
Il protocollo welfare si rivela un boomerang per i lavoratori precari che avrebbero avuto diritto ad un contratto a tempo indeterminato.
Il sindacato tace colpevolente.
Unicoop cinicamente ne approfitta.
Riceviamo e pubblichiamo una email di una nostra collega a cui non è stato rinnovato il contratto dopo anni di lavoro a tempo determinato, come accaduto (leggi la loro lettera di denuncia) per le colleghe dell’Iper di Montevarchi :
A CASA DOPO 4 ANNI
"Anche io dopo 4 anni di onorato lavoro presso un IPER LA GRANDE I sono stata lasciata con un arrivederci e grazie. Vi è sembrata giusta questa legge? Almeno avessero vietato nuove assunzioni, invece via noi per non passarci a tempo indeterminato. Arrivano nuovi addetti. Non era meglio prima? Cosa posso fare? La filcams non ha saputo darmi risposte. Ci sono novità in arrivo?"
In realtà, nelle intenzioni del protocollo sul Welfare in materia di contratti a tempo determinato, si intendeva responsabilizzare le aziende ad assumere definitivamente il dipendente dopo 36 mesi di proroghe contrattuali. In particolare per il contratto a tempo determinato si stabilisce il limite di 36 mesi alla possibilità di reiterare i contratti (comprensivi di proroghe e rinnovi), dopo il quale nuovi contratti a termine possono essere stipulati solo davanti alle Direzioni provinciali del lavoro e con l’assistenza sindacale.
E’ evidente che si tratta di una scelta di Unicoop quella di NON rinnovare il contratto a chi aveva ottenuto queste caratteristiche.
E’ evidente anche che, questa grande cooperativa ha il cuore che si scoglie a comando, secondo le proprie convenienze.
Come risulta chiaro che, l’utilizzo prolungato di personale a tempo determinato, non è giustificabile con esigenze di lavoro momentanee (come sarebbe nella natura del contratto), ma che è strutturale all’organico del punto vendita e come tale dovrebbe essere assunto con forma definitiva.
Purtroppo, le valutazioni positive che furono date da molti autorevoli esponenti della sinistra all’intesa del protocollo, si sono rivelate errate e la voce dei contrari, minoritaria.
Ci chiediamo se l’intesa sarebbe stata raggiunta ugualmente con l’attuale governo.
La strategia usata da Unicoop Firenze è utilizzata anche in altre realtà cooperative.
Si legga la lettera dei DIPENDENTI PRECARI IPERCOOP FONTI DEL CORALLO, di Unicoop Tirreno.
Per quanto riguarda le novità sul fronte sindacale non ce ne sono, dopo il no del sindacato alla proposta aziendale, come riportiamo nell’articolo di seguito:
Apertura dell'azienda: utilizzo nei periodi utili, secco no dei sindacati.
PRECARI COOP, PROPOSTO PART-TIME ANNUALE.
Dopo un intenso periodo di trattative, agitazioni e incontri, Unicoop Firenze lancia la sua proposta per stabilizzare i posti di lavoro e offrire un'opportunità ai sette lavoratori precari, ai quali, da inizio gennaio, la SpA non ha rinnovato il contratto. La soluzione?
Trasformare le assunzioni a tempo determinato in contratti a tempo determinato con la formula del part-time annuale: ovvero da utilizzare nei momenti in cui la richiesta di personale si impenna.
La proposta presentata dalla Direzione dell'Ipercoop al tavolo di trattative con le RSU, non è piaciuta ai sindacati che l'hanno bocciata senza appello."
Il part time annuale è una formula prevista dal contratto collettivo di lavoro che consente di concentrare le prestazioni lavorative in determinati periodi dell'anno", spiega la società, precisando: "L'obiettivo di Unicoop Firenze è di estendere anche ad altri punti vendita, in modo da attenuare il problema dei contratti a tempo determinato.
In alcuni periodi dell'anno (da giugno a settembre ma non solo) infatti si rende necessario colmare il deficit di risorse lavorative dovuto a ferie ed altro, per garantire la continuità delle vendite. Nell'attuale congiuntura, per l'Azienda è il massimo sforzo possibile, non esistono spazi per lo sviluppo dell'organico, nè per nuovi posti di lavoro".
Dietro questa scelta la crisi strisciante, che sembra aver colpito duro sopratutto il non-food, che costringe la società a mettere in atto nuove strategie organizzative: "La crisi di vendite imporrà, anche a Montevarchi, una parte di mobilità interna verso i reparti alimentari che stanno registrando andamenti positivi".
Il no dei sindacati non scoraggia la proprietà: "Le proposte di assunzione saranno rivolte direttamente ai lavoratori interessati".
27 maggio 2008
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La Nazione
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