16 luglio 2011

TASSA SULLE CAUSE DI LAVORO: ALZATA LA SOGLIA DI ESENZIONE DAL CONTRIBUTO


Esonerati dal pagamento della tassa sulle cause di lavoro lavoratori con un reddito inferiore a 31.884 euro l’anno




La mobilitazione contro l’estensione della tassa del “contributo unificato” per tutte le cause di lavoro, ha raggiunto un primo parziale, ma importante, risultato: in Senato è stata innalzata la soglia di esenzione dal pagamento; saranno esonerati i lavoratori con un reddito inferiore a 31.884 euro l’anno.

La 'mailbombing' che abbiamo messo in atto nei giorni scorsi e che ha intasato, con decine di migliaia di email, le caselle di tutti i senatori ha funzionato.

Questo risultato ci incoraggia a continuare questa mobilitazione, per la revoca totale di questa grave ed ingiusta tassa sulle cause di lavoro, che come sindacato USB ci ha visto in prima fila, anche in questa campagna, insieme all’impegno di tante realtà e associazioni.


17 luglio 2011

USB - Unione Sindacale di Base


15 luglio 2011

CHI SI RICORDA DI ARMANDO VANNI?



La parabola discendente del
manager  Vanni Armando è davvero impressionante.




 

Il geometra di Piazza al Serchio dopo una carriera tutta interna al Consorzio Etruria che lo vede arrivare fino alla presidenza nel 1996, fa il grande balzo nel gennaio 2008 quando viene nominato Presidente del Consiglio di Gestione di Unicoop Firenze, Campaini rimane presidente a vita nel Consiglio di Sorveglianza che nomina quello di gestione. L'incarico dura poco, infatti Vanni viene silurato dallo stesso Campaini appena un anno dopo, ma tanto basta per farlo ricordare ai dipendenti dei magazzini Unicoop di Scandicci. Fu infatti il braccio armato di Campaini & co. nella vertenza passata alle cronache come i ladri di merendine che portò al licenziamento di 7 dipenti, poi reintegrati dal giudice.

Vanni si distinse insieme a Piero Forconi, allora capo del personale, per la sprezzante apparizione alla trasmissione tv Mi manda Rai Tre (consigliato l'ascolto dal minuto 21:40) dove, arrampicandosi sugli specchi, cercò di giustificare la linea indifendibile di Unicoop sui licenziamenti. Vanni in particolare rappresentò la figura dell'integrità assoluta, della quintessenza dell'onestà senza se e senza ma, che non tollera nessuna debolezza (ammesso che quella riguardante i colleghi ingiustamente accusati fosse stata tale), neanche la minima infrazione. Insomma, un uomo tutto di un pezzo.

Poi, dopo il suo allontanamento in fretta e furia da Unicoop, sul quale formulammo una nostra ipotesi, la strada si fa dura per il geometra garfagnino. Accetta la presidenza della disastrata BTP di Riccardo Fusi, accusato di corruzione nell’inchiesta fiorentina sull’appalto per la scuola marescialli dei carabinieri, filone toscano dell’indagine sui grandi eventi. Proprio una telefonata tra Vanni e Fusi ha corroborato un esposto che ha dato il via all'inchiesta fiorentina sulla bretella autostradale 'fantasma' Lastra a Signa-Prato.

Nell'intercettazione del novembre 2009 il moralizzatore Vanni dice: «Qui si tratta di lavori che per una storia o per l'altra non sono andati in gara. Perché se la bretella fosse andata in gara, ma figurati te, se non avremmo fatto un 20-30% già allora. C'abbiamo fatto tutte le varianti che c'é parso. Ora la stessa cosa vale anche per la linea 2" aggiunge riferendosi, probabilmente, alla tramvia fiorentina, "perché è un project, ci s'é lavorato, non abbiamo avuto concorrenti, per cui l'abbiamo presa a prezzo pieno»

Complimenti per la trasmissione, Armando.

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Bretella per Prato, l'inchiesta sull'opera fantasma parte dall'intercettazione dell'ex presidente della BTP

Un esposto ha dato il via agli approfondimenti ed è stato corroborato da una telefonata di Riccardo Fusi con un imprenditore


E' partita da un esposto l'inchiesta fiorentina sulla bretella autostradale 'fantasma' Lastra a Signa-Prato. Lo spunto è stato poi corroborato dal contenuto di una telefonata fra l'allora presidente dell'impresa edile Btp, Riccardo Fusi, e un altro imprenditore. Il colloquio venne intercettato nell'indagine sulla cricca e i Grandi eventi. Il costo stimato nel 2006 per l'opera era di 243 milioni ma, secondo gli investigatori - l'inchiesta è coordinata dai pm Luca Turco e Giuseppina Mione, gli stessi di quella sui Grandi eventi - il progetto è stato più volte rivisto e le spese previste hanno toccato i 384 milioni.

Per ora, però, solo la Regione ha stanziato fondi: 29 milioni di euro che, secondo gli investigatori, sono nella disponibilità della società che si aggiudicò il projet financing, la 'Societa' infrastrutture toscane (Sit)', e di quella che avrebbe dovuto realizzare l'opera, la 'Bretella scarl'. La 'Sit' era composta da varie società, fra cui Btp e Consorzio Etruria. Di quest'ultimo è stato amministratore delegato Armando Vanni. Entrambe le aziende stanno affrontando problemi societari e finanziari.

Nell'intercettazione, del novembre 2009, parlando della bretella, Vanni spiega a Fusi: "Qui si tratta di lavori che per una storia o per l'altra non sono andati in gara. Perché se la bretella fosse andata in gara, ma figurati te, se non avremmo fatto un 20-30% già allora. C'abbiamo fatto tutte le varianti che c'é parso. Ora la stessa cosa vale anche per la linea 2" aggiunge riferendosi, probabilmente, alla tramvia fiorentina, "perché è un project, ci s'é lavorato, non abbiamo avuto concorrenti, per cui l'abbiamo presa a prezzo pieno".

La società consortile 'Bretella scarl' - annotavano i ros nelle carte dell'inchiesta Grandi eventi - è nata il 10 ottobre 2006 "per la progettazione e realizzazione della bretella a pedaggio Lastra a Signa - Prato", con un capitale sociale di 10.000 euro. Ne facevano parte: Btp spa (50%); Consorzio Etruria (17,5%); Cooperativa autotrasportatori fiorentini (0,1%); Ergon Engineering and Contracting Consorzio Stabile (25%); Cmsa società cooperativa muratori sterratori ed affini (7,4%). Nel presentare la firma della convenzione con Sit, il 17 luglio 2006, un comunicato della Regione spiegava che si sarebbe trattato della "prima autostrada regionale in Italia realizzata tramite project financing" e che il tratto sarebbe stato a pedaggio. I tempi previsti erano "un anno e mezzo per la progettazione, l'approvazione e la cantierizzazione. Tre anni per la realizzazione con previsione di conclusione entro il 2010", quando "i veicoli giornalieri che transitano sulla bretella saranno in media 41 mila".

"L'arteria .- veniva spiegato - si svilupperà tra Lastra a Signa (all'altezza dell'ingresso nella Sgc Firenze-Pisa-Livorno) e Prato, consentendo, tra l'altro di connettere la città di Prato con la stessa Fi-Pi-Li". Fra le opere previste lungo il tracciato, tre viadotti e quattro svincoli intermedi.



14 luglio 2011

gonews.it

14 luglio 2011

I DIPENDENTI DEL NEGOZIO LE PIAGGE RESTITUISCONO LE TESSERE DELLA FILCAMS




La protesta contro la Filcams fiorentina e la segretaria Orlandi, si allarga




Dopo il pasticciaccio brutto dello sciopero e l'opacità sospetta della trattativa sul contratto integrativo, gli iscritti del p.v. de Le Piagge restituiscono le tessere alla Filcams-Cgil di Borgo de' Greci

Ecco cosa scrivono i colleghi del negozio de Le piagge:


FIRENZE, 8/07/2011

ALLA: CGIL BORGO DEI GRECI FIRENZE
ALLA CORTESE ATT.NE DELLA SEGRETERIA
PROVINCIALE FILCAMS BARBARA ORLANDI

I lavoratori iscritti e simpatizzanti Cgil del negozio delle piagge (pdv 048) chiedono a codesta struttura di intervenire con urgenza alla sostituzione del delegato sindacale non più presente in negozio da vari mesi (con forza lavoro nel negozio di campi bisenzio da tempo....) e da molto tempo non più rappresentativo.

In merito al comportamento sia delle rsu sia della struttura, siamo a restituirvi le tessere, almeno fino a quando non ci sarà un motivo più che valido perché siano rifirmate con convinzione le nuove deleghe.

Seguono firme degli iscritti e simpatizzanti nonché lavoratori Pdv 048 Le Piagge

Documento di origine



13 luglio 2011

E' POLEMICA TRA CGIL E UIL SULL'INTEGRATIVO DI UNICOOP FIRENZE

La vicenda della trattativa sull'integrativo assume connotati sempre più opachi e polemici

Botta e risposta tra Filcams-Cgil e Uiltucs- Uil Toscana sull'impegno assunto gli "affidamenti" verbali relativi al Contratto Integrativo Aziendale


Continuano le polemiche sindacali intorno al rinnovo del CCNL Coop, ma soprattutto in merito alle trattative per il contratto integrativo di Unicoop Firenze.

Riportiamo in link due documenti. Il primo è della Filcams-Cgil Toscana pervenuto in alcune realtà lavorative (non tutte per la verità) appena il giorno prima dello sciopero nazionale.
Nel testo Filcams sostiene che i temi trattati sul rinnovo del CIA sono stati trattati UNITARIAMENTE.

Aggiunge inoltre che: «La trattativa Unicoop è stata condotta oltre che dalle Segreterie Regionali anche dal Coordinamento e dall'Esecutivo Unitario dei delegati, e a quel tavolo si sono assunti l'impegno di essere conseguenti agli affidamenti verbali, al fine di giungere ad un'ipotesi di accordo unitario.»

Proprio questo stralcio non è piaciuto alla Uiltucs-Uil Toscana che lo riprende nel suo comunicato di risposta per precisare che: «Onde evitare disguidi e fraintendimenti, una volta espletati i passaggi richiesti dall'imminente CCNL, chiediamo che venga fatto un ATTIVO UNITARIO dei delegati CGIL-CISL-UIL della cooperazione prima della ripresa delle trattative con Unicoop Firenze. Questo allo scopo di rendere noto e chiaro a tutti tali "affidamenti" e se essi sono conseguenti alla piattaforma rivendicativa votata dai lavoratori di Unicoop Firenze.»


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CCNL COOP DISTRIBUZIONE: FILCAMS NAZIONALE INFORMA SULLO STATO DELLE TRATTATIVE


Comunicato sindacale Filcams Cgil Nazionale sull’andamento della trattativa del CCNL Coop della distribuzione








COMUNICATO SINDACALE

Care/i compagne/i

innanzitutto la Filcams CGIL Nazionale esprime grande soddisfazione per la riuscita delle 8 ore di sciopero che nella maggior parte dei territori sono state effettuate il 9 luglio, facendo diventare quella giornata un grande unico sciopero nazionale dei lavoratori della distribuzione cooperativa. L'adesione è stata oltre le aspettative, dimostrando che le istanze della Filcams Cgil non sono strumentali ma trovano l'ampia condivisione dei lavoratori

Nei giorni 11 e 12 Luglio 2011 il tavolo è ripreso e abbiamo quindi proposto alle cooperative di riprendere la trattativa cambiando il terreno su cui lavorare che quindi non può continuare ad essere quello finora proposto.


Di contro ci è stato risposto che nulla è ritirato dal tavolo, compreso la malattia, finché la Filcams CGIL non sarà in grado di fare proposte che recuperino tutto il differenziale di costo del lavoro di cui le cooperative dichiarano di aver bisogno per competere sul mercato con le aziende private.

Ci sono stati proposti dei nuovi testi sull’orario di lavoro che sostanzialmente ancora una volta recepiscono la loro volontà di depotenziare il ruolo delle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro ma soprattutto riconfermano la volontà di fare un doppio regime sugli orari per i nuovi assunti.

La trattativa si sta dunque avvicinando ad una fase decisiva in cui si verificherà se le cooperative hanno intensione di fare un contratto dignitoso per i lavoratori.

La trattativa riprenderà il giorno 14 Luglio 2011 alle ore 13,00 ma la delegazione trattante Filcams è convocata alle 11,30 presso l’Hotel Metropole a Roma.

Buon Lavoro



Roma, 13 luglio 2011


p.la Filcams Cgil Nazionale Carlini/Sgargi/Di Labio


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12 luglio 2011

IN MERITO ALLO "SCIOPERICCHIO" DELLA FILCAMS FIORENTINA...

Dubbi, perpelssità, sospetti, malumori e critiche sulla gestione dello sciopero nazionale Filcams-Cgil in Unicoop Firenze

Davvero un brutto episodio che la segretaria Orlandi e i suoi fidi dovrebbero chiarire


Ci pervengono informazioni circa malcontenti riguardo la "particolare gestione" che Filcams-Cgil di Firenze ha tenuto in merito allo sciopero nazionale contro le richieste delle associazioni cooperative presentate al tavolo per il rinnovo del CCNL.

Ad esempio all'Iper di Lastra a Signa è stata richiesta un'assemblea chiarificatrice sui perchè di una informazione completamente ASSENTE sul suddetto sciopero. Vi dovrebbero partecipare i vertici provinciali (la rediviva Barbara Orlandi ?).

La stessa ASSENZA totale di info (volantini, comunicati ufficiali, indicazioni ai delegati ecc..) la possiamo tesimoniare anche direttamente NOI dei magazzini Unicoop Firenze ... i delegati Filcams non sapevano che rispondere a tutte le domande che gli venivano poste in proposito. (chissà che per saperne di più non gli convenisse collegarsi al nostro blog ;-)

Se avete anche voi, colleghi/e, esperienze analoghe, fatecele pervenire. Grazie.

11 luglio 2011

USB: COMUNICATO SULLA TRATTATIVA PER IL RINNOVO DEL CCNL DELLE COOP DISTRIBUZIONE

COMUNICATO NAZIONALE TRATTATIVA RINNOVO CCNL DISTRIBUZIONE COOPERATIVA




Siamo ai giorni della possibile stretta finale per il rinnovo del Ccnl della Distribuzione cooperativa.

USB (pur non essendo presente al tavolo nazionale di trattativa) può contare iscritti/e, simpatizzanti e delegati/e Rsu in diversi negozi Coop italiani, tutti molto preoccupati dalle notizie che trapelano dai comunicati ufficiali provenienti dalle parti trattanti. Vediamo dunque gli aspetti più importanti in discussione.

MALATTIA - La proposta delle imprese cooperative consiste nel voler corrispondere per i tre giorni iniziali, nel corso di un biennio, il 100% della retribuzione per i primi sei eventi, il 50% per il 7° e l’8° evento e zero dal 9° evento in poi. UN ATTACCO AL DIRITTO ALLA MALATTIA CON CUI DICONO DI VOLER COLPIRE L’ASSENTEISMO MA COL QUALE INVECE PENALIZZANO TUTTI INDISTINTAMENTE.

ORARIO DI LAVORO – Le Coop propongono di fissare l’orario di lavoro per i nuovi assunti in 40 ore settimanali (anziché 37 o 38 come adesso) a pari salario per i primi 4 anni di lavoro, con una conseguente significativa diminuzione della paga oraria. Una cosa già molto pesante di per sé e che ci fa porre una domanda: varrà anche per la miriade di part-time che nei prossimi anni passeranno full-time? AUMENTEREBBERO ANCORA DI PIU’ LE GIA’ PESANTI DISPARITA’ DI TRATTAMENTO FRA LAVORATORI, E CIO’ SAREBBE INACCETTABILE.

MAGGIORAZIONI – Mentre in tutti i negozi attendiamo da anni un miglior riconoscimento delle prestazioni festive, notturne e straordinarie, LE ASSOCIAZIONI DATORIALI PROPONGONO UN ABBASSAMENTO DEL 5% DI TUTTE LE MAGGIORAZIONI.

DOPPI REGIMI - Le Coop continuano sulla loro strada di voler creare diversificazioni di trattamento tra vecchi e nuovi assunti e tra diversi canali di vendita (con riduzione dei permessi retribuiti del personale, 48 mesi di anzianità per maturare il diritto al IV° livello, part-time minimo a 12 ore settimanali, e non solo), come già fecero al tempo dell’introduzione della tipologia ipermercati, negozi con personale giovane e fortemente penalizzato dal punto di vista del salario e dei diritti.

SECONDO LIVELLO DI CONTRATTAZIONE – Le Coop vorrebbero ridurre il ruolo delle Rsu, ossia dei delegati sindacali eletti dai lavoratori e quindi più vicini alle loro esigenze, cancellando il “confronto finalizzato ad intese” su temi importanti come l’organizzazione del lavoro e il lavoro domenicale e festivo . UNA VOLONTA’ CHE NON PUO’ ESSERE FATTA PASSARE, VISTO CHE IL LUOGO DI LAVORO DEVE RIMANERE CENTRALE NELLE RELAZIONI SINDACALI E NON PUO’ ESSERE RIDOTTO A SEMPLICE PUNTO DI RICADUTA DELLE DECISIONI PRESE NELLE ALTE STANZE.

“AUMENTI” SALARIALI – Sembra che la trattativa economica si dovrebbe chiudere su una cifra di 86 euro (lordi per i full-time, quindi si parla più o meno della metà per i tantissimi part-time) che arriveranno a regime a fine 2013, quasi sicuramente scaglionati in diverse tranches da pochi spiccioli ciascuna come per gli ultimi rinnovi contrattuali. UNA CIFRA NETTAMENTE AL DI SOTTO DI QUELLE DEGLI ANNI PASSATI E CHE E’ ASSOLUTAMENTE INADATTA A COPRIRE L’AUMENTO DEL COSTO DELLA VITA CHE CI TROVEREMO DAVANTI NEI PROSSIMI ANNI.
Tutto quanto sopra esposto merita una reazione forte da parte dei lavoratori, visto che siamo in presenza di una proposta delle imprese che mira a peggiorare considerevolmente le condizioni dei dipendenti. In occasione del recente rinnovo del contratto nazionale del Commercio (anch’esso molto pesante) sono partiti numerosi scioperi spontanei in diversi negozi di grandi aziende.

Se la cooperazione dovesse confermare la volontà sui temi oggetto di confronto saranno doverose altre iniziative di lotta che facciano capire che i lavoratori e le lavoratrici non ci stanno ad arrendersi.

Lo sciopero indetto dalla Filcams-Cgil, con modalità ed esiti diversi in relazione ai singoli territori (in alcune province lo sciopero è stato preparato bene, in altre inspiegabilmente c’è stata pochissima e ambigua informazione nonché addirittura indizioni domenicali o di poche ore, alimentando fra i lavoratori la sensazione di non aver voluto fare “troppo male” alle Coop), passerà ora al giudizio del tavolo di trattativa.

Per coerenza, se le associazioni datoriali rimarranno ferme sulle loro posizioni, la Cgil dovrà NON mettere la propria firma su questo Ccnl, come ha fatto per quello del Commercio. Se non terrà questo comportamento avrà vanificato lo sforzo di migliaia di lavoratori che hanno convintamente scioperato a difesa dei propri diritti.

I RINNOVI DEI CONTRATTI DEVONO SERVIRE AI LAVORATORI PER AVANZARE E MIGLIORARE DIRITTI E SALARIO, NON CERTO PER CONSENTIRE ALLE AZIENDE ULTERIORI FACILI PROFITTI.

SCIOPERARE E POI METTERE EVENTUALMENTE LA FIRMA SU UN TESTO COMUNQUE PESSIMO NON SAREBBE IL COMPORTAMENTO SINDACALE CHE I LAVORATORI MERITANO.

USB E’ LA DIMOSTRAZIONE VIVENTE CHE SI PUO’ FARE SINDACATO IN MANIERA COERENTE, FACENDO LOTTE EFFICACI SENZA DOVER NECESSARIAMENTE COMPROMETTERSI CON FIRME SU CONTRATTI COLLETTIVI CHE NON FANNO ALTRO CHE PEGGIORARE LE CONDIZIONI DEI LAVORATORI


11 luglio 2011

USB - Unione Sindacale di Base


UNA TASSA SULLE CAUSE DI LAVORO


Nella manovra il governo inserisce un "contributo unificato" per ogni controversia di lavoro che disincentiva e penalizza le cause




In Italia le cause di lavoro sono gratuite in primo e in secondo grado. Il lavoratore, impegnato a rivendicare i suoi diritti contro un' azienda, paga solo il "contributo unificato" una volta che la lite sia arrivata in Cassazione.

Ma ora la manovra del governo minaccia di cambiare le carte in tavola. Prevede il versamento di un "contributo unificato" per ogni controversia di lavoro. Questo pedaggio d' ingresso scatterebbe fin dal primo grado e cambierebbe sulla base di due elementi: a seconda del reddito del lavoratore e a seconda del valore della causa.

Si tratta di una modifica rilevante. I lavoratori, in difficoltà economiche perché licenziati o perché in attesa degli stipendi arretrati, potrebbero rinunciare ad avviare la vertenza. La novità non è sfuggita al Pd, che ne chiederà la cancellazione ora che la manovra arriverà all' esame delle Camere.

Dice Debora Serracchiani, eurodeputato del Partito Democratico: «Le cause di lavoro a pagamento sono uno scandalo che colpisce l' intera classe dei lavoratori subordinati». Secondo Serracchiani - che è avvocato del lavoro - «è sempre più chiaro che il governo Berlusconi non ha scrupoli a far cassa sulla pelle dei più deboli. In questo caso ha nascosto tra le pieghe della manovra una nuova tagliola che colpisce addirittura i lavoratori che perdono il posto. Oltre ad aver elevato del 15% il contributo unificato da versare per tutte le altre cause, ha introdotto il pagamento del contributo unificato per le cause di lavoro che prima ne erano esenti».

Per l' europarlamentare, «le conseguenze sono quantificabili: un dipendente che vuole fare causa perché illegittimamente licenziato da una ditta con meno di 15 dipendenti dovrà pagare un contributo da 42,5 a 103 euro; e il lavoratore che volesse fare un decreto ingiuntivo per recuperare 6.000 euro di retribuzioni arretrate dovrà pagare finoa 103 euro. Insomma il diritto diventa a pagamento».

Danilo Gruppi, segretario della Cgil di Bologna, parla di «balzello vergognoso e velenoso che punta soloa dissuaderei lavoratori dal far valere i loro diritti»


9 luglio 2011

La Repubblica




10 luglio 2011

APPALTO COOP CENTRALE ADRIATICA, MAGAZZINO DI PIEVESESTINA: LICENZIATI MENTRE ENTRANO AL LAVORO

Ancora un brutto episodio che non getta certo una buona luce sull'immagine etica di Coop Adriatica nella gestione degli appalti.

I dipendenti dell'appalto al magazzino di Coop Centrale Adriatica di Pievesestina, hanno ricevuto la lettera di licenziamento dalla cooperativa appaltante, Astercoop, quando erano ai tornelli d’ingresso.


Nel gennaio scorso, la Cgil aveva denunciato che nella filiera "Nella filiera della Coop Adriatica l'appalto ed il subappalto vengono utilizzati per produrre profitto sulla pelle dei lavoratori. Coop Adriatica, infatti utilizza le forniture della ditta Melograno di Santarcangelo che appalta la produzione della quarta gamma (verdura fresca imbustata e pronta per l'alimentazione) ad un'altra cooperativa, la Coop Work Group di Rimini che occupa circa 80 soci lavoratori cinesi a 4,5 euro l'ora e nella quale non viene applicato il contratto nazionale di lavoro".


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CESENA. Tornano i problemi nella piattaforma logistica di Pievesestina di Centrale Adriatica, affiliata al sistema della distribuzione cooperativa che fa capo anche a Coop Adriatica. La denuncia questa volta arriva da Cgil, Cisl e Uil.
Paolo Montalti, Davide Guarini e Maurizio Milandri denunciano una lunga serie (15 che possono diventare 35) di licenziamenti.

«L’appalto della piattaforma - recita la nota di Cgil, Cisl e Uil - è stato recentemente assegnato alla Società Cooperativa Astercoop di Udine, la quale afferma di non avere dipendenti a suo carico ma “soci”, soci che non hanno nessuna voce in capitolo e devono atteggiarsi solo come lavoratori dipendenti, non avendo però le tutele previste per il rapporto di lavoro subordinato.

Oltre il danno c’è anche la beffa quindi».Nella settimana che si è appena conclusa ci sono stati dei licenziamenti (15) «in un modo - scrivono i sindacalisti - che esula da ogni comportamento etico. Attendendo i propri dipendenti agli ingressi dei tornelli consegnando a mano lettere di licenziamento che loro definiscono “comunicazioni di esclusione dal rapporto societario” con conseguente decadimento del rapporto di lavoro. Non danno nemmeno la possibilità ai propri “soci” di mettersi a sedere su una sedia per poter chiedere il perché».

Secondo Montalti, Guarini e Milandri la situazione è resa ancora più grave dalla impossibilità dei lavoratori licenziati di accedere agli ammortizzatori sociali. Cgil, Cisl e Uil ritengono «veramente oltraggioso il comportamento assunto da Astercoop e ritengono altrettanto grave che tali episodi accadano in strutture di aziende che vantano certificazioni etiche, le quali ci auguriamo che intervengano quanto prima per restituire dignità ai lavoratori di questo cantiere e la salvaguardia delle loro tutele».

Inoltre respingono con forza i licenziamenti delle lavoratrici e dei lavoratori di questo magazzino e auspicano che si arrivi in tempi brevi ad una soluzione positiva della vicenda. Chiedono inoltre che le istituzioni locali intervengano e le supportino per uscire da questa condizione drammatica.



10 luglio 2011

Corriere Romagna.it




09 luglio 2011

OGGI 9 LUGLIO SCIOPERO ANCHE IN UNICOOP FIRENZE


Sciopero nazionale sul contratto indetto da Filcams-Cgil, ma l'informazione in Unicoop Firenze è stata volutamente approssimativa, carente, ambigua, addirittura assente


Il motivo di questo comportamento è dovuto al contemporaneo svolgimento e chiusura della trattativa sul contratto integrativo, su cui filtrano pessime informazioni.

Filcams Firenze ha tenuto un comportamento contrario alle scelte fatte dalla stessa categoria a livello nazionale. A nostro avviso il fatto è di una gravità estrema e in un'organizzazione sindacale seria, i quadri fiorentini di Filcams andrebbero azzerati. Ma son problemi loro.

Quello che ci preme evidenziare è che la più grande Coop non può avere come sindacato maggioritario tali irresponsabili, e usiamo un termine improprio. Invitiamo pertanto i nostri lettori tesserati Filcams ad una critica riflessione sull'accaduto.

Diamo notizia dello sciopero in Unicoop Firenze con il comunicato stesso dell'azienda, dato che non ne troviamo nessuno da parte di Filcams Firenze. L'azienda si premura di avvertire i propri clienti, la Filcams non fa lo stesso con i propri tesserati.

Paradossale, dato lo sciopero storico e nell'era della comunicazione via web che, sia la pagina facebook, sia il sito ufficiale di Filcams Firenze a tutt'ora non dedichino una riga all'evento.


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Punti vendita

SABATO SCIOPERO


Sabato 9 luglio sciopero di 8 ore proclamato dalla Filcams CGIL per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Probabili disservizi. La trattativa continua


A seguito della proclamazione di uno sciopero per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei dipendenti della cooperazione di consumo, proclamato dalla Filcams CGIL, domani, sabato 9 luglio, i punti vendita potranno non garantire l'apertura completa ed il normale e consueto livello di servizio.

L’Unicoop Firenze si scusa anticipatamente con soci e clienti per gli eventuali disagi.
La trattativa sul rinnovo del Contratto è tuttora in corso e sono già stati formalizzati altri 4 giorni di trattativa nell’ambito della prossima settimana.
Ci auguriamo che possa concludersi in modo positivo e siano evitati nuovi disagi a soci e consumatori.

Notizia pubblicata il 8 luglio 2011

www.coopfirenze.it

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08 luglio 2011

UNICOOP FIRENZE ADERISCE ALL'AUMENTO DI CAPITALE DI MONTE PASCHI

Campaini annuncia la scontata adesione all'aumento di capitale di MPS, proprio nell'ultimo giorno utile, ma con un tempismo davvero preoccupante, vista la giornata pazzesca sulla borsa italiana (-3.5%).

Unicoop quindi si impegna a mantenere il suo 3% nella banca senese con un costo di circa 60 milioni.
Interverrà inoltre per tamponare la crisi del Consorzio Etruria con un prestito che ammonterebbe complessivamente a 30 milioni.

Un bell'esborso per la Coop presieduta dal 71enne Campaini, che corrisponde (dati dell'ultimo bilancio) a tre anni di utili.

Ricordiamo che la perdita sulle azioni MPS detenute di Unicoop, ai corsi attuali del titolo (0,5155 euro), ante aumento di capitale ed esclusi i dividendi (peraltro modesti o assenti negli ultimi anni) si aggirerebbe attorno ai 370 milioni. Campaini ha sempre difeso l'investimento, considerandolo strategico. E strategia sia.

Composizione attuale del'azionariato di MPS

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Unicoop Firenze, socio di banca Mps con una quota del 2,988%, ha detto che ha deciso di partecipare all'aumento di capitale per l'intera quota posseduta.

Nell'ultimo giorno del periodo di offerta delle nuove azioni emesse da Mps, il presidente del consiglio di Sorveglianza Turiddo Campaini ha quindi confermato la partecipazione all'operazione che la banca ha lanciato per ripagare in anticipo i 2 miliardi Tremonti bond e rafforzare i coefficienti patrimoniali in vista di Basilea 3.

"Sì", ha risposto Campaini a margine di un convegno ai giornalisti che chiedevano se la Unicoop ha sottoscritto l'aumento in proporzione alla sua quota.

Oggi scade il termine per l'aumento del Mps fino a 2,152 miliardi per il quale la banca ha già avuto adesioni dichiarate da tutti i principali soci, a partire dalla Fondazione Mps, Axa, Francesco Gaetano Caltagirone.

Secondo un quotidiano l'operazione di ricapitalizzazione avrebbe già superato il 95% di adesioni e potrebbe concludersi con un tutto esaurito.

Il presidente di Mps Giuseppe Mussari, presente al convegno a Firenze, ha evitato di dare commenti sull'esito dell'operazione.

Intanto Caltagirone, a cui fa capo secondo le comunicazioni di internal dealing, ha comprato tra il 4 e il 7 luglio un altro 1,4 milioni di azioni per 5,64 milioni di euro.

Mps quota oggi in calod ell'1,8% in linea con la debolezza del settore bancario, a 0,5210 euro.

Oggi Bofa Merrill Lynch ha aggiornato la sua valutazione, da undeperform a neutral, alla luce dell'emissione delle nuove azioni fissando un target price a 0,70 euro.

La banca americana parla di un track record credibile nel miglioramento di efficienza da parte del management e giudica attraente la valutazione attuale della banca che, dopo l'aumento di capitale, sarà in grado di ricominciare a pagare dividendi dopo una fase di ristrettezza.

8 luglio 2011

Reuters


Da «puramente strategico» a investimento «finanziariamente conveniente»

Turiddo Campaini, presidente del consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze, annunciando ieri l'adesione pro quota all'aumento di capitale di Banca Mps, di cui la cooperativa fiorentina possiede il 2,99% (con lo stesso Campaini nel cda), non ha toccato il tema a lui caro della «strategicità del consolidamento di un sistema territoriale», limitandosi a sottolineare la «convenienza» del nuovo esborso a 0,446 euro per azione: una sessantina di milioni che vanno a sommarsi ai circa 300 investiti fin qui nel gruppo di Rocca Salimbeni, con un prezzo medio di carico di 1,3 euro e minusvalenze già contabilizzare per poco meno di 200 milioni. Campaini è in ballo e intende continuare a ballare, ma c'è chi ha visto nelle sue parole (dette all'ultimo momento utile) una freddezza verso Siena che prima non c'era.



9 Luglio 2011

(C.Per.)


Il Sole 24 Ore


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06 luglio 2011

COOP, PER CRESCERE E' L'ORA DELLO SHOPPING

Vincenzo Tassinari (presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia) parla dell'ambizioso piano di investimenti per Coop per 500 milioni

L'espansione focalizzata sul meridione

Non verrà tralasciata l’attività di diversificazione già iniziata su telefonia e energia

Coop si prepara per lo shopping. Nel prossimo biennio il primo gruppo italiano della grande distribuzione macinerà oltre 500 milioni di investimenti per realizzare 55 nuovi punti vendita, 44 supermercati e 10 iper, con un obbiettivo di maggiorazione a regime di 950 milioni di euro di ricavi, portando così i fatturati complessivi verso quota 14 miliardi di euro.

Il programma di crescita pare abbia colto l’interesse anche dei competitor più piccoli. E sembra che effettivamente il dossier di Billa stia girando sui tavoli decisori di Coop: Billa fa capo al gigante tedesco Rewe (51 miliardi di fatturato) e in Italia ha un pezzo della rete ex Standa.

Anche se su questo tema Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia è cauto: «Di acquisizioni all’orizzonte ne vedo poche e problematiche, al momento non c’è grande euforia noi abbiamo un piano di sviluppo importante per i futuri due anni, se avverrà solo per linee interne si vedrà, dove ci saranno occasioni è certo che le coglieremo».

Il piano di espansione mira ad un progresso sostenuto nel Sud Italia, dove le quote di mercato di Coop sono attorno al 7/8%, rispetto al 18,3 di market share nazionale: «L’espansione sarà focalizzata nel Meridione d’Italia, poiché le prospettive di sviluppo competitivo sono là, anche se la situazione è veramente difficile». Inoltre non verrà tralasciata l’attività di diversificazione già iniziata su telefonia e energia. Gli spazi per prendere terreno ai competitor ci sono.

«I gruppi internazionali stanno riducendo gli investimenti, la logica espansionistica del passato ha fatto sentire i suoi contraccolpi. In più il mercato italiano è al momento problematico e registra una fase di grande contrazione dei consumi. Nel 2010 c’è stato il blocco degli investimenti dei distributori dello 0,5%. E quasi tutti i player hanno rallentato sui piani di sviluppo».

La fase di calo dei consumi non dà, poi, segni di cedimento. «A livello di sistema, la situazione di calo dei consumi perdura, siamo a 1,1/1,2% nel 2011, e nel 2010 la diminuzione è stata del 2%. Bankitalia ha censito, inoltre, un’ulteriore diminuzione del potere acquisto del 4%. Con la conseguenza che chi acquista oggi lo fa con maggiore razionalità possibile marca Tassinari. Assistiamo al fenomeno del downgrade del carrello, con la scelta di prodotti con un mix prezzo più basso, più private label, meno marchi».

In questo contesto Coop tiene la testa fuori dall’acqua, mantenendo nel periodo, un andamento attorno al +1,1%, ma precisa Tassinari «questo avviene perché abbiamo ampliato il perimetro di vendita, a parità anche noi un po’ abbiamo ceduto». Nel dettaglio nei primi cinque mesi del 2011 soffrono di più gli ipermercati, fortemente legati al calo delle performance non food, il dato a rete corrente è di una diminuzione sistemica dell’1,2%, 0,8% in meno è il valore Coop. Mentre si dimostrano in recupero i super, +2,5% Coop, +1,8% il mercato e i Discount, +4,9% i Dico di Coop e 5,5% di incremento segna il sistema.

La Coop è un universo di 115 cooperative, oltre 1.400 punti vendita, una superficie di vendita di 1,76 milioni di metriquadri (in crescita del 2,2% nel 2010), 12,9 miliardi di euro di ricavi (+1,1%), oltre 36mila dipendenti e più di 7,3 milioni di soci. Nel 2011 la stima è di una crescita attorno all’1/1,5% per le vendite, con un obbiettivo economico dato dal food e non food sia sulla negoziazione che sul recupero margine da gestione categorie per 401 milioni di euro (erano 383 milioni nel 2010).

Mentre sullo sfondo regna la grandissima incertezza politica e il pessimo trend dei consumi, a cui si aggiunge anche quello che Tassinari definisce lo tsunami delle materie prime. «A febbraio 2011 l’indice dei prezzi alimentari FAO ha toccato un nuovo massimo storico. Secondo i dati della Banca Mondiale è stato registrato un aumento del 29% rispetto allo scorso anno su materie prime come grano, mais, zucchero, caffè, olii vegetali. Stiamo entrando nell’epoca della scarsità come fatto strutturale. E poi ci sono le speculazioni in derivati sulle materie prime e sui beni alimentari si sono incrementate di quasi il 20%. Si valuta che nel 2020 il prezzo del cibo sarà più che raddoppiato; la problematica della "food security" intesa come difficoltà di approvvigionamento deve entrare nell’agenda della prossima PAC europea per il 2020 e naturalmente della politica agricola italiana».

L’Italia presenta inoltre degli elementi di criticità superiori. Tra questi «l’assoluta mancanza di una politica a sostegno dei consumi. Assistiamo impassibili all’operaizzazione, all’impoverimento costante del ceto medio e ci troviamo di fronte ad una polarizzazione sociale spaventosa, con 4 milioni di famiglie sotto la soglia della povertà. Ma mentre in Germania, Francia e Stati Uniti si sono attuate misure di sostegno delle persone bisognose, con risultati diretti d’incremento dei consumi del 67%, l’Italia va in controtendenza».

A ciò si sommano: «la divaricazione tra il meridione ed il resto del paese» e l’annosa questione della crescita, un Pil progredito di meno del 3% in dieci anni. Eppure i sistemi di recupero dei consumi ci sono. «Coop è stata capace di tutelare il potere d’acquisto dei consumatori sostiene ancora Tassinari dal 20032010 l’inflazione alla vendita complessiva è stata del 4,9% a fronte di una inflazione media Istat del 14,6% nello stesso periodo, fortemente condizionata dall’aumento, superiore al 29%, di tariffe e servizi».

Per ridare fiato ai consumi si dovrebbe utilizzare la leva delle liberalizzazioni: «L’avvio di un processo di questo tipo, dove la distribuzione moderna italiana è uno dei maggiori protagonisti, potrebbe sviluppare un recupero per il paese pari al 1,4% del PIL e al 2,5% dei consumi: 23 miliardi di euro". Altro che superbollo auto e ticket sanitari.



4 luglio 2011

Roberta Paolini

La Repubblica



MONTE DEI PASCHI RIPRENDE QUOTA MA L'AUMENTO DIVIDE SIENA


L'aumento di capitale si avvia verso la conclusione con un esito positivo


Tra gli azionisti di minoranza non aderisce Gorgoni, mentre è scontato quello di Unicoop FI

A pochi giorni dalla chiusura dell’aumento di capitale fissata per venerdì 8, il Monte dei Paschi si è preso una bella rivincita in Borsa. Ieri il titolo ha chiuso con un balzo del 4,8% a 0,58 euro grazie anche alla spinta di Sociétè Generale che ha alzato la raccomandazione da «hold» a «buy». «Data la forte performance (+43%) dei diritti e i volumi robusti - hanno sottolineato gli esperti di Socgen - ci aspettiamo che l'aumento di capitale chiuda con successo, più di quello di Ubi Banca, che si è fermato al 92% di sottoscrizioni, anche grazie al collocamento presso gli azionisti retail attraverso il network Mps».
(Mentre postiamo l'articolo MPS viene scambiata a 0,543 euro -4,73% - nota blog)



C’è però un Fattore Siena che può continuare a pesare sul titolo Monte dei Paschi. Perché non è solo la Piazza degli Affari a scandire la vita dell’istituto di Rocca Salimbeni, storicamente in simbiosi con il suo territorio di riferimento. Lo dimostra l’ultimo terremoto consumato in Fondazione, proprio mentre si davano i cavalli in Piazza del Campo per il Palio di Provenzano.

La «mossa» è stata l’uscita di Marco Parlangeli, dal 2003 direttore generale della Fondazione Mps che detiene ancora la maggioranza assoluta del Montepaschi. Al suo posto è stato nominato Claudio Pieri, 60 anni, ex alto dirigente della banca senese dove è stato assunto nel 1971.

Risoluzione «consensuale» del rapporto, riferisce la nota ufficiale mentre in via ufficiosa si dice che i motivi dell’addio sono riconducibili a motivi di salute. Ma anche a qualche divergenza strategica. Benché le versioni ufficiali smentiscano categoricamente tanto questa ipotesi, quanto quella di divisioni politiche interne al Pd o alle istituzioni bancarie della città.

Ed è sicuramente vero. Ma lo è altrettanto il fatto che il terreno senese resta minato: per sostenere l’aumento di capitale da 2,5 miliardi della banca la Fondazione ha venduto 470 milioni di azioni privilegiate Mps, incassando 370 milioni con una minusvalenza circa 200 milioni, e scendendo al 50,01%. È stata poi decisa la cessione dello 0,34% di Intesa SanPaolo, che ha prodotto un incasso circa 100 milioni, con una minusvalenza di 120 milioni. Gli altri fondi necessari, circa 300 milioni, verranno reperiti ricorrendo al debito, o cedendo (ma non subito) l'1,9% di Mediobanca.

Intanto la ricca cassaforte che ogni anno distribuiva milioni di utili alla comunità ha chiuso il 2010 con un disavanzo di 128,4 milioni. Il passivo della Fondazione ha quindi seccato il rubinetto delle erogazioni e nelle contrade è cominciato a montare l’insoddisfazione per le decisioni assunte dagli organi amministrativi, i cui membri sono espressione di Comune, Provincia, Regione, Università e Curia arcivescovile.

Così come non è stata gradita la mossa di Lorenzo Gorgoni, consigliere di amministrazione e socio del Montepaschi, che tra il 21 e 23 giugno ha venduto 5.468.505 di diritti relativi all’aumento di capitale incassando 503mila euro in tre giorni.

C’è, infine, chi ricorda che le nomine di Rocca Salimbeni scadranno circa un anno prima (primavera 2012) di quelle della Fondazione. E che la politica (in particolare l’asse fra il nuovo sindaco Franco Ceccuzzi e il presidente del consiglio regionale, Alberto Monaci) si stia già preparando al valzer delle poltrone.



5 luglio 2011

il Giornale.it




COOP ESTENSE CHIEDE UN PRESTITO PER 25 MILIONI


Coop Estense ottiene un finanziamento per 25 milioni



Coop Estense, il cui ultimo bilancio non aveva certo brillato, ha ottenuto due finanziamenti per un importo complessivo di 25 milioni di euro dalla Banca Popolare del Mezzogiorno (gruppo Banca Popolare dell'Emilia-Romagna).

La popolare emiliana è stata al centro di alcune polemiche pochi mesi fa, durante il rinnovo di alcune cariche del consiglio. Il sospetto era che dietro una delle liste, quella di Domenico Livio Trombone, ci fosse proprio lo zampino della Legacoop e in particolare di Mario Zucchelli, presidente di Coop Estense, che ha viceversa smentito. Inoltre Trombone scrisse in quella circostanza una lettera ai soci di Coop Estense, molti dei quali azionisti della banca, per informarli di aver predisposto dei «Punti Soci» presso alcuni supermercati per raccogliere le deleghe di voto. «Un’iniziativa personale» spiegarono alla Bper.

Ricordiamo che la Coop presieduta da Zucchelli ha chiuso il bilancio 2010 con una forte riduzione degli utili commerciali, appena 535mila euro, e ha chiuso solo grazie alla gestione finanziaria con un utile di circa 12 milioni. Il prestito equivale quindi a due anni di utile, all'ultimo bilancio.

Infine ci sono i dipendenti che sono coinvolti sia nellrinnovo del contratto nazionale, sia in quello aziendale. Le polemiche sulle trattative di quest'ultimo contratto sono state numerose. In particolare i dipendenti delle Estense sono critici rispetto all'introduzione di un salario individuale di merito (le cosiddette pagelline) fortemente voluto dall'azienda.

Si arrivò anche a minacciare un clamoroso sciopero sotto le feste natalizie, ma poi la cosa si sgonfiò e le parti concordarono per una soluzione transitoria (accordo ponte) che fu criticata e che in sostanza rimanda la discussione sull'integrativo dopo la firma del contratto nazionale.

Nel frattempo i dipendenti di Coop Estense si fanno sentire. Qualche giorno fa hanno organizzato un presidio presso la Legacoop di Modena proprio sulle tematiche del contratto nazionale.



05 luglio 2011

UN VENDOLIANO ALLA GUIDA DI COOP LOMBARDIA


E' Guido Galardi il nuovo presidente di Coop Lombardia

Sostituisce in un compito non facile, Silvano Ambrosetti, prossimo ai 65 anni

Il neo eletto è considerato vicino al corregionale Fabio Mussi, entrambi di Sinistra Ecologia e Libertà



Effetto Pisapia su Coop Lombardia? E' suggestivo, ma senz'altro eccessivo dato che il neo presidente,
Guido Galardi, ricopriva già l'incarico di vice. In ogni caso Galardi è in quota SEL e considerato vicino a Mussi, con il quale condivide le origini toscane. La sua provenienza politica è senz'altro un elemento di parziale novità nell'ambiente paludato delle Coop, ma non è certo una novità che il neo eletto sia prevalentemente un politico, piuttosto che un imprenditore.

Se ne va Silvano Ambrosetti, alla classica soglia dei 65 anni, che probabilmente passa ad altri incarichi nel mondo coop, come vuole la consuetudine e non lascia una situazione facile.

La tanto sbandierata fusione delle Coop del distretto Nord-Ovest (Coop Liguria, Novacoop e Coop Lombardia) per ora sembra fuori portata, visto che ognuna delle Coop pare occupata dai propri problemi. L'unico che ufficialmente ancora la sostiene, è il presidente di Novacoop (nonché presidente del Consiglio di Sorveglianza di Coop Italia) Ernesto Dalle Rive.

Forse ci crede poco anche lui, ma avendo «appena» 51 anni (da compiere, addirittura) ha ancora una quindicina di anni per convincere il neo presidente di Coop Lombardia e lo scettico presidente di Coop Liguria, Francesco Berardini, sulla bontà del progetto.

Se Dio vorrà, seguiremo la notizia, ma a 65 anni speriamo di abbandonare l'incarico anche noi e, vi assicuriamo, non per riceverne un altro.


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Il consiglio di amministrazione di Coop Lombardia nella sua riunione di venerdì 1 luglio ha nominato Guido Galardi Presidente della Cooperativa a seguito delle dimissioni presentate da Silvano Ambrosetti. Alla vice presidenza è stato nominato Daniele Ferrè, membro dell’esecutivo aziendale e direttore Sviluppo e patrimonio Immobiliare.

Guido Galardi, ha ricoperto la carica di vice presidente dal giugno 2010. Attualmente è membro della direzione di Ancc e Legacoop regionale e nazionale.
È stato consigliere della regionale della Lombardia dal 1990 fino al 2000. Da dicembre 1992 a giugno 1994 è stato Assessore regionale con diverse deleghe: lavoro formazione professionale – artigianato e attività produttive – agricoltura e foreste.

E’ stato presidente di Legacoop Lombardia e Vice Presidente nazionale di Legacoop dal 1999 al 2006. Dal 2001 al 2006 ha fatto parte del cda della Fondazione Fiera di Milano.
È stato inoltre membro del consiglio della Camera di Commercio di Milano e Presidente dell’Euro Infocenter, azienda speciale sull’innovazione della Camera di Commercio. Dal 2002 al 2006 ha fatto parte del cda dell’Università Bocconi di Milano. Dal 2006 al 2008 è stato Senatore della Repubblica.

Nel 2010 i 49 punti vendita (10 ipermercati - 39 supermercati) Coop Lombardia, dove dà lavoro a 3.971 persone, ha fatturato 938,9 milioni di euro. I soci sono 870.168 (+ 27.685 nuovi soci nel 2010) , i soci prestatori 99.641. Le prossime aperture saranno un ipercoop a Peschiera Borromeo (Milano) e superstore a Bergamo.


4 luglio 2011

bergamonews


CONTROLLO SUI CARRELLI ELEVATORI: UNO SU TRE NON ERA IN REGOLA

Presentati i dati dal 2006 al 2010 dell'Asl 11 di Empoli in un seminario. Nasce la proposta di un patentino per coloro che li utilizzano per lavorare

Ricordiamo ai carrellisti, che qualora l'azienda, come in Unicoop, abbia provveduto a corsi formativi, le conseguenze di un uso scorretto del carrello ricadono sull'addetto


Molto può essere ancora fatto per la sicurezza e la prevenzione degli incidenti sul lavoro dovuti all’uso improprio e alla non corretta gestione dei carrelli elevatori. Questo impegno è stato ribadito nei giorni scorsi dall’unità operativa prevenzione luoghi di lavoro dell’Asl 11, che ha organizzato un seminario relativo ai carrelli elevatori nei locali del centro direzionale in via dei Cappuccini a Empoli.

Nel corso del seminario sono state presentati i risultati delle esperienze di vigilanza, controllo e assistenza effettuate sul territorio dell’Asl 11 di Empoli, dell’Asl 4 di Prato e dell’Asl 2 di Lucca in vari anni di attività.
Dall’esperienza dell’Asl 11 di Empoli è emerso che dal 2006 al 2010 sono state controllate 321 aziende e circa 800 carrelli elevatori. In 115 aziende sono emerse violazioni in materia di sicurezza nell’uso dei carrelli. Nei primi due anni la percentuale di violazioni era maggiore rispetto a quella riscontrata nel corso degli ultimi tre anni.

Le principali criticità rilevate sono state: inadeguata organizzazione del lavoro, uso scorretto dei carrelli elevatori (es. utilizzati per sollevamento di persone), inadeguate cinture di sicurezza e sistemi di trattenuta dei guidatori, scarsa attenzione alla viabilità all’interno dell’azienda con rischio di investimento, formazione inadeguata ed errati comportamenti, manutenzione dei mezzi non sempre adeguata.

Sono, infine, emerse alcune proposte quali la necessità di una manutenzione programmata, l’introduzione di un patentino per i conduttori dei carrelli, la revisione periodica dei carrelli (come per gli apparecchi di sollevamento).
Al seminario hanno partecipato rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, organizzazioni sindacali dei lavoratori, associazioni dei datori di lavoro, manutentori, imprese del territorio, operatori del dipartimento della prevenzione di Empoli, Prato e Lucca. Inoltre, erano presenti due aziende produttrici di carrelli elevatori che hanno mostrato alcuni sistemi di sicurezza contro i rischi di infortunio nell’uso del carrello elevatore.


4 luglio 2011

gonews.it


CONSORZIO ETRURIA, AMMESSO IL CONCORDATO


La prima udienza per i creditori è in programma il 24 ottobre. Nel collegio dei commissari Massimo Cesaroni, Sandro Quaglietti e Andrea Spignoli



Il tribunale di Firenze ha ammesso il concordato presentato nelle scorse settimane dal Consorzio Etruria di Montelupo Fiorentino e ha nominato, secondo quanto appreso, un collegio di commissari composto da Massimo Cesaroni, Sandro Quaglietti e Andrea Spignoli. La prima udienza per i creditori è in programma il 24 ottobre.

Il 18 giugno scorso l'assemblea dei soci del Consorzio Etruria, uno dei più grandi player toscani del settore delle costruzioni, aveva approvato un piano di ristrutturazione della cooperativa, su cui pesano 400 milioni di debiti a causa della crisi che interessa l'edilizia. La scorsa settimana è stata firmata, in sede ministeriale, la cassa integrazione straordinaria per i 296 dipendenti. La Cigs durerà un anno e dovrà essere a rotazione.


Questo il comunicato stampa ufficiale di Consorzio Etruria.

Il Tribunale di Firenze ha ammesso la espresso Cooperativa Consorzio Etruria alla procedura di concordato preventivo.

Si tratta del primo passo per attuare il piano di ristrutturazione, approvato dall’assemblea dei soci il 18 giugno scorso, che, attraverso il mantenimento della continuità aziendale, punta a consentire la soddisfazione dei creditori sociali e dell'indotto nella misura massima possibile, anche attraverso la destinazione agli stessi di una quota parte degli utili della gestione futura del Consorzio Etruria. Inoltre il piano mira alla tutela dei soci lavoratori e dei dipendenti, sotto tutti i profili, anzitutto quello occupazionale, alla scopo di preservare una realtà importante nel contesto sociale e industriale toscano.

Il Tribunale ha convocato l’adunanza dei creditori per il 24 ottobre 2011 in occasione della quale questi ultimi dovranno esprimersi sulla domanda di concordato.
I soci ed i lavoratori della Cooperativa Consorzio Etruria sono convinti che la loro azienda può avere un futuro e continuare ad essere un punto di riferimento per il settore delle costruzioni ed il suo indotto in Toscana.

Il piano di ristrutturazione non coinvolge società controllate da Consorzio Etruria quali Inso S.p.A., CO.E.STRA. S.p.A. e Sof S.p.A., che continuano a svolgere regolarmente la propria attività.


4 luglio 2011

gonews.it


03 luglio 2011

CONTRATTO NAZIONALE: ESPLODE LA PROTESTA IN COOP ADRIATICA


«Se la società non ha più intenzione di essere una cooperativa - incalza la sindacalista Maria Giorgini (foto) - allora lasci da parte bilanci etici e progetti nel Terzo Mondo. Questo non è sufficiente se parametri di tutela non vengono adottati a casa propria».


FORLÌ. Si annunciano barricate per il rinnovo del contratto nazionale collettivo del settore commercio cooperativo per i vari negozi di Coop Adriatica e per il magazzino di Centrale Adriatica.

Le agitazioni sono previste per venerdì 8 luglio proprio in quest’ultimo per poi diffondersi, il giorno seguente, nei cinque punti vendita del territorio (Coop Salinatore, Curiel, Portici, Regnoli e Meldola).

E’ la Filcams Cgil, il sindacato più grande del settore, rappresentante di oltre il 90 per cento del personale interessato dalla manovra, a contestare duramente i parametri in discussione nel nuovo accordo - in particolare malattia, ore di permesso e di riposo tra i turni - accusando la società di seguire logiche da azienda privata.

«Anche Coop insegue l’Asia e il modello cinese, fatto di compressione dei salari e dei diritti degli operai», denunciano i dipendenti come Fabio Rossi, delegato della centrale Adriatica, solo uno dei 250 lavoratori stipendiati nel comprensorio.

«Se la società non ha più intenzione di essere una cooperativa - incalza la sindacalista Maria Giorgini - allora lasci da parte bilanci etici e progetti nel Terzo Mondo. Questo non è sufficiente se parametri di tutela non vengono adottati a casa propria».

I punti considerati più critici che hanno acceso le proteste sono:

- Il trattamento della malattia, per la quale il nuovo accordo prevederebbe una decurtazione dello stipendio nei primi tre giorni d’assenza a partire dalla sesta richiesta, prima un taglio del cinquanta poi addirittura del cento per cento dal nono certificato medico nei due anni, calcolando nell’eventualità circa un quinto di soldi in meno al mese in una busta paga che già non supera i 1.200 euro;

- La riduzione delle ore di permesso per i neo assunti, che passerebbero dalle 104 attuali a 32, cosa che nel settore cooperative significa un aumento delle ore di lavoro per guadagnarsi, però, lo stesso salario dei colleghi più “anziani” e, sempre tra i punti più discussi di una trattativa che si annuncia molto tesa, l’eliminazione delle undici ore di riposo tra i turni di lavoro, «che permetterebbe - rimarca ancora con forza Giorgini - un eccesso di sfruttamento degli operai, con dipendenti costretti a lavorare fino alle 21 di sera per poi, magari, essere costretti a ripresentarsi già alle 6 della mattina seguente».


2 luglio 2011

Elisa Gianardi

Corriere Romagna.it

ACCORDO CONFINDUSTRIA-CGIL, CISL, UIL: NON CI RACCONTIAMO BALLE!


A fondo pagina, oltre l'accordo del 28 giugno, i 2 documenti di analisi





Mettiamo a disposizione due contributi di analisi dell’Accordo sulla contrattazione e la rappresentanza sottoscritto il 28 giugno da Confindustria con Cgil, Cisl, Uil e, separatamente, con l’UGL, di cui uno del Presidente del forum Diritti/Lavoro Avv.Carlo Guglielmi e l'altro dell'Esecutivo nazionale USB.

Riteniamo di fare cosa utile soprattutto perché dalle dichiarazioni di alcuni protagonisti della scena politico/sindacale e dagli articoli della stampa ufficiale tutto si comprende meno quale sia la reale sostanza dell’accordo.

La realtà, purtroppo per i lavoratori, è un'altra cosa.

Emerge chiaramente la soddisfazione degli imprenditori – tranne Marchionne che chiede sempre di più –, quella del Governo che lo glorifica e lo fa proprio, l’euforia di pressoché tutto il centro sinistra e soprattutto del PD che vede come per magia ricomporsi da un lato l’unità delle forze sindacali che, in un modo o nell’altro, a quel partito fanno riferimento e dall’altro l’unità tra i sindacati e Confindustria a segnalare la possibilità di un rinnovato patto tra i produttori capace di mantenere la pace sociale in un periodo che si annuncia ancora più pesante per i salari e le condizioni di vita dei lavoratori di quanto non lo sia stato finora.


Analisi accordo - Avv. Carlo Guglielmi

Analisi accordo - USB

Accordo interconfederale di rappresentanza del 28 giugno 2011


USB - Unione Sindacale di Base

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L'IPERCOOP MONDOVICINO (COOP LIGURIA) RIDUCE GLI SPAZI



Ormai l'uscita dal format iper è una relatà per molte Coop della distribuzione in tutta Italia





Unicoop Firenze è già all'opera. Ricordiamo però che quando si esce da alcune tipologie di prodotti, come nel caso di Unicoop, si è perso in competitività con la concorrenza in alcuni segmenti di mercato e qualche dirigente dovrebbe risponderne.

Più redditizio e meno impegantivo quindi uscire dall'attività principale e differenziare, in questo caso locando le superfici dismesse.

Seguono due articoli. Il primo con le dichiarazioni rilasciate dal presidente di Coop Liguria, Francesco Berardini. Il secondo con le critiche di Confcommercio del cuneese del presidente dell'associazione provinciale, Ferruccio Dardanello.

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Riduciamo per rendere più comoda la superficie di vendita, ma per i prodotti non cambierà nulla». Lo dice Francesco Berardini, il presidente della Coop Liguria. Si riferisce alla decisione che riguarda il punto vendita di Mondovì, all’interno del Parco commerciale di Mondovicino.


Nella Conferenza dei Servizi del 12 luglio, a Torino, il numero 1 della grande cooperativa di consumo presenterà la richiesta di riduzione dell’area di fronte alla galleria commerciale: da 7500 si passerà (se la proposta sarà accettata dalla Regione) a 5500 metri quadrati. Duemila metri quadrati in meno che saranno reimpiegati per insediare nuove attività non legate alla Coop. Le ragioni non sono di ordine commerciale o finanziario. «L’esperienza di quasi quattro anni di attività – spiega Berardini -, pur essendo positiva, ci ha detto che la dimensione di 7500 metri quadri è eccessivamente dispersiva. Ridurremo la vendita, non l’offerta. L’ipermercato diventerà più fruibile, con una dimensione pari a quella pensata in origine». Una decisione figlia della crisi? «No, lo escludo - replica il presidente – perché i numeri ci confortano con un’affermazione lenta, ma prevista in questa porzione di Piemonte».

I numeri dicono che il fatturato si aggira intorno ai 30 milioni all’anno e il settore «food» ricopre il 70% delle voci. I dipendenti sono 105, 14 dei quali inseriti di recente con contratto a tempo indeterminato. «Il ridimensionamento non interesserà i livelli occupazionali», dicono Gianni Trovato, coordinatore divisione ipermercati Coop Liguria, e il direttore di Mondovì Stefano Accurso che, nel giro dieci giorni lascerà il posto a Lorenzo Ricci, «cresciuto» a Mondovì. Un’operazione di cui era a conoscenza l’amministrazione comunale. «Abbiamo saputo delle intenzioni di Coop – dice Guido Tealdi, vicesindaco e assessore al Commercio. Si tratta di una scelta imprenditoriale che deve godere di una sua autonomia, ma abbiamo ricevuto rassicurazione sui livelli occupazionali».

A gennaio Ipercoop e sindacati hanno firmato un’intesa per l’assunzione progressiva di 26 dipendenti a tempo determinato entro due anni. Aperto il 7 novembre 2007, l’insediamento ha richiesto ingenti investimenti per strutture, attrezzature e impianti e comporta costi rilevanti sia per la necessità di estendere la comunicazione ad un bacino di utenza particolarmente ampio, di dimensione sovra-regionale, sia per la maggior richiesta di servizio nei giorni festivi e nei fine settimana, che rappresentano infatti oltre il 50% degli incassi totali realizzabili. Nello stabile che raduna galleria commerciale (gestita dalla società Igd) e Ipercoop, a fine 2010, si sono registrate circa 2 milioni e 300 mila presenze, con un incremento di circa il 5% rispetto all’anno precedente. I settori di vendita di Ipercoop sono: alimenti freschi e freschissimi, focacceria Coop, multimediale, Casa e persona, parafarmacia, edicola, bricolage stagionale.


30 giugno 2011


Gianni Scarpace


La Stampa

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L'Ipercoop di Mondovicino riduce gli spazi. Confcommercio: “Come volevasi dimostrare”



La notizia è di questi giorni. L'Ipercoop con sede all'interno del complesso commerciale Mondovicino, nella periferia di Mondovì, vuole ridimensionare la superficie occupata. Dagli attuali 7.500 metri quadri intende passare a 5.500, con una riduzione significativa. Il cambiamento comporta la richiesta di autorizzazione in deroga alla Regione in quanto interessa uno spazio superiore ai 4.500 metri quadri. Nella prossima riunione della Conferenza dei servizi, a Torino, il 12 luglio, la domanda sarà esaminata e discussa.

“La Confcommercio – spiega Ferruccio Dardanello, presidente della organizzazione a livello provinciale – sarà presente con i propri rappresentanti. Conosciamo le difficoltà di tutto il sistema commerciale compresa la grande distribuzione, anch'essa chiamata a pagare le conseguenze del calo generalizzato dei consumi ma, quanto sta accadendo a Mondovì induce, però, ad un paio di riflessioni. Il progetto di creazione di Mondovicino ci ha sempre visti in posizione fortemente critica. Abbiamo sostenuto, anche quando dati mirabolanti presentati dai fautori del progetto e avallati dai decisori locali si contrapponevano alla nostra tesi, che la nascita di una realtà commerciale tanto imponente fosse sovradimensionata rispetto al bacino di utenza, previsto ben oltre l'area monregalese, sino alla Liguria ed alla Francia. Oltre a questo, ci siamo detti convinti che a pagare sarebbe stata la rete distributiva tradizionale di Mondovì e dei piccoli centri vicini. Entrambe le ipotesi, purtroppo, si sono avverate”.

In effetti la decisione di ridurre gli spazi dedicati all'ipermercato alimentare, da sempre elemento trainante per i centri commerciali, appare anomala e dimostra che le perplessità erano fondate. I vertici dell'Ipercoop ligure, che ha creato la piastra, addolciscono la pillola parlando di riorganizzazione. Di fatto, si riduce di quasi un terzo la superficie disponibile e si fa supporre una situazione non rispondente alle previsioni ottimistiche del passato. Le file di francesi e liguri non ci sono state e la clientela locale non appare, forse, adeguata ad una struttura pensata per grandi numeri. Si è avverata, purtroppo, anche la previsione di crisi per i punti vendita di vicinato di Mondovì e del monregalese, costretti a pagare duramente la presenza di un concorrente difficile qual è la grande distribuzione. Molti negozi, anche nelle vie centrali, tradizionalmente vocati alle attività commerciali, sono stati costretti a chiudere i battenti minando un equilibrio nato e sviluppato nel tempo.

“Il monito che si può trarre da quanto sta accadendo è chiarissimo, rivolto soprattutto a quanti sono chiamati a legiferare a livello nazionale, regionale e comunale. - sostiene Beppe Ballauri, presidente dell'Ascom di Mondovì – Se si continua a prevedere, nei piani urbanistici la localizzazione di grandi insediamenti commerciali, il problema dell'antieconomicità si proporrà ogni volta. E questo avverrà, purtroppo, quando i punti vendita tradizionali avranno già chiuso, stroncati dalla concorrenza. Ogni iniziativa innestata su ipotesi sbagliate o previsioni gonfiate non può che fallire o, almeno, trovarsi in difficoltà”.



1 luglio 2011

(c.s.)

targatocn