11 giugno 2008

PRECARI COOP: UNA VERGOGNA AZIENDALE




Il
protocollo welfare si rivela un boomerang per i lavoratori precari che avrebbero avuto diritto ad un contratto a tempo indeterminato.
Il sindacato tace colpevolente.
Unicoop cinicamente ne approfitta.




Riceviamo e pubblichiamo una email di una nostra collega a cui non è stato rinnovato il contratto dopo anni di lavoro a tempo determinato, come accaduto (leggi la loro lettera di denuncia) per le colleghe dell’Iper di Montevarchi :

A CASA DOPO 4 ANNI
"Anche io dopo 4 anni di onorato lavoro presso un IPER LA GRANDE I sono stata lasciata con un arrivederci e grazie. Vi è sembrata giusta questa legge? Almeno avessero vietato nuove assunzioni, invece via noi per non passarci a tempo indeterminato. Arrivano nuovi addetti. Non era meglio prima? Cosa posso fare? La filcams non ha saputo darmi risposte. Ci sono novità in arrivo?"

In realtà, nelle intenzioni del protocollo sul Welfare in materia di contratti a tempo determinato, si intendeva responsabilizzare le aziende ad assumere definitivamente il dipendente dopo 36 mesi di proroghe contrattuali. In particolare per il contratto a tempo determinato si stabilisce il limite di 36 mesi alla possibilità di reiterare i contratti (comprensivi di proroghe e rinnovi), dopo il quale nuovi contratti a termine possono essere stipulati solo davanti alle Direzioni provinciali del lavoro e con l’assistenza sindacale.

E’ evidente che si tratta di una scelta di Unicoop quella di NON rinnovare il contratto a chi aveva ottenuto queste caratteristiche.
E’ evidente anche che, questa grande cooperativa ha il cuore che si scoglie a comando, secondo le proprie convenienze.
Come risulta chiaro che, l’utilizzo prolungato di personale a tempo determinato, non è giustificabile con esigenze di lavoro momentanee (come sarebbe nella natura del contratto), ma che è strutturale all’organico del punto vendita e come tale dovrebbe essere assunto con forma definitiva.

Purtroppo, le valutazioni positive che furono date da molti autorevoli esponenti della sinistra all’intesa del protocollo, si sono rivelate errate e la voce dei contrari, minoritaria.
Ci chiediamo se l’intesa sarebbe stata raggiunta ugualmente con l’attuale governo.

La strategia usata da Unicoop Firenze è utilizzata anche in altre realtà cooperative.
Si legga la lettera dei DIPENDENTI PRECARI IPERCOOP FONTI DEL CORALLO, di Unicoop Tirreno.
Per quanto riguarda le novità sul fronte sindacale non ce ne sono, dopo il no del sindacato alla proposta aziendale, come riportiamo nell’articolo di seguito:

Apertura dell'azienda: utilizzo nei periodi utili, secco no dei sindacati.

PRECARI COOP, PROPOSTO PART-TIME ANNUALE.

Dopo un intenso periodo di trattative, agitazioni e incontri, Unicoop Firenze lancia la sua proposta per stabilizzare i posti di lavoro e offrire un'opportunità ai sette lavoratori precari, ai quali, da inizio gennaio, la SpA non ha rinnovato il contratto. La soluzione?
Trasformare le assunzioni a tempo determinato in contratti a tempo determinato con la formula del part-time annuale: ovvero da utilizzare nei momenti in cui la richiesta di personale si impenna.

La proposta presentata dalla Direzione dell'Ipercoop al tavolo di trattative con le RSU, non è piaciuta ai sindacati che l'hanno bocciata senza appello."
Il part time annuale è una formula prevista dal contratto collettivo di lavoro che consente di concentrare le prestazioni lavorative in determinati periodi dell'anno", spiega la società, precisando: "L'obiettivo di Unicoop Firenze è di estendere anche ad altri punti vendita, in modo da attenuare il problema dei contratti a tempo determinato.

In alcuni periodi dell'anno (da giugno a settembre ma non solo) infatti si rende necessario colmare il deficit di risorse lavorative dovuto a ferie ed altro, per garantire la continuità delle vendite. Nell'attuale congiuntura, per l'Azienda è il massimo sforzo possibile, non esistono spazi per lo sviluppo dell'organico, nè per nuovi posti di lavoro".
Dietro questa scelta la crisi strisciante, che sembra aver colpito duro sopratutto il non-food, che costringe la società a mettere in atto nuove strategie organizzative: "La crisi di vendite imporrà, anche a Montevarchi, una parte di mobilità interna verso i reparti alimentari che stanno registrando andamenti positivi".

Il no dei sindacati non scoraggia la proprietà: "Le proposte di assunzione saranno rivolte direttamente ai lavoratori interessati".


27 maggio 2008

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La Nazione

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05 giugno 2008

UNICOOP FIRENZE E SOCI SALGONO IN MONTE PASCHI MA IL TITOLO SCENDE









Il Monte dei Paschi, in seguito all’acquisizione di Banca Antonveneta, ha chiuso l’aumento di capitale.
I maggiori soci, tra cui Unicoop Firenze, hanno aderito e aumentato la loro quota.

Adesso Unicoop Firenze detiene complessivamente il 3,2% del capitale.

L’operazione Antonveneta è stata molto criticata per l’impegnativo costo (9 miliardi pagati agli spagnoli di Banco Santander, che hanno così ottenuto una plusvalenza di 2,36 miliardi).

Una lettera all'informatore Coop esprime preoccupazione per l’investimento di Unicoop.

Anche la borsa non ha dimostrato nessuna fiducia sul titolo Monte Paschi negli ultimi 12 mesi.


04 giugno 2008

COOP ACCHIAPPATUTTO, RESTA IL DUBBIO DEL VINGONE


GRANDE DISTRIBUZIONE
AN RICORRE AL GARANTE SULLA CONCORRENZA


Un esposto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato sarà presentato dalla capogruppo di An, Erica Franchi, “ Al garante – ha detto la Franchi – chiederemo di verificare se, in tutto ciò che è accaduto e che sta accadendo, siano state rispettate le regole a tutela dell’interesse proprio dei cittadini e degli operatori”.

La decisione arriva all’indomani della notizia dell’acquisto di Unicoop Firenze del capannone Matec.
“Una scoperta di oggi – ha detto ancora Erica Franchi – visto che né il Consiglio Comunale era stato informato, né i membri della commissione urbanistica”.

E ANCORA: “L’ultima area che rimane destinata alla grande distribuzione è quella del Vingone. Sarà interessante capire chi si aggiudica quest’ultima area”. Per la Franchi c’è una proposta: “sotto il cartello stradale del comune di Scandicci, anziché area denuclearizzata, potremmo apporre la scritta area coopizzata”.

L’azzeramento della concorrenza, della varietà, della diversità, che così si realizza, annulla la possibilità di scelta degli abitanti di Scandicci e dintorni non solo in quanto consumatori, ma anche in quanto cittadini. Il problema è molto serio dal punto di vista commerciale, sul piano della libera concorrenza, della sopravvivenza dei piccoli esercizi di quartiere, che tengono vive le aree urbane. In tutto questo sarebbe interessante sapere per chi tifa il comune: monopolio o libera concorrenza?

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1 giugno 2008

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La Nazione – Provincia

29 maggio 2008

L'EX MATEC NEL CARRELLO DELLA COOP


Shopping da venticinque milioni di euro.
Le contropartite alla città



Cadono tutti dalle nuvole. Eppure un affare da 25 milioni di euro, che porta a Scandicci un nuovo magazzino di stoccaggio unicoop non poteva passare inosservato all’amministrazione comunale.

Certo, con sette lavoratori licenziati e relazioni sindacali ai minimi storici tra la cooperativa e i dipendenti, non avrebbe certo portato consenso mettere il cappello su questa operazione, tutta interna al movimento cooperativo, che porta Unicoop ad acquistare i capannoni Matec.

Che dovevano invece diventare la base logistica del consorzio Etruria per la realizzazione della bretella Stagno-Gonfienti. Ci finiranno invece le carni e il fresco, che non trovano posto nell’area di via dei Pratoni. Anche qui l’operazione del comune è stata brillante: ha permesso la realizzazione di un capannone industriale e di ampliamenti successivi, ottenendo in cambio la ristrutturazione dell’antica residenza del Ghiberti (ancora da completare dopo quasi dieci anni dalla convenzione) e la creazione di un parco (gran parte degli alberi messi a dimora sono seccati e attendono ancora di essere sostituiti).

Certo con l’acquisto del capannone Matec, il risultato è che Scandicci diventa comune “cooppizzato”. Accanto ai supermercati di vicinato nei vari quartieri e quello confinante del Ponte a Greve (che serve per buona parte i residenti di Scandicci) in arrivo c’è il più grande ipermercato della Toscana, nell’area di 25mila metri quadri del Pontignale.
E gli uffici che si trovano negli spazi vicini ai magazzini dei Pratoni dove lavorano in 600.

Adesso nell’area di 28mila mq vicino allo svincolo tra Fi-Pi-Li e A1, dovrebbe arrivare tutto il comparto del freddo. Lo sorso anno, era stata data per fatto l’arrivo del Consorzio Etruria, ma l’operazione è saltata e ora l’altro colosso del movimento cooperativo dovrebbe provvedere ai lavori di adeguamento della nuova struttura. Il capannone ex Matec è stato per anni il centro produttivo del Gruppo Lonati, leader nella produzione di macchine circolari per calzetteria.

Ma dopo l’ultima battaglia sindacale che ha portato allo smantellamento della fabbrica e al licenziamento degli oltre 200 lavoratori, la struttura è rimasta vuota e si è aperta la necessità di trovare una nuova collocazione. Chiusa la partita se ne apre subito un’altra per la sistemazione dell’area di via Masaccio al Vingone, dove dovrebbe arrivare un altro supermercato.
Scommettiamo?

29 maggio 2008

La Nazione – Provincia – Metropoli – Scandicci

Fabrizio Morviducci

20 maggio 2008

SCIOPERO CONTRO I LICENZIAMENTI


MERCOLEDI 21 MAGGIO 2008

SCIOPERO

DI TUTTI I LAVORATORI DEL MAGAZZINO DI SCANDICCI E SESTO F.NO DI UNICOOP FIRENZE CON ASSEMBLEA DI 2 ORE PRESSO LA SALETTA RSU DI SCANDICCI, VIALE EUROPA, 72.

ORARIO 10.30 -12.30

PER I LAVORATORI DEGLI ALTRI TURNI LO SCIOPERO SARA' LE ULTIME 2 ORE DEL PROPRIO ORARIO.

VISTO LA GRAVITA' DEI FATTI E' IMPORTANTE LA PRESENZA DI TUTTI.

RSU MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE

Rassegna stampa


LICENZIAMENTI ALLA UNICOOP DI FIRENZE


Ci limitiamo a dare la notizia. Prossimamente renderemo note le forme di lotta che verranno decise in una prossima assemblea contro questa barbarie aziendale.

E' terminata con sette licenziamenti, 10 sospensioni da 3 a 9 giorni e in un caso, nessuna sanzione perche' non e' stata rilevata alcuna responsabilita', la procedura prevista dal Contratto nazionale di lavoro per le contestazioni disciplinari avviata da Unicoop Firenze il 4 marzo contro 18 dipendenti del magazzino di Scandicci in seguito alla vicenda degli ammanchi di merci nel magazzino. A queste conclusioni, informa una nota, la cooperativa e' giunta dopo un'attenta valutazione, durata oltre due mesi, delle informazioni a disposizione, e giungono dopo aver dato la possibilita' a tutti i 18 dipendenti di esporre le ragioni a loro difesa.

In particolare, le responsabilita' individuali sono state valutate e graduate secondo tre criteri guida: la reiterazione dell'atto; l'occultamento di merci; le responsabilita' nella scala gerarchica. La vicenda risale al maggio 2006 quando Unicoop Firenze sporse denuncia contro ignoti a seguito di ammanchi di merci nel magazzino. Le indagini sono state condotte dai carabinieri di Scandicci e nel febbraio 2007, la magistratura dispose l'installazione per due mesi di quattro telecamere nei locali del magazzino e l'inchiesta si e' conclusa con l'emissione di 24 avvisi di garanzia per furto e appropriazione indebita.

(fonte ANSA)

10 maggio 2008

LO STRANO CASO DEL LICENZIAMENTO ALLA COOP DI SAN CASCIANO



Che il clima in Unicoop sia molto pesante per i dipendenti, lo diciamo da tempo.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un'escalation di situazioni che per la loro gravità non hanno precedenti, come dimostrano il licenziamento e gli avvisi di garanzia dei magazzini di Scandicci.
Annoveriamo anche questo fatto che coinvolge una dipendente della Coop di San Casciano e che sicuramente è da collocare nel clima esasperato di caccia alle streghe che Unicoop ha generato.
Così riporta l'episodio LA NAZIONE:

San Casciano – La donna licenziata perché chiedeva più sorveglianza

La Coop: “ PRONTI A RIASSUMERLA

L’azienda: “La Pagliai potrà scegliere un altro punto vendita in cui lavorare

Il legale: “Stiamo aspettando la nota ufficiale. Poi decideremo se accettare o meno”

La Coop sei tu e sarà (di nuovo) anche di Stefania Pagliai, la dipendente caporeparto del supermercato di San Casciano, di 44 anni, dei quali 25 orgogliosamente trascorsi con indosso la divisa Unicoop, avvisata di licenziamento dopo aver semplicemente chiesto una vigilanza la sera, quando era da sola: era stata minacciata da persone senza fissa dimora (e per questo aveva fatto anche una denuncia alle forze dell’ordine).

La richiesta aveva innescato, secondo quanto si apprende dal fascicolo che ora è tenuto dall’avvocato Marcello Pecchioli, una serie di episodi che erano culminati nell’intimidazione di licenziamento (non esecutivo perché la donna è adesso in malattia).

CLIENTI E SOCI Coop di San Casciano si erano ribellati aprendo una sottoscrizione indirizzata ad unicoop firenze. La quale, già nella serata di mercoledì, mettendosi in contatto col giornale aveva detto: “Siamo alla ricerca di una soluzione: vogliamo reintegrare Stefania, in un punto di vendita vicino a San Casciano, sino a quando non saranno ripristinate le condizioni necessarie di serenità. Alcuni provvedimenti che erano stati adottati servivano a non farle operare la chiusura serale da sola. Comunque ora stefania potrà scegliere il punto di vendita che riterrà più opportuno, e valuteremo la situazione".

C’E’ QUINDI la volontà di far rientrare Stefania Pagliai in Unicoop. San Casciano è circondata da punti vendita abbastanza vicini, da Bagno a Ripoli a Scandicci, da Impruneta a Montelupo sino ad esempio a Poggibonsi. Si vedrà.
Anche il legale della donna, Marcello Pecchioli, resta in attesa. Ieri verso le 13,30 l’avvocato ha detto: “Che ci sia questa intenzione di reintegrare da parte di unicoop lo sappiamo al momento solo dai cronisti. Sarà Unicoop a dovercelo comunicare ufficialmente, e dovremo trovarci per valutare la situazione”.
Che se non si sblocca, andrà davanti alla Commissione del Lavoro, essendo stata avanzata l’illegittimità del licenziamento (che, va ribadito, non è scattato essendo in presenza di malattia).

L’altro aspetto di questa vicenda è la petizione popolare, per cui Stefania Pagliai ha ringraziato i sancascianesi: “Stefania Pagliai – afferma la lettera – per 25 anni ha prestato le proprie mansioni al servizio della Coop sempre attenta alle esigenze dei clienti, del negozio e dei soci. Il licenziamento è dovuto solo ad una richiesta, lecita ed inoffensiva, di essere tutelata alla chiusura del negozio".

9 Maggio 2008

LA NAZIONE

Andrea Ciappi

07 maggio 2008

ULTIMO PRIMO MAGGIO FESTIVO IN COOP ?


L'aria che tira nel mondo del lavoro è davvero brutta. Sempre meno tutele, sempre più flessibilità con salari sempre più bassi.
E' il mercato, bellezza... e la Coop si adegua, anzi anticipa spesso queste tendenze, forte del fatto che l'opposizione sindacale nel mondo cooperativo è di fatto inesistente, latitante, connivente.

Le dichiarazioni di alcuni dirigenti del mondo cooperativo rilasciate a Il Sole 24 ore (articolo che pubblichiamo di seguito) fanno presumere che questo Primo Maggio, sia l'ultimo festivo, che diventi insomma, un giorno come gli altri.
Dietro queste intenzioni più o meno esplicite, si sente forte la voglia becera e un pò vile, di liberarsi di tutto quello che è ritenuto dai manager di sinistra un inutile fardello legato a valori che stanno scomparendo rapidamente, grazie anche loro pesante contributo.

Il giorno in cui i lavoratori, il sindacato, la gente comune, i partiti di sinistra, smetteranno di considerare le Coop come un mondo sensibile ai valori storici di riferimento della sinistra, ma ritenerle aziende (almeno) come tutte le altre, sarà una grande conquista per tutti quelli che hanno un'anima di sinistra.
Un giorno di festa, quasi come l'ormai defunto Primo Maggio.

Negozi, è polemica

«Le aperture dei negozi nei giorni festivi devono essere liberalizzate – afferma Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione – per questo motivo terremo i negozi aperti il più possibile il 1° maggio, così come abbiamo fatto il 25 aprile, laddove le normative locali lo consentono».
E così almeno il 30% dei punti vendita della grande distribuzione aprirà i battenti nella festa dei lavoratori. Ma la cosa più significativa è che il 1° maggio non è più un tabù neppure per Coop, leader nella grande distribuzione e nella Legacoop, l'organizzazione delle "coop rosse".

«Le cooperative si regolano sul territorio secondo i rapporti di concorrenza e danno un servizio ai consumatori» commenta Aldo Soldi, presidente di Ancc-Coop, all'annuncio che alcuni Ipercoop resteranno aperti in Piemonte per la fsta dei lavoratori. «Certo bisognerebbe mettere ordine nelle aperture festive – aggiunge – che vanno sempre contrattate con i lavoratori. C'è anche il diritto al riposo, sono contrario a una deregulation selvaggia». «È opportuno tenere aperto se il mercato lo richiede» aggiunge Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia.
«Ci saranno tre Ipercoop aperti in Piemonte il 1° maggio – sottolinea Ernesto Dalle Rive, presidente di Novacoop – d'intesa con i lavoratori. Dobbiamo tenere il passo con la concorrenza che nell'area è dura».

Non la pensa così il sindacato. «Il problema si è posto anche il 25 aprile – rileva Giovanni Ciarlo, segretario regionale Filcams-Cgil – e non siamo d'accordo, per questo motivo non faremo mancare la nostra protesta». «Certo la Coop questa mossa poteva risparmiarsela – aggiunge Marinella Meschieri, della segreteria nazionale Filcams-Cgil –. Però capisco anche i lavoratori che accettano perchè sono alle strette, devono pagare le rate del mutuo, oppure confrontarsi con un contratto nazionale bloccato da molti mesi».

Il fronte della grande distribuzione appare comunque determinato ad aprire i battenti. L'Esselunga fa sapere che il 1° maggio saranno aperti 12 grandi magazzini tra Lombardia e Piemonte, di cui almeno due nel cuore di Milano. Il Conad – fanno sapere dal quartier generale di Bologna del secondo gruppo italiano, anch'esso nell'orbita di Legacoop – aprirà il 10% almeno dei sui 2.900 punti vendita. Saracinesche sollevate dove possibile anche per Bennet e Pam. Il gigante francese Carrefour aprirà 8 centri commerciali e una cinquantina di supermercati. Saracinesche chiuse invece nell'altro colosso transalpino, Auchan.

«Le festività sono una grande opportunità», commenta Riccardo Francioni, top manager del gruppo Selex, anch'esso orientato all'apertura ove possibile. «L'Antitrust ha rilanciato sul tema della liberalizazione delle domeniche e dei festivi – conclude Barberini –. Chiederemo impegni alle Regioni, dobbiamo liberalizzare e varare norme trasparenti. C'è una babele di norme che disorienta operatori e consumatori».

29 aprile 2008

ILSOLE24ORE.COM

Vincenzo Chierchia

01 maggio 2008

ALL'IPERCOOP IL PRIMO MAGGIO SI LAVORA



In Piemonte protesta dei sindacati e invito allo sciopero della spesa



All'ingresso dell'Ipercoop di Cuorgnè, provincia di Torino, campeggia un cartello che avverte che giovedì il supermercato rimarrà aperto dalle 9 alle 21

Niente di strano se non fosse che il giovedì a cui ci si riferisce è quello del primo maggio, la Festa dei lavoratori, data molto sentita nel nostro Paese, in cui tutto si ferma, per celebrare la conquista storica del limite delle 8 ore di lavoro.
Ma invece quest'anno, per la prima volta negli ipermercati della Lega Coop, le cooperative di sinistra (e quindi il fatto è ancor più strano), si lavorerà. La Novacoop, la cooperativa che gestisce gli Iper della Lega Coop in Piemonte, sottolinea che la scelta dei dipendenti di lavorare il Primo Maggio è facoltativa e dall'azienda non verrà effettuato nessun tipo di coercizione.

Ma i sindacati non ci stanno e hanno iniziato un volantinaggio all'ingresso dell'Ipercoop di Cuorgnè, chiedendo anche alla popolazione di non recarsi a fare acquisti giovedì. La Filcams-Cgil attacca l'azienda, «del Primo Maggio lavorativo l'abbiamo saputo dai lavoratori» e su quanto riguarda la libera scelta dei lavoratori sottolinea: «Il 70% dei 180 dipendenti dell'Iper di Courgnè ha contratti part-time. Lavorare il primo maggio significa mettersi in tasca 50 euro in più».

Insomma, il ricatto da parte dei datori di lavoro è semplice quando un dipendente part-time, con contratto a termine o a progetto, deve scegliere fra la celebrazione di una data storica nella lotta per i diritti dei lavoratori, o pagare l'affitto a fine mese.

(28.4.08)

06 aprile 2008

PRECARIATO IN UNICOOP: DOPO 5 ANNI DI LAVORO L'IPERCOOP DI MONTEVARCHI NON RINNOVA IL CONTRATTO A 7 PRECARIE



Lettera per chi ha voglia di dire una sola parola per noi

A gennaio 2008 all’interno dell’ Ipercoop di Montevarchi si è verificata una grave situazione sette precarie con cinque anni di onorato lavoro si sono viste chiudere in faccia le porte dell’ ipermercato.

L’ Azienda ha attribuito alla legge Welfare tutte le responsabilità questo è un atteggiamento inaccettabile e incoerente con quello che mi hanno detto e promesso in tutti questi anni : che sono una lavoratrice meritevole ,che l’ assunzione sarebbe scattata quanto prima e tanti bei discorsi di comodo e circostanza . Cari signori un grazie e arrivederci non mi va proprio bene perché giocare su un posto di lavoro e sulla dignità delle persone è vergognoso .

Dire che in questi anni ho dato l’ anima è poco, perché con il miraggio di un assunzione,
il precario di fatto deve dire sempre SI.

SI agli straordinari, SI agli orari peggiori, SI a tutto quello che l’ Azienda chiede.
Considerato che l’ Ipercoop di Montevarchi è sott’organico e continuamente deve fare uso di personale avventizio preso con l’ intermediazione delle agenzie interinali mi chiedo perché non sia al mio posto di lavoro. In questa vicenda sono venuti meno i capisaldi di cui UNICOOP FIRENZE dice di farsi garante. Capisaldi che sono alle fondamenta di tutte le cooperative: LA SOLIDARIETA LA MUTUALITA LA DEMOCRAZIA senza fini di lucro.

A questo punto dopo avere effettuato alcune proteste e soprattutto chiesto aiuto a Istituzioni, Azienda, Soci e sezioni politiche ho ottenuto solo giudizi che mi rimproverano perché MI SONO ESPOSTA TROPPO, non è PIACIUTO LO SLOGAN: ADOTTA UN PRECARIO A DISTANZA e che mi sono COMPORTATA MALE quando ho perso la calma dicendomi che sono una maleducata. Intendo ringraziare LA SINISTRA ARCOBALENO di MONTEVARCHI e LA SEZIONE DEL PD di CAVRIGLIA.
A tutti gli altri SIGNORI che invece di aiutarmi mi hanno solo giudicata FACCIO LE MIE SCUSE

SCUSATE
Se non capisco: c’ è una legge che dice che ho diritto al lavoro fisso ma sono a casa perché UNICOOP FIRENZE ha deciso di usarmi come arma di ricatto per ottenere i suoi interessi contro lavoratori fissi e sindacalisti;

SCUSATE
Se mi è stato detto di stare tranquilla buona a aspettare non so cosa e non l’ ho fatto.Ma quando ho saputo che nei comuni vicini UNICOOP FIRENZE ha assunto e quindi stabilizzato lavoratori con i miei stessi diritti mi sono chiesta il perché;

SCUSATE
Se sono un ITALIANA che non ha mai chiesto niente e che non avrebbe mai immaginato di salire le scale di un municipio per chiedere aiuto alle persone per cui ha votato per 20 anni e dopo due mesi non avere ancora una risposta;

SCUSATE
Se mi sono presentata a un consiglio comunale chiuso, ma quando ho capito che avrei dovuto aspettare perché il protocollo non prevede la parola per tutti EDUCATAMENTE ho aspettato;

SCUSATE
Se dopo TRE ORE di ALBERI FINTI, FIORERE, PANCHINE, PICCIONI e ZANZARE ci sono voluti altri TRE QUARTI D’ ORA per dirmi che non avrei parlato e a quel punto mi sono arrabbiata e ho detto parole offensive;

SCUSATE
Se mi sono sentita male nel capire che chi non mi voleva fare parlare era proprio il PD o PDS e i suoi consiglieri;

SCUSATE
Se sono rimasta STUPITA nel sentire che le parole che avrei voluto dicesse il PD o PDS le stava urlando l’ opposizione mi hanno congedato con un documento nel quale non si aveva il coraggio di nominare e condannare UNICOOP FIRENZE per la sua posizione.Per merito della SINISTRA ARCOBALENO e FORZA ITALIA hanno nominato nel documento l’ ipermercato di Montevarchi;

SCUSATE
Se dopo avere saputo che il SINDACO di MONTEVARCHI si è offeso e che ci voleva denunciare ho deciso di fare queste scuse a tutti.

A QUESTO PUNTO VORREI SAPERE CHI CHIEDE SCUSA A ME.

SCUSA per avere chiesto il MIO posto di lavoro;

SCUSA perché dopo avere visto cosa è la politica mi domando come un SINDACO che è li grazie a me e al mio voto, invece di attivarsi perde tempo a OFFENDERSI senza dare risposte;

SCUSA per avere lavorato quattro anni facendo sempre il mio dovere e non perché ero una precaria ma perché so quanto è importante il lavoro.
Lavorato per UNICOOP FIRENZE una cooperativa con VALORI IMPORTANTI a cui nonostante tutto io credo e spero che anche LEI creda ANCORA.

GRAZIE A TUTTI

SABATO 05 APRILE 2008 17:21
Le SETTE PRECARIE DI IPERCOOP MONTEVARCHI

Fonte: www.arezzonotizie.it

Comunicato stampa Sinistra Arcobaleno

29 marzo 2008

LICENZIAMENTI COOP: LUCI ED OMBRE SULLA VICENDA

Molti di voi ricorderanno la vicenda che nel febbraio scorso vide come protagonista la Coop e alcuni suoi dipendenti accusati di furto nel magazzino generale di Scandicci. Sono arrivate alla nostra redazione delle lamentele, per il trattamento a detta loro scorretto nei loro confronti. Ma ricapitoliamo i fatti principali. Dopo aver fatto una denuncia contro ignoti per dei furti nel magazzino, la Coop, a febbraio 2007, ebbe il permesso da parte della magistratura di mettere per 60 giorni delle telecamere nei magazzini di Scandicci per controllare il comportamento dei dipendenti.
Dopo questo periodo di controllo la magistratura invia alla Coop il materiale dei filmati e invia a 18 dipendenti Unicoop e a 3 dipendenti della ditta di pulizie, degli avvisi di garanzia per furto e furto aggravato. La Coop dal canto suo, preso atto di questo materiale inviatole, ha spedito la scorsa settimana ai 18 dipendenti un avviso in cui si legge che saranno presi dei provvedimenti disciplinari sulla base dei fatti e dei filmati. Il tutto è in mano ai Carabinieri di Badia a Settimo.


Le segnalazioni che ci sono arrivate enunciano: “Nei filmati che loro hanno in mano si vede sì qualcuno che mangia qualcosa dal magazzino, ma anche gente che non tocca niente. Il prendere qualcosa dal magazzino tra la roba deteriorata o tra quella che veniva poi gettata via, era un po’ una ‘consuetudine’. Poteva capitare di mangiare un biscotto, più che una mela. Ma è come un barista che durante il turno di lavoro si fa’ un caffè. Potevano benissimo mandare un avviso in cui chiedevano che questa ‘consuetudine’ finisse e che punissero chi avesse continuato. Inoltre, il reparto ‘incriminato’ era un reparto con persone con limitazioni fisiche o con contenziosi con l’azienda, era l’occasione per fare piazza pulita. Per queste denuncie c’è gente all’ospedale, padri di famiglia, persone che hanno sulle spalle un mutuo. Il lavoro finché l’azienda non decide un provvedimento disciplinare continua ma non è certo facile lavorare così. Non accetteremo nessuna decisione, ci appelleremo al giudice del lavoro. Il nostro terrore? Che possano trattenere il nostro libretto di lavoro senza poi darci la possibilità di lavorare da un’altra parte. Inoltre la CGIL che doveva tutelarci, non ha preso parte in questa vicenda perché il più della volte Coop e CGIL si finanziano a vicenda”.
Queste dichiarazioni ci sono state rilasciate da un dipendente.



Alla luce di queste parole abbiamo deciso di andare a sentire la controparte, per riuscire ad avere una visione completa di questa delicatissima vicenda. L’Ufficio Relazioni Esterne della Coop è stato chiaro: “La magistratura ci ha fornito una documentazione con delle prove attraverso questi filmati. Sulla base di quello che verrà visionato, la Coop, tenendo conto delle regole del contratto nazionale di lavoro, prenderà dei provvedimenti disciplinari per queste persone, che varieranno in base alle immagini viste e alle dichiarazioni degli stessi dipendenti. Il nostro e quello della magistratura sono due percorsi diversi. Se i dipendenti, una volta comunicato il provvedimento, non lo accettano, possono recarsi dal giudice del lavoro che deciderà cosa fare. Il nostro non è un atteggiamento cattivo, ma dentro un certo regolamento che va rispettato. I dipendenti hanno parlato di ‘consuetudine’ ma dipende come viene fatta e certo non è un’attenuante ma in un certo senso un’ammissione di colpa, non è una giustificazione. Se ci si comporta correttamente, non si teme nessuno. Noi siamo 7000 dipendenti con 92 punti vendita, un regolamento ci deve essere e deve essere rispettato. Ascolteremo i dipendenti cosa hanno da dirci ed entro un paio di mesi manderemo i provvedimenti disciplinari. Magari queste cose non succedessero, sarebbe stato meglio per noi e per i dipendenti. Noi però abbiamo dei clienti e dei soci da tutelare e alla lunga se questi furti e altri avvenimenti connessi fossero ignorati, andrebbero ad incidere sullo scontrino e sul prezzo della merce. Noi non vogliamo criminalizzare nessuno, ma non è giusto che sia concesso tutto. Per quanto riguarda in nostro rapporto con la CGIL credo che il sindacato sia stato più volte dalla parte dei dipendenti con scioperi che portavano le tre sigle sindacali e quindi anche quella della CGIL. Il nostro è un rapporto assolutamente dialettico. All’interno della Coop stessa, è stato un argomento molto sentito quello dei furti, c’è stata molta attenzione. Ognuno si dovrà prendere le proprie responsabilità, perché sì si devono rispettare ai diritti delle persone ma non bisogna nemmeno mai tralasciare i propri doveri”.


Queste le due facce della medaglia di questa spinosa e delicata vicenda, sulla quale prontamente torneremo a parlare appena ci saranno nuove segnalazioni e sviluppi.

Martina Bazzini

Fonte: 055news.it


19 marzo 2008

VENERDI 21 MARZO: E' SCIOPERO PER IL CONTRATTO NAZIONALE















VENERDI 21 MARZO 2008


SCIOPERO INTERA GIORNATA DI TUTTI I LAVORATORI DELLA DISTRIBUZIONE COOPERATIVA.

Vedi volantino OO.SS.

E finalmente sciopero fu. I segnali che giungevano dal tavolo della trattativa erano preoccupanti e una conclusione avrebbe lasciato molte perplessità.

Non dimentichiamo la questione più importante: il licenziamento ingiusto di un nostro collega e le vergognose denunce di Unicoop nei confronti di lavoratori dei magazzini.

Di fronte a questioni così essenziali per la dignità di chi lavora, non c'è nessun problema equivalente, neanche il contratto nazionale.

Lascia forti dubbi l'idea di manifestare nell'area Ikea, Metro, zona Osmannoro, ben decentrata e lontana da qualsiasi visibilità. Ben lontana anche dalla sede di Unicoop, nel centro della città.

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07 marzo 2008

UNICOOP: E' LORA DEGLI AVVOLTOI







DOPO L'INGIUSTO LICENZIAMENTO ANCHE LA DIFFAMAZIONE










Il comportamento di Unicoop Firenze assume contorni sempre più disgustosi.
Dopo l'ingiusto licenziamento di un nostro collega per motivi irrisori e la caccia alle streghe scatenata nei magazzini di Scandicci che ha portato a 24 avvisi di garanzia per episodi che sfiorano il ridicolo, Unicoop mette la ciliegina sulla torta.

L'iniquità del licenziamento del nostro collega deve essere apparsa tale anche ad alcuni dirigenti visto che si sono affannati a diffamarlo fornendo informazioni false, per aggravare la sua posizione.
Riportiamo di seguito il comunicato delle Organizzazioni Sindacali in risposta alle spudorate dichiarazioni diffamatorie:

Firenze, 6 marzo 2008

Alla Direzione del Personale
UNICOOP FIRENZE

Le scriventi OO.SS. sono a denunciare l’atteggiamento diffamatorio di alcuni Responsabili e Dirigenti di Unicoop Firenze, in merito alla vertenza sindacale sorta dall’ingiusto licenziamento di un lavoratore, colpevole, dopo 10 ore di lavoro senza mensa, di aver aperto dei panettoni; e dei 24 avvisi di garanzia, verso altrettanti lavoratori, per essersi impossessati di bottiglie di acqua minerale, merendine ecc. non destinate alla vendita, ma depositate nel magazzino dei "rotti".

Nello specifico, ci riferiamo alle affermazioni fatte da parte di responsabili e dirigenti aziendali che, distorcendo i fatti, peraltro accertati dalla magistratura, affermano che nell’armadietto del lavoratore licenziato sarebbero stati trovati panettoni e che alcuni, dei 24 indagati, si sarebbero impossessati di oggetti di valore.

Diffidiamo, perciò l’Azienda, a speculare su argomenti privi di riscontri oggettivi, tesi solo a gettare discredito sui lavoratori coinvolti, al fine di minare la solidarietà, fino ad ora espressa, da tutti i dipendenti Unicoop Firenze.

Altresì riteniamo, che atteggiamenti di questa fattispecie, niente abbiano a che vedere con corrette relazioni sindacali.

In caso contrario saremo costretti ad attivarci, in tutte le sedi, non esclusa quella legale, per la tutela ed onorabilitàdei suddetti lavoratori.



FILCAMS-CGIL FISASCAT-CISL UILTuCS-UIL


04 marzo 2008

SCIOPERO E MANIFESTAZIONE DAVANTI AI MAGAZZINI UNICOOPS GIOVEDI 6 MARZO






























Scandicci, 3 Marzo 2008


Filcams-CGIL, Uiltucs-UIL e Fisascat-CISL Provinciali, unitamente alle RSU del Ce.Di. e delle Sedi di Unicoop Firenze, indicono un pacchetto di otto ore di sciopero, da effettuarsi al Magazzino del Ce.Di. di Scandicci e Sesto Fiorentino, così articolato:

2 ore giornaliere per ciascun reparto a partire da lunedì 3 Marzo, 2 ore per le giornate di giovedì, venerdi e sabato, altresì confermando lo sciopero delle prestazioni straordinarie.

Le motivazioni che hanno portato alla proclamazione del suddetto sciopero sono:

· lo spropositato e ingiusto licenziamento di un Lavoratore del Magazzino di Scandicci,

· la grave decisione di Unicoop Firenze di denunciare legalmente 24 Lavoratori, senza nessun tipo di interlocuzione sindacale,

· la mancanza di corrette relazioni sindacali che la Direzione persegue ormai da molto tempo.

Invitiamo tutti i Lavoratori di Unicoop Firenze ad esprimere piena solidarietà attraverso una numerosa e attiva partecipazione alla manifestazione prevista per giovedì mattina alle ore 9 presso il Centro Distribuzione Merci di Unicoop Firenze a Scandicci in viale Europa.

Siete inoltre invitati a convocare Assemblee in ogni luogo di lavoro per fornire una corretta informazione riguardo a quanto accaduto.

Le OO.SS.



02 marzo 2008

SCIOPERO AI MAGAZZINI E UFFICI UNICOOP











LUNEDI
3 MARZO SCIOPERO DEI DIPENDENTI UNICOOP DEI MAGAZZINI ED UFFICI CON ASSEMBLEA PERMANENTE
PRESSO LA SALA RSU VIALE EUROPA, 72 - SCANDICCI
ORE 10.52 ALLE ORE 14.52

COMUNICATO DELLO SCIOPERO

Scandicci, 29 Febbraio 2008

La RSU del Ce.Di. e delle Sedi di Unicoop Firenze, unitamente alla Filcams-CGIL, Uiltucs-UIL e Fisascat-CISL Provinciali, indicono un pacchetto di otto ore di sciopero.

Tale sciopero sarà articolato in 2 ore giornaliere per ciascun reparto a partire da lunedì 3 Marzo, altresì confermando lo sciopero delle prestazioni straordinarie.

Le motivazioni che hanno portato alla proclamazione del suddetto sciopero sono:
- lo spropositato e ingiusto licenziamento di un Lavoratore del Magazzino di Scandicci,
- la grave decisione di Unicoop Firenze di denunciare legalmente 24 Lavoratori, senza nessun tipo di interlocuzione sindacale,
- la mancanza di corrette relazioni sindacali che la Direzione persegue ormai da molto tempo.


La RSU


27 febbraio 2008

AVVISI SI GARANZIA ED UN LICENZIAMENTO AI MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE



Quella di cui rendiamo conto è un’iniziativa aziendale senza precedenti e ha dell’incredibile.





Qualche giorno fa 24 persone (tra cui alcuni capi reparto) che lavorano all’interno dei magazzini Unicoop di Scandicci sono stati raggiunti da avvisi di garanzia emessi dalla procura.
L’accusa sembra essere di appropriazione indebita e furto.

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Da quello che si può capire, a seguito di una denuncia da parte di Unicoop Firenze contro ignoti per gravi ammanchi, i carabinieri hanno installato 4 videocamere in una particolare zona del magazzino e hanno ripreso per due mesi quello che succedeva.
Questo posto è una vera e propria gabbia al cui interno campeggia la scritta Merce non destinata alla vendita nella quale viene depositata tutta quella merce che si danneggia nella normale movimentazione e che non può essere inviata al negozio.

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E’ sempre stata consuetudine poter usufruire di alcuni prodotti la cui confezione era ormai compromessa. Era normale per un autista prendere uno spruzzatore detergente per pulire il camion, come era normale bere da una bottiglia d’acqua o consumare una merendina qualora gli appositi distributori ne fossero stati sprovvisti, o prendere dello Scottex, quando la carta asciugamano dei bagni era finita.
Insomma, era una usanza consolidata e fatta alla luce del sole, tutti lo sapevano e tutti lo facevano, responsabili compresi.

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Da ciò che fin qui è emerso, sembra che le 24 persone indagate abbiano commesso questo tipo di reato. Nonostante che da i due mesi di filmati non sia emerso niente che giustificasse i gravi ammanchi di merce di valore come denunciato da Unicoop, l’azienda ha ritenuto comunque di procedere legalmente nei confronti degli indagati.

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A questo si è aggiunto un altro episodio sconcertante.

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Nel periodo natalizio, un capo reparto del settore trasporti, dopo numerose ore di straordinario e dopo che non aveva potuto recarsi in mensa per la cena, ha creduto lecito aprire un panettone e metterlo a disposizione di chi, come lui, non aveva cenato.
Il responsabile del settore trasporti, avvisato telefonicamente dell’accaduto, si è precipitato in piena notte al magazzino e vedendo la carta del panettone ha chiesto chi lo avesse aperto e mangiato. Candidamente il capo reparto ha ammesso di essere stato lui, senza voler coinvolgere nessun altro collega.

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Ebbene, qualche giorno fa è stato licenziato senza termine di preavviso (licenziamento in tronco).
Inoltre l’azienda gli ha contestato di essersi trattenuto oltre il proprio orario senza nessuna indicazione in tal senso da parte di un responsabile.
La contestazione risulta particolarmente incomprensibile se si pensa che le ore straordinarie in questione gli sono state regolarmente retribuite. Al collega, oltre ad una doverosa solidarietà umana, sarà destinata una somma raccolta tra i dipendenti del magazzino, con lo scopo di aiutarlo nelle spese legali.

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Che il clima nei magazzini sia teso lo scriviamo da tempo, ma adesso ci chiediamo davvero che azienda sia diventata questa. Che cosa hanno in testa questi irresponsabili responsabili.
I lavoratori si sono riuniti in assemblea lunedi 25 febbraio (leggi il verbale).
Si leggeva nelle loro facce, sconcerto, incredulità e tanta, tanta rabbia. Negli interventi sono volate parole grosse.
Auspichiamo, nonostante la gravità senza precedenti dell’azione di Unicoop, che i toni rimangano nell’alveo della giusta e forte protesta.

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A questa azienda che ci disprezza e non vede l’ora di licenziare chi la mattina si alza col canto del gallo e svolge un lavoro faticoso e scarsamente remunerato, non abbiamo più nulla da dire ormai.
Ci spieghiamo quello che sta accadendo in due modi: o i valori che ispirano il nuovo corso di Unicoop sono del tutto antitetici rispetto a quelli su cui l’azienda si è fondata; o siamo di fronte a un corpo separato e impazzito della dirigenza, nel qual caso qualcuno dovrebbe intervenire su queste persone. E rapidamente.

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Per domani 28 febbraio è indetta una nuova assemblea generale al fine di fare il punto della situazione e decidere quali iniziative di lotta intraprendere.

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29 gennaio 2008

UNICOOP FIRENZE E PARTECIPAZIONE in MPS






Antonveneta, Siena paga il conto


Il Montepaschi a caccia di risorse per concludere l’operazione. Il 6 marzo l’assemblea voterà l’aumento di capitale: ma con quale sconto rispetto ai prezzi di mercato, visto che il titolo è già molto depresso? Il 10, poi, sarà approvato il nuovo piano industriale.

Il tempo stringe, ma forse mai come in questo caso saranno proprio gli ultimissimi giorni a dire come andranno le cose; se, in oltre cinquecento anni di storia, questa debba essere considerata l’acquisizione più sfortunata del Monte o se, alla fine, sarà premiato il coraggio di una banca che pur pagando e forse strapagando è riuscita ad irrobustirsi in modo significativo e, in termini dimensionali, a conquistare stabilmente il terzo posto nella classifica dei principali istituti di credito.

Sta di fatto che, fin dal primo momento, era stato chiaro che il boccone Antonveneta per il Montepaschi sarebbe stato ostico; difficile da digerire e da spiegare al mercato, come si è visto subito, a novembre, quando dopo l’annuncio il titolo in una decina di giorni passò da 4,4 a 3,6 euro. Gli operatori storsero il muso, davanti ad un’acquisizione che solo un paio di anni prima, a ridosso della contesa tra Bpi e AbnAmro, veniva stimata al fair value 5,5 miliardi di euro, saliti a 6,6 quanto è stata acquisita dal Santander, che subito dopo l’ha "girata" ai senesi, per nove miliardi, a fronte di un patrimonio netto di 3,7. Eppure, cara o non cara, l’acquisizione ha un forte valore strategico anche dal punto di vista di complementarità territoriale e i malumori del mercato, qualche volta troppo concentrato sul breve termine, sarebbero probabilmente già rientrati o quasi, se nel frattempo non si fosse innescata la fortissima turbolenza che sta travolgendo le Borse.

Invece il clima resta cupo e, a metà della settimana scorsa, Mps quotava a Piazza Affari appena al di sotto dei mezzi propri. Poi il titolo è leggermente risalito (ma comunque la capitalizzazione è intorno agli 8 miliardi, meno di quanto il Monte si appresti a pagare) e certo presentarsi ora con una richiesta di aumento di capitale da 5 miliardi (che verrà approvato dall’assemblea del 6 marzo) non è la cosa più semplice da fare.

A Siena, in realtà, ostentano grande tranquillità. Infatti i soci storici a parte Hopa, che è appena uscita per considerazioni proprie hanno già tutti garantito, anche se in alcune occasioni non in modo formale, che sottoscriveranno l’aumento; anzi qualcuno potrebbe prendere lo spunto per salire, come è stata avanzata l’ipotesi non smentita di Zaleski e di Axa; sicuramente non si tirerà indietro Caltagirone, come sempre molto liquido, e gli ambienti senesi ritengono che anche Unicoop Firenze, attualmente socio al 2,4%, farà la sua parte e forse potrebbe persino decidere di arrotondare verso l’alto la sua partecipazione; altrettanto scontato è il sostegno del primo azionista del Monte, la Fondazione, che proprio questo lunedì renderà noto il suo Documento di programmazione triennale, l’equivalente del piano industriale. Se sceglierà di scendere di qualche punto percentuale sul capitale complessivo (ora ha il 58% delle azioni, comprese quelle privilegiate, e comunque ha sempre sottolineato di non voler andare sotto il 51) sarà piuttosto per far spazio a qualche altro socio stabile e privato, limitando le annose polemiche sulla mano pubblica che controlla il Monte (ma non per questo rinunciando alla maggioranza assoluta delle ordinarie).

Non basta. A dare ancora maggiore serenità al Monte c’è l’accordo, sottoscritto con cinque colossi bancari (di italiani c’è solo Mediobanca) che garantisce comunque la sottoscrizione dell’aumento per la parte rivolta al mercato e dei titoli riservati alle future emissioni convertibili; le stesse banche che si sono impegnate a trovare i finanziatori, o a finanziare in proprio, quella parte di prestito ponte, da due miliardi, su cui sono già state fissate le condizioni di tasso (con una maggiorazione sull’Euribor non penalizzante, sostiene chi ha visto le carte). Anche sul resto, dichiarano le parti in campo, è stato fissato tutto il fissabile: insomma, non c’è modo (anche volendo) di tirarsi indietro. E peraltro nessuno sembra volerlo.

E allora? Allora la vera domanda non è "se" ma "come" avverrà l’aumento, cioè con quanto sconto rispetto ai prezzi di mercato un minimo di limatura rispetto alle quotazioni c’è sempre, quando si bussa a cassa rispetto ad un valore del titolo già molto depresso. Comunque, il 6 marzo l’assemblea voterà l’operazione e il 10 verrà presentato il nuovo piano industriale di gruppo, inclusa Antonveneta.

Ben prima, entro la fine di questa settimana o al massimo la prossima, dovrebbero esserci invece novità sul fronte della vendita dell’asset management del gruppo. Una decisione che aiuta a far cassa, ma che era stata presa ben prima dell’operazione Antonveneta, e va piuttosto nella direzione indicata più volte dal governatore Mario Draghi di separare gli assetti proprietari, tra banche e società di gestione del risparmio. Il numero uno del Monte, Giuseppe Mussari, da questo punto di vista è molto attento ai richiami di via Nazionale e dei nuovi dettami della Mifid: sempre per limitare al minimo i potenziali conflitti di interesse ha venduto il 70% di Intermonte sim (agli stessi manager) e ora si appresta a cedere la società di asset management, di cui manterrà comunque un terzo circa. Il rimanente, nelle intenzioni del venditore, dovrebbe essere ceduto per un terzo ad un partner industriale, e per il restante terzo ad un partner finanziario.

Tra pochi giorni si dovrebbe arrivare alla short list, ma il plotoncino iniziale si è già assottigliato: il Monte, infatti, al momento non offre agli acquirenti impegni di distribuzione, per cui il valore della sola sgr è decisamente minore, in un segmento che continua ad essere dominato dalla rete di vendita. Inoltre, in linea con il mercato e forse facendo un pochino meglio, comunque l’sgr del Montepaschi ha passato tutto il 2007 a perdere: l’anno appena concluso ha visto una raccolta netta negativa pari a 1,7 miliardi di euro, su un patrimonio di una ventina di miliardi. È sempre la sesta società per quota di mercato, ma certo il valore di questo tipo di attività al momento è quasi ai minimi storici.

VITTORIA PULEDDA - Supplemento Affari& Finanza - La Repubblica - 28 gennaio 2008

Approfondimenti:

Il Giornale - 29 Gennaio 2008

28 gennaio 2008

UNICOOP FIRENZE: PRIMI DATI 2007


Unicoop fa più ricavi con prezzi stabili

Unicoop Firenze, leader nella grande distribuzione, ha avuto un incremento del fatturato nel 2007 del 2,6% mentre i prezzi si sono mantenuti sostanzialmente stabili, appena lo 0,3% in più rispetto all'anno precedente

Lo rende noto Unicoop Firenze in una nota spiegando che "l'incremento delle vendite di Unicoop Firenze è di ben tre volte superiore alla media nazionale: i dati Istat nel periodo gennaio-ottobre 2007 segnalano infatti una crescita della grande distribuzione specializzata in generi alimentari pari appena allo 0,9%".

Ancora più marcata - prosegue il comunicato - la forbice con il dato nazionale sul capitolo inflazione: nel comparto dei generi alimentari, secondo i dati Istat, a livello nazionale si é registrata infatti un'inflazione del 2,9%, ossia quasi 10 volte tanto quella della cooperativa (+0,3%)".

Anche i soci crescono di numero: il trend di aumento si è infatti mantenuto sostenuto anche nel 2007 raggiungendo quota 1.049.337 (+2,9%). Ottimo anche il risultato occupazionale, gli addetti sono pari a 7.813 il 2,8% in più dell'anno precedente.

(ANSA in collaborazione con intoscana.it).

24.01.20

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Nel 2007 il fatturato di Unicoop Firenze ha subito un incremento del 2,6% e i prezzi si sono mantenuti sostanzialmente stabili, appena lo 0,3% in più rispetto all'anno precedente. Lo rende noto Unicoop Firenze.

Anche i soci intanto crescono consistentemente: il trend di aumento si è infatti mantenuto sostenuto anche nel 2007 raggiungendo quota 1.049.337 (+2,9%).
Ottimo anche il risultato occupazionale, gli addetti sono pari a 7.813 il 2,8% in più dell'anno precedente.

(Toscana Radio News)

24.01.2008

21 gennaio 2008

BANCA MPS, VIA AL RIASSETTO E CESSIONI PER 5 MILIARDI




È una riorganizzazione patrimoniale e in piena regola. Nei primi tre mesi di quest'anno, Banca Mps chiuderà una quindicina di dossier relativi a cessioni di immobili, partecipazioni finanziarie e asset industriali. Per un controvalore stimato intorno ai 5 miliardi. Molto di più dei quasi 2 miliardi del finanziamento ponte per l'acquisto di Antonveneta già concluso dal gruppo presieduto da Giuseppe Mussari, la cui copertura è prevista proprio attraverso la vendita di patrimonio non strategico.

In questa direzione sta lavorando da tempo il direttore generale Antonio Vigni, sulla base del piano industriale di gruppo 2006-2009 e in attesa di portare in consiglio d'amministrazione quello nuovo, ai primi di marzo. Il Monte dei Paschi, una volta integrata Antonveneta, oltre a consolidarsi come terzo player nazionale, sarà dunque più snello e concentrato sul core business bancario. E avrà una compagine azionaria modificata, come già si comincia a intravedere.

Hopa ha ridotto la presenza nel capitale di Bmps dal 2,4 all'1,6% e in prospettiva il legame tra Siena e Brescia è destinato a sciogliersi (il gruppo toscano ha il 9,6% di Hopa, che sale al 15% con la quota di Antonveneta). In uscita anche Emilio Gnutti, che aveva direttamente l'1,5% di Bmps, e analoga sorte toccherà all'intreccio che ancora lega Unipol (1,9% di Bmps) e Montepaschi ( 14% di Finsoe).

C'è invece chi fa rotta verso la Toscana. Axa, che in Italia gestisce la joint assicurativa Axa Mps Vita (di cui controlla il 50%), ha già quasi il 3% del gruppo senese e punta ad arrivare al 4% (quota oltre la quale i diritti di voto sono congelati per statuto). Anche il finanziere Romain Zaleski, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, sta incrementando la sua partecipazione, che negli ultimi giorni sarebbe passata dal 2 al 3%, con la prospettiva di raggiungere la soglia del 4.

Axa e Zaleski rafforzano il fronte degli "indipendenti", composto dai soci stabili Francesco Gaetano Caltagirone e Unicoop Firenze (rispettivamente con 4,5 e il 3%), insieme a chi rileverà il 10% che la Fondazione Mps (oggi al 58,5%) probabilmente deciderà di "liberare" in fase di aumento di capitale previsto per finanziare l'operazione Antonveneta, e con i fondi esteri che secondo indiscrezioni controllano ormai il 5% del capitale. Questo schieramento nominerà la metà dei consiglieri nell'organo di governo della banca, il cui rinnovo è in programma nella primavera del 2009.

Per quanto riguarda il programma di dismissioni, avviato più di un anno fa e gestito dal vice direttore generale Nicola Romito, saranno decisivi i prossimi due mesi. La maggior parte dei dossier verrà chiusa entro marzo e solo gli immobili porteranno nelle casse di Rocca Salimbeni circa 2,5 miliardi. Tra le altre cose, saranno cedute le tenute di Marinella e di Fontanafredda, gli immobili non strumentali e quello di via dei Normanni a Roma, mentre Mps immobiliare con il patrimonio strumentale (valore 1,7 miliardi, escluse le sedi storiche) potrebbe diventare oggetto di una joint.

Entro gennaio Siena aspetta le offerte vincolanti per la partnership ( 50 e 50) nei non performing loans ( con una cartolarizzazione del portafoglio crediti da 800 milioni). In corsa sono rimasti Italfondiario, Abn Amro e Lehman Brothers. A fine mese sarà definita anche la short list per il doppio partner (finanziario e industriale) da far entrare nella Sgr, che gestisce 22 miliardi di patrimonio e ha un valore complessivo tra 500 e 800 milioni (verrà ceduto il 70%). Sempre nel primo trimestre dell'anno, Siena incasserà inoltre i 220 milioni per la vendita a Intesa Sanpaolo dell'attività di banca depositaria.

Tempi più lunghi invece per l'uscita da Finsoe (14%), Hopa (9,6%) e Banca del Monte di Parma (49%), che insieme "pesano" per altri 700 milioni circa. Alla luce dell'operazione Antonveneta ( che costerà 9 miliardi ma porterà a Siena circa 500 milioni del premio per l'allargamento della rete distributiva), saranno infine messi sul mercato un centinaio di sportelli (valore circa un miliardo), probabilmente in Toscana, Lazio e Umbria. Ma questo nella seconda parte dell'anno.

Cesare Peruzzi -

Finanza e Mercati -

ILSOLE24ORE.COM


16 gennaio 2008

QUANDO LA COOP DISCRIMINA



COMPORTAMENTI ANTISINDACALI
Una sentenza imbarazza Cgil, Cisl e Uil. Ma non solo loro.

"Comportamento antisindacale".
La Unicoop Tirreno (1,2 miliardi di fatturato nel 2006, 10,3 milioni di utile) ha perso una causa, promossa dai sindacati di base, su un tema, quello della tutela dei lavoratori, che dovrebbe essere iscritto nel dna di una cooperativa e per di più «rossa».

E invece il giudice Dario Conte, del tribunale del lavoro di Roma, ha dato ragione alla Flaica Uniti-Cub che, in giugno, aveva denunciato la società(che fa parte della Lega delle cooperative) perché si era rifiutata di consegnare l’elenco dei lavoratori di un proprio supermercato di Roma dove i sindacati di base volevano organizzare l’elezione delle rsu (rappresentanze sindacali unitarie, ovvero i comitati di lavoratori di ogni luogo di lavoro e che vengono eletti direttamente dai dipendenti).

Il motivo? Un accordo nazionale tra la società e i sindacati confederali, successivo alla denuncia (è del settembre di quest’anno), afferma che solo Cgil, Cisl e Uil, firmatari del contratto di lavoro di distribuzione cooperativa, potevano indire le elezioni per le Rsu.

La sentenza pilota, almeno in ambito cooperativo, ribalta quell’intesa e afferma che la Flaica è un sindacato nazionale e, in quanto tale, ha diritto a indire l’elezione delle rsu anche se non ha firmato il contratto di lavoro. Non solo: la sentenza mette in mora anche le organizzazioni confederali che hanno stipulato un accordo che esclude altre sigle e che è stato ritenuto non valido. Tanto più che la categoria del commercio della Uil ha presentato al tribunale addirittura una memoria difensiva.

Così una sentenza su un fatto locale può dare origine a un effetto a catena in seno alle Coop.
Anzitutto è stato ribadito il principio che qualunque sindacato in possesso dei requisiti può indire le elezioni per le Rsu. In secondo luogo è possibile che i sindacati di base diano vita a una serie di denunce in tutt’Italia (un processo simile è già in corso in Liguria) contro le Coop che, proprio in forza dell’accordo con Cgil, Cisl e Uil, non gli permettono di indire
e elezioni delle rsu.

Giancarlo Desiderati, segretario della Flaica Uniti-Cub, e promotore
della denuncia, si sta preparando.

Panorama 20/12/07 (Marco Cobianchi)

Altre informazioni sul blog dei dipendenti Unicoop Tirreno

Notizie correlate: Auchan condannata per comportamento antisindacale

12 gennaio 2008

PRIMI DATI DELLA SCELTA SUL TFR



Il governo si aspettava un 40% di adesioni a fine 2007
I primi riscontri danno il 23% dai negoziali



Se mai c’è stata l’intenzione, da parte del legislatore della riforma del 2005, di indurre i lavoratori dipendenti ad aderire inconsapevolmente ai fondi pensione con il meccanismo del silenzio assenso, ebbene, il piano pare sia fallito.

Nel bilancio di iscrizioni e rendimenti dei fondi pensione a fine 2007 – che tiene conto degli afflussi del semestre del silenzio assenso - il dato forse più sorprendente e che i cosiddetti silenti sono stati pochi.

I lavoratori hanno dunque deciso consapevolmente nella stragrande maggioranza dei casi di lasciare anche il TFR futuro in azienda.

L’altro dato importante del 2007 è che, terminato il semestre del silenzio-assenso e delle grandi campagne informative e delle grandi campagne informative sulla previdenza integrativa le adesioni ai fondi pensione hanno bruscamente rallentato. Contemporaneamente, è invece rimasto sostenuto il ritmo delle iscrizioni agli strumenti pensionistici individuali, in primis i Pip delle compagnie Vita, anche da parte dei lavoratori dipendenti. L’ennesima dimostrazione del fatto che anche un servizio finanziario proposto da reti ben remunerate può conseguire maggiore successo di un analogo più efficiente e meno costoso (come i fondi negoziali) ma che non può contare su una distribuzione altrettanto agguerrita.

I lavoratori dipendenti, in prevalenza, hanno dunque preso una decisione, non necessariamente la più razionale: quella di non aderire per il momento ai fondi pensione. Sarebbe solo in parte sorprendente verificare che tra di loro c’è qualcuno che successivamente si è fatto convincere dai venditori di polizze che è opportuno dotarsi di un piano di accumulazione ai fini previdenziali.
Dove non poterono il governo e i sindacati, poterono gli agenti, i promotori e le banche.

Da “Plus 24” – Il sole 24 ore – Marco Liera

10 gennaio 2008

CAMPANIA: RIFIUTI, DRAMMATICA SITUAZIONE ALL'IPERCOOP















Quarto
La drammatica situazione venutasi a creare in gran parte della Campania relativa alla mancata raccolta dei rifiuti solidi urbani e le tensioni che da giorni interessano alcune località sede di discariche, stanno creando pesanti disagi ed ingentissimi danni economici anche a molti operatori commerciali.

Unicoop Tirreno, presente in Campania con cinque ipermercati e quattro supermercati, oltre ad un centro distribuzione (1.300 dipendenti, oltre 170 milioni di euro di fatturato nel 2007, 100.000 soci, rapporti commerciali con oltre 300 fornitori locali) sta vivendo una situazione paradossale nell’ultimo centro aperto lo scorso 6 dicembre nella città di Quarto (NA).

La città di Quarto è raggiungibile da due direzioni principali: una galleria che la unisce a Pozzuoli e l’asse mediano.
Due giorni prima dell’apertura è stato emanato un provvedimento per la chiusura della galleria che collega la città di Quarto con quella di Pozzuoli: inizialmente veniva disposta la chiusura della galleria per dieci giorni, poi prorogata fino al prossimo mese di febbraio (nessuno è in grado di garantire che la nuova data sarà effettivamente l’ultima).

Nei giorni successivi all’apertura l’area è stata pesantemente interessata dalle manifestazioni che hanno caratterizzato lo sciopero degli autotrasportatori e qualche ente ha pensato bene di dare una mano avviando contestualmente lavori di asfaltatura sull’asse mediano.
Venendo ai giorni nostri, Quarto, come si può leggere sulla stampa e vedere nelle immagini televisive, è divenuta ostaggio delle proteste per la riapertura della discarica di Pianura: il risultato è stata la chiusura del centro commerciale nel pomeriggio di sabato 5 gennaio e martedì 8 gennaio a partire dalla mattina.

Per i prossimi giorni si vedrà, nessuno è in grado di garantire niente.
Due dati sono certi già oggi: il fatturato ha subito un calo pesante in pieno periodo natalizio, quello più favorevole per il commercio; si sono dovuti sostenere costi di esercizio (nel solo ipermercato lavorano 270 persone, molta merce deperibile si è deteriorata) non motivati dalle reali condizioni di svolgimento delle attività e comunque improponibili per periodi prolungati.
Facciamo appello alle autorità competenti perché si attivino per garantire a tutti gli operatori economici condizioni certe e continuative per l’esercizio delle attività e riflettano sull’opportunità di individuare misure compensative per i già troppi danni da esse subiti.

Fonte : comunicato stampa

05 gennaio 2008

I COMPITI DEL CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA





ARTICOLO 35 DELLO STATUTO








Il consiglio di sorveglianza:


- nomina e revoca i componenti e il presidente del consiglio di gestione e ne stabilisce il compenso anche in misura differenziata per quelli che risultino investiti di particolari incarichi o deleghe;

- approva il bilancio di esercizio e, ove redatto, il bilancio consolidato, dopo aver acquisito il parere obbligatorio non vincolante delle assemblee consultive delle sezioni soci;

- indica coloro che devono svolgere la funzione di presidente delle assemblee separate, nonché un loro sostituto;

- vigila sull’osservanza della legge e del presente statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento;

- riferisce per iscritto almeno una volta all’anno all’assemblea sull’attività di vigilanza svolta e sulle omissioni e sui fatti censurabili eventualmente rilevati. Tutti i suoi componenti sono tenuti a partecipare alle assemblee generali;

- fornisce parere obbligatorio non vincolante in ordine alle politichesettoriali, alle operazioni strategiche, ai piani industriali, finanziari e di ristrutturazione aziendale della cooperativa, predisposti dal consiglio di gestione;

- indica i fabbisogni annuali necessari per lo svolgimento delle attività istituzionali, sociali e di sorveglianza;

- delibera la costituzione, l’accorpamento e la cancellazione delle sezioni soci, definendone il territorio geografico di competenza, in accordo con quanto previsto dal presente statuto e dagli appositi regolamenti;

- delibera, sentito il parere del consiglio di gestione, in merito alla fusione per incorporazione di società possedute per almeno il novanta per cento del capitale;

- delibera in ordine alle nomine alle cariche sociali nelle società partecipate;

- esercita ogni altro potere previsto dalla normativa vigente o dallo Statuto.

Nella riunione del consiglio di sorveglianza convocata per l’approvazione del bilancio d’esercizio, un terzo dei componenti di questo può chiedere che tale bilancio venga approvato dall’assemblea dei soci.

I 45 CONSIGLIERI:

Fiorella Astori, Prato
Franco Becattini, Arezzo
Arrigo Becocci, Lucca
Marzia Bellini, San Miniato
Dimitri Benvenuti, Bagno a Ripoli
Sanzio Benvenuti, Firenze
Laura Berti, Firenze
Paolo Bicchi, Firenze
Paola Birindelli, Monsummano Terme
Mauro Bombardi, Montevarchi
Roberto Guido Bonacchi, Agliana
Paolo Brunetti, Cascina
Renato Burigana, Firenze
Turiddo Campaini, Empoli
Gilberto Campi, Firenze
Paolo Cantelli, Firenze
Sandra Capuzzi, Pisa
Giovanni Casini, Campi Bisenzio
Marinella Catagni, Empoli
Daniela Ceccarelli, Arezzo
Paola Chiarelli, Sesto Fiorentino
Alfredo Corsino, Prato
Renata Corzi, Lastra a Signa
Mauro Cristini, San Giustino Umbro
Roberto D’Anna, Firenze
Lando Fiaschi, Certaldo
Alessandro Franciolini, Figline Valdarno
Giovanni Frediani, Castelfiorentino
Graziano Gazzarri, Volterra
Vittorio Giachi, Poggibonsi
Gianfranco Grossi, Borgo San Lorenzo
Gabriella Iacopini, Scandicci
Gino Leoncini, Vinci
Moreno Lunardi, Viareggio
Enzo Marchi, San Casciano V. Pesa
Paolo Marchionni, Cavriglia
Paolo Marconi, Firenze
Mauro Marrucci, Siena
Luciano Menichetti, Fucecchio
Viviana Quaglia, Firenze
Ciro Rizzi, Pistoia
Anna Maria Tarchi, Scandicci
Marina Trambusti, Firenze
Marinella Volpi, Pontedera
Franca Zambelli, Pontassieve

COMPOSIZIONE-COMPENSI-COMPETENZE-PRESIDENTE

03 gennaio 2008

UNICOOP FIRENZE: NASCE IL NUOVO CONSIGLIO DI GESTIONE


Unicoop Firenze ed il nuovo sistema duale:
Armando Vanni nominato da Campaini presidente del Consiglio di Gestione



Il Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, riunito oggi sotto la presidenza di Turiddo Campaini, ha nominato i manager del Consiglio di gestione composto da sette membri.

Su proposta di Campaini e' stato nominato presidente del consiglio di sorveglianza Armando Vanni.
Alla vicepresidenza e' stato eletto Golfredo Biancalani.

Questa la lista degli altri cinque membri con le relative deleghe: Riccardo Sani, responsabile sviluppo, immobiliare e tecnico; Maura Latini, responsabile commerciale canale ipermercati; Fabio Tozzini, responsabile commerciale canale supermercati; Piero Forconi, responsabile risorse umane; Alberto Migliori, responsabile amministrazione, controllo e finanza.

Dopo decine di assemblee con i soci, tre anni di dibattito interno e sottili distinguo interpretativi delle nuove norme di riforma del diritto societario - si legge in una nota - siamo ai nastri di partenza.

Dal 2 gennaio alla testa di Unicoop Firenze non ci sono piu' un presidente e un amministratore delegato, ma una struttura duale che poggia su tre organi gerarchicamente ordinati: l'Assemblea generale dei delegati dei soci, organo d'indirizzo e decisione su tutte le piu' critiche materie istituzionali; un Consiglio di sorveglianza di 45 membri, espressione dell'assemblea cioe' del milione di soci proprietari di Unicoop Firenze: nessuno dei 45 potra' essere dipendente della Coop; un Consiglio di gestione composto da sette membri.
Il Consiglio di sorveglianza avra' potere d'indirizzo strategico e di controllo sulle scelte dei manager.

Si tratta di una vera e propria "rivoluzione" nell'assetto societario, perche' per la prima volta introduce la distinzione fra rappresentanza della societa' e management. Finora nel consiglio di amministrazione sedevano al contrario fianco a fianco, soci e vertice gestionale della cooperativa.


2 gennaio 2008

Fonte: (AGI)