05 agosto 2011

AGOSTO DI LOTTA PER I LAVORATORI APPALTO SPEDISERVICE DI LAINATE


Le lavoratrici ed i lavoratori della coop. Job & Service dell'appalto logistico editoriale Spediservice di Lainate iniziano una dura lotta contro i licenziamenti che li vedrebbero disoccupati già a fine agosto.



Le lavoratrici ed i lavoratori dello stabilimento Spediservice di Via Settembrini a Lainate, in cui gestiscono da anni il servizio di logistica editoriale appaltati a varie et variegate cooperative, sono in lotta perché dal 1 settembre l'appalto di distribuzione e resa è stato in parte ceduto ad altra società e di conseguenza rimarranno senza lavoro.

Al danno si somma la beffa di essere stati assunti con contratto di lavoro UNCI, un CCNL “pirata” creato ad hoc da false “cooperative” ed “organizzazioni sindacali” compiacenti, con l'unica finalità di aggirare regole penalizzando chi lavora con trattamenti normativi ed economici da vero e proprio sfruttamento.

Un esempio per renderci conto del livello da schiavismo adottato all'interno di capannoni anonimi e senza le più elementari norme sulla sicurezza, lo si ha considerando la misera paga oraria lorda di c.a 7 €. comprensiva di tutti gli istituti (ferie, permessi, 13° e quant'altro dovesse essere riconosciuto normalmente ad ogni lavoratore) senza diritti come: il pagamento reale delle ore lavorate, il riconoscimento della malattia (se non al 50% e solo dal 4° giorno di assenza), il diritto a ferie o permessi retribuiti, l'indennità di disoccupazione in caso di licenziamento, tagliati fuori dai normali ammortizzatori sociali.

Il tutto in cambio di orari massacranti, con carichi di lavoro abnormi e ritmi di produzione intollerabili comandati da “caporali” molto spesso rappresentati, non solo dai responsabili delle cooperative appaltatrici, ma dagli stessi responsabili delle aziende committenti, con minacce e ritorsioni continue.

Come al solito le persone che lavorano all'interno di questi dispositivi di sfruttamento e ricatto, spesso rappresentate dai soggetti sociali più deboli come le donne e gli immigrati, subiscono nel corso degli anni (nel caso specifico decenni) l'avvicendamento di numerose cooperative che di fatto cambiano nome pur restando, troppo spesso, in realtà appartenenti allo stesso gruppo di potere economico, anche collegate direttamente alle società committenti.

Il passaggio da un appaltatore all'altro serve solo a ridurre i costi, tagliando stipendi e diritti, lasciando lavoratrici e lavoratori in condizioni sempre più precarie. In breve il committente scarica operai e responsabilità a sedicenti cooperative create all'occorrenza, ma di fatto è lui che decide e gestisce tutto ciò che avviene a livello decisionale e pratico.

Per dare chiarezza riguardo all'oggi, possiamo riassumere l'ambiente in cui svolgono il proprio lavoro le lavoratrici e lavoratori del servizio Spediservice srl di Lainate:

1. movimentazione di carichi pesanti a mano con continui movimenti irregolari,
2. continue pressioni per mantenere ritmi altissimi, anche nelle giornate in cui la pressione
produttiva è inferiore, in modo da non garantire neppure le normali 8 ore di lavoro con
sospensioni dal lavoro senza giustificazioni,
3. uscite d'emergenza chiuse con lucchetti,
4. muletti che si spostano tra gli operai senza rispettare alcuna misura di sicurezza prevista,
5. macchinari con fili della corrente scoperti o, rattoppati con nastro adesivo,
6. assenza di ogni tutela alla salute, compresa la prevista cassetta del pronto soccorso,
7. nonostante il caldo afoso, nessuna possibilità di recuperare bevande durante l'orario di lavoro,
8. servizi igienici fatiscenti, senza sapone né acqua calda.


Basta con la truffa delle finte cooperative, No ai licenziamenti, Pagamento di quanto non riconosciuto dal CCNL truffa UNCI, Garanzia di un ammortizzatore sociale che preservi dalle sospensioni



5 agosto 2011

Unione Sindacale di Base - Servizi e commercio


APPALTO MAGAZZINO COOP CENTRALE ADRIATICA: «FATTA PIAZZA PULITA DI CHI HA PROBLEMI»

Il caso. Aster Coop e dipendenti lasciati a casa: riunione tra lavoratori e sindacati per fare il punto, sono 21 i ricorsi già presentati

«Eliminate anche le persone ritenute scomode perchè non piegavano la testa»


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CESENA. Tre mesi per... «Fare piazza pulita di quei lavoratori che per qualche problema fisico non riuscivano ad essere produttivi al massimo livello oppure considerati scomodi perché erano più consapevoli di altri dei propri diritti e non accettavano di abbassare la testa».

E’ l’interpretazione data dai dipendenti lasciati a casa e dal sindacato a proposito di quello che è appena accaduto nel magazzino logistico di via Rondani, a Pievesestina, dove si preparano le merci da consegnare a vari supermercati Coop.

Nell’occhio del ciclone c’è Aster, la cooperativa che ha iniziato a gestire da maggio quella struttura per conto di Centrale Adriatica (link a pagina cancellata - nota blog), subentrando all’ultima di una lunga serie di società che si sono succedute nel tempo (ben 11 nell’arco di un decennio, ossia da quando il servizio logistico è stato esternalizzato tramite appalti). Formalmente non ha fatto licenziamenti, ma semplicemente applicato una norma del suo statuto, che contempla la figura del socio in formazione per tre mesi.

In pratica, un periodo di prova al termine del quale, senza dovere dare motivazioni circostanziate, la cooperativa di Udine può mettere alla porta chi vuole. Da ieri questo strumento non dovrebbe più essere utilizzabile per gli occupati trasferiti dalla precedente ditta a quella operativa ora, perché i fatidici tre mesi sono trascorsi.

Si può quindi fare un conteggio finale dei lavoratori che sono stati di fatto licenziati con questo sistema: dopo una terza ondata di estromissioni fatte nei giorni scorsi, sono circa 25 e per 21 di loro la Filcams Cgil ha già fatto impugnazione, ritenendo del tutto illegittimo il modo di procedere di Aster.A fare il punto della situazione, l’altra sera, c’era il sindacalista Paolo Montalti, invitato ad un’affollata riunione alla quale erano presenti una ventina degli addetti lasciati a casa ed esponenti della società civile.

Proprio questi ultimi hanno preso l’iniziativa, con l’obiettivo - ha spiegato Graziella Zuffi, del Comitato per la Costituzione - di ...«Essere informati, esprimere solidarietà alle persone rimaste senza un lavoro e valutare cosa può fare ciascuno nel proprio ambito per affrontare l’emergenza».

Oltre all’esponente del Comitato per la Costituzione si sono seduti attorno al tavolo cittadini aderenti a varie associazioni e gruppi, dal circolo culturale-politico “La Parola” alla Chiesta Avventista, da Emergency al “Popolo viola”. E sono arrivati anche un paio di messaggi scritti, tra i quali uno del Centro per la pace.

Tutti sono rimasti molto colpiti dal quadro delineato in modo chiaro dal rappresentante della Cgil: «Nell’accordo firmato per permettere che i lavoratori assunti dalla precedente cooperativa passassero in forza a quella che è subentrata non è stato previsto alcun periodo di prova. Perciò abbiamo deciso di contestare anche con azioni legali i licenziamenti fatti nascondendosi dietro una norma dello statuto societario ma andando a colpire, guarda caso, diversi lavoratori che presentano invalidità parziali o qualche limite di tipo fisico, che impedisce di tenere i ritmi insostenibili richiesti in quel magazzino».

Il segretario della Filcams cesenate ha poi allargato la sua analisi, chiamando in causa Centrale Adriatica: «Alfa (la cooperativa che ha preceduto Aster e che ha operato a Pievesestina da febbraio 2010 all’inizio di maggio 2011, ndr) aveva adottato un sistema di lavoro decente, ma come è accaduto a tutti i gestori del centro logistico di Pievesestina non è più riuscita a rimanere a galla con i soldi insufficienti che Centrale Adriatica continua a pagare alle società a cui affida questo appalto.
Per svolgere l’attività a costi ridotti all’osso i gestori finiscono per scaricare sulla pelle dei lavoratori l’esigenza di non andare in rimessa. Questo significa, per esempio, pretendere una produzione di colli da consegnare tirata fino all’esasperazione».

A questo proposito, le testimonianze degli ex addetti presenti alla riunione sono state sconcertanti. Hanno riferito che viene richiesta la preparazione di 150 colli all’ora, mentre un numero ragionevole dovrebbe essere 80, secondo quanto ha chiarito anche un medico del lavoro durante una visita al magazzino, qualche tempo fa.

C’è chi, in queste condizioni, ha lanciato l’allarme sicurezza: «Prima o poi, lavorando a questi ritmi da animali, capiterà un incidente e qualcuno ci rimetterà la vita».

I protagonisti dell’incontro che ha fatto emergere questi ed altri nodi si sono riaggiornati al 23 agosto. Nel frattempo, hanno concordato di studiare azioni forti per fare pressione nei punti vendita e sui dirigenti di Coop Centrale Adriatica, con l’obiettivo di risolvere a monte e una volta per tutte i problemi cronici che affliggono chi lavora nel magazzino di via Rondani, così come nelle altre tre strutture analoghe esistenti in Emilia Romagna.



5 agosto 2011

Gian Paolo Castagnoli


Corriere Romagna.it


Vedi anche:
«Aiuto ai licenziati privi di protezioni»


COOP ESTENSE: COOP CANALETTO TRAFERITA E TRE NUOVI SUPERMERCATI

Da qui al 2014 possibili cambiamenti nella mappa dei market di medie superfici Confronto su nuovi insediamenti sotto i 1500 metri in via Panni e Santa Caterina

Si riaccende l'antica querelle Coop Estense Esselunga?

Proprio quando i riflettori sembravano spegnersi tornano di attualità il piano del commercio e le scelte future per pianificare i nuovi punti vendita alimentari con metratura al di sotto dei 1500 metri e quindi di competenza diretta dei singoli comuni al di fuori del piano operativo degli insediamenti commerciali (Poic).

Ad accendere l’interruttore è stata una interrogazione in consiglio comunale presentata dal consigliere del Pdl Andrea Galli, che parte tirando in ballo il terreno conteso tra Coop ed Esselunga chiedendo se sia vero che si stia per procedere «all’autorizzazione dell’ampliamento della vicina Coop Erre Nord, estranea ma confinante al comparto in oggetto, per oltre 500 metri e se nell’area di fianco, di proprietà di Esselunga, è prevista la costruzione di un parcheggio che andrebbe così a servire la Coop».

Se davvero così fosse, la storia infinita di “Falce e carrello”, prendendo in prestito il titolo del libro del patron di Esselunga, avrebbe un finale troppo clamoroso anche per Modena. Scavando, però, all’interno delle discussioni di questi mesi sui nuovi insediamenti di supermercati al di sotto dei 1500 metri, una verità la si ritrova. La Coop Canaletto, quella del comparto RNord, uno dei pochi baluardi per una frequentazione tranquilla dello stabile, è destinata entro pochi anni a traslocare. Come? Con un bando che permetterà in zona un nuovo insediamento quasi certamente favorendo, in termini di punteggio, il trasloco di attività già esistenti, come si conviene in questi casi. E chi meglio della Coop Canaletto, che nello spazio attuale risulta ai limiti della regolarità? Il supermercato in questione è ingessato dal piano regolatore. Nel prg, infatti, l’attuale sede della Coop Canaletto non è localizzata come media superficie di vendita. E questo rende impossibile qualsiasi futura modifica, trasformazione o cessione per la Coop stessa, pena la retrocessione a centro di vicinato, con superficie commerciale ben più modesta.

Coop, insomma, se vincerà il bando si sposterà. Dove? Una delle soluzioni è nell’area che oggi è occupata dal mercato ortofrutticolo all’ingrosso. Sarà questa una delle quattro aree di media superficie - un supermercato fino ad un massimo di 1500 metri quadrati - che arriveranno sul tavolo dell’amministrazione e delle associazioni di categoria, con i quali la strada del dialogo è già aperta.

I tempi sono abbastanza stretti, almeno per le decisioni che contano: entro la fine dell’anno andrà in azione il nuovo Poic, e da gennaio 2012 si parlerà degli insediamenti sui quali il Comune potrà decidere autonomamente, passando ovviamente per il consiglio comunale. Oltre alla zona del Canaletto, che ha già ricevuto l’ok del consiglio comunale per dotarsi di una media superficie alimentare, sono altri tre gli insediamenti sui quali si studierà di intervenire.

Il primo, anche questo già deliberato dal consiglio comunale, sarà all’ex Amcm. Gli altri coincideranno, con tutta probabilità, se le associazioni di categoria e l’amministrazione troveranno un punto d’incontro, con i nuovi insediamenti di Santa Caterina e via Panni. In entrambi i casi manca ancora uno spazio destinato alla media superficie alimentare. Tutto, presumibilmente, entro la fine della legislatura. Polemiche permettendo.



5 agosto 2011

Davide Berti

Gazzetta di Modena.it


TNT COOPERATIVA OLIMPIA: LAVORATORI STRANIERI AL LIMITE SCHIAVISMO. SCOPPIA LA LITE USB-CGIL

Succede tutto a ridosso dell'aeroporto di Bologna.

Lavoratori assunti come soci e non come dipendenti in modo da derogare il contratto collettivo nazionale: niente ferie e malattie, parte dello stipendio segnato come diaria quindi esente dai contributi.

I lavoratori quasi tutti stranieri: "Ci chiamano due ore, poi tre ore stiamo fermi e di nuovo ci chiamano per un'ora". Mentre Cgil e Usb si litigano la paternità della loro difesa.


“Ricatti, assenza di tutele e mancato rispetto del contratto nazionale”. I racconti ricordano quelle dei facchini della Tnt di Piacenza, ma questa volta arrivano da Bologna, dalla bocca dei lavoratori della Cooperativa Olimpia. Al centro ancora il Consorzio Gesco Nord, che per conto della Tnt si occupa dello smistamento delle merci all’aeroporto Marconi di Bologna. Le denunce sono state raccolte e diffuse dal Sindacato di Base, che se da una parte parla di “situazione inaccettabile” dall’altra punta il dito contro Cgil, Cisl, Uil, accusati di non difendere i diritti dei lavoratori.

Secondo l’Usb, all’incontro tra le parti convocato dalla prefettura il 2 agosto (il secondo dopo l’apertura della vertenza) si sarebbe presentato un dirigente della Gesco, accompagnato da tre esponenti delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil Trasporti. Da lì l’indignazione della sigla di base. “Sono sindacati di comodo – commenta il segretario dell’Usb Bologna Massimo BettiNon è pensabile che un sindacalista si presenti a un tavolo chiamato dalla controparte, a sostenere le tesi della controparte. È un episodio senza precedenti, su cui vorremmo un chiarimento”. Detto fatto. La Cgil, attraverso le parole di Mauro Barutti della Cgil-Filt Emilia Romagna, rivendica il diritto a partecipare essendo “una delle parti firmatarie del contratto collettivo nazionale del settore della logistica”. E rimanda ogni accusa al mittente: “L’Usb non può pretendere di fare gli incontri in esclusiva. Noi a Piacenza siamo riusciti a ottenere l’accordo con la Gesco Nord, e chiederemo che venga rispettato in tutta la regione, compresa Bologna”.

Intanto, chi lavora all’Olimpia (quasi tutti iscritti all’Usb) parla di trattamenti ai “limiti dello schiavismo”. Il meccanismo messo sotto accusa dal sindacato è semplice: essendo una coop, i lavoratori non vengono assunti come dipendenti ma reclutati come soci. Questo consentirebbe al Consorzio Gesco di derogare il contratto collettivo nazionale a una serie di regolamenti interni. “Documenti mai letti né discussi– precisa Luigi Marinelli dell’Usb – e che non coprono la malattia e le ferie”. Inoltre, sempre secondo Marinelli, parte dello stipendio viene spesso messo in busta paga come diaria esente dal versamento dei contributi. “Senza considerare – sottolinea – che dei trenta lavoratori la maggior parte è straniero, quindi in condizioni di forte ricattabilità: sotto la continua minaccia del mancato rinnovo del permesso di soggiorno accetta di essere sottopagata o di lavorare meno di quanto stabilito”. E sono gli stessi lavoratori che, con la promessa dell’anonimato, entrano nei dettagli: “Ci chiamano per due ore, poi altre tre stiamo fermi, e poi ancora al lavoro per un’ora. Tutto questo anche se una persona ha un contratto regolare full time”. E ancora: “Alcuni di noi sono stati convocati dalla cooperativa e invitati a farsi la tessera dei confederali in cambio di migliori condizioni contrattuali”.

L’Usb chiama poi in causa il Comune: “Ci auguriamo che anche il sindaco Virginio Merola voglia fare la sua parte, vigilando perché venga garantita la legalità in un sottobosco di appalti e subappalti, che parte dalla Tnt e termina con l’Olimpia”. L’Olimpia (fino all’anno scorso Sinergy) infatti appartiene al Consorzio Gesco Nord, che a sua volta ha ricevuto l’appalto per la gestione delle merci al Marconi dalla Tnt, l’azienda leader della logistica. Un gioco di scatole cinesi in cui “le cooperative cambiano continuamente nome – spiega Betti - ma le cose vengono gestite sempre allo stesso modo. La situazione – conclude - è allarmante”.


5 agosto 2011

Giulia Zaccariello


il Fatto Quotidiano


03 agosto 2011

USB INCONTRA UNICOOP FIRENZE SUI TEMI DELLA SICUREZZA: ANCORA MOLTO DA CHIARIRE

Ha avuto luogo oggi, 3 agosto, nella sede di Unicoop Firenze a Scandicci, l'incontro tra l'azienda e i dirigenti nazionali di USB sul tema della sicurezza, dopo il tragico incidente mortale che ha coinvolto il nostro collega Claudio

Dispiace constatare che, nonostante le numerose segnalazioni di USB sul tema della sicurezza, l'incontro sia avvenuto solo dopo il tragico evento

Si è svolto oggi l’incontro tra la dirigenza di Unicoop Firenze e l’Unione Sindacale di Base provinciale e nazionale negli uffici Unicoop di Scandicci.

L’incontro da noi richiesto si è incentrato sui temi della sicurezza nei luoghi di lavoro prendendo in esame le numerose segnalazioni fatte dai delegati USB negli ultimi mesi, rimaste puntualmente senza risposta.

Il clima dell’incontro è apparso particolarmente teso anche a causa del grave recente infortunio sul lavoro che ha visto la morte di Claudio Pierini nel magazzino Unicoop Firenze di Scandicci. Nel merito abbiamo chiesto alla dirigenza di riesaminare le segnalazioni dei nostri delegati e della struttura provinciale, riscontrando l’esistenza di diverse criticità, dovute anche ad un difetto di comunicazione complessiva non più tollerabile.

Riteniamo che l’atteggiamento, fino ad oggi adottato della cooperativa, di totale chiusura nei confronti dei delegati USB, sindacato maggiormente rappresentativo nei magazzini di Sesto Fiorentino e di Scandicci, non ha favorito il dialogo, l’individuazione e la soluzione dei problemi.

Abbiamo chiesto con fermezza alla dirigenza un cambio di rotta che consenta di riportare la sicurezza nei luoghi di lavoro ed un sistema che sappia ascoltare i lavoratori ed i loro rappresentanti liberamente scelti. La cooperativa si è impegnata a riprendere questo incontro agli inizi di settembre, USB è pronta a fornire il proprio contributo, ferma nel tutelare il diritto alla salute e sicurezza dei lavoratori.

Al termine dell’incontro i lavoratori, già riuniti in assemblea sindacale indetta dalle RSU, hanno chiesto ed ottenuto con forza che la delegazione USB potesse partecipare all’assemblea per esporre l’esito dell’incontro.

La cooperativa deve comprendere questo ennesimo segnale di compattezza da parte dei lavoratori, uniti dal comune intento di evitare che quanto occorso a “PIERO”, così era conosciuto da tutti Pierini Claudio, non accada nuovamente.


Roma 3 agosto 2011

p/ Coordinamento Nazionale USB Commercio

Francesco Iacovone


MAXI CENTRO CARNI UNICOOP FIRENZE: A SETTEMBRE SI PARTE

L'articolo che riportiamo, ampiamente celebrativo sull'evento e sull'azienda, omette di dire che il centro carni di Gello è per la quasi totalità appaltato alla cooperativa CFT Firenze



A LIVELLO di meccanizzazione è il centro tecnologicamente più avanzato d’Europa. In ordine di grandezza, sicuramente, è tra i più grandi visto che l’edificio è alto 18 metri e si sviluppa su una superficie di 31mila metri quadrati.

Qui Unicoop Firenze, nell’area di Gello, ha realizzato il sito produttivo al quale si lega la ristrutturazione del ciclo di lavorazione delle carni fresche per tutti i punti vendita. Una realtà che ha iniziato a lavorare nei mesi scorsi come centro di spedizione del materiale confezionato e pronto e che, in questi giorni, sta sperimentando il suo reparto principale: il centro carni, con le prime prove di taglio e confezionamento. L’inaugurazione di questa struttura, frutto di un investimento milionario, sarà fatta a settembre.

IL COMPLESSO che affaccia su viale America, a pieno regime, occuperà circa trecentocinquantaaddetti, su più turni. E ospiterà una presenza giornaliera di operai di circa 250 unità. L’organico è praticamente completato, restano alcuni settori marginali da definire e per queste assunzioni sarà attinto dalle piccole code ancora in essere. L’intero organico — i numeri sono quelli di un grande colosso—è legato anche al trasferimento in zona di maestranze oggi impiegate in altri siti. Concentrando tutto in un solo sito di trasformazione e confezionamento, Unicoop Firenze ha scelto da una parte di razionalizzare ed efficentare il servizio potendosi avvelere delle più avanzate tecnologie.

Queste ultime scelte e selezionate dopo una lunga ricerca e verifica, appunto, a livello europeo. In sostenza sbarca a Pontedera la macellazione più hi-tech oggi realizzabile.
L’intero impianto (capace di sfornare numeri imponenti) che almeno in parte sarà alimemntato
anche con energie rinnovabili — il tetto fotovoltaico — sarà inaugurato a settembre.

Pontedera diventa quindi lo snodo strategico della grande rete Unicoop Firenze che è una delle 9 grandi cooperative di consumo del sistema Coop.

Unicoop Firenze è la prima Coop italiana per numero di soci (oltre un milione) e per vendite
(oltre 2 miliardi di euro) e conta attualmente 103 punti vendita.
Pochi mesi fa, segnatamente a maggio, è stato inaugurato il nuovo supermercato di Santa Maria a Monte, ma l’operazione di consolidamento e rilancio, tra Valdera e Valdarno, non è comunque finita.



26 luglio 2011

Carlo Baroni

La Nazione

02 agosto 2011

«CLAUDIO NON DOVEVA MORIRE COSI'» NIENTE MULETTO, IL MEDICO LO AVEVA SCRITTO



Esposto in Procura del fratello dell'operaio deceduto in Unicoop Firenze





Claudio Pierini, 52 anni, morto sul lavoro. Ma forse non solo. Il fratello di Claudio continuava a chiedersi 'perché' e 'come' era potuta accadere una cosa simile.

E poi la domanda più importante: «Perché mio fratello continuava a essere impiegato lavorativamente sul muletto quando la Coop sapeva bene che non poteva più farlo. Almeno a quel ritmo e a quelle condizioni. Infatti fin da marzo di quest'anno, quando era stato sottoposto a visita di controllo da parte del medico aziendale del lavoro, era stato certificato che per Claudio si rendeva necessario un minore impegno sul muletto».

«Nero su bianco, c'era tutto scritto, quel lavoro non avrebbe dovuto più farlo. Invece da 4 mesi non era cambiato nulla e nonostante il certificato le sue mansioni erano rimaste inalterate»

E poi l'imprevedibile. Che con il senno di poi magari si poteva anche prevedere, forse. Tanto che i familiari di Claudio con l'assistenza di un pool di legali, gli avvocati Mattia Alfano e Guido Ferradini, hanno preparato ieri un esposto inviato all'attenzione del Procuratore, Giuseppe Quattrocchi.

In primo luogo dunque il certificato in cui veniva caldamente 'consigliato' all'azienda di utilizzare il dipendente Pierini in mansioni meno impegnative.

Ma l'esposto sottolinea anche un altro aspetto. Gli avvocati hanno sentito informalmente alcuni colleghi di lavoro dell'operaio morto il 21 luglio scorso in un magazzino della Unicoop di Viale Europa a Scandicci. Dai loro racconti è risultato che il muletto - privo di protezioni frontali - non si era ribaltato, ma aveva perso aderenza al terreno andando a schiantarsi contro le scaffalature di pancali. Una morte praticamente istantanea per lo schiacciamento di organi vitali. Una macchia d'olio. Già, il muletto 'impazzito' perché ha perso aderenza su una macchia d'olio causata dalla rottura di due bottiglioni nel corso di una precedente operazione di scarico. Nessuno era intervenuto per ripulire e rimuovere il potenziale pericolo nonostante la cosa fosse già stata segnalata.

Da pochi giorni per di più il pavimento del magazzino era stato cambiato e sostituito con uno nuovo, di sostanza plastica. Più scivoloso dunque, specie con un pò di umidità.

Claudio, per il fratello, è morto per una combinazione di questi 4 fattori (protezioni del muletto, cambio di mansione, pulizia dell'olio e nuovo pavimento). Almeno 3 di questi facilmente evitabili.



2 agosto 2011

am ag


La Nazione


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DOMANI AI MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE UNA GIORNATA SULLA SICUREZZA

Domani 3 agosto si svolgerà un incontro con oggetto la sicurezza nei magazzini Unicoop Firenze, tra l'azienda ed i responsabili nazionali di categoria del sindacato USB

E' prevista anche un'assemblea dei lavoratori (saletta violetto) sullo stesso tema. Orario 11.52-13.52



Doppio appuntamento sulla sicurezza sul lavoro nei magazzini Unicoop Firenze, dopo il tragico incidente che è costata la vita al nostro amico e collega Claudio.

In mattinata Unicoop Firenze incontrerà i responsabili nazionali di USB di categoria. L'incontro è previsto per le 11.00.

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Quasi contemporaneamente i lavoratori dei magazzini Unicoop Firenze saranno in assemblea.

Mercoledi, 3 agosto - Dalle ore 11.52- 13.52 - Presso la sala violetto

O.D.G. Confronto e riflessioni sul tema della sicurezza nel nostro luogo di avoro, in seguito al letale infortunio occorso al nostro collega Claudio.


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01 agosto 2011

CLAUDIO PIERINI: L'ESPOSTO-DENUNCIA DELLA FAMIGLIA

Esposto-denuncia degli avvocati che tutelano la famiglia di Claudio

L'esposto evidenzia particolari dell'incidente messi in luce dai periti della famiglia


Firenze, 1 agosto 2011 - Il muletto non si ribalto' ma slitto' su una patina di olio versato sul pavimento del magazzino e, andato cosi' fuori controllo, sbatte' contro gli scaffali del magazzino causando la morte del conducente, Claudio Pierini, 52 anni, nella centrale di smistamento merci per i supermercati Unicoop a Scandicci (Firenze) il 21 luglio scorso. Questa la ricostruzione di un esposto-denuncia che verra' depositato domani mattina alla procura della Repubblica di Firenze dai legali della famiglia, avvocati Mattia Alfano e Guido Ferradini, per accertare le responsabilita' dell'infortunio mortale.

Quella mattina, si evidenzia nella denuncia, una partita di lattine di olio si era rotta e il contenuto si era riversato sul pavimento. ''Un problema che non venne adeguatamente risolto'', fanno osservare i legali della famiglia di Claudio Pierini, ''e in piu' la nuova pavimentazione del magazzino, stesa da una decina di giorni, aveva reso la superficie ancora piu' scivolosa''. Di conseguenza, il muletto era inguidabile: anche per questo, si afferma, Pierini ando' a scontrarsi contro gli scaffali del deposito, morendo schiacciato tra le lamiere.

Non solo: l'esposto evidenzia altri particolari messi in luce dai periti della famiglia. "Il muletto - si scrive - era privo di sistemi di sicurezza frontale, cioe' protezioni passive idonee a tutelare il conducente in caso di urto, inoltre le
ruote del mezzo non avrebbero garantito un attrito adeguato."

Sempre secondo quanto riportato nell'esposto, i familiari presenteranno anche la certificazione medica con cui nel maggio scorso fu attestato che, a causa di un problema fisico, Claudio Pierini non era piu' idoneo a manovrare
muletti, pur trattandosi di una mansione che aveva svolto per circa 30 anni. Per i legali della famiglia Pierini ''una prescrizione completamente disattesa''.


1 agosto 2011

La Nazione.it

31 luglio 2011

L'IPOCRISIA DI UNICOOP FI IN UNO SPOT



La crisi che si abbatte sul nostro Paese e sulle nostre vite è ormai cosa nota. Capiamo quindi la difficoltà di tutti, aziende comprese. Comprendiamo che, in una congiuntura economica così difficile, si ricorra a qualsiasi tipo di risorsa per resistere, compresa quella a richiami valoriali, che sono sempre stati elemento distintivo delle Coop.

In questa direzione va il nuovo spot di Unicoop Firenze, definito spot impossibile, perché non commercializza nulla, ma rilancia valori antitetici a quelli della commercializzazione dei prodotti. Nel filmato pubblicitario infatti, si rilancia il concetto di consumo consapevole, di qualità della vita che passa principalmente attraverso gli affetti ed il tempo libero, non nello shopping compulsivo.

Il tema è stato proposto con forza dal presidente di Unicoop, Campaini, nel suo recente libro-intervista Un'altra vita è possibile e precedentemente in una crociata contro la domenica lavorativa (quelle eccedenti ad una, come attualmente consentito dalle deroghe comunali), iniziativa sulla cui genuinità nutrimmo alcuni dubbi.

Il Presidente ha impiegato molto del suo tempo nel divulgare il verbo e non c'è quasi stata sera in cui non fosse impegnato in qualche Casa del Popolo o altre sedi, dove presentare il libro dal sottotitolo inequivocabile: «Quando i valori dell’uomo condizionano le leggi del profitto».

Peccato che Campaini non abbia trovato tempo e modo di esprimere i suoi sentimenti sull'incidente mortale che è costato la vita a Claudio Pierini, nostro collega dei magazzini di Unicoop Firenze con un'anzianità di quasi 30 anni. Non ci aspettavamo certo una presenza al funerale, ma almeno una frase di cordoglio, che facesse sentire il Presidente vicino alla famiglia e a noi dipendenti , quello si. Tanto più che è in grado di esprimere cordoglio, quando vuole.

Il percorso di Unicoop su un recupero valoriale dell'immagine, comunque continua. Dopo il libro, ecco che viene lanciato lo spot impossibile. L'idea prende corpo dall'economista Stefano Bartolini, già citato nel libro del presidente Campaini, che insegna Economia della Felicità all'università di Siena.

Lo spot, a dire il vero bruttino, mette a confronto due stili di vita: quello del padre premuroso anche se povero, a giudicare dalla vettura, che ha tempo e desiderio da dedicare alla figlia e quello di un presunto manager, costipato in una vettura e circondato da collaboratori tristi che si nega al figlio per impegni di affari e delega la segretaria per l'acquisto di un regalo riparatore dalla sua perenne assenza di padre. In entrambi i casi, regna la presenza ossessiva del telefonino: anche il padre buono usa il cellulare per far scendere la figlia di casa, anziché suonare il campanello, come farebbe chiunque. Ma lasciamo correre le facezie.

La parte interessante sta nell'intervista dell'economista Bartolini, che nella versione dello spot che proponiamo, afferma: «E' una pubblicità valoriale che non vedremo mai, perché non commercializza un prodotto. Se hai qualche problema, qualche insicurezza, la soluzione ai tuoi problemi è nel cercare di più i tuoi affetti e nell'avere più tempo. Il che magari comporta lavorare di meno e consumare di meno»

Abbiamo capito bene? Unicoop Firenze che ha realizzato lo spot vuole che noi dipendenti abbiamo più tempo per le nostre famiglie e lavoriamo di meno?

Come si spiega allora:

- la richiesta delle Coop nell'attuale trattativa sul CCNL di regolamentare la malattia, attraverso un meccanismo che riduce il riconoscimento economico per i primi 3 giorni di carenza? Qui non solo tratta neanche di tempo da dedicare agli affetti, come da spot buonista, ma si intacca un diritto fondamentale che è quello di stare a casa retribuiti quando siamo malati.

- Il salario variabile legato alla presenza. Più ti ammali meno prendi.

- Il generalizzato peggioramento per i neoassunti con aumento dell'orario di lavoro da 38 a 40 ore e sulla maturazione del ROL in quattro anni ?


E sul Contratto aziendale di Unicoop Firenze le cui trattative sono anch'esse in corso che dire?

- Sui Minimercati Unicoop si ipotizza un aumento delle ore ed un congelamento dell'integrativo sul salario variabile (più lavoro meno soldi)

- E La richiesta di alzare il divisore contrattuale?

E ci fermiamo qui. Certo che siamo un pò stanchi di queste prese in giro. Buoni solo negli spot pubblicitari, ma quando c'è da fare i conti coi dipendenti, la musica è tutta un'altra. Può darsi che scioperiamo davvero, la prossima volta.



30 luglio 2011

FILCAMS FIRENZE: SU SCIOPERO IN UNICOOP UN'AUTOCRITICA POCO CREDIBILE

















Nel link che segue il commento riportiamo il documento del 20 luglio, in cui la Filcams Firenze cerca di ricucire i rapporti con i dipendenti di Unicoop delusi dalla gestione dello sciopero del 9 luglio scorso.

Filcams Firenze infatti, ha mandato in quell'occasione segnali ambigui. Da una parte tutta presa a non compromettere le buone relazioni aziendali in vista di una conclusione della trattativa sull'integrativo (che contiene passaggi insidiosissimi per i lavoratori), dall'altra tentando di non contravvenire ad una direttiva della segreteria nazionale.

Il risultato è stato un pasticcio, con negozi importanti in cui i delegati Filcams dicevano ai dipendenti che lo sciopero non era rilevante si poteva non fare, in altri l'informazione è stata assente, in altri punti vendita, specie periferici, invece lo sciopero è stato appoggiato.

Il caso più clamoroso è stato quello dell'iper di Sesto Fiorentino, in cui si era recata la Camusso ad arringare le truppe in vista dello sciopero del 6 maggio scorso (nel filmato si può vedere i vari responsabili Filcams, compreso la segretaria provinciale Orlandi e il segretario regionale Betti). Ebbene, all'iper di Sesto non c'è stato sciopero il 9 luglio.

Poi c'è stata polemica con la Uil sull'integrativo, qualche gruppo di affiliati ha restituito le tessere, addirittura ha preso forma una sorta di fronda interna di esponenti Filcams di minoranza dell'esecutivo di Unicoop, noti per la loro perenne ambiguità e il loro spasmodico attaccamento alla poltroncina di distaccato, motivo principale della loro attività sindacale

La segretaria Orlandi cerca di riprendere il timone informando tardivamente sullo stato delle trattative, dopo un silenzio prolungato. Per fortuna in rete le notizie si trovano anche senza il suo intervento, per merito di quella Filcams (ci riferiamo all'Emilia) che lo sciopero lo ha fatto funzionare per davvero.

Al casino combinato sullo sciopero, cui dovrebbero seguire logiche dimissioni dei quadri Filcams Firenze per manifesta incapacità (ad essere buoni), la Orlandi dedica poche righe e affatto chiarificatrici. Motivo in più perché levi le tende.

Agli iscritti, delegati Filcams e lavoratori di Unicoop Firenze


30 Luglio 2011


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CONTO ALLA ROVESCIA PER LA NUOVA COOP DI CERTALDO

Si parla di cinquemila metri quadri di spazio con un'altezza massima di nove metri

La conferma a novembre del prossimo anno, quando, secondo le prime indicazioni emerse da riunioni di giunta a cui hanno partecipato anche incaricati di Unicoop, dovrebbero concludersi i lavori


CERTALDO. Il futuro del nuovo centro commerciale Coop di viale Matteotti inizia ad assumere contorni più precisi. Sono comparsi i primi macchinari nell'area dove dovrà sorgere il cantiere per le prime verifiche. E l'assessore al commercio Giacomo Cucini spiega: «Siamo in attesa degli ultimi atti per poter dare così l'ok all'avvio dei lavori».

Il primo passo sarà la consegna nei prossimi giorni all'ufficio tecnico del Comune dell'atto ufficiale legato alle opere di urbanizzazione. Poi mancherà solo un tassello per chiudere il cerchio: il progetto definitivo. Questo piano è già allo studio di Unicoop Firenze e del Comune per arrivare a una soluzione condivisa in tempi brevi.

In sostanza al momento non si può prevedere quanti negozi sorgeranno all'interno dell'edificio, perché il progetto non è ancora pronto, bensì in fase di ultimazione. Si parla di cinquemila metri quadri di spazio con un'altezza massima di nove metri, cifre e volumi che potrebbero diventare realtà a novembre del prossimo anno, quando, secondo le prime indicazioni emerse da riunioni di giunta a cui hanno partecipato anche incaricati di Unicoop, dovrebbero concludersi i lavori.

L'area interessata dal cantiere dovrà essere in primo luogo ripulita dall'erbacce; già da mesi è stata recintata, in concomitanza con la presenza di un altro cantiere adiacente, legato alla nascita di alcune palazzine. Nell'area di cantiere che costeggia il trafficato viale Matteotti e che ha su un lato la piscina Fiammetta ci sono macchinari che serviranno per fare i primi scavi. Proprio questi movimenti lungo l'area sono stati notati dagli abitanti di Certaldo che da anni sanno che in quel luogo nascerà il nuovo centro commerciale e che adesso non è poi così tanto lontano.



27 luglio 2011 Giacomo Bertelli

Il Tirreno



EX SIPE DI SPILAMBERTO: ACCORDO TRA PROPRIETA' E COOP ESTENSE


La proprietà ha raggiunto un accordo con Coop Estense per il recupero dell'area ex Sipe di Spilamberto (MO) tra la contestazione del Sindaco del comune emiliano


Svolta nell'annosa vicenda del recupero dell'ex Sipe, storica fabbrica di esplosivi di Spilamberto, da tempo abbandonata. Nei giorni scorsi, Coop Estense ha raggiunto un accordo con Green Village, proprietaria dell'intera area, per provare a studiare un progetto partecipato di recupero di una parte della stessa.

Accordo duramente criticato dal Sindaco di Spilamberto, Francesco Lamandini, che imputa a Coop Estense di aver contestato in passato il piano di recupero concordato tra le amministrazioni comunali coinvolte e la stessa Green Village, e di firmare oggi un accordo con la stessa società.

Immediata la replica del presidente di Coop Estense, Mario Zucchelli, chiamato in causa dal sindaco. A Lamandini, Zucchelli ricorda di aver contestato, insieme al mondo associativo e sindacale, la scelta di costruire all'ex Sipe un grande centro commerciale. Di contro il nuovo progetto dovrà valorizzare le realtà produttive del territorio. “Anche se – conclude Zucchelli – le affermazioni dell'amministrazione non sono un contributo positivo all'avvio del percorso”.



26 luglio 2011

TRC Telemodena


Vedi anche:

L'appello di Italia Nostra: "Salvate la ex-Sipe"

Ex Sipe, Green Village fa causa al Comune




SCIOPERO DEI COBAS ALLA RICHARD GINORI DI SESTO FIORENTINO


Il motivo dela protesta è un appalto di alcune mansioni a una cooperativa esterna



Assemblea informativa e sciopero del turno pomeridiano indetto dai Cobas stamani allo stabilimento Richard Ginori di Sesto Fiorentino (Firenze): la protesta è nata dalla decisione dell'azienda di appaltare ad una cooperativa di facchinaggio mansioni di movimentazione del prodotto, all'interno della filiera produttiva nel reparto fabbricazione.

"Hanno partecipato allo sciopero - spiega Giovanni Nencini (Cobas) - anche lavoratori iscritti ai sindacati confederali, e questo secondo noi è un dato signiicativo. Almeno 150 lavoratori hanno aderito". L'obiettivo delle iniziative del sindacato autonomo, afferma Nencini, è quello di "riaprire la trattativa con l'azienda riguardo l'inserimento del personale della cooperativa all'interno della filiera produttiva, che per noi determina non più un lavoro di facchinaggio ma di produzione.

Il nostro timore è che l'appalto alle cooperative possa estendersi anche ad altri settori dello stabilimento, mentre ci sono molti contratti a termine che invece ci auguriamo possano essere confermati"



29 luglio 2011

gonews.it



28 luglio 2011

I FACCHINI DELLA TNT DI PIACENZA TORNANO AL LAVORO NEL RISPETTO DELLE REGOLE


Dopo giornate di lotta, la trattativa ha portato ad un accordo che prevede l'applicazione del CCNL.


I precedenti in breve

Rientro al lavoro per i facchini della Tnt con la tutela di un contratto collettivo nazionale. La sigla di un accordo è arrivata dopo un incontro fiume durato oltre sette ore alla Camera del Lavoro piacentina, che ha coinvolto tutte le sigle sindacali, in primo luogo i Si.Cobas, oltre che Filt Cgil, Fit Cisl e UILTRASPORTI.

Definita dalle rappresentanze sindacali un punto di partenza e non di arrivo, l’applicazione del contratto nazionale della logistica, riconosce ai lavoratori, che fin’ora non ne avevano diritto, la possibilità di verifica delle ore lavorative nella busta paga e l’uso della “flessibilità”, che prima corrispondeva a un lavoro a chiamata senza preavviso, solo nel caso venga negoziata, compensata e verificata.

Soddisfazione espressa da Aldo Milano, segretario nazionale dei Si.Cobas, che precisa “Il nostro sindacato all’inizio escluso dalla trattativa è stato al termine riconosciuto dalle altre sigle sindacli. Il risultato che ci eravamo prefissati per i lavoratori è stato raggiunto, ma se gli altri sindacati non si comporteranno secondo le regole non abbiamo nessun timore a riprendere la protesta in maniera autonoma”.


27 luglio 2011

Piacenza24.eu


MAGAZZINO COOP CENTRALE ADRIATICA DI PIEVESESTINA: SECONDA ONDATA DI LICENZIAMENTI


Drammi sociali, sindacati sempre più pronti a dare battaglia

Impugnazioni davanti ai giudici in 20 casi A questo punto non si escludono scioperi

«Dieci anni fa Centrale Adriatica ha deciso esternalizzare il servizio di smistamento delle merci da consegnare ai supermercati Coop, si sono succedute 11 aziende. E’ chiaro che c’è un problema di condizioni a cui vengono assegnati gli appalti», dice Paolo Montalti della Filcams

Il Precedente

CESENA. Per il datore di lavoro è solo il mancato superamento del periodo di prova di tre mesi fissato per valutare se l’osservato speciale di turno è degno di diventare socio della cooperativa. Per i sindacati, invece, sono licenziamenti illegittimi, punto e basta. Ma soprattutto per tanti operai è una doccia fredda sulle loro vite, con l’angoscia in diversi casi di vedere sprofondare nella miseria più nera intere famiglie con figli piccoli.

Nei giorni scorsi, la cooperativa Aster di Udine, che dal 9 maggio ha preso in gestione il magazzino della Coop in via Rondani, a Pievesestina, aveva dato il benservito ad una dozzina di vecchi dipendenti (complessivamente il personale occupato nella struttura oscilla tra le 250 e le 270 unità).

Cgil, Cisl e Uil erano subito insorti, ma la controparte si era mostrata decisa ad andare avanti. Anzi, aveva contrattaccato denunciando atti gravi o addirittura reati da parte di alcuni lavoratori. L’altro ieri è proseguito lo stillicidio di quelli che vengono considerati licenziamenti.

Quattro addetti sono stati messi alla porta di mattina ed altrettanti di pomeriggio. Tra di loro c’è anche chi lavorava da dieci anni nella piattaforma logistica finita al centro della bufera. E aveva anche ottenuto posizioni di responsabilità, a riconoscimento delle sue capacità. Ma la cosa socialmente ed umanamente più allarmante è che si è trovato improvvisamente senza un lavoro chi ha da sfamare diverse bocche di figli ancora in tenera età.

Dopo questa seconda ondata di lavoratori lasciati a casa (e potrebbe non essere l’ultima), i sindacati affilano le armi per aprire una serie di vertenze individuali, impegnandosi in battaglie legali contro quello che ritengono un modo di procedere inaccettabile. Al momento, sono una ventina le situazioni che stanno seguendo, con una premessa: non tuteleranno chi, pur esasperato da una situazione tragica, si è lasciato andare a reazioni violente (i vertici di Aster hanno denunciato aggressioni e vandalismi nell’ambiente di lavoro).

Le istanze al giudice del lavoro non sono comunque l’unica strada che si sta battendo. Oltre a confermare lo stato d’agitazione, con blocco degli straordinari (misure decise dopo un vano tentativo di spegnere l’incendio, attraverso un confronto avvenuto presso la Direzione provinciale del lavoro), non si escludono scioperi.

Paolo Montalti, rappresentante della Filcams Cgil, invita infine a considerare in una prospettiva più ampia l’ennesimo problema esploso in via Rondani (anni fa, sotto un’altra gestione, 33 lavoratori denunciarono addirittura di essere stati malmenati da un capo-reparto): «Centrale Adriatica, una decina di anni fa, decise di esternalizzare il servizio di smistamento delle merci da consegnare ai supermercati Coop. Da allora si sono succedute 11 aziende (una media di più di una all’anno, ndr). E’ chiaro che c’è un problema di condizioni a cui vengono assegnati gli appalti».



28 luglio 2011

Gian Paolo Castagnoli

corriereromagna.it

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27 luglio 2011

STRATEGIE DA CAMUSSO - NON VALGONO I VOTI DEI LAVORATORI NON ISCRITTI

La strategia Camusso non prevede dissenso e blinda l'accordo interconfederale del 28 giugno scorso: «Il voto eventualmente espresso da non iscritti o da lavoratori iscritti ad altre Organizzazioni non potrà in nessun modo essere preso in considerazione»


Domanda:
come fa una importante organizzazione sindacale che consulta i lavoratori su un accordo impopolare ad occultare un risultato (prevedibilmente) sgradito? Risposta: con un referendum secretato. Ovvero disegnando un omissis, come nei documenti dei servizi segreti. Non ci credete? Per ulteriori precisazioni chiedere all’ideatrice di questo ennesimo paradosso del burocratese sindacale, Susanna Camusso.

PER QUANTO POSSA sembrare incredibile, infatti, la segretaria generale della Cgil ha avuto una pensata da manuale, per disinnescare con un trattamento “bulgaro” ogni possibile dissenso all’ultimo accordo che ha sottoscritto: ha preso carta e penna, e ha scritto alle organizzazioni del suo stesso sindacato incaricate di organizzare le consultazioni nelle fabbriche, di tenere segreti i risultati dei lavoratori non iscritti.

Ancora una volta non ci credete? Questo il passaggio testuale: "Il voto eventualmente espresso da non iscritti o da lavoratori iscritti ad altre Organizzazioni non potrà in nessun modo essere preso in considerazione". Compresa la comunicazione dei risultati finali. Ovviamente anche questo ennesimo pasticcio del burocrate-sindacalese ha una spiegazione che rende comprensibile, non tanto la scelta suicida, ma almeno la logica che l’ha guidata.

La Camusso, infatti, si prepara a fronteggiare il presumibile dissenso all’accordo che ha appena firmato insieme alla Cisl e alla Uil con Confindustria: questo accordo, che abbiamo definito il “porcellum sindacale”, annulla il voto dei lavoratori sui contratti (già questa una bella pensata) quando la maggioranza dei rappresentanti sindacali lo sottoscrive. In pratica: se il 50% più uno dei rappresentati sindacali firma un contratto (a seconda delle fabbriche bastano anche due sole organizzazioni) non si vota. In virtù di questo accordo, poi, i sindacati firmatari, sono vincolati a non scioperare. Un patto oneroso per la Cgil, soprattutto per quella parte dell’organizzazione (la Fiom, ma non solo) che aveva fatto del consenso la bandiera delle ultime battaglie (a partire dai referendum alla Fiat).

QUINDI SI PREPARA a fronteggiare il sindacato di Maurizio Landini (che fa votare iscritti e non iscritti) predisponendo un protocollo quasi brezneviano. In virtù del regolamento interno e delle interpretazioni che la stessa Camusso sollecita alla Commissione di garanzia, l’unico organismo dirigente che si può pronunciare sulla materia è il direttivo: in tutte le sedi e in tutte le assemblee, si potrà illustrare una sola posizione. Indovinate quale? Quella della Camusso.

Ma anche la Fiom adotta le sue contromosse. Il sindacato dei metalmeccanici sceglie di stampare il testo, senza commenti e di diffonderlo, così almeno i lavoratori sapranno che cosa votano. Certo, questa volta a temere il voto non sono la Confindustria e gli altri sindacati, ma gli stessi dirigenti Cgil. Così, la burocratja sindacale partorisce: il voto invisibile.

Secondo la segretaria della Cgil, infatti, si possono consultare i lavoratori, solo a patto di non divulgare il loro verdetto. Sarebbe come far vedere la partita solo agli spettatori della tribuna, sarebbe come fare le primarie in America consentendo il voto solo agli agit prop dei comitati
elettorali democratici o repubblicani, sarebbe come fare le elezioni e limitare lo scrutinio solo agli iscritti ai partiti.

L’ultima ciliegina? “L’invito scrive ancora la segretaria è a dare puntuale attuazione alle modalità di consultazione definite dal Comitato direttivo nazionale della CGIL affinché tutti i voti delle iscritte e degli iscritti siano considerati e concorrano ad approvare l’Accordo”. Quelli che votando, insomma, concorrono solo ad approvarlo. Una bella idea della democrazia diretta.

Ma si sa, nel tempo in cui tutto cambia, chi ha paura di essere sconfitto preferisce nascondere i fatti piuttosto che incassare una bocciatura.



26 luglio 2011

Luca Telese


Il Fatto Quotidiano

LE RAPIDE CERTEZZE DELLA ASL, I DUBBI DEI SINDACATI E I DUBBI NOSTRI

L'articolo che riportiamo di seguito è tratto dal Giornale della Toscana di venerdi 22 luglio, il giorno dopo la morte di Claudio

Pur nella sintesi giornalistica, sono abbastanza sconcertanti a nostro avviso, le frasi che il Giornale attribuisce alla Asl riportate nel sommario dell'articolo, a poche ore dal tragico evento: «non c'è alcun nesso fra la tragedia a la ristrutturazione. La vittima soffriva di malesseri psichici: era addetto alle pulizie»

Sembra che si voglia già indicare una spiegazione dei fatti che depenna con sicurezza ogni eventuale responsabilità nell'immediatezza dell'accaduto e nello stesso tempo preoccupa il nesso causale evocato con lo stato di salute di Claudio, fino al nonsenso del riferimento alla sua mansione.


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I DUBBI DEI SINDACATI: QUEI LOCALI ERANO STATI APPENA «RICONVERTITI»

L'Asl: non c'è alcun nesso fra la tragedia e la ristrutturazione
La vittima soffriva di malesseri psichici: era addetto alle pulizie

Dalle peculiari condizioni psicofisiche della vittima alla situazione logistica del magazzino.

Sono più di uno, gli aspetti ancora oscuri - o quantomeno avvolti da un alone di incertezza, su cui dovrà far luce la magistratura - nel caso dell'incidente sul lavoro costato la vita a Claudio Pierini, 52 anni, morto ieri mattina al magazzino Unicoop di Scandicci dopo averci lavorato per oltre vent'anni.

A far emergere alcune importanti zone d'ombra, nel tragico episodio di ieri mattina, sono alcuni sindacalisti. «Ci risulta che Claudio Pierini fosse diabetico e che il suo stato di salute psicofisico non fosse ottimale, tanto da aver fatto ricorso a psicofarmaci in passato. Sappiamo che qui era ufficialmente addetto alle pulizie - raccontano ancora i rappresentanti dei lavoratori - e che c'erano alcune mansioni professionali che non poteva svolgere. Non sappiamo se avesse potuto mettersi alla guida di quel muletto, e non spetta a noi dirlo. Ci penserà la magistratura». Per Unicoop, invece, i problemi di salute di Pierini non erano incompatibili con la guida del mezzo.

I dubbi dei sindacati, inoltre, riguardano il luogo in cui si è verificata la tragedia.

Fino a una decina di giorni fa, infatti, il magazzino dove ha ieri perso la vita Pierini era adibito allo stoccaggio di insaccati e salumi. Poi questa tipologia merceologica è stata trasferita in uno stabilimento nella zona di Pontedera, e quell'area della struttura di Scandicci è stata destinata ai prodotti cosmetici. A questo punto le versioni dei sindacati divergono in maniera significativa: c'è chi sostiene che il cambio di destinazione d'uso sia andato in porto con tutti i permessi rilasciati dalle autorità e dai vigili del fuoco, nonché col benestare del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Altri invece sostengono che l'incidente si sia verificato in quei giorni di «limbo» tra la vecchia sistemazione e la nuova. In altre parole, i lavoratori erano operativi in un magazzino che non aveva ancora formalmente ottenuto il nulla osta. Particolare cruciale, dal momento che - secondo quanto ricostruito - il muletto di Pierini sarebbe finito su una macchia d'olio sul pavimento, forse proveniente dalla confezione danneggiata di qualche prodotto. «Restiamo col rimorso - spiegano i sindacalisti davanti ai cancelli di Unicoop Firenze - di non aver notato che il magazzino ha una via di fuga di appena un metro e mezzo».

Ad alleviare il rimorso arrivano però le parole di Stefano Petrioli (Asl 10), secondo cui la dinamica è chiara e non c'è nesso causale tra il fatto e ciò che sostengono i sindacati.


22 luglio 2011

Marco Gemelli

Il Giornale della Toscana


26 luglio 2011

L'ADDIO A CLAUDIO FRA TRISTEZZA E RABBIA

I colleghi di Claudio hanno portato la bara in spalla fino al cimitero

Intanto l’Usb lancia nuove accuse all’Azienda sul problema sicurezza



Nel giorno più triste, quello dell’addio a Claudio Pierini, il 52enne morto giovedì mattina mentre lavorava su un muletto nei magazzini Unicoop di Scandicci, tutti i colleghi di lavoro hanno voluto essere presenti al funerale, che si è tenuto a Badia a Settimo. Poi alcuni colleghi dello sfortunato lavoratore hanno percorso l’ultimo tratto di strada fino al cimitero con la bara in spalla. Silenzio per rispettare il dolore di tutti, familiari e amici.

Ma anche tanta rabbia perchè le tante denunce dei sindacati sul problema sicurezza nei magazzini Unicoop di Scandicci sono rimaste inascoltate. «I dirigenti dell’Azienda presenti al funerale stavano da una parte, noi dall’altra» afferma un collega del 52enne morto. «Abbiamo rispettato la cerimonia - ha detto un altro lavoratore - ma non possiamo nascondere la nostra rabbia per come sono andate le cose».

Ieri il personale dell’Asl incaricato dalla procura di svolgere accertamenti ha alcuni colleghi di lavoro di Claudio Pierini. Intanto all’attacco delle Rsu segue quello del Coordinamento Usb, che tra novembre 2010 e maggio di quest’anno ha inviato all’Azienda tre segnalazioni sul problema della sicurezza sul posto di lavoro.

«Ma l’Azienda non ci asolta: non ci ha mai convocati dicendo che l’Ubs non è riconosciuto come sindacato - afferma un membro del coordinamento -ma la sicurezza non è una prerogativa di sindacatiriconosciuti, bensì di tutti i lavoratori».

Nelle denunce l’Usb parla, fra l’altro, di uscite di sicurezza e corsie d’emergenza ostruite da pancali lasciati nel mezzo; muletti usati dal personale della cooperativa esterna per trasportare più pancali anzichè uno alla volta; muletti che si trovano lungo gli attraversamenti pedonali.
«Nei tre giorni precedenti la Pasqua - afferma il coordinamento dell’Usb - abbiamo fermato per tre volte il reparto riordino del settore trasporti perchè c’erano troppi pancali nel piazzale. Abbiamo preteso che la cooperativa esterna fermasse il lavoro per mettere in sicurezza il magazzino».



26 luglio 2011

Carlotta De Ciutiis


Il Giornale della Toscana





TUTTI INSIEME PER L'ULTIMO ADDIO A 'PIERO'


«Un indimenticabile compagno di lavoro»






CIAO 'PIERO', orgogliosi di averti avuto come compagno di lavoro. Un cartello semplice, messo fuori dalla chiesa di San Colombano, per ricordare Claudio Pierini, il 52enne operaio della Coop rimasto vittima di un incidente sul lavoro ai magazzini Unicoop di via dei Pratoni.

La chiesa era gremita, ieri pomeriggio, per i funerali del 52enne celebrati da don Dario, viceparroco di san Colombano. Tanti lavoratori sono rimasti fuori, per salutare il loro collega, che ha perso la vita dopo aver perso il controllo di un muletto durante il turno di lavoro.

C'erano anche delle istituzioni, gli assessori di Scandicci, Sandro fallani e Marco Pagani, il presidente del consiglio Fausto Merlotti, e dirigenti di Unicoop, tra cui il presidente del consiglio di gestione Golfredo Biancalani e Claudio Vanni. C'erano rappresentanti sindacali, ma soprattutto, tanti, tanti colleghi arrivati per l'ultimo saluto a 'Piero' così lo chimavano nei magazzini.

TUTTI si sono stretti intorno al fratello, e alla sua compagna. Un dolore composto quello dei familiari, dei cugini e dei parenti tutti per la perdita del proprio congiunto. Poche parole per raccontare un dolore immenso, e tanta voglia di essere utili da parte dei colleghi e delle istituzioni a una famiglia che ha perso il suo punto di riferimento. Claudio Pierini infatti lascia l'anziana madre disabile, assistita presso un centro per anziani e un fratello in cerca di un lavoro. Gli operai hanno deciso di devolvere un'ora del loro lavoro alla famiglia di Claudio Pierini, l'amministrazione comunale ha attivato i servizi sociali per sostenere i parenti, provati dopo la tragedia.

DURANTE il funerale non sono mancati attimi di commozione, con uno dei cugini che ha accusato un lieve malore ed è stato soccorso dai volontari della Misericordia di Lastra a Signa arrivati sul posto.

AL TERMINE della messa di commiato, l'applauso dei colleghi e dei vicini ha salutato la bara all'uscita della chiesa. Poi il corteo funebre di parenti e amici verso il cimitero di san Colombano, dove Claudio Pierini è stato sepolto.

Ieri era il momento delle lacrime , della commozione. I sindacati e i lavoratori però, chiedono giustizia proprio in nome di Claudio perché fatti di questo genere non abbiano più ad accadere.



26 luglio 2011

Fabrizio Morviducci


La Nazione