopoli."

"Non faremo sconti - precisa comunque il segretario Filt - non ci sono cooperative da tutelare. Ribadiamo che i rapporti con Alma group sono stati corretti fino a un anno e mezzo fa: quando sono cambiate le relazioni ci siamo attrezzati diversamente. Si spera che il nuovo soggetto parta con il piede giusto. A Montopoli ci sono 300 lavoratori attivi in una realtà ormai sindacalizzata, dove persone provenienti da diverse nazionalità si sono coalizzate proprio sul terreno dei diritti del lavoro; le cose sono cambiate".

E proprio sulle voci che circolano in merito alla realtà che dovrebbe prendere il posto di Almagroup, la cooperativa Cft, attiva nel magazzino di Montopoli prima dell'arrivo di Almagroup, i sindacalisti non commentano, e dicono soltanto: "Vedremo".

Prende poi la parola Gianfranco Francese, secondo il quale si tratta di "un risultato concreto: insieme ad Alma vanno via quei personaggi la cui biografia ci ha portato a denunciare la situazione. Così Marasà potrà tornare a difendere Provenzano", e riferendosi alla lettera con il sostegno dell'avvocato al gruppo Alma, ironizza: "Se le modalità di difesa sono le medesime, Provenzano ne avrà per anni..."
"La partita non è chiusa - continua - Un primo grande risultato di sicuro c'è, ed è una risposta che dimostra quanto fossero fondate le nostre denunce - ma sottolinea - ai termini di legge, la possibilità di lavorare sarà data ai soli "regolari". Se venisse accertato che non vi sono regolari, abbiamo intenzione di operare perché ci siano le condizioni per questi lavoratori di ottenere il permesso di soggiorno".

Sulla marginale e mediatica polemica scatenata dalla Cisl, commenta: "Non abbiamo risposto alle penose prese di posizione delle altre sigle: non si trattava e non si tratta di una bega fra sindacati. Perché il 2 luglio la Cisl dichiarava pubblicamente che a Montopoli 'andava tutto bene', quando il giorno dopo la stessa Direzione Provinciale del Lavoro ha confermato indagini e sanzioni? A che titolo queste sigle si dichiarano 'maggiormente rappresentative'?" Da qui al "singolare paradosso, dato che hanno anche tentato di avviare una raccolta firme affinché l'Alma restasse in servizio".
Francese reputa "coraggiosa la posizione del sindaco Vivaldi, degna rappresentanza di una comunità", ed esprime un pesante rammarico: "Ci saremmo aspettati altre prese di posizione istituzionali, che invece non sono giunte, le voci di altri soggetti pubblici, a esprimere coraggio e almeno solidarietà".

Fra le voci "non pervenute", abbiamo voluto contattare quella dell'assessore Provinciale al Lavoro Anna Romei, che ha espresso una posizione su quelli che ritiene i due piani della discussione: "Da un lato c'è un problema, quello delle infiltrazioni mafiose, sollevato da tempo tramite l'operato dell'assessore alla Legalità Gabriele Santoni, documentato anche da dossier sulle presenze della criminalità organizzata sia in Toscana che in Emilia, e quindi un'esplicita richiesta di attenzione che si è concretizzata in una prima mossa, ossia la firma del protocollo sugli appalti."
Sul piano specifico, "Montopoli alza il velo su un'ipotesi di questa natura", e continua: "Eravamo in contatto sia con il sindaco di Montopoli che con la Cgil, per mettere insieme tutti gli elementi. Se c'è una tratta di esseri umani, si intravedono segnali di caporalato, reclutamento irregolare o truccato - e non a caso è intervenuta la Direzione Provinciale del Lavoro, che ha appunto elevato sanzioni. Significa che c'è la necessità di rendere operativi i protocolli e tenere alta la vigilanza."

Pone poi questioni pregnanti: "Le persone che lavoravano a queste condizioni, che fine hanno fatto? Se c'è stata "tratta" o comunque qualche procedimento anomalo, è facilmente ipotizzabile che queste persone siano state portate altrove. Se invece le cose sono limpide non sarà difficile rintracciarle. Se, allo stesso tempo c'è stato un subentro o una sostituzione, continua ad essere necessaria la salvaguardia dei diritti e dei contratti."

"Sulle tratte - prosegue Romei - stiamo lavorando da tempo anche su segnalazioni di organi giudiziari e altri soggetti istituzionali; fra gli interventi della Provincia ci sono anche case di accoglienza e i percorso formativi. L'impegno che possimo prendere - conclude - è quello di essere presenti durante il cambio che ci sarà con la realtà che prenderà l'appalto".

15 luglio 2010

Cinzia Colosimo

PISANOTIZIE.it


Caso Conad, CFT al posto di Alma Group?

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- "In quel magazzino esseri umani trasportati e sfruttati come merci"

- "La tratta dei migranti anche nelle nostre aziende": denuncia choc della Cgil


15 luglio 2010

MAGAZZINO CONAD MONTOPOLI, CGIL: SARA' MANTENUTO LO STESSO NUMERO DI ADDETTI


Il sindacato: "Il nuovo gestore dello store di Capanne dovrà riassorbire 300 lavoratori".




"La Conad ci ha informato in maniera ufficiale che inserirà la clausola del mantenimento dello stesso numero di lavoratori e la stessa retribuzione salariale nel contratto o nell'appalto che servirà per la scelta del nuovo gestore del magazzino di Montopoli". Lo ha detto il segretario pisano della Filt-Cgil, Goffredo Carrara, riguardo alla vicenda dell'estromissione della cooperativa Alma come gestore del magazzino Conad a Capanne di Montopoli.

Nei tempi scorsi erano emerse denunce della Cgil per "buste paga 'in negativo' per i lavoratori" e per "un continuo, nonché sospetto, ricambio di lavoratori extracomunitari pakistani": circostanze che hanno contribuito a favorire un cambio di gestione. La Cgil aveva evidenziato la situazione nel magazzino Conad alla direzione provinciale del lavoro, ai carabinieri e al sindaco di Montopoli Alessandra Vivaldi. Invece, sul nuovo impegno di Conad, Carrara ha anche aggiunto che "il sindacato saluta con soddisfazione questa decisione di Conad di imporre al futuro gestore del magazzino il riassorbimento di 300 lavoratori". La Cgil pisana "si impegnerà ad attivare i canali istituzionali per far emergere e riassorbire i lavoratori al nero".

14 luglio 2010

gonews.it


Leggi anche:

Alma Group esce dalla Conad di Montopoli

ANDRIA: IL TAR RESPINGE IL RICORSO DI COOP ESTENSE


Unimpresa BAT alla Coop Estense: "Ve lo avevamo detto che lo perdevate. Potevate risparmiarvi quei soldi".





Lo avevamo preannunciato lo scorso 12 luglio e così è stato, anche questa volta.
Il Tar ha respinto il ricorso presentato da Ipercoop e Mongolfiera di Andria contro le ordinanze sindacali che disciplinano le aperture straordinarie domenicali e festive dei negozi e dell'ipermercato ad Andria, per l'anno 2010.

Avevamo anche detto che: “solo un Giudice sprovveduto avrebbe potuto accogliere le motivazioni dei ricorrenti” ma il Presidente della seconda sezione del Tribunale Amministrativo Regionale, dott. Vito Mangialardi sprovveduto non lo è, come non lo siamo mai stati noi.
Inutile la motivazione secondo la quale veniva “vantata” una presunta vocazione turistica della città di Andria. Non basta perché la legge regionale non riconosce le “vocazioni”, ammesse che ci siano, ma solo le città d'arte o ad economia prevalentemente turistica, da dimostrarsi con i dati alla mano e comunque inserite nell'elenco regionale.

Tali riconoscimenti, inoltre, laddove siano supportati da motivazioni documentate sono solo “specchietti per le allodole” e mirano unicamente a far ottenere le aperture straordinarie domenicali e festive agli ipermercati, senza altri “vantaggi” per le città riconosciute, proprio come voleva e vuole la vigente legge regionale scritta e voluta proprio dai grandi interessi economici e che noi abbiamo sempre contrastato.

Bene ha fatto, quindi, il Sindaco di Andria, Avv. Nicola Giorgino, ad ascoltare la voce di coloro che, come noi, hanno quale unico fine l'interesse diffuso e generale delle Categorie e non mirano ad alcuna “trattativa” con la Grande Distribuzione Organizzata. Trattative che non abbiamo mai voluto in passato e che non vorremo mai.

Il tentativo di “farci fuori” da quel tavolo di concertazione, perpetrato per anni da politichetti locali da quattro soldi che avevano altri interessi, collusi con qualche sindacalista da strapazzo rappresentante di “Grandi(?)” Organizzazioni è sempre stato smascherato e siamo certi che il tentativo potrebbe ripetersi ma noi continueremo a tenervi informati e a reagire, sempre.
E' ovvio che la situazione, oggi, è chiara ed inequivocabile, quindi ciascuno abbassi i toni e la smetta di essere arrogante e prepotente, tanto da pensare che qualcuno, in passato, abbia svenduto la nostra città ad uso e consumo dei grandi interessi economici.

Se ciò è stato, costoro devono vergognarsene e noi oggi, come allora, continueremo a fare il nostro dovere, senza mai avere “debiti di riconoscenza” verso alcuno non essendo mai scesi a “patti”.
Chi vuole intendere, intenda.
Cosa accadrà per il prossimo anno 2011?
Sorprese in arrivo!

14 luglio 2010

Il Direttore Savino Montaruli
Il Responsabile Settore Moda Michele Palumbo

BAT24ORE.IT

14 luglio 2010

CASALONE (GR): UNICOOP TIRRENO RICORRE AL TAR



«Non c'è conformità urbanistica»: chiesta la sospensiva



Mentre aspetta i permessi a costruire per la realizzazione dell'Ipercoop al Commendone, Unicoop Tirreno ha deciso di impugnare al Tar la decisione della conferenza dei servizi regionale sul Casalone.


La decisione della conferenza dei servizi, presa nella seduta del 24 maggio scorso, autorizza il trasferimento di due licenze commerciali di grande distribuzione - Oviesse e Argirò - e apre la strada all'insediamento di un grande centro commerciale.

La società Barghi, che ha realizzato il centro commerciale nell'ex Fornace Chigiotti, sta lavorando per chiudere gli accordi con gli operatori che andranno ad occupare gli spazi nella galleria commerciale e conterebbero di poter aprire per il prossimo Natale, ma di mezzo ci si mette il nuovo ricorso di Coop, con la richiesta di sospensiva.

L'annuncio del ricorso è stato dato, all'Hotel Bastiani, dallo stesso presidente di Unicoop Tirreno, Lami, accompagnato dal responsabile sviluppo Simone Pieraccini e dal responsabile relazioni esterne Paolo Bertini. «Non vogliamo arrogarci il diritto di essere l'unico protagonista del commercio a Grosseto - ha detto Lami - siamo abituati a convivere, come è giusto, con la concorrenza, ma chiediamo che ci siano percorsi di decisione chiari, procedure corrette e legittime».

Poi Lami ha assestato una stoccata al Comune. «A me - ha detto - non pare che sia condivisibile che un intervento come quello del Casalone sia il frutto ineluttabile di tutta una serie di scelte tecniche e che non ci sia stato alcun pronunciamento del consiglio comunale». Lami ha chiesto anche che siano date risposte adeguate rispetto alle condizioni che portarono a scegliere, in sede di redazione del piano strutturale, lo spostamento del centro commerciale dal Casalone alla zona del Commendone: la questione riguarda i problemi di viabilità, all'epoca sollevati, che convinsero della necessità di spostare l'intervento in un'area più adeguata. «Quelle condizioni - ha detto ancora Lami - oggi debbono essere soddisfatte e deve essere detto come, in quali temi, che ritengo debbano essere contestuali con l'intervento, e con quali risorse».

La guerra dei centri commerciali va avanti e si fa sempre più intricata. All'origine c'è la realizzazione di un centro commerciale là dove, prima del spostamento al Commendone, sarebbe dovuta sorgere l'Ipercoop di Grosseto. Un terreno, quello della ex Fornace Chigiotti, che Unicoop ha ceduto alla società Barghi per circa 7 milioni di euro, pensando che lì sarebbe potuta sorgere solo un'area destinata all'artigianato e al commercio all'ingrosso.
«Anche il prezzo - dice Simone Pieraccini - era stato stabilito sulla base di questa destinazione».

Il ricorso presentato adesso, che contesta la conformità urbanistica dell'ex Fornace Chigiotti rispetto alla scelta fatta dalla conferenza dei servizi, si aggiunge ad un altro ricorso, ancora pendente davanti al Tar, in cui Unicoop Tirreno contesta il perdurare della validità del permesso a costruire sul presupposto, sostenuto da Coop, che la convenzione stipulata con il Comune di Grosseto fosse scaduta nell'estate del 2008.

Sulla vicenda prende anche un giudizio, in sede civile, in cui Unicoop sostiene che sarebbero stati violati gli obblighi contrattuali con cui era stata ceduta, in permuta, l'area della ex Chigiotti.

13 luglio 2010

Enrico Pizzi

Il Tirreno


Per capire meglio:

La procura indaga su dieci anni di delibere



13 luglio 2010

APERTURE STRAORDINARIE: L'IPERCOOP DI ANDRIA RICORRE AL TAR CONTRO L'ORDINANZA DEL COMUNE

"Apprendiamo che la Società Coop. Estense, proprietaria dell’Ipermercato Ipercoop di Andria e il Consorzio Mongolfiera avrebbero presentato ricorso al Tar, avverso l’ordinanza sindacale del Sindaco di Andria sulle aperture straordinarie domenicali e festive dei negozi e dell’Ipermercato per l’anno 2010".


Ne danno notizia iIl Direttore di Unimpresa Bat, Savino Montaruli ed il responsabile Settore Moda della stessa O.S., Michele Palumbo.

"Trattasi di un’ordinanza, quella impugnata dall’ipermercato, che, di fatto, mantiene comunque “in vita” un considerevole numero di aperture straordinarie domenicali, ad esclusivo interesse e vantaggio proprio dell’Ipermercato in quanto i negozi a sede fissa non hanno intenzione di aprire in alcuna giornata domenicale e festiva, come dimostrato nell’arco di questi anni.
Il numero di aperture previsto risulta comunque essere di gran lunga superiore a quelle minime previste dalla legge regionale cioè una al mese.
I rappresentanti dell’Ipercoop parlerebbero di diverse domeniche “soppresse” e lamenterebbero il rischio di “vedere precipitare gli affari che si incrementano soprattutto nel periodo estivo”.

Non abbiamo ancora ben compreso se il ricorso sia avverso la nuova ordinanza sindacale del Sindaco Nicola Giorgino o addirittura avverso quella dell’ex Sindaco Vincenzo Zaccaro (i termini comunque sarebbero scaduti), dal momento che i ricorrenti pare vogliano vedere loro concessa la facoltà di poter restare aperti per ulteriori domeniche aggiuntive, cioè tre nel mese di luglio, quattro ad agosto e altre tre nel mese di settembre, naturalmente in aggiunta a quelle già previste".

12 luglio 2010

ANDRIALIVE.IT


10 luglio 2010

ALMA GROUP ESCE DALLA CONAD DI MONTOPOLI













La notizia è stata data durante l'incontro che si è svolto questa mattina, tra il sindaco di Montopoli Alessandra Vivaldi, i delegati della Cgil e la Conad.

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Prima dell'annuncio, è stata resa nota la posizione di difesa dell'avvocato del consorzio, Francesco Marasà
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Cambia totalmente scenario la vicenda del magazzino Conad, la cui gestione è affidata al consorzio di cooperative Alma Group.

Dall'incontro avvenuto questa mattina presso il sindaco di Montopoli Alessandra Vivaldi, al quale hanno partecipato il segretario provinciale della Cgil Gianfranco Francese, Goffredo Carrara segretario provinciale della Filt-Cgil, insieme ai delegati Filt che lavorano nel magazzino, una rappresentante della Filcams-Cgil e i rappresentanti della Conad, è emerso che la Alma Group ha intenzione di lasciare l'appalto di Montopoli.

Nei tempi tecnici per la rescissione del contratto, specifica il sindacato, si parla quindi di agosto-settembre. Una notizia giunta dopo le rivelazioni dei sindacati, i dati sull'indagine del 2008 della Direzione Provinciale del Lavoro e il blitz dei Carabinieri di maggio, episodi che evidentemente hanno avuto un forte peso sulla decisione dell'Alma group di uscire di scena e non essere più sotto i riflettori.

Dalla Filt il commento a caldo è di soddisfazione e realismo sulla situazione futura: "Come categoria la richiesta che abbiamo fatto è che ci sia garanzia dei posti di lavoro per tutti quelli che sono in servizio, e garanzie per i lavoratori pachistani, per i quali la situazione non è ancora totalmente chiara e che rischiano di rimanere in un limbo. Garanzie occupazionali e rispetto degli accordi, poi vedremo".

All'incontro non c'era nessun rappresentante dell'Alma, e a dare notizia è stata la stessa Conad, che ha tenuto a sottolineare nuovamente la propria estraneità alla vicenda.
La notizia di oggi non chiude gli interrogativi rimasti comunque aperti rispetto agli episodi denunciati dal sindacato. Proprio su questi ultimi, è stata resa nota ieri la posizione dell'avvocato del consorzio, Francesco Marasà, penalista noto per aver difeso imputati come Bernardo Provenzano, che nel tentativo di difendere la reputazione di Alma group, prova a giustificare e minimizzare la scoperta delle buste paga in negativo.

Marasà ha dichiarato: "Alma Group non si avvale di lavoratori 'in nero', né di lavoratori sprovvisti di permesso di soggiorno. I lavoratori godono di tutti i diritti previsti dalla vigente normativa, compresi i riposi settimanali e le ferie."
Sull'accusa di sfruttamento di manodopera migrante e irregolare, l'avvocato risponde: "Il consorzio non aderisce alla tendenza xenofoba che vede discriminati i lavoratori stranieri, sia in ordine alle loro richieste di lavoro, che all'accesso al diritto di alloggio, stipulando, all'uopo, contratti di locazione con i proprietari di immobili, per consentire al lavoratore di superare il pregiudizio."

Proprio sulla presenza della voce 'locazione' nella busta paga, Marasà la giustifica in questo modo: "Il lavoratore rimborsa le spese di locazione dell'immobile occupato. La linearità dell'operazione è tale che, in modo assolutamente trasparente, vi è contezza della stessa, in busta paga."
E aggiunge: "La busta paga definita 'tutta una rimessa', è, intuitivamente, 'fotografata' e segnalata nel momento in cui, l'anticipato versamento del canone di locazione, non ha avuto ancora un 'rientro' per il versamento degli emolumenti.

In altri termini, poiché l'affitto viene versato, da contratto, in anticipo, il lavoratore che abbia lavorato, in un determinato mese, per un numero inferiore di ore, potrà trovarsi, occasionalmente, con una busta paga in negativo, salvo recuperare nei mesi successivi."

L'interrogativo rimane aperto: molti lavoratori del magazzino sostengono infatti che i lavoratori pachistani, spesso, non hanno lavorato per più di un mese.

8 luglio 2010

PISAnotizie.it

Leggi anche:

- L'Arci denuncia: "Sfruttamento degli immigrati anche nel nostro territorio"

- L'Assessore Santoni: "Conad faccia chiarezza"

- "In quel magazzino esseri umani trasportati e sfruttati come merci"

- "La tratta dei migranti anche nelle nostre aziende": denuncia choc della Cgil



09 luglio 2010

CORTE DI GIUSTIZIA UE: AIUTI DI STATO E VANTAGGI FISCALI ALLE COOP

La Corte di cassazione sottopone alla Corte una serie di questioni sul problema sul regime fiscale nazionale relativo all’esenzione delle società cooperative di produzione e lavoro e chiede se esso possa essere qualificato come aiuto di Stato.



Le questioni pregiudiziali sono state poste nell’ambito di tre controversie aventi ad oggetto, da un lato, il rifiuto da parte dell’amministrazione delle finanze italiana di accordare a società cooperative le esenzioni fiscali di cui all’epoca esse beneficiavano e, dall’altro, il problema dell’imposizione personale di un socio di società cooperative.

Secondo la Corte suprema di cassazione, per verificare la compatibilità con il diritto dell’Unione dei vantaggi fiscali di cui beneficiano le società cooperative rispetto alle società a scopo di lucro, occorre stabilire se, per gli operatori interessati, il fatto di realizzare economie di imposta costituisca un aiuto di Stato illegittimo. Ciò comporterebbe l’obbligo per le autorità nazionali, comprese quelle giurisdizionali, di lasciare inapplicato il regime interno e di ordinare la restituzione degli aiuti percepiti.

Hanno depositato osservazioni scritte – oltre alle parti - i governi italiano, spagnolo e francese, nonché la Commissione. A parere dell'Avvocato generale i rinvii pregiudiziali di cui trattasi sollevano seri dubbi in merito alla loro ricevibilità. Tuttavia, nel caso in cui la Corte ritenesse di non poter seguire una proposta così radicale, l'Avvocato generale analizza le caratteristiche delle società cooperative e il loro trattamento fiscale.

Le società cooperative sono gruppi di persone fisiche o giuridiche che obbediscono a principi di funzionamento particolari. La loro peculiarità sta nel vantaggio mutualistico che può essere realizzato con due tecniche distinte: quella del vantaggio immediato o quella del vantaggio differito. Gli utili sono ripartiti tra i soci in due fasi. Il vantaggio immediato si ottiene con un trattamento che riguarda il prezzo pagato, il vantaggio differito si ottiene con un ristorno che costituisce una somma distribuita periodicamente, in proporzione ai rapporti con la cooperativa e del capitale sottoscritto.

Il regime fiscale previsto per le cooperative è strettamente connesso alla struttura del loro capitale e al sistema economico ad essa sotteso. In taluni regimi nazionali le società cooperative si vedono applicare le norme generali destinate alla tassazione delle società. Altri Stati membri applicano un sistema di esenzione. Alcuni regimi nazionali consentono una deduzione del ristorno dalla base imponibile dell’imposta o prevedono il trattamento degli utili distribuiti come dividendi e l’applicazione di un’aliquota fiscale più bassa. Infine, è prevista la possibilità di considerare gli utili distribuiti ai soci come dividendi, pur applicando ad essi un’aliquota d’imposta più bassa.

In Italia, le cooperative di produzione e lavoro si sono sviluppate, sin dalla seconda parte del 1800, da un lato, come forma di cooperazione tra artigiani e, dall’altro, come una forma di organizzazione che raggruppa addetti a lavori manuali senza qualifiche particolari, allo scopo di migliorare l’accesso all’occupazione dei soci che subiscono la disoccupazione strutturale o stagionale.

All’epoca dei fatti della causa principale, le imprese cooperative godevano di esenzioni fiscali totali o parziali, al fine di perseguire un obiettivo economico specifico, che l’art. 45 della Costituzione italiana riconosce in ragione della funzione sociale e della mutualità della cooperazione. La nozione di aiuto di Stato non comprende soltanto prestazioni effettive, come sovvenzioni, ma anche interventi i quali, in varie forme, alleviano gli oneri che normalmente gravano sul bilancio di un’impresa. Il vantaggio conferito dall'aiuto di Stato sussiste soltanto quando la misura prevede un alleggerimento dell’onere fiscale rispetto alla situazione normale prevista nel sistema fiscale.

L’art. 11, n. 1, del DPR n. 601/1973 esenta il reddito imponibile di una società cooperativa di produzione e lavoro, interamente o parzialmente, in base all’importanza del lavoro dei soci nella creazione del valore economico nel quadro delle attività di tale società. L’entità dell’esenzione è determinata in maniera approssimativa. Conseguentemente, in base ad un approccio formale, l’esenzione in questione costituirebbe un indubbio vantaggio. In deroga alla norma generalmente applicabile alle persone giuridiche, il reddito imponibile delle società cooperative interessate sarebbe esente.

L'Avvocato generale non ritiene però che l’esenzione prevista all’art. 11, n. 1, del DPR n. 601/1973 costituisca un vantaggio. Risulta dal fascicolo che è il sistema generale della tassazione delle persone giuridiche che non si presta ad essere applicato alle cooperative. L’imposizione definitiva è soggetta a disposizioni derogatorie che si applicano a tutte le cooperative, o alle cooperative di taluni tipi o settori. Il regime generale sarebbe quindi applicabile, nel suo insieme, a una società cooperativa soltanto se quest’ultima non soddisfacesse i criteri derivanti dalle rigorose disposizioni riguardanti la sua natura mutualistica, in altre parole, qualora essa non agisca nella maniera tipica delle cooperative.

Per valutare la selettività di una misura occorre accertare se, nell’ambito di un dato regime giuridico, suddetta misura rappresenti un vantaggio per talune imprese rispetto ad altre che si trovano in una situazione fattuale e giuridica analoga. Sono incompatibili con il mercato comune gli aiuti che favoriscono talune imprese o talune produzioni. Tuttavia, il Trattato tace sul criterio della forma giuridica delle persone giuridiche. Le misure fiscali adattate alla forma e alla struttura della persona giuridica potrebbero essere qualificate come non selettive ove giustificate dalla natura e dalla struttura del sistema. Secondo la giurisprudenza, la nozione di aiuto di Stato non riguarda provvedimenti che stabiliscono una differenziazione tra imprese in materia di oneri qualora tale differenziazione risulti dalla natura e dalla struttura del sistema fiscale.

Sempre secondo la giurisprudenza, una misura in deroga rispetto al sistema fiscale generale può essere giustificata dalla natura e dalla struttura generale del sistema tributario qualora lo Stato membro interessato possa dimostrare che tale misura discende direttamente dai suoi principi informatori o basilari. L’art. 11 del DPR n. 601/1973 costituisce una misura complessa che contiene varie soluzioni fiscali che mirano a introdurre un trattamento tributario specifico per le cooperative di produzione e lavoro. Malgrado questa natura prima facie derogatoria, non è evidente che i vantaggi fiscali destinati alle società cooperative di produzione e lavoro siano selettivi, a causa della natura trasversale delle suddette società, ossia la varietà dei settori in cui esse possono essere attive.
La partecipazione degli azionisti o dei soci in una società di capitali è una partecipazione limitata al conferimento di capitali.

Per contro, il rapporto mutualistico o un rapporto di scambio è tipico di una società cooperativa. La differenza di trattamento fiscale si fonda sulla differenza che esiste tra tali rapporti. Alla luce delle precedenti osservazioni, il regime fiscale delle società cooperative di produzione e lavoro, non può essere considerato selettivo, in quanto le suddette società non si trovavano in una situazione paragonabile a quella delle società a scopo di lucro, né a quella delle altre società cooperative. La normativa fiscale sulle cooperative può essere giustificata dalla natura o dalla struttura del sistema impositivo nazionale applicato alle società cooperative di produzione e lavoro. Infatti, le agevolazioni fiscali destinate alle società cooperative di produzione e lavoro paiono la diretta conseguenza dei principi fondatori e guida del sistema fiscale italiano.

L'Ag suggerisce alla Corte: – di dichiarare irricevibili le questioni pregiudiziali; – in subordine, di dichiarare ricevibile soltanto la prima questione pregiudiziale e di risolverla nel senso che non può essere considerato come aiuto di Stato un regime fiscale delle società cooperative di produzione e lavoro volto – benché si tratti di un’applicazione schematica – a esentare il reddito corrispondente al profitto prodotto con il lavoro dei soci, giacché esso deriva direttamente dai principi fondatori e guida del sistema fiscale applicabile alla tassazione delle società cooperative.

8 luglio 2010

IMG PRESS


08 luglio 2010

PROCESSO PER LA LOTTA ALLA FIEGE BORRUSO



COMUNICATO SINDACALE

Mercoledì 14 luglio 2010 alle ore 9,30 presso il Tribunale di Lodi si svolgerà il processo per lo sciopero iniziato il 30 dicembre 2009 alla Fiege Borruso di Brembio, in cui il coordinatore provinciale di Cremona del S.I. Cobas Fulvio Di Giorgio, e Gremi Ermir, uno dei lavoratori della cooperativa, furono arrestati per essere poi rilasciati il giorno seguente. L'accusa è di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L’avvocato difensore, Sergio P., ha ottenuto dal giudice Stefania P. l’ammissione tra le prove dei filmati degli scontri realizzati dai Cobas stessi. I due imputati schierano sei testimoni a favore (con altri 28 disponibili) e certificati medici di pronto soccorso dei lavoratori che hanno subito le percosse; due poliziotti invece sosterranno la pubblica accusa, affidata al pm Silvana G.

Una breve sintesi della cronaca di quei giorni.

Il 30 dicembre 2009 gli operai della Fiege Borruso di Brembio (LO) - uno dei tanti insediamenti di logistica nel territorio a sud di Milano - in sciopero contro i licenziamenti, stavano manifestando, seduti pacificamente davanti ai cancelli della fabbrica, quando alcune decine fra agenti di polizia e carabinieri, li hanno caricati con violenza, malmenati, spedendone cinque all’ospedale, arrestando un operaio e il rappresentante sindacale del sindacato a cui i lavoratori facevano riferimento (S.I. Cobas).

La versione delle forze dell'ordine fornita alla stampa, sosteneva che il loro intervento era stato necessario per sedare una lite fra lavoratori (che nessuno degli osservatori imparziali ha potuto vedere), e di aver avuto due contusi al termine “degli scontri”.

Questa ultima affermazione è stata smentita sostanzialmente da tutti i testimoni che hanno invece sostenuto come gli unici a picchiare siano stati i poliziotti e i carabinieri.

Le bugie hanno le gambe corte, soprattutto quando solo tardivamente ci si accorge di essere stati filmati da una videocamera (dal filmato della videocamera, che inutilmente gli agenti hanno cercato di sequestrare, si può infatti vedere un ufficiale di P.G., A. D.L., minacciare di togliere ai lavoratori in sciopero il permesso di soggiorno; casualmente proprio questa persona è tra i “contusi”).

Dopo 82 ore di sciopero e picchetto ai cancelli, 35 lavoratori migranti della Fiege Borruso di Brembio, con la solidarietà di molti lavoratori accorsi a sostegno della lotta, conquistavano la vittoria sul campo, per tutti gli obiettivi rivendicati.

Alla fine, tutti i 68 lavoratori presenti nel sito di Brembio, hanno visto conservate le stesse condizioni normative e salariali che avevano prima della presa di posizione aziendale.

7 giugno 2010

Sindacato Intercategoriale Cobas

Vedi anche:

PRESIDIO DELLE COOPERATIVE DAVANTI AL TRIBUNALE DI LODI


FIEGE, IL SINDACATO SI SPACCA


07 luglio 2010

"LA LENTA SVOLTA DELLE COOP ROSSE": DOPO LA CRISI PENSANO A FAR LOBBY"


Una gigantografia di Fausto Coppi e Gino Bartali che pedalano in montagna e pur essendo acerrimi concorrenti si passano la borraccia. Con la recessione che sta per finire la Lega Coop riparte da qui, dall`ossimoro competizione & solidarietà, da una metafora del Novecento italiano che non sarà originalissima però una novità la contiene: cerca di parlare un linguaggio nazionalpopolare e non gauchista.


Perché ormai anche ai dir
igenti delle coop di sinistra la storica aggettivazione politico-cromatica ("rosse") inizia a star stretta e, seppur molto più lentamente rispetto ai cugini di Cna e Confesercenti, hanno deciso di mettersi in marcia. A spaventarli è la sindrome Epifani, l'accorta difesa dell'immobilismo ad oltranza che, se può andar bene a un sindacato che alla fine sceglie soprattutto di far tessere, non può funzionare per delle imprese che devono crescere, esportare, inventare nuovi business.

La partita della piena autonomia
la Lega Coop la deve ancora vincere, nonostante almeno un paio di significative aperture nei confronti dei governi di centro-destra. La firma del Patto per l`Italia - quello che nel 2001 si proponeva di abolire l`articolo 18 sui licenziamenti - e l`entusiastico plauso emesso qualche mese fa alla nascita della Banca del Mezzogiorno. Dovevano essere due acuti ma in realtà non hanno lasciato traccia.

A Reggio Emilia in una tranquilla mattinata di fine giugno la grande effige di Coppi e Bartali sovrasta la sala dove si svolgono i lavori dell`assemblea regionale dei dirigenti della Lega. Duecento quadri che ascoltano in silenzio i discorsi dei leader, le analisi della Banca d`Italia e quelle dei professori Gianni Toniolo e Luigi Spaventa. Scrutando la platea la prima cosa che colpisce è che qui cominciano ad esserci nei piani alti tantissime donne (almeno il 50%), poi la trasformazione del look che evidenzia le radici popolari e segnala sconfitta del modello yuppie di sinistra che pure aveva avuto un suo seguito.

E` una tranquilla assemblea di ceti medi, ma non di quelli fighetti e riflessivi. L`unica vera concessione alla modernità imperante è la messaggio-mania, anche loro durante l`assemblea scrivono e ricevono tanti sms. Il patriottismo coop viene fuori però quando si cominciano a sciorinare i numeri del 2009. Sorpresa: per la Lega non è stato un annus horribilis. Sarà perché le cooperative a modo loro sono degli ammortizzatori sociali ma il bilancio delle emiliane non è malvagio, anzi.

Il valore della produzione è aumentato dello 0,8%, l`occupazione dello 0,1%o. Persino gli indici finanziari sono andati verso l`alto: il patrimonio netto è salito in provincia di Reggio Emilia del 5% e il prestito sociale del 2,5%. In sala e sul palco sono convinti non solo di essere usciti dal tunnel ma anche di aver dimostrato di saperci fare. Della serie «quando il gioco si fa duro, i duri giocano».

Se poi dai dati emiliani passiamo a leggere quelli nazionali, si vede che per le 300 cooperative più grandi il valore della produzione e sceso nel 2oog del 2,5%, l`occupazione è salita del 3,5% ma la redditività è andata sotto del 18%. In sostanza le grandi coop hanno preso meno botte dei privati, non hanno licenziato e hanno usato con più parsimonia la Cassa integrazione ma hanno perso un po` di capacità nel produrre ricchezza.

Perciò hanno fretta di ripartire, di operare «uno scatto vincente», come si augura il presidente emiliano Paolo Cattabiani. Venendo da lontano i dirigenti della Coop sanno per primi loro di avere delle aziende che i ciclisti definirebbero passiste, brave a tenere l`andatura, ma in difficoltà quando si tratta di accelerare. Sarà anche per questo che i cooperatori sono molto preoccupati per Pomigliano.

Che c`entra? Se quello diventa il modello delle relazioni industriali italiane «per le Coop il conto diventa salato» spiega Cattabiani. Sui diritti da noi non si transige e se i concorrenti - metti Esselunga - si pomiglianizzano, c`è poco da fare. Come c`è poco da fare se i privati delocalizzano, le coop non possono farlo. Invece di comprimere lo spazio dei sindacati i dirigenti vorrebbero razionalizzare e crescere, sviluppare nuove idee (loro dicono "sentieri inesplorati") come le «coop del sapere» per raccogliere dal cestino manager e ingegneri che le grandi imprese buttano fuori e che invece messi in cooperativa possono fare la loro figura.

«E` già successo in passato - racconta il presidente nazionale Giuliano Poletti -. Quando i big licenziavano gli addetti alle pulizie, alla vigilanza e persino alle buste paga, c`eravamo noi fuori dei cancelli ad accoglierli e creare cooperative. Un colosso come la Manutencoop è nata così». Poletti riporta ai suoi i dati emersi da una ricerca su come si sono comportate le 240 cooperative top negli ultimi venti anni.

Sembra l`elogio del darwinismo imprenditoriale perché sono sopravvissute solo in 120 che hanno però aumentato alla grande fatturato e patrimonio grazie anche a una politica di fusioni con le sorelle. Solo 60 sono fallite e uscite dal mercato. Risultato: oggi la taglia media delle coop è nettamente superiore a quella delle Pmi private e i settori che hanno permesso questa performance sono due, costruzioni e supermercati.

La grande distribuzione si presenta chiaramente come il grimaldello della potenza Coop, che pur coprendo da sola in Italia una quota di mercato sopra il 18%, vuole crescere ancora a tappe forzate. Una cinquantina di nuovi punti vendita e soprattutto la voglia di comprare piccole e medie catene in difficoltà per la stasi dei consumi. Il gran capo dei supermercati Coop, Vincenzo Tassinari, ha stanziato 700 milioni di euro ma ha fatto sapere che se c`è l`occasione giusta può metter mano al patrimonio.

Oltre alla politica delle acquisizioni le cooperative possono però giocare altre carte soprattutto nel rapporto con l`industria. E` ormai assodato che è stato un errore da parte degli imprenditori italiani aver sottovalutato il ruolo strategico della grande distribuzione e la Grande Crisi non ha fatto che rafforzare questa interpretazione. Senza essere forte a valle il made in Italy è destinato ad incontrare difficoltà nella riorganizzazione a monte, rischiamo di essere un Paese di produttori ancora poco capaci di collocare le proprie merci.

Sarà per questo motivo che a Reggio Emilia il professor Toniolo ha caldamente raccomandato ai manager cooperativi di introdurre una forte dose di progresso tecnico nella grande distribuzione. «La produttività di settore in Italia è troppo bassa. Non potete fare di più?».

Toniolo ha rivolto alla platea un`altra provocazione. Le coop devono accentuare il loro profilo di classe dirigente, devono partecipare di più alla costruzione di un`agenda Paese per la crescita. «C`è urgenza che vi facciate lobby ma non solo per difendere i vostri interessi ma anche su temi decisivi per l`Italia come l`istruzione e le infrastrutture». ù

E` possibile per le coop ex-rosse farsi lobby senza coinvolgere il resto del mondo cooperativo e facendo finta che Rete Impresa Italia, la grande confederazione dei Piccoli non sia nata ormai già da più d`un mese? E` qui che forse rispunta la sindrome Epifani e il bilancio della presidenza Poletti si presenta in rosso. Da anni le tre centrali cooperative italiane, oltre la Lega c`è la Confcooperative di Luigi e la Agci, tengono aperto il dossier della loro unificazione.

Ma per un motivo o per l`altro la pratica è rimasta ferma sulle scrivanie dei presidenti in attesa dei soliti tempi migliori. Ora i bene informati sostengono che qualcosa si sia rimesso in moto e con qualche chance di successo superiore al passato. E` l`effetto Capranica. Avendo le cinque grandi organizzazioni del commercio e dell`artigianato dimostrato che «volendo si può» hanno di fatto tolto ogni alibi ai frenatori più o meno occulti.

Qualcuno dentro la Lega Coop in attesa di un unico rassemblemènt della cooperazione avrebbe forse gradito una calorosa apertura verso Rete Imprese Italia, ma Poletti alla fine non se l'è sentita. Eppure l`agenda dei Piccoli coincide per il 90% con le istanze delle cooperative e nell'Italia 2010 far lobby significa soprattutto avere la massa critica per decidere le priorità dell`azione pubblica.

Novità in casa Coop possono arrivare anche dal delicato fronte della finanza. La ferita aperta da Giovanni Consorte e dai progetti di conquistare la Bnl si è rimarginata ma anche in questo caso si aspetta uno scatto vincente. Per questo Poletti ha affidato al professor Marcello Messori, ex presidente di Assogestioni e presente anche lui a Reggio Emilia, uno studio sulla finanza cooperativa.

In pubblico Messori ha detto che «sarebbe un errore attingere all`innovazione finanziaria contraria ai principi della mutualità» ma ha aggiunto anche che le innovazioni normative degli anni`90 aprono grandi potenzialità e la possibilità di sperimentare soluzioni inedite per poter finanziare la crescita delle coop. Vedremo.


6 luglio 2010

Dario Di Vico

Corriere della Sera.it


06 luglio 2010

VERTENZE, MANUTENCOOP: IL TRIBUNALE DA RAGIONE ALLE OPERAIE





Il tribunale di Ascoli Piceno
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L'impresa che gestisce il servizio di pulizie presso l'Ipercoop di Porto Grande (Ascoli Piceno) dovrà revocare il trasferimento di tre lavoratrici sambenedettesi a L'Aquila.

La Cgil festeggia e lancia l'allarme sulla "discesa nel Piceno" di grandi imprese con il "cervello" altrove.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Vertenza contro la Manutencoop, il Tribunale di Ascoli dà ragione alle tre lavoratrici per le quali l'impresa bolognese aveva disposto il trasferimento a L'Aquila. Trasferimenti giudicati illegittimi dal giudice del Lavoro Emilio Pocci.

Esulta la Cgil, che nei mesi scorsi ha sostenuto le lavoratrici e che ora lancia l'allarme sulla "discesa nel Piceno" di grandi gruppi aziendali con il "cervello" e il management altrove.

Un passo indietro: la Manutencoop Facility Management Spa dal primo gennaio 2010 è subentrata nella gestione dell’appalto di pulizie dell’Ipercoop “Porto Grande” di San Benedetto. Afferma Alessandro Pompei della Cgil: «E lo ha fatto firmando un verbale di accordo in cui si impegnava a riassumere tutte le lavoratrici alle medesime condizioni economiche e normative. Successivamente la Manutencoop ha denunciato una eccedenza di 87 ore settimanali sul totale ore appalto, decurtando in modo unilaterale le ferie maturande alle dipendenti e, dopo un iniziale tentativo di trattativa, ha operato tre trasferimenti presso un'altra sua sede di lavoro, quella della Protezione Civile a L'Aquila».

Il Tribunale di Ascoli Piceno nella persona del Giudice del Lavoro Emilio Pocci però il 28 Giugno scorso ha reputato antisindacale la condotta della Manutencoop. Aggiunge Pompei: «Reputando violato il diritto attribuito al sindacato e anche le posizioni soggettive. I trasferimenti delle lavoratrici e la sostituzione delle lavoratrici scioperanti sono state ritenute illegittime. Inoltre la contestazione dell’assenza ad alcune lavoratrici in sciopero è da ritenersi condotta illegittima diretta a screditare il sindacato e a condizionare il diritto di sciopero da parte del sindacato».

I tre trasferimenti sono stati revocati dal giudice, che ha ordinato la sospensione della sostituzione delle lavoratrici in sciopero e ha dichiarato nulle le contestazioni disciplinari in occasione dello sciopero stesso.

Ora Cgil e Cisl minacciano denunce penali all'impresa qualora non venisse applicata la sentenza.

LA DISCESA NEL PICENO Con un occhio ai prossimi appalti in scadenza, soprattutto nei servizi pubblici locali, Francesco Neroni del settore Funzione Pubblica della Cgil lancia l'invito a «vigilare e tenere alte le antenne. Qui si rischia di mettere a repentaglio le conquiste dei lavoratori».

Nei prossimi mesi sono dunque in scadenza appalti come il servizio ristorazione nelle mense dell'ospedale o il servizio igiene presso il centro per anziani "Primavera". I sindacati sperano che le gare vengano vinte da imprese locali.

5 luglio 2010

Oliver Panichi

Sambenedetto Oggi


MANUTENCOOP: CHI SONO

03 luglio 2010

NUOVO CENTRO VENDUTO PER 31 MILIONI















LIVORNO.
A due anni esatti dalla chiusura del così detto "lodo Fremura" - era il 30 giugno 2008 quando fu stipulato l'accordo transattivo tra il Comune e il gruppo Fremura - è stato formalmente scritto il primo capitolo del Nuovo Centro: la famiglia livornese ha infatti firmato con la Coop il contratto di compravendita delle aree commerciali.

La trattativa tra la società Le Ninfee (creata appositamente da Marcello Fremura, e guidata dalla nipote Antonella Boccardo) e la Levante srl (costituita da Unicoop Tirreno e Unicoop Firenze) era andata a buon fine lo scorso aprile, quando le parti avevano definito un'intesa di massima, e da allora i due gruppi hanno lavorato per mettere a punto l'imponente documentazione collegata a questo passaggio di proprietà.

Compito che si è rivelato ancora più arduo di quanto previsto per un'operazione così complessa e a cui solo ieri è stata messa la parola fine: nello studio fiorentino del notaio Antonino Poma, i rappresentati del gruppo Fremura e quelli della Coop hanno appunto sottoscritto il rogito su cui è stata indicata la cifra di 31 milioni di euro e spiccioli.

Questa è quindi la somma che è stata pagata dalla Levante srl per acquistare i tre contenitori commerciali da 41mila metri quadrati di superficie lorda complessiva (il centro commerciale da 10.430 metri quadri di superficie di vendita autorizzabile, così com'è stato indicato dalla Regione, il supermercato da 2.550 mq di Svag per l'alimentare e il megastore da 2.500 metri quadri), con tanto di licenze edilizie, e per ottenere anche la regimazione idraulica dell'area e le opere di urbanizzazioni primarie (strade, rete idrica, illuminazione, fognature, etc.) e secondarie (spazi verdi, strutture per lo smaltimento di rifiuti urbani, speciali e pericolosi, etc.).
Queste ultime sono state aggiunte all'accordo solo in corso d'opera, quindi se le escludiamo è possibile stimare in 28 milioni di euro il prezzo pagato dalle Coop per l'operazione "originaria".

Una bella somma, non c'è che dire, ma assai inferiore ai 40 milioni di euro che Esselunga si era dichiarata pronta a mettere sul tavolo delle trattative: la lettera scritta da Bernardo Caprotti a Marcello Fremura il 9 aprile scorso era esplicita in tal senso.
Ma ormai, questa è acqua passata: dopo la decisione di scegliere le Coop, non risulta che ci siano stati più contatti tra i Fremura ed Esselunga.

E mentre la Levante srl (Unicoop Tirreno e Unicoop Firenze), dovrà cominciare a pensare a come utilizzare gli spazi commerciali, per Le Ninfee (la società di Fremura) è già tempo di lavori o quasi. «Per prima cosa - afferma Antonella Boccardo - dovremo eseguire le opere di regimazione idraulica per tutto il quartiere del Nuovo Centro (4.800.000 euro la spesa complessiva, ndr): le procedure del Comune sono già in corso e noi siamo quasi pronti per bandire la gara. L'obiettivo è partire con i lavori a ottobre. Anche perché poi dovremo realizzare le opere di urbanizzazione primarie nella parte commerciale, quella venduta alle Coop (quasi 5 milioni di euro i costi a carico di Fremura, ndr)». In più, sempre nell'area destinata al commercio, Fremura si è impegnato a realizzare anche le urbanizzazioni secondarie. Dopodiché la società Le Ninfee potrà volgere l'attenzione all'operazione residenziale, direzionale e servizi.

2 luglio 2010

Alessandro Guarducci

Il Tirreno