12 giugno 2011

COOP CONSUMATORI NORDEST, BILANCIO 2010: UTILE IN NETTA FLESSIONE

L'utile netto passa da 6,5 milioni del 2009 a 3,7 (-43%)

Flessione anche nel prestito sociale che si attesta a 1,43 miliardi (-2,4%)

E' stupefacente come i soci accordino così tanta fiducia alla Coop guidata da Marco Pedroni dopo la
rovinosa gestione del 2008

Nonostante tutto la Coop prova un rilancio di immagine con numerosi vip del mondo politico ed economico di riferimento che intervengono durante l'assemblea sociale. Presenza massiccia delle istituzioni Coop, con il presidente della Lega, Giuliano Poletti e quello di Coop Italia, Vincenzo Tassinari. Inoltre Debora Serracchiani, europarlamentare PD e l'economista Noreena Hertz.

Reggio Emilia 11 Giugno 2011 Assemblea generale dei delegati: il Bilancio 2010 di Coop Consumatori Nordest

L'assemblea si è svolta a Reggio Emilia in un teatro gremito da più di 500 persone.
Protagonista la relazione di Marco Pedroni, che ha descritto oltre ai risultati del 2010, le prospettive future di Coop Nordest. Si sono alternati, fra gli altri, gli interventi dell'europarlamentare del PD Debora Serracchiani, (foto) di Vincenzo Tassinari presidente di Coop Italia e di Giuliano Poletti presidente nazionale di Legacoop.

A chiusura dei lavori l'intervento di Noreena Hertz, (foto) economista di Cambridge di fama internazionale, che ha presentato la sua più conosciuta teoria sul capitalismo cooperativo come antidoto alla crisi globale:"il mondo economico si trova ad un bivio: trasformare la crisi in una nuova opportunitá di giustizia sociale o prepararne una nuova e forse più drammatica"

In un Italia che registra un ulteriore calo del reddito disponibile delle famiglie, con un balzo all'indietro che ci porta nel 2011 ad avere lo stesso valore del 2001, Coop Nordest chiude un esercizio dal segno positivo con un risultato di 12,1 milioni di euro ante imposte.

“L'utile dell'esercizio 2010 è buono, ma non è questo il risultato più importante che ha raggiunto Coop Consumatori Nordest. Siamo felici di aver destinato quasi 6 milioni di euro in più del 2009 per le famiglie e i soci consumatori.” commenta Marco Pedroni, presidente di Nordest “E' giusto che in anni così duri una cooperativa di consumatori persegua non il maggior utile d'esercizio, ma il miglior equilibrio a vantaggio dei soci consumatori.”

In periodo di presentazione di bilanci delle imprese, Coop Consumatori Nordest mostra i numeri della propria distintività: il 2010 si chiude con un buon risultato economico, con un utile dopo le imposte di 3,7 milioni di euro. Questo risultato sarebbe potuto essere di 5,7 milioni di euro superiore se non si fosse varato un impegnativo piano di convenienza a favore dei consumatori.

Dall'inizio della crisi del 2008 Coop Consumatori ha moltiplicato gli sforzi a difesa del potere d'acquisto, percorrendo a pieno la propria missione di cooperativa di consumatori e riuscendo a garantire prezzi alimentari più bassi dello 0,75% rispetto al 2009. Fra le tante iniziative di convenienza ve ne sono di assolutamente originali e fortemente distintive, come lo sconto del 10% per chi ha perso il lavoro o è in cassa integrazione.

Nonostante questo impegno nel calmierare i prezzi, la Gestione Commerciale ha registrato un risultato positivo per 1,8 milioni di euro, grazie ad un forte rigore gestionale ed al contenimento dei costi logistici, come testimoniano i costi commerciali e di punto vendita diminuiti dello 0,31% rispetto all'anno precedente.

L'efficacia dei consorzi di acquisto, marketing e logistica (Coop Italia e Centrale Adriatica) unitamente all'azione della cooperativa hanno permesso di ottenere margini operativi sufficienti a non far pesare la crisi sui soci e consumatori.

“Sfogliando i dati del nostro bilancio, si coglie che la nostra distintività sta in molto altro, oltre che nella difesa del potere d'acquisto: sosteniamo 6,6 milioni di euro di costi per garantire l'attivitá democratica del nostro modello di governance. A maggio 2010 sono stati 9.135 i soci che hanno partecipato alle nostre assemblee e quest'anno riconfermeremo questi dati. Infine la solidarietà: 2,8 milioni di euro che anche in un anno così duro, non sono mancati verso le comunità locali del nostro territorio e verso i paesi terzi del mondo”.

Il prestito sociale si attesta fra i più sicuri del sistema cooperativo protetto da un rapporto prestito/patrimonio pari a 1,85, bel lontano dal 3 previsto da Banca d'Italia. Il tasso di remunerazione media del 2010 è stato pari all'1,04% superiore dello 0,22% rispetto all'Euribor a 3 mesi.

Le altre gestioni segnano un risultato positivo per 10,3 milioni di euro, con un importante risultato della gestione finanziaria. Per quanto concerne le partecipate, al secondo anno di attività Immobiliare Nordest ha registrato un risultato positivo, così come Enercoop, la società di distribuzione carburanti che presto vedrà nuove aperture sul territorio. Non raggiungono il pareggio nell'esercizio Ipercoop Sicilia e Nuova Planetartio, che però hanno registrato nel 2010 azioni gestionali che si prevede riporteranno all'utile nei prossimi anni.

Con questo bilancio, il patrimonio netto della cooperativa passa dai 779,5 milioni del 2009 ai 783 milioni del 2010, confermando Coop Nordest fra le imprese, non solo cooperative, maggiormente patrimonializzate del Nord Italia.

Soddisfazione infine per i dati occupazionali in controtendenza rispetto agli andamenti regionali e nazionali. In Nordest nessun posto di lavoro è stato perduto per la crisi e si è continuato ad offrire buona occupazione. Come lo scorso anno, a fronte dei risultati positivi di bilancio, sarà erogata la quota di retribuzione variabile.


Risultato d'esercizio 2010


572.819 soci (+ 2,5% sul 2009)
12,1 milioni di utile
3,7 milioni di utile dopo le imposte


Gestione commerciale:

• Vendite a 927 mio €, stazionarie rispetto al 2009
• Margine commerciale: 221,2 mio € ( +1,7 mio € rispetto al 2009 ) grazie ad un forte rigore gestionale ed al contenimento dei costi logistici
• Costi commerciali di punto vendita: -0,31% rispetto al 2009
• Benefici a soci e consumatori: 88,5 mio € (+ 5,7 mio € sul 2009)
• Inflazione Coop Nordest 2010:-0,75% sui prodotti alimentari rispetto al 2009

Prestito sociale

• Prestito sociale: 1.430,6 mio € (lieve flessione sul 2009)
• Rapporto Prestito / Patrimonio netto: 1,85 (1,87 nel 2009 ) contro un massimo rapporto stabilito da normativa Banca d'Italia pari a 3,0
• Portafoglio finanziario: struttura degli investimenti a basso rischio privo di componente azionaria
• Remunerazione media prestito 2010: 1,04% (Euribor 3 mesi 0,82% )

Altre gestioni:

• Utile delle altre gestioni: 10,3 mio €

Azioni di solidarietà:

• Brutti ma buoni, prodotti non vendibili donati a 76 associazioni del territorio: 1,5 mio € di valore
• Solidarietà internazionale a favore di 10 organizzazioni non governative su 7 progetti: 0,7 mio €
• Vantaggi per la comunità, 47 progetti solidali e culturali sul territorio per un valore di 0,6 mio €
• Totale delle azioni di solidarietà: 2,8 mio €


Patrimonio netto:

• Patrimonio netto 2010: 783 mio €
• Patrimonio netto 2009: 779,5 mio €
• Patrimonio netto 1999: 375,9 mio €


12 giugno 2011

PiacenzaSera.it


Il Centro Commerciale che non è un centro commerciale

11 giugno 2011

COOP ADRIATICA ELEGGE IL NUOVO PRESIDENTE

Adriano Turrini (a destra) proveniente da Coop Costruzioni è il nuovo presidente di Coop Adriatica

Succede a Gilberto Coffari che è da anni presidente di IGD, la società quotata e controllata da Coop Adriatica attiva nella compravendita e locazione di spazi commerciali

Si è insediato oggi, al termine dell’Assemblea generale che ha approvato il Bilancio 2010, il nuovo Consiglio di amministrazione di Coop Adriatica. L’organismo ha eletto all’unanimità il presidente, Adriano Turrini, e il vicepresidente, Giovanni Monti, sulla base della proposta formulata dalla Commissione elettorale. Il nuovo Cda di Coop Adriatica è composto da 25 consiglieri, invece di 30, e per la prima volta è a maggioranza femminile; ne fanno parte 12 presidenti di Distretto eletti direttamente dai soci Coop lo scorso aprile, 11 consiglieri tecnici e 2 consiglieri indipendenti.

Turrini succede a Gilberto Coffari, in carica dal 2006: “Ringrazio il presidente e tutti i consiglieri di amministrazione uscenti – ha dichiarato appena eletto – per l’impegno con il quale hanno guidato quella che oggi è una delle Cooperative più importanti e innovative del sistema Coop, ottenendo risultati positivi dal punto di vista economico, sociale e ambientale. Sono certo che il nuovo Consiglio, che ringrazio per la fiducia che mi ha accordato, il gruppo dirigente e tutti i lavoratori proseguiranno questo sforzo a beneficio dei soci, dei consumatori e delle comunità nelle quali Coop Adriatica è presente”.

La Cooperativa ha chiuso il Bilancio 2010 con vendite per 2.035 milioni di euro, il 4,3% in più di un anno prima, realizzate in una rete di 18 ipercoop e 142 supermercati in Emilia-Romagna, Veneto, Marche e Abruzzo. La proprietà è diffusa tra 1.108.000 soci (+4,6%), fra i quali 229.186 soci prestatori, per un ammontare del prestito sociale di quasi 2 miliardi di euro; occupa 9.046 persone, per il 92,7% a tempo indeterminato. Del gruppo Coop Adriatica fanno parte anche le società Igd, Robintur e Pharmacoop Adriatica e, tra le partecipate, Unipol Gruppo Finanziario (tramite Holmo, Lima e Finsoe), librerie.Coop, Eataly e Ipercoop Sicilia.

Con l’insediamento del Cda, che resterà in carica per i prossimi tre anni, si completa l’adozione della nuova governance della capogruppo avviata nel 2008: un sistema di governo che mira a garantire trasparenza ed equilibrio tra rappresentanza dei soci e gestione e, insieme, un maggiore coinvolgimento della base sociale nelle scelte. Da questo mandato, le Zone in cui sono organizzati i soci passano da 14 a 26, divenendo più piccole e numerose per rappresentare al meglio ciascun territorio. Lo scorso aprile, oltre 86 mila persone sono andate a votare nei negozi di Coop Adriatica, eleggendo direttamente 434 consiglieri delle 26 Zone soci e i 12 presidenti dei Distretti, che raggruppano le Zone, e che da oggi fanno parte del Cda.


11 giugno 2011

L'impronta L'Aquila



MPS: SCIOPERO A CONSUM.IT, CISL CHIEDE 'CHIAREZZA SU FUTURO'

Consum.it è proprietaria insieme ad Unicoop Firenze di Integra, la società che gestisce le carte di pagamento di Unicoop Firenze


Sciopero improvviso stamani dei dipendenti di Consum.it, la societa' di credito al consumo del gruppo MPS, con un presidio davanti alla sede principale della societa', a Calenzano, dove lavorano 210 dei 265 occupati complessivi della societa'.

''I lavoratori - dice David Bellaccini, della Fiba-Cisl di Firenze - chiedono solo di sapere quale sara' il loro futuro, perche' sono stanchi di ascoltare voci senza aver ricevuto chiarimenti dalla proprieta'. Il gruppo Mps infatti ha dato mandato mesi fa ad una societa' esterna di valutare la vendita di Consum.it. Da allora le voci su possibili soggetti interessati all'acquisto si susseguono, senza pero' che la societa' abbia sentito l'esigenza di fare chiarezza verso i lavoratori su quale sara' il loro futuro''.

10 giugno 2011

Ansa



"E' in gioco il futuro di 265 lavoratori"


10 giugno 2011

ESSELUNGA LICENZIA 4 DIPENDENTI PER «INIDONEITA'»

Si tratta di lavoratori che, dopo aver prestato per anni la propria attività per la Esselunga, sono stati licenziati su due piedi

Domani, 11 giugno manifestazione davanti all'Esselunga di Viale Umbria, a Milano

Milano - Si sono verificati di recente, due distinti episodi che hanno messo in apprensione le organizzazioni sindacali nel gruppo “Esselunga”. Solo nelle ultime settimane tre dipendenti in provincia di Milano e una lavoratrice, in provincia di Varese, sono stati licenziati per “inidoneità specifica alla mansione”.

Si tratta di lavoratori che, dopo aver prestato per anni la propria attività per la Esselunga, sono stati licenziati su due piedi. Immediata la protesta delle Organizzazioni sindacali che hanno avviato le procedure giudiziarie per tutelare i lavoratori.

In una nota di Cgil, Cisl, Uil, si legge: ”A fronte di tali comportamenti portati avanti da un’azienda tanto attenta all’immagine, ai propri clienti, quanto poco attenta ai problemi delle persone che quotidianamente con il loro lavoro contribuiscono al suo successo, alle organizzazioni sindacali non rimane che sensibilizzare tutti i lavoratori e l’opinione pubblica di quanto sta avvenendo. Un’azienda, Esselunga - ricorda la nota - che il 6 maggio è stata condannata dalla Sezione Lavoro del Tribunale di Milano in un procedimento per mobbing nei confronti di una dipendente RSU/RLS presso la filiale di Buccinasco".

Per sabato 11 giugno, alle 10, è stata indetta una manifestazione davanti alla Esselunga di viale Umbria a Milano.


10 giugno 2011

AgenParl

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CONSORZIO ETRURIA , A RISCHIO 110 DIPENDENTI IN MAREMMA

Sede consorzio etruria (foto Agostini)
L’azienda ha una sede anche a Follonica: vertice Comune-Provincia

GROSSETO- A rischio il posto di 110 lavoratori maremmani. Il Comune di Follonica, la Provincia e i sindacati uniscono le forze in aiuto dei dipendenti del Consorzio Etruria.

L’azienda, con sede a Montelupo Fiorentino (Empoli) e una succursale a Follonica, è una delle più antiche cooperative edili italiane e ora si trova alle prese con un periodo difficile: i vertici della cooperativa puntano a un «concordato preventivo in continuità» (per proseguire l’attività) e intanto circa cento dipendenti sono in cassa integrazione.

Una situazione che riguarda anche Follonica, tanto che il sindaco Eleonora Baldi ha chiesto all’amministrazione provinciale un incontro per approfondire tutti gli aspetti della vicenda, in particolare le ripercussioni sul territorio: alla riunione, convocata per lunedì, parteciperanno anche i sindacati e i rappresentanti delle aziende locali che collaborano con il Consorzio Etruria.

"Purtroppo — dice Baldi — non ci arrivano notizie confortanti: a preoccuparci sono le condizioni dei lavoratori della nostra zona, visto che da Caldana a Follonica ci sono 110 persone impiegate per l’azienda che ha una succursale anche nel Golfo. Il presidente della Provincia ha accolto la nostra richiesta di convocare un tavolo, in attesa dell’assemblea dei lavoratori convocata dalla cooperativa fiorentina per sabato 18".

Riunione in cui si discuterà anche di ammortizzatori sociali. E i problemi non toccano solo il personale: "Sappiamo — continua il sindaco di Follonica — che il Consorzio Etruria si stava occupando di molte opere. Con il Comune, invece, al momento non ci sono contratti aperti. Anzi, vorrei rassicurare i cittadini: l’azienda non è il referente per la realizzazione della nuova caserma dei carabinieri alla 167 Ovest. Per quell’edificio il Comune ha appaltato le opere (finanziate da un leasing) al Consorzio cooperative costruzioni di Bologna, che a sua volta ha affidato il cantiere al Consorzio Etruria. L’Amministrazione ha come referente il consorzio bolognese, che ci ha garantito la consegna entro i tempi stabiliti. Da alcuni giorni il cantiere è fermo per alcuni problemi tecnici: la chiusura sarebbe dovuta avvenire tra settembre e ottobre, aspetteremo qualche giorno in più".

E l’ippodromo dei Pini? "In questo caso — conclude il sindaco — nessuna ripercussione: il Consorzio Etruria è una delle società presenti all’interno della struttura, ma ormai le opere sono concluse e l’impianto è di proprietà del Comune".


10 giugno 2011

Marianna Colella

La Nazione.it


MPS TRATTA LA CESSIONE DI CONSUM.IT


Mps continua a vendere pezzi


Stavolta si tratta di Consum.it che è proprietaria insieme ad Unicoop Firenze di Integra, la società che gestisce le carte di pagamento di Unicoop Firenze

La mossa di Mps non dovrebbe essere molto gradita dalla Coop fiorentina che ancora non ha espresso la propria decisione sull'imminente aumento di capitale dell'istituto senese del quale detiene il 3%

Consum.it, la società di credito al consumo di Banca Monte dei Paschi, è sul punto di essere ceduta. Il gruppo senese ha infatti dato mandato al direttore generale Antonio Vigni di aprire l’iter di valutazione delle manifestazioni di interesse ricevute. La partita è circoscritta a Mediobanca, Bnp Paribas, e Banco Santander.

L’intenzione della Banca senese è cedere la maggioranza di Consum.it e realizzare una joint venture con un partner capace di valorizzare il business, senza mettere paletti troppo rigidi in questa fase: la soluzione e le eventuali quote della futura alleanza saranno infatti decise solo in sede di contrattazione, sulla base dei valori in gioco e delle prospettive di sviluppo della società.

Intanto Mps ha firmato a Roma un nuovo accordo con Rete imprese Italia, il soggetto unitario di rappresentanza che associa 2,6 milioni di Pmi: il presidente della banca di Siena, Giuseppe Mussari, e il numero uno di Rete imprese Italia, Giorgio Guerrini, riguarda temi come la sicurezza al lavoro, l’innovazione e il rafforzamento patrimoniale.


9 giugno 2011

SimpyBiz.net



CONSORZIO ETRURIA VERSO IL CONCORDATO PREVENTIVO

Non appena insediato, il presidente Sani presentò un bilancio 2009 trionfale, decisamente controcorrente, con oltre 500 milioni di fatturato (+ 9% rispetto all’ anno precedente) occupazione in aumento, neppure un’ ora di cassa integrazione. Oggi l’ indebitamento è arrivato a oltre 400 milioni di euro, e il Consorzio Etruria rischia il fallimento. Dunque non erano tutte rose e fiori.



Tremano i colossi del mattone in Toscana.

Oltre alla Btp di Calenzano che vende i cantieri alla società romana Impresa Spa, rischia il tracollo il Consorzio Etruria. Il gruppo di Montelupo Fiorentino, presieduto da Riccardo Sani, si appresta a chiedere un concordato preventivo.
Sono in ballo 800 posti di lavoro. La situazione sarà affrontata nei prossimi giorni con i sindacati e il 16 è previsto un incontro con l’ assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini. Ma sarà l’ assemblea dei soci, fissata a Villa Salingrosso per sabato 18 giugno, a decretare il destino della grande azienda.

Bocche cucite a tutti i livelli sulla vicenda Consorzio Etruria. Il presidente Riccardo Sani è fuori sede, nessuno parla al posto suo. Ci vanno cauti anche i dipendenti che sono in ansia per i possibili sviluppi. No comment anche da parte del sindaco di Montelupo Fiorentino Rossana Mori, che dovrà giocare un ruolo istituzionale, pur essendo un dipendente in aspettativa dello stesso Consorzio. La splendida sede, in Villa Salingrosso a Sammontana, sembra custodire in silenzio l’ agitazione che scuote dirigenti, soci e dipendenti di una delle più importanti realtà dell’ edilizia italiana.


Il Consorzio Etruria fa parte della Lega delle Cooperative che meno di un anno fa (era il 31 luglio 2010) indicò all’ unanimità, al vertice dell’ impresa Riccardo Sani da 36 anni manager di Unicoop. Non appena insediato, il presidente presentò un bilancio 2009 trionfale, decisamente controcorrente, con oltre 500 milioni di fatturato (+ 9% rispetto all’ anno precedente) occupazione in aumento, neppure un’ ora di cassa integrazione. Oggi l’ indebitamento è arrivato a oltre 400 milioni di euro, e il Consorzio Etruria rischia il fallimento. Dunque non erano tutte rose e fiori.


La crisi ha fatto certamente la sua parte con centinaia di appartamenti rimasti invenduti, il calo delle commesse pubbliche, grandi lavori non riscossi, fornitori non pagati, qualcuno che ha presentato il conto con decreti ingiuntivi.
Intanto da qualche settimana un centinaio di lavoratori sono in cassa integrazione ordinaria. Altri stanno facendo le ferie forzate. I sindacati hanno già preso visione del da farsi. Il 13 si terrà un incontro con l’ azienda, il 16 è in programma quello con l’ assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini che ha già dichiarato l’ impegno per garantire la “continuità dell'attività produttiva, e al tempo stesso per salvaguardare l'occupazione".
La Fillea-Cgil chiede un piano di risanamento e di rilancio imprenditoriale in grado di guardare al futuro.

Si profila il ricorso ad un concordato preventivo per salvare il salvabile. E’ al vaglio anche l’ ipotesi della vendita di gioielli di famiglia come la Inso, la Coestra, e l’ Etruria Investimenti, aziende del gruppo che per fortuna non sarebbero coinvolte nel piano di risanamento annunciato dal presidente Riccardo Sani e che sarà presentato all’ Assemblea dei Soci sabato 18 giugno nell’ auditorium di Villa Salingrosso.


8 giugno 2011

Antenna 5


09 giugno 2011

FALSE COOPERATIVE, FRODE PER 600 MILIONI

Indagate 20 persone per associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e altre 6 per riciclaggio

La guardia di finanza ha sequestrato beni tra cui un'imbarcazione di 32 metri e tre bar nel centro di Lodi


CREMONA
- Fatture false per oltre 600 milioni di euro e 120 milioni di evasione fiscale. E’ la truffa scoperta dalla guardia di finanza di Cremona che ha sequestrato terreni, immobili, un’azienda agricola con un’allevamento di cavalli di razza, autovetture di lusso tra cui anche Ferrari, un’imbarcazione di 32 metri nonché due società immobiliari e tre eleganti bar nel centro di Lodi, per un valore stimato di oltre 23 milioni.

Nell’inchiesta sono indagate 20 persone per associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e altre 6 per riciclaggio. I destinatari del provvedimento di sequestro sono due ex macellatori di 52 e 65 anni, di Spino d’Adda (CR): sarebbero loro secondo le indagini i responsabili della frode all’Iva, messa in atto negli ultimi 10 anni grazie ad una rete di finte cooperative di lavoro che ha emesso fatture false e evaso le tasse.

Rilevante anche l’evasione contributiva per gli 800 lavoratori, che gli indagati affittavano ad aziende della macellazione e della grande distribuzione e che retribuivano per metà in nero.



9 giugno 2011

Il Giorno

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CRAC COOP COSTRUTTORI ARGENTA: I SOCI PRESTATORI VOGLIONO I RIMBORSI

«Nonostante LegaCoop abbia dichiarato, nel corso dell’ultimo incontro avuto a Bologna, che non ci saranno i famosi tempi supplementari, noi non demorderemo.

Vogliamo un ulteriore contributo (finora i soci hanno avuto un rimborso, in più tranche, pari a circa il 50% mentre i possessori delle Apc si sono fermati al 42,5%) e garanzie sul prestito sociale che valga per tutti ovvero la difesa del prestito sociale.»


ARGENTA. Il Carspac1 non molla. I soci vogliono un ulteriore contributo da parte di LegaCoop ed una garanzia sul prestito sociale. Questi i punti fermi scaturiti nel corso dell’assemblea svoltasi lunedì sera presso il centro culturale Mercato alla presenza di un centinaio di soci.

«C’è ancora un marcato interesse questa annosa vicenda che si trascina da otto anni - afferma Valerio Cellini portavoce del Carspac1 - faremo tutto il possibile affinchè l’interesse continui ad essere alto. Nonostante LegaCoop abbia dichiarato, nel corso dell’ultimo incontro avuto a Bologna, che non ci saranno i famosi tempi supplementari, noi non demorderemo. Vogliamo un ulteriore contributo (finora i soci hanno avuto un rimborso, in più tranche, pari a circa il 50% mentre i possessori delle Apc si sono fermati al 42,5%) e garanzie sul prestito sociale che valga per tutti ovvero la difesa del prestito sociale. Su queste due questioni riprenderemo le iniziative. Faremo pressioni sulla legaCoop promuovendo una petizione od una raccolta di firme ed una serie di volantinaggi a supporto delle nostre ragioni. Abbiamo anche intenzione di coinvolgere i parlamentari ferraresi soprattutto a garanzia del prestito sociale. Nel corso di una prossima assemblea metteremo a punto le varie iniziative che abbiamo intenzione di intraprendere in quanto ricordo che il nostro obiettivo era quello di arrivare attorno al 60%».

Recentemente i vertici del Carspac1 hanno incontrato i dirigenti Legacoop (Poletti, Cattabiani e Benini) e con i politici del Pd, il consigliere regionale Roberto Montanari, il segretario provinciale Paolo Calvano, il segretario comunale Andrea Giacomoni e il sindaco di Argenta Antonio Fiorentini ma l’incontro non ha dato i risultati sperati.


8 giugno 2011

La Nuova Ferrara

Vedi anche:
«Coinvolgeremo tutti, Regione, Provincia, comune e partiti»


08 giugno 2011

MONTEPASCHI, SUL CAPITALE IN PIU' UNICOOP ASPETTA

Continua la suspance intorno all'adesione di Unicoop Firenze e altri soci all'imminente aumento di capitale di Monte dei Paschi

Nel frattempo il titolo viene massacrato in borsa e oggi tocca i minimi storici

Campaini ha sempre definita strategica
la partecipazione di Unicoop in MPS, non aderire significherebbe intraprendere una exit strategy da un'avventura finanziaria disastrosa


Unicoop Firenze non ha ancora deciso se aderire all'aumento di capitale di banca MPS, varato ieri dall'assemblea straordinaria, a Siena. L'aumento di capitale per 2,471 miliardi è suddiviso in due miliardi mediante emissione di azioni ordinarie e 471 milioni per il riacquisto di titoli «Fresh 2003».

Per Unicoop, che possiede il 3% di banca Mps, l'esborso potrebbe essere di 60-75 milioni, onere non indifferente visto che il bilancio 2010 del colosso della cooperazione ha visto un utile di 29 milioni.

Lunedi il presidente Turiddo Campaini ha partecipato all'assemblea a Siena, sabato riferirà all'assemblea generale dei soci di Unicoop Firenze. [...]

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7 giugno 2011

Mauro Bonciani

Corriere Fiorentino



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CASSA INTEGRAZIONE AL CONSORZIO ETRURIA


Sono 100 i lavoratori interessati al provvedimento



Villa Salingrosso a Montelupo, sede del Consorzio Etruria


IL CONSORZIO Etruria, il gigante dell’edilizia cooperativa toscana che ha sede a Montelupo Fiorentino, non naviga in acque tranquille per i problemi della crisi che attanaglia da tempo il settore dell’edilizia. Da qualche settimana un centinaio di lavoratori sono in cassa integrazione ordinaria, mentre altri stanno facendo le ferie arretrate. «Con l’azienda — dice Massimo Bollini della Fillea-Cgil di Empoli — avremo un incontro lunedì prossimo per fare il punto della situazione».

L’andamento del gruppo guidato dal presidente Riccardo Sani, entrato in carica da poco meno di un anno, «suscita apprensione nel sindacato» sia a livello locale che regionale. Infatti la Cgil e la Fillea toscane, in una presa di posizione in cui si parla dell’altra grande azienda edile toscana in crisi, la Btp, si occupano anche del Consorzio. «Crediamo sia necessaria una grande attenzione per la crisi del Consorzio Etruria.

Oltre all’incontro previsto il 13 in sede aziendale, è stata fissata una riunione il 16 in Regione con l’assessore al lavoro Gianfranco Simoncini. In queste sedi, la Fillea e la Cgil, oltre all’ attivazione dei necessari ammortizzatori sociali a difesa dell’occupazione, si attendono dal Consorzio un piano di risanamento e di rilancio imprenditoriale in grado di salvaguardare tutte le attività, anche in prospettiva futura, e di evitare un ridimensionamento che ne snaturi completamente il ruolo, con il rischio di completare così un processo di vera e propria colonizzazione della toscana per le grandi opere». Il tema della colonizzazione è riferito alla Btp, per cui si parla dell’interesse di un grande gruppo nazionale e di un’importante società cooperativa emiliana.

Il gruppo di Villa Salingrosso a Montelupo ha problemi soprattutto per quel che riguarda la capofila, il Consorzio Etruria appunto, mentre le società controllate, come Inso (l’azienda che ha costruito l’ospedale di Empoli) e Coestra, sembrano marciare in modo soddisfacente.


8 giugno 2011

La Nazione


MONTE PASCHI, SIAMO ALLA FRUTTA?

Il titolo sta crollando letteralmente a Piazza Affari, dove attualmente è scambiato a 0,732 (-5,4%) dopo che ieri aveva toccato i minimi storici

Il tutto mentre ci si accinge ad un difficile aumento di capitale


MONTE DEI PASCHI DI SIENA MATTEO CORSINI E' UN SUICIDIO SIAMO AL COLLASSO

Siamo al collasso del titolo del Monte dei Paschi di Siena che questa mattina segna un - 6% sulla notizia del riacquisto dei titoli Fresh, con una forte penalizzazione della plusvalenza prevista. La Fondazione Monte dei Paschi di Siena non sà più che pesci pigliare per mantenere la maggioranza sulla banca. Ma questo è un vero e proprio suicidio per gli azionisti che dovranno sopportare un ennesimo aumento di capitale doloroso. "Meglio vendere ad un player internazionale, diminuire la propria partecipazione ma fondersi con un colosso del sistema bancario."

"La strategia industriale della Fondazione Monte dei Paschi di Siena è un anacronismo, ma non detiene neanche il folclore delle contrade e del Palio, qui si gioca sulla pelle degli azionisti e dell'intera comunità senese."


8 Giugno 2011

CORSERA.IT

07 giugno 2011

CNNL COOP DISTRIBUZIONE, FILCAMS INFORMA SULLA TRATTATIVA

Filcams: andamento trattativa CCNL



Nei giorni del 30 e 31 Maggio si è tenuto l’incontro per la trattativa per il rinnovo del Contratto Nazionale delle imprese della distribuzione cooperativa, durante il quale le associazioni cooperative hanno presentato dei testi sul capitolo delle relazioni sindacali.

Nel confronto fatto in ristretta le associazioni hanno dichiarato di voler snellire il capitolo delle relazioni sindacali per renderlo più efficiente.

“In realtà dall’analisi dei testi” spiega la Filcams Cgil “abbiamo constatato la volontà di ridurre drasticamente il secondo livello di contrattazione, limitando le materie ad esso disponibili ed eliminando totalmente da queste organici, organizzazione del lavoro e salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.”

È stato depotenziato il confronto finalizzato ad intesa, che era stato il prodotto di mediazione nell’ultimo rinnovo, e scompare dall’articolato il termine partecipazione senza che venga proposta un’alternativa sul tema; ed è stato posto alla discussione un ampio articolo sulle deroghe al contratto nazionale che prevede un ventaglio quasi illimitato di casi in cui è possibile aprire una contrattazione per la modifica dei singoli istituti del contratto.

“Abbiamo dichiarato ancora una volta” prosegue la Filcams “la nostra netta contrarietà a una contrattazione di secondo livello che si pone l’obiettivo di ricercare la competitività delle imprese attraverso l’abbassamento del costo del lavoro, ed il conseguente peggioramento delle condizioni dei lavoratori.

Inoltre, abbiamo potuto verificare la non volontà delle associazioni di recepire le istanze contenute nella nostra piattaforma e di prendere atto delle contrarietà già espresse durante questi otto mesi di trattativa, dimostrando di voler declinare nei testi soltanto le istanze delle cooperative.”

La trattativa proseguirà nei giorni del 7, 8, 11, 12, 14 e 15 luglio, e resta confermato il tavolo previsto per il 13 e il 14 giugno il cui ordine del giorno è orario di lavoro e “assenteismo”. Vista l’importanza di questi argomenti, se i testi che presenteranno le cooperative non avranno una sostanziale differenza dall’impostazione tenuta a riguardo negli incontri in plenaria, proclameremo lo stato di agitazione.


7 giugno 2011

Filcams - Cgil


PER LA GESTIONE DELL'ACQUA PUBBLICA IL PRESIDENTE DELLA TOSCANA, ROSSI, PENSA ALLE COOP


Il governatore della Toscana pensa alla terza via tra intervento pubblico e affari privati con tante piccole cooperative, cittadini nella gestione idrica

Unicoop Firenze si è già segnalata sensibile all'argomento: nell'ottobre scorso ha lanciato la campagna Acqua di casa mia, con tanto di Littizzetto come testimonial




Tra pubblico e privato, la Toscana si prepara a percorrere la terza via sulla gestione dell'acqua. Che dovrebbe essere popolare ma molto più probabilmente, potrebbe rivelarsi cooperativistica. Almeno secondo il progetto che ha in serbo per il prossimo luglio il governatore Enrico Rossi che vorrebbe far entrare direttamente i cittadini nella gestione dell'acqua, trasformando le comunità in public company o in tante piccole cooperative.

Magari aiutate proprio da una centrale servizi cooperativa per la gestione della burocrazia, il coordinamento e quant'altro. Dipende da come verrà trasformata concretamente l'idea che il governatore ha da tempo in testa e che da qualche giorno inizia a disvelare in pubblico; e soprattutto dai risultati del referendum della prossima settimana.

Una vittoria dei sì ai due quesiti sull'acqua pubblica e sulla remunerazione della gestione darebbero a Rossi carta bianca. Una vittoria dei no o il mancato raggiungimento del quorum, gli legherebbero un po' le mani. Così, dopo essersi distinto ancora una volta dal suo contraltare fiorentino annunciato il suo sì per tutti e quattro i quesiti al contrario di Matteo Renzi che gli ha risposto che almeno sulla remunerazione del 7% ai gestori, è giusto votare no in maniera da garantire un ritorno agli investimenti, ha iniziato a spiegare il suo progetto.

Già a metà maggio, Rossi durante il convegno «Tutti per l'acqua, l'acqua per tutti», organizzato da Legacoop a Firenze aveva annunciato che comunque andrà il referendum, «entro luglio intendiamo presentare una proposta di legge di riordino dei servizi pubblici locali e quindi anche dell'acqua in cui, per la gestione, pensiamo ad un ruolo importante degli utenti riuniti in forma associativa.

Del resto l'articolo 43 della nostra bella Costituzione è un riferimento in tal senso. Ora dobbiamo approfondire sotto il profilo giuridico questa proposta per poi elaborare una legge organica del servizio idrico».

Un'idea che aveva già aperto il dibattito e, anche per la presenza dei cooperatori, aveva fatto intuire che si poteva trattare di un modello coop. A maggior ragione se si considera che, come ha spiegato il presidente di Legacoop Toscana Stefano Bassi, prendendo la palla al balzo, «da tempo, attraverso le nostre campagne e nostri comportamenti abbiamo dimostrato di avere attenzione all'acqua, quindi non deve meravigliare se invitiamo i nostri soci a votare Sì per il referendum. Per quanto riguarda la possibilità di una forma di gestione dell'acqua su base cooperativa fatta dai cittadini sul territorio, ovviamente siamo favorevoli e la vediamo come possibile via alternativa». Ieri Rossi ha aggiunto qualche tassello, ci ha messo un po' di cifre e, secondo alcuni, ha pure un po' dissimulato.

«Possiamo sperimentare una via mai percorsa finora» ha spiegato il governatore della Toscana, «e fare una scelta in favore dell'acqua pubblica, partendo proprio dal territorio. Penso a creare comunità di utenti che investano i loro risparmi nel servizio idrico. Basterebbero 100 mila persone in Toscana: se ciascuno di loro mettesse a disposizione 30 mila euro, potremmo disporre di un capitale di 3 miliardi». Una ipotesi sicuramente da public company, ma che diventerebbe difficile da realizzare senza la remunerazione di gestione che il referendum vieterebbe. E in quel caso, sarebbe molto più facile pensare al modello coop.


7 giugno 2011

Antonio Calitri

Italia Oggi


06 giugno 2011

BILANCIO UNICOOP FIRENZE 2010 IN LINEA CON LO SCORSO ANNO. LE INCERTEZZE SUL FUTURO



Bilancio positivo, ma resta il
buco su MPS

L'abbandono del format Iper e l'incertezza sulle strategie future delle cooperativa





Unicoop Firenze presenta il bilancio 2010 che è praticamente una fotocopia di quello dello scorso anno. L'utile d'esercizio è praticamente lo stesso a 29,4 milioni, il prestito sociale al 31/12 scorso era di oltre 2,8 miliardi, in leggera crescita (+0,96% sul 2009) e i soci prestatori erano a fine dicembre 255.292 (+1%).

Rimane la voragine determinata dalla partecipazione del 3% di Unicoop in Monte dei Paschi. Nel bilancio 2008 le azioni furono svalutate a 1,5 euro, portando la perdita a 189 milioni e il primo bilancio in rosso nella storia di Unicoop. Il titolo MPS al 31 dicembre scorso valeva 0,851 euro, porterebbe così un'ulteriore minusvalenza potenziale di oltre 120 milioni circa, che polverizzerebbe l'utile d'esercizio.

Ora ci avviciniamo all'aumento di capitale di Monte Paschi ed è presumibile che Unicoop Firenze che sta nel patto di minoranza con Caltagirone e Gorgoni, vi aderisca. Il presidente Turiddo Campaini ha sempre parlato infatti di investimento strategico e non avrebbe molto senso diluire le quote.
L'esercizio dei diritti in funzione dell'adesione porterà quindi un eventuale esborso di 60 milioni circa per Unicoop.

Intanto la cooperativa fiorentina sta rivedendo l'assetto dei negozi, con il definitivo abbandono del format iper. Le voci che davano per imminente la fusione per incorporazione con Unicoop Tirreno si allontanano. La Coop presieduta da Lami ritiene non conveniente un matrimonio mentre attraversa un periodo di difficoltà così marcato, che la metterebbe senz'altro in subordine. D'altra parte, dopo tre bilanci negativi, ci si chiede cosa possa succedere per riequilibrare i conti della ex Toscana-Lazio e più che altro in quali tempi. Una fusione abbatterebbe certamente i costi e renderebbe le due cooperative più competitive, il che non sarebbe affatto male. Certamente un pò di sfoltimento nelle alte sfere andrebbe fatto e forse anche questo ostacola l'operazione.

Un'ultima considerazione riguarda proprio il futuro delle Coop della GDO. I margini di profitto nell'attività caratteristica si assottigliano sempre di più e, se come pare con la retromarcia sugli iper, reggere il passo con la concorrenza diventa ancora più arduo, non resta che diversificare. Pare chiaro che uscire dal format degli iper è un'ammissione di un grave errore frutto di incompetenza, per il quale presumiamo che nessun dirigente ne risponderà.

Si cerca così di recuperare profitto con gli affitti delle superfici dismesse dagli iper trasformandole in fondi. Però non basta. Crediamo che se non si è stati competitivi su alcune tipologie di prodotti tanto da uscirne, Unicoop debba necessariamente guardare con più attenzione altrove. Ad esempio al grande bacino dei soci e alla fiducia che dimostrano verso Coop, a giudicare dall'enorme quantità di denaro che riversano sui libretti. I servizi di tipo finanziario andrebbero potenziati, seguendo l'esempio di Coop Adriatica.

Inoltre, non sarebbe sbagliato cominciare a pensare a servizi sociali come quelli di assistenza agli anziani (tipologia di socio Coop assai diffusa), compreso anche un servizio di spesa a domicilio, come già effettua la concorrente Esselunga, che data la vocazione sociale di Unicoop non si capisce perché non sia stato ancora messo in piedi. O non siamo competitivi neppure lì?

USB APRE LA VERTENZA SUL «TEMPO TUTA» IN UNICOOP TIRRENO


Il tempo per indossare la divisa deve essere compreso nell'orario di lavoro







Questa mattina, alla Direzione Provinciale del Lavoro di Roma, alla presenza di due Funzionari, USB ha incontrato un Rappresentante di Unicoop Tirreno ed ha gettato le basi per intraprendere una vertenza che potrebbe riguardare migliaia di lavoratori ai quali, contro la corrente giurisprudenza, viene imposto di indossare divisa di lavoro e Dispositivi di Protezione Individuale in orario di lavoro. I funzionari del Ministero hanno ricordato ad Unicoop Tirreno la costante giurisprudenza, ma la cooperativa non ha mostrato la volontà di risolvere la vicenda.


USB METTERÀ IN ATTO UNA CAMPAGNA LEGALE CHE PERMETTA AI LAVORATORI DI OTTENERE QUESTO ELEMENTARE DIRITTO E CHE CONSENTA DI MONETIZZARE GLI ARRETRATI DELL’ABUSO SUBITO.

Il datore di lavoro può certamente imporre ai propri dipendenti di indossare una divisa durante lo svolgimento dell'attività lavorativa: ciò evidentemente è un aspetto del potere imprenditoriale di organizzare liberamente l'attività produttiva. Tuttavia, questo potere del datore di lavoro non può andare a danno dei lavoratori: così, per esempio, il datore di lavoro non potrebbe pretendere che siano i lavoratori ad affrontare i costi per l'acquisto o per la pulizia della divisa.

Per gli stessi motivi, il datore di lavoro non può neanche pretendere che il lavoratore vesta e svesta la divisa al di fuori dell'orario di lavoro. Infatti, l'orario di lavoro rappresenta il confine tra il momento in cui il dipendente è soggetto al potere organizzativo e direttivo del datore di lavoro, e il momento in cui il lavoratore è sottratto a tale potere. In altre parole, il lavoratore è soggetto all'ordine, impartito dal datore di lavoro, di indossare la divisa solo nel lasso di tempo segnato dall'orario di lavoro; al di fuori di esso, ovviamente, il lavoratore non soggiace né a questa né ad altre manifestazioni del potere imprenditoriale.


Né si potrebbe obiettare, in contrario, che l'orario di lavoro è quello in cui il lavoratore esegue la propria prestazione lavorativa, strettamente intesa (per esempio, lavoro al tornio). In realtà, la prestazione lavorativa non può essere intesa in senso così rigoroso; al contrario, ogni attività che sia comunque funzionale alla esecuzione della prestazione lavorativa principale deve essere ricompresa nella nozione di lavoro e, dunque, nell'ambito dell'orario lavorativo.


Tanto per restare all'esempio del tornitore, è evidente che il suo lavoro non consisterà solamente nell'operare alla macchina ma, per esempio, anche nel prelevare dal magazzino i pezzi che andranno lavorati. Nessuno dubita che il tempo necessario a tale prelevamento rientri nell'orario di lavoro del tornitore; analogamente deve essere per la vestizione / svestizione, in quanto attività ausiliaria alla prestazione lavorativa principale, imposta dal datore di lavoro per il migliore funzionamento dell'azienda.


Neppure si potrebbe assimilare l'operazione di cui si parla ad una sosta non retribuita. Infatti, per legge (art. 6 u.c. RDL 13/11/24 n. 1825, convertito in L. 18/3/26 n. 562), le uniche soste non retribuibili sono quelle nell'interesse del lavoratore, mentre devono essere retribuite quelle svolte nell'interesse del servizio.


Il tempo di vita noi non lo svendiamo, per questo i delegati USB sono a disposizione all’interno dei punti vendita per raccogliere le adesioni dei lavoratori alla vertenza.


6 giugno 2011


USB - Lavoro Privato


04 giugno 2011

UNICOOP TIRRENO: CESSIONI IN CAMPANIA, TAGLI ED ESUBERI CONTRO LA CRISI

Intervista al presidente di Unicoop Tirreno, Marco Lami, che conferma l'uscita dagli Iper di Afragola e Benevento, come del resto noto.

Non è chiara però la politica adottata nei confronti dei dipendenti e i precedenti campani non fanno certo onore ad Unicoop Tirreno

Col sindacato si tratta per gli 82 esuberi recentemente annunciati e quasi tutti derivati dal centro di Vignale

Unicoop Tirreno quindi stringe i denti e rientrano le voci di una fusione con Unicoop Firenze, in quel caso gli esuberi sarebbero stati a carico degli organismi dirigenziali e la faccenda diventava più complicata.

Crediamo invece che la fusione tra le due cooperative sarebbe stata una buona cosa a livello industriale, l'ennesima occasione persa, e che si debba andare oltre alla naturale sinergia con Unicoop Firenze. Se attendiamo che le due cooperative siano sulle stesse posizioni di forza, rischiamo che l'evento non si verifichi nel prossimo decennio, quando la concorrenza potrebbe aver sferrato un colpo decisivo.

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VIGNALE. L'anno passato le vendite non sono andate bene e neppure quest'anno il carrello della spesa si riempirà come un tempo. Non accadeva dalla fine della Seconda guerra mondiale che le famiglie rinunciassero all'abbondanza in tavola.

Marco Lami, presidente di Unicoop Tirreno, una delle ammiraglie della grande distribuzione italiana, ha sottomano le ultime note di bilancio che presto porterà all'attenzione dei soci. Le assemblee iniziano lunedì. Ventinove riunioni per ascoltare gli umori del grande corpo sociale che conta quasi novecentomila tesserati in questa fetta di Toscana e Lazio cui si sommano propaggini campane.

Persone che non sono solo raccoglitrici di punti, titolari della popolarissima tessera a banda magnetica che offre la scelta dei premi sul catalogo o la possibilità di contabilizzare i bonus in sconti alla cassa. Sono anche un popolo di finanziatori: 270milioni di euro depositati cash nei libretti.

A loro Marco Lami spiegherà che i conti stanno migliorando, ma troppo lentamente. Il rosso è dimezzato rispetto a un anno fa ma la ripresa economica non si vede e quella che, forse, arriverà, non avrà lo sprint desiderato, procederà ondivaga e flebile. Unicoop ha bisogno di risposte chiare e di una rotta sicura. Poco meno di dodici milioni di deficit nel risultato netto non sono un dramma ma non possono essere sottovalutati.

Dunque come pensate di rientrare?
«Con alcune operazioni straordinare e una politica di rigore di tipo ordinaria».

Cominciamo con gli interventi straordinari.
«Puntiamo alla cessazione delle attività in alcuni punti vendita in forte perdita strutturale. Sono il supermercato di Benevento e l'iper di Afragola. Hanno una perdita che oscilla tra i 6 e i 7 milioni l'anno, metà del nostro rosso».

Dunque licenziate.
«È prematuro dirlo, faremo di tutto per ridurre al minimo l'impatto sociale. Le due realtà sono diverse tra loro. In entrambi i casi stiamo cercando soluzioni che non portino a sbocchi traumatici per le persone».

E le misure di "ordinario rigore" quali saranno?
«Tagliare i costi centrali. Auto, telefoni, consulenze...».

Avete annunciato 82 esuberi.
«Sì, ma su questo siamo all'inizio del confronto col sindacato. Sicuramente noi non siamo Fincantieri (intanto, a differenza di Unicoop Tirreno, in Fincantieri stoppano gli esuberi - nota blog), non mettiamo alla porta i dipendenti».

Contemporaneamente investite per aprire a Livorno nel Nuovo Centro, l'ex area Fremura.
«Un polo commerciale dove noi gestiremo il supermercato. Siamo in fase di attuazione».

Chiuderete il centro vendita della Rosa.
«Ci trasferiamo. Apriremo a settembre una consultazione con i cittadini del quartiere e con le autorità. Non sarà una scelta calata dall'alto. Valuteremo anche la possibilità di lasciare in zona un piccolo punto vendita».

Andate al Nuovo Centro solo per bloccare lo sbarco di Esselunga.
«No, niente di tutto questo. Noi siamo alla Rosa da oltre quarant'anni. A trecento metri da lì hanno deciso di aprire un centro commerciale nuovo. È normale che andiamo dove gli spazi commerciali siano migliori».

Però avreste preferito che ci andasse l'Ikea.
«Questo progetto non esiste. Noi procediamo avanti col nostro».

Quando aprirete?
«Con tutta probabilità nel 2013».

Anche nel caso Nuovo Centro la vostra sinergia con Unicoop-Firenze è determinante.
«La società Levante srl è al 50% tra le due coop».

Ma i fiorentini sono in utile e voi in perdita. Non è un matrimonio equilibrato.
«Non lo sarebbe se fosse un matrimonio, ma non lo è. Le due cooperative mantengono la loro autonomia. Abbiamo identità e radicamenti territoriali diversi che non intendiamo cambiare, pur riconoscendo che Unicoop-Firenze ha fatto degli sforzi seri per collaborare con noi. Impegni che però si basano su una reciproca valenza economica. Sinergie e collaborazioni strategiche ma non ci sono ipotesi di fusione tra le due coop. Né noi né i fiorentini la desideriamo».


2 giugno 2011

Il Tirreno

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02 giugno 2011

KUEHNE NAGEL: DOPO LE PROTESTE TROVATO L'ACCORDO


Sono stati riconosciuti ai lavoratori l'iscrizione al sindacato Slai Cobas, gli arretrati, il contratto nazionale dei lavoratori settore logistica e il livello di appartenenza operativa.


Un braccio di ferro che si è concluso con l'accordo tra le parti. Dopo le proteste e le tensioni a Brignano davanti alla sede della «Kuehne Nagel srl spedizioni internazionali», nel pomeriggio di mercoledì 1° giugno sono stati riconosciuti ai lavoratori l'iscrizione al sindacato Slai Cobas, gli arretrati, il contratto nazionale dei lavoratori settore logistica e il livello di appartenenza operativa.

Una vittoria importante che è arrivata dopo nuovi scontri e nuove tensioni che si sono verificate nella mattinata tra una cinquantina di lavoratori, in protesta per impedire il passaggio dei camion verso l'azienda, e i componenti delle forze dell'ordine in servizio. Ad avere la peggio, con lievi contusioni, sono stati sette operai egiziani, di età compresa tra i 23 e 36 anni, dipendenti delle due cooperative che hanno l'appalto della manod'opera all'interno della ditta.

La giornata di protesta, la seconda dopo quella di lunedì, ha avuto inizio alle 6 quando circa cinquanta dei 180 operai delle due cooperative si sono piazzati davanti all'azienda, consentendo a singhiozzo l'entrata e uscita dei camion per il carico e lo scarico delle merci. Un'operazione controllata da una cinquantina tra poliziotti e carabinieri. All'origine della protesta il mancato riconoscimento, da parte delle Cooperative Sirio e Proteo facenti parte del Consorzio Bergamasco Servizi, della rappresentanza sindacale Slai Cobas. Non solo questa la motivazione della protesta: i lavoratori già da lunedì alzavano la voce perché venissero affrontati al più presto i vari punti della piattaforma rivendicativa e in particolar modo l'adeguamento salariale.


1 giugno 2011

L'Eco di Bergamo.it


Precedenti:



01 giugno 2011

I SOCI DI COOP ESTENSE BOCCIANO LA NASCITA DI NUOVI IPERMERCATI


Coop Estense non vuole gli ipermercati






E' un pò bizzarra la situazione che si è venuta a verificare intorno al format degli ipermercati per Coop. Dopo aver spinto e pressato per averli, punto cardine all'interno dei centri commerciali, adesso pare che le Coop non sappiano gestire con redditività soddisfacente la vendita di prodotti non food, quindi tutto ciò che non è la classica spesa.

In buona sostanza, si assiste ad un ridimensionamento delle superfici degli iper, come sta facendo Unicoop Firenze e non solo, destinando lo spazio ricavato a negozi da affittare, attività facile da gestire nonché redditizia e abbandonando la commercializzazione di prodotti in cui Coop non riesce ad essere competitiva.

E' un ritorno alla formula antica del Superstore con una superficie di vendita tra i 2.500 e i 4.000 mq. Pare quindi prospettarsi la fine della tipologia iper per Coop, che invece è vincente in molti paesi del mondo, solo che occorre possedere un adeguato know how e le necessarie capacità manageriali, cosa che evidentemente Coop non ha in misura adeguata.

Si preferisce così ripiegare, per inseguire il format di un concorrente profittevole come Esselunga, la quale non ha mai sposato il modello degli ipermercati, preferendo la tipologia Superstore basata su di un'offerta prevalentemente alimentare, con integrazione di igiene per la casa e la persona.

Anche Coop Estense, il cui bilancio recente non brilla di certo, è contraria agli iper. Si, ma par di capire non solo ai suoi che nessuno la obbliga a fare, ma anche a quelli che potrebbe costruire la concorrenza. Non si sa mai ...

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Oggi, mercoledì 1° giugno, la Consulta Sociale di Coop Estense – il massimo organo consultivo della base sociale della cooperativa – si è riunita in via straordinaria per affrontare la delicata questione del nuovo Piano del Commercio in discussione nella provincia di Modena.

A seguito della netta contrarietà già espressa da tutte le associazioni di categoria, unitamente alla Lega provinciale delle cooperative e alla Cgil, con la stessa netta contrarietà anche i Soci di Coop Estense prendono le distanze dalle proposte presentate dall’Amministrazione Provinciale, ritenute pericolose per il futuro della rete commerciale modenese. In particolare la cooperativa denuncia le modalità con cui si è tentato di assumere e confermare, senza un coinvolgimento pienamente trasparente dei soggetti interessati, decisioni in evidente contrasto con qualsiasi logica commerciale o criterio pianificatorio, e soprattutto in assoluta contraddizione con le linee guida che la stessa Provincia aveva delineato in fase istruttoria.

L’avvio dell’iter del POIC era apparso in un primo tempo condivisibile ed apprezzabile in quanto mirava alla riqualificazione dell’esistente, al completamento di insediamenti già pianificati, nonché alla creazione di nuove opportunità per alcuni insediamenti di medie e grandi strutture non alimentari. Ciò ancora di più sulla base della constatazione dell’efficienza della rete alimentare provinciale, risultata la più conveniente dell’intera regione da indagini autonome ed imparziali (Nielsen, Il Sole 24 Ore, Codacons), in un momento congiunturale in cui i consumi vivono una fase di consistente e decisa contrazione. Nel modo più assoluto si escludevano nuove grandi strutture alimentari o ipermercati. E’ quindi con sorpresa e preoccupazione che si è avuta notizia della proposta di una serie di futuri possibili insediamenti di grandi strutture alimentari assolutamente ingiustificati.

In assenza di una qualsiasi seria analisi sullo stato della rete distributiva nei comuni interessati, la Provincia ha accolto la richiesta del Comune di Soliera di trasformare la grande struttura non alimentare di 5000 mq già pianificata nel comparto ex Sicem nel POIC 2006, in un vero e proprio ipermercato, per metà alimentare e metà non alimentare. In virtù della norma che autorizza la nascita di tale ingiustificato insediamento, a poche centinaia di metri da alcuni supermercati e a pochi chilometri dagli ipermercati di Carpi e Modena, si potrebbe consentire un’analoga operazione anche nei comuni di Campogalliano (area ex Bugatti) e nel comune di Finale Emilia (frazione Massa Finalese, area ex Bellentani), dove insistono aree ex industriali di recupero che potrebbero trasformarsi in altrettanti ipermercati.

Per la disinvoltura delle modalità di assunzione, per la carenza di analisi e motivazioni economiche esibite, per l’incuranza riservata allo stato dell’attuale rete commerciale, tali decisioni sembrano rispondere a logiche legate ad interessi immobiliari piuttosto che agli interessi del territorio, dei consumatori e degli operatori.

Il sospetto di una politica pubblica troppo condizionata da obiettivi finanziari e patrimoniali segna una grave svolta rispetto ad un’alta esperienza che sino ad oggi, proprio in forza di una pianificazione oculata, innovatrice ma condivisa, ha saputo determinare a Modena un modello di rete equilibrato, efficiente, conveniente e innovativo, soprattutto nel settore alimentare.

I Soci di Coop Estense non possono esimersi dall’esprimere allarme e preoccupazione e chiedono da parte della Provincia un giusto ripensamento di talune inaccettabili scelte respinte da tutti, quindi il ritorno ad un confronto che miri al consenso delle associazioni sindacali e di categoria e che ritrovi convergenza su un’ipotesi di pianificazione trasparente, equilibrata e condivisa.

Per questo obiettivo Coop Estense organizzerà una forte campagna di informazione nei confronti di Soci e consumatori, mettendo in campo tutte le iniziative di sensibilizzazione e mobilitazione utili compresa, alla fine di un percorso di assemblee territoriali, una raccolta di firme in tutta la rete della provincia di Modena.


1 giugno 2011

Sassuolo2000



UNICOOP TIRRENO IN CRISI? PAROLA AI LAVORATORI

Dopo le notizie preoccupanti uscite ieri sul Tirreno riguardo al mondo Coop, abbiamo contattato un delegato Rsu dell’Ipercoop di Livorno per saperne di più e soprattutto per conoscere la visuale di chi in Coop ci lavora e fa sindacato. Ecco cosa ha risposto alle nostre domande.


Partiamo dalla notizia uscita sulla stampa del possibile inglobamento di Unicoop Tirreno da parte di Unicoop Firenze, cosa ne pensi?

E’ una prospettiva di cui noi sentiamo parlare da tanto tempo, ma che poi non si è mai concretizzata. Credo che una fusione di quel tipo porterebbe con sé tanti problemi, soprattutto sul piano finanziario e delle poltrone ai vertici. Non mi sorprende infatti che Unicoop Tirreno per ora smentisca, pur confermando delle collaborazioni con Firenze come per l’operazione Nuovo Centro qui a Livorno.

Cosa cambierebbe per voi lavoratori con una eventuale fusione?

Non si può sapere con certezza, di certo se le avvisaglie sono quelle che stiamo vivendo adesso non c’è da stare sereni.

Ti riferisci agli esuberi annunciati dal Direttore del Personale Palmerio?

Sì ma non solo. Quegli esuberi altro non sono che il frutto di scelte sbagliate dell’azienda, e infatti Palmerio lo dice chiaramente quando parla di sede centrale di Vignale Riotorto troppo gonfiata in passato. E come sempre succede, quando un’azienda fa degli errori poi rimedia scaricando tutto sui soggetti più deboli, che nel nostro caso sono i precari e i lavoratori part-time. E’ come se dicessero “sì abbiamo commesso tanti errori ma ora li pagate voi ultime ruote del carro”.

Palmerio parla anche della necessità di passare ad una organizzazione del lavoro più flessibile, cosa intende?

Il legame fra la crisi aziendale e questo aspetto ci fa riflettere, ma non ci sorprende. E’ frequente purtroppo che un’azienda approfitti in un certo senso di un suo momento di difficoltà per far passare condizioni peggiori per i lavoratori. In quell’intervista Palmerio fa riferimento in particolare a due elementi: i turni di lavoro spezzati e la pluralità di mansioni. Due questioni molto delicate e che messe come le pone lui sembrerebbero anche dargli ragione, mentre ragione non ce l’ha affatto.

Allora spiegaci.

Innanzitutto il turno di lavoro spezzato che loro richiedono non è quello tipico da ufficio per intendersi, ma prevede quasi sempre un turno mattutino e un rientro serale fino a chiusura. In altri termini si parla di una disponibilità di tutta la giornata, che viene chiesta a lavoratori part-time che alla fine del mese mettono insieme appena 700-800 euro, e che in questo modo vedono tra l’altro messa a rischio la possibilità di svolgere altre attività lavorative per arrotondare il salario. Ma il problema non riguarda solo i part-time, ci sono anche tanti pendolari (sia part-time che full-time) che tutti i giorni dal lunedì alla domenica compresa devono fare molta strada per venire al lavoro e che con turni di quel tipo si trovano costretti a fare due volte in su e in giù con notevole dispendio di benzina, oppure a rimanere nell’ipermercato praticamente tutto il giorno senza neanche un misero buono pasto. Perché infatti c’è da aggiungere anche questo aspetto non da poco, l’azienda parla tranquillamente di aumentare i turni di lavoro spezzati ma allo stesso tempo non si adopera minimamente per munirsi di strutture e istituti per sostenere chi svolge questi turni lunghi. Nelle fabbriche e in tanti luoghi di lavoro ci sono le mense, nel nostro ipermercato (che per numero di lavoratori è equiparabile a una fabbrica) non ci spetta neanche un pezzetto di schiacciata quando rimaniamo al lavoro mattina e pomeriggio. Ed è così in tutti i negozi Coop, non solo nel nostro iper.

Passiamo all’argomento mansioni.

Anche qui Palmerio parla con una leggerezza inaudita. Leggo testualmente: “il personale deve essere disponibile a svolgere più mansioni, una cassiera ad esempio non può pensare di rimanere fissa alla barriera casse”. Palmerio dovrebbe sapere che c’è un Contratto collettivo nazionale di riferimento che individua le diverse mansioni, i rispettivi inquadramenti e i rispettivi salari. Lo so che per lui sarebbe tanto più bello se tutti i lavoratori con l’inquadramento più basso possibile sapessero svolgere tutte le mansioni. Un dipendente che sa stare in cassa, sa fare il gelato, sa fare il pane, sa cucinare, sa affettare il prosciutto, sa sfilettare il pesce, e fa tutto questo con l’inquadramento di addetto generico è il sogno di ogni azienda. Ma non funziona così. Da anni infatti siamo in lotta per il riconoscimento delle professionalità dei tantissimi lavoratori e lavoratrici che mandano avanti l’ipermercato, che sono previste dal Ccnl ma che l’azienda non è intenzionata a rispettare.

Nel passaggio finale Palmerio comunque annuncia che l’intenzione è quella di aumentare l’occupazione incrementando l’orario ai part-time.

Anche questo purtroppo è un imbroglio. Aumentare l’occupazione non è una cosa che puoi fare solo a parole, ma deve avere riscontro nei numeri. Esiste un aspetto quantitativo e uno qualitativo riguardo all’occupazione. Su quello quantitativo è presto detto: il trend delle ore di lavoro negli ultimi anni è stato di una diminuzione netta e pesante. Solo in questo 2011 perderemo circa 30mila ore di lavoro rispetto al 2010. Per me l’occupazione è questo: numeri, non parole. E i numeri dicono che nel nostro ipermercato si lavora sempre meno perché l’azienda fissa ogni anno obiettivi di produttività sempre più alti. Sul piano qualitativo poi non ne parliamo, visto che come ho spiegato sopra il tasso di instabilità e atipicità è sempre molto elevato.

Nell’ultima frase Palmerio parla anche di eliminare gli stagionali, di chi si tratta?

Questa parte mi ha inquietato più di tutte le altre. Coloro che in quell’articolo vengono definiti “stagionali” sono in realtà dipendenti che lavorano con noi da tanti anni (alcune anche dal 2003) e per 10-11 mesi all’anno, quindi non solo per le stagioni. Il fatto che venga annunciato senza troppi giri di parole che verranno “eliminati” fa rabbrividire, perché queste non sono scarpe vecchie ma persone che non possono essere mandate in mezzo alla strada così dall’oggi al domani. Spero che Palmerio intendesse solo che per il futuro eviteranno di creare nuovi precari (cosa che ci vedrebbe d’accordo), ma non che hanno intenzione di fare fuori chi ormai da tanto tempo aspetta una stabilizzazione. La cosa più squallida è che vengono messe contro tra loro le due categorie più deboli, i precari e i part-time, sostenendo che per aumentare le ore ai secondi devono essere tagliati i primi. La verità è che ci sarebbero stati gli spazi per tutti, e lo abbiamo dimostrato in numerosi incontri con l’azienda. Vanamente.

Palmerio sostiene che devono stare al passo con la competitività di altre aziende.

E’ la solita filastrocca che sentiamo da tanto tempo: “Non siamo come gli altri ma per stare sul mercato dobbiamo fare come gli altri”. Parole che non ci hanno mai convinto e mai ci convinceranno.

In conclusione, possiamo dire che c’è una Coop in crisi e i suoi lavoratori in guerra?

No, possiamo dire che i lavoratori Coop hanno tutto l’interesse che l’azienda navighi in acque sicure e superi le sue difficoltà, ma questo non può significare che a pagare con gli sforzi maggiori siano sempre le parti più deboli. Per noi questo significa che l’azienda ricerchi ricette e soluzioni insieme ai lavoratori e a chi li rappresenta, ma purtroppo troviamo sempre di fronte un muro insormontabile che ci costringe ad azioni di lotta come le ultime che abbiamo intrapreso.


1 giugno 2011

red

Senza Soste.it


UNICOOP TIRRENO 80 ESUBERI E DA QUESTA ESTATE STOP AGLI STAGIONALI

I dirigenti della Coop non non pensano tuttavia solo a tagliare gli esuberi. Chiedono ai sindacati di passare ad un’organizzazione del lavoro più flessibile, sia sugli orari che sulle mansioni


Paolo Palmerio con Francesca Addis (Unicoop Tirreno)


LIVORNO. Ottandue esuberi, 74 nella sede di Vignale Riotorto, 8 in quella di Terni. Sono questi i numeri che il direttore del personale della Coop Tirreno, Paolo Palmerio, ha comunicato ai sindacati. «Ai sindacati non ho portato, né porterò, lettere di licenziamento», rassicura il Palmerio. Ciononostante la Coop è intenzionata a portare avanti il suo progetto di ristrutturazione. I sindacati hanno chiesto di verificare i numeri ufficio per ufficio. Ma i conti in realtà i dirigenti Coop li hanno già fatti. E molto probabile che si faccia ricorso agli ammortizzatori sociali, accompagnando i più anziani, per contributi ed età, al pensionamento. Ma prima occorre passare dalla verifica e da un eventuale accordo.

Ma come è possibile che gli organici si siano gonfiati così tanto da rendere nececessari tagli così drastici? «Quattro anni fa - spiega Palmerio - abbiamo ristrutturato le rete di vendita. Gli iper erano strutturati come aziende autonome, avevano un’amministrazione separata e ognuno provvedeva per conto proprio agli acquisti. Avevamo dieci ipermercati, tutti con la propria struttura contabile e commerciale». La ristrutturazione ha dunque alleggerito la rete, ma appesantito il centro di Vignale. «Ora siamo arrivati al nodo - sostiene il direttore del personale -, dobbiamo ridurre i costi centrali». La sede di Terni, ereditata dopo la fusione con la Coop dell’Umbria, sarà chiusa. Ai 74 esuberi di Vignale sarà offerta in prima battuta la possibilità di una ricollocazione nella rete di vendita.

«Per noi è molto più difficile ristrutturare e tagliare i costi. I nostri concorrenti privati chiudono, interrompono la contrattazione integrativa e moltiplicano le mansioni. Non possomo certo confontarci con loro - sostiene Palmerio - per questo abbiamo preso a riferimento le performance di altre cooperative. La media dei nostri costi centrali è del 4% sul fatturato (circa un miliardo e 200 milioni). Il costo medio di altre Coop e del 2,6% ed oscilla dal 2% dell’azienda più virtuosa, l’Unicoop Firenze, alla nostra».

I dirigenti della Coop non non pensano tuttavia solo a tagliare gli esuberi. Chiedono ai sindacati di passare ad un’organizzazione del lavoro più flessibile. «L’orario di lavoro dei dipendenti della rete commerciale è di 37 ore settimanali - spiega il direttore del personale, distribuito generalmente in un solo turno, la mattina o il pomeriggio. Il rapporto tra turno unico e quello spezzato è di 5 a 1. In molte altre aziende concorrenti questo rapporto è rovesciato e questo ci rende meno competitivi».

Non solo più turni spezzati ma anche disponibilità del personale a svolgere più mansioni. Lo dice chiaramente Palmerio: «Una cassiera non puo pensare di rimanere sempre fissa alla barriera casse». In cambio Coop Tirreno ha promesso ai sindacati che investirà tutte le risorse che deriveranno dalla maggiore flessibilità per trasformare i contratti part-time (circa 2.500 su 5.012) in full-time o, comunque, con orari più estesi. Il recupero delle flessibilità dovrà servire anche ad eliminare il ricorso agli stagionali, che già da questa estate si pensa di eliminare.



31 maggio 2011

Giorgio Pasquinucci


Il Tirreno


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