21 maggio 2011

82 ESUBERI E TERZO BILANCIO NEGATIVO PER UNICOOP TIRRENO. L'AZIENDA CHIEDE TAGLI E FLESSIBILITA'


La Coop presieduta da Marco Lami (foto) archivia in rosso il terzo bilancio consecutivo

82 esuberi che verranno assorbiti con ammortizzatori sociali e scivoli per il prepensionamento, previo accordo sindacale




Ottandue esuberi, 74 nella sede di Vignale Riotorto, 8 in quella di Terni. Sono questi i numeri che ieri mattina di direttore del personale della Coop Tirreno, Paolo Palmerio (già coordinatore Cgil-Filcams per Unicoop Firenze nei primi anni 90 - nota blog), ha comunicato ai sindacati. Diminuzione dei consumi e calo delle vendite, soprattuto negli Iper, costringeranno la Coop a chiudere anche il bilancio 2010 in rosso, dopo aver perso 24 milioni nel 2008 e 20 nel 2009.

«Ai sindacati stamani non ho portato, né porterò, lettere di licenziamento», rassicura il Palmerio. Ciononostante la Coop è intenzionata a portare avanti il suo progetto di ristutturazione. Il confronto su come saranno gestiti gli esuberi non è neanche cominciato.

I sindacato hanno infatti chiesto di verificare i numeri ufficio per ufficio. Ma i conti in realtà i dirigenti Coop li hanno già fatti. È molto probabile che si faccia ricorso agli ammortizzatori sociali, accompagnando i più anziani, per contributi ed età, al pensionamento. Ma prima occorre passare dalla verifica e da un eventuale accordo.

Ma come è possibile che gli organici si siano gonfiati così tanto da rendere nececessari tagli così drastici? «Quattro anni fa - spiega Palmerio - abbiamo ristrutturato le rete di vendita. Gli iper, secondo il modello francese, erano strutturati come aziende autonome, avevano un'amministrazione separata ed ognuno provvedeva per conto proprio agli acquisti.

Avevamo dieci ipermercati, tutti con la propria struttura contabile e commerciale». La ristrutturazione di quattro anni fa ha dunque alleggerito la rete, ma appesantito il centro di Vignale. «Ne eravamo cosapevoli - sostiene il direttore del personale - ma abbiamo deciso di non procedere ad una ristrutturazione contemporanea per evitare grossi traumi. Ora siamo arrivati al nodo: dobbiamo ridurre i costi centrali».


20 maggio 2011

Il Tirreno



20 maggio 2011

COOP ADRIATICA: ORA ANCHE SERVIZI BANCARI-ASSICURATIVI-FINANZIARI



Dal 1° giugno Coop Adriatica offrirà ai propri soci assicurazione per l'auto, le polizze infortuni, i conti correnti e i mutui per la casa




Ci domandavamo solo come mai nessuno delle Coop della grande distribuzione non lo avesse ancora fatto. Ecco che Coop Adriatica, la più dinamica delle 9 grandi sorelle, da il via ad una serie di servizi finanziari ed assicurativi.

La Coop diretta da Gilberto Coffari ha da sempre avuto un occhio più attento alla finanza rispetto alle altre Coop. Questo passa come è naturale per la partecipazione in Finsoe attraverso la quale Adriatica e altre Coop controllano Unipol, ma soprattutto per IGD (immobiliare grande distribuzione), società controllata dalla Coop bolognese col 41,5% che opera nella compravendita e nelle locazioni dei grandi spazi commerciali. Nell'avventura si è portata dietro anche Unicoop Tirreno (15% delle quote) che per lo meno si tira un pò su con i dividendi di IGD, quotata dal 2005 alla borsa di Milano.


E' evidente che l'idea è buona e l'affare ghiotto. Le sinergie ci sono, basti pensare ad Unipol, a cui qualche impulso nelle vendite di prodotti finanziari ed assicurativi non farebbe certo male, dopo il disastro lasciato dalle smanie espansioniste di Consorte e del PD nazionale.

Il bacino di clienti potenziali è notevole. Al 31 dicembre 2010 i soci di Coop Adriatica erano 1.107.933 e i soci prestatori 229.186, per un prestito sociale di 1 miliardo e 981 milioni di euro. Magari Coop Adriatica vedrà flettere il prestito sociale, i cui rendimenti sono
davvero modesti, per far decollare i servizi assicurativi e bancari, ma vale la pena tentare e fare le cose per bene, nella trasparenza e nel rispetto dei soci, che poi sono prevalentemente gente anziana e poco avvezza a prodotti assicurativo-finanziari esotici. Speriamo che Coop Adriatica non si faccia tentare.

Unicoop Firenze invece dormicchia. La proposta del prestito vincolato a 18 mesi non ci convince e sembra già vecchia. Sarebbe l'ora che mettesse in campo servizi analoghi a quelli di Coop Adriatica dato che fino ad ora l'alleanza con Monte dei Paschi ha dato solo pene e dolori. E che dolori.


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Dal 1° giugno, Coop Adriatica offrirà servizi assicurativi, bancari e finanziari nati in collaborazione con il Gruppo Unipol. Per l'occasione realizzati 5 spazi CoopCiConto, test pilota in altrettanti c.c. con locomotiva Ipercoop

Polizze auto ed infortuni, conti correnti e mutui per la casa: dal 1° giugno l’offerta di Coop Adriatica si amplia a questi primi quattro pacchetti, riservati ai soci della Cooperativa e nati dalla collaborazione con il Gruppo Unipol. Questi prodotti saranno disponibili negli spazi CoopCiConto, nelle gallerie dei centri commerciali Centro Lame e Nova a Bologna, Leonardo di Imola, Esp di Ravenna e I Malatesta di Rimini.

Caratteristiche
Il progetto è stato presentato venerdì 20 maggio, in una conferenza stampa nella sala Eureka! dell’Ipercoop Centro Lame dal presidente di Coop Adriatica Gilberto Coffari e dal direttore Finanza Stefano dall’Ara.
“Con i nuovi servizi di CoopCiConto -ha spiegato Coffari- mettiamo a frutto una sinergia importante con il Gruppo Unipol, di cui siamo soci di riferimento, in modo coerente con la nostra missione”.

Il test
I pacchetti CoopCiConto offrono soluzioni chiare, destinate a crescere nel tempo: i cinque spazi pilota serviranno per testare l’offerta, che sarà estesa a tutta la rete (18 ipercoop e 145 supermercati) e coniugata nei diversi formati .
Nei cinque sportelli consulenti esperti offriranno informazioni, orientamento e assistenza per l’acquisto dei prodotti assicurativi e bancari. Per la consulenza e la vendita, i soci di Coop Adriatica potranno inoltre rivolgersi alle agenzie Unipol Assicoop di Ugf Assicurazioni e alle filiali di Ugf Banca della provincia di Bologna e della Romagna che aderiscono all’iniziativa.

L’offerta
La prima offerta di servizi CoopCiConto prevede due polizze assicurative -auto e infortuni- e due prodotti bancari (conti correnti e mutui) a condizioni particolarmente vantaggiose, eque e trasparenti, pensate per le principali esigenze legate alla persona, all’abitazione e al risparmio. L’assicurazione auto, ad esempio, proporrà la tariffa “a chilometro”, per pagare solo in base alla strada effettivamente percorsa, e garanzie aggiuntive per il risarcimento degli infortuni del conducente, assistenza stradale del veicolo e tutela legale. La polizza infortuni offrirà invece garanzie per la persona e la famiglia, a casa, sul lavoro, in viaggio e nel tempo libero, personalizzabili in base alle esigenze individuali. I mutui per la casa, infine, proporranno cinque diverse soluzioni (tasso fisso, misto o variabile) e sconti sulla polizza per garantire il pagamento della rata anche in caso di eventi imprevisti.

Iniziativa per Libera Terra
Per la vendita di ogni nuovo prodotto CoopCiConto, un euro verrà destinato alle cooperative di Libera Terra che coltivano i campi confiscati alle mafie.


20 maggio 2011

Marina Bassi

GDOWEEK


18 maggio 2011

LEGACOOP: ELETTA LA NUOVA PRESIDENZA NAZIONALE





Sono 18, 4 dei quali donne, i componenti della nuova Presidenza Nazionale di Legacoop eletta questa mattina dalla Direzione dell'associazione cooperativa, nella prima riunione dopo il 38esimo Congresso Nazionale.

L'organismo di vertice di Legacoop e' stato ampliato, rispetto alla composizione precedente, sulla scorta della proposta, contenuta nel documento di indirizzo approvato dal Congresso del 6-8 aprile scorsi, di accrescerne in misura moderata la composizione per assicurare una maggiore partecipazione delle Associazioni di settore, un ampliamento delle presenze regionali riferibili alle macro-aree nazionali e l'ingresso della Presidente della Commissione Pari Opportunita'.

Cinque le "new entries" nel nuovo organismo. Si tratta di Giancarlo Gonella, Presidente Legacoop Piemonte; Alessandra Garavani, Presidente Legacoop Umbria; Vanda Spoto, Presidente Legacoop Campania; Luciano Caffini, Presidente Legacoop Abitanti; Ettore Iani', Presidente Lega Pesca.

Due i vicepresidenti: oltre a Luca Bernareggi, Presidente di Legacoop Lombardia, che ricopriva l'incarico anche nel precedente mandato, e' stata nominata Vanda Spoto, Presidente Legacoop Campania.

Oltre al Presidente Giuliano Poletti ed al Vicepresidente Vicario Giorgio Bertinelli, confermati in occasione del 38° Congresso, della Presidenza Nazionale fanno ora parte: Stefano Bassi, Presidente Legacoop Toscana; Luca Bernareggi, Presidente Legacoop Lombardia; Luciano Caffini, Presidente Legacoop Abitanti; Paolo Cattabiani, Presidente Legacoop Emilia Romagna; Camillo De Berardinis, Presidente Ancd-Conad; Alessandra Garavani, Presidente Legacoop Umbria; Giancarlo Gonella, Presidente Legacoop Piemonte; Dora Iacobelli, Presidente Commissione Pari Opportunita'; Ettore Iani', Presidente Lega Pesca; Giovanni Luppi, Presidente Legacoop Agroalimentare; Paola Menetti, Presidente Legacoopsociali; Enrico Migliavacca, Vicepresidente Vicario ANCC-Coop; Ferdinando Palanti, Presidente Legacoop Servizi; Elio Sanfilippo, Presidente Legacoop Sicilia; Vanda Spoto, Presidente Legacoop Campania; Carlo Zini, Presidente Ancpl-Legacoop.


18 maggio 2011

(AGI)

CRISI CONSORZIO ETRURIA: CASSA INTEGRAZIONE PER 25 LAVORATORI






Esplode la crisi annunciata del Consorzio Etruria. L'azienda, legata a filo doppio ad Unicoop Firenze per la quale ha costruito numerosi punti vendita, è presieduta dal luglio scorso da Riccardo Sani, un
campainiano doc che viene direttamente dal Consiglio di Gestione di Unicoop Firenze.

Gli intrecci tra Unicoop e Consorzio sono molteplici. Come non ricordare il primo presidente dell'allora neonato Consiglio di Gestione, Armando Vanni, che veniva proprio dal Consorzio Etruria? Di Vanni (e Forconi) ricordiamo ad imperitura memoria anche la pessima figura fatta in tv nella vicenda passata alle cronache come i ladri di merende.

Ora la situazione del Consorzio sta deflagrando, nonostante l'affanno di Unicoop: blocco dei lavori e cassa integrazione senza preavviso per 25 dipendenti impegnati nella realizzazione delle cantine Antinori al Bargino; sospeso il cantiere al museo Pecci di Prato dato che il Consorzio Etruria non paga le ditte subappaltatrici; ritardo nell'inizio dei lavori per la linea 2 della tramvia a Firenze, tanto che il sindaco Renzi è intenzionato a chiedere i danni.

Insomma, per il Consorzio Etruria la situzione si fa fosca e suona davvero patetica la smentita delle voci secondo cui il ritardo sulla tramvia è dovuto ai suoi problemi di bilancio: «I nostri conti sono a posto», dicono. La realtà dice tutt'altro.

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San Casciano zona Bargino, fermi i lavori del Consorzio Etruria, 25 lavoratori in cassa integrazione da ieri senza preavviso o programmazione. I sindacati e i lavoratori preoccupati per l’improvviso blocco della realizzazione delle nuove Cantine Antinori. Rifondazione Comunista chiede chiarezza sulle motivazioni e sulle procedure di ammortizzatori sociali e sullo stato economico e patrimoniale del Gruppo societario. Solidarietà ai lavoratori del Consorzio.

"Apprendiamo che da ieri sono stati fermati i lavori per la realizzazione delle nuove Cantine Antinori - spiegano al presidente del Consiglio provinciale David Ermini, Andrea Calò e Lorenzo Verdi - nel comune di San Casciano, al Bargino, 25 operai del Consorzio che lavorano nel cantiere sono in cassa integrazione a partire da lunedì 16 maggio.
La comunicazione del fermo lavorativo è avvenuta senza preavviso o programmazione alcuna, tanto da far preoccupare i sindacati e i lavoratori che sono impegnati nella realizzazione delle nuove cantine. Infatti la comunicazione dell’ingresso in cassa integrazione è avvenuta a fine lavoro di venerdì dicendo che dal lunedì successivo sarebbe scattato il ricorso alla cassa integrazione.

Necessitano risposte chiare ed esaurienti sulla reale situazione del Gruppo e su tutte le procedure che riguardano la tutela e i diritti dei lavoratori, per avere un confronto trasparente e costruttivo. L’atteggiamento del Consorzio Etruria sembra defilarsi dalle proprie responsabilità sottraendosi ad un confronto serio con i sindacati di categoria e derogando dagli impegni assunti per il proseguimento dei lavori. Infatti non risulta aperta con tutte le organizzazioni provinciali di categoria una consultazione sindacale per la cassa integrazione. Rifondazione Comunista chiede di verificare lo stato economico patrimoniale del Gruppo; se la Provincia ha avuto un ruolo e quale, nell’espletamento delle pratiche per l’erogazione delle Cassa Integrazione".

"Nell’ esprimere sostegno e solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie - continuano - chiediamo al Presidente della Provincia e all’Assessore competente di riferire puntualmente sulla vicenda che riguarda il futuro del Consorzio Etruria e sulla decisione da parte del gruppo societario di mettere i 25 lavoratori del cantiere improvvisamente in cassa integrazione. Se l’Amministrazione Provinciale d’intesa con il Comune di San Casciano per quanto di sua competenza si è resa attiva verso il gruppo societario, al fine di costituire un tavolo negoziale, che chiarisca lo stato economico e patrimoniale del Consorzio Etruria al fine di rendere evidenti le motivazioni dell’improvviso blocco dei lavori. Relazioni rispetto agli accordi pregressi e che si impegni a contrastare ogni forma di precarizzazione e parcellizzazione del rapporto di lavoro, mantenendo le 25 unità lavorative. Quali sono le iniziative che l’Amministrazione Provinciale intende intraprendere a sostegno dell’occupazione, salari e redditi".


17 maggio 2011

nove da Firenze

14 maggio 2011

LA DURA VITA DELLE COMMESSE



Poche centinaia di euro, contratti "pericolosi" o direttamente in nero

Alcune sono addirittura socie dei negozi, ma se restano incinte perdono il lavoro




"Siamo quasi tutte donne. N'uomo quando ce l'avrebbe tutta sta' pazienza?". Alessia piega sul bancone una maglietta che mi sono appena provata - stile indiano ma rigorosamente Made in China - in un negozio di Centocelle molto noto tra gli affezionati dell'etnico. "O dici il nome mio o dici il nome del negozio", mi dice quando le spiego che voglio scrivere un articolo sulle commesse. Ha paura, forse, che qualcuno la licenzi. Ma quando glielo chiedo si mette a ridere e mi fa sentire stupida: "E mica ce l'ho un contratto io. Lavoro ad ore". Mi dice che studia all'università e da quando fa le superiori lavora il week end come commessa a 5 euro l'ora. "Se domandi qui in zona mica ce l'hanno tutte il contratto e se ce l'hanno è d'apprendistato oppure part-time, ma per finta. In busta paga hai 600-700 euro e il resto a nero. Se te 'sta bene è questo, oppure vai a lavorà da un'altra parte. È così".

Le chiedo se ha sentito la storia di Sara, la ragazza che lavorava nel negozio Tezenis del centro commerciale Porta di Roma, picchiata dalla datrice di lavoro perché si rifiutava di firmare le dimissioni. Non ne sa niente. Le Iene hanno fatto un servizio sulla sua storia e un gruppo Facebook nato in suo nome ha indetto due sit-in di protesta davanti al negozio, facendolo chiudere. "Hanno fatto bene", dice, e poi non mi dà più retta, comincia a servire un'altra ragazza.

Silvia invece lavora in negozio di vestiti a via del Corso, pieno centro di Roma. Contratto regolare. 1300 euro netti al mese. Tredicesima e malattia. "Ho solo qualche problema per prendermi giorni liberi. E gli straordinari spesso non sono pagati, ma non mi lamento. Ho amiche che lavorano da altre parti e prendono la metà di quello che prendo io, senza poter decidere niente". Le domando se pensa di fare questo lavoro per sempre. Non ne ha idea. "Finché posso. Poi magari con una famiglia sarà difficile lavorare tutti i giorni anche i festivi fino a sera. Ma per ora sono giovane e non mi preoccupo". Ha 27 anni e ha sempre fatto la commessa nello stesso negozio da quando ne ha 19.

Giusy, invece, ha 24 anni e fa la commessa da poco. Prima lavorava in una specie di call center, e prima ancora in una panetteria. "Ma in panetteria avevo orari assurdi", dice, "e al call center ci sono stata poco, nemmeno due mesi. Qui al negozio sto bene. Mi piace il lavoro". È una ragazza sorridente e solare, con l'aria svagata. Dice che studiare non le è mai piaciuto e ha sempre preferito lavorare. Spalanco gli occhi quando mi dice che adesso le danno 500 euro al mese e che i primi tre mesi ne prendeva 400. Ma per lei è normale. "Questi sono i prezzi", dice. Non sa nemmeno spiegarmi che tipo di contratto ha. "Firmo una busta paga da 800 euro al mese e quando lavoro i festivi mi pagano extra. Trenta, certe volte 40 euro". Il negozio è piccolo. Lei è sola ma il proprietario è andato alla posta e tornerà presto. Mi domando se continuerà a piacerle quel lavoro anche tra qualche anno.

Il mondo delle commesse è una specie di vetrina dove sei sempre sotto gli occhi di qualcuno. L'occhio più "pesante" però è quello della proprietaria o del proprietario, per cui dalla tua capacità di vendita e ordine deriva il guadagno. Per alcune è uno stress insopportabile a volte, per altre una cosa normale. Anche se il settore dovrebbe tutelare chi ci lavora con un contratto nazionale, ti rendi subito conto che se chi ti serve è giovane, e soprattutto se si trova in periferia, molto probabilmente non avrà molte tutele, se non nessuna.

In rete riesco a contattare Bruna. 33 anni. Madre di due figli. Ha lavorato da Intimissimi, che fa parte del gruppo Calzedonia Spa, lo stesso di Tezenis, e ha smesso quando ha partorito la prima volta. Mi spiega che lei era una specie di socia del negozio, mi parla di un'associazione in partecipazione di cui alla fine dell'anno a lei spettava il 10% degli utili. "Solo che non ho mai preso una lira visto che in un modo o nell'altro eravamo sempre pari, se non in perdita", racconta. I primi due anni di lavoro li ha fatti con un contratto di apprendistato. 800 euro circa al mese per 40 ore la settimana, senza mai decidere "se una domenica dovevi lavorare o meno". "Mi spostavo da un negozio all'altro, perché il proprietario avevo tre negozi della stessa catena. Andavo anche a Frascati, dove c'era un altro punto vendita. E lì si restavamo aperti fino alle 22. Prendevo l'incentivo notturno, ma non ero libera di rifiutare l'orario". Poi l'azienda Calzedonia ha deciso di assorbire uno dei negozi con tutto il personale, tra cui lei. "Quando sono andata a firmare per il nuovo contratto mi hanno detto che avrei dovuto lavorare direttamente per Calzedonia, invece mi hanno presentato una donna dicendomi che era il mio capo. All'inizio avevo il contratto da commessa regolare, poi mi hanno chiesto di entrare in questa associazione a partecipazione così avrei avuto gli utili e sarei stata più motivata nel lavoro".

Tentata dalla possibilità di maggior guadagno e libertà Bruna accettò. "Era un incubo. Quando vendevi meno dell'anno precedente l'azienda ti mandava la psicologa che ti addossava tutta la responsabilità, dicendo che se vendevi poco significava che eri poco motivata. Diceva sempre: 'Ci devi credere, devi vendere. Quando entra una cliente devi essere convinta che le venderai qualcosa. Altrimenti non succederà'", mi racconta con un po' di ironia. "Pensavo che questo tipo di contratto fosse una cosa buona all'inizio, che mi desse libertà, ma mi sbagliavo. Ero sempre sotto controllo. Avevamo un conta persone all'ingresso del negozio e battevamo uno scontrino personalizzato, che indicava il nome della commessa che aveva portato a termine l'acquisto, così potevano controllare chi vendeva meno delle altre. C'era anche lo scontrino medio di 30 euro, che ti diceva quanto dovevi fatturare all'incirca per ogni persona al giorno. Se entravano 15 ragazzine e compravano solo un paio di mutande non contava niente per loro. Era colpa tua che non sapevi vendere. Ogni sera dovevo telefonare per comunicare l'incasso a una persona che non avevo mai conosciuto ed erano sempre storie sulla motivazione eccetera".

Il contratto di associazione a partecipazione di Bruna non prevedeva la liquidazione né la maternità.
"Quando ero incinta all'ottavo mese mi hanno detto che mi dovevo licenziare. Se non volevo farlo, per mantenere il posto, avrei dovuto trovare un'altra persona e pagarla di tasca mia, visto che ero una socia. Mi avevano assicurato che però dopo la maternità sarei potuta tornare, ma non è stato così". Un contratto a regola d'arte, quello delle commesse-socie, sfruttato in maggioranza dalle grandi catene di negozi.

Abbiamo chiesto un commento a Calzedonia, ma la risposta è stata che l'azienda "per il momento non ha nulla da dichiarare su questo argomento".

Liliana invece ha lavorato in un negozio di sport alla stazione Termini per 4 anni. Alla fine era anche diventata una sorta di responsabile degli altri dipendenti. È stata rapinata tre volte durante il turno di lavoro, una volta con la pistola, due volte con il coltello. Dopo l'ultima rapina ha deciso di andare via. "Ero a nero all'inizio e anche durante la prima rapina. Poi ho firmato un part-time a 700 euro anche se facevo turni perfino di 15 ore al giorno. Il proprietario aveva tre negozi in centro e io facevo l'apertura a due di questi. La promessa era che poi tutto sarebbe migliorato, anche lo stipendio, ma non è mai stato così. Non ho mai potuto scegliere un giorno libero, nemmeno quando mi sono operata a una gamba. I nostri turni erano a incastro e se una persona mancava a me toccava restare perché non c'era nessuno che la sostituiva". Ora Liliana lavora in un bar del Pigneto, a Roma. Si trova meglio e lavora meno ore, anche se non guadagna molto di più.

Mentre penso che forse aveva ragione Alessia, che quello della commessa è una lavoro da donne che hanno più pazienza, entro in una profumeria della Stazione Termini e mi si avvicina un commesso uomo. Non ho voglia di fargli domande sullo stipendio, la produttività e le vendite. Così do un'occhiata e vado via.



13 maggio 2011

Sara Picardo

rassegna.it





MONTE DEI PASCHI, UNIPOL E COSTRUTTORI «ROSSI» PER SPINGERE LA NUOVA TIRRENICA

Autostrade per l'Italia ha ceduto il 69,1% della sua partecipazione in Sat, la società che dovrebbe realizzare e gestire la strada, ad una serie di soci tra cui Mps, le cooperative emiliane e Caltagirone



Arrivano la finanza e i costruttori «rossi» a spingere la realizzazione della Tirrenica. Lo fanno entrando massicciamente nel capitale di Sat, la società che dovrebbe realizzare la nuova autostrada incagliata in opposizioni municipali e ambientaliste, pastoie e problemi finanziari che la nuova compagine, tra l’altro più vicina al territorio e alla politica locale, sembra poter almeno in parte risolvere.

Autostrade per l’Italia di Benetton, che controlla il 94% di Sat (Società Autostrada Tirrenica), cede infatti complessivamente il 69,1% della sua partecipazione a Banca Monte Paschi di Siena, Holcoa (holding di concessionarie autostradali creato proprio per entrare in Sat dai costruttori emiliani Ccc, Cmb di Carpi, Cmc di Ravenna e Unieco, Cooperare e Ugf Merchant che è la banca d’affari del gruppo bolognese Unipol), Vianco (partecipata al 100% da Vianini Lavori del Gruppo Caltagirone, il cui patron è a sua volta socio di Mps), Società Autostrada Ligure Toscana (Gruppo Sias). Il controvalore per la cessione ammonta a 67,7 milioni di euro.

Autostrade per l’Italia continuerà ad essere primo azionista di Sat con il 24,89%, seguita da Holcoa 24,89%, Vianco 24,89%, Mps 14,94%, Società Autostrada Ligure Toscana che, essendo già azionista di Sat al 5,57%, acquistando un ulteriore 4,38% raggiunge il 9,95%. La Sat è concessionaria del tratto autostradale in esercizio A12 Livorno-Rosignano (circa 37 chilometri) e ha la concessione a completare e poi gestire l’A12 Livorno — Civitavecchia per circa 206 km, di cui un primo lotto di 4 chilometri tra Rosignano e San Pietro in Palazzi è in costruzione. A marzo 2011 è stato presentato il progetto definitivo dell’opera, che prevede un importo complessivo di investimenti stimato in circa 2 miliardi di euro.

Il taglio dal progetto di opere accessorie per migliorare la viabilità locale, motivato da Sat con la riduzione delle risorse, aveva provocato la protesta dei presidenti delle Province di Livorno e Grosseto, Kutufà e Marras, che avevano chiesto di togliere a Benetton il business della Tirrenica. L’ingresso dei nuovi soci dovrebbe facilitare il dialogo con Sat per migliorare il progetto e accelerarne la realizzazione. Dalla Regione giudicano quello annunciato ieri come «un normale riassetto societario, che non dovrebbe avere ripercussioni negative ma semmai positive nella realizzazione della Tirrenica». Il trasferimento delle azioni ai nuovi soci è comunque subordinato ad alcune formalità: le autorizzazioni di Anas e dell’autorità Antitrust, la procedura per l’eventuale esercizio del diritto di prelazione dei soci di minoranza.


14 maggio 2011

La Repubblica.it


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CGIL: INDIETRO TUTTA

Rotta verso Cisl e Uil per un nuovo abbraccio mortale

Il documento approvato dal direttivo Cgil del 10 e 11 maggio conferma tutte le peggiori previsioni su contratto e democrazia



La Cgil della Camusso è pronta per ritornare al tavolo del nuovo “Patto sociale” insieme a Governo, Confindustria, Cisl e Uil. E sceglie di farlo attraverso il voto su un documento che prevede di fatto l'accettazione delle “nuove” relazioni industriali e della distruzione del Contratto nazionale che si sono concretizzati dagli accordi separati del 2009 al “fattaccio” del caso Fiat.

Per 'favorire la crescita e lo sviluppo' non si attaccano i nostri imprenditori che realizzano profitti a dismisura precarizzando il lavoro, aumentando lo sfruttamento, non si attaccano le privatizzazioni e le liberalizzazioni dei servizi pubblici, divenuti terreno di scorribande per speculatori ed affini, non si attacca una politica fiscale che ruba ai lavoratori quasi sei mesi di reddito annuo, mentre continua a regalare benefici agli evasori con sconti e scudi fiscali.

La soluzione secondo la CGIL sta nel restringere le garanzie e i contenuti del contratto nazionale, riducendone il numero, per assicurare - dice la Camusso - con la contrattazione di secondo livello l'adesione alle diverse situazioni territoriali, all'andamento del mercato, alle esigenze competitive, ma in verità con il nemmeno tanto nascosto obbiettivo di rendere impossibile a chiunque che non siano Cgil, Cisl e Uil ottenere il diritto alla rappresentanza.

In una fase in cui ai padroni riesce facile vincere con i ricatti modello Pomigliano/Mirafiori/Bertone non è niente male!

Ci si dimentica inoltre che la contrattazione di secondo livello, in un'Italia dove oltre il 95% delle aziende è di dimensione piccola o artigianale, riguarda solo pochissime aziende medio/grandi.

La disponibilità poi dichiarata a valorizzare la democrazia e il ruolo delle RSU si scontra con il recente accordo, che in questo documento viene addirittura citato come esempio, firmato anche dalla CGIL sul rinvio delle elezioni delle RSU nel Pubblico Impiego che, come tutti sanno tutti, è stato l'espediente scelto dai sindacati concertativi e dal Governo in attesa della loro cancellazione definitiva.

Come previsto, dopo lo sciopero/sfogatoio ed in formato ridotto del 6 maggio, la Cgil ha scelto la strada del decisionismo interno per imporre le nuove nozze che si dovranno celebrare con Cisl e Uil e che vedranno la regia occulta di tante forze politiche del centro sinistra e di grande parte della Confindustria, Marcegaglia in testa.

La minoranza interna, o meglio sarebbe dire le varie forze della minoranza congressuale, hanno votato no e si sono attestate su un 20% che potrebbe rappresentare molto se utilizzato in una ipotesi di rottura di schemi e di quella disciplina sindacale che sta portando la Cgil al suicidio politico, ma che non riesce ad esprimere una concreta spinta alternativa allo spirito “collaborativo” che ormai è stato fatto proprio dalla maggioranza Cgil.

Per il sindacato di base e per USB si tratta ora di raccogliere la sfida della costruzione della alternativa credibile, aumentando la propria capacità di mobilitazione e l'incisività delle proprie iniziative continuando a lavorare con la consapevolezza che la strada scelta dalla Cgil apre oggettivamente nuovi spazi per il sindacato conflittuale e realmente democratico.


13 maggio 2011

USB - Unione Sindacale di Base


Vedi anche:

Svolta negativa nel direttivo della CGIL


13 maggio 2011

REPETITA IUVANT


Chiariamo quello che già chiaro dovrebbe essere, anche per i meno avvezzi ai blog

Buona regola comunque è sempre leggere e riflettere, prima di aprire la bocca e darle fiato



Questo blog esiste da oltre quattro anni. Ne abbiamo viste di tutte. Abbiamo ricevuto via email decine e decine di curricula, neanche fossimo un'azienda, anche offerte di lavoro. Abbiamo ricevuto elogi, proposte pubblicitarie, offese, insomma di tutto un pò.

Nel mazzo ci sono anche quelli (pochi) che per qualche oscuro motivo abbastanza si sentono danneggiati dal nostro blog e utilizzano mezzi complessi per farcelo sapere, come mettere la voce in giro che, nell'epoca di internet equivale ad accendere il fuoco coi legnetti. Qualcun altro linvece lascia demenziali accuse di plagio o altre ridicolezze nei commenti di qualche articolo.

Invitiamo vivamente questi signori e tutti coloro che hanno qualche prurito nei confronti del blog a leggere in alto a destra, sotto la parola DISCLAIMER.

Leggete e troverete, tra le varie indicazioni utili, anche che «nel caso il contenuto dei post o dei commenti risulti inesatto o offensivo nei confronti di qualcuno preghiamo di segnalarcelo all’indirizzo: lavoratoriunicoop@hotmail.it e provvederemo a correggerlo o rimuoverlo il più presto possibile.»

In conclusione, chi avesse qualcosa da contestare, prima di mettere in moto meccanismi altri, ci scriva che è la cosa più semplice. Prima ancora però, si domandi se quello che vuole scrivere lo pensa veramente e non sia sospinto da motivazioni di altro genere. Questo aiuterebbe molto e, come si dice, ci porteremmo avanti con il lavoro.

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11 maggio 2011

UNICOOP FIRENZE APRE UN SUPERMERCATO VICINO SANTA MARIA A MONTE (PI). IL PD: ORGOGLIOSI

Nelle campagne è tutto più chiaro, chi comanda fa un pò come vuole. La casa del popolo, la Coop, il Comune, le farmacie comunali, sono un corpo unico che si tiene ancora bene assieme, mica come in città.

Il segretario del PD è addirittura orgoglioso del supermercato Coop (riuscireste ad immaginarvi un altro marchio?) e descrive l'evento come un punto programmatico politico di quelli che segnano la svolta: scelta coraggiosa e riformista. Sembra Occhetto alla Bolognina.

Come per ogni grande evento, non mancano i contrari e gli entusiasti. E poi lasciamo decidere il mercato, che qui ci conviene. A meno che non fosse stata Esselunga...

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E' l'ora di inaugurare la nuova Coop di Ponticelli. Il PD: "Orgogliosi di avere un supermercato nel nostro territorio"

Taglio del nastro alla struttura, aperta al pubblico il 10 maggio. Il segretario Torrini (PD): «Scelta coraggiosa e riformista, ora puntiamo a collocarci la terza farmacia comunale»

"Lunedì 9 Maggio alle 17.30, in presenza delle autorità, verrà inaugurato il nuovo centro Coop di Ponticelli che aprirà definitivamente al pubblico martedì 10. C’è orgoglio nelle file del partito democratico per l’apertura di questo supermercato. Primi fra tutti abbiamo investito in questa idea e con coraggio abbiamo saputo portarla avanti.

Voglio ringraziare personalmente tutto il partito e gli amministratori per aver, in questi anni, investito con entusiasmo nell’idea che anche Santa Maria a Monte potesse avere un grande supermercato sul proprio territorio. Il centro Coop rappresenta una grandissima prospettiva di sviluppo per tutto il comune. Tutti i nostri cittadini, siano essi residenti in pianura o nella zona delle colline, non dovranno più spostarsi nei comuni limitrofi per fare la spesa e perdere inutile tempo e soldi per gli spostamenti, come manifestato ogni settimana dagli oltre 4300 soci Coop che abbandonano il comune per fare la spesa.

Siamo inoltre sicuri che a trarne beneficio non saranno solo i cittadini, ma anche il piccolo commercio, grazie alla grande attrattività che il supermercato avrà nei confronti dei comuni vicini. Si interromperà finalmente quell’evasione commerciale che fa uscire ogni anno più di 17 milioni di euro da Santa Maria a Monte. Stiamo inoltre lavorando affinché la terza farmacia assegnata al nostro comune, la prima comunale, possa essere collocata all’interno del centro commerciale, offrendo un grande servizio a tutti i cittadini che potranno raggiungerla con facilità visto il punto strategico in cui si trova.

Noi crediamo, al contrario del Partito Socialista, che la scelta migliore sia aprirla a Ponticelli, in una zona strategica per tutti i cittadini e facilmente fruibile. Non so a cosa abbiano pensato i socialisti per la possibile sede della farmacia, ma metterla ora in collina non credo sia la scelta migliore ma soprattutto non lo credono i molti cittadini che ogni giorno incontriamo e che si felicitano per la realizzazione del supermercato e che auspicano che la farmacia si trovi al suo interno. Molti di loro sono cittadini che hanno votato lo schieramento di destra alle precedenti elezioni e questo ci compiace molto. Queste sono scelte coraggiose che manifestano il vero spirito riformista del nostro partito, capace di investire nel futuro e difendere gli interessi di tutti piuttosto che continuare a difendere i privilegi di pochi come il PDL di Santa Maria a Monte vorrebbe si continuasse a fare.

Noi andiamo avanti con questa scommessa di rendere più efficiente e moderno il nostro Paese , sicuri, che la grande sfida del riformismo, la si possa vincere solo guardando al futuro e non rimanendo aggrappati al passato e alle ideologie. Invitiamo quindi tutti i partiti riformisti compreso quello socialista ad aprire un dialogo produttivo su questo e su altri temi , noi intanto andiamo avanti con i fatti, le chiacchiere le lasciamo agli altri".


8 maggio 2011

Antonio Torrini (segretario PD Santa Maria a Monte)

gonews.it


09 maggio 2011

SCIOPERO, LA CGIL STRIGLIA UNA COOP "ROSSA"

La Cgil minaccia di ricorrere all'art. 28/300:

«Si sta profilando un comportamento antisindacale. Non si può chiedere ai lavoratori di dichiararsi in sciopero preventivamente e non possono essere impostate giornate lavorative oltre il venerdì se non concordate».

Di solito nei confronti della Coop, la Cgil si limita alle minacce, vedremo se alle parole stavolta seguiranno i fatti

La Cgil che striglia una cooperativa «rossa» (le virgolette, ormai, sono d'obbligo) e l'accusa di comportamento antisindacale. Già, oggigiorno succede anche questo, che Peppone se la prenda con Peppone.

La querelle «intestina», portata avanti a colpi di comunicati e lettere, è venuta a galla alla vigilia dello sciopero nazionale di venerdì scorso, quando la Flai-Cgil ha diffuso un comunicato proprio a sostegno dei dipendenti del centro servizi che si occupa della contabilità (quindi buste paghe, elaborazione cedolini, bilanci) delle cosiddette cooperative «rosse» associate.

E quindi nel volantino, oltre a prendersela con la politica del governo in fatto di economia e occupazione, la Cigl ha aggiunto anche le motivazioni aziendali, relative appunto alla cooperativa: ovvero, «la negativa risposta alla piattaforma per ripristinare la contrattazione di secondo livello congelata dal 2005 e il permanere di problemi organizzativi e di un clima aziendale che ormai da troppo tempo impedisce un sereno svolgimento dell'attività quotidiana».

Parole inequivocabili, datate 4 maggio 2011, cioè mercoledì scorso. E per tutta risposta, il giorno dopo, dai vertici della cooperativa di servizi amministrativi è partita una comunicazione ai dipendenti in cui si dice che «considerata la particolare fase lavorativa, il prossimo sabato (l'altro ieri per chi legge, ndr) è da considerarsi giornata lavorativa secondo il normale orario, ovvero dalle 8,30 alle 13 e dalle 14 alle 17,30».

Non solo: i lavoratori che aderivano allo sciopero di venerdì «erano pregati di lasciare il messaggio di fuori sede “sono assente per sciopero, in caso di urgenze inviare un fax”». All'interno della cooperativa nessuno si espone, ovvio, ma sono in molti a pensarla allo stesso modo: «Guarda caso - dicono - proprio la settimana dello sciopero ci obbligano ad andare a lavorare il sabato: insomma ci hanno voluto far recuperare quella giornata».

E d'altra parte, la risposta della Cgil inviata ai dipendenti è chiara: «Si sta profilando un comportamento antisindacale. Non si può chiedere ai lavoratori di dichiararsi in sciopero preventivamente e non possono essere impostate giornate lavorative oltre il venerdì se non concordate».


8 maggio 2011

Gazzetta di Parma

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Aricolo 28: quel babau che non spaventa la Coop


07 maggio 2011

SCIOPERO CGIL: A BOLOGNA COLLETTIVI 'INVADONO' SUPERMERCATO COOP


Sarebbe meglio scrivere: LO SAPEVAMO!








Bologna, 6 mag. - Non solo banche e negozi di grandi catene commerciali 'capitaliste', ma i collettivi studenteschi di Bologna che stanno manifestando in citta' in occasione dello sciopero generale della Cgil hanno preso di mira anche la Coop, 'colpevole' di essere rimasta aperta, sia pure per mezza giornata, benche' "di sinistra". Una trentina di giovani si sono staccati dal corteo che stava percorrendo la zona di via dei Mille e sono entrati nella Coop di Piazza Martiri, contestando l'apertura mattutina (nel pomeriggio sara' chiuso); dopo aver fatto il giro dei reparti sono usciti raggiungendo gli altri manifestanti.


6 maggio 2011

Mir

(AGI)

05 maggio 2011

UNICOOP FIRENZE PREVEGGENTE SULLE CONSEGUENZE DELLO SCIOPERO CGIL























Nella foto il cartello affisso all'entrata dell'ipercoop il giorno precedente lo sciopero del 6 maggio. Sappiamo che annunci simili sono stati affissi agli ingressi di altri punti vendita di Unicoop Firenze.

La domanda sorge spontanea:
Come può Unicoop Firenze conoscere in anticipo gli effetti dello sciopero della Cgil e poter garantire con tanta sicurezza l'apertura dei negozi in una fascia oraria ben determinata?


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04 maggio 2011

I LIBRETTI COOP E LE STRANE DIFFERENZE NEI RENDIMENTI


Alcune Coop cominciano a rivedere al rialzo i tassi di interesse del prestito sociale

Le remunerazioni sono ancora basse e non è tutto oro quello che luccica


In attesa di conoscere i bilanci 2010 delle Coop della grande distribuzione che dovrebbero essere presentati a giorni, alcune di queste hanno variato l'interesse corrisposto ai soci prestatori. Abbiamo preso in esame le tre Coop della nostra zona, quelle che costituiscono (o costituivano, dato che la pagina web non esiste più) il Distretto Tirrenico (Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia) e che coprono un'area geografica che va sostanzialmente dalla Toscana all'Umbria, con una parte del Lazio e una presenza in Abruzzo.

I tassi di rendimento dei libretti sono stati rivisti al rialzo, tranne nel caso di Unicoop Firenze, ma con differenze sensibili. Del fatto che i soci fossero remunerati con interessi poco attraenti abbiamo più volte scritto. Ora siamo in una fase di mercato dove i tassi sono in rialzo. La BCE ha aumentato il tasso ufficiale di sconto in aprile dello 0,25%, portandolo così a 1,25% ed ha fatto capire che è probabile almeno un altro rialzo nel corso dell'anno. Il principale tasso interbancario, l'euribor (che tra l'altro condiziona anche le rate dei mutui a tasso variabile) è schizzato sui massimi proprio ieri (1,4%). E' evidente che in questo quadro le Coop dovessero in qualche misura seguire l'andamento generale dei tassi nella politica remunerativa del prestito.

Ora però risulta un pò complicato comprendere, a differenza di altri investimenti come le obbligazioni ad esempio, come vengono stabiliti i tassi d'interesse per i soci Coop. Generalmente, tanto più alto è il rischio di solvibilità di chi propone il prestito, maggiore sarà l'interesse corrisposto. Nelle Coop è difficile capire se seguono questo elementare concetto finanziario, ma vediamo cosa hanno deciso.

Unicoop Firenze. La coop fiorentina corrisponde un interesse del 1,12% netto su qualunque somma versata. E' davvero ben poca cosa e ci domandiamo il perché di tanta parsimonia. E' pur vero che è stata introdotta una novità, quella del prestito vincolato a 18 mesi del quale abbiamo abbondantemente scritto, ma l'escamotage non convince. Resta il fatto che Unicoop Firenze mantiene il livello delle remunerazioni non vincolate (la maggioranza) ancorato ad un misero 1,12% che è addirittura più basso del tasso ufficiale BCE, mentre sui mercati i rendimenti tornano a salire.

Eppure la potenza di fuoco di Unicoop Firenze dovrebbe essere in grado di offrire qualcosa di più ai numerosi soci prestatori. Il bilancio 2009 ci dice che la Coop fiorentina ha registrato un utile commerciale di 29,3 milioni, ma aveva 252.755 soci prestatori che riversarono sui libretti ben 2 miliardi e 778 milioni di euro. La media per libretto era di circa 10.990 euro. Perché Unicoop Firenze non remunera più adeguatamente le giacenze non vincolate? La bassa remunerazione è un sintomo di salute (meno rischio, minor rendimento) o, dato che particolarmente bassa, è un segnale di difficoltà? Misteri cooperativi.

Certo è che l'investimento strategico in Monte dei Paschi non ha giovato ai risparmi dei soci. Nel bilancio del 2008, Unicoop Firenze ha svalutato le azioni MPS detenute iscrivendole ad 1,5 euro, con una perdita di 189 milioni. Il titolo MPS attualmente vale 0,912 euro e porterebbe la minusvalenza complessiva di Unicoop sulle azioni della banca intorno ai 300 milioni. A giugno l'istituto senese, da tempo in difficoltà, varerà un aumento di capitale di oltre 2 miliardi e Unicoop Firenze, in caso di una probabile adesione, dovrà sborsare circa 60-70 milioni.

Coop Centro Italia. La cooperativa umbra, la più piccola delle tre, ha recentemente innalzato i rendimenti in modo sensibile, pur venendo da una remunerazione molto risicata (1,12% netto, lo stesso attuale rendimento di Unicoop Firenze). Adesso corrisponde l' 1,52% netto, quasi quanto remunera Unicoop Firenze col prestito vincolato, almeno in partenza (1,6% - il prestito vincolato è a tasso variabile).

Nel volantino informativo, Coop Centro Italia tiene a sottolineare con caratteri cubitali che il prestito non è vincolato, insomma il messaggio pare chiaro e diremmo pure concorrenziale, visto che Umbria e Toscana sono confinanti e che le zone di influenza delle due Coop si intersecano valicando la linea di confine regionale (Coop Centro Italia, ad esempio, è presente nel senese). Apprezzabile anche la chiarezza con cui si mostra il tasso netto e quello lordo.

A nostro avviso la remunerazione è ancora insufficiente in un contesto di tassi in aumento, ma lo sforzo è apprezzabile, visto che si tratta di un differenza del +35% sul precedente rendimento (1,12%).

Coop Centro Italia ha riportato un utile commerciale di 6,5 milioni (dati bilancio 2009) aveva 85.000 soci prestatori per un prestito sociale di 762 milioni. La media per libretto è di quasi 9.000 euro.

Unicoop Tirreno. Delle tre coop è senz'altro quella con le maggiori difficoltà gestionali, dovute principalmente alle ripetute cessioni di negozi in Campania (un'avventura disastrosa) che hanno lasciato un buco notevole, nonché una scia di contenziosi con gli ex dipendenti che mettono in cattiva luce l'immagine della Coop stessa.

Anche Unicoop Tirreno ha rivisto leggermente al rialzo la politica delle remunerazioni corrisposte ai soci. Dall'inizio di questo mese infatti la cooperativa informa che le tre fasce di retribuzione subiranno una variazione. Qui un breve inciso. Delle tre Coop prese in esame, Unicoop Tirreno è l'unica che applica ai soci remunerazioni differenziate in base alla quantità depositata. Questo tipo di politica sugli interessi è utilizzato con varie modalità da tutte le grandi Coop, (esclusa Firenze e Coop Centro Italia) come ci mostra questo sito sempre aggiornato.

Questa strategia sui rendimenti, se pur comprensibile da un punto di vista finanziario, ci vede del tutto contrari per ovvi principi etici a cui le Coop sostengono tutt'ora di ispirarsi. Perché chi ha meno possibilità deve essere penalizzato fino a tassi che sono irrisori? L'esempio più eclatante è quello di Coop Estense che per le somme fino a 15.000 euro corrisponde un interesse netto dello 0,52%. A nostro avviso chi applica un interesse flat (per tutti uguale) è in linea con un comportamento eticamente cooperativo e mutualistico. E' come se rispettasse un codice morale che forse, ora più che mai, le Coop dovrebbero scrivere e soprattutto rispettare.

Unicoop Tirreno viene da un bilancio 2009 in passivo per oltre 20 milioni. I soci prestatori erano 138.000 per un prestito sociale che al 31/12/2009 ammontava a 1 miliardo e 403 milioni. La media depositata per libretto è di 10.160 euro circa. Ecco come Unicoop Tirreno remunera i propri soci prestatori.
Dal 1° maggio 2011 le somme fino a 2.500 euro vengono retribuite con lo 0,72% netto, dal precedente 0,64% (rivalutazione del 12,5%).
Le somme che vanno da 2.500,01 euro fino a 15.000 ricevono interessi dello 0,96% netto, precedentemente era lo 0,80% (rivalutazione del 20%).
Infine le somme da 15.000,01 a 33.000 euro (tetto) sono remunerate con l'1,6% netto, rispetto al 1,2% precedente (rivalutazione del 33%).
E' evidente la politica di premiare chi più deposita (oddio, si fa per dire visto i rendimenti) anche se il massimo rendimento (1,6%) sarà ottenuto solo sulla somma eccedente i 15.000,01 euro.

In ultimo segnaliamo una cosa che non va proprio nella direzione della trasparenza. A differenza di Coop Centro Italia, nel cui volantino i rendimenti sono riportati sia al lordo che al netto, nella locandina di Unicoop Tirreno gli interessi corrisposti sono espressi solo al lordo. Inoltre l'aumento percentuale rispetto al precedente rendimento esposto tra parentesi, è palesemente errato. Ad esempio se precedentemente si offriva al lordo un interesse dello 1,50% e da maggio si passa al 2% (sempre lordo) non si ottiene +0,50% come scrive Unicoop Tirreno sulla locandina, ma la differenza percentuale sul precedente rendimento sarà del 33%. In pratica hanno confuso i punti base con la percentuale di incremento. Insomma, errore a parte, un'immagine complessivamente opaca che insieme ad altre vicende non fa onore ad Unicoop Tirreno.

In conclusione ci sembra che i soci prestatori siano trattati dalle Coop in modo che non soddisfa i requisiti etici e valoriali che dovrebbero ispirarle. Ci riferiamo naturalmente alla remunerazione ancora insufficiente, ma anche ad alcune opacità nel trasmettere le informazioni che andrebbero abbandonate.

L'immagine che le Coop si sono create è il capitale più importante in loro possesso. Questo i dirigenti dovrebbero tenerlo ben presente, cosa che non sempre appare.

Nota: Tutti i tassi sono da considerarsi al netto, tranne dove indicato diversamente, e su base annua.

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02 maggio 2011

LEGACOOP TOSCANA, NOMINATA LA NUOVA PRESIDENZA

Incarico di presidente rinnovato per Stefano Bassi, come scontato

Oltre ai 19 membri, in gran parte i soliti nomi, ci sono due «invitati permanenti» uno dei quali è Giulio Bani, ex presidente CFT, che ha in appalto la quasi totalità dei magazzini in Unicoo Firenze e attualmente membro del Consiglio di Gestione di Unicoop stessa.

Bani è stato inoltre vice presidente vicario di Lega Coop Toscana nell'emergenza seguita alle dimissioni di Patrizia Vianello a sua volta collegate al siluramento di Armando Vanni che all'epoca era presidente del Consiglio di Unicoop Firenze e fatto fuori senza tanti complimenti dal Grande Capo di Unicoop, Turiddo Campaini, immarcescibile presidente del Consiglio di Sorveglianza, nonostante viaggi verso le 71 primavere. Sulla vicenda di Vanni formulammo una suggestiva ma possibilistica versione.
Questa è la Coop, bellezza.


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Ancora piu' spazio e piu' forza alle imprese cooperative e alle donne all'interno del 'parlamentino' del movimento cooperativo toscana. Questa la strada intrapresa nel corso della ultima direzione di Legacoop Toscana che si e' svolta stamani mattina nella rinnovata sala convegni nello spazio ristrutturato in via Fiume 7 a Firenze.

''Abbiamo confermato e anzi ulteriormente rafforzato i criteri alla base della precedente Presidenza - dichiara Stefano Bassi, presidente di Legacoop Toscana - sia in termini di articolazione della rappresentanza su base territoriale, che dimensionale che anche settoriale. In precedenza su 19 membri della Presidenza 13 provenivano dalle imprese, da adesso saranno 14, a conferma della convinzione della nostra scelta di dare sempre piu' spazio al mondo delle imprese. Siamo convinti che la visione strategica di un'associazione di rappresentanza non possa che essere affidata a rappresentanti del mondo delle imprese stesso. Una visione che abbiamo portato anche all'attenzione del recente congresso nazionale''.

La nuova presidenza sara' composta da: Stefano Bassi, Roberto Negrini (vicepresidente vicario Legacoop), Antonella Oronte (presidente coop Di Vittorio e vicepresidente Legacoop), Turiddo Campaini (Unicoop Firenze), Marco Lami (Unicoop Tirreno), Giorgio Raggi (Coop Centro Italia), Angelo Migliorini (Associazione Servizi), Eleonora Vanni (Coop sociali), Fabio Frizzi (CoopLat), Leonardo Cianchi (Cft), Susanna Bianchi (Cooperativa Archeologia), Riccardo Sani (Consorzio Etruria), Mauro Fabbrini (Comea), Ubaldo Ganetti (Clc), Adolfo Moni (Associazione Abitazione), Stefano Tossani (Coop Unica), Alfonso Cavezzini (Coop La Querce), Ilaria Rossetti (Coop Aplysia), Roberto Franci Conad Tirreno. Oltre ai 19 membri effettivi, ci sono anche due invitati permanenti. Si tratta di Giulio Bani (presidente Finpass) e di Chiara Grassi (presidente Commissione Pari Opportunita'). Legacoop Toscana rappresenta oltre 1.000 imprese cooperative, che danno lavoro a circa 45.000 addetti, per un fatturato di oltre 8 miliardi di euro.


2 maggio 2011

Adnkronos

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