09 dicembre 2009

ADESSO E' LA NOTTE CHE DOBBIAMO TEMERE




Corsi e ricorsi :
Dopo il TFR dirottato in finanziaria
Quando Amato mise le mani sui conti correnti



Dopo il probabile colpo di mano sul TFR inserito nella finanziaria, i pensieri vanno quasi automaticamente ad un'altra finanziaria. Successe tutto di notte, esattamente tra il 9 e 10 luglio del 1992, quando l'allora governo Amato inserì, in una finanziaria lacrime e sangue (93.000 miliardi di lire dell'epoca, più tagli), un prelievo forzoso dai conti correnti bancari degli italiani nella misura dello 0,6%.

Ci sembra significativo ricordare quell'episodio storico che ci portò davvero ad un passo da una soluzione del tipo "Argentina dicembre 2001" e coseguente default di quello stato.

Il maggior indicatore che sintetizza il cosiddetto rischio paese in Europa è segnalato dallo spread (differenziale) tra il titolo di stato tedesco (bund) a 10 anni, in rapporto ai corrispettivi titoli sovrani.
Nell'aria euro attualmente sulla graticola c'è la Grecia. Le obbligazioni elleniche viaggiano con uno spread di circa +200 bps (basis points) rispetto al bund tedesco.
I titoli di stato italiani stanno (per ora) un pò meglio (+90 bps circa), ma hanno raggiunto vette più alte mesi fa.
Significa che chi offre titoli più rischiosi deve corrispondere un tasso superiore. Rischio e rendimento sono correlati direttamente. Ne consegue che, se il rischio paese Italia sale (con possibile abbassamento del rating delle agenzie internazionali), il nostro debito, già enorme, rischia di schiacciarci.

Per fare un pò di memoria storica che in questo Paese che, come si suol dire spesso con un pò di (sana) retorica, di memoria ne ha poca, mettiamo due link che riportano la vicenda a cui facciamo riferimento.

10 dicembre 2009

Lavoratori Unicoop


Amato e quel colpo di mano notturno

"Sei per mille" addio rimborso

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TFR DIROTTATO IN FINANZIARIA, RIVOLTA DI CGIL E OPPOSIZIONE






Se lo dicono loro, c'è da crederci ...










Il sindacato avverte: "Giù le mani dalle liquidazioni"
Il governo pronto a mettere la fiducia sulla manovra


La Finanziaria "blindata" corre a verso la fiducia nell'aula di Montecitorio, mentre la Cgil, a fianco di Pd e Italia dei valori, fa "muro" sull'utilizzo da parte dell'esecutivo del fondo Tfr, che per 3,1 miliardi, viene "girato" dall'Inps al Tesoro e posto a copertura di circa un terzo della manovra 2010. "Il governo si fermi e tenga giù le mani dalle liquidazioni: ha deciso di appropriarsi del Tfr senza chiedere il permesso a nessuno tanto meno ai lavoratori", ha dichiarato ieri segretario confederale del sindacato, Agostino Megale.

Alla voce della Cgil già nei giorni scorsi, quando tra le pieghe degli emendamenti spuntò la clamorosa partita di giro che pone un'ipoteca contabile sulle liquidazioni, si erano aggiunte le proteste dei Pd e dell'Italia dei valori che parlò di vero e proprio "scippo". La protesta della Cgil, che ha già proclamato uno sciopero degli statali per l'11 dicembre, si somma al malumore per la reintroduzione dello staff leasing e per l'aumento dei costi per le cause di lavoro sulle quali insiste l'ex ministro del Lavoro, il Pd Cesare Damiano.

La partita della Finanziaria, che oggi debutta in aula alla Camera dopo le contrastate nottate in Commissione Bilancio, si concluderà a Montecitorio con la fiducia: probabilmente nei primi giorni della prossima settimana. Ieri il viceministro Vegas non l'ha esclusa, ha giudicato il testo "equilibrato" e ha detto di "escludere modifiche". Più esplicito il relatore Corsaro (Pdl): "Il testo non cambia si va verso la fiducia", ha detto. Mentre il Pd si prepara a dare battaglia in aula dove la tensione resta. "Il relatore è stato un "sicario" del governo", ha dichiarato ieri Baretta del PD.

Intanto la questione delle coperture riserva nuove sorprese. Si tratta dell'utilizzo acrobatico del gettito dello scudo fiscale, il cui consuntivo si potrà fare solo al 15 dicembre quando scadono i termini per le adesioni.

I circa 4 miliardi del presunto gettito dello scudo vengono usati due volte: una volta nel 2009 per finanziare taglio e rinvio dell'acconto Irpef del novembre scorso e l'altra per coprire una serie di spese a valere sul 2010 (un lungo elenco dai testi scolastici, all'Ici, all'autosufficienza: in pratica buona parte della Finanziaria). La manovra acrobatica è consentita dall'utilizzo di una sorta di un gigantesco "fondo-salvadanaio", il fondo "grandi eventi" presso Palazzo Chigi cui vengono attribuiti 3,7 miliardi di copertura (ma dove confluiranno anche i 3,1 del Tfr, il miliardo di Trento e Bolzano i 350 milioni di rivalutazione dei terreni, il Fas e altro fino a 8,8 miliardi).

Per ora è una sorta di scatola vuota che si riempirà solo a luglio del prossimo anno quando chi ha beneficiato dello sconto sull'acconto Irpef dovrà pagare il saldo. A quel punto le risorse dell'acconto affluiranno nel fondo-salvadanaio rimpiazzando quelle dello scudo e potranno liberamente coprire le spese della Finanziaria. Ma soprattutto il Fondo-salvadanaio sarà il rubinetto di Palazzo Chigi da cui dipenderà l'erogazione, fuori del controllo del Parlamento, di tutti gli 8,8 miliardi della Finanziaria 2010.

9 dicembre 2009

La Repubblica.it

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Epifani boccia la finanziaria
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08 dicembre 2009

UNIPOL, MISSIONE COMPIUTA, SALVATORI PREPARA L'ADDIO

Alcuni matrimoni si rompono, altri si esauriscono. Quello tra Carlo Salvatori e Unipol appartiene decisamente al secondo tipo, a quelle unioni che danno il meglio di sé in un certo periodo ma non sono destinate a durare per sempre.

E' per questo che, da qualche tempo, sul mercato si rincorrono le voci che considerano ormai imminente il divorzio consensuale tra l' amministratore delegato e Unipol.

Voci sempre più insistenti che, verosimilmente, hanno tratto linfa vitale da un dato di fatto: il consiglio di amministrazione della compagnia è in scadenza (con l' approvazione dei conti 2009) e le scommesse di mercato sono che Salvatori faccia della conclusione del suo mandato di amministratore delegato il momento giusto per sciogliere i reciproci impegni.

Una serie di considerazioni fanno da supporto a questo scenario, a partire dalla più banale: il dato anagrafico. Nonostante il fisico atletico e la forma fisica smagliante (partecipa alla maratona di New York, si allena regolarmente quattro giorni a settimana e non a caso è il presidente del Comitato organizzatore dei Mondiali di pallavolo maschili del prossimo anno) Salvatori è comunque più vicino ai 70 che ai 65 anni: un ragazzo, rispetto ad Antoine Bernheim, ma solo per chi ama i paradossi. E infatti, agli amici spesso confida di non aver più voglia di ruoli da capo azienda; il che non significa andare in pensione, ma nemmeno avere altri incarichi da amministratore delegato. Soprattutto, chi conosce bene Salvatori ritiene che il top manager consideri di aver concluso il percorso che era stato immaginato all' inizio del suo lavoro, in Unipol.

«Missione compiuta avrebbe confidato in questi giorni ai suoi amici più stretti dopo il commissariamento morbido». Il suo mandato in effetti esaurisce una fase che doveva riparare le ferite e archiviare una stagione per certi versi fuori dalla norma per la compagnia di assicurazioni. L' emergenza del ciclone Consorte (nel bene e nel male) è ormai conclusa e il braccio finanziario delle cooperative può tornare alla sua ordinaria (e ordinata) routine. Il che ragionevolmente significa un amministratore delegato che abbia lo stesso dna dei principali soci dell' assicurazione, quindi le cooperative, come del resto è sempre stato.

E non a caso in ambienti vicini agli azionisti di riferimento di Unipol si pensa che sia il momento di guardare alle risorse interne, nell' ipotesi di cambio della guardia. Nel caso della staffetta, insomma, viene considerato praticamente sicuro l' avvicendamento con l' attuale direttore generale, Carlo Cimbri, al posto di Salvatori. Continuando quindi nella tradizione del mondo cooperativo, dove chi fa carriera è comunque un interno, di provenienza e di mentalità. Anche da questo punto di vista, insomma, se sarà divorzio, sarà consensuale. Nel senso che Salvatori è stato chiamato nel momento in cui serviva un segnale forte di discontinuità, un taglio netto con il passato.

Ma che sia stato nel frattempo apprezzato non significa che del mondo cooperativo abbia assorbito i cromosomi; insomma, l' innesto è riuscito l' operazione di risistemazione della compagnia è stata compiuta, e questo vuol dire anche che il mangement interno è in grado di garantire la continuità. Del resto, Salvatori non ha mai dimenticato di essere stato per quarant' anni un banchiere; l' esperienza alla testa di una compagnia di assicurazioni l' ha probabilmente divertito ma non conquistato. E non a caso, proprio all' inizio del suo mandato erano stati ipotizzati matrimoni banca-assicurazioni anche societari (con Bpm) di cui non si è fatto nulla.

Una delle sue ultime mosse, invece, potrebbe essere la soluzione di un' altra partita, quella con BnpParibas (che in Italia si legge Bnl). I due soci hanno insieme Bnl vita, la compagnia di assicurazioni che negli ultimi nove mesi 2009 ha più che raddoppiato i premi. Unipol controlla il 51% della società e il resto è in mano ai francesi. I quali, d' altro canto, hanno anche un pacchetto pari al 4,5% di Finsoe (holding di controllo di Unipol) conferito in un patto di sindacato con Holmo (che invece ha oltre l' 80%).

Una composizione azionaria che non sembra avere molto senso e in effetti non lo ha, tanto che i francesi hanno una put su quella partecipazione. Tuttavia al momento opportuno, un paio di mesi fa, non l' hanno esercitata e anzi hanno rinnovato fino alla primavera prossima lo stesso patto di sindacato. In realtà le due partite la joint venture e il patto di sindacato su Finsoe sono strettamente intrecciate e potrebbero avere conclusione contemporanea.

Lo stesso Cimbri nel presentare agli analisti i risultati gennaio-settembre 2009 ha detto che Unipol è molto contenta della partecipazione ma lo sarebbe anche nel caso in cui i francesi volessero risolverla anticipatamente (la scadenza naturale è a fine 2011) perché «incasseremmo dei bei soldini». E in effetti, qualche apertura sul fatto che si vada verso una risoluzione anticipata è ancora una volta Cimbri a farla, parlando con gli analisti: «Il rapporto è nato in passato, in un contesto diverso. Il partner potrebbe avere interesse ad avere la gestione diretta della compagnia» ha detto presentando i conti Unipol.

Probabilmente, non solo ci sono trattative, ma sono anche ben avviate verso una rapida conclusione. A quel punto, portati a casa i «bei soldini» la compagnia potrebbe pagare la quota Finsoe in mano a Bnp Paribas. E magari anche dare l' assalto finale ad Arca Vita. La cessione della società assicurativa del mondo delle popolari da tempo immemore in vendita, dovrebbe essere arrivata alle «battute finali», secondo quanto ha dichiarato un paio di settimane fa il principale venditore, Fabrizio Viola (numero uno della Bper, che ha il 55%).

Unipol è nella short list per presentare un' offerta, insieme tra gli altri ai francesi di Covea. E anche se le dimensioni non sono comparabili (Arca vita ha premi per 500 milioni, Bnl vita quasi per 2.500) di sicuro lo scioglimento di un accordo renderebbe ancora più interessante concluderne subito un altro nel campo delle polizze vita.

Sperando che, nel frattempo, si plachino gli animi invece nel settore dei danni, dove per la prima volta nella storia del gruppo, venerdì scorso c' è stato uno sciopero degli agenti Aurora.

30 novembre 2009

Vittorio Puledda


La Repubblica -
Affari & Finanza

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Intanto Unipol ha lanciato un prestito obbligazionario della durata di sette anni destinato agli investitori istituzionali. L’ammontare del bond è di 750 milioni di euro e garantisce una cedola del 5%. Il titolo è stato emesso a un prezzo di 99,314. Elevata la domanda. Le richieste sono state pari a 1,6 miliardi di euro.

Altre obbligazioni Unipol: analisi comparativa
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06 dicembre 2009

COOP NORDEST: AREA NORD REGGIO EMILIA, LE GRANDI MANOVRE





Dubbi su chi finanzierà l'operazione






Grandi manovre in casa PD Protagonisti ovviamente le solite coop rosse: Coopsette, Coop Consumatori Nord Est e soci vari. Questa volta il colpo è grosso: sarebbe addirittura in programma lo smantellamento del centro commerciale più grande e anagraficamente recente di Reggio, l’Ariosto, per costruirne uno ancora più grande. Il nuovo impianto sorgerebbe vicino all’autostrada. Chissà perché le coop, come sempre, gestiscono le aree più appetibili.

Milioni e milioni di euro in ballo senza che i cittadini ne ottengano un beneficio reale. Al contrario l’operazione potrebbe andare a toccare proprio le loro tasche.

Risulterebbe che il centro commerciale “l’Ariosto” venga acquistato dalle Farmacie Comunali Riunite, per impiantarvi la sede operativa. Ma le FCR non sono, appunto, di proprietà del Comune di Reggio Emilia? Sarebbe quindi il Comune a comprare gli immobili? In questo caso è evidente che i soldi necessari all’operazione verrebbero prelevati dalle tasche dei cittadini.

Ovviamente il nuovo centro commerciale dell’Area Nord vedrà protagonisti Coopsette, Coop Consumatori Nord Est e così via.

Molte erano le ipotesi di sviluppo della cosiddetta Area Nord: centri sanitari, aree sportive, spazi culturali. Ipotesi svanite nel nulla, per fare spazio all’impero Coop e ai suoi progetti lucrativi.

Non è un segreto che il mondo della grande cooperazione reggiana sia l’interlocutore privilegiato dall’Amministrazione Delrio, ma questa volta è stato superato il limite.

Delrio ci deve spiegare il modo in cui verranno reperiti i fondi per dare atto alla, a mio giudizio, scellerata manovra. Vogliamo sapere se il Comune, proprietario della FCR, sia l’artefice dell’operazione e intenda finanziarla.

4 dicembre 2009

Fabio Filippi - PDL

Sassuolo 2000

03 dicembre 2009

L'AQUILA: CISL E IL CASO COOP

Il Comune dell'Aquila non autorizzerà il nuovo insediamento della Coop Centro Italia in località Sant'Antonio. A confermare la notizia è stato lo stesso sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, in un colloquio con il segretario regionale della Cisl, Gianfranco Giorgi.

Secondo l'amministrazione comunale “la zona scelta dalla società non sarebbe idonea, in quanto creerebbe una serie di problemi e disagi in relazione alla viabilità e agli insediamenti del progetto C.A.S.E.

“La Coop, a questo punto, è chiamata a scegliere una diversa localizzazione”, afferma Giorgi, “e a riaprire i punti vendita chiusi dopo il sisma del 6 aprile. L'investimento su Sant'Antonio è stato bloccato, con un evidente danno per l'azienda che non ha ottenuto quanto promesso, in più tavoli di concertazione, dagli enti locali. Il terreno su cui sarebbe dovuto sorgere l'ipermercato è stato, infatti, espropriato alla Coop in seguito al terremoto, per consentire la realizzazione dei nuovi nuclei abitativi”.

Salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare gli 80 lavoratori della Coop in cassa integrazione. Queste le priorità indicate dalla Cisl: “I dipendenti non devono essere utilizzati come scudi umani nell'ambito della trattativa”, sottolinea Giorgi, “la Coop deve prendere atto che la realtà aquilana è profondamente mutata dopo il 6 aprile. Le nuove esigenze della popolazione richiedono un impegno concreto da parte dell'azienda, che può scegliere una diversa area per l'ipermercato, ugualmente interessante sotto il profilo economico e strategico. Alla luce del diniego del Comune, che ha precisato di non poter autorizzare l'apertura di un punto vendita a Sant'Antonio, chiediamo alla Coop di procedere all'individuazione di una nuova area dove realizzare l'insediamento commerciale”.

Ma le richieste della Cisl non si esauriscono qui: “Non si comprende”, incalza Giorgi, “come nel centro commerciale Amiternum, a Pettino, abbiano riaperto tutte le attività, tranne il supermercato Coop, che si trova a piano terra. E' arrivato il momento che su questa vicenda si faccia chiarezza e che l'azienda assuma una decisione definitiva a tutela degli 80 lavoratori, che rischiano di perdere il posto, e di tutti gli aquilani, che in un momento difficile come quello che stiamo vivendo hanno bisogno di servizi e qualità”.

3 dicembre 2009

il Capoluogo.it


Precedenti

02 dicembre 2009

TRE DELL'EX MATEC ANCORA SENZA LAVORO. LA LORO COLPA? AVERE PIU' DI 50 ANNI




Il sindacato chiede l'intervento del municipio




VI RICORDATE della Matec e della sua annosa reindustrializzazione? Purtroppo non tutto è andato come gli accordi prevedevano e così la Fiom Cgil, fa una precisa denuncia su quello che è lo stato attuale delle cose. Il piano sottoscritto, prevedeva che chi avesse preso il capannone, dove un tempo si producevano calze, avrebbe anche dovuto riassumere le ultime sette persone rimaste.

Il capannone è adesso di Unicoop Firenze, anche se l’interlocutore dei sindacati era il Consorzio Etruria. Garante degli accordi previsti, lo stesso sindaco Gheri. “Di quelle sette persone – dichiara Cesare De Sanctis segreteria regionale Fiom Cgil – ne sono rimaste da assumere tre, di cui due con più di cinquant’anni ed una sotto a questo limite, ed a cui sta per scadere il periodo di mobilità”.

I tre ex lavoratori Matec, si sono presentati anche dal sindaco Gheri che, in virtù della sua funzione di garante degli accordi, ha spedito una raccomandata a chi doveva riassumere i dipendenti, missiva che è rimasta senza risposta. “Queste persone – prosegue De Sanctis – avrebbero dovuto essere assunte entro il febbraio di quest’anno. La nostra denuncia è per ricordare a tutti di mantenere gli impegni presi. Se le cose non dovessero andare per il verso giusto, chiediamo anche l’appoggio dell’amministrazione comunale, in qualità di garante, per patrocinare l’eventuale contenzioso”.

1 dicembre 2009

Alberto Fiorini

La Nazione

25 novembre 2009

INTESA CHIUDE CON MPS. ACCORDO PER 50 SPORTELLI




La sede MPS di Rocca Salimbeni a Siena





Lo "spezzatino" delle agenzie Montepaschi da mettere sul mercato è quasi cosa fatta. Ma, con ogni probabilità, non riguarda più di 80-85 dei 135 sportelli che, dopo la cessione nei mesi scorsi di una prima tranche di 15 alla Popolare della Puglia e della Basilicata (per 73,5 milioni), Banca Mps deve ancora cedere, come richiesto dall'Antitrust in seguito all'acquisto di Antonveneta da parte del gruppo senese.

In pole c'è Intesa Sanpaolo, interessata a 50 sportelli toscani di Bmps (quelli nelle province costiere della regione). L'accordo è già stato trovato, ma sarà ufficializzato (con un'offerta vincolante da parte di Intesa Sanpaolo) soltanto i primi giorni della prossima settimana. Il prezzo medio concordato è di 4 milioni per agenzia. Un altro pacchetto di 30-35 sportelli sarebbe in predicato di finire a Cariparma o a Barclays, con l'azienda emiliana del Crèdit Agricole in vantaggio sul gruppo inglese.

La vendita delle filiali, penultimo atto del piano di dismissioni e di rafforzamento patrimoniale di Bmps, sarà portata in consiglio d'amministrazione domani, ma solo a titolo d'informativa. Per le decisioni bisognerà aspettare almeno fino a giovedì 3 dicembre (giorno del cda successivo). «Contiamo di definire entro la metà di dicembre la cessione del maggior numero possibile di sportelli, tra quelli messi sul mercato», avevano detto appena pochi giorni fa Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, rispettivamente presidente e direttore generale del gruppo di Rocca Salimbeni. La partita, dunque, è ormai alle battute finali. Anche se resteranno invendute una cinquantina di agenzie.

«Abbiamo fatto del nostro meglio, considerate le condizioni del mercato», commentano a Siena. «Cederemo gli altri sportelli nel 2010», aggiungono. In realtà, l'autorità presieduta da Antonio Catricalà aveva considerato urgente la dismissione di un centinaio di agenzie, tutte in Toscana. Rispetto a questa indicazione, resterebbero fuori non più di venti sportelli. Alla fine dell'anno il gruppo senese avrà incassato circa 420 milioni dalla vendita delle filiali. E, rispetto al piano industriale di gruppo, resterà solo da formalizzare la cessione degli immobili strumentali, valutati 1,7 miliardi (mancano ancora le autorizzazioni).

Sul fronte dei coefficienti Bmps sta dunque per completare la rincorsa iniziata un paio d'anni fa, dopo l'acquisto di Antonveneta (costato 9 miliardi), quando la sfida diventò non solo quella di integrare il nuovo gruppo, ma anche quella di recuperare un adeguato livello di patrimonializzazione.

«Con i Tremonti-Bond siamo già abbondantemente sopra gli indici previsti», ha detto Mussari il 19 novembre scorso riferendosi al 7,6% di Tier 1 contenuto nei dati consolidati del terzo trimestre. La vendita delle agenzie e degli immobili riporterà definitivamente Siena in territorio tranquillo nel giro dei prossimi mesi.

Il passo successivo, già annunciato, sarà quello di riscrivere il piano industriale di gruppo con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del 2011. «Gli obiettivi strategici del piano attuale sono stati praticamente tutti raggiunti: dal taglio dei costi che nel 2009 si attesterà intorno a un ulteriore 5%, fino all'integrazione del gruppo», hanno spiegato Mussari e Vigni all'ultima assemblea di Banca Mps, convocata per deliberare l'emissione di azioni proprie in favore dei dipendenti (32,6 milioni di stock granting) relative all'esercizio 2008. «Le condizioni del mercato sono cambiate e vogliamo anche dare nuovi stimoli ai nostri manager», hanno spiegato, indicando la scadenza di metà 2010 per il varo del nuovo piano. Una prospettiva che ha già incassato l'ok della Fondazione Mps, azionista di riferimento del gruppo bancario.

25 novembre 2009

Cesare Peruzzi

Il Sole 24 Ore

24 novembre 2009

CASSIERA DEL GS RISCHIA COMA DIABETICO PER COLPA DEL PERMESSO NEGATO PER ANDARE IN BAGNO


Ancora un supermercato, ancora un permesso per fare pipì negato. Stavolta niente Esselunga, ma un altro supermercato, il Gs di Viale Monza. Vittima di nuovo una cassiera.


"Ho un'invalidità del 50 per cento perchè soffro di ipertensione, attacchi di panico e ho il diabete alto tanto che non sono idonea a stare sempre alle casse. Quando ho chiesto alla mia responsabile di alzarmi per andare in bagno, lei mi ha negato il permesso, ma io mi sono alzata lo stesso, poi mi sono misurata il diabete ed era talmente alto che mi sono sentita male e sono svenuta"

La donna è stata portata al pronto soccorso, dove le è stata data una prognosi di dieci giorni

"Al pronto soccorso mi hanno detto che ho rischiato il coma diabetico, per questo ho denunciato ai carabinieri la mia responsabile"

Il direttore della filiale Gs di viale Monza non ha voluto commentare la vicenda, ma lo ha fatto Fabrizio Russo, funzionario della Filcams-Cgil di Milano

"Il malore della cassiera del Gs ricorda da vicino il caso della dipendente dell' Esselunga di Milano che lo scorso febbraio aveva denunciato di essersi urinata addosso perchè non le era stato data la possibilità di andare in bagno. C'è un grosso disagio dei lavoratori dei supermercati, dove spesso le condizioni problematiche non vengono trattate in modo adeguato"

A novembre un dipendente del supermercato Esselunga di Viale Umbria aveva tirato un altro oggetto di legno in testa al suo vice direttore perchè non lo lasciava andare in bagno per fare pipì durante il turno di lavoro.

"Qualche mese fa un episodio simile era accaduto in un'altra azienda della grande distribuzione e anche nel gruppo Carrefour da diverso tempo le Rappresentanze Sindacali evidenziano come sempre più spesso, da parte dell'azienda, ci sia una forte sottovalutazione nella 'gestione' di situazioni peraticolarmente delicate: un attegiamento grave e inaccettabile che rischia di aprire una nuova fase nel trattamento dei propri dipendenti da parte di GS"

Il sindacato condanna duramente il comportamento mantenuto dall'azienda ed esprime forte solidarietà alla lavoratrice coinvolta riservandosi di

"mettere in campo tutte le iniziative a tutela della dignità e dei diritti della stessa lavoratrice e di tutti i lavoratori del Gruppo GS/Carrefour. Per fare chiarezza sull'accaduto, è stata avanzata alla direzione aziendale di GS S.p.A., una richiesta urgente di incontro"

Sembra che casi del genere siano piuttosto frequenti nel mondo della gdo, basta farsi un giro su qualche forum di lavoratori che raccontano le loro esperienze. Ma sono cose che non dovrebbero mai succedere.

23 novembre 2009

Arianna Ascione

MILANO 2.0

23 novembre 2009

CASSIERA ESSELUNGA MENTI', NON E' MOBBING



"Ho chiesto per un'ora e mezzo il cambio alla cassa"




Per la cassiera dell’Esselunga di Milano non c’è stato : «Perplessità circa la dinamica dei fatti così come ricostruiti dalla vittima, dubbi che ven­gono rafforzati non solo dal quadro patologico di sofferen­za psichica della cassiera, ma anche dalle stesse dichiarazio­ni contraddittorie rese nel­l’immediatezza dei fatti», così spiega il giudice per le indagini preliminari, Maria Grazia Domanico, accogliendo la richiesta di archiviazione già presentata dal pm, Piero Basi­lone.

Nel febbraio scorso la donna aveva raccontato: «Ho chiesto per un’ora e mezzo il cambio alla cassa. Ma non mi hanno permesso di raggiungere i ser­vizi. Così ho subìto una delle peggiori umiliazioni: bagnar­mi davanti a tutti, come acca­de a un neonato».

Poco tempo dopo, a fine mese la cassiera venne picchiata in uno spogliatoio del supermercato: trauma cranico facciale, di­storsione cervicale, ecchimo­si alle gambe e contusione al braccio destro. Questo però non è bastato ai magistrati che non credono alla versione della donna: «L’autore del fatto non è stato identificato e pertanto va accolta la richie­sta di archiviazione».

La vicenda non ha un colpevole, se non -a detta del gip- delle condizioni psicologiche della donna, quindi niente mobbing e nessuna responsabilità per direttore, vicedirettore, ca­pocassiere e addetto alla sor­veglianza del punto vendita: «Le problematiche che la vitti­ma ha evidenziato appaiono legate ai disturbi psichici e al suo stato di sofferenza psico­logica», si legge nel decreto.

La cassiera però non ha inventato di avere chiesto di andare in bagno senza poi ricevere il permesso di un cambio, ma questo non è sufficiente. Il pm nella richiesta di archiviazione par­la di «totale mancanza di atti­vità o volontà persecutoria». La gonna bagnata e le contusioni però c’erano, ma è stata decisiva la perizia di una psichiatra che ha curato la donna dal ‘97 al 2007 dichiarando che la paziente soffre di disturbi psichici.

17 novembre 2009

BLITZ quotidiano

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I responsabili del supermercato negarono davvero alla donna di andare in bagno. Ma per il giudice non è reato


I giornali non hanno dubbi: «La cassiera si inventò tutto». Questi i titoli di oggi che si riferiscono alla vicenda di un'impiegata part time dell'Esselunga di viale Papiniano a Milano, che nel febbraio 2008 denunciò i propri responsabili per mobbing: l'avrebbero costretta a farsi la pipì addosso in cassa negandole per un'ora e mezza il permesso di andare in bagno. La donna (un'italoperuviana di 45 anni) aveva anche denunciato di essere stata picchiata, giorni dopo, da uno sconosciuto nello spogliatoio del supermercato; per le lesioni subite, accertate in pronto soccorso, la prognosi era stata di 10 giorni.

Lunedì 16 novembre arriva la sentenza: il gip Maria Grazia Domanico archivia le accuse contro i responsabili del punto vendita e i mass media applaudono: macché mobbing, la cassiera ha mentito, si è inventata tutto, e oltretutto aveva anche qualche problema personale. Ma è davvero così? Vediamo di ricostruire la vicenda con le stesse parole del giudice che ha archiviato le accuse contro Esselunga. Sicuramente la donna soffriva di disturbi psicologici, per i quali era stata in cura per diversi anni. Questo è assodato. Tuttavia non basta per darle della bugiarda (e ci mancherebbe). Scrive il gip, dicendosi sicura del fatto che le indagini «hanno consentito di ricostruire in termini sufficientemente precisi l’episodio»: la cassiera «ebbe a richiedere per circa un ora e mezza di essere sostituita alla cassa dovendosi recare in bagno», permesso che le fu negato (dunque non mentiva); per il giudice però «a tale condotta non può essere ricondotta alcuna fattispecie di reato». È vero che non poté andare alla toilette per il «no» dei superiori, ma niente di male, era nel loro diritto farlo.

Occhio dunque, dipendenti di tutta Italia, se vi scappa la pipì sul lavoro dovete tenervela. Quanto all'episodio dell'aggressione, definita dal giudice «più inquietante» - quindi ci fu, anche questa - «l’autore del fatto non è stato identificato e pertanto va accolta la richiesta di archiviazione».
Il gip - come sottolineano tutti i giornali - non nasconde di condividere «le perplessità del pubblico ministero circa la dinamica dei fatti così come ricostruita dalla vittima», che è spesso caduta in contraddizione raccontando la propria vicenda. Su due punti tuttavia non ci sono dubbi: il divieto di andare in bagno e il pestaggio. Ma che volete: non è mobbing.

17 novembre 2009

Gabriella Meroni

Vita.it


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I giornali non hanno dubbi: «La cassiera si inventò tutto».

Questi i titoli di oggi che si riferiscono alla vicenda di un'impiegata part time dell'Esselunga di viale Papiniano a Milano, che nel febbraio 2008 denunciò i propri responsabili per mobbing: l'avrebbero costretta a farsi la pipì addosso in cassa negandole per un'ora e mezza il permesso di andare in bagno. La donna (un'italoperuviana di 45 anni) aveva anche denunciato di essere stata picchiata, giorni dopo, da uno sconosciuto nello spogliatoio del supermercato; per le lesioni subite, accertate in pronto soccorso, la prognosi era stata di 10 giorni.

Lunedì 16 novembre arriva la sentenza: il gip Maria Grazia Domanico archivia le accuse contro i responsabili del punto vendita e i mass media applaudono: macché mobbing, la cassiera ha mentito, si è inventata tutto, e oltretutto aveva anche qualche problema personale. Ma è davvero così? Vediamo di ricostruire la vicenda con le stesse parole del giudice che ha archiviato le accuse contro Esselunga. Sicuramente la donna soffriva di disturbi psicologici, per i quali era stata in cura per diversi anni. Questo è assodato. Tuttavia non basta per darle della bugiarda (e ci mancherebbe). Scrive il gip, dicendosi sicura del fatto che le indagini «hanno consentito di ricostruire in termini sufficientemente precisi l’episodio»: la cassiera «ebbe a richiedere per circa un ora e mezza di essere sostituita alla cassa dovendosi recare in bagno», permesso che le fu negato (dunque non mentiva); per il giudice però «a tale condotta non può essere ricondotta alcuna fattispecie di reato». È vero che non poté andare alla toilette per il «no» dei superiori, ma niente di male, era nel loro diritto farlo.

Occhio dunque, dipendenti di tutta Italia, se vi scappa la pipì sul lavoro dovete tenervela. Quanto all'episodio dell'aggressione, definita dal giudice «più inquietante» - quindi ci fu, anche questa - «l’autore del fatto non è stato identificato e pertanto va accolta la richiesta di archiviazione».

Il gip - come sottolineano tutti i giornali - non nasconde di condividere «le perplessità del pubblico ministero circa la dinamica dei fatti così come ricostruita dalla vittima», che è spesso caduta in contraddizione raccontando la propria vicenda. Su due punti tuttavia non ci sono dubbi: il divieto di andare in bagno e il pestaggio. Ma che volete: non è mobbing.

18 novembre 2009

MANCINI (MPS): AZIONISTI MAI SAZI



Stupefacente dichiarazione del Presidente della Fondazione Monte Paschi




Ecco qui le singolari dichiarazioni di Gabriello Mancini, riportate ieri:

''Mai sazi, gli azionisti sono ghiotti'', cosi' Gabriello Mancini, presidente dalla Fondazione Mps, ha risposto a una domanda sulla possibilita' che nel 2010 (esercizio 2009) la Banca Mps (partecipata dalla Fondazione al 55,5%) possa distribuire, come accaduto quest'anno (esercizio 2008), un dividendo in ''miniatura''.
Quest'anno il monte dividendi di Mps verso la Fondazione e' stato pari a 64 milioni, lo scorso anno era stato di 374 milioni. (Asca)


Che dire.. davvero uno strano concetto della sazietà quello che ha il pingue Mancini.

Basti pensare che appena due anni fa il titolo MPS sfiorava quasi i 3 euro di quotazione (19 novembre 2007 - 2,945 euro) - si veda il grafico a 3 anni e le sue discese ardite.

Ad oggi MPS quota circa 1,30 euro. In 2 anni ha perso il 56% del proprio valore e per rivedere quella quotazione dovrebbe performare del 126% !!! Altro che sazietà ! Questa è la fame cronica della disperazione !

Ne sa qualcosa Unicoop Firenze che nel bilancio 2008 ha svalutato di 189 milioni la quota detenuta in Mps, da 2,52 a 1,5 euro per azione.
Adesso, a quota 1,30, la "sazietà" di Unicoop ha raggiunto meno 226 milioni. Una vera ghiottoneria !

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16 novembre 2009

UNICOOP: POSSIBILI I PERMESSI INDIVIDUALI ANCHE DI 15 MINUTI





Un accordo sindacale poco conosciuto permette di usufruire anche di "micropermessi" di 15 minuti e relativi multipli.



"L'accordo infatti permette di usufruire dei permessi individuali anche per soli 15 minuti permettendo così, specialmente a quei Lavoratori con sole 24 ore di permesso annue, di frazionare ulteriormente le ore spettanti e quindi "economizzare" sul montante ore permessi residui."

Venerdì 13 u.s., la scrivente Rsu ha convocato un'assemblea sindacale c/o la sede di Scandicci di Unicoop Firenze. Più alta rispetto alle ultime volte l'adesione dei Lavoratori che, a fronte delle numerose "questioni aperte" con le Direzioni scandiccine, hanno sentito il dovere di dire la loro.
Nei prossimi giorni parleremo di alcune delle questioni trattate e di una simpatica, oltre che sicuramente efficace, iniziativa proposta dalla Rsu e subito accolta con entusiasmo dai Lavoratori.

Ma ciò di cui vogliamo parlare oggi è un argomento trattato in Assemblea e che accomuna TUTTI i dipendenti di Unicoop Firenze: la possibilità di frazionare i permessi individuali per unità minime di 15 minuti.
A seguito di una comunicazione per i Lavoratori della Direzione Commerciale, riguardante la possibilità di poter usufruire dei permessi individuali anche per soli 15 minuti, è emerso che questo diritto non è ancora riconosciuto né agli impiegati della Direzione Logistica, né a quelli della Direzione Servizi Generali.

Sapevamo già in precedenza che anche ai Magazzini e in numerosi pdv di Unicoop Firenze non viene ancora riconosciuta tale possibilità, ed è proprio a fronte di questa diffusa anomalia che ci sentiamo in dovere di scrivere quanto segue.

Esistono unità lavorative della Cooperativa dove, nonostante l'accordo sindacale del 17 novembre 2008, le Lavoratrici e i Lavoratori non possono ricorrere ai permessi individuali per unità inferiori alla mezz'ora.
Ma da adesso non sarà più così. L'accordo infatti permette di usufruire dei permessi individuali anche per soli 15 minuti permettendo così, specialmente a quei Lavoratori con sole 24 ore di permesso annue, di frazionare ulteriormente le ore spettanti e quindi "economizzare" sul montante ore permesso residui.

Se ci sono dipendenti che ancora non hanno questa possibilità sappiano che, in virtù del punto B del suddetto accordo, il quale testualmente recita "La frazione minima oraria è convenuta nella misura di 15 minuti", possono anche loro vedersi riconosciuto questo diritto.

Stampate pertanto l'accordo (disponibile all'interno dell'area download del nostro blog oppure cliccando su questo link), affiggetelo nelle bacheche e mostratelo ai vostri colleghi. Nel caso la Direzione vi negasse ancora tale possibilità, rivolgetevi ai vs rappresentanti sindacali per avere le tutele necessarie.

Le assemblee a questo servono: ad informarsi, confrontarsi con i colleghi ed organizzarsi.
Da oggi, molti Lavoratori hanno un diritto in più!

15 novembre 2009


Blog RSU Uffici di Unicoop Firenze

15 novembre 2009

LA BANCA ROSSA DA' UNA MANO A GIULIO

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MPS: Si ai Tremonti Bond
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Sarà pure la storica cassaforte della sinistra, ma Mps, adesso, è l’unica fra le grandi banche italiane a trovare un certo gradimento da parte di Giulio Tremonti. Fatta eccezione per Bpm, Creval e Banco Popolare, il Monte dei Paschi , infatti, si è distinta dalle big. E al contrario dei colossi IntesaSanpaolo e Unicredit, ha detto «sì» ai bond che portano il nome del ministro.

Il responsabile dell’Economia ha fatto capire più volte di guardare di traverso i giganti, mentre le realtà intermedie o piccole rientrano fra le categorie più apprezzate a via Venti Settembre. Sono quelle che, a giudizio di Tremonti, riescono meglio ad affiancarsi alle imprese che bussano allo sportello per i finanziamenti.

Mps ha fatto una scelta di campo, scegliendo di dare il via alle emissioni dei Tre-bond, nonostante debba riconoscere interessi oltre l’8% allo Stato. Fatto sta che il ministro, ora, non vede l’ora di stringere il patto di ferro con Siena. Le obbligazioni speciali saranno sottoscritte di via Venti Settembre entro fine anno, come hanno spiegato ieri i vertici di Rocca Salimbeni illustrando i dati sui dati dei primi nove mesi del 2009. E in attesa che arrivi fieno in cascina (il Tesoro dovrebbe “comprare” circa 1,9 miliardi di titoli Mps), la banca senese registra una trimestrale in linea con l’andamento del settore. L’utile netto è sceso del 40% a 401 milioni. In dettaglio, i conti dei nove mesi hanno visto un calo della gestione finanziaria e assicurativa (i ricavi) del 7,4% a 4,34 miliardi (-5% su dati ricostruiti), su cui hanno pesato perdite su crediti per oltre 1 miliardo (+61,8%) e costi operativi di 2,63 miliardi, in calo dell’8,4% sull’anno precedente.

Nessuna catastrofe, insomma: l’andamento dei conti del Monte risente un po’ degli effetti legati alla crisi finanziaria internazionale. Anche se non mancano dati positivi, come il rialzo del margine di interesse e la tenuta degli impieghi nel trimestre rispetto alle altre banche. Sono le due «belle sorprese» della terza trimestrale di Mps, stando ai commenti degli analisti.
Oltre che sui Tremonti bond, Mps scommette sul taglio dei costi. La riduzione a fine anno dovrebbe attestarsi al 4-5%. Il tutto grazie al completamento della riorganizzazione consequenziale all’incorporazione di Banca Toscana.

Per fare cassa, invece, a breve saranno ceduti i 135 sportelli: in corsa ci sono sempre gli inglesi di Barclays che devono vedersela, però, con la concorrenza agguerrita di IntesaSanpaolo. Per la cessione degli immobili strumentali, invece, nessuna indicazione temporale: manca il via libera della Consob, ma anche questo dossier dovrebbe chiudersi entro l’anno con benefici sui coefficienti patrimoniali. Le cessioni avranno un impatto positivo sugli indicatori patrimoniali da aggiungere a quelli derivanti dall’aiutino del Tesoro. E a quel punto lo scippo di Giulio alla sinistra potrà dirsi concluso.


14 novembre 2009

Francesco de Dominicis

Libero-news.it

14 novembre 2009

TERREMOTO IN FILCAMS: ACCORDO CONTESTATO, SEGRETARIO IN BILICO


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Una scossa di terremoto in casa Filcams, la categoria del commercio Cgil, proprio nei giorni di apertura del sedicesimo congresso della confederazione.
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I fatti risalgono al 24 settembre scorso: al tribunale di Milano si celebra un ricorso presentato dalle categorie del commercio di Cgil, Cisl e Uil contro Esselunga per attività antisindacale, in relazione al lavoro domenicale. L’azienda ha ’comandato’ ai lavoratori le domeniche, i lavoratori hanno rifiutato – sulla base del contratto aziendale che prevede il lavoro domenicale solo su base volontaria – e per tutta risposta il gruppo fa partire le contestazioni disciplinari. Immediatamente parte il ricorso delle tre organizzazioni sindacali.

Ma il 24 settembre, in aula, Esselunga porta a propria discolpa un documento firmato a fine giugno dai tre segretari generali di categoria in cui si dice che «in relazione al Patto per il lavoro, sottoscritto il 23 giugno 2009 le parti ribadiscono che lo stesso conferma integralmente tutte le norme contenute nel contratto nazionale del 18 luglio 2008». Quell’accordo, dice in pratica l’azienda, ci autorizza ad avere il lavoro domenicale. Sollevando un polverone, perché di quello stesso accordo nessuno era al corrente. E ora – prima del direttivo di categoria convocato appositamente il 24 novembre – c’è chi chiede le dimissioni del segretario generale Franco Martini.

Facciamo un passo indietro, fino al 18 luglio 2008: è il giorno del contratto separato nel commercio, il primo della stagione. Tra le ragioni che portarono il maggiore sindacato a non firmare c’era proprio il nodo della domenica lavorativa, che nel contratto veniva messa a completa disposizione delle aziende. Parte così la mobilitazione dei lavoratori, seguita poi da un lavoro di ritessitura delle relazioni sindacali.

Il 23 giugno 2009, dopo mesi di trattativa, si era arrivati a un accordo unitario - il «Patto per il lavoro », appunto – ponte necessario per giungere, appunto il 18 luglio 2009, a un contratto nazionale unitario. Il nodo del contendere – le domeniche – viene risolto debolmente, non rinnegando la sostanza dell’accordo separato, ma rimettendone la richiesta alla contrattazione di secondo livello. La dichiarazione che porta pure la firma di Martini è del 24 giugno, il giorno dopo la firma del «Patto»: «Una garanzia per arrivare senza intoppi al contratto unitario», la definisce il segretario.

In pratica, spiega Martini, «alcune grosse aziende minacciavano di ritirare la firma e hanno richiesto che l’accordo sulle domeniche fosse ribadito da un’ulteriore dichiarazione, cosa che però non ha modificato in nulla quanto già sottoscritto e che è decaduta immediatamente con la firma del contratto unitario». Nessuno però ne è stato informato e la vicenda, dall’udienza di fine settembre, è stata resa nota solo in questi giorni.

Insomma, è l’accusa: così si mette in discussione il principio di lealtà verso l’organizzazione. Antonio Lareno, della camera del lavoro di Milano, chiede le dimissioni di Martini: «Il segretario ha raccontato balle a lavoratori e gruppi dirigenti e il resto della segreteria, dal 25 settembre in poi, ha fatto finta di nulla ».

Da Bologna, la segretaria di categoria Ramona Campari lega la vicenda al congresso della confederazione: «È evidente che abbiamo bisogno di una discussione profonda, che non possiamo più procedere per aggiustamenti, ci siamo opposti al modello contrattuale, di questo dobbiamo discutere e deve farlo anche la Filcams».

10 novembre 2009

Sara Farolfi

Il Manifesto

11 novembre 2009

AFRAGOLA: L’IPERCOOP DOVREBBE RIAPRIRE LA PROSSIMA SETTIMANA


La Procura di Napoli ha dato l’ok per il dissequestro dell’ipermercato di Afragola, chiuso da un mese: sospiro di sollievo per i dipendenti.


Schiarita sul fronte Ipercoop: lunedì 16, infatti, potrebbe essere il giorno della nuova riapertura, ad un mese esatto dal crollo dell’intelaiatura di ferro, posta al di sopra delle casse. Il sequestro dell’ipermercato, infatti, scattato da allora è stato revocato ieri dalla Procura di Napoli, che ha effettuato le indagini sul caso.

Tirano un sospiro di sollievo dunque i dipendenti dell’Ipercoop, che nelle scorse settimane avevano inscenato una clamorosa protesta per evitare che il 20% della mensilità di dicembre fosse detratta dal Tfr, come paventato dall’azienda ai sindacati in un primo momento. Da oggi dunque si rimette in moto la macchina organizzativa per consentire la riapertura entro breve dell’ipermercato, coi fornitori in prima fila: solo dopo si potrà fare una stima dei danni economici di questo mese di chiusura.

La struttura riapre i battenti, ad eccezione della galleria "Le Porte di Napoli", rimasta sempre aperta, dunque proprio in prossimità dell’avvio delle vendite natalizie, il momento più atteso per gli operatori del settore.

10 novembre 2009

Andrea Terracciano

Il Mediano.it

DELEGATO SINDACALE RdB LICENZIATO DALLA COOP DI GENZANO E' STATO REINTEGRATO




Comunicato sindacale RdB





Dove non è riuscito il buon senso ha posto rimedio il Tribunale del Lavoro di Velletri, riconsegnando a Fabio Saracino la dignità di Lavoratore, ingiustamente sottrattagli da un illegittimo ed immotivato licenziamento.
Un grazie enorme a Fabio, che nonostante il difficile momento non ha mai abbandonato la strada della lotta e della mobilitazione, un esempio per tutti noi!!!

La RdB ringrazia tutte le Lavoratrici, i Lavoratori, le Delegate ed i Delegati che la sostengono per continuare sulla strada dei diritti e della dignità dei Lavoratori sempre più calpestati in nome del profitto, anche alla COOP.

Le condizioni di lavoro sempre più gravose, i disagi causati dall’azzeramento dei tempi di vita, l’uso sproporzionato del lavoro a termine e del part- time, che i lavoratori COOP devono subire, sono oramai inaccettabili.

E inconcepibile che una Cooperativa, nata per favorire e proteggere i settori popolari, un’istituzione fondata da “operai e contadini”, si sia trasformata in un’azienda in nulla dissimile da quelle affaristiche, e che come queste opera discriminazioni sindacali inaccettabili.

E’ questo ciò che accade, in dispregio alla democrazia; ai valori della cooperazione; ai principi costituzionali: ai lavoratori viene “limitato” il diritto di COSTITUIRE liberamente un’ASSOCIAZIONE SINDACALE.

Basta con l’ipocrisia, Basta con i diritti negati. vogliamo democrazia, vogliamo che i principi di condotta, presenti nello statuto della coop, siano pienamente e realmente messi in atto.

OGGI E’ UN GIORNO DI FESTA PER TUTTI NOI, OGGI ABBIAMO AVUTO LA PROVA TANGIBILE CHE LA LOTTA PAGA!!!

INSIEME A TUTTI I COLLEGHISTRINGIAMO IN UN ABBRACCIO AFFETTUOSO FABIO!!!

Federazione Nazionale RdB CUB

La Coop licenzia delegato sindacale di Genzano

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10 novembre 2009

EX EUTELIA, BLITZ DI GUARDIE PRIVATE PER SGOMBERARE L'AZIENDA OCCUPATA


L'irruzione all'alba nello stabilimento Agile di Roma guidata dall'ex amministratore. L'arrivo della polizia evita lo scontro fisico, ma scoppiano le polemiche.

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I sindacati: "Intimidazioni da squadracce fasciste, il governo intervenga"L'amministratore: "Nessuna violenza da parte nostra, ma lì dentro c'erano degli estranei"

ROMA - Aprire immediatamente un tavolo di confronto presso la presidenza del Consiglio per valutare la situazione dei lavoratori Agile e le prospettive della vicenda ex Eutelia.

A chiederlo è la Fiom-Cgil in una conferenza stampa convocata d'urgenza dopo il blitz di stamattina nello stabilimento romano del gruppo, nel quartiere Tiburtino.

Qui, una dozzina di guardie private guidate dall'ex amministratore dell'azienda, Samuele Landi, ha fatto irruzione poco prima dell'alba cercando con intimidazioni e minacce di mandar via i dipendenti che da giorni occupano la sede per protesta contro licenziamenti annunciati e il ritardo nei pagamenti.

Il blitz dei vigilantes Testimone oculare del blitz è stata, tra l'altro, una troupe del del programma "Crash" di Rai Educational: "Una quindicina di guardie private hanno fatto irruzione urlando e intimando minacciosamente ai dipendenti di uscire. Il gruppo di guardie - racconta la redazione di Crash - dichiarava di essere della polizia. Alla vista della telecamera di un giornalista della Rai, i finti poliziotti guidati dal proprietario dell'azienda Samuele Landi chiedevano alla troupe i documenti. Il giornalista Federico Ruffo si è accorto di non avere davanti dei poliziotti e a quel punto rifiutava di consegnare i documenti e chiamava la polizia".

Arriva la polizia Poco dopo le 4,30, secondo il racconto dei testimoni di "Crash", la polizia arriva in azienda, identifica i componenti della "squadra" e l'ex amministratore e li fa uscire dallo stabilimento. Il filmato dell'irruzione, girato dalla troupe Rai, sarà consegnato alla Digos. A questa testimonianza segue poco più tardi la denuncia della Fiom che parla di "squadraccia": "Con i piedi di porco - accusa la Fiom Cgil - hanno divelto le porte degli uffici, hanno svegliato i lavoratori che presidiavano la sede puntando loro negli occhi le torce elettriche, spacciandosi per poliziotti, chiedendo i documenti, minacciando gli stessi lavoratori e impedendo loro di muoversi. L'immediato arrivo delle forze dell'ordine, chiamate dai lavoratori, ha evitato il peggio visto l'atteggiamento violento e arrogante di questi loschi personaggi".

La versione di Landi Samuele Landi ha fornito nel pomeriggio la sua versione dell'accaduto, spiegando di aver accompagnato in azienda "il servizio di portineria appositamente contrattualizzato", sapendo che l'occupazione "avrebbe dovuto terminare il giorno precedente". Landi aggiunge di aver rimosso il fil di ferro con cui era stata legata la porta principale: "All'interno, con mia sorpresa - afferma l'amministratore - , ho trovato a dormire su brandine, fornite dalla Protezione Civile, e relativa cucina da campo, circa 12-15 soggetti di cui uno solo mi risulta fosse dipendente Agile/Omega, mentre gli altri erano estranei pure a questa azienda, probabilmente appartenenti ai centri sociali". L'amministratore sostiene di aver chiamato a quel punto le forze dell'ordine e contesta l'operato del funzionario di ps secondo il quale si trattava di un'occupazione 'regolare'. "Se qualcuno viene a casa tua, ci si ferma a dormire e mangiare e ti vuole cacciare fuori quando torni è un occupazione regolare?", si chiede Landi. Nell'operazione, dice Landi, nessuno ha usato violenza o minacce che semmai hanno subito lui e i vigilantes: "Sappiate - conclude l'amministratore rivolto a politici e sindacati che hanno criticato il blitz - che ne abbiamo TUTTI abbastanza di coloro che fanno della nostra casa, la loro casa, il nostro letto il loro letto e di tutti i nostri beni i loro beni.....".

La vertenza - L'irruzione romana rappresenta il punto più alto della tensione raggiunta in una vertenza nazionale che al momento non vede sbocchi. L'Agile (gruppo Omega) è una delle aziende che ha rilevato di recente attività, debiti e dipendenti dell'ex Eutelia, grande azienda delle telecomunicazioni con sedi e stabilimenti in tutta Italia: oltre Roma, Pregnana Milanese, Bari, Napoli e Ivrea. Con l'ultimo piano di ristrutturazione, il gruppo ha deciso di mettere in mobilità 1.992 dipendenti e inoltre da luglio non paga gli stipendi. Per questo sono in corso proteste e occupazioni nelle varie sedi. Non sono serviti a nulla neppure gli incontri al ministero, nell'ultimo dei quali il gruppo si era impegnato a versare le retribuzioni entro ottobre.

Le reazioni sindacali Durissimi i commenti da tutto il mondo sindacale, dalle istituzioni e dalla politica al blitz di Roma. Gianni Rinaldini per la Fiom e Susanna Camusso per la Cgil nazionali hanno parlato di "squadrismo al di fuori delle regole democratiche". Con la Cgil, anche la Fim Cisl chiede l'intervento della presidenza del consiglio, parlando di "fatto gravissimo e inaccettabile", di un "atto intimidatorio che richiama logiche violente estranee alla vita sindacale e alla storia democratica del nostro paese". Fiom e Fim, con la Camera del lavoro Roma Est hanno presentato un esposto congiunto alla procura. Di "ignobile aggressione" parla la Uilm che giudica il blitz "il risultato della giustizia fai-da-te" il cui rischio era connesso all'autorizzazione delle ronde.

Le reazioni politiche "Un fatto gravissimo - ha detto Anna Finocchiaro, capogruppo pd al Senato - di imbarbarimento dei rapporti tra le parti sociali, contro il quale tutte le forze politiche devono mobilitarsi". Finocchiaro chiede che il governo riferisca alle Camere sulla vicenda. Di "atto vergognoso e infame" parla Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista-Se: "E' la prima volta dai tempi del fascismo che una fabbrica viene sgomberata da una squadraccia paramilitare privata". Dichiarazioni di condanna sono arrivate da moltissime sigle della sinistra, dai presidenti delle Province di Roma, Viterbo e Arezzo, da esponenti sparsi di Pd e Italia dei valori, liberali Rete riformista.

Le reazioni di Eutelia La società Eutelia, dal canto suo, "si dichiara estranea" al blitz dell'alba, ma lo considera "il deprecabile epilogo di una situazione gravissima" più volte segnalata alle autorità. Secondo Eutelia, i dipendenti Agile che occupano l'azienda "stanno impedendo di fatto l'accesso ai locali dell'intero stabile" e dunque anche a lavoratori e servizi che non hanno a che fare con la vertenza.

Lo sciopero Il 17 novembre i lavoratori del gruppo Omega, di cui fa parte anche Agile (ex Eutelia) incroceranno le braccia e scenderanno in piazza con una manifestazione nazionale a Roma per denunciare il mancato pagamento dello stipendio e dei contributi previdenziali da tre mesi.

10 novembre 2009

La Repubblica.it - Affari&Finanza

Agile-ex Eutelia: Blitz dei vigilantes contro l'occupazione dei dipendenti

GUARDA IL VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA DELLA FIOM

Video su youtube

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D.L. SALVA INFRAZIONI: PDL, TASSE AL 27% SU INTERESSI PRESTITI SOCI COOP




Un emendamento del senatore Tancredi potrebbe equiparare l'aliquota a quella dei conti correnti portandola al 27%




Potrebbe salire dal 12,5% al 27% la ritenuta alla fonte, a titolo di imposta, che si applica sugli interessi corrisposti dalle societa' cooperative e loro consorzi ai propri soci, relativamente ai prestiti sociali erogati. Lo prevede lo stesso emendamento del senatore del Pdl, Paolo Tancredi, al decreto legge salva-infrazioni, all'esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato, con il quale si propone di equiparare il regime fiscale dei fondi d'investimento italiani a quello dei fondi esteri.

La ritenuta al 27%, se venisse approvato l'emendamento, si applichera' agli interessi corrisposti a decorrere dall'entrata in vigore del decreto legge salva-infrazioni, ossia dopo la definitiva conversione in legge.

La norma comportera' maggiori entrate che, in parte (9,25 milioni per il 2011 e 3,25 milioni per il 2012), saranno destinate alla copertura delle misure previste per l'armonizzazione del regime fiscale dei fondi comuni d'investimento italiani con quelli esteri, mentre le entrate rimanenti verranno iscritte nel Fondo per interventi strutturali di politica economica.

13 ottobre 2009

Radiocor - Il Sole 24 Ore


Stangata sui conti Coop, più tasse ai risparmiatori

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