14 maggio 2011

CGIL: INDIETRO TUTTA

Rotta verso Cisl e Uil per un nuovo abbraccio mortale

Il documento approvato dal direttivo Cgil del 10 e 11 maggio conferma tutte le peggiori previsioni su contratto e democrazia



La Cgil della Camusso è pronta per ritornare al tavolo del nuovo “Patto sociale” insieme a Governo, Confindustria, Cisl e Uil. E sceglie di farlo attraverso il voto su un documento che prevede di fatto l'accettazione delle “nuove” relazioni industriali e della distruzione del Contratto nazionale che si sono concretizzati dagli accordi separati del 2009 al “fattaccio” del caso Fiat.

Per 'favorire la crescita e lo sviluppo' non si attaccano i nostri imprenditori che realizzano profitti a dismisura precarizzando il lavoro, aumentando lo sfruttamento, non si attaccano le privatizzazioni e le liberalizzazioni dei servizi pubblici, divenuti terreno di scorribande per speculatori ed affini, non si attacca una politica fiscale che ruba ai lavoratori quasi sei mesi di reddito annuo, mentre continua a regalare benefici agli evasori con sconti e scudi fiscali.

La soluzione secondo la CGIL sta nel restringere le garanzie e i contenuti del contratto nazionale, riducendone il numero, per assicurare - dice la Camusso - con la contrattazione di secondo livello l'adesione alle diverse situazioni territoriali, all'andamento del mercato, alle esigenze competitive, ma in verità con il nemmeno tanto nascosto obbiettivo di rendere impossibile a chiunque che non siano Cgil, Cisl e Uil ottenere il diritto alla rappresentanza.

In una fase in cui ai padroni riesce facile vincere con i ricatti modello Pomigliano/Mirafiori/Bertone non è niente male!

Ci si dimentica inoltre che la contrattazione di secondo livello, in un'Italia dove oltre il 95% delle aziende è di dimensione piccola o artigianale, riguarda solo pochissime aziende medio/grandi.

La disponibilità poi dichiarata a valorizzare la democrazia e il ruolo delle RSU si scontra con il recente accordo, che in questo documento viene addirittura citato come esempio, firmato anche dalla CGIL sul rinvio delle elezioni delle RSU nel Pubblico Impiego che, come tutti sanno tutti, è stato l'espediente scelto dai sindacati concertativi e dal Governo in attesa della loro cancellazione definitiva.

Come previsto, dopo lo sciopero/sfogatoio ed in formato ridotto del 6 maggio, la Cgil ha scelto la strada del decisionismo interno per imporre le nuove nozze che si dovranno celebrare con Cisl e Uil e che vedranno la regia occulta di tante forze politiche del centro sinistra e di grande parte della Confindustria, Marcegaglia in testa.

La minoranza interna, o meglio sarebbe dire le varie forze della minoranza congressuale, hanno votato no e si sono attestate su un 20% che potrebbe rappresentare molto se utilizzato in una ipotesi di rottura di schemi e di quella disciplina sindacale che sta portando la Cgil al suicidio politico, ma che non riesce ad esprimere una concreta spinta alternativa allo spirito “collaborativo” che ormai è stato fatto proprio dalla maggioranza Cgil.

Per il sindacato di base e per USB si tratta ora di raccogliere la sfida della costruzione della alternativa credibile, aumentando la propria capacità di mobilitazione e l'incisività delle proprie iniziative continuando a lavorare con la consapevolezza che la strada scelta dalla Cgil apre oggettivamente nuovi spazi per il sindacato conflittuale e realmente democratico.


13 maggio 2011

USB - Unione Sindacale di Base


Vedi anche:

Svolta negativa nel direttivo della CGIL


13 maggio 2011

REPETITA IUVANT


Chiariamo quello che già chiaro dovrebbe essere, anche per i meno avvezzi ai blog

Buona regola comunque è sempre leggere e riflettere, prima di aprire la bocca e darle fiato



Questo blog esiste da oltre quattro anni. Ne abbiamo viste di tutte. Abbiamo ricevuto via email decine e decine di curricula, neanche fossimo un'azienda, anche offerte di lavoro. Abbiamo ricevuto elogi, proposte pubblicitarie, offese, insomma di tutto un pò.

Nel mazzo ci sono anche quelli (pochi) che per qualche oscuro motivo abbastanza si sentono danneggiati dal nostro blog e utilizzano mezzi complessi per farcelo sapere, come mettere la voce in giro che, nell'epoca di internet equivale ad accendere il fuoco coi legnetti. Qualcun altro linvece lascia demenziali accuse di plagio o altre ridicolezze nei commenti di qualche articolo.

Invitiamo vivamente questi signori e tutti coloro che hanno qualche prurito nei confronti del blog a leggere in alto a destra, sotto la parola DISCLAIMER.

Leggete e troverete, tra le varie indicazioni utili, anche che «nel caso il contenuto dei post o dei commenti risulti inesatto o offensivo nei confronti di qualcuno preghiamo di segnalarcelo all’indirizzo: lavoratoriunicoop@hotmail.it e provvederemo a correggerlo o rimuoverlo il più presto possibile.»

In conclusione, chi avesse qualcosa da contestare, prima di mettere in moto meccanismi altri, ci scriva che è la cosa più semplice. Prima ancora però, si domandi se quello che vuole scrivere lo pensa veramente e non sia sospinto da motivazioni di altro genere. Questo aiuterebbe molto e, come si dice, ci porteremmo avanti con il lavoro.

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11 maggio 2011

UNICOOP FIRENZE APRE UN SUPERMERCATO VICINO SANTA MARIA A MONTE (PI). IL PD: ORGOGLIOSI

Nelle campagne è tutto più chiaro, chi comanda fa un pò come vuole. La casa del popolo, la Coop, il Comune, le farmacie comunali, sono un corpo unico che si tiene ancora bene assieme, mica come in città.

Il segretario del PD è addirittura orgoglioso del supermercato Coop (riuscireste ad immaginarvi un altro marchio?) e descrive l'evento come un punto programmatico politico di quelli che segnano la svolta: scelta coraggiosa e riformista. Sembra Occhetto alla Bolognina.

Come per ogni grande evento, non mancano i contrari e gli entusiasti. E poi lasciamo decidere il mercato, che qui ci conviene. A meno che non fosse stata Esselunga...

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E' l'ora di inaugurare la nuova Coop di Ponticelli. Il PD: "Orgogliosi di avere un supermercato nel nostro territorio"

Taglio del nastro alla struttura, aperta al pubblico il 10 maggio. Il segretario Torrini (PD): «Scelta coraggiosa e riformista, ora puntiamo a collocarci la terza farmacia comunale»

"Lunedì 9 Maggio alle 17.30, in presenza delle autorità, verrà inaugurato il nuovo centro Coop di Ponticelli che aprirà definitivamente al pubblico martedì 10. C’è orgoglio nelle file del partito democratico per l’apertura di questo supermercato. Primi fra tutti abbiamo investito in questa idea e con coraggio abbiamo saputo portarla avanti.

Voglio ringraziare personalmente tutto il partito e gli amministratori per aver, in questi anni, investito con entusiasmo nell’idea che anche Santa Maria a Monte potesse avere un grande supermercato sul proprio territorio. Il centro Coop rappresenta una grandissima prospettiva di sviluppo per tutto il comune. Tutti i nostri cittadini, siano essi residenti in pianura o nella zona delle colline, non dovranno più spostarsi nei comuni limitrofi per fare la spesa e perdere inutile tempo e soldi per gli spostamenti, come manifestato ogni settimana dagli oltre 4300 soci Coop che abbandonano il comune per fare la spesa.

Siamo inoltre sicuri che a trarne beneficio non saranno solo i cittadini, ma anche il piccolo commercio, grazie alla grande attrattività che il supermercato avrà nei confronti dei comuni vicini. Si interromperà finalmente quell’evasione commerciale che fa uscire ogni anno più di 17 milioni di euro da Santa Maria a Monte. Stiamo inoltre lavorando affinché la terza farmacia assegnata al nostro comune, la prima comunale, possa essere collocata all’interno del centro commerciale, offrendo un grande servizio a tutti i cittadini che potranno raggiungerla con facilità visto il punto strategico in cui si trova.

Noi crediamo, al contrario del Partito Socialista, che la scelta migliore sia aprirla a Ponticelli, in una zona strategica per tutti i cittadini e facilmente fruibile. Non so a cosa abbiano pensato i socialisti per la possibile sede della farmacia, ma metterla ora in collina non credo sia la scelta migliore ma soprattutto non lo credono i molti cittadini che ogni giorno incontriamo e che si felicitano per la realizzazione del supermercato e che auspicano che la farmacia si trovi al suo interno. Molti di loro sono cittadini che hanno votato lo schieramento di destra alle precedenti elezioni e questo ci compiace molto. Queste sono scelte coraggiose che manifestano il vero spirito riformista del nostro partito, capace di investire nel futuro e difendere gli interessi di tutti piuttosto che continuare a difendere i privilegi di pochi come il PDL di Santa Maria a Monte vorrebbe si continuasse a fare.

Noi andiamo avanti con questa scommessa di rendere più efficiente e moderno il nostro Paese , sicuri, che la grande sfida del riformismo, la si possa vincere solo guardando al futuro e non rimanendo aggrappati al passato e alle ideologie. Invitiamo quindi tutti i partiti riformisti compreso quello socialista ad aprire un dialogo produttivo su questo e su altri temi , noi intanto andiamo avanti con i fatti, le chiacchiere le lasciamo agli altri".


8 maggio 2011

Antonio Torrini (segretario PD Santa Maria a Monte)

gonews.it


09 maggio 2011

SCIOPERO, LA CGIL STRIGLIA UNA COOP "ROSSA"

La Cgil minaccia di ricorrere all'art. 28/300:

«Si sta profilando un comportamento antisindacale. Non si può chiedere ai lavoratori di dichiararsi in sciopero preventivamente e non possono essere impostate giornate lavorative oltre il venerdì se non concordate».

Di solito nei confronti della Coop, la Cgil si limita alle minacce, vedremo se alle parole stavolta seguiranno i fatti

La Cgil che striglia una cooperativa «rossa» (le virgolette, ormai, sono d'obbligo) e l'accusa di comportamento antisindacale. Già, oggigiorno succede anche questo, che Peppone se la prenda con Peppone.

La querelle «intestina», portata avanti a colpi di comunicati e lettere, è venuta a galla alla vigilia dello sciopero nazionale di venerdì scorso, quando la Flai-Cgil ha diffuso un comunicato proprio a sostegno dei dipendenti del centro servizi che si occupa della contabilità (quindi buste paghe, elaborazione cedolini, bilanci) delle cosiddette cooperative «rosse» associate.

E quindi nel volantino, oltre a prendersela con la politica del governo in fatto di economia e occupazione, la Cigl ha aggiunto anche le motivazioni aziendali, relative appunto alla cooperativa: ovvero, «la negativa risposta alla piattaforma per ripristinare la contrattazione di secondo livello congelata dal 2005 e il permanere di problemi organizzativi e di un clima aziendale che ormai da troppo tempo impedisce un sereno svolgimento dell'attività quotidiana».

Parole inequivocabili, datate 4 maggio 2011, cioè mercoledì scorso. E per tutta risposta, il giorno dopo, dai vertici della cooperativa di servizi amministrativi è partita una comunicazione ai dipendenti in cui si dice che «considerata la particolare fase lavorativa, il prossimo sabato (l'altro ieri per chi legge, ndr) è da considerarsi giornata lavorativa secondo il normale orario, ovvero dalle 8,30 alle 13 e dalle 14 alle 17,30».

Non solo: i lavoratori che aderivano allo sciopero di venerdì «erano pregati di lasciare il messaggio di fuori sede “sono assente per sciopero, in caso di urgenze inviare un fax”». All'interno della cooperativa nessuno si espone, ovvio, ma sono in molti a pensarla allo stesso modo: «Guarda caso - dicono - proprio la settimana dello sciopero ci obbligano ad andare a lavorare il sabato: insomma ci hanno voluto far recuperare quella giornata».

E d'altra parte, la risposta della Cgil inviata ai dipendenti è chiara: «Si sta profilando un comportamento antisindacale. Non si può chiedere ai lavoratori di dichiararsi in sciopero preventivamente e non possono essere impostate giornate lavorative oltre il venerdì se non concordate».


8 maggio 2011

Gazzetta di Parma

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Aricolo 28: quel babau che non spaventa la Coop


07 maggio 2011

SCIOPERO CGIL: A BOLOGNA COLLETTIVI 'INVADONO' SUPERMERCATO COOP


Sarebbe meglio scrivere: LO SAPEVAMO!








Bologna, 6 mag. - Non solo banche e negozi di grandi catene commerciali 'capitaliste', ma i collettivi studenteschi di Bologna che stanno manifestando in citta' in occasione dello sciopero generale della Cgil hanno preso di mira anche la Coop, 'colpevole' di essere rimasta aperta, sia pure per mezza giornata, benche' "di sinistra". Una trentina di giovani si sono staccati dal corteo che stava percorrendo la zona di via dei Mille e sono entrati nella Coop di Piazza Martiri, contestando l'apertura mattutina (nel pomeriggio sara' chiuso); dopo aver fatto il giro dei reparti sono usciti raggiungendo gli altri manifestanti.


6 maggio 2011

Mir

(AGI)

05 maggio 2011

UNICOOP FIRENZE PREVEGGENTE SULLE CONSEGUENZE DELLO SCIOPERO CGIL























Nella foto il cartello affisso all'entrata dell'ipercoop il giorno precedente lo sciopero del 6 maggio. Sappiamo che annunci simili sono stati affissi agli ingressi di altri punti vendita di Unicoop Firenze.

La domanda sorge spontanea:
Come può Unicoop Firenze conoscere in anticipo gli effetti dello sciopero della Cgil e poter garantire con tanta sicurezza l'apertura dei negozi in una fascia oraria ben determinata?


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04 maggio 2011

I LIBRETTI COOP E LE STRANE DIFFERENZE NEI RENDIMENTI


Alcune Coop cominciano a rivedere al rialzo i tassi di interesse del prestito sociale

Le remunerazioni sono ancora basse e non è tutto oro quello che luccica


In attesa di conoscere i bilanci 2010 delle Coop della grande distribuzione che dovrebbero essere presentati a giorni, alcune di queste hanno variato l'interesse corrisposto ai soci prestatori. Abbiamo preso in esame le tre Coop della nostra zona, quelle che costituiscono (o costituivano, dato che la pagina web non esiste più) il Distretto Tirrenico (Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia) e che coprono un'area geografica che va sostanzialmente dalla Toscana all'Umbria, con una parte del Lazio e una presenza in Abruzzo.

I tassi di rendimento dei libretti sono stati rivisti al rialzo, tranne nel caso di Unicoop Firenze, ma con differenze sensibili. Del fatto che i soci fossero remunerati con interessi poco attraenti abbiamo più volte scritto. Ora siamo in una fase di mercato dove i tassi sono in rialzo. La BCE ha aumentato il tasso ufficiale di sconto in aprile dello 0,25%, portandolo così a 1,25% ed ha fatto capire che è probabile almeno un altro rialzo nel corso dell'anno. Il principale tasso interbancario, l'euribor (che tra l'altro condiziona anche le rate dei mutui a tasso variabile) è schizzato sui massimi proprio ieri (1,4%). E' evidente che in questo quadro le Coop dovessero in qualche misura seguire l'andamento generale dei tassi nella politica remunerativa del prestito.

Ora però risulta un pò complicato comprendere, a differenza di altri investimenti come le obbligazioni ad esempio, come vengono stabiliti i tassi d'interesse per i soci Coop. Generalmente, tanto più alto è il rischio di solvibilità di chi propone il prestito, maggiore sarà l'interesse corrisposto. Nelle Coop è difficile capire se seguono questo elementare concetto finanziario, ma vediamo cosa hanno deciso.

Unicoop Firenze. La coop fiorentina corrisponde un interesse del 1,12% netto su qualunque somma versata. E' davvero ben poca cosa e ci domandiamo il perché di tanta parsimonia. E' pur vero che è stata introdotta una novità, quella del prestito vincolato a 18 mesi del quale abbiamo abbondantemente scritto, ma l'escamotage non convince. Resta il fatto che Unicoop Firenze mantiene il livello delle remunerazioni non vincolate (la maggioranza) ancorato ad un misero 1,12% che è addirittura più basso del tasso ufficiale BCE, mentre sui mercati i rendimenti tornano a salire.

Eppure la potenza di fuoco di Unicoop Firenze dovrebbe essere in grado di offrire qualcosa di più ai numerosi soci prestatori. Il bilancio 2009 ci dice che la Coop fiorentina ha registrato un utile commerciale di 29,3 milioni, ma aveva 252.755 soci prestatori che riversarono sui libretti ben 2 miliardi e 778 milioni di euro. La media per libretto era di circa 10.990 euro. Perché Unicoop Firenze non remunera più adeguatamente le giacenze non vincolate? La bassa remunerazione è un sintomo di salute (meno rischio, minor rendimento) o, dato che particolarmente bassa, è un segnale di difficoltà? Misteri cooperativi.

Certo è che l'investimento strategico in Monte dei Paschi non ha giovato ai risparmi dei soci. Nel bilancio del 2008, Unicoop Firenze ha svalutato le azioni MPS detenute iscrivendole ad 1,5 euro, con una perdita di 189 milioni. Il titolo MPS attualmente vale 0,912 euro e porterebbe la minusvalenza complessiva di Unicoop sulle azioni della banca intorno ai 300 milioni. A giugno l'istituto senese, da tempo in difficoltà, varerà un aumento di capitale di oltre 2 miliardi e Unicoop Firenze, in caso di una probabile adesione, dovrà sborsare circa 60-70 milioni.

Coop Centro Italia. La cooperativa umbra, la più piccola delle tre, ha recentemente innalzato i rendimenti in modo sensibile, pur venendo da una remunerazione molto risicata (1,12% netto, lo stesso attuale rendimento di Unicoop Firenze). Adesso corrisponde l' 1,52% netto, quasi quanto remunera Unicoop Firenze col prestito vincolato, almeno in partenza (1,6% - il prestito vincolato è a tasso variabile).

Nel volantino informativo, Coop Centro Italia tiene a sottolineare con caratteri cubitali che il prestito non è vincolato, insomma il messaggio pare chiaro e diremmo pure concorrenziale, visto che Umbria e Toscana sono confinanti e che le zone di influenza delle due Coop si intersecano valicando la linea di confine regionale (Coop Centro Italia, ad esempio, è presente nel senese). Apprezzabile anche la chiarezza con cui si mostra il tasso netto e quello lordo.

A nostro avviso la remunerazione è ancora insufficiente in un contesto di tassi in aumento, ma lo sforzo è apprezzabile, visto che si tratta di un differenza del +35% sul precedente rendimento (1,12%).

Coop Centro Italia ha riportato un utile commerciale di 6,5 milioni (dati bilancio 2009) aveva 85.000 soci prestatori per un prestito sociale di 762 milioni. La media per libretto è di quasi 9.000 euro.

Unicoop Tirreno. Delle tre coop è senz'altro quella con le maggiori difficoltà gestionali, dovute principalmente alle ripetute cessioni di negozi in Campania (un'avventura disastrosa) che hanno lasciato un buco notevole, nonché una scia di contenziosi con gli ex dipendenti che mettono in cattiva luce l'immagine della Coop stessa.

Anche Unicoop Tirreno ha rivisto leggermente al rialzo la politica delle remunerazioni corrisposte ai soci. Dall'inizio di questo mese infatti la cooperativa informa che le tre fasce di retribuzione subiranno una variazione. Qui un breve inciso. Delle tre Coop prese in esame, Unicoop Tirreno è l'unica che applica ai soci remunerazioni differenziate in base alla quantità depositata. Questo tipo di politica sugli interessi è utilizzato con varie modalità da tutte le grandi Coop, (esclusa Firenze e Coop Centro Italia) come ci mostra questo sito sempre aggiornato.

Questa strategia sui rendimenti, se pur comprensibile da un punto di vista finanziario, ci vede del tutto contrari per ovvi principi etici a cui le Coop sostengono tutt'ora di ispirarsi. Perché chi ha meno possibilità deve essere penalizzato fino a tassi che sono irrisori? L'esempio più eclatante è quello di Coop Estense che per le somme fino a 15.000 euro corrisponde un interesse netto dello 0,52%. A nostro avviso chi applica un interesse flat (per tutti uguale) è in linea con un comportamento eticamente cooperativo e mutualistico. E' come se rispettasse un codice morale che forse, ora più che mai, le Coop dovrebbero scrivere e soprattutto rispettare.

Unicoop Tirreno viene da un bilancio 2009 in passivo per oltre 20 milioni. I soci prestatori erano 138.000 per un prestito sociale che al 31/12/2009 ammontava a 1 miliardo e 403 milioni. La media depositata per libretto è di 10.160 euro circa. Ecco come Unicoop Tirreno remunera i propri soci prestatori.
Dal 1° maggio 2011 le somme fino a 2.500 euro vengono retribuite con lo 0,72% netto, dal precedente 0,64% (rivalutazione del 12,5%).
Le somme che vanno da 2.500,01 euro fino a 15.000 ricevono interessi dello 0,96% netto, precedentemente era lo 0,80% (rivalutazione del 20%).
Infine le somme da 15.000,01 a 33.000 euro (tetto) sono remunerate con l'1,6% netto, rispetto al 1,2% precedente (rivalutazione del 33%).
E' evidente la politica di premiare chi più deposita (oddio, si fa per dire visto i rendimenti) anche se il massimo rendimento (1,6%) sarà ottenuto solo sulla somma eccedente i 15.000,01 euro.

In ultimo segnaliamo una cosa che non va proprio nella direzione della trasparenza. A differenza di Coop Centro Italia, nel cui volantino i rendimenti sono riportati sia al lordo che al netto, nella locandina di Unicoop Tirreno gli interessi corrisposti sono espressi solo al lordo. Inoltre l'aumento percentuale rispetto al precedente rendimento esposto tra parentesi, è palesemente errato. Ad esempio se precedentemente si offriva al lordo un interesse dello 1,50% e da maggio si passa al 2% (sempre lordo) non si ottiene +0,50% come scrive Unicoop Tirreno sulla locandina, ma la differenza percentuale sul precedente rendimento sarà del 33%. In pratica hanno confuso i punti base con la percentuale di incremento. Insomma, errore a parte, un'immagine complessivamente opaca che insieme ad altre vicende non fa onore ad Unicoop Tirreno.

In conclusione ci sembra che i soci prestatori siano trattati dalle Coop in modo che non soddisfa i requisiti etici e valoriali che dovrebbero ispirarle. Ci riferiamo naturalmente alla remunerazione ancora insufficiente, ma anche ad alcune opacità nel trasmettere le informazioni che andrebbero abbandonate.

L'immagine che le Coop si sono create è il capitale più importante in loro possesso. Questo i dirigenti dovrebbero tenerlo ben presente, cosa che non sempre appare.

Nota: Tutti i tassi sono da considerarsi al netto, tranne dove indicato diversamente, e su base annua.

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02 maggio 2011

LEGACOOP TOSCANA, NOMINATA LA NUOVA PRESIDENZA

Incarico di presidente rinnovato per Stefano Bassi, come scontato

Oltre ai 19 membri, in gran parte i soliti nomi, ci sono due «invitati permanenti» uno dei quali è Giulio Bani, ex presidente CFT, che ha in appalto la quasi totalità dei magazzini in Unicoo Firenze e attualmente membro del Consiglio di Gestione di Unicoop stessa.

Bani è stato inoltre vice presidente vicario di Lega Coop Toscana nell'emergenza seguita alle dimissioni di Patrizia Vianello a sua volta collegate al siluramento di Armando Vanni che all'epoca era presidente del Consiglio di Unicoop Firenze e fatto fuori senza tanti complimenti dal Grande Capo di Unicoop, Turiddo Campaini, immarcescibile presidente del Consiglio di Sorveglianza, nonostante viaggi verso le 71 primavere. Sulla vicenda di Vanni formulammo una suggestiva ma possibilistica versione.
Questa è la Coop, bellezza.


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Ancora piu' spazio e piu' forza alle imprese cooperative e alle donne all'interno del 'parlamentino' del movimento cooperativo toscana. Questa la strada intrapresa nel corso della ultima direzione di Legacoop Toscana che si e' svolta stamani mattina nella rinnovata sala convegni nello spazio ristrutturato in via Fiume 7 a Firenze.

''Abbiamo confermato e anzi ulteriormente rafforzato i criteri alla base della precedente Presidenza - dichiara Stefano Bassi, presidente di Legacoop Toscana - sia in termini di articolazione della rappresentanza su base territoriale, che dimensionale che anche settoriale. In precedenza su 19 membri della Presidenza 13 provenivano dalle imprese, da adesso saranno 14, a conferma della convinzione della nostra scelta di dare sempre piu' spazio al mondo delle imprese. Siamo convinti che la visione strategica di un'associazione di rappresentanza non possa che essere affidata a rappresentanti del mondo delle imprese stesso. Una visione che abbiamo portato anche all'attenzione del recente congresso nazionale''.

La nuova presidenza sara' composta da: Stefano Bassi, Roberto Negrini (vicepresidente vicario Legacoop), Antonella Oronte (presidente coop Di Vittorio e vicepresidente Legacoop), Turiddo Campaini (Unicoop Firenze), Marco Lami (Unicoop Tirreno), Giorgio Raggi (Coop Centro Italia), Angelo Migliorini (Associazione Servizi), Eleonora Vanni (Coop sociali), Fabio Frizzi (CoopLat), Leonardo Cianchi (Cft), Susanna Bianchi (Cooperativa Archeologia), Riccardo Sani (Consorzio Etruria), Mauro Fabbrini (Comea), Ubaldo Ganetti (Clc), Adolfo Moni (Associazione Abitazione), Stefano Tossani (Coop Unica), Alfonso Cavezzini (Coop La Querce), Ilaria Rossetti (Coop Aplysia), Roberto Franci Conad Tirreno. Oltre ai 19 membri effettivi, ci sono anche due invitati permanenti. Si tratta di Giulio Bani (presidente Finpass) e di Chiara Grassi (presidente Commissione Pari Opportunita'). Legacoop Toscana rappresenta oltre 1.000 imprese cooperative, che danno lavoro a circa 45.000 addetti, per un fatturato di oltre 8 miliardi di euro.


2 maggio 2011

Adnkronos

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30 aprile 2011

COOPERATIVE, SI ALLARGA A MACCHIA D'OLIO IL LAVORO NERO



Le infiltrazioni della mafia, la concorrenza sleale, i casi, sempre più numerosi, di vero e proprio sfruttamento soprattutto a danno dei migranti


Il fenomeno è ormai vastissimo e gli strumenti di controllo inadeguati

Nel 2010 la situazione è peggiorata ulteriormente, delle 57 cooperative controllate nessuna era in regola.

Le infiltrazioni della mafia, la concorrenza sleale, i casi, sempre più numerosi, di vero e proprio sfruttamento soprattutto a danno dei migranti. Sono tanti, ormai, i campanelli d’allarme che stanno suonando in casa Legacoop sulle cosiddette cooperative spurie.

Spurie, per non dire “lavoro nero”, “falsi soci”, “appalti al massimo ribasso”, trattamenti retributivi ampiamente sotto la media. La crisi economica, in poche parole, rischia di trasfigurare del tutto lo spirito del mutualismo che è alla base del fenomeno della cooperazione. Il fenomeno non è nuovo. «Ma sta diventando sempre più problematico», dice Giuliano Poletti, presidente di Legacoop. Nel corso dell’ultimo congresso, celebrato poche settimane fa a Roma, se ne è parlato parecchio. A scuotere i delegati è salito sul palco don Luigi Ciotti. «L’etica - ha detto - è fatta di gesti coerenti e si deve leggere nei comportamenti, è il nutrimento della democrazia, in un’epoca in cui si registra il crollo della moralità pubblica».

Dai controlli effettuati su una percentuale di cooperative pari al 10-15% del totale, due su tre sono risultate irregolari; percentuale che nelle province di Milano e Lecco sale all’82%. Sotto i riflettori soprattutto quella fetta di coop non iscritte alle tre centrali. Su dieci realtà solo 4-5 fanno parte di sistemi organizzati. Il resto si muove nell’“area grigia”. In Italia le coop sono in totale più di 150mila. Di queste, 20.400 aderiscono a Confcooperative, 14.500 a Legacoop e 8.000 ad Agci.

Un fenomeno che sta prendendo sempre più piede è quello delle cooperative che nascono e muoiono nell’arco di pochi giorni, per poi ricomparire sotto un altro nome, soprattutto nel settore dei servizi. Giusto il tempo di presentarsi in qualche bando pubblico o intercettare i contributi. Lo consente la legge. Così come la legge consente di poter mettere in piedi una coop con soli tre membri. Una situazione molto fluida in cui, come raccontano i verbali degli ispettori, «anziani e disabili» vengono messi alla guida di piccole imprese al solo scopo di godere delle agevolazioni.

Alcuni strumenti istituzionali per combattere il fenomeno ci sarebbero: l’osservatorio e le revisioni. Il condizionale è d’obbligo, perché il primo si trova a dover fare i conti con un fenomeno macroscopico; il secondo è bloccato presso il ministero dello Sviluppo economico.
«Il punto è quello di riorientare l’attività ispettiva - sottolinea Carlo Marignani, responsabile delle Relazioni industriali di Legacoop - in modo che non si proceda alla cieca nell’individuare le attività illecite». C’è un grosso defilcit di controlli nei territori, quindi, che Legacoop può arginare solo se arriva a coinvolgere di più i suoi terminali.

Recentemente a Parma, proprio l’Osservatorio provinciale permanente sulla cooperazione ha fotografato la situazione degli ultimi 3 anni di 150 cooperative della pronvincia. E i risultati sono stasti i seguenti: nel 2009 su 89 società controllate solo una era in regola; nel 2010 la situazione è peggiorata ulteriormente dato che delle 57 cooperative controllate nessuna era in regola. I controlli sono stati effettuati da tecnici di Inps e Inail e dalla Direzione provinciale del lavoro.

Nel 2009 le sanzioni si aggiravano intorno ai 176mila euro, mentre nel 2010 sono stati raggiunti numeri da record: 490mila euro. Le cooperative sanzionate lavoravano nei seguenti settori: edilizia, facchinaggio, logistica e metalmeccanica.
A Milano, poi, dal primo gennaio al 31 agosto 2010 gli accertamenti hanno svelato 1.101 posizioni di lavoro irregolari.



28 aprile 2011

Fabio Sebastiani

Liberazione.it


Approfondimenti:



SUI LAVORI USURANTI PRIMO TERMINE AL 30 SETTEMBRE

Pensione anticipata per i lavori usuranti. Per l'entrata in vigore del decreto legislativo che prevede sconti su età e contributi per i lavoratori che hanno svolto attività particolarmente faticose manca solo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale».


Per l'entrata in vigore del decreto legislativo sul lavoro usurante manca solo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale». La nuova normativa riconosce il diritto ad accedere anticipatamente alla pensione ai lavoratori che hanno svolto (per almeno sette degli ultimi dieci anni e, a partire dal 2018, per almeno metà della vita lavorativa) alcune attività lavorative specifiche: lavori in galleria, lavori nelle cave (ad alte temperature), lavorazione del vetro, addetti alla catena di montaggio, conducenti di autobus e pullman turistici.
Sono ammessi al beneficio anche i lavoratori notturni, a condizione che abbiano svolto lavoro notturno per almeno 64 notti l'anno (che diventano 78 per chi matura i requisiti pensionistici tra il 1° gennaio 2008 e il 30 giugno 2009).

Documenti

Il beneficio previdenziale riconosciuto a queste persone cambia, in relazione alla data di maturazione dei requisiti pensionistici. Per chi matura i requisiti tra il 1° luglio del 2008 e il 30 giugno del 2009, il requisito anagrafico è fissato a 57 anni, e il requisito contributivo a 35 anni. Per chi matura i requisiti tra il 1° luglio 2009 e il 31 dicembre 2009, servono 57 anni di età anagrafica e la quota scende a 93. Per gli anni 2010, 2011 e 2012 si prevede un aumento crescente dello sconto sull'età anagrafica e sulla quota, che produce il risultato di mantenere inalterata, per il triennio, l'età minima richiesta (57 anni), e non cambia neanche il valore della quota, fissata a 94.
Regole particolari sono previste invece per i lavoratori a turni. Una volta maturati i requisiti, il lavoratore deve presentare la domanda di accesso al beneficio al proprio ente previdenziale, allegando gli elementi di prova necessari ad attestare lo svolgimento di lavoro usurante. La legge fa riferimento alla necessità di esibire elementi di prova aventi data certa, e stabilisce l'obbligo per il datore di lavoro di collaborare alla formazione di tale prova.

È prevista una sanzione pesante per l'eventuale produzione di documenti falsi: il lavoratore è tenuto al pagamento in favore degli istituti previdenziali, a titolo di sanzione, di una somma pari al doppio di quanto indebitamente erogato.
I termini per la presentazione delle domande variano in funzione della data di maturazione del diritto. Nel caso in cui i requisiti siano stati maturati o saranno maturati entro il 31 dicembre 2011, la domanda dovrà essere presentata entro il 30 settembre 2011. La domanda andrà invece presentata entro il 1° marzo dell'anno di maturazione dei requisiti, qualora i requisiti siano maturati a decorrere dal 1° gennaio 2012.

Il ritardo nella presentazione della domanda non preclude l'accesso al diritto, ma comporta un differimento della decorrenza del trattamento pensionistico (in media, per ogni mese di ritardo il diritto differisce di un mese, fino a un massimo di tre). È previsto un meccanismo di salvaguardia per il caso in cui le domande assorbano risorse maggiori di quelle stanziate. In particolare verrà data priorità ai trattamenti maturati prima e, in caso di ulteriore eccedenza, alla data di presentazione delle domande.


23 aprile 2011

Giampiero Falesca

Il Sole 24 Ore


Vedi anche:

Lavori usuranti, pensione anticipata

BANCA DI SCANDICCI: LA SODDISFAZIONE DEL SINDACO


L'inizio delle attività della banca è previsto per settembre


Certo, non sarà proprio quella banca di «abbiamo una banca!» di fassiniana memoria, ma lì il gioco era grosso e il PD ne è stato travolto. Era il 2005 ed il processo per la scalata di Unipo a BNL è in corso di questi tempi.

La banca in questione è assai più modesta di quella sognata («Facci sognare!» esclamò D'Alema in una nota conversazione telefonica con Consorte) ma è ascrivibile alla stessa area politica, dato che a capo del comitato promotore c'è un noto personaggio locale, Giovanni Doddoli.

Doddoli è stato sindaco di Scandicci per le classiche due legislature (1995-2004) poi è stato presidente di Lega Coop Toscana, ma vanta esperienze manageriali anche in società miste pubblico-privato (come potrebbe essere altrimenti). E' stato Presidente di Produrre Pulito Spa, società a capitale misto di trattamento e smaltimento rifiuti industriali (Sesto Fiorentino), Presidente SAFI Spa, società a capitale misto per la raccolta e smaltimento dei rifiuti S.U. nell'Area Fiorentina e Chianti, Presidente Industria Plastica Toscana scarl.

Poi, nel 2008, comincia a lavorare all'idea della banca. Ora l'attuale sindaco di Scandicci si complimenta col suo predecessore e neo bancario. Si parte con un capitale di 5 milioni.

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"L' ampia adesione di cittadini ed imprese che hanno acquisito quote della nascente banca di credito cooperativo di Scandicci sono davvero un bel segno di partecipazione non solo della città ma dell'intera area fiorentina. Complimenti sinceri ai suoi promotori". Con queste parole il sindaco commenta il raggiungimento di 5 milioni di euro sottoscritti, quanto necessario per poter avanzare alla Banca d'Italia la richiesta di autorizzazione all'apertura degli sportelli.

Inizio di attività che, come annunciato dal comitato promotore presieduto da Giovanni Doddoli, è prevista per il prossimo settembre. Ad oggi i sottoscrittori sono stati 1.157, di cui 1.005 imprese e 152 cittadini. Interessante la distribuzione geografica di provenienza: tra i cittadini il 46.8% è di Scandicci, il 45.1% di Firenze, l'8% di altri comuni dell'area fiorentina. Per quanto riguarda le imprese il 60.7% è di Scandicci, il 34.2% di Firenze e il 4.9% di altri comuni. Per il 23 maggio è convocata l'assemblea pubblica di tutti i sottoscrittori. E da quella data non sarà più possibile aderire. Da qui l'invito del sindaco di Scandicci a utilizzare questi ultimi giorni per "aggiungersi a quanti hanno lanciato questa importante iniziativa".


29 aprile 2011

Comune di Scandicci

28 aprile 2011

NEGOZI APERTI IL PRIMO MAGGIO: SCIOPERO A FIRENZE E MILANO


Contro la deroga per gli esercizi commerciali i sindacati hanno proclamato la protesta. Serrande alzate anche a Torino, Roma, Bologna e in altre città




E' polemica intorno alla opportunità di tenere o meno aperti i negozi il 1° maggio. A Milano e a Firenze i sindacati hanno dichiarato una giornata di sciopero proprio nel giorno della festa dei lavoratori. Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl del capoluogo lombardo hanno appena indetto la protesta contro la deroga che consente l'apertura di tutte le attività di vendita, concessa, fra le polemiche, dal Comune. Il sindaco Letizia Moratti si era detta "meravigliata" per la reazione dei sindacati, affermando che la scelta di consentire l'apertura dei negozi è un modo per tutelare il lavoro.
Una motivazione contestata dal leader della Cgil, Susanna Camuso: "Ciò che è assolutamente stravagante, in tutta questa polemica, è che si vorrebbe sostenere che il calo dei consumi nel nostro paese sia determinato dal fatto che non si aprano i negozi nei 5 giorni festivi dell'anno. Il calo dei consumi è determinato invece dal fatto che i lavoratori e i pensionati hanno sempre meno risorse e quindi riducono la loro attività".

Firenze. A firenze, come a Milano, la decisione del Comune di dare il via libera all'apertura delle saracinesche ha spinto i sindacati
a proclamare uno sciopero del commercio il 1° Maggio: manifestazione da piazza Santa Croce a piazza della Repubblica alle 10. Si protesterà anche nelle altre città della Toscana.

In futuro la festa dei lavoratori sarà invece "blindata". Natale e il 1° Maggio saranno festività certe, con tutti i negozi chiusi. La giunta regionale sta infatti finendo di lavorare a una proposta di legge per farle diventare intoccabili, immuni anche da concertazioni.

Roma. Nella capitale, che in quel giorno aspetta l'arrivo dei pellegrini per la beatificazione del Papa, è scontro fra commercianti e sindacati. Cgil invita i negozianti alla serrata di "disubbidienza" perché la Festa del lavoro "va rispettata". "Abbiamo dato indicazioni ai lavoratori degli esercizi commerciali di non presentarsi il Primo maggio", ha detto ieri il segretario generale della Filcams-Cgil di Roma e Lazio Vittorio Pezzotti, lanciando così il boicottaggio dell'ordinanza che permette ai negozi in alcune zone della città di tenere le saracinesche aperte in occasione della beatificazione di Wojtyla. Immediata la replica di Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio romana: "La dichiarazione di Pezzotti è di una gravità assoluta". Pambianchi invita "i titolari degli esercizi commerciali ad adottare con la massima intransigenza, laddove ricorrano i presupposti, tutti i provvedimenti previsti dalla normativa contrattuale contro coloro che non si recheranno domenica al lavoro".

Bologna. Bagarre sul Primo maggio anche a Bologna. Da un lato c'è la richiesta del Comune di lasciare le saracinesche alzate "per aiutare la ripresa dei consumi". Dall'altra il sindacato, convinto che il giorno della Festa dei lavoratori i dipendenti debbano restare a casa o andare in piazza. Fra i due contendenti ci sono i commercianti bolognesi che quest'anno sono meno disponibili dell'anno scorso a fare gli straordinari. Sulla questione è intervenuta anche la Confesercenti tramite il suo direttore Loreno Rossi: "Chi resterà aperto il Primo maggio? Le stesse attività che sono aperte le altre domeniche, quindi pochissime".

Torino. Si litiga pure a Torino, dove l'assessore al Commercio Alessandro Altamura ha deciso: "Serrande alzate, siamo una città turistica e ci sono le celebrazioni dei 150 anni". Anche nel capoluogo piemontese la Cgil è scesa sul piede di guerra. "Non siamo affatto d'accordo con la decisione dell'assessore Altamura - dice la segretaria generale della Filcams-Cgil Torino, Elisabetta Mesturino. - e lo inviteremo a ripensarci. È in atto una forte polemica a livello nazionale con il sindaco di Firenze Renzi, ma eravamo convinti che a Torino non avremmo avuto problemi di questo tipo. Invece ora arriva questa scelta, che contraddice la stessa delibera approvata dal Comune a dicembre".

Genova. Più tranquilla invece la situazione a Genova, dove la decisione di dare il via libera all'apertura delle saracinesche non ha suscitato scontri. Negozi aperti il primo maggio nella zona dell'Expò e di via San Lorenzo, a Genova. "E' la stessa situazione del giorno di Pasqua - spiega l'assessore al Commercio Gianni Vassallo - la deroga valeva infatti per tutta la durata di Euroflora, che per caso coincide appunto con due delle festività di chiusura del calendario commerciale".

Bari. Festa 'blindata"a Bari con negozi rigorosamente chiusi. Il fatto che il Primo Maggio cada di domenica ha rafforzato la tesi, nel capoluogo di regione, secondo cui le saracinesche degli esercizi commerciali debbono rimanere abbassate. Qualche polemica si registra invece nel Salento e in particolare a Lecce, complice il fatto che nell'ultimo weekend il 'tacco d'Italia" è stato preso d'assalto dai turisti, anche stranieri, e che qualche commerciante che aveva deciso di tenere aperto il proprio negozio è stato multato.



28 aprile 2011


Valeria Pini


La Repubblica.it

PROPOSTA DELLA REGIONE: PRIMO MAGGIO E NATALE SEMPRE FESTIVI IN TOSCANA

Un bel colpo all'arroganza di Renzi, giovane portatore del vecchio che avanza

I lavoratori fiorentini meritano rispetto, non un sindacuccio che fa battaglie per la confindustria

Il 1° Maggio, come il Natale, saranno festività certe, con tutti i negozi chiusi. La giunta regionale sta finendo di lavorare a una proposta di legge per farle diventare inderogabili, impossibile da toccare anche attraverso la concertazione.

La valenza del Primo Maggio ha per i lavoratori lo stesso significato del Natale per i Cristiani.

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La proposta di legge della Regione: negozi chiusi almeno in quei festivi. Mesi fa al presidente Rossi era stata presentata una richiesta sottoscritta da 50mila tra commesse, commessi e cittadini.

Natale e 1° Maggio saranno festività certe, con tutti i negozi chiusi. La giunta regionale sta finendo di lavorare a una proposta di legge per farle diventare inderogabili, impossibile da toccare anche attraverso la concertazione. Intanto i sindacati ribadiscono lo sciopero del commercio il 1° Maggio a Firenze, con manifestazione da piazza Santa Croce a piazza della Repubblica alle 10.

Storia antica e non per questo meno attuale, che ricorda a tutti noi come nel 1889 il Congresso costitutivo della Seconda Internazionale, a Parigi, decise di fare del Primo Maggio la data in cui i lavoratori di tutti i paesi avrebbero manifestato le loro ragioni per ridurre la giornata lavorativa a otto ore. Così il Primo Maggio si affermò come giorno di mobilitazione e di lotta, ma anche di festa da dedicare al riposo e al divertimento: una festa "ribelle". Al tempo dei sintetici o prolissi messaggi di Facebook tutto ciò può apparire sbiadito e superato. Ma la storia, le tradizioni, le culture, i valori positivi costituiscono il pilastro di qualsiasi comunità, il collante condiviso. Roba da politica seria che mal si concilia con il tritatutto della comunicazione ad effetto. È quel che è successo a Firenze: da una parte il nuovo, il terzo millennio, dall'altra i conservatori, il vecchio, qualcosa o qualcuno non più in linea con l'evoluzione del mondo.

Esiste una Legge Regionale sul commercio per cui tutti i Comuni dispongono di un livello di concertazione che, in 120 giorni, impegna istituzioni, associazioni datoriali, dei consumatori, e sindacati a individuare il numero delle aperture domenicali e festive per tutto l'anno. In molti Comuni dell'area fiorentina si sono conclusi accordi programmando 22 o 23 aperture. La Legge Regionale permette poi ai negozi dei centri storici di derogare sulle date considerate inderogabili (otto in totale: Capodanno, Pasqua, Lunedì dell'Angelo, 25 Aprile, Primo Maggio, Ferragosto, Natale e Santo Stefano). A Firenze si trova l'intesa per le aperture fuori dal Centro Storico, 23 in tutto, ma non si trova sul centro della città. Cosa chiedeva il sindacato? La salvaguardia di almeno 5 delle 8 date "inderogabili": Capodanno, 25 aprile, Primo Maggio, Natale e Santo Stefano poiché Firenze, per vocazione turistica, può già contare sull'apertura di 52 domeniche su 52 in un anno.

L'accordo non si è raggiunto e il Comune di Firenze ha emesso un'ordinanza che consente la facoltà delle aperture per un totale di 362 giorni all'anno su 365, con la sola esclusione del Capodanno, Natale e Santo Stefano. Ciascuno comprenderà al volo cosa manca. Soprattutto comprenderà al volo che Firenze è sempre aperta, 362 giorni all'anno. Quest'anno inoltre è programmata anche un'intensa "Notte Bianca" per il 30 aprile, che si concluderà alle ore sei del Primo Maggio. Una ragione in più per una meritata giornata di festa. Rimane allora la questione delle domeniche e dei festivi che meriterebbe un po' più di concertazione per un fattivo tavolo di trattativa, su cui la spinta dell'Amministrazione sarebbe di grande aiuto. Ma qui siamo appunto alle volontà politiche per valutare e mediare interessi diversi nel rispetto reciproco delle rispettive rappresentanze. In tal caso sarebbe evidente la volontà dei sindacati: la ripresa del settore del commercio, lo sviluppo del turismo e la tutela salariale e normativa delle lavoratrici e dei lavoratori del settore.
L'autore è segretario metropolitano Cgil.


28 aprile 2011

Ilaria Ciuti


La Repubblica



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LAVORATORI RIMPIAZZATI CON ALTRI A CONDIZIONI INFERIORI

I facchini della Gfe dopo lo sciopero della fame

Le prossime tappe della vicenda giudiziaria andranno in scena i prossimi 4 e 5 maggio, con l'udienza di merito

Prosegue intanto il presidio degli operai


Nella vertenza Gfe/Snatt di Reggio Emilia è calma prima della tempesta. Le prossime tappe della vicenda giudiziaria che oppone la Cgil reggiana in difesa dei facchini di Gfe contro l’azienda di logistica Snatt, che ha deciso di non rinnovare l’appalto alla cooperativa per non applicare il contratto nazionale di lavoro, andranno in scena il prossimo 4 e 5 maggio. In particolare ci saranno l’udienza di merito con cui la Cgil ha chiesto di reintegrare in Snatt i 185 dipendenti di Gfe e la ripresa della trattativa tra Regione, enti locali, sindacati e vertici dell’azienda per sbloccare la situazione di tali lavoratori che hanno messo in pratica qualche giorno fa uno sciopero della sete.

Che il clima sia tutt’altro che disteso lo conferma Antonio Mattioli, segretario regionale della Cgil Emilia-Romagna, per cui “su questa vertenza si è giocato a dividere piuttosto che unire, alimentando un’incresciosa situazione provocata, con calcolo freddo e spregiudicato, esclusivamente da Snatt”. Anche “l’intervento volontario in giudizio, a sostegno delle ragioni della Snatt, sottoscritto dai circa 400 lavoratori attualmente dipendenti o impegnati nell’appalto Snatt, rientra nel calcolo della divisione a qualunque costo”, prosegue Mattioli.

Che si chiede inoltre “perche’ la Snatt non dice che ha coperto, con lavoratori assunti a termine con condizioni contrattuale inferiori a quanto previsto dal Contratto nazionale della logistica e trasporto, il posto di lavoro dei 185 lavoratori Gfe non reintegrati”, o come mai l’azienda “non mette a disposizione della stampa la busta paga di un dipendente della Emilux o della Locos Job- le due cooperative di facchinaggio che hanno preso il posto di Gfe, ndr- e le raffronta con un dipendente che lavora con il contratto nazionale della logistica”.

Il segretario della Cgil domanda infine “perchè l’ispettorato del lavoro non interviene su una palese violazione dei contratti” e si continua, invece, “ad attaccare i lavoratori che lottano per un diritto inalienabile come quello di avere un lavoro dignitoso e si asseconda invece chi è responsabile di tensione sociale, di competizione sleale giocata sulla pelle dei lavoratori, e dell’impoverimento di un territorio”.

La Cgil, conclude Mattioli, “ha scelto di stare dalla parte dei diritti, del lavoro, della competizione leale, della dignità dei lavoratori; per queste ragioni sostiene la lotta dei lavoratori e delle lavoratrici della Gfe e per queste ragioni riconosce negli obiettivi indicati dalla Regione (applicazione del contratto nazionale di lavoro sottoscritto da Cgil- Cisl- Uil e le tre centrali cooperative, rioccupazione dei 185 dipendenti Gfe, ammortizzatori sociali per accompagnare la fase transitoria utile alla soluzione della vertenza, protocollo di relazioni a garanzia dell’appalto) gli elementi per chiudere la vertenza Snatt/Gfe”.

Intanto gli operai hanno interrotto lo sciopero della fame e della sete, ma non si ferma il presidio davanti all'azienda.


26 aprile 2011

il Resto del Carlino