27 aprile 2010

"IL PRIMO MAGGIO NON SI LAVORA" SINDACATI PRONTI ALLO SCIOPERO





Oggi l'amministrazione decide sull'apertuta del Primo Maggio
Sindacati pronti allo sciopero






L'amministrazione dirà oggi ufficialmente se i negozi del centro, e molto probabilmente anche tutti gli altri, avranno o non avranno la deroga per stare aperti sabato 1° maggio. E non è detto che non l'avranno a restare aperti fino alle sei del mattino la notte bianca immediatamente precedente. Il che sarebbe, dal punto di vista dei commessi, un lavoro non stop per due giorni di seguito, fanno notare i sindacati infuriati. Che verranno ricevuti oggi alle tre del pomeriggio dal vicesindaco Nardella che promette "rispetto e attenzione" per le loro posizioni. Ma sembra ormai che la decisione sia presa.

Proprio per questo i sindacati da ieri preparano già lo sciopero. Tutti e tre, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil di Firenze. Lo proclameranno immediatamente, appena l'amministrazione confermerà di voler sdoganare uno degli ultimi tabù e far lavorare per la prima volta commesse e commessi il 1° maggio. Sciopero anche in Toscana: per solidarietà e perché a nessun altro Comune venga in mente di "far passare la festa del lavoro come una festa del consumo, sacrificando i lavoratori".

Renzi e le tre organizzazioni dei commercianti, Confesercenti, Confcommercio e Cna che hanno chiesto l'apertura in nome della lotta alla crisi, hanno già parlato di città aperta, vivace e ospitale sia per i fiorentini che i tanti turisti del prossimo week end. I sindacati obiettano che "il codice del commercio regionale dice che la deroga al 1° maggio si può fare solo tramite accordo con i sindacati". Ma Nardella precisa: "Concertazione". Dunque li starà a sentire, ma poi deciderà. L'accordo non ci sarà, spiegano sia Carla Bonora che Salvo Carofratello, segretari fiorentini della Filcams e Fisascat: "Ormai in centro si salvano solo 4 festività in un anno, non sarà con un giorno di lavoro in più che si risolve la crisi. Se proprio si vuole, allora però che lavorino tutti, che si possa fare il certificato di residenza in Comune, si vada in banca, si possano portare i figli all'asilo. Perché solo e sempre i commessi?".

Cgil, Cisl e Uil stano già affilando le armi. Sono presenti solo tra il circa il 30 % dei commessi e solo nei grandi magazzini, non c'è sindacato nei piccoli negozi dove una o poche persone lavorano a contatto con i proprietari. Sanno che gli scioperi del commercio sono difficili. Ma si dice che le commesse di Zara abbiano già avvisato di non essere disponibili. Pare che da Coin e alla Rinascente in molti vogliano resistere. Non importano le maggiorazioni salariali per la festività, spiegano al sindacato: "Il primo maggio è un simbolo della dignità del lavoro, è difficile scambiarlo con i soldi. Oltretutto in centro lavorano tutte le domeniche, 361 giorni su 365, e sono stanchi".

Da parte loro, i sindacati di categoria regionali, Cgil, Cisl e Uil, incitano le amministrazioni "a domandarsi come i cittadini vogliono vivere, come vogliono consumare, ma anche quali modelli di tempo libero promuovere e quali relazioni sociali e culturali sostenere". Aria di ribellione anche nel Pd di Palazzo Vecchio. Per niente convinti della deroga molti dei consiglierei, da Collesei a Meucci, Fratini, Pugliese, Agostini. Scettico anche il capogruppo Bonifazi. Schierati per la festa del lavoro, i consiglieri comunali Pdl, Roselli e Torselli.

27 aprile 2010

Ilaria Ciuti


La Repubblica.it

25 aprile 2010

PRIMO MAGGIO, SI VA VERSO L'APERTURA DEI NEGOZI



Alla richiesta delle categorie, Palazzo Vecchio aveva risposto inizialmente con un secco no: ma ieri, dopo una giornata convulsa, quel no sembra vacillare, quantomeno si sono aperti grossi spiragli.
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Il sindaco Renzi è favorevole all'apertura.


Si deciderà lunedì. I sindacati, contrarissimi, sono in rivolta

Il 1° maggio vacilla. Se venerdì scorso era certo che Palazzo Vecchio si sarebbe opposto a qualsiasi richiesta commerciale che, in nome alla lotta alla crisi, facesse cadere uno degli ultimi tabù, ora non è più altrettanto sicuro che la festa-simbolo del lavoro resti in piedi.

Perlomeno ieri, la giornata che si è svolta al capezzale del 1° maggio con ampliamento alla notte bianca del 30 aprile è stata convulsa. E in fine serata il Comune non aveva ancora deciso. Se ne riparla lunedì. Ma il no deciso di venerdì scorso a ogni ipotesi di deroga non è più così incrollabile. Causa la richiesta ufficiale di apertura, e non più a parole, delle tre associazioni dei commercianti, Confesercenti, Confcommercio e Cna. E causa l'esser venuti a conoscenza che altre città d'Italia, compresi i due Comuni di centro sinistra di Torino e Genova, il 1° maggio lo hanno già sconsacrato e restano aperti.

Di certo si sa che da principio il vicesindaco con delega al commercio Dario Nardella non era favorevole all'apertura. Peraltro contrastata con decisione dai commessi che si ribellano a lavorare il 1° maggio. Ora però la chiusura non è più così netta. L'amministrazione ne sta discutendo. Nardella resta convinto di una cosa: "Le regole vanno rispettate. Ancora non abbiamo deciso. Ma se decidessimo la chiusura, i negozi devono restare chiusi". Si sa anche che invece il sindaco Renzi è nettamente favorevole all'apertura e considera l'obbligo di chiusura ormai superato per una città moderna vivace e ospitale, come sottolineano i commercianti.

La preoccupazione che ieri faceva esitare Palazzo Vecchio era soprattutto che se i negozi aprono il 1° maggio potrebbero chiudere invece la notte bianca immediatamente precedente, notte per cui l'amministrazione aveva appena chiesto ai sindacati dei commessi l'assenso all'apertura fino alle sei. In più la ribellione dei commessi si fa già sentire. "In questo modo - protesta Enrico Talenti della Filcams Cgil - si lavorerebbe due giorni di seguito senza interruzioni".

Ieri, due gli incontri dell'amministrazione. Con le associazioni dei commercianti e con i sindacati dei commessi. Dice la segretaria fiorentina della Filcams Cgil, Carla Bonora: "L'unico compromesso possibile è l'apertura durante la notte bianca fino alle due del mattino invece che a mezzanotte. Fino alle sei no. E il 1° maggio chiusura assoluta".

I sindacati sono sul piede di guerra. "I negozi del centro - spiega Talenti - stanno già aperti 361 giorni su 365. Non sarà cancellando la festa dei lavoratori che si vincerà la crisi. Alla fine sparirà anche Natale". Altro che città aperta, secondo la Cgil. "L'unica vivacità sarebbe il consumo - continua Talenti - Non si capisce perché debbano stare aperti solo i negozi e non i servizi, gli asili, i trasporti. Chi mai si preoccupa se le donne, che sono la maggior parte dei commessi, rischiano a tornare a casa la notte senza mezzi di trasporto o se, il giorno di festa per tutti gli altri, non sanno dove lasciare i figli?".

24 aprile 2010

Ilaria Ciuti


La Repubblica.it

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24 aprile 2010

COOP PRENDE SPICCIOLI, MA ESULTA: "ESSELUNGA BATTUTA 3 -1"


Esselunga condannata a risarcire 50mila euro invece dei 30 milioni richiesti da Coop Liguria
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Premessa, doverosa, per il lettore. La notizia era (ne abbiamo scritto ieri): il giudice assolve Esselunga e il suo presidente Bernardo Caprotti, autore del libro «Falce e carrello», dall’accusa di diffamazione ai danni di Coop Liguria.

Lo stesso giudice, «in parziale accoglimento della domanda» avanzata dalla Coop Liguria, condanna Esselunga e Caprotti al pagamento di 50mila euro alla controparte (a fronte dei 30 milioni richiesti!) che verranno devoluti al Gaslini, a titolo di risarcimento dei «danni non patrimoniali» (mentre la società cooperativa di consumo aveva chiesto anche la liquidazione di ingenti danni patrimoniali, in termini di mancato guadagno, per le affermazioni sostenute nel libro).

Tutto finito qui, nella querelle Esselunga-Coop, due colossi della distribuzione che si fronteggiano in aperta concorrenza? Neanche per sogno. Ieri è arrivata la replica della Coop. Con dichiarazioni trionfalistiche: «Abbiamo vinto noi, in giudizio: 3-1. Ora però vogliamo trionfare, come meritiamo, 4-0» fa uno dei legali che hanno assistito la società nella causa.

Quindi farete appello? insinua il cronista. E immediatamente arriva la brusca frenata del presidente Francesco Berardini: «Un momento, aspettiamo, ora valuteremo. Non abbiamo ancora deciso nulla». Nel frattempo, Coop Liguria vorrebbe mettere in chiaro che non ha mai ricevuto favoritismi dal potere politico-amministrativo: «Lo dimostra - sottolineano anche Bruno Cordazzo e Remo Checconi, già esponenti del vertice cooperativo - anche il fatto che dal 1995 non abbiamo ottenuto l’autorizzazione ad aprire in via Piave».

Però - incalzano ancora i cronisti - avete aperto a Rivarolo, dove Esselunga era stata bloccata dal Tar. «Certo, ma abbiamo dovuto chiudere altri due punti vendita equivalenti, cosa che non poteva fare il nostro concorrente. Il quale, del resto, nell’impossibilità di aprire ci ha offerto di acquistare la struttura».

Immediata la controreplica di Caprotti: «Io sono soddisfatto della decisione presa dal giudice perché stabilisce che il mio libro dice solo verità. Il tribunale ha sancito che non ho diffamato nessuno e raccontato solo episodi documentati. Ma siccome sono stato condannato a pagare 50mila euro, a fronte di una richiesta di 30 milioni, la prossima volta dirò che Coop è migliore di tutti».

Insomma, non c’è pace fra i Coppi e Bartali nazionali della grande distribuzione, ma non c’è neppure in vista un’altra guerra. Che siano troppe le incertezze dei mercati - da leggere: la contrazione dei consumi, l’economia che tarda a invertire la rotta - per perdere tempo in tribunale? In questo senso, entrambi i giganti del supermercato potrebbero (dovrebbero) optare per una tregua. Nella speranza di fare cassa, tanta, benedetta e, possibilmente, subito. Soprattutto in Liguria, dove la grande distribuzione è «condannata» a espandersi, ma deve ancora affrontare costi troppo alti e di arduo ammortamento.

24 aprile 2010

Il Giornale.it


23 aprile 2010

LICENZIATO DELEGATO SINDACALE, SCIOPERO E PRESIDIO DAVANTI ALL'UPS DI CALENZANO

21/04/2010 - Sciopero di 8 ore e presidio stamani davanti ai cancelli della Ups di Calenzano, dei 23 lavoratori della cooperativa Location Delivery che ha in appalto il servizio di trasporto.



La protesta è nata in seguito al licenziamento del delegato sindacale della Filt Cgil che secondo il sindacato ha l'unica colpa di aver chiesto spiegazioni ai dirigenti sulla mancata applicazione del contratto nazionale nonostante gli impegni presi. Parole che secondo l'azienda 'avrebbero incrinato il rapporto di fiducia', ma che vengono lette dalla Filt Cgil come un attacco al sindacato.

Dopo Bari e Milano, questo è il terzo licenziamento di un delegato sindacale presso Ups. D'altronde il settore è allo stremo soprattutto a causa degli appalti al ribasso che costringono i lavoratori a turni di 12 ore di cui solo 4 vengono pagate e senza alcun recupero degli straordinari.

Per questo venerdi davanti alla prefettura di Firenze ci sarà un presidio di tutte le rsa aziendali che operano nel campo della logistica e cooperazione in toscana. Fino a che la vertenza non si sbloccherà con il ritiro del licenziamento, la Cgil andrà avanti con la sua battaglia.

21 aprile 2010

Toscana TV


IGD, ASSEMBLEA APPROVA BILANCIO E DIVIDENDO


La società quotata a Piazza Affari e controllata da Coop Adriatica e Unicoop Tirreno distribuirà un dividendo di 5 centesimi



L'assemblea di IGD ha approvato in sede ordinaria il Bilancio d'Esercizio al 31 dicembre 2009. A livello consolidato, Ricavi Totali pari a 119,6 milioni di euro (+17,95%), Ebitda pari a 76,3 milioni di euro (+29,47%), Ebit pari a 57,2 milioni di euro (56,44%), Utile ante imposte pari a 22,6 milioni di euro (+110,94%).

E' stata anche approvata la distribuzione di un dividendo pari ad euro 0,05 per azione, in aumento del 42,86% rispetto agli 0,035 euro dell'esercizio precedente, con stacco della cedola in data 24 maggio 2010 e pagamento dal 27 maggio 2010. I soci hanno anche dato il via libera all'adeguamento degli onorari da corrispondersi alla Società di Revisione Reconta Ernst & Young S.p.A. per gli esercizi 2009-2012 e proceduto alla nomina di un amministratore, a seguito di cessazione di un amministratore cooptato.

In sede straordinaria, l'assemblea ha approvato la modifica dei termini e delle condizioni del prestito obbligazionario convertibile "€ 230.000.000 2,50 per cent. Convertible Bonds due 2012", approvata anche dall'Assemblea degli Obbligazionisti; le modifiche dell'importo massimo del numero e del prezzo di emissione delle azioni rivenienti dall'aumento di capitale a servizio del prestito obbligazionario deliberato dalla società in data 25 giugno 2007; modifica dell'art. 6 dello Statuto. Approvata anche la delega al Consiglio di Amministrazione, ai sensi dell'art. 2365 c.c., in merito agli adeguamenti dello Statuto alle diposizioni normative.

22 aprile 2010

La Repubblica.it


22 aprile 2010

COOP LIGURIA PERDE LA CAUSA CONTRO "FALCE E CARRELLO"




Secondo il tribunale civile di Milano, il libro del patron di Esselunga non diffama Coop Liguria








Il libro “Falce e Carrello”, scritto dal patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, non diffama Coop Liguria e il suo ex presidente, Bruno Cordazzo: è quanto emerge da una sentenza del tribunale Civile di Milano sulla causa milionaria intentata dal braccio ligure del colosso della distribuzione sulla presunta natura diffamatoria del volume, pubblicato nel 2007.

Secondo il giudice, «una valutazione complessiva della parte centrale del libro interessata alla posizione della Coop Liguria non evidenzia alcuna dolosa o colposa alterazione dei fatti storici riportati e le valutazioni critiche espresse, se pur negative, non si traducono in un attacco gratuito all’immagine della Coop e della persona fisica del Cordazzo».

Coop Liguria e Bruno Cordazzo avevano chiesto al Tribunale di ordinare il ritiro del libro dal commercio e la distruzione di tutte le copie già distribuite e di condannare Caprotti ed Esselunga al risarcimento dei danni per oltre 30 milioni di euro. Tutte le richieste sono state rigettate, in particolare quelle dell’ex presidente, che si riteneva diffamato anche a livello personale per un episodio narrato in Falce e Carrello.

Il Tribunale ha solo riconosciuto alla società la somma di 50.000 euro, sul presupposto che Caprotti, in quanto imprenditore patron di Esselunga, non potrebbe muovere critiche ai propri concorrenti. Esclusa invece la natura pubblicitaria del libro e l’idea che il volume abbia causato qualche danno economico a Coop Liguria. Anche i coautori di Falce e Carrello, Geminello Alvi e Stefano Filippi, e la casa editrice Marsilio sono stati scagionati da tutte le accuse.

In un capitolo del volume, tutto dedicato a criticare il sistema di agevolazioni fiscali e a denunciare gli appoggi politici delle Coop, Caprotti racconta dell’acquisto nel 1984 di un immobile in Valpolcevera a Genova per costruire un supermercato, ceduto nel 1989 per gli ostacoli posti dal Comune all’apertura del punto vendita, che venne poi inaugurato l’anno successivo con insegna Coop. La sentenza del Tribunale di Milano è la prima su una serie di cause intentata dalle Coop ad Esselunga dopo l’uscita di Falce e Carrello, che aveva sollevato un vespaio di polemiche nel 2007. Diffamate dal libro si sono sentite Coop Estense e Coop Adriatica e una causa è stata intentata anche da Coop Italia.

21 aprile 2010

IL SECOLO XIX.it

21 aprile 2010

LIBRETTO COOP, MA QUANTO MI RENDI?


In un periodo prolungato di tassi di rendimento molto bassi, è adeguatamente remunerato il prestito sociale, anche in relazione ai rischi?

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Nello schema che segue, si può notare che le 9 grandi Coop adottano politiche assai diverse nel tasso e nelle modalità da corrispondere ai propri soci


C'è una bella differenza nella gestione del prestito sociale tra le 9 grandi Coop. Insomma, c'è Coop e Coop.
Abbiamo già scritto come il libretto dei soci, sia paragonabile ad un conto corrente bancario, anche se con alcune differenze.

Le più evidenti sono che i depositi sui libretti Coop sono tassati al 20%, mentre il conto corrente di una banca al 27%. Però, a differenza del conto bancario, i soci prestatori non hanno nessuna rete di protezione in caso di fallimento della cooperativa. I conti correnti bancari invece sono garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che in caso di default della banca copre il correntista fino a 103 mila euro circa. Questo strumento non è esteso ai libretti del prestito sociale.

Ma vediamo come le varie Coop remunerano i soci prestatori. Il rendimento offerto, infatti, non è univoco e variano anche alcune condizioni tra una Coop e l'altra.

DISTRETTO NORD OVEST

Coop Liguria
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 1 febbraio 2010:
- Fino a 4.000 euro: 0,70% lordo - (0,56%)
- Da 4.001 a 17.000 euro: 0,80% lordo - (0,64%)
- Da 17.001 a 33.350: 1,60% lordo - (1,28%)

Coop Lombardia
Dal 1 marzo 2010 offre le stesse condizioni di Coop Liguria. Inoltre Coop Lombardia offre un servizio di promotori finanziari tramite SimGest.

Novacoop
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 1 aprile 2010:
-Fino a 17.000 euro: 0,80% lordo - (0,64%)
-Da 17.001 a 33.350: 1,60% lordo - (1,28%)

DISTRETTO ADRIATICO

Coop Adriatica
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 15 febbraio 2010:
-Fino a 15.000 euro: 0,70% lordo - (0,56%)
-Da 15.001 a 33.350: 1,60% lordo (1,28%)

Coop Consumatori Nordest
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 1 novembre 2009:
-Fino a 16.000 euro: 0,80% lordo - (0,64%)
-Da 16.001 a 33.350: 1,80% lordo - (1,44%)

Coop Estense
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 1 aprile 2010:
-Fino a 15.000 euro: 0,50% lordo - (0,40%)
-Da 15.001 a 33.350: 1,50% lordo - (1,20%)
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DISTRETTO TIRRENICO
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Unicoop Tirreno

Cifra massima depositabile 32.500 euro.
Rendimento dal 1 agosto 2009:
- Fino a 2.500 euro: 1,10% lordo - (0,88%)
- Da 2.501 a 15.000 euro: 1,40% lordo - (1,12%)
- Da 15.001 a 32.500: 2.10% lordo - (1,68%)

Unicoop Firenze
Cifra massima depositabile 31.000 euro.
Rendimento dal 1 luglio 2009:
Indipendentemente dalla somma in giacenza il tasso unico è del 1,75% lordo - (1,40%)

Coop Centro Italia
Cifra massima depositabile 33.350 euro.
Rendimento dal 1 novembre 2009:
Indipendentemente dalla somma in giacenza il tasso unico è del 1,40% lordo - (1,12%)

Approfondimenti:

Il sistema Coop

LIBRETTO DEL PRESTITO SOCIALE DELLE COOP: PORRE ATTENZIONE

Ultimi aggiornamenti:

LIBRETTO COOP: RENDIMENTI IN CALO PER I SOCI DI UNICOOP FIRENZE


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"ALLA COOP IL MONOPOLIO E NOI LIVORNESI... PAGHIAMO"


Taradash (PdL) 'spara' sull’operazione Nuovo Centro: "Costretti a servirci da un unico padrone. Vergogna senza precedenti"


"Con la cessione dell’area commerciale del Nuovo Centro alla Coop si chiude il cerchio intorno alla libertà di commercio e di mercato a Livorno. Un’amministrazione comunale a credibilità zero ha fatto in modo che venisse a crearsi, nel settore del grande commercio, un monopolio che non ha paragoni in alcuna altra città italiana o perfino toscana".

Marco Taradash, neo-consigliere regionale e capogruppo PdL in Comune, spara a zero sull’amministrazione del sindaco Alessandro Cosimi all’indomani dell’anticipazione apparsa su queste colonne che porta alla luce la decisione della famiglia Fremura di aprire le porte del Nuovo Centro — dove detiene la maggioranza delle aree con destinazione commerciale ed abitativa — alla Levante Srl, ovvero la società formata da Unicoop Tirreno e Unicoop Firenze, che ha avuto la meglio sul gruppo Esselunga.

"Oggi Coop presidia con i suoi torrioni e i suoi mega-store, già realizzati, in corso di realizzazione, in attesa di realizzazione, tutte e tre i nuovi quartieri cittadini: Porta a Terra, Porta a Mare e Nuovo Centro — prosegue Taradash — e i primi danneggiati sono i consumatori livornesi costretti a servirsi da un unico padrone e a pagare per i prodotti base un prezzo più alto deciso al di fuori e al riparo da ogni meccanismo concorrenziale. Anche i commercianti livornesi saranno danneggiati, ancora una volta obbligati ad accettare le condizioni che un unico soggetto proprietario imporrà loro per condividere almeno in parte i benefici che sarebbero dovuti derivare a tutti dalla costruzione dei nuovi quartieri. Viene infine danneggiata l’economia cittadina, dopo che per l’ennesima volta viene negato l’accesso nell’area livornese a una grande impresa nazionale o internazionale, in questo caso Esselunga, che avrebbe portato investimenti e occupazione".

Taradash osserva poi: "Si dice che l’amministrazione comunale non c’entra, che è stata una trattativa fra privati: l’argomento è risibile. Prima, col lodo Fremura, cedendo aree pubbliche il Comune ha consegnato ad un unico soggetto privato un intero quartiere cittadino, coi suoi futuri negozi e case; poi ha attribuito a quest’unico soggetto il monopolio sull’unica area dove sarebbe stato possibile aprire un nuovo centro commerciale".

Contro questa operazione le opposizioni si coalizzarono: An (Bruno Tamburini e Carlo Ghiozzi), Città Diversa (Marco Cannito) e i Verdi (Gabriele Volpi) fecero ostruzionismo. In consiglio comunale, in occasione della votazione per approvare il piano attuativo del Nuovo Centro, presentarono quasi 1000 emendamenti. "Adesso leggiamo con stupore misto a ironia — prosegue Taradash, che in campagna elettorale alle amministrative 2009 ha attacato il suo avversario Cosimi sul Nuovo Centro — la notizia che questo soggetto (famiglia Fremura, ndr) avrebbe rifiutato un offerta di Esselunga di 10 milioni superiore a quella della Coop perché l’offerta migliore sarebbe arrivata tardivamente. Come no! Meglio non prendersi in giro. E prendere atto della verità che traspare da un’affermazione della portavoce del gruppo Fremura: “Abbiamo preso una decisione e non torneremo indietro. Noi a Livorno ci viviamo e ci lavoriamo”. Abbiamo capito. E’ una scelta comprensibile, non c’è dubbio".

Conclude Taradash: "Sia chiaro che con questa amministrazione, prigioniera politicamente di una rete di interessi che le impedisce di governare il futuro della città, gli investimenti esterni non arriveranno mai. Mentre le grandi famiglie economiche livornesi continueranno a trasferire fuori della cintura doganale della città i loro investimenti produttivi di ricchezza e di lavoro, e ad approfittare a Livorno, come ovvio, delle occasioni di speculazione che verranno così gentilmente messe a loro disposizione, a condizione di non disturbare il manovratore".

20 aprile

Monica Dolciotti

La Nazione


UNICOOP FIRENZE CONTINUA SULLA LINEA DELL'APPALTO DEI MAGAZZINI. LA RSU ALLERTA I SINDACATI


Dubbi legittimi dei lavoratori sul futuro dei magazzini Unicoop, l'avanzata senza fine della ditta appaltatrice e le soluzioni che l'azienda propone al proprio personale




Un documento firmato dalla RSU e indirizzato alle organizazioni sindacali sottolinea questa preoccupazione ed una condotta aziendale che va prontamente stigmatizzata


Una crescente preoccupazione serpeggia in questi giorni nei magazzini Unicoop Firenze dopo che, in un recente incontro tra Direzione aziendale ed RSU, il direttore Covelli ha paventato la possibilità che i dipendenti attualmente in forze al reparto Carni di Pontedera, possano in futuro essere assunti dalla cooperativa appaltatrice (CFT) che gestirà il nuovo magazzino in via di costruzione. VERBALE INCONTRO

L'alternativa è il ricollocamento presso punti vendita. Insomma, non c'è posto per i dipendenti Unicoop presso il nuovo stabilimento di Pontedera. Sarà completamente appaltato !

Non è tutto. Anche il reparto Salumi e Latticini traslocherà dalla sede storica di Scandicci verso la nuova di Pontedera. Il Responsabile dei magazzini Fabio Galeota, durante una riunione da lui indetta, ha affermato che la medesima possibilità verrà proposta anche ai dipendenti di quel reparto, prevedendo anche eventuali incentivi monetari per agevolare il cambio di maglia.

Le RSU dei magazzini, intercettando e condividendo il disappunto dei lavoratori coinvolti e non solo, hanno scritto alle Segreterie Regionali delle OO.SS. di categoria, informandole ed interrogandole a tal proposito. Le apprensioni coinvolgono tutti i reparti poiché, visto il processo di terziarizzazione della logistica già in corso da alcuni anni, si teme che la strada intrapresa dalla Direzione possa in futuro portare a qualcosa che assomigli sempre più ad una cessione di ramo d’ azienda.

Auspichiamo che nell'incontro previsto nell'ambito della trattativa per il nuovo integrativo aziendale, questi temi vengano chiariti fugando ogni timore. Nel frattempo molti lavoratori si sono espressi in favore di una imminente assemblea generale.

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16 aprile 2010

REGGIO EMILIA, PDL CRITICA IL BILANCIO DI COOP NORDEST

Il consigliere del PDL di Reggio Emilia Marco Eboli critica duramente il bliancio del colosso cooperativo emiliano.

La replica della Coop

Si riporta di seguito il comunicato stampa diffuso dal consigliere comunale Pdl Marco Eboli dopo la conferenza nella sala Gruppi Consigliari del comune.
Successivamente, la replica del presidente Coop Consumatori Nordest, Marco Pedroni.

L'ATTACCO DI MARCO EBOLI
"Iniziano a scoprirsi gli scheletri nell'armadio di Lega Coop Reggio Emilia e del suo presidente Cigarini. E si comprende anche meglio perché Cigarini pare disposto a tutto, pur di non vedere messo in discussione l'equilibrio di potere che lo mantiene saldo sulla sua poltrona di presidente.

Coop Nordest, la grande cooperativa di consumo affiliata a Lega Coop Reggio Emilia, ed il cui presidente Marco Pedroni è uno dei fedelissimi sostenitori di Cigarini, ha conseguito nel 2008 risultati disastrosi, e la notizia è stata tenuta nascosta per quasi un anno nelle pieghe dei bilanci, con incredibili acrobazie contabili, senza dare nessuna informazione, nemmeno ai soci, che sono tuttora completamente all'oscuro della inquietante vicenda.

Coop Nordest ha da tempo affidato la gestione della propria liquidità ad una società posseduta al 100%, Omega Srl, che ha sede a Reggio Emilia in via Ragazzi del '99, allo stesso indirizzo di Coop Nordest.

Omega Srl ha investito la liquidità della cooperativa in titoli tutt'altro che privi di rischio, al punto che nell'esercizio 2008 ha perso in un colpo solo la bellezza di circa 163 milioni di euro, che rappresentano una fetta assai consistente del patrimonio accumulato da Coop Nordest in decine di anni di gestione.

Apparentemente, da una lettura superficiale del bilancio 2008 di Omega Srl, risulta una perdita, già assai rilevante, di 131,5 milioni di euro, coperta utilizzando la riserva legale (per 2,2 milioni di euro, la riserva per copertura di perdite (per 91 milioni di euro), gli utili portati a nuovo (per 35,7 milioni di euro) e portando a nuovo la parte residua (per 2,6 milioni di euro). I dati risultano dal bilancio 2008 (pagina 2, rigo 170) e dalla relazione sulla gestione (pag. 11, proposta di copertura della perdita d'esercizio).

In sostanza, la copertura della perdita ha determinato l'azzeramento totale di tutte le riserve di Omega; l'azzeramento completo di tutte le riserve non è comunque stato sufficiente e residuano ancora 2,6 milioni di euro di perdita la cui copertura graverà sugli esercizi successivi al 2008.

Non solo: la riserva per copertura di perdite (pari a 91 milioni), che è stata interamente bruciata dalla perdite dell'esercizio 2008, è stata creata ad arte nel corso dello stesso esercizio, attraverso la rinuncia da. parte del socio unico Coop Nordest a 91 milioni di euro di crediti che vantava nei confronti di Omega. (nota integrativa al bilancio 2008, pagina 11, voce "30. Debiti verso la clientela" e pagina 12, voce "140. Riserve'').

E inoltre: l'importo della perdita effettivamente subita nell'esercizio 2008 deve essere aumentato di 17,3 milioni di euro, provenienti dalla voce "altri fondi" ed interamente utilizzati a copertura di perdite conseguite nel 2008 a fronte della chiusura integrale delle opzioni e delle perdite su titoli immobilizzati (nota integrativa la bilancio 2008, pagina 12, voce "80. Fondi per rischi e oneri - c) Altri fondi'').

Ancora: la società si è avvalsa della facoltà concessa dal D.L. 185/2008 art. 15 comma 13, una norma straordinaria emanata a fine 2008 per salvare i bilanci delle banche e società finanziarie a fronte della crisi finanziaria sui mercati mondiali; in sostanza i titoli azionari presenti in bilancio al 31.12.2008 sono stati valutati non al valore di mercato alla chiusura dell'esercizio, come sarebbe stato necessario fare in base alle norme ordinarie, ma al valore di iscrizione iniziale, prima che la crisi dei mercati finanziari determinasse un forte calo delle quotazioni. Il ricorso a tale norma straordinaria ha consentito di non evidenziare in bilancio una perdita pari a 11,4 milioni di euro, effettivamente conseguita a fine esercizio 2008 (nota integrativa al bilancio 2008, pagina 6 e .pagina 9, voce "60. Azioni, quote ed altri titoli a reddito variabile").

Peraltro, nel verbale dell'assemblea dei soci che ha approvato il bilancio è stato deliberato di costituire una riserva a copertura di ulteriori perdite, facendo proprio riferimento alla perdita potenziale di 11.4 milioni di euro, per l'importo di 12,5 milioni di euro, con rinuncia del socio Coop Nordest a 5,5 milioni di euro di credito vantato nei confronti della società ed il versamento di 7 milioni di euro entro maggio 2009.

Stupisce peraltro che tutto l'investimento in titoli azionari sia concentrato in realtà su un solo titolo azionario quotato, ignorando qualsiasi ragionevole politica di diversificazione del rischio. Sarebbe interessante sapere qual'é quell'unico titolo azionario quotato su cui Coop Nordest ha investito e perso un parte così rilevante del patrimonio dei propri soci. La domanda trova una risposta nel verbale dell'assemblea soci che approva il bilancio: si tratta di azioni UNIPOL privilegiate (verbale assemblea soci, pagina 2).

E poi ancora: l'importo della perdita effettivamente subita nell'esercizio 2008 deve essere aumentato di 2,7 milioni di euro, provenienti dal fondo imposte differite, che è stato interamente azzerato in chiusura di bilancio 2008, ed è stato portato a diminuzione di una voce di costo in conto economico, riducendo così la perdita rilevata in bilancio; l'azzeramento del fondo viene spiegato con il realizzo "della quasi totalità del portafoglio azionario" e quindi con il venir meno di presumibili plusvalenze non realizzate negli esercizi precedenti, che sono ora divenute in realtà minusvalenze (nota integrativa al bilancio 2008, pagina 11, voce "80. Fondi per rischi e oneri - b) Fondo imposte e tasse").

In realtà, la perdita indicata in bilancio per 131,5 milioni di euro, dopo gli utilizzi di fondi e le manovre correttive, corrisponde ad una perdita effettiva di 163 milioni di euro, che si ottengono sommando gli importi sopra indicati; l'importo è peraltro grosso modo coerente con quanto evidenzia nel conto economico del bilancio 2008, che indica un importo di 156, 8 milioni di euro di perdite da operazioni finanziarie (pagina 13, voce "30. Perdite da operazioni finanziarie").

Un importo pari a un settimo del patrimonio netto di Coop Nordest, è andato perso nel 2008, bruciato in operazioni finanziarie della controllata al 100% Omega Srl. Ma i problemi di Coop Nordest non sono circoscritti alla controllata Omega Srl, anzi, hanno proporzioni ben più vaste.

Il valore nel bilancio. al 31.12.2008 di Coop Nordest della partecipazione del 100% in Omega Srl è stato ricondotto al valore di 17,4 milioni di euro, pari al valore del patrimonio netto della partecipata che residua dopo la fortissima perdita subita (nota integrativa al bilancio 2008, pagina 20).

Nel 2008 Coop Nordest ha però "subito significative perdite finanziarie", come scrive chiaramente la società di revisione nella propria relazione al bilancio 2008.

Anche in questo caso, la società si è avvalsa della facoltà concessa dal D.L. 185/2008 art. 15 comma 13, una norma straordinaria emanata a fine 2008 per salvare i bilanci delle banche e società finanziarie a fronte della crisi finanziaria sui mercati mondiali; in sostanza i titoli azionari ed obbligazionari presenti in bilancio al 31.12.2008 sono stati valutati non al valore di mercato alla chiusura dell'esercizio, come sarebbe stato necessario fare "in base alle norme ordinarie, ma al valore di iscrizione iniziale, prima che la crisi dei mercati finanziari determinasse un forte calo delle quotazioni. Il "ricorso a tale norma straordinaria ha consentito ai non evidenziare in bilancio una perdita pari a 43,7 milioni di euro, effettivamente conseguita a fine esercizio 2008 (nota integrativa al bilancio 2008, pagina 28, ultima riga, totale delle sopravvalutazioni ex D.L. 185/2008 per azioni, obbligazioni, titoli di Stato e fondi).

In chiusura di bilancio 2008, Coop Nordest ha poi utilizzato il Fondo rischi su opzioni ed il Fondo rischi titoli non quotati, accantonati negli esercizi precedenti, per un importo complessivo di 58,6 milioni di euro, a fronte delle perdite subite.

Coop Nordest ha poi effettuato, a fine 2008, appena in tempo utile per "salvare" il bilancio, un'operazione di conferimento di proporzioni gigantesche, conferendo la totalità del patrimonio immobiliare (ben 135 immobili) della cooperativa in una società che al termine dell'operazione di conferimento risulta essere controllata per il 95% da Coop Nordest e per il 5% da CCPL, altra cooperativa di Reggio Emilia. L'operazione di conferimento ha determinato l'emersione di maggiori valori degli immobili, generando una fortissima plusvalenza, pari a 276,5 milioni di euro (nota integrativa al bilancio 2008, pagina 7).

L'unico immobile non conferito nell'operazione appena citata, l'ipermercato Ariosto di Reggio Emilia, è stato ceduto alla società Aurora Srl, con sede a Castelnovo di Sotto (RE) e posseduta da Coop Nordest per il 50%; la vendita ha generato una plusvalenza di 21,2 milioni di euro (nota integrativa, pagina 19). Aurora Srl, dotato di un capitale sociale di 34 mila euro, ha potuto pagare il prezzo di acquisto dell'immobile soltanto grazie ad un finanziamento di 19 milioni di euro ricevuto dalla stessa Coop Nordest. In sostanza Coop Nordest ha dovuto finanziare la società acquirente per poter realizzare la vendita e generare la plusvalenza, ed ha poi preso in affitto da Aurora Srl l'immobile.

Dopo tutte le operazioni straordinarie, le deroghe ai criteri di valutazione, e gli utilizzi dei fondi rischi, il bilancio 2008 di Coop Nordest chiude con un modestissimo utile di 1,4 milioni di euro. Se non fossero state poste in essere tutte le operazioni contabili sopra descritte (1. deroga straordinaria ai criteri di valutazione, 2. utilizzo dei Fondi rischi, 3. conferimento dell'intero ramo immobiliare), il bilancio 2008 di Coop Nordest avrebbe evidenziato un perdita di fortissime proporzioni, di circa 400 milioni di euro, pari a ben oltre la metà del patrimonio netto della cooperativa (circa 770 milioni di euro).

Come se non bastasse, nel bilancio 2008 c'è un'ulteriore insidia nascosta; non è stata rilevata la perdita, probabilmente ingente, della società partecipata Holmo, che chiude il bilancio al 30 giugno, e quindi non aveva dati aggiornati disponibili. Holmo dovrebbe essere proprietaria di un pacchetto consistente di azioni Unipol, ed è la società che fu utilizzata per uno sfortunato e tristemente noto tentativo di scalata a Unipol.

Gli elementi che emergono dalla lettura del bilancio 2008 di Coop Nordest sono già decisamente sconvolgenti. I dati sono però ancora più allarmanti se si considera che a fine 2008 la cooperativa aveva ricevuto prestiti dai soci per un importo di 1.423,8 milioni di euro".

LA REPLICA DI COOP CONSUMATORI NORDEST
"La polemica politica ha oggi superato un confine: quello della responsabilità. Il Pdl di Reggio, fornendo una lettura parziale e falsata dei bilanci pubblici di Coop Consumatori Nordest, arriva a conclusioni e prive di ogni fondamento.

Gli esponenti del Pdl locale arrivano a definire “disastrosi” i risultati 2008 della cooperativa, lanciano un’accusa grave quale quella di aver “nascosto” ai soci fantomatiche “acrobazie contabili”. L’obiettivo di questa operazione diffamatoria è quella di gettare ombre sulla solidità della cooperativa e di minare la fiducia riposta dai soci.

Il prestito sociale in Coop Consumatori Nordest è sicuro, lontano dal rischio degli strumenti finanziari speculativi, rispettoso dei regolamenti nazionali delle cooperative di consumo e di Banca d’Italia: al contrario delle dichiarazioni di Eboli esso è di immediata rimborsabilità.

Coop Nordest è un impresa cooperativa in grande salute, che nel 2008, l’anno orribile della crisi finanziaria, ha chiuso un esercizio in utile di €1.423.000 e si appresta a formalizzare un 2009 con un risultato molto positivo intorno ai €20.000.000 ante imposte.

Sono poche l’imprese in Italia e nel mondo che hanno attraversato questi due anni aumentando il proprio patrimonio, garantendo l’occupazione e soprattutto rispondendo a pieno alla propria missione di tutelare il potere d’acquisto, il risparmio, e la sicurezza per i soci-consumatori.

Manipolare questa realtà, danneggiare l’immagine e la credibilità di una realtà economica patrimonio di tutti i reggiani per avere un po’ di visibilità è una preoccupante deriva della polemica politica.

Insinuando dubbi e ombre (sempre attenti però a dire che tutto è stato fatto nella legalità) questi politici alzano un allarme sociale che crea sfiducia nel nostro sistema economico che coinvolge dipendenti, soci, fornitori.

Inaccettabili poi le accuse di aver nascosto ai soci i dati e le scelte: nel 2009 sono state 53 le assemblee che hanno discusso i risultati del 2008, non nascondendo mai la portata delle decisioni che nel corso di quell’anno hanno permesso di affrontare la fase più acuta della crisi con un profilo prudente ed in sicurezza.

I consiglieri Pdl locali che hanno costruito questi impianto diffamatorio saranno chiamati ad assumersi tutte le responsabilità, anche legali. Tuteleremo la cooperativa, l’istituto del prestito sociale, e l’economia che Nordest rappresenta per il territorio e le comunità".

16 aprile 2010

Reggio24ore.com


COOP NORDEST CHIUDE IL 2008 CON SVALUTAZIONI DI 135 MILIONI

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13 aprile 2010

ELEZIONI RSU DEL MAGAZZINO COOP CENTRO ITALIA DI CASTIGLION DEL LAGO



Nel magazzino lavorano 190 addetti, 150 sono iscritti alla CGIL-Filcams che è l'unico sindacato presente




Si sono svolte venerdì scorso le elezioni per il rinnovo della Rsu presso il Magazzino di Coop Centro Italia di Castiglione del Lago, azienda in cui sono impiegati circa 190 lavoratori e in cui la Filcams Cgil è l'unico sindacato presente con circa 150 iscritti. Altissima la partecipazione al voto che ha interessato quasi il 90% degli aventi diritto.

Riccardo Giulivi, coordinatore uscente della Rsu, è stato confermato con un ottimo risultato personale e insieme a lui sono stati rieletti anche Fabio Racanella, Raul Tavanti, Gianluca Santucci e Alberto Cajarelli. Entrano invece per la prima volta in Rsu Andrea Sandrelli, Marino Moretti, Jonny Spini e Barabara Fabrizi, quest'ultima giovanissima lavoratrice precaria.

“Vogliamo sottolineare lo straordinario livello di partecipazione a questa tornata elettorale – afferma Michele Agnani, della Filcams Cgil di Perugia – che arriva peraltro in un momento di forte ridimensionamento della partecipazione democratica al voto, come hanno dimostrato le ultime elezioni regionali. La conferma di 5/6 della Rsu uscente è poi un attestato di fiducia che testimonia l'ottimo lavoro svolto dal sindacato all'interno dell'azienda negli ultimi anni”.

“Il nostro impegno per i mesi a venire – spiega Riccardo Giulivi della Rsu – sarà concentrato soprattutto sulla gestione del contratto integrativo aziendale, con particolare attenzione all'organizzazione del lavoro e alla stabilizzazione dei precari prevista dall'accordo siglato nel 2009.

Inoltre – prosegue Giulivi – la nostra è una Rsu da sempre impegnata anche fuori dal posto di lavoro e sul territorio, infatti in questi giorni siamo già al lavoro, come ogni anno, nell'organizzazione del Primo Maggio di Castiglione del Lago, che proprio grazie agli sforzi dei lavoratori del Magazzino è arrivato al suo decennale ed è ormai un appuntamento riconosciuto e partecipato, soprattutto tra i giovani. Quest'anno tra l'altro – conclude Giulivi – abbiamo già ricevuto le adesioni di Emergency, Ideando e altre associazioni del territorio”.

12 aprile 2010

Umbrialeft

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AI VERTICI DI UNIPOL LA SANZIONE DI BANKITALIA



Dopo l'ispezione ad Unipol Banca da parte di Banca d'Italia, si attende l'esito della seconda ispezione: quella ad Unipol Merchant





«Vi sono state due ispezioni di Banca d'Italia. La prima è stata fatta in Unipol Banca, la seconda in Unipol Merchant. Per quanto riguarda la prima le criticità erano già state appurate dai nostri controlli interni (...) Nella seconda Banca d'Italia ci ha chiesto di correggere alcune posizioni, cosa che abbiamo fatto». Lo confermò a «Il Sole-24ore» Carlo Salvatori, ex Ad di Unipol, ora in Lazard, in un'intervista del 23 marzo scorso.

Ora, della prima ispezione, sono noti anche gli esiti: sanzioni per 446mila euro a venti tra manager, sindaci e consiglieri di Unipol Banca. Da Salvatori a Carlo Cimbri, da Pierluigi Stefanini a Carlo Zini (24mila a testa). Multe per i sindaci Roberto Chiusoli, Gianbattista Graziosi e Umberto Melloni (24mila a testa) e per il dg Emanuele Marsiglia e l'ex dg Nicola Orazzini, rispettivamente 10mila e 14 mila. Motivazioni: carenze organizzative e nei controlli interni e previsioni di perdite non segnalate.

E ora si attende con apprensione l'esito della seconda ispezione: quella a Unipol Merchant.

13 aprile 2010

St.E.

Il Sole 24 Ore.com

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12 aprile 2010

OVAZIONE PER BONANNI AL CONVEGNO DI CONFINDUSTRIA



Convegno di Confindustria a Parma:
Bonanni vince all'applausometro




Succedono strane cose in Italia. Capita che al convegno della Confindustria organizzato alla Fiere di Parma, convention che schiera oltre 6mila imprenditori, il più applaudito sia un sindacalista. Non Epifani, che di battiti di mani ne ha collezionati ben pochi e anzi è riuscito anche a litigare con Marchionne sulle condizioni degli operai cinesi. Ma Raffaele Bonanni. Che ha ricevuto il plauso, convinto, anzi straconvinto, della classe industriale.
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Eccolo, il segretario della Cisl sul palco "faziano" (gli organizzatori si sono ispirati alla trasmissione "Che tempo che fa" di Fabio Fazio), tra schermi che si aprono e microfoni che come semafori disciplinano il traffico verbale. Prima ovazione quando tuona: "La parte maggioritaria del sindacato italiano, grazie a Dio, si prende le sue responsabilità mentre c'è una parte minoritaria che ancora insiste su vecchi rischi con un comportamento non consono al periodo della nostra vita". Secondo applauso quando: "La Cisl e la Uil hanno approvato la flessibilità pur di innovare e investire. Non è normale il comportamento di chi ostacola, non è d'accordo e pone i propri veti". E via a parlare di derogare ai contratti nazionali per quelle imprese del sud che assumono, se giovasse a creare posti di lavoro.
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Nella platea i cenni di assenso non si contano. C'è ancora chi è stupito di questa folgorazione di Bonanni sulla via del culatello e del prosciutto. Ma per la vera ovazione, per il clima quasi da stadio, che non accoglie neppure il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (lontani i tempi del convegno 2001), si deve attendere l'attacco ai costi della politica. In una trasfigurazione quasi "grillesca" l'impavido leader della Cisl non si tiene più: "Basta coi presidenti di Provincia che prendono più del presidente degli Stati Uniti, e basta coi governatori delle regioni che guadagnano di più del presidente della California". Tripudio. E via tra meno poltrone, meno fannulloni, insomma "serve efficienza". La platea è tutta un batter di mani.
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Bonnani insomma ha stracciato tutti. Forse anche il premier. Si passano il testimone. Il premier arriva quando sul palco ancora imperversa il sindacalista. A raffreddare le mani ci pensa il professor Nouriel Roubini, "un ragazzo della New York University" dice Riotta. Di battere le mani l'economista non lascia il tempo. Una vera macchina da combattimento: senza concedere nulla all'oratoria in 30 minuti illustra i mali e le cure che abbisognano all'Italia.
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Infine tocca al Cavaliere. Inizia con qualche battuta, ricorre a metafore calcistiche, annuncia la nascita di Emma (la figlia del ministro Gelmini) parla di Obama, Medvedev e dell'incubo atomico. La sala ascolta in silenzio. Quando nega il declino (che solo il giorno prima Luca Paolazzi, direttore del centro studi di Confindustria aveva presentato) qualche testa ciondola. Giù una ridda di numeri. Aleggia scetticismo. A riscaldare i cuori ci pensano alcuni temi cari al premier: la giustizia, le interecettazioni e la televisione, qui l'unica vera, lunga, ovazione: "Basta con i processi in tv, in quella pubblica pagata con i soldi di tutti i cittadini''.
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Ma a conquistare i cuori e le menti è la battagliera e grintosa Emma, la Marcegaglia presidente di Confindustria. Niente battute, arringa direttamente il premier, seppur con tono colloquiale. Il suo discorso pare quasi una sfida rispetto a quanto detto pochi minuti prima da Berlusconi. La sala sembra con la sua lady di ferro, che chiede, tra un applauso e l'altro, la parola refrain della due giorni: riforme.

10 aprile 2010

Raffaele Castagno

La Repubblica.it


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11 aprile 2010

QUELLO CHE I SOCI NON CAPISCONO SULLA TASSAZIONE DEL PRESTITO SOCIALE



Molti soci pensano che l'attuale tassazione sui loro libretti sia penalizzante rispetto ad altri investimenti

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Ma non è vero, anzi ...



Prendiamo dall'Informatore Coop di aprile, una lettera di un socio che sostiene contro ogni logica, che la tassazione sulle Coop per quanto riguarda il prestito sociale, sia stata ingiustamente innalzata a differenza di altre rendite. Ne pubblichiamo il passaggio saliente:

[...] Mi ha sorpreso come sia diffusa la falsa credenza che le Coop “rosse” (ci sono anche bianche e nere se si vuole fare la panoramica completa dei colori) siano sempre le favorite dal punto di vista fiscale e che si lamentano quando devono pagare un po’ di tasse. Ciò non corrisponde più alla realtà. Da quando è diventato ministro l’onorevole Tremonti, è iniziata una persecuzione delle cooperative con la tassazione degli utili a riserva ed in ultimo la detrazione dal 12,5 al 20% solo sul rendimento del risparmio in cooperativa, salvaguardando tutte le altre rendite finanziarie. [...]

I dati sulla clientela Coop rilevano un livello di fidelizzazione molto alto. Se prendiamo le vendite ai soci delle 9 grandi Coop di cunsumo, vediamo che nel peggiore dei casi (Coop Liguria) il 68% dei clienti è anche socio Coop. Il top lo raggiungono Coop Centro Italia ed Unicoop Firenze con l'80% della clientela che ha anche la tessera di socio.

E' evidente che c'è molta fiducia nel marchio Coop. Questo spiega anche la grande generosità dei soci nel prestito sociale, come si può evincere dai bilanci 2008:

DISTETTO DEL NORD-OVEST
Coop Liguria ------- 698.388.000 euro
Coop Lombardia - 1.045.150.120 euro
NovaCoop ---------- 642.302.463 euro

DISTRETTO ADRIATICO
Coop Adriatica --- 1.808.000.000
euro
Coop Estense ------- 816.068.000 euro
Coop Nordest ----- 1.442.486.000 euro

DISTRETTO TIRRENICO
Unicoop Firenze -- 2.686.810.736
euro
Unicoop Tirreno -- 1.356.866.000 euro
Coop Centro Italia -- 732.077.000 euro

TOTALE ---------- 11.228.148.319
euro

Dunque sono oltre 11 miliardi di euro la massa di denaro raccolta dalle 9 grandi Coop e depositata sui libretti a fine 2008. Su questi risparmi i soci hanno pagato, fino a pochi mesi fa, il 12,50% di ritenuta fiscale (recentemente portata al 20%), come se questa rendita derivasse da un titolo di stato, da un'obbligazione privata o da una plusvalenza azionaria.

Aggiungiamo anche il fatto che neanche una Coop ha il giudizio di nessuna delle agenzie di rating, a differenza di chi emette obbligazioni, quindi non è chiaro il loro livello di solvibilità né se e quanto l'investimento sia rischioso. A proposito di rischio, facciamo notare che, rispetto ad un'emissione obbligazionaria, le Coop non forniscono nessun prospetto informativo. Questo proprio perché non sono obbligazioni, quindi perché pretendere una ritenuta del 12,50% ?

Per quanto riguarda tutte le altre garanzie informative che le obbligazioni offrono (rating, prospetto) qui si va sulla fiducia del socio verso la Coop, punto. In questo senso si capisce anche la reazione da tifoso della lettera pubblicata, ma come tutti i tifosi vede le cose in modo molto parziale. Cerchiamo di chiarire brevemente perché.

Il prestito sociale non è equiparabile, come detto, alle rendite con tassazione del 12,50%, anzi, possiamo dire che il termine di paragone più appropiato è quello con i conti correnti bancari.
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Ad onor del vero, il libretto dei soci prestatori assomiglia molto di più ad un normale conto corrente bancario che ad un'obbligazione e come sappiamo, i conti correnti bancari hanno una tassazione del 27%.

Il socio quindi, non si lamenti, non ne ha alcun motivo e approfitti di una legislazione che addirittura lo favorisce.
L'investimento sul libretto Coop gode ancora di uno sconto rispetto al conto corrente.
Di questi tempi...
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09 aprile 2010

L'INQUIETANTE INTRECCIO TRA COOP E PD IN EMILIA



Dalla trasmissione L'ultima Parola del 2 aprile scorso questa interessante inchiesta sull'intreccio tra Coop e PD emiliano. C'è un pò di tutto.

Un'area comunale comperata da una immobiliare controllata da Coop Nordest con asta a busta unica ad un prezzo ribassato rispetto al valore di mercato;

Il presidente del consiglio dei revisori contabili della stessa cooperativa che è anche capogruppo del PD nel consiglio comunale di Reggio Emilia, risponde pateticamente sul suo conflitto di interesse "alla maniera di Berlusconi";

Finanziamenti a fondo perduto per oltre 2 miliardi alla coop Terreemerse il cui presidente è il fratello di Vasco Errani, il quale è stato rieletto per la terza (!) volta alla guida della regione (anche se la legge non permetterebbe la candidatura dopo due mandati. Come Formigoni, insomma).
Poi Terreemerse fa una cessione di ramo d'azienda dell'attività per cui aveva ottenuto il finanziamento, ma si trattiene i soldi.

E in tutto questo intreccio assai opaco, la magistratura è assente. "Come mai?" Si domanda sconsolato Pierluigi Ghiggini, un ex giornalista de L'Unità.

TUTTO DA VEDERE !


UNIPOL SANZIONATA DA BANKITALIA PER 446 MILA EURO



'Carenze nell'organizzazione e nei controlli interni'





Multe ai componenti del cda, del e ai top manager di (gruppo Ugf) per carenze nell'organizzazione e nei controlli interni sono state comminate dalla per complessivi 446 mila euro.

Le sanzioni emergono dal Bollettino di Vigilanza di via Nazionale. Il provvedimento, firmato dal , , risale allo scorso mese di ottobre. Tra i rilievi riscontrati da via Nazionale, anche alcune posizioni ad andamento anomalo e previsioni di perdite non segnalate all'Organo di Vigilanza.

08 aprile 2010

SCALATA UNIPOL A BNL, CHIESTO RINVIO A GIUDIZIO PER FAZIO E CONSORTE







I reati contestati sono aggiotaggio, insider trading e ostacolo alle attività di vigilanza.
Coinvolti nell'inchiesta anche Caltagirone, Coppola e Ricucci.


La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per 21 persone e 16 società, coinvolte nel filone dell'inchiesta sulla fallita scalata di Unipol a Bnl. La richiesta riguarda il ruolo svolto dal cosiddetto "contropatto" che tra il 2004 ed il 2005 rastrellò il 27% delle azioni Bnl, salvo poi cederle all'Unipol, per contrastare il patto che guidava l'istituto di via Veneto (i baschi del Bbva con l'appoggio di Generali e della Dorint di Diego Della Valle).

I REATI - Aggiotaggio, insider trading e ostacolo alle attività di vigilanza i reati contestati agli indagati, a seconda delle posizioni, dal procuratore Giovanni Ferrara, dall'aggiunto Nello Rossi e dai sostituti Rodolfo Sabelli e Giuseppe Cascini. Tra i personaggi che sono stati coinvolti nelle indagini ci sono gli imprenditori Francesco Gaetano Caltagirone, Danilo Coppola, Stefano Ricucci, Giuseppe Statuto, Ettore e Tiberio Lonati; l'ex presidente di Unipol Giovanni Consorte ed il suo vice Ivano Sacchetti; l'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio; l'ex banchiere Gianpiero Fiorani.

Per l'accusa, l'acquisizione del 27% delle azioni da parte dei contropattisti avvenne in violazione del regolamento bancario il quale prevede un tetto massimo del 15%. Secondo gli inquirenti, la movimentazione delle quote Bnl avrebbe determinato plusvalenze milionarie ai contropattisti e alterato il valore delle azioni dell'istituto di credito.

7 aprile 2010

Corriere della Sera.it
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PATTO MINORANZA IN MPS TRA CALTAGIRONE E UNICOOP FIRENZE


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05 aprile 2010

I LAVORATORI AGILE EX-EUTELIA NELLA TRAPPOLA DI OMEGA - Parte 1


Video inchiesta sulla vicenda Agile ex-Eutelia

Migliaia di lavoratori in strada, cessioni d'impresa e fallienti premeditati, scatole cinesi e imprenditori senza scrupoli con amicizie pidduiste, la partita sulla fibra ottica, insomma storie di capitalismo reale!

Video realizzato da Clash City Workers

I LAVORATORI AGILE EX-EUTELIA NELLA TRAPPOLA DI OMEGA - Parte 2



Video inchiesta sulla vicenda Agile ex-Eutelia

Migliaia di lavoratori in strada, cessioni d'impresa e fallienti premeditati, scatole cinesi e imprenditori senza scrupoli con amicizie pidduiste, la partita sulla fibra ottica, insomma storie di capitalismo reale!

Video realizzato da Clash City Workers

03 aprile 2010

VOLANTINO PER IL BOICOTTAGGIO DEI PRODOTTI ISRAELIANI ALLA COOP DI PISA. I SOCI COOP SONO CONFUSI















Un volantinaggio autorizzato per boicottare i prodotti israeliani davanti alla Coop di Cisanello manda in confusione la presidente dei soci Coop pisani


Qualche giorno fa è stato distribuito un volantino davanti al negozio Coop di Cisanello (Pisa) da parte di un gruppo Bds (Boicottaggio disinvestimenti sanzioni per Israele) in cui si invitava i clienti a non acquistare prodotti di provenienza israeliana.
L'azione era stata autorizzata dalla presidenza dei soci Coop.

Nei giorni seguenti la Presidente della sezione soci Coop di Pisa, ha fatto una rapida marcia indietro, probabilmente su pressioni dall'alto. Insomma, da quel che leggiamo si è trovata tra due fuochi.

Da un lato una parte dei soci Coop che spingeva per l'iniziativa e conseguentemente la presidente ha autorizzato il volantinaggio, dall'altra immaginiamo che in seguito siano intervenuti altri stringenti elementi da parte autorevole, che hanno costretto la povera signora ad una repentina capriola tramite stampa.

Noi dei magazzini Unicoop possiamo aggiungere la nostra piccola esperienza personale.
Quando abbiamo fatto volantinaggio davanti ai negozi di Unicoop Firenze, siamo stati più volte allontanati o hanno minacciato di chiamare la polizia. E mica boicottavamo qualche prodotto. Macché! Volevamo solo informare i "famosi soci" di quello che stava accadendo nei magazzini de "La Coop sei tu". Insomma, visto che sei tu la Coop, ti dico cosa succede in casa tua...

Chi è interessato può leggere gli articoli inerenti alla vicenda:

Un volantinaggio alla Coop nella "Giornata della Terra per la Palestina"

Volantinaggio Bds: l'intervento della presidente dei soci Coop di Pisa


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ARTICOLO 18, ECCO LE CORREZIONI DEL GOVERNO. CGIL INSISTE: "NON BASTANO"


Dopo il rinvio alle Camere da parte di Napolitano già pronto il nuovo testo limitata la tempistica e i poteri dell'arbitrato nella risoluzione delle controversie di lavoro




Una via d'uscita in tre mosse. Dopo il rinvio alle Camere della legge sull'arbitrato da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il governo ha già praticamente pronte quelle che considera le soluzioni per superare le perplessità del Capo dello Stato. L'imperativo - per l'esecutivo e la sua maggioranza - è quello di non affossare l'istituto dell'arbitrato per la risoluzione delle controversie di lavoro, nella convinzione che si possano anche così decongestionare le aule dei tribunali. D'altra parte nel messaggio del Quirinale non è affatto contenuta una bocciatura dell'arbitrato. Si chiede, piuttosto, di renderlo compatibile con i principi e i vincoli costituzionali che tutelano il lavoratore.

Dunque, non si andrà ad alcun braccio di ferro con il Colle. Lo stesso Silvio Berlusconi, ha rassicurato ieri Napolitano, nel corso del colloquio che hanno avuto al Quirinale, sottolineando che durante la nuova stesura della legge ci si muoverà lungo la traiettoria indicata dal messaggio presidenziale.
Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha chiesto di fare in fretta. Da giovedì la Commissione Lavoro di Montecitorio riprenderà l'esame della legge.

I tecnici del ministero stanno già preparando il testo che dovrà recepire nella legge la dichiarazione di avviso comune sottoscritta tra le parti sociali (ad eccezione della Cgil) ancor prima che Napolitano decidesse sulla promulgazione. È questa la prima mossa perché esclude che il tema cruciale del licenziamento (protetto dall'articolo 18 per una parte dei lavoratori) possa essere affidato a un arbitro fin dalla stipula del contratto.

Secondo mossa: delimitare al massimo le materie sulle quali l'arbitro possa decidere secondo equità, senza cioè i limiti imposti dalla legge. A questo punto si dovrebbero togliere dal campo tutte le questioni attinenti i diritti inderogabili dei lavoratori. La terza mossa, infine, riguarda la decisione di Sacconi di rinunciare al potere che l'attuale versione della legge affida al ministro, di definire i campi di applicazione dell'arbitrato in assenza di un accordo tra le parti sociale.

Nonostante tutto questo lavorìo la Cgil non cambia linea: continua a essere contraria all'introduzione dell'arbitrato con queste caratteristiche. Dopo Pasqua, Corso d'Italia avvierà una campagna di informazione sui rischi legati all'applicazione della legge oltre al tradizionale pressing sui parlamentari dell'opposizione. Un gruppo dei quali ha presentato in questi giorni un articolato che ricalca la proposta Boeri-Garibaldi per l'introduzione del contratto unico e tutele via via crescenti. Critica la Cisl: "È questo il vero modo per superare l'articolo 18".

Si discute di conflitti di lavoro, mentre i segnali di ripresa sono assai deboli. Uno studio di Bankitalia curato da Fabio Panetta e Federico Maria Signoretti rivela che dall'inizio della crisi (estate 2007) i prestiti alle aziende si sono ridotti di 15 punti percentuali. E non ci sono schiarite in vista. Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria: "Sul fronte dell'accesso al credito avremo ancora momenti critici".

2 aprile 2010

Roberto Mania

La Repubblica

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LAVORATORI DEL CARREFOUR E DELLA PAM IN SCIOPERO









Oggi manifestazioni nazionali del personale del Carrefour a Roma e Milano.


Il 6 aprile si ferma la Pam

Giornate di sciopero e mobilitazione per i lavoratori delle catene di supermercati Pam e Carrefour.

Oggi, venerdì 2 aprile, sarà il Carrefour a scioperare per tutto il giorno, sulla base di una indizione unitaria della mobilitazione da parte si Filcams Cgil, Fisascat-Cisl, e Uil-tucs; a Roma e Milano ci saranno contemporaneamente due manifestazioni nazionali.

Secondo i sindacati "Carrefour disdetta il Contratto Integrativo Aziendale (CIA) e risparmia. I dipendenti pagano e lavorano di più". E forniscono alcuni esempi delle conseguenze di questa scelta: "Soppressione integrazione Malattia. L'azienda con la reintroduzione del Piano Aziendale cancella parte dei vantaggi previsti dal CIA, riducendo del 25% la retribuzione giornaliera dal 4° al 12° giorno di malattia (75% della retribuzione invece del 100%). Nell'Ipotesi di malattia di 12 giorni da indennizzare per i primi 3 giorni, non cambia nulla poiché il CCNL prevede il pagamento del 100% della retribuzione giornaliera; dal 4° al 12° giorno (9 giorni di malattia), si perdono 148,95 € per i contratti di 3° livello con tre scatti di anzianità, e 135,18 euro per quelli di 4° livello con tre scatti di anzianità."

Un altro grande problema secondo i sindacati, è quello della soppressione della pausa retribuita: "La soppressione della pausa retribuita prevista dal CIA provoca la seguenti perdite di retribuzione, poiché si lavorerà di più e si percepirà lo stesso salario. Considerando che la paga oraria di un lavoratore 4° L. con Pafu di 92,5 € e tre scatti di anzianità pari a € 61,98, corrisponde a € 9,29, si determineranno le seguenti situazioni: il lavoratore con orario in fascia unica operante su 6 giorni la settimana, perde 15 min al giorno, 90 min la settimana (1,5 ore) e 72 ore annue (1,5 h X 48 settimane lavorative).
La perdita economica lorda annua ammonterà ad € 668,88 (72 ore X € 9,29 retribuzione oraria = € 668,88)".
Il lavoratore con orario spezzato suddiviso in 5 giorni la settimana, "perde 20 min giorno, 100 minuti alla settimana (1,66 ore) e 80 ore annue (1,66 h X 48 settimane lavorative). La perdita economica lorda annua ammonterà ad € 743,20 (80 ore X € 9,29 retribuzione oraria = € 743,20).
Per il lavoratore part time che lavora su 5 giorni la settimana "perderà 10 minuti al giorno, 50 minuti alla settimana e 40 ore annue (50 min X 48 settimane lavorative = 40 h l'anno). La perdita economica lorda annua ammonterà ad € 371,60 (40 ore X € 9,29 retribuzione oraria = € 371,60)".

Altra soppressione riguarda il salario variabile: "La soppressione unilaterale del salario variabile previsto dal CIA, provocherà una perdita media annua per ogni lavoratore full time di 314,00 euro. In totale quindi, "la perdita di salario annuo per un lavoratore full time 4° L. con orario di lavoro in turno unico, riferita ai tre istituti presi in esame e oggetto di disdetta unilateralmente dall'Azienda, sarà la seguente: tra malattia, pausa non retribuita e salario variabile, sarà una cifra pari a 1.128,06 euro (e per i part time a 20 ore, 564,03 euro)".
Per i livelli 5 e 3, rispettivamente la perdita sarà di 1.043,77 euro (521,88 in caso di part time a 20 ore), e 1.234,02 euro (617,01 per il part time).

Tra i motivi dello sciopero, infine, "la soppressione del premio fisso aziendale unificato (PAFU), per i lavoratori neo-assunti nei punti vendita/Sedi. Con la disdetta unilaterale del CIA 2004 il lavoratore infatti non raggiungerà più il 100% del premio con una perdita lorda annua di € 544,00 (€ 680,00 - €136,00 = € 544,00)".

Per quanto riguarda la Pam invece, lo sciopero è previsto per martedì 6 aprile; le sigle unite dei sindacati denunciano: "Con una decisione unilaterale, l'azienda ha disdetto il Contratto Integrativo Aziendale che stabilisce e regola le condizioni economiche e di lavoro dei dipendenti PAM".

"Per far fronte alle proprie incapacità organizzative - proseguono le sigle - l'azienda pretende che i lavoratori siano sempre a disposizione e soprattutto a costi inferiori. Durante la trattativa per rinnovare il contratto integrativo ha deciso di non discutere le condizioni di lavoro e quelle economiche poste in piattaforma sollecitando, invece i lavoratori 'a restituire alcune conquiste del passato'".
Secondo i sindacati inoltre, "l'azienda ha chiesto di creare condizioni normative e economiche diverse tra i giovani assunti e i lavoratori più anziani; ritiene questa sua impostazione necessaria non solo per superare la crisi (che non è la crisi solo dell'azienda!) ma perché considera un 'privilegio' alcuni trattamenti economici e normativi oggi riconosciuti dal CIA ai lavoratori".

Per queste ragioni, i lavoratori e i sindacati chiedono la solidarietà dei consumatori, e li invitano a non recarsi al supermercato il 6 aprile.

2 aprile 2010

PISAnotizie.it

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01 aprile 2010

MUSSARI (MPS): ESTRANEI ALLA VICENDA EUTELIA, MA I LAVORATORI LO SMENTISCONO

In attesa del tribunale fallimentare il 7 aprile

Botta e risposta tra Mussari e i lavoratori di Agile ex-Eutelia sulla partecipazione azionaria della banca senese in Eutelia.


Il giudice del tribunale fallimentare di Roma ha disposto oggi un nuovo rinvio per la vertenza dei lavoratori Agile ex-Eutelia. Il rinvio al 7 aprile si è reso necessario perché la proprietà, attraverso i suoi legali, ha proposto in qualità di garante della fidejussione (necessaria all’ammissione al concordato preventivo) il nome di una società già inquisita, la Cofiart, una società cooperativa con sede legale in Sicilia, ad Agrigento.

Nel frattempo il Presidente di Monte dei Paschi Giuseppe Mussari, dichiara a La Nazione del 30 marzo che: "Banca Monte dei Paschi di Siena non ha mai avuto, non ha, e non avrà in futuro, niente a che fare con Eutelia. Lo abbiamo detto piu’ volte e lo ribadiamo oggi".

"La Nazione" Articolo completo

La dichiarazione è quantomeno imprecisa, come fa notare a stretto giro di posta, la risposta di Marco Tracinà, tra i leader dei dipendenti torinesi in lotta:

“Nelle dichiarazioni di Mussari c’è un’imprecisione evidente: nel dicembre del 2007 Monte dei Paschi acquistò il 2,283% di Eutelia a cifre che definir sospette è eufemistico tanto apparivano gonfiate.

Non è un’illazione, è una notizia tratta dal sito della Consob nell’area partecipazioni rilevanti delle società quotate; era il 13 dicembre e le quotazioni apparivano sospette considerando che prima dell’acquisto il titolo capitalizzava 235 milioni di euro mentre immediatamente dopo ne capitalizzava appena 110.

Tradotto per chi fosse poco pratico: questa strana operazione del Monte dei Paschi produsse per lo stesso istituto una perdita di circa 3 milioni di euro. Se Eutelia avesse recuperato anche il 100% del suo valore, Monte dei Paschi non sarebbe riuscita comunque a ripianare le perdite".

Risposta completa dei lavoratori ex Eutelia