19 febbraio 2011

ESISTE ANCORA LA DEMOCRAZIA IN FILCAMS A MODENA?

Filcams-Cgil e la democrazia intermittente

I difficili rapporti con chi dissente



(Risposta alla Dichiarazione della segreteria Filcams-Cgil di Modena del 7 Febbraio 2011)

Leggiamo con stupore, sconcerto ma soprattutto tanto rammarico la dichiarazione che la Segreteria della Filcams di Modena ha diffuso nei giorni scorsi in merito alla vertenza Coop Estense. Nella nostra ormai non piccola esperienza di militanti ed attivisti della Cgil e della Filcams non ci era mai capitato di leggere una presa di posizione così rabbiosa e carica di strumentali e pretestuose illazioni nei confronti di delegati che hanno semplicemente espresso e messo a conoscenza dei lavoratori il proprio parere.

Come definire del resto se non falsità strumentali e pretestuose questi presunti e fantomatici complotti orditi da chi scrive assieme all'USI?? Secondo la Segreteria della Filcams di Modena questo sarebbe dimostrato dal fatto che abbiamo scritto due volantini ben distinti (appunto due, non uno) entrambi contenenti giudizi negativi sul merito dell'accordo in Coop Estense. Lo affermiamo e lo ribadiamo con forza, chi scrive non ha nulla che fare con alcun altro sindacato che non sia la Filcams-Cgil stessa!

Ancora, come definire se non una falsità strumentale e pretestuosa l'accusa rivolta al compagno Denis Bruni, ex delegato storico di Coop Estense per la Filcams, ora componente il direttivo dello SPI-Cgil, di essersi presentato nei negozi Coop “ come rappresentante della CGIL”? Nessuno si è mai permesso di presentarsi da nessuna parte se non con il proprio nome e cognome e la propria appartenenza e carica sindacale. Non certo a nome e per conto di qualcuno. Peraltro, teniamo a precisare che la distribuzione del volantino da noi firmato all’assemblea dei lavoratori dell’Ipermercato “ I Portali” è avvenuta unicamente da parte dell’unico RSU presente aderente all’area “la CGIL che vogliamo” all’interno dei locali adibiti all’assemblea in modo assolutamente disgiunto da qualsiasi soggetto esterno.

In qualità di RSU, scrivendo questi volantini in dissenso con quanto deciso legittimamente dalla nostra organizzazione a livello nazionale in merito alla vertenza Coop Estense, abbiamo semplicemente esercitato il nostro diritto di critica così come sancito e stabilito dall'art.4 dello statuto della Cgil, che afferma: gli iscritti “hanno diritto di concorrere alla formazione delle decisioni del sindacato e di manifestare liberamente il proprio pensiero e il proprio diritto di critica con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Chiediamo alla Segreteria della Filcams di Modena se riconosce questo diritto ai suoi militanti e dirigenti (dato che i componenti il direttivo tali sono) oppure no.

A noi pare che una reazione di questo genere a delle semplici critiche e osservazioni di merito sull'accordo siglato in Coop Estense stia a dimostrare che questo diritto nei fatti non lo si vuole garantire. Chiediamo: per quale ragione il voto in m erito all'accordo aziendale raggiunto non è stato svolto attraverso un regolare Referendum certificato? Perchè in alcune sedi, come per esempio a Nonan tola, dove la bocciatura all'accordo era certa, non si è nemmeno fatto votare?

Come non sorridere poi, di fronte all'accusa formulataci di non avere la legittimità di usare la sigla de “la Cgil che vogliamo” sui volantini da noi firmati? Su questo punto ci verrebbe da dire innanzitutto che la discussione su tale legittimità non riguarda di certo la Segreteria della Filcams di M od ena dato che appartiene, nella sua stragrande maggioranza, all'area congressuale di maggioranza. È una discussione interna escl usivamente alla nostra area.

Vorremmo tuttavia precisare almeno due cose in merito. Per prima cosa quando si dice che l'Area non ha autorizzato l'uso della sigla perchè non condivide le nostre scelte si dice una castroneria davvero grossolana. Sulla base delle regole che l'area si è data a livello nazionale, chi è titolato a decidere sulle scelte inerenti a quello che accade nella nostra area in Filcams a Modena, non è né l'esponente della Cgil che vogliamo nella segreteria confederale di Modena (che non ha davvero alcuna voce in capitolo sulla nostra categoria), né tanto meno l'esponente della cgil che vogliamo in segreteria Filcams. I titolari delle decisioni sono o i delegati componenti la platea congressuale provinciale Filcams eletti dall'area, oppure i componenti del direttivo provinciale Filcams che hanno formalizzato per iscritto l'adesione all'area, tra cui anche i sottoscritti.

In secondo luogo terremmo a precisare che i volantini in questione sono firmati “Gli RSU Filcams-Cgil Coop Estense Modena aderenti all'Area Programmatica La CGIL Che Vogliamo”. Chi può dire che questa è una falsità? Non siamo forse noi i soli delegati di Coop Estense che hanno formalizzato al Direttivo Provinciale Filcams, con tanto di firma, la nostra appartenenza a quest'Area (assieme naturalmente a compagni di altre aziende)? Abbiamo semplicemente specificato ed esplicitato la nostra area di appartenenza. Né più, né meno.

Ci verrebbe poi da aggiungere, in merito all'utilizzo del logo dell'Area Programmatica, che la questione ce l'ha dipanata senza equivoci la recentissima e grave delibera statutaria 1.7 al Titolo VII che recita “Non è consentito l’utilizzo di simboli di riconoscimento delle “Aree programmatiche congressuali”, della/e minoranza/e congressuale/i, delle “Nuove aggregazioni programmatiche”.”... in futuro nessuno potrà più utilizzare alcun logo di sorta di nessuna Area programmatica.

Infine che dire sull'utilizzo del termine “dismesso”? Nel volantino in questione si dice “A detta dell’ormai dismesso segretario regionale Filcams” in cui l'aggettivo “dismesso” stava palesemente ad indicare una semplice verità oggettiva, e cioè che il compagno in questione era ormai passato ad altro incarico all'interno del sindacato. Quindi di che cosa stiamo parlando se non di pretesti davvero ridicoli e inconsistenti?

Lo ripetiamo, siamo davvero rammaricati di dover rispondere ad una lettera di tal genere. Avremmo ritenuto un esercizio di democrazia ed un gesto di grande maturità da parte della Segreteria se avesse diffuso un comunicato nel quale rispondeva nel merito alle critiche che abbiamo avanzato all'accordo in Coop Estense.
Invece il merito, in quella dichiarazione, non è stato nemmeno sfiorato. Ci si è limitati a rispondere con illazioni e falsità. Si è risposto sviando completamente dall'affrontare i contenuti di quell'accordo.

Chiediamo ancora una volta alla Segreteria della Filcams di Modena: è vero o no che l'accordo in Coop Estense rispecchia in pieno la logica di Marchionne? E se non ritenete che sia così, ci volete degnare di una spiegazione di merito sul perchè?

Attendiamo fiduciosi una risposta nella speranza che in futuro, se emergeranno posizioni differenti sul merito degli accordi che si siglano o sulla linea sindacale della categoria, queste possano avere par i dignità e diritto di essere espresse, senza che chi dissente venga messo alla gogna con insulti e denigrazioni.

PS: per d e cenza non ci sembra proprio il caso di rispondere alle accuse rivolte al sito della Rete28Aprile... si commentano davvero da sole.



17 febbraio 2011

Gli Rsu Filcams Modena di Coop Estense
aderenti all'Area Programmatica “la Cgil che Vogliamo”


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17 febbraio 2011

COOP CENTRO ITALIA VOLEVA “CRESCERE” IN BPS






Via libera di Bankitalia alla nomina del nuovo presidente. L’incontro con dirigenti e OOSS. Il ruolo dei soci di minoranza. Coop: “non volevamo il controllo”. On. Barbato (Idv): “no a banchieri discussi”.

La prima giornata del neopresidente della Banca Popolare di Spoleto, Nazzareno D’Atanasio, è stata all’insegna di una strategia bottom-up per riportare la necessaria serenità, minata dalle recenti vicende, innanzitutto all’interno della struttura. Dopo la doverosa presentazione negli uffici di Bankitalia Perugia (che ha dato il proprio placet alla nomina di D’Atanasio e dell’avv. Zuccari quale vice presidente vicario), D’Atanasio ieri ha voluto incontrare sia il management bancario, sia le organizzazioni sindacali. Non trapela molto sul contenuto degli incontri, anche se pare che il neopresidente abbia comunque tracciato il proprio indirizzo che, a quanto è dato sapere, sarà all’insegna del massimo coinvolgimento del Cda con l’attribuzione di specifiche deleghe ai colleghi consiglieri.

Titolo su – Piazza Affari ha salutato positivamente la fine dello scontro e l’elezione di D’Atanasio alla guida dell’istituto. Alle 15.42 il titolo Bps, che aveva aperto a € 3,1725, registra un +1,54% a 3,2175 € (alle 13.09 ha registrato un +2,44%). Un buon segnale dopo la buriana che ha portato la banca spoletina alla ribalta di tutti i giornali nazionali. A cominciare da MF e Il Sole 24 Ore. Quest’ultimo, nell’edizione di oggi, parla di ca. 200 milioni di euro di sofferenze sui crediti accusati dalla Banca umbra a settembre 2010.

Soci a colloquio – quello odierno si annuncia comunque come il ‘new day’ della Proprietà. Nel pomeriggio, infatti, i soci della Bps torneranno a confrontarsi dopo lo ‘strappo’ legato alle dimissioni dei 5 consiglieri in quota al Monte dei Paschi di Siena (Leonardo Bandinelli, Gianfranco Antognoli, Michele Logi e Sorge Vittorio) e alla Coop Centro Italia (Giorgio Raggi) alla luce del braccio di ferro avviato dalla ex presidenza di Antonini-Bellingacci con Bankitalia. Uno ‘scontro’ che ha di fatto semiparalizzato le attività della governance per quasi 2 settimane e che ora necessitano di essere riavviate. I soci dovranno sciogliere diversi ‘nodi’.

Il ‘nodo’ Pallini – il più importante da sciogliere è legato al direttore generale Alfredo Pallini, ‘temporaneamente sospeso’ dal precedente Cda Bps (decisione dalla quale si erano dissociati D’Atanasio e il prof. Lombardi). Un provvedimento che, in teoria, il consiglio non può che annullare o lasciare immutato: l’eventuale revoca dall’incarico del d.g. (come per la nomina) spetta esclusivamente alla “Scs in accordo con Mps”, come si legge nei Patti parasociali. I presidenti Protasi e Mussari dovranno quindi indicare alla controllata quale strada intraprendere. Certo il ritorno di Pallini potrebbe creare qualche imbarazzo fra quei consiglieri che ne avevano sospeso le funzioni. D’altro canto però la proprietà non potrà non tener conto della fiducia che l’attuale presidente D’Atanasio ripone in Pallini (e nel vice Conticini, uomo indicato dal Mps) ma anche di un eventuale esborso economico – in un momento peraltro non felice – che la Bps dovrà affrontare per trovare un accordo, la cosi detta buona-uscita, da assegnare al d.g..

La scalata della Coop – nella serata di ieri la Banca ha emesso, su richiesta della Consob (clicca qui), un nuovo comunicato che ripercorre in buona sostanza le vicende di questi giorni. Nulla di nuovo se non al punto in cui, trattando le dimissioni di Raggi dal Cda, si conferma quanto finora era stato solo ventilato: la Coop non era d’accordo con il nuovo Piano industriale perché non consentiva alla stessa di “apportare risorse finanziarie”. Un passaggio questo che conferma come Coop volesse tentare una scalata. “Ma non per acquisire il 51%” dicono ambienti molto vicini alla potente cooperativa “solo per rafforzare la nostra quota. La Coop resterà comunque vicina alla Bps”. E’ ancora troppo presto per capire se intenderà rientrare anche nel Cda: per questo Raggi & Co. attenderanno di conoscere il Piano industriale che dovrà essere messo a punto dalla nuova presidenza.

Interrogazione IdV – ma è la politica a tornare di nuovo sulle vicende della Bps. Dopo l’interrogazione dei 25 deputati del Pdl che avevano puntato il dito su Bankitalia e dopo la nota dell’on. Girlanda (Pdl) che aveva invece invitato la politica e il sindacato a non occuparsi della governance, arriva l’interrogazione al Ministro Tremonti da parte dell’on. Francesco Barbato (Italia dei valori). Il deputato napoletano, riferendosi alle vicende della Bps e Unicredit, chiede al titolare del dicastero “quali iniziative intende assumere per proteggere i consumatori, clienti e piccoli azionisti delle banche da comportamenti poco trasparenti definendo una normativa più stringente che consenta l’accesso a ruoli di responsabilità nelle banche solo a quei manager che si qualifichino, oltre che per la capacità professionale, anche per una forte connotazione etica”. “Il Presidente della Banca popolare di Spoleto Antonini – si legge nella nota diramata dall’Agenzia parlamentare - sembra che voglia tentare un blitz per conquistare la presidenza della Spoleto Credito e Servizi”. “Il Governo assuma quindi provvedimenti legislativi volti ad impedire il libero ed indisturbato transito da una parte all’altra di banchieri discussi – incalza Barbato – che compiono operazioni utili solo a se stessi, come dimostra la scelta a capo della divisione corporate di Unicredit di Jean Pierre Mustier, condannato per insider trading in relazione ad una vicenda occorsa nel suo precedente incarico presso altra banca”. Il presunto ‘bliz spoletino’ comunque non c’è stato, visto che alla Scs resta saldo al timone il presidente Fausto Protasi che ha convocato un Cda per il prossimo 21 febbraio. Il documento del parlamentare, tra i fondatori dell’Idv, riaccende in qualche modo i riflettori anche sulla opportunità – disattesa non solo in Bps/Scs ma anche in molte altre banche – che consiglieri di una società controllata non siedano anche nel Cda della controllante. In tal senso sono due le posizioni che l’istituto di credito umbro registra e sulle quali potrebbero a giorni esserci delle novità: quella del vicario Bps Michelangelo Zuccari (è anche vicepresidente Scs) e dell’avvocato Marco Bellingacci (consigliere di entrambi i direttivi).


16 febbraio 2011

Carlo Ceraso e Sara Cipriani

TUTTOGGI.info


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16 febbraio 2011

CAMIONISTI COOP PRONTI AL RICORSO

Democrazia sindacale modello Cgil

La Filt-Cgil dichiara decaduta la Rsu, dopo il passaggio di due terzi dei rappresentanti sindacali tesserati Cgil al sindacato di base.

Gli autisti verso la vertenza


RIOTORTO. Gli autisti del centro distribuzione Coop di Vignale annunciano ricorso. Queste le intenzioni espresse nell'assemblea dell'Unione sindacale di base che si è tenuta ieri pomeriggio a Riotorto. La via giudiziaria appare l'unica soluzione fattibile per contrastare la decisione presa dalla Filt-Cgil di dichiarare decaduta la Rsu, dopo il passaggio di due terzi dei rappresentanti sindacali tesserati Cgil al sindacato di base.

È il maggio dello scorso anno quando i camionisti dalla Dinamica Logistica vengono assorbiti nella nuova società appaltatrice, la Cooperativa fiorentina trasporti (Cft). Dei 55 autisti attualmente al lavoro per la Si.Lo, partecipata Cft, solo 16 sono dipendenti ex Coop, ovvero assunti prima del 2001, data nella quale Coop Toscana-Lazio decise di esternalizzare il servizio di trasporto. Per loro viene mantenuto il contratto di provenienza del commercio e della cooperazione, oltre alle spettanze e ai diritti compresi nel contratto integrativo Unicoop. Gli altri 39, entrati in servizio dopo, al cambio dell'appalto, si ritrovano con la sola tutela del contratto nazionale, non avendo ancora ottenuto la contrattazione di secondo livello.
La Rsu, eletta a luglio, nasce proprio con l'obiettivo di impostare un percorso unificato. La continua incertezza e le reticenze avvertite nell'ambito della Cgil, hanno infine convinto gran parte dei camionisti (22 su 39) a riconsegnare le tessere passando all'Usb.

Da qui la decisione della Cgil, recepita dall'azienda, della disdetta della Rsu. «Vogliamo che ci venga ridato il diritto ad avere una rappresentanza sindacale», affermano gli autisti presenti all'assemblea. «Il nostro obiettivo è il contratto di secondo livello - spiega Fabio Elmini della Rsu - Abbiamo inviato due lettere all'azienda per avere un incontro. Non abbiamo avuto riposta. Se non dovesse arrivare nemmeno ora, dovremmo prendere atto della disdetta della Rsu e l'unica strada sarebbe il ricorso».

12 febbraio 2011

Francesca Lenzi

Il Tirreno






15 febbraio 2011

NASCE LA RSA DI USB ALL'IPERCOOP DI APRILIA


Continua la costante crescita di USB nella distribuzione cooperativa







Era nell'aria da tempo, anche l'Ipercoop di Aprilia sceglie l'Unione Sindacale di Base. Questo è il segnale tangibile che i lavoratori accolgono con favore una proposta sindacale che viene dal basso e che li rende protagonisti delle proprie lotte. In una buona parte dei lavoratori si avverte l'esigenza di una nuova rappresentanza che si contrapponga all'arroganza aziendale con decisione e non con il solito atteggiamento compiacente.

In attesa che finalmente si dia corso ad una nuova legge sulla rappresentanza, che stabilisca realmente “CHI RAPPRESENTA CHI” nei luoghi di lavoro, la nomina della nuova RSA USB è comunque una grande iniezione di energia per tutti noi e ci impegna a lavorare con sempre maggiore impegno per rendere concreti i molti obiettivi che ci siamo proposti.

Oggi è soltanto l'inizio di un percorso fatto di momenti di formazione per la neoeletta RSA e di crescita di coscienza dei lavoratori dell'Ipermercato, attraverso un'informazione capillare e confronto costante.

Il primo appuntamento per la neoeletta RSA è già programmato per lunedì 21 febbraio 2010, con il coordinamento dei delegati UNICOOP TIRRENO, in preparazione dello SCIOPERO GENERALE NAZIONALE di 24 ore indetto all’Unione Sindacale di Base per l’11 Marzo 2011.

In data 15 settembre 2010 USB Lavoro Privato ha comunicato ad Unicoop Tirreno la costituzione della Rappresentanza sindacale aziendale (Rsa), dell'Ipercoop di Aprilia.

I rappresentanti sindacali aziendali nominati sono: RENATO LUCCHETTI e ANTONIO CIUCCI GIULIANI.


15 febbraio 2011

Coordinamento USB Lavoro Privato Lazio
Francesco Iacovone


14 febbraio 2011

CONTROLLO A DISTANZA DEL DIPENDENTE: LA CASSAZIONE AMMETTE ECCEZIONI

A difesa del patrimonio aziendale il datore di lavoro può controllare «a distanza» il proprio dipendente che tiene comportamenti illeciti.

In questi casi, infatti, si esula dal divieto posto dall'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (legge 300/1970) che tutela la privacy dei dipendenti nello svolgimento dell'attività. Lo afferma la Cassazione (quinta sezione penale, sentenza n. 20722/2010) che ammette la legittimità dei controlli di un'agenzia investigativa contro attività fraudolente del dipendente.

Nella vicenda specifica era stata filmata – a sua insaputa – la cassiera di un bar che rubava dalla cassa del bar stesso.

La sottile linea che separa le condotte datoriali legittime da quelle che non lo sono, è dunque autorevolmente tracciata da questa decisione: sono sicuramente fuori dal divieto di controllo a distanza le verifiche dirette ad accertare comportamenti illeciti del lavoratore come nel caso in cui si riscontrino ammanchi di cassa, per quanti hanno maneggio di denaro. In queste ipotesi – cosiddetti "controlli difensivi" – sono lecite e utilizzabili le riprese da apparecchi di videosorveglianza che comprovano il reato di appropriazione indebita: ma le immagini solo utili solo a tali fini e a ulteriori, magari disciplinari. Quando i riscontri siano vietati, l'uso di telecamere o di altre apparecchiature di controllo a distanza comporta, sul piano processuale, che non può attribuirsi alcun valore probatorio ai risultati dei controlli illegittimamente eseguiti. Né a fini disciplinari, né risarcitori (Cassazione n. 8250/2000).

Uno sforzo interpretativo per individuare punti di compromesso tra le esigenze di controllo dell'azienda e di tutela della riservatezza personale del lavoratore non è svolto solo dai giudici ma anche dal Garante per la privacy che cerca di ridurre le distanze tra le disposizioni di legge (e i relativi vuoti normativi) e le nuove tecnologie: come è avvenuto con il provvedimento generale in materia di trattamento dei dati personali e videosorveglianza dell'8 aprile 2010 che ha ripreso e superato quello del 2004.

In ogni caso l'azienda deve rispettare numerosi paletti nel verificare ciò che fa il proprio dipendente: la mancanza delle dovute cautele può far scattare anche richieste di risarcimento danni da parte dei lavoratori. Come è accaduto in un caso deciso di recente dalla Corte di appello di Venezia. Il dipendente di un'azienda industriale in malattia era stato fotografato a compiere attività presso l'azienda agricola di famiglia da un investigatore privato incaricato dal datore di lavoro. Rastrellare e girare fieno era stato ritenuto inconciliabile con lo stato di malattia ed era scattato il licenziamento in tronco.

Tuttavia, impugnato il licenziamento, le istanze del lavoratore sono state accolte. Le perizie medico legali, in primo e in secondo grado, hanno affermato che per la patologia del lavoratore – un'artropatia psorisiaca che non gli permetteva di restare nel reparto d'impiego – una leggera attività fisica non solo non era in contraddizione con lo stato di malattia, ma senz'altro utile a recare un sollievo. L'azienda è stata condannata a corrispondere un indennizzo vicino ai 100mila euro.

Tra le reazioni punitive ad atti di controllo inidonei, per chi utilizza sistemi non autorizzati di sorveglianza a distanza dell'attività del lavoratore (telecamere, sistemi gps, sistemi di rilevazione delle chiamate, software verifiche di internet, eccetera), sono previste anche sanzioni penali, quali l'arresto (articolo 38, legge n. 300/1970), e amministrative. Una sanzione amministrativa da 6mila a 36mila euro è stabilita per i datori che omettono o danno inidonea informativa al lavoratore del fatto che detengono e trattano dati personali che lo riguardano (articolo 160, Dlgs 196/2003).

Su come vengono trattate tutte le informazioni relative al rapporto con i lavoratori, il Garante per la privacy può disporre – anche su denuncia – verifiche e ispezioni in azienda, anche con l'aiuto di consulenti tecnici. Questi ultimi possono procedere a rilievi diretti, estrarre copia di ogni atto, dato e documento, pure a campione e su supporto informatico o per via telematica (articolo 159, Codice privacy). Non collaborare alle indagini sulla privacy può costare alle aziende la sanzione amministrativa da 10mila a 60mila euro (articolo 164, Codice privacy).

01 | IL POTERE DEL DATORE
Il datore di lavoro, in quanto capo da cui dipendono gerarchicamente i suoi collaboratori, impartisce le disposizione per l'esecuzione e per la disciplina del lavoro. Questi ordini vanno eseguiti con diligenza e fedeltà dal dipendente, pena l'applicazione di sanzioni disciplinari, secondo la gravità dell'infrazione.

02 | LIMITI AI POTERI DEL DATORE
Anche il datore di lavoro deve comportarsi secondo le regole della correttezza ed eseguire le proprie obbligazioni secondo buona fede. Inoltre, è tenuto ad adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del dipendente.

03 | DIVIETI ALL'ATTIVITÀ DI CONTROLLO/ 1
Il datore di lavoro non può impiegare guardie giurate, se non per scopi di tutela del patrimonio aziendale. I nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell'attività lavorativa debbono essere comunicati ai lavoratori interessati.

04 | DIVIETI ALL'ATTIVITA' DI CONTROLLO/ 2
Sono vietati accertamenti da parte del datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio del lavoratore. È vietato al datore di lavoro, ai fini dell'assunzione e nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell'attitudine professionale del lavoratore.

05 | DIVIETO DI CONTROLLI A DISTANZA
È vietato l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori. Le apparecchiature di controllo richieste da esigenze organizzative e produttive o dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali.

06 | TUTELA DELLA PRIVACY
Il trattamento dei dati personali si svolge nel rispetto della dignità dell'interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all'identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali. Il lavoratore ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati (cosiddetto diritto di accesso). Deve essere previamente informato, oralmente o per iscritto, della raccolta dei dati personali.

07 | ISPEZIONI E SANZIONI
Per il trattamento dei dati personali è punita,
tra l'altro, l'omessa o inidonea informativa del lavoratore (fino a 36mila euro), l'intempestiva o incompleta notificazione al Garante per i dati sensibili (fino a 120mila euro) e l'omissione di notizie al Garante (fino a 60mila euro). Per l'illecito controllo a distanza del lavoratore, è previsto l'arresto da 15 giorni a un anno o l'ammenda da 154 a 1.549 euro

01|Cassazione, 23 febbraio 2010, n. 4375
Le garanzie imposte dall'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori per l'installazione di impianti e apparecchiature di controllo richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, trovano applicazione anche ai controlli cd "difensivi", ovvero a quei controlli diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori, quando tali comportamenti riguardino l'esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro e non la tutela dei beni estranei al rapporto stesso

02|Cassazione, 1° giugno 2010, n. 20722
Atteso che ai fini dell'operatività del divieto di utilizzo di apparecchiature per il controllo a distanza dell'attività dei lavoratori è necessario che il controllo riguardi (direttamente o indirettamente) l'attività lavorativa, mentre devono ritenersi certamente fuori dell'ambito di applicazione della norma i controlli diretti ad accertare condotte illecite del lavoratore, sono lecite e utilizzabili le riprese che comprovano il reato di appropriazione indebita aggravata commesso dalla cassiera.


7 febbraio 2011

Il Sole 24 Ore


12 febbraio 2011

UNA SENTENZA CONDANNA ALITALIA E FA SPERARE LA FIOM

Sanzionata per "comportamento antisindacale": pieni diritti anche alle single che non firmano subito i contratti.

All'Usb erano vietate le assemblee perché in prima battuta non aderì all'intesa di Palazzo Chigi



“Il giudice dichiara l’antisindacalità della condotta e ordina” ad Alitalia-Cai “di riconoscere le rappresentanze aziendali del sindacato Unione Sindacale di Base e di riconoscere loro l’esercizio del diritto di assemblea”. Sono le ultime righe del decreto firmato da Francesco Colella, giudice del lavoro del Tribunale di Civitavecchia. Sette pagine pesanti, e non soltanto per i rapporti sindacali all’interno di Alitalia. La decisione del magistrato infatti potrebbe in futuro pesare anche nella vicenda Fiat di Pomigliano d’Arco e Mirafiori.

Il succo della questione: se un sindacato rifiuta di siglare il contratto, l’azienda deve riconoscergli la rappresentanza quando, in un secondo tempo, decida di firmare. Nella sentenza c’è una frase che potrebbe segnare i futuri rapporti tra sindacati e imprese: “La rappresentatività del sindacato non deriva da un riconoscimento del datore di lavoro”.

Ma andiamo con ordine: siamo nel 2008, le polemiche legate alle trattativa Alitalia sono al calor bianco. I sindacati inizialmente respingono il contratto proposto dai nuovi azionisti. Interviene il Governo che si impegna a garantire il rispetto dei patti. Alla fine la maggior parte delle sigle mettono la firma. Sdl però rifiuta di aderire al contratto. Non si tratta di una decisione da poco: Sdl raccoglie una fetta consistente dei dipendenti soprattutto tra gli assistenti di volo. Riccardo Faranda, avvocato del sindacato, spiega: “Una situazione simile a quella che si è verificata alla Fiat, dove un sindacato chiave come la Fiom ha deciso di non sottoscrivere il contratto”.
Riassume il decreto: “Con una lettera dell’aprile 2010 il sindacato (che nel frattempo è diventato Usb) comunica ad Alitalia la propria decisione di sottoscrivere il contratto collettivo aziendale del 2008 e chiede inutilmente alla compagnia aerea di poter ottenere i locali per le proprie assemblee”.

Ecco il nodo: “Alitalia – racconta Francesco Staccioli, responsabile assistenti di volo Usb – sosteneva che non avendo firmato da subito il contratto non avevamo diritto alla rappresentanza sindacale”. E di nuovo viene in mente la situazione della Fiat, dove in ambienti della Cgil c’è chi ha proposto una firma tecnica della Fiom che consenta al sindacato di maggioranza relativa di non essere tagliato fuori. La decisione del giudice del lavoro di Civitavecchia potrà essere invocata dalla Fiom qualora volesse firmare in un secondo tempo il contratto collettivo. Il decreto lascia pochi dubbi: “Il sindacato ha chiesto al giudice che sia dichiarata l’antisindacalità della condotta (di Alitalia, ndr) e che sia ordinato alla società di riconoscere le rappresentanze di Usb consentendo loro l’esercizio del diritto di godere dei permessi sindacali, di convocare le assemblee e di fruire dei locali idonei a svolgere la propria attività” ricevendo anche “i contributi dei propri iscritti con trattenuta sulla busta paga”.

Secondo Alitalia-Cai, è scritto nel decreto, “il sindacato non potrebbe esercitare il diritto di assemblea perché non è firmatario del contratto collettivo aziendale e quindi è privo di rappresentanza”. Questo anche se la compagnia aerea, come ricorda il decreto, “ha ribadito l’invito ai sindacati (esclusi dalla firma, ndr) ad aderire agli accordi sottoscritti”.

Esistono delle condizioni, come ricorda il magistrato: “Per essere considerato firmatario di un contratto collettivo è necessario che il sindacato abbia preso effettivamente parte alle trattative”. Ma Usb ha partecipato alle trattative e quindi può firmare. Anche in un secondo tempo. Di nuovo un discorso che potrebbe non essere applicato soltanto al contratto Alitalia. È la legge, lo statuto dei lavoratori, che definisce chi può firmare un contratto. Non l’impresa.

Alla fine la decisione: il magistrato “dichiara l’antisindacalità della condotta consistita nel diniego del diritto di assemblea opposta alla richiesta di Usb e ordina ad Alitalia di riconoscere le rappresentanze sindacali aziendali appartenenti al sindacato e di consentire loro l’esercizio del diritto di assemblea”.

Insomma, l’Usb rientra in Alitalia anche se dopo i tagli e dopo due anni fuori dall’azienda i suoi iscritti sono passati da duemila a circa cinquecento. Andrea Cavola, segretario nazionale responsabile per il trasporto aereo di Usb, non ha dubbi: “E’ un precedente storico. L’azienda sarà costretta a convocarci agli incontri con i sindacati e potremo impugnare loro eventuali decisioni prese senza un preventivo confronto con noi”.


12 febbraio 2011

Il fatto Quotidiano



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11 febbraio 2011

IN COOP LE DONNE NON FANNO CARRIERA: IL TRIBUNALE DI MILANO CONDANNA COOP LOMBARDIA

Secondo il Tribunale di Milano il colosso dei supermercati rossi non avrebbe fatto fare carriera alle donne e ha condannato i supermercati della Lombardia per “discriminazione sessuale”.


MILANO – Alla Coop le donne sono discriminate? Secondo il Tribunale di Milano il colosso dei supermercati rossi non avrebbe fatto fare carriera alle donne e ha condannato i supermercati della Lombardia per “discriminazione sessuale”.

Secondo quanto scrive Beatrice Borromeo sul Fatto quotidiano su 14 uomini tutti tranne uno invalido sono stati assunti a tempo pieno. A guardare le file delle donne i numeri citati non sono proprio gli stessi perché su 37 donne, in 34 lavorano con un contratto part time.

Nel 2009 le donne tra i 28 e i 45 anni a Novate Milanese hanno fatto causa alla cooperativa perché solo i maschi facevano carriera, avendo contratti a tempo pieno, visto che con un contratto part time non si possono ottenere promozioni interne.

Le dipendenti, secondo quanto scrive il giudice Riccardo Atanasio nella sentenza di primo grado riferita dal Fatto, “hanno subìto discriminazioni dirette di carattere sessuale: pur lavorando per la Coop da circa vent’anni, non veniva concesso loro il contratto full time per il solo fatto di essere donne. Per questo devono essere risarcite: sia per il mancato guadagno dovuto alla differenza di salario tra part time e full time in questi tre anni, sia per i danni morali (5 mila euro a testa)”. In più il contatto dovrà essere a tempo pieno.


11 febbraio 2011

blitz quotidiano


La Coop è maschio


COOP ESTENSE: ANCORA CRITICHE ALL'«ACCORDO PONTE»


Continua la querelle sull'ipotesi di accordo di transizione, ribattezzato accordo ponte, firmato da Coop Estense e segreterie nazionali dei sindacati confederali il 10 gennaio scorso.



La vertenza sull'integrativo della Coop presieduta da Mario Zucchelli ha invero diverse anomalie, a partire dalla reazione veemente (almeno a parole) contro il salario individuale di merito (le cosiddette pagelle) che pareva elemento tanto centrale per Coop, quanto inaccettabile per i sindacati. Questi ultimi sono arrivati a minacciare un coraggioso sciopero sotto Natale, che poi non si è fatto. La situazione ha ritrovato un punto di equilibrio con l'accordo citato all'inizio.


L'impressione generale, visto anche che in Unicoop Firenze è in corso la trattativa per il rinnovo dell'integrativo e anche in quella vertenza permangono perplessità, ritardi e silenzi assordanti da parte sindacale, è che si cerchi di demandare il più possibile al contratto nazionale e in quella sede è possibile che vengano poste dalle Coop, tutte le questioni più spinose.


Nel caso di Coop Estense, ecco le critiche che una parte di Filcams-Cgil muove sull'accordo ponte:

No all’accordo ponte in Coop Estense! NO alla logica di Marchionne!

L'accordo firmato da azienda e sindacati, e che ha fatto accantonare lo sciopero messo in cantiere per la fine dell’anno scorso, vede la nostra più ferma e totale contrarietà.

In primis questo accordo non sgombra il campo dalle proposte avanzate da Coop Estense che avevano fatto proclamare lo stato di agitazione.
Peggio ancora, firmando questo documento ponte, si riconosce la disdetta del contratto integrativo ancora vigente a far data dal prossimo 31 ottobre 2011. In passato anche a fronte di rinnovi contrattuali più lunghi, mai si era arrivati a una disdetta del contratto integrativo (sebbene scaduto come questo) da parte dell’azienda, men che meno con il benestare sindacale. Questo apre un precedente gravissimo perchè azzera tutti i diritti presenti nel vecchio contratto. Esattamente come Marchionne sta facendo in Fiat!

Inoltre gran parte delle assunzioni e dei passaggi da part-time a full-time inseriti in questo pre accordo sono subordinati alla firma del futuro nuovo contratto integrativo. Anche questo è esattamente in linea con la logica di Marchionne dello scambio tra lavoro e diritti. O si accetta di firmare un contratto aziendale nuovo sulla base dei diktat dell'azienda o l'azienda non assume!

A coronamento di tutto ciò viene inserito nell’accordo un “riconoscimento salariale”(chiamarlo aumento sarebbe davvero troppo!), destinato ai soli dipendenti pugliesi, costituito da un buono spesa (naturalmente da usare solo e rigorosamente nei negozi Coop Estense) la cui cifra varia a seconda della effettiva presenza in azienda dei lavoratori. Insomma passa il principio che se ti ammali devi prendere meno soldi...anzi meno buoni spesa!

Con tutto ciò e con solo sei mesi di tempo per trattare (il primo incontro negoziale ci sarà a fine aprile) sarà facile per l’azienda imporre, alla scadenza del termine prefissato del prossimo 31 ottobre, la proposta contrattuale che lei vuole, e cioè quella che solo qualche mese fa abbiamo contestato. D'altronde con questo accordo ponte, se i sindacati non firmeranno il nuovo contratto, i lavoratori rimarranno comunque senza alcun contratto a causa della disdetta già esplicitata del precedente.

Come se non bastasse c’è anche lo pseudo ricatto occupazionale che servirà all’azienda per additare chi non accetterà l’accordo nei tempi prefissati (organizzazioni sindacali o lavoratori) come quelli che sono contro lo sviluppo e l’occupazione. Insomma si alimenterà nuovamente la guerra tra poveri, anche questo esattamente nella stessa logica di Marchionne!

Per queste ragioni dicamo no a questo accordo ponte e chiediamo alla Filcams Cgil di ritirare la firma e di riaprire la trattativa per il rinnovo del contratto aziendale.

Alle consultazioni che si faranno nelle assemblee diciamo tutti assieme

NO all'accordo Ponte!
SI ad un contratto aziendale dignitoso!



7 febbraio 2011

Firmato
Gli RSU Filcams-Cgil Coop Estense Modena
aderenti all'Area Programmatica La CGIL Che Vogliamo


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10 febbraio 2011

PRECARI, UN ANNO PER FARE RICORSO

Un emendamento del Pd rimanda il colpo di spugna del governo che con il "collegato lavoro" prevedeva la scadenza del 23 gennaio come data ultima per impugnare il proprio contratto atipico davanti ai giudici. Si avrà tempo fino al 31 dicembre 2011


Dal Senato arriva una boccata d’ossigeno per i precari. Nelle Commissioni riunite Affari costituzionali e Bilancio, in cui si sta vagliano il decreto “milleproroghe”, è stato approvato ieri un emendamento del senatore Pd, Achille Passoni, che interviene sulla scadenza del 23 gennaio imposta dal “collegato lavoro” a tutti quei precari che avessero riscontrato irregolarità nei loro contratti a tempo determinato e avessero deciso di impugnarli. Quella scadenza viene cancellata e, sulla base dell’emendamento approvato ieri, spostata al 31 dicembre 2011. C’è dunque quasi un anno di tempo per riverificare le varie situazioni e decidere se ricorrere in giudizio.

Il “collegato lavoro” aveva stabilito, nell’articolo 32, un termine di 60 giorni (al posto di cinque anni) per impugnare un contratto di lavoro a tempo determinato giudicato irregolare. Lo stesso “collegato”, però, aveva determinato una specie di tagliola imponendo gli stessi termini, sessanta giorni cioè il 23 gennaio 2011, anche per tutti quei contratti scaduti alla data di approvazione della legge. La misura è stata oggetto di furiose polemiche da parte del sindacato, anche da quelli (come la Cisl) che hanno approvato il Collegato, perché il termine di sessanta giorni è stato giudicato troppo stretto e perché al governo si è rimproverata l’assoluta mancanza di pubblicità alla nuova norma. Nonostante questa “segretezza” il 23 gennaio scorso le domande di impugnazione sono state diverse decine di migliaia.

Fulvio Fammoni, della segreteria nazionale della Cgil, spiega al Fatto che solo la Cgil ne ha raccolte 30 mila, di cui 20 mila provenienti dal mondo della scuola pubblica. “Ma noi stimiamo – spiega Fammoni – che siano almeno 150 mila i lavoratori coinvolti perché i contratti a tempo determinato, non rinnovati e quindi impugnabili, sono cresciuti esponenzialmente tra il 2009 e il 2010, cioè gli anni della crisi”.
La dimensione del problema, in effetti, non deve essere sfuggita nemmeno al governo visto che l’emendamento è stato approvato all’unanimità e con il parere favorevole del rappresentante del governo. “Anche perché era presente un vizio di costituzionalità” spiega ancora Fammoni.

Il senatore del Pd, Passoni, con un lungo curriculum nella Cgil, è molto soddisfatto: “Finalmente si riesce ad approvare una norma che tutela chi lavora” aggiungendo che “se finora sono stati migliaia coloro che hanno aperto delle vertenze entro la scadenza stabilita dal “collegato lavoro”, ora, grazie a questa norma, saranno molti di più”.

Ovviamente, l’emendamento incide solo sulla situazione retroattiva, cioè quella già in essere al momento del varo della legge – e ha comunque bisogno dell’approvazione definitiva da parte delle Camere per entrare in vigore – ma non modifica il termine di sessanta giorni per l’impugnazione di tutti i contratti stipulati da qui in avanti. Un termine che resta ancora esiguo perché corrisponde proprio al periodo che intercorre tra la possibilità di avere il rinnovo del contratto e la fine del contratto stesso. “Il lavoratore alla scadenza del contratto spera che, dopo qualche mese, il datore di lavoro glielo rinnovi. Cosa questa che induce a non agire per vedersi stabilizzato il contratto da un giudice, ma di attendere nella speranza di un rinnovo” dice ancora Passoni.

L’allungamento dei termini fa comunque sperare alla Cgil di poter intervenire ancora sul Collegato lavoro. “Agiremo anche contro le altre norme sbagliate e incostituzionali come la certificazione, l’arbitrato di equità, l’apprendistato a 15 anni” specifica Fammoni.

Sul decreto “milleproroghe” che continua lentamente il suo iter al Senato (ma che deve essere approvato in via definitiva, quindi anche alla Camera, entro il mese di febbraio) pende però l’ipotesi di un maxi-emendamento del governo con apposizione della fiducia. Ma sia il dirigente della Cgil che il senatore Pd tendono a escludere che il governo possa rimangiarsi la novità dopo averla approvata in Commissione. “Se accadesse si tratterebbe di un vero golpe”, dice Passoni.

10 febbraio 2010

Il Fatto Quotidiano


Sacconi vuol ripristinare la "norma ammazzaprecari"


08 febbraio 2011

ASSEMBLEA GENERALE DEI MAGAZZINI MERCOLEDI 9 FEBBRAIO 2011



Magazzini Unicoop Firenze: Assemblea sindacale generale





IL GIORNO 9 FEBBRAIO 2011 SI TERRA' UN'ASSEMBLEA DEI LAVORATORI DALLE ORE 11.52 ALLE 13.52 PRESSO LA SALA ROSSA/ARANCIO A SCANDICCI

ORDINE DEL GIORNO:

- INFORMAZIONI INCONTRO 24/1/2011 (Turnazione reparto vuoti);
- INFORMAZIONI SULL'ANDAMENTO DELL'INTEGRATIVO AZIENDALE;
- VARIE ED EVENTUALI.


RSU MAGAZZINI UNICOOP FIRENZE

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07 febbraio 2011

UNICOOP FIRENZE: ACHTUNG ! TONNO !

Dopo molta confusione sul caso tonno deteriorato, Unicoop Firenze ne aggiunge altra.

Quello che segue è il comunicato ufficiale di Unicoop dopo che si sono verificati alcuni casi di intossicazione da tonno acquistato in particolare nel negozio di piazza Leopoldo.


La stampa fin'ora ha parlato di tonno rosso, nel comunicato di oggi di Unicoop il tonno diventa a pinne gialle. Non è la sola stranezza in questo caso come il blog ha già segnalato.

Unicoop parla di rimborso per tutti coloro che hanno comperato questo tipo di tonno (non più rosso, ma a pinne gialle) nei giorni 5 e 6 febbraio, ma l'associazione consumatori Aduc parla di risarcimento per gli intossicati.

Campaini, perché queste figuracce quando vai in giro a parlare di etica? Chi gestisce la comunicazione in Unicoop Firenze ne dovrebbe rispondere.

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Dal sito di Unicoop Firenze

ALLERTA TONNO

Rimborso a coloro che hanno acquistato i filetti di tonno fresco nei giorni 5 e 6 febbraio

Tutti coloro che hanno acquistato i filetti di tonno fresco a pinne gialle al banco pescheria (anche a libero servizio) nei giorni sabato 5 e domenica 6 febbraio potranno riportare il prodotto in negozio e verranno immediatamente rimborsati. Un cartello esposto al banco pescheria di ogni punto vendita, fornisce tutte le informazioni necessarie a soci e clienti.

Appena appresa la notizia dei malesseri che hanno colpito alcuni consumatori che hanno ingerito il prodotto, Unicoop Firenze ha attivato tutte le misure possibili per cercare di evitarne il consumo fra coloro che lo avevano acquistato. Attraverso gli scontrini della spesa è risalita ai soci clienti che avevano comprato il tonno fresco nei due punti vendita da cui è partito l’allarme piazza Leopoldo e all’Ipercoop di Sesto, li ha personalmente contattati chiedendo loro di non consumarlo e riportarlo al punto di vendita per ottenere il rimborso. Al tempo stesso ha messo in atto una comunicazione rivolta gli organi di informazione per invitarli a dare notizia di quanto era accaduto.

Precauzionalmente Unicoop Firenze ha inoltre provveduto al di ritiro del prodotto e sospensione degli ordini al fornitore già da domenica.

L’intossicazione che ha colpito alcuni clienti che hanno consumato i filetti di tonno a pinne gialle è con tutta probabilità una "sindrome “da sgombroide”, sindrome dovuta alla presenza di istamina che alle persone più sensibili può causare nausea, vomito, disturbi intestinali, mal di testa, arrossamenti e rigonfiamenti cutanei.

I sintomi descritti si possono manifestare dopo appena 30 minuti/un’ora dall’ingestione, si risolvono generalmente in tempi brevi (massimo 24 ore) e senza conseguenze.

Il fornitore, contattato telefonicamente, ha fornito documentazioni e certificati analitici della partita di tonno in questione. L’Ufficio Qualità di Unicoop Firenze è al lavoro per fare massima chiarezza sulla vicenda.


7 febbraio 2011

06 febbraio 2011

TONNO MAL CONSERVATO, OTTO FINISCONO IN OSPEDALE

Era stato acquistato in almeno due supermercati. Unicoop Firenze: "Non consumate tonno fresco acquistato, in offerta, nei nostri punti vendita in Toscana"



Otto persone hanno accusato ieri malesseri e sono dovute andare in ospedale a Firenze per un'intossicazione che sarebbe stata causata dall'aver mangiato tonno. Per nessuna, secondo quanto emerso è stato necessario il ricovero. Si tratta di tranci di pesce venduti in offerta dalla Coop.

Il problema inizialmente sembrava riguardare solo uno dei punti vendita Coop, quello di piazza Leopoldo, dove è stato trovato un frigo difettoso. In realtà, si è poi scoperto che si sono sentite male anche due persone che avevano comprato il tonno alla Coop di Sesto Forentino.

Unicoop Firenze rivolge un invito alla propria clientela a non consumare tonno rosso fresco acquistato, in offerta, nei suoi punti vendita, a Firenze e nelle altre località toscane, e a riportarlo, anche se già congelato, ai negozi. Non si esclude che il problema sia legato alla fonte dell'approvvigionamento. Nas e Asl 10 stanno facendo prelievi per le analisi. Ieri, ricevuta la segnalazione dei malesseri, hanno effettuato un intervento nel negozio di piazza Leopoldo, sequestrando appunto una trentina di prodotti ittici, per lo più tonno, custoditi nello stesso pozzetto frigorifero che, dai primi accertamenti, potrebbe aver avuto un guasto al termostato. Quest'ultimo avrebbe segnalato una temperatura di 4 gradi mentre invece quella reale sarebbe stata superiore, intorno 18-19, provocando così una cattiva conservazione del pesce. Effettuati anche dei tamponi per le analisi.

6 febbraio 2011

La Repubblica.it



La colpa è del tonno?


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04 febbraio 2011

LIBRETTI COOP: UNICOOP FIRENZE FARA' CONCORRENZA AI BUONI POSTALI?



Visto il rendimento dei libretti del prestito sociale molto basso, Unicoop Firenze proporrà ai propri soci dal prossimo aprile un prestito vincolato con durata 18 mesi

Ancora non è dato conoscere il rendimento e alcuni punti non sono a nostro avviso sufficientemente chiari

Il concetto del tacito rinnovo non pare in linea con i valori che dovrebbero ispirare Coop


Che da Unicoop Firenze (e non solo) ci controllino sistematicamente lo sappiamo, ma scopriamo che ci leggono con attenzione e prendono anche appunti. Quando nell'ottobre scorso il tasso netto d'interesse sui libretti di Unicoop Firenze passò dall'1,40% all'1,12% scrivemmo la nostra preoccupazione nell'articolo: «Quegli interessi dei libretti così inferiori ai bot».

In buona sostanza pensavamo e pensiamo che sia molto rischioso, ai fini della raccolta del prestito sociale, allontanarsi dai rendimenti di titoli che le Coop debbono tenere necessariamente come riferimento costante per le loro caratteristiche (la durata, la popolarità, la facile comprensione) quali i Bot, ad esempio, o i Buoni Fruttiferi Postali.
In Unicoop Firenze ci hanno ascoltato evidentemente (e più di un socio si sarà lamentato, immaginiamo) ed hanno pensato di porvi rimedio. Vediamo come.

Dal 1° gennaio 2011 Unicoop ha innalzato il limite massimo depositabile da 31.000 a 33.000 euro. Giustamente si cercano i soldi da chi ce li ha, ma bisognava pensare anche a un rendimento più attraente. Il 12 giugno 2010, l'assemblea dei soci ha approvato le modifiche al regolamento di raccolta del prestito sociale. Queste modifiche, entrate in vigore il 1 settembre scorso, sono inserite nell'articolo 5 bis e consistono nella possibilità offerta al socio di sottoscrivere un rapporto di prestito vincolato.
Infatti di recente Unicoop ha spedito una lettera a tutti i soci prestatori in cui si informa che dal prossimo mese di aprile i suddetti soci potranno sottoscrivere contratti di prestito vincolato con durata 18 mesi ai quali sarà garantito un tasso di remunerazioni più elevato del libretto.

Non è ancora dato di sapere l'elemento essenziale dell'offerta, cioè quale sarà il rendimento, ma alcuni ragionamenti si possono già fare, sia di tipo tecnico, sia facendo alcuni raffronti con strumenti finanziari simili e anche osservando se l'operazione da un punto di vista etico, tema tanto caro al nostro Presidente, sia conforme al mondo valoriale cooperativo.

Bisogna aggiungere per completezza d'informazione, che trattamenti differenziati in termini di remunerazioni, sono già presenti in quasi tutte le grandi Coop, come si può vedere scorrendo questo post, ma nessuna di queste a quanto ci risulti ha proposto quello che sta avanzando Unicoop Firenze. Guardiamo ora le principali caratteristiche tecniche dalla nuova proposta di Unicoop, che in un mondo fin'ora piuttosto ingessato, è una piccola rivoluzione.

Punto 3 - Innanzitutto l'investimento vincolato prevede un importo minimo di 1.000 euro e non sono ammessi ulteriori versamenti. Di solito, quando si stabilisce un taglio minimo di ingresso, l'investimento può avvenire solo con quella cifra o multipli di essa. Nel regolamento questo non si specifica, quindi oltre i 1.000 euro il socio può depositare a vincolo qualsiasi cifra intermedia, ovviamente inferiore al tetto massimo di 33.000 euro.

Punto 4 - La durata del vincolo è 18 mesi. Non si può uscire prima dall'investimento, tranne nei casi esposti al punto 10 (eccezionalità) e al punto 11 (decesso).

Punto 5 - Questo a nostro avviso è il punto più critico del regolamento del prestito. Esso infatti stabilisce un rinnovo tacito del prestito vincolato nel caso in cui il socio prestatore non dia disdetta scritta almeno 30 giorni prima della scadenza naturale del prestito, altrimenti il vincolo viene automaticamente rinnovato per 18 mesi.
Ora qui le considerazioni da fare sono almeno due. In linea generale gli investimenti in titoli di stato, obbligazioni o in altri strumenti che per caratteristiche possiamo assimilare al prestito vincolato proposto, rimborsano il capitale alla scadenza naturale. Porre un tacito rinnovo evitabile solo se si disdetta per iscritto almeno 30 giorni in precedenza, ci pare un elemento che non va a favore né della trasparenza dell'operazione, né nella correttezza di un comportamento che una cooperativa dovrebbe tenere nei confronti dei soci.
Sappiamo che l'età media del socio prestatore è abbastanza elevata. Per semplificare possiamo dire che una buona parte di essi sono pensionati. Un vincolo a 18 mesi può essere sopportato, ma un ulteriore rinnovo non desiderato, dovuto a ragioni diverse come una dimenticanza, una malattia, impedimenti, porta la scadenza automaticamente a 3 anni. Ci pare davvero eccessivo ed ingiusto.
Ancora. Nel caso di tacito rinnovo l'interesse non si adeguerebbe all'andamento dei tassi, come pare di capire. Questo potrebbe essere penalizzante.

Punto 7 - Gli interessi. Sono disponibili alla scadenza del vincolo e, se non ritirati, non producono interessi. Qui maggiori chiarimenti andrebbero dati. Innanzitutto è bene spiegare che si ricorre alla formula dell'interesse semplice, che a differenza di quello composto, non calcola gli interessi aggiungendoli al montante iniziale. Gli interessi sono calcolati solo sull'investimento di partenza, al diciottesimo mese gli interessi maturati disponibili non producono nuovi interessi. Ma come non producono interessi? Neanche quelli "normali" (e miseri) che vengono corrisposti al socio fuori dal vincolo? Insomma questi interessi una volta maturati producono zero?

In attesa di sapere quanto sarà il rendimento di questo prestito vincolato, possiamo segnalare alcuni strumenti con cui il socio potrà paragonare la convenienza dell'investimento.
Ricordiamo che numerosi conti on line di primarie banche danno un rendimento che in alcuni casi può essere interessante. Su questo sito potete farvi un'idea.

Per quanto riguarda altre forme di investimento, abbiamo già accennato come questa proposta di Unicoop assomigli ai Buoni Fruttiferi Postali con scadenza a 18 mesi, che però, a differenza del prestito vincolato per i soci Unicoop, hanno condizioni meno rigide. Innanzitutto alla scadenza dei 18 mesi il titolo viene rimborsato automaticamente, senza che ci sia l'eventuale tacito rinnovo. Inoltre i BFP possono essere rimborsati anticipatamente in qualsiasi momento con diritto alla restituzione del capitale investito e, dopo sei mesi, al riconoscimento degli interessi fissi maturati. Infine possono essere emessi in forma cartacea (50 euro e multipli) e in forma dematerializzata (250 euro e multipli). L'importo minimo richiesto da Unicoop è di 1.000 euro.

Un altro riferimento che dobbiamo guardare è il Bot dello stato italiano. Attualmente il rendimento netto del Bot 16/01/2011 su base annua è del 1,23% circa.
Un parallelo che abbia una scadenza più lunga, vicina ai 18 mesi si può fare ad esempio con il Btp 1/07/2012, che offre attualmente un rendimento netto su base annua del 1,77% circa.

Ricordiamo infine che i titoli citati sono emessi e garantiti dallo stato italiano. Quando saranno resi noti gli altri dettagli del prestito vincolato di Unicoop Firenze (rendimento) torneremo ad occuparcene.


Per il rendimento del nuovo prestito vincolato, leggi:

Arrivano i Turiddo Bond


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02 febbraio 2011

CARREFOUR, PREOCCUPA L'INTEGRATIVO


Una parte della Filcams-Cgil: «Richiesta troppa flessibilità ai lavoratori»






MARCON (VE).
Si discute anche all'interno del supermercato Carrefour, al centro commerciale Valecenter, lo schema di accordo già presentato ai sindacati di categoria, del contratto integrativo aziendale, che sta creando una certa preoccupazione.

Un contratto, sottoposto alla consultazione dei quasi 22 mila dipendenti italiani del gruppo leader nella grande distribuzione, che dovrebbe essere ratificato il prossimo 9 febbraio. E' probabile che ci sia, anche all'interno della sede di Marcon, un dissenso serpeggiante tra i lavoratori, che a giorni si riuniranno in assemblea.
Fisascat, Filcams e Uiltucs, ne hanno già discusso con il gruppo francese.
Contraria al modello di contratto che punta sulla flessibilità in tutto e per tutto in cambio di pause retribuite, è invece quella parte della Filcams che si riconosce nella mozione «Cgil che vogliamo».

Il contratto prevede pause pagate (sia con un contratto part-time, sia full-time), come previsto dal precedente contratto integrativo aziendale. E ancora prestazione oraria domenicale e festiva in straordinario retribuita con il 60% di maggiorazione per il periodo natalizio, bonus forfettari negli altri periodi fino a 400 euro, un meccanismo di salario variabile per chi è stato appena assunto legato alla produttività e con la prospettiva di un consolidamento nella retribuzione fissa nel caso la redditività dell'azienda torni ai livelli pre-crisi. La flessibilità è alla base della nuova impostazione, tanto che qualcuno ha azzardato un paragone con Mirafiori, sebbene in un campo diverso.

C'è chi però, non ci sta ed è il caso della mozione «Cgil che vogliamo». «Abbiamo combattuto due anni per via della disdetta unilaterale del contratto, al Carrefour ci sono ancora 35 persone in cassa integrazione a rotazione ogni mese. Il nuovo contratto congela l'erogazione del salario fisso per chi aveva già maturato i requisiti e allarga la forbice tra nuovi e vecchi assunti, per non parlare del fatto che se si deve discutere dell'organizzazione del lavoro, c'è tempo 45 giorni per trovare una intesa con i sindacati altrimenti l'azienda può decidere unilateralmente. Non si può barattare lo stato di crisi perdendo diritti - spiega un rappresentante della mozione «Cgil che Vogliamo» - non ci stiamo, il nuovo contratto aumenta la flessibilità in cambio delle pause retribuite».

In questi giorni è tempo di consultazione tra i dipendenti, la sottoscrizione dell'accordo avverrà il 9 febbraio.


30 gennaio 2011

Marta Artico

La Nuova di Venezia e Mestre

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MONTE PASCHI, AUMENTO DI CAPITALE ALLE PORTE


Voci sempre più insistenti di aumento di capitale dell'istituto senese, anche se
Mancini (Fondazione MPS) smentisce



La sede di Rocca Salimbeni

Il precedente aumento di capitale da 5 miliardi del maggio 2008 non è bastato a stabilizzare i conti dopo il poderoso esborso sostenuto per l'acquisto di Antonveneta. La banca dovette ricorrere anche ai Tremonti bond.

Se l'operazione sul capitale ci sarà, ad Unicoop Firenze non resterà che mettere nuovamente mano al portafoglio (dei soci) per non diluire la quota azionaria attualmente in possesso (3%).

Un'altra soluzione ci sarebbe: uscire da MPS portandosi a casa una perdita che ai corsi correnti dell'azione si aggira intorno ai 300 milioni.

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Il principale azionista del Montepaschi è al fianco della sua preziosa controllata, pronto a sostenterla in ogni sua esigenza futura. Un'attestazione di forza e di fiducia, che invece ha avuto, per tutta risposta, la discesa di Mps in Borsa, che è arrivato a sfiorare una perdita del 3% (solo poco meno) anche se la chiusura è avvenuta poi su livelli più sostenuti ma comunque in calo (meno 1,61% a quota 0,91 euro per azione).

Il rebus sta nel fatto che le parole del presidente della Fondazione Montepaschi sono state lette dal mercato come una conferma indiretta del fatto che, prima o poi, il percorso è segnato e l'aumento di capitale è altamente probabile. Ieri il numero uno della Fondazione, Gabriello Mancini, ha dichiarato infatti di "prendere atto che i vertici del gruppo bancario dicono che non c'è bisogno di un aumento; ma se in prospettiva servisse, saremmo disponibili a valutare la cosa e a sostenere le esigenze della banca".
Dunque, nessuna urgenza ma disposibilità nel caso si creassero le condizioni. In sostanza: se servisse la Fondazione è pronta a fare la sua parte, il socio di controllo non è un problema.

La "necessità" eventuale è legata al rimborso degli 1,9 miliardi dei Tremonti bond, che dal 2013 diventeranno ancora più onerosi se nel frattempo non vengono restituiti. "Siamo pronti a sostenere la banca, studiando insieme la soluzione migliore, nel caso in cui decidesse di rimborsare anticipatamente il Tesoro", ha detto ancora Mancini.

Il mercato ha letto le dichiarazioni soprattutto nel segno di un possibile prossimo aumento di capitale, piuttosto che come dichiarazione di sostegno da parte del socio forte.

Del resto, è da quando è stato annunciato l'aumento di capitale del Banco Popolare che sono partite insistenti le speculazioni su cosa avrebbe fatto in futuro il Montepaschi. E la scommessa è che la prossima banca a battere cassa al mercato potrebbe essere proprio l'Mps; soprauttto ora che la Fondazione ha assicurato il suo appoggio, se l'istituto farà una scelta di questo genere.

Imminente, invece, il lancio di un covered bond a sette anni, dall'importo compreso tra i 750 milioni e il miliardo. (Emissione sospesa a causa della reazione ostile del mercato - Nota blog).


1 Febbraio 2011

Vittorio Puledda

La Repubblica.it

01 febbraio 2011

MAGAZZINI UNICOOP TIRRENO, IN 21 LASCIANO LA CGIL PER USB


Al magazzino Unicoop Tirreno di Vignale Riotorto (LI) appaltato alla
Si.Lo., società controllata da CFT Firenze che ha in appalto anche buona parte dei magazzini di Unicoop Firenze, 21 autisti lasciano la tessera Filt-Cgil per USB


La vicenda viene da lontano. Si legga:

Storia degli appalti in Unicoop Tirreno: il racconto di una gigantesca fregatura


Passaggio di tessere dalla Filt-Cgil all'Unione sindacale di base. A lasciare l'organizzazione confederale per l'Usb, sono stati finora 21 autisti in forza alla Si.Lo, partecipata Cft che gestisce il centro distribuzione di Unicoop a Vignale.

Il malumore serpeggia da tempo ed è collegato alle condizioni diverse maturate dai lavoratori col cambio d'appalto che ha portato a Vignale la Si.Lo al posto del consorzio Dinamica logistica. Nel passaggio, il lavoro è stato garantito a tutta la sessantina di dipendenti, alcuni dei quali hanno poi lasciato l'incarico. Dei poco più di 50 rimasti, 18 (i cosiddetti ex Coop) hanno conservato il contratto di provenienza del commercio e della cooperazione. Con quello hanno mantenuto spettanze e diritti contenuti nel contratto integrativo Unicoop. In gran parte sono tesserati Filcams-Cgil.

Gli altri, entrati dopo le esternalizzazioni, sono inquadrati con il contratto trasporti-logistica e fino a pochi giorni fa erano rappresentati in larga parte dalla Filt-Cgil. Sono loro, secondo Fabio Elmini della Rsu, che stentano a vedere riconosciuti elementi importanti dell'inquadramento in vigore con il datore di lavoro precedente. «E per loro la sola copertura è quella del contratto nazionale, dal momento in cui è ancora in alto mare la definizione di integrativi», afferma il delegato, passato insieme a una ventina di colleghi all'Unione sindacale di base.

Stesso lavoro ma trattamenti diversi che, secondo Elmini, devono essere affrontati con una nuova contrattazione «che si è cercato di rendere unitaria con l'elezione di una rappresentanza sindacale unitaria, con delegati eletti direttamente tra tutti i lavoratori. Scelta a cui la Filt ha lavorato a lungo in presenza di fortissime resistenze della Filcams», afferma il delegato che, con una lettera, ha comunicato la decisione di lasciare l'organizzazione al segretario provinciale della Cgil.

Nel testo fatto pervenire a Maurizio Strazzullo si sostiene che alle elezioni ha partecipato il 66% degli aventi diritto, e questo le ha rese valide mentre la Filcams ha poi nominato una propria Rsa, che agisce separatamente dalla Rsu, e ne disconosce la legittimità. Elmini afferma anche d'aver segnalato ripetutamente il disagio dei lavoratori. «In quanto membro della Rsu - chiude - confermo ai miei compagni di lavoro l'impegno a seguire le questioni attinenti al reparto con rinnovato spirito unitario, mentre aderisco ad un altro sindacato».

30 gennaio 2011

Il Tirreno


Vedi anche:

Accordo con CFT, i 102 camionisti tornano al lavoro


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IL PRESIDENTE DI COOP CENTRO ITALIA, RAGGI, SI DIMETTE DAL CDA DELLA POPOLARE DI SPOLETO








Banca Popolare di Spoleto Spa ha reso noto che il Dott. Giorgio Raggi - amministratore non indipendente, nominato dall'Assemblea Ordinaria dei Soci in data 29 aprile 2010, sulla base della lista presentata dai soci di minoranza - ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di Consigliere di Amministrazione della Societa', con effetto immediato, ravvisando che non esistono le condizioni per realizzare il progetto dell'azionista di minoranza Coop Centro Italia Soc.
Coop."Sulla base delle informazioni della Banca - precisa una nota - ad oggi il Dott. Raggi deteneva, direttemante ed indirettamente, n' 1.493 azioni della Banca Popolare di Spoleto SpA. .

1 febbraio 2011

AGI


Azionisti rilevanti di Banca Popolare di Spoleto SpA

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